In bella vista: fumo e salute delle donne

di Camilla Di Barbora - redazione sito Ccm

Nel mondo, complessivamente, vi sono oltre 1 miliardo di fumatori. Il 20% di questi sono donne. Questa cifra è destinata ad aumentare con la crescita della pubblicità del tabacco che sempre più spesso prende di mira le ragazze e le donne. I tassi di tabagismo femminile sono in aumento, e le donne sono un obiettivo importante, una vera e propria opportunità per l'industria del tabacco che ha bisogno di reclutare nuovi utenti per rimpiazzare la metà di quelli attuali che morirà prematuramente a causa di malattie fumo-correlate.

Il rapporto dell'Oms Women and health: today's evidence, tomorrow's agenda” (pdf 3,2 Mb), contenente i dati provenienti da 151 Paesi, mette in luce che, durante l'adolescenza, fumano sigarette circa il 7% delle ragazze e il 12% dei ragazzi e che il 10% dei giovani consuma altri prodotti del tabacco. Inoltre, il fumo fra le ragazze è più comune nei Paesi ad alto reddito, piuttosto che in quelli a basso reddito.

La Giornata mondiale senza tabacco

illustrazione L'edizione 2010 della Giornata mondiale senza tabacco, che si celebra il 31 maggio, è incentrata sul tema "Le strategie di marketing del tabacco rivolte alle donne".

L'evento richiama l'attenzione sugli effetti nocivi delle strategie di marketing delle industrie del tabacco sulle donne e sulle ragazze e sottolinea la necessità dei circa 170 membri della Convenzione quadro dell'Oms sul controllo del tabacco (Fctc) di vietare tutta la pubblicità, la promozione e la sponsorizzazione dei prodotti del tabacco, in conformità con le proprie costituzioni o principi costituzionali.

La Convenzione, entrata in vigore nel 2005, esprime preoccupazione per l‘aumento del fumo e di altre forme di consumo di tabacco da parte delle donne e delle giovani ragazze di tutto il mondo e riconosce "la necessità di strategie di controllo del tabacco specifiche per genere" come anche "la piena partecipazione delle donne a tutti i livelli delle politiche di controllo del tabacco e di implementazione delle misure di controllo del tabacco". Nel corso del 2010, l'Oms incoraggerà i governi a proteggere le donne dai tentativi delle multinazionali del tabacco di renderle dipendenti dalla nicotina.

Industria del tabacco e differenze di genere

Nel corso del secolo passato, lo sviluppo, la promozione e le strategie di marketing dei prodotti del tabacco si sono concentrate su campagne specifiche per genere, cultura e popolazione. Nel XX secolo il marketing tagliato sul genere e lo sviluppo del prodotto si sono evoluti, utilizzando temi diversi ogni decennio che riflettevano la visione culturale e politica di genere del momento. Gli stereotipi maschili e femminili sono stati e continuano a essere utilizzati dall'industria del tabacco: i valori della forza, della libertà e della robustezza per rappresentare l'immagine mascolina e quelli dell‘indipendenza, del glamour, dell‘attrattiva sessuale per le donne.

Più recentemente, il marketing di genere, la messaggistica e la produzione di immagini legate alla salute, alla mobilità verticale, agli stili di vita occidentali e al benessere, sono stati utilizzati dalle industrie del tabacco per alimentare la diffusione dell'abitudine al fumo nei Paesi a basso e medio reddito. Nei mercati sviluppati, invece, la strategia delle multinazionali del tabacco è incentrata sul non perdere quota di mercato, sfruttando sottogruppi vulnerabili, reclutando i giovani e mantenendo la fedeltà di marca degli adulti.

illustrazionePer diversi decenni, le multinazionali del tabacco hanno venduto i propri prodotti sfruttando il bisogno delle donne di libertà e di indipendenza e facendo leva su temi come l'immagine del corpo e la moda. Questa impostazione è tuttora alla base della pubblicità e delle campagne di marketing, ed è servita a cambiare le credenze culturali sulle donne e sul fumo, sebbene abbia avuto esattamente l'effetto opposto di diminuire la salute, la ricchezza, l'indipendenza e la qualità della vita delle donne.

Le strategie di marketing impiegate nei Paesi sviluppati ora minaccia le donne del mondo in via di sviluppo. Il più grande mercato non sfruttato per i produttori di tabacco è, infatti, quello rappresentato dalle donne dei Paesi a basso e medio reddito.

È a rischio la salute fisica e mentale delle donne, ma anche il loro progresso economico e sociale. Impedire la piena espansione del consumo di tabacco tra le donne sarà un fattore critico per migliorarne la condizione a livello globale.

La Tobacco Free Initiative (Tfi) dell'Organizzazione mondiale della sanità continua a guidare gli sforzi per invertire l'impatto negativo dell'uso del tabacco sulla salute, sulle economie e sui Paesi. Tfi è impegnata a sostenere le questioni femminili e la parità nel contesto del controllo del tabacco. Tra le attività c'è quella di includere una prospettiva di genere nella ricerca, nella programmazione e nello sviluppo delle politiche, in particolare, durante l'attuazione della Convenzione quadro dell'Oms sul controllo del tabacco (Fctc).

Fattori di rischio e malattie croniche

illustrazioneSecondo quanto riporta il rapporto dell'Oms “Global health risks: mortality and burden of disease attributable to selected major risks” (pdf 3,8 Mb), il fumo è in aumento in molti Paesi a basso e medio reddito, mentre è in lenta, ma costante, diminuzione in molti Paesi sviluppati. Nel 2004, il 70% dei decessi causati dal consumo di tabacco si è verificato in Paesi a basso e medio reddito. A livello globale, il fumo provoca circa il 71% dei tumori al polmone, il 42% delle malattie respiratorie croniche e quasi il 10% delle malattie cardiovascolari.

In generlae il fumo è responsabile del 12% delle morti maschili e del 6% delle morti femminili nel mondo.Nel 2004, il tabacco ha provocato circa 5,1 milioni di decessi a livello globale, quasi 1 decesso ogni otto morti tra gli adulti di 30 anni e oltre. I tassi di mortalità per malattie causate dal fumo sono più bassi nei Paesi a basso reddito che in quelli a medio e alto reddito.

Nelle donne in gravidanza, il fumo nuoce gravemente al nascituro, aumenta il rischio d'aborto o di parto prematuro, moltiplica il pericolo di morte improvvisa del lattante e il bambino è maggiormente esposto al rischio di ammalarsi di tumore.

Sebbene gli sforzi per ridurre l‘abitudine al fumo stiano dando buoni risultati, a causa dei lunghi tempi di sviluppo dei tumori e delle malattie respiratorie croniche associate al fumo, l'impatto delle malattie fumo-correlate sulla mortalità nei Paesi a basso e medio reddito e sulle donne in molte regioni, è destinato a lievitare per almeno due decenni.

Otto fattori di rischio (uso di alcol, uso di tabacco, ipertensione, elevato indice di massa corporea, colesterolo alto, elevati livelli di glucosio nel sangue, consumo insufficiente di frutta e verdura e inattività fisica) sono associati al 61% delle morti cardiovascolari. Insieme, questi stessi fattori di rischio rappresentano oltre tre quarti della principale causa di morte nel mondo, la cardiopatia ischemica. Per i tumori specifici, la proporzione è più elevata: il fumo di tabacco provoca da solo il 71% dei decessi globali per tumore ai polmoni ed è causa del 18% dei decessi nei Paesi ad alto reddito. Il fumo di tabacco, il sovrappeso e l'obesità sono attualmente più diffusi nei Paesi a medio e alto reddito, tuttavia, nei Paesi a basso reddito l'incidenza di questi problemi è in aumento.

L'uso del tabacco è tra i più gravi fattori di rischio evitabili di morte prematura e malattia nelle donne adulte. Senza azioni per ridurre il tabagismo femminile, i decessi tra le donne di 20 anni e oltre passeranno da 1,5 milioni nel 2004 al 2,5 milioni nel 2030, e quasi il 75% di questi decessi si verificherà nei Paesi a basso e medio reddito.

Insieme a noti agenti infettivi come l'Hpv e l'epatite B e C, questi fattori di rischio modificabili spiegano il 42% delle morti per tumore a livello mondiale nelle donne di 30 anni e oltre. Il tabacco è anche implicato in circa il 42% delle malattie respiratorie croniche e quasi il 10% delle malattie cardiovascolari nelle donne. È quanto emerge dal rapporto dell'Oms "Women and health: today's evidence, tomorrow's agenda" (pdf 3,2 Mb).

Le fumatrici in Italia

Secondo i dati dell‘indagine Iss -Doxa (sintesi, pdf 538 kb) in Italia, nel 2010, fuma il 21,7% delle persone di 15 anni e più, corrispondenti a circa 11,1 milioni di cittadini italiani. Di questi, il 23,9% sono uomini (5,9 milioni) e il 19,7% donne (5,2 milioni).

Secondo il rapporto la fascia d‘età 25-44 rappresenta la percentuale più alta di fumatori pari al 26,6%. Al secondo posto, con una percentuale di 25,7%, la fascia d‘età compresa tra i 45 e i 64 anni. I giovani fumatori, tra i 15 e i 24 anni, rappresentano il 21,9%.

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Proprio in quest‘ultima fascia d‘età l‘indagine ha rilevato che il 34,5% dei baby-fumatori inizia ad aspirare le "bionde" prima dei 15 anni e il 50,8% tra i 15 e i 17 anni: quindi l‘85,3% dei ragazzi inizia a fumare prima del 18° anno d‘età, quando ancora frequentano la scuola. Secondo i dati, il 73,4% dei giovani fumatori prende il vizio sotto l‘influenza degli amici: si fuma perché "lo fanno tutti".
Nel 2009, secondo i dati dell‘Istat, la percentuale di fumatori di 15 anni e più è salita al 23% (era 22,2% nel 2008) dopo 5 anni di valori stabili intorno al 22%. L‘incremento ha riguardato allo stesso modo maschi e femmine (nel 2009: maschi 29,5% femmine 17%; nel 2008: maschi 28,6% femmine 16,3%).

Considerando la prevalenza nelle varie classi di età, si nota come l‘aumento maggiore ci sia stato tra i giovani adulti di età compresa tra i 25 e i 34 anni, dove si è raggiunta la percentuale del 31,4% (40,2% i maschi e 22,2% le femmine). In leggero aumento è, invece, la prevalenza tra i giovani di 15-24 anni che raggiunge il 21,7%. La più alta percentuale di fumatori si osserva nell‘Italia centrale (24,3%), seguono in ordine decrescente il Nord (23%) e il Sud e le isole (22,3%).
L'indagine completa dell'Iss-Doxa 2010 sarà resa disponibile nella giornata del 31 maggio 2010.

Dai dati raccolti dalle Asl che partecipano al sistema di sorveglianza Passi, la prevalenza delle fumatrici è minore di quella degli uomini (24% contro 33%), anche se il dato non è omogeneo sul territorio: la differenza è minima in Emilia-Romagna (27% contro 29%) e nel Lazio (29% contro 31%). Tra le donne è minore il consumo medio di sigarette (11 contro 15 al giorno) e il forte consumo: solo il 4%, infatti, consuma più di 20 sigarette al giorno, rispetto al 10% degli uomini.
L'aggiornamento 2009 dei dati Passi sul fumo sarà reso disponibile nella giornata del 31 maggio 2010.

In occasione della Giornata mondiale senza tabacco, il 31 maggio 2010, presso l'Istituto superiore di sanità, si terrà la XII edizione del convegno "Tabagismo e Servizio sanitario nazionale". Scarica la scheda iscrizione (pdf 24 kb) e il programma definitivo (pdf 146 kb).

Risorse utili

La Giornata mondiale senza tabacco 2010

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Ultimo aggiornamento: 
1 giugno 2010