Che aria tira nelle città italiane?

Francesco Forastiere - Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario regionale, Regione Lazio, Roma

Nel corso degli ultimi decenni, a causa della crescita costante della mobilità delle persone e delle merci trasportate su gomma, è andato aumentando il traffico veicolare e, di conseguenza, il livello degli inquinanti.

L‘inquinamento atmosferico, in particolare, quello legato alle polveri sottili nei grandi centri urbani, rappresenta un importante fattore di rischio per la salute umana. I suoi effetti sono ormai documentati da numerosi studi clinici, tossicologici ed epidemiologici ed evidenze crescenti attribuiscono percentuali non trascurabili di morbosità e mortalità per neoplasie, malattie cardiovascolari e respiratorie all‘esposizione a inquinanti presenti nell‘ambiente di vita. Studi epidemiologici hanno, inoltre, dimostrato che abbattere l‘inquinamento atmosferico migliora la salute della popolazione.

La situazione italiana è caratterizzata da uno dei più alti tassi di motorizzazione del mondo e, analogamente ad altri Paesi europei, da frequenti superamenti degli standard di qualità dell‘aria, per contrastare i quali sarebbero necessari interventi in campo ambientale e sanitario a livello nazionale e locale.

Il progetto EpiAir

Il 25 novembre 2009 sono stati presentati a Roma i risultati conclusivi di EpiAir. Il progetto, promosso dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie, ha posto le basi per un programma di sorveglianza epidemiologica degli effetti sanitari degli inquinanti atmosferici (PM10, NO2 e ozono) in dieci città italiane (Torino, Milano, Mestre-Venezia, Bologna, Firenze, Pisa, Roma, Taranto, Palermo, Cagliari) negli anni 2001-2005. I dati di questo studio rappresenteranno il termine di paragone per valutare il quadro ambientale e sanitario del periodo 2006-2010. Il progetto, infatti, è stato rifinanziato per altri cinque anni.

Il convegno conclusivo ha avuto un ottimo riscontro e la pluralità e la varietà dei partecipanti ha testimoniato una volta di più l‘accresciuta e generalizzata sensibilità degli individui rispetto alle tematiche ambientali e sanitarie. Vi hanno preso parte oltre 250 persone di diversi ambiti tecnici, afferenti tanto alla Rete ambientale, quanto al Sistema sanitario nazionale, ma anche epidemiologi ambientali e numerose realtà italiane dell‘associazionismo interessate a questi temi.

Il progetto di ricerca EpiAir ha fornito elementi innovativi rispetto alle conoscenze già acquisite e ha creato le basi per avviare in Italia un programma di sorveglianza dell‘impatto sanitario dell‘inquinamento atmosferico, fondato sull‘utilizzo di indicatori ambientali e sanitari affidabili e standardizzati, che in futuro sarà estremamente utile non solo a promuovere lo sviluppo di politiche di prevenzione, ma anche a valutare l‘efficacia degli interventi preventivi intrapresi, a breve e a lungo termine.

Nel contesto europeo, l‘attivazione di un sistema di sorveglianza consolidato sugli effetti sanitari degli inquinanti atmosferici è una novità e garantisce la possibilità di effettuare valutazioni successive e di verificare se gli effetti sulla salute scientificamente accertati e documentati subiscono delle modifiche nel tempo. Infatti, sebbene in Europa siano stati condotti numerosi studi di questo tipo in varie città europee, nessun Paese si è mai dotato di un programma di monitoraggio organico in questo settore.

Inquinamento e cambiamenti climatici

È ormai indubbio che il traffico stradale concorra alle emissioni complessive di gas serra e che questi ultimi siano responsabili di cambiamenti climatici su scala planetaria. Infatti, le fonti emissive che danno origine all‘inquinamento convenzionale sono le stesse che producono le emissioni di gas serra. Eppure, la stretta interdipendenza tra l‘esigenza di ridurre l‘inquinamento da traffico veicolare per preservare la salute dei cittadini e la necessità di abbattere le emissioni responsabili dei cambiamenti climatici, sembra esser stata poco o per nulla percepita nel corso del convegno.

Le politiche e i provvedimenti volti al cambiamento delle modalità di trasporto di merci e persone hanno delle ricadute anche sulle emissioni di gas serra. Pertanto, non è improbabile che in un prossimo futuro, i cittadini vengano chiamati a ridurre l‘utilizzo del veicolo privato, non solo per ridurre l‘inquinamento atmosferico convenzionale, ma anche per contenere questi gas.

La salute delle città

Per quanto riguarda i dati di rilevazione degli inquinanti nelle 10 città italiane considerate nello studio e i loro effetti sulla salute, si può affermare che le stime di rischio globali della situazione italiana siano in linea con quelle internazionali. Di particolare interesse, è il dato secondo cui nelle città del Sud, come per esempio Palermo, gli effetti sulla salute dell‘inquinamento atmosferico sono più marcati. Una spiegazione è che quanto più la temperatura è mite, tanto più la gente tende a vivere con le finestre aperte o a vivere all‘esterno, esponendosi maggiormente alle sostanze inquinanti. Più complessa, e ancora da verificare, l‘ipotesi che imputa questo fenomeno all‘effetto delle radiazioni solari sull‘inquinante: la trasformazione chimica che avviene in condizioni di temperature elevate e con aumento della radiazione solare potrebbe rendere gli inquinanti più pericolosi. Senza dimenticare che, indipendentemente dalla distinzione geografica Nord-Sud, alcune città godono di condizioni atmosferiche complessivamente più favorevoli (come Roma) rispetto ad altre (ad esempio i centri urbani della Pianura Padana).

I dati raccolti nel corso dell‘indagine sono riferibili in gran parte alle emissioni del traffico veicolare, ma solo una frazione di questi inquinanti deriva direttamente dalle emissioni (inquinanti primari), mentre una buona parte si forma come risultato di reazioni chimiche con altri inquinanti o gas atmosferici (inquinanti secondari). Una volta che hanno avuto luogo queste trasformazioni, è difficile determinare quale sia l‘origine specifica dell‘inquinante osservato. Ad esempio, nel caso delle polveri, una certa quantità è il risultato delle emissioni dirette, ma oltre la metà è particolato secondario derivante dalle trasformazioni chimiche in atmosfera.

La salute degli abitanti

Tra i principali obiettivi del progetto EpiAir, spicca l‘individuazione di gruppi di popolazione particolarmente vulnerabili ai danni dell‘inquinamento atmosferico. Gli inquinanti considerati (PM10, NO2 e ozono) sono tutti indicatori dell‘inquinamento complessivo e sono correlati tra loro. Dallo studio è emerso che gli effetti a breve termine di queste sostanze rappresentano un danno aggiuntivo per la salute in termini di aumento della mortalità e della morbosità. Gli aumenti dei livelli dei 3 inquinanti nell‘atmosfera si riflettono quasi subito nell‘incremento dei ricoveri per malattie cardiache, inoltre, tutti causano un picco dei ricoveri per malattie respiratorie, ma l‘associazione più forte è risultata quella tra NO2 e ricoveri per asma, con un aumento complessivo del 7,62%.

Lo studio evidenzia che gli effetti dell‘inquinamento peggiorano con l‘età e sono più evidenti negli individui con oltre 75 anni. In futuro, l‘obiettivo è quello di determinare se vi siano o meno profili di malattie croniche che conferiscono maggiore rischio. Tra i bambini, sono soprattutto quelli asmatici i più suscettibili: tra 2 e 5 giorni dall‘aumento di concentrazione del biossido di azoto si registra un incremento dei ricoveri dell‘8,8%

Uno studio multidisciplinare

Il progetto EpiAir è frutto della collaborazione scientifica di diversi ricercatori italiani nel quadro di progetti promossi a livello nazionale (ma non solo), nonché dell‘esperienza maturata dai servizi sanitari e dalle Agenzie regionali per l‘ambiente (Arpa ) incaricate di sorvegliare lo stato di salute della popolazione e lo stato dell‘ambiente.

Le radici di questa multidisciplinarietà affondano in altri progetti nazionali, tra questi, lo studio Sidria (Studi italiani sui disturbi respiratori nell‘infanzia e l‘ambiente), condotto da un gruppo di ricercatori appartenenti a numerose strutture di sanità pubblica e di epidemiologia del Servizio sanitario nazionale, di istituti di ricerca e universitari, e di strutture dedicate al controllo ambientale. EpiAir è forse il primo progetto che ha un interlocutore istituzionale importante come il ministero della Salute e braccia operative sia sul terreno ambientale sia su quello sanitario, al cui interno figurano professionalità tanto diverse (fisici e chimici dell‘ambiente, esperti di problematiche ambientali in generale, epidemiologi, statistici e clinici).

Nel quinquennio di lavoro 2006-2010 per il progetto EpiAir si prevede di:

  • coinvolgere un maggior numero di città, passando dalle attuali 10 a 15
  • misurare anche il PM2,5, oltre al PM10, e prendere in considerazione anche la composizione di queste polveri, valutando se ci sono differenze nelle varie città italiane
  • lavorare anche sui ricorsi al pronto soccorso in modo da valutare soprattutto gli esiti di emergenza
  • ricorrere anche agli archivi di dati sulle prescrizioni farmaceutiche per caratterizzare meglio le persone dal punto di vista del profilo sanitario, integrando basi di dati differenti
  • descrivere dettagliatamente i sottogruppi appartenenti alla categoria degli anziani, in modo da distinguere i soggetti sani da quelli affetti da qualche patologia.

Un problema cruciale di sanità pubblica

Il contesto italiano è caratterizzato da un diffuso difetto di attenzione sul tema dell‘inquinamento e da uno sforzo, spesso poco incisivo, delle principali città italiane per l‘adozione di interventi locali in grado di ridurre l‘inquinamento. Le principali strategie di riduzione delle pressioni generate dai trasporti riguardano aspetti come:

  • il miglioramento della mobilità urbana e metropolitana
  • il potenziamento del sistema ferroviario, delle metropolitane e delle metro tramvie
  • il miglioramento della mobilità dei pendolari
  • il rinnovamento del parco veicolare (passeggeri e merci)
  • la razionalizzazione del trasporto merci
  • l‘incentivazione dello sviluppo delle nuove tecnologie veicolari e l‘utilizzo di fonti energetiche a basso impatto ambientale.

Il censimento delle politiche di mobilità ha evidenziato un quadro contraddittorio in termini di mobilità sostenibile. A fronte di una gran varietà di provvedimenti a livello locale, si registra un numero sempre maggiore di veicoli circolanti nelle città (con tassi di motorizzazione molto più alti rispetto alla media europea) e si rilevano notevoli difficoltà nell‘attuazione delle stesse misure (anche a causa dell‘assenza di un approccio integrato), la scarsa certezza nelle regole di applicazione e la carenza di meccanismi efficaci di controllo.

La salute pubblica sui temi ambientali è stata sempre molto timida e ha spesso demandato ad altri il compito di occuparsene. L‘esempio della Legge 3/2003 sul divieto di fumo nei luoghi pubblici, tuttavia, dimostra che quando la sanità pubblica fornisce delle indicazioni prescrittive e queste vengono applicate, si verifica un effettivo guadagno di salute. Anche nel caso dell‘inquinamento atmosferico, il ruolo della sanità pubblica deve essere quello di fornire indicazioni e promuovere iniziative, e di richiedere che siano attuate delle politiche di prevenzione a difesa della salute del cittadino.

Risorse utili

Ultimo aggiornamento: 
7 gennaio 2010