In bella vista: i passi avanti delle politiche antifumo

illustrazionedi Camilla Di Barbora - redazione sito Ccm

Dal primo dicembre 2012, in Australia, sigarette e sigari saranno venduti in confezioni anonime di colore olivastro.
La Corte Costituzionale australiana ha, infatti, respinto il ricorso intentato da alcune aziende produttrici di sigarette contro il provvedimento del governo che le obbliga a mettere sul mercato locale pacchetti di sigari e sigarette tutti uguali, verdognoli, con avvertimenti sul pericolo di morte ben visibili, immagini forti per mostrare le conseguenze sulla salute dell'abitudine al fumo e il marchio della compagnia scritto in piccolo, con determinati caratteri e su un punto preciso della confezione, secondo regole stabilite dalla legge.

Interesse pubblico vs interessi commerciali

L'edizione 2012 della Giornata mondiale senza tabacco si è concentrata sul tema della negativa influenza sulla popolazione delle industrie del tabacco (pdf 278 kb), i cui interessi divergono da quelli della Convenzione Quadro sul controllo del tabacco voluta dall'Oms e, più in generale, della sanità pubblica. A un numero crescente di Paesi che si adegua agli obblighi che derivano dall‘adesione al trattato, si contrappone, infatti, una industria del tabacco sempre più impegnata a indebolirlo.

I pacchetti di sigarette e sigari sono uno strumento chiave della strategia di comunicazione dei produttori: design, uso dei colori, logo e caratteri sono studiati ad hoc per promuovere il marchio e suoi i valori. La ricerca dimostra che il marchio e il confezionamento dei prodotti del tabacco possono indurre il consumatore a commettere un errore di valutazione circa i danni del fumo, poichè rendono il fumo più attraente, in particolare tra i giovani, e riducono l'efficacia delle avvertenze sanitarie riportate sui pacchetti. L'obbligo di confezionare i prodotti in modo anonimo, non riconoscibile e poco gradevole è, dunque, un duro colpo per il marketing dell'industria del tabacco.

L'introduzione di confezioni no logo in Australia fa parte di un pacchetto di riforme più ampio, voluto dal governo australiano per disincentivare l'uso di tabacco. Tra questi: nuove e maggiori avvertenze sanitarie sulle confezioni, aumento delle accise sui prodotti da fumo, investimenti per limitare la presenza di pubblicità dei prodotti del tabacco su Internet, sostegno alle terapie sostitutive per smettere di fumare, riduzione delle agevolazioni sul tabacco nei duty-free (da 250 sigarette o 250 grammi di tabacco a 50 sigarette o 50 grammi di sigari o tabacco).

Le multinazionali del tabacco - che ovviamente non l'hanno presa bene - ritengono il provvedimento del governo australiano un limite alla libertà di commercio in violazione del loro diritto di proprietà intellettuale. E hanno anche posto l'accento sul fatto che l'introduzione di pacchetti tutti uguali favorirebbe la criminalità organizzata e la vendita illegale dei prodotti del tabacco. Secondo il ministro della Salute australiano, Tanya Plibersek, un packaging anonimo non inficia in alcun modo le misure anticontraffazione già in essere, tra cui l'uso di codici alfanumerici sulle confezioni.
Consulta il sito creato da una delle principali industrie australiane del tabacco in risposta al progetto australiano del pacchetto neutro.

Il plauso dell'Oms e la breccia aperta dall'Australia

illustrazione L'Oms ha definito il provvedimento australiano "storico" e Margaret Chan, direttore generale dell'Oms, ha invitato i Paesi firmatari (170) della Convenzione quadro per il controllo del tabacco a proseguire su questa strada. La Convenzione, entrata in vigore nel 2005, raccomanda che i pacchetti di sigarette siano "neutri", cioé senza colori o immagini suggestive, ma al momento, solo l'Australia è arrivata a imporre all'industria del tabacco l'obbligo di produrre confezioni generiche.

Il problema principale nell'adottare una simile normativa risiede nella compatibilità del provvedimento con le regole del commercio internazionale. Non a caso, la vicenda australiana è stata seguita con molto interesse dai governi stranieri, in particolar modo da quelli di cultura anglosassone come Gran Bretagna e Nuova Zelanda. La sentenza è particolarmente significativa perché l'Alta Corte australiana è stata chiamata a pronunciarsi sul diritto del governo di impedire ai legittimi proprietari (le compagnie del tabacco) di usare i propri prodotti coperti da copyright commerciale, in nome del pubblico interesse.

Politiche antifumo: a che punto siamo?

Ma nei mesi scorsi - oltre all'Australia - anche altri Paesi si sono mossi per darsi una normativa più restrittiva contro il fumo e per disincentivare il tabagismo. Vediamo le ultime iniziative.

La Nuova Zelanda sta percorrendo la stessa strada dei vicini australiani: il 29 luglio 2012 il governo ha pubblicato il documento consultivo di proposta di introduzione del plain packaging (confezionamento neutro) per i prodotti del tabacco. Esso contiene la proposta del governo, le opinioni degli stakeholder, le informazioni sulle iniziative di controllo del tabacco attive nel Paese e le istruzioni su come partecipare alla consultazione, che si chiuderà il 5 ottobre 2012.

Il prossimo 23 settembre, i cittadini della Svizzera sono chiamati a votare sull'iniziativa popolare federale "Protezione contro il fumo passivo", volta a rendere tutti gli spazi chiusi adibiti a luogo di lavoro o accessibili al pubblico smoke-free nell'intera Svizzera, ponendo fine all'attuale confusione generata dalle diverse regolamentazioni cantonali.

In occasione degli europei di calcio, nel giugno del 2012 l'Ucraina ha esteso il divieto di fumo a tutti i ristoranti, le caffetterie, i bar e gli edifici culturali, sportivi e governativi (il divieto precedentemente riguardava gli edifici scolastici e a vocazione sanitaria). La nuova legge estende, inoltre, la messa al bando del fumo non solo sui mezzi pubblici ma anche in prossimità delle fermate dei trasporti pubblici.

Di pochi giorni fa la notizia che nella regione australiana della Tasmania si sta valutando l'opportunità di vietare il fumo a tutti gli abitanti dell'isola nati dopo il 2000. Il divieto non varrà per chi è già in età adulta, ma per i nati nel nuovo millennio non sarà possibile fumare, neanche da maggiorenni.

In Bhutan, piccolo Paese alle pendici dell'Himalaya, dal 2005 vige il divieto totale di vendita e di contrabbando di prodotti del tabacco e dal 2011 i controlli sono diventati serrati. Per residenti e turisti stranieri attualmente è possibile fumare legalmente nel Paese solo se si possiede una ricevuta che dimostri che il tabacco è stato acquistato all'estero, per uso personale (non più di 200 sigarette o 150 grammi di tabacco al mese).

Il Brasile con i suoi 190 milioni di abitanti è dal 15 dicembre 2011 il più grande Stato al mondo smoke-free. Con la legge firmata dal presidente Dilma Roussef il Paese ha dichiarato tutti i luoghi di lavoro e gli spazi pubblici indoor completamente liberi dal fumo.

Nel maggio 2011 a New York City è entrato in vigore lo "Smoke Free Air Act", una legge che vieta di fumare non solo nei ristoranti e nei luoghi pubblici al chiuso, ma anche nei 1700 parchi della città e sugli oltre 22 chilometri di spiagge del litorale.

E in Italia?

Secondo le anticipazioni che circolano sui giornali relativamente a un ampio decreto che riguarda la sanità e che dovrebbe essere presentato dal ministro della Salute Renato Balduzzi in Consiglio dei ministri il prossimo 31 agosto, in Italia verranno inasprite le pene per chi vende sigarette e tabacco ai minorenni. Per i recidivi è previsto il raddoppio della multa e la sospensione della licenza per tre mesi. Secondo la bozza di decreto, inoltre, i soldi delle sanzioni comminate a chi somministra tabacchi ai minori andranno a finanziare il Fondo sanitario nazionale.
Per maggiori informazioni sulla bozza di decreto, leggi la rassegna stampa sul sito del ministero della Salute.

Materiali utili

sito del Dipartimento della Salute e dell'invecchiamento australiano

sito dell'Oms

sito Ccm

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Ultimo aggiornamento: 
28 agosto 2012