Screening citologico
Negli ultimi vent’anni, la mortalità per tumore dell’utero è diminuita
di oltre il 50%, passando da 8,6 casi ogni 100 mila donne nel 1980 a
3,7 casi ogni 100 mila donne nel 2002 (tassi standardizzati sulla
popolazione mondiale).
In base ai dati Istat
, però, non è
possibile discriminare se la causa precisa di morte sia il carcinoma
della cervice uterina o quello del corpo dell'utero. Tuttavia, grazie
ad analisi di popolazione effettuate tenendo conto delle coorti di
nascita, è possibile fare una distinzione almeno approssimativa, in
quanto il tumore della cervice uterina ha un'insorgenza più precoce
rispetto al tumore dell’endometrio. La riduzione della mortalità è
stata osservata soprattutto nelle coorti più giovani, suggerendo
indirettamente che buona parte di essa sia da attribuire alla diminuita
mortalità per tumore della cervice uterina.
Attualmente si
stima che ogni anno in Italia siano diagnosticati circa 3500 nuovi casi
di carcinoma della cervice e che si registrino circa 1100 morti per
questo tipo di tumore.
Lo screening di popolazione per il
carcinoma della cervice permette di individuare la malattia in fase
asintomatica, quando è più probabile che questa sia in fase preinvasiva
o all’inizio della fase invasiva.
Lo screening cervicale
tramite Pap test consente di identificare non solo le lesioni tumorali
molto precoci, ma anche quelle preneoplastiche. Si tratta quindi di uno
strumento in grado di ridurre sia la mortalità per carcinoma,
favorendone la diagnosi in una fase in cui il trattamento può essere
efficace, sia l’incidenza della neoplasia invasiva, attraverso il
trattamento delle forme preneoplastiche.
Ci sono diverse evidenze scientifiche dell’efficacia dello screening tramite Pap test: da una parte la riduzione della mortalità per tumore della cervice uterina osservata in aree geografiche in cui siano stati attuati interventi attivi su fasce di popolazione più o meno ampie, dall’altra parte studi non randomizzati (caso-controllo) che hanno messo in luce riduzioni significative dell’incidenza di tumori invasivi nelle donne sottoposte a Pap test.
Cosa dice l'evidence
Studi comparativi condotti
negli Stati Uniti, in Canada e in numerosi Paesi europei, che hanno
confrontato nel tempo i dati sul carcinoma della cervice, hanno
riscontrato una netta riduzione nell’incidenza dei tumori invasivi e
una riduzione del 20-60% nella mortalità in seguito all’introduzione su
larga scala dei programmi di screening (cfr. anche Programma nazionale linee guida, Screening per il carcinoma della cervice uterina: riferimenti 62-70):
- Cramer DW, “The role of cervical cytology in the declining morbidity and mortality of cervical cancer”. Cancer, 1974; 34: 2018-2027
- Miller AB, Lindsay J, Hill GB, “Mortality from cancer of the uterus in Canada and its relationship to screening for cancer of the cervix”. Int J Cancer, 1976; 17: 602-612
- Anderson GH, Boyes DA, Benedet JL, et al, “Organisation and results of the cervical cytology screening programme in British Columbia, 1955-85”. BMJ, 1988; 296: 975-978
- Johannesson G, Geirsson G, Day N, “The effect of mass screening in Iceland, 1965-1974, on the incidence and mortality of cervical carcinoma”. Int J Cancer, 1978; 21: 418-425
- Laara E, Day NE, Hakama M, “Trends in mortality from cervical cancer in the Nordic countries: association with organized screening programmes”. Lancet, 1987; 1:1247-1249
- Boon ME, de Graaf Guilloud JC, Rietveld WJ, Wijsman-Grootendorst A, “Effect of regular 3-yearly screening on the incidence of cervical smears: the Leiden experience”. Cytopathology, 1990;1:201-210
- Costa MJ, Grimes C, Tackett E, Naib ZM, “Cervicovaginal cytology in an indigent population: comparison of results for 1964, 1981 and 1989”. Acta Cytol, 1991; 35: 51-56
- Benedet JL, Anderson GH, Matisic JP, “A comprehensive program for cervical cancer detection and management”. Am J Obstet Gynecol, 1992; 166: 1254-1259
- Sigurdsson K, “Effect of organized screening on the risk of cervical cancer: evaluation of screening activity in Iceland, 1964-1991”. Int J Cancer, 1993; 54: 563-570.
Inoltre, studi caso-controllo hanno mostrato una netta correlazione inversa tra screening e malattia invasiva, suggerendo che lo screening possa esercitare un effetto protettivo (cfr. Programma nazionale linee guida, Screening per il carcinoma della cervice uterina: riferimenti 71-75):
- La Vecchia C, Decarli A, Gentile A, et al, “Pap smear and the risk of cervical neoplasia: quantitative estimates from a case-control study”. Lancet, 1984; 2: 779-782
- Clarke EA, Anderson TW, “Does screening by Pap smears help prevent cervical cancer? A case-control study”. Lancet, 1979; 2: 1-4
- Aristizabal N, Cuello C, Correa P, et al, “The impact of vaginal cytology on cervical cancer risks in Cali, Colombia”. Int J Cancer, 1984; 34: 5-9
- Berrino F, Gatta G, d'Alto M, et al, “Efficacy of screening in preventing invasive cervical cancer: a case-control study in Milan, Italy”. IARC Sci Publ, 1986; 76: 111-123
- Herrero R, Brinton LA, Reeves WC, Brenes MM, De Britton RC, Gaitan E, Tenorio F, “Screening for cervical cancer in Latin America: a case-control study”. Int J Epidemiol, 1992; 21: 1050-1056
Tutti questi studi di tipo osservazionale non forniscono una prova diretta del fatto che i fenomeni descritti siano da attribuire allo screening (Skrabanek P, “Cervical cancer screening”. Lancet, 1987; 1: 1432-1433) e studi controllati e randomizzati per provare questa correlazione non sono ancora stati condotti.
Nonostante questo, la grande quantità di dati accumulata sinora a supporto dello screening cervicale ne ha promosso l'introduzione come pratica medica di routine in molte nazioni e ha reso improbabile l'esecuzione di uno studio controllato sul Pap test per motivi di tipo etico.