Organizzazione di un programma di screening cervicale

In Italia l‘attività organizzata di screening citologico non è distribuita uniformemente sul territorio e si concentra soprattutto al Centro e al Nord. Nel corso degli anni, però, il numero di donne coinvolte nel programma di screening è notevolmente aumentato: se nel 1997 erano solo il 13,5% del totale delle donne italiane tra i 25 e i 64 anni, residenti soprattutto al Centro e al Nord, nel 2004 risultava inserito in un programma organizzato di screening cervicale il 64% delle donne italiane della stessa fascia di età (rispettivamente, il 66% al Nord, l‘83% al Centro e il 49% al Sud e nelle Isole).

Per approfondimenti consulta il paragrafo “Modalità organizzative di un programma di screening per i tumori della cervice uterina” delle raccomandazioni del ministero della Salute (pdf 1,1 Mb) del novembre 2006.

Le raccomandazioni

Il test di screening per il carcinoma della cervice uterina è il Pap test: questo esame contribuisce a ridurre la mortalità e l‘incidenza della neoplasia invasiva. L‘obiettivo di un programma di screening cervicale è far eseguire uno o più Pap test ogni 3 anni ad almeno l‘85% della popolazione bersaglio, ovvero le donne di età compresa tra 25 e 64 anni.

Lo scenario italiano

Uno dei maggiori problemi è rappresentato dal fatto che molte donne eseguono il test spontaneamente, al di fuori cioè dei programmi organizzati: si stima che ogni anno in Italia si eseguano circa 6 milioni di Pap test, in strutture sia pubbliche (consultori, ambulatori, ospedali) sia private (convenzionate e non convenzionate).

Tuttavia, la quota di donne che esegue il Pap test regolarmente è limitata e una fetta consistente della popolazione femminile non ha mai eseguito il test o lo ha fatto in modo irregolare: è su questa fascia di popolazione che si deve concentrare un programma di screening attivo su tutto il territorio nazionale. Per farlo, occorre verificare l‘esistenza di personale e strutture e promuovere le condizioni di fattibilità, efficienza e qualità, secondo le conoscenze disponibili. Nell‘attuare il programma di screening vanno adottati i criteri formulati nel documento “European guidelines for quality assurance in cervical cancer screening”(pdf 967 Kb).

Requisiti di qualità

Prima di realizzare un programma di screening organizzato, occorre analizzare le strutture esistenti a livello locale, verificando la disponibilità di ambulatori e consultori, del personale per l‘esecuzione dei prelievi, dei laboratori di citologia, istologia e patologia, delle strutture di secondo livello per indagini colposcopiche, follow-up, delle strutture assistenziali per trattare le patologie diagnosticate e dei canali di raccordo tra queste strutture.

Ogni programma di screening va sottoposto a un rigoroso controllo di qualità che assicuri, tra l‘altro, che il carico annuo di lavoro di un citologo dedicato allo screening non superi i 7500 Pap test, che ogni laboratorio esamini almeno 15 mila Pap test all‘anno o che il referto venga consegnato non oltre le 6 settimane dall‘esecuzione del test.

I test di secondo livello

Le donne risultate positive al test citologico devono essere indirizzate ad accertamenti diagnostici di secondo livello, i cui risultati vanno inviati per iscritto entro tre mesi dall‘esecuzione del test. Gli approfondimenti diagnostici e gli eventuali trattamenti vanno garantiti a tutte le donne. Alle donne richiamate alla ripetizione del test, ad accertamenti di secondo livello o alla terapia vanno garantiti counselling e supporto psicologico.

Ultimo aggiornamento:
13 maggio 2013