Screening citologici
Il Pap test potrebbe cedere il passo al test per il papillomavirus (Hpv
) come primo test di screening in Italia, almeno nelle donne tra 35 e 64 anni. Secondo quanto emerge dal rapporto di Health Technology Assessment sullo screening per il cancro del collo dell’utero, finanziato dal Ccm, se le raccomandazioni fornite dal documento saranno messe in pratica dai medici e dagli operatori sanitari e sostenute dai decisori politici, l’Italia sarebbe uno dei primi Paesi ad applicare questo test alla rete degli screening organizzati.
Se effettuato con test validati secondo le linee guida europee e seguendo i protocolli illustrati nel rapporto, lo screening con Hpv potrebbe sostituire con successo il Pap test, in ragione della sua comprovata maggiore efficacia nell'individuazione delle situazioni di rischio e dei minori costi per il sistema sanitario.
"L’Europa sta andando nella stessa nostra direzione e si può dire che le raccomandazioni contenute in questo rapporto costituiscono di fatto un’anticipazione delle Linee guida europee, che saranno pubblicate presumibilmente entro la fine dell’anno", afferma Guglielmo Ronco, del Centro di riferimento per l’Epidemiologia e la Prevenzione oncologica in Piemonte (Cpo), primo autore del rapporto.
Gli obiettivi del rapporto sono stati: definire le migliori politiche di screening che incorporano il test Hpv come test primario, indicare le migliori condizioni di utilizzo sulla base di efficacia ed effetti indesiderati, confrontandole con lo screening citologico e valutare costo economico, fattibilità e impatto sull’organizzazione dei servizi specifici di queste politiche nella realtà italiana.
La sezione del documento riguardante efficacia ed effetti indesiderati si è basata su una revisione sistematica della letteratura, mentre quelle relative a costi, impatto organizzativo e impatto sociale, etico e legale sono basate su una revisione dei dati italiani disponibili (inclusi quelli non pubblicati, in particolare relativi ai progetti pilota in corso) e su un’analisi strutturata dell’impatto atteso applicando alla situazione italiana il protocollo proposto.
Il rapporto è stato realizzato con il finanziamento del ministero della Salute nell’ambito del progetto strategico “Strumenti e metodi per il governo dei processi di innovazione tecnologica, clinica ed organizzativa nel Servizio sanitario nazionale – Un sistema integrato di ricerca” (2008-2010).
Il rapporto "Health Technology Assessment - Ricerca del Dna di papillomavirus umano (Hpv) come test primario per lo screening dei precursori del cancro del collo uterino" è disponibile on line sul sito di Epidemiologia&Prevenzione, la rivista dell'Associazione italiana di epidemiologia.