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Sopravvivenza e cura per tumore in Italia e in Europa
Anno:
2010Il progetto Eurocare ha evidenziato notevoli e persistenti disuguaglianze nella sopravvivenza dei pazienti oncologici fra Paesi europei e fra diverse aree all’interno di uno stesso Paese. Agli inizi degli anni 2000 in Europa la sopravvivenza dei pazienti oncologici a 5 anni dalla diagnosi era mediamente 50% per le donne e 45% per gli uomini. In Italia, la sopravvivenza è paragonabile alla media europea, tuttavia, prognosi, qualità dei trattamenti e diagnostica sono notevolmente migliori nelle Regioni del Centro-Nord, rispetto a quelle del Sud.
Il progetto si propone di identificare le cause principali delle disuguaglianze di sopravvivenza dei pazienti oncologici fra Regioni italiane e fra Italia e altri Paesi europei, allo scopo di individuare i settori dove sono necessarie risorse e interventi nell’organizzazione del servizio sanitario.
Il fine ultimo è la riduzione delle differenze di prognosi all’interno dell’Italia e il miglioramento di sopravvivenza e cura dei pazienti oncologici nelle aree a bassa sopravvivenza. In particolar modo verranno descritte e confrontate fra Regioni italiane e con Paesi europei le procedure diagnostico-terapeutiche attuate, saranno studiate la frequenza di adesione a standard derivati da studi e protocolli internazionali e la diffusione di innovazioni diagnostiche e terapeutiche recentemente introdotte nella pratica clinica.
Il sito di Eurocare-5 e le pagine relative al progetto sui siti dell'Airtum ed EpiCentro.
Partner
Istituto nazionale dei tumori di Milano
Finanziamento
188.000 euro
Referenti istituzionali
Per il Ccm: Giuseppe Filippetti
Per l’Istituto nazionale dei tumori di Milano: Milena Sant
Stato di avanzamento del progetto e primi risultati
I risultati aggiornati al mese di marzo 2012
La sopravvivenza dei pazienti oncologici in Italia è pari e, per alcuni tipi di tumore, superiore alla media europea, tuttavia si registrano forti diseguaglianze tra le diverse Regioni italiane, in particolare tra le quelle del Centro-Nord e quelle del Sud. Complessivamente, la sopravvivenza per tumore della mammella a 5 anni è dell'87%, ma con valori vicini all’89% nel Nord e Centro e dell'85% nel Sud.
Per identificare i fattori che determinano queste differenze, il progetto Eurocare-5 ha confrontato le procedure diagnostiche e terapeutiche utilizzate per i malati di tumore attraverso studi ad "alta risoluzione". Questi studi prevedono la raccolta di informazioni cliniche come modalità di diagnosi, stadio del tumore ed età alla diagnosi e tipo di trattamento praticato, su un campione casuale estratto dalla banca dati Airtum tra i casi diagnosticati dal 2003 al 2005.
Il tumore della mammella
I primi risultati riguardano il tumore della mammella e del colon-retto: al Nord il 45% dei tumori della mammella viene diagnosticato a uno stadio precoce, al Sud le percentuali scendono, arrivando al 26% di Napoli e Ragusa, dove sono frequenti i casi con metastasi alla diagnosi. Anche l’adesione a trattamenti standard mostra differenze tra le aree italiane prese in esame: nel 2003-2005 la chirurgia conservativa associata a radioterapia veniva eseguita nel 52% delle pazienti a Modena, ma solo nel 36-37% delle pazienti a Napoli e Sassari; l’esame del linfonodo sentinella veniva praticato in più della metà delle pazienti a Modena, Biella e Romagna, ma in proporzioni molto minori nelle aree di Sassari, Napoli, Palermo e Ragusa.
In sintesi, la probabilità che una paziente residente a Napoli o Sassari venga trattata con modalità conservative è del 30-40% inferiore alla media italiana complessiva, a parità di età e stadio alla diagnosi ed è significativamente inferiore nelle pazienti anziane rispetto a quelle più giovani, a parità di registro e stadio. La probabilità di venire trattate con modalità conservativa, inoltre, diminuisce significativamente con l’avanzare dello stadio alla diagnosi.
Il tumore del colon-retto
Per il tumore del colon-retto si registrano analoghe differenze geografiche riscontrate per il tumore della mammella: le percentuali delle diagnosi fatte a uno stadio precoce del tumore sono più basse nei registri di Sassari e Napoli (rispettivamente 12% e 10%) dove si rilevavano anche i valori più elevati di casi con metastasi alla diagnosi. Nei registri di Napoli e Ragusa, inoltre, si rilevano elevate percentuali di casi con stadio non noto.
Considerazioni
Spesso la mancanza di informazioni cliniche dei registri del Sud è dovuta a disorganizzazione e frammentazione dei percorsi diagnostico terapeutici dei pazienti oncologici. Per entrambe le sedi tumorali, la migliore prognosi registrata nelle Regioni del Centro-Nord rispetto a quelle del Sud è quindi da attribuire alla diagnosi in stadio precoce, a una maggiore adesione a standard diagnostico terapeutici e a una maggiore presenza di programmi di screening organizzato.
Ultimo aggiornamento:
10 aprile 2012