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Sorveglianza epidemiologica attraverso il biomonitoraggio animale di sostanze contaminanti in aree a rischio ambientale
Anno:
2009L’inquinamento ambientale di origine chimica può derivare direttamente da processi produttivi, impianti di smaltimento dei rifiuti prodotti o pratiche illegali. La presenza sul territorio di impianti industriali, energetici, di smaltimento dei rifiuti e di altri siti inquinati rappresenta un importante fattore di rischio per la diffusione di sostanze contaminanti nell’ambiente e quindi per la possibile esposizione della popolazione.
L’uso degli animali come bioindicatori di sostanze tossiche per l’uomo è stato ipotizzato e documentato nella letteratura scientifica. Nel caso degli animali d’interesse zootecnico, quest’uso si basa fondamentalmente sul meccanismo di accumulo tissutale negli organi di mammiferi e invertebrati di sostanze liofile, nonché nel naturale ruolo di “accumulatori” che gli animali svolgono nel ciclo di varie molecole tossiche provenienti dal mondo vegetale e minerale.
Gli animali di allevamento costituiscono un buon modello per l’epidemiologia ambientale perché consentono di ottenere informazioni accurate, di tipo sia spaziale sia temporale, sull’esposizione a sostanze contaminanti, in relazione alla grandezza e alla tipologia del loro rilascio o emissione nell’ambiente.
Il progetto si propone di sviluppare un modello di biomonitoraggio animale dei siti inquinati in aree pilota di tre Regioni in grado di rilevare precocemente il rischio di un’esposizione umana a sostanze tossiche e di fornire strumenti di intervento per la prevenzione primaria e secondaria.
Partner
Finanziamento
400.000 euro
Referenti istituzionali
Per il Ccm: Liliana La Sala
Per l’Izs Lazio e Toscana: Paola Scaramozzino
Ultimo aggiornamento:
27 febbraio 2011
