Miglioramento della sorveglianza delle tossinfezioni alimentari in Italia

Anno: 
2005

Nei soli Paesi industrializzati, il 30% della popolazione ogni anno è soggetto a un episodio di tossinfezione alimentare (fonte EpiCentro).

La direttiva 92/117/Cee impegna gli Stati membri a introdurre sistemi di sorveglianza più efficaci e coordinati e sottolinea l‘importanza di raccogliere dati attendibili sull‘incidenza dei focolai epidemici di origine alimentare.

In Italia le informazioni sulle focolai di tossinfezioni alimentari (Ta) derivano dal sistema di notifica obbligatorio delle malattie infettive, in particolare riferibili alla classe IV, dei focolai epidemici. Spesso, questi dati sono inficiati dalla sottonotifica, ma anche dalla mancata diagnosi etiologica attribuibile a uno scarso ricorso ad accertamenti di laboratorio in caso di sintomatologia compatibile con Ta.

Obiettivo di questo progetto, commissionato dal Ccm all'Iss -Cnesps , è migliorare il sistema di sorveglianza delle tossinfezioni alimentari e la rete dei laboratori di 1° e 2° livello, oltre a produrre protocolli e linee guida specifiche al riguardo.

Finanziamento

Per questo progetto il Cnesps ha ricevuto un finanziamento di 200.000 €.

Referenti istituzionali

Per il Ccm: Pasquale Salcuni
Per il Cnesps: Caterina Rizzo

Stato di avanzamento e primi risultati

Le azioni intraprese, relativamente al periodo di attività tra maggio e agosto 2008, hanno riguardato gli obiettivi specifici del progetto: diagnostica di laboratorio e analisi del sistema di sorveglianza.

    In particolare, per l‘avanzamento del progetto le attività svolte sono state le seguenti: 

    A)  Distribuzione e raccolta dei questionari a livello regionale, analisi dei dati e sintesi provvisoria dei risultati

    Durante il periodo maggio-agosto 2008 è stato trasmesso alle Regioni un questionario per censire i laboratori presenti sul territorio e rinforzare le attività dei laboratori di 1° livello, verificandone le capacità diagnostiche. I dati sono stati raccolti e analizzati.

    Il questionario inviato conteneva informazioni riguardanti: struttura di appartenenza dei laboratori, responsabile della struttura, delibere regionali e documenti affini per l‘identificazione ufficiale del laboratorio. Il questionario, inoltre, richiedeva di indicare i microrganismi per i quali ogni laboratorio ha capacità diagnostiche.

    Tutte le Regioni, ad eccezione della Toscana e della Basilicata, hanno partecipato all‘indagine. I risultati definitivi saranno pubblicati dopo essere stati condivisi con i referenti regionali.

    Al momento, dai risultati del questionario, è emerso che il numero totale di laboratori di riferimento indicati sul territorio nazionale è pari a 143, suddivisi per Regione:

    Regione
    n. di laboratori %
    Emilia-Romagna
    19 13,3
    Veneto
    17 11,9
    Calabria
    16 11,2
    Sicilia
    12 8,4
    Campania
    11 7,7
    Puglia
    10 7
    Abruzzo
    8 5,6
    Liguria
    7 4,9
    Piemonte
    6 4,2
    P.A. Bolzano
    6 4,2
    Friuli Venezia Giulia
    6 4,2
    Umbria
    6 4,2
    Marche
    6 4,2
    Molise
    6 4,2
    Lazio
    4 2,8
    Valle d'Aosta
    1 0,7
    Lombardia
    1 0,7
    P.A. Trento
    1 0,7

    L‘analisi ha evidenziato che la maggior parte dei laboratori presenta capacità diagnostiche per i patogeni più frequentemente responsabili di TA, come:

    • Salmonella spp. (91%)
    • Shigella spp. (85%)
    • Escherichia coli O157 e altri VTEC (82%)
    • Staphylococcus aureus (81%)
    • Giardia intestinalis (78%).

    Considerando le capacità diagnostiche per batteri e parassiti, l‘analisi dimostra che la proporzione dei laboratori in grado di individuare fino al 39% dei microrganismi indicati nel questionario sono pari al 29% e 32% rispettivamente. Invece, la proporzione di quelli in grado di individuare tra il 40 e il 70% dei batteri e parassiti, indicati nel questionario, risulta essere del 34% e 25% rispettivamente.

    Mentre, la proporzione dei laboratori con capacità superiori al 70% dei batteri e parassiti, indicati nel questionario, si attesta al 38% e 43% rispettivamente.
    Per quanto riguarda i virus, essendo molto pochi i virus indicati dai laboratori, l‘indagine è stata condotta considerando la capacità diagnostica al di sopra o al di sotto del 50%.
    L‘83% dei laboratori censiti hanno capacità diagnostica per meno del 50% dei virus e solo il 17% dei laboratori hanno dichiarato di essere in grado di individuare un numero superiore al 50% dei virus, indicati nel questionario.

    L‘analisi dell‘associazione tra il livello di capacità diagnostica e la ripartizione geografica dei laboratori, in grado di individuare batteri e virus, non dimostra una differenza statisticamente significativa (p=0,231 e p=0,162 rispettivamente) tra le tre aree geografiche italiane (Nord, Centro, Sud). Risulta, invece, statisticamente significativa (p<0,02) la differenza tra Nord, Centro e Sud per quanto riguarda la diagnosi sui parassiti.

    In conclusione, i risultati mettono in evidenza che solo il 15% dei laboratori sul territorio nazionale ha capacità diagnostiche per i Norovirus e il virus dell‘Epatite E. Infatti, sebbene il 37% dei laboratori abbia capacità diagnostiche per più del 70% dei batteri indicati nel questionario e il 43% per più del 70% dei parassiti indicati nel questionario, solo il 17% hanno capacità diagnostiche per più del 50% dei virus. In particolare queste carenze diagnostiche sono evidenti nelle aree del Centro.

    B) Validazione della versione definitiva del questionario per la rilevazione delle capacità diagnostiche per i laboratori di microbiologia nel settore delle tossinfezioni alimentari

     

    C) Bozza del protocollo d‘indagine sulle capacità diagnostiche dei laboratori di microbiologia

     

    D) Attività in ambito europeo per il progetto MedVetNet, che vede la partecipazione della Polonia, Olanda e Germania

     

    E) Stesura di protocolli operativi contenenti Linee guida per gli operatori sanitari regionali, locali e dei laboratori

    Questi protocolli sono utilizzabili in caso di indagine epidemiologica per identificare sospetti focolai epidemici di TA. Sono in fase di valutazione i files, realizzati ad hoc in formato pgm, da allegare alle Linee guida, contenenti sintassi di analisi per esaminare i dati disponibili con cadenza settimanale o mensile, a seconda della tempestività dei sistemi, in modo da evidenziare eventuali cluster presenti nel tempo e nello spazio.

    Ultimo aggiornamento: 
    17 febbraio 2009