Attivazione di interventi psicoeducativi a favore dei soggetti colpiti da depressione maggiore e dei rispettivi familiari

Anno: 
2005

Per migliorare la disabilità dei pazienti con depressione maggiore e ridurre il rischio di disturbi psicologici nei figli minorenni, il Ccm, in collaborazione con la Seconda Università degli Studi di Napoli, ha attivato una serie di interventi psicoeducativi a favore dei soggetti colpiti da depressione maggiore e dei rispettivi familiari.

Finanziamento

Per questo progetto la Seconda Università degli Studi di Napoli (SUN) ha ricevuto un finanziamento di 120.000 €.

Referenti istituzionali

Per il Ccm: Teresa Di Fiandra
Per la Seconda Università degli Studi di Napoli: Lorenza Magliano

Risultati preliminari del progetto

Il progetto si è concluso nel mese di aprile 2009.

Si riportano di seguito alcune delle principali informazioni relative ai risultati preliminari ad oggi disponibili.

Alla realizzazione degli obiettivi specifici dello studio hanno partecipato ricercatori del dipartimento di Psichiatria SUN e operatori dei Csm di Alessandria, Barletta, Bormio, Foggia, Grosseto, Ravello e Vetralla:

  1. sviluppo di materiale informativo su depressione maggiore, farmaci antidepressivi e riconoscimento dei segni iniziali di crisi
  2. formazione di operatori all‘Intervento psicoeducativo familiare nella depressione maggiore
  3. uso dell‘Ipf da parte degli operatori e valutazione della fattibilità ed efficacia pratica dell‘intervento

Consulta le tabelle relative ai pazienti con depressione maggiore e ai loro familiari adulti e minori che hanno partecipato allo studio e sono stati rivalutati a sei mesi (pdf 122 kb).

1. Sviluppo di materiale informativo su depressione maggiore, farmaci antidepressivi e riconoscimento dei segni iniziali di crisi

Sono stati sviluppati e successivamente utilizzati, guide per gli operatori, cartoncini riassuntivi e dispense informative per utenti e familiari sui seguenti temi:

  • la depressione maggiore: sintomi, prevalenza, costi personali e sociali, aspetti psicologici della diagnosi, rischio di suicidio, strategie di coping, alcool e depressione, prognosi, fattori di rischio, carico sui minori
  • i farmaci Antidepressivi (Ad): modello stress-vulnerabilità, neurotrasmettitori, effetti terapeutici, effetti collaterali e strategie per farvi fronte, controindicazioni, interazioni tra Ad e alcol
  • i segni iniziali di crisi: caratteristiche, utilità per la prevenzione delle crisi, identificazione, monitoraggio.

2. Formazione di operatori della salute mentale all‘Ipf (Intervento psicoeducativo familiare) per la depressione maggiore

Per ciascun Csm, sono stati invitati a partecipare allo studio un massimo di 3 operatori, di cui almeno 1 con esperienza precedente nell‘uso dell‘Ipf per la schizofrenia. Si è preferito includere non più di un medico per equipe. La formazione è consistita in un corso sull‘Ipf, articolato in 3 moduli a cadenza mensile di due giorni full time ciascuno, esercizi di verifica dell‘apprendimento negli intervalli tra i moduli formativi, 7 supervisioni nell‘anno successivo. Alla formazione hanno preso parte 15 operatori (età media 46 ± 7 anni, 60% donne, 33% medici, 33% infermieri, anni medi di lavoro in psichiatria 15 ± 8), dei quali l‘87% ha effettivamente utilizzato l‘Ipf nell‘anno successivo.

3. Uso dell‘Ipf da parte degli operatori partecipanti e valutazione della fattibilità ed efficacia pratica dell‘intervento

In ciascun Csm, lo studio ha previsto la selezione di 8 nuclei familiari di utenti con diagnosi di depressione maggiore, dei quali 4 sono stati assegnati con procedura randomizzata a ricevere l‘Ipf per sei mesi e 4 hanno continuato l‘intervento di routine a cui è stata aggiunta la sola parte informativa prevista nell‘Ipf.
L‘Ipf proposto, sviluppato da I. Falloon e adottato al contesto italiano dal gruppo di lavoro, comprende: una fase di valutazione individuale e familiare; sedute informative; sedute sulle abilità di comunicazione; sedute di problem solving.
In questo studio, alle tre sedute informative riservate al paziente e ai familiari adulti, è stato aggiunto un incontro opzionale sulla depressione, rivolto ai familiari minorenni, su richiesta dei genitori. Le sedute sulle abilità di comunicazione e di problem solving sono state rivolte a tutti i familiari conviventi di età superiore agli 8 anni.
L‘Ipf, preferibilmente domiciliare, è stato articolato mediamente in 18 incontri di circa 90 minuti nell‘arco di sei mesi.

Al momento della stesura del resoconto finale la situazione può essere sintetizzata come segue, anche se prosegue l‘analisi di ulteriori dati:

  • l‘Ipf è stato completato in 16 famiglie ed è in corso in altre 6
  • 22 famiglie hanno partecipato alle sedute informative (gruppo di controllo)
  • 14 minori hanno partecipato all‘Ipf
  • 14 minori hanno partecipato a un incontro informativo sulla depressione (controllo)
  • 2 famiglie hanno abbandonato a intervento iniziato.

Nell‘ultimo incontro di supervisione, gli operatori hanno segnalato come aspetti positivi dello studio:

  • un significativo intensificarsi dei rapporti con il servizio dei familiari che hanno ricevuto l‘Ipf anche dopo la sua conclusione
  • un maggior scambio di informazione sui casi in carico nell‘ambito dell‘equipe
  • l‘utilità dell‘Ipf per la gestione di utenti ad alto rischio suicidario, come monitoraggio clinico e come contenimento del carico familiare psicologico
  • l‘utilità delle sedute sulla comunicazione e sul problem solving per modificare fattori ambientali di rischio
  • la partecipazione attiva e interessata dei figli minorenni, soprattutto nella fascia di età 10-15
  • l‘utilità di includere nel percorso formativo un operatore con precedente esperienza nell‘Ipf come tutor interno all‘equipe
  • il vantaggio del coinvolgimento del personale non medico, soprattutto infermieristico.

Invece, tra le difficoltà segnalate dagli operatori, la più frequente è stata l‘integrazione dell‘Ipf con gli altri impegni di lavoro. I partecipanti hanno anche sottolineato l‘opportunità di estendere la formazione all‘Ipf a un numero più ampio di operatori così da condividere il carico, ma anche la soddisfazione, dell‘intervento.

Gruppo di lavoro: Giusy Badia, Gioacchino Ballarino, Francesco Bardicchia, Marina Bianconi, Emi Biondi, Giuseppina Castiello, Vincenzo Delcuratolo, Cristina Dettin, Teresa Di Fiandra, Michele Di Lella, Rita Di Nunzio, Michela Di Viesti, Andrea Fiorillo, Giuditta Fregonese, Anna Graziani, Stefania Lucania, Francesca Luongo, Lorenza Magliano, Claudio Malangone, Manuela Merafina, Carla Olivieri, Rosa Peschechera, Antonio Riva, Giuseppina Robustelli-Test, Maria Scaglia, Angela Scorsino, Quirico Semeraro, Sonia Soldà, Tiziana Stefanini.

Ultimo aggiornamento: 
27 ottobre 2009