Programmi innovativi prevenzione secondaria e primaria in oncologia

Anno: 
2008

Il progetto consta di 5 sottoprogetti:

Studio multicentrico di fattibilità dell‘utilizzo del test Hpv come screening primario in aree del Centro-Nord con caratteristiche diverse di densità di popolazione (aree montane, aree metropolitane, città di medie e piccole dimensioni) e di accesso a programmi di screening

L‘evidenza scientifica che l‘infezione da papilloma virus umano (Hpv) sia la causa principale del carcinoma cervicale ha aperto nuovi scenari in termini di prevenzione primaria con la vaccinazione e di prevenzione secondaria con l‘implementazione di nuove metodologie di screening.

Da un recente studio italiano di grandi dimensioni sulla performance del test Hpv, è emerso che il test Hpv ha una sensibilità nettamente superiore rispetto al Pap test, sia nelle donne di età compresa tra i 25 e i 34 anni, sia in quelle di età superiore. Lo studio ha, inoltre, messo in evidenza che con l‘utilizzo del triage citologico dopo un test Hpv positivo si mantiene il guadagno in sensibilità riportando la specificità a valori sostanzialmente simili al braccio convenzionale.

L‘obiettivo principale del progetto è quello di valutare l‘applicabilità di programmi di screening basati sul test Hpv, in diversi contesti territoriali.

La valutazione dell‘operatività riguarderà:

  • la gestione del nuovo test di screening
  • il successivo triage citologico
  • il follow-up dei risultati del test Hpv
  • le metodologie necessarie per mantenere elevati livelli qualitativi, sia del test molecolare, sia del test citologico
  • la creazione di una banca biologica per lo studio di biomarcatori di progressione e specificità.

Partner

Azienda ospedaliera Spedali Civili di Brescia

Finanziamento

150.000 euro

Referenti istituzionali

Per il Ccm: Antonio Federici
Per l‘Azienda ospedaliera Spedali Civili di Brescia: Sergio Pecorelli

Screening dei familiari di primo grado di pazienti con cancro colorettale al momento della diagnosi del caso indice

a. confronto tra colongrafia-Tc a limitata preparazione intestinale e colonscopia
b. stratificazione del rischio a mezzo di biomarkers molecolari

ll cancro colorettale (Ccr ) è la seconda causa di morte per tumore nella gran parte dei Paesi avanzati. Per il Ccr, è noto che una diagnosi precoce e gli eventuali ulteriori interventi preventivi, che si basano sul riconoscimento e l‘asportazione delle lesioni tumorali precancerose consentono di avere elevate probabilità di guarigione.

Appare pertanto fondamentale implementare lo screening del Ccr, sia per identificare il cancro propriamente detto, sia per identificare le lesioni pre-cancerose. In particolare, è importante proporre lo screening ai familiari di primo grado di pazienti affetti da Ccr, poiché i dati scientifici dimostrano che essi hanno un rischio di malattia di circa 2-3 volte superiore a quello della popolazione generale.

Le linee guida internazionali prevedono un anticipo dello screening, con una delle metodiche accettate a partire dei 40 anni e indirizzano direttamente alla colonscopia per i familiari di pazienti che hanno sviluppato un Ccr prima dei 60 anni.

Questo progetto si propone di valutare l‘utilizzo della colongrafia-Tc a limitata preparazione intestinale nello screening dei familiari di primo grado di pazienti con Ccr, eseguito al momento della diagnosi nel caso indice, attraverso lo studio di 500 familiari di primo grado di pazienti con Ccr per anno, arruolati in quattro centri italiani.

Partner

Istituto clinico Humanitas

Finanziamento

350.000 euro

Referenti istituzionali

Per il Ccm: Antonio Federici
Per l‘Istituto clinico Humanitas: Alberto Malesci

Prevenzione secondaria del cancro mammario screening personalizzato delle 40enni

Il carcinoma mammario è il tumore più frequente nella donna ed è la principale causa di morte per tumore in giovane età. Nonostante il costante incremento dell‘incidenza della malattia si è assistito a una progressiva riduzione della mortalità, in concomitanza con un incremento dell‘offerta e dell‘accesso ai programmi di screening.

Da oltre 40 anni, infatti, è stata dimostrata l‘efficacia dei programmi di prevenzione secondaria, ovvero di diagnosi precoce, basati sulla sola mammografia che nelle donne 50-69enni si esegue ogni 2 anni. Da circa un decennio è stata, inoltre, dimostrata l‘efficacia del programma di prevenzione (riduzione della mortalità di circa il 30%) anche nelle donne 40-49enni, con intervallo tra i controlli di 12-18 mesi.

I programmi di screening hanno dimostrato come la sola tempistica dei controlli e un elemento di “personalizzazione” dei controlli legato alla fascia d‘età e al profilo di rischio di ciascun soggetto comporta una riduzione della mortalità nelle donne.

Il progetto si propone di verificare la fattibilità e l‘efficacia di un programma di prevenzione secondaria del cancro mammario basato sullo screening con mammografia digitale, in una popolazione di donne tra 40 e 49 anni, personalizzato e implementato con altre tecniche di imaging sulla base del profilo di rischio individuale e della densità del tessuto mammario.

Partner

Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor

Finanziamento

350.000 euro

Referenti istituzionali

Per il Ccm: Antonio Federici
Per Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor: Alessandro Del Maschio

Efficacia della prevenzione farmacologica con vareniclina e successivo screening con Tac annuale in forti fumatori

Secondo le stime dell‘Organizzazione mondiale della sanità il numero di fumatori a livello mondiale supera il miliardo, e 5 milioni sono i decessi registrati annualmente per patologie fumo-correlate.

Tumore polmonare, coronaropatie, broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco ) e accidenti vascolari sono le principali cause di decesso. Malgrado gli sforzi per prevenire l‘abitudine al fumo e favorirne la cessazione, il consumo di tabacco rimane la causa principale di morbilità e mortalità nei Paesi sviluppati.

Il 70% dei soggetti desidera smettere di fumare, ma la stragrande maggioranza di coloro che intraprende un cammino di disassuefazione è destinata al fallimento. Tra i fattori responsabili della bassa percentuale di disassuefazione dal fumo si annovera la presenza di barriere demografiche e psicosociali e di specifiche credenze legate alla salute.

Diversi studi randomizzati hanno dimostrato che per favorire la disassuefazione dal fumo risulta efficace supportare eventuali percorsi di counselling, volti a contrastare i succitati fattori, con una terapia farmacologica.

Obiettivo del progetto è quello di valutare l‘efficacia della prevenzione farmacologica in forti fumatori al fine di aumentare la percentuale di cessazione in soggetti inseriti in un programma di screening. Verrà, inoltre, determinato se lo screening con Tac annuale offerto a chi smette di fumare incentiva i soggetti ad abbandonare l‘abitudine tabagica.

Partner

Istituto nazionale tumori

Finanziamento

150.000 euro

Referenti istituzionali

Per il Ccm: Antonio Federici 
Per l‘Istituto nazionale tumori: Ugo Pastorino

L‘utilizzo del test PCA3 nello screening opportunistico per tumore della prostata

Il carcinoma prostatico è una malattia in costante aumento e rappresenta il 20% circa di tutti i tumori di nuova diagnosi. Uno dei fattori di rischio di questo tipo di tumore è l‘età: incidenza e prevalenza aumentano al crescere dell‘età e raramente il tumore alla prostata viene riscontrato prima dei 40 anni.

Secondo dati Iss del 2005, ogni anno in Italia si registrano 42.804 tumori con 9.070 decessi e il 20% circa dei nuovi casi è già allo stadio di metastasi. Poiché il carcinoma prostatico, quando localmente confinato, è asintomatico e può essere diagnosticato nella sua fase guaribile solo mediante periodici controlli, è essenziale promuovere interventi di prevenzione.

La Società oncologica americana raccomanda, infatti, a tutti gli uomini di età compresa tra i 50 e i 70 anni di sottoporsi annualmente a esplorazione digito-rettale della prostata e a una determinazione del Psa (antigene prostatico specifico) sierico. Come ulteriore strumento di indagine può essere utilizzato il test PCA basato sullo specifico gene PCA3 della prostata.

Obiettivo del progetto è quello di determinare l‘abilità del gene PCA3 di predire l‘esito della rebiopsia, al fine di ridurre la ripetizione non necessaria di biopsie della prostata in pazienti con sospetto carcinoma della prostata e biopsia negativa.

Partner

Ifo

Finanziamento

100.000 euro

Referenti istituzionali

Per il Ccm: Antonio Federici
Per l‘Ifo: Michele Gallucci

Ultimo aggiornamento: 
27 febbraio 2011