Sicurezza nelle immersioni con autorespiratori: decompressione, formazione di bolle e valutazione di parametri fisiologici

Anno: 
2008

Nel mondo, la pratica dell‘immersione con autorespiratore è largamente diffusa sia in ambito professionale che ricreativo e in Italia i praticanti sono circa 500 mila. La pratica non è scevra da pericoli per la salute che talvolta possono avere effetti drammatici, con la perdita della vita o esiti cronici invalidanti. In Italia, si stimano ogni anno 5 mila casi patologici legati a immersioni subacquee, di cui 1200 circa giungono per un trattamento in camera iperbarica.

Nel quadro sanitario attuale non vi sono iniziative specifiche di prevenzione primaria volta alla riduzione degli accidenti da immersione e non esiste una rete di assistenza specifica. La rete di emergenza (118) si limita a coordinare alcune realtà locali. La prevenzione degli accidenti da immersione subacquea si basa ancora oggi sulle classiche tabelle epidemiologiche, utilizzate per la definizione dei criteri di sicurezza usati nei computer commerciali per predire la velocità di risalita.

Lo scopo del progetto è, dunque, di incrementare la sicurezza delle immersioni con autorespiratore predisponendo nuovi criteri di decompressione attraverso l‘identificazione e la valutazione di quei parametri fisiologici e fisiopatologici le cui modifiche, misurate su un sommozzatore durante l‘immersione, siano indicative del suo stato clinico, del margine individuale di sicurezza e dei rischi nei quali può incorrere.

Partner

Università degli Studi di Brescia

Finanziamento

200.000 euro

Referenti istituzionali

Per il Ccm: Giovanni Nicoletti
Per l‘Università degli Studi di Brescia: Guido Ferretti

Ultimo aggiornamento: 
27 febbraio 2011