Vaccinazione anti-influenzale negli anziani. Come l'utilizzo degli indici di deprivazione, delle principali caratteristiche socio-ecopnomiche e dei bisogni informativi/formativi possono contribuire a migliorare le coperture vaccinali e di conseguenza a ridurre l'accesso al Dipartimento Ospedaliero d'Emergenza e Accettazione (DEA) e i ricoveri correlati all'influenza

Le infezioni da virus influenzali provocano ogni anno un importante impatto epidemiologico, sociale ed economico nei Paesi industrializzati. In Italia si calcola che ogni anno siano colpiti da sindrome influenzale da 5 a 8 milioni di soggetti con una stima di circa 8.000 morti, e risultano a più elevato rischio di infezione e, di conseguenza, di ospedalizzazione e decesso, i soggetti di età superiore ai 65 anni con condizioni cliniche croniche di base.

Il vaccino influenzale costituisce ad oggi lo strumento più efficace per evitare la malattia influenzale e per ridurre i rischi ad essa correlati. In Italia la vaccinazione è offerta attivamente e gratuitamente a tutti i soggetti a partire dal compimento del sessantacinquesimo anno di età così come previsto dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale. Malgrado questa opportunità di prevenzione, la percentuale dei soggetti vaccinati tra gli ultrasessantacinquenni è in calo, e non è conforme alla soglia minima e auspicabile del 75%. Il calo delle coperture vaccinali determina, durante il picco epidemico invernale, un preoccupante aumento degli accessi al Dipartimento Ospedaliero d’Emergenza e Accettazione (DEA) e dei ricoveri per complicanze respiratorie negli anziani che si traducono anche in problematiche gestionali e organizzative e un aumento di costi sanitari diretti. Appare pertanto opportuno capire le motivazioni di questo calo al fine di attuare strategie che consentano di aumentare l’adesione alle campagne di vaccinazioni.
Recenti studi hanno mostrato l’esistenza di una correlazione tra le diseguaglianze e le basse coperture di vaccinazione per le fasce a rischio come gli anziani, approfondendo il ruolo dello status socio-economico (SES).

L’obiettivo generale del progetto è  quello di proporre una strategia di promozione della vaccinazione influenzale che tenga conto degli indici di deprivazione, delle principali caratteristiche socio-economiche e dei bisogni informativi/formativi della popolazione anziana al fine di aumentare la copertura vaccinale.

Il testo del progetto (PDF: 377 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Liguria

COSTO: 449.500 euro

Referenti istituzionali
Per il Ccm: Anna Caraglia
Per la Regione Liguria: Roberto Gasparini

Azioni a sostegno del Piano Nazionale per l'eliminazione del morbillo e della rosolia congenita

Nel 2010, il Comitato Regionale dell’OMS per l’Europa ha stabilito lo spostamento degli obiettivi di eliminazione del morbillo e della riduzione dei casi di rosolia congenita nella Regione, inizialmente previsti per il 2010, al 2015, richiamando gli Stati membri sulla necessità di rinnovare l’impegno politico, di risorse e azioni per raggiungere tali propositi. Nel panorama italiano, l’intesa Stato Regioni concernente il “Piano Nazionale per l’Eliminazione del morbillo e della rosolia congenita 2010-2015” (PNEMoRc), ha permesso di definire le linee guida attuative nazionali per il raggiungimento di quanto individuato a livello europeo.
Sebbene considerevoli progressi siano stati fatti verso l’interruzione della trasmissione, in Italia la copertura vaccinale si sta progressivamente allontanando dal 95%, valore necessario a garantire il controllo delle malattia e la sua successiva eliminazione. La sempre più marcata diffidenza nei confronti delle vaccinazioni è anche conseguenza della diffusione di informazioni errate e scientificamente infondate che si trovano in internet, e specialmente nei social network. Come risultato è sempre più diffuso il fenomeno della “vaccine hesitancy”, che spesso si configura non tanto come una vera e propria avversione ai vaccini ma come una notevole preoccupazione nei confronti dei vaccini e dei rischi percepiti ad esse collegati, che si traduce in cicli vaccinali incompleti, ritardi vaccinali, scelta selettiva di alcune vaccinazioni e rifiuto di altre.

Obiettivo del progetto è quello di sostenere l’attuazione del Piano nazionale per l’eliminazione del morbillo e della rosolia congenita attraverso specifici interventi coordinati che prevedono l’implementazione dell’analisi epidemiologica con la produzione di report regionali e resoconti regionali sintetici, il supporto a specifica attività di formazione per gli operatori sanitari in particolare sugli aspetti comunicativi, l’elaborazione e attuazione di un piano di comunicazione rivolto alla popolazione generale a supporto del piano con particolare riferimento al WEB e Social Network, il sostegno alle regioni in difficoltà sugli obiettivi del piano e la promozione delle attività supplementari di immunizzazione sul territorio nazionale.

Il testo del progetto (PDF: 511 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Marche

COSTO: 400.000 euro

Referenti istituzionali
Per il Ccm: Stefania Iannazzo
Per la Regione Marche: Daniel Fiacchini

Il modello One-Health per il contenimento delle resistenze microbiche di possibile origine zoonosica in sanità pubblica: sviluppo di un network medicoveterinario applicato alla prevenzione e controllo della circolazione di Escherichia. coli produttore di ESBL

La resistenza agli antimicrobici (AMR) è  un tema identificato come prioritario sia a  livello mondiale che europeo. I geni che conferiscono resistenza agli antimicrobici (AMR) possono trasferirsi orizzontalmente tra specie batteriche diverse, inoltre, gli animali allevati in modo industriale per la produzione di alimenti rappresentano un reservoir primario di patogeni zoonosici, in grado di causare infezioni enteriche nell’uomo, ma anche un reservoir di microrganismi non necessariamente patogeni ma resistenti agli antimicrobici e che attraverso la catena alimentare o il contatto diretto può contribuire alla diffusione o al mantenimento dell’AMR in ambito umano. I dati di sorveglianza di AMR in isolati umani in Europa indicano in particolare un incremento generale della diffusione di ceppi di E. coli ESBL produttori, frequentemente portatori di multi-resistenza (MDR) con un trend crescente e significativo in molti Paesi, inclusa l’Italia. Particolare allarme suscita il costante incremento della quota d’infezioni extraintestinali (urinarie e sepsi) da E.coli associate al clone MDR ST131, caratterizzato dalla resistenza a fluorochinoloni e produzione di ESBL nonché dalla resistenza ad altri antibiotici  che contribuirà nel breve-medio termine alla progressiva limitazione delle possibilità terapeutiche basate sugli antimicrobici. In questo scenario, le misure di controllo per limitare la resistenza agli antimicrobici richiedono l’adozione di un approccio integrato che coinvolga tutte le componenti di sanità pubblica: medica, veterinaria, farmaceutica.

Il progetto intende dunque  affrontare in modo integrato, attraverso una strategia One Health, partendo dalle zoonosi, il tema della prevenzione e controllo della circolazione dei microrganismi AMR sviluppando e testando modalità condivise di comunicazione e di azione fra le organizzazioni ed i professionisti coinvolti nella tutela della salute pubblica, in ambito veterinario e umano per mettere a punto modelli di intervento , armonizzare le strategie operative, favorire la trasmissione strutturata delle informazioni, valorizzare le specifiche competenze delle diverse discipline.

Il testo del progetto (PDF: 182 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Friuli Venezia Giulia

COSTO: 450.000 euro

Referenti istituzionali
Per il Ccm: Stefania Iannazzo
Per la Regione Friuli Venezia Giulia: Silvio Brusaferro

Sviluppo di competenze trasversali degli operatori nel counseling motivazionale per il cambiamento degli stili di vita a rischio con interventi opportunistici di medicina d’iniziativa nei luoghi di lavoro, nei servizi sanitari che promuovono salute e nei contesti di screening oncologico

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il fumo di sigaretta, la sedentarietà, il sovrappeso-obesità e il consumo problematico di alcol, costituiscono i principali fattori di rischio per l’insorgenza della maggior parte delle malattie croniche più frequenti in Italia (problemi cardiovascolari, neoplasie, ipertensione, sindrome metabolica, diabete). Risulta pertanto necessario adottare delle strategie che consentano di modificare degli stili di vita a rischio, e seconda la letteratura scientifica l’intervento motivazionale risulta essere molto efficace e in grado di apportare dei cambiamenti considerevoli. Sebbene la maggior parte degli interventi sia ancora prevalentemente legata a campagne informative rivolte alla popolazione generale e a programmi rivolti a setting specifici quali la scuola e i luoghi di lavoro, è sempre più evidente il ruolo peculiare degli operatori del SSN, in grado di influenzare i comportamenti individuali e l’adesione a percorsi preventivi- diagnostico-terapeutici. Sono pertanto da rinforzare le competenze degli operatori per aumentare l’incisività delle azioni, le abilità nel cogliere tutte le opportunità assistenziali per favorire interventi di promozione della salute strutturati con modalità di rete e orientati ad ottenere il massimo della diffusione con il minimo dispendio di risorse.

Sulla base di tali considerazioni il progetto si propone l’applicazione di minimal advice, intervento motivazionale breve e supporto motivazionale a distanza da parte di operatori sanitari in rete, nei luoghi di lavoro, nei setting di screening oncologico e nell’ambito della medicina di gruppo/Case per la Salute, finalizzati a potenziare l’efficacia delle azioni di sostegno al cambiamento di abitudini non salutari dei cittadini legate a fumo, alimentazione, sedentarietà e alcol per il contrasto delle patologie croniche non trasmissibili.

Il testo del progetto (PDF: 426 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Emilia Romagna

COSTO: 449.000 euro

Referenti istituzionali
Per il Ccm: Daniela Galeone
Per la Regione Emilia Romagna:Cristina Marchesi

La farmacia dei servizi per il controllo delle patologie croniche: sperimentazione e trasferimento di un modello di intervento di prevenzione sul diabete tipo 2

Il diabete è considerato una malattia sociale per la sua alta prevalenza nella popolazione, in particolare in Italia la prevalenza di diabete noto è del 4,9%, a questi dati bisogna poi aggiungere la quota di pazienti con diabete misconosciuto, legata al fatto che il diabete può decorrere per anni in modo asintomatico. In Italia si stima che sia di circa un milione il numero di diabetici “inconsapevoli” e pertanto la diagnosi precoce in questi soggetti consentirebbe di iniziare la terapia in termini d’informazione, intervento sullo stile di vita e farmaci, contenendo quindi lo sviluppo delle complicanze.Tuttavia l’esplosione della spesa ospedaliera e l’invecchiamento della popolazione impongono sempre più di spostare la cura delle patologie croniche dall’ospedale al territorio e di individuare precocemente i soggetti a rischio aumentato di malattie croniche o i soggetti già affetti, ma misconosciuti, in modo da garantirne la presa in carico da parte del Servizio Sanitario. La farmacia può certamente considerarsi un “contesto sanitario opportunistico” e il farmacista, in coerenza con quanto previsto dal DL 3/10/2009 nel suo più ampio ruolo di professionista sanitario in grado di offrire consulenza, competenza, consigli, salute e professionalità, si pone come partner ideale del medico specialista e del medico di medicina generale per la gestione del paziente cronico, nel rispetto delle rispettive competenze e professionalità.

Il progetto si propone di verificare la fattibilità, la trasferibilità e l’efficacia di un modello di intervento per il controllo del diabete, centrato sulla farmacia dei servizi. In particolare verranno avviati due percorsi paralleli uno rivolto alle persone con diabete tipo 2 noto, arruolate quando si presentano in farmacia con ricetta per farmaci antidiabetici, per la valutazione di aderenza alle terapie e alle linee guida per la gestione della malattia e l’altro rivolto agli utenti adulti della farmacia con evidente stato di sovrappeso, pertanto a rischio di sviluppare il diabete, ai quali si proporrà invece un questionario internazionalmente validato per misurare l’indice di rischio; al fine di discriminare soggetti a basso rischio da soggetti ad alto rischio.

Il testo del progetto (PDF: 79 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Piemonte

COSTO: 355.000euro

Referenti istituzionali
Per il Ccm: Roberto D’Elia
Per la Regione Emilia Romagna: Giuseppe Costa

Materiali utili

  • il programma del convegno “La farmacia di comunità: un contributo inedito per la cronicità sul territorio
  • la relazione finale del progetto

Malattie croniche: supporto e valutazione comparativa di interventi per l’identificazione proattiva e la presa in carico del paziente complesso finalizzati alla prevenzione dei ricoveri ripetuti

Ad oggi gran parte delle risorse sanitarie sono assorbite dai cosiddetti pazienti complessi ovvero dagli assistiti anziani ad alto rischio di ospedalizzazione con bisogni molteplici per più condizioni croniche spesso suscettibili di cure al livello territoriale.
Il fenomeno della multimorbidità è in continua crescita essendo legato all’invecchiamento della popolazione ed è associato a un’alta mortalità, ad un ridotto stato funzionale dei pazienti  e ad un aumento nell’uso dei servizi sanitari. Relativamente a tale fenomeno i sistemi sanitari si trovano a dover affrontare nuove sfide poiché se da un lato i bisogni di salute della popolazione stanno aumentando dall’altra parte le risorse disponibili, a seguito della crisi economica, si stanno progressivamente riducendo ed inoltre ad oggi i sistemi sanitari sono strutturati in larga parte per rispondere alle singole patologie più che alle condizioni di compresenza di più patologie in uno stesso individuo. Appare pertanto opportuno attuare dei programmi, come quelli di care management, rivolti a soddisfare i bisogni dei pazienti affetti da più condizioni croniche, in particolare di quelli ad alto rischio di eventi avversi e ad alto consumo di servizi, al fine  migliorare la qualità delle cure, guadagnare salute e ridurre i costi sanitari. Si tratta di progettualità che prevedono, in primis l’identificazione degli assistiti a più alto rischio di ospedalizzazione utilizzando dati amministrativi e successivamente la loro presa in carico a livello territoriale da parte di team multiprofessionali e multidisciplinari.

Il progetto si propone dunque di dare supporto all’attivazione e valutazione comparativa di interventi per l’identificazione proattiva e la presa in carico a livello territoriale del paziente complesso basandosi in particolare sull’esperienza acquisita dalla regione Toscana, che mediante il lavoro dell’Agenzia Regionale di Sanità, garantisce il supporto all’utilizzo di metodologie consolidate di monitoraggio dei percorsi diagnostico-terapeutici attraverso i dati amministrativi forniti dai sistemi informativi sanitari

Il testo del progetto (PDF: 70 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Toscana

COSTO: 440.000 euro

Referenti istituzionali
Per il Ccm: Valeria Mastrilli
Per la Regione Toscana: Paolo Francesconi

Ambiente e Salute nel PNP 2014-2018: rete nazionale di epidemiologia ambientale, valutazione di impatto integrato sull’ambiente e salute, formazione e comunicazione (EpiAmbNet)

La strategia Europea Salute 2020 indica i rischi ambientali tra i principali determinanti dello stato di salute della popolazione, infatti numerose condizioni morbose sono legate ad esposizioni ambientali quali l’inquinamento atmosferico, le conseguenze del cambiamento climatico, il rumore urbano, la residenza in aree contaminate. Questi fattori interagiscono, spesso in modo sinergico, con i determinanti sociali della salute e con gli stili di vita, pertanto l’integrazione delle attività tra il settore ambientale e quello sanitario è di importanza fondamentale per proteggere la salute dai rischi derivanti dalla contaminazione ambientale e per garantire luoghi abitativi e di lavoro che tutelino la salute dei residenti e dei lavoratori. In Italia numerosi strumenti quali i sistemi informativi sanitari, i registri morte, i registri tumori e mesoteliomi, i sistemi di sorveglianza nazionale, gli studi di coorte, consentono di avere il monitoraggio degli effetti sulla salute dell’esposizione a diverse fonti di inquinanti, con una particolare attenzione alle possibili diseguaglianze di genere e sociali di tali effetti.  Non si può ignorare tuttavia che sui temi ambiente e salute si registrino ancora numerosi aspetti critici con particolare riferimento all’ attribuzione delle competenze soprattutto tra strutture ARPA e SSN, alla formazione generale e alle differenze inter-regionali.

Con questo progetto si  intende rafforzare il contributo della epidemiologia sul tema Ambiente e Salute secondo le linee indicate dal nuovo Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2014-2018, attraverso il coinvolgimento e lavoro congiunto delle strutture ambientali e sanitarie. Al fine di dare supporto alle Regioni per lo sviluppo dell’obiettivo 8 del Piano sarà costituita una rete nazionale di epidemiologia ambientale e comunicazione del rischio, verrà dato supporto alla valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario e alla formazione in epidemiologia ambientale, ciò consentirà di rispondere alle aree del PNP sulle quali è opportuna e necessaria un’attività coordinata a guida centrale di tutte le Regioni.

Il testo del progetto (Pdf: 160 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Lazio

COSTO: 450.000 euro

Referenti istituzionali
Per il Ccm: Aldo Di Benedetto
Per la Regione Lazio: Paolo Francesconi

Materiali utili


Intervento per il riconoscimento del disagio psichico perinatale e sostegno alla maternità e paternità fragile da parte della rete dei servizi del percorso nascita e delle cure primarie

La gravidanza e il periodo che va dalla nascita al primo anno di vita del bambino sono due dei momenti emotivamente più importanti nella vita di una donna. In tali fasi della vita infatti è noto che i disturbi mentali siano frequenti, sia come esordi che come episodi ricorrenti di disturbi già manifestati in passato e i più comuni sono i disturbi d’ansia e quelli depressivi. I disturbi mentali più gravi con esordio o riacutizzazione in gravidanza e nel periodo postnatale, fra i quali il disturbo bipolare e quello depressivo grave con sintomi psicotici, sono invece più rari e assai meno studiati rispetto a quelli più comuni e  riguardano una popolazione di donne con particolari caratteristiche di fragilità, che spesso non viene adeguatamente intercettata e presa in carico dai servizi sanitari. Diversamente da quanto avviene per i disturbi mentali comuni, il rischio di sviluppare un disturbo mentale grave è basso in gravidanza, ma aumenta notevolmente dopo il parto specialmente nei primi tre mesi, poiché il parto è un potente trigger di mania e psicosi, e il verificarsi di episodi di malattia in questa delicata fase della vita è causa di morbosità grave e mortalità materna per suicidio. Obiettivo generale del progetto è dunque quello di promuovere l’attenzione al tema del disagio psichico in gravidanza e dopo il parto per il precoce riconoscimento e la presa in carico della maternità e della paternità fragile da parte della rete dei servizi del percorso nascita e delle cure primarie attraverso l’identificazione del profilo clinico delle donne a rischio di suicidio in epoca perinatale, l’individuazione di buone pratiche, la definizione di un protocollo di intervento condiviso da tutti gli stakeholders e di un piano di formazione  da rivolgere ai professionisti della rete costituita dall’area materno-infantile e dall’area della salute mentale - nel setting ospedaliero e territoriale - e dalle cure primarie comprensive dei servizi sociali.

Il testo del progetto (PDF: 482 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Emilia Romagna

COSTO: 211.200 euro

Referenti istituzionali
Per il Ccm: Maria Grazia Privitera
Per la Regione Emilia Romagna: Silvana Borsari

Promozione della sicurezza in età pediatrica secondo la vulnerabilità agli incidenti: sperimentazione di un modello educativo nelle scuole d'infanzia e primarie, basato sulle evidenze del soccorso pediatrico - SEPES (Sicurezza in Età Pediatrica Educazione a Scuola)

Gli incidenti rappresentano in Italia e nei Paesi industrializzati un problema assai rilevante per le conseguenza sanitarie, specialmente tra i bambini, visto che i recenti dati indicano che nell’Unione Europea essi rappresentano la prima causa di morte in età pediatrica. In particolare gli incidenti stradali, gli annegamenti, la violenza e abbandono, la caduta dall’alto e le ustioni rappresentano in Europa i due terzi di tutti gli incidenti fatali sino ai 14 anni di età. In Italia il trauma rappresenta la seconda causa di mortalità in età pediatrica, dopo i tumori. Si tratta di eventi totalmente evitabili che comportano oltre a gravi conseguenze a livello psicologico e fisico, anche notevoli costi economici per la società, derivanti sia da costi diretti di assistenza socio – sanitaria a breve e lungo termine sia dai costi sociali indiretti derivanti dalla riduzione delle capacità fisiche o cognitive, o della mortalità prematura, delle vittime. Appare pertanto opportuno intraprendere delle azioni volte a prevenire tale fenomeni e coerenti con quanto indicato dal Piano Nazionale di Prevenzione, come la formazione e l’informazione dei gruppi di popolazione a maggior rischio di incidente domestico, dei genitori e dei care –giver. Il progetto si propone dunque di promuovere la cultura della sicurezza in ambiente domestico, stradale e del tempo libero nella fascia di età pediatrica 3-8 anni, in termini di aumento delle competenze in ambito preventivo, riguardo a come evitare i comportamenti a rischio, come limitare i danni per tali incidenti, in corso di accadimento  e come intervenire una volta che l’incidente abbia avuto luogo attraverso soprattutto la conoscenza degli elementi basilari di primo soccorso. Particolare attenzione verrà data sia all’educazione scolastica, anche in età infantile, che verrà attuata con modalità e strumenti linguistici consoni ai bambini, che al coinvolgimento degli adulti ( docenti e familiari), che rimane un mezzo indispensabile per la prevenzione degli incidenti visto il loro ruolo  insostituibile di sorveglianza del bambino.

Il testo del progetto (PDF: 2.810 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Liguria

COSTO: 421.500 euro

Referenti istituzionali
Per il Ccm: Anna Maria De Martino
Per la Regione Liguria: Carla Debbia

Argento Attivo: vivere bene oltre i sessanta

L’invecchiamento della popolazione è una questione cruciale in Italia, infatti il declino del tasso di natalità e l’allungamento della vita hanno modificato la composizione demografica e gli anziani (65 anni e oltre) rappresentano il 21,7%, con un andamento crescente. Aumentano non solo gli anziani, ma anche i cosiddetti “grandi vecchi” (80 anni e oltre), che crescono ogni anno di un punto decimale e rappresentano attualmente il 6,5% della popolazione. L’età anziana risulta quindi una realtà complessa e variegata che va dagli anziani attivi e in salute agli anziani non autosufficienti. In generale si può affermare che quella degli anziani è una delle categorie più colpite dalla povertà e più esposte a fenomeni di esclusione sociale, isolamento e abbandono; la loro qualità di vita resta bassa, le malattie cronico-degenerative e invalidanti sono in crescita, la rarefazione delle relazioni familiari, sociali e tra pari è un dato che rimane costante. La contrazione del sistema di welfare e le politiche volte al contenimento della spesa pensionistica e sanitaria hanno inoltre un forte impatto sugli anziani. La sperimentazione di interventi innovativi per gli anziani è dunque ineludibile per aumentare la salute e il benessere individuale e collettivo e contribuire alla sostenibilità e all’efficienza del sistema sanitario e di welfare. L’obiettivo è quello di incentivare e rafforzare le reti e il sostegno informali, la cittadinanza attiva e l’empowerment individuale e collettivo degli anziani e di chi si prende cura di loro. Obiettivo generale del progetto è dunque quello di promuovere la salute e il benessere psico-sociale degli anziani che vivono presso il proprio domicilio e in condizione di totale o parziale autosufficienza e migliorare la qualità dell’assistenza degli anziani assistiti a domicilio da un caregiver attraverso la realizzazione di percorsi di cittadinanza attiva per gli anziani “attivi” e percorsi di formazione, sensibilizzazione ed empowerment dei caregiver.

Il testo del progetto (PDF: 103 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Piemonte

COSTO: 253.000euro

Referenti istituzionali
Per il Ccm: Maria Teresa Menzano
Per la Regione Piemonte: Laura Marinaro

La valutazione del benessere mentale attraverso il miglioramento della comunicazione in oncologia e le conversazioni di fine vita

In Italia ogni anno muoiono di cancro circa 170.000 persone e la maggior parte di esse, necessita di un piano personalizzato di cura e assistenza in grado di garantire la migliore qualità di vita residua. Tale fase, definita “terminale” o di fine vita, è caratterizzata, per la persona malata, da una progressiva perdita di autonomia, dal manifestarsi di sintomi fisici e psichici spesso di difficile e complesso trattamento e da una sofferenza globale che coinvolge tutto il nucleo familiare.
Il prendersi cura in modo attivo e globale della persona, oltre a formare l’obiettivo delle cosiddette cure palliative per “ottenere la migliore qualità di vita del paziente e dei suoi familiari” rappresenta una sfida per il personale sociosanitario coinvolto che deve essere attrezzato e formato per affrontare tutte le problematiche connesse alla fase terminale di malattia. Nell’ambito dell’assistenza oncologica la comunicazione con il paziente e i familiari e la gestione della fase terminale rappresentano aspetti fondamentali della cura.

L’obiettivo principale del presente progetto consiste nel promuovere la salute mentale e il benessere della persona fino alla fase finale della vita, aumentando le competenze comunicative degli operatori delle equipe multi-professionali impegnate nelle cure palliative in Hospice, in ospedale e a domicilio (medici, infermieri, operatori sociosanitari, fisioterapisti, foniatri, psicologi, assistenti sociali, assistenti spirituali, volontari ecc ). Ciò al fine di assicurare una buona qualità dell’assistenza - non solo attraverso atti sociosanitari ma anche attraverso una comunicazione efficace derivante dall’utilizzo di strumenti di miglioramento della qualità dell’assistenza quali il Manuale sulla valutazione della comunicazione in oncologia dell’Istituto Superiore di Sanità e le Tecniche di conversazione di fine vita, finalizzate a determinare un aumento dell’empowerment del paziente rispetto alla sua sfera emozionale, psicologica, culturale, sociale e spirituale.

Il testo del progetto (PDF: 923 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Sicilia

COSTO: 443.500 euro

Referenti istituzionali
Per il Ccm: Liliana La Sala
Per la Regione Siciliana: Antonio Sparaco

Sperimentazione di un protocollo integrato comprendente modelli di valutazione della “paura del dentista” (dental fear/anxiety), l’applicazione di tecniche di intervento psicologico/farmacologico e di metodiche mini-invasive di prevenzione/trattamento della carie dentale al fine di aumentare la compliance all’utilizzo dei servizi odontoiatrici e l’efficacia dei trattamenti negli individui in età evolutiva.

La paura del dentista (dental fear/anxiety) è una condizione psicologica che consiste nella percezione che “qualcosa di negativo” possa accadere durante le sedute odontoiatriche comportando così una ridotta compliance al trattamento e quindi una ridotta efficacia dello stesso. Le manifestazioni della paura/ansia possono variare, nei diversi soggetti, dalla preoccupazione fino alla vera e propria fobia caratterizzata da anticipazione, irritabilità, segni e sintomi tipici della crisi ansiose fino all’evitamento. La paura del dentista è un fenomeno presente ad ogni età, in particolare infantile-adolescenziale, e considerato che la principale e più precoce motivazione di accesso ai servizi odontoiatrici, da parte dei bambini, è legata alla prevenzione/trattamento della carie e che la carie del bambino è poi il principale fattore di rischio della carie nell’adulto risulta fondamentale mettere in atto tutte le tecniche psicologiche e i trattamenti mini-invasivi della carie per contrastare la paura del dentista. La salute orale dipende fortemente, sia in termini di prevenzione che di trattamento, da un buon rapporto con il dentista instaurato fin dall’età infantile, poiché la rinuncia al trattamento comporta un maggiore deterioramento e la necessità di intervenire poi con terapie sempre più invasive e quindi più ansiogene con un globale peggioramento della qualità di vita di questi individui.
In sintesi l’implementazione di idonee strategie atte a contrastare la paura del dentista, in particolare nella prevenzione/trattamento della carie in età pediatrica, costituisce un enorme investimento in termini di miglioramento della salute orale complessiva sia del bambino che dell’adulto.

Il progetto si propone dunque la definizione ed implementazione di un protocollo integrato per la prevenzione e gestione della paura (dental fear/anxiety), legata alla prestazione odontostomatologica nella popolazione in età evolutiva.

Il testo del progetto (PDF: 114 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Umbria

COSTO: 294.000 euro

Referenti istituzionali
Per il Ccm: Michele Nardone
Per la Regione umbria: Stefano Cianetti

Progetto di supporto alla valutazione del piano nazionale per la prevenzione 2014-2018

Il Piano Nazionale per la Prevenzione (PNP) 2014-2018, definito il 13 novembre 2014 con Intesa Stato Regioni, frutto dell’impegno condiviso con le Regioni, prevede tra l’altro un adeguato “piano di valutazione”, finalizzato alla verifica del raggiungimento di tutti gli obiettivi. Anche i Piani Regionali per la Prevenzione (PRP) sono articolati in: obiettivi specifici e connessi indicatori e standard, funzionali al raggiungimento del relativo obiettivo centrale; azioni con cui dare attuazione alle strategie definite nel PNP; popolazioni destinatarie delle azioni. Questo progetto intende dotare PNP/PRP di un compiuto sistema di valutazione. Il progetto prevede di censire le fonti informative utili per la valutazione degli effetti del PNP e dei PRP, di valutare l’accuratezza e la disponibilità delle fonti a livello nazionale e regionale. Saranno definiti modelli di analisi integrata in grado di distinguere fattori di contesto e di interpretare le variazioni con i possibili effetti del PNP e dei PRP. Il sistema d’indicatori proposto sarà poi testato per fattibilità e validità in alcune regioni pilota più direttamente coinvolte nel progetto e sulla base dei risultati della sperimentazione, si procederà all’estensione del sistema di valutazione a tutte le regioni.

Il testo del progetto (PDF: 109 kb)

Ente: Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali

Euro: 300.000

Referenti istituzionali
Per il Ccm: Stefania Vasselli
Per l'AGENAS: Mariadonata Bellentani

Materiali utili:
Abstract
Relazione finale
Documento navigabile

Supporto al ministero della salute per il coordinamento e l’attuazione del programma del WP5 della Joint Action Europea “Cancon”

Il Ministero della Salute nell’ambito della Joint Actiopn europea CANCON (Cancer Control) è stato incaricato di coordinare uno specifico work Package (WP5), il cui obiettivo è quello di creare dei Position Paper in materia di politiche orientate al controllo dei tumori. In una fase preliminare sono state individuate 8 aree tematiche di interesse sull’argomento, per le quali gli Stati Membri hanno espresso un proprio giudizio, sulla base di uno specifico scoring. Sulla base della discussione fra gli stati Membri,  sono stati selezionati 3 topic e in particolare con il presente progetto saranno portate avanti le attività relative a due  di essi:

1) An impact evaluation system to assess prevention outcomes

2) A system for assessing and promoting the disinvestment process for re-allocation

I position paper verranno stilati sulla base di un template che è stato già discusso ed approvato con gli stati membri

Il testo del progetto (PDF: 294 kb)

Ente: Università degli Studi la Sapienza di Roma

Euro: 150.000

Prevenzione e controllo della tubercolosi - Promozione della diagnosi molecolare rapida in popolazioni selezionate

La tubercolosi (TB) rimane una delle più letali malattie infettive a livello globale. Tra le priorità assolute nella lotta alla TB trova posto senz’altro l’ottimizzazione della diagnosi in termini di rapidità ed efficacia, ed un più rapido riconoscimento delle forme multiresistenti di malattia (MDR-TB). Tra le recenti e più importanti innovazioni nella diagnosi della TB si annovera un test automatizzato di biologia molecolare (Xpert MTB/RIF), che l’OMS raccomanda di utilizzare come test di primo impiego per la diagnosi della TB e della MDR-TB in adulti e bambini con sospetto di malattia. Nonostante le sue enormi potenzialità, l’ottimizzazione dell’introduzione nella pratica clinica del test richiede il coordinamento e la collaborazione costante tra i servizi clinici e diagnostici con riferimento innanzitutto ai servizi antitubercolari, quelli per la diagnosi e cura dell’HIV, i servizi pediatrici, quelli penitenziari, e, infine, dei servizi preventivi disponibili per le donne gravide. Il presente progetto si propone di contribuire alla riduzione dei tassi di mortalità e morbosità per tubercolosi attraverso il rafforzamento delle strutture diagnostiche e l’utilizzo del test in due aree di intervento in Burkina Faso ed Etiopia caratterizzate da alta prevalenza di TB ed HIV.

Il testo del progetto (PDF: 83 kb)

Ente: Organizzazione mondiale della sanità

Euro: 150.000

Definizione e promozione di programmi per il sostegno all’attuazione del Piano d’Intesa del 13/3/13 recante Linee di indirizzo su “La Genomica in Sanità Pubblica”

Con Intesa Stato Regioni e PPAA del 13/3/13 sono state approvate le “Linee di indirizzo sulla Genomica in Sanità Pubblica”. Il progetto è finalizzato all’ implementazione di programmi operativi di supporto al ministero della Salute per l’attuazione delle azioni prioritarie di sistema come delineate nelle dette Linee di indirizzo. In particolare il progetto intende definire un sistema di criteri di qualità per la standardizzazione di requisiti di qualificazione per la rete di laboratori di riferimento che erogano test genetici (Azione 2.4 del piano d’Intesa), definire l’assetto istituzionale, scientifico e organizzativo di sistema per la governance della genomica nella sanità pubblica (Azione 3.1) e identificare strumenti di valutazione delle tecnologie genomiche per la prescrizione appropriata di test genetici (Azione 3.2) con l’obiettivo di definire le metodologie di riferimento per la valutazione dei test. Infine verranno definite le linee di indirizzo per l’uso di test genetici all’interno dei programmi di prevenzione e dei percorsi clinico-assistenziali basati su test genetici predittivi. (Azione 3.3 ) e contestualmente  verranno fornite indicazioni per gli operatori pubblici e accreditati alla prescrizione appropriata dei test (Azione 5.1).

Il testo del progetto (PDF: 143 kb)

Ente: Università cattolica del  sacro cuore di Roma

Euro: 120.000

Osservatorio Reti Oncologiche: sistema di monitoraggio e valutazione delle reti oncologiche regionali

L’Intesa Stato-Regioni del 30 ottobre 2014, concernente il “Documento tecnico di indirizzo per ridurre il burden del cancro – Anni 2014-2016” rappresenta uno strumento fondamentale per la futura governance della cura e dell’assistenza oncologica in Italia. In primo luogo, infatti, l’articolo 1 stabilisce una soluzione di continuità con il “Documento tecnico di indirizzo per ridurre il carico di malattia del cancro” (si veda l’Intesa Stato-Regioni del 10/02/2011) prorogandone la validità sino al 31 dicembre 2016. L’articolo 2, riaffermando la necessità di promuovere e implementare un modello reticolare dei servizi sanitari per l’oncologia affronta, poi, il tema cruciale delle reti oncologiche regionali, affidando responsabilità ben definite e indicazioni programmatorie e  precisando il ruolo del Ministero della salute a cui è affidato il compito di monitorare il processo di attuazione delle reti, sulla base di una proposta operativa di Agenas. Il progetto intende individuare gli elementi caratterizzanti un sistema di monitoraggio e valutazione dell’implementazione delle reti oncologiche regionali, che ponga le basi per  un Osservatorio proattivo delle reti oncologiche regionali.

Il testo progetto (PDF: 603 kb)

Ente: Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali

Euro: 65.000

Il Sistema INFORMO per la sorveglianza dei fattori di rischio infortunistico e per la programmazione degli interventi di prevenzione

Il sistema INFORMO, avviato nel 2002, per la prevenzione degli infortuni sul lavoro mira a conseguire una conoscenza più approfondita delle modalità di accadimento degli infortuni e delle cause che li producono e rappresenta oggi, come confermato dallo stesso PNP 2014-2018, una fonte di “conoscenze fondamentali sui fattori determinanti degli infortuni” svolgendo un’azione coordinata sia sul versante pubblico che su quello aziendale.

Con il progetto si intende ampliare il campo di osservazione del Sistema INFORMO, a  partire dalle conoscenze acquisite, accrescendo la rilevazione dei fattori di rischio sia attraverso l’analisi post-evento (nell’occorrenza degli infortuni gravi) che pre-evento (nel caso delle prescrizioni indicate dai Servizi in occasione dei sopralluoghi in azienda). Inoltre, si prefigura la possibilità di sperimentare su più larga scala un modello di assistenza alle aziende attraverso la conduzione di Piani mirati di prevenzione, secondo l’impianto scaturito dagli interventi attuati in questi anni per alcune realtà locali. 

Il testo del progetto (PDF: 255 kb)

Ente: Istituto Nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro

Euro: 65.000

Verifica della fattibilità dell’uso della Classificazione Internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute (ICF), nella revisione delle procedure di accertamento e certificazione della condizione di disabilità a partire dalle evidenze prodotte nelle realtà regionali

Il sistema di accertamento e valutazione della disabilità risulta essere non in linea con i principi enunciati dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata con Legge 3 marzo 2009 n.18. Adottando detta Convenzione, l’Italia ha a disposizione una nuova definizione di popolazione target delle politiche inclusive e antidiscriminatorie e una nuova mission per le azioni integrate: evitare e contrastare i fattori determinanti della condizione di disabilità. Inoltre detta definizione va armonizzata con la Classificazione internazionale del Funzionamento, della disabilità e della salute (ICF) che, pubblicata da OMS nel 2001 e attualmente in corso di revisione, che si basa su un modello descrittivo del funzionamento e della disabilità di tipo biopsicosociale. Stante la partecipazione attiva del Ministero della Salute all’interno dell’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, si prospetta l’importanza di sviluppare, in raccordo con le Regioni, con il supporto dal Centro collaboratore italiano dell’OMS per la Famiglia delle Classificazioni Internazionali, un’azione pilota di benchmarking regionale finalizzata a confrontare modalità in uso per individuare e perfezionare modelli di accertamento e valutazione della condizione di disabilità basati su ICF.

Il testo del progetto (PDF: 155 kb)

Ente: Regione Friuli Venezia Giulia

Euro: 60.000

La competenza interculturale come strumento di integrazione socio-sanitaria dei migranti

Secondo il Dossier Statistico Immigrazione (UNAR/IDOS, 2014) la presenza di cittadini immigrati regolarmente soggiornati nel nostro Paese ha raggiunto l’8% della popolazione totale. Come dimostrato dai dati di salute l'immigrato, anche a parità di condizioni socio-economiche con l’utenza italiana, diventa spesso oggetto di disuguaglianze sul piano dell'assistenza sanitaria e gli immigrati hanno  spesso difficoltà a fruire dei servizi sanitari. Tali difficoltà dipendono sia dalla mancanza di "offerta attiva" e dalle scarse capacità di "comunicare" all'utenza che cosa viene offerto, sia dalla complessità dell'articolazione dei servizi stessi sul territorio e dalle  rigide regole di funzionamento, che non vengono tradotte in percorsi accessibili. In risposta a ciò l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni sta promuovendo una risposta in termini di rafforzamento delle competenze interculturali per gli operatori sanitari. Il progetto intende aumentare il livello di sensibilità culturale dei servizi sanitari in tre Regioni, al fine di diminuire la discriminazione all’accesso alla salute per la popolazione migrante. Verrà, pertanto, migliorata la comprensione dei modelli della migrazione globale, fattori di spinta e di attrazione e legami tra la salute e la mobilità umana e rafforzare le competenze interculturali degli operatori sanitari.

Il testo del progetto (PDF: 428 kb)

Ente: Organizzazione Internazionale per le Migrazioni

Euro: 100.000

Un programma di formazione blended per operatori sanitari e non, mirato al rafforzamento delle reti territoriali per la prevenzione e il contrasto della violenza di genere

Secondo un’indagine dell’ISTAT condotta su un campione di circa 25.000 donne, in Italia quasi 7 milioni di donne tra i 16 e i 70 anni hanno subito almeno una volta, all'interno o all'esterno della famiglia, una violenza fisica, sessuale o entrambe (ISTAT, 2007). E’ noto che i servizi di Pronto Soccorso (PS) degli ospedali sono i luoghi cui più frequentemente le donne vittime di violenza di genere si rivolgono, quando decidono di chiedere aiuto o quando il livello di violenza rende indifferibile un intervento sanitario. La Convenzione di Istanbul impegna gli Stati a porre in essere misure atte a garantire una specifica formazione per le figure professionali che si occupano delle vittime e degli autori di atti di violenza di genere e domestica (art. 15). Il progetto intende  promuovere l’adozione di una formazione blended sistematica rivolta a medici ed infermieri di almeno 28 servizi di Pronto Soccorso in 4 Regioni italiane al fine di accrescere le capacità di diagnosi, gestione e trattamento della violenza di genere, rafforzare o costituire reti territoriali anti-violenza multidisciplinari. Verrà anche sviluppata una formazione on-line rivolta specificatamente alle forze dell’ordine e alla polizia locale delle aree geografiche a cui afferiscono i PS, che sarà messa a punto in accordo con polizia, carabinieri e magistratura competenti.

Il testo del progetto (PDF: 147 kb)

Ente: Istituto Superiore di Sanità

Euro: 260.000

Individuazione di buone pratiche ed obiettivi prestazionali sanitari in materia di sostenibilità ed eco-compatibilità della costruzione e/o ristrutturazione di edifici, ai fini della predisposizione dei regolamenti di igiene edilizia

Il Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2014-2018, in linea con quanto evidenziato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ha individuato, tra le priorità d’intervento, la necessità di mettere in atto azioni finalizzate a promuovere un corretto rapporto tra salute e ambiente, nell’ottica di ridurre le malattie , in particolare quelle croniche non trasmissibili, sviluppando anche tutte le potenzialità di approccio inter-istituzionale del servizio sanitario. In particolare, il PNP 2014-2018, indica tra gli obiettivi centrali la definizione di linee guida per orientare i regolamenti d’igiene edilizia in chiave eco-compatibile, nonché lo sviluppo di specifiche competenze sul tema degli ambienti confinati e dell’edilizia residenziale negli operatori del Servizio Sanitario Regionale.
Il progetto ha dunque quale obiettivo generale l’individuazione di buone pratiche e di obiettivi prestazionali sanitari in materia di sostenibilità ed eco-compatibilità della costruzione e/o ristrutturazione di edifici, ai fini della predisposizione dei regolamenti di igiene edilizia.
A tal fine verrà effettuata una revisione della letteratura tecnica e scientifica sulle buone pratiche evidence-based, tenendo conto dei vincoli normativi e dei regolamenti edilizi esistenti, sulla base della quale saranno elaborate buone pratiche da tradurre in obiettivi prestazionali per le diverse costruzioni in esame (scuole, carceri, abitazioni, impianti sportivi, quartieri). Sarà inoltre predisposta una piattaforma e-learning sulla quale inserire i pacchetti formativi per gli operatori delle ASL sulle evidenze scientifiche in tema di edilizia e salute e per presentare e rendere operativo l’uso nel nuovo strumento.

Il testo del progetto (PDF: 278 kb)

Ente: Università La Sapienza di Roma

Euro: 100.000

Materiali utili

Un sistema permanente di sorveglianza epidemiologica nei siti contaminati: implementazione dello studio epidemiologico SENTIERI

In Italia lo studio epidemiologico dei Siti inquinati ha avuto avvio con l’analisi dello stato di salute dei residenti nelle aree ad alto rischio di crisi ambientale. Dopo un lavoro di consolidamento concettuale e metodologico, è stato avviato il Progetto SENTIERI che ha sinora consentito di descrivere la mortalità per causa in 44 Siti di Interesse Nazionale (SIN) per il periodo 1995-2002; di stimare per i 18 SIN serviti da Registri Tumori l’incidenza oncologica (1996-2005), e di aggiornare per questi stessi SIN la mortalità e i ricoveri ospedalieri al 2010. Il Progetto SENTIERI si basa sulla definizione di cause di morte e malattie sulle quali porre la principale attenzione nel descrivere il profilo di salute, selezionate sulla base delle evidenze relative alla loro associazione con le sorgenti di contaminazione presenti in ogni SIN. Il progetto propone l’implementazione del Progetto SENTIERI, basato sui dati di mortalità, ricoveri ospedalieri e incidenza dei tumori per la popolazione residente, come sistema permanente di sorveglianza epidemiologica nei Siti contaminati, con particolare attenzione al monitoraggio della salute infantile e adolescenziale, anche in relazione all’osservazione di un eccesso per tumori maligni in età pediatrica e adolescenziale pari al 4% in 23 SIN nei quali sono attivi Registri Tumori generali o infantili. Tale sistema ha la finalità di contribuire all’attività di risanamento ambientale individuando gli interventi prioritari in termini di salute con riferimento alla popolazione complessiva e a quella infantile e adolescenziale, e di promuovere le più appropriate risposte del servizio sanitario in termini di promozione della salute e presa in carico dei casi di patologie associate a esposizioni ambientali.

Il testo del progetto (PDF: 299 kb)

Ente: ISS

Euro: 179.770

Progettazione di un Programma di Formazione ed addestramento di un corpo ispettivo di Direzione (BPL, REACH, MOGM…), in risposta ad un fabbisogno formativo della Direzione Generale della Prevenzione sanitaria per corrispondere adeguatamente agli obblighi comunitari e a quei procedimenti legislativi che identificano nel Ministero della Salute l’Autorità competente nazionale

Alla Direzione Generale della prevenzione sanitaria competono alcuni importanti compiti di controllo e vigilanza, normati a livello europeo che interessano le buone pratiche di laboratorio (BPL) , il Reach e gli organismi geneticamente modificati (MOGM). In particolare:

  • I principi di BPL sono stati adottati dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) per promuovere la qualità e la validità dei dati sperimentali utilizzati per determinare la sicurezza delle sostanze e si applicano agli studi resi obbligatori dalla normativa in materia di registrazione e licenza di prodotti farmaceutici, antiparassitari additivi per mangimi ed alimenti, prodotti cosmetici, medicinali ad uso veterinario e prodotti analoghi e da quella sui prodotti chimici. Detti studi sono condotti in Centri di Saggio (CdS) dislocati su tutto il territorio nazionale in accordo al D.l.gs 50/2007.
  • Nel contesto di attuazione del regolamento (CE) n. 1907/2006 (REACH) e del regolamento (CE) n.1272/2008 in materia di classificazione, etichettatura ed imballaggio delle sostanze e delle miscele, gli Stati membri devono instaurare un sistema di controlli ufficiali per la verifica del rispetto della conformità alle disposizioni della normativa citata come stabilito, rispettivamente, nell’articolo 125 del regolamento REACH e nell’articolo 46 del regolamento (CE) n. 1272/2008 (CLP). Ogni anno viene emanato dal Ministero della Salute (Autorità Competente per il Regolamento) il Piano nazionale dei controlli REACH per l’individuazione delle priorità di controllo ai fini dell'attuazione del Regolamento.
  • Per i MOGM la promulgazione di norme comunitarie che ne regolamentano l’utilizzazione, piani di verifica e controllo, vigilanza sulla gestione dei rifiuti e organizzazione di misure di emergenza consentono di ridurre, in modo consistente, la probabilità di effetti negativi, permettendo di considerare quella biotecnologica una sperimentazione sicura. In Italia il Decreto legislativo n°206 del 2001 stabilisce che chiunque abbia intenzione di utilizzare un MOGM deve ricevere l’autorizzazione dall’Autorità Competente Italiana che ha sede presso il Ministero della Salute. Che tramite una Commissione Interministeriale di Valutazione (CIV), ha il compito di valutare ed autorizzare gli impianti dove vengono effettuate le attività (sia di ricerca che di sviluppo e produzione) ed il tipo di manipolazione genetica, nonché i rischi prevedibili, immediati o futuri che il MOGM o la combinazione di MOGM utilizzati possono presentare per la salute umana, animale e per l’ecosistema in generale.

Il presente progetto intende proporre dei specifici programmi di formazione teorica, pratica e di addestramento dedicato alle suindicate attività ispettive

Il testo del progetto (PDF: 366 kb)

Ente: ISS

Euro: 142.000

Interventi rischi sostanze chimiche

Nel contesto di attuazione del regolamento (CE) n. 1907/2006 (REACH) e del regolamento (CE) n.1272/2008 (CLP) in materia di classificazione, etichettatura ed imballaggio delle sostanze e delle miscele, gli Stati membri sono tenuti ad instaurare un sistema di controlli ufficiali per la verifica del rispetto della conformità alle disposizioni della normativa citata come stabilito, rispettivamente, nell’articolo 125 del regolamento REACH e nell’articolo 46 del regolamento CLP. Con l’Accordo Stato-Regioni del 29 ottobre 2009 sono state inoltre stabilite le linee di indirizzo per sviluppare un armonico sistema di controlli compresa l’attività di monitoraggio con campionamenti e analisi. L’accordo prevede anche la pianificazione dei controlli ufficiali, attraverso l’emanazione annuale da parte dell’Autorità competente nazionale del Piano Nazionale di Controllo (PNC) e la strutturazione di una rete di laboratori a supporto di detti controlli. L’obiettivo generale del progetto è l’attuazione e l’ottimizzazione dei piani nazionali di controllo in materia di prodotti chimici in conformità a quanto disposto dai regolamenti REACH e CLP, attraverso l’implementazione della rete dei laboratori, in linea con quanto proposto nel nuovo Accordo Stato Regioni, n.88 del 7 maggio 2015. A tal fine il progetto prevede l’elaborazione del piano di controllo analitico (PCA) 2016 a livello nazionale con la programmazione delle attività di campionamento da parte degli organi di controllo e delle attività di prova dei laboratori di controllo, l’armonizzazione dei criteri tecnico-scientifici e delle modalità operative per l’esecuzione dei controlli analitici con l’intervento della rete nazionale dei laboratori e la diffusione dei criteri per l’assicurazione della qualità del dato analitico a livello nazionale e presso l’ECHA.

Il testo del progetto (PDF: 253 kb)

Ente: ISS

Euro: 100.000

Valutazione della sterilità di inchiostri per tatuaggi in confezioni sigillate, ai sensi della Risoluzione Europea ResAP2008

Alla luce della crescente diffusione della pratica del tatuaggio in tutte le classi di popolazione, e delle ricorrenti richieste di parere al Ministero della Salute e all’Istituto Superiore di Sanità, anche da parte dell’Autorità Giudiziaria, che hanno rilevato criticità su queste pratiche dal punto di vista igienico-sanitario; appare opportuno dare elementi di risposta, importanti anche ai fini della prevenzione sanitaria collettiva in merito al settore dei tatuaggi e del trucco permanente. Il progetto si propone di verificare le caratteristiche microbiologiche e di valutare il rischio igienico-sanitario correlato ad inchiostri per tatuaggi, considerando la loro conformità alla ResAP(2008), in particolar modo, in funzione delle procedure di sterilizzazione eseguite prima della messa in commercio dei prodotti. Previa definizione di criteri e metodi per il campionamento e l’analisi microbiologica, verranno verificati i requisiti di sterilità di un numero rappresentativo di inchiostri per tatuaggi (circa 350) raccolti sul mercato italiano, con esame della etichettatura e della documentazione di accompagnamento. Verrà quindi quantificata e caratterizzata la componente microbica eventualmente in essi rilevata. Ciò permetterà anche di fornire ai laboratori, che dovranno in futuro eseguire controlli, protocolli analitici idonei all’esame di questa difficile matrice. Inoltre, si procederà ad una valutazione della sicurezza igienico-sanitaria degli inchiostri in funzione sia delle specie microbiche isolate e identificate sia dell’efficacia dei trattamenti di sterilizzazione adottati prima della commercializzazione. Gli esiti potranno portare a considerar la necessità di rendere cogenti, attraverso l’elaborazione di apposite normative, le raccomandazioni già contenute nella ResAP(2008)1 ai fini di regolamentare la produzione e la sterilizzazione degli inchiostri.

Il testo del progetto (PDF: 195 kb)

Ente: ISS

Euro: 30.000

Studio di ceppi di meningococco circolanti in Italia e valutazione della copertura offerta dai vaccini

Nell'era di nuovi vaccini e con una gestione delle cure avanzata, la malattia invasiva meningococcica è ancora una delle principali cause di morbilità e mortalità. L’unico strumento per prevenire tale malattia è la profilassi vaccinale che non si limita a proteggere i singoli, ma costituisce un esempio di protezione di ‘comunità’. Per prevenire la meningite meningococcica esistono più vaccini che hanno composizione diversa e vengono utilizzati sulla base di quelle che sono le caratteristiche dei sierogruppi circolanti nelle varie aree geografiche. L’Italia ha introdotto la vaccinazione antimeningococco C a partire dal 2005 con una certa eterogeneità da Regione a Regione. La proposta progettuale prevede l’integrazione dei dati relativi ai sierogruppi ed alle principali caratteristiche genomiche dei ceppi di meningococco circolanti. Con questa progetto si vuole infatti implementare la conoscenza dei sierogruppi di meningococco circolanti causa di malattia invasiva (meningite e sepsi) prevenibile da vaccinazione. In particolare sarà eseguita una completa caratterizzazione microbiologica dei ceppi responsabili dei casi per conoscere la pressione selettiva esercitata dai vaccini  attualmente in uso sui ceppi di meningococco circolanti nonché l’appartenenza a specifici cloni ipervirulenti. La valutazione dell’ hSBA (human serum bactericidal activity) su sieri di soggetti vaccinati precedentemente con il vaccino coniugato monovalente antimeningococco C, permetterà, definendo la persistenza degli anticorpi battericidi, di valutare la necessità di una eventuale dose di richiamo per gli adolescenti e gli adulti per mantenere un buon livello di copertura nella popolazione.

Il testo del progetto (PDF: 341 kb)

Ente: ISS

Euro: 120.000

Studio di prevalenza dell'epatite E in Italia: indagine sierologica nella popolazione dei donatori di sangue

L’epatite E è un’infiammazione epatica causata dal virus dell'epatite E (HEV). Il virus si trasmette per via oro-fecale e può causare un’insufficienza epatica acuta, soprattutto durante la gravidanza.
Nei Paesi industrializzati l’epatite E si presenta come malattia emergente, anche se sempre più spesso vengono  segnalati casi sporadici di malattia in soggetti che non hanno viaggiato all’estero in zone a rischio (casi autoctoni). Nel corso dell’infezione la viremia compare dopo circa due settimane e persiste per 14-21 giorni, fino ad un massimo di 112 giorni. Dalla quarta settimana sono rilevabili nel plasma gli anticorpi di classe M (IgM) e dalla quinta settimana quelli di classe G (IgG). Numerosi studi sieroepidemiologici hanno rilevato una notevole prevalenza degli anticorpi anti-HEV (5-20%) nella popolazione sana di molti Paesi industrializzati, facendo ipotizzare un’elevata diffusione dell’infezione, seppur in genere a livello subclinico. In Italia, la prevalenza attuale dell’infezione è sconosciuta poiché gli unici studi disponibili sono datati o realizzati con metodi diagnostici di scarsa sensibilità.  L’obiettivo generale del presente studio è quello di valutare la diffusione dell’infezione da HEV in Italia ed in particolare di stimare la prevalenza di epatite E nei donatori di sangue per area geografica, età e sesso. Nello specifico si prevede di stimare la sieroprevalenza IgG e IgM di HEV nei donatori di sangue italiani a livello regionale e nazionale poiché attualmente non si hanno al riguardo dati di letteratura omogenei ma solo studi datati, e di effettuare l’analisi molecolare su eventuali campioni viremici dei ceppi di HEV circolanti per avviare un confronto con ceppi suini, ambientali o isolati da alimento contaminato.

Il testo del progetto (PDF: 247 kb)

Ente: ISS- Centro Nazionale Sangue

Euro: 120.000

Sorveglianza di laboratorio di infezioni causate da Legionella

La sorveglianza di laboratorio della legionellosi è di fondamentale importanza per la prevenzione ed il controllo di questa malattia che colpisce prevalentemente anziani ed immuno-compromessi, due fasce di popolazione in aumento nella nostra società, anche se negli ultimi anni, dai dati raccolti dal Registro nazionale di sorveglianza della legionellosi, numerosi sono stati i casi anche in età giovane-adulta ed in soggetti immuno-competenti. L’infezione si contrae attraverso l’inalazione di aerosol contaminato, prodotto da impianti idrici e torri di raffreddamento non correttamente manutenuti, ma anche attraverso altri dispositivi e fonti quali riuniti odontoiatrici, autolavaggi, acqua dei tergicristalli, pozzanghere e terreno o i più recenti “misting devices” utilizzati per raffrescare ambienti chiusi e aperti di vario tipo, etc. Dati epidemiologici relativi al 2013 hanno mostrato che nell’83,4% dei casi l’origine dell’infezione non è nota risulta pertanto necessario implementare la diagnosi attraverso l’esame colturale almeno nei laboratori di riferimento regionali, per poter risalire alla fonte di infezione ed evitare che altri casi possano verificarsi.
Il progetto intende appunto rafforzare la sorveglianza delle infezioni causate da Legionella attraverso un’azione integrata operata sull’incremento della diagnosi di laboratorio e il controllo ambientale della diffusione del batterio. L’implementazione della sorveglianza avverrà attraverso l’attivo coinvolgimento dei laboratori ospedalieri di microbiologia del SSN e dei laboratori di riferimento per la diagnosi clinica, sui quali verrà preliminarmente  effettuato un controllo di qualità per verificare le capacità diagnostiche.

Il testo del progetto (PDF: 528kb)

Ente: ISS

Euro: 100.000

Verso l’eliminazione di Morbillo e Rosolia: realizzazione di una rete di Laboratori Sub-Nazionali (MoRoNET) coordinata dal Laboratorio di Riferimento Nazionale–OMS

A maggio 2014 si è tenuto il "WHO Measles/Rubella Laboratory Network (LabNet) Meeting of European Region" la rete dei Laboratori di Riferimento Nazionali per il Morbillo e la Rosolia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)  e poco meno di un anno dopo il Ministero della Salute ha ospitato una delegazione di funzionari dell’OMS e di componenti della Commissione Regionale Europea di Verifica (CRV) dell’eliminazione del morbillo e della rosolia, in visita in Italia per valutare lo stato di avanzamento del processo di eliminazione nel nostro paese.
La delegazione, pur riconoscendo i progressi fatti in Italia verso l’obiettivo di eliminazione di queste malattie, ha fornito alcune raccomandazioni sia politiche che tecniche per il miglioramento della performance del Paese in detto ambito. In particolare la CRV ha raccomandato di migliorare la sorveglianza integrata di morbillo e rosolia e ha sottolineato la necessità di istituire un network nazionale di laboratori, coerenti con gli standard OMS, per la diagnosi delle due malattie, con particolare riguardo alla rosolia in gravidanza e congenita che presentano maggiori difficoltà di diagnosi ed interpretazione dei risultati. In risposta a tale raccomandazioni il progetto prevede di incrementare l’efficienza della sorveglianza dei casi/focolai di morbillo e rosolia attraverso la costituzione e implementazione di un sistema di sorveglianza di laboratorio a livello sub-nazionale coordinato dal Laboratorio di Riferimento Nazionale–OMS per la conferma dei casi e la caratterizzazione dei ceppi.

Il testo del progetto (PDF: 469 kb)

Ente: ISS

Euro: 129.500

Studio di prevalenza nazionale mappatura antibiotico resistenza e procedure di contrasto

L’allarme per l’insorgenza e la diffusione dell’antibiotico-resistenza non è nuovo, ma le dimensioni del fenomeno si sono ingigantite in modo preoccupante negli ultimi due decenni, a fronte di un continuo aumento nel consumo globale di antibiotici. Oggi l’antibiotico-resistenza non riguarda solo la terapia di infezioni in pazienti problematici, ma è diffusa sia nelle strutture sanitarie che in comunità e può riguardare anche pazienti senza particolari fattori di rischio. Per questo tale fenomeno è considerato una priorità di sanità pubblica a livello globale e fa parte delle agende politiche di alcuni paesi quali USA e Gran Bretagna. L’emergenza è tanto più importante per l’Italia, che si colloca tra i paesi europei nei quali l’antibiotico-resistenza è più alta e che consumano più antibiotici. Per fronteggiare questa situazione drammatica, il controllo e la sorveglianza delle infezioni correlate all’assistenza e dell’antibiotico-resistenza è stato inserito nel Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018 come uno degli obiettivi prioritari. Obiettivo generale del progetto è quello di  implementare la rete di sorveglianza dell’ antibiotico-resistenza al fine di produrre una mappatura nazionale e trasmettere dati a livello europeo. In particolare si prevede  di migliorare la rilevazione dell’antibiotico-resistenza nei laboratori partecipanti alla rete e la sorveglianza regionale delle batteriemie da Enterobatteri produttori di carbapenemasi (CPE). Verrà inoltre implementato il  controllo delle infezioni antibiotico-resistenti mediante lo studio molecolare degli isolati specie in corso di outbreak e promosse iniziative per migliorare le conoscenze sul problema dell’antibiotico-resistenza e sull’uso appropriato di antibiotici tra le professioni sanitarie e la popolazione generale.

Il testo del progetto (PDF: 244 kb)

Ente: ISS

Euro: 167.500

Implementazione dei Sistemi di Sorveglianza sul disturbo da gioco d’azzardo e sull’uso medico della cannabis sul territorio nazionale

Il progetto nell’ambito delle dipendenze affronta due aspetti molto importanti e di grande impatto per la sanità pubblica. Da una parte infatti si intende sostenere il contrasto al disturbo del gioco d’azzardo, che è stato riclassificato nel DSM-5 tra i “Disturbi Correlati alle Sostanze e Dipendenze” per le sue similarità con i disturbi propri delle dipendenze da alcol e le altre sostanze d'abuso, e per il quale è stato già avviato con i precedenti programmi CCM un sistema di sorveglianza, che necessita ad oggi di un potenziamento. Dall’altra parte appare opportuno indagare sull’uso medico  della cannabis, i cui effetti terapeutici negli stadi avanzati di alcune malattie come il cancro e l'AIDS risultano dimostrati da recenti studi scientifici, ma per il quale risulta necessario, tra l’altro, procedere ad un implementazione del sistema di fitosorveglianza applicato a tale contesto. Il progetto intende dunque armonizzare le informazioni derivanti dal Sistema di Sorveglianza sul disturbo da gioco d’azzardo e sperimentare un Sistema di sorveglianza sull’uso medico della cannabis sul territorio nazionale. In particolare verranno forniti strumenti informativi/operativi agli operatori dei servizi dedicati al disturbo da gioco d’azzardo e acquisite informazioni a carattere nazionale sull’utilizzo della cannabis a uso medico quali la posologia d’uso, il follow up del trattamento, gli eventuali miglioramenti nella sintomatologia trattata e/o la comparsa di effetti secondari, gl indicatori per il potenziale rischio di dipendenza e le caratteristiche dei pazienti trattati garantendo l'anonimato.

Il testo del progetto (PDF: 253 kb)

Ente: ISS

Euro: 120.000

Un approccio integrato di sanità pubblica per la gestione del problema delle demenze

Nel 2015 è stato approvato il nuovo Piano nazionale demenze, che prevede tra gli obiettivi, che le Regioni riorganizzino i servizi dedicati alle demenze, ridenominati “Centri per Disturbi Cognitivi e Demenze” (CDCD), al fine di renderli dei centri specialistici multi-professionali con una funzione di coordinamento tra la medicina specialistica e quella generale tesa a favorire l’integrazione tra l’ospedale e il territorio.  Nel contesto internazionale, nell’ambito del semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea (UE), dal confronto tecnico e strategico fra gli stati membri  è emersa la necessità di prevedere una nuova Joint Action (JA) della Commissione Europea sulla demenza (ALCOVE 2), della durata di tre anni, con l’obiettivo di implementare le raccomandazioni del precedente progetto europeo ALCOVE rivolgendo contemporaneamente una particolare attenzione agli aspetti diagnostici e di supporto alla fase post-diagnostica. L’obiettivo principale di questa nuova JA è quello di implementare le migliori pratiche assistenziali rivolte ai pazienti con demenza che vivono a casa e nelle strutture per lungodegenti sia nella fase stabile della malattia che in quella acuta, nonché la condivisione a livello regionale di standard nazionali ed internazionali (raccomandazioni e linee guida) relativi alle aree di intervento previste (l’organizzazione, i requisiti informativi, la formazione degli operatori, la comunicazione ai cittadini), anche partendo dalla valutazione critica degli studi epidemiologici finora condotti. Con il progetto si intende garantire la partecipazione d3ell’Italia alla Joint Action Europea - Alcove 2.

Il testo del progetto (PDF: 238 kb)

Ente: ISS

Euro: 130.000

Implementazione della raccolta dati sui cicli singoli di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) al fine di migliorare l’efficacia del Sistema di Sorveglianza Nazionale/Registro Nazionale PMA

Nel nostro paese è in vigore dal Dicembre 2006, in ottemperanza all’art. 11 della legge 40/2004, un sistema di Sorveglianza/Registro Nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) che raccoglie, al momento in modalità aggregata, tutti i dati sull’applicazione dei cicli di trattamento di Procreazione Medicalmente Assistita. Le recenti modifiche legislative hanno ampliato l’applicazione delle procedure di PMA, permettendo anche i trattamenti con donazione di gameti. Per consentire, quindi di avere maggiori elementi per valutare approfonditamente la dimensione del fenomeno PMA in tutte le sue applicazioni (omologhe ed eterologhe), la sua rilevanza, le eventuali problematiche correlate all’efficacia dei trattamenti e la loro sicurezza è necessario implementare il sistema di sorveglianza attuale con una raccolta dati, basata sui singoli cicli di PMA, iniziando dalle tecniche maggiori: fecondazione in vitro con successivo trasferimento di embrione (FIVET) e iniezione intracitoplasmatica di un singolo spermatozoo (ICSI). L’implementazione del sistema di raccolta dati, con il passaggio dalla raccolta dal dato aggregato al dato di ogni singolo ciclo di trattamento, consentirà di aumentare notevolmente l’accuratezza epidemiologica delle analisi statistiche eseguite. La raccolta dei dati su ciclo singolo, rispetto ad una raccolta aggregata, consiste nell’individuare e monitorare per ogni singolo ciclo, e non paziente, tutto il percorso che viene compiuto in un

Il testo del progetto (PDF: 235 kb)

Ente: ISS

Euro: 157.000

Supporto al coordinamento della sorveglianza Passi d’Argento per una nuova rilevazione in linea con gli indicatori previsti dal PNP corrente

Nel panorama mondiale l’Italia continua ad essere uno dei Paesi più longevi e con la maggiore proporzione di anziani, tuttavia a questo allungamento della vita non sempre corrisponde un effettivo miglioramento della sua qualità: con l’aumento dell’età cresce infatti il problema della mancata autosufficienza aggravata dalla presenza di multipatologie. A causa appunto del progressivo invecchiamento della popolazione le malattie croniche non trasmissibili (MCNT) sono andate progressivamente aumentando negli ultimi decenni. Per poter contrastare tali malattie è necessario promuovere il contrasto a cattive abitudini, alla lotta al tabagismo e all’abuso di alcool negli adulti e implementare la promozione e l’offerta di programmi di prevenzione, e l’attuazione di azioni rivolte a migliorare la qualità della vita e la salute negli anziani per rafforzare le condizioni di un “invecchiamento attivo”. È pertanto indispensabile porre in atto politiche e strategie ad hoc e per attuare questo compito, le Regioni devono disporre di informazioni epidemiologiche adeguate. Tuttavia i flussi statistici correnti non permettono di avere informazioni tempestive su alcune condizioni peculiari della popolazione anziana, e le informazioni disponibili non raggiungono il dettaglio territoriale richiesto dal livello di programmazione locale. Per rispondere a tali esigenze, il Ministero della Salute e le Regioni, hanno promosso la sperimentazione di un sistema di sorveglianza denominato PASSI d’argento sulla qualità della vita, sulla salute e sulla percezione dei servizi nella terza età, che con il presente progetto si intende supportare ed implementare anche al fine di contribuire al monitoraggio dei Piani Nazionali della Prevenzione.

Il testo del progetto (PDF: 222 kb)

Ente: ISS

Euro: 50.000

Creazione e sviluppo del network italiano a supporto del progetto europeo BRIDGE-HEALTH (BRidging Information and Data Generation for Evidence-based Heath Policy and Research) finalizzato a dare strutturazione e sostenibilità alle attività europee nel campo della “health information”

La Commissione Europea ha recentemente approvato il Progetto BRIDGE-Health per costituire un consorzio finalizzato a dare strutturazione e sostenibilità di lungo periodo alle attività europee nel campo della Health Information (HI). La disponibilità di tecnologie avanzate ha reso possibile la costruzione di sistemi di sorveglianza per la valutazione della frequenza, dell’andamento temporale e dei gradienti geografici attraverso l’appaiamento di diverse fonti di informazione raccolte routinariamente, ma, nonostante la disponibilità di dati e le tecnologie avanzate, sono ancora pochi gli indicatori disponibili sullo stato di salute e la performance sanitaria, standardizzati e confrontabili a livello nazionale ed europeo. Il progetto europeo BRIDGE-Health (BRidging Information and Data Generation for Evidence-based Health Policy and Research) raccoglie l’esperienza dei precedenti progetti dell’Health Monitoring Programme con l’obiettivo di creare le basi per un sistema integrato e sostenibile di HI europeo. Con il presente progetto CCM si intende potenziare le attività previste nell’ambito del progetto BRIDGE-Health, in particolare: assicurare la trasferibilità a livello nazionale, migliorare la qualità e l’utilizzo degli indicatori di frequenza di malattia e di performance dell’assistenza sanitaria con procedure comuni attraverso la standardizzazione dei metodi di raccolta e di elaborazione dei dati routinari per la costruzione di indicatori complessi, assicurare il miglioramento della qualità attraverso la validazione degli indicatori di salute, stabilire priorità e trattare problemi etici e legali dovuti alla raccolta e all’utilizzo di dati sanitari seguendo le raccomandazioni e gli sviluppi del progetto stesso e sviluppare un sistema integrato e sostenibile di HI, come proposta di infrastruttura nazionale.

Il testo del progetto (PDF: 193 kb)

Ente: ISS

Euro: 177.000

Studio nazionale fertilità

In Italia il problema della denatalità non consente di fornire un ricambio generazionale e la fecondità tardiva riguarda sempre più frequentemente la nascita del primogenito. Va tuttavia evidenziato che il nostro Paese si pone all'interno di una tendenza presente in tutta Europa, dovuta non solo a fattori sanitari ed economici ma anche culturali e sociali che richiedono politiche di intervento su vari fronti. Per favorire la natalità, se da un lato è imprescindibile lo sviluppo di politiche intersettoriali e inter-istituzionali a sostegno della genitorialità, dall'altro sono indispensabili politiche sanitarie ed educative per la tutela della fertilità che siano in grado di migliorare le conoscenze dei cittadini al fine di promuoverne la consapevolezza delle conseguenze di una maternità tardiva e favorire il cambiamento. A tal fine è stato elaborato il “Piano nazionale per la fertilità”, con il quale si intende innanzitutto informare i cittadini sul ruolo della fertilità nella loro vita, sulla sua durata e su come proteggerla evitando comportamenti che possono metterla a rischio. Altro obiettivo del Piano è quello di creare le condizioni per fornire assistenza sanitaria qualificata per difendere la fertilità, promuovere interventi di prevenzione e diagnosi precoce al fine di curare le malattie dell'apparato riproduttivo e intervenire, ove possibile, per ripristinare la fertilità naturale. Il progetto CCM intende supportare l’attuazione del Piano e si pone come obiettivo generale quello di  raccogliere informazioni sulla salute sessuale e riproduttiva in grado di orientare e sostenere la programmazione di interventi a sostegno della fertilità in Italia attraverso indagini rivolte sia alla popolazione potenzialmente fertile (adolescenti, studenti universitari e adulti) e sia ai professionisti sanitari.

Il testo del progetto (PDF: 179 kb)

Ente: ISS

Euro: 244.212 (140.000 Capitolo 4393 e 104.212 Capitolo 3174)

Assistenza all’anziano affetto da condizioni di multimorbosità attraverso la realizzazione di un prototipo telematico operante in ambiente cloud

L’Italia è uno dei Paese dell’Unione Europea con il maggior numero di persone anziane e solitamente i soggetti con un’età superiore ai 65 anni sono affetti da più patologie concomitanti. Alla luce di tale situazione appare opportuno definire delle strategie di intervento che consentano sia di assicurare un’assistenza efficace sia di ottimizzare il rapporto costi-efficacia delle cure. Le evidenze scientifiche hanno dimostrato che per pazienti affetti da diverse condizioni patologiche l’utilizzo del telemonitoraggio e della telemedicina apporta notevole benefici. Con il progetto si intende utilizzare un sistema telematico, operante in ambiente cloud che consenta di garantire assistenza agli anziani. La piattaforma utilizzata riproduce un sistema medico domiciliare/ambulatoriale all-in-one che offre un servizio moderno, efficiente e funzionale di diagnostica strumentale amministrata in modalità remota telematica. Il sistema consente l’attivazione contemporanea e in remoto della videoconferenza e/o del video-consulto e la visualizzazione dei parametri clinici del paziente, dei suoi trend e soglie di anomalia, risultando così uno strumento clinico “vicino al paziente” in quanto consente di instaurare un legame continuo e psicologicamente rassicurante. Il monitoraggio continuo di determinati parametri fisiologici contribuisce a un controllo accurato e costante delle condizioni fisiologiche del soggetto e ne promuove l’aderenza terapeutica associata ad una patologia. Questo consente evidenti vantaggi gestionali e organizzativi e una conseguente riduzione dei costi diretti per il sistema sanitario e indiretti a carico del paziente, contribuendo al miglioramento della qualità della vita per la persona.

Il testo del progetto (PDF: 212 kb)

Ente: ISS

Euro: 177.000

Predisporre strumenti per l’innovazione del sistema sanitario basata sull’uso delle conoscenze genomiche e sulla medicina personalizzata

I progressi nell’ultimo decennio nel campo della genomica e delle scienze ad essa affini hanno posto le premesse per una nuova era nel campo della salute, quella della medicina personalizzata. Sebbene non esista definizione ufficiale, la medicina personalizzata si riferisce ad un modello medico che utilizza applicazioni genetiche/genomiche per definire la giusta strategia terapeutica per la persona giusta al tempo giusto, per determinare la predisposizione individuale alle malattie e per fornire prevenzione mirata in modo tempestivo. La diagnosi precoce, i programmi di prevenzione “mirati”, e trattamenti terapeutici specifici per ogni singolo paziente sono tra i capisaldi di questa nuova vision. L’esperienza degli ultimi anni ha, peraltro, evidenziato il gap esistente tra le enormi potenzialità derivanti dalla conoscenza del genoma nel suo complesso funzionamento e l’impatto sinora avuto da questa conoscenze sull’implementazione di programmi di salute per la popolazione. Il progetto si propone dunque di trasferire le conoscenze genomiche nella pratica dei servizi sanitari, in un approccio che metta al centro l’individuo ed aumentare l’efficacia della prevenzione diagnosi e cura delle malattie a più alto burden, tenendo in conto le differenze individuali relativamente a patrimonio genetico, stili di vita e ambiente e fornendo ai professionisti le risorse necessarie alla personalizzazione degli interventi. A tal fine verrà, tra l’altro, sviluppato un modello prototipale finalizzato a rendere fruibile al policy-maker raccomandazioni per includere l’utilizzo di informazioni genetiche e ‘omiche’ nella pratica del sistema sanitario e definita una proposta di piano operativo per la costituzione di un network delle biobanche di popolazione.

Il testo del progetto (PDF: 59 kb)

Ente: ISS

Euro: 177.000

 

Health Technology Assessment (HTA) in ambito vaccinale verso i decisori di Sanità Pubblica e occupazionale

Uno degli obiettivi centrali individuati dal PNP riguarda l’aumento della copertura vaccinale e l’adesione consapevole nella popolazione generale e in specifici gruppi a rischio, incluse alcune categorie di lavoratori. In ambito occupazionale le vaccinazioni rappresentano, infatti, un indispensabile strumento di tutela della salute per gli esposti ad agenti biologici, e in base alla normativa vigente, sulla base dei rischi individuati attraverso il processo di valutazione, il datore di lavoro può adottare la vaccinazione come misura protettiva particolare per lavoratori che non siano già immuni all’agente biologico presente nella lavorazione. I recenti dati, tuttavia, segnalano una sostanziale diminuzione della copertura vaccinale ed appare pertanto opportuno attuare delle nuove strategie, servendosi dell’approccio dell’Health Technology Assessment (HTA), processo multidisciplinare che si occupa di valutare gli aspetti medici, economici, organizzativi, sociali ed etici dell’introduzione o implementazione di tecnologie e interventi sanitari. Nell’ottica di un modello valutativo integrato di salute della popolazione nel suo complesso e dell’individuo in tutte le fasi della vita, compresa quella lavorativa, che copre un arco temporale molto esteso, il progetto si propone di identificare un gruppo di lavoro multidisciplinare di esperti che raccolga le valutazioni Health Technology Assessment (HTA) in ambito di prevenzione vaccinale, per valutarne il reale utilizzo nei processi decisionali, favorire il trasferimento di tali valutazioni ai decision makers, incrementando così le decisioni basate sulle evidenze. Sarà inoltre promossa l’adesione alla vaccinazione in contesti lavorativi ad alto rischio di esposizione ad agenti biologici, sensibilizzando i Medici Competenti sull’efficacia dei programmi vaccinali anche in termini di benefici prodotti.

Il testo del progetto (PDF: 163 kb)

Ente: INAIL

Euro: 146.000

Sorveglianza nazionale delle infezioni correlate all’assistenza

Le infezioni correlate all’assistenza (ICA), comprensive di quelle sostenute da germi antibioticoresistenti (AMR), rappresentano una complicanza frequente dell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria e comportano costi elevati per il paziente, il servizio sanitario e la società. La sorveglianza delle ICA, ed in particolare di quelle maggiormente prevenibili, rappresenta uno strumento essenziale per monitorare il trend epidemiologico, indirizzare gli interventi ma, soprattutto, promuovere azioni di miglioramento stimolate anche dal confronto con i risultati ottenuti in centri che trattano pazienti simili. L’European Center for Disease Control dal 2008 raccoglie annualmente dati sulle infezioni in reparti a rischio dai diversi paesi europei. Per promuovere il miglioramento continuo delle attività di prevenzione e controllo delle ICA e dell’antibioticoresistenza in ambito assistenziale e per contribuire al sistema europeo di sorveglianza coordinato dall’ECDC delle ICA è essenziale mantenere ed ampliare le reti collaborative di sorveglianza a livello nazionale costruite in questi anni. E’ necessario inoltre che tale ampliamento preveda l’integrazione con le specifiche attività di sorveglianza dedicate al fenomeno dell’antibioticoresistenza, presenti o da sviluppare in futuro sul territorio nazionale, così come indicato da ECDC e WHO. Con il progetto si intende dunque assicurare la partecipazione dell’Italia ai sistemi di sorveglianza delle infezioni correlate all’assistenza (ICA) coordinati a livello europeo dall’ECDC e la disponibilità di dati epidemiologici sulle ICA in diversi ambiti a livello nazionale.

Il testo del progetto (PDF: 233 kb)

Ente: Regione Emilia Romagna

Euro: 125.000

Valutare attraverso modelli di microsimulazione l’applicabilità e la trasferibilità, sul territorio nazionale, in termini di costo/beneficio di programmi di prevenzione per le malattie respiratorie croniche

Tra i macroobiettivi del Piano Nazionale della prevenzione 2014-2018, vi è quello di ridurre il carico prevenibile ed evitabile di morbosità, mortalità e disabilità delle malattie non trasmissibili, tra cui le malattie respiratorie croniche. In Italia le malattie respiratorie rappresentano la terza causa di morte e sono particolarmente rilevanti anche per il risvolto economico e sociale e per la loro ricaduta su tutti i diversi livelli e strati del sistema sanitario e sociale. Il progetto intende analizzare i dati nazionali attualmente disponibili per le malattie respiratorie croniche e i relativi fattori di rischio al fine di studiare, mediante la simulazione di diversi scenari, l’impatto di diverse possibili strategie di prevenzione e diagnosi precoce per le malattie respiratorie croniche. Il primo obiettivo dello studio sarà quello di ottenere un data-base longitudinale che permetta di seguire un sottoinsieme dei pazienti affetti da malattie respiratorie nei vari contatti che essi hanno avuto con il SSN nel corso degli anni. In un secondo momento verranno verificati i trend di spesa sanitaria per tipologia di pazienti (fasce di età, sesso, residenza, patologia, specializzazione, ecc.) e per tipologia di spesa. Allo stesso modo, sarà verificato a livello aggregato se, ed in che modo, le modificazioni intercorse nei livelli di compartecipazione alla spesa sanitaria (o di accesso alle terapie) incidono sui rapporti tra le categorie di spesa e come queste, a loro volta, si modificano tra i diversi gruppi di popolazione (in particolare anziani-non anziani). Infine verranno fornite tutte le informazioni utili ad impostare in modo più razionale eventuali proposte di prevenzione sanitaria sia a livello nazionale che locale, e a capire quali sono gli effetti dei cambiamenti nelle malattie respiratorie sugli altri settori, sulla spesa sociale a livello regionale e sul sistema produttivo più in generale.

Il testo del progetto (PDF: 222 kb)

Ente: Università degli Studi di Roma Tor Vergata-CEIS

Euro: 140.000

Sistema operativo nazionale di prevenzione ed allerta per ondate di calore

Gli effetti delle variazioni del clima sulla salute, in particolare quelli legati all’aumento progressivo della temperatura globale, sono tra i problemi più rilevanti di sanità pubblica per i gravi rischi per la salute, in particolare su sottogruppi di suscettibili a causa dell’età, di condizioni di salute, di condizioni socioeconomiche, culturali ed ambientali. In Europa, le ondate di calore rappresentano la principale causa di decessi prematuri associati ad eventi estremi o disastri negli ultimi 40 anni. La prevenzione degli effetti degli eventi climatici estremi (ondate di calore, ondate di freddo, alluvioni) rappresenterà, nei prossimi anni, uno degli aspetti prioritari per la programmazione degli interventi di sanità pubblica. Inoltre, considerato il progressivo invecchiamento della popolazione e le nuove evidenze su altri potenziali sottogruppi a rischio è essenziale programmare specifici interventi di prevenzione indirizzati ai sottogruppi maggiormente suscettibili. A tal fine dal 2004 è attivo in Italia il Piano Operativo Nazionale per la Prevenzione degli effetti del caldo sulla salute del CCM-Ministero della Salute in 34 città con oltre 200,000 abitanti che ad oggi rappresenta l’unica misura di sanità pubblica di adattamento ai cambiamenti climatici operativa, e che con il presente progetto si intende supportare ed implementare. Detto Piano rappresenta un’esperienza unica in Europa in quanto si basa sulle migliori evidenze disponibili e segue le indicazioni incluse nelle linee guida internazionali dell’OMS. In particolare, il coordinamento centrale dei sistemi di allarme, del monitoraggio rapido della mortalità e delle attività di prevenzione, hanno permesso l’adozione di strumenti comuni ed una condivisione delle “bestpractice” in ambito di sanità pubblica.

Il testo del progetto (PDF: 114 kb)

Ente: Azienda Sanitaria Locale Roma E

Euro: 140.000

Piano Operativo Nazionale per la Prevenzione degli Effetti delle ondate di calore sulla Salute

I cambiamenti climatici determinano l’incremento della temperatura e degli eventi meteorologici estremi, che aumenteranno progressivamente di frequenza ed intensità. In Europa, negli ultimi 40 anni le ondate di calore rappresentano la principale causa di decessi prematuri associati ad eventi estremi o disastri (WMO, 2014). Gli effetti sulla salute legati all’aumento progressivo della temperatura, rappresentano uno dei problemi più rilevanti di sanità pubblica in particolare in sottogruppi di suscettibili a causa dell’età, di condizioni di salute, di condizioni socioeconomiche, culturali ed ambientali. La prevenzione degli effetti delle ondate di calore rappresenta uno degli aspetti prioritari per la programmazione degli interventi di sanità pubblica. Alla Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici COP 21 di dicembre 2015, è stato raggiunto un consenso a livello internazionale non solo sulla necessità e urgenza di azioni di mitigazione attuabili nel medio-lungo termine, ma anche sull’importanza delle misure di adattamento in tutti i settori e in particolare in quello della sanità pubblica, che possono essere attuate nel breve termine. Dal 2004 è attivo in Italia il Piano Operativo Nazionale per la Prevenzione degli effetti del caldo sulla salute del CCM-Ministero della Salute in 34 città con oltre 200,000 abitanti che ad oggi rappresenta l’unica misura di sanità pubblica di adattamento ai cambiamenti climatici operativa, e che con il presente progetto si intende supportare ed implementare
Il “Piano Operativo Nazionale”, in continuità con le convenzioni precedenti, integra le raccomandazioni dell’OMS (WHO, 2008) che identificano gli elementi indispensabili per l’attuazione di un piano di prevenzione per gli effetti delle ondate di calore e che indicano che, per essere efficaci, le misure di prevenzione devono essere rivolte ai sottogruppi di popolazione a maggior rischio durante le ondate di calore.

Il testo del progetto (Pdf: 268 kb)

Ente: ASL RM1

Euro: 165.000,00

 

Cambiamenti climatici, inquinamento atmosferico e pollini: Modello integrato di monitoraggio dell’esposizione ambientale, allerta, sorveglianza rapida sanitaria e promozione di misure di prevenzione per ridurre l’impatto sulla salute

Gli effetti sulla salute legati ai cambiamenti climatici rappresentano uno dei problemi più rilevanti di sanità pubblica a livello globale. L’OMS stima oltre 250,000 decessi annui in più nel mondo a causa dei cambiamenti climatici per il periodo 2030-2050. L’area Mediterranea, ed in particolare l’Italia, sono ritenute tra le aree più vulnerabili ai rischi associati ai cambiamenti climatici soprattutto per l’incremento degli eventi meteorologici estremi, come ondate di calore e piogge intense. Tali eventi estremi hanno impatti significativi sulla salute non solo in termini di decessi ma anche per l’aggravarsi di patologie croniche e l’insorgenza di nuove patologie. Gli effetti indiretti dei cambiamenti climatici includono per esempio il cambiamento della stagionalità pollinica sia in termini di anticipazione che in termini di durata e allergenicità delle specie e inoltre la capacità dei pollini di interagire con gli inquinanti chimici ne modifica la composizione biochimica con possibilità di determinare una maggiore aggressività dei pollini stessi, soprattutto in specifici sottogruppi che subiscono un maggiore impatto in termini di sintomatologia, occorrenza di malattie, e decessi prematuri a causa di una serie di caratteristiche personali e dell’ambiente di vita che li rendono più vulnerabili ai fattori di rischio ambientali. Il progetto si propone di fornire un modello integrato per il monitoraggio e la sorveglianza, l’allerta e indicazioni per la prevenzione degli effetti sulla salute di diverse esposizioni ambientali legate ai cambiamenti climatici (temperature, piogge, inquinamento atmosferico, pollini). Attraverso queste attività sarà possibile avere stime degli effetti sulla salute causati da diversi eventi meteorologici estremi in tempi rapidi, migliorare la capacità di risposta del sistema sanitario e di adattamento della popolazione durante condizioni a rischio grazie ai sistemi di allerta e alle misure di prevenzione attraverso un sistema integrato.

Il testo del progetto (Pdf: 140 kb)

Ente: ASL RM1

Euro: 250.000,00

Sistema Informativo del portale acque e azioni pre-Normative a supporto dell’implementazione e Approvazione dei Piani di Sicurezza dell’Acqua nelle filiere idro-potabili (SINAPSA)

Obiettivo generale del progetto è l’implementazione del sistema informativo del portale acque e il supporto all’implementazione e approvazione dei Piani di Sicurezza dell’Acqua nelle filiere idro-potabili. I requisiti di idoneità di un’acqua per il consumo umano, incluso l’utilizzo potabile ed altri impieghi domestici, sono infatti stabiliti dal D.lgs. 31/2001 e s.m.i. in base al quale l’acqua fornita attraverso una rete di distribuzione, nel punto in cui fuoriesce dai rubinetti utilizzati per il consumo umano, deve essere conforme ad una serie di parametri microbiologici e chimici indicati nell’allegato I dello stesso decreto. Con il recepimento della Dir. UE 6 ottobre 2015, n. 2015/1787il nostro paese dovrà modificare significativamente il corpus legislativo che presiede alla qualità e sicurezza delle acque destinate al consumo. La nuova direttiva infatti modifica gli allegati concernenti i requisiti minimi dei programmi di controllo per le acque destinate al consumo umano e le specifiche per i metodi di analisi dei diversi parametri e di fatto intende integrare l’attuale regime di monitoraggio sulle acque distribuite con un sistema di prevenzione e controllo basato sull’analisi di rischio estesa all’intera filiera idro-potabile secondo i principi dei water safety plans (Piani di Sicurezza dell’Acqua, PSA) della WHO. Pertanto con la presente iniziativa si intende supportare l’implementazione nazionale della direttiva UE 2015/1787 e l’introduzione dei piani di sicurezza dell’acqua (PSA) approvati dall’Autorità sanitaria centrale nelle filiere idro-potabili del territorio nazionale. Inoltre verranno aggiornati i criteri di sicurezza microbiologici delle acque destinate a consumo umano e integrati adeguatamente i contenuti informativi del portale nazionale acque potabili del Ministero. Una parte del progetto sarà infine dedicata ad un altro importante aspetto delle acque, ovvero quello relativo al rischio sanitario associato alle attività di balneazione; in tale ambito di procederà ad un puntuale aggiornamento dello strumento profili della sezione acque di balneazione del Portale.

Il testo del progetto (Pdf: 340 kb)

Ente: Istituto superiore di sanità

Euro: 200.000,00

Avvio delle attività dell’ISS, anche in supporto al Ministero della Salute, relative al controllo della radioattività nelle acque destinate al consumo umano, in attuazione del d.lgs. 28/2016 che ha recepito la direttiva 2013/51/Euratom

Il recente decreto legislativo 28 del 15 febbraio 2016 che ha recepito la direttiva 2013/51/Euratom, stabilisce i requisiti per la tutela della salute della popolazione relativamente alle sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo umano. Tale decreto prevede che il controllo delle sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo sia assicurato dalle regioni e province autonome – che si avvalgono delle ASL, o di altri enti pubblici competenti, e delle ARPA – attraverso l’elaborazione e la messa in atto di un programma di controllo (art. 4, comma 1). Nell’ambito del suddetto programma di controllo, il d.lgs. 28/2016 prevede che le ASL (o altri enti competenti), avvalendosi delle ARPA, effettuino controlli esterni – delle sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo umano, atti ad accertare se siano superati valori di parametro, al di sopra dei quali è obbligatoria la valutazione del rischio per la salute umana dovuto all’esposizione alle sostanze radioattive misurate nelle acque in esame e l’eventuale adozione di provvedimenti correttivi per il miglioramento della qualità dell’acqua relativamente al suo contenuto di radioattività o provvedimenti cautelativi di restrizione dell’uso di tali acque. I gestori degli impianti sono tenuti anch’essi ad effettuare controlli sulle acque, finalizzati a garantire che l’acqua distribuita sia conforme ai requisiti del decreto. Il medesimo d.lgs. 28/2016 prevede, inoltre, che i risultati dei controlli siano inviati da parte delle regioni e province autonome al Ministero della salute ed all’Istituto superiore di sanità, entrambi gestori di un archivio nazionale, in cui saranno raccolti i programmi di controllo, i dati delle misurazioni, e più in generale tutta la documentazione riguardante il controllo della radioattività nelle acque destinate al consumo umano e delle altre attività disciplinate dal citato decreto. Con il presente progetto si intende pertanto supportare l’avvio di tutte le attività necessarie all’attuazione della direttiva 2013/51/Euratom e relative al controllo della radioattività nelle acque destinate al consumo umano.

Il testo del progetto (Pdf: 257 kb)

Ente: ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ

Euro: 100.000

Analisi epidemiologica di tre malattie infettive orfane: trichinella, listeria, echinococcus

Il Decreto Ministeriale 15 dicembre 1990 (G. U. 8 gennaio 1991, n. 6), stabilisce per molte malattie trasmissibili l’obbligo di notifica, tra queste anche la trichinellosi, la lysteria e l’echinococco, anche se con modalità differenti. Per queste stesse malattie esiste anche un debito informativo nei confronti di organi comunitari, poiché gli attuali accordi prevedono che gli Stati Membri raccolgano e trasmettano sia all’ECDC che all’EFSA i dati relativi a eventuali episodi epidemici di malattie zoonotiche trasmesse da alimenti. Purtroppo ad oggi rispondere correttamente a questo debito informativo non è sempre possibile poiché l’attuale assetto di monitoraggio in Italia, prevede una forte eterogeneità della strutturazione dei sistemi di sorveglianza regionali che dialogano in modo frammentario e parziale con il sistema Nazionale delle Malattie infettive. Ciò determina di fatto una forte sottostima dei dati, per contrastare la quale appare necessario provvedere ad un implementazione  dei sistemi di sorveglianza e di monitoraggio, anche attraverso l’integrazione e il rafforzamento dei sistemi di laboratorio ed epidemiologici. Gli obiettivi del presente progetto sono dunque quelli di rendere più efficace la diagnostica clinica e di laboratorio, le indagini epidemiologiche e la sorveglianza della trichinellosi umana in Italia mediante un approccio ‘One Health’, di analizzare l’attuale sorveglianza della listeriosi in Italia, fornendo informazioni sul livello di integrazione delle sue componenti e sui punti critici per allinearla agli standard richiesti dalla UE e infine quello di acquisire dati ed informazioni necessarie a quantificare il burden dell’Echinococcosi su scala nazionale e coinvolgere i servizi territoriali.

Il testo del progetto (Pdf: 489 kb)

Ente: ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ

Euro: 99.517,00

Azioni per l’implementazione e il monitoraggio del PNPV 2016-2018 compresa la costruzione di una anagrafe vaccinale nazionale digitale

Il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 (PNPV) introduce un aumento del numero di vaccini offerti alla popolazione con l’obiettivo di proteggere meglio tutte le fasce d’età a maggior rischio. Questo ambizioso obiettivo comporta un maggior uso di risorse, una migliore organizzazione a livello dei centri vaccinali, nonché una promozione della vaccinazione. Come avviene di consueto Il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale costituisce il documento di indirizzo da cui deriveranno i piani regionali e che necessiteranno di una verifica del raggiungimento dei loro obiettivi. Come richiesto dall’azione centrale, attraverso questo progetto, sarà sviluppato un Piano di monitoraggio del PNPV che comprenderà sia gli indicatori già identificati (nei LEA, nel PNP, nel PNPV) che nuovi indicatori sviluppati in accordo con il Ministero della Salute e con le Regioni. Il raggiungimento degli obiettivi previsti dal Piano saranno verificati annualmente attraverso gli indicatori in coerenza e senza sovrapposizione con il Piano di monitoraggio e valutazione incluso nel nuovo PNP. L’obiettivo della valutazione è quello di garantire la gestione del programma a livello nazionale e regionale nel modo più efficiente, migliorare le attività in corso e consentire la ri-pianificazione delle attività ai diversi livelli operativi di competenza in base ai risultati conseguiti. Le informazioni raccolte includeranno le motivazioni di basse o alte performance, per assicurare la sostenibilità e la coerenza tra gli obiettivi.Ove necessario, e su richiesta delle regioni stesse, potranno essere organizzati incontri ad hoc, anche su problematiche specifiche, per il superamento delle stesse.

Il testo del progetto (Pdf: 79 kb)

Ente: ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ

Euro: 99.000,00

 

SISTIMAL. Sistema di Indicatori per il Monitoraggio dell’impatto alcolcorrelato. Sistema finalizzato alla valutazione del raggiungimento degli obiettivi di prevenzione del Consumo rischioso e dannoso di Alcol nella popolazione nazionale e regionale a supporto del Piano Nazionale di Prevenzione e alle Azioni Centrali del Ministero della Salute

Il consumo di bevande alcoliche è complessivamente responsabile di mortalità prematura, disabilità e insorgenza di oltre 230 patologie che costano alla società circa 17 milioni di anni di vita persi e si stima che nel 2012 l’uso dannoso di alcol ha causato nel mondo 3,3 milioni di morti. Le tre categorie che per oltre il 90% contribuiscono alla mortalità attribuibile direttamente o indirettamente al consumo di alcol sono gli incidenti, le malattie cardiovascolari e il cancro. L’alcol è inoltre responsabile di numerose problematiche sociali ed è il primo fattore di rischio emergente rispetto a tutte le sostanze illegali per episodi o atti di violenza, criminalità, maltrattamenti familiari verso il partner o verso i minori, per perdita di produttività e di lavoro, e, non ultimo è stato recentemente indicato come fattore concorrente alla maggiore suscettibilità all’insorgenza di malattie infettive come per esempio la tubercolosi, l’AIDS e la polmonite.  Gli interventi e le azioni previste dal  presente progetto SISTIMAL (Sistema di indicatori per il monitoraggio dell’impatto alcol-correlato), in coerenza con quanto previsto dalla strategia globale sull’alcol e dal Piano Nazionale di Prevenzione 2014-2018, consentiranno di fornire il contributo richiesto per la valutazione del raggiungimento degli obiettivi di prevenzione del consumo rischioso e dannoso di alcol nella popolazione, di riformulare, aggiornare ed integrare gli indicatori per il monitoraggio della mortalità alcolcorrelata e auspicabilmente a verificare la possibilità di fornire caratteristiche dell’utenza dei servizi per giungere allo sviluppo di un rapporto tecnico scientifico annuale, integrato dalle varie fonti , da inserire nella Relazione al Parlamento su alcol e problemi alcol-correlati, secondo quanto previsto dalla Legge 125/2001.

Il testo del progetto (Pdf: 358 kb)

Ente: ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ

Euro: 100.000,00

Il sistema di sorveglianza nazionale OKkio alla SALUTE: dalla diffusione dei dati della V raccolta al sostegno per la comunicazione dei risultati a vari livelli

La lotta all’obesità, con una prevalenza triplicata dal 1980 in molti Paesi europei e in continuo aumento soprattutto tra i bambini, rappresenta per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization, WHO) una delle più grandi sfide in termini di sanità pubblica del 21° secolo.
L’eccesso di peso, infatti, accompagnato da una scorretta alimentazione e dall’inattività fisica, si configura come un fattore di rischio importante per lo sviluppo di patologie cronico-degenerative che possono instaurarsi anche in giovane età. Il sovrappeso riguarda indistintamente adulti e bambini, anche se gli alti livelli riscontrati nei giovani rappresentano un’area di particolare preoccupazione. In Italia, per far fronte all’esigenza di stimare la prevalenza di sovrappeso e obesità infantile a livello nazionale e regionale, al fine di renderla anche confrontabile con i dati a livello europeo e concertare azioni preventive adeguate, dal 2007, grazie ai finanziamenti del CCM/Ministero della Salute, è attivo il sistema di sorveglianza nazionale “OKkio alla SALUTE” rivolto ai bambini della terza classe della scuola primaria (8-9 anni) che, ad oggi, ha all’attivo cinque rilevazioni (2008/9, 2010, 2012, 2014 e 2016) avvenute con periodicità biennale. Grazie a questo sistema di sorveglianza, l’Italia dispone di dati raccolti con metodologie standardizzate che permettono un confronto nazionale e regionale e  consente all’Italia la partecipazione attiva  all’iniziativa europea “COSI- Childhood Obesity Surveillance Initiative del WHO Regional Office for Europe” insieme a altri 16 paesi europei. Con il presente  progetto si intende garantire il coordinamento centrale della sorveglianza OKkio alla SALUTE attraverso il supporto tecnico scientifico finalizzato alla analisi dei dati raccolti nel 2016, al rilascio degli output aziendali/regionali di tali analisi e alla comunicazione dei risultati della V raccolta dati a livello internazionale, nazionale, regionale/aziendale.

Il testo del progetto (Pdf: 295 kb)

Ente: ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ

Euro: 81.510,00

Supporto alle Regioni per il mantenimento e implementazione della sorveglianza di popolazione PASSI sui fattori di rischio comportamentali connessi alla salute della popolazione adulta italiana

L’allungamento della vita media e il progressivo invecchiamento della popolazione hanno contributo a far crescere il peso delle malattie croniche non trasmissibili (MCNT), che oggi rappresentano la principale causa di morte, morbilità ma anche di perdita di anni di vita in buona salute, liberi da disabilità.  Il contrasto alle MCNT è tuttavia possibile ed è al centro delle strategia universale, che da diversi anni l’OMS e molti Paesi membri stanno realizzando attraverso piani e programmi di prevenzione delle MCNT e di promozione della salute e passa attraverso il contrasto dei principali fattori di rischio comportamentali associati alla loro insorgenza. In Italia, dal 2004 il Ministero della Salute e il CCM, in collaborazione con le Regioni, ha promosso la progettazione, la sperimentazione e l’implementazione di sistemi di sorveglianza di popolazione, dedicati a diverse fasce di età della popolazione, volti a fornire dati sui fattori di rischio comportamentali,  per sostenere gli interventi di prevenzione e promozione della salute e monitorare e valutare nel tempo l’efficacia degli interventi attuati. Nasce così la sorveglianza PASSI “Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia”  che si caratterizza come una sorveglianza in sanità pubblica che, sul modello della Behavioural Risk Factor Surveillance System adottato in molti paesi (dagli Stati Uniti all'Australia) raccoglie, in continuo e attraverso indagini campionarie, informazioni dalla popolazione italiana adulta (18-69 anni),  sullo stato di benessere fisico e psicologico e aspetti inerenti la qualità della vita connessa alla salute, sugli stili di vita e i fattori di rischio comportamentali connessi all’insorgenza delle MCNT e sul grado di conoscenza e adesione ai programmi di prevenzione che il Paese sta realizzando. Con il presente progetto si intende garantire anche per l’anno 2017 il mantenimento e l’implementazione della sorveglianza PASSI. Condotta dalle Regioni con il supporto tecnico e scientifico del’ISS.

Il testo del progetto (Pdf: 329 kb)

Ente: ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ

Euro: 75.106,00

Supporto alle Regioni per l’implementazione della sorveglianza di popolazione PASSI d’ARGENTO sulla qualità della salute e i bisogni della popolazione

L’Italia è uno dei Paesi più longevi e con la maggiore proporzione di anziani. L’allungamento della vita media e il progressivo invecchiamento della popolazione determinano un aumento del peso delle malattie croniche non trasmissibili (MCNT), che sono anche causa di  perdita di anni di vita in buona salute, liberi da disabilità, poiché all’allungamento della vita non sempre corrisponde un effettivo miglioramento della sua qualità. Dopo i 64 anni, e progressivamente all’aumentare dell’età, aumenta infatti il rischio di malattia, polimorbidità, disabilità con perdita dell’autonomia e isolamento sociale. Il contrasto alle malattie croniche passa anche attraverso la promozione di azioni rivolte a migliorare la qualità della vita e la salute negli anziani e rafforzare le condizioni per un “invecchiamento attivo”, così da ridurre la disabilità e il rischio di disabilità, la fragilità nell’anziano e assicurare il mantenimento di una buona qualità della vita. Per attuare questo compito è necessario che le Regioni dispongano di informazioni epidemiologiche adeguate che consentano di valutare la qualità dell’assistenza e di razionalizzare le risorse disponibili. Per rispondere a tali esigenze, dal 2004 il Ministero della Salute e il CCM, in collaborazione con le Regioni, hanno promosso il sistema Passi d’Argento, quale sistema di sorveglianza dedicato alla popolazione anziana, che raccoglie  informazioni  sulla qualità della vita, sulla salute e sui bisogni delle persone con 65 anni e più, “misurando” anche il contributo che gli anziani offrono alla società, fornendo sostegno all’interno del proprio contesto familiare e della comunità. Con il presente progetto si intendono sostenere le Regioni/ASL nella implementazione e conclusione della raccolta dati del biennio 2016-2017 della sorveglianza Passi d’Argento, e dare supporto al monitoraggio e alla valutazione di mezzo termine e/o finale del PNP 2014-2018 inerente gli obiettivi di salute specifici della popolazione anziana di fonte Passi d’Argento.
L’Italia è uno dei Paesi più longevi e con la maggiore proporzione di anziani. L’allungamento della vita media e il progressivo invecchiamento della popolazione determinano un aumento del peso delle malattie croniche non trasmissibili (MCNT), che sono anche causa di  perdita di anni di vita in buona salute, liberi da disabilità, poiché all’allungamento della vita non sempre corrisponde un effettivo miglioramento della sua qualità. Dopo i 64 anni, e progressivamente all’aumentare dell’età, aumenta infatti il rischio di malattia, polimorbidità, disabilità con perdita dell’autonomia e isolamento sociale. Il contrasto alle malattie croniche passa anche attraverso la promozione di azioni rivolte a migliorare la qualità della vita e la salute negli anziani e rafforzare le condizioni per un “invecchiamento attivo”, così da ridurre la disabilità e il rischio di disabilità, la fragilità nell’anziano e assicurare il mantenimento di una buona qualità della vita. Per attuare questo compito è necessario che le Regioni dispongano di informazioni epidemiologiche adeguate che consentano di valutare la qualità dell’assistenza e di razionalizzare le risorse disponibili. Per rispondere a tali esigenze, dal 2004 il Ministero della Salute e il CCM, in collaborazione con le Regioni, hanno promosso il sistema Passi d’Argento, quale sistema di sorveglianza dedicato alla popolazione anziana, che raccoglie  informazioni  sulla qualità della vita, sulla salute e sui bisogni delle persone con 65 anni e più, “misurando” anche il contributo che gli anziani offrono alla società, fornendo sostegno all’interno del proprio contesto familiare e della comunità. Con il presente progetto si intendono sostenere le Regioni/ASL nella implementazione e conclusione della raccolta dati del biennio 2016-2017 della sorveglianza Passi d’Argento, e dare supporto al monitoraggio e alla valutazione di mezzo termine e/o finale del PNP 2014-2018 inerente gli obiettivi di salute specifici della popolazione anziana di fonte Passi d’Argento.

Il testo del progetto (Pdf: 304 kb)

Ente: ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ

Euro: 83.405,00

Messa a Sistema della Banca Dati Prosa per la promozione della salute con particolare riferimento agli interventi nella scuola

Il 2 aprile 2015 è stato siglato un nuovo Protocollo d’intesa tra il Ministro della Salute e il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca “Per la tutela del diritto alla salute, allo studio e all’inclusione”, finalizzato a rafforzare la collaborazione inter-istituzionale per migliorare, coordinare e agevolare le attività di rispettiva competenza per la tutela e promozione della salute e del benessere psicofisico di bambini, alunni e studenti, sostenendo e sviluppando azioni volte a promuovere l’offerta attiva di iniziative di promozione ed educazione alla salute rivolte ai bambini ed adolescenti, privilegiando metodologie di “peer education” e “life skill education”.
Tali obiettivi sono in linea con quanto sancito dal nuovo PNP 2014-2018  che, implementando gli obiettivi del Programma nazionale “Guadagnare Salute”, ha previsto l’attuazione di interventi di promozione della salute con un approccio intersettoriale, trasversale ai determinanti di salute e per ciclo di vita e ha individuato la scuola come uno tra i setting prioritari di intervento. Inoltre lo stesso  Piano tra gli obiettivi centrali a carattere di sistema del capitolo “Accountability dell’organizzazione e sostenibilità della prevenzione” ha previsto “un sistema informativo nazionale che sorvegli qualità e quantità delle azioni di promozione della salute, che sia in grado di selezionare e valorizzare le buone pratiche, di monitorare le attività e quantificarne il consumo di risorse”. Con il presente progetto si intende mettere a sistema la banca dati Pro.Sa. come sistema informativo comune a tutte le regioni, in grado di monitorare qualità e quantità delle azioni di promozione della salute e di selezionare e valorizzare le buone pratiche, con una particolare attenzione ai programmi ed alle azioni realizzati nel setting scuola. Detta Banca dati è stata istituita nel 2000 al fine di documentare le esperienze piemontesi e poi a partire dal 2007 è stata sperimentata a livello sovra regionale grazie a progetti promossi dal Ministero della Salute nell’ambito del programma nazionale Guadagnare Salute.

Il testo del progetto (Pdf: 110 kb)

Ente: Regione Piemonte-ASLTO3

Euro: 80.000,00

Progetto pilota di sorveglianza della mortalità perinatale

Tra gli straordinari progressi registrati a livello globale vi è la riduzione del 50% della mortalità materna e della mortalità infantile sotto i 5 anni. Il miglioramento della qualità dell’assistenza alla madre e al neonato durante il travaglio, alla nascita, nel primo giorno e nella prima settimana di vita sono riconosciuti a livello internazionale come il fulcro sul quale far leva per perseguire l’obiettivo di ridurre ulteriormente la mortalità materna e infantile nei prossimi anni. Fra le aree di azione a sostegno della salute della donna e del neonato individuate dai Sustainable Development Goals (SDGs) 2016-2030, l’area della accountability - intesa come capacità di migliorare e armonizzare il monitoraggio e il reporting dei dati e promuovere attività di revisione indipendente coinvolgendo i portatori di interesse – e l’area della ricerca e dell’innovazione - intesa come capacità di legare i risultati della ricerca alle politiche e all’azione - rivestono nel nostro Paese un ruolo centrale. Rispetto a tali aree, malgrado gli innumerevoli successi ottenuti a livello globale, permane una grande variabilità nella definizione di nato morto e purtoppo tale eterogeneità non consente una raccolta di dati omogenei e, quindi, una disponibilità di stime affidabili e confrontabili necessari per lo studio dei diversi meccanismi eziologici e patogenetici che conducono al decesso in utero o dopo la nascita. Con il presente progetto si intende implementare il sistema di sorveglianza della mortalità materna, avviando un modello pilota di sorveglianza attiva della mortalità in utero tardiva e della mortalità neonatale precoce nelle regioni Lombardia, Toscana e Sicilia per produrre stime population-based della mortalità perinatale e informazioni utili a prevenire i decessi perinatali evitabili e in grado di fornire alivello nazionale  un dato unico e validato.

Il testo del progetto (Pdf: 262 kb)

Ente: ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ

Euro: 150.000

 

Sistema di Sorveglianza sui determinanti di salute nella prima infanzia

L’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’UNICEF in questi ultimi anni hanno evidenziato l’importanza di promuovere interventi precoci, anche per favorire un efficace e tempestivo contrasto alle disuguaglianze in salute focalizzando l’attenzione sui cosiddetti primi 1000 giorni, che vanno dal concepimento ai primi due anni di vita. Le evidenze scientifiche disponibili documentano chiaramente come alcuni rilevanti problemi di salute del bambino e dell’adulto siano prevenibili mediante semplici azioni realizzabili nel periodo perinatale e nei primi anni di vita, sia attraverso la riduzione dell’esposizione a fattori di rischio che con la promozione di fattori protettivi
Per far fronte a queste problematiche di salute, in questi anni si sono sviluppate nel nostro Paese alcune iniziative/programmi per promuovere azioni di prevenzione e promozione della salute di dimostrata efficacia nei primi 2 anni di vita .Sebbene queste iniziative/programmi siano fondamentali per far sviluppare una cultura della prevenzione e far crescere la consapevolezza su queste tematiche, a livello nazionale non esiste ancora un sistema di sorveglianza che possa monitorare l’applicazione di queste azioni nella prima infanzia al fine di valutare i comportamenti di salute e mirarne l’efficacia. Nel 2013 il CCM  ha promosso e finanziato un progetto pilota avviato in  5 Regioni italiane sui determinanti di salute del bambino da prima del concepimento ai due anni di vita, affidandone il coordinamento all’Istituto Superiore di Sanità (ISS).Alla luce degli ottimi risultati ottenuti con la fase sperimentale, con il presente progetto si intende realizzare a livello nazionale un Sistema di Sorveglianza sui determinanti di salute nella prima infanzia presso i servizi/ambulatori preposti per le vaccinazioni.

Il testo del progetto (Pdf: 115 kb)

Ente: ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ

Euro: 222.000

Supporto ai Piani Regionali di Prevenzione attraverso l’elaborazione e implementazione di un framework di monitoraggio

Il Piano Nazionale per la Prevenzione (PNP) 2014–2018, definito il 13 novembre 2014 con Intesa Stato Regioni ha previsto un impianto basato sulle evidenze e ha chiesto alle Regioni e alle Province Autonome di adeguare la propria programmazione nel settore della prevenzione e della promozione della salute ai macro obiettivi definiti a livello centrale rispetto ai quali definire dei valori specifici da raggiungere nel quinquennio. Sempre in sede di programmazione il Ministero ha chiesto di individuare un set di indicatori sentinella in grado di monitorare nel tempo l’attuazione dei Piani Regionali di Prevenzione (PRP),  in modo da verificare quanto di piani e programmi inseriti nei PRP vengano effettivamente realizzati a livello regionale e provinciale Nel corso degli anni di attuazione del Piano Nazionale, è emersa una notevole diversificazione, da Regione a Regione, degli interventi, e delle relative modalità di attuazione, che si è tradotta in una declinazione degli obiettivi centrali del PNP molto differenziata, ciò ha reso pertanto necessario rendere il monitoraggio dei Piani regionali più rigoroso dal punto di vista metodologico e più utile in termine di ricadute per le Regioni, di perfomance di ciascuna di esse, di condivisione di aspetti generali e di rilevazione e analisi di buone pratiche potenzialmente estendibili. Con il presente progetto siintende dunque procedere all’identificazione, elaborazione ed applicazione di un framework di monitoraggio e rendicontazione quale strumento di valutazione, che possa essere di supporto alle regioni per l’attuazione e l’eventuale riorientamento dei propri piani regionali.

Il testo del progetto (Pdf: 123 kb)

Ente: ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ

Euro: 80.000

Supporto alla Joint Action CHRODIS-PLUS (Implementing good practices for chronic diseases)

Entro il 2060 si prevede che il numero di europei con età superiore a 65 anni aumenti da 88 a 152 milioni, con un conseguente aumento delle malattie croniche. Alla luce di tale scenario è fondamentale ottenere un aumento di anni di vita in buona salute e un invecchiamento attivo della popolazione attraverso soluzioni innovative per la promozione della salute lungo il corso della vita, per la prevenzione dei fattori di rischio comuni, e per la definizione di percorsi di cura per la cronicità. A tal fine nel 2014 la Commissione europea, ha promosso la Joint Action CHRODIS (Addressing chronic diseases & healthy ageing across the life cycle) per promuovere e facilitare a livello europeo un processo di scambio e trasferimento di buone pratiche per un'azione efficace contro le malattie croniche, con un focus specifico sulla promozione della salute e la prevenzione delle malattie croniche, sulla co-morbosità e il diabete. Le attività di CHRODIS verranno ulteriormente sviluppate attraverso la nuova Joint Action CHRODIS-PLUS (2017-2020) che prevede il trasferimento dei risultati di CHRODIS nella pratica, attraverso azioni pilota nei vari Paesi europei partecipanti. L’ISS coordinerà il work package “Fostering quality in prevention and care in chronic diseases: from diabetes to chronic diseases through pilot actions” che prevede l’implementazione di buone pratiche e attività basate su prove d’efficacia per migliorare la qualità della prevenzione e della cura del diabete e, più in generale, delle malattie croniche.

Il testo del progetto (Pdf: 98 kb)

Ente: ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ

Euro: 83.600

La dimensione delle demenze in una prospettiva di sanità pubblica

A marzo 2016 è stata avviata la nuova Joint Action (JA) della Commissione Europea sulla demenza (ACT on Dementa – Dementia 2), della durata di tre anni, con l’obiettivo di implementare le raccomandazioni del precedente progetto europeo ALCOVE e di promuovere le best practice della demenza negli ambiti specifici dell’assistenza dei pazienti e dei loro familiari quali la diagnosi ed il supporto post-diagnostico, il coordinamento dei processi di cura, la qualità delle cure in ambienti residenziali e le iniziative come le comunità amichevole di demenza. Tale finalità sono strettamente coerenti con gli interventi promossi a livello nazionale con l’adozione e la realizzazione del Piano Nazionale Demenze adottato in Italia nel 2015.
Il presente progetto si propone dunque di fornire un supporto tecnico al recepimento ed all’implementazione nelle Regioni del Piano Nazionale delle Demenze e di garantire la partecipazione dell’Italia alla Joint Action europea “ACT on dementia”, attraverso l’expertise dell’istituto superiore di sanità ”. In particolare gli obiettivi si concentreranno nell’identificare e definire un protocollo operativo per implementare le migliori pratiche per la definizione diagnostica ed il supporto post diagnosi nonché nella gestione della fase acuta del paziente affetto da demenza e nel coordinamento dei servizi nonché l’implementazione dell’adozione di strumenti web utili alla promozione della salute e alla prevenzione delle demenze; di supporto sia per gli operatori delle regioni e dei servizi clinici e territoriali sia per i cittadini.

Il testo del progetto (Pdf: 77 kb)

Ente: ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ

Euro: 110.000

Supporto e valorizzazione della Joint Action “Frailty Prevention” attraverso la promozione dell’attività fisica degli ultra64enni

La fragilità degli anziani è oramai considerata un problema rilevante e rappresenta una priorità di “Europa 2020” e un obiettivo fondamentale per la strategia sanitaria dell'Unione Eurpea "Insieme per la salute". Gli attuali sistemi di salute pubblica europei non sono preparati a farsi carico di questo problema. Ciò comporta che le esigenze delle persone con tale condizione possano essere ignorate, con una conseguente alta probabilità che la fragilità si trasformi in disabilità, soprattutto nei casi in cui la fragilità si associa ad altre malattie o multimorbosità. Per far fronte a tale problematica la Commissione Europea  nell’ambito del terzo Health programm Europeo 2014-2020 ha promosso la Joint Action “Frailty Prevention” denominata “Advantage, alla quale l’Italia ha deciso di partecipare attivamente anche in virtù del fatto che il problema della fragilità è particolarmente rilevante nel nostro Paese, ove risiedono circa 13 milioni di ultra64enni,. Con il progetto, a supporto della suindicata Joint Action, si intende identificare e mettere a disposizione dei 23 Stati Membri partecipanti gli elementi essenziali per definire operativamente la fragilità; mettere a punto le modalità per attivare uno screening della fragilità in Comunità e definire ed indicare quali siano gli approcci più efficaci e fattibili per realizzare la prevenzione della pre-fragilità e della fragilità e il recupero delle persone fragili, almeno dei casi iniziali.

Il testo del progetto (Pdf: 269 kb)

Ente: ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ

Euro: 86.400

Supporto alle attività ed azioni del G7

Nel corso del 2017 l’Italia presiederà le attività G7 e il tema indicato dal Governo tratta dell’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute, elemento che troverà spazio sia nell’agenda dei Capi di Stato (maggio 2017) che in quella dedicata al settore sanitario (che si articolerà su vari incontri degli esperti G7, della Commissione europea, dell’OMS e dell’OCSE in Italia, che si concluderanno con l’incontro ministeriale di Novembre 2017). Gli effetti sulla salute legati ai cambiamenti climatici rappresentano, infatti,  uno dei problemi più rilevanti di sanità pubblica a livello globale, sia direttamente sulla salute umana, che indirettamente, avendo un effetto significativo anche sulla salute animale e sulla sicurezza degli alimenti. Con il presente progetto si intendono supportare le attività che verranno avviate per la piena riuscita del G7 ed in particolare si procederà a delineare una serie di simulazioni di scenari determinati dai cambiamenti climatici da sottoporre all’attenzione e alla discussione durante il G7, al fine di pervenire a politiche e strategie atte a sostenere interventi di prevenzione e promozione della salute. Sarà inoltre data ampia diffusione a livello internazionale delle risultanze di questi studi che riguarderanno  soprattutto lo sviluppo di simulazioni attraverso analisi e revisione di letteratura e con la consulenza esperta di leader accademici e scientifici internazionali  e la generazione di scenari complessi determinati sulla base di conoscenze consolidate, conoscenze analitiche sviluppate ad hoc e tecniche di foresight.

Il testo del progetto (Pdf: 125 kb)

Ente: ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ

Euro: 100.000

Studio dello stato di salute di popolazioni basato su dati sanitari e demografici correnti

Lo studio dello stato di salute delle popolazioni, basato sull’analisi statistico epidemiologica di dati correnti accreditati, è di rilevante supporto alle attività di prevenzione e programmazione sanitaria che vengono svolte dalle istituzioni ai vari livelli (locali, ad iniziare dalle ASL,  e centrali. I principali fenomeni che vengono presi in considerazione per studiare lo stato di salute sono la mortalità e l’ospedalizzazione, contestualizzati in ambito demografico. L’approccio epidemiologico usato si basa  su un  uso intensivo dei corrispondenti  archivi, che permette di effettuare l’analisi dei bisogni sanitari di una popolazione,  ad esempio considerando le popolazioni residenti in prossimità di aree sottoposte a “pressione ambientale”, fornendone un profilo di salute basato sull’uso combinato di diversi indicatori. La descrizione del profilo di salute di tali popolazioni rappresenta un importante strumento per la programmazione in Sanità Pubblica, frutto della combinazione di diversi fattori (ambientali, stili di vita, socio-economici, accesso ai servizi). Tale descrizione si basa sulla lettura combinata e contestualizzata dei principali indicatori epidemiologici elementari, come ad esempio, la prevalenza di una patologia  (ottenuta attraverso l’analisi delle ospedalizzazioni) e la mortalità per causa.
Sempre sul tema dei profili di salute di popolazione vi è inoltre la necessità di aggiornare il sito web: www.profilidisalute.it, realizzato nell’ambito di una precedente Azione Centrale del CCM, allo scopo di  valorizzare il patrimonio informativo relativo ai dati epidemiologici con disaggregazione a livello di ASL. Il sito ha portato alla realizzazione di un modello di indicatori elaborati per Regione e Unità sanitarie territoriali a valere sui dati di mortalità e ospedalizzazione, con particolare attenzione ai decessi per causa, alle dimissioni per diagnosi principale ed alla mobilità inter-regionale.

Il testo del progetto (Pdf: 94 kb)

Ente: ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ

Euro: 170.000

Clostridium difficile: buone pratiche per la diagnosi, la sorveglianza, la comunicazione e il controllo della diffusione nelle strutture sanitarie

In Italia ogni anno 500mila pazienti sviluppano un’infezione correlata all’assistenza (ICA). Fra tali infezioni la malattia da Clostridium difficile è di particolare rilevanza dal punto di vista epidemiologico e clinico, e l’incidenza di malattia da tale batterio risulta sensibilmente aumentata negli ultimi anni sia negli Stati Uniti che in Europa, ivi compreso in Italia.
Le infezioni da Clostridium difficile (CDI) sono associate ad un elevato rischio di mortalità, nonché ad un prolungamento della degenza ospedaliera, e uno degli aspetti più critici è rappresentato dall’elevata frequenza con cui i pazienti vanno incontro a recidive. Secondo numerose evidenze scientifiche la diffusione ospedaliera di Clostridium può essere limitata mediante l’applicazione di misure di controllo che includono, la sorveglianza attiva, le giuste precauzioni da contatto, le igiene delle mani, i programmi di educazione e formazione rivolti a tutti il personale sanitario, gli  interventi sui metodi di pulizia degli ambienti, gli interventi per il controllo, la promozione dell’uso corretto di antibiotici, e l’identificazione tempestiva e una diagnosi precoce di laboratorio. Obiettivo generale del progetto è dunque quello di migliorare l’efficienza della diagnosi di infezione da Clostridium difficile e ridurne la diffusione in ambito assistenziale. A tal fine verrà effettuata nelle regioni partecipanti al progetto un’indagine con lo scopo di descrivere le metodiche diagnostiche e le misure di controllo messe in atto nelle strutture, così da ottenere dati epidemiologici aggiornati. Sarà altresì promossa la diffusione dei metodi di laboratorio per le diagnosi di CDI raccomandati dalle linee guida internazionali, nonché la diffusione della corretta gestione del paziente con CDI sospetta o accertata, mediante l’attivazione di programmi di informazione e formazione degli operatori sanitari e l’elaborazione di specifici protocolli adattati alla realtà di ogni singola struttura sanitaria.

Il testo del progetto (Pdf: 1.749 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Lazio

COSTO: 400.000 euro

Referenti istituzionali 
Per la Regione Lazio: Nicola Petrosillo

Implementazione pilota della End TB Strategy in Italia, finalizzata alla riduzione della MDRTB

La tubercolosi (TB) rappresenta un importante problema clinico e di sanità pubblica, tanto che le Nazioni Unite hanno identificato l’eliminazione della TB come uno degli obbiettivi di sviluppo sostenibile per il prossimo ventennio, a partire dall’annualità 2015. Il rapporto 2016 sulla TB dell’Organizzazione Mondiale della Sanita, ha evidenziato un incremento dell’incidenza e della mortalità tubercolare stimata e particolarmente rilevanti risultano le stime riguardanti l’incidenza della TB multi-farmaco resistente (Multi-Drug Resistant TB, MDR-TB) Le strategie di sanità pubblica adottate a livello mondiale, per quanto di successo nella gestione della malattia e nella trasmissibilità comunitaria di Mycobacterium tuberculosis, fino al 2014 non hanno permesso un drastico calo dell’incidenza TB tale da poter raggiungere l’eliminazione della malattia. Nel 2014 è stata dunque approvata dall’OMS una nuova strategia globale,  la cosiddetta End TB Strategy, che ha l’obiettivo di ridurre il tasso di incidenza annuale di circa il 20-25% rispetto all’attuale 2%.
L’implementazione dei principi della End TB Strategy richiedono un approccio multi-specialistico e multidisciplinare, che non può prescindere da un miglioramento nella gestione clinica e di sanità pubblica dei principali problemi epidemiologici della malattia TB: la coinfezione TB/HIV e la MDR-TB. L’Italia, Paese a bassa incidenza di malattia TB (<10 casi per 100.000 abitanti), potrebbe risultare un contesto geografico adatto per valutare l’implementazione di alcuni elementi cardine della End TB Strategy nell’ottica della inferenzialità dei risultati ad altri contesti internazionali, che risultano epidemiologicamente simili. Il progetto si propone dunque quale obiettivo generale il  miglioramento del management della MDR-TB nell’ottica della implementazione pilota della End TB Strategy in Italia, attraverso l’applicazione di care model innovativi nella gestione del paziente con MDR-TB e dei suoi contatti e l’implementazione di percorsi formativi rivolti ad operatori sanitari.

Il testo del progetto (Pdf: 182 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Sardegna

COSTO: 432.000,00 euro

Referenti istituzionali 
Per la Regione Sardegna: Giovanni Sotgiu

Monitoraggio e controllo della diffusione intraospedaliera di microrganismi multiresistenti agli antibiotici

Nel corso degli ultimi decenni, la diffusione di microorganismi multiresistenti agli antibiotici è andata progressivamente aumentando e sono stati descritti numerosi cluster epidemici intraospedalieri. La distribuzione geografica dei microorganismi multiresistenti varia da nazione a nazione e l’Italia è tra i paesi europei maggiormente interessati, più di recente, accanto ai tradizionali problemi legati all’antibioticoresistenza quali le infezioni da Staphylococcus Aureus resistente alla meticillina (MRSA), hanno assunto particolare rilievo le infezioni da enterobatteri produttori di beta-lattamasi a spettro esteso (ESBL) e/o carbapenemasi. In particolare la proporzione di Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi nelle infezioni invasive è passata dall’1-2%, nel periodo 2006-2009 al 35% nel 2013. La promozione dell’appropriatezza d’uso degli antibiotici rappresenta una misura cardine per prevenire e limitare l’emergenza di ceppi microbici multiresistenti. Inoltre per prevenire la diffusione intraospedaliera di questi germi è importante adottare una serie di azioni che includono la sorveglianza attiva delle persone colonizzate, l’utilizzo di precauzioni da contatto in caso di colonizzazione o infezione, l’adeguata informazione e formazione dei pazienti interessati e dei loro familiari. E infatti lo stesso Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018  include tra gli obiettivi prioritari per la prevenzione dell’antimicrobico resistenza e delle infezioni correlate all’assistenza, il miglioramento dei sistemi di sorveglianza e monitoraggio e degli interventi di controllo. Obiettivo generale del progetto è  dunque quello promuovere la diffusione delle azioni di monitoraggio e controllo della diffusione intraospedaliera di microrganismi multi resistenti

Il testo del progetto (Pdf: 3.625)

ENTE PARTNER: Regione Puglia

COSTO: 271.650,00 euro

Referenti istituzionali 
Per la Regione Liguria: Rosa Prato

HPV nel distretto testa collo: valutazione epidemiologica e proposta di un modello di presa in carico trasferibile sull’intero territorio nazionale

I tumori della cavità orale e dell'orofaringe costituiscono un importante problema di salute pubblica in tutto il mondo, con una incidenza stimata di 400.000 nuovi casi anno. Il ruolo eziologico del tabacco e dell’alcol è ormai consolidato, così come le carenze di micronutrienti e la scarsa igiene orale sono associati a un aumentato rischio di sviluppare tali neoplasie.
Diversi studi hanno valutato la prevalenza del papillomavirus umano (HPV) nei tumori del distretto testacollo, evidenziando però una ampia variabilità dei risultati legato sia alla tipologia di popolazione sia alla sede del tumore, nonché al tipo di campione e al metodo di rilevazione del virus. L’HPV è costantemente e più frequentemente riscontrato nei tumori dell'orofaringe e della tonsilla rispetto ad altri distretti testa e collo e in particolare l’HPV16 viene segnalato come il tipo predominante rilevato. Tali evidenze sono di particolare rilievo scientifico in quanto la neoplasia causata dell'HPV rimane asintomatica per molto tempo e quando si manifesta, più frequentemente con la comparsa di un nodulo a livello del collo o con una raucedine persistente, è già in fase avanzata, mentre se diagnosticato e trattato precocemente, il tumore causato dall'HPV consente una sopravvivenza dell'85-90%. Al fine di comprendere meglio la patogenesi e le future strategie clinico terapeutiche, risulta molto importante, conoscere la prevalenza dell’ HPV a livello del cavo orale nella popolazione sana. In Italia ad oggi , non esistono dati epidemiologici su larga scale valutanti la prevalenza dell’HPV a livello del cavo orale: esistono infatti in letteratura segnalazioni riguardanti coorti esigue e selezionate di pazienti nonché utilizzanti metodi non uniformi di prelievo e analisi del campione.Al fine di colmare questo vuoto, il progetto intende rilevare la prevalenza di infezione da HPV nella popolazione italiana utilizzando un campione a livello nazionale e valutare i relativi fattori di rischio per le diverse fasce di età e sesso, fornendo anche una proposta di un modello di presa in carico.

Il testo del progetto (Pdf: 168 kb)

ENTE PARTNER: Regione Lazio

COSTO: 420.000 euro

Referenti istituzionali 
Per la Regione Lazio: Luigi Baggi

Epatite E, un problema emergente in sicurezza alimentare: approccio ‘One Health’ per la valutazione del rischio

L’infezione da virus dell’epatite E (HEV) è considerata un problema emergente di sanità pubblica nei paesi industrializzati dove, fino a pochi anni fa, la maggior parte dei casi era individuata in viaggiatori provenienti da aree endemiche. Recentemente invece si è registrato anche a  livello europeo un incremento del numero di casi sporadici in soggetti senza anamnesi di viaggi all’estero, ascrivibili a virus endemici sul territorio per i quali la trasmissione più probabile è quella di origine zoonotica da specie animali serbatoio. Queste evidenze hanno stimolato gli organismi europei di riferimento per la sorveglianza e il monitoraggio delle zoonosi e dei rischi ad esse connessi ad affrontare le problematiche del possibile rischio trasfusionale e di quello alimentare/zoonotico legato all’HEV. In Italia, la prevalenza dell’infezione da HEV nella popolazione generale è attualmente ancora sconosciuta, numerosi studi documentano la circolazione del virus dell’Epatite E nei reservoir animali, in alimenti e nell’ambiente. Dal 2007, i casi di epatite E hanno una diagnosi differenziale all’interno della sorveglianza SEIEVA e dal 2012 al 2015 è stata attivata una sorveglianza integrata epidemiologica, virologica ed ambientale dei casi di epatite E acuta. Tuttavia i dati disponibili in Italia mostrano un panorama complesso, ma non consentono di operare una valutazione del rischio associato alla trasmissione alimentare dell’HEV a causa della loro frammentarietà e scarsa comparabilità. Il presente progetto propone di acquisire le informazioni necessarie ad operare tale valutazione del rischio mediante uno studio integrato. In particolare, connettendo in modo sistematico le informazioni provenienti dall’ambito clinico ed epidemiologico (casi di epatite E acuta e fattori di rischio), dalla virologia ambientale (analisi indiretta della circolazione del virus nella popolazione), da quella veterinaria (rischio di contaminazione con il virus nelle fasi della macellazione suina) ed infine dalla virologia alimentare (prevalenza e livelli di contaminazione con HEV in diverse categorie di prodotti destinati al consumo umano) consentirà di definire un risk ranking per gli alimenti potenzialmente veicolo di trasmissione di HEV, fornendo così informazioni indispensabili per la pianificazione di attività di comunicazione al consumatore e per l’ottimizzazione dei piani di controllo nazionali e regionali.

Il testo del progetto (Pdf: 3.625 kb)

ENTE PARTNER: Regione Sicila

COSTO: 450.000,00 euro

Referenti istituzionali
Per la Regione Sicilia: Dario De Medici

Integrazione dei programmi di vaccinazione e di screening per la prevenzione del cervicocarcinoma: interventi per ridefinire e implementare nuovi protocolli di screening per le donne vaccinate prima dell’età di inizio dello screening

Nel prossimo futuro arriveranno in età di screening del cervico-carcinoma (25 anni) le prime coorti di donne a cui è stata offerta la vaccinazione contro il Papillomavirus Umano (HPV). In particolare in alcune delle Regioni che hanno adottato una strategia vaccinale multi-coorte già dal 2017-2018 arriveranno all’età di chiamata di screening le prime donne vaccinate nel quindicesimo o sedicesimo anno di età, mentre nel 2021-2 raggiungeranno l’età di screening le ragazze vaccinate nel dodicesimo anno di età. I programmi di screening organizzati hanno dunque la necessità di predisporre sistemi e procedure che consentano di farsi carico di questa nuova situazione, al fine di modificare opportunamente gli attuali protocolli e consentire così una corretta ed efficiente allocazione delle  risorse finanziare. Nell’implementazione dei protocolli è necessario altresì considerare che in Italia è in atto il passaggio dallo screening basato sul Pap-test all'HPV test, e che sia la copertura di screening, che la copertura vaccinale anti HPV varia grandemente da Regione a Regione. L’obiettivo generale del progetto è dunque quello di costruire un sistema di valutazione e monitoraggio in grado di permettere l’integrazione dei programmi di prevenzione primaria (vaccini) con quelli di prevenzione secondaria (programmi di screening) nel cervicarcinoma per la definizione di un percorso di screening del cervicocarcinoma nelle donne vaccinate contro l’HPV. In particolare si tratterà di: valutare la qualità è l’integrabilità dei sistemi informativi vaccinali con quelli di screening; di individuare fra le invitate e le partecipanti la proporzione di donne vaccinate e misurare i tassi di positività ad hr-HPV (generale e tipo specifico) e i tassi di identificazione di lesione CIN2+ distintamente per donne vaccinate e non, di identificare una coorte di donne vaccinate a 16 anni HPV negativa che fornirà la base conoscitiva in futuro all’intervallo di screening da proporre per le donne vaccinate e valutare il budget impact della riorganizzazione dei programmi di screening cervicale. Saranno inoltre organizzati percorsi formativi prototipali per MMG, specialisti ginecologi, e popolazione femminile.

Il testo del progetto (Pdf: 129 kb)

ENTE PARTNER: Regione Toscana

COSTO: 430.500 euro

Referenti istituzionali
Per la Regione Toscana: Marco Zappa

SMART: Strategie innovative per Migliorare le Abitudini di vita e Ridurre l’incidenza di Tumori e di altre malattie croniche non trasmissibili

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in Italia circa il 92% dei decessi totali è dovuto a malattie croniche non trasmissibili (MCNT). In particolare, quasi il 70% delle cause di morte è attribuibile a due gruppi di malattie: le patologie cerebro-cardiovascolari e i tumori.
Da una recente revisione della letteratura è emerso come un percorso personalizzato, che lavori sulle conoscenze e sulla disponibilità al cambiamento di ciascun soggetto, sia più efficace di interventi basati su materiali informativi contenenti raccomandazioni generali su uno stile di vita sano. In particolare l’invito allo screening, può essere un momento importante durante il quale  intercettare la popolazione ed attivare un processo di empowerment individuale e rendere i soggetti attivi nelle proprie scelte in fatto di salute. Obiettivo generale del progetto è quello di aumentare la prevalenza di comportamenti salutari nella popolazione aderente ai programmi di screening cervicale (25-64 anni) e mammografico (45-69 anni), attraverso la creazione di uno sportello informativo e di counselling sugli stili di vita (Sportello SMART), al quale affiancare strumenti comunicativi innovativi, quali il web e applicazioni mobili, che si sono rivelate efficaci quando associate a qualche interazione con gli operatori sanitari. Inoltre si intende mappare la distribuzione dei fattori di rischio comportamentali nella popolazione invitata allo screening in ogni area territoriale coinvolta, e intercettare e mettere in rete le risorse del territorio che offrono interventi e risorse per la promozione di uno stile di vita sano sulla base di interventi/raccomandazioni coerenti e scientificamente rigorosi. Verranno poi  promossi percorsi formativi rivolti a  tutti gli operatori dei programmi di screening, ai Medici di Medicina Generale e agli operatori attivi presso i servizi/associazioni della rete. Infine sarà valutata l’efficacia e il gradimento degli interventi proposti, anche sotto il profilo dell’equità, con una stratificazione dei risultati in base ai due percorsi (web e sportello SMART), agli esiti del test di screening ed alle caratteristiche socio-demografiche delle partecipanti.

Il testo del progetto (Pdf: 125 kb)

ENTE PARTNER: Regione Piemonte

COSTO: 439.800,00 euro

Referenti istituzionali
Per la Regione Piemonte: Livia Giordano

Near miss ostetrici in Italia: la sepsi, l’eclampsia, l’embolia di liquido amniotico e l’emoperitoneo spontaneo in gravidanza

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce near miss la condizione di una donna che “sarebbe deceduta ma che è sopravvissuta alle complicazioni insorte durante la gravidanza, il parto o entro 42 giorni dal termine della gravidanza stessa”. Tale condizione  sta acquisendo sempre maggiore importanza quale indicatore della qualità dell’assistenza ostetrica, in aggiunta alle statistiche relative alla mortalità materna poiché nei paesi socialmente avanzati, la maggiore frequenza dei near miss rispetto alle morti materne, permette di produrre stime affidabili in tempi molto più rapidi e produce conoscenza preziosa per il miglioramento dell’appropriatezza clinica coinvolgendo e rafforzando la rete dei professionisti sanitari. Questi eventi infatti rappresentano dei successi terapeutici che facilitano le procedure di audit e di revisione critica dei percorsi assistenziali tanto difficili per i clinici in caso di morte materna. In base ai dati prodotti dal sistema di sorveglianza ISS-regioni, in ordine di frequenza, la sepsi, la preeclampsia, l’eclampsia e la tromboembolia sono le cause che, insieme alle emergenze emorragiche, coprono circa il 75% dei decessi materni. Tutte queste condizioni sono suscettibili di riduzione di incidenza e di gravità grazie ad un miglioramento degli standard assistenziali ed è urgente disporre di dati italiani che facilitino la comprensione della quota evitabile di mortalità materna stimata pari al 50% nei Paesi socialmente avanzati e limitino gli esiti conseguenti a complicazioni di gravidanza, parto e puerperio. Il progetto, incardinato nell’ambito delle attività di sorveglianza ostetrica ISS-regioni, si propone di raccogliere informazioni circa i casi incidenti di near miss ostetrici secondari a sepsi, eclampsia, embolia di liquido amniotico ed emoperitoneo spontaneo in gravidanza, occorsi a donne che partoriscono nei presidi ospedalieri pubblici e privati delle regioni. Il progetto prevede inoltre la predisposizione e implementazione di un piano di formazione a distanza (FAD), accreditato ECM, sulla sepsi che in base ai dati del sistema di sorveglianza ostetrica è una condizioni emergente su cui i professionisti richiedono aggiornamento professionale.

Il testo del progetto (Pdf: 213 kb)

ENTE PARTNER: Regione Lombardia

COSTO: 207.100 euro

Referenti istituzionali 
Per la Regione Lombardia: Irene Cetin

Prevenzione della salute riproduttiva del giovane maschio: sviluppo di un modello di rete andrologica

Nel corso degli ultimi anni è stato registrato un preoccupante incremento delle affezioni maschili in termini di patologie organiche, riproduttive e sessuali. Le patologie riproduttive hanno una rilevante valenza sociale anche per i loro riflessi negativi sul tasso di natalità, infatti molte cause di infertilità maschile sono acquisite in giovane età e possono essere prevenute e diagnosticate precocemente mediante programmi di prevenzione su larga scala. Stili di vita scorretti, infezioni sessualmente trasmissibili, obesità, rappresentano fattori di rischio per la salute riproduttiva, così come patologie congenite o acquisite durante l’infanzia e l’adolescenza possono essere diagnosticate precocemente per evitare o limitare gli effetti deleteri sulla fertilità futura. Il progetto intende promuovere interventi di informazione ed educazione della popolazione giovanile sul valore della prevenzione in andrologia, sui fattori di rischio per la salute umana e riproduttiva derivanti da agenti infettivi e da fattori comportamentali e sull’importanza dello screening andrologico, per la diagnosi precoce del tumore al testicolo e di tutte le patologie della sfera sessuale e riproduttiva. Saranno inoltre avviati percorsi di formazione ed aggiornamento rivolti sia a docenti, dirigenti scolastici, rappresentati studenti degli istituti scolastici, in merito all’educazione dei giovani riguardo la prevenzione e all’importanza dello screening andrologico che a operatori sanitari sul territorio in merito alle patologie andrologiche, la loro prevenzione, la diagnosi precoce. Inoltre al fine di facilitare gli interventi di prevenzione e diagnosi/trattamento precoce delle condizioni e patologie di interesse andrologico sarà creata una rete territoriale integrata che parte dalla scuola, passando per gli operatori sanitari del territorio (spoke) ed infine per centri specializzati (hub), supportata da un portale web, realizzato ad hoc, con il fine di veicolare e diffondere le informazioni relative alla campagna di prevenzione andrologica. Infine si intende realizzare un programma di screening di primo livello a chiamata attiva da parte dei centri di primo intervento (spoke), con possibilità di invio facilitato del giovane, quando necessario, al Centro super-specializzato regionale (hub).

Il testo del progetto (Pdf: 235 kb)

ENTE PARTNER: Regione Veneto

COSTO: 420.000 euro

Referenti istituzionali 
Per la Regione Veneto: Carlo Foresta

L’approfondimento dei fattori di rischio lavorativi e l’individuazione delle soluzioni per le aziende attraverso le attività di vigilanza e assistenza da parte delle Istituzioni

I mutamenti economico-finanziari e sociali intervenuti nell’ultimo decennio hanno avuto un impatto, tuttora visibile, sulle condizioni di lavoro negli Stati membri dell'Unione Europea, inclusa l’Italia, con conseguenze sull'occupazione e sul mercato del lavoro. Tali impatti hanno modificato il mondo del lavoro stesso e le caratteristiche della forza lavoro, portando con sé cambiamenti consistenti sulle condizioni di lavoro, facendo emergere rischi specifici per la salute e sicurezza dei lavoratori. Le condizioni socio economiche attuali del mercato del lavoro rendono necessario l’armonizzazione dei sistemi di prevenzione e tutela regionali e nazionale nell’ottica della sostenibilità ed efficacia, in raccordo con quanto riportato sul Piano Nazionale di Prevenzione 2014-2018 che intende promuovere il coordinamento dell’attività di vigilanza e l’approccio di tipo proattivo dei servizi pubblici attraverso l’adozione di piani integrati di prevenzione. Il progetto intende consolidare le attività per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro in rapporto alla congiuntura economica, soprattutto per la Piccola e Media Impresa, promuovendo le sinergie tra le istituzioni e le imprese, sia per migliorare le capacità di analisi, valutazione e gestione dei rischi lavorativi che per rilevare e rendere disponibili le soluzioni tecniche, procedurali e organizzative. Nello specifico verrà attivato uno studio multicentrico per verificare l’efficacia di uno standard di intervento mirato da parte dei Servizi di prevenzione delle ASL, allo scopo di supportare le imprese nella gestione dei rischi e nella definizione di misure migliorative, anche attraverso il trasferimento di buone prassi e ausili per la valutazione dei rischi. Dall’analisi delle informazioni che emergono durante l’attività di vigilanza dai Servizi di prevenzione delle ASL verrà avviato un: monitoraggio dei fattori di rischio presenti nei luoghi di lavoro, con un approfondimento sugli aspetti organizzativi. Infine sarà definito un modello di rilevazione per le soluzioni tecniche, organizzative e procedurali attuate dalle aziende a fronte dei problemi di sicurezza evidenziati in fase di vigilanza, al fine di integrare e aggiornare la Banca dati del SINP.

Il testo del progetto (Pdf: 150 kb)

ENTE PARTNER: Inail

COSTO: 430.000 euro

Referenti istituzionali
Per la Regione Liguria: Giuseppe Campo

I percorsi di cura nei disturbi mentali gravi, tra valutazione della qualità della cura e nuovi modelli di finanziamento

Nell’ambito della salute mentale, è frequente il riscontro di problemi nella qualità delle cure erogate: i percorsi di cura dei pazienti con disturbo mentale grave frequentemente non corrispondono agli standard previsti dalle evidenze in questo campo e presentano un’elevata variabilità tra Regioni e, all’interno della stessa Regione, tra erogatori. Recenti studi, utilizzando un set di indicatori clinici, simile a quello individuato dalla Conferenza Stato Regioni (2014) hanno mostrato criticità nel trattamento dei casi di pazienti con disturbo schizofrenico all’esordio e nell’area degli interventi psicosociali, mentre la qualità è risultata migliore nel trattamento ospedaliero dell’episodio acuto e rispetto alla continuità della cura. Al dibattito sul miglioramento della qualità dei percorsi di cura in salute mentale si accompagna sempre più spesso la critica degli attuali sistemi di finanziamento basati sulla remunerazione a prestazione (fee for services). Viene auspicato un sistema di finanziamento complessivo per l’intero percorso di cura , che superi il concetto di rimborso per singola prestazione e la parcellizzazione dei sistemi di finanziamento separati per i diversi setting di cura. Tali modelli riconducibili ai cosiddetti budget di salute individuali sono allo studio in alcune regioni italiane e, per quanto promettenti, mancano ancora oggi di una valutazione economica approfondita su ampi campioni di pazienti. La proposta intende descrivere e comparare la qualità della cura dei percorsi di cura erogata in 4 regioni italiane attraverso indicatori clinici al fine di identificare punti di forza e aree di debolezza del sistema di salute mentale di queste regioni. Inoltre verrà valutata la relazione tra la qualità della cura erogata e alcuni esiti negativi, al fine di predire l’efficacia e la costo – efficacia dei percorsi di cura individuati. Infine verrà valutata la gravità di un campione di pazienti con disturbo mentale grave in contatto con i Dipartimenti di Salute Mentale delle Regioni coinvolte nel progetto e analizzati nuovi possibili modelli di finanziamento in salute mentale, basati sui percorsi di cura.

Il testo del progetto (Pdf: 195 kb)

ENTE PARTNER: Regione Lombardia

COSTO: 449.500 euro

Referenti istituzionali 
Per la Regione Lombardia: Antonio Lora

Metodologie di screening fenotipiche e molecolari per il rilevamento delle colonizzazioni da enterobatteri resistenti ai carbapenemi (CRE)

La resistenza acquisita ai carbapenemi negli Enterobatteri di interesse clinico è un fenomeno di dimensioni globali. Il meccanismo di resistenza è generalmente dovuto alla produzione di carbapenemasi di vario tipo o, più raramente, alla iperproduzione di betalattamasi con debole attività carbapenemasica  associata alla perdita di porine. La prevalenza dei CRE ed il tipo di enzima responsabile varia, in Europa, da paese a paese e, fin dal 2010, è stato riportato, anche se con una ampia variabilità geografica, un aumento del numero di infezioni invasive da CRE. In Italia, dopo i primi sporadici rilevamenti degli anni 2004-2010, si sono susseguiti numerosi outbreak in ospedali per acuti ed in strutture di riabilitazione ed attualmente la diffusione di CRE, soprattutto di ceppi Klebsiella pneumoniae è considerata endemica.  Il fenomeno, sfuggito in questi anni al controllo, sta assumendo dimensioni particolarmente estese ed incide pesantemente sui costi sociali ed economici. E’ quindi prioritario identificare, valutare, e definire le linee di intervento e strategie in grado di contenere e controllare l’evento nonché in grado di stabilire i punti di criticità e le azioni da effettuare per risolverli. Tra le misure indispensabili per il controllo della diffusione dei CRE l’attuazione di un sistema di sorveglianza che quantifichi il problema e renda disponibili i dati microbiologici, ai fini epidemiologici, ma anche relativi alla qualità della diagnosi microbiologica, alle indicazioni del trattamento dei quadri infettivi e al tipo di politica antibiotica empirica e/o mirata scelta, puntando anche sul sistema di prevenzione adottato che dovrebbe rientrare nella programmazione aziendale di controllo delle infezioni correlate all‘assistenza. L’obiettivo finale del progetto è dunque quello di identificare precocemente i portatori di CRE, attraverso protocolli di screening basati su diverse tecniche e la loro applicabilità nei diversi contesti regionali al fine di consentire l’attivazione di procedure di infection control da una parte e di eventuali protocolli di decolonizzazione e applicazioni di stewardship antimicrobica, dall’altra.

Il testo del progetto (Pdf: 261 Kb)

ENTE PARTNER: REGIONE SICILIA

COSTO: 449,900 euro

Referenti istituzionali
Per la Regione Sicilia: Anna Giammanco

Sorveglianza delle infezioni gastroenteriche da norovirus e rotavirus associate all’assistenza Sanitaria

Le infezioni virali acquisite in ospedale sono di grande interesse in sanità pubblica. Tra queste, le gastroenteriti acute (AGE) causate da rotavirus (RV) e norovirus (NoV) sono tra le infezioni nosocomiali più diffuse che possono gravemente colpire pazienti ricoverati per altre cause. Le AGE nosocomiali causano un prolungamento della degenza ospedaliera, la riospedalizzazione, chiusura del reparto interessato e la messa in atto di misure di controllo per la sua riapertura, la perdita di giorni lavorativi per il personale e per i parenti del paziente, tutto questo tende ad aumentare direttamente e indirettamente i costi sostenuti dal sistema sanitario nazionale (SSN). L’incidenza delle AGE da RV e NoV negli adulti risulta ampiamente sottostimata. Questo contribuisce ad aumentare la circolazione del virus nella popolazione e nell’ambiente, con un aumento del rischio di trasmissione in ambienti confinati. Anche il personale sanitario, con infezione asintomatica, può essere spesso causa della insorgenza di epidemie nosocomiali  L'identificazione degli agenti causali e dei fattori di rischio associati consentirebbe di ridurre significativamente l'onere delle infezioni nosocomiali. Questo progetto si propone di raccogliere dati virologici ed epidemiologici sulle GE acute virali da RVA e NoV correlate all’assistenza sanitaria (ICA). Lo studio includerà sia le infezioni nosocomiali (IN) che soggetti ricoverati con sintomi acuti di GE in seguito a trattamenti sanitari, consentendo di produrre dati consistenti per la valutazione del fenomeno, per la definizione di linee guida e per la definizione di protocolli ai fini diagnostici e per gli interventi di controllo. A tale scopo, si prevede di costituire una rete di laboratori dotati di ampia esperienza nella diagnostica delle GE virali e rappresentativi delle diverse realtà del territorio nazionale, che provvederanno sia alla raccolta dei campioni completi di dati epidemiologici sia alla messa a punto ed alla condivisione di protocolli diagnostici ottimizzati e standardizzati a livello Europeo, come anche alla scelta di sistemi commercialmente disponibili attraverso ring test diagnostici molecolari. Saranno, inoltre, effettuati corsi teorico-pratici di aggiornamento e prodotte linee guida per le procedure di laboratorio, nonché un database epidemiologico-molecolare contenente i dati relativi a tutti i ceppi virali identificati durante il progetto.

Il testo del progetto (Pdf: 154 Kb)

ENTE PARTNER: Provincia Autonoma Bolzano

COSTO: 157.600,00 euro

Referenti istituzionali
Per la Provincia Autonoma Bolzano: Elisabetta Pagani

Urban Health: buone pratiche per la valutazione di impatto sulla salute degli interventi di riqualificazione e rigenerazione urbana e ambientale

La proporzione di persone che vive in aree urbane sta crescendo e si stima che entro il 2030 il 60% delle persone risiederà in ambito urbano; contemporaneamente le persone con più di 60 anni aumenteranno fino a rappresentare quasi un quarto della popolazione, con evidenti ricadute sul carico di malattia rappresentato dalle malattie croniche. Questa prospettiva può essere in qualche modo condizionata da interventi sui contesti e gli ambienti di vita urbani capaci di generare salute, soprattutto per le fasce che, per età o condizioni socioeconomiche, sono più esposte al rischio di sviluppare malattie croniche e disabilità fisica o mentale. Un’importante occasione per fare in modo che il sistema sanitario sia preparato ad affrontare questa sfida è rappresentata dal cosiddetto “programma periferie” che prevede interventi di riqualificazione e rigenerazione urbana sui quali i dipartimenti di prevenzione possono sperimentare e validare strumenti utili a valutare l’impatto per la salute e orientare le scelte nella direzione di un maggior guadagno di salute. Il profilo di salute delle grandi città mostra infatti disuguaglianze tra periferie più deprivate e zone più avvantaggiate Queste differenze sono riconducibili in parte a un meccanismo di selezione dovuto alla mobilità residenziale e in parte ad una salute dei contesti, indipendente dalle caratteristiche individuali delle persone che ci vivono .Le caratteristiche dell’ambiente di vita (naturale, costruito e sociale), infatti, potrebbero essere dei fattori dirischio o di resilienza per la salute; In effetti numerosi studi evidenziano come l’ambiente fisico (rumore, inquinamento atmosferico, ambiente costruito, disponibilità di aree verdi, accessibilità dei servizi e del trasporto pubblico) e le caratteristiche socioeconomiche più rappresentate nei contesti urbani e periferici (paura di reati e violenze, deprivazione socioeconomica e segregazione) siano in grado di influenzare la salute fisica, mentale e il benessere degli abitanti nelle città. Il progetto intende elaborare e disseminare ai decisori buone pratiche, basate su modelli di Health Impact Assessment, sulla letteratura e su casi studio, per orientare le politiche urbane a produrre un miglioramento dell’invecchiamento in salute, con particolare attenzione all’equità nei programmi di rigenerazione urbana per le periferie.

Il testo del progetto (Pdf: 212 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Lombardia

COSTO: 450.000,00 euro

Referenti istituzionali
Per la Regione Lombardia: Bruno Pesenti

Sviluppo e validazione di un sistema di monitoraggio epidemiologico delle demenze basato sui dati dei sistemi informativi sanitari

La Demenza rappresenta una delle più grandi sfide di salute pubblica. In Italia si stimano circa un milione di persone con demenza e tre milioni di familiari che vivono con loro. Il costo stimato per l’assistenza è di circa 12 miliardi di euro l’anno. Nel 2013 l’Alzheimer Disease International (ADI) ha esortato i governi del mondo a sviluppare ed implementare Piani Nazionale per la Demenza (PND) perché costituiscono l'unico potente strumento per poter trasformare il livello di assistenza e cura nella demenza. Sulla scia di tale indicazione l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha adottato, il 29 maggio 2017, un Piano Globale sulla demenza che include i Sistemi informativi per le demenze come una delle aree di azione per migliorare i servizi, migliorare la disponibilità di dati di alta qualità sulle demenze e misurare l’implementazione delle politiche nazionali sulle demenze. In Italia il PND è stato approvato in Conferenza Unificata il 30 ottobre 2014 e pubblicato in GU il 13 gennaio 2015. Il documento è articolato in quattro obiettivi e 17 azioni. Dopo la pubblicazione del PND è stato attivato dal Ministero della Salute un Tavolo per il monitoraggio e l’implementazione che prevede l’organizzazione di riunioni periodiche, con tutte le Regioni sia nelle componenti sociale che sanitario, le associazioni nazionali dei familiari e dei pazienti, l’ISS e i rappresentanti delle principali società scientifiche del settore e della medicina generale, finalizzate ad un confronto permanente sulle demenze in modo da poter dare avvio ad un lavoro sistematico su questo ambito Nello specifico il PND in Italia prevede all’obiettivo 2 la creazione di una rete integrata per le demenze e la realizzazione della gestione integrata. In attuazione di tale obiettivo e tenendo conto dell’attuale forte disomogeneità nell’uso dei sistemi informativi sanitari (SIS) per la stima del fenomeno della demenza e per la caratterizzazione del livello di assistenza socio-sanitaria fornito ai pazienti affetti da demenza, con  il presente progetto si intende procedere allo sviluppo e validazione di un sistema standardizzato ed omogeneo tra Regioni basato sui dati dei SIS per il monitoraggio epidemiologico del fenomeno delle demenze.

Il testo del progetto (Pdf: 196 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Campania

COSTO: 450.000,00 euro

Referenti istituzionali
Per la Regione Campania: Marina Rinaldi

Stratificazione del rischio di fragilità della popolazione: valutazione di impatto e analisi dei modelli organizzativi

La prospettiva del Population Health Management (approccio di salute di popolazione) rappresenta un fondamento della letteratura sulle patologie croniche e pone l’obiettivo di mantenere la popolazione in condizioni di buona salute rispondendo ai bisogni del singolo paziente sia in termini di prevenzione sia di cura delle condizioni croniche attraverso l’identificazione della popolazione di riferimento in base al bisogno di salute, alla stratificazione in base alla gravità e alla valutazione dei modelli di presa in carico. Questa differenziazione risulta indispensabile per definire le strategie e gli interventi di medicina di iniziativa più efficaci rispetto a quei sottogruppi di popolazione che potrebbero maggiormente beneficiarne, per ottimizzare il trattamento multidisciplinare e personalizzare l'assistenza e il Piano di cura, nel rispetto del principio di equità e di centralità del paziente e delle sue scelte, ma è anche requisito di efficacia e di efficienza attraverso la riduzione degli interventi inappropriati. La medicina d’iniziativa mira quindi sia alla prevenzione che al miglioramento della gestione delle malattie croniche in ogni loro stadio e riguarda dunque tutti i livelli del sistema. Questo progetto si propone di valutare sia l’efficacia di alcuni interventi già attuati sul territorio che l’impegno economico associato alla presa in carico dei pazienti e l’impatto, in termini di costi e riduzione attesa di eventi avversi, derivante dalla presa in carico dei pazienti.
Il progetto ha anche la finalità di analizzare e confrontare i modelli organizzativi (per esempio, ambulatori infermieristici nelle Case della Salute) attivati dalle Regioni per la presa in carico dei pazienti individuati come fragili, analizzare strumenti di supporto motivazionale all’aderenza alle cure e, infine, valutare l’impatto sull’integrazione professionale associato all’utilizzo dei profili di rischio.

Il testo del progetto (Pdf: 124 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Emilia Romagna

COSTO: 450.000,00 euro

Referenti istituzionali
Per la Regione Emilia Romagna: Antonio Brambilla

Scegliere le priorità di salute e selezionare gli interventi efficaci per prevenire il carico delle malattie croniche non trasmissibili

Il diffuso aumento dell’aspettativa di vita è un’importante conquista legata al miglioramento delle condizioni sociali e ai progressi tecnologici, ma “più anni di vita” non sempre corrispondono a una qualità di vita migliore. L’aumento delle malattie croniche non trasmissibili (MCNT) legate all’invecchiamento pone questioni importanti in relazione alla sostenibilità dei sistemi socio-sanitari, che devono far fronte ad un aumento delle richieste di servizi e prestazioni di cura .Questo impone ai Servizi Sanitari di attuare strategie appropriate e innovative per mitigare gli effetti negativi sul sistema sociale e economico, in primis prevenendo l’insorgenza di malattie croniche evitabili, attraverso la promozione di stili di vita più sani in particolare tra i soggetti in condizioni di rischio aumentato per MCNT. Numerosi studi individuano nella compressione della morbidità un obiettivo prioritario nella programmazione sanitaria a medio e lungo termine. Si tratta di aumentare gli investimenti nella prevenzione in modo da aumentare l’attesa di vita sana, posticipando l’inizio della MCNT, di più di quando non aumenti l’attesa di vita alla nascita, e quindi “comprimere” la popolazione-tempo che è portatrice di una malattia cronica. In un contesto di risorse non espandibile comq quello odierno , occorre adottare un approccio trasparente e razionale per la selezione delle priorità di salute e degli interventi di prevenzione. La ricerca in sanità pubblica dispone dei metodi per affrontare un tale processo, seppure non siano ancora stati proposti in una strategia esplicita per la pianificazione sanitaria. Questi includono l’analisi del carico di morbidità, disabilità e mortalità attribuibile ai fattori di rischio, la valutazione dell’evidenza disponibile, la stima del rapporto costo-efficacia e il potenziale impatto dell’intervento nel ridurre le disuguaglianze di salute. Tali criteri devono essere integrati in una valutazione multidimensionale e multidisciplinare, per definire le priorità di intervento e orientare le scelte di allocazione delle risorse. Pertanto con il presente progetto si intende  definire uno strumento di identificazione di priorità di salute e di interventi efficaci, da scalare a tutte le regioni italiane e da proporre eventualmente come strumento per l’elaborazione del prossimo PNP.

Il testo del progetto (Pdf: 441 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Piemonte

COSTO: 449.250,00 euro

Referenti istituzionali
Per la Regione Piemonte: Carlo Senore

Sperimentazione di un modello operativo integrato per la presa in carico di soggetti con fattori di rischio e/o con patologie croniche attraverso un approccio intersettoriale tra Dipartimento di Prevenzione, Distretto, Ospedale e territorio

Le malattie croniche degenerative non trasmissibili (MCNT) sono responsabili dell’86% dei decessi, del 77% della perdita di anni di vita in buona salute e del 75% delle spese sanitarie in Europa e in Italia e sono sempre più diffuse a seguito del progressivo innalzamento dell’età di sopravvivenza della popolazione. Tali malattie sono in stretta relazione con la diffusione di comportamenti a rischio per la salute, quali: fumo, consumo di bevande alcoliche, scorretta alimentazione e scarsa attività fisica. In questo scenario è importante investire sulla modificazione degli stili di vita a rischio, poiché, come oramai ampiamente dimostrato in letteratura, ciò contribuisce a: - prevenire o ritardare l’insorgenza di patologie croniche in persone sane; - a migliorare il quadro clinico e dello stato funzionale, a minimizzare la sintomatologia, a prevenire le recidive e le disabilità e a migliorare la qualità della vita nelle persone con MCNT conclamate. Ed è altresì necessario ripensare a nuovi modelli assistenziali, finalizzati ad una presa in carico globale, integrata e coordinata ed alla garanzia di continuità dell’assistenza. È infatti indispensabile garantire e facilitare ai cittadini percorsi globali di presa in carico, adeguati alla classe di rischio individuale ed equi, a supporto della modificazione di stili di vita scorretti al fine di aumentare l’aderenza alle proposte di salute, l’empowerment e più ancora l’engagement e della persona con l’obiettivo ultimo di ridurre il rischio di incorrere in patologie croniche o in recidive e complicanze delle principali MCNT. Tale proposta si sviluppa a fronte di una attuale offerta nel territorio spesso molto ampia di servizi di assistenza, specialistici ospedalieri e territoriali, e di proposte per migliorare la qualità della vita e promuovere corretti stili di vita, ma sono proposte spesso scarsamente integrate e coordinate tra loro. Risulta pertanto utilesperimentare e sviluppare un modello organizzativo integrato e intersettoriale tra le varie agenzie sanitarie e non (Distretto, Ospedale, Dipartimento di Prevenzione e degli ambulatori specialistici impegnati nella modificazione dei quattro principali fattori di rischio, istituzioni locali, organizzazioni private e associative, gruppi di auto-aiuto, ecc.) che si prendono cura della persona con fattori di rischio per la salute o con patologie croniche e stili di vita scorretti.

Il testo del progetto (Pdf: 265 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Veneto

COSTO: 450.000,00 euro

Referenti istituzionali
Per la Regione Veneto: Francesca Russo

Coorti di nuovi nati, esposizioni ambientali e promozione della salute nei primi 1000 giorni di vita: integrazione dei dati di esposizione con dati molecolari ed epigenetici

I primi mille giorni di vita, dal concepimento ai 2 anni di età, sono un periodo particolarmente importante per la salute, con effetti che si possono ripercuotere nel corso di tutta la vita. È infatti noto che esposizioni che agiscono in fase precoce influenzano lo sviluppo cognitivo e fisico del bambino con, almeno per alcuni esiti, un effetto “lifetime”. Esposizioni ambientali (ad es. inquinamento atmosferico, residenza in siti contaminati) e ad agenti chimici (ad es. interferenti endocrini, metalli pesanti), stili di vita e storia medica materna durante la gravidanza (consumo di alcol e tabacco, obesità, complicanze della gravidanza, uso di farmaci) e agenti biologici (ad es. virus) possono provocare risposte adattive del feto. Un meccanismo attraverso cui le esposizioni precoci possono agire a lungo termine sulla salute sono le alterazioni epigenetiche e, in particolare, la metilazione del DNA. Si è osservato che la metilazione del DNA è un processo dinamico che ha inizio dalla fase fetale e continua durante l’infanzia e che alcuni fattori ambientali contribuiscono alla sua attivazione. Disporre di dati sulle esposizioni ambientali nei primi 1000 giorni di vita e sui potenziali meccanismi di mediazione epigenetica coinvolti è quindi essenziale per migliorare la salute degli individui e pianificare interventi di prevenzione a livello di sanità pubblica Il presente progetto vuole aumentare le conoscenze sul carico di esposizione ambientale in Italia delle donne in gravidanza, dei feti e dei bambini (i primi 1000 giorni) fornendo in questo modo informazioni essenziali a ridurre le esposizioni a inquinanti ambientali e atmosferici e promuovendo quindi la salute in età pediatrica e adulta. Per raggiungere tale obiettivo ci si propone di mettere a disposizione della popolazione e dei decisori l’informazione sul carico di esposizione e la presenza di alterazioni di tipo epigenetico nei primi 1000 giorni nelle Regioni italiane partecipanti al progetto, di fornire documenti di consenso basati sulle evidenze sulle possibilità d’intervento nel contesto italiano e di mettere a punto un protocollo per le necessità di monitoraggio di popolazione in situazioni di siti ad alta esposizione di tipo ambientale attraverso casi studio in Sicilia, Lazio e Friuli Venezia Giulia.

Il testo del progetto (Pdf: 305 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Friuli Venezia Giulia

COSTO: 449.800 euro

Referenti istituzionali
Per la Regione Friuli Venezia Giulia: Luca Ronfani

Ambiente, programmazione epigenetica fetale e prevenzione delle patologie croniche

Il panorama epidemiologico è radicalmente mutato, negli ultimi decenni, poiché si assiste ad un sempre più rilevante incremento di patologie cronico-degenerative, infiammatorie, neoplastiche, disturbi del neurosviluppo e malattie neurodegenerative,  patologie immuno-mediate; anomalie della sfera genitale e riproduttiva. All’incremento quantitativo generale si associa il dato, particolarmente inquietante, della progressiva anticipazione dell’età di insorgenza di molte delle suddette patologie. In tale scenario sembra sempre più necessario pervenire ad un nuovo modello interpretativo nel quale si vengano a meglio definire le complesse relazioni tra le “informazioni” sempre nuove provenienti dall’ambiente e quelle contenute da milioni di anni nel genoma umano. L’ontogenesi embrio-fetale rappresenta la fase della vita di gran lunga più sensibile alle informazioni provenienti dall’ambiente e in particolare allo stress materno-fetale, agli errori nutrizionali, agli agenti inquinanti, proprio in quanto le cellule in via di differenziazione sono estremamente plastiche. Alla luce di ciò e della più recente letteratura scientifica internazionale è urgente migliorare le conoscenze sulle correlazioni tra l’esposizione materno-fetale a stressors ambientali e le conseguenze a breve e medio-lungo termine, cercando di mettere in relazione profili e fattori di esposizione pre/perinatale e biomarcatori molecolari, in particolare epigenetici (metilazione globale e gene-specifica). Un altro fondamentale contributo ad una migliore comprensione delle interazioni tra genoma e ambiente può venire dall’identificazione di biomarkers molecolari caratterizzati da elevati livelli di specificità e sensibilità nei confronti degli arrangiamenti e dei disordini metabolici causati dalle suddette modificazioni epigenetiche. L’identificazione di tali biomarkers è oggetto della metabolomica, lo studio delle alterazioni delle funzionalità metaboliche dei sistemi biologici mediante la caratterizzazione qualiquantitativa di fluidi e tessuti mediante tecniche principalmente spettroscopiche. Con il presente progetto si intende dunque sviluppare un modello di studio che metta in relazione l’esposizione materno fetale a metalli pesanti e molecole organiche potenzialmente epigeno-tossiche con la transizione epidemiologica in atto tramite un approccio multidisciplinare.

Il testo del progetto (Pdf: 411 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Sardegna

COSTO: 448.000 euro

Referenti istituzionali
Per la Regione Sardegna: Vassilios Fanos

La sfida della demenza in un sistema sanitario pubblico

Nel marzo 2016 è stata avviata la nuova Joint Action (JA) della Commissione Europea sulla demenza (ACT on Dementa – Dementia 2), della durata di tre anni, con l’obiettivo di implementare le raccomandazioni del precedente progetto europeo ALCOVE e di promuovere le best practice della demenza negli ambiti specifici dell’assistenza dei pazienti e dei loro familiari quali la diagnosi ed il supporto post-diagnostico, il coordinamento dei processi di cura, la qualità delle cure in ambienti residenziali e le iniziative come le comunità amichevole di demenza. L’Italia partecipa attivamente a tale Joint action e in particolare al WP5 “Crisis and Care coordination”, WP4 “Diagnosis and post-diagnosis support” e WP7 “Dementia Friendly Communities”.
Gli interventi promossi dalla JA sono d’altronde strettamente connessi con l’adozione e la realizzazione del Piano Nazionale Demenze adottato in Italia nel 2015 e sono, inoltre, coerenti con il Piano Globale sulla demenza, adottato dall’Oms il 29 maggio 2017, nel quale vengono individuate una serie di aree di azione per migliorare i servizi, migliorare la disponibilità di dati di alta qualità sulle demenze e misurare l’implementazione delle politiche nazionali sulle demenze.
Con il presente progetto si intende fornire un supporto tecnico al recepimento ed all’implementazione nelle Regioni delle azioni previste dal Piano Nazionale delle Demenze e garantire la partecipazione dell’Italia alla Joint Action europea “ACT on dementia”, anche attraverso l’implementazione del sito “Osservatorio demenze" e della “Mappa dinamica dei servizi sanitari e socio-sanitari dedicati alle demenze”, l’elaborazione di specifici report e l’organizzazione di eventi formativi.

Il testo del progetto  (Pdf: 253 kb)

Ente: Iss

Euro: 136.000,00

Piano Operativo Nazionale per la Prevenzione degli Effetti delle Ondate di calore sulla salute. Sistema di sorveglianza degli effetti delle ondate di calore e dell’inquinamento atmosferico nelle aree urbane sulla salute

Gli effetti sulla salute legati ai cambiamenti climatici rappresentano uno dei problemi più rilevanti di sanità pubblica a livello globale. L’OMS stima oltre 250,000 decessi annui in più nel mondo a causa dei cambiamenti climatici per il periodo 2030-2050. L’area Mediterranea, ed in particolare l’Italia, sono ritenute tra le aree più vulnerabili ai rischi associati ai cambiamenti climatici. Secondo l’ultimo aggiornamento del Global Burden of Disease del 2015 in Italia, l’inquinamento atmosferico è all’ottavo posto tra le cause di malattia e di mortalità ed è responsabile di circa 30,000 decessi prematuri l’anno. Al fine di rispondere alla Strategia Europea di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (adottata nel 2013) e alle esigenze della strategia italiana occorre predisporre a livello nazionale un piano di risposta integrato in relazione a diverse esposizioni ambientali correlate ai cambiamenti climatici, come ondate di calore e inquinamento atmosferico, insieme alla promozione di misure di adattamento indirizzate a specifici sottogruppi a rischio al fine di aumentare la “resilienza” delle popolazioni più vulnerabili. Il progetto si propone quindi di estendere l’approccio multicomponenti del Piano Operativo Nazionale alla prevenzione degli effetti dell’inquinamento atmosferico, strutturando un Piano di Prevenzione Integrato che si basa su monitoraggio, sorveglianza sanitaria e valutazione dell’impatto sanitario, comunicazione del rischio e messaggi alla popolazione, formazione degli operatori sanitari e sensibilizzazione degli stakeholders del sistema sanitario.

Il testo del progetto (Pdf: 866)

Ente: Asl RM1

Euro: 170.000,00

Ambiente, Clima e Promozione della salute dei bambini

I bambini di oggi e le generazioni future sono riconosciuti come i principali stakeholder nell’attuazione della strategia per l’Ambiente e la Salute in Europa . Proteggere la salute di tutti, ma in particolare dei bambini dall’azione dei fattori di rischio ambientali è tra le priorità indicate dalla Conferenza di Parma (WHO Parma Declaration 2010) e dai successivi documenti di scopo che sono stati prodotti a livello europeo (WHO 2017).  Le tematiche ambientali sono state oggetto della Dichiarazione di Ostrava (13-15 giugno 2017, WHO UNECE 2017) che punta l’attenzione sul potenziamento delle strategie nazionali e locali per contrastare le principali esposizioni ambientali.
La promozione delle tematiche su ambiente e salute, armonizzata con gli obiettivi dell’Agenda 2030 sulla Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, sostenuta da contestuali azioni comunicative ed educative, rappresenta uno strumento indispensabile per favorire un cambiamento culturale nei bambini che, proiettato verso le generazioni future, porti a un maggior rispetto dell’ambiente, della biodiversità come risorsa fondamentale per la vita e il benessere degli esseri umani, nonché una maggiore consapevolezza dei rischi per la salute correlati all’inquinamento ambientale e a scorretti stili di vita. L’obiettivo del progetto è quello di sviluppare e promuovere strategie di azione e di prevenzione e di programmazione della salute per i bambini sul tema ambientale con particolare attenzione agli stili di vita e alla riduzione dell’impatto alle esposizioni ambientali. Saranno prodotti strumenti informativi e innovativi rivolti direttamente ai bambini, ai genitori e ai pediatri, agli operatori sanitari e alle istituzioni scolastiche.

Il testo del progetto (Pdf: 399 kb)

Ente: Iss

Euro: 230.000,00

Supporto alla implementazione dell’analisi di rischio in acque potabili e balneazione e gestione del sistema informativo portale acque

Alla luce dei recenti sviluppi tecnico-scientifici trasposti sul piano normativo nazionale in materia di analisi di rischio nella filiera idro-potabile con il DM 14.08.2017  si rende necessario prevedere nuove azioni di intervento correlate all’elaborazione delle analisi di rischio per le filiere idro-potabili, identificate come aree di attività e obiettivi del presente progetto. Verranno dunque attuati interventi per l’implementazione di banche dati sulla filiera idropotabile, sulla valutazione di rischio e sulle misure di controllo e monitoraggio, condivise con l’autorità sanitaria locale e centrale, per la ridefinizione delle «zone di approvvigionamento idro-potabile» sulla base della descrizione della filiera idro-potabile e infine per l’acquisizione di dati di monitoraggio per elementi chimici e sostanze non oggetto di ordinario controllo sulla base di elementi di rischio sito-specifici.  Nel settore balneazione, il quadro normativo nazionale è centrato sul D.lgs 116/2008 integrato dal decreto attuativo D.M. 30 marzo 2010, che, per la conoscenza del profilo di costa, prevede la determinazione di 2 parametri batteriologici: Escherichia coli ed Enterococchi intestinali, ritenuti i più efficaci indicatori di contaminazione fecale. Tuttavia le linee guida sulla qualità dell'acqua dell'OMS raccomandano un approccio preventivo basato sull’analisi dei rischi per la valutazione e gestione della qualità delle Acque. In tale contesto, sono stati da tempo sperimentati e consolidati  modelli basati sul Quantitative Microbial Risk Assessment (QMRA).Verrà pertanto intrapreso uno studio pilota , nel quale verrà adottato questo nuovo approccio quantitativo di valutazione del rischio che consente di raccordare le conoscenze scientifiche sulla presenza e la natura degli agenti patogeni, il loro potenziale destino e il trasporto nel ciclo dell'acqua, con i possibili scenari di esposizione per l’uomo e i correlati effetti sulla salute che possono derivare da questa esposizione, considerando anche gli effetti di barriere naturali e possibili misure di controllo poste in essere.

Il testo del progetto (Pdf: 339 kb)

Ente: Iss

Euro: 40.000,00

Implementazione di un percorso formativo e informativo finalizzato ad un approccio integrato epigenetico per la prevenzione nei primi 1000 giorni di vita

La promozione della salute materno-infantile si è arricchita negli ultimi anni di nuovi spazi di intervento relativi alla “salute riproduttiva e preconcezionale". In questo ambito, l’attenzione si concentra sullo stato di salute ottimale che ogni donna e ogni coppia in età fertile può raggiungere per ridurre la probabilità di occorrenza dei problemi di fertilità e migliorare lo stato di salute durante la gravidanza, proteggendo nello stesso tempo quello delle generazioni future. Da tempo è noto infatti che alcuni interventi di prevenzione di uno o più esiti avversi della riproduzione devono essere realizzati prima del concepimento, tra questi: le sane abitudini alimentari e i corretti stili di vita, la supplementazione con acido folico, le vaccinazioni, in particolare quella anti-rosolia, la valutazione e la gestione di condizioni croniche come diabete, epilessia, la consulenza genetica. Nel 2010 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto ufficialmente che gli interventi di promozione della salute materno-infantile iniziano prima della gravidanza, sottolineando quindi l’importanza dell’età fertile nella prevenzione degli esiti sfavorevoli della riproduzione3Con il presente progetto si intende dunque promuovere la salute della popolazione attraverso la promozione della salute riproduttiva, la consapevolezza del suo valore e la conoscenza dei fattori di rischio, alla luce delle nuove conoscenze di epigenetica, e implementare strategie integrate di formazione del personale sociosanitario e di comunicazione nella popolazione, valorizzando e diffondendo anche le raccomandazioni prodotte dal “Tavolo Tecnico sui primi 1000 giorni di vita” tra i professionisti, le donne e le coppie.

Il testo del progetto (Pdf: 399 kb)

Ente: Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (Crea)

Euro: 88.000,00

Medicina di precisione: implementazione di una rete di laboratori finalizzata al miglioramento della diagnostica delle malattie trasmissibili e delle cure delle malattie da infezioni” previsto nell’ambito delle azioni centrali del programma di attività del CCM per l’anno 2017

In Europa, la Commissione Europea ha cominciato la sua riflessione sulla medicina di precisione a partire dal 2013, anno della pubblicazione del report “Use of ‘-omics’ technologies in the development of personalised medicine”. In questo ambito si evidenzia la necessità di utilizzare nuovi test diagnostici per la classificazione delle malattie al fine di meglio veicolare gli approcci terapeutici. In particolare tali nuovi test potrebbero essere utilizzati per le patologie trasmissibili che costituiscono da sempre un importante problema sanitario e sociale. L’implementazione di una rete di laboratori finalizzata al miglioramento della diagnostica delle malattie trasmissibili e delle cure delle malattie da infezione rappresenta un importante tassello, nell’immediato futuro, per l’avanzamento nel settore della medicina di precisione. La genomica nell’ambito della diagnosi delle malattie infettive trasmissibili, ad esempio, è un approccio importante per una azione preventiva che tenga conto della medicina di precisione. In questo ambito, sistemi di sorveglianza più efficaci e coordinati, e che utilizzino test accurati e tecnologicamente avanzati, permettono di raccogliere dati attendibili sull’incidenza delle malattie stesse. Tali dati sono, infatti, spesso distorti dalla sotto-notifica e dalla mancata diagnosi eziologica, attribuibile quest’ultima ad uno scarso ricorso ad adeguati accertamenti di laboratorio. Inoltre, la trasmissione delle informazioni è, spesso, poco tempestiva, e non permette di condurre tutte le indagini necessarie a stabilire la fonte e le modalità di trasmissione. In tale scenario il progetto intende rafforzare la capacità diagnostica e di tipizzazione molecolare degli agenti patogeni, causa di malattie trasmissibili, della rete dei laboratori presenti sul territorio nazionale, con particolare riferimento alle malattie prevenibili da vaccino e altre malattie virali emergenti, alle infezioni ospedaliere e le infezioni sostenute da Klebsiella e Salmonella.

Il testo del progetto (Pdf: 250 kb)

Ente: Iss

Euro: 164.000,00

Sorveglianza nazionale delle infezioni correlate all’assistenza (Ica)

Le infezioni correlate all’assistenza (ICA), comprensive di quelle sostenute da germi antibioticoresistenti (AMR), rappresentano una complicanza frequente dell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria e comportano costi elevati per il paziente, il servizio sanitario e la società. La sorveglianza delle ICA, ed in particolare di quelle maggiormente prevenibili, rappresenta uno strumento essenziale per monitorare il trend epidemiologico, indirizzare gli interventi ma, soprattutto, promuovere azioni di miglioramento stimolate anche dal confronto con i risultati ottenuti in centri che trattano pazienti simili. L’European Center for Disease Control (ECDC) dal 2008 raccoglie annualmente dati sulle infezioni in reparti a rischio dai diversi paesi europei. Sono stati inoltre condotti a livello europeo vari studi in materia. Per promuovere il miglioramento continuo delle attività di prevenzione e controllo delle ICA e dell’antibioticoresistenza in ambito assistenziale e per contribuire al sistema europeo di sorveglianza coordinato dall’ECDC delle ICA è essenziale mantenere ed ampliare le reti collaborative di sorveglianza a livello nazionale costruite in questi anni. E’ necessario inoltre che tale ampliamento preveda l’integrazione con le specifiche attività di sorveglianza dedicate al fenomeno dell’antibioticoresistenza, presenti o da sviluppare in futuro sul territorio nazionale, così come indicato da ECDC e OMS. La complessità della materia e delle attività di sorveglianza dedicate richiede l’avvio dello sviluppo di strumenti informatici che ne favoriscano l’ampliamento e il mantenimento, ne garantiscano la coerenza, e rendano disponibile tempestivamente il ritorno informativo. Obiettivo del progetto è quello di assicurare la partecipazione dell’Italia ai sistemi di sorveglianza delle infezioni correlate all’assistenza (ICA) coordinati a livello europeo dall’ECDC e la disponibilità di dati epidemiologici sulle ICA in diversi ambiti a livello nazionale.

Il testo del progetto (Pdf: 288 kb)

Ente: Regione Emilia Romagna

Euro: 100.000,00

Prevenzione e sorveglianza delle malformazioni congenite: interventi sugli ambienti di vita e di lavoro per ridurre i rischi da fattori emergenti biologici (incluso virus Zika) e non

Le Malformazioni Congenite (MC), pur rappresentando eventi individualmente rari, nel loro complesso esprimono un rilevante problema di sanità pubblica, sia per ciò che riguarda le dimensioni del problema sia per gli esiti che spesso sono cronici ed invalidanti. Le MC sono patologie multifattoriali per le quali la riduzione dei fattori di rischio svolge un ruolo determinante e sono tra i principali indicatori dello stato di salute della popolazione, la loro sorveglianza è un importante e fondamentale strumento per il monitoraggio della frequenza degli eventi e per valutarne le possibili cause eziologiche. La sorveglianza viene attuato tramite i Registri delle Malformazioni Congenite (RMC) che effettuano la registrazione continua ed esaustiva delle MC,. L’attività dei RMC (raccolta, registrazione, archiviazione ed elaborazioni statistiche) permette di conoscere la prevalenza, l’incidenza e le fluttuazioni nello spazio e nel tempo delle MC.I dati raccolti dai RMC consentono inoltre di studiare le associazioni tra fattori di rischio e malattie e di quantificare la forza di tali associazioni, infine i RMC possono fornire informazioni utili su impatto ed efficacia di azioni di prevenzione mirate e di scelte sanitarie effettuate nel campo della salute riproduttiva.  La presente azione centrale CCM 2017 si propone di sviluppare a livello nazionale le attività di sorveglianza epidemiologica delle MC (Registro Nazionale Malformazioni Congenite); sviluppare un approccio operativo integrato per la prevenzione primaria, che utilizzi i dati della sorveglianza delle MC e si basi su buone pratiche del SSN e promuovere comportamenti consapevoli dei cittadini, che riducano le principali fonti di fattori di rischio per la popolazione generale: gli stili di vita, l'alimentazione e l'esposizione a agenti biologici e sostanze chimiche nell'ambiente di vita e di lavoro; compresi gli interferenti endocrini. Un focus specifico sarà dedicato alla riduzione dei fattori di rischio emergenti biologici e non (incluso virus Zika).

Il testo del progetto (Pdf: 295 Kb)

Ente: Iss

Euro: 130.000,00

Supporto a SISTIMAL (Sistema di indicatori per il monitoraggio dell’impatto alcol-correlato). Indicatori di monitoraggio dell’impatto alcol-correlato anche in rapporto alla partecipazione al monitoraggio in ambito internazionale

Il consumo di bevande alcoliche è complessivamente responsabile di mortalità prematura, disabilità e insorgenza di oltre 230 patologie che costano alla società circa 17 milioni di anni di vita persi e si stima che nel 2012 l’uso dannoso di alcol ha causato nel mondo 3,3 milioni di morti. Le tre categorie che per oltre il 90% contribuiscono alla mortalità attribuibile direttamente o indirettamente al consumo di alcol sono gli incidenti, le malattie cardiovascolari e il cancro. L’alcol è inoltre responsabile di numerose problematiche sociali ed è il primo fattore di rischio emergente rispetto a tutte le sostanze illegali per episodi o atti di violenza, criminalità, maltrattamenti familiari verso il partner o verso i minori, per perdita di produttività e di lavoro, e, non ultimo è stato recentemente indicato come fattore concorrente alla maggiore suscettibilità all’insorgenza di malattie infettive come per esempio la tubercolosi, l’AIDS e la polmonite. In coerenza con quanto previsto dalla strategia globale sull’alcol e dal Piano Nazionale di Prevenzione l’obiettivo generale del progetto è quello di porre a regime un sistema dinamico, flessibile, costante e formalizzato di monitoraggio epidemiologico atto a misurare/stimare l’impatto del consumo di alcol sullo stato di salute della popolazione e del carico di morbosità e mortalità alcol-correlata contribuendo alla predisposizione dei dati utili alla Relazione annuale del Ministro della Salute al Parlamento ai sensi della Legge 125/2001, attraverso indicatori, coerenti con le esigenze di valutazione periodica e reporting utile alla programmazione socio-sanitaria e all’azione di contrasto al consumo rischioso e dannoso di alcol nella popolazione. Il sistema mira, a integrare, anche in funzione dell’esigenze emergenti, le aree a oggi non ricomprese nel già esistente sistema SISMA quali quelle relative alla morbilità e all’utenza dei servizi mirando alla sistematizzazione delle attività di elaborazione, analisi, studio e reporting di dati e di flussi informativi disponibili.

Il testo del progetto (Pdf: 443Kb)

Ente: Iss

Euro: 80.000,00

Strategie, Competenze e Strumenti per la Prevenzione delle malattie a base metabolica e la promozione di stili di vita salutari in Contesti Opportunistici

Il cambiamento comportamentale orientato all’adozione di stili di vita salutari è un processo complesso e dinamico, che vede il coinvolgimento di numerosi attori: i singoli individui, gli operatori impegnati in istituzioni sanitarie e non sanitarie, la società civile, le amministrazioni, l’intera comunità. Vista l’elevata complessità che il cambiamento comportamentale pone, il potenziamento delle competenze individuali (empowerment) utili per effettuare scelte di vita salutari può essere favorito da interventi a più livelli: attraverso informazioni, indicazioni e sostegno da parte degli operatori della rete territoriale di riferimento; dalla partecipazione a gruppi di confronto su proposta degli stessi operatori; da opportunità e condizioni esterne in carico alle amministrazioni locali che possano facilitare le scelte salutari. Nell’ambito della promozione della salute la relazione professionale interpersonale vis a vis rappresenta uno degli strumenti della strategia comunicativa per capire come le persone si pongono nei confronti del cambiamento, per comprendere cosa pensano e provano e pertanto può essere uno degli strumenti più consoni per incentivare cambiamenti comportamentali, finalizzati all’adozione di stili di vita salutari e per sostenere le persone nel complesso percorso decisionale, considerando la loro motivazione e disponibilità a modificare abitudini e scelte a favore della salute. Il presente progetto si pone quale obiettivo Generale quello di promuovere stili di vita salutari in contesti opportunistici (ad esempio ambulatorio del pediatra e del medico di medicina generale, Farmacia, Associazioni sportive, scuola, ambiente di lavoro) attraverso l’implementazione di strategie comunicative e lo sviluppo delle competenze funzionali al cambiamento comportamentale, con riferimento ad un approccio multistakeholder e multisettoriale.

Il testo del progetto (Pdf: 268 Kb)

Ente: Iss

Euro: 118.000,00

Monitoraggio del consumo medio giornaliero di sodio nella popolazione italiana

Le malattie cardiovascolari (MCV) rappresentano la prima causa di morte nelle persone di età superiore a 60 anni. Il fattore di rischio in assoluto più importante per tali patologie è rappresentato dall’elevato livello della pressione arteriosa, su cui secondo recenti studi, incide molto l’assunzione di sale. Una meta-analisi condotta dall’Università Federico II di Napoli, ha evidenziato che un’elevata assunzione di sale si associa ad una maggiore incidenza di ictus e di eventi cardiovascolari nel lungo termine. Questi risultati sono stati ampiamente condivisi dalla comunità scientifica internazionale che ha anche evidenziato come una strategia di riduzione del consumo di sale a livello di popolazione sia estremamente cost-effective sia in termini di eventi cardiovascolari fatali e non fatali risparmiati, sia in termini di riduzione della spesa sanitaria. In Italia,  già dal 2008, il Ministero della Salute, nell’ambito del Programma GUADAGNARE SALUTE, ha avviato diverse iniziative volte alla stima e al monitoraggio del consumo di sale nella popolazione italiana nonché a favorire cambiamenti delle abitudini alimentari attraverso campagne informative e azioni volte a rendere più facili le scelte salutari. Dando seguito alle raccomandazioni degli organismi internazionali in favore di ulteriori iniziative in tale ambito, si intende implementare il monitoraggio della distribuzione del consumo medio pro-capite di sodio nella popolazione generale, ottenere informazioni aggiornate ed attendibili sul consumo medio di sodio, di potassio e di iodio pro-capite nella popolazione italiana adulta su base regionale, per sesso e classi di età, allo scopo di monitorare temporalmente e geograficamente la distribuzione del fenomeno e valutare l’efficacia delle azioni messe in atto nell’ambito del programma GUADAGNARE SALUTE per la riduzione del contenuto di sale negli alimenti e per la riduzione dell’apporto sodico discrezionale in Italia.

Il testo del progetto (Pdf: 332 Kb)

Ente: Iss

Euro: 181.170, 00

Adeguamento della banca dati e del sito web per la pubblicazione degli ingredienti e le emissioni dei prodotti del tabacco, sugli ingredienti delle sigarette elettroniche e dei liquidi di ricarica, dei prodotti del tabacco di nuova generazione da fumo e non da fumo, dei prodotti da fumo a base di erbe

La produzione di prodotti del tabacco, dei prodotti correlati e delle sigarette elettroniche all’interno dell’Unione Europea (UE) si concentra in un piccolo numero di impianti, questo si traduce in un aumento significativo degli scambi transfrontalieri. Il regolare funzionamento del mercato interno dell’UE può essere garantito solo attraverso degli interventi legislativi più incisivi al livello centrale europeo, più che al livello nazionale, con azioni dei singoli Stati Membri. Per esercitare le competenze di regolamentazione, la Commissione europea (CE) e gli Stati Membri (SM) hanno rafforzato gli obblighi vigenti in materia di segnalazione degli ingredienti e delle emissioni di tali prodotti in modo da valutarne l’attrattività, la capacità di indurre dipendenza e la tossicità dei prodotti, nonché i rischi associati al loro consumo per la salute umana con l’attuazione della Direttiva 2014/40/UE. La direttiva 2014/40/UE stabilisce che i fabbricanti e gli importatori dei prodotti del tabacco e delle sigarette elettroniche e dei contenitori di liquido di ricarica e dei prodotti del tabacco di nuova generazione da fumo e non da fumo, dei prodotti da fumo a base di erbe presentino alle autorità competenti degli Stati membri interessati informazioni sugli ingredienti e sulle emissioni di tali prodotti, nonché sui loro volumi di vendita. L’Unione Europea ha scelto di realizzare un sistema di accesso elettronico comune per la presentazione dei suindicati dati al fine di garantire l'applicazione uniforme degli obblighi in materia di segnalazione descritti di cui alla direttiva 2014/40/UE. A livello nazionale Il Decreto legislativo n. 6, 12/01/2016 prevede che il Ministero della Salute renda disponibili al pubblico sul sito istituzionale le informazioni presentate dai fabbricanti o importatori, tenendo conto dell'esigenza di tutelare le informazioni commerciali. Per adempiere all’impegno legislativo vi è la necessità di adeguare la banca dati esistente, acquisendo e trasferendo le informazioni caricate sul portale “The EU Common Entry Gate (EU-CEG)” dai fabbricanti ed importatori.

Il testo del progetto (Pdf: 282 Kb)

Ente: Iss

Euro: 50.000,00


WHIP-Salute: aggiornamento del sistema di sorveglianza ed estensione delle attività di diffusione

Whip Salute è un sistema di sorveglianza sulla storia lavorativa degli italiani e sui loro problemi di salute e di sicurezza partendo da alcune fonti informative correnti, i cui titolari sono INPS, INAIL, ISTAT e Ministero della Salute. L’integrazione, che avviene sulla base di codici individuali anonimi, è per sole finalità statistiche, di servizio ad attività di sorveglianza, valutazione, programmazione e ricerca su temi per i quali la politica e le istituzioni si sono spesso scontrate con la mancanza di informazioni adeguate: effetti attesi sulla salute dei cambiamenti intervenuti e delle relative politiche del lavoro (contratti atipici, mobilità lavorativa, terziarizzazione, lavoro nero), dei regimi previdenziali (lavori usuranti), della sicurezza (aumento delle piccole imprese, outsourcing, aumento dell’età media dei lavoratori, aumento dei lavoratori stranieri). L’obiettivo del progetto è quello di aggiornare il panel longitudinale WHIP-Salute e renderlo disponibile per le necessità informative del Piano Nazionale di Prevenzione. In particolare le attività previste consentiranno l’aggiornamento del sistema all’ultimo anno disponibile e l’estensione del piano di diffusione e comunicazione dei dati. Per quel che riguarda l’aggiornamento, si tenterà di ricostruire la storia lavorativa a livello individuale a partire dalle informazioni fornite da Inps dal 2013 e fino all’ultimo anno disponibile; di acquisire le informazioni su infortuni, malattie professionali, dimissioni ospedaliere e cause di morte fornite da Inail, Ministero della Salute e Istat dal 2013 e fino all’ultimo anno disponibile, e collegarle alle storie lavorative e infine di condurre l’analisi di qualità del linkage e aggiornare la documentazione del sistema. Al contempo, sarà necessario un adattamento delle procedure di linkage al nuovo regolamento europeo sulla privacy.

Il testo del progetto  (Pdf: 274 Kb)

Ente: Servizio di Epidemiologia – Asl TO 3 – Regione Piemonte

Euro: 120.000,00

Effetti dell’inquinamento atmosferico sullo stato di salute della popolazione italiana, con particolare riferimento alle patologie cardiovascolari e respiratorie. Un’analisi basata su micro-dati e modelli di micro-simulazione per trarne valutazioni utili ai fini del monitoraggio dei Piani Nazionali

L’Italia occupa il terzo posto nella classifica dei paesi più inquinati dell’UE, dopo Bulgaria e Grecia. L'inquinamento atmosferico può causare molte patologie, ma in particolare è considerato un fattore di rischio per le malattie respiratorie, per quelle cardiovascolari e per varie tipologie di tumori. Questi effetti sono piuttosto noti nella letteratura medica, che ha messo in luce conseguenze particolarmente gravi nei primi anni di vita degli individui e nelle persone più anziane già affette da patologie polmonari. L’inquinamento atmosferico è inoltre causa di un notevole impatto economico in termini di aumento di spesa sanitaria e riduzione della produttività lavorativa. Il gruppo più vulnerabile è costituito dai bambini sotto i 5 anni, in quanto i loro organi e il sistema immunitario sono in via di sviluppo e le vie respiratorie sono di minori dimensioni rispetto agli adulti. In particolare, nel caso dei bambini la letteratura medica evidenzia un effetto negativo di esposizione all'inquinamento atmosferico durante il periodo di gravidanza e l’età infantile, anche a livelli di esposizione relativamente bassi. Oltre all’importanza dell’inquinamento atmosferico, la recente letteratura epidemiologica ed economica ha esaminato anche l’impatto degli eventi legati a vari fenomeni naturali sulla salute fetale e neonatale. Tali studi sottolineano l’associazione tra l’esposizione della madre in gravidanza agli effetti dei disastri climatici, sismici o vulcanici, e gli outcomes fetali e neonatali .Alla luce di ciò in un’ottica di pianificazione di interventi preventivi, la presente proposta progettuale vuole offrire una valutazione degli impatti dell’inquinamento e dei disastri naturali (climatici, sismici o vulcanici) sulla salute, in particolare per le malattie cardiovascolari e respiratorie. Nello specifico, si propone di elaborare una mappatura dei livelli di esposizione ad agenti inquinanti nell’aria e a fenomeni naturali estremi e valutarne gli impatti sul sistema sanitario e sulla salute umana in un’ottica multidimensionale utilizzando diversi indicatori di salute e indicatori di sostenibilità del sistema sanitario (spesa ed utilizzo strutture).

Il testo del progetto (Pdf: 371 Kb)

Ente: Ceis Tor Vergata

Euro: 110.000,00

Materiali utili e prodotti finali

Analisi delle attività della rete dei consultori familiari per una rivalutazione del loro ruolo con riferimento anche alle problematiche relative all’endometriosi

I Consultori Familiari (CF), istituiti con legge nazionale 405/1975, costituiscono un esempio unico di servizio multidisciplinare a tutela della salute della donna, dell’età evolutiva e delle relazioni di coppia e familiari. L’implementazione dei CF nel corso dei decenni ha seguito un percorso non lineare ed è stata disomogenea sul territorio nazionale anche a causa di riferimenti normativi diversificati, di specificità territoriali di tipo organizzativo, di diverse dotazioni di risorse umane ed economiche e mancanza di obiettivi operativi appropriati e misurabili dal punto vista della sanità pubblica. I CF, concepiti sin dalla loro istituzione come servizi facilmente accessibili e capaci di entrare in relazione con le diverse tipologie di utenti, comprese quelle che esprimono un disagio sociale o una specifica fragilità come i migranti o gli adolescenti, devono fronteggiare oggi nuovi bisogni emergenti in una società in continua trasformazione dal punto di vista socio-culturale prendendo in carico, ad esempio, la problematica delle adozioni e del sostegno alla genitorialità oltre a fronteggiare nuove emergenze di tipo sanitario come l’infertilità, la prevenzione e la diagnosi precoce dell’endometriosi. Si rende pertanto necessario ripensare il ruolo dei CF alla luce dei bisogni emergenti della popolazione e nel rispetto dei principi costitutivi. Un programma di riqualificazione dei consultori, senza trascurare le richieste che l’utenza presenta spontaneamente ai servizi, dovrebbe privilegiare l’attività programmatica scientificamente definita, armonizzandosi con gli interventi svolti dagli altri servizi socio-sanitari presenti sul territorio. Tutto questo costituisce un obiettivo ambizioso che necessita da una fase propedeutica di conoscenza dello stato attuale , pertanto obiettivo del progetto è quello di mappare la rete dei CF, rilevare i modelli organizzativi e analizzare le attività svolte, anche identificando le buone pratiche, per promuovere una rivalutazione del loro ruolo in relazione ai bisogni della società di oggi.

Il testo del progetto (Pdf: 317 Kb)

Ente: Iss

Euro: 60.000,00

Ricognizione delle attività e dei network territoriali per l’attuazione del “Piano d’azione salute per e con le comunità rom, sinti e caminanti”, e individuazione delle best practice a supporto dell’implementazione.

In Italia numerose comunità di rom, sinti e caminanti (RSC) vivono ancora oggi in condizioni di grave marginalità sociale, relegati all’interno di insediamenti semiattrezzati o spontanei, in luoghi poco visibili e difficilmente raggiungibili dai servizi sociosanitari. Vi sono peraltro evidenze che i determinanti socio-economici (deprivazione materiale, scarsità della rete relazionale, comportamenti a rischio, fragilità sociale) e quelli psichici ad essi correlati (ansia, depressione, sottoutilizzo delle risorse personali ecc.) incidono negativamente sulla salute di queste comunità, rendendo più complesso il quadro epidemiologico.Il “Piano d’azione salute per e con le comunità rom, sinti e caminanti”, sviluppato dal Tavolo nazionale “Salute” presso il Ministero della Salute, nell’ambito della Strategia Nazionale di inclusione dei RSC, ha indicato alle Regioni alcune linee prioritarie su cui orientare attività mirate di promozione della salute, in un’ottica di mediazione di sistema. Tali attività riguardano, in particolare, tre macroaree di azione: formazione del personale sanitario e non; conoscenza e accesso ai servizi per RSC; servizi di prevenzione, diagnosi e cura. Il presente progetto intende avviare una ricognizione degli interventi di tutela della salute delle comunità RSC, intraprese dalle Regioni e dalle Aziende sanitarie – anche in collaborazione con istituzioni e organizzazioni sociali –, per l’attuazione del Piano nazionale RSC relativamente a: formazione del personale del SSN; diffusione all’interno delle suddette comunità di informazioni sui servizi sociosanitari territoriali; e accessibilità dei percorsi di presa in carico. Le attività progettuali saranno, inoltre, orientate a far emergere modelli sostenibili di best practice e network attivi sul territorio, anche nella prospettiva di un loro potenziamento e dell’avvio di nuove collaborazioni.

Il testo del progetto (Pdf: 141Kb)

Ente: Inmp

Euro: 44.000,00

Supporto all’attuazione del DM del 09 novembre 2015 e S.M.I. finalizzato ad un corretto utilizzo della cannabis ad uso medico

A partire dal 2006 in Italia i medici possono prescrivere preparazioni magistrali, da allestire da parte del farmacista in farmacia, utilizzando sostanza attiva vegetale a base di cannabis ad uso medico. In base alla normativa vigente in materia, la prescrizione di cannabis ad uso medico in Italia si effettua quando le terapie convenzionali o standard sono inefficaci e viene impiegata, secondo il DM del 9 novembre 2015 nel dolore cronico e di quello associato a sclerosi multipla e a lesioni del midollo spinale; nella nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV; come stimolante dell’appetito nella cachessia, anoressia, perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS e nell’anoressia nervosa; nell’effetto ipotensivo nel glaucoma; per la riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Gilles de la Tourette. La nota informativa del Ministero della Salute sulla Raccomandazioni per il Medico Prescrittore di Sostanza Vegetale Cannabis Fm-2 Infiorescenze in vigore dal 14 dicembre 2016 dettaglia informazioni relative all’uso medico della cannabis destinate ai medici. In particolare si fa riferimento alla prescrizione e rimborsabilità, al monitoraggio delle prescrizioni, all’uso medico (esigenze terapeutiche), alla posologia e metodo di somministrazione, alle controindicazioni ed effetti collaterali, alle avvertenze speciali e precauzioni di impiego e tra l’altro anche al Monitoraggio della sicurezza, dettagliando per ognuno di questi argomenti informazioni preziose per il corretto uso medico della cannabis. Per dare seguito a questa attività informativa del Ministero della Salute è necessario organizzare programmi di formazione mirati per gli addetti ai lavori, in particolare medici di medicina generale (MMG) e farmacisti che possano a loro volta divulgare correttamente informazioni non solo ai pazienti ma anche i cittadini.

Il testo del progetto (Pdf: 319 Kb)

Ente: Iss

Euro: 100.000,00

Piano Operativo Nazionale per la Prevenzione degli Effetti delle ondate di calore sulla Salute. Sistema di sorveglianza degli effetti delle ondate di calore e dell’inquinamento atmosferico nelle aree urbane sulla salute

Gli effetti sulla salute legati ai cambiamenti climatici rappresentano uno dei problemi più rilevanti di sanità pubblica a livello globale. L’OMS stima oltre 250,000 decessi annui in più nel mondo a causa dei cambiamenti climatici per il periodo 2030-2050. L’area Mediterranea, ed in particolare l’Italia, sono ritenute tra le aree più vulnerabili ai rischi associati ai cambiamenti climatici. Al fine di rispondere alla Strategia Europea di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (adottata nel 2013) e alle esigenze della strategia italiana, occorre implementare a livello nazionale un piano di risposta integrato in relazione a diverse esposizioni ambientali correlate ai cambiamenti climatici, come le ondate di calore e l’inquinamento atmosferico, insieme alla promozione di misure di adattamento indirizzate a specifici sottogruppi a rischio al fine di aumentare la “resilienza” delle popolazioni più vulnerabili. Le città sono individuate come l’ambito di azione prioritario della strategia europea di adattamento come è stato definito dalla Dichiarazione di Ostrava (13-15 giugno 2017), come ambito ideale per integrare obiettivi ambientali, di salute e di equità con obiettivi di pianificazione del territorio. Il progetto per l’annualità 2018-19 si propone consolidare l’approccio multicomponenti del Piano Operativo Nazionale per le ondate di calore e per l’inquinamento atmosferico basato su allertamento, monitoraggio ambientale, sorveglianza sanitaria, valutazione dell’impatto sanitario, comunicazione del rischio, formazione degli operatori sanitari e sensibilizzazione degli stakeholders del sistema sanitario. Il progetto mira a aumentare la conoscenza, la consapevolezza e la capacità di risposta dei tre principali interlocutori, ovvero il sistema sanitario, migliorando la capacità di risposta da parte delle istituzioni sanitarie locali, gli operatori sanitari, migliorando le conoscenze e la capacità di fornire raccomandazioni e infine la popolazione generale e i sottogruppi a rischio, aumentandone le conoscenze e promuovendo opportune modifiche dei comportamenti.

Il testo del progetto (Pdf: 258 kb)

Ente: Asl RM1

Euro: 110.000,00

Piattaforma per il contrasto alla malnutrizione in tutte le sue forme (triplo burden: malnutrizione per difetto, per eccesso e da micronutrienti)

Il 1° aprile 2016 l’Assemblea delle Nazioni Unite ha redatto la Risoluzione ONU A/RES/70/25, Decade di azione sulla nutrizione 2016 - 2025, che mira a promuovere azioni vigorose, finalizzate ad eliminare la fame e la malnutrizione a livello mondiale e ad assicurare l'accesso universale a regimi alimentari più sani e sostenibili, per tutte le persone indistintamente e ovunque esse vivano. Dando seguito a tale Risoluzione ONU per la lotta alla malnutrizione in tutte le sue forme (triplo burden: deficit di micro nutrienti, malnutrizione per difetto e per eccesso) si ritiene importante prevedere l’istituzione di una Piattaforma dedicata a specifici interventi multisettoriali per la prevenzione ed il contrasto della malnutrizione, partendo da survey nazionali in ambito "malnutrizione e triplo burden" , e per la diffusione di linee di indirizzo ad hoc, che possano rendere omogenea la promozione della salute sull'intero territorio nazionale, con impatto anche a livello internazionale. I contenuti della Decade inoltre, anche se già trattati in alcuni congressi specialistici di area nutrizionale, risultano ancora non sufficientemente conosciuti agli operatori sanitari, in ambito nutrizionale e non, e soprattutto non risultano pienamente inseriti nei documenti di riferimento per la programmazione di azioni e strategie mirate alla prevenzione, alla diagnosi precoce e al trattamento della malnutrizione a ogni livello, sia in prevenzione primaria, che in ambito clinico e riabilitativo. Si rende pertanto necessaria un’azione sistematica di informazione e formazione. Obiettivo di questo Progetto è dunque quello di implementare una Piattaforma per il contrasto della malnutrizione prevedendo un coordinamento centrale per dar seguito alla Risoluzione ONU dell’Agenda 2030 (SDG1,2,3) e della Decade di azione sulla nutrizione con la preparazione di materiale divulgativo per diffondere i principi della sana alimentazione (modello dieta locale e sostenibile sulla base della Dieta Mediterranea) e per l’avvio di una fase pilota per una “survey nazionale della malnutrizione”.

Il testo del progetto    (Pdf: 507 kb)

Ente: Regione Umbria

Euro: 110.000,00

Modello integrato per la valutazione dell'impatto dell'esposizione ai fattori di rischio fisico chimico e biologico sulla salute e la sicurezza degli operatori sanitari

Il settore sanitario occupa circa il 10% dei lavoratori dell’Unione europea, ed è pertanto uno dei più grandi settori occupazionali, con un’ampia gamma di professioni. Le donne rappresentano circa il 77% della forza lavoro. La percentuale di infortuni sul lavoro in questo settore, è tra le più elevate nell'Unione europea. Con una porzione così ampia della forza lavoro globale impiegata in questo settore ad alto rischio, e in previsione di un crescente bisogno di operatori sanitari in futuro, il potenziale impatto di questi rischi è considerevole e richiede una risposta adeguata. I lavoratori di questo settore sono infatti esposti ad una serie considerevoli di rischi per la salute, quali il sovraccarico biomeccanico, le posture incongrue, i movimenti scoordinati e/o ripetuti o come quelli legati all'utilizzo di sostanze chimiche (disinfettanti, gas anestetici, detergenti, …) oltre che a medicamenti che, soprattutto in sede di preparazione, possono entrare in contatto con la pelle o penetrare nelle vie respiratorie e provocare reazioni locali o sistemiche, come le malattie cutanee, più spesso di origine tossico-irritativa che non allergica, affezioni nasali, patologie sinusali, oculari e asma. L’utilizzo di alcuni strumenti di lavoro, quali aghi, siringhe, bisturi e altri dispositivi dotati di ago o taglienti, comporta inoltre un rischio di esposizione percutanea (puntura o taglio) con possibile trasmissione ematica di agenti biologici. In ultimo anche il lavoro a turni, il cambiamento di ritmi di lavoro, il lavoro notturno, i fattori organizzativi e i rapporti con i colleghi possono essere fonte di stress e altre patologie professionali. Il miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori nel Settore sanitario richiede un’azione costante di monitoraggio degli eventi dannosi, infortuni e malattie professionali, oltre all’analisi delle situazioni di rischio che si presentano nei luoghi di lavoro, nell’ottica di un approccio proattivo da parte delle istituzioni a supporto delle aziende. Il progetto quindi si pone quale obiettivo generale quello di attivare  una rete di monitoraggio per l’approfondimento dei fattori di rischio per gli operatori sanitari e individuazione di un modello di intervento mirato di prevenzione a supporto delle aziende.

Il testo del progetto    (Pdf: 219 kb)

Ente: Inail

Euro: 150.000,00

Monitoraggio della circolazione di enterovirus a supporto delle attività di sorveglianza per il mantenimento dello status polio-free

Il programma di eradicazione della poliomielite si articola sia mantenendo una elevata copertura vaccinale a livello globale e superiore al 95% sia mantenendo e implementando i sistemi di sorveglianza per una risposta rapida a eventuali casi di reintroduzione di poliovirus.
La sorveglianza delle Paralisi Flaccide Acute (PFA) è considerata, da parte del Global Commission for the Certification of the Eradication of Poliomyelitis (GCC), il sistema di sorveglianza gold standard. Altre strategie di sorveglianza possono essere utilizzate come attività supplementari. Queste strategie includono la sorveglianza ambientale della circolazione dei poliovirus e la sorveglianza degli enterovirus. In Italia, il mantenimento dello status polio-free, viene monitorato attraverso la sorveglianza delle PFA e la sorveglianza ambientale della circolazione dei poliovirus.
Recentemente sono stati segnalati sia in Europa che in Nord America enterovirus emergenti per i quali l‘ECDC ha sottolineato la necessità di creare una rete europea che ne monitori la circolazione identificando l’impatto di eventuali ceppi neurotropi anche al di fuori della sorveglianza della paralisi flaccida. La sorveglianza degli enterovirus fornirebbe elementi utili al fine di identificare tempestivamente focolai epidemici, stimare il reale impatto della malattie e fornire le basi per la ricerca per sviluppo di terapie antivirali efficaci che mirino ai recettori dei virus neurotropi e che evitino lo sviluppo di complicanze neurologiche permanenti. La creazione di una rete di laboratori finalizzata alla diagnostica di queste infezioni rappresenta un importante tassello nelle attività correlata allo sviluppo di una sorveglianza degli enterovirus, utile anche al mantenimento dello status polio-free in Italia. Per tali ragione il progetto intende rafforzare la capacità diagnostica e di tipizzazione molecolare di enterovirus nei laboratori presenti sul territorio nazionale e creazione di una rete di laboratori per lo studio della circolazione di questi patogeni. Supporto alla sorveglianza delle PFA al fine del mantenimento dello status nazionale polio-free.

Il testo del progetto    (Pdf: 264 kb)

Ente: Inail

Euro: 120.000,00

Implementare il Piano Nazionale per il Contrasto all’Antibiotico Resistenza nel Servizio Sanitario Nazionale: standard minimi e miglioramento continuo

La diffusione di microrganismi resistenti agli antimicrobici è oggi riconosciuta come una minaccia globale dalle più importanti istituzioni nazionali ed internazionali. Un eccessivo e inappropriato impiego di farmaci antimicrobici è uno dei fattori favorenti e acceleranti il naturale processo di selezione di microrganismi dotati della capacità di resistere alla pressione selettiva dei composti farmacologici. Il fenomeno è altresì aggravato dall’importante impiego degli antibiotici nel settore zootecnico e agricolo. Tali evidenze risultano tanto più preoccupanti alla luce di proiezioni che stimerebbero nel mondo in circa 10 milioni i decessi nel 2050 attribuibili alle infezioni da microrganismi resistenti stante l’attuale evoluzione epidemiologica. In tale scenario la risposta raccomandata dalla letteratura e dalle  Organizzazioni e Istituzioni nazionali e internazionali è quella di promuovere  l’adozione di programmi di contrasto all’AMR strutturati ed integrati tra tutti gli attori interessati. In particolare l ’adozione di un approccio One Health al tema dell’uso appropriato degli antimicrobici e del contenimento della diffusione delle resistenze batteriche in primis, impone,  l’impiego di strategie di intervento interdisciplinari e intersettoriali, che includano cioè, tanto l’ambito umano quanto quello veterinario/zootecnico e agricolo, tanto il contesto ospedaliero quanto quello territoriale, tanto il settore dei servizi quanto quello produttivo. In tale prospettiva si pone anche il “Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza 2017-2020” che, recependo per il nostro Paese quanto raccomandato a livello europeo, persegue anche l’ambizioso obiettivo di favorire quanto più possibile un approccio comune nelle diverse realtà regionali al tema dell’AMR. L’obiettivo generale del progetto è quindi quello di definire un framework di standard minimi per l’implementazione del PNCAR, comprensivo di specifici indicatori, a disposizione di Regioni e singole Organizzazioni Sanitarie, che consenta di effettuare una continua valutazione delle proprie performance e al contempo un confronto (benchmarking) con realtà analoghe, migliorando il livello di performance specifica dell’Organizzazione stessa rispetto al tema del buon uso degli antimicrobici e del contenimento del fenomeno delle resistenze.

Il testo del progetto    (Pdf: 245 kb)

Ente: Regione Friuli Venezia Giulia

Euro: 260.000,00

Oltre il monitoraggio: la piattaforma Piani Regionali di Prevenzione come strumento di pianificazione del PNP 2020-2025

Nel 2020 partirà il Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2020-2025. L’impianto programmatorio del PNP è cambiato nel corso degli anni passando dalla logica per target, cui indirizzare specificamente l’attività di prevenzione (collettività, a gruppi a rischio, all’individuo), a quella per specifici ambiti di azione o setting in cui la prevenzione viene proposta (comunità, scuola, luoghi di lavoro, ambiente sanitario). Il ciclo della programmazione è invece rimasto fisso prevedendo la pianificazione a livello nazionale dei Quadri Logici centrali (Macro obiettivi, Obiettivi centrali, Indicatori centrali); la loro declinazione in Piani di Prevenzione Regionali (PRP) articolati in programmi, progetti o azioni, obiettivi specifici e indicatori, la loro attuazione nel contesto sanitario regionale; il monitoraggio dell’interno processo; l’eventuale rimodulazione e nuova pianificazione dei PRP e infine la valutazione dell’impatto delle azioni di prevenzione messe in campo sullo stato di salute della popolazione di riferimento. Al fine di consentire una rapida comunicazione tra tutti gli attori del Piano è stata realizzata la Piattaforma “I Piani regionali della Prevenzione” (PF). La PF, allo stato attuale, è concepita come un “contenitore” in grado di accogliere le informazioni e i dati oggetto di monitoraggio e di agevolare gli scambi tra Ministero e Regioni e gli adempimenti reciproci in tema di prevenzione relativamente al piano di prevenzione vigente. La proposta per il nuovo progetto CCM è quella di potenziare e migliorare le funzionalità esistenti della PF, sulla scorta d e proseguirne lo sviluppo al fine di renderla idonea ad accogliere tutte fasi del ciclo di programmazione: a partire dalla presentazione dei nuovi Piani Regionali di Prevenzione 2020-2025, per arrivare alla loro rendicontazione, monitoraggio ed eventuale rimodulazione e nuova pianificazione.

Il testo del progetto    (Pdf: 268 kb)

Ente: Iss

Euro: 110.000,00

Supporto all’implementazione in realtà regionali italiane della Rete di Promozione della Salute sui Luoghi di Lavoro (Rete WHP – Workplace Health Promotion)”

Gli ambienti di lavoro rappresentano un contesto di grande interesse per la promozione della salute, essendo dei microcosmi in cui le persone passano la maggior parte del proprio tempo, spesso in presenza di importanti dinamiche di tipo relazionale. I luoghi di lavoro, perciò sono da considerarsi contesti favorevoli per la realizzazione di azioni tese alla modifica di abitudini e comportamenti dannosi per la salute anche i virtù del fatto che permettono di raggiungere la fascia di popolazione adulta, difficilmente raggiungibile in altri contesti comunitari. Promuovere la salute nei luoghi di lavoro significa in sostanza valorizzare il prezioso capitale umano presente nella aziende. La proposta di programmi di promozione alla salute nei luoghi di lavoro (o workplace health promotion, WHP) si basa sulla cooperazione multisettoriale e multidisciplinare e prevede l’impegno di tutti i soggetti chiave (datori di lavoro, lavoratori e società) e si realizza attraverso la combinazione di: miglioramento dell’organizzazione e dell’ambiente di lavoro, promozione della partecipazione attiva, sostegno allo sviluppo personale. Il Programma “Luoghi di lavoro che promuovono salute – Rete WHP Lombardia”, fondato sul modello OMS “Healthy Workplaces: a model for action”2 , agisce sui processi di promozione della salute negli ambienti di lavoro, presidiando specificatamente la prevenzione dei fattori di rischio comportamentali delle malattie croniche e degenerative (scorretta alimentazione, sedentarietà, tabagismo, consumo dannoso di alcool),ed ha quale obiettivo prioritario promuovere l’adozione nei luoghi di lavoro di pratiche raccomandate al fine di renderli ambienti favorevoli alla adozione competente e consapevole di stili di vita favorevoli alla salute. Con il presente progetto si intende implementare in altre Regioni il suindicato programma, sulla base di una analisi delle condizioni di trasferibilità così da diffondere azioni efficaci e strutturali per promuovere cambiamenti organizzativi dei luoghi di lavoro al fine di renderli ambienti favorevoli alla adozione consapevole ed alla diffusione di stili di vita salutari, concorrendo alla prevenzione delle malattie croniche.

Il testo del progetto    (Pdf: 227 kb)

Ente: Regione Lombardia

Euro: 110.000,00

Sordità infantile e patologie oculari congenite. Analisi dell'efficacia ed efficienza dei protocolli di screening uditivo e visivo neonatale

La sordità infantile e le patologie oculari congenite rappresentano due gravi affezioni neonatali ad alto impatto sociale, che se non diagnosticate e trattate precocemente, sono in grado di determinare gravi deficit fortemente invalidanti, che influiscono negativamente sui processi di sviluppo neurosensoriale, di apprendimento e di inserimento sociale del bambino. Il sistema uditivo e visivo sono infatti altamente plastici nella prima infanzia e la deprivazione sensoriale può portare a anomalie dello sviluppo. L’OMS insieme ad altre importanti organizzazioni internazionali che si occupano del problema, considerano la prevenzione precoce della sordità e dell'ipovisione attraverso l'introduzione di programmi di screening neonatali universali, la chiave per ridurre drasticamente gli effetti invalidanti delle patologie neurosensoriali congenite più frequenti alla nascita, raccomandando che “tutti i neonati abbiano accesso allo screening entro il primo mese di vita secondo protocolli standardizzati". Per massimizzare i benefici dello screening e garantire una reale identificazione precoce, è essenziale che i bambini che non passano lo screening ricevano test di follow-up tempestivi per confermare il loro stato. In Italia, lo screening uditivo è stato introdotto per la prima volta alcuni centri nascita nel 1997 e solo a partire da gennaio 2017 il DPCM dei nuovi Livelli essenziali di assistenza sanitaria (LEA) garantisce, all’art.38, lo screening uditivo e visivo a tutti i neonati. Per attuare tale disposizione, innovativa e unica nel suo genere a livello europeo, devono corrispondere servizi efficienti, efficaci ed appropriati, con un alto livello qualitativo. Ma attualmente sono pochi gli studi in Italia sull'analisi delle politiche sanitarie pubbliche relative agli screening neonatali e sul miglioramento degli outcomes qualitativi. Obiettivo generale del progetto è pertanto quello di valutare l'efficacia e l'efficienza dei protocolli di screening neonatali uditivo e visivo in Italia, identificando i punti di forza e debolezza per il raggiungimento degli standard qualitativi.

Il testo del progetto    (Pdf: 242 kb)

Ente: Iss

Euro: 120.000,00

Monitoraggio e valutazione dell’implementazione delle raccomandazioni cliniche e organizzative per la gestione delle emergenze ostetriche emorragiche peripartum (MOVIE)

In Italia dal 2013 è attivo il sistema di sorveglianza ostetrica ItOSS (Italian Obstetric Surveillance System) coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità in 10 Regioni italiane (Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Sardegna, Campania, Puglia e Sicilia) che coprono il 77% dei nati del Paese. La sorveglianza ha rilevato che l’emorragia ostetrica è, per frequenza, la prima causa di mortalità e grave morbosità materna. Per questo motivo il sistema di sorveglianza ostetrica ItOSS ha organizzato una serie di attività a sostegno dell’aggiornamento professionale e della promozione delle buone pratiche per la gestione delle emergenze emorragiche in ostetricia. Nell’ambito di queste attività, la sorveglianza ostetrica ISS-Regioni promuove l’adozione di linee guida e protocolli assistenziali evidence-based integrandosi con le attività delle Regioni, delle Società Scientifiche di settore, con il Sistema Nazionale Linee Guida, con il Ministero della Salute e l’AGENAS. Alla luce delle attività già implementate per migliorare l’assistenza alle emergenze ostetriche di natura emorragica, è di rilevante importanza monitorare e valutare l’impatto delle azioni di ricerca-intervento, di formazione e aggiornamento dei professionisti e di miglioramento delle pratiche organizzative realizzate nel Paese.  L’esperienza delle principali agenzie internazionali che si occupano della produzione di linee guida, come NICE e WHO, evidenzia infatti come sia necessario individuare opportune strategie d’implementazione per far sì che le raccomandazioni si traducano in iniziative locali per il miglioramento degli esiti di salute. Ad oggi in Italia non esistono esperienze di validazione in ambito ostetrico delle raccomandazioni prodotte dalle diverse Agenzie nazionali né di quelle promosse a livello regionale, aziendale e da parte delle Società Scientifiche.  Si propone quindi un progetto di monitoraggio e valutazione dell’implementazione di raccomandazioni chiave, prodotte da Ministero della Salute, ISS e AGENAS, sulla gestione clinica e organizzativa delle emergenze ostetriche emorragiche peri partum da realizzare in un campione di punti nascita del Paese.

Il testo del progetto (Pdf: 305 kb)

Ente: Iss

Euro: 70.000,00

SISTIMAL (Sistema di indicatori per il monitoraggio dell’impatto alcol-correlato). Attività di coordinamento e supporto operativo nazionale al SISMA e ai sistemi di valutazione periodica e reporting attraverso indicatori di monitoraggio dell’impatto alcol-correlato anche in rapporto alle esigenze di partecipazione alle strategie di monitoraggio e prevenzione in ambito europeo ed internazionale

L’Assemblea Mondiale della Sanità ha adottato ormai da anni  la Strategia Globale sull’alcol e a livello europeo la Strategia Comunitaria, European Alcohol Action Plan-EAAP 2012-2020, per prumuovere azioni atte a prevenire un uso dannos di alcol. L’Italia, adottando tale risoluzioni è stata chiamata a contribuire alle numerose attività e azioni previste dagli obiettivi delle aree d’intervento, che prevedono il monitoraggio e la valutazione periodica in tutti gli Stati Membri, sia dell’impatto epidemiologico del consumo dannoso e rischioso di alcol a livello di popolazione e dell’efficacia delle azioni adottate nei singoli settori di interesse, sia la valutazione dell’implementazione delle politiche specifiche oggetto di indagini conoscitive europee ed internazionali. La realizzazione di un sistema di monitoraggio a livello sia nazionale che regionale e di Provincie Autonome, deve necessariamente tenere conto dei più importanti indicatori di consumo e delle patologie alcol-correlate utilizzati sia a livello nazionale che a livello internazionale al fine di permettere una valutazione del soddisfacimento dei bisogni sanitari e delle richieste di dati previste dai sistemi di monitoraggio internazionali. SISTIMAL si pone  quindi come attività di coordinamento delle attività nazionali, europee e internazionali di monitoraggio, valutazione e reporting ottimizzando le risorse rivolte a rendere complementari e integrative tutte le risorse informative e i flussi periodici relativi all’impatto alcolcorrelato in Italia e nelle Regioni e alle esigenze di trasferimento di dati e informazioni agli organismi europei e internazionali attraverso l’adozione di un approccio congiunto e condiviso che supera la frammentazione tra le diverse attività dedicate e che realizza l’opportunità di necessarie sinergie di ottimizzazione in un sistema unico SISTIMAL globale.
Gli interventi e le azioni di supporto, coordinamento e gestione SISTIMAL, in coerenza con quanto previsto a livello nazionale ed internazionale, consentiranno di garantire continuità e aggiornamento in tempo reale per tutte le basi di dati alle quali l’Italia è chiamata a partecipare.

Il testo del progetto (Pdf: 924 kb)

Ente: ISS

Euro: 70.000,00

Disturbi della NUtrizione e dell’ALimentazione: la MAppatura territoriale dei centri dedicati alla cura in supporto alle Azioni Centrali del Ministero della Salute - MA.NU.AL.

I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DA), in particolare l’anoressia, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata “binge eating”, sono un problema di sanità pubblica di crescente importanza ed oggetto di attenzione sanitaria e sociale sul piano scientifico e mediatico per la loro diffusione, per l’esordio sempre più precoce tra le fasce più giovani della popolazione e per l’eziologia multifattoriale complessa. L’importanza dell’identificazione e dell’intervento precoce sta nel fatto che, se non trattate adeguatamente, tali patologie aumentano il rischio di danni permanenti a carico di tutti gli organi ed apparati dell’organismo (cardiovascolare, gastrointestinale, endocrino, ematologico, scheletrico, sistema nervoso centrale, dermatologico ecc.) fino alla morte, nei casi più severi. L’esperienza maturata e riferita dai professionisti del settore evidenzia l’importante di prevedere per queste condizioni un intervento precoce che sia strutturato e si avvalga della collaborazione di diverse figure professionali all’interno di un percorso multidisciplinare in equipe.  Di fondamentale importanza a tal riguardo, la disponibilità di un “primo riferimento” e cioè di una “mappa” delle strutture pubbliche e convenzionate e delle associazioni dedicate ai DA, con un aggiornamento costante e periodico, al fine di garantire ai cittadini affetti da tali patologie, alle loro famiglie ed ai vari operatori sanitari a cui tali soggetti afferiscono (medici di medicina generale, pediatri, gastroenterologi, endocrinologi, dietologi, eccetera) migliori livelli di accesso e appropriatezza dell'intervento.
L’obiettivo generale del progetto è proprio quello di favorire l’incontro tra la domanda dei cittadini e l’offerta delle risorse territoriali relativamente ai Disturbi Alimentari. A tal fine verranno sviluppati e condivisi specifici indicatori per la raccolta di informazioni sui centri per i DA e loro utenza e creata una mappatura delle risorse territoriali per la presa in carico e il trattamento dei DA.

Il testo del progetto (Pdf: 292 kb)

Ente: Iss

Euro: 70.000,00

Capacity building e cittadinomica: azioni innovative per la literacy di professionisti sanitari e cittadini nell’era delle scienze omiche

L’analisi del genoma ha acquisito un ruolo specifico rilevante per il progresso della medicina e dell’assistenza sanitaria con conseguente rapido sviluppo sia della genomica che della genetica molecolare. In questo contesto si è assistito, nel corso degli ultimi anni, ad una crescente ed incontrollata disponibilità di test genetici per patologie non solo monogeniche ma anche complesse  La diffusione delle discipline omiche è stata possibile principalmente grazie allo sviluppo di tecniche di indagine high-throughput in grado di generare enormi quantitativi di dati relativi ai diversi livelli gerarchici di complessità biologica (DNA, mRNA, proteine, metaboliti, etc…)). Queste tecnologie, come i sequenziatori di seconda generazione (Next Generation Sequencing - NGS), hanno un potenziale di applicazione molto vasto che va dall’aumento della comprensione di svariati processi fisiologici e fisiopatologici, al loro impiego nello screening, nella diagnosi e nella valutazione della storia naturale, della risposta alla terapia e/o della prognosi di diverse patologie, sia del bambino sia dell’adulto. Queste nuove tecnologie, inoltre, rivestono crescente importanza anche nell’identificazione di nuovi farmaci nonché nella valutazione della loro tossicità ed efficacia. La realtà odierna ci suggerisce, quindi, un sempre più rapido passaggio dalla medicina convenzionale a quella personalizzata ed in questo contesto risulta essere fondamentale lo sviluppo di una linea strategica che definisca la capacità di promuovere e di governare l’innovazione omics-related. Un grande passo in avanti  in tal senso è stato fatto con l'approvazione del "Piano nazionale per l'innovazione del sistema sanitario basato sulle scienze omiche". Questo atto di pianificazione nasce dall’esigenza di integrare la sempre maggiore disponibilità di strumenti sofisticati nel settore delle scienze genomiche con le pratiche correnti di sanità pubblica.  Il progetto è finalizzato alla implementazione del piano mediante la messa in atto di azioni mirate al raggiungimento di una migliore “alfabetizzazione” in campo genetico/omico, sia tra i professionisti sanitari sia tra i cittadini e le loro famiglie.

Il testo del progetto (Pdf: 366 kb)

Ente: Iss

Euro: 110.000,00

Supporto alla partecipazione dell’Italia al Network europeo Measuring Population and Organizational Health Literacy (Rete M-POHL)

L'alfabetizzazione sanitaria (Health Literacy-HL) comprende le conoscenze, la motivazione e le competenze delle persone per accedere, comprendere, valutare e applicare le informazioni sulla salute al fine di formulare giudizi e prendere decisioni in termini di assistenza sanitaria, prevenzione delle malattie e promozione della salute per migliorare il proprio stato di salute e la qualità della vita. Misurare la HL permette di identificare i gruppi di popolazione vulnerabili, ridurre le barriere e favorire la partecipazione ad attività che migliorino lo stato di salute.  La Regione Europea del WHO con la pubblicazione “Health Literacy-The solid facts” ha evidenziato il ruolo chiave della HL per implementare la Health 2020, attraverso l’empowerment, la partecipazione nelle attività di prevenzione comunitarie e nell’approccio al sistema sanitario. La dichiarazione di Shanghai “on promoting health in the 2030 Agenda for sustainable development” sottolinea l’importanza dei decision-maker e degli stakeholder per implementare e monitorare strategie intersettoriali a livello nazionale e locale per rinforzare la HL in tutte le popolazioni. Per questo motivo è stato lanciato l’Action Network on measuring population and organizational health literacy M-POHL sotto l’egida dell’European Health Information Initiative-EHII del WHO-Europe nel febbraio del 2018, a cui hanno aderito diversi Paesi e all’intermo del quale è prevista l’implementazione di uno studio trasversale, l’Health Literacy population based survey-HLS19, con lo scopo di raccogliere dati affidabili e confrontabili tra i diversi Stati Membri sulla distribuzione della HL personale e dei suoi correlati (determinanti e conseguenti) in campioni di popolazione generale.  L’obiettivo del progetto è quello di fornire supporto alla partecipazione italiana al Network europeo, potenziare le attività previste nell’ambito del Network europeo M-POHL e in particolare, valutare il livello di conoscenza ed alfabetizzazione sanitaria nella popolazione generale, innalzare il livello di conoscenza nella popolazione al fine di colmare il gap delle disuguaglianze in salute e potenziare l’impatto sulla popolazione delle azioni di prevenzione e facilitarne l’accesso alle cure in modo da migliorare gli esiti.

Il testo del progetto  (Pdf: 236 kb)

Ente: Iss

Euro: 150.000,00

Definizione di strategie di controllo della tubercolosi associata ad HIV in Italia nel contesto di una strategia di eliminazione della malattia tubercolare

La tubercolosi (TB) resta a livello globale la principale complicanza clinica e la più frequente causa di morte per le persone con infezione da HIV. Interventi rivolti alle persone con HIV sono essenziali nell’ambito di una strategia di eliminazione per i paesi a bassa incidenza di tubercolosi. Tra questi interventi vanni ricordati lo screening dell’infezione da HIV tra i pazienti con TB e la terapia preventiva della TB in pazienti con HIV. Inoltre, per migliorare la qualità delle informazioni su questo fenomeno è stato suggerito di sperimentare sistemi basati sul cross-linkage di diversi sistemi di sorveglianza. L’implementazione di strategie efficaci in questo ambito richiede una conoscenza delle caratteristiche della coinfezione HIV-TB nei diversi contesti epidemiologici. In Italia attualmente i dati disponibili sono molto carenti. In primo luogo non esiste una stima affidabile a livello nazionale della prevalenza di infezione da HIV tra le persone con TB e di incidenza della malattia TB tra pazienti con infezione da HIV. Non è noto inoltre quale sia la proporzione di casi dovuta a contagio recente e quale a riattivazione, informazione rilevante in quanto solo questi ultimi sono prevenibili con uno screening e trattamento sistematico dell’infezione latente. Infine non ci sono dati attendibili su quale sia la reale implementazione di interventi di controllo raccomandati, quali lo screening per HIV dei pazienti con TB o lo screening ed il trattamento sistematico della infezione tubercolare latente nelle persone con HIV.Obiettivo generale del progetto è quindi quello di valutare le caratteristiche epidemiologiche ed il potenziale impatto degli interventi di controllo per la tubercolosi associata ad HIV. A tal fine verrà  analizzato il potenziale informativo dell’incrocio di diversi sistemi informativi correnti; valutata l’applicabilità e la resa informativa di un sistema di sorveglianza di epidemiologia molecolare nel controllo della tubercolosi associata ad HIV, nonché le diverse strategie di prevenzione e infine valutato il livello di applicazione degli interventi attualmente raccomandati per il controllo della tubercolosi associata ad HIV.

Il testo del progetto (Pdf: 377 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Lazio

COSTO: 450.000,00 euro

Referenti istituzionali
Per la Regione Lazio:  Enrico Girardi

Presa in carico integrata, peer education e activation: strategie per un’efficace promozione di comportamenti protettivi tra le donne con diabete gestazionale a rischio di sviluppare il diabete di tipo 2

L’IDF (International Diabetes Federation) stima in 21,4 milioni, ovvero nel 16,8%, le donne con varie alterazioni della tolleranza glucidica in gravidanza e questa percentuale è destinata a crescere rapidamente fino a raggiungere il 55 % nel 2035. Nonostante queste evidenze molte donne ancora non sono sottoposte a screening per Diabete Gestazionale (DG) e non ricevono interventi di prevenzione del diabete tipo 2. Studi clinici hanno dimostrato la significativa riduzione dell’insorgenza di diabete in popolazioni ad alto rischio, tra cui le donne con D, attraverso le modifiche dello stile di vita. Infatti, numerose evidenze dimostrano come le modifiche dello stile di vita siano capaci di ridurre l’incidenza di diabete tipo 2 in varie classi di popolazioni. Tra i comportamenti da tenere sotto controllo: la dieta, l’attività fisica e la propensione al fumo di sigaretta, con interventi volti a ottenere, quando necessario, la perdita di peso, la modifica del pattern alimentare e l’incremento dell’attività fisica, e l’astensione dal fumo di sigaretta. Inoltre anche la scarsa consapevolezza che le donne che ricevono una diagnosi di DG hanno del rischio di sviluppare il diabete tipo 2 è una forte criticità: la percezione del rischio è importante per motivare le donne a seguire i follow up proposti e recepire i messaggi di promozione che riguardano i corretti stili di vita. Sulla base di quanto sopra descritto, il progetto propone di promuovere lo sviluppo di un ruolo attivo (Activation) tra le donne con diagnosi di diabete gestazionale al fine di prevenire l’insorgenza del diabete tipo 2, attraverso la definizione di un modello di presa in carico integrata per la diagnosi e la gestione del diabete gestazionale, e per la prevenzione del diabete tipo 2 nel puerperio e una corretta educazione della donna che riceve una diagnosi di diabete gestazionale all’autogestione della patologia durante la gravidanza e alla successiva conduzione di corretti stili di vita, anche con la figura del “family peer coach” e l’utilizzo di webapp.

Il testo del progetto (Pdf: 711 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Basilicata

COSTO: 450.000,00 euro

Referenti istituzionali
Per la Regione Basilicata: Giuseppe Citro

La peer education come strumento per raggiungere e coinvolgere le famiglie e la scuola nella promozione degli stili di vita salutari dei bambini

Nel nostro Paese, ed in particolare nelle regioni meridionali, si riscontrano disuguaglianze in salute caratterizzate da maggiore prevalenza di fattori di rischio e di malattia nei gruppi socio-economicamente svantaggiati della popolazione adulta e dei bambini . Secondo i dati Passi e i dati di OKkio alla SALUTE, in Italia le prevalenze maggiori di eccesso ponderale, di ridotto consumo di frutta e verdura e di scarsa attività fisica si riscontrano nelle persone con basso titolo di studio, che vivono nelle regioni del Sud e che dichiarano di avere difficoltà economiche e nella popolazione dei bambini; figli di genitori con un livello socio-economico svantaggiato. L’eccesso ponderale, le abitudini alimentari scorrette, lo scarso esercizio fisico e la sedentarietà sono tra i fattori di rischio più diffusi e sui quali è però possibile lavorare in termini di prevenzione e promozione della salute attraverso un approccio intersettoriale e partecipato. Negli ultimi anni, lo sviluppo di nuove metodologie per facilitare la diffusione di conoscenze, atteggiamenti e comportamenti a sostegno della promozione della salute ha evidenziato l’efficacia di strategie partecipative. È il caso della peer education, una strategia educativa che privilegia la dimensione orizzontale nella condivisione di informazioni, esperienze ed emozioni all’interno di gruppi di pari. Anche lo sviluppo delle tecnologie di comunicazione ha determinato uno straordinario aumento degli scambi tra le persone di ogni età e stato sociale, ad esempio attraverso l’utilizzo dei social network, delle fonti web e di alcune applicazioni di messaggistica fruibili mediante i telefoni cellulari. La peer education si raccorda con questo tipo di approccio comunicativo coinvolgendo formatori e destinatari del processo di apprendimento in modalità comunicative circolari il progetto intende quindi implementare e valutare - in termini di fattibilità e trasferibilità - interventi di promozione degli stili di vita salutari nei bambini e nelle famiglie attraverso percorsi di peer education e l’utilizzo del web e dei social network.

Il testo del progetto (Pdf: 762 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Friuli Venezia Giulia

COSTO: 307.732,00 euro

Referenti istituzionali
Per la Regione Friuli Venezia Giulia: Anna Giammanco

Definizione e implementazione di un modello operativo innovativo di task shifting per promuovere l’engagement e la literacy alimentare nella prevenzione del Diabete Mellito e delle sue complicanze: il protocollo FooDia-Net

Il Diabete Mellito (DM) rappresenta una delle patologie croniche a più ampia diffusione nel mondo ed è previsto che le persone affette da DM aumenteranno a livello globale da 400 milioni a 600 milioni entro il 2035. Stili di vita non salutari, in particolare per quanto riguarda il regime alimentare, risultano essere uno dei fattori principali di rischio per l’insorgenza del DM e delle sue complicanze. Tuttavia spesso il cittadino/paziente appare poco consapevole di questi rischi e poco equipaggiato di competenze e conoscenze utili a sostenere un adeguato stile di vita e a prevenire il rischio di DM. Di conseguenza appare urgente promuovere iniziative di sensibilizzazione ed educazione rivolte ai pazienti affetti da DM al fine di renderli più consapevoli ed informati non solo circa le specificità della loro patologia e del relativo trattamento, ma anche in merito all’importanza di adottare comportamenti proattivi di gestione dello stile di vita e della terapia farmacologica. L’adozione di approcci finalizzati alla prevenzione e cura del DM in cui vengano mobilitate le diverse risorse e le competenze professionali presenti sul territorio in un modello raccordato e continuativo può contribuire ad azioni più efficaci ed appropriate. La letteratura scientifica e le evidenze cliniche sottolineano infatti l’importanza di operare un cambiamento culturale in sanità volto alla valorizzazione del team multidisciplinare e della collaborazione tra le diverse professionalità per una migliore promozione dell’engagement delle persone nei loro percorsi sanitari sia di prevenzione che di gestione di una malattia Il presente progetto è prioritariamente volto a sperimentare un modello operativo innovativo di task shifting volto a promuovere una più efficace gestione multi-professionale e inter-settoriale della prevenzione del DM e/o delle sue complicanze mediante l’implementazione di iniziative di educazione alimentare e di supporto all’engagement dei cittadini/pazienti. Il progetto ambisce anche a contribuire alla formazione, sensibilizzazione e al coinvolgimento dei diversi attori professionali rispetto all’importanza di promuovere nuove forme coordinate e transettoriali di prevenzione e di promozione dell’engagement del cittadino/paziente e della sua literacy alimentare.

Il testo del progetto (Pdf: 936 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Puglia

COSTO: 446.000,00 euro

Referenti istituzionali
Per la Regione Puglia: Elisabetta Anna Graps

Integrazione, formazione e valutazione di impatto dell’inquinamento ambientale sulla salute: Rete Italiana Ambiente e Salute (RIAS)

L’integrazione delle attività tra il settore ambientale e quello sanitario è di importanza fondamentale per proteggere la salute dai rischi derivanti dalla contaminazione ambientale e per garantire luoghi abitativi e di lavoro che tutelino la salute dei residenti e dei lavoratori. La strategia Europea Salute 2020 indica infatti i fattori di rischio ambientali tra i principali determinanti dello stato di salute della popolazione. Esiste in Italia una lunga tradizione nella valutazione degli effetti dei fattori di pressione ambientale sulla salute che ha coinvolto gli operatori del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) e del Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale (SNPA). Numerosi strumenti sono disponibili per la valutazione: i dati dei sistemi informativi sanitari, dei registri nominativi delle cause di morte, dei registri tumori, delle malformazioni congenite e dei mesoteliomi, di sistemi di sorveglianza nazionali come quello sugli effetti delle ondate di calore, e sullo stato di salute nei siti contaminati (SENTIERI), di indagini ad hoc. Esistono inoltre diversi aspetti metodologici innovativi: lo studio di coorte residenziale, l’utilizzo dei sistemi informativi geografici, gli indicatori di posizione socioeconomica di piccola area, metodi di caratterizzazione e diffusione degli inquinanti nell‟ mbiente. Tutti questi elementi hanno permesso e permettono il monitoraggio degli effetti sulla salute dell esposizione a diverse fonti di inquinanti, con una particolare attenzione alle possibili diseguaglianze di genere, di età e sociali. Questa multiformità di interventi necessita tuttavia di una ricomposizione in una rete in grado di armonizzare e potenziare l’ azione degli enti impegnati sui temi ambiente e salute. Il progetto Rete Italiana Ambiente e Salute (RIAS) intende pertanto consolidare il coordinamento delle componenti istituzionali sul tema Ambiente e Salute in Italia attraverso il coinvolgimento e lavoro congiunto delle strutture ambientali e sanitarie, attraverso la creazione di una piattaforma collaborativa e l’elaborazione di specifici piani di formazione e comunicazione.

Il testo del progetto (Pdf: 954 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Lazio

COSTO: 450.000,00 euro

Referenti istituzionali
Per la Regione Lazio: Carla Ancona

Rete senza fili. Salute e Internet Addiction Disorder (IAD): tante connessioni possibili

La dipendenza da Internet (IAD - Internet Addiction Disorder) è caratterizzata da un superinvestimento nelle attività online, che satura il tempo e le energie dedicate alle altre sfere esistenziali, accompagnandosi a incapacità di controllo, sintomi astinenziali e talvolta a fenomeni di ritiro sociale. Sebbene tali forme di comportamenti problematici siano diffuse in tutta la popolazione, particolare attenzione è rivolta alla fascia adolescenziale, soprattutto ai “nativi digitali” il cui accesso alla rete è concomitante all’ingresso nel più ampio mondo sociale. Per gli adolescenti Internet rappresenta un ambito dalle grandi potenzialità per la comunicazione tra pari, l’esplorazione identitaria e il processo di socializzazione, grazie alle possibilità auto-espressive offerte da alcuni suoi applicativi. Tuttavia, i cambiamenti nelle modalità comunicative e relazionali non sono esenti da rischi evolutivi. Tuttavia, i cambiamenti nelle modalità comunicative e relazionali non sono esenti da rischi evolutivi. Inoltre, l’abuso della tecnologia può provocare gravi interferenze nella vita quotidiana, con conseguenze sulla salute mentale dei soggetti: sulla dimensione emotivo-affettiva, sull’autostima e sull’interazione con la realtà. È necessario pertanto prevenire l’insorgere di comportamenti a rischio, incoraggiando un uso consapevole delle nuove tecnologie, finalizzato a promuovere la salute mentale dei ragazzi. Si tratta non solo di rafforzare le loro competenze e le abilità in relazione agli aspetti strumentali del mondo digitale, ma di motivarli a navigarlo con la consapevolezza dei processi identitari, affettivi e relazionali messi in gioco, in un’ottica di individuazione dei fattori protettivi del comportamento problematico. Obiettivo generale del progetto è quello di prevenire l’insorgere della dipendenza da Internet attraverso azioni di riduzione del rischio di sviluppare un uso scorretto ed eccessivo di strumenti tecnologici (social media, videogiochi, Internet…) migliorando le capacità e le competenze (life skills) dei ragazzi e favorendo l’accesso dei soggetti a rischio ai servizi sociosanitari.

Il testo del progetto (Pdf: 219 Kb)

ENTE PARTNER: Reione Piemonte

COSTO: 432.000,00 euro

Referenti istituzionali
Per la Regione Piemonte:  Giuseppe Sacchetto

Un programma psicoeducativo, rivolto a giovani, di autoregolazione delle emozioni per favorire l’utilizzo consapevole e prevenire l’uso problematico di Internet

L’uso molto diffuso di dispositivi tecnologici (Smarthphone, tablet, PC) e delle piattaforme Internet e il numero sempre crescente di giovani iperconnessi ha indotto diversi studiosi, specie nel corso dell’ultimo decennio, a valutare le eventuali conseguenze negative derivanti dal loro uso eccessivo e a individuarne i fattori di rischio predisponenti. Uno degli effetti dell’ampia diffusione di dispositivi tecnologici è quello dell’aumento dell’esposizione dei possessori ai videogiochi, al gioco (gaming) e al gioco d’azzardo (gambling) online. Secondo alcuni studiosi la dipendenza da gioco online va considerata alla stregua della dipendenza da uso di sostanze, infatti le basi neuro-biologiche della dipendenza da gioco sono, simili a quelle della dipendenza da sostanze chimiche. Un recente studio condotto su quasi 1000 studenti italiani delle scuole superiori (età media 16.5 + 4.8) ha mostrato che il 22% di loro presentava comportamenti di uso problematico di Internet, quasi il 10% aveva comportamenti di gioco d’azzardo problematico e il 6% comportamenti collegati ad esercizio fisico maladattivo. Tali comportamenti erano correlati a peggiore rendimento scolastico e anedonia, labilità dissociativa, alessitimia e impulsività, che rappresentano fattori di rischio e di vulnerabilità per lo sviluppo di disturbi psichiatrici floridi in età giovane-adulta e adulta. Alla luce di ciò il progetto si propone di realizzare un programma strutturato di promozione della salute mentale finalizzato alla prevenzione dei disturbi mentali comuni e in particolare dei comportamenti problematici a rischio nell’uso di Internet, mediante, da una parte, il riconoscimento precoce di segni e sintomi di malessere e, dall’altra, il rafforzamento di fattori protettivi, rivolto agli studenti che frequentano la scuola media inferiore e il primo anno della scuola superiore Il progetto prevede altresì la realizzazione di un programma di formazione che integri e valorizzi i contributi e le esperienze sul campo dei programmi educativi.

Il testo del progetto (Pdf: 430 Kb)

ENTE PARTNER: Provincia Autonoma Trento

COSTO: 183.773,00 euro

Referenti istituzionali
Per la Provincia Autonoma Trento: Anna Giammanco