Supporto al ministero della salute per il coordinamento e l’attuazione del programma del WP5 della Joint Action Europea “Cancon”

Il Ministero della Salute nell’ambito della Joint Actiopn europea CANCON (Cancer Control) è stato incaricato di coordinare uno specifico work Package (WP5), il cui obiettivo è quello di creare dei Position Paper in materia di politiche orientate al controllo dei tumori. In una fase preliminare sono state individuate 8 aree tematiche di interesse sull’argomento, per le quali gli Stati Membri hanno espresso un proprio giudizio, sulla base di uno specifico scoring. Sulla base della discussione fra gli stati Membri,  sono stati selezionati 3 topic e in particolare con il presente progetto saranno portate avanti le attività relative a due  di essi:

1) An impact evaluation system to assess prevention outcomes

2) A system for assessing and promoting the disinvestment process for re-allocation

I position paper verranno stilati sulla base di un template che è stato già discusso ed approvato con gli stati membri

Il testo del progetto (PDF: 294 kb)

Ente: Università degli Studi la Sapienza di Roma

Euro: 150.000

Il modello One-Health per il contenimento delle resistenze microbiche di possibile origine zoonosica in sanità pubblica: sviluppo di un network medicoveterinario applicato alla prevenzione e controllo della circolazione di Escherichia. coli produttore di ESBL

La resistenza agli antimicrobici (AMR) è  un tema identificato come prioritario sia a  livello mondiale che europeo. I geni che conferiscono resistenza agli antimicrobici (AMR) possono trasferirsi orizzontalmente tra specie batteriche diverse, inoltre, gli animali allevati in modo industriale per la produzione di alimenti rappresentano un reservoir primario di patogeni zoonosici, in grado di causare infezioni enteriche nell’uomo, ma anche un reservoir di microrganismi non necessariamente patogeni ma resistenti agli antimicrobici e che attraverso la catena alimentare o il contatto diretto può contribuire alla diffusione o al mantenimento dell’AMR in ambito umano. I dati di sorveglianza di AMR in isolati umani in Europa indicano in particolare un incremento generale della diffusione di ceppi di E. coli ESBL produttori, frequentemente portatori di multi-resistenza (MDR) con un trend crescente e significativo in molti Paesi, inclusa l’Italia. Particolare allarme suscita il costante incremento della quota d’infezioni extraintestinali (urinarie e sepsi) da E.coli associate al clone MDR ST131, caratterizzato dalla resistenza a fluorochinoloni e produzione di ESBL nonché dalla resistenza ad altri antibiotici  che contribuirà nel breve-medio termine alla progressiva limitazione delle possibilità terapeutiche basate sugli antimicrobici. In questo scenario, le misure di controllo per limitare la resistenza agli antimicrobici richiedono l’adozione di un approccio integrato che coinvolga tutte le componenti di sanità pubblica: medica, veterinaria, farmaceutica.

Il progetto intende dunque  affrontare in modo integrato, attraverso una strategia One Health, partendo dalle zoonosi, il tema della prevenzione e controllo della circolazione dei microrganismi AMR sviluppando e testando modalità condivise di comunicazione e di azione fra le organizzazioni ed i professionisti coinvolti nella tutela della salute pubblica, in ambito veterinario e umano per mettere a punto modelli di intervento , armonizzare le strategie operative, favorire la trasmissione strutturata delle informazioni, valorizzare le specifiche competenze delle diverse discipline.

Il testo del progetto (PDF: 182 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Friuli Venezia Giulia

COSTO: 450.000 euro

Referenti istituzionali
Per il Ccm: Stefania Iannazzo
Per la Regione Friuli Venezia Giulia: Silvio Brusaferro

Interventi rischi sostanze chimiche

Nel contesto di attuazione del regolamento (CE) n. 1907/2006 (REACH) e del regolamento (CE) n.1272/2008 (CLP) in materia di classificazione, etichettatura ed imballaggio delle sostanze e delle miscele, gli Stati membri sono tenuti ad instaurare un sistema di controlli ufficiali per la verifica del rispetto della conformità alle disposizioni della normativa citata come stabilito, rispettivamente, nell’articolo 125 del regolamento REACH e nell’articolo 46 del regolamento CLP. Con l’Accordo Stato-Regioni del 29 ottobre 2009 sono state inoltre stabilite le linee di indirizzo per sviluppare un armonico sistema di controlli compresa l’attività di monitoraggio con campionamenti e analisi. L’accordo prevede anche la pianificazione dei controlli ufficiali, attraverso l’emanazione annuale da parte dell’Autorità competente nazionale del Piano Nazionale di Controllo (PNC) e la strutturazione di una rete di laboratori a supporto di detti controlli. L’obiettivo generale del progetto è l’attuazione e l’ottimizzazione dei piani nazionali di controllo in materia di prodotti chimici in conformità a quanto disposto dai regolamenti REACH e CLP, attraverso l’implementazione della rete dei laboratori, in linea con quanto proposto nel nuovo Accordo Stato Regioni, n.88 del 7 maggio 2015. A tal fine il progetto prevede l’elaborazione del piano di controllo analitico (PCA) 2016 a livello nazionale con la programmazione delle attività di campionamento da parte degli organi di controllo e delle attività di prova dei laboratori di controllo, l’armonizzazione dei criteri tecnico-scientifici e delle modalità operative per l’esecuzione dei controlli analitici con l’intervento della rete nazionale dei laboratori e la diffusione dei criteri per l’assicurazione della qualità del dato analitico a livello nazionale e presso l’ECHA.

Il testo del progetto (PDF: 253 kb)

Ente: ISS

Euro: 100.000

Sviluppo di competenze trasversali degli operatori nel counseling motivazionale per il cambiamento degli stili di vita a rischio con interventi opportunistici di medicina d’iniziativa nei luoghi di lavoro, nei servizi sanitari che promuovono salute e nei contesti di screening oncologico

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il fumo di sigaretta, la sedentarietà, il sovrappeso-obesità e il consumo problematico di alcol, costituiscono i principali fattori di rischio per l’insorgenza della maggior parte delle malattie croniche più frequenti in Italia (problemi cardiovascolari, neoplasie, ipertensione, sindrome metabolica, diabete). Risulta pertanto necessario adottare delle strategie che consentano di modificare degli stili di vita a rischio, e seconda la letteratura scientifica l’intervento motivazionale risulta essere molto efficace e in grado di apportare dei cambiamenti considerevoli. Sebbene la maggior parte degli interventi sia ancora prevalentemente legata a campagne informative rivolte alla popolazione generale e a programmi rivolti a setting specifici quali la scuola e i luoghi di lavoro, è sempre più evidente il ruolo peculiare degli operatori del SSN, in grado di influenzare i comportamenti individuali e l’adesione a percorsi preventivi- diagnostico-terapeutici. Sono pertanto da rinforzare le competenze degli operatori per aumentare l’incisività delle azioni, le abilità nel cogliere tutte le opportunità assistenziali per favorire interventi di promozione della salute strutturati con modalità di rete e orientati ad ottenere il massimo della diffusione con il minimo dispendio di risorse.

Sulla base di tali considerazioni il progetto si propone l’applicazione di minimal advice, intervento motivazionale breve e supporto motivazionale a distanza da parte di operatori sanitari in rete, nei luoghi di lavoro, nei setting di screening oncologico e nell’ambito della medicina di gruppo/Case per la Salute, finalizzati a potenziare l’efficacia delle azioni di sostegno al cambiamento di abitudini non salutari dei cittadini legate a fumo, alimentazione, sedentarietà e alcol per il contrasto delle patologie croniche non trasmissibili.

Il testo del progetto (PDF: 426 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Emilia Romagna

COSTO: 449.000 euro

Referenti istituzionali
Per il Ccm: Daniela Galeone
Per la Regione Emilia Romagna:Cristina Marchesi

Valutazione della sterilità di inchiostri per tatuaggi in confezioni sigillate, ai sensi della Risoluzione Europea ResAP2008

Alla luce della crescente diffusione della pratica del tatuaggio in tutte le classi di popolazione, e delle ricorrenti richieste di parere al Ministero della Salute e all’Istituto Superiore di Sanità, anche da parte dell’Autorità Giudiziaria, che hanno rilevato criticità su queste pratiche dal punto di vista igienico-sanitario; appare opportuno dare elementi di risposta, importanti anche ai fini della prevenzione sanitaria collettiva in merito al settore dei tatuaggi e del trucco permanente. Il progetto si propone di verificare le caratteristiche microbiologiche e di valutare il rischio igienico-sanitario correlato ad inchiostri per tatuaggi, considerando la loro conformità alla ResAP(2008), in particolar modo, in funzione delle procedure di sterilizzazione eseguite prima della messa in commercio dei prodotti. Previa definizione di criteri e metodi per il campionamento e l’analisi microbiologica, verranno verificati i requisiti di sterilità di un numero rappresentativo di inchiostri per tatuaggi (circa 350) raccolti sul mercato italiano, con esame della etichettatura e della documentazione di accompagnamento. Verrà quindi quantificata e caratterizzata la componente microbica eventualmente in essi rilevata. Ciò permetterà anche di fornire ai laboratori, che dovranno in futuro eseguire controlli, protocolli analitici idonei all’esame di questa difficile matrice. Inoltre, si procederà ad una valutazione della sicurezza igienico-sanitaria degli inchiostri in funzione sia delle specie microbiche isolate e identificate sia dell’efficacia dei trattamenti di sterilizzazione adottati prima della commercializzazione. Gli esiti potranno portare a considerar la necessità di rendere cogenti, attraverso l’elaborazione di apposite normative, le raccomandazioni già contenute nella ResAP(2008)1 ai fini di regolamentare la produzione e la sterilizzazione degli inchiostri.

Il testo del progetto (PDF: 195 kb)

Ente: ISS

Euro: 30.000

La farmacia dei servizi per il controllo delle patologie croniche: sperimentazione e trasferimento di un modello di intervento di prevenzione sul diabete tipo 2

Il diabete è considerato una malattia sociale per la sua alta prevalenza nella popolazione, in particolare in Italia la prevalenza di diabete noto è del 4,9%, a questi dati bisogna poi aggiungere la quota di pazienti con diabete misconosciuto, legata al fatto che il diabete può decorrere per anni in modo asintomatico. In Italia si stima che sia di circa un milione il numero di diabetici “inconsapevoli” e pertanto la diagnosi precoce in questi soggetti consentirebbe di iniziare la terapia in termini d’informazione, intervento sullo stile di vita e farmaci, contenendo quindi lo sviluppo delle complicanze.Tuttavia l’esplosione della spesa ospedaliera e l’invecchiamento della popolazione impongono sempre più di spostare la cura delle patologie croniche dall’ospedale al territorio e di individuare precocemente i soggetti a rischio aumentato di malattie croniche o i soggetti già affetti, ma misconosciuti, in modo da garantirne la presa in carico da parte del Servizio Sanitario. La farmacia può certamente considerarsi un “contesto sanitario opportunistico” e il farmacista, in coerenza con quanto previsto dal DL 3/10/2009 nel suo più ampio ruolo di professionista sanitario in grado di offrire consulenza, competenza, consigli, salute e professionalità, si pone come partner ideale del medico specialista e del medico di medicina generale per la gestione del paziente cronico, nel rispetto delle rispettive competenze e professionalità.

Il progetto si propone di verificare la fattibilità, la trasferibilità e l’efficacia di un modello di intervento per il controllo del diabete, centrato sulla farmacia dei servizi. In particolare verranno avviati due percorsi paralleli uno rivolto alle persone con diabete tipo 2 noto, arruolate quando si presentano in farmacia con ricetta per farmaci antidiabetici, per la valutazione di aderenza alle terapie e alle linee guida per la gestione della malattia e l’altro rivolto agli utenti adulti della farmacia con evidente stato di sovrappeso, pertanto a rischio di sviluppare il diabete, ai quali si proporrà invece un questionario internazionalmente validato per misurare l’indice di rischio; al fine di discriminare soggetti a basso rischio da soggetti ad alto rischio.

Il testo del progetto (PDF: 79 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Piemonte

COSTO: 355.000euro

Referenti istituzionali
Per il Ccm: Roberto D’Elia
Per la Regione Emilia Romagna: Giuseppe Costa

Materiali utili

  • il programma del convegno “La farmacia di comunità: un contributo inedito per la cronicità sul territorio
  • la relazione finale del progetto

Studio di ceppi di meningococco circolanti in Italia e valutazione della copertura offerta dai vaccini

Nell'era di nuovi vaccini e con una gestione delle cure avanzata, la malattia invasiva meningococcica è ancora una delle principali cause di morbilità e mortalità. L’unico strumento per prevenire tale malattia è la profilassi vaccinale che non si limita a proteggere i singoli, ma costituisce un esempio di protezione di ‘comunità’. Per prevenire la meningite meningococcica esistono più vaccini che hanno composizione diversa e vengono utilizzati sulla base di quelle che sono le caratteristiche dei sierogruppi circolanti nelle varie aree geografiche. L’Italia ha introdotto la vaccinazione antimeningococco C a partire dal 2005 con una certa eterogeneità da Regione a Regione. La proposta progettuale prevede l’integrazione dei dati relativi ai sierogruppi ed alle principali caratteristiche genomiche dei ceppi di meningococco circolanti. Con questa progetto si vuole infatti implementare la conoscenza dei sierogruppi di meningococco circolanti causa di malattia invasiva (meningite e sepsi) prevenibile da vaccinazione. In particolare sarà eseguita una completa caratterizzazione microbiologica dei ceppi responsabili dei casi per conoscere la pressione selettiva esercitata dai vaccini  attualmente in uso sui ceppi di meningococco circolanti nonché l’appartenenza a specifici cloni ipervirulenti. La valutazione dell’ hSBA (human serum bactericidal activity) su sieri di soggetti vaccinati precedentemente con il vaccino coniugato monovalente antimeningococco C, permetterà, definendo la persistenza degli anticorpi battericidi, di valutare la necessità di una eventuale dose di richiamo per gli adolescenti e gli adulti per mantenere un buon livello di copertura nella popolazione.

Il testo del progetto (PDF: 341 kb)

Ente: ISS

Euro: 120.000

Studio di prevalenza dell'epatite E in Italia: indagine sierologica nella popolazione dei donatori di sangue

L’epatite E è un’infiammazione epatica causata dal virus dell'epatite E (HEV). Il virus si trasmette per via oro-fecale e può causare un’insufficienza epatica acuta, soprattutto durante la gravidanza.
Nei Paesi industrializzati l’epatite E si presenta come malattia emergente, anche se sempre più spesso vengono  segnalati casi sporadici di malattia in soggetti che non hanno viaggiato all’estero in zone a rischio (casi autoctoni). Nel corso dell’infezione la viremia compare dopo circa due settimane e persiste per 14-21 giorni, fino ad un massimo di 112 giorni. Dalla quarta settimana sono rilevabili nel plasma gli anticorpi di classe M (IgM) e dalla quinta settimana quelli di classe G (IgG). Numerosi studi sieroepidemiologici hanno rilevato una notevole prevalenza degli anticorpi anti-HEV (5-20%) nella popolazione sana di molti Paesi industrializzati, facendo ipotizzare un’elevata diffusione dell’infezione, seppur in genere a livello subclinico. In Italia, la prevalenza attuale dell’infezione è sconosciuta poiché gli unici studi disponibili sono datati o realizzati con metodi diagnostici di scarsa sensibilità.  L’obiettivo generale del presente studio è quello di valutare la diffusione dell’infezione da HEV in Italia ed in particolare di stimare la prevalenza di epatite E nei donatori di sangue per area geografica, età e sesso. Nello specifico si prevede di stimare la sieroprevalenza IgG e IgM di HEV nei donatori di sangue italiani a livello regionale e nazionale poiché attualmente non si hanno al riguardo dati di letteratura omogenei ma solo studi datati, e di effettuare l’analisi molecolare su eventuali campioni viremici dei ceppi di HEV circolanti per avviare un confronto con ceppi suini, ambientali o isolati da alimento contaminato.

Il testo del progetto (PDF: 247 kb)

Ente: ISS- Centro Nazionale Sangue

Euro: 120.000

Malattie croniche: supporto e valutazione comparativa di interventi per l’identificazione proattiva e la presa in carico del paziente complesso finalizzati alla prevenzione dei ricoveri ripetuti

Ad oggi gran parte delle risorse sanitarie sono assorbite dai cosiddetti pazienti complessi ovvero dagli assistiti anziani ad alto rischio di ospedalizzazione con bisogni molteplici per più condizioni croniche spesso suscettibili di cure al livello territoriale.
Il fenomeno della multimorbidità è in continua crescita essendo legato all’invecchiamento della popolazione ed è associato a un’alta mortalità, ad un ridotto stato funzionale dei pazienti  e ad un aumento nell’uso dei servizi sanitari. Relativamente a tale fenomeno i sistemi sanitari si trovano a dover affrontare nuove sfide poiché se da un lato i bisogni di salute della popolazione stanno aumentando dall’altra parte le risorse disponibili, a seguito della crisi economica, si stanno progressivamente riducendo ed inoltre ad oggi i sistemi sanitari sono strutturati in larga parte per rispondere alle singole patologie più che alle condizioni di compresenza di più patologie in uno stesso individuo. Appare pertanto opportuno attuare dei programmi, come quelli di care management, rivolti a soddisfare i bisogni dei pazienti affetti da più condizioni croniche, in particolare di quelli ad alto rischio di eventi avversi e ad alto consumo di servizi, al fine  migliorare la qualità delle cure, guadagnare salute e ridurre i costi sanitari. Si tratta di progettualità che prevedono, in primis l’identificazione degli assistiti a più alto rischio di ospedalizzazione utilizzando dati amministrativi e successivamente la loro presa in carico a livello territoriale da parte di team multiprofessionali e multidisciplinari.

Il progetto si propone dunque di dare supporto all’attivazione e valutazione comparativa di interventi per l’identificazione proattiva e la presa in carico a livello territoriale del paziente complesso basandosi in particolare sull’esperienza acquisita dalla regione Toscana, che mediante il lavoro dell’Agenzia Regionale di Sanità, garantisce il supporto all’utilizzo di metodologie consolidate di monitoraggio dei percorsi diagnostico-terapeutici attraverso i dati amministrativi forniti dai sistemi informativi sanitari

Il testo del progetto (PDF: 70 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Toscana

COSTO: 440.000 euro

Referenti istituzionali
Per il Ccm: Valeria Mastrilli
Per la Regione Toscana: Paolo Francesconi

Sorveglianza di laboratorio di infezioni causate da Legionella

La sorveglianza di laboratorio della legionellosi è di fondamentale importanza per la prevenzione ed il controllo di questa malattia che colpisce prevalentemente anziani ed immuno-compromessi, due fasce di popolazione in aumento nella nostra società, anche se negli ultimi anni, dai dati raccolti dal Registro nazionale di sorveglianza della legionellosi, numerosi sono stati i casi anche in età giovane-adulta ed in soggetti immuno-competenti. L’infezione si contrae attraverso l’inalazione di aerosol contaminato, prodotto da impianti idrici e torri di raffreddamento non correttamente manutenuti, ma anche attraverso altri dispositivi e fonti quali riuniti odontoiatrici, autolavaggi, acqua dei tergicristalli, pozzanghere e terreno o i più recenti “misting devices” utilizzati per raffrescare ambienti chiusi e aperti di vario tipo, etc. Dati epidemiologici relativi al 2013 hanno mostrato che nell’83,4% dei casi l’origine dell’infezione non è nota risulta pertanto necessario implementare la diagnosi attraverso l’esame colturale almeno nei laboratori di riferimento regionali, per poter risalire alla fonte di infezione ed evitare che altri casi possano verificarsi.
Il progetto intende appunto rafforzare la sorveglianza delle infezioni causate da Legionella attraverso un’azione integrata operata sull’incremento della diagnosi di laboratorio e il controllo ambientale della diffusione del batterio. L’implementazione della sorveglianza avverrà attraverso l’attivo coinvolgimento dei laboratori ospedalieri di microbiologia del SSN e dei laboratori di riferimento per la diagnosi clinica, sui quali verrà preliminarmente  effettuato un controllo di qualità per verificare le capacità diagnostiche.

Il testo del progetto (PDF: 528kb)

Ente: ISS

Euro: 100.000

Verso l’eliminazione di Morbillo e Rosolia: realizzazione di una rete di Laboratori Sub-Nazionali (MoRoNET) coordinata dal Laboratorio di Riferimento Nazionale–OMS

A maggio 2014 si è tenuto il "WHO Measles/Rubella Laboratory Network (LabNet) Meeting of European Region" la rete dei Laboratori di Riferimento Nazionali per il Morbillo e la Rosolia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)  e poco meno di un anno dopo il Ministero della Salute ha ospitato una delegazione di funzionari dell’OMS e di componenti della Commissione Regionale Europea di Verifica (CRV) dell’eliminazione del morbillo e della rosolia, in visita in Italia per valutare lo stato di avanzamento del processo di eliminazione nel nostro paese.
La delegazione, pur riconoscendo i progressi fatti in Italia verso l’obiettivo di eliminazione di queste malattie, ha fornito alcune raccomandazioni sia politiche che tecniche per il miglioramento della performance del Paese in detto ambito. In particolare la CRV ha raccomandato di migliorare la sorveglianza integrata di morbillo e rosolia e ha sottolineato la necessità di istituire un network nazionale di laboratori, coerenti con gli standard OMS, per la diagnosi delle due malattie, con particolare riguardo alla rosolia in gravidanza e congenita che presentano maggiori difficoltà di diagnosi ed interpretazione dei risultati. In risposta a tale raccomandazioni il progetto prevede di incrementare l’efficienza della sorveglianza dei casi/focolai di morbillo e rosolia attraverso la costituzione e implementazione di un sistema di sorveglianza di laboratorio a livello sub-nazionale coordinato dal Laboratorio di Riferimento Nazionale–OMS per la conferma dei casi e la caratterizzazione dei ceppi.

Il testo del progetto (PDF: 469 kb)

Ente: ISS

Euro: 129.500

Ambiente e Salute nel PNP 2014-2018: rete nazionale di epidemiologia ambientale, valutazione di impatto integrato sull’ambiente e salute, formazione e comunicazione (EpiAmbNet)

La strategia Europea Salute 2020 indica i rischi ambientali tra i principali determinanti dello stato di salute della popolazione, infatti numerose condizioni morbose sono legate ad esposizioni ambientali quali l’inquinamento atmosferico, le conseguenze del cambiamento climatico, il rumore urbano, la residenza in aree contaminate. Questi fattori interagiscono, spesso in modo sinergico, con i determinanti sociali della salute e con gli stili di vita, pertanto l’integrazione delle attività tra il settore ambientale e quello sanitario è di importanza fondamentale per proteggere la salute dai rischi derivanti dalla contaminazione ambientale e per garantire luoghi abitativi e di lavoro che tutelino la salute dei residenti e dei lavoratori. In Italia numerosi strumenti quali i sistemi informativi sanitari, i registri morte, i registri tumori e mesoteliomi, i sistemi di sorveglianza nazionale, gli studi di coorte, consentono di avere il monitoraggio degli effetti sulla salute dell’esposizione a diverse fonti di inquinanti, con una particolare attenzione alle possibili diseguaglianze di genere e sociali di tali effetti.  Non si può ignorare tuttavia che sui temi ambiente e salute si registrino ancora numerosi aspetti critici con particolare riferimento all’ attribuzione delle competenze soprattutto tra strutture ARPA e SSN, alla formazione generale e alle differenze inter-regionali.

Con questo progetto si  intende rafforzare il contributo della epidemiologia sul tema Ambiente e Salute secondo le linee indicate dal nuovo Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2014-2018, attraverso il coinvolgimento e lavoro congiunto delle strutture ambientali e sanitarie. Al fine di dare supporto alle Regioni per lo sviluppo dell’obiettivo 8 del Piano sarà costituita una rete nazionale di epidemiologia ambientale e comunicazione del rischio, verrà dato supporto alla valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario e alla formazione in epidemiologia ambientale, ciò consentirà di rispondere alle aree del PNP sulle quali è opportuna e necessaria un’attività coordinata a guida centrale di tutte le Regioni.

Il testo del progetto (PDF: 160 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Lazio

COSTO: 450.000 euro

Referenti istituzionali
Per il Ccm: Aldo Di Benedetto
Per la Regione Lazio: Paolo Francesconi

Materiali utili

 

Progetto di supporto alla valutazione del piano nazionale per la prevenzione 2014-2018

Il Piano Nazionale per la Prevenzione (PNP) 2014-2018, definito il 13 novembre 2014 con Intesa Stato Regioni, frutto dell’impegno condiviso con le Regioni, prevede tra l’altro un adeguato “piano di valutazione”, finalizzato alla verifica del raggiungimento di tutti gli obiettivi. Anche i Piani Regionali per la Prevenzione (PRP) sono articolati in: obiettivi specifici e connessi indicatori e standard, funzionali al raggiungimento del relativo obiettivo centrale; azioni con cui dare attuazione alle strategie definite nel PNP; popolazioni destinatarie delle azioni. Questo progetto intende dotare PNP/PRP di un compiuto sistema di valutazione. Il progetto prevede di censire le fonti informative utili per la valutazione degli effetti del PNP e dei PRP, di valutare l’accuratezza e la disponibilità delle fonti a livello nazionale e regionale. Saranno definiti modelli di analisi integrata in grado di distinguere fattori di contesto e di interpretare le variazioni con i possibili effetti del PNP e dei PRP. Il sistema d’indicatori proposto sarà poi testato per fattibilità e validità in alcune regioni pilota più direttamente coinvolte nel progetto e sulla base dei risultati della sperimentazione, si procederà all’estensione del sistema di valutazione a tutte le regioni.

Il testo del progetto (PDF: 109 kb)

Ente: Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali

Euro: 300.000

Referenti istituzionali
Per il Ccm: Stefania Vasselli
Per l'AGENAS: Mariadonata Bellentani

Materiali utili:
Abstract
Relazione finale
Documento navigabile

Studio di prevalenza nazionale mappatura antibiotico resistenza e procedure di contrasto

L’allarme per l’insorgenza e la diffusione dell’antibiotico-resistenza non è nuovo, ma le dimensioni del fenomeno si sono ingigantite in modo preoccupante negli ultimi due decenni, a fronte di un continuo aumento nel consumo globale di antibiotici. Oggi l’antibiotico-resistenza non riguarda solo la terapia di infezioni in pazienti problematici, ma è diffusa sia nelle strutture sanitarie che in comunità e può riguardare anche pazienti senza particolari fattori di rischio. Per questo tale fenomeno è considerato una priorità di sanità pubblica a livello globale e fa parte delle agende politiche di alcuni paesi quali USA e Gran Bretagna. L’emergenza è tanto più importante per l’Italia, che si colloca tra i paesi europei nei quali l’antibiotico-resistenza è più alta e che consumano più antibiotici. Per fronteggiare questa situazione drammatica, il controllo e la sorveglianza delle infezioni correlate all’assistenza e dell’antibiotico-resistenza è stato inserito nel Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018 come uno degli obiettivi prioritari. Obiettivo generale del progetto è quello di  implementare la rete di sorveglianza dell’ antibiotico-resistenza al fine di produrre una mappatura nazionale e trasmettere dati a livello europeo. In particolare si prevede  di migliorare la rilevazione dell’antibiotico-resistenza nei laboratori partecipanti alla rete e la sorveglianza regionale delle batteriemie da Enterobatteri produttori di carbapenemasi (CPE). Verrà inoltre implementato il  controllo delle infezioni antibiotico-resistenti mediante lo studio molecolare degli isolati specie in corso di outbreak e promosse iniziative per migliorare le conoscenze sul problema dell’antibiotico-resistenza e sull’uso appropriato di antibiotici tra le professioni sanitarie e la popolazione generale.

Il testo del progetto (PDF: 244 kb)

Ente: ISS

Euro: 167.500

Implementazione dei Sistemi di Sorveglianza sul disturbo da gioco d’azzardo e sull’uso medico della cannabis sul territorio nazionale

Il progetto nell’ambito delle dipendenze affronta due aspetti molto importanti e di grande impatto per la sanità pubblica. Da una parte infatti si intende sostenere il contrasto al disturbo del gioco d’azzardo, che è stato riclassificato nel DSM-5 tra i “Disturbi Correlati alle Sostanze e Dipendenze” per le sue similarità con i disturbi propri delle dipendenze da alcol e le altre sostanze d'abuso, e per il quale è stato già avviato con i precedenti programmi CCM un sistema di sorveglianza, che necessita ad oggi di un potenziamento. Dall’altra parte appare opportuno indagare sull’uso medico  della cannabis, i cui effetti terapeutici negli stadi avanzati di alcune malattie come il cancro e l'AIDS risultano dimostrati da recenti studi scientifici, ma per il quale risulta necessario, tra l’altro, procedere ad un implementazione del sistema di fitosorveglianza applicato a tale contesto. Il progetto intende dunque armonizzare le informazioni derivanti dal Sistema di Sorveglianza sul disturbo da gioco d’azzardo e sperimentare un Sistema di sorveglianza sull’uso medico della cannabis sul territorio nazionale. In particolare verranno forniti strumenti informativi/operativi agli operatori dei servizi dedicati al disturbo da gioco d’azzardo e acquisite informazioni a carattere nazionale sull’utilizzo della cannabis a uso medico quali la posologia d’uso, il follow up del trattamento, gli eventuali miglioramenti nella sintomatologia trattata e/o la comparsa di effetti secondari, gl indicatori per il potenziale rischio di dipendenza e le caratteristiche dei pazienti trattati garantendo l'anonimato.

Il testo del progetto (PDF: 253 kb)

Ente: ISS

Euro: 120.000

Un approccio integrato di sanità pubblica per la gestione del problema delle demenze

Nel 2015 è stato approvato il nuovo Piano nazionale demenze, che prevede tra gli obiettivi, che le Regioni riorganizzino i servizi dedicati alle demenze, ridenominati “Centri per Disturbi Cognitivi e Demenze” (CDCD), al fine di renderli dei centri specialistici multi-professionali con una funzione di coordinamento tra la medicina specialistica e quella generale tesa a favorire l’integrazione tra l’ospedale e il territorio.  Nel contesto internazionale, nell’ambito del semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea (UE), dal confronto tecnico e strategico fra gli stati membri  è emersa la necessità di prevedere una nuova Joint Action (JA) della Commissione Europea sulla demenza (ALCOVE 2), della durata di tre anni, con l’obiettivo di implementare le raccomandazioni del precedente progetto europeo ALCOVE rivolgendo contemporaneamente una particolare attenzione agli aspetti diagnostici e di supporto alla fase post-diagnostica. L’obiettivo principale di questa nuova JA è quello di implementare le migliori pratiche assistenziali rivolte ai pazienti con demenza che vivono a casa e nelle strutture per lungodegenti sia nella fase stabile della malattia che in quella acuta, nonché la condivisione a livello regionale di standard nazionali ed internazionali (raccomandazioni e linee guida) relativi alle aree di intervento previste (l’organizzazione, i requisiti informativi, la formazione degli operatori, la comunicazione ai cittadini), anche partendo dalla valutazione critica degli studi epidemiologici finora condotti. Con il progetto si intende garantire la partecipazione d3ell’Italia alla Joint Action Europea - Alcove 2.

Il testo del progetto (PDF: 238 kb)

Ente: ISS

Euro: 130.000

Vaccinazione anti-influenzale negli anziani. Come l'utilizzo degli indici di deprivazione, delle principali caratteristiche socio-ecopnomiche e dei bisogni informativi/formativi possono contribuire a migliorare le coperture vaccinali e di conseguenza a ridurre l'accesso al Dipartimento Ospedaliero d'Emergenza e Accettazione (DEA) e i ricoveri correlati all'influenza

Le infezioni da virus influenzali provocano ogni anno un importante impatto epidemiologico, sociale ed economico nei Paesi industrializzati. In Italia si calcola che ogni anno siano colpiti da sindrome influenzale da 5 a 8 milioni di soggetti con una stima di circa 8.000 morti, e risultano a più elevato rischio di infezione e, di conseguenza, di ospedalizzazione e decesso, i soggetti di età superiore ai 65 anni con condizioni cliniche croniche di base.

Il vaccino influenzale costituisce ad oggi lo strumento più efficace per evitare la malattia influenzale e per ridurre i rischi ad essa correlati. In Italia la vaccinazione è offerta attivamente e gratuitamente a tutti i soggetti a partire dal compimento del sessantacinquesimo anno di età così come previsto dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale. Malgrado questa opportunità di prevenzione, la percentuale dei soggetti vaccinati tra gli ultrasessantacinquenni è in calo, e non è conforme alla soglia minima e auspicabile del 75%. Il calo delle coperture vaccinali determina, durante il picco epidemico invernale, un preoccupante aumento degli accessi al Dipartimento Ospedaliero d’Emergenza e Accettazione (DEA) e dei ricoveri per complicanze respiratorie negli anziani che si traducono anche in problematiche gestionali e organizzative e un aumento di costi sanitari diretti. Appare pertanto opportuno capire le motivazioni di questo calo al fine di attuare strategie che consentano di aumentare l’adesione alle campagne di vaccinazioni.
Recenti studi hanno mostrato l’esistenza di una correlazione tra le diseguaglianze e le basse coperture di vaccinazione per le fasce a rischio come gli anziani, approfondendo il ruolo dello status socio-economico (SES).

L’obiettivo generale del progetto è  quello di proporre una strategia di promozione della vaccinazione influenzale che tenga conto degli indici di deprivazione, delle principali caratteristiche socio-economiche e dei bisogni informativi/formativi della popolazione anziana al fine di aumentare la copertura vaccinale.

Il testo del progetto (PDF: 377 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Liguria

COSTO: 449.500 euro

Referenti istituzionali
Per il Ccm: Anna Caraglia
Per la Regione Liguria: Roberto Gasparini

Azioni a sostegno del Piano Nazionale per l'eliminazione del morbillo e della rosolia congenita

Nel 2010, il Comitato Regionale dell’OMS per l’Europa ha stabilito lo spostamento degli obiettivi di eliminazione del morbillo e della riduzione dei casi di rosolia congenita nella Regione, inizialmente previsti per il 2010, al 2015, richiamando gli Stati membri sulla necessità di rinnovare l’impegno politico, di risorse e azioni per raggiungere tali propositi. Nel panorama italiano, l’intesa Stato Regioni concernente il “Piano Nazionale per l’Eliminazione del morbillo e della rosolia congenita 2010-2015” (PNEMoRc), ha permesso di definire le linee guida attuative nazionali per il raggiungimento di quanto individuato a livello europeo.
Sebbene considerevoli progressi siano stati fatti verso l’interruzione della trasmissione, in Italia la copertura vaccinale si sta progressivamente allontanando dal 95%, valore necessario a garantire il controllo delle malattia e la sua successiva eliminazione. La sempre più marcata diffidenza nei confronti delle vaccinazioni è anche conseguenza della diffusione di informazioni errate e scientificamente infondate che si trovano in internet, e specialmente nei social network. Come risultato è sempre più diffuso il fenomeno della “vaccine hesitancy”, che spesso si configura non tanto come una vera e propria avversione ai vaccini ma come una notevole preoccupazione nei confronti dei vaccini e dei rischi percepiti ad esse collegati, che si traduce in cicli vaccinali incompleti, ritardi vaccinali, scelta selettiva di alcune vaccinazioni e rifiuto di altre.

Obiettivo del progetto è quello di sostenere l’attuazione del Piano nazionale per l’eliminazione del morbillo e della rosolia congenita attraverso specifici interventi coordinati che prevedono l’implementazione dell’analisi epidemiologica con la produzione di report regionali e resoconti regionali sintetici, il supporto a specifica attività di formazione per gli operatori sanitari in particolare sugli aspetti comunicativi, l’elaborazione e attuazione di un piano di comunicazione rivolto alla popolazione generale a supporto del piano con particolare riferimento al WEB e Social Network, il sostegno alle regioni in difficoltà sugli obiettivi del piano e la promozione delle attività supplementari di immunizzazione sul territorio nazionale.

Il testo del progetto (PDF: 511 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Marche

COSTO: 400.000 euro

Referenti istituzionali
Per il Ccm: Stefania Iannazzo
Per la Regione Marche: Daniel Fiacchini

Predisporre strumenti per l’innovazione del sistema sanitario basata sull’uso delle conoscenze genomiche e sulla medicina personalizzata

I progressi nell’ultimo decennio nel campo della genomica e delle scienze ad essa affini hanno posto le premesse per una nuova era nel campo della salute, quella della medicina personalizzata. Sebbene non esista definizione ufficiale, la medicina personalizzata si riferisce ad un modello medico che utilizza applicazioni genetiche/genomiche per definire la giusta strategia terapeutica per la persona giusta al tempo giusto, per determinare la predisposizione individuale alle malattie e per fornire prevenzione mirata in modo tempestivo. La diagnosi precoce, i programmi di prevenzione “mirati”, e trattamenti terapeutici specifici per ogni singolo paziente sono tra i capisaldi di questa nuova vision. L’esperienza degli ultimi anni ha, peraltro, evidenziato il gap esistente tra le enormi potenzialità derivanti dalla conoscenza del genoma nel suo complesso funzionamento e l’impatto sinora avuto da questa conoscenze sull’implementazione di programmi di salute per la popolazione. Il progetto si propone dunque di trasferire le conoscenze genomiche nella pratica dei servizi sanitari, in un approccio che metta al centro l’individuo ed aumentare l’efficacia della prevenzione diagnosi e cura delle malattie a più alto burden, tenendo in conto le differenze individuali relativamente a patrimonio genetico, stili di vita e ambiente e fornendo ai professionisti le risorse necessarie alla personalizzazione degli interventi. A tal fine verrà, tra l’altro, sviluppato un modello prototipale finalizzato a rendere fruibile al policy-maker raccomandazioni per includere l’utilizzo di informazioni genetiche e ‘omiche’ nella pratica del sistema sanitario e definita una proposta di piano operativo per la costituzione di un network delle biobanche di popolazione.

Il testo del progetto (PDF: 59 kb)

Ente: ISS

Euro: 177.000

 

Implementazione della raccolta dati sui cicli singoli di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) al fine di migliorare l’efficacia del Sistema di Sorveglianza Nazionale/Registro Nazionale PMA

Nel nostro paese è in vigore dal Dicembre 2006, in ottemperanza all’art. 11 della legge 40/2004, un sistema di Sorveglianza/Registro Nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) che raccoglie, al momento in modalità aggregata, tutti i dati sull’applicazione dei cicli di trattamento di Procreazione Medicalmente Assistita. Le recenti modifiche legislative hanno ampliato l’applicazione delle procedure di PMA, permettendo anche i trattamenti con donazione di gameti. Per consentire, quindi di avere maggiori elementi per valutare approfonditamente la dimensione del fenomeno PMA in tutte le sue applicazioni (omologhe ed eterologhe), la sua rilevanza, le eventuali problematiche correlate all’efficacia dei trattamenti e la loro sicurezza è necessario implementare il sistema di sorveglianza attuale con una raccolta dati, basata sui singoli cicli di PMA, iniziando dalle tecniche maggiori: fecondazione in vitro con successivo trasferimento di embrione (FIVET) e iniezione intracitoplasmatica di un singolo spermatozoo (ICSI). L’implementazione del sistema di raccolta dati, con il passaggio dalla raccolta dal dato aggregato al dato di ogni singolo ciclo di trattamento, consentirà di aumentare notevolmente l’accuratezza epidemiologica delle analisi statistiche eseguite. La raccolta dei dati su ciclo singolo, rispetto ad una raccolta aggregata, consiste nell’individuare e monitorare per ogni singolo ciclo, e non paziente, tutto il percorso che viene compiuto in un

Il testo del progetto (PDF: 235 kb)

Ente: ISS

Euro: 157.000

Il Sistema INFORMO per la sorveglianza dei fattori di rischio infortunistico e per la programmazione degli interventi di prevenzione

Il sistema INFORMO, avviato nel 2002, per la prevenzione degli infortuni sul lavoro mira a conseguire una conoscenza più approfondita delle modalità di accadimento degli infortuni e delle cause che li producono e rappresenta oggi, come confermato dallo stesso PNP 2014-2018, una fonte di “conoscenze fondamentali sui fattori determinanti degli infortuni” svolgendo un’azione coordinata sia sul versante pubblico che su quello aziendale.

Con il progetto si intende ampliare il campo di osservazione del Sistema INFORMO, a  partire dalle conoscenze acquisite, accrescendo la rilevazione dei fattori di rischio sia attraverso l’analisi post-evento (nell’occorrenza degli infortuni gravi) che pre-evento (nel caso delle prescrizioni indicate dai Servizi in occasione dei sopralluoghi in azienda). Inoltre, si prefigura la possibilità di sperimentare su più larga scala un modello di assistenza alle aziende attraverso la conduzione di Piani mirati di prevenzione, secondo l’impianto scaturito dagli interventi attuati in questi anni per alcune realtà locali. 

Il testo del progetto (PDF: 255 kb)

Ente: Istituto Nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro

Euro: 65.000

Verifica della fattibilità dell’uso della Classificazione Internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute (ICF), nella revisione delle procedure di accertamento e certificazione della condizione di disabilità a partire dalle evidenze prodotte nelle realtà regionali

Il sistema di accertamento e valutazione della disabilità risulta essere non in linea con i principi enunciati dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata con Legge 3 marzo 2009 n.18. Adottando detta Convenzione, l’Italia ha a disposizione una nuova definizione di popolazione target delle politiche inclusive e antidiscriminatorie e una nuova mission per le azioni integrate: evitare e contrastare i fattori determinanti della condizione di disabilità. Inoltre detta definizione va armonizzata con la Classificazione internazionale del Funzionamento, della disabilità e della salute (ICF) che, pubblicata da OMS nel 2001 e attualmente in corso di revisione, che si basa su un modello descrittivo del funzionamento e della disabilità di tipo biopsicosociale. Stante la partecipazione attiva del Ministero della Salute all’interno dell’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, si prospetta l’importanza di sviluppare, in raccordo con le Regioni, con il supporto dal Centro collaboratore italiano dell’OMS per la Famiglia delle Classificazioni Internazionali, un’azione pilota di benchmarking regionale finalizzata a confrontare modalità in uso per individuare e perfezionare modelli di accertamento e valutazione della condizione di disabilità basati su ICF.

Il testo del progetto (PDF: 155 kb)

Ente: Regione Friuli Venezia Giulia

Euro: 60.000

Supporto al coordinamento della sorveglianza Passi d’Argento per una nuova rilevazione in linea con gli indicatori previsti dal PNP corrente

Nel panorama mondiale l’Italia continua ad essere uno dei Paesi più longevi e con la maggiore proporzione di anziani, tuttavia a questo allungamento della vita non sempre corrisponde un effettivo miglioramento della sua qualità: con l’aumento dell’età cresce infatti il problema della mancata autosufficienza aggravata dalla presenza di multipatologie. A causa appunto del progressivo invecchiamento della popolazione le malattie croniche non trasmissibili (MCNT) sono andate progressivamente aumentando negli ultimi decenni. Per poter contrastare tali malattie è necessario promuovere il contrasto a cattive abitudini, alla lotta al tabagismo e all’abuso di alcool negli adulti e implementare la promozione e l’offerta di programmi di prevenzione, e l’attuazione di azioni rivolte a migliorare la qualità della vita e la salute negli anziani per rafforzare le condizioni di un “invecchiamento attivo”. È pertanto indispensabile porre in atto politiche e strategie ad hoc e per attuare questo compito, le Regioni devono disporre di informazioni epidemiologiche adeguate. Tuttavia i flussi statistici correnti non permettono di avere informazioni tempestive su alcune condizioni peculiari della popolazione anziana, e le informazioni disponibili non raggiungono il dettaglio territoriale richiesto dal livello di programmazione locale. Per rispondere a tali esigenze, il Ministero della Salute e le Regioni, hanno promosso la sperimentazione di un sistema di sorveglianza denominato PASSI d’argento sulla qualità della vita, sulla salute e sulla percezione dei servizi nella terza età, che con il presente progetto si intende supportare ed implementare anche al fine di contribuire al monitoraggio dei Piani Nazionali della Prevenzione.

Il testo del progetto (PDF: 222 kb)

Ente: ISS

Euro: 50.000

Creazione e sviluppo del network italiano a supporto del progetto europeo BRIDGE-HEALTH (BRidging Information and Data Generation for Evidence-based Heath Policy and Research) finalizzato a dare strutturazione e sostenibilità alle attività europee nel campo della “health information”

La Commissione Europea ha recentemente approvato il Progetto BRIDGE-Health per costituire un consorzio finalizzato a dare strutturazione e sostenibilità di lungo periodo alle attività europee nel campo della Health Information (HI). La disponibilità di tecnologie avanzate ha reso possibile la costruzione di sistemi di sorveglianza per la valutazione della frequenza, dell’andamento temporale e dei gradienti geografici attraverso l’appaiamento di diverse fonti di informazione raccolte routinariamente, ma, nonostante la disponibilità di dati e le tecnologie avanzate, sono ancora pochi gli indicatori disponibili sullo stato di salute e la performance sanitaria, standardizzati e confrontabili a livello nazionale ed europeo. Il progetto europeo BRIDGE-Health (BRidging Information and Data Generation for Evidence-based Health Policy and Research) raccoglie l’esperienza dei precedenti progetti dell’Health Monitoring Programme con l’obiettivo di creare le basi per un sistema integrato e sostenibile di HI europeo. Con il presente progetto CCM si intende potenziare le attività previste nell’ambito del progetto BRIDGE-Health, in particolare: assicurare la trasferibilità a livello nazionale, migliorare la qualità e l’utilizzo degli indicatori di frequenza di malattia e di performance dell’assistenza sanitaria con procedure comuni attraverso la standardizzazione dei metodi di raccolta e di elaborazione dei dati routinari per la costruzione di indicatori complessi, assicurare il miglioramento della qualità attraverso la validazione degli indicatori di salute, stabilire priorità e trattare problemi etici e legali dovuti alla raccolta e all’utilizzo di dati sanitari seguendo le raccomandazioni e gli sviluppi del progetto stesso e sviluppare un sistema integrato e sostenibile di HI, come proposta di infrastruttura nazionale.

Il testo del progetto (PDF: 193 kb)

Ente: ISS

Euro: 177.000

Health Technology Assessment (HTA) in ambito vaccinale verso i decisori di Sanità Pubblica e occupazionale

Uno degli obiettivi centrali individuati dal PNP riguarda l’aumento della copertura vaccinale e l’adesione consapevole nella popolazione generale e in specifici gruppi a rischio, incluse alcune categorie di lavoratori. In ambito occupazionale le vaccinazioni rappresentano, infatti, un indispensabile strumento di tutela della salute per gli esposti ad agenti biologici, e in base alla normativa vigente, sulla base dei rischi individuati attraverso il processo di valutazione, il datore di lavoro può adottare la vaccinazione come misura protettiva particolare per lavoratori che non siano già immuni all’agente biologico presente nella lavorazione. I recenti dati, tuttavia, segnalano una sostanziale diminuzione della copertura vaccinale ed appare pertanto opportuno attuare delle nuove strategie, servendosi dell’approccio dell’Health Technology Assessment (HTA), processo multidisciplinare che si occupa di valutare gli aspetti medici, economici, organizzativi, sociali ed etici dell’introduzione o implementazione di tecnologie e interventi sanitari. Nell’ottica di un modello valutativo integrato di salute della popolazione nel suo complesso e dell’individuo in tutte le fasi della vita, compresa quella lavorativa, che copre un arco temporale molto esteso, il progetto si propone di identificare un gruppo di lavoro multidisciplinare di esperti che raccolga le valutazioni Health Technology Assessment (HTA) in ambito di prevenzione vaccinale, per valutarne il reale utilizzo nei processi decisionali, favorire il trasferimento di tali valutazioni ai decision makers, incrementando così le decisioni basate sulle evidenze. Sarà inoltre promossa l’adesione alla vaccinazione in contesti lavorativi ad alto rischio di esposizione ad agenti biologici, sensibilizzando i Medici Competenti sull’efficacia dei programmi vaccinali anche in termini di benefici prodotti.

Il testo del progetto (PDF: 163 kb)

Ente: INAIL

Euro: 146.000

Intervento per il riconoscimento del disagio psichico perinatale e sostegno alla maternità e paternità fragile da parte della rete dei servizi del percorso nascita e delle cure primarie

La gravidanza e il periodo che va dalla nascita al primo anno di vita del bambino sono due dei momenti emotivamente più importanti nella vita di una donna. In tali fasi della vita infatti è noto che i disturbi mentali siano frequenti, sia come esordi che come episodi ricorrenti di disturbi già manifestati in passato e i più comuni sono i disturbi d’ansia e quelli depressivi. I disturbi mentali più gravi con esordio o riacutizzazione in gravidanza e nel periodo postnatale, fra i quali il disturbo bipolare e quello depressivo grave con sintomi psicotici, sono invece più rari e assai meno studiati rispetto a quelli più comuni e  riguardano una popolazione di donne con particolari caratteristiche di fragilità, che spesso non viene adeguatamente intercettata e presa in carico dai servizi sanitari. Diversamente da quanto avviene per i disturbi mentali comuni, il rischio di sviluppare un disturbo mentale grave è basso in gravidanza, ma aumenta notevolmente dopo il parto specialmente nei primi tre mesi, poiché il parto è un potente trigger di mania e psicosi, e il verificarsi di episodi di malattia in questa delicata fase della vita è causa di morbosità grave e mortalità materna per suicidio. Obiettivo generale del progetto è dunque quello di promuovere l’attenzione al tema del disagio psichico in gravidanza e dopo il parto per il precoce riconoscimento e la presa in carico della maternità e della paternità fragile da parte della rete dei servizi del percorso nascita e delle cure primarie attraverso l’identificazione del profilo clinico delle donne a rischio di suicidio in epoca perinatale, l’individuazione di buone pratiche, la definizione di un protocollo di intervento condiviso da tutti gli stakeholders e di un piano di formazione  da rivolgere ai professionisti della rete costituita dall’area materno-infantile e dall’area della salute mentale - nel setting ospedaliero e territoriale - e dalle cure primarie comprensive dei servizi sociali.

Il testo del progetto (PDF: 482 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Emilia Romagna

COSTO: 211.200 euro

Referenti istituzionali
Per il Ccm: Maria Grazia Privitera
Per la Regione Emilia Romagna: Silvana Borsari

Sorveglianza nazionale delle infezioni correlate all’assistenza

Le infezioni correlate all’assistenza (ICA), comprensive di quelle sostenute da germi antibioticoresistenti (AMR), rappresentano una complicanza frequente dell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria e comportano costi elevati per il paziente, il servizio sanitario e la società. La sorveglianza delle ICA, ed in particolare di quelle maggiormente prevenibili, rappresenta uno strumento essenziale per monitorare il trend epidemiologico, indirizzare gli interventi ma, soprattutto, promuovere azioni di miglioramento stimolate anche dal confronto con i risultati ottenuti in centri che trattano pazienti simili. L’European Center for Disease Control dal 2008 raccoglie annualmente dati sulle infezioni in reparti a rischio dai diversi paesi europei. Per promuovere il miglioramento continuo delle attività di prevenzione e controllo delle ICA e dell’antibioticoresistenza in ambito assistenziale e per contribuire al sistema europeo di sorveglianza coordinato dall’ECDC delle ICA è essenziale mantenere ed ampliare le reti collaborative di sorveglianza a livello nazionale costruite in questi anni. E’ necessario inoltre che tale ampliamento preveda l’integrazione con le specifiche attività di sorveglianza dedicate al fenomeno dell’antibioticoresistenza, presenti o da sviluppare in futuro sul territorio nazionale, così come indicato da ECDC e WHO. Con il progetto si intende dunque assicurare la partecipazione dell’Italia ai sistemi di sorveglianza delle infezioni correlate all’assistenza (ICA) coordinati a livello europeo dall’ECDC e la disponibilità di dati epidemiologici sulle ICA in diversi ambiti a livello nazionale.

Il testo del progetto (PDF: 233 kb)

Ente: Regione Emilia Romagna

Euro: 125.000

Valutare attraverso modelli di microsimulazione l’applicabilità e la trasferibilità, sul territorio nazionale, in termini di costo/beneficio di programmi di prevenzione per le malattie respiratorie croniche

Tra i macroobiettivi del Piano Nazionale della prevenzione 2014-2018, vi è quello di ridurre il carico prevenibile ed evitabile di morbosità, mortalità e disabilità delle malattie non trasmissibili, tra cui le malattie respiratorie croniche. In Italia le malattie respiratorie rappresentano la terza causa di morte e sono particolarmente rilevanti anche per il risvolto economico e sociale e per la loro ricaduta su tutti i diversi livelli e strati del sistema sanitario e sociale. Il progetto intende analizzare i dati nazionali attualmente disponibili per le malattie respiratorie croniche e i relativi fattori di rischio al fine di studiare, mediante la simulazione di diversi scenari, l’impatto di diverse possibili strategie di prevenzione e diagnosi precoce per le malattie respiratorie croniche. Il primo obiettivo dello studio sarà quello di ottenere un data-base longitudinale che permetta di seguire un sottoinsieme dei pazienti affetti da malattie respiratorie nei vari contatti che essi hanno avuto con il SSN nel corso degli anni. In un secondo momento verranno verificati i trend di spesa sanitaria per tipologia di pazienti (fasce di età, sesso, residenza, patologia, specializzazione, ecc.) e per tipologia di spesa. Allo stesso modo, sarà verificato a livello aggregato se, ed in che modo, le modificazioni intercorse nei livelli di compartecipazione alla spesa sanitaria (o di accesso alle terapie) incidono sui rapporti tra le categorie di spesa e come queste, a loro volta, si modificano tra i diversi gruppi di popolazione (in particolare anziani-non anziani). Infine verranno fornite tutte le informazioni utili ad impostare in modo più razionale eventuali proposte di prevenzione sanitaria sia a livello nazionale che locale, e a capire quali sono gli effetti dei cambiamenti nelle malattie respiratorie sugli altri settori, sulla spesa sociale a livello regionale e sul sistema produttivo più in generale.

Il testo del progetto (PDF: 222 kb)

Ente: Università degli Studi di Roma Tor Vergata-CEIS

Euro: 140.000

Promozione della sicurezza in età pediatrica secondo la vulnerabilità agli incidenti: sperimentazione di un modello educativo nelle scuole d'infanzia e primarie, basato sulle evidenze del soccorso pediatrico - SEPES (Sicurezza in Età Pediatrica Educazione a Scuola)

Gli incidenti rappresentano in Italia e nei Paesi industrializzati un problema assai rilevante per le conseguenza sanitarie, specialmente tra i bambini, visto che i recenti dati indicano che nell’Unione Europea essi rappresentano la prima causa di morte in età pediatrica. In particolare gli incidenti stradali, gli annegamenti, la violenza e abbandono, la caduta dall’alto e le ustioni rappresentano in Europa i due terzi di tutti gli incidenti fatali sino ai 14 anni di età. In Italia il trauma rappresenta la seconda causa di mortalità in età pediatrica, dopo i tumori. Si tratta di eventi totalmente evitabili che comportano oltre a gravi conseguenze a livello psicologico e fisico, anche notevoli costi economici per la società, derivanti sia da costi diretti di assistenza socio – sanitaria a breve e lungo termine sia dai costi sociali indiretti derivanti dalla riduzione delle capacità fisiche o cognitive, o della mortalità prematura, delle vittime. Appare pertanto opportuno intraprendere delle azioni volte a prevenire tale fenomeni e coerenti con quanto indicato dal Piano Nazionale di Prevenzione, come la formazione e l’informazione dei gruppi di popolazione a maggior rischio di incidente domestico, dei genitori e dei care –giver. Il progetto si propone dunque di promuovere la cultura della sicurezza in ambiente domestico, stradale e del tempo libero nella fascia di età pediatrica 3-8 anni, in termini di aumento delle competenze in ambito preventivo, riguardo a come evitare i comportamenti a rischio, come limitare i danni per tali incidenti, in corso di accadimento  e come intervenire una volta che l’incidente abbia avuto luogo attraverso soprattutto la conoscenza degli elementi basilari di primo soccorso. Particolare attenzione verrà data sia all’educazione scolastica, anche in età infantile, che verrà attuata con modalità e strumenti linguistici consoni ai bambini, che al coinvolgimento degli adulti ( docenti e familiari), che rimane un mezzo indispensabile per la prevenzione degli incidenti visto il loro ruolo  insostituibile di sorveglianza del bambino.

Il testo del progetto (PDF: 2.810 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Liguria

COSTO: 421.500 euro

Referenti istituzionali
Per il Ccm: Anna Maria De Martino
Per la Regione Liguria: Carla Debbia

Argento Attivo: vivere bene oltre i sessanta

L’invecchiamento della popolazione è una questione cruciale in Italia, infatti il declino del tasso di natalità e l’allungamento della vita hanno modificato la composizione demografica e gli anziani (65 anni e oltre) rappresentano il 21,7%, con un andamento crescente. Aumentano non solo gli anziani, ma anche i cosiddetti “grandi vecchi” (80 anni e oltre), che crescono ogni anno di un punto decimale e rappresentano attualmente il 6,5% della popolazione. L’età anziana risulta quindi una realtà complessa e variegata che va dagli anziani attivi e in salute agli anziani non autosufficienti. In generale si può affermare che quella degli anziani è una delle categorie più colpite dalla povertà e più esposte a fenomeni di esclusione sociale, isolamento e abbandono; la loro qualità di vita resta bassa, le malattie cronico-degenerative e invalidanti sono in crescita, la rarefazione delle relazioni familiari, sociali e tra pari è un dato che rimane costante. La contrazione del sistema di welfare e le politiche volte al contenimento della spesa pensionistica e sanitaria hanno inoltre un forte impatto sugli anziani. La sperimentazione di interventi innovativi per gli anziani è dunque ineludibile per aumentare la salute e il benessere individuale e collettivo e contribuire alla sostenibilità e all’efficienza del sistema sanitario e di welfare. L’obiettivo è quello di incentivare e rafforzare le reti e il sostegno informali, la cittadinanza attiva e l’empowerment individuale e collettivo degli anziani e di chi si prende cura di loro. Obiettivo generale del progetto è dunque quello di promuovere la salute e il benessere psico-sociale degli anziani che vivono presso il proprio domicilio e in condizione di totale o parziale autosufficienza e migliorare la qualità dell’assistenza degli anziani assistiti a domicilio da un caregiver attraverso la realizzazione di percorsi di cittadinanza attiva per gli anziani “attivi” e percorsi di formazione, sensibilizzazione ed empowerment dei caregiver.

Il testo del progetto (PDF: 103 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Piemonte

COSTO: 253.000euro

Referenti istituzionali
Per il Ccm: Maria Teresa Menzano
Per la Regione Piemonte: Laura Marinaro

Sistema operativo nazionale di prevenzione ed allerta per ondate di calore

Gli effetti delle variazioni del clima sulla salute, in particolare quelli legati all’aumento progressivo della temperatura globale, sono tra i problemi più rilevanti di sanità pubblica per i gravi rischi per la salute, in particolare su sottogruppi di suscettibili a causa dell’età, di condizioni di salute, di condizioni socioeconomiche, culturali ed ambientali. In Europa, le ondate di calore rappresentano la principale causa di decessi prematuri associati ad eventi estremi o disastri negli ultimi 40 anni. La prevenzione degli effetti degli eventi climatici estremi (ondate di calore, ondate di freddo, alluvioni) rappresenterà, nei prossimi anni, uno degli aspetti prioritari per la programmazione degli interventi di sanità pubblica. Inoltre, considerato il progressivo invecchiamento della popolazione e le nuove evidenze su altri potenziali sottogruppi a rischio è essenziale programmare specifici interventi di prevenzione indirizzati ai sottogruppi maggiormente suscettibili. A tal fine dal 2004 è attivo in Italia il Piano Operativo Nazionale per la Prevenzione degli effetti del caldo sulla salute del CCM-Ministero della Salute in 34 città con oltre 200,000 abitanti che ad oggi rappresenta l’unica misura di sanità pubblica di adattamento ai cambiamenti climatici operativa, e che con il presente progetto si intende supportare ed implementare. Detto Piano rappresenta un’esperienza unica in Europa in quanto si basa sulle migliori evidenze disponibili e segue le indicazioni incluse nelle linee guida internazionali dell’OMS. In particolare, il coordinamento centrale dei sistemi di allarme, del monitoraggio rapido della mortalità e delle attività di prevenzione, hanno permesso l’adozione di strumenti comuni ed una condivisione delle “bestpractice” in ambito di sanità pubblica.

Il testo del progetto (PDF: 114 kb)

Ente: Azienda Sanitaria Locale Roma E

Euro: 140.000

La valutazione del benessere mentale attraverso il miglioramento della comunicazione in oncologia e le conversazioni di fine vita

In Italia ogni anno muoiono di cancro circa 170.000 persone e la maggior parte di esse, necessita di un piano personalizzato di cura e assistenza in grado di garantire la migliore qualità di vita residua. Tale fase, definita “terminale” o di fine vita, è caratterizzata, per la persona malata, da una progressiva perdita di autonomia, dal manifestarsi di sintomi fisici e psichici spesso di difficile e complesso trattamento e da una sofferenza globale che coinvolge tutto il nucleo familiare.
Il prendersi cura in modo attivo e globale della persona, oltre a formare l’obiettivo delle cosiddette cure palliative per “ottenere la migliore qualità di vita del paziente e dei suoi familiari” rappresenta una sfida per il personale sociosanitario coinvolto che deve essere attrezzato e formato per affrontare tutte le problematiche connesse alla fase terminale di malattia. Nell’ambito dell’assistenza oncologica la comunicazione con il paziente e i familiari e la gestione della fase terminale rappresentano aspetti fondamentali della cura.

L’obiettivo principale del presente progetto consiste nel promuovere la salute mentale e il benessere della persona fino alla fase finale della vita, aumentando le competenze comunicative degli operatori delle equipe multi-professionali impegnate nelle cure palliative in Hospice, in ospedale e a domicilio (medici, infermieri, operatori sociosanitari, fisioterapisti, foniatri, psicologi, assistenti sociali, assistenti spirituali, volontari ecc ). Ciò al fine di assicurare una buona qualità dell’assistenza - non solo attraverso atti sociosanitari ma anche attraverso una comunicazione efficace derivante dall’utilizzo di strumenti di miglioramento della qualità dell’assistenza quali il Manuale sulla valutazione della comunicazione in oncologia dell’Istituto Superiore di Sanità e le Tecniche di conversazione di fine vita, finalizzate a determinare un aumento dell’empowerment del paziente rispetto alla sua sfera emozionale, psicologica, culturale, sociale e spirituale.

Il testo del progetto (PDF: 923 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Sicilia

COSTO: 443.500 euro

Referenti istituzionali
Per il Ccm: Liliana La Sala
Per la Regione Siciliana: Antonio Sparaco

Prevenzione e controllo della tubercolosi - Promozione della diagnosi molecolare rapida in popolazioni selezionate

La tubercolosi (TB) rimane una delle più letali malattie infettive a livello globale. Tra le priorità assolute nella lotta alla TB trova posto senz’altro l’ottimizzazione della diagnosi in termini di rapidità ed efficacia, ed un più rapido riconoscimento delle forme multiresistenti di malattia (MDR-TB). Tra le recenti e più importanti innovazioni nella diagnosi della TB si annovera un test automatizzato di biologia molecolare (Xpert MTB/RIF), che l’OMS raccomanda di utilizzare come test di primo impiego per la diagnosi della TB e della MDR-TB in adulti e bambini con sospetto di malattia. Nonostante le sue enormi potenzialità, l’ottimizzazione dell’introduzione nella pratica clinica del test richiede il coordinamento e la collaborazione costante tra i servizi clinici e diagnostici con riferimento innanzitutto ai servizi antitubercolari, quelli per la diagnosi e cura dell’HIV, i servizi pediatrici, quelli penitenziari, e, infine, dei servizi preventivi disponibili per le donne gravide. Il presente progetto si propone di contribuire alla riduzione dei tassi di mortalità e morbosità per tubercolosi attraverso il rafforzamento delle strutture diagnostiche e l’utilizzo del test in due aree di intervento in Burkina Faso ed Etiopia caratterizzate da alta prevalenza di TB ed HIV.

Il testo del progetto (PDF: 83 kb)

Ente: Organizzazione mondiale della sanità

Euro: 150.000

Sperimentazione di un protocollo integrato comprendente modelli di valutazione della “paura del dentista” (dental fear/anxiety), l’applicazione di tecniche di intervento psicologico/farmacologico e di metodiche mini-invasive di prevenzione/trattamento della carie dentale al fine di aumentare la compliance all’utilizzo dei servizi odontoiatrici e l’efficacia dei trattamenti negli individui in età evolutiva.

La paura del dentista (dental fear/anxiety) è una condizione psicologica che consiste nella percezione che “qualcosa di negativo” possa accadere durante le sedute odontoiatriche comportando così una ridotta compliance al trattamento e quindi una ridotta efficacia dello stesso. Le manifestazioni della paura/ansia possono variare, nei diversi soggetti, dalla preoccupazione fino alla vera e propria fobia caratterizzata da anticipazione, irritabilità, segni e sintomi tipici della crisi ansiose fino all’evitamento. La paura del dentista è un fenomeno presente ad ogni età, in particolare infantile-adolescenziale, e considerato che la principale e più precoce motivazione di accesso ai servizi odontoiatrici, da parte dei bambini, è legata alla prevenzione/trattamento della carie e che la carie del bambino è poi il principale fattore di rischio della carie nell’adulto risulta fondamentale mettere in atto tutte le tecniche psicologiche e i trattamenti mini-invasivi della carie per contrastare la paura del dentista. La salute orale dipende fortemente, sia in termini di prevenzione che di trattamento, da un buon rapporto con il dentista instaurato fin dall’età infantile, poiché la rinuncia al trattamento comporta un maggiore deterioramento e la necessità di intervenire poi con terapie sempre più invasive e quindi più ansiogene con un globale peggioramento della qualità di vita di questi individui.
In sintesi l’implementazione di idonee strategie atte a contrastare la paura del dentista, in particolare nella prevenzione/trattamento della carie in età pediatrica, costituisce un enorme investimento in termini di miglioramento della salute orale complessiva sia del bambino che dell’adulto.

Il progetto si propone dunque la definizione ed implementazione di un protocollo integrato per la prevenzione e gestione della paura (dental fear/anxiety), legata alla prestazione odontostomatologica nella popolazione in età evolutiva.

Il testo del progetto (PDF: 114 Kb)

ENTE PARTNER: Regione Umbria

COSTO: 294.000 euro

Referenti istituzionali
Per il Ccm: Michele Nardone
Per la Regione umbria: Stefano Cianetti

La competenza interculturale come strumento di integrazione socio-sanitaria dei migranti

Secondo il Dossier Statistico Immigrazione (UNAR/IDOS, 2014) la presenza di cittadini immigrati regolarmente soggiornati nel nostro Paese ha raggiunto l’8% della popolazione totale. Come dimostrato dai dati di salute l'immigrato, anche a parità di condizioni socio-economiche con l’utenza italiana, diventa spesso oggetto di disuguaglianze sul piano dell'assistenza sanitaria e gli immigrati hanno  spesso difficoltà a fruire dei servizi sanitari. Tali difficoltà dipendono sia dalla mancanza di "offerta attiva" e dalle scarse capacità di "comunicare" all'utenza che cosa viene offerto, sia dalla complessità dell'articolazione dei servizi stessi sul territorio e dalle  rigide regole di funzionamento, che non vengono tradotte in percorsi accessibili. In risposta a ciò l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni sta promuovendo una risposta in termini di rafforzamento delle competenze interculturali per gli operatori sanitari. Il progetto intende aumentare il livello di sensibilità culturale dei servizi sanitari in tre Regioni, al fine di diminuire la discriminazione all’accesso alla salute per la popolazione migrante. Verrà, pertanto, migliorata la comprensione dei modelli della migrazione globale, fattori di spinta e di attrazione e legami tra la salute e la mobilità umana e rafforzare le competenze interculturali degli operatori sanitari.

Il testo del progetto (PDF: 428 kb)

Ente: Organizzazione Internazionale per le Migrazioni

Euro: 100.000

Un programma di formazione blended per operatori sanitari e non, mirato al rafforzamento delle reti territoriali per la prevenzione e il contrasto della violenza di genere

Secondo un’indagine dell’ISTAT condotta su un campione di circa 25.000 donne, in Italia quasi 7 milioni di donne tra i 16 e i 70 anni hanno subito almeno una volta, all'interno o all'esterno della famiglia, una violenza fisica, sessuale o entrambe (ISTAT, 2007). E’ noto che i servizi di Pronto Soccorso (PS) degli ospedali sono i luoghi cui più frequentemente le donne vittime di violenza di genere si rivolgono, quando decidono di chiedere aiuto o quando il livello di violenza rende indifferibile un intervento sanitario. La Convenzione di Istanbul impegna gli Stati a porre in essere misure atte a garantire una specifica formazione per le figure professionali che si occupano delle vittime e degli autori di atti di violenza di genere e domestica (art. 15). Il progetto intende  promuovere l’adozione di una formazione blended sistematica rivolta a medici ed infermieri di almeno 28 servizi di Pronto Soccorso in 4 Regioni italiane al fine di accrescere le capacità di diagnosi, gestione e trattamento della violenza di genere, rafforzare o costituire reti territoriali anti-violenza multidisciplinari. Verrà anche sviluppata una formazione on-line rivolta specificatamente alle forze dell’ordine e alla polizia locale delle aree geografiche a cui afferiscono i PS, che sarà messa a punto in accordo con polizia, carabinieri e magistratura competenti.

Il testo del progetto (PDF: 147 kb)

Ente: Istituto Superiore di Sanità

Euro: 260.000

Definizione e promozione di programmi per il sostegno all’attuazione del Piano d’Intesa del 13/3/13 recante Linee di indirizzo su “La Genomica in Sanità Pubblica”

Con Intesa Stato Regioni e PPAA del 13/3/13 sono state approvate le “Linee di indirizzo sulla Genomica in Sanità Pubblica”. Il progetto è finalizzato all’ implementazione di programmi operativi di supporto al ministero della Salute per l’attuazione delle azioni prioritarie di sistema come delineate nelle dette Linee di indirizzo. In particolare il progetto intende definire un sistema di criteri di qualità per la standardizzazione di requisiti di qualificazione per la rete di laboratori di riferimento che erogano test genetici (Azione 2.4 del piano d’Intesa), definire l’assetto istituzionale, scientifico e organizzativo di sistema per la governance della genomica nella sanità pubblica (Azione 3.1) e identificare strumenti di valutazione delle tecnologie genomiche per la prescrizione appropriata di test genetici (Azione 3.2) con l’obiettivo di definire le metodologie di riferimento per la valutazione dei test. Infine verranno definite le linee di indirizzo per l’uso di test genetici all’interno dei programmi di prevenzione e dei percorsi clinico-assistenziali basati su test genetici predittivi. (Azione 3.3 ) e contestualmente  verranno fornite indicazioni per gli operatori pubblici e accreditati alla prescrizione appropriata dei test (Azione 5.1).

Il testo del progetto (PDF: 143 kb)

Ente: Università cattolica del  sacro cuore di Roma

Euro: 120.000

Studio nazionale fertilità

In Italia il problema della denatalità non consente di fornire un ricambio generazionale e la fecondità tardiva riguarda sempre più frequentemente la nascita del primogenito. Va tuttavia evidenziato che il nostro Paese si pone all'interno di una tendenza presente in tutta Europa, dovuta non solo a fattori sanitari ed economici ma anche culturali e sociali che richiedono politiche di intervento su vari fronti. Per favorire la natalità, se da un lato è imprescindibile lo sviluppo di politiche intersettoriali e inter-istituzionali a sostegno della genitorialità, dall'altro sono indispensabili politiche sanitarie ed educative per la tutela della fertilità che siano in grado di migliorare le conoscenze dei cittadini al fine di promuoverne la consapevolezza delle conseguenze di una maternità tardiva e favorire il cambiamento. A tal fine è stato elaborato il “Piano nazionale per la fertilità”, con il quale si intende innanzitutto informare i cittadini sul ruolo della fertilità nella loro vita, sulla sua durata e su come proteggerla evitando comportamenti che possono metterla a rischio. Altro obiettivo del Piano è quello di creare le condizioni per fornire assistenza sanitaria qualificata per difendere la fertilità, promuovere interventi di prevenzione e diagnosi precoce al fine di curare le malattie dell'apparato riproduttivo e intervenire, ove possibile, per ripristinare la fertilità naturale. Il progetto CCM intende supportare l’attuazione del Piano e si pone come obiettivo generale quello di  raccogliere informazioni sulla salute sessuale e riproduttiva in grado di orientare e sostenere la programmazione di interventi a sostegno della fertilità in Italia attraverso indagini rivolte sia alla popolazione potenzialmente fertile (adolescenti, studenti universitari e adulti) e sia ai professionisti sanitari.

Il testo del progetto (PDF: 179 kb)

Ente: ISS

Euro: 244.212 (140.000 Capitolo 4393 e 104.212 Capitolo 3174)

Osservatorio Reti Oncologiche: sistema di monitoraggio e valutazione delle reti oncologiche regionali

L’Intesa Stato-Regioni del 30 ottobre 2014, concernente il “Documento tecnico di indirizzo per ridurre il burden del cancro – Anni 2014-2016” rappresenta uno strumento fondamentale per la futura governance della cura e dell’assistenza oncologica in Italia. In primo luogo, infatti, l’articolo 1 stabilisce una soluzione di continuità con il “Documento tecnico di indirizzo per ridurre il carico di malattia del cancro” (si veda l’Intesa Stato-Regioni del 10/02/2011) prorogandone la validità sino al 31 dicembre 2016. L’articolo 2, riaffermando la necessità di promuovere e implementare un modello reticolare dei servizi sanitari per l’oncologia affronta, poi, il tema cruciale delle reti oncologiche regionali, affidando responsabilità ben definite e indicazioni programmatorie e  precisando il ruolo del Ministero della salute a cui è affidato il compito di monitorare il processo di attuazione delle reti, sulla base di una proposta operativa di Agenas. Il progetto intende individuare gli elementi caratterizzanti un sistema di monitoraggio e valutazione dell’implementazione delle reti oncologiche regionali, che ponga le basi per  un Osservatorio proattivo delle reti oncologiche regionali.

Il testo progetto (PDF: 603 kb)

Ente: Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali

Euro: 65.000

Individuazione di buone pratiche ed obiettivi prestazionali sanitari in materia di sostenibilità ed eco-compatibilità della costruzione e/o ristrutturazione di edifici, ai fini della predisposizione dei regolamenti di igiene edilizia

Il Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2014-2018, in linea con quanto evidenziato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ha individuato, tra le priorità d’intervento, la necessità di mettere in atto azioni finalizzate a promuovere un corretto rapporto tra salute e ambiente, nell’ottica di ridurre le malattie , in particolare quelle croniche non trasmissibili, sviluppando anche tutte le potenzialità di approccio inter-istituzionale del servizio sanitario. In particolare, il PNP 2014-2018, indica tra gli obiettivi centrali la definizione di linee guida per orientare i regolamenti d’igiene edilizia in chiave eco-compatibile, nonché lo sviluppo di specifiche competenze sul tema degli ambienti confinati e dell’edilizia residenziale negli operatori del Servizio Sanitario Regionale.
Il progetto ha dunque quale obiettivo generale l’individuazione di buone pratiche e di obiettivi prestazionali sanitari in materia di sostenibilità ed eco-compatibilità della costruzione e/o ristrutturazione di edifici, ai fini della predisposizione dei regolamenti di igiene edilizia.
A tal fine verrà effettuata una revisione della letteratura tecnica e scientifica sulle buone pratiche evidence-based, tenendo conto dei vincoli normativi e dei regolamenti edilizi esistenti, sulla base della quale saranno elaborate buone pratiche da tradurre in obiettivi prestazionali per le diverse costruzioni in esame (scuole, carceri, abitazioni, impianti sportivi, quartieri). Sarà inoltre predisposta una piattaforma e-learning sulla quale inserire i pacchetti formativi per gli operatori delle ASL sulle evidenze scientifiche in tema di edilizia e salute e per presentare e rendere operativo l’uso nel nuovo strumento.

Il testo del progetto (PDF: 278 kb)

Ente: Università La Sapienza di Roma

Euro: 100.000

 

Progettazione di un Programma di Formazione ed addestramento di un corpo ispettivo di Direzione (BPL, REACH, MOGM…), in risposta ad un fabbisogno formativo della Direzione Generale della Prevenzione sanitaria per corrispondere adeguatamente agli obblighi comunitari e a quei procedimenti legislativi che identificano nel Ministero della Salute l’Autorità competente nazionale

Alla Direzione Generale della prevenzione sanitaria competono alcuni importanti compiti di controllo e vigilanza, normati a livello europeo che interessano le buone pratiche di laboratorio (BPL) , il Reach e gli organismi geneticamente modificati (MOGM). In particolare:

  • I principi di BPL sono stati adottati dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) per promuovere la qualità e la validità dei dati sperimentali utilizzati per determinare la sicurezza delle sostanze e si applicano agli studi resi obbligatori dalla normativa in materia di registrazione e licenza di prodotti farmaceutici, antiparassitari additivi per mangimi ed alimenti, prodotti cosmetici, medicinali ad uso veterinario e prodotti analoghi e da quella sui prodotti chimici. Detti studi sono condotti in Centri di Saggio (CdS) dislocati su tutto il territorio nazionale in accordo al D.l.gs 50/2007.
  • Nel contesto di attuazione del regolamento (CE) n. 1907/2006 (REACH) e del regolamento (CE) n.1272/2008 in materia di classificazione, etichettatura ed imballaggio delle sostanze e delle miscele, gli Stati membri devono instaurare un sistema di controlli ufficiali per la verifica del rispetto della conformità alle disposizioni della normativa citata come stabilito, rispettivamente, nell’articolo 125 del regolamento REACH e nell’articolo 46 del regolamento (CE) n. 1272/2008 (CLP). Ogni anno viene emanato dal Ministero della Salute (Autorità Competente per il Regolamento) il Piano nazionale dei controlli REACH per l’individuazione delle priorità di controllo ai fini dell'attuazione del Regolamento.
  • Per i MOGM la promulgazione di norme comunitarie che ne regolamentano l’utilizzazione, piani di verifica e controllo, vigilanza sulla gestione dei rifiuti e organizzazione di misure di emergenza consentono di ridurre, in modo consistente, la probabilità di effetti negativi, permettendo di considerare quella biotecnologica una sperimentazione sicura. In Italia il Decreto legislativo n°206 del 2001 stabilisce che chiunque abbia intenzione di utilizzare un MOGM deve ricevere l’autorizzazione dall’Autorità Competente Italiana che ha sede presso il Ministero della Salute. Che tramite una Commissione Interministeriale di Valutazione (CIV), ha il compito di valutare ed autorizzare gli impianti dove vengono effettuate le attività (sia di ricerca che di sviluppo e produzione) ed il tipo di manipolazione genetica, nonché i rischi prevedibili, immediati o futuri che il MOGM o la combinazione di MOGM utilizzati possono presentare per la salute umana, animale e per l’ecosistema in generale.

Il presente progetto intende proporre dei specifici programmi di formazione teorica, pratica e di addestramento dedicato alle suindicate attività ispettive

Il testo del progetto (PDF: 366 kb)

Ente: ISS

Euro: 142.000

Un sistema permanente di sorveglianza epidemiologica nei siti contaminati: implementazione dello studio epidemiologico SENTIERI

In Italia lo studio epidemiologico dei Siti inquinati ha avuto avvio con l’analisi dello stato di salute dei residenti nelle aree ad alto rischio di crisi ambientale. Dopo un lavoro di consolidamento concettuale e metodologico, è stato avviato il Progetto SENTIERI che ha sinora consentito di descrivere la mortalità per causa in 44 Siti di Interesse Nazionale (SIN) per il periodo 1995-2002; di stimare per i 18 SIN serviti da Registri Tumori l’incidenza oncologica (1996-2005), e di aggiornare per questi stessi SIN la mortalità e i ricoveri ospedalieri al 2010. Il Progetto SENTIERI si basa sulla definizione di cause di morte e malattie sulle quali porre la principale attenzione nel descrivere il profilo di salute, selezionate sulla base delle evidenze relative alla loro associazione con le sorgenti di contaminazione presenti in ogni SIN. Il progetto propone l’implementazione del Progetto SENTIERI, basato sui dati di mortalità, ricoveri ospedalieri e incidenza dei tumori per la popolazione residente, come sistema permanente di sorveglianza epidemiologica nei Siti contaminati, con particolare attenzione al monitoraggio della salute infantile e adolescenziale, anche in relazione all’osservazione di un eccesso per tumori maligni in età pediatrica e adolescenziale pari al 4% in 23 SIN nei quali sono attivi Registri Tumori generali o infantili. Tale sistema ha la finalità di contribuire all’attività di risanamento ambientale individuando gli interventi prioritari in termini di salute con riferimento alla popolazione complessiva e a quella infantile e adolescenziale, e di promuovere le più appropriate risposte del servizio sanitario in termini di promozione della salute e presa in carico dei casi di patologie associate a esposizioni ambientali.

Il testo del progetto (PDF: 299 kb)

Ente: ISS

Euro: 179.770

Assistenza all’anziano affetto da condizioni di multimorbosità attraverso la realizzazione di un prototipo telematico operante in ambiente cloud

L’Italia è uno dei Paese dell’Unione Europea con il maggior numero di persone anziane e solitamente i soggetti con un’età superiore ai 65 anni sono affetti da più patologie concomitanti. Alla luce di tale situazione appare opportuno definire delle strategie di intervento che consentano sia di assicurare un’assistenza efficace sia di ottimizzare il rapporto costi-efficacia delle cure. Le evidenze scientifiche hanno dimostrato che per pazienti affetti da diverse condizioni patologiche l’utilizzo del telemonitoraggio e della telemedicina apporta notevole benefici. Con il progetto si intende utilizzare un sistema telematico, operante in ambiente cloud che consenta di garantire assistenza agli anziani. La piattaforma utilizzata riproduce un sistema medico domiciliare/ambulatoriale all-in-one che offre un servizio moderno, efficiente e funzionale di diagnostica strumentale amministrata in modalità remota telematica. Il sistema consente l’attivazione contemporanea e in remoto della videoconferenza e/o del video-consulto e la visualizzazione dei parametri clinici del paziente, dei suoi trend e soglie di anomalia, risultando così uno strumento clinico “vicino al paziente” in quanto consente di instaurare un legame continuo e psicologicamente rassicurante. Il monitoraggio continuo di determinati parametri fisiologici contribuisce a un controllo accurato e costante delle condizioni fisiologiche del soggetto e ne promuove l’aderenza terapeutica associata ad una patologia. Questo consente evidenti vantaggi gestionali e organizzativi e una conseguente riduzione dei costi diretti per il sistema sanitario e indiretti a carico del paziente, contribuendo al miglioramento della qualità della vita per la persona.

Il testo del progetto (PDF: 212 kb)

Ente: ISS

Euro: 177.000