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Il disturbo mentale in adolescenza, la comparsa del bisogno, i percorsi del disturbo
Anno:
2005Per promuovere la salute mentale fra i giovani, il Ccm ha affidato alla Regione Emilia Romagna lo studio dei percorsi diagnostici e clinici dei disturbi mentali negli adolescenti.
Il progetto di ricerca, articolato in due aree di lavoro, ciascuna delle quali ha previsto obiettivi e procedure specifiche, ha avuto come scopo finale il miglioramento degli interventi integrati di neuropsichiatria infantile destinati, da un lato, a gestire l’emergenza in psicopatologia adolescenziale con una migliore organizzazione dell’intera rete di cura e, dall’altro, a pianificare in modo mirato la presa in carico precoce dei disturbi internalizzati in età preadolescenziale.
L’obiettivo specifico della prima linea di ricerca è stata l’acquisizione di informazioni più puntuali su tipologia ed entità dei fenomeni di ricovero psichiatrico in adolescenza, mentre quello della seconda linea è stato, invece, la valutazione dell’evoluzione, su un campione selezionato, della psicopatologia “mild” dalla pre-adolescenza all'adolescenza.
Finanziamento
Per questo progetto la Regione Emilia-Romagna ha ricevuto un finanziamento di 115.000 €.
Referenti istituzionali
Per il Ccm: Teresa Di Fiandra
Per la Regione Emilia-Romagna: Angelo Fioritti.
I risultati preliminari del progetto
Il progetto è in fase conclusiva.
I principali risultati verranno presentati nel corso del convegno "I servizi di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza: la promozione della salute mentale tra pratica clinica e scenari di ricerca", che si terrà a Bologna il 17 e 18 dicembre 2009.
Consulta il programma del evento.
In questa scheda vengono brevemente indicate alcune delle più significative risultanze, in attesa della pubblicazione dei materiali completi.
Obiettivo specifico 1
Il primo obiettivo, “Acquisire le informazioni relative all’entità degli interventi in regime di ricovero ospedaliero per patologie psichiatriche in adolescenza, individuando le caratteristiche cliniche del fenomeno della “criticità psichiatrica” in questa categoria, si propone di descrivere i trend epidemiologici del ricovero degli adolescenti in fascia d’età 12-17 anni, con patologia psichiatrica, attraverso le analisi delle Sdo
degli anni 2001-2006.
Per quanto riguarda la metodologia, sono stati raccolti, attraverso lo studio delle schede di dimissione ospedaliera (Sdo), i dati relativi ai ricoveri psichiatrici per gli anni 2001-2006 con i seguenti parametri: 0-17 anni; diagnosi principale psichiatrica (codici ICD9CM 290-319) oppure diagnosi in (V710, V154, V40) e almeno una diagnosi secondaria psichiatrica. È stato reperito dal ministero della Salute un dataset nazionale originato dai dati del sistema Sdo, comprendente tutti i ricoveri in Regime ordinario (Ro) e in Day hospital (Dh), relativi agli anni 2001- 2006, su cui sono state operate tutte le analisi statistiche e i test di significatività.
Sintesi dei risultati e prime conclusioni
L’analisi si è focalizzata sulle dimissioni 2001-2006 dei minori in Italia con diagnosi principale psichiatrica (codici ICD9CM 290-319), oppure diagnosi in V710, V154, V40, e almeno una diagnosi secondaria psichiatrica.
Delle 229.652 dimissioni ci siamo limitati a considerare i soli ricoveri in Regime ordinario (35,3%) e limitatamente a quei soggetti il cui codice-persona ci permettesse di seguire il percorso del soggetto nel tempo (78.685 dimissioni, riferibili a 57.681 soggetti).
In Italia, nel 2006, i ricoveri per disturbi psichici hanno rappresentato il 3,1% del totale dei ricoveri nella classe 12-17 anni (N= 5.702, decima causa di ricovero in questa fascia di età) e lo 0,9% per la classe 0-11 anni (N= 6.337). L’andamento dei ricoveri per disturbi psichici non presenta un trend temporale in netta crescita o in netta diminuzione; si osserva, piuttosto, per entrambe le classi di età citate, una diminuzione dal 2001 al 2003 e una successiva crescita nel 2004, per poi diminuire nuovamente ma più lentamente.
Il 18,8% dei soggetti ha avuto nell’intero periodo più di un ricovero, 1.244 soggetti (2,2%) hanno avuto 5 o più ricoveri (il 10,8% delle dimissioni è riconducibile a questi individui), con una differenza statisticamente significativa tra maschi e femmine. In particolare, la distribuzione per genere è diversa nelle due classi di età: nel gruppo 0-11 anni prevalgono i maschi (62,5%), mentre nel gruppo 12-17 anni c’è una prevalenza di femmine (54,3%). Complessivamente, il 33,6% delle femmine ha un’età compresa tra i 15 e i 17 anni, contro il 20,8% dei maschi.
La diagnosi principale risulta essere legata sia al genere, sia alla macro-classe di età (p<.0001, le differenze nella distribuzione risultano statisticamente significative):
- per le femmine di 12-17 anni la classe di diagnosi prevalente è quella dei disturbi alimentari (19,3%) seguita a distanza dai disturbi d’ansia (14,5%)
- per i maschi di 12-17 anni prevale invece la classe “abuso di sostanze e disturbi correlati” (16,9%), seguita a breve distanza dai “disturbi psicotici” (16,6%)
- per i più giovani, la classe prevalente è quella del “ritardo mentale” (21,6% nei maschi, 22,4% nelle femmine).
C’è significatività statistica anche per disciplina di dimissione e macro-classe di età. Il 79,5% delle dimissioni nella classe 0-11 avviene nei reparti Npi
e pediatria, contro il 58,4% degli adolescenti (12-17 anni), che finiscono poi in psichiatria (12,8%) e medicina generale (10,8%).
Lo stesso discorso vale per la durata della degenza, logicamente legata alla disciplina di dimissione e quindi alla classe di età. La durata è tra 2 e 10 giorni per il 79,1% degli 0-11enni, e per il 61% degli adolescenti.
I posti letto (pl) in reparti Npi risultano essere ufficialmente 552; ne sono sprovviste 7 Regioni, quindi con una “copertura” di popolazione di 0-17 anni dell’89,1% (89,4% se si considera la popolazione di tutte le età). Da una analisi più dettagliata delle dimissioni è stato costruito un “Indice di Occupazione”che evidenzia come risultino “utilizzati” solo 358 posto letto su 552 (64,9%). Risulta, inoltre, un’estrema variabilità in questi valori quando si stratificano per Regione, passando dal 48,5% della Toscana al 5,2% delle Marche.
Nel gruppo degli adolescenti, 12-17 anni, sono state effettuate 34.608 dimissioni tra il 2001 e il 2006, per 25.179 persone. Il 45,7% si riferisce a soggetti maschi, che sono anche mediamente più piccoli: il 42,9% dei maschi ha un’età compresa tra i 12 e i 14 anni, contro il 36,9% delle femmine. Complessivamente si registra, dal 2001 al 2006, una crescita per le dimissioni dei maschi dell'1,9% e delle femmine del 3,5%. Analizzando, poi, i ricoveri per reparto di dimissione la percentuale di dimissioni in reparto Npi aumenta negli anni; rappresenta infatti il 26,2% delle dimissioni nel 2001 e sale al 31,2% nel 2006. Come ci si poteva aspettare questo tasso diminuisce al crescere dell’età (38,5% per i 12enni contro il 19,1% dei 17enni) e aumenta invece la percentuale di dimissioni da reparti psichiatrici (0,5% per i 12enni contro il 28,8% dei 17enni).
La classe di diagnosi principale è rappresentata, nell’ordine da:
- disturbi psicotici e disturbi d’ansia (12,5%)
- abuso di sostanze (12,3%)
- disturbi del comportamento alimentare (11,6%)
- disturbi di personalità” (11,2%)
- ritardo mentale (10,5%).
La distribuzione per classe di diagnosi risulta fortemente legata alla disciplina di dimissione. In reparti Npi vengono maggiormente trattati “disturbi psicotici” (18%) e “disturbi di personalità” (15,8%), in reparti psichiatrici “disturbi di personalità” (25%) e disturbi psicotici (23,8%). La diagnosi che risulta maggiormente trattata in reparti Npi è rappresentata dai “disturbi bipolari (57,1).
I “disturbi psicotici” aumentano nei sei anni considerati, passando dall’11,7% al 14,2% delle dimissioni-anno (complessivamente + 24,2%); i “disturbi del comportamento alimentare” passano dal 9,6% (N= 557) del 2001 al 12,5% (N= 745) del 2006 (+ 33,8%); i “disturbi del comportamento dirompente” passano da 4,4% a 6% (da 255 a 358, + 40,4%), mentre diminuisce il peso percentuale annuo del ritardo mentale (-39,6%), che scende dal 13,3% (N= 768) del 2001 al 7,8% delle dimissioni (N= 464) del 2006.
Più che raddoppiate le dimissioni per disturbi bipolari, ma parliamo di numeri molto piccoli (da 63 nel 2001 a 140 nel 2006). Un discorso a parte meriterebbe la voce “Altro” nelle classi di diagnosi: delle 5.266 dimissioni che rientrano nel periodo 2001-2006 in questa classe il 41,9% è dimesso da “pediatria”, il 22,6% da Npi, il 15,2% da neurologia, con grande variabilità di diagnosi.
La ricchezza, la potenzialità e la complessità dei dati ci invita a non considerare conclusa ed esaustiva l’analisi compiuta finora, pur essendo concluso il periodo di studio del progetto. Appare chiara ed evidente l’importanza di ulteriori analisi e la spinta a proseguire nella raccolta longitudinale di questa tipologia di dati, fino a ipotizzare una copertura minima di un intervallo temporale di 10 anni.
Referente: Dario Calderoni, Unità operativa complessa “Salute mentale e riabilitazione dell’età evolutiva" Asl
Roma B.
Obiettivo specifico 2
Questo secondo filone del progetto nasce come fase di follow-up del primo studio epidemiologico italiano sulla salute mentale nei preadolescenti (Prisma), con l'obiettivo di monitorare l’evoluzione del funzionamento psicologico e di individuare i potenziali fattori di rischio o protettivi connessi con le aree di disagio psicologico indagate.
La seconda valutazione psicologica è stata effettuata sui ragazzi che in precedenza avevano partecipato allo studio Prisma, residenti nelle città di Lecco e Rimini, attraverso la somministrazione di un questionario (Child Behavior CheckList, Cbcl) che valuta le problematiche emotive e comportamentali nei ragazzi e i possibili fattori psicosociali di rischio e protettivi più frequentemente associati al disagio psicologico negli adolescenti.
Sintesi dei risultati e prime conclusioni
I principali risultati delle analisi preliminari condotte sui dati raccolti mettono in luce la stabilità delle caratteristiche emotive e comportamentali degli adolescenti valutati, e consentono di individuare alcuni fattori di rischio implicati nell'origine e nel mantenimento del disagio psicopatologico.
Più in particolare, i dati mostrano che il passaggio dalla preadolescenza all’adolescenza si caratterizza per una notevole stabilità dei problemi emotivi e comportamentali: i soggetti che in età preadolescenziale presentano punteggi elevati nelle diverse problematiche indagate, con il passaggio all’adolescenza tendono a manifestare un grado di problematicità tendenzialmente maggiore rispetto ai coetanei, con punteggi più bassi sia per le problematiche internalizzanti (ansia e depressione), sia per i problemi esternalizzanti (comportamenti oppositivi e condotte antisociali).
Il disagio psicologico si manifesta però in modo differente nei due sessi: l’appartenenza al genere femminile sembra predisporre a un incremento del livello globale di problematicità, mentre nei maschi si osserva una maggiore stabilità delle difficoltà emozionali.
Tra i fattori di rischio considerati (caratteristiche personali, fattori socio-demografici, eventi di vita, fattori biologici e risorse della famiglia), solo alcuni rivestono un ruolo significativo nel predire la comparsa del disagio.
Ad esempio, l’età del padre superiore ai 45 anni alla nascita si è rivelata un fattore di rischio significativo per l'emergere di problematiche sia internalizzanti che esternalizzanti in adolescenza; il basso stato socioeconomico e la presenza di eventi stressanti per le difficoltà di natura ansioso-depressiva. Al contrario, la coesione della famiglia risulta un fattore protettivo rispetto alla comparsa di difficoltà di attenzione e di problemi di comportamento.
I primi risultati derivanti da questo studio consentono di incrementare le conoscenze sullo sviluppo delle problematiche emotive e comportamentali in età evolutiva, e sui fattori di rischio e protettivi ad esse connesse, configurandosi anche come un’importante occasione di riflessione per individuare e stabilire linee di indirizzo per la programmazione, tanto in termini generali di politiche di prevenzione, quanto in termini più mirati di organizzazione dei servizi di salute mentale.
Referente: Massimo Moltemi, Ircs Eugenio Medea, Lecco.
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Referente di ricerca: Franco Nardocci, Asl di Rimini.
Unità operative:
- Servizio di Npi, Asl di Rimini (direttore Andrea Tullini)
- Ircss Medea, sede Bosisio Parini - Polo territoriale di Npi di Lecco (direttore Massimo Molteni)
- Struttura operativa complessa di Npi, Azienda ospedaliera SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria, (direttore Dante Besana)
- Unità operativa complessa “Salute mentale e riabilitazione dell’età evolutiva”, Asl Roma B (direttore Irene Sarti).
Ultimo aggiornamento:
30 ottobre 2009