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Sorveglianza dell’influenza negli animali
Anno:
2004Negli ultimi sei anni in Italia si sono manifestate cinque epidemie di influenza aviaria in aree a elevata densità avicola (Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna). In particolare, quella del 2002 ha avuto origine dall’introduzione di un ceppo virale da selvatici e lo stesso sottotipo è stato all’origine dell’ultima epidemia del 2004, quasi certamente legata alla persistenza del virus in specie domestiche serbatoio di infezione. Vista la necessità di individuare precocemente la circolazione di stipiti influenzali aviari, l’Unione Europea ha predisposto specifiche attività di sorveglianza, per valutare il rischio di epidemie correlate alla presenza di virus influenzali nella fauna selvatica e nei reservoir domestici e, quindi, del rischio che gli stipiti di origine aviaria possono costituire per la salute dell’uomo.
Il Ccm ha stipulato un accordo con l’Izs Venezie, Centro di referenza nazionale per l’influenza aviaria, per monitorare in continuo le popolazioni avicole domestiche e selvatiche presenti sul territorio nazionale e attivare misure adeguate per prevenire epidemie da virus ad alta patogenicità (Hpai
) nelle popolazioni di volatili domestici, con possibile trasmissione all’uomo.
Finanziamento
Per questo progetto l'Izs Venezie ha ricevuto un finanziamento di 400.000 €
Referenti istituzionali
Per il Ccm: Maria Grazia Pompa
Per l'Izs Venezie: Stefano Marangon
Stato di avanzamento
L’Izs-Ve ha collaborato alla stesura del Piano di sorveglianza nazionale che include nella popolazione da sorvegliare tutte le specie di volatili d’allevamento: pollo, tacchino, faraona, selvaggina, oche e anatre. I fattori di rischio considerati sono stati: allevamenti free-range, animali allevati all’aperto, allevamenti multi età, allevamenti multispecie, animali a lunga vita produttiva e utilizzazione di acque di superficie. Il Piano di sorveglianza prevede che in ciascuna Regione e P.A.
venga attuato un campionamento a più stadi che garantisce l’individuazione di almeno un gruppo positivo, se la prevalenza di sieropositività è ≥5%, con un livello di confidenza del 95% che diventa del 99% per gli allevamenti di tacchini e di oche, di anatre e di riproduttori quaglie. In ogni allevamento sono sottoposti, a prelievo di sangue almeno 5-10 unità (40-50 unità per gli allevamenti di oche, anatre e riproduttori quaglie che dovranno essere sottoposti a un controllo sierologico) selezionate casualmente fra gli animali presenti nelle diverse unità produttive.
Al progetto hanno aderito tutte le Regioni, con la collaborazione di tutti gli Izs, tanto che già nel primo anno di attività sono stati analizzati, su 3.195 allevamenti presenti in tutta Italia, ben 2.393 allevamenti.
La sorveglianza dell’influenza aviaria viene effettuata anche sugli animali selvatici, a cura dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica (Infs
), che è stato incaricato di effettuare i campionamenti. L’Izs-Ve ha organizzato, in collaborazione con l’Infs e il Cermas
(Centro di referenza nazionale per le malattie degli animali selvatici presso l’Izs di Piemonte-Liguria-Valle d’Aosta) un sistema di gestione dei campioni dei selvatici che consente di avere risultati rapidi. Per quanto riguarda il campionamento per l’influenza aviaria (sottotipo H5), in tutto il territorio nazionale sono stati analizzati:
- 13.337 campioni tra ottobre 2005 e ottobre 2006
- 7.658 campioni tra agosto 2006 e giugno 2007.
Per entrambi i periodi non sono stati trovati campioni positivi.
Sul sito dell'Izs Venezie, nella sezione dedicata all'influenza aviaria, è disponibile il “Manuale operativo in caso di influenza aviaria”, che fa riferimento al Piano nazionale di emergenza (Dpr
656/1996), e le linee guida per la sorveglianza epidemiologica e la strategia d’intervento per il controllo e l’eradicazione dell’influenza aviaria in Italia.
Ultimo aggiornamento:
1 febbraio 2008