In bella vista: prevenzione degli incidenti e cura dei feriti

di Camilla Di Barbora - redazione sito Ccm

illustrazioneOgni anno nel mondo muoiono a causa di incidenti circa 5,8 milioni di persone. Quasi un terzo di questi decessi sono il risultato di violenze - suicidi (15%), omicidi (11%) e guerre (3%) - e quasi un quarto di incidenti stradali (23%). Le altre principali cause di morte per lesioni sono le cadute (8%), l‘annegamento (7%), le ustioni (6%) e gli avvelenamenti (6%).
È quanto riporta il rapporto dell‘Oms “The global burden of disease: 2004 update”.

Si tratta di un problema in continuo aumento: ci si attende che le tre principali cause di morte a livello globale per incidenti - incidenti stradali, omicidi e suicidi – avranno un incremento nei prossimi anni e che entro il 2030 rientreranno tra le 20 principali cause di morte nel mondo. In particolare, entro questa data, si prevede che gli incidenti stradali possano diventare la quinta causa di morte, il suicidio e l‘omicidio la 12esima e la 18esima causa di morte, rispettivamente.

Gli infortuni interessano tutti i gruppi di età, ma hanno un particolare impatto sui giovani. Per le persone di età compresa tra 5 e 44 anni, gli infortuni sono una delle prime tre cause di morte: la prima nella fascia 15-29, la seconda nella fascia 5-14 anni e la terza nel gruppo 30-44 anni.

Per quanto riguarda la differenza di genere, gli incidenti e le violenze uccidono più uomini che donne: per tutte le tipologie di incidente (eccetto quelli imputabili a ustioni) i tassi di mortalità sono più alti per gli uomini che per le donne.
Scarica la scheda grafica (pdf 533 kb) a cura dell‘Oms.

L‘assistenza e il soccorso dei feriti

Ogni anno, nel mondo diversi milioni di persone diventano disabili a causa di incidenti e violenze: il documento dell‘Oms “Strengthening care for the injured: success stories and lessons learned from around the world” (pdf 941 kb) fornisce una vasta gamma di studi di caso nel settore dell‘assistenza al traumatizzato. L‘intento del documento è quello di condividere alcune delle preziose lezioni apprese da coloro che operano su diversi aspetti dell‘assistenza ai traumatizzati a livello globale e di sfatare l'opinione che si possa fare poco per migliorare l‘assistenza ai feriti, in particolare in Paesi a basso e medio reddito.

illustrazioneGli sforzi per migliorare la cura dei feriti a livello globale ha ricevuto un grande impulso nel 2007, quando l‘Assemblea mondiale della sanità ha adottato la risoluzione 60.22 sui servizi di assistenza ai traumatizzati e di emergenza (pdf 16 kb), che ha invitato i governi e l'Oms ad aumentare gli sforzi per migliorare l'assistenza alle vittime di infortunio, in particolare attraverso mezzi universalmente applicabili, come il miglioramento dell'organizzazione e della pianificazione.

Allo stesso modo, la risoluzione 58.23 dell'Assemblea mondiale della salute (pdf 21 kb) ha chiesto all'Oms di fornire sostegno ai Paesi per sviluppare servizi di riabilitazione per persone con disabilità.

I case studies esaminati nel documento pongono tutti l‘accento sulla necessità di perseverare (visto che i cambiamenti possono richiedere anche dieci anni o più per attuarsi), sull‘importanza di porre attenzione ai dettagli, soprattutto in sede di pianificazione ed esecuzione e di utilizzare l‘advocacy per aumentare l'impegno politico, a livello nazionale, provinciale o istituzionale. Infine, queste esperienze dimostrano che miglioramenti sono ottenibili anche nelle circostanze più povere e difficili, come ad esempio nelle aree post belliche della Cambogia e dell‘Iraq e che anche le strutture dotate di risorse possono trarre beneficio da una organizzazione più efficace e dal monitoraggio dei servizi di assistenza ai traumatizzati, a livello istituzionale (come in Qatar) o di sistema (come in Canada).

Formazione, rafforzamento dei servizi di base e delle squadre di operatori sanitari impegnate sul campo, approccio combinato (che interviene contemporaneamente su infrastrutture, attrezzature, comunicazioni e formazione) e implementazione dei sistemi di raccolta di dati (utili per convincere i decisori politici del costo degli infortuni e della necessità di apportare miglioramenti, ma anche per il monitoraggio e la valutazione degli interventi): questi gli ingredienti della maggior parte delle esperienze di successo illustrate nella pubblicazione dell'Oms.

La prevenzione degli incidenti e delle violenze in Europa

Nella Regione europea, gli infortuni e la violenza sono la terza causa di morte e rappresentano una minaccia per lo sviluppo economico e sociale. Tra gli incidenti involontari (68%) si annoverano quelli stradali, gli avvelenamenti, gli annegamenti, le cadute, le ustioni e le scottature, mentre gli incidenti di tipo intenzionale sono tutti quelli causati da violenza (32%). Tradizionalmente, gli infortuni sono sempre stati considerati come casuali e inevitabili. Negli ultimi decenni, una migliore comprensione del fenomeno ha cambiato questo modo di pensare: le lesioni - intenzionali e non - sono ormai considerate in gran parte prevenibili.
Tre le cause principali che insieme rappresentano circa il 50% di tutte le morti per violenza e lesioni intenzionali (800 mila ogni anno) nella Regione europea dell'Oms:

  • suicidio (circa 164 mila decessi all'anno)
  • incidenti stradali (circa 127 mila decessi all'anno)
  • avvelenamento (circa 110 mila decessi l'anno).

Il rapporto “Preventing injuries in Europe: from international collaboration to local implementation” (pdf 3,8 Mb) fornisce una panoramica dei progressi compiuti dagli Stati membri della Regione europea nell‘implementazione della risoluzione EUR/RC55/R9 (pdf 43 kb) del comitato regionale dell'Oms Europa sulla prevenzione degli incidenti e della raccomandazione sulla prevenzione degli incidenti e la promozione della sicurezza (pdf 59 kb) del Consiglio d'Europa.

Secondo i dati raccolti con una indagine con questionario, al quale hanno risposto 47 dei 51 Stati membri della Regione europea dell‘Oms che hanno designato almeno una persona di riferimento (focus person) per la prevenzione degli infortuni e della violenza, la risoluzione ha innescato un cambiamento. Il 75% dei Paesi ha, infatti, dichiarato che il decreto ha posto la prevenzione degli infortuni e della violenza più in alto nell'agenda politica nazionale e ha contribuito a stimolare l'azione.

Per quanto riguarda lo sviluppo di politiche nazionali per singole tipologie di incidenti e violenze, la percentuale varia dal 95% per la sicurezza stradale al 40% per la prevenzione dell‘annegamento. Anche l‘attuazione dei programmi evidence-based di prevenzione varia a seconda del Paese, e il punteggio medio è stato del 73%. Sono da segnalare progressi soprattutto relativamente a: lo sviluppo della politica nazionale (nel 67% dei Paesi), la sorveglianza (nel 74%), la collaborazione multi-settoriale (nel 78%), l‘assistenza di emergenza basata su prove di efficacia (nel 61%) e il potenziamento delle capacità amministrative (capacity-building, nel 63%).

illustrazioneDai dati raccolti è emerso che, mentre la maggior parte dei Paesi ha una politica nazionale sulla sicurezza stradale (95%), la metà o meno ha politiche nazionali per prevenire altri tipi di incidenti. Il 71% dei Paesi ha politiche nazionali in materia di maltrattamento, il 76% per la prevenzione della violenza del partner, il 64% per la prevenzione della violenza sessuale, il 62% per la violenza giovanile e meno della metà per la prevenzione degli abusi sugli anziani e dell‘autolesionismo.

Tra il 2008 e il 2009, nella maggior parte dei Paesi, su questi temi sono state attuate politiche locali piuttosto che nazionali. L'incremento maggiore si è registrato per le politiche relative alla prevenzione della violenza; il minore per la prevenzione degli incendi, delle intossicazioni e dell‘annegamento.

I progressi mappati in questo rapporto sono incoraggianti e sottolineano il fatto che, per ottenere buoni risultati in questa campo, è necessario l'impegno politico e di risorse da parte dei Paesi e delle organizzazioni internazionali. In particolare, il rapporto ha evidenziato che il settore sanitario deve fare di più per l'applicazione generalizzata di programmi efficaci sia nel numero sia nella copertura e che deve adoperarsi maggiormente con gli altri stakeholder per fornire una risposta multisettoriale al fenomeno.

I progressi dell‘Italia

In Italia gli incidenti sono la terza causa di morte, sebbene i tassi di tutti gli incidenti risultino inferiori rispetto a quelli medi della Regione europea. Le principali cause di morte per incidente sono gli incidenti stradali, seguiti da cadute, avvelenamenti, annegamenti e incendi. Le principali cause di morte da incidente intenzionale sono il suicidio (il cui tasso è la metà di quello registrato nell'Unione europea), seguito dall‘omicidio.

illustrazioneSecondo quanto riporta la scheda di valutazione dell‘Oms Europa relativa ai progressi nella prevenzione degli incidenti e delle violenze in Italia (pdf 71 kb), a seguito della raccomandazione del Consiglio d‘Europa del 31 maggio 2007 e della risoluzione EUR/RC55/R9 del comitato regionale dell'Oms Europa, il Paese ha ottenuto buoni risultati soprattutto nei settori dello sviluppo della politica nazionale, della collaborazione intersettoriale, del capacity-building e della sensibilizzazione dell'opinione pubblica.

Per quanto riguarda le politiche nazionali, l'Italia ha riferito l'attuazione complessiva dell‘85% degli interventi efficaci selezionati dall‘Oms Europa per la prevenzione degli infortuni e il 100% per la prevenzione della violenza. Queste cifre sono superiori al punteggio mediano della Regione europea dell‘Oms che si attesta al 72% per gli incidenti e all‘81% per la prevenzione della violenza. Gli interventi sono risultati inferiori al punteggio mediano regionale solo per l‘avvelenamento. 

L'adozione della risoluzione EUR/RC55/R9 e della raccomandazione del Consiglio d‘Europa, come negli altri Paesi esaminati, ha contribuito a sensibilizzare ministero della Salute, responsabili politici e opinione pubblica sul problema della prevenzione della violenza e degli incidenti. Per il futuro, in Italia, ci si attende: una maggiore attenzione per lo sviluppo delle politiche nazionali per la prevenzione della violenza, l‘implementazione di programmi per ridurre i danni alcol-correlati e l‘adozione di azioni per ridurre gli incidenti da avvelenamento e da traffico stradale e le disuguaglianze socio-economiche.

Scarica la scheda dell‘Italia (pdf 71 kb) e consulta quelle degli altri Paesi della Regione europea dell‘Oms.

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    Ultimo aggiornamento: 
    30 giugno 2010