Rapporto OsMed 2019

Il 29 dicembre 2020 è stato presentato il Rapporto nazionale L'uso degli antibiotici in Italia - Anno 2019, realizzato dall'Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali (OsMed) dell'Aifa, che include anche una prima stima dell’impatto dell’epidemia da Covid-19 sull’uso degli antibiotici.
Il Rapporto, dedicato agli antibiotici a uso umano, consente di monitorare l’andamento dei consumi e della spesa in Italia e al contempo di identificare le aree di potenziale inappropriatezza d’uso. Nello specifico, la situazione italiana risulta critica sia per la diffusione dell’antibiotico-resistenza sia per il consumo degli antibiotici, rendendo pertanto urgenti le azioni di prevenzione e controllo. Nonostante il trend in riduzione, infatti, il consumo continua a essere superiore alla media europea, sia nel settore umano sia in quello veterinario, con una grande variabilità tra le regioni. In Europa, l’Italia detiene insieme alla Grecia il primato per diffusione di germi resistenti. Una delle ragioni per cui si sta assistendo in Italia e nel mondo a un aumento delle resistenze batteriche è l’uso non sempre appropriato degli antibiotici. Utilizzare gli antibiotici con attenzione deve quindi essere un impegno e un dovere per tutti, dai professionisti sanitari alla popolazione generale.

Sintesi rapporto OsMed

Nel 2019 il consumo complessivo, pubblico e privato, di antibiotici in Italia è stato pari a 21,4 DDD/1000 abitanti die. Questa categoria di farmaci è quella a più elevato utilizzo nella popolazione, infatti circa 4 cittadini su 10 hanno ricevuto nel corso del 2019 almeno una prescrizione di antibiotici in regime convenzionale. Nel 2019 gli antibiotici hanno rappresentato il 3,6% della spesa e l’1,5% dei consumi totali a carico del Ssn. Oltre l’80% delle dosi, pari a 17,5 DDD/1000 abitanti die, è stato erogato dal Ssn, con una riduzione del 2,9% rispetto al 2018. Questo dato comprende sia gli antibiotici erogati in regime di assistenza convenzionata (dalle farmacie pubbliche e private) sia quelli acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche. La quota di antibiotici acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche, rapportata alla popolazione residente, ha rappresentato una parte minoritaria del consumo a carico del Ssn (1,9 DDD/1000 ab die), sebbene il suo monitoraggio sia di grande importanza per il controllo dell’antibiotico-resistenza in ospedale. Complessivamente i consumi si mantengono superiori a quelli di molti Paesi europei. La spesa pro capite nazionale è in diminuzione rispetto all’anno precedente. Gli acquisti privati di antibiotici rimborsabili dal Ssn sono stati pari a 3,9 dosi ogni 1000 abitanti, che corrisponde al 20% del consumo territoriale totale di antibiotici.

Punti Chiave:

  • nel 2019 il consumo di antibiotici in Italia risulta invariato rispetto al 2018 (21,4 DDD/1000 ab die) e si conferma superiore alla media europea
  •  in regime di assistenza convenzionata, circa 4 cittadini su 10 hanno ricevuto nel corso dell’anno almeno una prescrizione di antibiotici
  • nel periodo 2016-2019 è stata registrata una riduzione dei consumi in assistenza convenzionata del 5,8%, valore che si discosta ancora molto dall’obiettivo auspicato dal Piano nazionale antibiotico-resistenza (Pncar), cioè una riduzione maggiore del 10% del consumo di antibiotici nel 2020 rispetto al 2016
  • si osserva una notevole variabilità regionale – range da 8,4 DDD/1000 ab die della PA di Bolzano a 21,8 della Campania (media nazionale 15,6 DDD) – con valori più elevati al Sud rispetto al Centro e al Nord Italia
  • le differenze d’uso non riguardano solo il numero delle prescrizioni, ma anche la tipologia degli antibiotici prescritti (tipo di molecole; spettro ampio vs ristretto)
  • si conferma la significativa riduzione del consumo di fluorochinoloni (sia in ospedale sia sul territorio), già osservata nella prima parte del 2019 a seguito delle indicazioni restrittive contenute nella comunicazione Ema di novembre 2018
  • l’associazione amoxicillina/acido clavulanico è l’antibiotico più utilizzato sia in ambito territoriale sia ospedaliero. I dati contenuti nel Rapporto suggeriscono un probabile sovra-utilizzo di questa associazione anche nei casi in cui risulterebbe efficace la sola amoxicillina, che ha uno spettro d’azione più selettivo e quindi un minor impatto sulle resistenze
  • la più elevata esposizione agli antibiotici nei bambini è stata osservata nella fascia di età tra 2 e 6 anni, con una media di circa 1,5 prescrizioni di antibiotici all’anno. Tale valore indica la necessità di porre una particolare attenzione al contrasto dell’inappropriatezza prescrittiva in questa fascia di popolazione
  • la variabilità regionale e l’ampia oscillazione stagionale dei consumi di antibiotici, fortemente influenzata dall’andamento delle infezioni virali nei mesi freddi e dai più accentuati picchi di sindromi influenzali registrati in alcuni anni, suggeriscono un uso non appropriato di questi farmaci, confermato dai dati forniti dalla rete sentinella della medicina generale, su cui sono possibili ampi margini di miglioramento
  • il medico di medicina generale e il pediatra di libera scelta, che prescrivono la maggiore quota di antibiotici, sono le figure chiave per promuovere attività di informazione e formazione sul corretto utilizzo di questi farmaci attraverso le indicazioni contenute nelle principali raccomandazioni e linee guida
  • il consumo ospedaliero di antibiotici, nonostante la lieve riduzione osservata nell’ultimo anno, è in crescita nel triennio 2016-2019, in contrasto con quanto auspicato dal Pncar (riduzione >5% del consumo di antibiotici sistemici in ambito ospedaliero nel 2020 rispetto al 2016)
  • il consumo ospedaliero, inoltre, presenta un’ampia variabilità tra le diverse aree geografiche. Si riducono anche in questo ambito i consumi di fluorochinoloni, in particolar modo nelle regioni del Centro. Per contro, si registra un rilevante incremento nei consumi dei carbapenemi, soprattutto nelle regioni del Nord. Considerato l’impatto dell’uso di questi antibiotici sull’ulteriore diffusione delle resistenze, si tratta di un dato che richiede la massima attenzione e che conferma la necessità di integrare le azioni regolatorie con attività di promozione dell’appropriatezza d’uso sia a livello nazionale sia locale
  • in linea con la strategia dell’Oms contro l’antibiotico-resistenza è necessario promuovere azioni mirate al controllo dell’antibiotico-resistenza in ospedale, prevedendo, ad esempio, l’istituzione di programmi di controllo delle infezioni, comitati terapeutici ospedalieri, sviluppo e aggiornamento di linee guida per il trattamento antimicrobico e la profilassi e il monitoraggio del consumo
  • alla luce dei risultati ottenuti a livello regionale rispetto agli indicatori del Pncar sia in ambito ospedaliero sia territoriale, si dovrà valutare sia l’implementazione di nuove azioni sia il rafforzamento di quelle già adottate
  • è necessario monitorare l’andamento dei consumi di antibiotici soprattutto in un contesto di emergenza sanitaria come quello attuale per evitare il rischio di una maggiore diffusione delle resistenze microbiche.

Uso degli antibiotici durante l’epidemia Covid-19
Per valutare l’impatto dell’epidemia da Covid-19, il consumo di antibiotici registrato nel primo semestre 2020 è stato confrontato con quello dello stesso periodo del 2019, sia nell’ambito dell’assistenza farmaceutica convenzionata sia in quello degli acquisti da parte delle strutture sanitarie pubbliche. L’uso degli antibiotici nell’ambito dell’assistenza convenzionata è stato pari a 13,2 DDD/1000 ab die, in riduzione del 26,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per quanto riguarda gli acquisti diretti si rileva una lieve riduzione pari all’1,3%, con ampie differenze a livello regionale. Dall’analisi dell’andamento mensile dei consumi nel primo semestre 2019 e 2020, nell’ambito dell’assistenza convenzionata, si osserva una riduzione del 10% nei mesi di gennaio e febbraio 2020 che raggiunge il 50% nel mese di maggio. Relativamente alle strutture sanitarie pubbliche, l’incremento degli acquisti registra un picco nel mese di marzo 2020, con un valore raddoppiato rispetto al 2019. I macrolidi mostrano un incremento del 77% rispetto al 2019, con l’azitromicina che fa registrare un aumento del 160%. Il monitoraggio dell’andamento dei consumi di antibiotici in un contesto di emergenza sanitaria come quello attuale permetterà di porre le basi per valutare l’impatto dell’epidemia in termini di salute pubblica nazionale e internazionale, anche in un contesto più ampio di resistenze microbiche. Infatti, secondo una ricerca condotta dall'Oms, l’Europa rischia una diffusione accelerata della resistenza antimicrobica, per un aumento dell’uso inappropriato degli antibiotici a causa dell’epidemia da Covid-19.

Le finalità principali dell’OsMed sono:

  • descrivere i cambiamenti nell’uso dei farmaci
  • correlare problemi di sanità pubblica e uso di medicinali o categorie terapeutiche
  • favorire la diffusione dell’informazione sull’uso dei farmaci
  • confrontare il consumo dei medicinali in Italia con quello delle diverse regioni
  • fornire spunti per correlare la prevalenza delle patologie nel territorio con il corrispondente utilizzo dei farmaci e proporre l’interpretazione dei principali fattori che influenzano la variabilità nella prescrizione.

Ricordiamo infine che il controllo e la prevenzione dell’antimicrobico-resistenza (Amr) sono stati inseriti tra gli ambiti di intervento prioritari del macro obiettivo 6 (Malattie infettive prioritarie) del Piano nazionale della prevenzione (Pnp) 2020-2025.

Il Ccm ha promosso e finanziato diversi progetti sull’Amr. Per ulteriori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

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Ultimo aggiornamento:
28 gennaio 2021