Impatto dell'epidemia Covid-19 sulla mortalità totale: secondo rapporto Istat/Iss

È disponibile online il secondo rapporto Impatto dell'epidemia COVID-19 sulla mortalità totale della popolazione residente primo quadrimestre 2020 prodotto congiuntamente dall’Istat e dall’Iss, che presenta un’analisi della mortalità totale e dei soggetti positivi al Covid-19 deceduti nel mese di aprile 2020 e un aggiornamento delle analisi relative al periodo gennaio-marzo 2020, già oggetto del primo Rapporto.

Il maggiore periodo di osservazione permette, infatti, di valutare meglio e su una base dati più consolidata, gli effetti delle misure preventive di sanità pubblica messe in atto in Italia, quali soprattutto l’isolamento dei casi sospetti o positivi e il “distanziamento sociale” a partire dall’11 marzo 2020 (lockdown) e che era ancora in atto a fine aprile.

I dati di mortalità totale analizzati si riferiscono ai primi quattro mesi del 2020 e riguardano 7.270 comuni (92% dei 7.904 complessivi, per una copertura del 93,5% della popolazione residente in Italia).
Come sottolineato nel primo rapporto è la prima volta che l’Istat diffonde questa informazione riferita a un numero così consistente di comuni.

Principali risultati:

  • il numero di casi Covid-19 segnalati in Italia è stato massimo nel mese di marzo con 113.011 casi (il picco si è raggiunto il 20 marzo), quindi è iniziato a diminuire; ad aprile sono stati segnalati 94.257 casi, sebbene molti decessi avvenuti nel mese hanno riguardato persone diagnosticate a marzo. Il calo è proseguito ancora più marcatamente nel mese di maggio (18.706 casi, mese non completo e dati aggiornati al 25 maggio)
  • dei 209.013 casi Covid-19 diagnosticati entro il 30 aprile 2020, il 53,3% (111.452) è di sesso femminile. La classe mediana di età è di 60-64 anni (rispetto al range 0-100). Nella fascia di età maggiore di 90 anni, le donne sono quasi l’80%, anche in ragione della netta prevalenza femminile in questo segmento di popolazione. Appena l’1% dei casi segnalati riguarda soggetti di età inferiore ai 14 anni, il 27% riguarda individui nella classe di età 15-49 anni, il 46% nella classe di età 50-79, il 26% individui di età superiore o uguale agli 80 anni compiuti
  • la Sorveglianza nazionale integrata ha registrato, dal 20 febbraio al 30 aprile 2020, 28.561 decessi in persone positive al Covid-19; di queste 15.114 (53%) sono decedute entro il mese di marzo (il picco si è raggiunto il 28 marzo) e 13.447 (47%) nel mese di aprile. Il continuo aggiornamento dei dati da parte delle Regioni ha permesso di recuperare, ulteriori 790 decessi (15.114 rispetto ai 14.324) avvenuti a marzo ma comunicati successivamente alla data di aggiornamento della base dati oggetto del primo Rapporto (26 aprile 2020)
  • si conferma l’eterogeneità nella diffusione geografica dell’epidemia, che risulta molto contenuta nelle Regioni del Sud e nelle Isole, mediamente più elevata in quelle del Centro rispetto al Mezzogiorno e molto elevata nelle regioni del Nord. Considerando i casi e i decessi Covid-19, il 75% dei casi segnalati e l’82% dei decessi si trovano nelle province definite a diffusione “alta”, il 17% dei casi e il 13% dei morti in quelle a diffusione “media” e rispettivamente l’8% e il 5% nelle province a diffusione “bassa”
  • contemporaneamente alla diminuzione dei casi e dei decessi Covid-19 si è ridotta la mortalità per il complesso delle cause. A livello nazionale i decessi totali sono scesi da 80.623 di marzo a 64.693 di aprile 2020 e la stima dell’eccesso di mortalità è passata da un aumento medio del 48,6% di marzo (26.350 decessi in più nel 2020 rispetto alla media 2015-2019) al 33,6% di aprile (16.283 decessi in più). A diminuire è stata proprio la mortalità delle province ad alta diffusione. Nel complesso di quest’area i decessi sono passati da 44.998 di marzo 2020 (113,1% in più rispetto al 2015-2019) a 32.931 di aprile (73,9% in più rispetto al 2015-2019)
  • il calo più importante si è osservato in Lombardia: i morti per il totale delle cause sono diminuiti da 24.893 di marzo a 16.190 di aprile 2020 e l’eccesso di decessi rispetto alla media degli stessi mesi del periodo 2015-2019 è sceso da 188,1% a 107,5%. Sono proprio le province più colpite dall’epidemia quelle in cui si sono osservate le riduzioni più importanti. Bergamo e Lodi sono le aree in cui il calo della mortalità è stato più accentuato, l’eccesso di mortalità scende da 571% di marzo a 123% di aprile a Bergamo e da 377% a 79,9% a Lodi
  • l’eccesso di mortalità si è mantenuto invece ancora alto ad aprile 2020, su livelli simili a quelli di marzo, nelle province di Pavia (135% di decessi in più rispetto alla media 2015-2019), di Monza e Brianza (101%) e di Milano (98%)
  • l’eccesso di mortalità dei mesi di marzo e aprile 2020 è stato più consistente per gli uomini di 70-79 anni e di 80-89 anni per i quali i decessi cumulati dal primo gennaio al 30 aprile 2020 sono aumentati di oltre 52 punti percentuali rispetto allo stesso periodo della media 2015-2019; segue la classe di età 90 anni e più con un incremento del 48%
  • l’incremento della mortalità nelle donne è stato invece più contenuto per tutte le classi di età; ha raggiunto alla fine di aprile il 42% in più della media degli anni 2015-2019 per la classe di età 90 anni e più, che è risultata la più colpita dall’eccesso di mortalità. Segue la classe di età 80-89 anni con un incremento del 35% e quella 70-79 anni (31%)
  • la diminuzione sempre maggiore del numero di decessi per il complesso delle cause negli ultimi dieci giorni di aprile 2020 ha ridotto marcatamente la stima dell’eccesso di mortalità rispetto al 2015-2019. Questo può accadere anche perché si è ridotta, per effetto dell’alta mortalità del periodo precedente, la popolazione più fragile e quindi più esposta al rischio di morte
  • con la diminuzione dell’eccesso di mortalità è aumentata la quota spiegata dai decessi Covid-19: mentre nel mese di marzo dei 26.350 decessi stimati in eccesso il 54% (14.420) è stato riportato dalla sorveglianza integrata, nel mese di aprile dei 16.283 decessi in eccesso è stato riportato dalla sorveglianza l’82% (13.426)
  • la riduzione della quota di eccesso di mortalità totale non spiegata dal Covid-19 è un risultato molto importante documentato nel presente Rapporto. Con i dati oggi a disposizione, si possono solo ipotizzare due possibili cause: è aumentata la capacità diagnostica delle strutture sanitarie e quindi sono stati diagnosticati in maniera più accurata i casi di Covid-19; è diminuita la mortalità indiretta non correlata al virus ma causata dalla crisi del sistema ospedaliero nelle aree maggiormente affette. Quest’ultima componente infatti migliora man mano che si riduce la pressione sui sistemi sanitari.

Ricordiamo che con l’ordinanza n. 640 del 27 febbraio 2020 l’Iss, dal 28 febbraio, coordina il Sistema di sorveglianza nazionale integrata Covid-19 che integra a livello individuale i dati microbiologici ed epidemiologici forniti dalle Regioni e Provincie Autonome (PA) e dal Laboratorio nazionale di riferimento per Sars-CoV-2 dell’Iss. La sorveglianza raccoglie dati individuali dei soggetti positivi al Covid-19 e in particolare le informazioni anagrafiche, i dati sul domicilio e sulla residenza, alcune informazioni di laboratorio, informazioni sul ricovero e sullo stato clinico (indicatore sintetico di gravità della sintomatologia), la presenza di alcuni fattori di rischio (patologie croniche di base), e l’esito finale (guarito o deceduto). 
Nel corso di ogni settimana un’infografica dedicata riporta – con grafici, mappe e tabelle - una descrizione della diffusione nel tempo e nello spazio dell’epidemia di Covid-19 in Italia e una descrizione delle caratteristiche delle persone affette. A cadenza settimanale viene pubblicato anche un bollettino che, in maniera più estesa, approfondisce le informazioni raccolte. Entrambi i documenti sono disponibili sul sito Epicentro/Iss.

Per approfondire:

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Ultimo aggiornamento:
19 giugno 2020