Antibiotico-resistenza

La situazione italiana è critica sia per quanto riguarda la diffusione dell’antibiotico-resistenza sia per il consumo degli antibiotici. L’Italia detiene, insieme alla Grecia, il primato europeo per diffusione di germi resistenti. Una delle ragioni per cui si sta assistendo in Italia e nel mondo a questo aumento di resistenze batteriche è l’uso non sempre appropriato degli antibiotici.
Circa il 90% del consumo di antibiotici a carico del Sistema sanitario nazionale proviene dalle prescrizioni dei medici di medicina generale o dei pediatri di libera scelta. 
Dall’analisi dei dati sulle prescrizioni ambulatoriali di antibiotici per specifiche patologie infettive, è emersa una prevalenza di uso inappropriato che supera il 30% per quasi tutte le condizioni cliniche studiate (influenza, raffreddore comune, laringotracheite, faringite e tonsillite, cistite non complicata e bronchite acuta).

Questi sono alcuni dei dati pubblicati il 25 novembre del 2019 dall’Aifa nel secondo rapporto dell’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali (OsMed): L’uso degli antibiotici in Italia. Rapporto Nazionale 2018, che consente di monitorare l’andamento dei consumi e della spesa in Italia nel 2018 e al contempo di identificare le aree di potenziale inappropriatezza d’uso.

Il rapporto documenta che nel nostro Paese, nonostante il trend in riduzione, il consumo continua a essere superiore alla media europea, con una grande variabilità tra le regioni.

Sintesi dei dati:

Quanti antibiotici consumiamo e chi li prescrive

Complessivamente nel 2018 il consumo totale di antibiotici è stato di 21,4 dosi ogni mille abitanti (DDD/1000 ab die). Le prescrizioni sono così distribuite:

  • medici di medicina generale e pediatri di libera scelta: 16,1 DDD/1000 ab die (75,2%)
  • strutture sanitarie pubbliche: 1,9 DDD/1000 ab die (8,9%)
  • acquisto privato: 3,4 DDD 1000 ab die (15,9%).

Il 90% delle prescrizioni a carico del Ssn proviene dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta. La medicina generale rappresenta il punto focale del monitoraggio del consumo di questa classe di farmaci, nonché il punto su cui è importante agire per migliorarne l’appropriatezza prescrittiva.

Consumo e spesa per antibiotici in rapporto a tutti i farmaci

  • il consumo di antibiotici corrisponde all’1,6% dei consumi totali
  • la spesa per antibiotici è pari al 6,5% della spesa convenzionata
  • il trend di consumo e spesa 2014-2018 rivela una riduzione dei consumi in assistenza convenzionata del -10,1% e della spesa convenzionata del -12,0%.

Profili di inappropriatezza nell’uso degli antibiotici

  • l’impiego inappropriato di antibiotici supera il 30% in tutte le condizioni cliniche studiate (influenza, raffreddore comune, laringotracheite, faringite e tonsillite, cistite non complicata e bronchite acuta), a eccezione della bronchite acuta
  • tutti i tassi d’inappropriatezza d’uso degli antibiotici sono comunque in calo
  • È generalmente inappropriato l’uso di:

- amoxicillina e acido clavulanico nei bambini (al posto della sola amoxicillina)
- qualunque antibiotico a seguito di una diagnosi di influenza, raffreddore comune o laringotracheite acuta
- l’impiego di fluorochinoloni e cefalosporine in presenza di una diagnosi di faringite e tonsillite acuta
- l’impiego di macrolidi come prima linea di trattamento della faringite e tonsillite acuta (a causa dell’elevato rischio di sviluppare resistenze)
- nella cistite non complicata l’uso in prima linea di qualsiasi antibiotico appartenente alla classe di fluorochinoloni.

L’uso inappropriato degli antibiotici concorre ad aggravare il problema della resistenza batterica agli antibiotici, rendendo sempre meno efficaci farmaci che in molte situazioni rappresentano dei veri e propri salvavita.

Variazioni stagionali nell’uso di antibiotici: possibile indice di inappropriatezza d’uso

  • il consumo di antibiotici varia in modo significativo dalla stagione invernale a quella estiva
  • si passa da un consumo di 11,4 DDD/1000 ab die nel mese di agosto a un massimo di 24,5 DDD/1000 ab die nel mese di gennaio
  • l’utilizzo più frequente di antibiotici nei mesi invernali è correlato con i picchi di sindromi influenzali osservati nei diversi anni.

Considerato che le sindromi influenzali non richiedono nella maggior parte dei casi l’impiego di antibiotici per la loro origine di natura virale (salvo casi clinici particolari e eventuali complicanze batteriche), l’aumento così significativo delle prescrizioni di antibiotici in coincidenza con i picchi influenzali è una spia di una inappropriatezza nei consumi.

Variabilità regionale non del tutto giustificata dall’epidemiologia: indice di possibile inappropriatezza d’uso

  • maggior consumo al Sud e nelle Isole (20,4 DDD/1000 ab die) e al Centro (16,9 DDD/1000 ab die), rispetto al Nord (12,7 DDD/1000 ab die)
  • progressiva tendenza a un uso più attento di tali medicinali con particolari riduzioni dei consumi proprio nelle aree di maggior utilizzo.

Gli antibiotici sono i farmaci più prescritti nella popolazione pediatrica: 4 volte su 10 non vengono scelti antibiotici di prima linea

  • nei primi sei anni di vita, un bambino su due ha ricevuto, nel corso del 2018, almeno una prescrizione di antibiotici
  • oltre il 40% delle prescrizioni nella popolazione pediatrica non ha riguardato un antibiotico di prima scelta.

Differenze nei consumi per fasi della vita e genere

  • maggior consumo di antibiotici nelle fasce di età estreme, con un livello più elevato nei primi sei anni di vita e dopo i 75 anni
  • utilizzo più frequente di antibiotici per le donne nelle fasce d’età intermedie e per gli uomini in quelle estreme.

Sul sito dell’Aifa è disponibile la sintesi del rapporto.

Il rapporto Aifa, pubblicato in occasione della World Antibiotic Awareness Week (18–24 novembre 2019) promossa dall’Oms, si aggiunge ai dati della Sorveglianza Nazionale dell’antibiotico-resistenza (Ar-Iss) e della Sorveglianza delle batteriemie da enterobatteri produttori di carbapenemasi (Cpe), pubblicati il 18 novembre 2019 dall’Istituto superiore di sanità, in occasione dell’European Antibiotic Awareness Day (18 novembre 2019) promossa dall’European centre for disease prevention and control (Ecdc).

Dai due Rapporti relativi al 2018 emerge che in Italia le percentuali di resistenza e multi-resistenza alle principali classi di antibiotici per gli 8 patogeni sotto sorveglianza (Staphylococcus aureusStreptococcus pneumoniaeEnterococcus faecalisEnterococcus faeciumEscherichia coliKlebsiella pneumoniaePseudomonas aeruginosa e Acinetobacter species) si mantengono più alte rispetto alla media europea anche se, in generale, si è osservato un trend in calo rispetto agli anni precedenti. In più, gli oltre 2000 casi diagnosticati e segnalati nel 2018 evidenziano la larga diffusione in Italia delle Cpe, soprattutto in pazienti ospedalizzati.
Il nostro Paese, nel contesto europeo, ha i più alti tassi di mortalità per antibiotico-resistenza, con oltre 10.000 decessi sui 33.000 che avvengono ogni anno in Europa per infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici.

Sul sito EpiCentro sono disponibili le sintesti dei rapporti Ar-Iss e Cpe.

Il ministero della Salute per contrastare il fenomeno dell’antimicrobico-resistenza e promuovere l’uso consapevole degli antibiotici ha organizzato una serie di iniziative in occasione del World Antibiotic Awareness Week 2019 e dell’European Antibiotic Awareness Day 2019.

Il 19 novembre 2019 presso il ministero della Salute si è svolto il corso di formazione “AMR One Health”, che ha avuto l’obiettivo di mettere in comune le conoscenze e le competenze di base di medici, veterinari e farmacisti in relazione al tema dell’antimicrobico-resistenza (Amr), che troppo spesso, ancora oggi, non è pienamente conosciuto dal personale sanitario.
In particolare, nella maggioranza dei casi, non c’è consapevolezza reciproca delle criticità e delle azioni migliorative messe in atto nei due settori (medico e veterinario), pur essendo l’Amr una problematica pienamente condivisa da animali e uomo. Proprio per questo il corso ha evidenziato la necessità di un approccio One Health per mette in luce la rilevanza del problema, promuovendo l’integrazione interprofessionale.

Numerosi i temi trattati:

  • Amr come problema globale e nazionale, attuale e futuro, impatto sulla salute umana e approccio One Health
  • principali resistenze in medicina umana
  • criticità nell’uso degli antibiotici in ospedale
  • politiche italiane di contrasto all’Amr, nel contesto europeo e mondiale
  • il ruolo della medicina veterinaria nella diffusione e nel contrasto all’Amr
  • il ruolo del farmacista nel contrasto all’Amr
  • il ruolo dell’agricoltura e dell’ambiente nella diffusione dell’Amr.

Il 22 novembre 2019 inoltre il ministero della Salute ha organizzato, in collaborazione con l’Aifa, l’Iss e l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, la Giornata sull’uso consapevole degli antibiotici, con lo scopo di  approfondire le implicazione dell’Amr e l’uso appropriato degli antibiotici.

Tra i temi discussi dai maggiori esperti dell’Amr:

  • dai batteri ai superbatteri: una minaccia di salute per tutti
  • il ruolo dell’informazione e della comunicazione
  • AMR, una sfida globale. Le strategie e le azioni per combatterla.

La Giornata è stata anche l’occasione per presentare il logo che concettualmente collegherà il fenomeno dell’antibiotico-resistenza direttamente all’approccio One Health e accompagnerà nel tempo la strategia comunicativa dell’Italia.

Sul sito del ministero è disponibile il video della giornata.

Segnaliamo inoltre il “Corso Fad: Antimicrobial Stewardship: un approccio basato sulle competenze”, prodotto per conto del ministero della Salute e in collaborazione con il Settore di Igiene dell’Università di Foggia, dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FnomcEo). 
Il corso è gratuito ed eroga 13 crediti Eem. Saraà on line fino al 31 dicembre 2019. Per maggiori informazioni visita la piattaforma FadInMed riservata agli iscritti FnomcEo e Fnopi.

Il  nostro Paese nel 2017 ha adottato il Piano nazionale di contrasto dell’antimicrobico-resistenza (Pncar) 2017-2020, che affronta il problema con una strategia One Health attraverso azioni di monitoraggio, sorveglianza e contrasto del fenomeno dell’antibiotico-resistenza sia nel settore umano sia in quello veterinario, in linea con i piani delle agenzie internazionali.
Ricordiamo inoltre che il controllo e la prevenzione Amr sono stati inseriti tra i macro obiettivi del Piano nazionale della prevenzione (Pnp) 2014-2018.
Il Ccm ha promosso e finanziato diversi progetti sull’Amr. Per ulteriori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Infine, in occasione dell’European Antibiotic Awareness Day, l’European centre for disease prevention and control (Ecdc) ha pubblicato il rapporto Surveillance of antimicrobial resistance in Europe 2018 con gli ultimi dati disponibili sull’antibiotico-resistenza (Ar) in Europa, forniti dall’Ears-Net (European Antimicrobial Resistance Surveillance Network), la rete europea di sorveglianza dell’antibiotico-resistenza coordinata dall’Ecdc. I dati italiani provengono dal sistema di sorveglianza nazionale dell’antibiotico-resistenza coordinata dall’Iss.
Il rapporto Ears-net per il 2018 mostra che la resistenza agli antibiotici si mantiene a elevati livelli per molte combinazioni specie batterica/classe di antibiotici, e rappresenta una grande sfida per i Paesi dell’Ue delle dell’Area economica europea (Eea).

L’Ecdc inoltre ha pubblicato il rapporto Antimicrobial consumption in the EU/EEA con i dati sul consumo di antimicrobici (antibiotici, antimicotici e antivirali) a uso sistemico in ambito territoriale e ospedaliero, forniti dall’Esac-net (European surveillance of antimicrobial consumption network), la rete europea di sorveglianza del consumo di antibiotici, coordinata dall’Ecdc. Nel 2018, il consumo medio di antibiotici per uso sistemico sia sul territorio che negli ospedali non ha mostrato variazioni significative durante il periodo 2009-18. Tuttavia, trend in diminuzione statisticamente significativi sono stati osservati per 9 Paesi (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Svezia) mentre trend in aumento statisticamente significativi sono stati osservati per quattro Paesi (Bulgaria, Irlanda, Lettonia, Polonia). In ambito ospedaliero, il consumo medio per uso sistemico è stato di 1,8 DDD/1000 abitanti al giorno. Durante il periodo 2009-18 nel complesso non sono state osservate variazioni statisticamente significative. Tuttavia, trend in diminuzione statisticamente significativi sono stati osservati per cinque Paesi (Belgio, Finlandia, Lettonia, Lussemburgo, Norvegia) mentre trend in aumento statisticamente significativi sono stati osservati per sei Paesi (Bulgaria, Croazia, Danimarca, Irlanda, Malta, Svezia).

L’European centre for disease prevention and control, infine, ha diffuso i risultati di un sondaggio condotto tra il personale sanitario. Il documento, dal titolo Survey of healthcare workers’ knowledge, attitudes and behaviours on antibiotics, antibiotic use and antibiotic resistance in the EU/EEA, rappresenta la prima indagine multilingue e multiprofessionale, lanciata a gennaio 2019 e terminata a febbraio 2019, sulle conoscenze e l’attitudine in merito all'uso degli antibiotici e all'antibiotico-resistenza degli operatori sanitari. Il sondaggio evidenzia come la maggior parte degli intervistati sia consapevole che gli antibiotici non hanno effetti sulle forme virali di influenza (97%) ma, al contrario, non è preparata sui rischi legati alle infezioni antibiotico-resistenti (75%) e sulla possibilità che persone sane possano essere portatori di specie batteriche resistenti agli antibiotici (88%).

Per approfondire:

Articoli correlati sul sito Ccm:

Ultimo aggiornamento:
18 dicembre 2019