Disuguaglianze di salute in Europa

Nonostante i miglioramenti complessivi della salute e del benessere nella Regione europea dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), permangono le disuguaglianze di salute all’interno di tutti i Paesi della Regione.
Il tasso di miglioramento del divario è più lento del previsto e stanno emergendo nuovi gruppi con un rischio sproporzionatamente più elevato di salute precaria e morbilità prematura. Il risultato è che molte persone continuano a vivere in condizioni di svantaggio in termini di salute e benessere.
È quanto emerge dal rapporto dell’Ufficio europeo dell’Oms Healthy, prosperous lives for all: the European Health Equity Status Report (2019), una rassegna completa sullo stato e sulle tendenze delle disuguaglianze di salute, nonché sulle condizioni essenziali necessarie affinché nella Regione europea dell’Oms tutti possano vivere una vita sana.
Dal report risulta che l’aspettativa di vita media in tutta la Regione è in aumento (da 76,7 anni nel 2010 a 77,8 anni nel 2015) ma nello stesso tempo, in tutti i Paesi della Regione, le disuguaglianze di salute tra gli adulti appartenenti a diversi gruppi social perdurano.
I dati raccolti in 19 Paesi della Regione indicano che l’aspettativa di vita e lo scarto nell’aspettativa di vita per livello di istruzione differiscono tra uomini e donne appartenenti a diversi gruppi sociali. L’aspettativa di vita media nelle donne è pari a 82 anni, con uno scarto medio di 3,9 anni, mentre negli uomini è pari a 76,2 anni con uno scarto di 7,6 anni. Le donne con meno anni di istruzione hanno più probabilità di morire tra i 2,3 e i 7,4 anni prima delle donne con più anni di istruzione e gli uomini tra i 3,4 e i 15,5 anni prima degli uomini con più anni di istruzione.
Il luogo in cui si è nati e si vive in un Paese può influenzare le proprie possibilità di crescita, anche nei primi anni di vita. I dati sulla mortalità infantile raccolti in 35 Paesi mostrano che, per ogni 1000 nati, ben 41 in più non sopravvivono al primo anno di vita se nati nelle aree più svantaggiate, rispetto a quelli nati in quelle più avvantaggiate.
Le disuguaglianze nelle malattie disabilitanti, nelle malattie non trasmissibili (Mnt) e nei fattori di rischio associati sono presenti in tutta la Regione europea dell’Oms. Anche le disuguaglianze nella salute mentale, diffuse quanto quelle legate alla salute fisica, sono presenti in tutta la Regione.

Senza interventi efficaci, le disuguaglianze nella salute e nel benessere persistono e si ampliano nel corso della vita. I divari percepiti nella salute e nel benessere sono i primi segnali di allarme del rischio diseguale di ammalarsi e i trend indicano che i divari tra i gruppi sociali nello stesso Paese si stanno allargando. Il grado di salute e benessere percepito è sempre più riconosciuto come il primo elemento rivelatore del rischio di mortalità e morbilità e sono ampiamente considerati come indicatori affidabili dello stato di salute oggettivo.

Alla luce di queste considerazioni, per capire che cosa determina lo stato delle disuguaglianze di salute all’interno dei Paesi della Regione, nel report, per la prima volta, sono state analizzate le relazioni tra le disuguaglianze di salute, le condizioni essenziali per vivere una vita sana e il grado di investimento, copertura e diffusione delle politiche che influenzano i risultati dell’equità in salute.
Sono state identificate cinque condizioni (servizi sanitari; sicurezza del reddito e protezione sociale; condizioni di vita; capitale sociale e umano; condizioni di impiego e di lavoro) che esercitano un impatto sull’equità in salute. Le carenze in ciascuna di queste aree sono responsabili delle disuguaglianze di salute tra uomini e donne divisi per gruppi sociali e aree geografiche.
Per aumentare l’equità nella salute all’interno dei Paesi sono necessarie azioni in tutte e cinque le condizioni, attraverso una combinazione di approcci politici mirati e universali.
A tal fine, nel report sono stati valutati i potenziali effetti di otto politiche macroeconomiche per ridurre le disuguaglianze di salute a breve termine: aumento della spesa pubblica per alloggi e servizi; aumento della spesa pubblica per le politiche del lavoro; aumento della spesa pubblica per la salute; aumento delle spese per la protezione sociale; riduzione delle spese private per la salute; riduzione del tasso di disoccupazione; riduzione della disparità di reddito; aumento del reddito pro capite.
Fra queste, l’unica azione politica che non ha evidenziato alcuna associazione con la riduzione delle disuguaglianze di salute è stata l’aumento del reddito pro capite, mentre le politiche del lavoro e quelle per l’edilizia abitativa e le strutture della comunità hanno ottenuto l’effetto massimo.

In Italia il tema dell’equità in salute è alla base del Piano nazionale della prevenzione (Pnp) 2014-2018 che ha adottato un approccio di sanità pubblica che garantisca equità e contrasto alle diseguaglianze, programmando gli interventi di prevenzione, promozione e tutela della salute in modo equo. A tal fine, nell’ambito dei progetti a sostegno della valutazione del Pnp e dei Piani regionali della prevenzione (Prp), il Ccm nel 2014 ha finanziato il progetto Equity Audit nei Piani Regionali di Prevenzione in Italia, coordinato dalla Regione Piemonte e in collaborazione con le Regioni Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Toscana e Veneto, occupandosi della messa a punto e sperimentazione sul campo di strumenti specializzati di “Health Equity Audit (Hea)”, e cercando di accompagnare con strumenti, metodi e formazione l’impegno prioritario a orientare gli interventi di prevenzione verso risultati di equità. A conclusione del progetto, il 12 aprile 2018, è stato organizzato il convegno omonimo in cui sono state presentate le attività svolte nei tre anni del progetto. Anche nel futuro Pnp 2020-2025, il cui primo incontro si è tenuto il 26 settembre 2018, la priorità trasversale a tutti gli obiettivi del Piano sarà proprio la riduzione delle principali disuguaglianze sociali e geografiche che si osservano nel Paese.

Per ulteriori informazioni consultare la sezione Piano nazionale della prevenzione sul sito Ccm.

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Ultimo aggiornamento:
29 novembre 2019