Progetto Ccm “FAI”: i risultati finali

L’11 dicembre scorso si è svolto, presso il Ministero della Salute, il convegno finale del “Progetto FAI: la fibrillazione atriale in Italia. La Medicina di iniziativa e il medico di medicina generale per garantire l'accesso a servizi e cure efficaci riducendo i costi per il SSN e i costi sociali legati all'elevato rischio di ictus cerebrale”, finanziato dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm) del Ministero della Salute nell’ambito del programma Ccm 2014.

La fibrillazione atriale (FA) è la più frequente aritmia cardiaca di rilevanza clinica: la prevalenza della FA è strettamente collegata all’età e interessa soprattutto gli ultrasessantacinquenni, che in Italia costituiscono il 25% della popolazione. L’importanza della fibrillazione atriale è legata al fatto che essa rappresenta uno dei più importanti fattori di rischio di ictus cerebrale: infatti la presenza di FA aumenta di ben 5 volte il rischio di ictus cerebrale. Gli ictus causati da fibrillazione atriale tendono ad essere più gravi, con una maggiore incidenza di disabilità e morte rispetto ad altri tipi di ictus. Con il progetto FAI, realizzato dal Dipartimento NEUROFARBA dell'Università degli Studi di Firenze in collaborazione con l’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche e coordinato dalla Regione Toscana, è stata stimata per la prima volta in Italia, in un campione non selezionato di popolazione anziana, la frequenza della fibrillazione atriale. Inoltre, per ciascun paziente fibrillante arruolato nel progetto sono stati valutati i fattori di esposizione e le comorbosità associate, l'appropriatezza della profilassi antiembolica (uso e tipo di anticoagulanti) e le eventuali motivazioni della mancata aderenza al trattamento.

Nel corso dell'evento sono stati presentati i risultati finali del progetto che ha permesso di:

  • Fornire, per la prima volta nel nostro Paese, stime accurate della frequenza della FA in un campione rappresentativo della popolazione anziana italiana. Nel campione totale, la prevalenza della fibrillazione atriale nei soggetti ultrasessantacinquenni è del 7,3%. Se i tassi di prevalenza vengono standardizzati sulla composizione demografica dell’intera popolazione italiana, la frequenza della fibrillazione atriale risulta essere dell’8,3%, con tassi del 9,1% nei maschi e del 7,3% delle femmine. Questo dato indica che in Italia un anziano su 12 è affetto da fibrillazione atriale. I tassi di prevalenza riscontrati indicano una frequenza elevata di questa importante aritmia negli anziani che risulta, tuttavia, in linea con le stime più recenti attualmente disponibili nei paesi occidentali. La proiezione in numeri assoluti di questi dati indica che in Italia la fibrillazione atriale colpisce circa 1.100.000 ultrasessantacinquenni.
  • Identificare una maggiore frequenza di alcuni fattori di rischio nei pazienti con FA. I pazienti con FA infatti hanno con frequenza significativamente maggiore una diagnosi di ipertensione arteriosa, precedente infarto miocardico, scompenso cardiaco, altra aritmia cardiaca, iperglicemia, diabete mellito, ipercolesterolemia, consumo di alcol e alterata funzionalità renale. Inoltre, in questi soggetti si era già verificato un ictus cerebrale, con una frequenza 4 volte superiore ai soggetti senza FA.
  • Verificare l’aderenza dei pazienti con FA al trattamento con farmaci anticoagulanti che consentono una riduzione del rischio ictus di oltre il 70%. I dati acquisiti nel Progetto FAI indicano che i pazienti con diagnosi di FA che non ricevono trattamento con farmaci anticoagulanti sono il 30,7%. Sono state inoltre ricercate le motivazioni principali del non trattamento.

I dati ottenuti dal Progetto FAI, insieme alle differenze territoriali rilevate, forniscono la base conoscitiva per ulteriori interventi mirati a ridurre il peso di questa importante e frequente aritmia, che costa al SSN, solo prendendo in considerazione i costi diretti determinati dal verificarsi di un ictus cerebrale, oltre un miliardo di Euro ogni anno.

 

Per approfondire:
il programma del convegno
il documento con i risultati finali
la scheda del progetto

Ultimo aggiornamento:
22/12/2017