AMR: Rapporto ISTISAN 17/18

L’antibiotico resistenza è un fenomeno multifattoriale in cui un ruolo importante è svolto dall’utilizzo eccessivo e non appropriato degli antibiotici in diversi settori delle attività umane. Secondo una stima recente la resistenza agli antibiotici causa nel mondo circa 700.000 decessi annui.
Tra i patogeni antibiotico-resistenti che sono motivo di attenzione e preoccupazione a livello globale, negli ultimi anni sono emersi ceppi di enterobatteri resistenti ai carbapenemi (2-4), antibiotici che rappresentano l’ultima risorsa terapeutica per le infezioni causate da batteri Gram-negativi multi-resistenti. Il meccanismo di resistenza ai carbapenemi più comune è quello della produzione di particolari enzimi, chiamati carbapenemasi che rendono inefficaci mediante idrolisi gli antibiotici beta-lattamici inclusi i carbapenemi. In tal modo gli enterobatteri produttori di carbapenemasi (Carbapenemase-Producing Enterobacteriaceae, CPE) manifestano una resistenza estesa. Tra gli enterobatteri, le specie più frequentemente riportate come CPE sono Klebsiella pneumoniae, ed Escherichia coli (10). Secondo i dati del Report 2015 “Antimicrobial resistance surveillance in Europe” dell’European Antimicrobical Resistance Surveillance Network (EARS-Net), la rete di sorveglianza coordinata dallo European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), l’Italia è, insieme alla Grecia, un paese con percentuali di K. pneumoniae resistente ai carbapenemi molto superiori alla media europea.
Per far fronte all’emergenza degli enterobatteri resistenti ai carbapenemi, il Ministero della Salute ha emanato ad inizio 2013 una Circolare “Sorveglianza, e controllo delle infezioni da batteri produttori di carbapenemasi (CPE)”chiedendo alle Aziende Sanitarie Locali e/o alle Regioni di segnalare al Ministero della Salute e all’Istituto Superiore di Sanità tutti i casi di batteriemie causate da CPE.

Dal Rapporto ISTISAN 17/18 “Sorveglianza nazionale delle batteriemie da enterobatteri produttori di carbapenemasi. Rapporto 2013-2016” emerge che in Italia, tra il 1 aprile 2013 e il 31 luglio 2016, sono state riportate 5331 batteriemie da enterobatteri resistenti ai carbapenemi e/o produttori di carbapenemasi (Carbapenemase Producing Enterobacteriaceae, Cpe). Il numero di segnalazioni e l’incidenza sono molto diverse nelle varie Regioni (si passa dalle 946 segnalazioni del Lazio allo 0 del Molise). In generale, le batteriemie hanno riguardato per il 62% soggetti di sesso maschile, con età media di 65,4 anni e nell’84% dei casi i pazienti si trovavano in ospedale al momento dell’insorgenza della batteriemia. Il 96,8% dei casi segnalati è stato causato da K. pneumoniae e il 3,2% da E. coli. Nella gran parte dei casi la carbapenemasi prodotta era di tipo Klebsiella pneumoniae carbapenemase (Kpc).
I dati dei primi 3 anni di sorveglianza indicano da una parte una progressiva aderenza delle Regioni alla sorveglianza, dall’altra una probabile sottonotifica da parte di strutture sanitarie e/o Regioni in alcune aree italiane.
Nel documento è anche riportata la “Scheda di notifica per i casi di batteriemie da CPE“ (Appendice A).

Segnaliamo, inoltre, che è stato pubblicato il secondo report congiunto del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema) sull’analisi integrata del consumo di agenti antimicrobici e sulla comparsa di resistenza agli antimicrobici nei batteri provenienti dall’uomo e dagli animali destinati alla produzione alimentare nel periodo 2013-2015.
Questo nuovo report conferma il legame tra consumo di antibiotici e resistenza agli antibiotici, sia negli esseri umani sia negli animali destinati alla produzione alimentare ed evidenzia che esistono ancora differenze notevoli circa l’uso di antibiotici negli animali e nell’uomo e, in generale, l’uso è più frequente negli animali da produzione alimentare (tuttavia la situazione varia in base al Paese e al tipo di antibiotico).
Il report rileva inoltre che l’uso delle polimixine (classe di antibiotici che comprende la colistina) è elevato negli allevamenti e sta aumentando anche negli ospedali e l’uso dei chinoloni negli animali aumenta le resistenze a questi farmaci in Salmonella e Campylobacter con maggior rischio di infezioni resistenti nell’uomo. L’uso di cefalosporine di terza e quarta generazione, per contro, è ridotto negli animali ma notevole nell’uomo, ed è connesso alla diffusione della resistenza a questi antibiotici in E. coliisolati nell’uomo.

Per approfondire:
il Rapporto ISTISAN 17/18 “Sorveglianza nazionale delle batteriemie da enterobatteri produttori di carbapenemasi. Rapporto 2013-2016” sul sito del’’ISS
la Circolare “Sorveglianza, e controllo delle infezioni da batteri produttori di carbapenemasi (CPE)” sul sito del Ministero della Salute
il Report 2015 “Antimicrobial resistance surveillance in Europe” sul sito dell’ECDC
il secondo report congiunto ECDC/EFSA/EMA On consumption of antimicrobial agents and occurrence of antimicrobial resistance in bacteria from humans and food-producing animals sul sito dell’EFSA
l’area tematica antimicrobico-resistenza sul sito del Ministero della Salute
la sezione antibiotico-resistenza sul sito dell’ISS
l’area tematica resistenze agli antibiotici sul sito EpiCentro

Articoli correlati sul sito CCM:
Antimicrobico-resistenza (AMR): on line il report annuale ECDC 
Antimicrobico-resistenza (AMR): country visit dell’ECDC in Italia 

Ultimo aggiornamento:
29 agosto 2017