Antimicrobico-resistenza (AMR): on line il report annuale ECDC

A gennaio 2017 l’ECDC ha pubblicato il rapporto annuale “Antimicrobial resistance surveillance in Europe 2015” (pdf 10 Mb) con i dati forniti dallo European Antimicrobical Resistance Surveillance Network (EARS-Net), la rete di sorveglianza coordinata dall’ECDC. Questa sorveglianza raccoglie i dati provenienti da 30 Paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo (UE/SEE) e relativi alla segnalazione di infezioni invasive (sangue e liquor) di alcuni patogeni selezionati per la loro importanza clinica e microbiologica. I dati italiani provengono dalle reti di sorveglianza Ar-Iss e Micronet.

I dati riportati si riferiscono alla diffusione delle resistenze agli antibiotici nel 2015 e forniscono un quadro sulle tendenze osservate tra il 2012 e il 2015.

Il rapporto presenta i dati relativi a: Escherichia coliKlebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa, Acinetobacter species., Streptococcus pneumoniae, Staphylococcus aureus, Enterococci.

Il documento mette in luce una situazione molto varia a livello europeo; la resistenza agli antibiotici, infatti, mostra grandi differenze in base ai batteri, al gruppo antimicrobico e alla regione geografica. Per molti gruppi antimicrobici e combinazioni specie batterica/antibiotico è evidente un gradiente Nord-Sud ed Est-Ovest: in generale nei Paesi settentrionali o occidentali sono riportate percentuali di resistenza più basse mentre nei Paesi meridionali o orientali si registrano percentuali più alte.

Questa variabilità è probabilmente dovuta a differenze nell’uso degli antibiotici, nella prevenzione e nel controllo delle infezioni e nei modelli di utilizzo dell’assistenza sanitaria.

Il rapporto dell’ECDC sottolinea la preoccupante presenza di resistenze nei batteri gram-negativi. Nel corso degli ultimi quattro anni (2012-2015) è continuata, infatti, ad aumentare la resistenza in due specie di batteri sotto sorveglianza: Escherichia coli e Klebsiella pneumoniae. Queste due specie, responsabili di infezioni urinarie, sepsi e altre infezioni nosocomiali, mostrano un aumento nelle percentuali di resistenza alle cefalosporine di 3a generazione, fluorochinoloni e aminoglicosidi, resistenze che sono spesso combinate tra loro generando batteri multiresistenti, causa di infezioni difficilmente trattabili.

Inoltre, tra le resistenze si è aggiunta anche quella ai carbapenemi, antibiotici di ultima linea per trattare infezioni da batteri multi-resistenti. Resistenza che può rendere l’infezione praticamente intrattabile. Nel 2015, la percentuale media di ceppi di K. pneumoniae resistente ai carbapenemi nei Paesi europei è dell’8,1%, con una larghissima variabilità che va da 0 al 61,9%, mentre rimane ancora bassa (0,1%) per E. coli. La resistenza ai carbapenemi e la multiresistenza risultano comuni anche per Acinetobacter e Pseudomonas aeruginosa, in particolare per l’Acinetobacter raggiungendo percentuali dell’ 80% nel 2015 in alcuni paesi del sud e del sud-est Europa e negli Stati baltici.

I trend relativi ai batteri gram-positivi mostrano, invece, una situazione più diversificata: durante il periodo 2012-2015, la percentuale media di Staphylococcus aureus resistente alla meticillina (MRSA) ha mostrato un trend in diminuzione a livello UE/SEE (dal 18,8% nel 2012 al 16,8 nel 2015), sebbene il calo negli ultimi anni sia stato meno pronunciato rispetto al 2009-2012.

La MRSA rimane comunque una priorità di salute pubblica perché 8 Paesi su 30 hanno riportato percentuali superiori al 25%.

Per lo Streptococcus pneumoniae le percentuali di antimicrobico-resistenza negli anni 2012-2015 si sono mantenute stabili, ma con un’ampia variabilità tra i diversi Paesi europei.

Infine, per gli enterococci si registra un aumento significativo della percentuale di resistenza alla vancomicina in E. faecium.

Per quanto riguarda il consumo di antibiotici, l’European Surveillance of Antimicrobial Consumption Network (Esac-Net) ha pubblicato i dati 2015 sul consumo di antibiotici nei 28 Paesi dell’Unione europea più Islanda e Norvegia. Sebbene questi farmaci siano utilizzati e somministrati soprattutto in comunità, l’uso all’interno degli ospedali rappresenta il fattore chiave della diffusione dei batteri multi-resistenti responsabili dell’insorgenza di infezioni correlate all’assistenza. Nel 2015, il consumo di antibiotici per uso sistemico in comunità è stato di 22,4 DDD/1000 abitanti die (Dose Definita Giornaliera), dato che, sebbene sia più alto degli anni precedenti, non mostra variazioni significative durante il periodo 2011-15. Il consumo per uso sistemico in ambito nosocomiale è stato di 2,1 DDD/1000 abitanti die (da 1 nei Paesi Bassi a 2,9 a Malta).

Il continuo aumento dell’antimicrobico-resistenza (AMR) e della multi-resistenza a importanti gruppi di antimicrobici costituisce una seria minaccia per la sicurezza e le possibilità di trattamento dei pazienti. Un uso prudente degli antibiotici e la promozione di strategie di controllo delle infezioni – mirate su tutti i settori della sanità (ospedali, ambulatori e strutture di lunga degenza) – sono i principali interventi che devono essere attuati per prevenire la selezione e la trasmissione di batteri resistenti agli antibiotici.

Il Ccm ha finanziato diversi progetti sull’antimicrobico-resistenza e anche il Programma Ccm 2016, nell’ambito delle Patologie trasmissibili (Aree del Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018), ha inserito la Linea progettuale sull’Antimicrobico-resistenza. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Per approfondire:
l’area tematica antimicrobico-resistenza sul sito del sul sito del Ministero della Salute
la sezione antibiotico-resistenza sul sito dell’ISS
l’area tematica resistenze agli antibiotici sul sito EpiCentro
la sezione antimicrobial resistance sul sito dell’ECDC
la sezione antimicrobial consumption sul sito dell’ECDC
il sito dell’European Antibiotic Awareness Day
la sezione antimicrobial resistance sul sito dell’OMS
la sezione antimicrobial resistance sul sito dell’EC
la sezione antimicrobial resistance sul sito dell’EFSA

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Ultimo aggiornamento:
24 febbraio 2017