In bella vista: Ondate di calore e salute

Il Piano operativo nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute è stato attivato dal Ministero della Salute, attraverso specifici progetti del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm ), e con la collaborazione e il coordinamento del Dipartimento di Epidemiologia SSR Lazio, ASL RM/1 (DEP Lazio). L'obiettivo è favorire il coordinamento interistituzionale ai vari livelli e fornire linee operative per la creazione di un sistema centralizzato di previsione e prevenzione degli effetti del caldo sulla salute. Dal 2009, il Piano è incluso nelle Azioni Centrali dei Programmi e Progetti del Ccm.

Parti costitutive e fondanti del Piano sono:
1. sistemi di allarme HHWWS città-specifici;
2. flusso informativo per la diffusione del bollettino a livello locale;
3. metodi per l'identificazione della popolazione suscettibile;
4. sistema rapido di monitoraggio mortalità giornaliera\accessi pronto soccorso;
5. aggiornamento piani di prevenzione giornaliera.

In una videointervista, Paola Michelozzi, Direttore UO Epidemiologia ambientale del DEP Lazio, Francesca de' Donato e Manuela De Sario (DEP Lazio) approfondiscono alcuni aspetti rilevanti del Piano operativo nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute. In una intervista scritta ("Dalle emergenze al Piano operativo nazionale"), Annamaria de Martino, della Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria, Ufficio II, ripercorre, invece, le origini del Piano - con le iniziative del Ministero della Salute per fronteggiare il fenomeno del caldo - descrivendone obiettivi e risultati.

 

Le azioni per prevenire gli effetti del caldo sulla salute

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Dalle emergenze al Piano operativo nazionale

Dott.ssa de Martino, da cosa prende avvio il Piano operativo nazionale per la prevenzione delle ondate di calore?
Come tutti ricorderanno, nell'estate del 2003 ci fu un caldo torrido che cominciò ai primi di maggio, fino a settembre inoltrato, e causò circa 70.000 morti in eccesso in 12 Paesi europei, tra quelli più colpiti ci furono la Francia, l'Italia e la Spagna. Questo drammatico evento evidenziò quanto i sistemi sanitari fossero impreparati a rispondere a un tale tipo di emergenza. L'estate del 2003 fu l'evento che sicuramente portò all'attenzione dell'opinione pubblica, sia nazionale che internazionale, il fenomeno dell'ondata di calore per le sue gravi conseguenze sulla salute della popolazione più fragile, soprattutto anziani over 75, con problemi di salute e residenti nei grandi centri urbani.

Come si intervenne in Italia successivamente all'emergenza del 2003?
Data la particolarità e la gravità di questo fenomeno, l'Italia come gli altri Paesi colpiti, si trovò impreparata a fronteggiare tale emergenza. Nel 2004 il Ministero della Salute avviò una serie di iniziative per superare le carenze conoscitive sul fenomeno e sulle misure per fronteggiarlo e per fornire supporto tecnico alle autorità locali per fare in modo che, nelle estati successive, ci fosse una maggiore preparazione e coordinamento. Tra le prime iniziative avviate dal Ministero, ci fu la costituzione di un gruppo di lavoro nazionali che elaborò delle specifiche linee guida diffuse alle Regioni affinché disponessero di indirizzi operativi, fondati sulle evidenze scientifiche, per preparare Piani locali di prevenzione e risposta all'emergenza. Durante l'emergenza del 2003, infatti, emerse chiaramente l'assenza di informazioni e direttive su chi dovesse intervenire e che cosa dovesse fare, e quindi risultò fondamentale che a livello nazionale e locale fossero disponibili protocolli operativi con la definizione di ruoli (chi fa cosa) tempistica, modalità operative e che facilitasse il coordinamento tra i diversi attori (identificati in fase di non emergenza). Tutto questo ha condotto, a partire dal 2004, alla realizzazione del "Piano operativo nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute" che il Ministero ha portato avanti in sinergia con la Protezione Civile. Questa sinergia tra Protezione Civile e il Ministero della Salute è stata molto importante perché, attraverso il progetto della Protezione civile si poteva conoscere con opportuno anticipo l'arrivo di un'ondata di calore e d'altro canto, attraverso uno specifico progetto Ccm, il Ministero poteva fornire supporto tecnico alle autorità locali per l'attivazione sul territorio di attività di sorveglianza e prevenzione. Dal 2012 il Piano operativo nazionale per la previsione e prevenzione delle ondate di calore è finanziato e portato avanti unicamente dalla DG Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute con il coordinamento del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale Regione Lazio, centro di competenza nazionale del DPC, che tutt'ora segue questa attività.

In cosa consiste questo progetto e quali sono gli obiettivi?
Il primo obiettivo è quello di far conoscere con anticipo l'arrivo di un'ondata di calore per far sì che tutti i servizi e gli attori coinvolti possano prepararsi ed essere pronti nel momento in cui scatta l'emergenza climatica. A tale scopo ogni anno già a partire dal 15 maggio e fino al 15 settembre, sono attivi i sistemi locali di previsione e allarme, che con 72 ore di anticipo ci fanno conoscere quando arriva l'ondata di calore e consentono di dare l'allarme tempestivamente. Sono sistemi città specifici e sono operativi in 27 città e i bollettini sono pubblicati sul portale del Ministero della Salute.
Un secondo obiettivo importante riguarda la comunicazione del rischio: un'attività che, attraverso la creazione di una rete di referenti locali, permette la diffusione del bollettino di allarme attraverso la rete di utenti locali coinvolti nel piano di prevenzione come: ospedali, centri di cura per gli anziani, operatori e servizi sociali e sanitari, Medici di base, Protezione Civile locale, Associazioni di volontariato.
Un terzo obiettivo del Piano è quello di modulare gli interventi di prevenzione locali sulla base del livello di rischio associato alle ondate di calore e sulla base del livello di suscettibilità della popolazione. Ciò significa che a livello del territorio bisogna individuare già prima dell'estate le persone più a rischio, nei confronti delle quali occorre orientare gli interventi di prevenzione. A livello territoriale vengono definiti gli elenchi di persone suscettibili (anagrafi della suscettibilità o fragilità) e Piani di prevenzione locali che definiscono gli interventi da attuare, modulati in base al rischio climatico ed il profilo di rischio della popolazione esposta.
La prevenzione a livello locale è quella più importante infatti è opportuno che ogni città possa organizzare un sistema di intervento specifico sulla base della realtà dei servizi socio-sanitari adatto alla popolazione residente, alla tipologia geografica della città e al profilo di rischio della popolazione esposta. Si tratta di un aspetto strategico del Piano nazionale, perché in questo modo gli interventi vengono orientati direttamente sulla popolazione da proteggere, nel rispetto delle esigenze locali.
Infine, ogni estate, nell'ambito delle attività del Piano viene fatta una valutazione degli interventi messi in campo durante l'estate attraverso un censimento delle attività sviluppate a livello locale.
In ultimo, un altro obiettivo fondamentale del Piano è promuovere l'informazione corretta ai e per cittadini, perché la conoscenza del rischio e di come prevenirlo è una strategia importante di sanità pubblica. Proprio su questo punto il Ministero si è impegnato con la campagna di comunicazione "Estate sicura" che si svolge ogni estate soprattutto attraverso il Portale istituzionale dove tra l'altro oltre alla pubblicazione del bollettino giornaliero delle 27 città , si può trovare materiale informativo vario, opuscoli, raccomandazioni, consigli su come fronteggiare le ondate di calore, soprattutto per le categorie più a rischio: oltre agli anziani, ai malati cronici, ai bambini, tra i gruppi vulnerabili vanno annoverati anche le fasce di popolazione in condizioni socio-economiche svantaggiate e le donne in gravidanza. Sul portale vengono anche pubblicati i numeri verdi attivi a livello locale per fornire informazioni sui rischi associati al caldo e sulla rete dei servizi. Queste informazioni sono rese disponibili agli operatori del call center nazionale 1500 che in estate è attivo per l'emergenza caldo. Quest'anno sarà dedicata una maggiore attenzione alla prevenzione degli effetti del caldo nelle donne in gravidanza, nei bambini e nei lavoratori esposti soprattutto coloro che svolgono mansioni "outdoor".

E il sistema di sorveglianza rapido della mortalità giornaliera in cosa consiste?
Sicuramente un altro aspetto importante del Piano nazionale è il sistema di sorveglianza rapido della mortalità giornaliera; in realtà il sistema è operativo tutto l'anno. Già a partire dal 2004, è operativo tale sistema che dopo circa 7 giorni ci consente di avere una valutazione dell'impatto delle elevate temperature sulla mortalità giornaliera nella popolazione di età uguale o superiore ai 65 anni. Questo sistema è attivo in 34 aree urbane, capoluoghi di Regione e città con oltre 250.000 abitanti e con una copertura del 19% della popolazione nazionale. Inoltre attraverso il sistema di sorveglianza degli accessi in Pronto Soccorso (PS)attivo nelle grandi aree urbane in diverse strutture sentinella, è possibile programmare in tempi brevi interventi di risposta all'emergenza, come ad esempio il potenziamento dei posti letto nei reparti ospedalieri identificati e del personale in PS.

Quali risultati si sono raggiunti a distanza di più di 10 anni dall'attivazione del Piano operativo nazionale?
Confrontando gli effetti del caldo sulla mortalità prima e dopo l'introduzione di piani di prevenzione a livello nazionale e locale è possibile ottenere una prima indicazione del potenziale impatto degli interventi sanitari nel ridurre il rischio per la popolazione. Facendo un confronto dell'effetto delle temperature sulla mortalità nell'estate del 2003 (che resta l'estate più calda sia per l'intensità che per la durata dell'ondata di calore), con l'effetto stimato in altre estati che sono state caratterizzate da temperature molto elevate ad esempio l'estate del 2012, possiamo vedere che le misure di adattamento messe in atto a livello locale hanno in qualche modo contenuto quelli che sono gli effetti sulla salute. Dobbiamo dire però che nell'estate 2015 si è registrato nuovamente un importante incremento di mortalità, che benché legato anche ad altri fattori (demografici, legati alla struttura per età della popolazione, ecc), sottolinea l'importanza di non abbassare l'attenzione sui rischi legati alle ondate di calore ma anzi moltiplicare l'impegno per rafforzare la rete degli interventi attualmente in atto, perché secondo le previsioni future gli eventi climatici estremi e soprattutto le ondate di calore diventeranno sempre più frequenti. Il progressivo invecchiamento della popolazione italiana (in particolare l'incremento delle fasce molto anziane, 85+) implica infatti un aumento del pool dei suscettibili e un potenziale maggiore impatto.

Ultimo aggiornamento:
17 maggio 2016