Copertura vaccinale a rischio

Il calo delle vaccinazioni nel nostro Paese è oggetto di un acceso dibattito. In un'intervista Ranieri Guerra, direttore della Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, sottolinea le criticità da superare per proteggere la popolazione, l'importanza di una informazione corretta e completa e le azioni prossime e future del Ministero della Salute e delle Regioni.

 

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Trascrizione dell'intervista integrale

La copertura vaccinale nel nostro Paese è oggetto di un acceso dibattito. Qual è la situazione?

La situazione è quella che è stata documentata anche sulla stampa. C’è una caduta della copertura vaccinale, per alcuni vaccini più marcata, per altri vaccini meno. Scontiamo sia l’episodio Fluad di inizio anno, sia una generale disaffezione che, però, dal mio punto di vista è più articolata di quanto sembri. È indubbio che ci sia una campagna antivaccinista in corso, ne abbiamo conferma anche dai sensori internet che ci permettono di capire anche quello che gli antivaccinisti realizzano e propongono alla popolazione; c’è poi da parte nostra molto probabilmente una scarsa cura alla comunicazione non tanto istituzionale quanto da persona a persona. Il senso di quanto apparso sulla stampa anche nei confronti di medici presunti infedeli o che non raccomandano attivamente la vaccinazione è questo: c’è bisogno di una coesione di sistema, tutto il sistema sanitario deve essere convinto che la pratica vaccinale è una pratica adeguata, opportuna e rilevante; credo che il Ministro si sia spesa con parole molto forti su questo. Il principio della vaccinazione è il principio fondante della sanità pubblica del secolo scorso e di questo secolo, quindi non è un’invenzione di qualcuno che all’interno di un ministero o di un istituto superiore propone pratiche nocive o non documentate alla popolazione; è qualcosa di molto complesso, che viene studiato e controllato sistematicamente: pertanto da questo punto di vista la popolazione, le mamme e i papà devono assolutamente essere certi che quanto viene messo a disposizione ha una validità scientifica, viene registrato in laboratorio, e sottoposto ad una validità di ricerca continua: la ricerca va avanti continuamente pur con estrema difficoltà per la sintesi di vaccini nuovi più sicuri e migliori. Credo che tutte le statistiche stiano a dimostrare questo. Quando c’è un contrasto di opinioni quello che conta è l’evidenza fattuale, contano i numeri, l’evidenza quotidiana di quanto accade anche nel caso in cui la copertura cali.
Il nostro Paese - con la Germania - è la nazione più esposta ad epidemie di morbillo e questa è una realtà, altri Paesi hanno fatto molto di più, hanno proposto in maniera più sistematica e sostenuta la vaccinazione antimorbillosa e sono riusciti a eradicare il morbillo. Questo significa che non hanno il migliaio di casi all’anno che abbiamo noi, non hanno le qualche decine di morti attribuibili alla mancata vaccinazione e alla malattia. Io tra l’altro sono un caso di questi: ho preso il morbillo a 30 anni e sono quasi morto; l’ho attaccato a mio figlio, in quel momento eravamo in Africa e il vaccino non c’era, e mio figlio è quasi morto ugualmente, ce la siamo cavata soltanto perché abbiamo potuto utilizzare strumenti clinici avanzati che non sono sempre a disposizione di tutti. Questa è una realtà incontrovertibile. Le sciocchezze che vengono raccontate dagli antivaccinisti in tema di associazione tra vaccino antimorbilloso e autismo, epilessia (l’ultima che è uscita è una correlazione tra vaccini e omosessualità) sono assolutamente indegne, indecenti, per professionisti che dovrebbero praticare la medicina. Il comandamento ippocratico, come ben si sa, prescrive di agire secondo scienza e secondo coscienza. La scienza è quella che vi dicevo poc’anzi, le evidenze scientifiche sono costanti, coerenti e sono assolutamente disponibili a tutti: chiunque abbia voglia di informarsi correttamente ne ha la possibilità, esistono siti web certificati utilizzati e gestiti da società scientifiche serie e accreditate che quindi forniscono informazione sicura, vera, non una informazione tendenziosa, falsa o utilizzata per disorientare attivamente la popolazione. Questa è una cosa fondamentale che deve essere conosciuta, divulgata, compresa e accettata.
Agire secondo coscienza è un altro discorso importante, perché il medico che non è coerente con lo spirito della propria professione è un medico che è indegno di praticarla. Su questo credo ci siano state importanti prese di posizione anche da parte di alcuni presidenti di ordini dei medici provinciali che hanno sottolineato ancora una volta come vaccinazioni, terapie e l’intero bagaglio della medicina moderna siano sottoposte ad un codice deontologico, che garantisca l’autodisciplina della professione. Chi infrange il codice è sottoposto a una verifica da parte dell’ordine dei medici che ha potere sanzionatorio per prevenire o eliminare questa mancanza di coscienza. Noi ci auguriamo che ovviamente questo non avvenga ma penso che la professione debba sorvegliare la propria capacità di proposizione, di interagire con la popolazione, la propria missione, perché di questo si tratta: abbiamo la missione di proteggere la nostra gente, e questo cerchiamo di fare. 

La sola misurazione della copertura vaccinale a 24 mesi dell’Istituto Superiore di Sanità non tiene conto dei numerosi casi di genitori che non rifiutano in toto le vaccinazioni dei propri figli ma le ritardano. I numeri sulla non copertura vaccinale sarebbero quindi sovrastimati?

No, non sono sovrastimati. Abbiamo degli indicatori molto sensibili, sappiamo benissimo quello che accade, e dove accade, abbiamo una distribuzione di mancata copertura o di riduzione della copertura che è praticamente universale, con l’eccezione di un paio di regioni. Questo è un dato di fatto, non c’è nessuna sovrastima né sottostima. I numeri parlano molto chiaro. Per quanto riguarda il ritardo nella vaccinazione è una scelta che qualche famiglia, qualche genitore fa. Vi ricordo tuttavia quanto accaduto recentemente a Bologna con il caso della bambina morte di pertosse. La bambina è morta prima del raggiungimento dell’età vaccinaria, non sarebbe stata coperta comunque da un vaccino. Il problema è che i bambini intorno a lei, esposti perché non vaccinati, hanno contratto la pertosse e l’hanno molto probabilmente contagiata. Questo è un elemento fondamentale che deve essere considerato nella responsabilità sociale che abbiamo rispetto a tutti quanti, all’intera popolazione. Non si tratta infatti di scelte esclusivamente individuali su come proteggere il proprio bambino o la propria famiglia, si tratta di scelte collettive, sociali, etiche che nel momento in cui permettono di arrivare ad una copertura di tutta la popolazione proteggono anche coloro che per motivi immunitari, per motivi medici o sanitari non possono essere sottoposti alla vaccinazione. Qualcuno c’è, e viene identificato; è il medico curante, o il pediatra ad essere in grado di definire chi non deve essere sottoposto alla vaccinazione per motivi medici, ma queste persone devono essere protette comunque e l’unico modo è che tutti gli altri intorno a loro – che viceversa hanno la possibilità di essere vaccinati – lo siano veramente, in questo modo la circolazione del virus e dei batteri diminuisce drasticamente e si realizza un effetto di protezione anche nei confronti di coloro che non possono essere vaccinati. 

Come incrementare la copertura vaccinale: sistemi coercitivi come l’obbligo delle vaccinazioni per accedere a scuola oppure maggiore informazione ai cittadini?

Anche questo punto va chiarito. L’obbligo vaccinario venne introdotto a suo tempo per garantire a tutti la possibilità di ricevere vaccinazioni gratuitamente, lo Stato in altre parole poteva erogare senza chiedere pagamento, quindi in maniera totalmente gratuita, soltanto sancendone l’obbligo. Questa situazione ovviamente è cambiata perché i tempi sono completamente diversi.
La Regione Veneto per esempio ha proposto il superamento dell’obbligo vaccinario che sta sorvegliando in maniera molto seria e attenta. Nel corso degli ultimi anni c’è stata una diminuzione della copertura vaccinaria determinata ovviamente dal venir meno dell’obbligo. Ma è chiaro che nel momento in cui si leva l’obbligo vaccinario, che credo sia un elemento di assoluta civiltà che possiamo certamente considerare (il nuovo piano vaccinario prevede non tanto che venga levato l’obbligo quanto la possibilità di superare l’obbligo in base all’esperienza della Regione Veneto) ci devono essere meccanismi di controllo, di cautela e protezione che vengono ovviamente realizzati, per fare in modo che in ogni caso la popolazione venga protetta. Questo significa agire attraverso campagne di comunicazione continue, sistematiche, precise, documentate - se volete anche aggressive - che permettano alla gente di capire che quanto proponiamo ha una validità, e quanto propongono i nostri avversari, perché non ho altra terminologia, gli antivaccinisti, non ha alcun fondamento e probabilmente nasconde interessi che non voglio analizzare perché non è il caso né il momento, ma che sono ovvi ed evidenti e non sono certamente il bene della gente. Si deve fare in modo che le famiglie abbiano una documentazione chiara, una comunicazione sistematica e corretta e abbiano la possibilità di fare riferimento ai propri medici, ai propri pediatri. Abbiamo una rete di professionisti importante distribuita sul territorio a disposizione della popolazione, una rete unica al mondo, e si tratta di professionisti preparati che hanno già manifestato una grande disponibilità relativamente alla comunicazione corretta - anche interpersonale - verso la propria clientela per fare in modo che tutti capiscano di cosa si parla, e scelgano liberamente - in base ad una documentazione chiara e comprensibile.
L’obiettivo è di innalzare la copertura vaccinale liberamente scelta, perché così le famiglie decidono di fare in modo tale da garantire la protezione per i propri figli. Nel momento in cui si supera l’obbligo vaccinale è altrettanto chiaro che noi abbiamo il dovere di tutelare tutti. L’obbligo di certificare in questo caso l’avvenuta vaccinazione per l’ingresso scolastico è evidentemente dipendente da tutto ciò, si supera l’obbligo certificativo vaccinale ma non si può permettere a chi non è vaccinato di frequentare scuole o altre istituzioni in cui il non vaccinato verrebbe a rappresentare un pericolo costante per tutti gli altri. Questo meccanismo è da studiare, non c’è niente di preconcetto, è qualcosa che stiamo valutando. La Regione Veneto ci sta dando dei risultati e degli elementi di conoscenza, di pratica di tutto ciò che avviene nel momento in cui si supera questo obbligo, è un’esperienza preziosa che probabilmente ci sarà utile per decidere che cosa fare nel prossimo futuro. 

Alcuni genitori lamentano una frettolosa informazione che si focalizza esclusivamente sui benefici e non sui rischi. Quale la corretta informazione da parte degli operatori sanitari?

L’informazione corretta è quella che permette ai genitori, o a chiunque abbia intenzione di vaccinarsi, di capire quali sono i rischi e le probabilità associate alla pratica vaccinaria. La comunicazione del rischio è una delle comunicazioni più difficili nel mondo della medicina, perché c’è poca cultura scientifica, c’è poca abitudine a discutere di probabilità e a comprendere quali sono le rischiosità - essendo sani - a cui ci si espone nel momento in cui non si adotta una pratica preventiva come quella vaccinaria. La questione è: “perché io sano devo vaccinarmi oggi dato che non ho nessuna patologia in atto?”. Perché il rischio di contrarre quella patologia è notevolmente più alto del rischio di andare incontro ad un effetto collaterale o ad un effetto indesiderato da parte del vaccino. Nel momento in cui decido di vaccinarmi io so di intraprendere un percorso protettivo che mi garantisce rispetto alla contrazione di una patologia seria, grave, qualche volta mortale. Si tratta di un discorso molto serio che una grande proporzione di medici è in grado di fare, così come i pediatri sono assolutamente attrezzati dal punto di vista tecnico per spiegare che cosa sia il rischio e che cosa sia l’effetto indesiderato. Gli effetti indesiderati, per quanto riguarda le vaccinazioni infantili, sono estremamente limitati, sebbene ci siano e ci siano anche delle possibilità di effetti collaterali gravi. Proprio per questo la nostra normativa prevede un meccanismo di compensazione che garantisca alle famiglie e alle persone vaccinate di essere assistite. Questo è un altro elemento di cui di solito non si parla ma di cui invece è corretto e necessario discutere. L’informazione corretta e completa da parte del medico nei confronti della famiglia, o degli adulti – visto che ci sono anche adulti e anziani che devono essere vaccinati ovviamente – è fondamentale, come è fondamentale che venga garantita la libertà di scelta ma che sia documentata in maniera capillare. Di norma questo avviene, anche se non sempre: qualche volta c’è molta fretta nella gestione del contatto tra medico e clienti, e viene trascurato il fatto che le parole pesano, fanno parte del bagaglio professionale e sono parte integrante del contatto medico-assistito. E proprio il contatto medico-assistito non deve esaurirsi in una prescrizione, perché è un contatto di fiducia, è un contatto di autorevolezza, in cui si fa educazione continua e in cui si sintetizza un rapporto umano e professionale, su cui si basa l’attendibilità del nostro sistema. Se il medico è in grado di interpretare tutto ciò e di rendersi autorevole e attendibile nei confronti dei propri assistiti credo che abbiamo fatto un grosso passo avanti e credo che la pratica vaccinale possa finalmente essere capita nel profondo, possa essere assimilata dalla gente come avviene in altri Paesi e possa essere vista come il fondamentale elemento di protezione delle famiglie, dei bambini, degli adulti, degli anziani e non come una pratica estranea, imposta da un ministero o da una corporazione medica che chissà per quali interessi la va a proporre.
Inoltre nell’immenso mondo della spesa farmaceutica e sanitaria anche di questo Paese, che tra l’altro costa la metà di altri coma la Germania e garantisce un’assistenza migliore, la spesa vaccinaria è una proporzione infinitesimale: si parla di 500 milioni di euro l’anno per garantire la copertura con tutti i vaccini a tutta la popolazione del Paese, ed è una cifra assolutamente trascurabile di fronte a 111 miliardi di euro di spesa sanitaria allocata per l’anno prossimo. Questo per dire che il margine di guadagno dell’industria farmaceutica, che viene spesso indicato come un elemento di pressione per la vaccinazione nei confronti della popolazione, per quanto riguarda i vaccini è minimo, tanto che stiamo combattendo con il rischio che l’industria abbandoni la produzione di vaccini perché non altrettanto remunerativa come la produzione di farmaci clinici per le terapie più tradizionali, come quelle per l’ipertensione, il diabete, le patologie cardiovascolari, eccetera. 

Quali le azioni future del Ministero e delle Regioni?

In primo luogo l’adozione del nuovo piano vaccinale che è stato concepito a fine di giugno, è stato passato alla verifica delle amministrazioni regionali già dal 2 luglio, su questo stiamo aspettando una serie di considerazioni e suggerimenti, che vanno in senso migliorativo del piano. Dal punto di vista tecnico c’è la garanzia di aver utilizzato anche il gran lavoro fatto dalle società scientifiche l’anno scorso: le società degli igienisti, dei pediatri, dei medici di famiglia, dei microbiologi si sono unite e hanno dato alla stampa uno dei più completi calendari vaccinali del mondo che - se fossimo in grado di adottare – ci porterebbe ad essere i leader globali in ambito vaccinale. Al di là di ciò il dialogo proattivo con le Regioni può permetterci anzitutto di adottare il piano e poi di capire qual è la logistica, qual è l’organizzazione e la struttura che le amministrazioni regionali e aziendali devono darsi per garantire che il calendario vaccinale e i vaccini messi a disposizione vengano effettivamente trasmessi alla popolazione e a chi ne ha necessità. Perché stiamo parlando di necessità. Non è un’opzione. È un bisogno, ed è anche un diritto del cittadino a cui abbiamo il dovere di rispondere, ancora una volta secondo scienza e coscienza.

Ultimo aggiornamento:
11 novembre 2015