Per prevenire la violenza nel mondo

La violenza è un problema socio-sanitario mondiale dalle dimensioni epidemiche che richiede l’azione di tutte le nazioni. Il messaggio viene dal Global Status Report on Violence Prevention 2014 pubblicato il 10 dicembre 2014 dall’Organizzazione mondiale della salute (WHO), dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), e dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC). È il primo rapporto di questo genere che ha fotografato su scala globale lo status della violenza dentro e fuori le mura domestiche e in quale misura i governi stanno intervenendo per contrastare il fenomeno con programmi di prevenzione, servizi socio-sanitari e leggi ad hoc .

"Le conseguenze della violenza sulle famiglie e sulla comunità sono profonde, e possono portare a problemi di salute per tutta la vita per chi ne è vittima", afferma Margaret Chan, direttore generale del WHO. "Eppure sappiamo cosa funziona per prevenire la violenza dentro le mura domestiche, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei campi da gioco e nelle strade. Dovremmo prendere esempio da quei governi che sono riusciti a ridurre il numero dei casi di violenza adottando le misure necessarie."

La violenza in numeri

Il Rapporto si è focalizzato sulla violenza interpersonale che può avvenire in famiglia o nella comunità, tra partner intimi o amici, tra conoscenti o sconosciuti, che comprende forme di violenza quali maltrattamenti di minori, violenza da parte del partner, abuso sugli anziani, stupro o atti di violenza sessuale da parte di sconosciuti e abuso degli anziani.

In tutto ha coinvolto 133 paesi che rappresentano complessivamente 8,1 miliardi di persone e l’88% della popolazione mondiale.

È stato calcolato che 475.000 persone sono state uccise nel mondo. Gli omicidi, nonostante siano diminuiti del 16% dal 2000 al 2012, rappresentano la terza causa di morte per gli uomini di età compresa tra 15-44 anni. 

Per quanto riguarda gli atti violenti non fatali, donne, bambini e anziani sono le principali vittime:

  • un quarto degli adulti dichiara di essere stato abusato fisicamente da bambino,
  • una donna su cinque  dichiara di essere stata abusata sessualmente da bambina,
  • una donna su tre nella sua vita è stata vittima di violenza fisica o sessuale da parte di un partner intimo,
  • una persona anziana su 17 riporta di aver subito degli abusi nell’ultimo mese.

Le conseguenze degli atti violenti non fatali sono sia fisiche sia mentali e possono compromettere per tutta la vita le condizioni di salute. Le vittime possono essere portatrici di disabilità e ferite, sono più a rischio di malattie mentali e problemi di dipendenze da alcol e droghe oltre a problemi di salute sessuale e riproduttiva (ad esempio, gravidanze indesiderate, HIV e altre malattie a trasmissione sessuale). Inoltre, hanno una più alta probabilità di adottare stili di vita non salutari che a loro volta contribuiscono allo sviluppo di malattie non trasmissibili (ad esempio, cancro, malattie cardiovascolari) che rappresentano la principale causa di morte nel mondo.

Le azioni contro la violenza

Il Rapporto ha calcolato che solo in un terzo dei 133 Paesi presi in esame sono attivi su larga scala dei programmi governativi per la prevenzione della violenza: tra questi programmi contro il bullismo, visite a domicilio da parte di infermieri e assistenti sociali presso le famiglie identificate a rischio di violenze domestiche e supporti a chi si occupa delle persone anziane.

Solo un Paese su due è dotato di servizi per proteggere e supportare le vittime di atti violenti.

Il Rapporto evidenzia inoltre che leggi per la prevenzione della violenza sono previste in media nell’80% dei Paesi ma sono pienamente applicate solo nel 57% dei Paesi.

I prossimi passi

Complessivamente violenze e maltrattamenti si traducono in una cospicua spesa annua per l’assistenza socio-sanitaria e per le economie nazionali in termini di giornate di lavoro perse, azioni giudiziarie e investimenti perduti.

Il Rapporta evidenzia che ci sono delle lacune nella prevenzione globale della violenza che devono essere colmate. Sono lacune nella conoscenza sulla reale estensione del problema, nella qualità  dei programmi di prevenzione, nell’accessibilità dei servizi per le vittime; nel rafforzamento delle leggi esistenti e, infine, nei processi per coordinare un lavoro multisettoriale coordinato.

Ma i dati raccolti confermano che la violenza è prevedibile e prevenibile, sottolineano gli autori del Rapporto. La responsabilità ultima per farsi carico di questo problema spetta ai governi nazionali applicando leggi contro i crimini e la violenza, potenziando le istituzioni di giustizia e di sicurezza per difendere lo stato di diritto e migliorando i servizi per le vittime di violenza.

Il Global Status Report on Violence Prevention 2014 si presenta come un utile strumento che dovrebbe essere utilizzato sia dai governi per identificare i gap e incoraggiare e guidare le azioni, sia dalle organizzazioni non governative e dagli esperti per supportare i loro governi nei loro sforzi.

Documenti

Il rapporto completo , in inglese (PDF: 9,56 Mb)

Infografica , in inglese (PDF: 660 Kb)

Ultimo aggiornamento:
4 febbraio 2015