In bella vista: il percorso del Pnp nel triennio 2010-2013

Il Piano nazionale della prevenzione (Pnp) 2010-2012, adottato con Intesa Stato-Regioni 29 aprile 2010 (pdf 284 kb), raccogliendo il testimone dal Pnp 2005-2007 (Intesa Stato-Regioni 23 marzo 2005 pdf 1,17 Mb), è stato essenzialmente dedicato a cinque ambiti tematici: la sorveglianza epidemiologica, trasversale a ogni ambito più 4 macroaree di intervento, per ciascuna delle quali sono state individuate le Linee di intervento generale (complessivamente 22) e, per ogni Linea, gli obiettivi generali di salute.
Queste le 4 macroaree di intervento:

  1. medicina predittiva
  2. prevenzione universale
  3. prevenzione nella popolazione a rischio
  4. prevenzione delle complicanze e delle recidive di malattia.

Su questa struttura, le Regioni hanno elaborato e adottato formalmente i Piani regionali di prevenzione (Prp), declinando - rispetto alla propria realtà territoriale - gli obiettivi centrali in obiettivi specifici e documentandone lo stato di attuazione. Al ministero della Salute sono stati invece affidati i compito di:

  • accompagnare e sostenere il percorso regionale attraverso l’espressione di una serie di funzioni strategiche (Azioni centrali prioritarie, adottate con decreto ministeriale 4 agosto 2011) riconducibili al modello di governance noto come "stewardship", promosso dall’Oms
  • certificare - presso il Comitato Lea - l’avvenuto raggiungimento degli obiettivi previsti dai Prp per le finalità di cui all’Intesa 23 marzo 2005 (verifica degli adempimenti ai fini dell’accesso ad una quota vincolata del Fondo sanitario nazionale).

Con l’Accordo sancito in Conferenza Stato-Regioni in data 7 febbraio 2013, si è provveduto a prorogare al 31 dicembre 2013 il Pnp 2010-2012, convenendo in particolare di:

  • confermare il vincolo della certificazione ai fini dell’accesso al finanziamento previsto dagli obiettivi di Piano
  • confermare, per l’annualità 2013, il sistema di valutazione dei Prp di cui all’Intesa Stato-Regioni 10 febbraio 2011 (pdf 4,1 Mb) di adozione del “Documento per la valutazione dei Prp 2010-2012”
  • procedere alla riprogrammazione dei Prp per l’anno 2013 secondo criteri funzionali al superamento delle criticità e al miglioramento dei programmi
  • avviare i lavori per l’elaborazione del nuovo Pnp, per il quinquennio 2014–2018, attualmente in corso di predisposizione.

Tra le attività centrali a supporto del Pnp, un forte investimento è stato fatto, attraverso il coinvolgimento dell’Iss-Cnesps mediante specifica convenzione, nella promozione della qualità della programmazione/progettazione a livello intra-regionale e centrale, come prerequisito dell’azione. Affinché sia efficace, la programmazione deve inoltre dotarsi di validi strumenti di monitoraggio e valutazione dell’attuazione e dell’impatto delle azioni messe in campo. Pertanto il Pnp ha anche fortemente ribadito la necessità di disporre sistematicamente di dati e informazioni per identificare i problemi di salute, scegliere le soluzioni (utilizzando o producendo “evidenze”) e valutarne gli effetti.

Nel complesso, nei 4 anni di vigenza del Piano, i Prp hanno prodotto 740 tra programmi e progetti, con una distribuzione tra macroaree che vede un investimento assolutamente prioritario nella prevenzione universale (470 progetti/programmi pari al 64% del totale), e all’interno di questa, nella Linea di intervento “Prevenzione e sorveglianza di abitudini, comportamenti, stili di vita non salutari e patologie correlate” (154 progetti/programmi, ovvero circa un terzo della prevenzione universale e un quinto dell’insieme dei progetti/programmi), la quale sostanzialmente declina, a livello regionale/locale, obiettivi e azioni del programma nazionale Guadagnare salute. Sebbene infatti tutte le Regioni abbiano coperto le 4 macroaree, gli sforzi si sono prevalentemente concentrati sulla “promozione della salute”, secondo l’approccio multifattoriale e life-course (programmi integrati sui 4 principali fattori di rischio delle malattie croniche - fumo, alcol, inattività fisica, alimentazione non corretta – da attuarsi su diversi target di popolazione, a partire dall’infanzia e quindi privilegiando l’alleanza con la scuola, e in vari setting) che viene raccomandato a livello internazionale per il contrasto alle malattie croniche.

La valutazione

Riguardo alla valutazione formale dei Prp, sebbene nel triennio 2010-12 tutte le Regioni siano state certificate per l’adempimento relativo ai Piani, circa il 30% del totale dei progetti/programmi ha incontrato ostacoli nell'attuazione che hanno impedito il completo raggiungimento dei risultati attesi, o, in alcuni casi, l’avvio stesso delle attività. L’evidenza che, il più delle volte, tali ostacoli siano riconducibili a “debolezze” nel processo di pianificazione (come per esempio, incoerenza tra Quadro strategico e Piano operativo; scelta di indicatori non “realistici” nella pratica o non alimentati dai flussi informativi correnti; disallineamento temporale tra pianificazione, attuazione e rendicontazione dei risultati; mancata stima dei costi; assenza di sistemi di monitoraggio locale in grado di individuare tempestivamente eventuali criticità per apportare adeguate correzioni in corso d’opera), ha rafforzato l’esigenza di investire ulteriormente nel supporto alla pianificazione regionale e nella messa a punto di metodi e strumenti di applicazione e di verifica, ex ante, di un solido impianto logico-concettuale alla base della programmazione e, quindi, della valutazione.

La necessità, emersa nel biennio 2011-12, di ri-orientare e rendere più efficace la programmazione, si è tradotta nella formulazione, condivisa tra livello centrale e regionale all’interno dell’Accordo Stato Regioni 7 febbraio 2013, di alcuni criteri che contribuissero al superamento delle più evidenti criticità (ad esempio, identificazione di una adeguata e opportunamente quantificata copertura della popolazione beneficiaria; scelta di indicatori realistici, preferibilmente di output o di proxy di esito, in grado di misurare il progressivo raggiungimento dell’obiettivo di salute; individuazione di tutti i gruppi di interesse così come dei vincoli esterni alla realizzazione degli interventi,…), anche nell’ottica di una maggiore integrazione e trasversalità della programmazione, che è uno dei principi chiave dell’elaborando Pnp 2014-2018. La risposta a questi criteri della programmazione regionale per il 2013, si è prevalentemente espressa attraverso un “ridimensionamento” delle azioni, non solo nel senso di interruzione dei progetti che non sono riusciti a superare ostacoli strutturali (risorse inadeguate, impedimenti organizzativo-procedurali, mancato o difficile incardinamento degli obiettivi del Prp nelle attività istituzionali delle Asl, ecc) ma anche nella direzione, più vicina alla visione del nuovo Piano, di contenere la dispersione progettuale a favore invece della sinergia degli interventi all’interno di un disegno più organico di programmazione. L’attuazione della programmazione 2013 verrà valutata e certificata nel corso del 2014.

Una valutazione generale del Pnp, ovvero più ampia rispetto alle finalità della certificazione 2010-2012, è stata svolta, su mandato di Ministero e Regioni, dal Cnesps con l’obiettivo di enucleare punti di forza e di debolezza del percorso del Piano per trarne indicazioni utili a guidare le scelte di impostazione del nuovo Pnp. A tale scopo, in 11 Regioni, selezionate con criteri di convenienza, è stata effettuata fra aprile e luglio 2013 una indagine che ha coinvolto tre diversi gruppi di attori, per un totale di 121 persone: il referente regionale del Prp, un gruppo di operatori che ha attivamente preso parte alla elaborazione del Prp, un gruppo di professionisti che ha partecipato alla realizzazione del Prp a livello di Asl. Sulla base della preliminare identificazione, da parte degli stessi attori coinvolti, degli “oggetti di valutazione” e delle relative “domande di valutazione”, sono stati raccolti dati qualitativi (opinioni, convinzioni, percezioni) sui principali aspetti di processo del Pnp e dei Prp, e, dall’analisi di questi, ricavate alcune “lezioni” che possono fungere da raccomandazioni per la futura programmazione.

Verso il nuovo Pnp

Fra le idee prevalenti emerse nell’indagine condotta dal Cnesps, la qualità del percorso per l’elaborazione dei Prp è stata percepita come una vera “buona pratica” e una reale opportunità per la crescita culturale del sistema: nella maggior parte dei casi, i Prp sono stati redatti in base all’analisi dei problemi di salute e alla scelta di priorità seguendo criteri diversi, a seconda dei contesti regionali, ma in genere ben giustificati. Per definire le azioni è stata proposta una metodologia uniforme per tutti i progetti che ne ha permesso la confrontabilità e l’analisi da parte dei professionisti locali e del livello centrale. Per la prima volta, la pianificazione, strutturata, delle attività di prevenzione ha avuto ricadute in termini di visibilità per le strutture della prevenzione e per i professionisti in esse coinvolti e ha contribuito all’evoluzione della governance a livello regionale, rinforzando legami e interazioni con le Aziende sanitarie, polarizzando l’attenzione dei sistemi regionali sulla raccolta di informazioni e di dati per leggere i problemi e per valutare gli interventi, promuovendo operativamente l’intersettorialità. Seppur non sempre soddisfacente nelle modalità, la pianificazione della valutazione associata ai progetti, documentabile in loco e al Ministero, costituisce un altro aspetto qualitativamente apprezzabile nella messa a punto dei Prp. La valutazione ha evidenziato che il Pnp, ancorché guidato dall’assessorato alla Salute, sia di fatto intersettoriale, cioè di pertinenza di tutte le Istituzioni con rispettivi ruoli e partecipazioni definiti ma che, nella sua continuazione, dovrebbe servire a consolidare ulteriormente i programmi, migliorandone la copertura di popolazione soprattutto con la “promozione della salute”, assicurando la sostenibilità a quanto già in essere, favorendo la sinergia a livello locale, prevedendo e favorendo la valutazione periodica dello stato di realizzazione e dell’impatto degli interventi.

Questi elementi valutativi hanno significativamente contribuito alla definizione della vision e dei principi del nuovo Piano che continua a riconoscere tra gli obiettivi prioritari il contrasto alle malattie croniche attraverso l’azione sui fattori di rischio modificabili (tabacco, dieta non sana, inattività fisica, consumo dannoso di alcol, ipertensione, dislipidemie, obesità, iperglicemia) e la promozione di stili di vita salutari con un disegno strategico quanto più possibile “intersettoriale”, basato sul principio della “Salute in tutte le politiche” (Health in all policies), recepito nel programma Guadagnare salute, che pone attenzione non solo agli aspetti specificatamente sanitari, ma anche ai determinanti ambientali, sociali ed economici della salute, in particolare a quelli che maggiormente influenzano i comportamenti del singolo e della collettività.

Ultimo aggiornamento:
10 marzo 2014

Convegno Igea

Il 25 marzo 2014 si svolge a Roma il secondo convegno Igea “Dal progetto al sistema. L'integrazione delle cure per le persone con malattie croniche” (pdf 36 kb). L’evento, organizzato dal reparto di Farmacoepidemiologia del Cnesps-Iss, ha come obiettivo quello di discutere con i partecipanti dei modelli assistenziali per le persone con malattie croniche e analizzare le esperienze in corso in Italia. La deadline per l’iscrizione è fissata al 20 marzo.

Queste le aree tematiche all'ordine del giorno:

  • Modelli organizzativi per le malattie croniche
  • Il progetto Igea: esperienze in Italia
  • Sistemi informativi per la gestione integrata delle malattie croniche
  • Empowerment e promozione della salute
  • Le terapie farmacologiche
  • Disuguaglianze di salute.

Per maggiori informazioni scarica il programma (pdf 32 kb) e la scheda di iscrizione (pdf 26 kb).

Vai al sito del progetto Igea.

Ultimo aggiornamento:
13 marzo 2014

Schede progetti 2011

Sono on line le schede dettagliate dei progetti del programma 2011. Per ognuna di esse, oltre al documento di riferimento, sono disponibili informazioni sintetiche su razionale, obiettivi, finanziamento, ente partner e referenti scientifici.

Consulta tutte le schede, suddivise per aree e sotto-aree.

Ultimo aggiornamento:
13 marzo 2014

Esposizione al rumore

On line i risultati del progetto "Impatto dell‘inquinamento ambientale prodotto dagli aeroporti (aria, rumore) sulla salute dei residenti", a cura della Asl RmE e concluso nel mese di maggio 2013.
Il progetto si è proposto di individuare strumenti operativi per l‘avvio di sistemi di sorveglianza in materia di inquinamento acustico e atmosferico e dei relativi effetti sulla salute tra i residenti nei pressi dei principali aeroporti italiani. L‘obiettivo è stato raggiunto attraverso una sintesi di tutte le evidenze scientifiche disponibili e la realizzazione di indagini campionarie tra la popolazione residente in prossimità di 5 aeroporti italiani, volte a ottenere dati inerenti alla frequenza di ipertensione, insofferenza al rumore e disturbi respiratori da valutare in relazione con i fattori ambientali.

Consulta i risultati del progetto.

Ultimo aggiornamento:
13 marzo 2014

Valutazione Pnp 2010-2012

Terminata la vigenza del Piano nazionale della prevenzione 2010-2012 e in previsione del processo di pianificazione che sta portando il Paese a dotarsi di un nuovo Pnp dal 2014, il ministero della Salute e le Regioni si sono proposte di effettuare una valutazione del processo che ha accompagnato l'elaborazione e la "conduzione" del Pnp 2010-2012, per evidenziare aspetti e indicazioni utili alla riprogrammazione del futuro Piano.

Scarica il rapporto sintetico "Valutazione qualitativa di processo del Pnp e dei Prp 2010-2012" (pdf 840 kb), realizzato a cura del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute.

Ultimo aggiornamento:
13 marzo 2014

Supporto formativo ai Prp

On line i risultati di "Supporto al Piano nazionale della prevenzione e alla formazione per responsabili e operatori impegnati nei progetti dei Piani regionali di prevenzione 2009-2011", il progetto affidato al Cnesps che mira a fornire un supporto formativo alle Regioni che ne facciano richiesta, per l'elaborazione, la programmazione, la realizzazione e la valutazione dei singoli progetti del Prp. Disponibile anche una sintesi dei lavori dei tre workshop organizzati da ministero della Salute e Cnesps nel periodo compreso tra settembre 2012 e giugno 2013.

Vai alla scheda del progetto.

Ultimo aggiornamento:
17 aprile 2014

Pneumococco pediatrico

Disponibile la sintesi dei risultati del progetto "Colonizzazione da pneumococco in bambini in asili nido nell‘epoca del vaccino glicoconiugato 7-valente", volto a studiare la colonizzazione da pneumococco, responsabile di una vasta gamma di infezioni che colpiscono soprattutto soggetti nelle età estreme della vita, in bambini sani di età 0-5 anni di Bologna e Milano.

 

Ultimo aggiornamento:
17 aprile 2014

Pnp: certificazione 2012

A partire dall’anno 2012, sulla spinta del nuovo orientamento del Comitato Lea, l’adempimento U) Piano nazionale della prevenzione” è stato ri-denominato “U) Prevenzione” con l’intento di integrare la valutazione dello stato di attuazione dei Prp con altri indicatori traccianti delle attività di prevenzione ovvero concepiti per inserire anche una valutazione degli effetti sulla popolazione di alcuni interventi di prevenzione ritenuti di prioritaria importanza.

Consulta la documentazione relativa alla certificazione 2012.

Ultimo aggiornamento:
17 aprile 2014

Nuovo indirizzo di posta

L'indirizzo della redazione del sito del Ccm è cambiato: per avere informazioni sulle attività, sui progetti e sul programma Ccm o per segnalare eventi e convegni sulla prevenzione, potete scrivere qui.

 

Ultimo aggiornamento:
17 aprile 2014

Risultati progetto EpiAir2

Disponibile la rendicontazione tecnico-scientifica del progetto EpiAir2.

La prosecuzione delle attività di EpiAir hanno avuto come obiettivo quello di mantenere attivo un sistema di valutazione sistematico degli effetti a breve termine dell‘inquinamento atmosferico in 15 città italiane: Torino, Milano, Mestre-Venezia, Bologna, Firenze, Pisa, Roma, Taranto, Palermo, Cagliari, Trieste, Genova, Ancona, Napoli, Bari.

Ultimo aggiornamento:
17 aprile 2014

Mobilità e posti di lavoro

Che cos’è il “trasporto sostenibile”? Qual è il suo impatto sulla vita dei cittadini europei?
Con il nuovo dossier "Trasporti e mobilità sostenibili: verso nuove opportunità occupazionali", Azioniquotidiane esamina i contenuti del report dell'Oms Europa "Jobs in green and healthy transport". Il documento, che incoraggia modelli urbani alternativi, lancia ai decisori politici un ambizioso messaggio: gli investimenti in politiche che sostengono la mobilità attiva non sono utili solo in termini di promozione di stili di vita sani, o di miglioramento della qualità dell’ambiente cittadino. Possono rappresentare anche inedite opportunità occupazionali per creare nuovi posti di lavoro, soprattutto a livello locale.

Il sito di Azioniquotidiane è un'attività di comunicazione del progetto "Una rete di azioni per rendere operativa la Carta di Toronto", finanziato dal Ccm e affidato alle Regioni Piemonte, Veneto, Toscana, Marche, Campania, Puglia con capofila la Regione Emilia-Romagna in partneship con l'Oms.

Per seguire tutte le novità di Azioniquotidiane ci si può iscrivere alla newsletter inserendo il proprio indirizzo mail nel box sulla destra della home page.

Ultimo aggiornamento:
17 aprile 2014

Diario della salute

Pubblicato il report conclusivo del progetto “Diario della salute. Percorsi di promozione del benessere tra i pre-adolescenti”, realizzato nell'ambito del programma Ccm 2011. Il documento, indirizzato prevalentemente agli operatori sanitari e agli insegnanti delle scuole, contiene una sintesi delle attività previste e i principali risultati dello studio di valutazione.

Il progetto, che ha coinvolto Piemonte (capofila), Veneto, Calabria, Puglia e Sicilia, ha avuto l'obiettivo di promuovere il benessere psicofisico dei ragazzi della scuola secondaria di I grado attraverso:

  • il potenziamento delle life-skills dei preadolescenti
  • il miglioramento della qualità della relazione e della comunicazione tra genitori e figli preadolescenti
  • il miglioramento del clima di classe e della qualità della relazione con gli insegnanti.

Scarica il documento finale (pdf 4,6 Mb) e gli interventi dei relatori del workshop organizzato a Torino il 25 febbraio 2014.

Ultimo aggiornamento:
28 maggio 2014

Ue e malattie croniche

Con il costante invecchiamento della popolazione europea, i servizi sanitari devono fronteggiare sfide sempre maggiori, come quella delle malattie croniche. A Bruxelles il 3 e 4 aprile scorsi si sono riuniti esperti, aziende e ricercatori per definire strategie comuni. Le malattie croniche sono un problema sempre più grave. Sono la causa principale di mortalità con l'86% di tutti i decessi nell'Ue. Ogni anno, due milioni di persone muoiono di malattie cardiovascolari e si calcola che l'8% della popolazione soffra di diabete. Riducendo i principali fattori di rischio (fumo, abuso di alcolici, alimentazione scorretta ed esercizio fisico insufficiente) è possibile prevenire molte malattie croniche. L'approccio dell'Unione europea al problema delle malattie coniche richiede, quindi, una risposta integrata che si concentri sui fattori di rischio in tutti i settori e campi politici e sulla prevenzione, così come sulle iniziative per rafforzare i sistemi sanitari.

Questi gli obiettivi individuati al summit europeo sulle malattie croniche su cui lavorare congiuntamente:

  • rafforzare la leadership politica nell'affrontare la cronicità
  • identificare le principali sfide
  • usare in modo più efficiente le risorse disponibili
  • rafforzare il ruolo e la partecipazione di cittadini, pazienti, settori sociali e sanitari, nello sviluppo e nell’implementazione di politiche
  • rafforzare la ricerca e la dissemination delle informazioni.

Dal summit è, inoltre, emersa la richiesta a gran voce dei rappresentanti delle associazioni dei pazienti, di aumentare il budget relativo alla prevenzione che ad oggi è solo del 3 per cento.

Sul tema delle malattie croniche, la Commissione europea si sta impegnando, in particolare, attraverso:

  • i fondi per la ricerca Horizon 2020
  • il progetto Implement (EU Research Project on the Implementation of Chronic Care Improvements), che intende migliorare l'assistenza e il sostegno ai pazienti con malattie croniche
  • il progetto CHRODIS-JA, che intende agevolare lo scambio e il trasferimento di buone pratiche in Europa, con un'attenzione particolare alla promozione della salute e la prevenzione delle malattie croniche, la multimorbidità e il diabete
  • lo sviluppo della rete europea per l'azione su invecchiamento e attività fisica (EUNAAPA), cui partecipano 26 Paesi membri, che favorisce l’innovazione degli ambienti fisici e sociali in modo da garantire agli anziani di poter continuare a vivere in buona salute e rimanere indipendenti.

Consulta le conclusioni e le presentazioni della conferenza.

Ultimo aggiornamento:
28 maggio 2014

Azioniperunavitainsalute.it

Il sito web di Azioni si è rinnovato con nuova grafica e organizzazione dei contenuti. L'aggiornamento risponde all'esigenza di porsi come riferimento di tutti e tre i progetti per la promozione dell'attività fisica che, negli anni, sono andati a costituire l'ossatura del programma Azioni. Nato per tradurre in pratiche organizzative ed esecutive i principi di Guadagnare Salute, il programma Azioni raccoglie interventi-esperimenti sviluppati a partire dal 2007 da Piemonte, Veneto, Toscana, Marche, Campania, Puglia con il coordinamento dell’Emilia-Romagna e la supervisione dell’Oms:

  1. “Una Rete di Azioni per rendere operativa la Carta di Toronto” (2011-2014, detto Azioni per la Carta di Toronto)
  2. “Piano di Comunicazione ai decisori dei contenuti di salute di una vita attiva” (2010-2013, detto ComunicAzioni)
  3. “Promozione dell’attività fisica. Azioni per una vita in salute” (2007-2010, detto Azioni).

A dare vita al programma Azioni è stata la necessità di rispondere ai bisogni di competenze professionali, nonchè alle difficoltà emergenti del lavoro di promozione dell’attività fisica nella popolazione in relazione alle condizioni esistenti e alle risorse presenti nei Ssr delle Regioni partner e nelle comunità. Il programma implementa Guadagnare Salute traducendo in attività operative i compiti-funzioni del Ssr per la promozione dell’attività fisica. Per i dettagli, consulta "La filosofia del programma Azioni".

Ultimo aggiornamento:
29 maggio 2014

Terzo rapporto Sentieri

On line il terzo rapporto del progetto "Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento" (meglio noto come progetto Sentieri). Analisi della mortalità, incidenza tumorale e ricoveri ospedalieri sono i tre parametri lungo cui si snoda il progetto finanziato dal ministero della Salute e coordinato dall’Iss, che ha l'obiettivo di analizzare il rischio per la salute nei 44 siti di interesse nazionale per le bonifiche (Sin).

Pubblicato come supplemento al numero 2 del 2014 della rivista Epidemiologia & Prevenzione, il rapporto "Sentieri. Mortalità, incidenza oncologica e ricoveri ospedalieri" esamina i 18 Sin inclusi nel progetto coperti dalla rete dell’Airtum. Complessivamente nei residenti dei Sin è stato documentato un eccesso di incidenza oncologica pari al 9% negli uomini e 7% nelle donne.
Lo studio fornisce indicazioni di possibile rilevanza eziologica per ulteriori approfondimenti: per esempio, per alcuni Sin - tra cui quello di Brescia-Caffaro e Trento - vengono suggeriti programmi di biomonitoraggio umano, per quello del Litorale Domizio-Flegreo e Agro Aversano è indicato un monitoraggio della catena alimentare. Il progetto suggerisce, inoltre, attività di bonifica per i Sin di Brescia-Caffaro e di Biancavilla. Per Taranto e nei siti dove il contributo dell’esposizione ambientale è documentato, sono previste procedure di valutazione integrata dell’impatto ambientale e sanitario.

Ultimo aggiornamento:
28 maggio 2014

OKkio alla Salute al suo IV traguardo

Giunto alla quarta raccolta dati sullo stato ponderale e sui comportamenti a rischio dei bambini della scuola primaria in tutte le Regioni italiane, OKkio alla Salute (www.okkioallasalute.it) – sistema di sorveglianza attivo dal 2007 – presenta a Roma i risultati.

Una prima sessione sarà dedicata ai comportamenti a rischio nei bambini in Europa e in Italia; una seconda ai temi di prevenzione dell’obesità nella scuola e in altri contesti.

Obiettivi principali: fornire agli operatori sanitari e della scuola informazioni e conoscenze sull’attuale epidemiologia della distribuzione dell’eccesso ponderale e dei comportamenti a rischio nei bambini della scuola primaria; dare un quadro dei maggiori interventi scolastici di promozione dell’esercizio fisico e della corretta alimentazione a livello internazionale.

Al convegno – accreditato per tutte le professioni -  sono stati assegnati 3,5 crediti formativi.

La domanda di iscrizione dovrà essere scaricata dal sito www.iss.it o da qui e inviata via fax o via e-mail entro il 9 gennaio prossimo.

Scarica il programma del convegno (PDF, 250 KB)

Ultimo aggiornamento:
16 dicembre 2014

In bella vista: Oms, aumentare le tasse sul tabacco

Il 31 maggio l'Oms celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale senza tabacco, per sensibilizzare sui rischi per la salute associati all'abitudine al fumo e per sostenere politiche efficaci per ridurre il consumo di tabacco. Il tema scelto per l'edizione 2014 è la tassazione dei prodotti del tabacco.

Il tabagismo uccide quasi 6 milioni di persone ogni anno, di queste più di 600 mila sono vittime del fumo passivo. L’uso del tabacco è la prima causa di morte evitabile a livello mondiale ed è attualmente responsabile del 10% dei decessi di adulti in tutto il mondo. Senza politiche efficaci si prevede che entro il 2030 moriranno ogni anno oltre 8 milioni di fumatori. Più dell'80% di questi decessi prevenibili sarà tra le persone che vivono nei Paesi a basso e medio reddito.

Nello specifico, la campagna 2014 della giornata mondiale senza tabacco mira a sollecitare i governi nazionali ad aumentare le tasse sul tabacco a livelli che ne riducano il consumo, anche attraverso il coinvolgimento e le pressioni esercitate da individui e organizzazioni sociali. La Convenzione quadro dell'Oms sul controllo del tabacco (WHO FCTC) prevede che i Paesi aumentino le tasse e il prezzo sui prodotti del tabacco per ridurne il consumo. L'aumento delle accise risulta efficace soprattutto nel ridurre il tabagismo tra i gruppi a basso reddito e tra i giovani che iniziano a fumare. Un aumento del prezzo del 10%, per esempio, diminuisce il consumo di circa il 4% nei Paesi ad alto reddito e fino all’8% nella maggior parte dei Paesi a basso e medio reddito.
Domani, 30 maggio, l'Iss, in collaborazione con l’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri” e con la Società italiana di tabaccologia, organizza presso l'aula Biagio D'Alba del ministero della Salute il XVI Convegno nazionale tabagismo e Ssn.
Scarica il programma (pdf 284 kb).

L'impegno europeo

Ogni anno, quasi 700 mila europei perdono la vita per colpa del fumo, che è anche la causa di malattie, fra cui tumori e disturbi cardiovascolari e respiratori, che colpiscono milioni di persone. Il 50% dei fumatori muoiono prematuramente (in media, 14 anni prima dei non fumatori) e il 94% di chi fuma nell’Unione europea inizia prima dei 25 anni.

Su come rendere i prodotti del tabacco e il fumo meno attraenti per i giovani si discuterà in occasione del Consiglio Epsco (occupazione, politica sociale, salute e affari dei consumatori) del prossimo 21 giugno. La legislazione può impedire che i pacchetti di sigarette siano utilizzati come strumenti pubblicitari: la proposta della Commissione intende porre fine all'uso di pacchetti accattivanti destinati soprattutto ai giovani. A novembre del 2013 la Commissione europea ha adottato una proposta per aggiornare la normativa sul tabacco e proteggere i giovani. La nuova direttiva entrerà in vigore a partire dal 2015-2016.
Per approfondimenti sull'impegno della Commissione europea contro il tabagismo, clicca qui.

La situazione in Italia

Il fumo è la principale causa prevedibile di morbosità e mortalità in Italia come in tutto il mondo occidentale. Il numero di morti dovuti al fumo, supera quelli dovuti a qualsiasi altro fattore di rischio o di malattia ed è la principale causa di broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), è associato alla malattia coronaria e agli accidenti cerebrovascolari. Si stima che in Italia siano attribuibili al fumo di tabacco circa 90 mila morti all’anno, di cui oltre il 25% di età compresa tra i 35 ed i 65 anni.

L’indagine Doxa del 2013 riporta che in Italia a fumare sono maggiormente gli uomini tra i 25 e i 44 anni (31,9%), mentre tra le donne prevale la fascia d’età compresa tra 45 e 64 anni (22,5%). In media, si inizia a fumare a circa 17 anni e oltre il 70% degli attuali fumatori ha iniziato tra i 15 e 24 anni. Oltre il 13% dei fumatori ha iniziato a fumare prima dei 15 anni. Mediamente si smette di fumare intorno ai 42 anni, quando si acquisisce una maggiore consapevolezza dei danni provocati dal fumo o per il fatto di aver avuto problemi di salute.

Direttamente collegato al problema dell'abitudine al fumo è il tumore del polmone. Nelle donne, è il secondo tumore per mortalità con circa 10 mila nuovi casi ogni anno. Sabato 31 maggio a Roma, in occasione della Giornata del Respiro, l’Agenzia nazionale per la prevenzione ed AgEtica, con le associazioni dei pazienti delle malattie respiratorie (pazienti Bpco e Federasma), hanno organizzato a Piazza San Silvestro una “Festa del respiro” completamente dedicata alle donne, per lanciare la campagna dinformazione e divulgazione “Polmone Rosa”.

Ultimo aggiornamento:
29 maggio 2014

Pnp: il triennio 2010-2013

Il Piano nazionale della prevenzione (Pnp) 2010-2012, adottato con Intesa Stato-Regioni 29 aprile 2010 (pdf 284 kb), raccogliendo il testimone dal Pnp 2005-2007 (Intesa Stato-Regioni 23 marzo 2005 pdf 1,17 Mb), è stato essenzialmente dedicato a cinque ambiti tematici: la sorveglianza epidemiologica, trasversale a ogni ambito più 4 macroaree di intervento, per ciascuna delle quali sono state individuate le Linee di intervento generale (complessivamente 22) e, per ogni Linea, gli obiettivi generali di salute.
Queste le 4 macroaree di intervento:

  1. medicina predittiva
  2. prevenzione universale
  3. prevenzione nella popolazione a rischio
  4. prevenzione delle complicanze e delle recidive di malattia.

Su questa struttura, le Regioni hanno elaborato e adottato formalmente i Piani regionali di prevenzione (Prp), declinando - rispetto alla propria realtà territoriale - gli obiettivi centrali in obiettivi specifici e documentandone lo stato di attuazione. Al ministero della Salute sono stati invece affidati i compito di:

  • accompagnare e sostenere il percorso regionale attraverso l’espressione di una serie di funzioni strategiche (Azioni centrali prioritarie, adottate con decreto ministeriale 4 agosto 2011) riconducibili al modello di governance noto come "stewardship", promosso dall’Oms
  • certificare - presso il Comitato Lea - l’avvenuto raggiungimento degli obiettivi previsti dai Prp per le finalità di cui all’Intesa 23 marzo 2005 (verifica degli adempimenti ai fini dell’accesso ad una quota vincolata del Fondo sanitario nazionale).

Con l’Accordo sancito in Conferenza Stato-Regioni in data 7 febbraio 2013, si è provveduto a prorogare al 31 dicembre 2013 il Pnp 2010-2012, convenendo in particolare di:

  • confermare il vincolo della certificazione ai fini dell’accesso al finanziamento previsto dagli obiettivi di Piano
  • confermare, per l’annualità 2013, il sistema di valutazione dei Prp di cui all’Intesa Stato-Regioni 10 febbraio 2011 (pdf 4,1 Mb) di adozione del “Documento per la valutazione dei Prp 2010-2012”
  • procedere alla riprogrammazione dei Prp per l’anno 2013 secondo criteri funzionali al superamento delle criticità e al miglioramento dei programmi
  • avviare i lavori per l’elaborazione del nuovo Pnp, per il quinquennio 2014–2018, attualmente in corso di predisposizione.

Tra le attività centrali a supporto del Pnp, un forte investimento è stato fatto, attraverso il coinvolgimento dell’Iss-Cnesps mediante specifica convenzione, nella promozione della qualità della programmazione/progettazione a livello intra-regionale e centrale, come prerequisito dell’azione. Affinché sia efficace, la programmazione deve inoltre dotarsi di validi strumenti di monitoraggio e valutazione dell’attuazione e dell’impatto delle azioni messe in campo. Pertanto il Pnp ha anche fortemente ribadito la necessità di disporre sistematicamente di dati e informazioni per identificare i problemi di salute, scegliere le soluzioni (utilizzando o producendo “evidenze”) e valutarne gli effetti.

Nel complesso, nei 4 anni di vigenza del Piano, i Prp hanno prodotto 740 tra programmi e progetti, con una distribuzione tra macroaree che vede un investimento assolutamente prioritario nella prevenzione universale (470 progetti/programmi pari al 64% del totale), e all’interno di questa, nella Linea di intervento “Prevenzione e sorveglianza di abitudini, comportamenti, stili di vita non salutari e patologie correlate” (154 progetti/programmi, ovvero circa un terzo della prevenzione universale e un quinto dell’insieme dei progetti/programmi), la quale sostanzialmente declina, a livello regionale/locale, obiettivi e azioni del programma nazionale Guadagnare salute. Sebbene infatti tutte le Regioni abbiano coperto le 4 macroaree, gli sforzi si sono prevalentemente concentrati sulla “promozione della salute”, secondo l’approccio multifattoriale e life-course (programmi integrati sui 4 principali fattori di rischio delle malattie croniche - fumo, alcol, inattività fisica, alimentazione non corretta – da attuarsi su diversi target di popolazione, a partire dall’infanzia e quindi privilegiando l’alleanza con la scuola, e in vari setting) che viene raccomandato a livello internazionale per il contrasto alle malattie croniche.

La valutazione

Riguardo alla valutazione formale dei Prp, sebbene nel triennio 2010-12 tutte le Regioni siano state certificate per l’adempimento relativo ai Piani, circa il 30% del totale dei progetti/programmi ha incontrato ostacoli nell'attuazione che hanno impedito il completo raggiungimento dei risultati attesi, o, in alcuni casi, l’avvio stesso delle attività. L’evidenza che, il più delle volte, tali ostacoli siano riconducibili a “debolezze” nel processo di pianificazione (come per esempio, incoerenza tra Quadro strategico e Piano operativo; scelta di indicatori non “realistici” nella pratica o non alimentati dai flussi informativi correnti; disallineamento temporale tra pianificazione, attuazione e rendicontazione dei risultati; mancata stima dei costi; assenza di sistemi di monitoraggio locale in grado di individuare tempestivamente eventuali criticità per apportare adeguate correzioni in corso d’opera), ha rafforzato l’esigenza di investire ulteriormente nel supporto alla pianificazione regionale e nella messa a punto di metodi e strumenti di applicazione e di verifica, ex ante, di un solido impianto logico-concettuale alla base della programmazione e, quindi, della valutazione.

La necessità, emersa nel biennio 2011-12, di ri-orientare e rendere più efficace la programmazione, si è tradotta nella formulazione, condivisa tra livello centrale e regionale all’interno dell’Accordo Stato Regioni 7 febbraio 2013, di alcuni criteri che contribuissero al superamento delle più evidenti criticità (ad esempio, identificazione di una adeguata e opportunamente quantificata copertura della popolazione beneficiaria; scelta di indicatori realistici, preferibilmente di output o di proxy di esito, in grado di misurare il progressivo raggiungimento dell’obiettivo di salute; individuazione di tutti i gruppi di interesse così come dei vincoli esterni alla realizzazione degli interventi,…), anche nell’ottica di una maggiore integrazione e trasversalità della programmazione, che è uno dei principi chiave dell’elaborando Pnp 2014-2018. La risposta a questi criteri della programmazione regionale per il 2013, si è prevalentemente espressa attraverso un “ridimensionamento” delle azioni, non solo nel senso di interruzione dei progetti che non sono riusciti a superare ostacoli strutturali (risorse inadeguate, impedimenti organizzativo-procedurali, mancato o difficile incardinamento degli obiettivi del Prp nelle attività istituzionali delle Asl, ecc) ma anche nella direzione, più vicina alla visione del nuovo Piano, di contenere la dispersione progettuale a favore invece della sinergia degli interventi all’interno di un disegno più organico di programmazione. L’attuazione della programmazione 2013 verrà valutata e certificata nel corso del 2014.

Una valutazione generale del Pnp, ovvero più ampia rispetto alle finalità della certificazione 2010-2012, è stata svolta, su mandato di Ministero e Regioni, dal Cnesps con l’obiettivo di enucleare punti di forza e di debolezza del percorso del Piano per trarne indicazioni utili a guidare le scelte di impostazione del nuovo Pnp. A tale scopo, in 11 Regioni, selezionate con criteri di convenienza, è stata effettuata fra aprile e luglio 2013 una indagine che ha coinvolto tre diversi gruppi di attori, per un totale di 121 persone: il referente regionale del Prp, un gruppo di operatori che ha attivamente preso parte alla elaborazione del Prp, un gruppo di professionisti che ha partecipato alla realizzazione del Prp a livello di Asl. Sulla base della preliminare identificazione, da parte degli stessi attori coinvolti, degli “oggetti di valutazione” e delle relative “domande di valutazione”, sono stati raccolti dati qualitativi (opinioni, convinzioni, percezioni) sui principali aspetti di processo del Pnp e dei Prp, e, dall’analisi di questi, ricavate alcune “lezioni” che possono fungere da raccomandazioni per la futura programmazione.

Verso il nuovo Pnp

Fra le idee prevalenti emerse nell’indagine condotta dal Cnesps, la qualità del percorso per l’elaborazione dei Prp è stata percepita come una vera “buona pratica” e una reale opportunità per la crescita culturale del sistema: nella maggior parte dei casi, i Prp sono stati redatti in base all’analisi dei problemi di salute e alla scelta di priorità seguendo criteri diversi, a seconda dei contesti regionali, ma in genere ben giustificati. Per definire le azioni è stata proposta una metodologia uniforme per tutti i progetti che ne ha permesso la confrontabilità e l’analisi da parte dei professionisti locali e del livello centrale. Per la prima volta, la pianificazione, strutturata, delle attività di prevenzione ha avuto ricadute in termini di visibilità per le strutture della prevenzione e per i professionisti in esse coinvolti e ha contribuito all’evoluzione della governance a livello regionale, rinforzando legami e interazioni con le Aziende sanitarie, polarizzando l’attenzione dei sistemi regionali sulla raccolta di informazioni e di dati per leggere i problemi e per valutare gli interventi, promuovendo operativamente l’intersettorialità. Seppur non sempre soddisfacente nelle modalità, la pianificazione della valutazione associata ai progetti, documentabile in loco e al Ministero, costituisce un altro aspetto qualitativamente apprezzabile nella messa a punto dei Prp. La valutazione ha evidenziato che il Pnp, ancorché guidato dall’assessorato alla Salute, sia di fatto intersettoriale, cioè di pertinenza di tutte le Istituzioni con rispettivi ruoli e partecipazioni definiti ma che, nella sua continuazione, dovrebbe servire a consolidare ulteriormente i programmi, migliorandone la copertura di popolazione soprattutto con la “promozione della salute”, assicurando la sostenibilità a quanto già in essere, favorendo la sinergia a livello locale, prevedendo e favorendo la valutazione periodica dello stato di realizzazione e dell’impatto degli interventi.

Questi elementi valutativi hanno significativamente contribuito alla definizione della vision e dei principi del nuovo Piano che continua a riconoscere tra gli obiettivi prioritari il contrasto alle malattie croniche attraverso l’azione sui fattori di rischio modificabili (tabacco, dieta non sana, inattività fisica, consumo dannoso di alcol, ipertensione, dislipidemie, obesità, iperglicemia) e la promozione di stili di vita salutari con un disegno strategico quanto più possibile “intersettoriale”, basato sul principio della “Salute in tutte le politiche” (Health in all policies), recepito nel programma Guadagnare salute, che pone attenzione non solo agli aspetti specificatamente sanitari, ma anche ai determinanti ambientali, sociali ed economici della salute, in particolare a quelli che maggiormente influenzano i comportamenti del singolo e della collettività.

Ultimo aggiornamento:
29 maggio 2014

CCM: il programma di attività 2014

Approvato il programma annuale di attività per il 2014 (PDF, 182 KB) del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie.

Anche per quest’anno è stata confermata la suddivisione in due ambiti operativi: area Progettuale ed azioni Centrali.

Nell’ambito dell’area progettuale sono state individuate sette linee di intervento che rappresentano una priorità di governo e che sono coerenti con le disposizioni del Piano Nazionale della Prevenzione e rilevanti per la sanità pubblica (anche in termini di numerosità e proporzione di popolazione potenzialmente beneficiaria).

Della disponibilità economica per il 2014 pari ad € 12.371.052, salvo accantonamenti, il 55% è stato ripartito a favore delle linee progettuali  e il restante 45% sulle cosiddette Azioni Centrali.

Sintesi delle procedure

Il programma CCM 2014 è stato trasmesso ufficialmente agli Enti partner il 20 novembre 2014.

In merito alle procedure di attuazione si segnala che gli Enti partner (Regioni e Province Autonome, ISS, INAIL, INMP e AGENAS) sono chiamati a presentare le proposte direttamente sotto forma di progetti esecutivi, redatti secondo lo standard CCM 2014 (PDF, 450 KB).

Ciascun Ente partner raccoglie, vaglia e trasmette al Direttore operativo del CCM un massimo di tre proposte di progetto, nell’ambito delle sette linee di intervento identificate in tabella 1 del programma CCM 2014, senza alcuna limitazione alla scelta della/e linea/e progettuale.

Le proposte, devono inoltre prevedere:

  • il coinvolgimento di almeno tre Regioni, appartenenti alle tre differenti aree geografiche Nord, Centro Sud, così da assicurare una rappresentatività del territorio nazionale, in funzione della trasferibilità dei risultati;
  • un finanziamento ricompreso tra 350.000 e 500.000 euro.

Si specifica che i progetti esecutivi possono vedere il coinvolgimento, oltre che delle strutture del SSN e delle Regioni medesime, della Sanità militare, dell’Istituto superiore di sanità (ISS), dell’Istituto Nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS), dell’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (IMPP) e degli Istituti zooprofilattici sperimentali (IZZSS), anche di Università ed Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico a carattere pubblico e di ogni altro Ente pubblico, pertinente alla progettualità prescelta.

Tempistica

Successivamente, come previsto dal programma, il Comitato Scientifico provvederà alla disamina dei progetti esecutivi, in base alla quale verranno identificate le proposte finanziabili.

Ultimo aggiornamento:
20 novembre 2014

Piano nazionale della prevenzione 2014-2018

Nella seduta del 13 novembre 2014 è stata sottoscritta la Intesa sul Piano nazionale della prevenzione (PDF: 187 Kb).

Come previsto dall‘Intesa del 23 marzo 2005, Regioni e Province Autonome convengono di confermare per gli anni 2014-2018, per la completa attuazione del Pnp, la destinazione di 200 milioni di Euro, oltre alle risorse previste dagli accordi per la realizzazione degli obiettivi del Piano sanitario nazionale, ai sensi dell’articolo 1, comma 34 della legge 7 dicembre 1996, n. 662 e successive integrazioni. Tali somme sono finalizzate a sostenere il raggiungimento degli obiettivi del Pnp 2014-2018 (PDF: 890 Kb), lo sviluppo dei sistemi di sorveglianza e l‘armonizzazione delle attività di prevenzione negli ambiti territoriali. Ogni Regione si impegna ad adottare, entro il 31 maggio 2015, il proprio Piano regionale di prevenzione per la realizzazione del Pnp 2014-2018.

- I contenuti del Piano 2014-2018 (PDF: 890 Kb)
- PNP 2014-2018 - Documento per la valutazione, approvato con Intesa Stato Regioni del 25 marzo 2015, riporta gli obiettivi, i requisiti, i criteri, l’oggetto della valutazione.
- La sezione relativa al documento di valutazione sul portale del Ministero della Salute
- L'area tematica sul portale del Ministero della Salute

 

Piani regionali della prevenzione

 

Il Piano 2014-215 in sintesi

In questo PNP si è scelto di individuare pochi macro obiettivi a elevata valenza strategica, perseguibili contemporaneamente da tutte le Regioni, attraverso la messa a punto di piani e programmi che, partendo dagli specifici contesti locali nonché puntando su un approccio il più possibile intersettoriale e sistematico, permettano di raggiungere i risultati attesi. I macro obiettivi sono stati individuati e fissati sulla base di queste priorità: ridurre il carico di malattia; investire sul benessere dei giovani; rafforzare e confermare il patrimonio comune di pratiche preventive; rafforzare e mettere a sistema l’attenzione a gruppi fragili; considerare l’individuo e le popolazioni in rapporto al proprio ambiente.

Il nuovo Piano - a livello centrale, regionale e locale - si connota per l’adozione di percorsi metodologicamente condivisi, al fine di favorire la qualità della programmazione, la comparabilità dei prodotti e dei risultati e le crescita di cultura ed expertise di tutti i livelli di responsabilità coinvolti nella messa a punto e nell’attuazione dei Piani. Un ulteriore elemento di evoluzione del nuovo Piano, scaturito dalle precedenti esperienze, è la scelta di fissare (pochi) obiettivi comuni a Stato e Regioni e lasciare alla programmazione inserita nei vari contesti regionali la definizione delle popolazioni target e la gestione delle azioni funzionali al raggiungimento di tali obiettivi.

I 10 macro obiettivi del PNP 2014-2018

  1. Ridurre il carico prevenibile ed evitabile di morbosità, mortalità e disabilità delle malattie non trasmissibili
  2. Prevenire le conseguenze dei disturbi neurosensoriali
  3. Promuovere il benessere mentale nei bambini, adolescenti e giovani
  4. Prevenire le dipendenze da sostanze e comportamenti
  5. Prevenire gli incidenti stradali e ridurre la gravità dei loro esiti
  6. Prevenire gli incidenti domestici e i loro esiti
  7. Prevenire gli infortuni e le malattie professionali
  8. Ridurre le esposizioni ambientali potenzialmente dannose per la salute
  9. Ridurre la frequenza di infezioni/malattie infettive prioritarie
  10. Attuare il Piano Nazionale Integrato dei Controlli per la prevenzione in sicurezza alimentare e sanità pubblica veterinaria

 

Ultimo aggiornamento:
3 febbraio 2015

INCARICO: per pazienti con Disordine della Coscienza

Un progetto pilota che fornisce al Ministero, alle Regioni, e soprattutto ai familiari di persone in Stato Vegetativo e di Minima Coscienza una rappresentazione dettagliata sui luoghi di cura nella fase acuta, post acuta e cronica del percorso di presa in carico, il numero di posti letto disponibili, le prassi e i servizi offerti ai pazienti e a i loro familiari. Per la prima volta in Italia è stato sviluppato, e ora reso disponibile, uno strumento di analisi della effettiva capacità di ogni centro del percorso di farsi carico del paziente rispondendo alle direttive del Ministero della Salute del 2011.

Il progetto nazionale INCARICO, coordinato dalla Fondazione IRCCS Istituto Neurologico C. Besta di Milano, infatti è un’ampia  ricerca su come le persone in Stato Vegetativo e di Minima Coscienza vengono “prese in carico” in 11 Regioni italiane (Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Umbria e Veneto). Ciò è stato fatto valutando lo stato dell’arte e gli sviluppi dei modelli di presa in carico presenti nelle diverse realtà regionali, in collaborazione con le associazioni di familiari e molti centri di riferimento per la riabilitazione dei pazienti con disordine della coscienza. La Regione Emilia Romagna ha poi valutato i costi della presa in carico e il centro di Ateneo di Bioetica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ha fatto una analisi etica della legislazione regionale raccolta, anche alla luce della convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.

I dati ottenuti hanno permesso di rilevare 2452 centri distribuiti nelle 11 Regioni italiane e suddivisi per ogni fase del percorso. Inoltre è stato possibile fare un confronto tra i percorsi delineati dalla legislazione regionale e i percorsi reali effettuati da un campione di 90 persone con disordine della coscienza.

Lo scopo generale del progetto è stato analizzare i fattori positivi e le criticità dei modelli di presa in carico esistenti nelle diverse Regioni italiane partecipanti al progetto, per arrivare quindi ad elaborare le caratteristiche fondamentali per un modello di presa in carico nazionale, che possano trovare riscontro nell’attuale modello di presa in carico previsto dall’accordo tra lo Stato e le Regioni del 5 maggio 2011.

Al Convegno del 9 febbraio 2015, presso il Ministero della Salute in via Ribotta, alla presenza delle Associazioni di familiari, dei rappresentanti Ministeriali e Regionali, dei maggiori esperti nazionali sui disturbi della coscienza e dei componenti del tavolo di lavoro per l’assistenza alle persone in Stato Vegetativo e Stato di Minima Coscienza saranno presentati i risultati dei due anni di lavoro del progetto INCARICO. Attraverso il dibattito si cercherà, soprattutto con il contributo delle associazioni dei familiari, di tradurre questi risultati in azioni concrete per una presa in carico efficace e giusta su tutto il territorio nazionale.

Convegno

Il programma del Convegno (PDF: 215 Kb)

Documenti

Il Report del Progetto INCARICO (PDF: 4,7 Mb)

L’Executive Summary del Progetto INCARICO (PDF: 2,4 Mb)

 

Sede del convegno

Auditorium del Ministero della Salute
Via Ribotta 5, Roma

 

Per informazioni

anna.moiana@istituto-besta.it

tel. 02 2394 2521

Ultimo aggiornamento:
3 febbraio 2015

Influenza: gli ultimi aggiornamenti

Sull’andamento della sindrome influenzale 1 per la stagione 2014-2015, è l’ultimo Rapporto epidemiologico InfluNet dell’8 aprile scorso2 a fornire i dati italiani più aggiornati (prima settimana di aprile), evidenziando che:

  • nella 14a settimana è terminato il periodo epidemico delle sindromi influenzali avendo raggiunto il valore soglia di due casi per mille assistiti,
  • il livello di incidenza, in questa settimana, è pari a 1,91 casi per mille assistiti,
  • il numero di casi stimati in questa settimana è pari a circa 116.000, per un totale, dall’inizio della sorveglianza, di circa 6.082.000 casi
  • in quasi tutte le Regioni è terminato il periodo epidemico.

 

L'identikit del virus

Durante la settimana 14/2015 sono stati raccolti 183 campioni clinici dai diversi laboratori afferenti alla rete Influnet e di questi, 39 (21%) sono risultati positivi al virus influenzale. In particolare, 12 sono risultati di tipo A e 27 di tipo B. Per quanto riguarda i virus di tipo A, 6 sono risultati di sottotipo H3N2, 3 H1N1pdm09 e 3 A non ancora sottotipizzati.3

 

I numeri della vaccinazione

La vaccinazione viene annualmente offerta da metà ottobre alla fine dicembre. I dati sono raccolti dalla capillare rete di distribuzione che in molte regioni include i medici di medicina generale. Durante questa stagione influenzale l’arco di tempo in cui vaccinare, in alcune Regioni, è stato prolungato e i dati sulla copertura vaccinale della stagione in corso non sono ancora disponibili.

 

Bibliografia

  1. Influenza. Ministero della Salute.
  2. Rapporto Epidemiologico InfluNet. Stagione Influenzale 2014 - 2015  (settimana 2015 - 14 dal 30 marzo al 5 aprile 2015)  (PDF: 580 Kb)
  3. Sorveglianza virologica dell’influenza InfluNet. Rapporto N. 21 dell'8 aprile 2015 (PDF: 1,2 Mb)
  4.  

Ultimo aggiornamento:
24 febbraio 2015

Azioni per la malattia renale cronica

Per affrontare in modo organico le complessità connesse alla prevenzione della malattia renale cronica (MRC), il Ministero della Salute ha costituito un apposito Tavolo di lavoro, che ha visto la partecipazione di rappresentanti delle Direzioni Generali della Prevenzione, della Programmazione sanitaria e dei Sistemi Informativi, delle Regioni, del Centro Nazionale Trapianti, delle Società Scientifiche, dei Medici di Medicina Generale e delle Associazioni dei pazienti.

Il Tavolo ha individuato le azioni più efficaci per prevenire la comparsa e/o l’aggravamento della MRC, a partire dagli stadi più precoci, al fine di ritardare il ricorso alla terapia sostitutiva, stilando il Documento di indirizzo per la malattia renale cronica . Tale documento, approvato in Conferenza Stato-Regioni il 5 agosto 2014, delinea le indicazioni per la prevenzione primaria, la diagnosi precoce e la definizione dei percorsi di cura ed evidenzia la necessità di istituire un registro di patologia.

La MRC interessa prevalentemente la popolazione adulta e, a seconda della funzione renale residua, viene classificata in 5 stadi di vario livello di gravità: i primi stadi sono apparentemente asintomatici, i successivi, che insorgono dopo anni, possono sfociare nella forma più grave che comporta la perdita completa della funzione renale e la necessità di ricorrere alla terapia sostitutiva (dialisi o trapianto di rene).

Sulla base di un recente studio1,2 la prevalenza di MRC in Italia è risultata del 7,5% negli uomini e del 6,5% nelle donne con una prevalenza maggiore degli stadi iniziali 1 e 2, rispetto agli stadi più avanzati 3-5. Sulla base dei dati epidemiologici derivati dalla National Health and Nutrition Examination Survey III (NHANES III) questo fenomeno è osservato uniformemente a livello mondiale e si stima che circa il 10% della popolazione, dei paesi sviluppati come di quelli in via di sviluppo, sia affetto da MRC, nella maggior parte dei casi misconosciuta. I pazienti in uno stadio di MRC tra 4 e 5 presentano un rischio di mortalità per patologie cardiovascolari di 2-4 volte superiore a quello della popolazione generale, mentre i pazienti con malattia renale all'ultimo stadio hanno un rischio fino a 20 volte superiore.

Oltre all’impatto in termini di morbilità, mortalità e scarsa qualità della vita, va rilevato che la MRC determina costi ingenti per la società sia di tipo diretto che indiretto. Al riguardo, è stato calcolato che la possibilità di ritardare di almeno 5 anni la progressione del danno renale per il 10% dei soggetti dallo stadio 3 allo stadio 4 e di ritardare sempre di 5 anni l’invio dei pazienti in dialisi permetterebbe al Sistema Sanitario Nazionale di risparmiare risorse per 2,5 miliardi di euro.

Il documento

Documento di indirizzo per la malattia renale cronica (PDF: 940 Kb)

Bibliografia

1. De Nicola L, Donfrancesco C, Minutolo R, et al. Epidemiologia della MRC in Italia: stato dell’arte e contributo dello studio CHARES. G Ital Nefrol 2011; 28: 401-7.

2. Conte G, De Nicola L, Minutolo R. Studio CARHES. 44° Congresso Nazionale di Cardiologia, Firenze 30 maggio - 1 giugno 2013.

Ultimo aggiornamento:
4 febbraio 2015

Per prevenire la violenza nel mondo

La violenza è un problema socio-sanitario mondiale dalle dimensioni epidemiche che richiede l’azione di tutte le nazioni. Il messaggio viene dal Global Status Report on Violence Prevention 2014 pubblicato il 10 dicembre 2014 dall’Organizzazione mondiale della salute (WHO), dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), e dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC). È il primo rapporto di questo genere che ha fotografato su scala globale lo status della violenza dentro e fuori le mura domestiche e in quale misura i governi stanno intervenendo per contrastare il fenomeno con programmi di prevenzione, servizi socio-sanitari e leggi ad hoc .

"Le conseguenze della violenza sulle famiglie e sulla comunità sono profonde, e possono portare a problemi di salute per tutta la vita per chi ne è vittima", afferma Margaret Chan, direttore generale del WHO. "Eppure sappiamo cosa funziona per prevenire la violenza dentro le mura domestiche, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei campi da gioco e nelle strade. Dovremmo prendere esempio da quei governi che sono riusciti a ridurre il numero dei casi di violenza adottando le misure necessarie."

La violenza in numeri

Il Rapporto si è focalizzato sulla violenza interpersonale che può avvenire in famiglia o nella comunità, tra partner intimi o amici, tra conoscenti o sconosciuti, che comprende forme di violenza quali maltrattamenti di minori, violenza da parte del partner, abuso sugli anziani, stupro o atti di violenza sessuale da parte di sconosciuti e abuso degli anziani.

In tutto ha coinvolto 133 paesi che rappresentano complessivamente 8,1 miliardi di persone e l’88% della popolazione mondiale.

È stato calcolato che 475.000 persone sono state uccise nel mondo. Gli omicidi, nonostante siano diminuiti del 16% dal 2000 al 2012, rappresentano la terza causa di morte per gli uomini di età compresa tra 15-44 anni. 

Per quanto riguarda gli atti violenti non fatali, donne, bambini e anziani sono le principali vittime:

  • un quarto degli adulti dichiara di essere stato abusato fisicamente da bambino,
  • una donna su cinque  dichiara di essere stata abusata sessualmente da bambina,
  • una donna su tre nella sua vita è stata vittima di violenza fisica o sessuale da parte di un partner intimo,
  • una persona anziana su 17 riporta di aver subito degli abusi nell’ultimo mese.

Le conseguenze degli atti violenti non fatali sono sia fisiche sia mentali e possono compromettere per tutta la vita le condizioni di salute. Le vittime possono essere portatrici di disabilità e ferite, sono più a rischio di malattie mentali e problemi di dipendenze da alcol e droghe oltre a problemi di salute sessuale e riproduttiva (ad esempio, gravidanze indesiderate, HIV e altre malattie a trasmissione sessuale). Inoltre, hanno una più alta probabilità di adottare stili di vita non salutari che a loro volta contribuiscono allo sviluppo di malattie non trasmissibili (ad esempio, cancro, malattie cardiovascolari) che rappresentano la principale causa di morte nel mondo.

Le azioni contro la violenza

Il Rapporto ha calcolato che solo in un terzo dei 133 Paesi presi in esame sono attivi su larga scala dei programmi governativi per la prevenzione della violenza: tra questi programmi contro il bullismo, visite a domicilio da parte di infermieri e assistenti sociali presso le famiglie identificate a rischio di violenze domestiche e supporti a chi si occupa delle persone anziane.

Solo un Paese su due è dotato di servizi per proteggere e supportare le vittime di atti violenti.

Il Rapporto evidenzia inoltre che leggi per la prevenzione della violenza sono previste in media nell’80% dei Paesi ma sono pienamente applicate solo nel 57% dei Paesi.

I prossimi passi

Complessivamente violenze e maltrattamenti si traducono in una cospicua spesa annua per l’assistenza socio-sanitaria e per le economie nazionali in termini di giornate di lavoro perse, azioni giudiziarie e investimenti perduti.

Il Rapporta evidenzia che ci sono delle lacune nella prevenzione globale della violenza che devono essere colmate. Sono lacune nella conoscenza sulla reale estensione del problema, nella qualità  dei programmi di prevenzione, nell’accessibilità dei servizi per le vittime; nel rafforzamento delle leggi esistenti e, infine, nei processi per coordinare un lavoro multisettoriale coordinato.

Ma i dati raccolti confermano che la violenza è prevedibile e prevenibile, sottolineano gli autori del Rapporto. La responsabilità ultima per farsi carico di questo problema spetta ai governi nazionali applicando leggi contro i crimini e la violenza, potenziando le istituzioni di giustizia e di sicurezza per difendere lo stato di diritto e migliorando i servizi per le vittime di violenza.

Il Global Status Report on Violence Prevention 2014 si presenta come un utile strumento che dovrebbe essere utilizzato sia dai governi per identificare i gap e incoraggiare e guidare le azioni, sia dalle organizzazioni non governative e dagli esperti per supportare i loro governi nei loro sforzi.

Documenti

Il rapporto completo , in inglese (PDF: 9,56 Mb)

Infografica , in inglese (PDF: 660 Kb)

Ultimo aggiornamento:
4 febbraio 2015

OKkio alla Salute: i risultati 2014

I dati 2014 di OKkio alla Salute, sistema di sorveglianza nazionale sullo stato ponderale e i comportamenti a rischio nei bambini della scuola primaria, confermano una leggera e progressiva diminuzione della percentuale di bambini di 8-9 anni in eccesso ponderale: il 20,9% è in sovrappeso (23,2% nel 2008) e il 9,8% obeso (12% nel 2008).

Tuttavia, i livelli di eccesso ponderale permangono ancora elevati e pongono l’Italia ai primi posti in Europa per sovrappeso e obesità infantile.

Gli aspetti relativi al movimento e alla sedentarietà risultano invariati.

Infine, sono stati presentati i risultati relativi ai quattro nuovi indicatori introdotti nella raccolta dati 2014: l’igiene orale, le ore di sonno dei bambini nei giorni feriali, i bambini che indossano gli occhiali da vista, il rispetto del divieto di fumo negli spazi aperti della scuola.

Per maggiori informazioni:

Ministero della Salute

Ultimo aggiornamento:
5 febbraio 2015

Aria inquinata in classe?

Diversi studi evidenziano la stretta relazione tra esposizione a inquinanti indoor negli ambienti scolastici e la comparsa di sintomi respiratori e allergici che possono compromettere la qualità della vita dei bambini e la loro performance scolastica. Nuove conferme vengono dal progetto CCM Indoor-School, come verrà discusso lunedì 23 febbraio al workshop “Inquinamento atmosferico interno e salute nelle scuole italiane”.

In questi ultimi anni la Commissione Europea ha promosso e finanziato importanti progetti sull’inquinamento indoor nelle scuole, per migliorare le conoscenze in tale materia e favorire la riduzione dei casi di malattie respiratorie e asma infantile in Europa. Aderendo all’iniziativa europea, il Ministero della salute - attraverso il CCM - ha investito sul progetto triennale Indoor-School: “Esposizione ad inquinanti indoor: linee guida per la valutazione dei fattori di rischio in ambiente scolastico e definizione delle misure per la tutela della salute respiratoria degli scolari e degli adolescenti”.

All’interno del progetto, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, è stato condotto uno studio rappresentativo della realtà italiana sull’esposizione agli inquinanti indoor di alunni e personale scolastico delle scuole primarie e secondarie di primo grado e sulle relazioni esistenti tra tale esposizione e gli effetti sulla salute, con lo scopo di migliorare le conoscenze epidemiologiche in tale ambito e facilitare l’applicazione delle Linee di indirizzo per la prevenzione nelle scuole dei fattori di rischio indoor per allergie ed asma, di cui all’Accordo in Conferenza Unificata del 18 novembre 2010. In tutto sono state coinvolte 10 unità operative del Nord, Centro e Sud della penisola e le scuole di 7 Regioni italiane: Lombardia, Friuli, Toscana, Lazio, Puglia, Sardegna, Sicilia.

I risultati, che verranno presentati nel corso del workshop, riaffermano le evidenze epidemiologiche di precedenti studi sia nazionali che europei e forniscono un quadro conoscitivo sulla qualità dell’aria nelle scuole italiane e i relativi rischi per la salute respiratoria degli studenti. Inoltre, forniscono delle solide evidenze rispetto ai vantaggi che può offrire una strategia di promozione della salute nelle scuole, garantendo ambienti salubri e sicuri e una vasta gamma di programmi per l’educazione e l’informazione del personale scolastico, studenti e famiglie. 

Proprio questo aspetto, cioè di come migliorare la qualità dell’aria negli ambienti scolastici alla luce delle evidenze epidemiologiche, sarà il tema della tavola rotonda del workshop che vedrà la partecipazione di esperti e  rappresentanti del Ministero della Salute, Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e Ministero dell’Ambiente.

Il workshop

Programma (PDF: 388 Kb)

Dove si svolge

Auditorium Biagio D’Alba

Ministero della Salute

Via G. Ribotta 5, Roma

Per informazioni

tel. 06 49902585 | e-mail: direzione.crivib@iss.it

tel. o6 59943331 | e-mail: g.cipolletta@sanita.it

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Il progetto CCM Indoor-school

Ultimo aggiornamento:
16 febbraio 2015

Interventi per la depressione post-partum

I risultati del Progetto CCM “Prevenzione e intervento precoce per il rischio di depressione post partum” verranno presentati a Roma il prossimo 2 marzo in occasione di un Convegno organizzato dal Reparto Salute Mentale, CNESPS, Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con il CCM – Ministero della Salute.

Nei mesi immediatamente successivi alla nascita del suo bambino, può accadere che una madre sperimenti sentimenti di depressione, che vengono però spesso sottovalutati essendo considerati normali reazioni allo stress associato al dover prendersi cura di un neonato. La maggior parte delle madri è in grado di superare questo momento di difficoltà, con risultati più o meno buoni, mentre per molte altre al sentimento di depressione si può associare anche un sentimento di solitudine e ulteriore difficoltà dovuto al fatto di vedere ignorati o fraintesi i loro problemi. Questo può portare a difficoltà a lungo termine, con gravi conseguenze anche per il bambino e i loro familiari.

Nonostante la disponibilità di semplici ed efficaci procedure di diagnosi precoce, nella comune pratica clinica la depressione post partum sfugge per lo più all’attenzione dei clinici. Sottovalutare questo disturbo può rappresentare una grave carenza in tema di Sanità pubblica se si considerano l’aumentato rischio di suicidio, di infanticidio, la sofferenza soggettiva della donna e dei suoi familiari, nonché i costi diretti ed indiretti dovuti alla compromissione personale, sociale e lavorativa.

È pertanto prioritario dare risposta a tale richiesta con programmi ad hoc di prevenzione e di promozione del benessere psicologico in grado di sviluppare nella madre abilità di coping che consentano di ridurre i sintomi della depressione postnatale, aumentare l’autostima, occuparsi delle difficoltà che possono insorgere nella coppia o tra madre e bambino e facilitare l’uso e lo sviluppo delle reti sociali esistenti.

 

Alla luce dei risultati del progetto e delle esperienze delle Unità Operative nazionali, nel Convegno verranno discusse la fattibilità e l’efficacia nella pratica dei servizi dello screening e di specifici interventi psicopatologici per la prevenzione e il trattamento della depressione post partum, nonché le criticità e le prospettive future.

Il convegno

“Dalla Ricerca alla Pratica. Prevenzione e Intervento Precoce per il Rischio di Depressione Post Partum”
Roma, 2 marzo 2015

Programma (PDF: 415 Kb)

Dove si svolge

Aula Pocchiari

Istituto Superiore di Sanità

Viale Regina Elena, 299

00161 Roma

Per informazioni

Isabella Cascavilla, Debora Del Re

Reparto Salute Mentale, CNESPS, ISS, Roma

Tel.06 4990.4180/4123

e-mail: isabella.cascavilla@iss.it; debora.delre@iss.it

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Il progetto CCM sulla depressione post partum

Ultimo aggiornamento:
17 febbraio 2015

NIEBP: pianificare la prevenzione evidence based

Sono disponibili online i risultati del progetto finanziato dal CCM "Network Italiano Evidence Based Prevention - Rete italiana per la prevenzione basata su prove di efficacia (NIEBP): selezionare, produrre e rendere disponibili prove di efficacia di interventi di prevenzione al fine di sostenere la programmazione nazionale e regionale”.

Il progetto NIEBP è stato finanziato nell’ambito del programma CCM 2013 con l’obiettivo di mettere a disposizione dei decisori delle politiche della prevenzione e dei practitioner del settore le prove di efficacia relative a interventi operativi.

In particolare, sono state selezionate, sintetizzate e rese disponibili prove sull’efficacia di interventi di prevenzione per la riduzione dei fattori di rischio, sotto forma di revisioni di letteratura, linee guida ed elenchi di pratiche efficaci, selezionate dalla letteratura o dalla pratica delle Regioni, con particolare riferimento ad alcune delle aree di interesse del Piano Nazionale della Prevenzione 2014 – 2018.

È possibile consultare il materiale prodotto attraverso una matrice di accesso ordinata secondo due elementi: il fattore di rischio (in riga) e il tipo di popolazione (in colonna). Ogni cella individuata da queste due caratteristiche contiene una scheda di sintesi delle evidenze e i collegamenti ai materiali accessori disponibili.

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Il sito web
Il progetto
La metodologia

Ultimo aggiornamento:
24 febbraio 2015

Mortalità materna in Italia

Il Convegno del 5 marzo prossimo su "La sorveglianza della mortalità materna in Italia: validazione del progetto pilota e prospettive future" vuole fornire agli operatori sanitari, che a vario titolo operano nella prevenzione, diagnosi e cura oltre che nella sorveglianza della mortalità materna, elementi di conoscenza circa l'andamento del fenomeno in Europa e in Italia, le sue cause, le criticità assistenziali e organizzative e le possibili misure di prevenzione dei decessi evitabili.

In Italia il Ministero della Salute ha sostenuto con continuità, attraverso finanziamenti CCM, una serie di progetti multiregionali coordinati dall'Istituto Superiore di Sanità i cui obiettivi sono stati di raccogliere dati affidabili e di qualità sulla mortalità e grave morbosità materna, di validare la metodologia di un progetto pilota di sorveglianza della mortalità materna e di promuovere l'aggiornamento dei professionisti sanitari coinvolti nell'assistenza al percorso nascita.

Il primo studio ISS-Regioni, realizzato nel 2008-2010, ha rilevato mediante un record-linkage tra Registri regionali di Mortalità e le Schede di Dimissione Ospedaliera, una sottostima del 63% del rapporto di mortalità materna nelle 5 regioni partecipanti. Il successivo progetto pilota di sorveglianza, attivato nel 2012 in sei Regioni che coprono il 49% del totale dei nati del Paese, ha permesso di rilevare la totalità delle morti materne incidenti e di ricostruirne nel dettaglio i percorsi assistenziali e prendere in esame informazioni utili a definire le cause dei decessi e le eventuali criticità assistenziali e/o organizzative suscettibili di miglioramento.

Alla luce dei risultati del progetto pilota e delle esperienze di altri Paesi Europei con sistemi di sorveglianza nazionali validati, durante il Convengo verranno discusse, con i principali stakeholder nazionali, le prospettive della sorveglianza ostetrica in Italia.

Il convegno
"La sorveglianza della mortalità materna in Italia: validazione del progetto pilota e prospettive future"
Roma, 5 marzo 2015
Programma (PDF: 327 Kb)

Dove si svolge
Aula Pocchiari
Istituto Superiore di Sanità
Viale Regina Elena, 299
00161 Roma

Per informazioni
Segreteria tecnica
Silvia Andreozzi, Marina Pediconi, Ferdinando Timperi
CNESPS - Istituto Superiore di Sanità
tel. 06.4994311, 06.49904316 / 315
fax 06.49904310
e-mail: silvia.andreozzi@iss.it; marina.pediconi@iss.it; ferdinando.timperi@iss.it

 

Ultimo aggiornamento:
24 febbraio 2015

Per la sicurezza delle acque

Sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità sono disponibili le linee guida italiane per la sicurezza di un sistema idropotabile e la protezione della salute dei consumatori secondo un approccio risk-based. Indirizzate ai responsabili e operatori dei sistemi di gestione idrica, alle autorità sanitarie e a tutti i soggetti interessati ai diversi livelli alla qualità delle acque potabili, le linee guida sono frutto del progetto “Sperimentazione del modello dei WPS per la valutazione e gestione del rischio nella filiera delle acque destinate al consumo umano” promosso dal CCM nelle sue funzioni di organismo di coordinamento tra il Ministero della Salute e le Regioni per le attività di sorveglianza, prevenzione e risposta tempestiva alle emergenze.

Coordinato dall’ARPA Piemonte, il progetto ha visto la partecipazione dell’Istituto Superiore di Sanità, l’Assessorato alla Sanità della Regione Piemonte, l’ASL Torino 5, l’ASL di Asti, l’ASL di Vicenza e l’ASL di Modena.

“L’attività di progetto, poi confrontata con altre esperienze promosse sul piano regionale e locale, ha consentito di produrre queste prime linee guida nazionali per la valutazione e gestione del rischio nella filiera delle acque destinate al consumo umano secondo il modello Water Safety Plans”, spiega Raniero Guerra, Direttore Generale della Direzione Generale della Prevenzione del Ministero della Salute.

Introdotto dall’Oms nel 2004 il Water Safety Plans si basa su un approccio olistico e sistematico basato sulla valutazione e gestione dei rischi estesa dalla captazione al rubinetto, per la protezione delle risorse idriche di origine e il controllo del sistema e dei processi, al fine di garantire nel tempo l’assenza di potenziali pericoli di ordine fisico, biologico e chimico nell’acqua disponibile per il consumo. Questo approccio risk-based  per la protezione della salute è ripreso a livello normativo in diversi Paesi dell’area europea: tra gli altri, Irlanda, Portogallo, Germania, Regno Unito. La sua introduzione nella possibile revisione della Direttiva 98/83/CE sulla qualità delle acque destinate al consumo umano è ampiamente condivisa dagli stati membri e dalla Commissione Europea, sebbene tale processo sia subordinato alla decisione generale sulla forma e modalità di revisione della norma.

Le sperimentazioni condotte nell’ambito del progetto Water Safety Plans del CCM, confluite nella preparazione delle linee guida, consentono oggi di raccomandare l’adozione dei piani di sicurezza dell’acqua nei sistemi idro-potabili in Italia, individuando i piccoli sistemi idro-potabili come obiettivi prioritari, al fine di migliorare la sicurezza delle filiere idropotabili in Italia, la fiducia del consumatore rispetto alla qualità delle acque di rubinetto e, su tutto, il livello di tutela della salute pubblica.

 

Il documento

Luca Lucentini, Laura Achene, Valentina Fuscoletti, Federica Nigro Di Gregorio e Paola Pettine. Linee guida per la valutazione e gestione del rischio nella filiera delle acque destinate al consumo umano secondo il modello dei Water Safety Plans . Rapporti ISTISAN 14/21 (PDF: 1,2 Mb)

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Il progetto Water Safety Plans del CCM

Ultimo aggiornamento:
24 febbraio 2015

I prossimi eventi CCM

La riduzione del consumo di sale: un obiettivo possibile
Roma, 12 marzo 2015
Un convegno sulle iniziative intraprese per favorire la riduzione del consumo di sale, con la presentazione dei risultati dei progetti promossi dal CCM relativi al consumo di sale nella popolazione italiana nonché alla sperimentazione di un programma strutturato di comunità.
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Prevenire le malformazioni congenite: dalle raccomandazioni europee alle azioni nazionali
Roma, 16 marzo 2015
Un workshop organizzato dal Ministero della Salute (Direzione Generale Prevenzione Sanitaria) e dall'Istituto Superiore di Sanità (Centro Nazionale Malattie Rare).
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OKkio alla ristorazione si tinge di rosa

Nell’ambito del progetto CCM OKkio alla ristorazione , è stato presentato a Roma, presso la mensa della Regione Lazio,  il primo “F-Menù per la salute delle donne”.

Il progetto , coordinato dalla Regione Sicilia in qualità di capofila, nell’ottica intersettoriale di Guadagnare salute, mira a sviluppare una cooperazione efficace tra i servizi sanitari e le aziende della ristorazione collettiva, coinvolgendo sei regioni italiane (Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Sicilia, Veneto) e 56 SIAN (Servizi Igiene degli Alimenti e Nutrizione), con l’ obiettivo di migliorare la qualità dei pasti serviti dalla ristorazione collettiva. Ad oggi, hanno aderito al progetto 239 mense gestite da Aziende di ristorazione collettiva che servono oltre 115mila pasti giornalieri.

Nell’ambito del progetto è stata dedicata particolare attenzione alle donne e alla loro alimentazione, perché il miglioramento della salute delle donne, è condizione e stimolo per il miglioramento delle condizioni generali di vita della collettività.

Si è pensato pertanto, a quattro F-Menù - uno per ogni stagione - che saranno offerti all’utenza femminile presso le strutture coinvolte nel progetto.

Il menù invernale è stato elaborato dai referenti scientifici del progetto e dalla dott.ssa Stefania Ruggeri del Cra-nut (ex INRAN, grazie alla collaborazione della Chef Cristina Bowerman.

In occasione della presentazione, è stata offerta una degustazione preparata dagli Chef della mensa della Regione Lazio: un primo di riso integrale con puntarelle, spinaci e zenzero; un secondo di polpetta di ceci, alici e limone; contorno di cime di rapa con uvetta e pinoli e arance rosse per finire.

Ultimo aggiornamento:
18 marzo 2015

Meno sale per la salute

Ridurre il consumo di sale nell'alimentazione è un obiettivo possibile. Se ne è discusso al Convegno che si è tenuto il 12 marzo al Ministero della Salute e che ha visto la partecipazione di rappresentanti dell'OMS, del Ministero della Salute, dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), delle società scientifiche e delle università che hanno partecipato ai progetti del CCM, della Società Italiana di Medicina generale, delle ASL, delle associazioni dell'industria alimentare e della panificazione impegnate nelle iniziative condotte a livello nazionale e regionale per la riduzione del contenuto di sale nell'alimentazione degli italiani.

Nel corso dell'evento sono stati presentati i risultati di due importanti progetti - promossi dal Centro per il Controllo della Malattie (CCM) - finalizzati a determinare nella popolazione adulta, nei bambini e nei soggetti ipertesi, i livelli urinari di sodio e potassio, quali indicatori, rispettivamente, del consumo di sale e di frutta e verdura, nonché l'efficacia di un programma strutturato di comunità per favorire comportamenti salutari, in particolare per la riduzione del consumo di sale, in un'ottica di miglioramento della salute dei cittadini di oggi e di domani.

È ampiamente dimostrato che il consumo eccessivo di sale nell'alimentazione è responsabile dello sviluppo di malattie cardio-cerebrovascolari, tumori, osteoporosi e malattie renali. Se tutta la popolazione riducesse della metà la quantità assunta di sale, si eviterebbero ogni anno molte migliaia di morti per infarto o ictus, sia tra gli ipertesi che tra i non ipertesi. È stato stimato che la riduzione della pressione arteriosa media della popolazione di soli 3 mmHg può portare alla riduzione di circa 27.000 casi di ictus e di 40.000 casi di cardiopatia coronarica all'anno.

Dal 2008 l'Unione Europea persegue l'obiettivo di ridurre il consumo di sale nei Paesi membri, coordinandone le azioni per un traguardo comune: ridurre il consumo di sale nella popolazione in generale di almeno il 16% in quattro anni (4% all'anno). Un impegno che è stato riconfermato lo scorso anno, in linea con le priorità dell'OMS. La riduzione del sale compare infatti tra i 9 traguardi del Global Action Plan for the Prevention and Control of Noncommunicable Diseases 2013-2020 dell'OMS.

Come ricordato dalla dott.ssa Daniela Galeone, "il Programma nazionale Guadagnare la salute identifica nella scorretta alimentazione uno dei quattro fattori di rischio modificabili per la prevenzione e il controllo delle malattie croniche. La riduzione del consumo eccessivo di sale quindi, rientra in questa strategia più ampia che si propone di promuovere stili di vita salutari e modificare l'ambiente di vita e di lavoro, per facilitare comportamenti e scelte salutari. La riduzione del consumo eccessivo di sale è anche uno degli obiettivi previsti dal Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018, approvato il 13 novembre 2014 con Intesa Stato-Regione, in un'ottica di riduzione del carico prevenibile ed evitabile di morbosità, mortalità e disabilità delle malattie non trasmissibili."

Ridurre il contenuto di sale nell'alimentazione degli italiani è possibile grazie a strategie di prevenzione disegnate ad hoc e finalizzate a modificare gli stili di vita della popolazione italiana: già a tre anni di distanza dall'Accordo di collaborazione con le Associazioni dei panificatori e dell'industria del pane si osserva infatti un lieve calo nel consumo di sale nell'alimentazione.

L'obiettivo di ridurre il consumo di sale è, quindi, realmente perseguibile attraverso l'impegno comune di tutti gli attori coinvolti nei diversi settori, anche diffondendo corrette informazioni ai consumatori perché adottino comportamenti adeguati nella preparazione e nella scelta degli alimenti.

Inoltre, "è necessario che ci sia una buona offerta di alimenti a ridotto contenuto di sale anche nei luoghi in cui si consumano pasti fuori casa, quindi in particolare nelle mense scolastiche e aziendali", come ha evidenziato al convegno il dott. Francesco Branca dell'OMS, sottolineando anche che l'Italia si sta muovendo proprio in questa direzione.

È stato inoltre rimarcato come, dopo la stipula nel 2009 dei primi Protocolli d'intesa tra il Ministero della salute e le Associazioni dei Panificatori Artigianali e Industriali (Federazione Italiana Panificatori, Assipan-Confcommercio, Assopanificatori-Fiesa-Confesercenti e Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari-AIIPA) volti a ridurre il contenuto di sale nel pane, siano stati compiuti ulteriori passi in avanti, sia per favorire l'adesione sul territorio dei panificatori artigianali, con il supporto delle Regioni, sia attraverso la firma di nuovi accordi con l'industria alimentare(Associazione Produttori Pane Confezionato-APPC, Associazione Produttori Pasta Fresca-APPF, AIIPA Settore surgelati) per la riduzione del sale anche in altri prodotti industriali.

Altre azioni sono state messe in atto a livello regionale per informare e promuovere l'iniziativa presso i soggetti deputati alla stesura dei capitolati d'appalto per le ristorazioni collettive sanitarie, socio sanitarie e scolastiche e per realizzare attività di comunicazione e informazione per la popolazione sui benefici per la salute determinati da una ridotta assunzione di sale nell'alimentazione.

Nel corso del Convegno sono stati presentati i risultati raggiunti grazie a iniziative che ne sono conseguite a livello nazionale e regionale.

I progetti del CCM

Con il primo progetto MINISAL-GIRCSI, promosso dal CCM e coordinato dall'Università di Napoli "Federico II" con la partecipazione dell'ISS e di diverse unità operative impegnate nella rilevazione delle informazioni relative a diversi gruppi di popolazione, sono stati ottenuti dati sul consumo medio di sodio e potassio nella popolazione italiana su base regionale e per classi di età. E' stata condotta un'indagine su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta, arruolato dal 2009 al 2012 dall'Osservatorio epidemiologico cardiovascolare/Health Examination Survey, coordinato dall'ISS-CNESPS. In tutto sono stati inclusi 1782 uomini e 1730 donne di età compresa tra i 35 e i 79 anni. Dalla determinazione del sodio e potassio nelle urine delle 24 ore è stato calcolato che l'introito medio di sale è di 10,8 grammi al giorno negli uomini e 8,4 grammi nelle donne, valori che superano di molto i 5 grammi al giorno al massimo, raccomandati dall'OMS.

Per quanto riguarda il potassio, l'apporto alimentare medio è risultato pari a 2,5 grammi al giorno negli uomini e a 2,2 grammi al giorno nelle donne, nettamente inferiore ai livelli di assunzione raccomandati (≥ 3,9 grammi), indice di un insufficiente consumo di alimenti ricchi in potassio come frutta, verdura e legumi.

Risultati analoghi sono stati ottenuti con due indagini circoscritte a una popolazione pediatrica e a una popolazione di ipertesi, statisticamente rappresentative e distribuite in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale. "Avere un quadro completo riferito ad un'ampia fascia di età e anche a pazienti ipertesi - ha commentato la dott.ssa Simona Giampaoli dell'ISS del progetto MINISAL-GIRSCI - è sicuramente il punto di forza del progetto".

La prima indagine - condotta dall'Università di Foggia con la partecipazione della Società Italiana di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica - ha preso in esame un campione di 766 ragazzi e 658 ragazze tra i 6 e i 18 anni. I valori medi di consumo di sale sono risultati di 7,4 grammi nei ragazzi e 6,7 grammi nelle ragazze. L'introito medio di potassio è risultato di 1,53 grammi nei ragazzi e 1,40 grammi nella ragazze. Un risultato che porta a riflettere sulla necessità di intervenire precocemente già nelle fasce più giovani della popolazione, considerato che l'eccesso di sodio alimentare in età pediatrica e l'insufficiente apporto di potassio, attraverso il consumo di frutta e verdura, potrebbero essere fattori di rischio in età adulta.

La seconda indagine - condotta con la collaborazione della Società Italiana di Ipertensione arteriosa - ha valutato il contenuto di sodio e potassio nella dieta degli ipertesi italiani, su base regionale, in relazione alla presenza di sovrappeso o di obesità. Ne è emerso che, anche in questa popolazione a rischio, oltre il 90% degli uomini e l'80% delle donne consumano più di 5 grammi al giorno di sale.

Con il secondo progetto CCM "Meno sale più salute" - a tre anni di distanza dagli Accordi tra il Ministero della Salute e le Associazioni dei panificatori per la riduzione del sale nel pane - è stata condotta una nuova indagine e rispetto alle rilevazioni del 2008-2012 è stata registrata una riduzione del 12% del consumo di sale nella alimentazione: negli uomini si è passati da 10,8 a 9,5 grammi, nelle donne da 8,4 a 7,4 grammi. Tuttavia l'introito di sale resta comunque ancora troppo elevato.

Conclusioni

Il Convegno ha rappresentato una giornata importante per fare il punto sui passi compiuti, confrontarsi sulle difficoltà delle indagini e sugli ostacoli da superare e per individuare nuove strade da percorrere.

Una difficoltà risiede nella conduzione delle indagini caratterizzate da esame diretto della popolazione e dal costo elevato di queste operazioni. "Purtroppo - commenta la dott.ssa Giampaoli - siamo abituati a trattare indagini per identificare la malattia e non per valutare la salute, le metodologie e procedure sono diverse e vanno applicate in maniera standardizzata; ciò richiede un'attività intensa di educazione e addestramento degli operatori locali, che comunque rimane come patrimonio locale."

Come è stato ribadito al convegno le azioni di prevenzione quando riguardano la modificazione dello stile di vita nella comunità, richiedono tempi lunghi ma portano grandi benefici. Le evidenze confermano che anche modeste riduzioni possono portare a minori problemi cardiovascolari, migliorando di conseguenza la salute pubblica.

La dott.ssa Giampaoli sottolinea, infine, che "non sempre la popolazione conosce i benefici degli stili di vita sani e la loro influenza sui fattori di rischio. Per ottenere effetti duraturi è prioritario continuare a lavorare per migliorare le abitudini alimentari. Sicuramente saranno necessarie altre indagini per valutare se il consumo di sale nella popolazione si è ridotto. Nel frattempo valutazioni attraverso la sorveglianza PASSI possono essere utili per valutare il livello di conoscenza della popolazione".

"Le iniziative per la riduzione del sale attuate in Italia stanno già portando a dei risultati", ha commentato il dott. Branca dell'OMS. "Ci sono poi altre vie che potrebbero essere percorse, come ad esempio l'etichettatura degli alimenti che consenta scelte informate e consapevoli."


Ultimo aggiornamento:
27 marzo 2015

I risultati del progetto Indoor-School

Come già annunciato sul portale CCM, in occasione del workshop del 23 febbraio scorso a Roma, sono stati presentati i risultati del progetto "Esposizione ad inquinanti indoor: linee guida per la valutazione dei fattori di rischio in ambiente scolastico e definizione delle misure per la tutela della salute respiratoria degli scolari e degli adolescenti (Indoor-school)".

Il progetto triennale "Indoor-School", coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, finanziato dal Ministero della Salute, rientra nel programma di attività del CCM e ha visto la realizzazione di uno studio sull’esposizione di alunni e operatori scolastici (delle scuole primarie e secondarie di primo grado) agli inquinanti indoor al fine di valutare le relazioni esistenti tra tale esposizione e gli effetti sulla salute. Lo scopo principale del progetto è facilitare l'attuazione delle “Linee di indirizzo per la prevenzione nelle scuole dei fattori di rischio indoor per allergie e asma” (Accordo del 18 ottobre 2010), che definiscono un programma integrato di interventi  da sviluppare nel contesto scolastico, volto a limitare il contatto dei bambini allergici e asmatici con i fattori di rischio indoor maggiormente implicati nell’induzione e nell’aggravamento delle allergie e a promuovere la realizzazione di ambienti scolastici sani e sicuri per l’intera comunità scolastica.

Obiettivi primari dello studio: raccogliere informazioni sulle caratteristiche degli edifici scolastici presenti sul territorio nazionale e sul grado di consapevolezza e di attuazione di norme e procedure inerenti la valutazione, gestione e prevenzione dei problemi relativi alla qualità dell’aria indoor; revisione critica sugli effetti più rilevanti dell’esposizione a inquinamento nell’ambiente scolastico e valutazione della qualità dell’aria nelle classi delle scuole selezionate e degli effetti sulla salute degli alunni. Nell’ambito dello studio sono stati raccolti dati sulla salute dei bambini e degli insegnanti per mezzo di questionari, e effettuate misurazioni oggettive di inquinanti all’interno e all’esterno delle scuole. Inoltre, su sottocampioni di scolari, sono stati effettuati anche esami clinici e strumentali.

I risultati del progetto confermano i dati emersi da recenti studi europei sul tema, primo fra tutti che la Indoor Air Quality (IAQ) nelle scuole è una problema rilevante di sanità pubblica sia perché la IAQ nelle scuole è influenzata da numerosi fattori, strutturali, gestionali e comportamentali; sia perché ha un impatto sulla salute dei bambini, soprattutto per problemi respiratori, asma e allergie, così come sulla partecipazione e sulla performance scolastica; e sia ancora perché l'inquinamento dell’aria indoor nelle scuole è un fenomeno complesso e variabile, che può avere origini diverse (outdoor, indoor) e diversa natura (fisica, chimica e biologica).

Dall’indagine sono emersi inoltre alcuni dati allarmanti tra cui il pessimo stato in cui versa il patrimonio edilizio scolastico italiano che necessita di urgenti interventi di manutenzione; le gravi criticità igienico-sanitarie rilevate nella metà delle scuole esaminate; la bassa adesione delle scuole ai protocolli operativi per le procedure di pulizia e bonifica ambientale nonché la scarsa conoscenza delle problematiche e dei rischi tipici degli ambienti indoor da parte del personale scolastico, degli studenti e delle loro famiglie. Infine un ulteriore grave dato rilevato è la mancanza nella scuola di alcune certificazioni importanti per l’edilizia scolastica.

Le conclusioni dello studio mostrano che le problematiche relative alla promozione della salute nelle scuole necessitano di un approccio globale, che non può prescindere da politiche ambientali finalizzate al miglioramento delle condizioni di salubrità degli edifici scolastici. Evidenziano, inoltre, la necessità di promuovere programmi formativi per dirigenti scolastici, personale della scuola, famiglie e studenti, per migliorare le conoscenze sui rischi indoor e promuovere la diffusione di comportamenti virtuosi come prevenzione. La scuola è un luogo unico e privilegiato in cui sviluppare interventi di educazione e promozione della salute; è un canale idoneo a raggiungere anche le famiglie e coinvolgerle nelle iniziative di prevenzione e promozione della salute.

 

Per saperne di più 

Il progetto (PDF: 2,5 Mb)

L'accordo di collaborazione (PDF: 800 Kb)


I risultati

Sintesi della relazione finale (PDF: 360 Kb)

Relazione finale versione integrale (PDF: 8,2 Kb)


Il workshop e le presentazioni

Il programma del workhop(PDF: 388 Kb)

L'inquinamento dell'aria nelle scuole. Una priorità di sanità pubblica (PDF: 5,0 Mb)
Annamaria de Martino

Progetto HESE (PDF: 1,7 Mb) - Piersante Sestini

Progetto SINPHONIE I(PDF: 2,4 Mb) - Isabella Annesi-Maesano

Progetto "Respira" (Italia-Malta) (PDF: 3,6 Mb) - Fabio Cibella

Progetto SEARCH II (PDF: 3 Mb) - Francesca De Maio

Overview del Progetto CCM Indoor School "Esposizione ad inquinanti indoor: linee guida per la valutazione dei fattori di rischio in ambiente scolastico e definizione delle misure per la tutela della salute respiratoria degli scolari e degli adolescenti" (PDF: 1,7 Mb) - Carlo Pini, Sandra Baldacci

Il panorama delle scuole italiane e lo scenario emergente dal progetto CCM Indoor-School(PDF: 930 Kb) - Paolo Carrer, Silvia Piazza

La salubrità ambientale nella scuola percepita dagli scolari, dai genitori e dagli insegnanti (PDF: 1,7 Mb) - Marzia Simoni

La percezione della salubrità ambientale a scuola (PDF: 900 Kb) - Luciana Indinnimeo, Annalisa di Coste

Microclima e inquinamento chimico indoor e outdoor (PDF: 4,4 Mb) - Gaetano Settimo

Misure ambientali del progetto CCM Indoor-School: particolato aerodisperso (PDF: 1 Mb) - Andrea Cattaneo

Misure ambientali del progetto CCM Indoor-School: microclima (PDF: 1,4 Mb) - Giuseppe Sarno

Inquinamento biologico nella scuola (PDF: 451 Mb) - Barbara Brunetto, Patrizia Iacovacci

Gli indicatori di salute e performance scolastica. Questionari alunni, genitori e insegnanti e test clinici del progetto CCM Indoor School (PDF: 2,9 Mb) - Sonia Cerrai

Effetti sulla salute dell’inquinamento ambientale a scuola: evidenze emergenti dai risultati del progetto CCM Indoor-School (PDF: 380 Kb) - Annibale Biggeri

L’efficacia dell’intervento educazionale (PDF: 1 Mb) - Luigia Brunetti, Valentina Tranchino  

Ultimo aggiornamento:
31 marzo 2015

Lesioni midollari e presa in carico

Il 29 aprile prossimo si chiuderà ufficialmente il progetto del 2012 targato CCM e coordinato da Agenas: “La presa in carico delle lesioni midollari nelle regioni italiane: implementazione dei percorsi di cura integrati ospedale-territorio e degli strumenti di gestione”. Un progetto inter-regionale che ha visto la partecipazione di Abruzzo, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia-Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria, Veneto, e Sicilia e la collaborazione della Federazione delle associazioni italiane para-tetraplegici (FAIP onlus).

Le lesioni midollari rappresentano una fra le più importanti cause di disabilità nel mondo. Sebbene la loro frequenza non sia molto elevata, come per altre malattie debilitanti, i costi per i pazienti e per la società sono al contrario molto alti. Quando le persone colpite sono in età giovanile, con aspettative di vita sempre più crescenti, la malattia ha un notevole costo sociale; quando ne sono coinvolte le persone anziane,  si determinano problemi assistenziali di grande portata con difficoltà rilevanti nella fase della continuità assistenziale sociale e sanitaria.

Obiettivi del progetto sono stati, attraverso un network-interregionale: stimare l’incidenza delle lesioni  midollari traumatiche; descrivere le criticità nei percorsi di cura integrati ospedale-territorio attraverso la rilevazione dei dati delle lesioni midollari traumatiche e non traumatiche e stimare i costi dell'assistenza ospedaliera delle lesioni midollari traumatiche.

In un’ottica di promozione dell’appropriatezza clinico-organizzativa delle Unità spinali e di una best practice è stata elaborata una proposta di documento di indirizzo sul percorso assistenziale della persona con lesione midollare, finalizzato ad una presa in carico globale. Tale documento, frutto di un ampio percorso di condivisione con i principali stakeholder, ha preso in esame le diverse fasi del percorso assistenziale, con particolare attenzione al momento della degenza nella unità spinale e agli aspetti relativi alla delicata fase della continuità dell’assistenza nel momento della dimissione.

I risultati preliminari del progetto sono stati presentati a Roma il 10 aprile durante la "Giornata nazionale della persona con lesione al midollo spinale – La sfida per l’inclusione.  La presa in carico della persona con lesione al midollo spinale e le frontiere della ricerca scientifica” – nella seconda sessione successiva a quella dedicata al percorso per l’affermazione del diritto alla salute per le persone con lesione al midollo spinale.

 

Per saperne di più

- Il progetto

Il convegno e le presentazioni

Il programma del convegno (PDF: 510 Kb)

- La salute nella persona con lesione midollare stabilizzata: la rete dei servizi territoriali nella centralità del progetto individuale: realtà territoriali a confronto - Raffaele Goretti (PDF: 1,7 Mb)

- Documento di indirizzo per l'organizzazione dell'assistenza alla persona con lesione midollare - Salvatore Ferro, Mariadonata Bellentani (PDF: 2,0 Mb)

- Criteri e requisiti di accreditamente delle unità spinali - Francesco Di Stanislao (PDF: 1,5 Mb)

- Elaborazione di Linee guida sul percorso assistenziale della persona con mielolesione Traumatica (e non traumatica) - Bruno Rusticali (PDF: 1,1 Mb)

- Linee guida cliniche sulla lesione midollare - Silvia Pregno (PDF: 2,5 Mb)

- Lesioni del midollo spinale: gestione della cura del paziente nelle Regioni italiane - Salvatore Ferro (PDF: 1,7 Mb)

- Lo studio CCM 2012: presentazione preliminare generale - Marco Franceschini (PDF: 763 Kb)

- Incidenza delle lesioni traumatiche del midollo spinale - Annibale Biggeri, Lorenzo Cecconi (PDF: 595 Kb)

- Metodologia per l'analisi dei costi sanitari nelle lesioni midollari traumatiche in diverse modalità assistenziali - Helen Banks, Giovanni Fattore (PDF: 880 Kb)

 

Ultimo aggiornamento:
15 aprile 2015

Impianti nucleari e salute

Lo stato di salute della popolazione residente nei Comuni sedi di impianti nucleari è generalmente sovrapponibile a quello della popolazione generale delle Regioni di appartenenza. Sono queste le conclusioni, in linea con quelle ottenute in altri Paesi europei, del primo rapporto italiano "Stato di salute della popolazione residente nei Comuni già sedi di impianti nucleari: analisi della mortalità, stima dei casi attesi e rassegna degli altri studi epidemiologici". Presentato a Roma, nel corso di una riunione della Conferenza Stato-Città, il rapporto è stato prodotto nell'ambito delle attività previste dall'accordo di collaborazione, stipulato tra il Ministero della Salute e l'Istituto Superiore di Sanità, per la realizzazione del progetto CCM "Studio di fattibilità di programmi di valutazione dello stato di salute della popolazione residente nei Comuni già sedi di impianti nucleari".

La mortalità per molte delle patologie prese in esame è risultata inferiore rispetto alla popolazione regionale con cui è stata confrontata. Gli eccessi di mortalità altersì osservati non possono essere direttamente attribuibili all'esposizione della popolazione a dosi di radiazioni ionizzanti causate da rilasci di radioattività dagli impianti, in quanto (sulla base delle stime riportate in questo rapporto) le dosi che possono causare effetti osservabili in termini di incremento di mortalità avrebbero potuto essere prodotte solo da un continuo e rilevante funzionamento anomalo degli impianti. Va sottolineato, infatti, che le patologie tumorali analizzate sono tutte multifattoriali, cioè vi sono diversi fattori (oltre all'esposizione a radiazioni ionizzanti) che possono aumentare il rischio di contrarre tali tumori.

Lo studio, avviato nel 2011 e collegato a un tavolo di coordinamento (promosso dalla Conferenza Stato-Città), ha valutato lo stato di salute della popolazione residente in 9 comuni italiani già sedi di impianti nucleari. È stata analizzata la mortalità per 62 gruppi di patologie ma particolare attenzione è stata data a 24 patologie tumorali connesse (in modo non univoco) all'esposizione a radiazioni ionizzanti secondo quanto indicato dalla IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro), dall'UNSCEAR (Comitato Scientifico delle Nazioni Unite sugli Effetti delle Radiazioni Atomiche), dall'ICRP (Commissione Internazionale sulla Protezione Radiologica) e dal BEIR (Comitato sugli Effetti Biologici delle Radiazioni Ionizzanti).

Nell'intero periodo 1980-2008 la mortalità complessiva per l'insieme delle 24 patologie tumorali per le quali l'esposizione alle radiazioni ionizzanti sono uno dei fattori di rischio è risultata comunque non diversa da quella di riferimento nell'insieme dei Comuni analizzati. Per i singoli Comuni, la mortalità complessiva per l'insieme delle 24 patologie tumorali risulta lievemente in eccesso a Latina (+3%), ma in difetto per altri 3 Comuni e per l'insieme dei Comuni escluso Latina (-9%).

Le analisi complessive sull'insieme dei Comuni per ognuna delle suddette 24 patologie tumorali ha mostrato, per l'intero periodo 1980-2008, un eccesso di mortalità per il tumore alla tiroide e un difetto di mortalità per tumori al colon-retto, al polmone, alla mammella e all'esofago.

Va sottolineato che gli eccessi di mortalità osservati in qualche caso nelle popolazioni dei Comuni in esame non possono essere direttamente attribuibili, in base a questa sola analisi, alla presenza di impianti nucleari, in assenza di dati o indicatori di esposizione degli individui delle popolazioni in esame ai rilasci radioattivi dagli impianti stessi.

Non è stato possibile fare un'analisi dell'incidenza delle patologie prese in esame in quanto i registri tumori coprono solo una parte del territorio italiano (e dei Comuni coinvolti). Questo ha limitato la capacità di analizzare la situazione di patologie tumorali a bassa letalità.

Lo studio ha stimato inoltre l'impatto sanitario in termini di mortalità attesa prendendo in considerazione tre diverse ipotesi di livello di esposizione della popolazione alle radiazioni ionizzanti:
1) una relativa a rilasci continui di radioattività tipici per funzionamento normale di impianti nucleari;
2) una relativa a rilasci continui uguali ai massimi registrati nei dati ufficiali europei per il funzionamento normale di impianti nucleari;
3) una relativa a rilasci continui e molto consistenti causati da un continuo funzionamento anomalo (cioè continue situazioni incidentali di lieve o moderata intensità, molto diverse comunque da incidenti gravi, per i quali le dosi alla popolazione circostante sarebbero molto superiori, come nei casi di Chernobyl e Fukushima).

Le stime effettuate sulla base di dati ufficiali europei mostrano che, assumendo che durante tutto il periodo di funzionamento degli impianti nucleari in esame i rilasci di radioattività siano stati uguali al livello massimo registrato in condizioni normali, il numero di decessi (per patologie tumorali correlabili con l'esposizione a radiazioni ionizzanti) attesi nelle popolazioni prese in esame sarebbe inferiore a 1 nell'insieme di tutti i Comuni e per tutto il periodo di osservazione (dal 1980 al 2008).

Solo in caso di rilasci consistenti di radioattività (100 volte i livelli massimi registrati in dati ufficiali) per tutto il periodo di funzionamento degli impianti si avrebbe nei circa trent'anni di osservazione un numero di casi attesi (per patologie tumorali per le quali l'esposizione a radiazioni ionizzanti ha un ruolo eziologico) superiore a 1, e tale numero rappresenterebbe circa l'1% del totale di decessi osservati per tali patologie.

Lo studio raccomanda comunque di predisporre per eventuali impianti futuri, come ad esempio per il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, un'adeguata sorveglianza sia dei livelli di esposizione a radiazioni ionizzanti, sia di tipo sanitario relativamente alle patologie potenzialmente correlate con l'esposizione a radiazioni ionizzanti.

 

Per saperne di più

Il rapporto (PDF: 4,45 Mb)

Ultimo aggiornamento:
15 aprile 2015

In bella vista - Programma Ccm 2015: iter di approvazione

14 settembre 2015

In data 3 settembre 2015, si è concluso l’iter di valutazione dei progetti di attuazione del programma CCM 2015.

Per il corrente anno, la Direzione Generale della Prevenzione ha inviato, con nota 22440 dell’8 luglio 2015, il programma CCM 2015 (approvato con DM del 11 maggio2015) a tutti gli Enti partner (Regioni e Province Autonome, ISS, INAIL, INMP e AGENAS,, invitandoli a trasmettere le proprie proposte, sotto forma di progetti esecutivi, entro il 10 agosto 2015.

In particolare, ciascun Ente partner è stato chiamato a trasmettere al Direttore Operativo del CCM un massimo di due proposte di progetto, nell’ambito delle sette linee di intervento identificate in tabella 1 del programma CCM 2015, senza alcun vincolo nella scelta della/e linea/e progettuale/i.

Quest’anno gli Enti partner hanno trasmesso un totale di 48 proposte.

Il Comitato Scientifico del CCM, sulla base dei criteri riportati nel programma stesso, ha assegnato un voto finale a ciascuno dei 48 progetti esecutivi pervenuti. In virtù della graduatoria conclusiva e tenuto conto degli importi dei singoli progetti e della disponibilità economica dell’area progettuale del programma CCM 2015, pari a € 4.501.761, nel corrente anno risultano finanziabili 12 progetti esecutivi  (PDF: 204 Kb).

Si avviano, dunque, le procedure amministrative per la stipula dei relativi accordi di collaborazione.

______________________________________________________________________

8 luglio 2015

Adottato con DM 11 maggio 2015 (PDF: 235 Kb), registrato dalla Corte dei Conti il 3 luglio 2015, il Programma annuale di attività per il 2015 del Ccm (PDF: 130 Kb).

Anche per quest’anno è stata confermata la suddivisione in due ambiti operativi: area progettuale e azioni centrali.

Nell’ambito dell’area progettuale sono stati identificati tre ambiti di intervento: patologie trasmissibili, patologie non trasmissibili e azioni di sistema per un totale di dieci linee di intervento. Tali linee di intervento rappresentano una priorità di Governo, sono coerenti con le disposizioni del Piano Nazionale della Prevenzione, rilevanti per la sanità pubblica e presentano elementi, procedure e azioni la cui evidenza di efficacia  fa prevedere un impatto misurabile.

Della disponibilità economica per il 2015 pari a 9.003.521 €, salvo accantonamenti, il 50% è stato ripartito a favore delle linee progettuali e il restante 50% sulle cosiddette azioni centrali.

Sintesi delle procedure

Il Programma Ccm 2015 è stato trasmesso con nota ufficiale agli Enti partner (PDF: 172 Kb) l'8 luglio 2015.

In merito alle procedure di attuazione si segnala che gli Enti partner (Regioni e Province Autonome, ISS, INAIL, INMP e AGENAS) sono chiamati a presentare le proposte direttamente sotto forma di progetti esecutivi, redatti secondo lo standard Ccm 2015 (PDF: 385 Kb | DOC: 230 Kb).

Ciascun Ente partner raccoglie, vaglia e trasmette al Direttore operativo del Ccm un massimo di due proposte di progetto, nell’ambito delle dieci linee di intervento identificate in tabella 1 del Programma Ccm 2015, senza alcuna limitazione alla scelta della/e linea/e progettuale/i.

Le proposte devono inoltre prevedere:

  • il coinvolgimento di almeno tre Regioni, appartenenti alle tre differenti aree geografiche Nord, Centro, Sud, così da assicurare una rappresentatività del territorio nazionale, in funzione della trasferibilità dei risultati;
  • un finanziamento non superiore a 450.000 .

I progetti esecutivi potranno vedere il coinvolgimento, oltre che delle strutture del SSN e delle Regioni medesime, della Sanità militare, dell’Istituto superiore di sanità (ISS), dell’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL), dell’Agenzia Nazionale per i Servizi sanitari regionali (AGENAS), dell’Istituto Nazionale per la Promozione della salute delle Popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (IMPP) e degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (IZZSS), anche di università e istituti di ricovero e cura a carattere scientifico a carattere pubblico e di ogni altro ente pubblico, pertinente alla progettualità prescelta.

Tempistica

Le proposte di progetto e la relativa nota ufficiale di trasmissione devono essere inviate - entro e non oltre le ore 14.00 del 10 agosto 2015 - ai seguenti indirizzi di posta elettronica:

dgprev@postacert.sanita.it
s.mele@sanita.it
d.paramatti@sanita.it
p.rosi@sanita.it

Successivamente, come previsto dal Programma, il Comitato scientifico provvederà alla disamina dei progetti esecutivi, in base alla quale verranno identificate le proposte finanziabili.

Per una più completa e dettagliata informazione sull’iter procedurale consultare il Programma Ccm 2015  (PDF: 130 Kb).

 

Documenti allegati

Programma Ccm 2015 (PDF: 130 Kb)

Guida alla redazione dei progetti (PDF: 385 Kb | DOC: 230 Kb)

Nota ufficiale agli Enti partner (PDF: 172 Kb)

DM 11 maggio 2015 (PDF: 235 Kb)

Ultimo aggiornamento:
14 settembre 2015

I prossimi eventi Ccm

Stili di vita e salute degli adolescenti. I risultati della sorveglianza HBSC Italia 2014
Un convegno sui risultati dello studio internazionale HBSC (Health Behaviour in School-aged Children - Comportamenti collegati alla salute in ragazzi di età scolare) promosso dall'Ufficio Regionale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità per l'Europa che vede la partecipazione dell'Italia, e della sorveglianza sul fumo di tabacco (GYTS) per il 2014.
Roma, 27 maggio 2015
Tutte le informazioni

L'impatto atmosferico sull'ambiente e sulla salute
Un convegno sui risultati del Progetto VIIAS (Valutazione Integrata dell'Impatto su Ambiente e Salute dell'inquinamento atmosferico) finanziato nel quadro delle iniziative del Centro Controllo Malattie (Ccm) del Ministero della Salute.
Roma, 4 giugno 2015
Tutte le informazioni

Promuovere l'attività fisica nel paziente con diabete tipo 2
Una giornata di studio sulle attività svolte nell'ambito del progetto multicentrico supportato dal Ccm "Counseling motorio e attività fisica adattata quali azioni educativo-formative per ridefinire il percorso terapeutico e migliorare la qualità di vita del paziente con diabete mellito tipo 2".
Napoli, 5 giugno 2015
Tutte le informazioni

 

Ultimo aggiornamento:
6 maggio 2015

Le attività Ccm 2014

È disponibile la relazione delle attività Ccm per l'anno 2014 dove sono riportati i contenuti del programma Ccm 2014 e le procedure adottate per la gestione delle applicazioni al programma Ccm.

Nella realizzazione delle sue attività il Ccm promuove le pratiche di eccellenza, evidence based , con lo scopo di diffondere i modelli operativi di interventi di prevenzione che abbiano dato i migliori risultati e di condividere esperienze maturate rinforzando in tal modo la rete della prevenzione in Italia.

In particolare per le proposte dell'area progettuale, nella relazione delle attività 2014 viene indicato l'iter di valutazione in base al quale è stata stilata la graduatoria finale e individuati i 16 progetti finanziabili per un totale di 7.157.750 euro.

I 16 progetti finanziabili sono stati raggruppati per ID e per Ente partner e per ciascuno di essi è riportata una breve descrizione degli obiettivi che si intendono raggiungere.

Viene inoltre rendicontata anche la cosiddetta area delle azioni centrali, funzionale alla pratica operatività del Ccm, che comprende ambiti di intervento direttamente gestiti dal Ministero.

 

La relazione delle attività Ccm 2014 (PDF: 923 Kb)


Ultimo aggiornamento:
11 maggio 2015

Una fotografia dei pazienti (ex) OPG

Si è concluso lo studio multicentrico Valutazione dei pazienti ricoverati negli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG) finalizzata a proposte di modifiche degli assetti organizzativi e di processo , promosso e finanziato dal Ccm del Ministero della salute e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità. I risultati sono stati presentati nel corso del convegno conclusivo svoltosi a Roma, a ridosso della scadenza, prevista dalla Legge 81/2014 “Disposizioni urgenti in materia di superamento degli OPG”, per la chiusura degli istituti.

Il convegno ha rappresentato un’occasione importante per raccogliere le considerazioni di operatori sanitari e figure istituzionali coinvolti nella presa in carico di questi pazienti in uscita dagli OPG. Il principale obiettivo dello studio è stato infatti rendere disponibili informazioni affidabili su caratteristiche cliniche e psicosociali nonché bisogni della popolazione ricoverata negli OPG, mediante strumenti standardizzati per la valutazione di natura e gravità dei disturbi mentali, somministrati da operatori sanitari appositamente formati.

Lo studio ha visto la partecipazione attiva degli OPG di Castiglione delle Stiviere (MN), di Reggio Emilia, Montelupo Fiorentino (FI), di Aversa (CE) e di Napoli Secondigliano, e del Dipartimento di Salute mentale di Messina che, al momento del completo trasferimento delle competenze sanitarie dalla Giustizia al SSN  anche in Sicilia, avrà la responsabilità piena dei pazienti dell’OPG di Barcellona Pozzo di Gotto.

Il Progetto OPG-ISS si configura, pertanto, come la più ampia testimonianza disponibile su questa popolazione negli ultimi dieci anni nel panorama nazionale. 

I risultati

ospedale psichiatrico giudiziarioIn tutto sono stati presi in esame, nel 2012, 473 degli 835 allora ricoverati (90% uomini, età media 42,5 anni) nei 6 OPG coinvolti nel progetto. Si tratta per la gran parte di pazienti psichiatrici autori di reato il cui disturbo mentale è antecedente e correlato al reato, per i quali era stata accertata la pericolosità sociale e che necessitavano, quindi, di una presa in carico distinta dal carcere e dai servizi psichiatrici territoriali non forensi. Più di un terzo dei partecipanti aveva commesso reati gravi contro la persona. Per la maggior parte il reato commesso non ha rappresentato la prima manifestazione della malattia mentale.

Oltre il 50% dei partecipanti aveva ricevuto una diagnosi di schizofrenia o altro disturbo psicotico. I disturbi di personalità rappresentano circa il 20% delle diagnosi, in aumento rispetto a quanto osservato in precedenti indagini. Il Progetto OPG-ISS ha riscontrato inoltre una elevata comorbilità fra disturbi mentali di classe I, in particolare fra abuso o dipendenza da sostanze e disturbi psicotici.

La durata media del ricovero in OPG è risultata pari a 2,9 anni. È stata esplorata la relazione tra alcune variabili e la durata di internamento al momento della valutazione. Le variabili più strettamente associate a una più lunga permanenza in OPG sono state quelle giudiziarie, e in particolare il reato di omicidio e tentato omicidio e una maggior durata della misura di sicurezza stabilita in giudizio. Un’associazione significativa si è evidenziata anche per la durata di malattia. Si è osservata una correlazione tra il punteggio alla sottoscala sintomi positivi (della schizofrenia) alla BPRS e durata di internamento: a punteggi indicativi di sintomatologia positiva più intensa si associa un internamento più lungo.

Il sesso femminile, il reato di omicidio o tentato omicidio, la diagnosi di schizofrenia e la durata di malattia precedente al ricovero in OPG sono le variabili associate a una durata di internamento superiore ai 5 anni, che interessa l’11,7% dei partecipanti. Su questo gruppo di pazienti sono in corso ulteriori analisi, anche con riferimento ad analoghi approfondimenti recentemente avviati nei paesi europei dotati dei servizi psichiatrico forensi maggiormente consolidati, che si confrontano con il problema dei ricoveri protratti in questo contesto.

Suscita preoccupazione il dato relativo all’intensità dei trattamenti riabilitativi disponibili nel contesto dell’OPG (pur con differenze significative fra le diverse strutture): il 17% dei pazienti non aveva effettuato neppure un’ora di riabilitazione nell’ultimo mese e solo il 15% circa era stato coinvolto in un’attività riabilitativa per almeno 8 ore settimanali.  La maggior parte dei pazienti era in contatto con i propri familiari, ma più del 45% dei ricoverati non aveva ricevuto neppure una visita nell’ultimo mese.

Conclusioni

“Anche una lettura solo superficiale di queste preziose informazioni ci consente di capire quanto sia stato importante introdurre un approccio scientificamente validato, e quanto più possibile standardizzato, alla diagnosi e alla formulazione di programmi terapeutico-riabilitativi individuali”, sottolinea Teresa di Fiandra, referente scientifico del ministero per questo progetto.

“A maggior ragione ora che è operativamente iniziato il processo di trasferimento delle persone alle strutture residenziali sanitarie previste dalla normativa (REMS) e ai percorsi territoriali coordinati dai Dipartimenti di Salute mentale (DSM), riteniamo fondamentale caratterizzare il profilo della popolazione attualmente sottoposta a misura di sicurezza in OPG, al fine di fornire preziose informazioni per la programmazione nazionale, regionale e di livello ASL/DSM”.

Infine, va ricordato che il gruppo di lavoro del progetto, costituito dal comitato scientifico e dai referenti scientifici delle UO, che ha potuto consolidarsi nel corso di tre anni di collaborazione e collegarsi con il gruppo di esperti europei attualmente impegnato nella COST Action " Long-term forensic psychiatric care " potrà rappresentare, anche in futuro, una risorsa preziosa per ulteriori approfondimenti di ricerca e iniziative formative in questo settore.

 

Per saperne di più

Il progetto e la sintesi dei risultati

Il convegno

Caratteristiche cliniche dei pazienti ricoverati negli ospedali psichiatrici giudiziari: i risultati del Progetto OPG-ISS
Roma, 18 febbraio 2015

Programma (PDF: 340 Kb)
Sintesi interventi (PDF: 970 Kb)

Ultimo aggiornamento:
13 maggio 2015

Influenza: un primo bilancio della stagione

Con l'ultimo Rapporto epidemiologico InfluNet1 termina l'attività di sorveglianza epidemiologica dell'influenza a cura dell'Istituto Superiore di Sanità. Gli ultimi dati rivelano che il livello di incidenza nell'ultima settimana (la 17a) è stato pari a 0,75 casi per mille assistiti e il numero dei casi stimati è stato di circa 45.000, per un totale di circa 6.299.000 casi dall'inizio della sorveglianza. Infine in tutte le Regioni è terminato il periodo epidemico.

Nella stagione influenzale 2014-2015, in linea con le altre stagioni, la curva epidemica ha avuto il suo picco alla fine di gennaio in cui si è registrata un'incidenza pari a 10,9 casi per mille assistiti: si tratta di uno tra i picchi più alti delle ultime stagioni. E' stato colpito dall'influenza l'11% degli italiani, un valore poco più basso rispetto a quello della stagione 2004-2005, che aveva registrato il 12% di influenzati, e molto più elevato rispetto al 4% del 2005-2006, tutt'ora minimo storico tra le stagioni influenzali.2

Per quanto riguarda l'incidenza per fasce di età, quella pediatrica è, come di consueto, la più colpita con una incidenza cumulativa decrescente all'aumentare dell'età: 26,0% per la fascia 0-4, 17,8% per quella 5-14, 9,9% nella classe 15-64, fino a toccare il minimo di 4,7% negli anziani2.

I casi gravi dall'inizio della sorveglianza sono stati 648 contro i 93 della stagione influenzale 2013-2014, e i decessi 163 contro 16 della stagione precedente.3,4 L'età mediana dei casi segnalati è di 60 anni (range 0-101). La maggior parte dei casi gravi e la quasi totalità dei decessi segnalati presentavano almeno una patologia cronica preesistente. Le più rappresentate sono le malattie cardiovascolari, seguite dalle malattie respiratorie croniche e dal diabete. Sono stati segnalati 11 casi gravi in donne gravide, di queste 8 erano al secondo e terzo trimestre di gravidanza. Una donna al sesto mese di gravidanza è deceduta. Nessuna presentava patologie croniche preesistenti.

Dal punto di vista virologico, il virus influenzale di tipo A è stato predominante rispetto a quello di tipo B. In particolare il sottotipo A(H1N1)pdm2009 nella prima parte della stagione, e il sottotipo A(H3N2) nella seconda parte.2,5

I dati sulla copertura vaccinale
A partire dalla pandemia 2009/10, le coperture vaccinali sono sensibilmente diminuite. Quelle relative alle ultime campagne antinfluenzali, infatti, mostrano che, non solo non sono stati ancora raggiunti gli obiettivi ottimali di copertura per la vaccinazione antinfluenzale nei soggetti per i quali è offerta prioritariamente (si veda Circolare 2014-2015), ma si è assistito, negli ultimi 4/5 anni, a una drammatica riduzione della copertura in tutte le categorie interessate (i dati disponibili per l'unico denominatore conosciuto - la popolazione degli ultrasessantacinquenni - rileva una riduzione di circa il 30%).

I dati relativi alla campagna vaccinale 2014/15 non sono, al momento, stati elaborati, ma sembra confermato un ulteriore calo del numero dei soggetti vaccinati in questa stagione. A questo può aver contributo il divieto di utilizzo cautelativo di due lotti di vaccino Fluad, disposto dall'AIFA, a novembre 2014. Dopo un'attenta valutazione di tutte le evidenze disponibili, il Comitato di valutazione dei rischi per la farmacovigilanza (PRAC), riunito presso l'Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) a Londra, ha concluso che non esisteva alcun nesso causale tra i vaccini antinfluenzali Fluad e gli eventi avversi segnalati.

Bibliografia
1. Rapporto Epidemiologico InfluNet. Stagione Influenzale 2014-2015 (settimana 2015 - 17 dal 20 al 26 aprile 2015) (PDF: 580 Kb)
2. Ultimo aggiornamento Epicentro.
3. Rapporto epidemiologico settimanale FluNews (aggiornamento della 17° settimana del 2015) (PDF: 1,2 Mb)
4. Rapporto epidemiologico settimanale FluNews (aggiornamento della 17a settimana del 2014) (PDF: 1,5 Mb)
5. Sorveglianza virologica dell'influenza InfluNet. Rapporto N. 24 del 29 aprile 2015 (PDF: 1,5 Mb)

Ultimo aggiornamento:
14 maggio 2015

Difterite: vietato abbassare la guardia

A distanza di quasi tre quarti di secolo dalle campagne di vaccinazione di massa in America e in Europa, la difterite è stata di fatto debellata nella gran parte dei paesi industrializzati: nel periodo 2011-2013 la maggior parte dei casi di difterite si è registrata in India e in Indonesia. Nonostante ciò, la difterite viene considerata a tutt'oggi una malattia da sorvegliare, come si legge in un articolo1 recentemente pubblicato sul Notiziario dell'Istituto Superiore di Sanità.

La difterite è una malattia a notifica obbligatoria, fortemente contagiosa, con alti tassi di mortalità, soprattutto in età pediatrica. L'agente patogeno, il Corynebacterium diphtheriae (C. diphtheriae), produce la tossina difterica responsabile di necrosi tessutale locale e anche di gravi complicanze a carico di organi vitali interni dovute alla sua possibile diffusione attraverso la circolazione del sangue. Conseguenze dell'infezione a carico delle vie aeree superiori - dopo un'incubazione di 2-4 giorni - sono rinite, faringite e laringotracheite con formazione di pseudomembrane, quest'ultima possibile responsabile di decesso per soffocamento.

Alcuni ceppi non-tossinogenici (privi dei geni della tossina difterica) di C. diphtheriae possono colonizzare il nasofaringe e causare faringiti, batteriemie, endocarditi, artriti settiche, ascessi e polmoniti. Alcuni di questi ceppi non-tossinogenici presentano i geni della tossina. Essi sono stati isolati anche recentemente negli Stati Uniti e in Europa, Italia compresa, e rappresentano un rischio per la comparsa di difterite. Infatti, attraverso reversione spontanea o per ricombinazione omologa tra i diversi corinebacteriofagi, possono tornare a produrre la tossina.

La terapia più efficace contro la difterite consiste nel DAT, un siero immune equino detto antitossina difterica; oltre ad una terapia di supporto a base di antibiotici (penicilline e/o macrolidi). La DAT è utile anche per la diagnosi di difterite. La mancanza effettiva di scorte di DAT (tra i paesi europei anche l'Italia ne è sprovvista) rappresenta un altro rischio di diffusione della malattia in quanto non permette, in caso di necessità, di intervenire tempestivamente a livello terapeutico.

La difterite è comunque prevenibile con il vaccino antidifterico (tossina difterica resa innocua attraverso trattamenti chimici), che in Italia è disponibile sia per gli adulti che per i bambini. La vaccinazione però non conferisce immunità permanente e, poiché la protezione diminuisce nel tempo, è possibile che si manifestino casi di malattia anche in soggetti già vaccinati in precedenza. Alcuni studi di siero-epidemiologia condotti in Europa hanno rivelato, per esempio, che in alcuni paesi, tra cui l'Italia, la popolazione al di sopra dei 20 anni non è protetta contro la difterite. La raccomandazione del Ministero della Salute 2 è, pertanto, di ripetere ogni 10 anni il booster del vaccino antidifterite. Operatori sanitari e popolazione generale dovrebbero essere sensibilizzati sui rischi ancora legati a possibili casi di difterite e sulla necessità di effettuare il richiamo del vaccino a distanza di dieci anni dall'ultima somministrazione per riportare i livelli sierici a valori di protezione.

In Europa la sorveglianza della difterite è passata nel 2010 sotto il coordinamento dell'European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) con il nome di European Diphtheria Surveillance Network (EDSN), una rete di sorveglianza cui partecipano 32 paesi, che lavorano attivamente per mantenere alto il livello di attenzione e le capacità diagnostiche dei laboratori di riferimento. In Italia, il laboratorio di riferimento è presso il Dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie ed Immunomediate dell'Istituto Superiore di Sanità ed ha il sostegno del Ministero della Salute attraverso un apposito Accordo di collaborazione Ccm,3,4 per la realizzazione delle attività correlate alla sorveglianza ed alla diagnostica di casi di difterite. È in questo laboratorio che si esegue la diagnosi microbiologica dei ceppi appartenenti alla specie C. diphtheriae, C. ulcerans e C. pseudotuberculosis attraverso coltura, saggi biochimici e metodi molecolari. Il Laboratorio ha tra l'altro messo a punto una metodica Real-Time PCR per la diagnosi rapida su coltura o campione clinico.

Bibliografia
1. Monaco M, Mancini F, Ciervo A, et al. La difterite: è ancora una malattia da sorvegliare? Notiziario dell'Istituto Superiore di Sanità, Vol. 28, Numero 3, Marzo 2015: pp. 3-8 (PDF: 1 Mb)
2. Il calendario vaccinale e la raccomandazione del Ministero della Salute per la difterite.
3. Il Progetto Ccm 2010 sulla sorveglianza di laboratorio di infezioni batteriche (PDF: 1,3 Mb)
4. Il Progetto Ccm 2013 sulla sorveglianza di laboratorio di infezioni batteriche (PDF: 450 Kb)

Ultimo aggiornamento:
14 maggio 2015

FAD: sistemi informativi per le case della salute

Durante il convegno conclusivo del progetto Ccm 2012 sulle case della salute per cura primaria delle malattie croniche della popolazione anziana è stato presentato il programma di e-learning "Evoluzione prospettica dei sistemi informativi e informatici a supporto della presa in carico dei pazienti cronici nelle case della salute".

Si tratta di un corso FAD nato nell'ambito del progetto Ccm che ha dimostrato il valore della casa della salute quale "nucleo prezioso per l'attivazione di un nuovo modello di welfare, all'interno del quale le istituzioni abbandonino la propria autoreferenzialità e assumano una nuova funzione di 'maternage' aiutando di fatto la comunità e i suoi membri a crescere ed a valorizzare tutte le proprie risorse", come ha sottolineato al convegno Claudio Calvaruso della Fondazione Labos. "Un modello di welfare comunitario che sostituisca il vecchio welfare state, promuovendo processi più che prestazioni e spostando la qualità del benessere dalle istituzioni alla comunità".

Il corso è indirizzato ai responsabili ICT aziendali, direttori amministrativi aziendali, direttori sanitari e direttori generali aziendali, direttori di distretto, direttore dipartimento di cure primarie e responsabili case della salute e altre figure equipollenti/delegate dai destinatari.

Decollato il 15 aprile 2015 il corso si chiuderà il 15 dicembre 2015. È gratuito e prevede il rilascio di 16 crediti ECM. È previsto il rilascio di crediti ECM complessivamente a 500 partecipanti.

Per saperne di più...


Il progetto Ccm 2012 sulle case della salute


Il corso FAD

Ultimo aggiornamento:
20 maggio 2015

I frutti dei progetti Ccm

Attività fisica e diabete

Si è concluso il progetto Ccm del 2012 Counseling motorio e attività fisica adattata quali azioni educativo-formative per ridefinire il percorso terapeutico e migliorare la qualità di vita del paziente con DM2.
Il convegno "Promuovere l'attività fisica nel paziente con diabete di tipo 2", svoltosi a Napoli il 5 giugno 2015, è stata l'occasione per discutere nuovamente del tema e riportare - oltre alle attività svolte - anche i principali risultati del progetto.

La giornata di studio ha ripercorso punto di partenza, programma, obiettivi e risultati principali del progetto che ha visto coinvolte, oltre alla Regione Campania, capofila con l'Agenzia Regionale Sanitaria e l'Università degli Studi Parthenope, le Regioni Piemonte, Lazio, Puglia e Sicilia, in linea con il principio di trasferibilità dei modelli sanitari promosso dal Ministero - Ccm, finanziatore del progetto.

I presupposti del progetto

Quella che ormai va considerata come una vera e propria epidemia di sovrappeso e obesità, a livello non solo nazionale ma anche globale, è responsabile dell'aumento di casi di diabete mellito di tipo 2 (DM2), da cui scaturiscono, oltre a gravi complicanze, conseguenze rilevanti sulla qualità di vita dei soggetti coinvolti e un incremento dei costi socio-economici della malattia.
Tale fenomeno necessita, pertanto, di essere controllato, sia riducendone l'incidenza sia promuovendo l'efficace gestione della patologia diabetica nei soggetti colpiti, che molto possono e devono fare anche in termini di assunzione di corretti stili di vita.
Data l'ormai ampia conferma, proveniente anche dalla letteratura internazionale, circa gli effetti benefici sulla prevenzione e sul trattamento del diabete, oltre che sugli apparati cardiovascolare e muscolo-scheletrico, sulle funzioni cognitive, sul tono dell'umore e sull'autostima, attività motoria ed esercizio fisico devono costituire parte integrante del percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale del DM2.

Il modello proposto dal progetto Ccm

Il modello proposto dal progetto è di tipo socio-assistenziale ed è finalizzato ad aumentare la consapevolezza e la responsabilità del paziente in merito all'introduzione dell'attività motoria, unitamente alla corretta alimentazione, nella pratica quotidiana. Esso prevede interventi di educazione personalizzati e, contestualmente, l'offerta di programmi strutturati di attività fisica adattata accessibili alla popolazione target. Ciò permette di affiancare a questi ultimi attività di counseling sia motorio sia nutrizionale finalizzate all'empowerment della persona con DM2 e che completino efficacemente il percorso terapeutico rivolto al soggetto diabetico.

Principali risultati e conclusioni

  • L'applicazione del modello è risultata vantaggiosa in termini sia sanitari sia economici.
  • Il modello realizzato si configura come un valido intervento di promozione della salute nel paziente diabetico.
  • L'attuazione del modello progettuale si è basata sulla disponibilità offerta dalle parti coinvolte.
  • Per ampliarne il successo in eventuali applicazioni future sarà necessario potenziare il coinvolgimento e la motivazione dei pazienti.
  • Una stretta interconnessione tra i diversi attori della rete organizzativa appare fondamentale per il pieno raggiungimento degli obiettivi di salute.
  • L'innovatività di un tale percorso terapeutico e la partecipazione di partner appartenenti ad altre realtà regionali hanno costituito i punti di forza del progetto.

 

Per saperne di più

La pagina del progetto CCm

 

Il convegno

Il programma
La presentazione degli obiettivi e dei risultati

Ultimo aggiornamento:
15 giugno 2015

Pneumococco in calo

Le infezioni invasive da Streptococcus pneumonia possono essere prevenute mediante vaccinazione. In Italia sono disponibili diversi vaccini tra cui i glicoconiugati che sono più immunogeni e vengono raccomandati dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale. Nel 2006 è stato introdotto il glicoconiugato 7-valente (PCV7) che dal 2010 e 2011 è stato sostituito dal glicoconiugato 13-valente (PCV13).

Come sta cambiando l’epidemiologia dello Streptococcus pneumonia e delle malattie, in termini di incidenza di malattie invasive, di distruzione dei sierotipi circolanti e del relativo fenomeno della resistenza agli antibiotici -  da quando si è passati dal vaccino dal PCV7 al PCV13 - è stato analizzato in uno studio, condotto nell’ambito della Sorveglianza nazionale delle malattie batteriche invasive, recentemente presentato al XXV European Congress of Clinical Microbiology and Infectious Diseases , a Copenhagen (25-28 aprile).

I dati raccolti in 5 Regioni, rappresentative di circa un terzo della popolazione italiana, (Piemonte, Lombardia, Provincia Autonomadi Bolzano, Provincia Autonoma di Trento, Emilia-Romagna) hanno rilevato che l’incidenza delle malattie invasive da pneumococco in bambini di età compresa tra 0 e 4 anni è diminuita da 7,5 a 4,2 casi/100.000 nel periodo 2008-2013. In particolare, l’incidenza delle infezioni dovute a sierotipi vaccinali è diminuita da 5,6 a 1,5 casi/100.000, mentre l’incidenza delle infezioni dovute a sierotipi non vaccinali è aumentata da 1,6 a 2,9 casi/100.000.

Con riferimento ai sierotipi emergenti e al problema dell’antibiotico-resistenza, negli ultimi due anni i sierotipi più comuni sono l’1 (11,3%), il 7F (9,7%), il 14 (8,1%), il 19A e il 24F (6,4% ciascuno), il 12F, il 23B e il 33F (4,8% per ciascuno). Dal 2008-2011 al 2012-2013 la non suscettibilità alla penicillina è aumentata dal 15,5% al 28,2% e la resistenza al ceftriaxon dal 6,0% al 12,5%; al contrario, nello stesso periodo, la resistenza all’eritromicina è diminuita dal 37,0% al 26,6%.

Nel 2012-2013 i seriotipi contenuti nel PCV13 rappresentavano il 66,6%, 100% e 52,9% dei ceppi, rispettivamente, non suscettibili alla penicillina, resistenti al ceftriaxone e resistenti all’eritromicina.

L’utilizzo dei vaccini glicoconiugati ha portato a un sostanziale calo dell’incidenza delle malattie da pneumococco nel periodo di sorveglianza. Durante il 2012-2013 c’è stato un calo della frequenza dei seriotipi PCV13, sebbene alcuni siano ancora predominanti e causa di malattia invasiva e di resistenza agli antibiotici.

Gli autori dello studio concludono che è necessario proseguire le attività di sorveglianza allo scopo di valutare l’impatto a lungo termine dei vaccini glicoconiugati sull’incidenza della malattie infettive da pneumococco e sull’epidemiologia di questo batterio.

I dati dello studio sono stati raccolti grazie ai progetti del Ccm sulla sorveglianza delle malattie invasive da Neisseria meningitidis, Streptococcus pneumoniae e Haemophilus influenzae.

Bibliografia

Camilli R, D'Ambrosio F, Del Grosso M. et al. Trends in Streptococcus pneumoniae invasive diseases in children in 5 Italian regions in the era of glycoconjugate vaccines, 2008-2013. 25th Meeting ECCMID – 25-28 aprile 2015,  Sessione “Changing pneumococcal disease induced by vaccination?”

Ultimo aggiornamento:
15 giugno 2015

JA-CHRODIS per la lotta alle malattie croniche

Introduzione
La JA-CHRODIS e la partecipazione dell’Italia
I Work package

 

Introduzione

L’Unione Europea (UE), attraverso il Programma Salute 2014-2020, co-finanzia iniziative volte a supportare i Paesi in un approccio globale alla promozione della salute e al controllo delle malattie croniche. L’Agenzia per i consumatori, la salute e l’alimentazione (CHAFEA), che opera indipendentemente ma sotto la sorveglianza della Direzione generale della Salute della Commissione Europea (DG SANTE), eroga i finanziamenti relativi al Programma europeo Salute secondo le regole stabilite dal programma. Fra le iniziative promosse, le Joint Action (Azioni comuni) sono lo strumento di supporto di cui si avvale l’UE per collaborare direttamente con i governi degli stati membri, in merito alle priorità della salute pubblica. Esse hanno un chiaro valore aggiunto e sono co-finanziate dalle autorità responsabili per la salute degli Stati membri (o dei Paesi terzi che partecipano al programma) ovvero da enti pubblici e organismi non governativi delegati da dette autorità.

L’Italia è partner di diverse Azioni comuni promosse negli ultimi anni, tra cui in particolare l’Azione comuneper la lotta alle malattie croniche e la promozione dell'invecchiamento sano per tutto il ciclo di vita (JA-CHRODIS) che, con 63 partner, è la più grande azione comune co-finanziata nell'ambito del Programma salute pubblica dell’UE fino ad oggi.

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La JA-CHRODIS e la partecipazione dell’Italia

La Regione Europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità presenta il più alto carico di patologie croniche non trasmissibili a livello mondiale. Alla luce di questa situazione, l’UE da alcuni anni riconosce la prevenzione delle malattie croniche e la promozione di sani stili di vita come obiettivi prioritari e ritiene necessaria una maggiore collaborazione tra i paesi membri per condividere esperienze e buone pratiche e migliorare nei singoli Paesi l’approccio strategico.

La JA-CHRODIS, pertanto, mira alla collaborazione tra gli Stati membri dell’UE, per affrontare la sfida comune delle malattie croniche. CHRODIS, finanziata dalla Commissione Europea nell’ambito del Secondo Programma Salute, coinvolge 26 Stati membri ed è coordinata dalla Spagna (“Istituto per la Salute Carlo III”- Ufficio per l’UE e i Progetti di Ricerca Internazionali).

Le malattie croniche non trasmissibili, tumori, diabete, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie e disturbi mentali sono responsabili dell’86% dei decessi in Europa. Tali patologie riguardano 8 persone su 10 di età superiore ai 65 anni, minacciano la qualità della vita di milioni di europei e comportano una spesa annuale compresa tra il 70 e l’ 80% dei bilanci sanitari dei Paesi dell’UE.

Molte malattie croniche si possono prevenire attraverso politiche e interventi che riguardano singoli fattori di rischio modificabili e fattori di rischio sociali. Eppure solo il 3% dei costi sanitari, negli Stati membri dell’UE, è attualmente investito in misure di prevenzione, mentre circa il 97% viene speso per il trattamento.

Il processo di riflessione dell’UE sulle malattie croniche ha sottolineato l’importanza della sistematica mappatura, della valutazione e del trasferimento in contesti diversi di “buone pratiche” esistenti in tutta l'UE per la promozione della salute e la prevenzione delle malattie croniche.

L’obiettivo di CHRODIS, pertanto, è promuovere e facilitare lo scambio e il trasferimento di “buone pratiche” tra i paesi partner, identificando i migliori approcci per la prevenzione e la cura delle malattie croniche, in particolare di malattie cardiovascolari, ictus e diabete di tipo 2, con un focus specifico sulla promozione della salute, la multimorbosità e la gestione del diabete.

La ricerca delle “buone pratiche” riguarda gli interventi sui fattori di rischio comportamentali, i determinanti sociali per la promozione della salute e la prevenzione, secondo un approccio “life course” finalizzato ad un invecchiamento in buona salute. Per quanto riguarda diabete e multimorbosità sono affrontati gli aspetti legati alla cura multidisciplinare e integrata, alla sicurezza dei pazienti e alla formazione professionale, verificando l’esistenza nei diversi Paesi di Piani nazionali per la prevenzione ed il controllo del diabete.

CHRODIS, quindi, mira a migliorare l’efficacia delle azioni intraprese per la prevenzione delle malattie croniche, fornendo un contributo rilevante alla promozione della salute e alla riduzione delle disuguaglianze sanitarie, per aumentare gli anni di vita in buona salute e promuovere l'invecchiamento sano e attivo.

I Work package

La JA-CHRODIS è divisa in sette Work package (WP) ed è governata da un Comitato esecutivo (Executive Board), composto da tutti i leader dei WP e sostenuta, inoltre, da un Forum di rappresentanti dei Ministeri della Salute degli Stati membri UE e da un Comitato consultivo (Advisory Board) di esperti.

I primi tre WP sono trasversali: WP 1- Coordinamento, WP 2- Disseminazione, WP 3- Valutazione.

Mentre altri quattro WP sono tematici. Il WP 4 ha per obiettivo la realizzazione di una piattaforma web europea per lo scambio delle conoscenze e delle esperienze sulle malattie croniche. I WP 5, 6 e 7 sono finalizzati alla definizione dei criteri e alla individuazione delle buone pratiche nelle aree di approfondimento, individuate rispettivamente nella prevenzione primaria delle malattie croniche con particolare riferimento a quelle cardiovascolari, la multimorbosità e il diabete tipo II; il lavoro avviato in tali WP costituisce la base per la costruzione della piattaforma web (WP4).

L’Italia partecipa alla JA con il Ministero della Salute, l’Istituto superiore di Sanità (ISS), l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e l’Università Cattolica del Sacro Cuore. In particolare l’ISS è leader del WP 7 mentre l’AIFA del WP 6.

WP 4: piattaforma per lo scambio di conoscenze

L’obiettivo del WP 4 è la costruzione della Piattaforma web per offrire a decisori, operatori sanitari, pazienti e ricercatori le informazioni più rilevanti sulle migliori pratiche per la prevenzione ed il controllo delle malattie croniche. La Piattaforma, in corso di definizione, includerà una “clearinghouse” delle migliori pratiche e politiche sulle malattie croniche in tutta Europa, selezionate sulla base di criteri concordati da parte di esperti, nonché uno strumento “on-line” per consentire agli utenti di valutare pratiche, interventi e politiche in base a tali criteri. Un “helpdesk” con consulenti esperti, inoltre, potrà fornire agli utenti consigli e indicazioni per lo sviluppo, l'attuazione e la valutazione di interventi sulle malattie croniche.

Il WP 4, pertanto sostiene gli altri WP tematici nel processo di identificazione dei criteri di valutazione, utilizzando una metodologia Delphi modificata. Cinque gruppi di esperti, infatti, sono stati chiamati ad individuare i criteri per la definizione di “buona pratica” in materia di promozione della salute e interventi di prevenzione (WP 5), interventi mirati a pazienti con multimorbosità (WP 6), interventi organizzativi e interventi condotti dai pazienti. Il quinto gruppo di esperti dovrà verificare come tutti i criteri proposti possano essere applicati per valutare le pratiche legate a malattie come il diabete (WP 7).

WP 5: promozione della salute e prevenzione delle malattie

Lo scopo di questo WP è l’individuazione di buone pratiche nel campo della promozione della salute e della prevenzione delle malattie croniche attraverso il ciclo di vita. Il lavoro comprende una revisione delle politiche e dei meccanismi esistenti nei diversi Paesi partner, anche al fine di identificare le carenze esistenti e le esigenze in questo ambito.

I paesi partner, sulla base di un questionario comune hanno, pertanto, elaborato il proprio profilo nazionale e contribuito alle individuazione di criteri comuni per la selezione delle buone pratiche. Nel corso del 2015 si prevede la selezione di alcune buone pratiche per ciascun Paese e la possibilità di scambio di conoscenze ed esperienze attraverso incontri di approfondimento e visite di studio.

Il risultato atteso del WP5, pertanto, oltre ai criteri per identificare e valutare le buone pratiche di prevenzione primaria e a predisporre una raccolta di buone pratiche validate, è la predisposizione di un documento di raccomandazioni efficaci per la promozione della salute e la prevenzione primaria, comprendente una descrizione dei fattori di successo e delle barriere per il trasferimento di una pratica promettente in un nuovo contesto.

WP 6: multimorbosità

Il WP 6 è finalizzato allo sviluppo di linee guida e metodologie comuni per percorsi di cura per pazienti con multi morbilità. Il lavoro parte dalla considerazione che mentre l’aspettativa di vita in Europa è molto alta, in parte grazie al miglioramento dell'assistenza sanitaria, la coesistenza di malattie croniche multiple in una sola persona, cioè la multimorbosità, è diventata sempre più comune. Infatti, il 65% delle persone con più di 65 presenta multimorbosità e questo numero sale all’85% per gli ultra 85enni.

I complessi bisogni sanitari di questi pazienti richiedono il coinvolgimento di un gran numero di operatori sanitari, una grande quantità di risorse e spesso la cura è frammentata, costosa e non riesce a rispondere alle esigenze del paziente. Mentre esistono programmi di assistenza globale in corso di attuazione in popolazioni relativamente piccole, non ci sono modelli di cura ampiamente accettati disponibili in tutti gli Stati membri dell'UE, a causa delle differenze organizzative.

Lo scopo del WP 6 è rivedere i programmi esistenti di assistenza globale centrata sul paziente, al fine di individuare le esigenze dei sistemi sanitari dei paesi partecipanti e di raccomandare i migliori modelli di cura possibili per i pazienti tenendo conto dei risultati, della redditività, dell'applicabilità e della replicabilità.

I partner del WP 6, pertanto, hanno realizzato un’analisi di banche dati nazionali e una revisione della letteratura per identificare le popolazioni che presentano una domanda elevata di cura e per individuare i migliori approcci per la gestione terapeutica dei pazienti europei con multimorbosità.

È in corso, inoltre, la valutazione delle buone pratiche da parte di un gruppo di esperti sulla base di risultati, costo-efficacia, applicabilità e riproducibilità degli interventi (entro la metà del 2015). Al termine del lavoro sarà predisposta una raccomandazione per i decisori nazionali su “modelli di assistenza” di ampia applicazione per pazienti con domanda elevata di cura e necessità di approcci diversi. Il WP 6 prevede, inoltre, un programma di formazione per l’identificazione delle competenze professionali essenziali per gli operatori sanitari per la gestione dei casi di comorbidità.

WP 7: diabete, un esempio di studio per il miglioramento dell’assistenza per le persone con malattie croniche

Il diabete è la quarta causa di morte più comune in Europa con circa 32 milioni di adulti europei (8,2%) affetti dalla patologia nel 2013. Il WP 7 affronta tutti gli aspetti relativi a una patologia complessa come il diabete (prevenzione primaria rivolta alle persone ad alto rischio, diagnosi precoce, prevenzione secondaria, assistenza integrata), al fine di migliorare il coordinamento e la cooperazione degli Stati membri. Particolare attenzione viene data all’attuazione dei piani nazionali diabete. Specifica attenzione è dedicata alla valutazione di come i determinanti sociali possano influenzare l’accesso alle cure.

Il WP 7 affronta la sfida che il carico del diabete determina sui sistemi sanitari e sugli individui, concentrando l’attenzione sull'identificazione delle persone ad alto rischio, la diagnosi precoce, la prevenzione secondaria e la cura, tenendo conto che il trattamento e la gestione efficace del diabete richiedono approcci globali che favoriscano la responsabilizzazione dei pazienti e li rendano in grado di auto-gestire la loro malattia per quanto possibile. Viene pertanto esplorata l’importanza dell’empowerment delle persone con diabete per la prevenzione delle complicanze e il miglioramento della cura. Ci sono buoni modelli in tutta l'UE sulla prevenzione e la gestione del diabete di tipo 2, che possono servire da esempio per gli altri e che possono essere applicati anche ad altre malattie croniche.

Il WP 7 mira, inoltre, a valutare le strategie di intervento di promozione della salute per le persone con diabete di tipo 2 e alla mappatura dei documenti politici nazionali in materia di diabete in Europa, quali Piani Nazionali Diabete (NDP) e Linee guida, per l’identificazione degli elementi essenziali, utili per l’attuazione in diversi contesti sociali, economici e culturali.

Anche per il WP 7 si prevede, al termine della JA-CHRODIS, l’individuazione di buone pratiche globali per la prevenzione e la gestione del diabete di tipo 2, lo sviluppo di linee guida per la definizione di NDP, al fine di una maggiore cooperazione europea.

 

Per approfondire

JA-CHRODIS: la Joint Action europea sulle malattie croniche

Il sito di CHRODIS

Ultimo aggiornamento:
15 giugno 2015

Stili di vita degli adolescenti

HBSCTra gli adolescenti italiani c’è un leggero miglioramento nelle abitudini salutari a tavola ma si osserva un aumento del bullismo, del gioco d'azzardo e del consumo di tabacco. È quanto emerso dai dati presentati a Roma dell’ultima sorveglianza HBSC Italia che fotografa, nell’ambiente scolastico, lo stile di vita degli adolescenti per individuare quei comportamenti a rischio che possono avere effetti sulla salute e, quindi, mettere a fuoco dove serve intervenire per promuovere la salute della collettività di oggi e di domani.

Sostenuto dal Ministero della Salute/CCM (Centro per il Controllo e la prevenzione delle Malattie), nell’ambito del programma strategico "Guadagnare salute – rendere facili le scelte salutari", condotto con il coordinamento scientifico dell’Università degli Studi di Torino, Padova e Siena e in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, le Regioni e le Aziende Sanitarie Locali, lo strumento nazionale di sorveglianza fa parte dello studio multicentrico internazionale HBSC  (Health Behaviour in School-aged Children - Comportamenti collegati alla salute in ragazzi di età scolare) che coinvolge 46 Paesi. La popolazione target dello studio HSBC è costituita dai ragazzi e ragazze in età pre-adolescenziale e adolescenziale (11, 13 e 15 anni) che rappresenta una fase cruciale per lo sviluppo dell’individuo e costituisce un momento chiave nel quale poter intervenire efficacemente e preventivamente con politiche sanitarie adeguate.

La sorveglianza HBSC in Italia

"Il Piano Nazionale della Prevenzione e il Programma Governativo ‘Guadagnare salute hanno sviluppato sistemi di sorveglianza con rappresentatività nazionale e territoriale, quale fondamento della strategia italiana in materia di prevenzione e promozione della salute", precisa Ranieri Guerra, Direttore Generale della DG Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute. "La collaborazione tra 'scuola' e 'salute'",  ha aggiunto Ranieri Guerra, “contribuisce a rafforzare le azioni finalizzate a promuovere stili di vita sani, a partire dall’infanzia, coinvolgendo famiglie e comunità scolastiche."

"L’ingresso della sorveglianza HBSC nel nostro sistema di sorveglianza nazionale, con la raccolta di dati sulla salute degli adolescenti, sui comportamenti ad essa correlati e sui loro determinanti, è stato un traguardo importante per il completamento dei sistemi sorveglianza in tutto l’ambito dell’età evolutiva", sottolinea Franco Cavallo, principal investigator dello studio HBSC, dell’Università di Torino. "Nelle ultime due rilevazioni, abbiamo raccolto non solo dati nazionali ma anche regionali, in una fascia di età che va dagli 11 ai 15 anni. Il rilevamento regionale ci permette di fotografare la situazione Regione per Regione e di monitorarne il cambiamento nel tempo, seguendo anche lo sviluppo e la valutazione delle politiche regionali".

All’ultima rilevazione del 2014 hanno partecipato 3.317 classi distribuite in tutte le Regioni italiane con un’altissima percentuale di adesione pari al 90.1% che testimonia un elevato livello di partecipazione dei ragazzi,  delle famiglie e anche delle scuole e di tutti gli operatori delle Aziende Sanitarie Locali.  Sono stati raccolti 63.148 questionari, con un campione rappresentativo a livello regionale per tutte le Regioni italiane.

I risultati

Obesità, sovrappeso e sedentarietà

I dati 2014 mostrano una diminuzione dal 2010 del sovrappeso in tutte le fasce di età, in particolare tra gli 11enni (dal 23,3% al 19% nei maschi e dal 17,1% al 13,5% nelle femmine). Anche per quanto riguarda l’obesità, si osserva un lieve calo, più evidente nei 13enni (dal 4,5% al 3,3 % nei maschi e dal 2,4% all’ 1,3% nelle femmine). Il confronto dei dati regionali evidenzia un gradiente geografico con prevalenze più alte nel Centro-Sud.

Un altro risultato positivo è l’incremento delle percentuali di ragazzi che svolgono attività fisica (un’ora di attività più di tre giorni a settimana); l’aumento è più sensibile tra gli 11enni, in particolare nei ragazzi (dal 47,6% al 57,3%) rispetto alle ragazze (dal 35,3% al 42,3%). Per quanto riguarda la sedentarietà se da un lato è in calo il numero dei ragazzi che trascorrono tre ore o più al giorno davanti alla TV, in particolare tra i 15enni (maschi da 36,9% a 30,6% - femmine da 35,8% a 26,1%), dall’altro è in aumento la percentuale di adolescenti che passano tre ore o più al giorno a giocare con il PC, lo smartphone o il tablet. L’aumento è più sensibile tra le ragazze, in particolare è raddoppiato tra le 11enni (da 8,7% a 16,5%).

Abitudini alimentari

Relativamente alle abitudini alimentari che, se scorrette, possono aumentare il rischio di diverse patologie croniche oltre a favorire l’aumento di peso, i dati HBSC confermano che solo una bassa percentuale di studenti consuma frutta e verdura almeno una volta al giorno. Rispetto al 2010 la percentuale è aumentata in tutte le classi di età e in entrambi i sessi, ma i valori permangono bassi e lontani dai consumi raccomandati.

In calo inoltre l’abitudine di saltare la prima colazione, tra i 15enni, ma si ha un lieve peggioramento tra i 13enni e gli 11enni di entrambi i sessi. In tutte le classi di età e in entrambi i sessi è in calo il consumo di bevande zuccherate (5-6 giorni a settimana o più) ) che varia tra il 29,4% dei ragazzi 11enni ed il 20% delle ragazze 15enni.

Consumo di alcolici e fumo

Nel 2014 diminuisce per entrambi i sessi e in tutte le classi di età la percentuale di adolescenti che hanno consumato alcolici almeno una volta a settimana. Tuttavia, oltre il 15% degli studenti di 15 anni e oltre il 12% delle ragazze di 15 anni dichiarano di bere 1 o più drink al giorno e si registra un aumento dei 15enni che dichiarano di essersi ubriacati almeno 2 volte nella vita (maschi da 16,7% a 20,1% - femmine da 10,8% a 16%). Nel 2014 gli studenti 15enni che dichiarano di fumare tutti i giorni sono il 13,8% dei ragazzi e il 13,3% delle ragazze. L’andamento è in crescita rispetto al 2010. Nelle altre fasce di età i valori sono molto più contenuti. Si riscontra una ampia differenza regionale con valori più elevati nelle Regioni del Centro- Sud.

Gioco d’azzardo e bullismo

Nell’indagine HBSC 2014 sono state aggiunte, nei questionari destinati ai quindicenni, delle domande relative al gioco d’azzardo. Dai risultati si evidenzia che lo hanno sperimentato circa il 60% dei maschi e il 22% delle femmine. Nell’ultimo mese prima dell’indagine hanno giocato d’azzardo oltre il 30% dei ragazzi e quasi il 4% delle ragazze. Le percentuali più alte al Sud (44% della Campania) e quelle più basse al Nord (7% della Provincia Autonoma di Trento). Quasi il 2% dei maschi di 15 anni può essere considerato dipendente dal gioco e quasi l’8% è a rischio dipendenza.

Infine, i dati evidenziano un avanzamento del problema del bullismo dal 2010 al 2014. E’, infatti, in aumento in entrambi i sessi il numero degli 11enni che dichiarano di subire atti di bullismo (maschi da 20,7% a 25,7% - femmine da 9,2% a 17,3%).

Il valore della sorveglianza HSBC

Lo sviluppo di sistemi di sorveglianza con rappresentatività nazionale e territoriale è alla base delle strategie italiane in materia di prevenzione e promozione della salute, quali il Programma "Guadagnare salute" e il Piano Nazionale della Prevenzione, attraverso i quali l’Italia ha rafforzato le azioni volte alla promozione di stili di vita sani. Un punto di forza dello studio HSBC è la collaborazione tra “scuola” e “salute” che non solo ha reso possibile la raccolta delle informazioni sui bambini e gli adolescenti, ma contribuisce a supportare interventi finalizzati a stimolare comportamenti salutari a partire dall’infanzia e coinvolgendo le famiglie e l’intera comunità scolastica. Mentre in vari Paesi, il Ministero dell’Istruzione e quello della Salute sviluppano separatamente obiettivi diversificati, in Italia esiste da lungo tempo una stretta collaborazione tra i due Dicasteri, formalizzata anche attraverso Protocolli di Intesa, in linea con le principali indicazioni internazionali, quali ad esempio quelle della Risoluzione di Vilnius del 2009 e dell’International Union for Health Promotion and Education (IUHPE).

"In questo ambito - afferma Daniela Galeone , responsabile scientifico di HBSC per il Ministero della Salute - sarà di grande importanza l’attuazione del Protocollo d’Intesa tra Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e Ministerodella Salute 'Per la tutela del diritto alla salute, allo studio e all’inclusione' sottoscritto ad aprile 2015. Le aree prioritarie di intervento individuate, per quanto attiene al diritto alla salute, sono relative alla promozione di corretti stili di vita, con particolare riguardo ad attività fisica, alimentazione e promozione della salute orale in linea con gli obiettivi di 'Guadagnare salute', nonché alla prevenzione delle dipendenze da sostanze d'abuso e delle dipendenze comportamentali, alla promozione della cultura delle vaccinazioni, con la previsione di azioni di sensibilizzazione e coinvolgimento di alunni e famiglie."

"La scuola è da tempo riconosciuta ambiente d’elezione per attivare con successo politiche volte a promuovere il benessere della collettività. Istruzione e salute sono strettamente collegate e la sinergia tra il settore educativo e quello sanitario è di importanza strategica per il Paese e per il benessere dei cittadini. L’educazione scolastica, infatti, può concorrere a migliorare significativamente salute e benessere, ad esempio attraverso la realizzazione di progetti finalizzati all’acquisizione di stili di vita e abitudini salutari.Consolidate evidenze dimostrano come, uno dei metodi più efficaci per incrementare il rendimento scolastico, consista proprio nel favorire corretti stili di vita, incoraggiando una sana alimentazione e incentivando l’attività motoria", commenta Alessandro Vienna , referente scientifico di HBSC per il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca.

I risultati della Sorveglianza HBSC Italia 2014 contribuiscono alla comprensione dei determinanti di comportamenti a rischio che spesso si instaurano in età pre-adolescenziale e adolescenziale, aiutando nella definizione e attuazione di politiche e interventi che possano nel complesso favorire corretti stili di vita - continua Vienna. - Quelli dell’educazione alla salute e dell’educazione alimentare sono temi di primaria importanza, da promuovere e potenziare ulteriormente con un’azione coordinata e sistematica di cooperazione tra il mondo della scuola - rivolgendosi nel complesso ad alunni, famiglie e docenti - e il mondo della salute, nell’ambito dei temi condivisi e nel rispetto dei propri specifici ruoli istituzionali."

I prossimi passi

"Il prossimo passo - spiega Cavallo - sarà completare nel 2018 la terza rilevazione, che dovrebbe andare di pari passo con la valutazione del Piano nazionale di prevenzione 2014-2018 e, quindi, fornire una valutazione di ‘efficacia’ di quanto è stato fatto in questo settore della popolazione, verificando quali risultati sono stati raggiunti rispetto ad alcuni mutamenti comportamentali cruciali per la salute. Si potranno valutare in primo luogo gli obiettivi identificati da 'Guadagnare salute', in particolare alimentazione, sovrappeso e abitudini voluttuarie, ma anche altri aspetti che la sorveglianza HBSC esplora (percezione della salute, gradimento della scuola, qualità delle relazioni tra pari, rapporti con i nuovi social media) ugualmente importanti per promuovere salute nel campo dell’adolescenza."

Il convegno

Stili di vita e Salute degli Adolescenti. I risultati della sorveglianza HBSC Italia 2014
Roma, 27 maggio 2015

Le relazioni
La sintesi
Il comunicato stampa 

 

Ultimo aggiornamento:
19 giugno 2015

SInT-MDR Trapianti

L'occasione per tornare a parlare di prevenzione della diffusione di infezioni sostenute da microrganismi multiresistenti in ambito trapiantologico, relativamente al progetto Ccm 2012, è stata la riunione conclusiva che ha avuto luogo a Roma il 30 aprile scorso.
Dal 2010, si è osservato in Italia un improvviso aumento della diffusione di enterobatteri resistenti ai carbapenemi, attribuibile alla espansione clonale di Klebsiellapneumoniae (KPC). I pazienti maggiormente esposti al rischio di colonizzarsi o infettarsi con MDR in ambito ospedaliero sono i pazienti esposti a procedure invasive, quelli sottoposti a procedure chirurgiche complesse e/o ricoverati per lunghi periodi di tempo ed anche i pazienti sottoposti a trapianto di organo solido, che, tra l'altro sono soggetti anche a trattamento immunosoppressivo cronico per prevenire il rigetto dell'organo trapiantato.
Il progetto Ccm consiste in uno studio osservazionale finalizzato alla valutazione della diffusione di infezioni sostenute da microrganismi multiresistenti (MDR) in ambito trapiantologico e all'analisi del rischio sui germi MDR nel processo di donazione e trapianto. Obiettivo generale del progetto è stato quello di effettuare un'analisi del rischio clinico correlato alla colonizzazione/infezione con MDR resistenti agli antibiotici, in pazienti trapiantati di organo solido, con particolare riguardo ai nuovi profili di resistenza. Per raggiungere tale obiettivo sono state svolte diverse attività: la predisposizione di una funzione web per l'inserimento dei soggetti e dei casi reclutati nello studio (funzione SInT), attività di laboratorio per il prelievo dei campioni al momento del prelievo d'organo, sulla base di uno specifico protocollo microbiologico messo al punto dal centro MIPI-ISS, attività finalizzate al mantenimento della compliance dei centri trapianto.
Nel corso dell'evento del 30 aprile scorso sono state presentate - oltre alle attività svolte durante il progetto - anche le analisi dei dati finora raccolti con l'obiettivo di conoscere la prevalenza di colonizzazione/infezione da microrganismi MDR nei donatori di organi per trapianti di fegato o polmone; il profilo fenotipico e genotipico degli isolati di enterobatteri produttori di carbapenemasi; la prevalenza di colonizzazione pre-trapianto di fegato e di polmone da microrganismi MDR; l'incidenza di infezione durante il follow up post-trapianto.
Sulla base dei risultati ottenuti, è stato raggiunto l'obiettivo di reclutamento secondo le stime effettuate (550 trapianti di fegato e 110 di polmone), a conferma della risposta eccellente dei Centri di trapianto che hanno seguito accuratamente il protocollo di studio.


Per saperne di più
La pagina del progetto
Relazione con sintesi del progetto (PDF: 870 Kb)
Il progetto sul sito di Trapianti in Rete

Riunione conclusiva
Il programma (PDF: 168 Kb)
La presentazione (PDF: 1,1 Mb)

Ultimo aggiornamento:
22 giugno 2015

Riflessioni sull'ultima stagione influenzale

In un'intervista video Raniero Guerra, direttore della Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, fa un bilancio della stagione influenzale 2014-2015: dall'andamento dell'epidemia al caso Fluad e il sistema di sorveglianza, fino alla necessità di una migliore copertura vaccinale.

 

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Ultimo aggiornamento:
23 giugno 2015

Depressione post partum

Dalla ricerca alla pratica clinica: in un video le unità operative partecipanti al progetto Ccm "Prevenzione e intervento precoce per il rischio di depressione post partum" descrivono i passi compiuti e i risultati raggiunti.

Il progetto si è proposto di valutare efficacia e fattibilità, nella pratica dei servizi italiani, di interventi psicologici di prevenzione delle complicanze e interventi precoci della depressione post partum che, come risulta da molti studi epidemiologici, può colpire una donna su dieci entro tre mesi dalla nascita del figlio.

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Per saperne di più

Il progetto

Come prevenire la depressione post partum e sentirsi nuovamente se stesse (PDF: 1,6 Mb)

Ultimo aggiornamento:
17 luglio 2015

La VIS in Italia

E' stato pubblicato, in formato e-book, il volume che raccoglie i contributi presentati al convegno “La VIS in Italia: scenari, strategie, strumenti”, tenutosi a Bologna a fine 2014, occasione di apertura del progetto Ccm 2013 Valutazione di Impatto sulla Salute (VIS): Linee Guida e strumenti per valutatori e proponenti, individuato anche con l’acronimo Tools for HIA (t4HIA).

La Valutazione d’impatto sulla salute (VIS) è un approccio preventivo che stima i futuri impatti di una politica, un piano o un progetto (come ad esempio la realizzazione di un impianto industriale o di una via di comunicazione), con l’elaborazione di diversi scenari di sviluppo e il coinvolgimento delle comunità locali e dei portatori di interesse durante tutto il percorso. 

Fare il punto sull´applicazione in Italia della VIS, sulla scorta di quanto attivato con il progetto Ccm sopra citato è l’obiettivo dell´e-book di Arpa Emilia-Romagna “La VIS in Italia. Valutazione e partecipazione nelle decisioni su ambiente e salute”, a cura di Liliana Cori, Adele Ballarini, Nunzia Linzalone, Marinella Natali e Fabrizio Bianchi, da oggi disponibile online.

Il libro mette in luce l’urgenza di una sinergia operativa tra istituzioni ambientali e sanitarie su una materia delicata come la valutazione dei passati e futuri impatti di impianti e tecnologie, così come sulle misure di prevenzione e protezione. Le riflessioni raccolte nell’e-book mostrano i progressi che si stanno realizzando in questo campo e testimoniano del vivace dibattito italiano sull'argomento, nella direzione auspicata della collaborazione e del lavoro sinergico.

  

Pagina del progetto Ccm sulla VIS

Valutazione di Impatto sulla Salute (VIS): Linee Guida e strumenti per valutatori e proponenti

 

L'e-book online

Scarica la versione .ePub

Scarica la versione .mobi

Ultimo aggiornamento:
17 luglio 2015

Il punto su morbillo e vaccinazioni

Le considerazioni di Raniero Guerra, Direttore generale della Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, sulle criticità da superare per raggiungere l’obiettivo dell’eradicazione del morbillo stabilito dall’Oms.

Una prima criticità è la disinformazione veicolata dalle campagne antivaccinali, da contrastare con una "vera cultura" supportata da evidenze scientifiche. A questa si aggiunge il problema del “medico infedele”.

 

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Ultimo aggiornamento:
22 luglio 2015

Una "Raccolta" per le MC

“Raccolta” è il risultato di una ricognizione svolta nell’ambito del sistema Igea, in collaborazione con il Centro di documentazione DoRS (Centro Regionale di Documentazione per la Promozione della Salute) della Regione Piemonte ed organizza, permettendone anche la consultazione per patologia, documenti di indirizzo, linee guida, esperienze e normative riconducibili a progetti di gestione integrata delle malattie croniche e di alcune patologie specifiche quali diabete, broncopneumopatie cronico ostruttive, scompenso, ictus e demenza.

La ricerca è stata effettuata nel periodo 2005-2014 e ha riguardato modelli di gestione integrata, in Italia e nelle singole Regioni, per le malattie croniche e per singole patologie. Le fonti della ricognizione sono state i siti istituzionali (nazionali e regionali), i principali motori di ricerca, le banche dati bibliografiche (PubMed ed Embase).

La realizzazione di questa raccolta è in linea con l’obiettivo generale del progetto Ccm 2011 che è quello di favorire lo sviluppo di modelli organizzativi di servizi integrati, orientati alla maggiore efficienza e al miglioramento della qualità dell’assistenza per le persone con malattie croniche. Miglioramento che necessita di continuità dell’assistenza, follow-up sistematici, informazione e supporto finalizzato alla massima autogestione possibile.

Il presupposto per il realizzarsi di questo importante progetto di governance è l’assunzione di un approccio sistemico e integrato che implichi un’azione coordinata tra tutte le componenti e tra tutti gli attori del sistema assistenziale, che, con responsabilità diverse, devono essere chiamati a sviluppare interventi mirati verso comuni obiettivi su un ‘patto di cura’ condiviso con il cittadino e i suoi eventuali caregiver.

 

  

Per approfondire

La pagina del Progetto Ccm

La Raccolta: normativa e documenti sulla gestione integrata in Italia

Ultimo aggiornamento:
22 luglio 2015

Il WP7 a Roma

Il 2 e 3 luglio si è tenuto a Roma, presso l'Istituto Superiore di Sanità, il 3° meeting del work package 7 della Joint Action CHRODIS, "Diabetes - a case study on strengthening health care for people with chronic diseases".

Il WP7 ha come principale obiettivo quello di migliorare il coordinamento e la cooperazione tra gli Stati Membri nell’azione contro il diabete, includendo lo scambio di buone pratiche tra i Paesi dell’Unione Europea.

Alla riunione hanno partecipato 30 partner da 15 Paesi europei. Obiettivo del meeting è stato quello di discutere con i partner lo stato di avanzamento dei lavori e organizzare le attività per i prossimi mesi che saranno cruciali per il raggiungimento degli obiettivi del progetto.

Nelle due giornate di lavoro sono stati presentati e discussi i risultati preliminari della survey relativa ai programmi sulla prevenzione e cura del diabete nei Paesi europei.


Per approfondire

JA CHRODIS per le malattie croniche sul portale Ccm
Il work package 7

Ultimo aggiornamento:
23 luglio 2015

F Menù: le ricette estive!

Come per il menù invernale, anche per la stagione estiva l’F Menù propone una serie di ricette per la salute delle donne.

Ideato dalla dott.ssa Stefania Ruggeri del Crea-nut (ex INRAN) e dalla chef Cristina Bowerman, l’F Menù estivo è stato condiviso e promosso dal gruppo di lavoro interregionale OKkio alla Ristorazione , proseguendo quanto avviato nell’ambito del progetto CCM, nell’ottica intersettoriale di “Guadagnare salute”.

Anche questo menù si propone quale esempio-modello, in quanto pone attenzione alla salute delle donne, garantendo l’assunzione di tutti i nutrienti importanti e coniugando gusto, tradizione culinaria e stagionalità.

Con le portate ridotte a tre e un basso contenuto calorico, il menù estivo è comunque ricco in folati ed omega 3, che riducono il rischio cardio e cerebrovascolare e sono particolarmente importanti per le donne in età fertile.

Il menù privilegia l’uso dell’olio extravergine di oliva e contiene poco sale e solo iodato.

Rispettando i dosaggi e i gruppi degli alimenti chiave utilizzati, gli chef della ristorazione collettiva delle regioni che hanno aderito al progetto, potranno declinare il menù con le varietà locali, dando vita a nuove F-ricette.

 

F- Menù estate

  • Pomodori, bieta, riso integrale e sgombro
  • Fagiolini e lattuga
  • Insalata di frutta di stagione e sedano

La scheda (PDF: 700 Kb)

 

 

Ultimo aggiornamento:
7 agosto 2015

Mortalità infantile in calo

Dal 1990 la mortalità infantile è dimezzata a livello mondiale. Secondo il nuovo rapporto “Levels and Trends in Child Mortality 2015”, pubblicato da Unicef, OMS, Banca mondiale e Divisione Popolazione dell’Undesa, sono scesi da 12,7 a 5,9 milioni l’anno i decessi di bambini sotto i cinque anni. È un grande risultato, ma parziale: il Millennium development goal era di ridurre di due terzi le morti infantili prevenibili entro il 2015.

ospedale psichiatrico giudiziario

“Dobbiamo riconoscere gli enormi progressi a livello globale, soprattutto dal 2000, quando molti Paesi hanno triplicato il tasso di riduzione della mortalità sotto i cinque anni”, ha commentato Geeta Rao Gupta, Vice Direttore dell’Unicef . “Ma l’ancora troppo elevato numero di bambini che continuano a morire per cause prevenibili prima del loro quinto compleanno deve spingerci a raddoppiare i nostri sforzi per fare ciò che sappiamo deve essere fatto.”

La situazione attuale è la seguente. Nel mondo ogni giorno 16 mila bambini muoiono prima del loro quinto compleanno per cause prevenibili e curabili. Il 45% dei decessi si registra nel periodo neonatale e cioè entro il 28esimo giorno di vita. Diarrea, polmoniti, sepsi, malaria e complicazioni neonatali figurano tra le principale cause. La malnutrizione è la concausa principale.

Si osservano ancora dei forti gli squilibri geografici. In Africa subsahariana la probabilità di morire prima dei 5 anni è di 1 su 12, mentre nei Paesi ad alto reddito il rischio è di 1 a 147. L’Angola è il Paese a più alta mortalità infantile (254 morti su 1000 nati), seguito da Somalia, Chad e Repubblica dell'Africa Centrale. I Paesi nordici del Vecchio Continente - Lussemburgo, Islanda, Finlandia e Norvegia - registrano le percentuali più basse come meno di tre morti su 1000 nati.

Tuttavia, dei progressi sono realizzabili anche nei luoghi più poveri, come dimostrano i 10 Paesi africani a basso reddito che - grazie agli sforzi compiuti - hanno raggiunto il Millennium development goal del -75%: Etiopia, Eritrea, Uganda, Liberia, Madagascar, Malawi, Mozambico, Nigeria, Ruanda, Uganda e Tanzania.

“La riduzione della mortalità infantile è legata a molti fattori, in particolare a un maggiore accesso ai servizi sanitari in tutto il periodo neonatale. Così come la prevenzione e la cura delle malattie infantili, una migliore nutrizione, la copertura vaccinale, l'acqua e i servizi igienico-sanitari”, ha dichiarato Margaret Chan, Direttore Generale dell'OMS. “Questa è la prova che investire nella salute dei bambini è denaro ben speso e un segno che abbiamo bisogno di accelerare gli investimenti nei prossimi anni.”


Bibliografia

Il rapporto: Levels and trends in child mortality 2015

Il comunicato stampa dell’OMS: Child mortality rates plunge by more than half since 1990 but global MDG target missed by wide margin, 09.09.2015

You D, Hug L, Ejdemyr S, et al. for the United Nations Inter-agency Group for Child Mortality Estimation (UN IGME). Global, regional, and national levels and trends in under-5 mortality between 1990 and 2015, with scenario-based projections to 2030: a systematic analysis by the UN Inter-agency Group for Child Mortality Estimation. Lancet, pubblicato online il 08.09.2015


I numeri

I grafici del Global Health Observatory dell’Oms

Le mappe del Global Health Observatory dell’Oms 

 

Ultimo aggiornamento:
22 settembre 2015

Programmazione 2014-2018

Per ogni Regione, consulta i Piani regionali della prevenzione per il quinquennio 2014-2018:

 

Ultimo aggiornamento:
12 settembre 2016

Health Quality Audit

Questo secondo corso di Health Equity Audit sarà un’occasione di studio e progettazione di iniziative di contrasto proprio alle disuguaglianze di salute, con un occhio rivolto sempre agli obiettivi del Piano nazionale di prevenzione (PNP) 2014-2018. Il corso è realizzato  nell’ambito del progetto Ccm 2014 Equity audit nei Piani regionali di prevenzione in Italia.

Come si legge nei contenuti del PNP 2014-2018 “Il Piano (2010-2013 ndr)  ha invece marginalmente affrontato il tema delle disuguaglianze di salute o meglio non si è dotato di un approccio efficace e sistematico contro le disuguaglianze (sia nei principi sia negli strumenti operativi), rischiando in tal modo di crearle o aumentarle come effetto dei progetti dei PRP”. Nel PNP 2014-2018 invece in più punti viene sottolineata l’importanza e la necessità di azioni di contrasto alle disuguaglianze di salute (in particolare in alcuni dei macro obiettivi del PNP tra cui quello della riduzione del carico prevenibile ed evitabile di morbosità, mortalità e disabilità delle malattie non trasmissibili e quello della riduzione delle esposizioni ambientali potenzialmente dannose per la salute).

Ciascuna delle quattro giornate del corso sarà dedicata ad una macroarea tematica: perché le disuguaglianze di salute sono importanti, misurare le disuguaglianze, le responsabilità della sanità, le responsabilità delle politiche non sanitarie. Il programma prevede lezioni teoriche e letture che illustreranno schemi logici, dati, metodi di ricerca, tipi di azioni, attraverso esempi di studi e di iniziative che sono stati paradigmatici nel passato, senza trascurare le peculiarità che la recente crisi economica e sociale imprime alle disuguaglianze di salute. Ad ogni sessione teorica seguirà una sessione di esercitazioni di gruppo in cui i partecipanti, con gli esperti, potranno cimentarsi nella progettazione concreta di iniziative di health equity audit applicate ad interventi di interesse della sanità pubblica (prevenzione sanitaria, organizzazione dell’assistenza sanitaria, metodi e strumenti di misura, sorveglianza e monitoraggio). A conclusione di ogni giornata di lavoro vi sarà una testimonianza significativa di health equity audit legata all’impatto della crisi. Per i partecipanti al corso vi sarà anche l’opportunità di confronto e discussione su temi di proprio interesse con i numerosi esperti dei principali progetti italiani impegnati sull’equità (in particolare il progetto CCM 2014 su  health equity audit nei Piani regionali di prevenzione, i progetti INMP sul Libro bianco sull’equità in salute in Italia e il progetto Agenas CRISALIDE su crisi e salute).

Il corso si rivolge a tutti quei professionisti interessati alla sanità pubblica e alle politiche di salute, tra cui ovviamente anche i medici in formazione specialistica intenzionati a familiarizzare con i metodi di health equity audit. Questa seconda edizione del corso prevede un numero massimo di 80 partecipanti, di cui 30 posti a disposizione per i professionisti provenienti dalla Puglia, che tramite l’ARES organizza il corso a vantaggio di un programma regionale di investimento sull’health equity audit  nel SSR. Una terza edizione del corso si terrà nell’autunno 2016 a Torino nell’ambito del Master di Epidemiologia dell’Università di Torino.

Per saperne di più

Il programma del corso (PDF: 155 Kb)

Il Piano nazionale di prevenzione (PNP) 2014-2018

Il Progetto Ccm 2014 Equity audit nei Piani regionali di prevenzione

Il Progetto Agenas CRISALIDE

Il sito dell’INMP

Ultimo aggiornamento:
24 settembre 2015

Influenza 2015-2016: le raccomandazioni

Le epidemie influenzali annuali sono associate a elevata morbosità e mortalità. Lo European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) stima che in media circa 40.000 persone muoiano prematuramente ogni anno a causa dell'influenza nell'UE. Il 90% dei decessi si verifica in soggetti di età superiore ai 65 anni, specialmente tra quelli con condizioni cliniche croniche di base.

Con l'obiettivo primario di promuovere una prevenzione e un controllo efficaci e tempestivi dell'influenza per la stagione 2015-2016, è stato elaborato e diffuso un documento che - oltre a contenere informazioni sulla sorveglianza epidemiologica e virologica relativa alla stagione 2014-2015 - fornisce raccomandazioni in vista della prossima stagione influenzale. Dalle misure di igiene e protezione individuale alla vaccinazione antinfluenzale, dall'utilizzo degli antivirali all'incremento della copertura vaccinale, queste le aree privilegiate in cui si sviluppano le raccomandazioni e gli interventi che, valutati e suggeriti già da organizzazioni internazionali come ECDC e Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sono stati accolti e diffusi a livello nazionale da Ccm-Ministero della Salute.

Nella circolare si legge che "la campagna di comunicazione sulla prevenzione dell'influenza dovrà includere informazioni sulle misure non farmaceutiche". Poiché l'influenza si trasmette per via aerea, attraverso le goccioline di saliva e le secrezioni respiratorie, è fortemente raccomandato lavare regolarmente e frequentemente le mani con acqua e sapone (in alternativa possono essere usate soluzioni detergenti a base di alcol o salviettine disinfettanti); una buona igiene respiratoria (coprire bocca e naso con un fazzoletto di carta quando si starnutisce o tossisce e gettare il fazzoletto usato nella spazzatura); evitare di portare le mani non pulite a contatto con occhi, naso e bocca; aerare regolarmente le stanze di soggiorno; evitare luoghi affollati e manifestazioni di massa. Una buona igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie è essenziale nel limitare la diffusione dell'influenza.

Per quanto riguarda la vaccinazione, invece, obiettivi principali della campagna vaccinale stagionale contro l'influenza sono la riduzione del rischio individuale di malattia, ospedalizzazione e morte, e la riduzione dei costi sociali connessi con morbosità e mortalità. Sebbene il vaccino sia indicato per chiunque desideri evitare l'influenza, la vaccinazione viene offerta attivamente e gratuitamente ai soggetti che per le loro condizioni personali corrono maggiori rischi di andare incontro a complicanze nel caso contraggano l'influenza, questo in sintonia con gli obiettivi della pianificazione sanitaria nazionale e specificamente quelli del programma di immunizzazione contro l'influenza. Le principali categorie a cui è raccomandata la vaccinazione sono i soggetti al di età pari o superiore a 65 anni, i soggetti di tutte le età affetti da patologie che aumentano il rischio di complicanze da influenza, donne che all'inizio della stagione epidemica si trovino nel secondo e terzo trimestre di gravidanza. L'offerta gratuita attiva è rivolta anche alle persone non a rischio che svolgono attività di particolare valenza sociale.

Nel documento inoltre si può leggere la composizione del vaccino per la stagione 2015-2016 che conterrà - in accordo con le indicazioni dell'OMS - una nuova variante antigenica di sottotipo H3N2 (A/Switzerland/9715293/2013), in sostituzione del ceppo A/Texas/50/2012 contenuto nel vaccino della stagione 2014-2015 e una nuova variante di tipo B (B/Phuket/3073/2013), appartenente sempre al lineaggio B/Yamagata/16/88, in sostituzione del precedente ceppo vaccinale, B/Massachusetts/2/2012.

In chiusura vengono fornite alcune raccomandazioni e suggerimenti utili a raggiungere gli obiettivi di copertura vaccinale (fissati, per tutti i gruppi target, al 75% come obiettivo minimo perseguibile, e al 95% come obiettivo ottimale), tra i quali:

  • la creazione di una lista di individui estratti sulla base degli elenchi di esenzione per patologia, presenti al livello di ASL/Regione, e - se necessario - la richiesta ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta di un elenco di soggetti a rischio presenti tra i loro assistiti e sensibilizzare anche i Medici specialisti ospedalieri e le Associazioni dei malati sull'importanza della vaccinazione antinfluenzale nei pazienti a rischio;
  • la vaccinazione antinfluenzale di tutti gli operatori sanitari, con particolare riguardo a quelli che prestano assistenza diretta nei reparti a più elevato rischio di acquisizione e trasmissione dell'infezione (Pronto soccorso, terapie intensive, oncologie, ematologie, cardiologie, chirurgie, residenze sanitarie assistenziali);
  • l'accurato monitoraggio da parte delle Aziende sanitarie delle relative coperture vaccinali raggiunte;
  • l'informare sia i medici di medicina generale che i ginecologi/ostetrici sull'importanza della vaccinazione antinfluenzale nelle donne nel secondo e terzo trimestre di gravidanza ricordando che la vaccinazione è offerta gratuitamente e che l'OMS nel suo position paper più recente sull'influenza ritiene le gravide come il più importante dei gruppi a rischio per loro stesse e per il feto.

Per saperne di più

La circolare completa

Riflessioni sull'ultima stagione influenzale (con la videointervista a Raniero Guerra)

 

Ultimo aggiornamento:
24 settembre 2015

Un malato, una cura

Negli Stati Uniti il dibattito sul contributo della medicina clinica rispetto a morbilità e mortalità a livello di popolazione e al benessere e all’aspettativa di vita delle persone meno avvantaggiate si è riacceso con le dichiarazioni di Francis Collins, Direttore dei National Institutes of Health (NIH), e Harold Varmus, Direttore del National Cancer Institute, sostenitori dell’attuale sfida della medicina personalizzata o di precisione. Rispondendo alle parole di Barak Obama, che si era espresso annunciando l’intenzione della sua amministrazione di finanziare una nuova grande iniziativa per accelerare il progresso verso una nuova era della medicina di precisione, Collins e Varmus affermano “ciò di cui si ha bisogno adesso è un ampio programma di ricerca per costruire la base di evidenze necessaria a guidare la pratica clinica” (1).

L’entusiasmo intorno al tema deriva dalla convinzione che la medicina di precisione contribuirà largamente alla pratica clinica e quindi al progresso della salute pubblica. Ma, sempre negli Stati Uniti, c’è chi smorza tale entusiasmo definendolo prematuro.1 Come commentano sul New EnglandJournal of Medicine, Ronald Bayer e Sandro Galea, le riserve riguardano il fatto che l’agenda, fitta e in crescita, della medicina di precisione non sembra interessarsi per ora a temi di salute pubblica di grande importanza, come l’esperienza di malattia e l’aspettativa di vita (gli Stati Uniti, rispetto a paesi ad essi paragonabili, risultano agli ultimi posti relativamente a questi due aspetti) o il gradiente sociale (legame reddito-salute) che caratterizza chi si ammala e chi muore. La medicina di precisione ha il grande limite di focalizzarsi sul rilevamento e la cura della malattia a livello individuale.

Pertanto, il “ciò di cui si ha bisogno” di Collins e Varmus viene ampiamente messo in discussione dallo scetticismo verso un atteggiamento totalmente a favore della medicina personalizzata. Scetticismo che riguarda sia la lettura dell’evidenza relativa ai determinanti sociali di salute pubblica, sia il riconoscimento di cosa quell’evidenza significhi in termini di priorità che dovrebbero guidare gli investimenti necessari al miglioramento della salute pubblica e alla riduzione delle disuguaglianze di salute. E proprio salute pubblica e disuguaglianze di salute sono, per istituzioni come i Centers for Disease Control and Prevention o la stessa commissione sui determinanti sociali di salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, due obiettivi principali dell’Healthy People 2010 and 2020 plans (2).

Vi è attualmente un largo consenso sul fatto che le differenze di salute tra i gruppi e all’interno dei gruppi sociali non hanno tanto a che fare con le cure cliniche bensì con i fattori socio-strutturali che modellano le nostre vite. Nonostante ciò gli Stati Uniti sembrano ancora lontani dal riconoscere che la salute collettiva dipende da fattori che vanno ben al di là della clinica e della genetica. Ed è molto significativo che, nel 2014, in termini fiscali, le aree della ricerca che contemplavano le parole “gene”, “genoma”, “genetica” hanno beneficiato del 50% in più di sostegno finanziario rispetto a quelle che includevano il termine “prevenzione”. Le conseguenze sono numerose e misurabili: solo per outcome di nascita, malattie cardiache, incidenti stradali, malattie sessualmente trasmissibili e patologie croniche del polmone, gli americani stanno peggio di popolazioni a reddito elevato di altri Paesi, condizione questa che influenza evidentemente l’aspettativa di vita e il benessere.

Senza minimizzare i vantaggi per la clinica che potrebbero derivare dalle promesse della medicina di precisione, rimane la preoccupazione che un eccessivo e sempre maggiore focus sulla medicina personalizzata distragga dall’obiettivo fondamentale di creare e avere una popolazione più sana, maggiormente in salute. 

Per saperne di più

1. Collins FS, Varmus H. A New Initiative on Precision Medicine. N Engl J Med 2015; 372: 793-5.

1. Bayer R, Galea S. Public Health in the Precision-Medicine Era. N Engl J Med 2015; 373: 499-501.

3. CDCs. Healthy People 2020

Ultimo aggiornamento:
28 settembre 2015

In bella vista: i nuovi Piani regionali della prevenzione

In attuazione del Piano nazionale della prevenzione 2014-2018 (Intesa Stato-Regioni del 13 novembre 2014), le Regioni hanno fatto pervenire al Ministero della salute i propri Piani regionali di prevenzione. È ora in corso la fase di interlocuzione con i competenti Uffici del Ministero finalizzata all’eventuale rimodulazione cui seguirà la fase attuativa degli interventi programmati.

Per ogni Regione, sono consultabili i Piani regionali presentati:

 

Ultimo aggiornamento:
28 settembre 2015

Il GBD study 2013

Il Lancet pubblica la classifica aggiornata del Global Burden of Disease Study (GBD) dei fattori di rischio responsabili del maggior numero di decessi e di disabilità su scala globale, regionale e nazionale. In termini di anni di vita persi o vissuti in condizioni di disabilità (Disability Adjusted Life Years, DALYs) l’ipertensione arteriosa e il tabacco mantengono rispettivamente il primo e il secondo posto del 2010, mentre l’alto indice di massa corporea sale al terzo posto. Al quarto e al quinto posto si classificano rispettivamente la malnutrizione infantile e l’elevata glicemia a digiuno. A seguire, nell'ordine: l'alcol, l'inquinamento dell'aria domestica, l'acqua non potabile, il sesso non protetto e lo scarso consumo di frutta nell'alimentazione.

La classifica è stata stilata misurando il “peso” sulla salute di 79 fattori di rischio e gruppi di fattori rischio comportamentali, ambientali, occupazionali e metabolici, in 188 Paesi dal 1990 al 2013. Rispetto alla precedente edizione del 2010 lo studio ha preso in esame sei nuovi fattori di rischio: la pratica del lavaggio delle mani, l’esposizione al tricloroetilene, il sesso non protetto, il sottopeso durante l’infanzia, l'arresto della crescita e il basso tasso di filtrazione glomerulare.

Le stime relative al 2013 indicano che l’insieme dei fattori di rischio esaminati ha contribuito complessivamente al 57% delle morti nel mondo, con 31 milioni decessi a fronte dei 25 milioni del 1990, e al 41%dei DALYs su scala globale con quasi 1 miliardo di DALYs. Il gruppo di fattori di rischio legati alla dieta ha contribuito a 11,3 milioni di decessi e 241,4 milioni di DALYs, a seguire la pressione sistolica alta con 10,4 milioni di decessi e 208,1 milioni di DALYs (il 15% in più rispetto al 2010), la malnutrizione materna e infantile con 1,7 milioni di decessi e 176,9 milioni di DALYs, il fumo di tabacco con 6,1 milioni di morti e 143,5 milioni di DALYs, l'inquinamento atmosferico con 5,5 milioni di decessi e 141,5 milioni DALYs, l'alto indice di massa corporea con 4,4 milioni di decessi e 134 milioni di DALYs.

Il GBD 2013 ha inoltre fotografato in quale misura il peso dei diversi fattori di rischio sulla salute cambia su scala geografica da una regione a un’altra e anche a seconda del genere. Nel Medio Oriente e nell’America Latina il principale fattore di rischio associato a perdita di salute è l’elevato indice di massa corporea. Nell’Asia meridionale e sudorientale è l’inquinamento dell’aria domestica e in India anche l’acqua non potabile e la malnutrizione infantile. Nell’Africa sub-sahariana a differenza delle altre regioni domina una combinazione unica di fattori di rischio per gli alti livelli di malnutrizione, acqua non potabile e mancanza di servizi igienico-sanitari, sesso non protetto e alcol. Sia per le donne sia per gli uomini, il sesso non protetto è il principale fattore di rischio nella regione che va dal Kenya al Sud Africa. Mentre il tabacco ha un forte impatto in diversi Paesi ad alto reddito, a partire dalla Gran Bretagna dove occupa il primo posto della top ten. Per gli uomini, l'ipertensione arteriosa o il tabacco sono i principali fattori di rischio in quasi tutti i Paesi ad alto reddito, nel nord Africa e Medio Oriente, in Europa e Asia.

Lo studio eseguito da un consorzio internazionale ha visto la partecipazione anche del nostro Paese. I dieci principali fattori di rischio che nel 2013 hanno maggiormente inciso sulla salute degli italiani in termini di anni di vita persa o disabilità sono risultati nell’ordine: pressione arteriosa alta, indice di massa corporea sopra la norma, tabacco, iperglicemia, disfunzioni renali (cioè basso tasso di filtrazione glomerulare), colesterolo alto, una dieta troppo ricca di sodio, alcol, sedentarietà e osteoporosi. La classifica evidenzia che a differenza degli altri Paesi sviluppati sulla salute degli italiani incide maggiormente la funzione renale ridotta e la scarsa densità minerale ossea; assente invece lo scarso consumo di frutta.

Il valore dello studio GBD è di analizzare a fondo vari fattori di rischio e fornire quindi informazioni basilari sulle quali sviluppare strategie chiare ed efficaci per migliorare le condizioni di salute della popolazione a livello globale, regionale e nazionale e per rafforzare le strategie di prevenzione. Gli autori commentato che metà delle morti nel mondo e più di un terzo del DALYs globale sono correlabili alle esposizioni a fattori di rischio comportamentali, ambientali e occupazionali. Tra i principali fattori di rischio su scala globale prende posto l’indice di massa corporea che è aumentato negli ultimi 23 anni. "Considerato che i fattori di rischio comportamentali hanno un forte peso, concludono gli autori sul Lancet, dovrebbe essere rafforzata la ricerca in scienze sociali e comportamentali. Molte opzioni di politiche di prevenzione nel contesto delle cure primarie sono già disponibili per agire sui fattori di rischio chiave".  


Bibliografia

Forouzanfar M, Murray C, Vos T, et al. GBD 2013 Risk Factors Collaborators. Global, regional, and national comparative risk assessment of 79 behavioral, environmental and occupational and metabolic risks or clusters of risks in 188 countries, 1990-2013: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2013. The Lancet 2015, Published Online: 10 September 2015

Ultimo aggiornamento:
28 settembre 2015

Adolescenti: nuovi standard per la salute

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), insieme al Programma delle Nazioni Unite per l'AIDS/HIV (UNAIDS), ha recentemente sviluppato e pubblicato i " Global standards for quality health-care services for adolescents ". Scopo della pubblicazione è aiutare decisori e programmatori di servizi sanitari a migliorare la qualità dei servizi per la salute in modo che gli adolescenti trovino più semplice ottenere prestazioni e servizi sanitari utili alla promozione, protezione e miglioramento della loro salute e del loro benessere.

A livello globale, numerosi dati ed evidenze mostrano come i servizi dedicati agli adolescenti siano molto frammentati, non efficientemente coordinati e qualitativamente carenti. Molti adolescenti che soffrono di disturbi mentali, abuso di sostanze, malnutrizione, ferite auto inferte e malattie croniche spesso non hanno accesso ai servizi di prevenzione e di cura. Nel frattempo, però, molti dei comportamenti che hanno un impatto per tutta la vita su di un essere umano hanno inizio proprio nell'adolescenza.

I "Global standards" raccomandano di realizzare servizi "adolescent friendly", in grado quindi di fornire consulenze gratuite o a basso costo e rendendo disponibili informazioni accurate dal punto di vista medico e appropriate all'età. Inoltre, molto importante è la possibilità per un adolescente di accedere al servizio od ottenere la prestazione senza necessariamente dover ricorrere al consenso del genitore o dell'adulto, garantendo la confidenzialità della consulenza e la certezza di un'esperienza non discriminatoria. "Se vogliamo mantenere in salute gli adolescenti, dobbiamo trattarli con rispetto," dichiara il dott. Costello, Direttore del dipartimento per la salute materna, dei bambini e degli adolescenti presso l'OMS, che ricorda inoltre come "gli adolescenti siano particolarmente vulnerabili su alcune questioni di salute. Le prime tre cause di morte tra gli adolescenti sono incidenti stradali, patologie HIV-correlate e suicidio".

I "Global standards" dell'OMS/UNAIDS si fondano da una parte sul percorso e la ricerca messi in atto da 25 Paesi di bassa o media ricchezza per adottare e applicare standard nazionali di miglioramento dei servizi sanitari rivolti agli adolescenti, dall'altra sul feedback degli stessi sistemi sanitari e di più di 1000 adolescenti in tutto il mondo. La raccomandazione alla base dei "Global standards" è che gli adolescenti devono essere pienamente coinvolti nelle azioni di programmazione, monitoraggio e nel fornire feedback sui servizi sanitari a loro rivolti, così come nelle decisioni che riguardano la loro salute.

Data la priorità della sorveglianza nel campo della salute delle popolazioni nell'età dello sviluppo, proprio in quanto molti comportamenti nell'età adulta cominciano a strutturarsi in questa età, anche secondo il Ccm è necessario definire interventi, programmi e politiche efficaci per promuovere fin dall'adolescenza comportamenti positivi per la salute. Ed è per rispondere a tale esigenza che lo stesso Ccm sostiene dal 2010 la realizzazione dello studio internazionale HBSC (Health Behaviour in School-aged Children - Comportamenti collegati alla salute dei ragazzi in età scolare), cui l'Italia partecipa dal 2001. Tale studio , attivato dal 1982 dall'Ufficio Regionale per l'Europa dell'OMS, coinvolge ogni 4 anni, nei 44 paesi aderenti, un campione di studenti di 11, 13 e 15 anni al fine di investigare e monitorare la condizione preadolescenziale dei giovani europei. "Lo sviluppo di sistemi di sorveglianza con rappresentatività nazionale e territoriale è alla base delle strategie italiane in materia di prevenzione e promozione della salute, - afferma Daniela Galeone, coordinatrice per il Ministero della Salute del programma nazionale 'Guadagnare salute' - attraverso il quale l'Italia ha rafforzato le azioni volte alla promozione di stili di vita sani, sviluppando interventi volti a modificare i comportamenti individuali non salutari e a creare condizioni ambientali che favoriscano corretti stili di vita in tutte le età, anche attraverso lo sviluppo dei Piani nazionali della Prevenzione. La collaborazione tra 'scuola' e 'salute' è un elemento centrale della strategia in quanto non solo ha reso possibile la raccolta delle informazioni sui bambini e gli adolescenti, ma contribuisce a supportare interventi finalizzati a stimolare comportamenti salutari a partire dall'infanzia e coinvolgendo le famiglie e l'intera comunità scolastica".

Ultimo aggiornamento:
26 ottobre 2015

Al via la campagna antinfluenzale

È partita la campagna di vaccinazione antinfluenzale del Ministero della Salute per la stagione 2015-2016,
che vedrà la possibilità di vaccinarsi dalla metà del mese di ottobre fino a tutto il mese di dicembre. Non essendo l'avvio della campagna vaccinale uniforme su territorio nazionale, è necessario monitorare l'offerta vaccinale delle singole regioni che dipende dalla disponibilità del vaccino nelle singole Asl.

Le categorie di popolazione cui la vaccinazione è raccomandata e offerta a titolo gratuito sono:

  • le donne che si trovino nel 2° e 3° trimestre di gravidanza durante il picco epidemico
  • tutti i soggetti a rischio di complicanze per patologie pregresse o concomitanti
  • i soggetti di età pari o superiore ai 65 anni
  • gli operatori sanitari che hanno contatto diretto con i pazienti

Per gli altri soggetti a rischio si può consultare la "Circolare Prevenzione e controllo dell'influenza: raccomandazioni per la stagione 2015-2016". Il vaccino è, comunque, indicato per tutte le persone che desiderino evitare di contrarre il virus ed è disponibile e acquistabile in farmacia dietro presentazione di ricetta medica.

Vista l'importanza di far fronte ad una malattia, come l'influenza, ricorrente e imprevedibile, oltre che impegnativa per il Sistema sanitario nazionale anche dal punto di vista delle risorse economiche, è bene attenersi alle raccomandazioni della circolare annuale citata prima.

Basandosi sulle informazioni relative ai ceppi virali circolanti e sull'andamento delle sindromi influenzali della scorsa stagione, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) indica per la stagione 2015-2016 la composizione del vaccino che conterrà: la variante A/California/7/2009 (H1N1), presente anche nel vaccino della scorsa stagione, una nuova variante antigenica di sottotipo H3N2 (A/Switzerland/9715293/2013), che sostituirà il ceppo A/Texas/50/2012 contenuto nel vaccino della scorsa stagione, una nuova variante di tipo B (B/Phuket/3073/2013), appartenente sempre al lineaggio B/Yamagata/16/88, in sostituzione del precedente ceppo vaccinale, B/Massachusetts/2/2012.

Rimane inteso che l'azione preventiva del vaccino debba combinarsi con quella di semplici ma importanti gesti quotidiani sempre utili ed efficaci (lavarsi spesso le mani, coprirsi naso e bocca quando si starnutisce, evitare di toccare occhi, naso e bocca con le mani non lavate, ecc.). Un gesto semplice ed economico, come il lavarsi spesso le mani, in particolare dopo essersi soffiati il naso o aver tossito o starnutito, costituisce un rimedio utile per ridurre la diffusione dei virus influenzali, così come di altri agenti infettivi. Sebbene tale gesto sia sottovalutato, esso rappresenta sicuramente l'intervento preventivo di prima scelta, ed è pratica riconosciuta, dall'OMS, tra le più efficaci per il controllo della diffusione delle infezioni anche negli ospedali.

 

Per approfondire:

Circolare Prevenzione e controllo dell'influenza: raccomandazioni per la stagione 2015-2016 (PDF: 990 Kb)

Le raccomandazioni per la stagione influenzale 2015-2016 sul portale CCm

Le riflessioni del direttore Guerra sull'ultima stagione influenzale

Ultimo aggiornamento:
27 ottobre 2015

I frutti dei progetti Ccm

Azioni contro il diabete

Come migliorare la prevenzione e la qualità della cura per le persone con diabete con politiche e azioni efficaci ed efficienti viene affrontato nella ricca monografia sul diabete pubblicata sugli Annali dell'Istituto Superiore di Sanità. La monografia è a firma del gruppo di lavoro del WP7 della della Joint Action europea Chronic Diseases and Promoting Healthy Ageing Across the Life Cycle (JA-CHRODIS) impegnato nella lotta contro questa malattia cronica su più fronti: prevenzione, assistenza integrata, educazione dei pazienti e promozione della salute, formazione dei professionisti sanitari, attuazione dei piani nazionali diabete e valutazione di come i determinanti sociali possano influenzare l'accesso alle cure.

La prevalenza del diabete è in continua crescita, in parte a causa dell'invecchiamento generale della popolazione ma, in grande misura, per la diffusione di condizioni a rischio prevenibili come sovrappeso e obesità, scorretta alimentazione, sedentarietà e disuguaglianze economiche. L'Organizzazione Mondiale della Sanità stima che il diabete sarà la settima causa di morte nel 2030. Secondo i dati dell'International Diabetes Federation, nel mondo sono 387 milioni le persone con diabete con una prevalenza dell'8,3% e in l'Europa 52 milioni con una prevalenza media nazionale del 7,9% che varia dal 2,4% nella Repubblica di Moldovia al 15% in Turchia, in Italia è del 4,9%.

I cinque articoli che compongono la monografia esplorano i criteri di qualità e gli indicatori come strumenti essenziali per monitorare la qualità di cura per le persone con diabete. Un articolo introduttivo presenta il lavoro del WP7 nell'ambito delle attività della Joint Action e sottolinea come il diabete sia considerato un esempio di studio per il miglioramento dell'assistenza alle persone con malattie croniche. Tre articoli della monografia esplorano le diverse azioni per la cura e la prevenzione di questa malattia approfondendo gli indicatori per i programmi di prevenzione del diabete dedicati in particolare alle persone ad alto rischio, i criteri di qualità per gli interventi di promozione della salute e, infine, i programmi educazionali indirizzati alle persone con diabete e quelli di formazione degli educatori.

La monografia si conclude con un articolo che entra nel merito del ruolo dei piani nazionali. Negli ultimi anni i diversi Paesi europei hanno sviluppato linee guida nazionali, registri, piani nazionali per la prevenzione e altre iniziative nell'ambito delle politiche per il diabete ma, di fatto, il piano nazionale per il diabete non viene ancora adottato come uno strumento standard per sostenere l'organizzazione, l'accessibilità e la qualità della cura del diabete. Lo sviluppo e l'implementazione di piani nazionali ad hoc - si legge nella presentazione della monografia - potrebbero migliorare la prevenzione e la cura del diabete e guidare il cambiamento verso modelli di cura innovativi per le persone con malattie croniche con un uso più efficiente delle risorse disponibili.

"Quanto viene descritto ed esplorato nella monografia - commenta Marina Maggini dell'Istituto Superiore di Sanità a guida del WP7 - potrà contribuire alla definizione di un set di criteri per valutare la qualità delle pratiche in atto nei vari paesi europei e consentire la condivisione delle "buone pratiche."

La monografia
Annali dell'Istituto Superiore di Sanità, volume 51, numero 3, anno 2015

Per saperne di più...
JA-CHRODIS per la lotta alle malattie croniche

Ultimo aggiornamento:
28 ottobre 2015

Invecchiare in salute

Il primo ottobre, in occasione della Giornata internazionale dell'anziano, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha presentato il "Rapporto mondiale sull'invecchiamento e la salute" con le stime sull'invecchiamento della popolazione, le differenze geografiche e sociali sullo stato di salute degli anziani e le azioni da intraprendere per un invecchiamento sano e attivo della popolazione.
Secondo le stime dell'OMS, a livello globale, la popolazione aumenta a ritmi sempre più veloci: oggi, per la prima volta nella storia, la maggior parte delle persone raggiunge e supera i 60 anni, mentre 125 milioni di persone nel mondo raggiungono gli 80; entro il 2050 la maggior parte di questi - 120 milioni - vivrà in Cina, mentre 434 milioni nel resto mondo. L'80% della popolazione anziana vivrà nei Paesi a medio e basso reddito. L'Italia è al secondo posto per longevità nel mondo dopo il Giappone: il 21,4% dei cittadini italiani è over 65 e il 6,4% è over 80. Al terzo e quarto posto della classifica si posizionano Germania e Portogallo. Diversamente dall'atteso il rapporto dell'OMS mette in luce che si vive più a lungo ma non sempre in migliore salute: "Purtroppo i 70 anni non sembrano ancora essere diventati i nuovi 60. Ma potrebbe essere così. Anzi, dovrebbe essere così". Vivere più a lungo e allo stesso tempo in buona salute il più delle volte è una prerogativa delle persone appartenenti agli strati sociali più avvantaggiati.
"Oggi molte persone anche nei Paesi più poveri vivono più a lungo", ha commentato Margaret Chan, direttore generale dell'OMS. "Ma questo non è sufficiente: dobbiamo garantire che la terza età sia vissuta in salute, in modo dignitoso e con successo. Il raggiungimento di questo obiettivo non sarà un bene solo per le persone anziane, ma sarà un bene per la società nel suo complesso".

Le tre azioni dell'OMS

Il rapporto individua tre aree chiave di intervento che richiederanno un cambiamento nel modo in cui la società pensa all'invecchiamento e alle persone anziane.

  1. Rendere i luoghi in cui viviamo più fruibili. Dei validi esempi si possono già trovare nella rete globale dell'OMS delle Città e dei Comuni Amici degli Anziani (Age-friendly) che comprende attualmente oltre 280 città, in 33 Paesi, tra cui Udine in Italia. Si va da un progetto per migliorare la sicurezza degli anziani nei quartieri poveri di Nuova Delhi a delle strutture ricettive in Australia e Irlanda per contrastare l'isolamento sociale e la solitudine.
  2. Allineare i sistemi sanitari con le esigenze degli anziani. Questo richiede che i sistemi oggi rivolti alla cura delle malattie acute diventino dei sistemi in grado di fornire assistenza per le malattie croniche che sono comuni nella terza età. Ci sono già delle iniziative in tal senso che possono essere prese come modello e introdotte in altri Paesi, quali la formazione di équipe multiprofessionali di specialisti in Brasile e la condivisione di cartelle cliniche tra centri di cura e assistenza in Canada.
  3. Sviluppare sistemi di assistenza a lungo termine per ridurre l'uso improprio dei servizi sanitari e garantire alle persone la possibilità di vivere con dignità i loro ultimi anni di vita. Le famiglie avranno bisogno di sostegno per fornire assistenza, dando maggiore libertà alle donne, che spesso sono anche coloro che hanno in carico la cura dei familiari più anziani. Sono efficienti anche semplici strategie, come il sostegno via internet per chi assiste un familiare sperimentato già nei Paesi Bassi o il sostegno alle associazioni delle persone anziane che forniscono il supporto tra pari in Vietnam.

Iniziative europee per un invecchiamento attivo e senza disabilità

In ambito europeo due importanti iniziative sono in atto per sviluppare strategie e politiche di sostegno comuni per un invecchiamento attivo e senza disabilità.
L'Ufficio Regionale Europeo dell'OMS, in collaborazione con gli Stati Membri, ha prodotto nel 2012 un Piano di Azione europeoper l'invecchiamento attivo e in buona salute nel periodo 2012-2020. Il documento tiene conto e si integra con gli altri documenti strategici dell'Ufficio Europeo dell'OMS e in particolare con le quattro aree prioritarie di "Health 2020", una politica di riferimento europea a sostegno di un'azione trasversale ai governi e alle società per la salute e il benessere. Il Piano europeo ha identificato quattro aree strategiche prioritarie di intervento e altrettanti obiettivi per l'invecchiamento attivo e in buona salute, così sintetizzabili:

  1. Invecchiamento attivo per tutto il percorso di vita, con l'obiettivo di assicurare servizi di prevenzione e promozione della salute, con un'attenzione particolare per la fascia di età over 50 anni.
  2. Sviluppo di ambienti di vita favorevoli, con l'obiettivo di sensibilizzare le comunità locali verso interventi che realizzino ambienti di vita e sociali favorevoli per le persone.
  3. Sistemi di salute e di assistenza a lungo termine centrati sulla persona, adatti per popolazioni in progressivo invecchiamento, con l'obiettivo di rafforzare la capacità dei sistemi sanitari di rispondere alle esigenze degli anziani migliorandone la salute e il benessere.
  4. Rafforzare la ricerca basata sull'evidenza, con l'obiettivo di rafforzare la capacità degli Stati Membri e dell'Ufficio Regionale di monitorare e valutare la salute e lo stato funzionale degli anziani e le possibilità di accesso ai servizi sanitari e sociali.

Una seconda iniziativa è stata ideata e lanciata dalla Commissione Europea (DG SANCO) nel novembre 2012 e riguarda lo sviluppo di una piattaforma comune denominata "European Innovation Partnership on Active and Healthy Ageing" (Partenariato per l'innovazione europea sull'invecchiamento attivo). Si tratta di un programma di collaborazione volontaria fra Stati Membri per lo scambio di buone pratiche tra i molteplici soggetti che possono intervenire o intervengono con politiche di sostegno all'invecchiamento attivo (Amministrazioni nazionali, Regioni e Amministrazioni locali, fornitori di servizi sanitari, organizzazioni di difesa degli interessi collettivi, imprese industriali, ecc.)
L'obiettivo principale da raggiungere entro il 2020 è di aumentare di almeno due anni la media europea degli anni in buona salute degli anziani. Alcune Regioni italiane, attraverso le strutture sanitarie, e altri soggetti della società civile stanno partecipando all'iniziativa.

Interventi del Ministero della Salute

Favorire il mantenimento di un buono stato di salute lungo tutto il corso dell'esistenza porta all'aumento dell'aspettativa di vita in buona salute e a un bonus in termini di longevità, fattori entrambi che possono produrre benefici importanti a livello economico, sociale e individuale. A tal fine, è necessario adottare un approccio "life-course", focalizzando l'attenzione sulla prevenzione e sulla promozione della salute, riducendo i fattori di rischio individuali (fumo, abuso di alcol, sedentarietà e alimentazione scorretta) ed agendo in maniera interdisciplinare e integrata per rimuovere le cause che impediscono ai cittadini di fare scelte di vita salutari. In questa direzione si sta muovendo il programma "Guadagnare Salute: rendere facili le scelte salutari" adottato dal nostro Paese con il DPCM del 4 maggio 2007. Si stratta di una strategia globale che, seguendo gli orientamenti dell'OMS e dell'Unione Europea, promuove la salute come bene pubblico, attraverso l'integrazione tra le azioni che competono alla collettività e quelle che sono responsabilità dei singoli individui. "Guadagnare salute" ha individuato nell'approccio intersettoriale della "Salute in tutte le politiche" il quadro di riferimento entro il quale agire al fine di promuovere la salute, prevenire patologie croniche secondo un approccio "life-course", mirando al tempo stesso a sostenerne l'equità.
La realizzazione del programma "Guadagnare Salute" è condivisa con le Regioni e con i Servizi sanitari locali ed è sostenuta dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm) attraverso una serie di progetti coerenti con le aree di intervento, in collaborazione con Istituto Superiore di Sanità, Regioni, ASL, Istituzioni e Associazioni ed Enti presenti sul territorio.
Attraverso i progetti del Ccm si è cercato di supportare ulteriori interventi che prendessero in considerazione tanto il parametro dell'invecchiamento attivo e in buona salute, quanto il concetto di fragilità, e il rischio di progressione verso la perdita di autonomia, con lo scopo di promuovere tutti gli interventi volti a mantenere il più a lungo possibile una buona qualità di vita.
Un'altra attività di rilievo è lo sviluppo di sistemi di sorveglianza con rappresentatività nazionale e territoriale.
Con il progetto "PASSI d'Argento: salute e qualità della vita nella terza età", promosso e finanziato dal Ministero della Salute e coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità, è stata messa in atto una vera e propria sorveglianza epidemiologica. Lo scopo è quello di descrivere tutti gli aspetti che concorrono al benessere degli anziani (aspetti di salute, sanitari e sociali), di individuare precocemente le aree di criticità e di rischio, di monitorare l'andamento dei fattori di rischio, al fine di suggerire ai decisori e programmatori quali siano le misure di provata efficacia da attivare per mantenere quanto più a lungo possibile tale benessere ed autonomia, mettendo a disposizione un profilo della popolazione ultra 64enne (locale, regionale e nazionale) centrato sui tre pilastri per l'invecchiamento attivo: partecipazione, salute e sicurezza. Le aree di intervento specifico e mirato messe in evidenza dal progetto PASSI d'Argento sono: cadute, masticazione, immunizzazione, vista e udito, salute mentale e demenze, stili di vita, reti sociali e sicurezza.
In modo ancora più operativo le azioni connesse alla promozione della salute della popolazione che invecchia sono state definite già nel Piano Nazionale di Prevenzione (PNP) 2010-2013, nell'ambito del quale le Regioni, nella propria programmazione locale, hanno affrontato il tema dell'invecchiamento attivo sia attraverso la promozione di uno stile di vita sano e attivo, sia nell'ambito dell'area riguardante la relazione ambiente e salute (es. effetto delle ondate di calore sulla popolazione anziana) e salute/ambiente costruito (interventi per la sicurezza domestica).
Anche il PNP 2014-2018 prevede, quale strategia per ridurre il carico prevenibile ed evitabile di morbosità, mortalità e disabilità delle malattie croniche non trasmissibili, la promozione della salute e dei corretti stili di vita nella popolazione e nei soggetti a rischio, anche ai fini dell'invecchiamento attivo. Il Piano identifica le attività per favorire l'invecchiamento sano ed attivo degli ultra64enni del nostro Paese e il raggiungimento dell'obiettivo europeo per il 2020 di aumentare di 2 anni in buona salute la vita dei cittadini europei attraverso la prevenzione dei fattori di rischio comportamentali, la modifica degli stili di vita e l'attivazione di interventi trasversali, integrati con i percorsi terapeutico-assistenziali di presa in carico, allo scopo di prevenire o ritardare l'insorgenza delle complicanze.

In questo ambito i servizi di assistenza primaria delle ASL ed in particolare i medici di base e i distretti i sanitari hanno un ruolo di primo piano nel coinvolgimento attivo degli anziani per quanto riguarda sia la prevenzione primaria e l'educazione sanitaria sia gli aspetti connessi ai percorsi diagnostico-terapeutici di qualità.

I progetti Ccm sulla salute della popolazione anziana

Università Cattolica del Sacro Cuore
Modelli innovativi per la presa in carico del paziente anziano fragile nella transizione dall'ospedale al territorio e dal territorio all'ospedale: case management e qualità della vita
L'obiettivo generale è stato realizzato attraverso il raggiungimento dei seguenti obiettivi specifici:

  1. Definizione e realizzazione del percorso formativo della figura professionale responsabile della continuità assistenziale per l'anziano fragile;
  2. Identificazione e valutazione dell'efficacia di un "codice argento" per l'accesso dell'anziano fragile in ospedale;
  3. Elaborazione di una carta del rischio della disabilità dell'anziano fragile;
  4. Sperimentazione di un modello assistenziale innovativo basato sul "case management"; questo ha portato alla identificazione di una nuova figura professionale, "Angelo Custode - Case Manager" in grado di garantire un continuum assistenziale per l'anziano fragile.

Scopo del progetto è stato quello di dimostrare come ottimalizzando il percorso assistenziale al momento dell'ingresso in ospedale ("Codice Argento") e successivamente alla dimissione dall'ospedale e all'interno dei servizi territoriali ("Angelo Custode"), sia possibile migliorare la qualità della vita dell'anziano fragile, ridurre la disabilità fisica, cognitiva e comportamentale, e al tempo stesso ridurre la spesa socio-sanitaria.
Il progetto si è concluso nel 2010.

Ars Toscana
La prevenzione della disabilità negli anziani ad alto rischio di declino funzionale: definizione e sperimentazione di strumenti e interventi
Il progetto si è proposto di definire linee guida condivise per l'identificazione dell'anziano fragile e la successiva promozione di interventi di prevenzione della disabilità nel contesto dei servizi socio - sanitari territoriali.
Lo scopo ultimo è stato quello di fornire indicazioni utili per la progettazione di interventi finalizzati alla prevenzione della disabilità nell'anziano ad alto rischio di declino funzionale.
Il progetto si è concluso nel 2013.

Regione Campania
Promozioni di stili di vita favorevoli alla prevenzione della disabilità negli anziani
Il progetto ha indagato uno degli aspetti prioritari in sanità pubblica: la prevenzione della perdita dell'autosufficienza nella popolazione anziana, determinata sia da malattie croniche sia da eventi acuti. Sebbene i fattori biologici possiedano un ruolo rilevante nel determinare il processo di invecchiamento, un ruolo fondamentale è rappresentato dai fattori psicologici e sociali.
Il progetto è andato ad implementare gli interventi regionali di prevenzione delle patologie età correlate, dando supporto ai Servizi geriatrici locali attraverso un'attività continua di formazione, consulenza, coordinamento e monitoraggio sulle aree tematiche di maggior interesse (nutrizione, fumo, attività fisica), garantita dall'Unità di Geriatria della seconda Università di Napoli.
Il progetto si è concluso nel 2014.

Regione Marche
Assegnazione dei criteri di priorità per la presa in carico degli anziani affetti da multimorbilità. Implementazione del sistema MAPLE in Italia
Il progetto si propone di introdurre uno approccio validato, il MAPLe (Method for Assigning Priority Levels) che definisca un sistema di priorità per l'accesso e la presa in carico dipendente esclusivamente dai bisogni dell'utente e che monitorizzi il livello di equità dei servizi offerti, identificando un'eventuale domanda rimasta insoddisfatta. Il MAPLe è uno strumento di valutazione affidabile e multidimensionale (che individua il fabbisogno di assistenza su 5 livelli) e che garantisce l'assegnazione di priorità di accesso ai servizi sanitari e socio sanitari degli utenti anziani, dimostratosi efficace per il miglioramento delle attività di programmazione/pianificazione e della qualità dell'assistenza all'anziano non autosufficiente.
Il progetto produrrà informazioni importanti circa lo stato di salute degli utenti e l'utilizzo dei servizi formali ed informali.
Il progetto si è concluso a maggio 2015.

 

Bibliografia
- Il rapporto dell'OMS: World report on Ageing and Health
- L'infografica dell'OMS
- Salute della popolazione anziana. Documento della Direzione Generale della Prevenzione (PDF: 175 Kb)

Ultimo aggiornamento:
29 ottobre 2015

Modelli per la cronicità

I modelli di gestione attiva delle patologie croniche, implementati a livello aziendale, hanno un impatto positivo sull’appropriatezza dei percorsi. Inoltre, diverse sono le variabili organizzative che qualificano i modelli di presa in carico e ne permettono l’implementazione. È quanto emerge dal rapporto finale di un progetto Ccm sull'impatto dei modelli proattivi innovativi, coordinato da Agenas sul tema della medicina d’iniziativa. 

Il progetto

Il progetto di ricerca “L’impatto dei modelli proattivi innovativi implementati a livello regionale per l’assistenza alle persone affette da patologie croniche”, coordinato dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali e finanziato dal Ministero della Salute, rientra nel programma di attività del Ccm per l’anno 2012 e ha visto la partecipazione di diverse unità di ricerca tra cui 7 Aziende Sanitarie di 7 Regioni Italiane (ASL Arezzo/Regione Toscana, ASL Bergamo/Regione Lombardia, ASL Lecce/Regione Puglia, ASP Ragusa/Regione Sicilia, Azienda ULSS 16 di Padova/Regione Veneto, Distretto di Senigallia/Regione Marche, ASL Reggio Emilia/Regione Emilia Romagna), l’Agenzia Regionale Sanitaria Toscana, il Cergas Università Bocconi, l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e alcuni esperti in epidemiologia e programmazione sanitaria.

Obiettivo generale del progetto è stato quello di conoscere l’impatto dei modelli/progettualità di gestione attiva delle cronicità implementati a livello aziendale in termini di appropriatezza di processo ed esito e consumi di prestazioni, anche al fine di fornire indicazioni programmatorie per migliorare la qualità dell’assistenza erogata a livello territoriale alle persone con patologie croniche. In particolare il progetto ha considerato le seguenti patologie croniche: diabete, cardiopatia ischemica, scompenso cardiaco. Il progetto si è proposto, da una parte, di individuare i modelli innovativi per la gestione attiva delle cronicità implementati a livello aziendale e analizzarne le caratteristiche organizzative; dall’altra, di misurare l’impatto di tali modelli in termini di: livelli di adesione dei professionisti alle raccomandazioni cliniche e relativa compliance dei pazienti affetti da patologie croniche; consumi di prestazioni sanitarie, attraverso l’utilizzo dei dati amministrativi.

Le progettualità aziendali di gestione attiva delle cronicità individuate sono state: Casa della Salute di Fabbrico - Percorso integrato del diabete ed empowerment - AUSL di Reggio Emilia; Progetto Chronic Related Group (CReG) – ASL di Bergamo; Gestione integrata del paziente diabetico - Distretto di Senigallia – Area Vasta 2 Fabriano; Programma Care Puglia – ASL di Lecce; Ambulatori di Gestione Integrata – ASP di Ragusa; Sanità d’iniziativa – Chronic Care Model – ASL di Arezzo; Equipe Territoriale di Assistenza Primaria (ETAP) – ULSS 16 di Padova.

È stata effettuata un’analisi organizzativa delle progettualità/modelli suddette, verificandone l’orientamento verso l’integrazione con i sistemi operativi aziendali, i processi di knowledge transfer e di riorganizzazione dei compiti tra professionisti, il miglioramento dell’accessibilità all’assistenza e l’integrazione sociosanitaria.

La valutazione dell’impatto dei modelli innovativi individuati sui livelli di adesione dei professionisti alle principali raccomandazioni cliniche e relativa compliance dei pazienti affetti da patologie croniche e sui consumi di prestazioni sanitarie è stata effettuata utilizzando metodologie di monitoraggio dei percorsi diagnostico-terapeutici, tramite dati amministrativi forniti dai sistemi informativi sanitari delle aziende partecipanti. Nello specifico sono state utilizzate tecniche di record-linkage per l’identificazione di coorti di assistiti con specifiche condizioni croniche e sono stati definiti algoritmi per il calcolo di indicatori di processo sulla base di specifiche raccomandazioni cliniche. Per la raccolta dati è stato utilizzato il software TheMatrix, sviluppato nell’ambito del programma Mattoni del SSN - Progetto Matrice “Integrazione dei contenuti informativi per la gestione sul territorio di pazienti con patologie complesse o con patologie croniche” di Agenas. Si tratta di un software open source (http://thematrix.isti.cnr.it/) che permette l’estrazione automatizzata dei dati amministrativi relativi ad anagrafe assistiti, esenzioni, farmaceutica convenzionata, farmaceutica ad erogazione diretta, specialistica ambulatoriale, Schede di Dimissione Ospedaliera. L’impatto è stato misurato, per ogni azienda partecipante al progetto, valutando la differenza in termini di aderenza alle raccomandazioni cliniche, identificate quali indicatori di processo, tra pazienti assistiti da Medici di Medicina Generale (MMG) aderenti ai suddetti modelli e pazienti assistiti da MMG non aderenti, nell’anno precedente e nell’anno successivo a quello dell’implementazione della progettualità di gestione attiva della cronicità (pre-post comparison group study).

Il progetto ha permesso di definire una metodologia per studiare l’impatto di politiche sanitarie volte al miglioramento della qualità dell’assistenza primaria. L’implementazione delle progettualità di gestione attiva delle cronicità ha portato un impatto positivo sull’appropriatezza dei percorsi in tutte le ASL. Tuttavia, diverse sono le variabili organizzative che qualificano tali modelli di presa in carico e ne permettono l’implementazione.

 

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Ultimo aggiornamento:
31 ottobre 2015

Copertura vaccinale a rischio

Il calo delle vaccinazioni nel nostro Paese è oggetto di un acceso dibattito. In un'intervista Ranieri Guerra, direttore della Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, sottolinea le criticità da superare per proteggere la popolazione, l'importanza di una informazione corretta e completa e le azioni prossime e future del Ministero della Salute e delle Regioni.

 

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Trascrizione dell'intervista integrale

La copertura vaccinale nel nostro Paese è oggetto di un acceso dibattito. Qual è la situazione?

La situazione è quella che è stata documentata anche sulla stampa. C’è una caduta della copertura vaccinale, per alcuni vaccini più marcata, per altri vaccini meno. Scontiamo sia l’episodio Fluad di inizio anno, sia una generale disaffezione che, però, dal mio punto di vista è più articolata di quanto sembri. È indubbio che ci sia una campagna antivaccinista in corso, ne abbiamo conferma anche dai sensori internet che ci permettono di capire anche quello che gli antivaccinisti realizzano e propongono alla popolazione; c’è poi da parte nostra molto probabilmente una scarsa cura alla comunicazione non tanto istituzionale quanto da persona a persona. Il senso di quanto apparso sulla stampa anche nei confronti di medici presunti infedeli o che non raccomandano attivamente la vaccinazione è questo: c’è bisogno di una coesione di sistema, tutto il sistema sanitario deve essere convinto che la pratica vaccinale è una pratica adeguata, opportuna e rilevante; credo che il Ministro si sia spesa con parole molto forti su questo. Il principio della vaccinazione è il principio fondante della sanità pubblica del secolo scorso e di questo secolo, quindi non è un’invenzione di qualcuno che all’interno di un ministero o di un istituto superiore propone pratiche nocive o non documentate alla popolazione; è qualcosa di molto complesso, che viene studiato e controllato sistematicamente: pertanto da questo punto di vista la popolazione, le mamme e i papà devono assolutamente essere certi che quanto viene messo a disposizione ha una validità scientifica, viene registrato in laboratorio, e sottoposto ad una validità di ricerca continua: la ricerca va avanti continuamente pur con estrema difficoltà per la sintesi di vaccini nuovi più sicuri e migliori. Credo che tutte le statistiche stiano a dimostrare questo. Quando c’è un contrasto di opinioni quello che conta è l’evidenza fattuale, contano i numeri, l’evidenza quotidiana di quanto accade anche nel caso in cui la copertura cali.
Il nostro Paese - con la Germania - è la nazione più esposta ad epidemie di morbillo e questa è una realtà, altri Paesi hanno fatto molto di più, hanno proposto in maniera più sistematica e sostenuta la vaccinazione antimorbillosa e sono riusciti a eradicare il morbillo. Questo significa che non hanno il migliaio di casi all’anno che abbiamo noi, non hanno le qualche decine di morti attribuibili alla mancata vaccinazione e alla malattia. Io tra l’altro sono un caso di questi: ho preso il morbillo a 30 anni e sono quasi morto; l’ho attaccato a mio figlio, in quel momento eravamo in Africa e il vaccino non c’era, e mio figlio è quasi morto ugualmente, ce la siamo cavata soltanto perché abbiamo potuto utilizzare strumenti clinici avanzati che non sono sempre a disposizione di tutti. Questa è una realtà incontrovertibile. Le sciocchezze che vengono raccontate dagli antivaccinisti in tema di associazione tra vaccino antimorbilloso e autismo, epilessia (l’ultima che è uscita è una correlazione tra vaccini e omosessualità) sono assolutamente indegne, indecenti, per professionisti che dovrebbero praticare la medicina. Il comandamento ippocratico, come ben si sa, prescrive di agire secondo scienza e secondo coscienza. La scienza è quella che vi dicevo poc’anzi, le evidenze scientifiche sono costanti, coerenti e sono assolutamente disponibili a tutti: chiunque abbia voglia di informarsi correttamente ne ha la possibilità, esistono siti web certificati utilizzati e gestiti da società scientifiche serie e accreditate che quindi forniscono informazione sicura, vera, non una informazione tendenziosa, falsa o utilizzata per disorientare attivamente la popolazione. Questa è una cosa fondamentale che deve essere conosciuta, divulgata, compresa e accettata.
Agire secondo coscienza è un altro discorso importante, perché il medico che non è coerente con lo spirito della propria professione è un medico che è indegno di praticarla. Su questo credo ci siano state importanti prese di posizione anche da parte di alcuni presidenti di ordini dei medici provinciali che hanno sottolineato ancora una volta come vaccinazioni, terapie e l’intero bagaglio della medicina moderna siano sottoposte ad un codice deontologico, che garantisca l’autodisciplina della professione. Chi infrange il codice è sottoposto a una verifica da parte dell’ordine dei medici che ha potere sanzionatorio per prevenire o eliminare questa mancanza di coscienza. Noi ci auguriamo che ovviamente questo non avvenga ma penso che la professione debba sorvegliare la propria capacità di proposizione, di interagire con la popolazione, la propria missione, perché di questo si tratta: abbiamo la missione di proteggere la nostra gente, e questo cerchiamo di fare. 

La sola misurazione della copertura vaccinale a 24 mesi dell’Istituto Superiore di Sanità non tiene conto dei numerosi casi di genitori che non rifiutano in toto le vaccinazioni dei propri figli ma le ritardano. I numeri sulla non copertura vaccinale sarebbero quindi sovrastimati?

No, non sono sovrastimati. Abbiamo degli indicatori molto sensibili, sappiamo benissimo quello che accade, e dove accade, abbiamo una distribuzione di mancata copertura o di riduzione della copertura che è praticamente universale, con l’eccezione di un paio di regioni. Questo è un dato di fatto, non c’è nessuna sovrastima né sottostima. I numeri parlano molto chiaro. Per quanto riguarda il ritardo nella vaccinazione è una scelta che qualche famiglia, qualche genitore fa. Vi ricordo tuttavia quanto accaduto recentemente a Bologna con il caso della bambina morte di pertosse. La bambina è morta prima del raggiungimento dell’età vaccinaria, non sarebbe stata coperta comunque da un vaccino. Il problema è che i bambini intorno a lei, esposti perché non vaccinati, hanno contratto la pertosse e l’hanno molto probabilmente contagiata. Questo è un elemento fondamentale che deve essere considerato nella responsabilità sociale che abbiamo rispetto a tutti quanti, all’intera popolazione. Non si tratta infatti di scelte esclusivamente individuali su come proteggere il proprio bambino o la propria famiglia, si tratta di scelte collettive, sociali, etiche che nel momento in cui permettono di arrivare ad una copertura di tutta la popolazione proteggono anche coloro che per motivi immunitari, per motivi medici o sanitari non possono essere sottoposti alla vaccinazione. Qualcuno c’è, e viene identificato; è il medico curante, o il pediatra ad essere in grado di definire chi non deve essere sottoposto alla vaccinazione per motivi medici, ma queste persone devono essere protette comunque e l’unico modo è che tutti gli altri intorno a loro – che viceversa hanno la possibilità di essere vaccinati – lo siano veramente, in questo modo la circolazione del virus e dei batteri diminuisce drasticamente e si realizza un effetto di protezione anche nei confronti di coloro che non possono essere vaccinati. 

Come incrementare la copertura vaccinale: sistemi coercitivi come l’obbligo delle vaccinazioni per accedere a scuola oppure maggiore informazione ai cittadini?

Anche questo punto va chiarito. L’obbligo vaccinario venne introdotto a suo tempo per garantire a tutti la possibilità di ricevere vaccinazioni gratuitamente, lo Stato in altre parole poteva erogare senza chiedere pagamento, quindi in maniera totalmente gratuita, soltanto sancendone l’obbligo. Questa situazione ovviamente è cambiata perché i tempi sono completamente diversi.
La Regione Veneto per esempio ha proposto il superamento dell’obbligo vaccinario che sta sorvegliando in maniera molto seria e attenta. Nel corso degli ultimi anni c’è stata una diminuzione della copertura vaccinaria determinata ovviamente dal venir meno dell’obbligo. Ma è chiaro che nel momento in cui si leva l’obbligo vaccinario, che credo sia un elemento di assoluta civiltà che possiamo certamente considerare (il nuovo piano vaccinario prevede non tanto che venga levato l’obbligo quanto la possibilità di superare l’obbligo in base all’esperienza della Regione Veneto) ci devono essere meccanismi di controllo, di cautela e protezione che vengono ovviamente realizzati, per fare in modo che in ogni caso la popolazione venga protetta. Questo significa agire attraverso campagne di comunicazione continue, sistematiche, precise, documentate - se volete anche aggressive - che permettano alla gente di capire che quanto proponiamo ha una validità, e quanto propongono i nostri avversari, perché non ho altra terminologia, gli antivaccinisti, non ha alcun fondamento e probabilmente nasconde interessi che non voglio analizzare perché non è il caso né il momento, ma che sono ovvi ed evidenti e non sono certamente il bene della gente. Si deve fare in modo che le famiglie abbiano una documentazione chiara, una comunicazione sistematica e corretta e abbiano la possibilità di fare riferimento ai propri medici, ai propri pediatri. Abbiamo una rete di professionisti importante distribuita sul territorio a disposizione della popolazione, una rete unica al mondo, e si tratta di professionisti preparati che hanno già manifestato una grande disponibilità relativamente alla comunicazione corretta - anche interpersonale - verso la propria clientela per fare in modo che tutti capiscano di cosa si parla, e scelgano liberamente - in base ad una documentazione chiara e comprensibile.
L’obiettivo è di innalzare la copertura vaccinale liberamente scelta, perché così le famiglie decidono di fare in modo tale da garantire la protezione per i propri figli. Nel momento in cui si supera l’obbligo vaccinale è altrettanto chiaro che noi abbiamo il dovere di tutelare tutti. L’obbligo di certificare in questo caso l’avvenuta vaccinazione per l’ingresso scolastico è evidentemente dipendente da tutto ciò, si supera l’obbligo certificativo vaccinale ma non si può permettere a chi non è vaccinato di frequentare scuole o altre istituzioni in cui il non vaccinato verrebbe a rappresentare un pericolo costante per tutti gli altri. Questo meccanismo è da studiare, non c’è niente di preconcetto, è qualcosa che stiamo valutando. La Regione Veneto ci sta dando dei risultati e degli elementi di conoscenza, di pratica di tutto ciò che avviene nel momento in cui si supera questo obbligo, è un’esperienza preziosa che probabilmente ci sarà utile per decidere che cosa fare nel prossimo futuro. 

Alcuni genitori lamentano una frettolosa informazione che si focalizza esclusivamente sui benefici e non sui rischi. Quale la corretta informazione da parte degli operatori sanitari?

L’informazione corretta è quella che permette ai genitori, o a chiunque abbia intenzione di vaccinarsi, di capire quali sono i rischi e le probabilità associate alla pratica vaccinaria. La comunicazione del rischio è una delle comunicazioni più difficili nel mondo della medicina, perché c’è poca cultura scientifica, c’è poca abitudine a discutere di probabilità e a comprendere quali sono le rischiosità - essendo sani - a cui ci si espone nel momento in cui non si adotta una pratica preventiva come quella vaccinaria. La questione è: “perché io sano devo vaccinarmi oggi dato che non ho nessuna patologia in atto?”. Perché il rischio di contrarre quella patologia è notevolmente più alto del rischio di andare incontro ad un effetto collaterale o ad un effetto indesiderato da parte del vaccino. Nel momento in cui decido di vaccinarmi io so di intraprendere un percorso protettivo che mi garantisce rispetto alla contrazione di una patologia seria, grave, qualche volta mortale. Si tratta di un discorso molto serio che una grande proporzione di medici è in grado di fare, così come i pediatri sono assolutamente attrezzati dal punto di vista tecnico per spiegare che cosa sia il rischio e che cosa sia l’effetto indesiderato. Gli effetti indesiderati, per quanto riguarda le vaccinazioni infantili, sono estremamente limitati, sebbene ci siano e ci siano anche delle possibilità di effetti collaterali gravi. Proprio per questo la nostra normativa prevede un meccanismo di compensazione che garantisca alle famiglie e alle persone vaccinate di essere assistite. Questo è un altro elemento di cui di solito non si parla ma di cui invece è corretto e necessario discutere. L’informazione corretta e completa da parte del medico nei confronti della famiglia, o degli adulti – visto che ci sono anche adulti e anziani che devono essere vaccinati ovviamente – è fondamentale, come è fondamentale che venga garantita la libertà di scelta ma che sia documentata in maniera capillare. Di norma questo avviene, anche se non sempre: qualche volta c’è molta fretta nella gestione del contatto tra medico e clienti, e viene trascurato il fatto che le parole pesano, fanno parte del bagaglio professionale e sono parte integrante del contatto medico-assistito. E proprio il contatto medico-assistito non deve esaurirsi in una prescrizione, perché è un contatto di fiducia, è un contatto di autorevolezza, in cui si fa educazione continua e in cui si sintetizza un rapporto umano e professionale, su cui si basa l’attendibilità del nostro sistema. Se il medico è in grado di interpretare tutto ciò e di rendersi autorevole e attendibile nei confronti dei propri assistiti credo che abbiamo fatto un grosso passo avanti e credo che la pratica vaccinale possa finalmente essere capita nel profondo, possa essere assimilata dalla gente come avviene in altri Paesi e possa essere vista come il fondamentale elemento di protezione delle famiglie, dei bambini, degli adulti, degli anziani e non come una pratica estranea, imposta da un ministero o da una corporazione medica che chissà per quali interessi la va a proporre.
Inoltre nell’immenso mondo della spesa farmaceutica e sanitaria anche di questo Paese, che tra l’altro costa la metà di altri coma la Germania e garantisce un’assistenza migliore, la spesa vaccinaria è una proporzione infinitesimale: si parla di 500 milioni di euro l’anno per garantire la copertura con tutti i vaccini a tutta la popolazione del Paese, ed è una cifra assolutamente trascurabile di fronte a 111 miliardi di euro di spesa sanitaria allocata per l’anno prossimo. Questo per dire che il margine di guadagno dell’industria farmaceutica, che viene spesso indicato come un elemento di pressione per la vaccinazione nei confronti della popolazione, per quanto riguarda i vaccini è minimo, tanto che stiamo combattendo con il rischio che l’industria abbandoni la produzione di vaccini perché non altrettanto remunerativa come la produzione di farmaci clinici per le terapie più tradizionali, come quelle per l’ipertensione, il diabete, le patologie cardiovascolari, eccetera. 

Quali le azioni future del Ministero e delle Regioni?

In primo luogo l’adozione del nuovo piano vaccinale che è stato concepito a fine di giugno, è stato passato alla verifica delle amministrazioni regionali già dal 2 luglio, su questo stiamo aspettando una serie di considerazioni e suggerimenti, che vanno in senso migliorativo del piano. Dal punto di vista tecnico c’è la garanzia di aver utilizzato anche il gran lavoro fatto dalle società scientifiche l’anno scorso: le società degli igienisti, dei pediatri, dei medici di famiglia, dei microbiologi si sono unite e hanno dato alla stampa uno dei più completi calendari vaccinali del mondo che - se fossimo in grado di adottare – ci porterebbe ad essere i leader globali in ambito vaccinale. Al di là di ciò il dialogo proattivo con le Regioni può permetterci anzitutto di adottare il piano e poi di capire qual è la logistica, qual è l’organizzazione e la struttura che le amministrazioni regionali e aziendali devono darsi per garantire che il calendario vaccinale e i vaccini messi a disposizione vengano effettivamente trasmessi alla popolazione e a chi ne ha necessità. Perché stiamo parlando di necessità. Non è un’opzione. È un bisogno, ed è anche un diritto del cittadino a cui abbiamo il dovere di rispondere, ancora una volta secondo scienza e coscienza.

Ultimo aggiornamento:
11 novembre 2015

In bella vista: per il diabete, contro il diabete

Il 14 novembre si celebra la Giornata Mondiale del Diabete. Istituita nel 1991 dall'International Diabetes Federation e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in Italia la Giornata viene organizzata, dal 2002, da "Diabete Italia" per sensibilizzare e informare l'opinione pubblica sul diabete e sulla sua prevenzione e gestione.
Il 13 novembre, alla vigilia della Giornata Mondiale del Diabete, si svolgono a Roma gli Stati Generali del Diabete, un incontro a largo raggio con una importante presenza politica durante il quale viene illustrata la situazione della patologia diabetica in Italia. Sono previste, inoltre, una sessione su diabete e stili di vita e una su diabete e scuola.

Il diabete mellito è una patologia cronica a larghissima diffusione a livello mondiale, la cui prevalenza è destinata ad aumentare nel prossimo futuro con il progressivo invecchiamento della popolazione e la sempre maggiore occorrenza delle condizioni di rischio che ne precedono l'insorgenza. Organizzazione e qualità dell'assistenza nonché gestione territoriale del diabete rimangono condizioni fondamentali per un migliore controllo della malattia diabetica e, quindi, per una reale prevenzione e un miglioramento della qualità di vita delle persone con diabete, come sottolinea in un'intervista video Marina Maggini dell'Istituto Superiore di Sanità alla guida del Work Package 7 della Joint Action europea Addressing Chronic Diseases and Promoting Healthy Ageing Across the Life Cycle (JA-CHRODIS).

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I numeri

A livello mondiale, la prevalenza di diabete mellito è in progressivo aumento, attestandosi, nel 2014, al 9% della popolazione adulta (dati OMS). La popolazione maschile con diabete ha una mortalità 1,9 volte superiore rispetto a quella non diabetica, mentre quella femminile si attesta su una mortalità 2,6 volte superiore rispetto alle donne che non hanno il diabete. Si prevede, inoltre, che nei prossimi anni i decessi per diabete aumenteranno di più del 50%, divenendo la settima causa di morte nel 2030. 52 milioni di persone convivono con il diabete nell'area della Regione europea dell'OMS e la prevalenza della malattia risulta in crescita in tutta la Regione, arrivando, in alcuni Stati, a tassi del 10-14%. A livello nazionale la prevalenza complessiva del diabete noto è pari al 5,5% (dati ISTAT 2014), coinvolgendo, pertanto, più di 3 milioni di persone e mostrando un trend crescente negli ultimi 10 anni. Secondo i dati dell'Osservatorio epidemiologico cardiovascolare (Health Examination Survey 2008-2012), inoltre, nella popolazione di età compresa tra 35 e 69 anni circa il 3% (2% delle donne e 4% degli uomini) ha il diabete ma non lo sa. La prevalenza della malattia aumenta col crescere dell'età fino a un valore di circa il 20% nelle persone di età uguale o superiore a 75 anni. Il dato geografico, invece, mostra una prevalenza mediamente più bassa nelle Regioni del Nord (4,7%) rispetto a quelle del Centro (5,5%), del Sud (6,6%) e delle Isole (6,0%). Un'analisi più recente della serie storica 2008-2014 mostra una sostanziale stabilità della prevalenza in funzione del grado di istruzione, mentre si riducono le differenze in funzione delle difficoltà economiche percepite.
Il diabete è particolarmente diffuso tra i gruppi socialmente sfavoriti, perché la sua insorgenza è collegata anche a fattori socioeconomici e psicosociali e alle condizioni di vita e di lavoro. Gli stili di vita non salutari, infatti, fattori di rischio importanti per l'insorgere del diabete, sono prevalenti in categorie socioeconomiche svantaggiate.

Bambini e adolescenti
Anche i dati sulla diffusione di sovrappeso e obesità tra i più giovani vanno attentamente considerati, in quanto è dimostrato che un bambino obeso ha maggiori probabilità rispetto ad un normopeso di essere in eccesso ponderale anche da adulto, con il conseguente maggiore rischio di sviluppare patologie correlate a tale condizione, diabete in particolare. Secondo lo studio OKkio alla salute , sistema di sorveglianza nazionale sullo stato ponderale e i comportamenti a rischio nei bambini della scuola primaria promosso e finanziato dal Ccm e coordinato dall'ISS/CNESPS, in Italia, nel 2014, la prevalenza di bambini in sovrappeso è risultata pari al 20,9%, mentre i bambini obesi rappresentano il 9,8%, compresi i bambini severamente obesi che da soli rappresentano il 2,2%. Si registrano prevalenze più alte nelle Regioni del Sud e del Centro.
I dati 2014 dello studio HBSC Italia , promosso anch'esso dal Ccm e finalizzato alla rilevazione dei comportamenti e degli stili di vita degli adolescenti di 11, 13 e 15 anni (studenti delle Scuole primarie di II grado e Scuole secondarie), mostrano, in generale, rispetto alla precedente rilevazione del 2010, una diminuzione della percentuale di ragazzi in sovrappeso in tutte le fasce di età.

Ospedalizzazioni
Nelle persone con diabete, le ospedalizzazioni per complicanze acute (chetoacidosi, iperosmolarità e coma) sono un forte indicatore di inadeguatezza della risposta assistenziale territoriale e, in quanto tali, sarebbero in larga parte evitabili tramite il miglioramento dell'assistenza alle persone con diabete e un'attività di formazione sia degli operatori sia dei pazienti. È nota, infatti, l'efficacia di interventi educativi strutturati e di counselling sul miglioramento del controllo glicemico. I dati ISTAT, peraltro, mostrano che nel periodo 2001-2012, si è osservato un trend in diminuzione dei ricoveri per complicanze acute, con una riduzione complessiva pari al 53,2%. Relativamente alle ospedalizzazioni per amputazioni agli arti inferiori in persone con diabete, invece, nel decennio 2003-2012, il tasso standardizzato di dimissione per amputazione è rimasto sostanzialmente stabile con un valore medio pari a 18,2 (per 100.000). L'analisi per livello di amputazione ha mostrato, comunque, una lieve riduzione degli interventi di amputazione maggiore (6,2 vs 5,0 per 100.000) e un trend in crescita degli interventi di amputazione minore (11,1 vs 12,7 per 100.000).

I farmaci

Nel 2013 il consumo di farmaci per il diabete ha registrato un incremento dello 0,7% rispetto al 2012 (dati Rapporto OsMed - L'uso dei farmaci in Italia, Agenzia Italiana del Farmaco). Mentre si riduce il consumo degli altri ipoglicemizzanti orali (-7,0%), aumenta in maniera significativa quello dei farmaci incretino-mimetici, da soli o in associazione (+30,6%). La spesa per i farmaci antidiabetici è stata di 813,7 milioni di euro. Insuline e analoghi sono i primi farmaci per spesa (424,1 milioni di euro), seguiti dagli altri ipoglicemizzanti orali (118,9 milioni di euro), dai farmaci incretino-mimetici da soli o in associazione (114,30 milioni di euro), dalla metformina (78,2 milioni di euro). L'analisi della variabilità regionale evidenzia che nelle Regioni del Nord si prescrive un numero inferiore di farmaci antidiabetici rispetto alle Regioni del Sud.

Le azioni

A partire dalla Legge 115 del 16 marzo 1987 recante "Disposizioni per la prevenzione e la cura del diabete mellito", si sono via via sviluppate negli anni diverse e mirate azioni finalizzate a contrastare la patologia diabetica.
Tali azioni devono necessariamente partire dalla prevenzione primaria, che altro non significa se non prevenire sovrappeso e obesità. Questo obiettivo necessita di uno specifico impegno di tutte le istituzioni e non solo del sistema sanitario per attuare interventi finalizzati a un cambiamento socio-culturale e alla correzione di stili di vita e comportamenti individuali relativi ad alimentazione e attività fisica.
Il Piano Nazionale della Prevenzione (PNP), sin dal 2005, ha individuato proprio obesità e diabete tra i problemi di salute prioritari per il Paese. Il PNP 2014-2018 , peraltro, sottolinea e affronta il problema del diabete nel contesto più generale della prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili, mirando non solo alla prevenzione primaria ma anche alla diagnosi precoce e alla conseguente presa in carico dei soggetti a rischio o già malati.
Sulla scia di quanto già proposto dal PNP, il Programma nazionale Guadagnare Salute: rendere facili le scelte salutari propone una strategia globale per contrastare i quattro principali fattori di rischio delle malattie croniche non trasmissibili (fumo, abuso di alcol, dieta scorretta e inattività fisica) attraverso una serie di alleanze con il mondo della scuola, dell'agricoltura, dei trasporti, dell'urbanizzazione e dello sport, al fine di migliorare la salute dei cittadini. In quest'ottica, il Ministero è attivamente impegnato con azioni efficaci per la promozione di stili di vita salutari e la prevenzione delle malattie non trasmissibili.
Altra area di grande importanza per il diabete è la prevenzione dell'evoluzione e delle complicanze della malattia. A questo proposito, nel 2006, su mandato del CCM, il Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell'Istituto Superiore di Sanità ha avviato il Progetto IGEA che, negli anni successivi, ha sviluppato gli strumenti utili all'implementazione della Gestione Integrata del diabete, realizzando iniziative e interventi orientati a favorire il miglioramento dell'assistenza alle persone con diabete e la prevenzione delle complicanze della patologia. In particolare, IGEA ha definito le modalità organizzative per la Gestione Integrata del diabete mellito, le raccomandazioni per migliorare la qualità della cura e per prevenire le complicanze del diabete e gli indicatori essenziali per il monitoraggio del processo e dell'esito della cura.
Va, inoltre, ricordato che, allo scopo di migliorare le attività di prevenzione, cura e riabilitazione del diabete, il 6 dicembre 2012 è stato approvato in Conferenza Stato-Regioni il Piano sulla malattia diabetica (PDF: 1,3 Mb), che mira a definire alcuni obiettivi strategici per migliorare le attività di prevenzione, cura e riabilitazione del diabete e favorire percorsi che garantiscano al paziente uniformità di risposte e continuità di tutela.
L'Italia è, infine, partner di diverse azioni comuni promosse a livello europeo negli ultimi anni, tra cui, come già ricordato, l'Azione comune per la lotta alle malattie croniche e la promozione dell'invecchiamento sano per tutto il ciclo di vita (JA-CHRODIS) che, con 63 partner, è la più grande azione comune co-finanziata nell'ambito del Programma salute pubblica dell'UE fino ad oggi.

 

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La newsletter di CHRODIS sulla Giornata mondiale del diabete (PDF: 510 Kb)

JA-CHRODIS sul portale del Ccm

Ultimo aggiornamento:
13 novembre 2015

Agire per una vita in salute

Per ridurre il rischio delle malattie croniche non trasmissibili correlate a stili di vita non salutari è necessario un approccio "intersettoriale" e trasversale ai fattori di rischio al fine di agire su comportamenti individuali non salutari (alimentazione scorretta, sedentarietà, tabagismo, abuso/uso scorretto di alcol) e creare condizioni ambientali atte a favorire l'adozione di uno stile di vita sano. In questa ottica è particolarmente importante agire su comportamenti non salutari che si instaurano spesso già durante l'infanzia o durante l'adolescenza, quali l'inattività fisica e l'alimentazione scorretta.

È del 2009, ma tuttora attuale, il rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) "Interventions on diet and physical activity: what works" (e conosciuto più sinteticamente come "What works"). A partire da una indagine basata su 395 pubblicazioni scientifiche selezionate tra 1.700 studi esaminati (937 sull'alimentazione e 776 sull'attività fisica), gli autori del rapporto cercano di rispondere alle domande su quali siano i principali interventi dimostratisi efficaci nella promozione dell'attività fisica e di una corretta alimentazione e quali le azioni più valide nel ridurre il rischio delle malattie croniche correlate agli stili di vita. La pubblicazione dell'OMS è nata sotto il cappello strategico della Global Styrategy on Diet, Physical Activity and Health (Dpas) adottata nel 2004 dall'Assemblea mondiale della sanità che ne fa proprie le linee guida e il mandato: combattere inattività fisica e cattiva alimentazione (principali cause di gran parte delle malattie non trasmissibili che affliggono la popolazione) e seguire obiettivi e strategie comuni.

A distanza di anni, "What works" dell'OMS rimane un documento attuale e di rilevanza strategica nel campo della promozione della salute ed è per questo che il progetto Ccm "Una Rete di Azioni per rendere operativa la Carta di Toronto" (detto Azioni per la Carta di Toronto) nell'ambito del Programma Azioni, ha curato la traduzione italiana del report di sintesi (SummaryReport) che è stata ospitata dalla collana regionale dell'Emilia Romagna "Contributi. Prevenzione nei luoghi di vita e di lavoro" con il titolo fedele di: "Interventi per alimentazione e attività fisica: cosa funziona. Relazione riassuntiva".

Il Summary Report di "What works" è suddiviso in due parti: una descrive il processo di revisione della letteratura seguito dagli autori per individuare gli interventi di provata efficacia; l'altra mostra i risultati della revisione riportando gli interventi che funzionano raggruppati per setting (ambientazione dell'intervento). A ciascun setting sono associate due pagine: la prima - dopo alcune citazioni del Dpas - offre una visione d'insieme della sfera d'ambito trattata e finisce con il compendio delle evidenze emerse dalla revisione degli interventi che vengono classificati in "efficaci" e "moderatamente efficaci". La seconda pagina presenta uno o due interventi esemplari e termina con una sinossi degli outcome psicosociali, comportamentali, fisici e clinici degli interventi analizzati e con un riepilogo finale.

Sinteticamente, le conclusioni cui giunge il rapporto dell'OMS sono che:

  1. gli interventi multi-componente, adattati al contesto locale, sono i più efficaci;
  2. gli interventi che hanno utilizzato risorse sociali esistenti di una comunità, come le scuole o gli incontri settimanali delle persone anziane, si sono realizzati con minori difficoltà;
  3. gli interventi più efficaci hanno visto e previsto il coinvolgimento dei destinatari nelle fasi di progettazione e realizzazione.

Fonti:

 

Ultimo aggiornamento:
17 novembre 2015

Health at a glance 2015

L'edizione 2015 di Health at a Glance, curata dall'Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD), presenta i più aggiornati dati sulle performance dei sistemi sanitari nei Paesi dell'OECD (e, quando possibile, anche dei Paesi partner), confrontando tra di loro gli stati di salute delle popolazioni.

Le novità rispetto all'edizione precedente (2013) stanno nell'aver incluso una nuova serie di indicatori di salute con l'obiettivo di riassumere in maniera chiara e semplice i punti di forza e i punti di debolezza dei diversi sistemi sanitari e nell'aver dedicato parte della pubblicazione al settore farmaceutico. Infine, l'edizione 2015 contempla nuovi indicatori di salute relativi alla forza lavoro migrante e alla qualità delle cure. Tale serie di indicatori rileva come stanno agendo i Paesi OECD in cinque differenti aree: 1) stato di salute; 2) fattori di rischio per la salute; 3) accesso alle cure; 4) qualità delle cure; e 5) risorse per le cure. Per ognuna di queste cinque aree, viene presentata in una tabella riassuntiva una serie di indicatori chiave (da 4 a 7), la cui selezione si basa su tre criteri principali: a) rilevanza politica; b) disponibilità di dati; 3) interpretabilità dei dati (per es. nessuna ambiguità che un valore più alto/basso significhi migliore/peggiore performance).

Nell'executive summary vengono raccolte le conclusioni (o punti chiave) cui giunge la pubblicazione e che sono, sinteticamente, le seguenti:

  1. i nuovi farmaci porteranno a un incremento della spesa sanitaria, a meno che la politica non intervenga adeguatamente (tra gli altri elementi di rilievo si rimarca come l'incremento riguardi soprattutto gli ospedali, contro una riduzione generale della spesa nella maggior parte dei Paesi OECD);
  2. l'aspettativa di vita continua ad aumentare, sebbene diffusamente persistano differenze tra Paesi e gruppi socio-demografici (per es. le persone con un più alto livello di educazione continuano ad avere un'aspettativa di vita superiore di 6 anni rispetto a chi ha un livello di educazione più basso e negli uomini questa differenza è particolarmente pronunciata, arrivando a 8 gli anni di discrepanza);
  3. nei Paesi OECD non è mai stato così alto il numero di medici e infermieri (l'incremento è costante dal 2000 e, attualmente, di media ci sono due specialisti per ogni medico di base);
  4. la spesa individuale rimane un ostacolo per l'accesso alle cure (mediamente nei Paesi OECD il 20% circa della spesa sanitaria è a carico del paziente);
  5. si perdono ancora troppe vite per l'innalzamento non abbastanza rapido della qualità delle cure (nonostante le migliori terapie abbiano ridotto la mortalità per infarto e ictus nella maggior parte dei Paesi OECD e la sopravvivenza sia migliorata per molti tipi di tumore grazie a diagnosi più precoci e cure migliori, vi sono ancora Paesi in cui le performance devono migliorare per aumentare aspettativa di vita e sopravvivenza).

 

Per approfondire:

The Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD)

Health at a Glance 2015 (PDF: 4 Mb)

Executive summary

Health at a Glance 2013


Ultimo aggiornamento:
19 novembre 2015

JANPA e obesità infantile

Introduzione

La prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili è un obiettivo prioritario dell'Unione Europea. Attraverso l'Agenzia per i consumatori, la salute e l'alimentazione (CHAFEA), pertanto, il Programma Salute 2014-2020 ha previsto il cofinanziamento di una nuova Joint Action per supportare i Paesi membri nella prevenzione dell'obesità infantile e favorire l'attuazione dell' "Action Plan on childhood obesity 2014-2020", definito nell'ambito dell'"High Level Group on Nutrition e Physical Activity" della Commissione Europea.

L'obesità è un importante fattore di rischio per le malattie croniche e se presente in età infantile è molto difficile da trattare. Oltre il 60% dei bambini in sovrappeso prima della pubertà lo sarà anche nella fase iniziale dell'età adulta: ciò riduce l'età media di comparsa di patologie croniche non trasmissibili ed influenza sensibilmente il carico dei servizi sanitari.

La nuova Azione comune è denominata JANPA (JA on Nutrition e Physical Activity) e si pone come obiettivo generale quello di contribuire ad arrestare l'aumento del sovrappeso e dell'obesità nei bambini e negli adolescenti entro il 2020. Ulteriori obiettivi sono il miglioramento dell'attuazione di interventi integrati di promozione di sana alimentazione e attività fisica, così come l'aumento dell'uso delle informazioni nutrizionali sui prodotti alimentari.

Principali target sono i decisori politici, le istituzioni, la famiglia, la scuola, i professionisti della salute, ma l'obiettivo è anche quello di raggiungere categorie più ampie, quali ad esempio le industrie e le associazioni sportive e di consumatori, ecc.

I Work package e la partecipazione dell'Italia

Alla Joint Action JANPA partecipano 25 Stati membri dell'Unione Europea e l'Italia è uno dei 39 partner coinvolti.

Per il raggiungimento degli obiettivi, la JA JANPA è organizzata in sette Work package (WP):

  • WP1 (Coordinamento) ha lo scopo di assicurare una gestione efficiente ed il coordinamento dei vari WP.
  • WP2 (Disseminazione) promuoverà gli obiettivi e le attività della JA e diffonderà i risultati con il coinvolgimento dei principali stakeholder.
  • WP3 (Valutazione) lavorerà al fine di produrre una valutazione sistematica dell'intero progetto, del raggiungimento degli obiettivi e dell'impatto e dei risultati.
  • WP4 (Costi dell'obesità infantile) ha l'obiettivo di sviluppare un razionale economico basato sull'evidenza per le azioni sull'obesità infantile.
  • WP5 (Informazioni nutrizionali) evidenzierà le best practice relative al modo in cui le informazioni nutrizionali degli alimenti e sull'alimentazione sono raccolte e usate nelle politiche nutrizionali.
  • WP6 (Ambienti salutari e approcci integrati) ha lo scopo di aiutare gli Stati membri a creare ambienti di vita salutari, in particolare negli asili e nelle scuole, fornendo indicazioni sulle politiche e le iniziative nazionali.
  • WP7 (Interventi precoci) si pone l'obiettivo di migliorare la qualità delle politiche e degli interventi grazie all'individuazione di azioni efficaci che hanno come target le donne in gravidanza e le famiglie con bambini piccoli.

Il Ministero della Salute partecipa ai WP trasversali e ai WP 6 e 7, insieme all'Istituto Superiore di Sanità. Quest'ultimo è leader del WP 2 sulla disseminazione.

 

Per approfondire:

Il sito di JANPA

Ultimo aggiornamento:
20 novembre 2015

Fumo: fasi finali dell'iter

Approvato dal Consiglio dei ministri il 12 ottobre scorso, lo schema di decreto che recepisce la direttiva 2014/40/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 3 aprile 2014 relativa alla lavorazione, alla presentazione e alla vendita dei prodotti del tabacco e dei prodotti correlati in abrogazione della direttiva 2001/37/CE, come previsto dall'iter legislativo, ha ottenuto il parere favorevole della Conferenza Stato-Regioni il 20 ottobre scorso ed è stato trasmesso alle competenti Commissioni di Camera e Senato.

La XII commissione Sanità del Senato e le Commissioni XII (Affari Sociali), XIV (Politiche dell’Unione Europea) e V (Bilancio) della Camera dei Deputati hanno espresso parere favorevole sul decreto legislativo, formulando diverse osservazioni e ponendo alcune condizioni.

Recepiti gli emendamenti richiesti dagli organi Parlamentari, il provvedimento sarà pronto per la definitiva approvazione.

Alimentazione e buona salute

Il Global Burden of Disease Study (1) ha stimato per l'Italia - nel 2010 - un carico di malattia di circa 14.318.000 DALY, cioè anni di vita persi o per morte o per disabilità precoci, causati da (o strettamente connessi a) malattie non trasmissibili. Il 41,8% di questi anni è attribuibile a fattori di rischio modificabili attraverso miglioramenti della dieta (relativi a ipertensione, iperglicemia, ipercolesterolemia, elevato BMI oltre alla dieta stessa). L'alimentazione scorretta pertanto è una delle principali cause di malattie e morte precoce in Italia.

Di alimentazione e salute si è parlato anche a fine ottobre all'ultimo congresso dell'Associazione Italiana di Epidemiologia (AIE) dove si è voluto esaminare il contributo dell'epidemiologia allo studio della relazione fra alimentazione e salute, con uno sguardo anche al modo in cui le strategie di prevenzione possono inglobare e recepire le evidenze della ricerca.

L'appuntamento congressuale dell'AIE è stato anche occasione per analizzare da vicino la situazione italiana sia in termini di abitudini alimentari a livello di popolazione, sia di strategie e interventi di promozione per una dieta corretta e di prevenzione rispetto alle malattie non trasmissibili, sia infine di sistemi di sorveglianza dei comportamenti alimentari. In particolare, sono tre i progetti presentati che fotografano la situazione italiana in ambito di alimentazione e salute.

Gli interventi per la promozione
di un'alimentazione corretta in Italia: il progetto PRO.SA

PRO.SA è una banca dati di interventi di prevenzione condotti dalla Aziende sanitarie, elaborata dal DoRS Piemonte in collaborazione con il Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (CNESPS) dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) e un gruppo di lavoro nazionale. Dal 2007, PRO.SA si è resa disponibile sperimentalmente per le 17 Regioni che hanno partecipato al Progetto del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm); dal 2012 è disponibile in versione definitiva e attualmente sono tre le Regioni partecipanti: Piemonte, Emilia-Romagna, Lombardia.

Attraverso l'analisi dei dati PRO.SA - applicando il filtro "alimentazione-attività fisica" - si sono selezionati e analizzati i programmi offerti dai servizi sanitari regionali il cui obiettivo fosse la promozione di una dieta corretta in popolazioni non selezionate nel biennio 2013-14. I programmi inclusi nell'analisi sono stati 87 di cui 23 sicuramente condotti nel 2013-14; il 91% ha riguardato programmi per la scuola, in particolare la secondaria di primo livello. La proporzione di interventi basati su evidenze è molto bassa, mentre l'11% dei programmi ha citato documenti scientifici solo generici, anche se di pertinenza. Il 15% dei programmi ha descritto la modalità di valutazione del programma sebbene solo l'1% abbia proposto un disegno di studio con controlli. Infine, la popolazione raggiunta effettivamente dai programmi è in una percentuale molto bassa, raggiungendo appena il 4% in quella scolastica.

La conclusione generale cui giunge l'analisi è che in Italia non esiste una rilevazione sistematica degli interventi preventivi da parte delle aziende sanitarie. Gli interventi sono mirati per lo più a raggiungere la sola popolazione scolastica, sono scarsamente evidence based e coprono una fetta molto ridotta di popolazione. Pertanto, in Italia, secondo il progetto PRO.SA la prevenzione delle malattie non trasmissibili associate alla dieta è insufficiente sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, rendendo assolutamente necessario mettere a regime un sistema di rilevazione sistematico degli interventi delle amministrazioni regionali sanitarie (2).

I comportamenti alimentari dei bambini della scuola primaria:
il sistema di sorveglianza nazionale "OKkio alla salute"

OKkio alla Salute è un sistema di sorveglianza nazionale sullo stato ponderale e i comportamenti a rischio nei bambini della scuola primaria, promosso e finanziato dal Ministero della Salute/Ccm e coordinato dall'ISS in collaborazione con le Regioni. Nel 2014 si è svolta la quarta raccolta dati: hanno partecipato alla rilevazione 2.672 scuole primarie, 48.426 bambini e 50.638 genitori. Le principali misure di esito sono state: consumo di prima colazione, merenda a metà mattina, frutta e/o verdura, bevande zuccherate e/o gassate; presenza di iniziative scolastiche di promozione di sane abitudini alimentari.

Alcuni dei risultati: l'8% dei bambini non fa la colazione, il 31% la fa ma non è adeguata; il 52% assume alimenti a elevato contenuto calorico per merenda; il 25% consuma frutta e/o verdura meno di una volta al giorno; il 41% consuma quotidianamente bevande zuccherate e/o gassate. Esiste una forte variabilità regionale, con una percentuale più alta di abitudini scorrette al Sud e tra i figli di genitori con basso livello di istruzione. Tra le madri di bambini in sovrappeso o obesi, solo il 29% ritiene che il proprio figlio assuma una quantità di cibo eccessiva e tale percentuale è più bassa al Sud (Sud: 26%; Centro: 32%; Nord: 30%).
A livello di iniziative scolastiche, il 74% include l'educazione nutrizionale nel piano formativo, il 66% ha realizzato iniziative di promozione di buone abitudine alimentari, il 55% ha attivato una distribuzione diretta di alimenti sani; il 35% delle scuole ha coinvolto attivamente i genitori nelle iniziative svolte.

I dati del sistema di sorveglianza OKkio alla salute confermano che comportamenti alimentari non salutari nei bambini in Italia sono ancora molto diffusi e non omogeneamente distribuiti sul territorio nazionale. Si conferma, inoltre, una percezione non accurata dei genitori circa la quantità di cibo assunta dai propri figli e forti diseguaglianze socioeconomiche in termini di comportamenti alimentari. Esiste, quindi, la possibilità di ampi margini di miglioramento attraverso l'intensificarsi di interventi di promozione della dieta corretta soprattutto a livello di comunità: istituzioni, scuola e famiglia insieme (3).

Comportamenti alimentari degli italiani: risultati dell'osservatorio
epidemiologico cardiovascolare/Health Examitaion Survey

L'indagine, condotta tra il 2008 e il 2012, vuole descrivere i comportamenti alimentari della popolazione adulta nell'ambito dell'Osservatorio epidemiologico cardiovascolare/Health Examination Survey. Si è svolta in 20 Regioni su campioni casuali di popolazione generale residente, stratificati per età e sesso e arruolati in 23 comuni. Si sono esaminate 220 persone ogni 1,5 milioni di abitanti. Hanno partecipato 9111 persone tra i 25 e i 79 anni di età, con un tasso di partecipazione del 53%. I risultati presentati si basano sui dati di 8462 partecipanti.

Le principali misure di outcome sono stati stili di vita, fattori di rischio e condizioni a rischio. La modalità di raccolta è stato il questionario EPIC dove si registrano frequenza di consumo degli alimenti, porzioni e modalità di consumo; presentazione degli alimenti e nutrienti per macroaree; consumo d sodio e potassio attraverso anche l'escrezione delle urine delle 24 h; i dati inoltre sono confrontati con i modello mediterraneo descritto per l'indagine alimentare condotta negli Sessanta a Nicotera, in Calabria.

Nonostante l'alimentazione sana, con l'attività fisica e l'astensione dal fumo, costituisca requisito essenziale per il mantenimento della buona salute, i risultati della survey mostrano che solo una minoranza di popolazione segue comportamenti alimentari salutari: il 30% consuma quantità adeguate di frutta e verdura e pesce; solo il 14% degli uomini e il 15% delle donne consuma dolci secondo le raccomandazioni. Il consumo calorico dovuto ai grassi saturi e agli zuccheri è molto alto. Rispetto al modello mediterraneo degli anni Sessanta cereali, patate e legumi si consumano in forma ridotta della metà, e il consumo di carne, formaggi, latte e dolci è raddoppiato.

Dati questi risultati e da alcuni numeri allarmanti (il 30-40% della popolazione non fa attività fisica, il 50% soffre di ipertensione per gli uomini e 37% per le donne, il 35% di ipercolesterolemia e l' 11% di diabete per gli uomini e 7% per le donne), è assolutamente urgente e prioritario mettere in atto interventi ed azioni di comunità finalizzati al miglioramento dell'alimentazione nella popolazione italiana. Inoltre va promossa efficacemente la cultura di una dieta mediterranea moderna, varia e bilanciata che raccomanda porzioni scarse di cibo, riduzione di grassi saturi, riduzione del consumo di sale, di olio di oliva e di vino per il loro elevato valore energetico (4).

Bibliografia

1. Global Burden of Disease.

2. Faggiano F, Molinar R, Coppo A. Gli interventi per la promozione di un'alimentazione corretta in Italia Interventions for healthy diet promotion in Italy (Progetto PRO.SA). Epidemiol Prev 2015; 39: 367-72.

3. Nardone P, Lauria L, Buoncristiano M, et al. Gruppo OKkio alla SALUTE 2008/9-20143. I comportamenti alimentari dei bambini della scuola primaria in Italia fotografati dal sistema di sorveglianza nazionale OKkio alla salute. Epidemiol Prev 2015; 39: 380-85.

4. Giampaoli S, Krogh V, Grioni S, et al. Gruppo di ricerca dell'Osservatorio epidemiologico cardiovascolare/Health Examination Survey. Comportamenti alimentari degli italiani: risultati dell'Osservatorio epidemiologico cardiovascolare/Health Examination Survey. Epidemiol Prev 2015; 39: 373-9.

Per approfondire

Il sito dell'AIE
Progetto nazionale PRO.SA
L'Osservatorio epidemiologico cardiovascolare

Ultimo aggiornamento:
30 novembre 2015

JA-CHRODIS a Vilnius: unire le forze

La Conferenza di Vilnius, Lituania, svoltasi il 24 e il 25 novembre scorsi, ha offerto ai partner della JA-CHRODIS e ai decisori politici dell'Unione Europea (UE), nazionali e locali, nonché ai professionisti della salute e ad altri attori coinvolti, l'opportunità di discutere sullo stato della promozione della salute e della prevenzione primaria in Europa e di riflettere su come si possa apprendere gli uni dagli altri e lavorare insieme per migliorare l'efficacia e il livello degli investimenti per il controllo delle malattie croniche.

La Conferenza ha consentito anche agli Stati membri dell'UE di condividere le buone pratiche di promozione della salute e prevenzione primaria e di discutere, in un forum interattivo di scambio e discussione tra i partner, se e quali buone pratiche possono essere trasferite, tenendo conto del contesto culturale, sociale e politico di partenza.

Una selezione di queste buone pratiche è stata discussa durante la Conferenza, quale punto di partenza per il raggiungimento dell'obiettivo previsto da CHRODIS di definire, anche sulla base di alcune visite di studio di prossima programmazione, alcune raccomandazioni sulle misure concrete che gli Stati membri e l'UE potranno adottare per rafforzare i risultati raggiunti e garantire maggiori investimenti per la prevenzione delle malattie croniche.

Per quanto riguarda le buone pratiche dell'Italia, è stato illustrato con una breve presentazione orale il Progetto Ccm 2013 "Programma organizzato di screening del rischio cardiovascolare finalizzato alla prevenzione attiva nei soggetti cinquantenni - Cardio 50" coordinato dalla Regione Veneto, è stato presentato con un poster il progetto "Promozione della salute nei luoghi di lavoro" coordinato dalla Regione Lombardia ed è stato messo a disposizione dei partecipanti materiale informativo sul Programma "Guadagnare Salute", quale esempio di strategia nazionale.

 

Per saperne di più:


JA-CHRODIS: la Joint Action europea sulle malattie croniche

Il sito di CHRODIS

JA-CHRODIS sul portale del Ccm

Il Progetto Ccm 2013

Guadagnare Salute

Ultimo aggiornamento:
17 dicembre 2015

In bella vista - HIV/AIDS: alcuni dati dell’epidemia

Anche il 1° dicembre 2015, come ogni anno, si è celebrata la Giornata mondiale di lotta contro l'AIDS che fu istituita nel 1988 dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). La ricorrenza annuale è dedicata ad accrescere la conoscenza dell'epidemia mondiale di AIDS dovuta alla diffusione del virus HIV ed è - ogni volta - una buona occasione per fare il punto sui dati a livello internazionale e nazionale.

Dati epidemiologici nel mondo

L'AIDS e le nuove infezioni da HIV rappresentano un problema di sanità pubblica, e non solo, in vaste parti del mondo.
Alla fine del 2014, l'OMS ha stimato che:

  • sono circa 37 milioni le persone che vivono con l'HIV, di cui 2 milioni si sono contagiate nel 2014;
  • circa 2,6 milioni di bambini vivono con l'HIV;
  • circa 34 milioni di persone sono decedute dall'inizio dell'epidemia e, nel 2014, 1,2 milioni di persone sono decedute a causa di questa patologia.

È necessario operare per diffondere la cultura della prevenzione ovunque, nel mondo e, perché tutte le persone che ne necessitano, possano avere accesso alla diagnosi ed al trattamento della malattia.

L'OMS - in occasione della Giornata mondiale di lotta all'AIDS, edizione 2015 - sottolinea che la chiave per fermare globalmente l'epidemia di AIDS nell'arco di una generazione sta nell'estendere la terapia antiretrovirale a tutte le persone con HIV . Secondo l'ultimo report dell'OMS, la diffusione della terapia antiretrovirale (ART) ha determinato un sensibile calo di decessi per AIDS: dal picco epidemico del 2004, il numero di decessi è crollato del 42%, con circa 7,8 milioni di vite salvate negli ultimi 15 anni. Contestualmente gli sforzi per incrementare strategie efficaci di prevenzione hanno ridotto del 35% il numero di nuove infezioni con l'ingresso nel 21esimo secolo. A livello globale, a giugno 2015, su 37 milioni di persone che vivono con HIV sono circa 16 milioni le persone in terapia ART.

Il Millennium Development Goal legato all'inversione di rotta dell'epidemia di HIV è stato raggiunto prima della scadenza del 2015, "un incredibile risultato che testimonia il potere delle azioni nazionali e della solidarietà internazionale", ha dichiarato Margaret Chan, direttore generale dell'OMS. In occasione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a settembre, i leader mondiali hanno approvato una nuova serie di 'Sustainable Development Goal', tra cui quello di interrompere l'epidemia di AIDS entro il 2030 (è la campagna targata OMS "Getting to zero: End AIDS by 2030"). Ridurre il numero delle nuove infezioni del 75% e raddoppiare il numero di persone in ART entro il 2020 sono le prime tappe per il raggiungimento dell'obiettivo.

Dati epidemiologici in Italia

Annualmente, il Centro Operativo AIDS (COA) dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) pubblica un supplemento al Notiziario dell'Istituto dedicato all'aggiornamento dei dati relativi alle nuove diagnosi di HIV e ai casi di AIDS. In sintesi i dati aggiornati al 31 dicembre 2014 sono i seguenti:

  • è stabile il numero delle nuove diagnosi di infezione da HIV;
  • continua a diminuire l'incidenza delle nuove diagnosi di HIV nelle donne;
  • la maggior parte delle infezioni avviene attraverso contatti eterosessuali;
  • aumentano le diagnosi in MSM (maschi che fanno sesso con maschi) tra gli italiani;
  • rispetto al 2013 diminuisce la quota dei soggetti che si presenta in fase avanzata (bassi CD4 o presenza di sintomi);
  • è stabile il numero dei casi di AIDS;
  • diminuiscono i decessi in persone con AIDS;
  • la maggior parte delle nuove diagnosi di AIDS ha eseguito il test HIV pochi mesi prima della diagnosi di AIDS;
  • il 92,6% delle persone HIV positive seguite presso i centri clinici di malattie infettive è in terapia antiretrovirale.

Le nuove diagnosi di infezioni da HIV sono, nel 2014, 3.695, un'incidenza pari a 6,1 nuovi casi di sieropositività ogni 100 mila residenti. Nella maggior parte dei casi le nuove diagnosi di infezioni sono attribuibili a rapporti sessuali senza preservativo, che costituiscono l'84,1% di tutte le segnalazioni (maschi che fanno sesso con maschi: 40,9%; eterosessuali maschi: 26,3%; eterosessuali femmine 16,9%). Nel 27,1% dei casi, le persone diagnosticate come HIV-positive sono straniere; tra queste, la quota maggiore di casi è costituita da eterosessuali femmine (36%), seguita dal 27% di eterosessuali maschi, mentre tra gli italiani la proporzione maggiore è quella dei maschi che fanno sesso con maschi (49%), seguita dal 26% di eterosessuali maschi. Le incidenze più alte tra stranieri sono riscontrabili nel Lazio, in Campania, Sicilia e Molise. Il 53,4% delle persone con una nuova diagnosi di infezione da HIV è stato diagnosticato con un numero di linfociti CD4 inferiore a 350cell/μL, rispetto al 2013 comunque, questa percentuale sembra essere in diminuzione (nel 2013 questa proporzione era infatti 57,6%). Infine, il 26,4% delle persone ha eseguito il test HIV per la presenza di sintomi HIV-correlati, il 21,6% in seguito a un comportamento a rischio non specificato e il 10% nel corso di accertamenti per un'altra patologia.

Per quanto riguarda invece i casi di AIDS (persone con diagnosi di AIDS conclamato), dal 1982 (inizio dell'epidemia) ad oggi sono stati segnalati più di 67.000 casi di AIDS, di cui circa 43.000 sono deceduti. Nel 2014 sono stati diagnosticati 858 nuovi casi di AIDS (1,4 nuovi casi per 100 mila residenti). Se sono diminuiti nel tempo i casi di infezioni fungine in presenza di diagnosi di Aids, sono invece aumentati quelli che presentano infezione virale o tumore. Diminuiscono i decessi di persone con AIDS. Sempre nel 2014, poco meno di un quarto di persone con diagnosi di AIDS ha ricevuto una terapia antiretrovirale prima della stessa diagnosi: la bassa quota di persone in terapia è dovuta al fatto che cresce invece la quota di persone che sono inconsapevoli della propria sieropositività. Tra il 2006 e il 2014, infatti, la percentuale delle persone che arrivano allo stadio di AIDS conclamato, ignorando la propria sieropositività, è aumentata dal 20,5% al 71,%.

Azioni del Ministero della Salute

Tanto è stato fatto nel nostro Paese per curare l'AIDS e molto rimane da fare per controllare ed eliminare questa malattia. Ma la cura dell'AIDS e delle infezioni da HIV non si limita ai meri aspetti diagnostici, clinici e terapeutici, richiede altrettanta attenzione per l'implementazione di misure preventive e degli strumenti che favoriscano l'accessibilità ai test e ai farmaci, per assicurare un'adeguata assistenza socio-sanitaria e per garantire la difesa dei diritti dei soggetti HIV+ e dei pazienti con AIDS contro ogni discriminazione o disuguaglianza.

Ovviamente, tutti gli sforzi fatti in questa direzione nel nostro Paese possono essere amplificati da un nostro impegno a confrontarsi con altri Paesi, in particolare, supportando, in questo ambito, quelli a risorse limitate.


Per saperne di più:

Gli ultimi aggiornamenti su Epicentro

L'AIDS sul sito dell'Istituto Superiore di Sanità

La Giornata mondiale dell'AIDS sul sito del Ministero della salute

La Giornata mondiale dell'AIDS 2015 sul sito dei CDC



Ultimo aggiornamento:
17 dicembre 2015

Salute e clima

Dal 30 novembre all'11 dicembre scorsi i leader di 190 Paesi del mondo si sono riuniti in un vertice a Parigi (COP21) per discutere una delle questioni più pressanti ed urgenti della nostra epoca, quella del cambiamento climatico, e per arrivare, auspicabilmente, ad un nuovo accordo sul clima che possa indirizzare il mondo su un cammino di sviluppo più salutare.

Una delegazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), guidata dal direttore generale Margaret Chan, ha partecipato ai lavori del COP21, presiedendo l'8 dicembre a un evento su clima e salute dove ha espresso, da una parte la preoccupazione per la situazione globale, dall'altra l'appoggio a un nuovo accordo sul cambiamento climatico, considerato critico per la salute pubblica. "Il mondo è sconsideratamente in ritardo su un accordo" ha dichiarato la Chan. Il cambiamento climatico costa già decine di migliaia di vite ogni anno a causa di malattie, riscaldamento e clima. Così come l'inquinamento atmosferico, per la gran parte dovuto a cause sempre legate al cambiamento climatico, causa ogni anno 7 milioni di morti. "Se si prenderanno i giusti impegni, gli sforzi per contrastare il cambiamento climatico produrranno un ambiente con aria più pulita, acqua più abbondante e acqua e cibo più sani, nonché sistemi di protezione sociale più efficaci e giusti", ha concluso Chan.

Al vertice di Parigi l'OMS ha portato 5 messaggi chiave corrispondenti ad altrettante questioni di rilievo legate a clima e salute.
1. Il cambiamento climatico, oggi, colpisce la salute e continuerà a farlo. Da qui al 2030 sono stimati 250.000 decessi in più ogni anno legati al cambiamento climatico. I rischi maggiori sono correlati al surriscaldamento e agli incendi, ad una maggiore condizione di malnutrizione derivante da una diminuita produzione di cibo nelle regioni povere, perdita di capacità lavorativa nelle popolazioni vulnerabili. Inoltre, si ipotizza che il cambiamento climatico aumenterà le disuguaglianze sociali tra e nelle popolazioni.
2. Proteggere la salute è possibile, e dovrebbe essere una priorità per i fondi di investimento per il clima. Contro il cambiamento climatico, la salute può essere protetta tutelando e migliorando i determinanti sociali e ambientali di salute, come l'acqua e l'igiene, assicurando accesso equo ai servizi sanitari, intervenendo sui rischi dei salute legati specificamente al clima.
3. Mitigare il cambiamento climatico può portare grandi ed immediati benefici per la salute e per l'economia. Le politiche di riduzione delle emissioni di anidride carbonica possono produrre grandi benefici di salute per le popolazioni a tutti gli stadi di sviluppo. Il beneficio ovviamente maggiore è la riduzione della mortalità annuale attribuibile all'inquinamento ambientale e dell'aria, che è tra le maggiori cause di morte a livello globale.
4. I servizi di salute sono responsabili di circa il 10% del prodotto interno lordo, il loro peso e contributo al cambiamento climatico sono in crescita. Il settore sanitario può migliorare le proprie pratiche e minimizzare allo stesso tempo le emissioni di anidride carbonica. Efficienza energetica, fonti rinnovabili e catene di approvvigionamento e consegna più "verdi" possono migliorare sia i servizi sia le emissioni.
5. Un accordo forte sui cambiamenti climatici è un accordo forte sulla salute. Un accordo comune efficace sul clima è essenziale per la tutela della salute pubblica. Un accordo simile dovrebbe rinforzare il principio di salute stabilito dall'UNFCCC (The United Nations Framework Convention on Climate Change), individuare la salute come priorità e promuovere le politiche per contrastare e mitigare i cambiamenti climatici.

Per limitare i cambiamenti climatici occorre una sostanziale riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, tuttavia i cambiamenti sono già in atto e molti di questi cambiamenti persisteranno per molti secoli ( IPCC, 2013 ). La regione del Mediterraneo è una delle aree più vulnerabili d'Europa ( EEA, 2012 ). Un recente rapporto dell'Agenzia Europea dell'Ambiente evidenzia che nei prossimi decenni la regione Europea ed in particolare la regione del Mediterraneo dovrà far fronte ad impatti dei cambiamenti climatici particolarmente negativi, sia sull'ambiente che sulla salute.

Gli esperti individuano in particolare una serie di pericoli, tra cui: l'aumento dell'impatto sulla salute delle ondate di calore, delle ondate di freddo e delle inondazioni e altre calamità naturali; l'aumento delle conseguenze legate alla malnutrizione, al cambiamento dei pattern delle malattie legate al cibo, al cambiamento della distribuzione delle malattie infettive e il potenziale rischio di insediamento in aree diverse di specie patogene tropicali e subtropicali; l'aumento dell'impatto delle malattie legate all'acqua; nonché l'aumento della frequenza delle malattie respiratorie, a causa specialmente delle maggiori concentrazioni di ozono a livello del suolo nelle aree urbane e dei cambiamenti nella distribuzione dei pollini e delle specie allergizzanti. Gli effetti possono essere particolarmente devastanti quando colpiscono gruppi di popolazioni di per sé già vulnerabili, come poveri, bambini, anziani e malati.

Dal momento che il cambiamento climatico è già in atto e le sue conseguenze non potranno essere evitate, la riduzione dei gas serra e degli altri fenomeni che sono alla base del cambiamento potranno solo limitare la velocità con cui avviene il fenomeno, mentre le misure di adattamento potranno minimizzare le possibili conseguenze negative e prevenire gli eventuali danni derivanti dai cambiamenti climatici.

Questo approccio "proattivo" richiede lo sviluppo di politiche che rispondano efficacemente agli eventi attesi, attraverso un ruolo più attivo dei cittadini informati ed un rafforzamento delle alleanze con diversi settori economici e sociali. Allo stesso tempo è necessario assicurare che i servizi esistenti siano mantenuti e rimodulati per garantire una risposta efficace. Il Piano nazionale di prevenzione per ondate di calore, del Ministero della salute, con il supporto tecnico del Ccm, rappresenta attualmente un esempio concreto di strategia di adattamento per eventi climatici estremi.

 

I progetti Ccm nella categoria tematica "ambiente e clima":

 

Ultimo aggiornamento:
17 dicembre 2015

Influenza: primi numeri

La sorveglianza epidemiologica e virologica delle sindromi influenzali, InfluNet, per la stagione 2015-2016, è partita nella 42^ settimana (12-18 ottobre). La sorveglianza, basata su Medici di medicina generale e Pediatri di libera scelta, è coordinata dall'Istituto superiore di sanità (Iss), in collaborazione con il Centro interuniversitario per la ricerca sull'influenza (Ciri-It) di Genova e il sostegno del Ministero della Salute.

L'ultimo rapporto epidemiologico InfluNet, pubblicato il 9 dicembre (49esima settimana del 2015), evidenzia che:

  • l'attività dei virus influenzali è ai livelli di base, come nelle precedenti stagioni influenzali,
  • il livello di incidenza, in questa settimana, è pari a 1,01 casi per mille assistiti. Nella fascia di età 0-4 anni l'incidenza è pari a 3,21 casi per mille assistiti, nella fascia di età 5-14 anni a 1,29 nella fascia 15-64 anni a 1,08 e tra gli individui di età pari o superiore a 65 anni a 0,33 casi per mille assistiti,
  • il numero di casi stimati in questa settimana è pari a circa 61.000, per un totale, dall'inizio della sorveglianza, di circa 378.000 casi,
  • in quasi tutte le Regioni l'incidenza è sotto la soglia epidemica, in tutte le regioni tranne nella P.A. di Trento, in Emilia-Romagna, Umbria e Basilicata.


L'identikit del virus

Su scala internazionale, la circolazione dei virus influenzali si mantiene molto modesta, con sporadiche identificazioni virali. In Europa, seppur ancora limitate, le identificazioni virali sono riconducibili a tutti i diversi tipi e sottotipi di virus influenzali stagionali, con i ceppi A/H1N1pdm09 leggermente prevalenti rispetto agli A/H3N2, così come i ceppi di tipo B - lineaggio Victoria rispetto a quelli del lineaggio Yamagata.
In Italia un caso, segnalato dall'Università di Genova, è risultato positivo al virus influenzale di tipo A(H3N2).
Durante la settimana 49/2015 sono stati raccolti complessivamente 146 campioni clinici dai diversi laboratori afferenti alla rete InfluNet.


Il programma di vaccinazione

La vaccinazione antinfluenzale, per la nostra situazione climatica e per l'andamento temporale mostrato dalle epidemie influenzali in Italia, viene offerta nella stagione autunnale, da metà ottobre a fine dicembre, "fatte salve specifiche indicazioni, che saranno fornite se particolari eventi legati ai vaccini e/o l'andamento epidemiologico stagionale dell'influenza lo richiederanno" come si evidenzia quest'anno nella Circolare del Ministero.
"In accordo con gli obiettivi della pianificazione sanitaria nazionale e con il perseguimento degli obiettivi specifici del programma di immunizzazione contro l'influenza, tale vaccinazione viene offerta attivamente e gratuitamente ai soggetti che per le loro condizioni personali corrano un maggior rischio di andare incontro a complicanze nel caso contraggano l'influenza." L'offerta attiva della vaccinazione antinfluenzale è indirizzata prioritariamente a soggetti di età pari o superiore a 65 anni, a bambini di età superiore ai 6 mesi, ragazzi e adulti fino a 65 anni di età affetti da patologie che aumentano il rischio di complicanze da influenza, alle donne che si trovino nel secondo e terzo trimestre di gravidanza, agli operatori sanitari che hanno contatto diretto con i pazienti e ad altri soggetti a rischio elencati nella Circolare ministeriale.

Per la stagione 2015-16 la composizione del vaccino conterrà - secondo le indicazioni Oms - una nuova variante antigenica di sottotipo H3N2 (A/Switzerland/9715293/2013), che sostituirà il ceppo A/Texas/50/2012 contenuto nel vaccino della stagione 2014/2015 e una nuova variante di tipo B (B/Phuket/3073/2013), appartenente sempre al lineaggio B/Yamagata/16/88, in sostituzione del precedente ceppo vaccinale, B/Massachusetts/2/2012.


Bibliografia
1. Influenza. Ministero della Salute.
2. Rapporto Epidemiologico InfluNet. Stagione Influenzale 2015-2016 (settimana 2015 - 49 dal 30 novembre al 6 dicembre 2015) (PDF: 625 Kb).
3. Sorveglianza virologica dell'influenza InfluNet. Rapporto N. 4 del 9 dicembre 2015 (PDF: 1,1 Mb).
4. Ministero della Salute. Prevenzione e controllo dell'influenza: raccomandazioni per la stagione 2015-2016. (PDF: 1 Mb).

Ultimo aggiornamento:
18 dicembre 2015

Road safety: un impegno globale

Il 18 e il 19 novembre scorsi, si è svolta a Brasilia la seconda Global High-Level Conference sulla sicurezza stradale, con il supporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Ratificata nell'aprile dello scorso anno da una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, allo scopo di migliorare la sicurezza sulle strade, la seconda Conferenza - ospitata dal Governo brasiliano - ha visto riunirsi 1500 delegati tra cui ministri della salute, dei trasporti e degli interni di molti Paesi del mondo, rappresentanti delle agenzie delle Nazioni Unite, della società civile e business leader.

La seconda Conferenza sulla Road Safety è stata l'occasione per verificare i progressi relativi al Decade of Action Road Safety 2011-2020 , definire le prossime tappe a livello globale e locale utili a raggiungere l'obiettivo specifico del Decade of Action di ridurre di 5 milioni le morti per incidenti stradali, e guardare oltre il 2020 a tutti gli interventi e le azioni urgenti necessari a stabilire nuovi obiettivi per la sicurezza stradale.

Gli incidenti stradali causano ogni anno circa 1,24 milioni di morti e circa 50 milioni di feriti: sono per le Nazioni Unite e i suoi Stati membri una sfida eccezionale per il compimento di importanti obiettivi di salute e di sviluppo a livello globale.

Secondo i dati Istat riferiti al 2014, in Italia gli incidenti stradali sono stati 177.031, i morti (entro il trentesimo giorno dall'incidente)sono stati 3.381 e i feriti 251.147 (1). Per la prima volta - e in via sperimentale - è stato anche calcolato il numero dei feriti gravi in incidente stradale in Italia, secondo le indicazioni della Commissione europea. Nel 2014, sulla base dei dati di dimissione ospedaliera, i feriti gravi sono stati circa 15 mila, contro i 13 mila del 2013 (+16%). Il numero di feriti gravi in incidente stradale per ogni decesso, invece, è pari a 4,4 (3,8 nel 2013).

La situazione italiana trova pieno riscontro a livello europeo: il calo delle vittime nella UE28 si è infatti attestato tra 2014 e 2013 su una media del -0,5%. Anche rispetto all'obiettivo Ue di dimezzare il numero dei morti entro il 2020 rispetto ai valori 2010 il nostro Paese si posiziona nella media dei 28 Stati membri (-17,8% tra il 2014 e il 2010 in Italia e -18% media Ue28). Con 55,6 morti per incidente ogni milione di abitanti l'Italia si colloca al 15° posto nella graduatoria europea.

A pesare sul dato italiano soprattutto l'incremento della mortalità stradale all'interno dei centri urbani (+5,4%) (2), dove si concentrano il 75,5% degli incidenti e il 44,5% dei morti. I grandi Comuni che presentano il più alto indice di mortalità sulle strade urbane sono Messina (1,6 morti ogni 100 incidenti) e Catania (1,4), mentre i valori più bassi si registrano a Bari (0,3), Milano (0,4) e Genova (0,4).

In occasione della settimana mondiale 2015 per la sicurezza stradale (4-8 maggio) indetta dall'OMS, l'attenzione si è focalizzata in particolare sulla sicurezza dei bambini, considerato che nel mondo muoiono ogni anno più di 186.000 soggetti sotto i 18 anni.

Bibliografia:

1. Incidenti stradali: anno 2014 (PDF: 725 Kb)

2. Aci-Istat: battuta d'arresto nel calo delle vittime stradali (PDF: 475 Kb)

 

Per approfondire:

Global Status Report on Road Safety 2015 (PDF: 10,5 Mb)

European Facts and the Global Status Report on Road Safety 2015

Sintesi della United Nation Road Safety Collaboration

Dichiarazione dei bambini per la sicurezza stradale

Dieci strategia per la sicurezza dei bambini in strada

Ultimo aggiornamento:
21 dicembre 2015

Lotta alla mortalità infantile

L'obiettivo 4 dei Millennium Development Goal (MDG) (1), il cui scopo era di ridurre di due terzi la mortalità sotto i 5 anni tra il 1990 e il 2015, ha dato un forte impulso alla lotta alla mortalità infantile; l'obiettivo previsto non è stato raggiunto globalmente, tuttavia nell'arco temporale previsto la mortalità infantile è stata ridotta del 53%, riduzione che l'Unicef ha definito epocale. Sebbene i progressi siano stati significativi, 16.000 bambini sotto i cinque anni continuano comunque a morire ogni giorno, come riportato nel Rapporto 2015 sui livelli e la tendenza della mortalità infantile di Unicef, Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS,Banca Mondiale e UNDESA - Divisione Popolazione (2).

Dal Rapporto 2015 sulla mortalità infantile (2) emergono inoltre altri dati rilevanti:

  • il 50% dei decessi sotto i 5 anni si verifica nell'Africa subsahariana, il 30% in Asia meridionale;
  • circa un terzo degli Stati - 62 in tutto - ha effettivamente raggiunto l'MDG 4 (riduzione dei 2/3 della mortalità sotto i 5 anni), mentre altri 74 Paesi hanno ridotto i tassi di almeno il 50%;
  • il mondo sta accelerando i progressi con un tasso annuo di riduzione della mortalità infantile che è passato dall'1,8% del decennio 1990-2000 al 3,9% del periodo 2000-2015;
  • dei 12 paesi a basso reddito che hanno raggiunto l'MDG 4, 10 si trovano in Africa.

Premesso che prematurità, polmonite, complicazioni durante il travaglio e il parto, diarrea, sepsi, malaria sono le cause principali della mortalità infantile, e che quasi la metà di tutti i decessi dei bambini sotto i 5 anni è in qualche modo associata a uno stato di malnutrizione, l'OMS sottolinea che per ridurre ulteriormente i decessi di neonati e bambini - a livello globale - è fondamentale dare maggiore impulso ed incrementare interventi efficaci ed economicamente convenienti in ambito di: cure per i nuovi nati e le loro madri; nutrizione dei neonati e dei bambini più piccoli; vaccini; prevenzione e gestione di polmonite, diarrea e sepsi; controllo della malaria; prevenzione e cure di HIV/AIDS. Per realizzare tali interventi, sono in particolare quattro le strategie principali promosse dall'OMS:

  1. cure domiciliari appropriate e trattamento tempestivo delle complicazioni per i nuovi nati;
  2. gestione integrata delle malattie infantili per tutti i bambini sotto i 5 anni;
  3. programmi diffusi di immunizzazione;
  4. alimentazione e nutrizione dei bambini.

Secondo il Lancet Global Health (3), la mortalità neonatale (entro 28 giorni dalla nascita) si è ridotta comunque molto più lentamente dell'atteso con il risultato che, dal 2012, essa rappresenta il 44% di tutti i decessi nei bambini sotto i 5 anni. Si rende pertanto necessario ed essenziale focalizzarsi sui decessi neonatali prevenibili proprio allo scopo di ridurre ulteriormente la mortalità in questa fascia di età, a livello globale e soprattutto in quei Paesi dove il fenomeno è più grave. "Sebbene la comunità medica e degli operatori di salute sia una componente importante delle strategie di riduzione della mortalità perinatale", prosegue il Lancet Global Health, "la chiave per raggiungere tale riduzione e, infine, l'eliminazione delle morti perinatali evitabili, sta nella continuità di cura qualitativamente alta lungo tutte le fasi della gravidanza, del travaglio, del parto e del periodo neonatale".

L'investimento nella qualità delle cure e dell'assistenza, ma anche nell'equità di accesso ai servizi, nel contrasto alle diseguaglianze, nell'empowerment dei genitori, delle famiglie e delle comunità rappresenta un insieme di elementi strategici per l'ulteriore riduzione della mortalità neonatale ed infantile; una sfida ribadita negli Obiettivi di sviluppo sostenibile, in particolare nell'obiettivo 3 "Godd health and well-being", il cui target 3.2 punta per il 2030 ad azzerare le morti prevenibili di neonati e bambini al di sotto dei cinque anni4 con l'obiettivo per tutti gli stati di ridurre almeno al di sotto di 12 per 1000 nati vivi la mortalità neonatale e almeno al di sotto di 25 per 1000 nati vivi la mortalità dei bambini sotto cinque anni.

Facendo riferimento al contesto italiano, l'MDG 4 è stato quasi raggiunto passando il nostro Paese dai 10 morti/1000 nati vivi del 1990, ai 6 del 2000, ai 4 del 2015.
Nella Regione europea, l'Italia condivide lo stesso risultato per il MDG 4 con Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Svizzera.
Inoltre, in Italia il tasso di mortalità infantile (nel primo anno di vita) nel 2013 è stato pari a 3,2 per 1.000 nati vivi residenti5, mentre il tasso di mortalità neonatale (entro il primo mese di vita ) nel 2013 è risultato pari ad 1,50 per mille nati vivi residenti5

Bibliografia
1. MDG 4: reduce child mortality
2. Levels and trends in Child mortality. Report 2015 (PDF: 4,1 Mb)
3. Lancet Global Health. Strategies to reduce perinatal mortality
4. Health in 2015: from MDGs to SDGs
5. Rapporto Cedap 2013

Ultimo aggiornamento:
21 dicembre 2015

OMS e fumo passivo

La Regione europea dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato un Evidence Brief su come proteggere efficacemente i non fumatori dall'esposizione al fumo passivo, in accordo con l'articolo 8 del "Framework Convention on Tobacco Control" (FCTC) relativo proprio alla protezione dall'esposizione al fumo.

Non esiste un livello di sicurezza nell'esposizione al fumo passivo. Sistemi di aereazione e aree per fumatori non sono efficaci; l'unico strumento efficace per eliminare i rischi associati al fumo è costituito da tutte quelle azioni legislative finalizzate a promuovere la non abitudine al fumo e contrastare quindi il tabagismo. Un numero sempre maggiore di Paesi comincia (o continua) a prevedere una serie di azioni politiche e di normative finalizzate a proteggere le popolazioni dagli effetti drammatici del fumo, ed è di estrema importanza documentare i successi di queste azioni in modo da informare e supportare anche gli sforzi di altri Paesi che vogliano anch'essi intraprendere azioni legislative di questo tipo.

L'Evidence Brief pubblicato ricorre ad una valutazione OMS delle esperienze maturate con il FCTC nella Regione europea e relative appunto all'implementazione di misure efficaci di riduzione dell'esposizione al fumo. Il Brief valuta l'impatto delle politiche anti-fumo in nove Paesi Membri dell'Unione Europea che hanno introdotto una legislazione contro il fumo: Albania, Bulgaria, Grecia, Irlanda, Malta, Spagna, Turchia e Gran Bretagna.

I criteri principali di eleggibilità per l'inclusione in questo Evidence Brief erano che i Paesi coinvolti:

  1. avessero cominciato ad implementare una legislazione smoke-free da almeno due anni,
  2. avessero percentuali di compliance alle normative stimate come alte,
  3. stessero monitorando e valutando l'implementazione della legislazione smoke-free e avessero prodotto un'analisi dei risultati in lingua inglese.

L'Evidence Brief sull'esperienza di questi Paesi europei conferma che le politiche anti-fumo funzionano, a patto però che siano in linea con l'articolo 8 del FCTC il quale richiede l'adozione di misure efficaci per proteggere le persone dall'esposizione al fumo: 1. all'interno del posto di lavoro; 2. all'interno di luoghi pubblici; 3. sui trasporti pubblici; e 4) in altri luoghi pubblici se opportuno. In particolare nel Brief, l'evidenza dei singoli Paesi è positiva, e i dati e le percentuali confortano sul fatto che una legislazione esauriente anti-fumo:

  • trova d'accordo in larga maggioranza la popolazione generale, che ne promuove e sostiene l'applicazione;
  • beneficia sicuramente di un forte sostegno pubblico;
  • protegge i lavoratori riducendo l'esposizione al fumo passivo nei luoghi di lavoro e pubblici in generale;
  • può condurre ad un cambio di opinioni e di abitudini relativamente al fumare nei luoghi privati;
  • produce risultati anche sulla riduzione di prevalenza del fumare e di comportamenti legati al fumo;
  • può ridurre mortalità e morbilità legate al fumo passivo già nell'arco di pochi mesi dalla sua applicazione;
  • produce un impatto positivo sull'economia dei sistemi sanitari;
  • non produce perdita economica e i ricavi dalla tasse sul tabacco possono mantenersi o addirittura incrementare;
  • non è un deterrente per il turismo;
  • ha un impatto neutrale o positivo sull'economia generale.

 

Per approfondire:

Alcuni dei contenuti più recenti in tema di fumo sul portale del Ccm:

Il rapporto annuale sul fumo dell'Istituto Superiore di Sanità

 

Ultimo aggiornamento:
19 gennaio 2016

Zika: nuova minaccia globale?

L’infezione umana da Zika virus (Zikv) è una malattia virale trasmessa dalla puntura di zanzare infette del genere Aedes aegypti (vettore della infezione). I sintomi sono febbricola, eruzioni cutanee, mal di testa, artralgia, mialgia, astenia e congiuntivite non purulenta e si manifestano tra i tre e i dodici giorni dopo la puntura del vettore. Una persona su quattro non sviluppa sintomatologia, ma di solito la malattia è lieve con sintomi che possono durare da due a sette giorni. Il virus è molto simile a quelli della dengue, della febbre gialla, dell'encefalite giapponese e del Nilo occidentale.

Il virus Zika fu isolato per la prima volta da una scimmia Rhesus in Uganda nel 1947, e causò sporadiche infezioni umane in alcuni Paesi dell’Africa e dell’Asia che si manifestarono con febbre, rash cutanei e artralgia. Anche se l'infezione nell'uomo è stata dimostrata da studi sierologici nel 1952 (Uganda e Tanzania), solo nel 1968, il virus è stato isolato da campioni umani in Nigeria. Nel 2007, vi fu la prima grande epidemia di febbre da virus Zika sull’Isola di Yap, negli Stati Federali di Micronesia, con 185 casi sospetti. Da lì il virus si diffuse in numerosi Paesi dell’Oceania prima di arrivare negli Stati Uniti di America nel 2014-15, con ogni probabilità attraverso l’Isola di Pasqua.

Al momento non è disponibile nessun vaccino contro il virus Zika. Per questo l'unico modo per prevenire l'infezione è evitare di essere punti dalla zanzare. Sebbene le complicanze (neurologiche, autoimmuni) siano rare, ne sono state descritte nei focolai manifestatisi in Polinesia nel 2013 e in Brasile nel 2015.

L’azione preventiva per eccellenza sta nell'eliminazione e nel controllo di Aedes aegypti dai siti di riproduzione delle zanzare in modo da ridurre le possibilità di trasmissione di Zika, chikungunya e dengue. Come per questi due ultimi virus, anche Zika necessita di un approccio globale che coinvolga aree di intervento che spazino dalla salute, all'istruzione, all'ambiente. Per favorire l'eliminazione dei siti di riproduzione delle zanzare è bene:

  • evitare l'accumulo di acqua in contenitori esterni (vasi da fiori, bottiglie e altri contenitori che possono contenere l'acqua) per impedire che diventino terreno fertile per le zanzare;
  • coprire i serbatoi di stoccaggio dell’acqua per uso domestico in modo che le zanzare non possano entrarci;
  • non lasciare accumulare i rifiuti e buttarli via in sacchetti di plastica chiusi conservati in bidoni della spazzatura coperti;
  • sbloccare scarichi che possono causare ristagni d'acqua;
  • utilizzare zanzariere e schermi su porte e finestre per ridurre il contatto tra le zanzare e le persone.

Come riportano fonti OMS, il virus Zika è particolarmente pericoloso per le donne in gravidanza, e sebbene un legame causa-effetto non sia ancora stato scientificamente dimostrato, la comparsa di Zika in Brasile è coincisa con l'impennata dei casi di microcefalia tra i neonati: da ottobre ad oggi, quelli registrati sono 3.893 e in continua ascesa. Un incremento del 2500% rispetto al 2014, quando i casi di microcefalia sono stati 150.

A seguito del focolaio di Zikv, che ad oggi ha colpito 14 Paesi e territori del continente americano, la Pan American Health Organization (Paho)/Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato le risposte alle domande più frequenti (FAQ) sull’infezione umana da Zika virus e sulla febbre Zika. L’OMS ha poi pubblicato recentemente l’aggiornamento delle fact sheet su questa malattia rispondendo alle domande più comuni sull’infezione e offrendo indicazioni dettagliate sulle modalità di prevenzione e trattamento. Operatori sanitari e cittadini possono trovare informazioni dettagliate anche sul sito dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) americani dove si possono scaricare anche materiali di tipo divulgativo.

In Italia, la diffusione del virus è monitorata da programmi specifici, come indicato nella circolare del Ministero della Salute "Sorveglianza dei casi umani di Chikungunya, Dengue, West Nile Disease ed altre arbovirosi e valutazione del rischio di trasmissione in Italia - 2015".

Gli Uffici di Sanità Marittima, Aerea di Frontiera del Ministero della Salute, ai fini della prevenzione dell’introduzione di vettori infetti, non solo da virus Zika ma anche da altri agenti patogeni  trasmessi da zanzare, controllano le certificazioni di disinsettazione degli aeromobili, come previsto dal Regolamento Sanitario Internazionale,  dalla Convezioni sull’Aviazione Civile Internazionale (ICAO- Annex 9) e dalle raccomandazioni emanate nel corso del tempo in relazione ad altri eventi epidemici sostenuti da arborvirus,  in primo luogo dengue e chikungunya, e all’endemia malarica.    

 

Per approfondire:

Ultimo aggiornamento:
27 gennaio 2016

Influenza: dati aggiornati

Sull’andamento della sindrome influenzale1 per la stagione 2015-2016, l’ultimo Rapporto epidemiologico InfluNet del 20 gennaio scorso2 fornisce i dati italiani più aggiornati (seconda settimana di gennaio), evidenziando che:

  • sebbene lentamente, la curva epidemica delle sindromi in-fluenzali comincia a salire. E’ stata superata la soglia che decre-ta l’inizio del periodo epidemico,
  • il livello di incidenza in Italia è pari a 2,54 casi per mille assistiti,
  • il numero di casi stimati in questa settimana è pari a circa 154.000, per un totale, dall’inizio della sorveglianza, di circa 1.088.000 casi,
  • P.A di Trento, Marche, Lazio, Campania e Basilicata le Regioni maggiormente colpite.

 

L'identikit del virus

Durante la settimana 2/2016 sono stati raccolti 255 campioni clinici dai diversi laboratori afferenti alla rete Influnet e di questi 29 sono risultati positivi al virus influenzale. In particolare, 18 sono risultati di tipo A e 11 di tipo B. Per quanto riguarda i virus di tipo A, 4 sono risultati di sottotipo H3N2 e 9 di sottotipo H1N1pdm093.

 

I numeri della vaccinazione

La vaccinazione antinfluenzale, per la nostra situazione climatica e per l'andamento temporale mostrato dalle epidemie influenzali in Italia, viene offerta nella stagione autunnale, da metà ottobre a fine dicembre, "fatte salve specifiche indicazioni, che saranno fornite se particolari eventi legati ai vaccini e/o l'andamento epidemiologico stagionale dell'influenza lo richiederanno" come si evidenzia quest'anno nella Circolare del Ministero.

 

Bibliografia

  1. Influenza. Ministero della Salute.
  2. Rapporto Epidemiologico InfluNet. Stagione Influenzale 2015 - 2016  (settimana 2016 - 02 dall’11 al 17 gennaio 2016)  (PDF: 620 Kb).
  3. Sorveglianza virologica dell’influenza InfluNet. Rapporto N. 10 del 20 gennaio 2016 (PDF: 1,04 Mb)
Ultimo aggiornamento:
27 gennaio 2016

I frutti dei progetti Ccm

Azioni per la salute della comunità RSC

Nella Comunicazione n. 173/2011 1 della Commissione Europea per le strategie nazionali di integrazione dei Rom fino al 2020 si legge che “gli obiettivi dell'UE per l'integrazione dei Rom devono riguardare, in  proporzione all'entità  della popolazione Rom, quattro settori cruciali: l'accesso all'istruzione, l'occupazione, l'assistenza sanitaria e l'alloggio . Le norme minime dovrebbero basarsi su indicatori comuni, comparabili e affidabili. È importante conseguire questi obiettivi per aiutare gli Stati membri a raggiungere i fini generali della strategia Europa 2020”.

In sintonia con e in attuazione della Comunicazione n. 173/2011, a fine 2012, è stata pubblicata in Italia la Strategia nazionale Rom, Sinti e Camminanti (RSC) per la cui implementazione è stata poi istituita una Cabina di regia politica (con rappresentanze delle Istituzioni centrali e rappresentanze degli Enti regionali e locali, compresi i Sindaci di grande aree urbane e le stesse rappresentanze delle comunità Rom, Sinti e Caminanti presenti in Italia). Dall’operato di questa Cabina di regia sono nati diversi Tavoli tematici di lavoro, tra cui, nel 2013, un Tavolo Salute specificamente finalizzato a produrre azioni per la tutela e la promozione della salute delle comunità RSC. Il Tavolo Salute è stato coordinato inizialmente dall’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà (INMP) e successivamente dalla Direzione Generale della prevenzione sanitaria  del Ministero della Salute.

A fine dicembre 2015, è stato inviato agli Assessorati alla Salute quanto definito e prodotto dal Tavolo Salute, ossia il Piano d’Azione Salute per e con le comunità Rom, Sinti e Camminanti,2 che nella cornice della mediazione di sistema individua tre macroaree fondamentali di azione:

  1. la formazione del personale sanitario e non
  2. la conoscenza e all’accesso ai servizi per RSC
  3. i servizi di prevenzione, diagnosi e cura.

Il punto di forza del Piano è quello di essere sviluppato nell’ottica della mediazione di sistema. È necessario, infatti, di fronte a situazioni sociali e sanitarie complesse e articolate come l’ambito della tutela della salute dei RSC, «ragionare in un’ottica di “mediazione di sistema”, cioè di processo di trasformazione organizzativa, dove la relazione e la corretta comunicazione con l’utente siano sempre garantite», dove vengano date pari opportunità di accesso, dove le politiche e i servizi giochino un ruolo attivo nell’individuare percorsi e metodologie d’intervento e dove le comunità non siano oggetto passivo ma partecipino con pari dignità nella definizione e messa in atto di adeguati interventi di promozione della salute.

Per ogni macroarea sono individuati gli obiettivi, la metodologia e le azioni prioritarie da intraprendere.

Parte integrante del Piano sono le esperienze di ricerca e di intervento 3 (buone pratiche) già maturate sul campo negli ultimi anni, che potranno essere utilmente valorizzate anche in altre realtà territoriali.

Sul sito del Ministero della Salute, è consultabile la pagina dedicata la Piano d’Azione Salute.

 

Bibliografia

  1. Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al  Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni . Quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom fino al 2020
  2. Piano d’Azione Salute per e con le comunità Rom, Sinti e Camminanti
  3. Esperienze di ricerca e di intervento
Ultimo aggiornamento:
29 gennaio 2016

Stop all’obesità infantile

Il 25 gennaio scorso, la Commissione per la fine dell’obesità infantile (Commission on Ending Childhood Obesity - ECHO) ha presentato il suo Report finale al Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), al culmine di un periodo di due anni in cui si sono affrontati i livelli allarmanti di obesità e sovrappesoinfantile nel mondo.

Il Report della ECHO propone una serie di raccomandazioni per i governi finalizzate a invertire la sempre crescente tendenza al sovrappeso e all’obesità nei bambini sotto i 5 anni di età. Almeno 41 milioni di bambini di questa età risultano infatti obesi o in sovrappeso con percentuali sempre maggiori nei Paesi a basso o medio reddito. “È necessario un impegno politico maggiore per contrastare la sfida globale dell’obesità infantile” dichiara senza mezzi termini Sir Peter Gluckman, co-Presidente della Commissione, e prosegue affermando che “l’OMS ha bisogno di collaborare con i governi nazionali per implementare una serie di misure atte ad affrontare le cause ambientali di obesità e sovrappeso, e per aiutare i bambini ad avere l’avvio salutare di vita che meritano”.

Secondo il report dell’ECHO, molti bambini crescono oggi in ambienti che incoraggiano sovrappeso e obesità: il mercato di cibi non-sani e bibite gassate e zuccherate è stato identificato come il fattore di rischio maggiore nell’aumento del numero di bambini obesi e in sovrappeso, soprattutto nei Paesi sviluppati. “Obesità e sovrappeso impattano notevolmente sulla qualità della vita del bambino, causando conseguenze di salute ed economiche per loro, le loro famiglie e la società tutta”, sostiene Sania Nishtar, co-Presidente della Commissione.

Tra il 1990 e il 2014, la prevalenza di bambini in sovrappeso sotto i 5 anni è cresciuta dal 4,8% al 6,1%, con un numero di bambini coinvolti che è passato da 31 a 41 milioni. Nello stesso periodo, nei Paesi a basso reddito, i bambini in sovrappeso sono raddoppiati: da 7,5 a 15,5 milioni.

Nel Report, ECHO indica ai governi 6 raccomandazioni:

  1. promuovere l’assunzione di cibi sani;
  2. promuovere l’attività fisica;
  3. cura e attenzione alla fase di pre-concepimento e al periodo della gravidanza;
  4. attenzione e supporto all’alimentazione infantile e all’attività fisica nei bambini;
  5. salute, alimentazione e attività fisica nei bambini in età scolare;
  6. servizi di controllo e gestione del peso.

 

Per approfondire:

Ultimo aggiornamento:
29 gennaio 2016

Sicurezza delle acque

Nell'ambito del programma di ricerca europeo Water Joint Programming Initiative è decollato il progetto triennale "A novel Framework to Assess and Manage contaminants of Emerging concern in indirect potable reuse" (FRAME) per garantire acque potabili sicure attraverso il riutilizzo di acque reflue. Il progetto - coordinato dall'Istituto federale tedesco di Idrologia - coinvolge quattro Paesi europei: Germania, Italia, Francia e Norvegia. L'Istituto Superiore di Sanità (ISS) e l'Istituto di Ricerca sulle Acque del CNR sono i partner italiani.

Come dichiarano in un comunicato stampa dell'ISS Loredana Musmeci, direttore del Dipartimento Ambiente e Connessa Prevenzione Primaria dell'ISS, e Luca Lucentini, direttore del Reparto acque del medesimo Dipartimento: "Lo scopo principale del progetto è quello di garantire una quantità sufficiente di acqua potabile sicura, attraverso l'utilizzo di acque reflue trattate di effluenti domestici. In Europa, infatti, e soprattutto nelle regioni mediterranee, a causa dei cambiamenti climatici, i fenomeni di scarsità di acqua sono sempre più frequenti nei bacini idrografici e le fonti di approvvigionamento di acqua potabile risultano sempre più ridotte. Vi è necessità, quindi, di incentivare un riutilizzo delle acque che tuteli sia la salute umana che l'ambiente".

L'obiettivo di FRAME è di sviluppare una procedura per una valutazione globale dell'efficienza e costo-efficacia delle misure adottate per il ciclo del riutilizzo potabile indiretto finalizzate a ridurre al minimo i rischi associati alle sostanze chimiche emergenti e ai contaminanti microbici, durante la chiusura dei cicli idrici locali e regionali. FRAME si articolo in cinque work package collegati da loro, all'interno di ciascuno dei quali si valuteranno e testeranno diverse combinazioni di sistemi per il trattamento nella rimozione di contaminanti chimici e biologici che provengo dal riutilizzo di acque reflue di origine domestica, si stimeranno gli esiti delle diverse strategie di trattamento in termini di riduzione dei rischi ambientali e per la salute umana, i costi e benefici non monetari e potenziali svantaggi.

Il progetto si integra nel contesto delle attività di controllo e ricerca applicata in tema di acqua e salute condotte dall'ISS anche nell'ambito di programmi specifici di prevenzione promossi dal Ministero della Salute. Interesse particolare è dedicato di recente alle misure che presiedono alla qualità delle acque destinate al consumo umano attraverso l'introduzione di nuovi approcci integrati basati sull'analisi di rischio, come evidenzia Liliana La Sala, responsabile del progetto Ccm recentemente concluso "Sperimentazione del modello dei Water safety plans (Wsp) - Piani di sicurezza dell'acqua - per la valutazione e gestione del rischio nella filiera delle acque destinate al consumo umano", e referente dell'azione centrale "Portale Acque", attualmente in corso. Partendo dall'elaborazione delle prime linee guida nazionali sui piani di sicurezza dell'acqua, risultato di una azione Ccm congiunta di Regione Piemonte, Istituto e Ministero, il modello dei piani ha superato le fasi di sperimentazione in diverse filiere idro-potabili. Attualmente l'applicazione dei piani di sicurezza dell'acqua sta consentendo di valutare, in ogni contesto sito-specifico, i possibili pericoli che possono compromettere la sicurezza dell'acqua dalla presenza nell'ambiente naturale, alla captazione, al trattamento e distribuzione fino al rubinetto, stimandone il rischio e il possibile impatto sulla salute e, soprattutto, ridefinendo le misure per tenere sotto controllo ogni pericolo ed evento pericoloso rilevante. I risultati stanno dimostrando che il nuovo sistema garantisce un maggior livello di controllo ed una elevata qualità dell'acqua fornita nel tempo, sulla base di evidenze misurabili. L'esperienza italiana, condivisa in ambito UE, ha contribuito all'introduzione dei piani di sicurezza dell'acqua nella normativa comunitaria (dir UE 2015/1787) e può preludere ad un'applicazione dei piani a tutti i sistemi di gestione idro-potabile, con priorità per i piccoli gestori e le aree rurali, rafforzando le azioni di prevenzione in tema di acqua e salute coordinate dal Ministero della Salute e condotte da molte Regioni e Provincie Autonome.

Per saperne di più
Il sito del progetto FRAME
Il comunicato stampa dell'ISS

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Per la sicurezza delle acque

Il progetto del Ccm
Sperimentazione del modello dei Water safety plans (Wsp) per la valutazione e gestione del rischio nella filiera delle acque destinate al consumo umano

Ultimo aggiornamento:
24 febbraio 2016

Meningite e sepsi da meningococco C in Toscana

Dall’inizio del 2015 nella Regione Toscana si è verificato un anomalo aumento di casi di malattia invasiva da meningococco C, cui la Regione ha fatto fronte mettendo in atto misure straordinarie di profilassi e prevenzione: oltre alla profilassi antibiotica dei contatti di ogni caso che ha impedito il verificarsi di casi secondari è stata istituita una campagna di vaccinazione straordinaria (1). Tale aumento di casi si è verificato solo in Toscana ed è riconducibile, per la maggior parte dei casi, a uno stesso clone circolante nella stessa Regione.

Nel 2015 si erano verificati 31 casi contro i 2 del 2014, concentrati secondo la stagionalità delle infezioni invasive da meningococco, ovvero nei mesi freddi e in primavera. Nel 2016 (dati al 25 febbraio) sono 11 i casi di malattia invasiva da meningococco C segnalati dalla Regione (molti occorsi in età avanzata) che non mostrano alcuna correlazione epidemiologica fra di loro.

Per quanto riguarda l’adesione alla campagna straordinaria di vaccinazione, al 31 gennaio 2016 risultano vaccinate in Toscana, nel corso della campagna straordinaria di vaccinazione, 258.562 persone: 139.372 di queste appartengono alla fascia di età 11-20 anni e 119.190 alla fascia d’età 20-45 anni (le due fasce finora oggetto della campagna di vaccinazione partita nel 2015). In particolare, tra gli operatori sanitari ha aderito alla campagna (attraverso la promozione e somministrazione della vaccinazione) il 72,8% dei pediatri e il 58,2% dei medici di famiglia.

Per la Toscana, il calendario regionale delle vaccinazioni e le prime misure di profilassi contro il meningococco C sono stati approvati con delibera della Giunta regionale n. 571 del 27/04/2015. In particolare, il nuovo calendario vaccinale è stato pubblicato nell'allegato (2) della stessa delibera. Le misure straordinarie di profilassi sono state aggiornate e prorogate al 30 settembre 2016 con delibera della Giunta regionale n.85 del 16/02/2016.

Inoltre, con il medesimo obiettivo di contrastare la diffusione di casi di meningococco C, sono state varate il 16 febbraio scorso dalla Giunta regionale ulteriori misure (3) già decise il 9 febbraio scorso in sede di riunione al Ministero della Salute, tra il Ministro Beatrice Lorenzin, l'Assessore regionale al diritto alla salute della Toscana Stefania Saccardi, il Presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi, il Direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero Ranieri Guerra, e il Direttore generale dell’AIFA Luca Pani. Tali misure prevedono la vaccinazione gratuita contro il meningococco C per tutti i residenti nell'Asl Toscana centro, senza limiti di età; la riduzione del ticket per i cittadini over 45 che risiedono nelle altre due Asl, Toscana nord ovest e sud est; l’istituzione di una unità di monitoraggio permanente (composta da esperti della Regione Toscana, del Ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità), l’offerta gratuita agli studenti in Toscana non residenti in questa regione e un prezzo agevolato per chi lavora nella regione Toscana ma non vi risiede.

Nel frattempo, il monitoraggio dei casi di malattia invasiva da meningococco a livello nazionale è stato rafforzato per evidenziare tempestivamente cambiamenti nella situazione epidemiologica.

Attualmente non sono previste indicazioni particolari da seguire per coloro che si recano per brevi viaggi occasionali (lavoro o turismo) nelle aree maggiormente interessate dall’aumento dei casi (Azienda USL Toscana Centro).

Alcuni dati nazionali

Nel piano nazionale di prevenzione vaccinale 2012-2014 (4), adottato da tutte le Regioni italiane, il vaccino contro il menigococco C è offerto gratuitamente al 13° mese di vita e agli adolescenti (fascia di età 11-18 anni).

Secondo l’ultimo rapporto sulla sorveglianza (5) delle Malattie Batteriche Invasive, aggiornato al 23 dicembre 2015, nel 2014 (ultimo anno disponibile con dati consolidati) sono stati segnalati 163 casi di malattia invasiva da meningococco, con un’incidenza pari a 0,27 casi per 100.000; l’incidenza risulta in linea con i due anni precedenti (0,23 nel 2012 e 0,29 nel 2013). Nel 2015 (dati ancora parziali) sono stati finora registrati 174 casi. L’incidenza della malattia invasiva da meningococco è maggiore nella fascia di età 0-4 anni e in particolare nel primo anno di vita, in cui l’incidenza supera i 4 casi per 100.000. Tuttavia, l’incidenza si mantiene elevata fino alla fascia 15-24 anni. L’informazione sul sierogruppo permette di valutare la quota prevenibile con i diversi vaccini disponibili sul mercato italiano (contro il sierotipo C, contro i sierotipi ACWY e contro il sierotipo B). Esaminando il numero assoluto di casi per sierogruppo, il meningococco B è quello più frequente (65, 51, 48 e 48% dei ceppi tipizzati nel 2011, 2012, 2013 e 2014), seguito dal meningococco C (17, 30, 31 e 31% dei ceppi tipizzati nel 2011, 2012, 2013 e 2014) e dall’Y (14, 17, 16 e 13% dei ceppi tipizzati nel 2011, 2012, 2013 e 2014).

 

Bibliografia

1. Regione Toscana. Vaccinazioni. Campagna contro il meningococco C
2. Calendario vaccinale della Regione Toscana e direttive in materia di vaccinazioni. Aggiornamento aprile 2015
3. Meningite, varate dalla giunta le nuove misure straordinarie
4. Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2012-2014
5. Istituto Superiore di Sanità. Dati di sorveglianza delle malattie batteriche invasive aggiornati al 23 dicembre 2015

Ultimo aggiornamento:
25 febbraio 2016

Report HBSC 2014

Il prossimo 15 marzo, a Bruxelles, presso l’International Press Center, si svolgerà l’evento di presentazione del rapporto internazionale sui dati 2014 dello studio HBSC (Health Behaviour in School-aged Children - Comportamenti collegati alla salute in ragazzi di età scolare), al quale parteciperanno membri del Parlamento europeo, organizzazioni non governative, ambasciatori e rappresentanti delle Agenzie delle Nazioni Unite con sede a Bruxelles e i principali media internazionali.

Lo sviluppo di sistemi di sorveglianza con rappresentatività nazionale è un elemento centrale delle strategie di prevenzione e promozione della salute. In particolare, la disponibilità di dati aggiornati e confrontabili anche a livello internazionale sui comportamenti e sulle percezioni degli adolescenti, può contribuire efficacemente allo sviluppo di interventi incentrati sugli effettivi bisogni di salute, che possono influenzare i comportamenti relativi alla salute in età adulta.

L’età pre-adolescenziale e adolescenziale, infatti, rappresenta una fase cruciale per lo sviluppo dell’individuo e costituisce quindi un momento chiave nel quale agire con adeguate politiche, attivando una proficua collaborazione inter-istituzionale, in particolare tra mondo della scuola e mondo della salute.

Il nuovo report esamina i diversi aspetti della salute degli adolescenti della regione europea dell'OMS, evidenziando sia i progressi sia le aree di crescente preoccupazione, al fine di identificare le priorità sulle quali intervenire.

Il rapporto mostra, ad esempio, che l’assunzione di alcol in età scolare è diminuita in modo significativo, così come si è ridotto considerevolmente in tutti i paesi l'uso del tabacco.

Nonostante questi sviluppi incoraggianti, permangono alcuni aspetti che richiedono particolare attenzione, come le problematiche relative alla salute mentale degli adolescenti, alla percezione dell’immagine corporea o ai livelli di attività fisica.

Nel corso dell’evento, dopo la presentazione dei dati da parte dei rappresentanti dell’OMS e del network internazionale HBSC, è previsto un confronto tra relatori ed un panel di giovani, al fine di condividere la discussione dei risultati.

Altro momento di particolare interesse, sarà la riflessione tra media, rappresentanti del Parlamento europeo, organizzazioni non governative, esperti presenti e altri stakeholder, in merito alle implicazioni e alle opportunità di un’azione politica intersettoriale, tenuto conto che anche i risultati dello studio mettono in evidenza l'importanza per la salute dei giovani del più ampio contesto sociale.

L’Italia partecipa al network internazionale dal 2001 e nel 2014 ha condotto la IV indagine nazionale, promossa dal Ministero della Salute /CCM. Come nella precedente raccolta del 2010, l’indagine ha coinvolto tutte le Regioni e rientra tra i sistemi di sorveglianza sviluppati in attuazione del programma nazionale “Guadagnare salute: rendere facili le scelte salutari”.

Alla rilevazione 2014 hanno partecipato 3.317 classi distribuite in tutte le Regioni italiane e la percentuale di rispondenza all’indagine è stata complessivamente del 90.1%. Sono stati raccolti complessivamente 63.148 questionari, con un campione rappresentativo a livello regionale per tutte le Regioni italiane. I dati preliminari della raccolta 2014 sono stati presentati a maggio 2015, nel corso del Convegno che si è tenuto presso il Ministero della Salute ed è in corso di pubblicazione il report completo dell’indagine.

 

Il progetto CCM

Il progetto di sorveglianza HBSC per la popolazione italiana in età adolescenziale: fattori di rischio e risorse utili alla salute per informare le politiche regionali.

 

Ultimo aggiornamento:
26 febbraio 2016

Decreto 25 gennaio 2016

Il Decreto 25 gennaio 2016 pubblicato in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 36 del 13-2-2016 (1), sancisce l'adozione del Documento di indirizzo per l'attuazione delle linee di supporto centrali al Piano nazionale della prevenzione 2014-2018 (2).

Come riportato dal sito del Ministero della Salute il Piano nazionale della prevenzione 2014-2018 (3) approvato con Intesa Stato Regioni e Provincie Autonome del 14/11/2014 "definisce, sulla scorta delle lezioni apprese dall'esperienza del precedente PNP 2010-13, significato, contenuti e caratteristiche delle Azioni centrali. Il senso generale delle Azioni centrali è quello di "promuovere la prevenzione all'interno del sistema sanitario, valorizzandone il contributo specifico e peculiare e operando in un'ottica di trasversalità e intersettorialità anche al di fuori di esso".

Alla pubblicazione del decreto è seguito il comunicato relativo alla seguente errata corrige (4): "Nel decreto citato in epigrafe, pubblicato nella sopra indicata Gazzetta Ufficiale, alla pag. 10, seconda colonna, dopo il comma 1 dell'articolo 4, il periodo: «Il presente decreto è trasmesso alla Corte dei conti per il tramite dell'Ufficio centrale di bilancio per i previsti controlli di legge.», deve intendersi espunto".

 

Bibliografia
1. Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n. 36 del 13-2-2016
2. Documento di indirizzo per l'attuazione delle linee di supporto centrali al Piano nazionale della prevenzione 2014-2018 (PDF: 340 Kb)
3. Piano nazionale della prevenzione 2014-2018 (PDF: 0,85 Mb)
4. Errata corrige

Ultimo aggiornamento:
1 marzo 2016

Per la prevenzione e la gestione della OSAS

La Sindrome dell'Apnea Ostruttiva nel Sonno (OSAS) rappresenta un grave e crescente problema sanitario, sociale ed economico con una prevalenza che in alcune fasce d'età è superiore al 20% sia per il sesso maschile che per quello femminile. Le ripercussioni della mancata diagnosi e del mancato trattamento di questa sindrome determinano sul piano sanitario e sociale un diretto aumento della morbilità e della mortalità della popolazione affetta, un aumento dei costi sanitari, una perdita di produttività e un maggior rischio di incidenti stradali ed infortuni sul lavoro. L'OSAS, infatti, è oggi riconosciuta come una delle cause più frequenti di eccessiva sonnolenza diurna (Excessive Daytime Sleepiness - EDS), e come tale individuata quale fattore o cofattore determinante o favorente in un rilevante numero di incidenti stradali e lavorativi.

La storia naturale dell'OSAS, se non precocemente diagnosticata e/o non adeguatamente trattata, come per altre patologie croniche, è caratterizzata dall'aggravarsi del quadro clinico anche a causa della comparsa delle diverse e frequenti comorbilità. L'OSAS è una malattia di interesse multidisciplinare che necessita di azioni diagnostiche e terapeutiche coordinate tra diversi specialisti allo scopo di garantire un intervento ottimale e completo per le persone di tutte le età.

Per queste ragioni è stato costituito presso il Ministero della Salute un tavolo di lavoro con il compito di predisporre un documento sulla OSAS. Il gruppo di lavoro ha elaborato il documento finale partendo dall'analisi multifattoriale dei bisogni assistenziali e della disponibilità delle risorse, considerando le linee guida e le raccomandazioni nazionali e internazionali a oggi disponibili e le competenze delle Regioni in materia di organizzazione dei servizi, la diversità e variabilità degli assetti regionali. Il documento finale, suddiviso in età adulta e pediatrica, individua una proposta di strategia organizzativa sostenibile, finalizzata all'individuazione di casi di OSAS misconosciuti nella popolazione attraverso fasi di interventi differenziate per assicurare una soddisfacente risposta ai bisogni di prevenzione ed assistenza delle persone affette da OSAS.

Il workshop del 23 febbraio che si è tenuto, presso l'Auditorium del Ministero della salute, "OSAS: quale prevenzione possibile", prendendo spunto dal documento presentato, ha rappresentato un momento di arricchimento culturale e confronto utile sulle strategie proposte in tema di prevenzione e del complessivo percorso di presa in carico, sotto il profilo diagnostico-terapeutico-assistenziale, relativamente a tale importante patologia, ancora relativamente poco conosciuta.
Durante il workshop sono state affrontate tutte le tematiche con la conclusione che, nonostante i miglioramenti degli ultimi anni, è ancora grande la distanza tra i bisogni di assistenza sanitaria della popolazione e l'offerta diagnostica e terapeutica necessaria per soddisfarli completamente.

È necessario, quindi, per promuovere la qualità dell'assistenza, la sicurezza delle cure, l'uso appropriato delle risorse, costruire un sistema basato da un lato sull'integrazione tra i servizi ospedalieri, dall'altro sull'integrazione della rete ospedaliera con la rete dei servizi territoriali, con di rendere più specifica la missione assistenziale affidata agli ospedali. In questo modo tutte le componenti interessate potranno svolgere il proprio specifico e definito ruolo nella gestione della sindrome e nella "presa in carico" dei pazienti, garantendo la qualità e la specificità degli interventi.

Si sta attualmente perfezionando l'iter procedurale affinché il documento presentato al Workshop esiti in un'Intesa Stato-Regioni .

 

Il convegno


Il programma (PDF: 480 Kb)

Le relazioni

 

 

Ultimo aggiornamento:
4 marzo 2016

Influenza: gli ultimi dati

Sull'andamento della sindrome influenzale1 per la stagione 2015-2016, l'ultimo Rapporto epidemiologico InfluNet del 2 marzo scorso2 fornisce i dati italiani più aggiornati (ottava settimana di febbraio), evidenziando che:

  • contrariamente a quanto osservato nella precedente settimana la curva epidemica delle sindromi influenzali, continua lentamente a salire alimentata prevalentemente dalle classi di età pediatriche,
  • in questa settimana il livello di incidenza è pari a 6,20 casi per mille assistiti,
  • il numero di casi stimati in questa settimana è pari a circa 377.000, per un totale, dall'inizio della sorveglianza, di circa 3.072.000 casi,
  • Marche, P.A di Trento, Emilia-Romagna, Piemonte e Basilicata le Regioni maggiormente colpite.

 

L'identikit del virus
Durante la settimana 7/2016 sono stati raccolti 577 campioni clinici dai diversi laboratori afferenti alla rete Influnet, di cui 202 (35)sono risultati positivi al virus influenzale (89 di tipo A e 113 di tipo B). Nell'ambito del tipo A , 63 virus sono risultati di sottotipo H3N2, e 16 di sottotipo H1N1pdm09; i restanti 10 virus A segnalati non sono stati ancora sottotipizzati. Tra i ceppi B, 51 sono stati caratterizzati e, tra questi, 50 (98%) sono risultati appartenenti al lineaggio B/Victoria e 1 al lineaggio B/Yamagata3.

 

I numeri della vaccinazione
La vaccinazione antinfluenzale, per la nostra situazione climatica e per l'andamento temporale mostrato dalle epidemie influenzali in Italia, viene offerta nella stagione autunnale, da metà ottobre a fine dicembre, "fatte salve specifiche indicazioni, che saranno fornite se particolari eventi legati ai vaccini e/o l'andamento epidemiologico stagionale dell'influenza lo richiederanno" come si evidenzia quest'anno nella Circolare del Ministero.

 

Bibliografia
1. Influenza. Ministero della Salute.
2. Rapporto Epidemiologico InfluNet. Stagione Influenzale 2015-2016 (settimana 2016 - 08 dal 22 al 28 febbraio 2016) (PDF: 675 Kb).
3. Sorveglianza virologica dell'influenza InfluNet. Rapporto N. 15 del 24 febbraio 2016 (PDF: 1 Mb)

Ultimo aggiornamento:
7 marzo 2016

In bella vista: Il punto e gli aggiornamenti su Zika

Il virus Zika continua a destare preoccupazione a livello globale, tanto da occupare molte delle sezioni tematiche e non del sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). A rendere un virus apparentemente banale e simile ad altri virus di tipo influenzale come è Zika una minaccia per la sanità pubblica internazionale è l’aumento di casi di microcefalia in alcuni dei Paesi colpiti dall’epidemia e quindi la probabile, ma ancora non certa, associazione tra virus Zika e questo tipo di malformazione.

Le azioni del Ministero della Salute

In Italia, le istituzioni sanitarie, in primis il Ministero della Salute, rivolgono la massima attenzione alla situazione internazionale e nazionale. E’ proprio del Ministero della Salute una prima circolare del 27 gennaio scorso (1) - specifica sulle misure di prevenzione e controllo di Zika -  in cui si fa riferimento “all’aumento di casi di microcefalia osservati in alcuni dei Paesi in cui sono in corso epidemie di tale malattia”, aumento e diffusione del virus Zika che – si legge nella circolare - “al momento, la valutazione del rischio ai sensi del Regolamento Sanitario Internazionale da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità considera (…) un rischio per la sanità pubblica internazionale (Public Health Risk), e non un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (Public Health Emergency of International Concern - PHEIC), anche se i modelli previsionali indicano la possibilità della diffusione della trasmissione del virus Zika a gran parte del continente americano”.

Successivamente, in una seconda circolare del Ministero (2), che risale al 19 febbraio scorso, si parla di “crescente evidenza di un’associazione tra infezione da virus Zika contratta durante la gravidanza e malformazioni congenite e altri esiti sfavorevoli della gravidanza stessa, nonché dell’associazione tra infezione da virus Zika e sindrome di Guillain-Barré  (SGB)  post-infettiva,  e  del  rischio,  nella  imminente  stagione  estiva  2016, di  trasmissione in Italia della malattia, attraverso vettori locali”; e proprio in considerazione di ciò il Ministero della Salute raccomanda, nella stessa circolare, specifiche e determinate misure di prevenzione allegando in italiano e in inglese consigli ai viaggiatori internazionali diretti o provenienti dai Paesi affetti.

Le dimensioni del problema 

La situazione legata al virus Zika è in evoluzione. L’OMS – ispirandosi ad un “principio di cautela” - ha dichiarato quella da Zika “un’epidemia di rilevanza internazionale”. Il Direttore Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della salute Ranieri Guerra rivaluta le dimensioni del problema al di là della campagna mediatica che “come sempre accompagna l’evoluzione di virus particolari, nuovi, emergenti” e lo fa citando alcuni numeri dei casi confermati di infezioni da virus Zika e di microcefalia  presentati alla recente Global Initiative di Washington. Sebbene in questo momento non vi sia nel nostro Paese una situazione problematica rispetto a Zika, l’Italia sta mettendo in atto tutte le azioni preventive necessarie per il controllo e la sorveglianza del virus.

Ranieri Guerra  

Epidemia da Zika. Una reale emergenza di sanità pubblica?

Ranieri Guerra, Direttore generale Direzione generale della prevenzione sanitaria, Ministero della Salute.

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La zanzara autoctona e il rischio di trasmissione

Sulla zanzara tigre come vettore locale si sofferma anche il dott. Giovanni Rezza che considera in questo momento il rischio per il nostro Paese, e i Paesi europei a clima temperato, pressoché nullo, e minimo invece con l’arrivo della stagione estiva. Relativamente alle modalità di trasmissione del virus e quindi di contagio, quella per via sessuale “gioca un ruolo molto minore” rispetto a quella veicolata dal vettore competente. Vista la possibile associazione virus Zika-microcefalia, di cui però manca ancora l’evidenza definitiva, alcune precauzioni in più circa il contagio vanno prese in caso di donne fertili o che cerchino una gravidanza.

Giovanni Rezza  

Epidemia da Zika. Zanzara autoctona, contagi e microcefalia: quali i rischi?

Giovanni Rezza, Direttore del Dipartimento di Malattie infettive, Istituto Superiore di Sanità

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Il controllo di Zika

In mancanza di un vaccino per Zika, per il quale il tempo di attesa non sarà inferiore ai 18 mesi, al momento – dichiara il dott. Giuseppe Ippolito – il modo più efficace di affrontare il problema sta nel controllo del virus attraverso quello dei vettori, con programmi mirati e specifici di disinfestazione. Per quanto riguarda poi la diagnosi di Zika, essa pone alcuni problemi sia in termini di corretto utilizzo e interpretazione dei test commerciali, resisi da poco disponibili, sia in termini di valori della PCR che, nel caso di questo virus, permangono positivi solo in fase molto iniziale di malattia. Controllo e sorveglianza di Zika, tra l’altro, si rendono necessari anche in vista dei prossimi Giochi olimpici che si svolgeranno in Brasile il prossimo agosto e che destano preoccupazione per la grande aggregazione di persone e l’inevitabile spostamento di microrganismi da un continente all’altro.

Giuseppe Ippolito  

Epidemia da Zika. Come si affronta il problema?

Giuseppe Ippolito, Direttore scientifico, Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, Roma

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Le circolari del Ministero della Salute

1. Infezioni da virus Zika – Misure di prevenzione e controllo, 27 gennaio 2016

2. Aggiornamento su infezione/malattia da Virus Zika, 19 febbraio 2016

 

Materiali

Consigli ai viaggiatori/Travel advice for travellers (PDF: 178 Kb)

-  Febbre da virus Zika (PDF: 575 Kb)

-  Ministero della Salute. Eventi epidemici all’estero  

-  WHO. Zika virus and potential complications

 

Articoli correlati

-  Zika: nuova minaccia globale?

 

Ultimo aggiornamento:
7 marzo 2016

Giornata mondiale TB 2016

Dal  “Gear up to end TB” del 2015 allo “Unite to end TB” del 2016 (1), lo slogan lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la Giornata Mondiale della Tubercolosi di quest’anno. Un anno fa la parole chiave era “cambiamento di marcia”, quest’anno è “unione”, “unirsi per porre fine alla TB”. L’OMS richiama i governi, le comunità, la società civile tutta e il settore privato ad unirsi per porre fine all’epidemia di tubercolosi, promuovendo attivamente il dialogo e la comunicazione tra individui e comunità. L’impegno attivo e gli sforzi in direzione della fine della TB possono inoltre contribuire al raggiungimento dei Sustainable Development Goals (2) tra cui il contrasto alla povertà, la copertura sanitaria universale, la salute materno-infantile, la giustizia e la protezione sociali.

La Giornata Mondiale del 24 marzo vuole essere un’opportunità per aumentare la consapevolezza circa i confini, la prevenzione e il controllo di questa malattia a livello globale. Ma non di meno vuole essere l’occasione per mobilitare le forze politiche e sociali in direzione di possibili futuri progressi. E proprio in questa direzione, dopo essere giunto a conclusione il Global Plan to Stop TB 2006-2015 (3), la roadmap mondiale per la lotta alla TB, è stato sviluppato dall’OMS il Post-2015 Global TB Strategy (4), un ambizioso piano post-2015, approvato nella 64ma Assemblea mondiale della sanità, le cui possibilità di successo risiedono nell’impegno di tutti i Paesi membri e dei loro alleati nella lotta alla TB. Ecco perché la risoluzione sollecita tutti gli Stati a mettere in atto le strategie del Piano, adattandole al contesto e alle priorità nazionali, e invita i partner regionali a dare supporto alla loro attuazione.

Proprio allo scopo di dare attuazione al Piano globale di lotta alla TB, anche la Regione europea ha sviluppato un suo specifico pianto di azione per gli anni 2016-2020 (5) che fissa obiettivi e aree di intervento per gli anni a venire, sottolineando come diverse siano le sfide da affrontare tra cui quella della TB multi resistente il cui tasso di successo del trattamento rimane basso. Inoltre la TB rimane, nella Regione europea, una delle principali cause di morte tra le persone HIV-positive.

Gli obiettivi specifici per il 2020 sono:

  • ridurre del 35% i decessi per TB
  • ridurre l’incidenza della TB del 25%
  • raggiungere un tasso di successo del trattamento del 75% tra la coorte di casi di TB multiresistenti (Mdr-TB).

Le attività da mettere in atto sono relative a tre aree di intervento:

  • assistenza (prevenzione e cura) integrata e centrata sul paziente
  • politiche e sistemi di supporto audaci
  • intensificazione della ricerca e dell’innovazione.

Al fine di condividere le esperienze tra i Paesi con l’obiettivo comune di porre fine all’epidemia globale di TB,  l'Ufficio regionale dell’OMS Europa ha raccolto e diffuso esempi di buone pratiche nella Regione in un compendio (6).  

 

Bibliografia

  1. La campagna 2016 dell’OMS
  2. Sustainable Development Goals
  3. Post-2015 Global TB Strategy
  4. Global Plan to Stop TB 2006-2015
  5. Tuberculosis action plan for the WHO European Region 2016-2020
  6. Good practices in strengthening health systems for the prevention and care of tuberculosis and drug-resistant tuberculosis (2015)

Pagine correlate

Ultimo aggiornamento:
29 marzo 2016

Antibiotico-resistenza

Di recente pubblicazione (febbraio 2016) è l'ultimo report (1) a cura dello European Centre for Diseases Control (ECDC) e della European Food Safety Agency (EFSA) che presenta i risultati dell'analisi dei dati trasmessi dagli Stati membri relativi al 2014 sulla resistenza agli antimicrobici più diffusi nei batteri zoonotici, presenti nell'uomo, nei cibi e negli animali, in Europa. Nel 2014 il monitoraggio dei batteri resistenti in animali e alimenti si è concentrato su polli da carne, galline ovaiole e tacchini da ingrasso. Il prossimo anno il rapporto riguarderà suini e bovini.

L'aumento dell'antibiotico-resistenza mette seriamente a rischio la salute umana e animale, tanto che la stessa Commissione europea ha inserito tale rischio tra le priorità dell'agenda politica sulla sicurezza alimentare. "Ogni anno, nell'Unione Europea, le infezioni causate da batteri antimicrobico-resistenti causano circa 25.000 decessi, e la minaccia non è confinata alla sola Europa. Si tratta di un problema mondiale che richiede una soluzione mondiale", dichiara Vytenis Andriukaitis, commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare.

Nel Campylobacter, all'origine della campilobatteriosi, malattia veicolata da alimenti e comunemente segnalata nell'Unione Europea, risulta molto elevata la resistenza alla ciprofloxacina (il 69,8% nei polli da carne; il 60,2% nei batteri di provenienza umana), antimicrobico di fondamentale importanza per il trattamento di infezioni umane.

La salmonellosi è la seconda malattia veicolata da alimenti più comunemente riferita nell'Unione Europea: una resistenza agli antimicrobici di largo utilizzo è stata frequentemente rilevata nella Salmonella presente in esseri umani (tetracicline 30%, sulfamidici 28,2, ampicillina 28,2%) e nel pollame.

E proprio in Salmonella ed Escherichia Coli, nel pollame dell'Unione Europea, è molto diffusa la resistenza all'antimicrobico colistina, dato preoccupante in quanto "significa che questo farmaco di ultima linea potrebbe presto non essere più efficace per curare le infezioni umane gravi da Salmonella", secondo il direttore scientifico dell'ECDC Mike Catchpole. Di recente sono state riferiti in Cina episodi di resistenza alla colistina, soprattutto nei suini. Il gene corrispondente (mcr-1) è stato rinvenuto su un elemento genetico trasponibile (un plasmide), che può essere trasmesso tra batteri. In passato, invece, si era ritenuto che la resistenza alla colistina in batteri provenienti da esseri umani e animali fosse correlata ai cromosomi e che pertanto il suo trasferimento tra batteri fosse improbabile.

Le zone della Regione europea che hanno mostrato i più elevati livelli di antibiotico-resistenza sono quelle orientale e meridionale, inclusa l'Italia, rispetto all'Europa settentrionale.

Bibliografia

1. Il report ECDC/EFSA

Pagine correlate

I progetti Ccm sull'antibiotico-resistenza

Ultimo aggiornamento:
29 marzo 2016

Aumento di decessi in Italia nel 2015

L’Istituto Nazionale di Statistica (Istat), nel suo bilancio demografico provvisorio (dicembre 2015), ha segnalato un aumento dei decessi nei primi otto mesi del 2015 (gennaio-agosto) di 45mila morti rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente, con un incremento stimato dell’11,3%. Il 19 febbraio 2016 l’Istat ha pubblicato un nuovo rapporto sull’andamento dei morti per mese, riferito a tutto il 2015, che ha stimato circa 653mila decessi, ben 54 mila in più rispetto al 2014 (+9,1%). La variazione relativa è particolarmente accentuata nei mesi invernali ed estivi.

Per fare maggiore chiarezza su quanto accaduto nel 2015, e considerata la grande importanza del tema e le sue ricadute in termini di politiche di sanità pubblica, il Ministero della Salute ha convocato a inizio anno 2016, presso la Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria, un gruppo di ricercatori ed esperti nazionali e rappresentanti di diverse istituzioni (Ministero della Salute, ISS, Agenas, Regioni, e Dipartimento di Epidemiologia del SSR del Lazio) con il compito di effettuare una prima analisi critica sul fenomeno dell’eccesso di mortalità del 2015, sulle cause plausibili ed eventuali indicazioni per la programmazione. Il Gruppo di lavoro ha prodotto un rapporto preliminare sul fenomeno dell’incremento di mortalità (costituito da un documento di sintesi e tre elaborati tecnici di approfondimento).

Presentazione dei dati

L’analisi effettuata dal Gruppo di lavoro e presentata nel rapporto è stata possibile grazie al “Sistema di Sorveglianza della Mortalità Giornaliera” (SiSMG), attivo dal 2004 nelle aree urbane incluse nel progetto CCM-Ministero della Salute “Piano Operativo Nazionale per la Prevenzione degli Effetti del Caldo sulla Salute”  per la sorveglianza e la prevenzione della mortalità estiva. Il SiSMG ha permesso di effettuare un’analisi della mortalità nella classe di età 65+ anni e un’analisi delle variazioni stagionali (inverno: trimestre dicembre-marzo, estate: trimestre giugno-agosto), confrontando la mortalità osservata nel 2015 con quella dei cinque anni precedenti (baseline: 2009-2013). È stata, inoltre, effettuata la valutazione della variabilità stagionale osservata nel 2015 con quella osservata nel 2012, 2013 e 2014. Per il solo comune di Roma è stata condotta un’analisi della mortalità per stagione e per causa (mortalità per grandi gruppi, con particolare attenzione alle cause respiratorie e cardiovascolari), genere e classi di età.

In sintesi

Le conclusioni cui giunge il Gruppo di lavoro è che il 2015 è stato sicuramente un anno di mortalità elevata ma non dell’ampiezza che potrebbe risultare dalla sola analisi del numero di decessi del 2015 e del 2014. I dati del SiSMG, in linea con quelli dell’ISTAT, confermano un incremento del numero di decessi nel 2015, attribuibile in primo luogo al progressivo incremento della popolazione anziana e, verosimilmente, al ruolo svolto da fenomeni demografici, riconducibili alle coorti di nati tra la prima guerra mondiale e negli anni immediatamente successivi. L’analisi dei tassi di mortalità, standardizzati per età e stratificati per classi di età decennali, evidenzia  che  complessivamente il tasso di mortalità del 2015 è stato in linea con il valore medio dei cinque anni precedenti (2009-2013) ma significativamente più elevato di quello osservato nei due anni precedenti (2013 e nel 2014).

L’analisi stagionale conferma un incremento di mortalità nei mesi di gennaio e febbraio a carico della popolazione molto anziana (+85 anni) per cause cardiovascolari e respiratorie (come risulta dalle  analisi delle 32 città, che tiene conto dei tassi standardizzati per età, nonché  indagini  condotte a livello locale (es. Lazio e Piemonte)  che hanno evidenziato eccessi per cause respiratorie. L’elevata mortalità della stagione invernale è associata ai periodi di epidemia influenzale, come confermano i dati del Sistema di sorveglianza dell’ISS, INFLUNET, mentre non sembra essere correlabile alle basse temperature in quanto esse sono state in linea con i livelli stagionali. L’elevata mortalità estiva è stata associata all’ondata di calore di forte intensità e durata che ha caratterizzato i mesi di luglio e agosto 2015 e che ha determinato eccessi di mortalità anche in altri paesi europei, come la Francia, Spagna, Svizzera, Belgio e Olanda.

Posto che per meglio comprendere il fenomeno dell’incremento della mortalità sarà utile poter disporre anche delle cause dei decessi osservati, si può concludere che le valutazioni degli esperti e le indagini fino ad ora condotte concordano sull’ipotesi che fattori meteorologici (temperatura ambientale) e non meteorologici (virus influenzali), oltre all’ampiezza della popolazione a rischio (pool di suscettibili), siano state le concause dell’incremento di mortalità osservato nel 2015 e spiegano la variabilità stagionale e interannuale della mortalità soprattutto nella popolazione molto anziana. Il 2015 sicuramente è stato un anno di mortalità elevata ma non dell’ampiezza che potrebbe risultare dalla sola analisi del numero di decessi del 2015 e del 2014: il forte incremento della mortalità in termini assoluti è ridimensionato dall'analisi dei tassi standardizzati per età. Non sembra peraltro confermato il sospetto del ruolo svolto dalla crisi economica e dalla minore qualità dell’assistenza da parte del Servizio Sanitario Nazionale come possibili concause dell’incremento del rischio di mortalità.

 

Il Rapporto su Mortalità anno 2015

Documento di sintesi

Questo documento fornisce una sintesi delle prime valutazioni e conclusioni del Gruppo di lavoro sull’incremento di mortalità del 2015, rimandando ogni ulteriore approfondimento ai contributi tecnici, disponibili in allegato.
Ministero della Salute. Aumento dei decessi in Italia anno 2015. 29/02/2016 (PDF: 413 Kb) 

Allegati tecnici citati nel documento di sintesi 

Allegato 1. DEP Lazio. Rapporto Mortalità 2015: analisi dei tassi standardizzati per età delle 32 città incluse nel sistema di Sorveglianza della Mortalità Giornaliera (SiSMG). 17/02/2016 (PDF: 855 Kb)
Allegato 2. Ragionando sui decessi del 2015. Osservazioni di Agenas (PDF: 585 Kb)
Allegato 3. Rizzo C, Bella A (Istituto Superiore di Sanità). L’impatto della stagione influenzale 2014/2015 in Italia (PDF: 470 Kb)
Allegato 4. DEP Lazio. Inquinamento atmosferico ed effetti sulla salute a Roma nel mese di dicembre 2015. Rapporto tecnico (PDF: 350 Kb)
Allegato 5. DEP Lazio. Ondate di calore ed effetti sulla salute estate 2015. Sintesi dei risultati (PDF: 2,4 Mb)

Ultimo aggiornamento:
5 aprile 2016

Influenza: aggiornamento

Sull’andamento della sindrome influenzale1 per la stagione 2015-2016, l'ultimo Rapporto epidemiologico InfluNet del 30 marzo scorso2 fornisce i dati italiani più aggiornati (dodicesima settimana di marzo), evidenziando che:

  • la curva epidemica delle sindromi influenzali, continua la sua discesa, raggiungendo un livello di incidenza pari a 3,92 casi per mille assistiti. In questa settimana il calo del numero di casi è stato osservato soprattutto nelle classi di età pediatriche,
  • Il numero di casi stimati in questa settimana è pari a circa 238.000, per un totale, dall’inizio della sorveglianza, di circa 4.303.000 casi,
  • In Lombardia, P.A. di Bolzano, Molise e Sicilia l’incidenza è tornata a livelli di base.

L'identikit del virus

Durante la settimana 12/2016 sono stati raccolti 315 campioni clinici dai diversi laboratori afferenti alla rete Influnet, di cui 100 (32%) sono risultati positivi al virus influenzale (38 di tipo A e 62 di tipo B). Nell’ambito del tipo A, 20 virus sono risultati di sottotipo H3N2, e 11 di sottotipo H1N1pdm09; i restanti 7 virus A segnalati non sono stati ancora sottotipizzati. Tra i ceppi B, 8 sono stati caratterizzati come appartenenti al lineaggio B/Victoria.3

I numeri della vaccinazione

La vaccinazione antinfluenzale, per la nostra situazione climatica e per l'andamento temporale mostrato dalle epidemie influenzali in Italia, viene offerta nella stagione autunnale, da metà ottobre a fine dicembre, "fatte salve specifiche indicazioni, che saranno fornite se particolari eventi legati ai vaccini e/o l'andamento epidemiologico stagionale dell'influenza lo richiederanno" come si evidenzia quest'anno nella Circolare del Ministero.

Bibliografia

1. Influenza. Ministero della Salute.

2. Rapporto Epidemiologico InfluNet. Stagione Influenzale 2015-2016 (settimana 2016 - 12 dal 21 al 27 marzo 2016) (PDF: 625 Kb)

3. Sorveglianza virologica dell'influenza InfluNet. Rapporto N. 20 del 30 marzo 2016 (PDF: 1,3 Mb)

Ultimo aggiornamento:
6 aprile 2016

Alcol e dati sul consumo

L’11 marzo scorso il Ministro della Salute ha trasmesso al Parlamento la Relazione annuale (PDF: 3,6 Mb) che illustra la situazione relativa al consumo di alcol nella popolazione italiana attraverso l’analisi dei dati ISTAT 2014. Inoltre la Relazione descrive gli interventi realizzati nel 2015 per contrastare il fenomeno correlato all’uso rischioso e dannoso di alcol.

Secondo i dati ISTAT, nel corso del 2014 ha consumato almeno una bevanda alcolica il 63% degli italiani di 11 anni e più (pari a 34 milioni e 319 mila persone), con prevalenza notevolmente maggiore tra i maschi (76,6%) rispetto alle femmine (50,2%). Il 22,1%dei consumatori (12 milioni circa di persone) beve quotidianamente (33,8% tra i maschi e 11,1% tra le femmine).

Nel decennio 2005-2014 l’ISTAT ha rilevato la diminuzione della quota di consumatori totali (dal 69,7% del 2005 al 63,0% del 2014), la diminuzione della quota di consumatori giornalieri (dal 31% del 2005 al 22,1% del 2014), l’aumento dei consumatori occasionali (dal 38,6% del 2005 al 41,0% del 2014), l’aumento dei consumatori fuori pasto (dal 25,7% del 2005 al 26,9% del 2014).

Nel 2014 si osserva ancora un lieve calo rispetto all’anno precedente dei consumatori giornalieri (nel 2013 rappresentavano il 22,7% e nel 2014 il 22,1%) mentre continuano a crescere i consumatori fuori pasto (nel 2013 erano il 25,8% e nel 2014 erano il 26,9%).

Il consumo fuori pasto è soprattutto diffuso tra i giovani (18-24 anni) e i giovani adulti (25-44), che lo adottano spesso nell’ambito di occasioni e contesti legati al divertimento e alla socializzazione. Continua in modo preoccupante la crescita negli ultimi dieci anni del consumo fuori pasto tra le femmine che sono passate dal 14,9% del 2005 al 16,5% del 2014.

Desta particolare allarme il fenomeno del binge drinking , con gravi rischi per la salute e la sicurezza non solo del singolo bevitore ma anche dell’intera società. Nel 2014, il 10,0% degli uomini e il 2,5% delle donne di età superiore a 11 anni hanno dichiarato di aver consumato 6 o più bicchieri di bevande alcoliche in un’unica occasione almeno una volta negli ultimi 12 mesi che corrispondono ad oltre 3.300.000 persone di età superiore a 11 anni, con una frequenza che cambia a seconda del genere e della classe di età della popolazione.

Altro fenomeno preoccupante è il consumo di alcol tra i cosiddetti “giovani anziani”, ossia persone di età compresa tra 65 e 74 anni. Sono 2.700.000 i consumatori ultra sessantacinquenni a rischio per patologie e problematiche alcol-correlate che vanno a sommarsi alle altre malattie croniche eventualmente presenti.

Relativamente al tipo di bevande alcoliche consumate, viene confermata la tendenza degli ultimi dieci anni: si riducono i consumatori di solo vino e birra, soprattutto fra i giovani e le donne, e aumenta la percentuale di chi consuma anche aperitivi, amari e superalcolici. Tra i giovani di 18-24 anni è anche in crescita il consumo di altri alcolici (aperitivi alcolici, alcolpops) oltre a vino e birra.

In ogni caso, complessivamente, tra le bevande consumate nel 2014, il vino resta al primo posto seguito dalla birra e quindi al terzo posto altri alcolici (aperitivi, amari e superalcolici).

Nella seconda parte della Relazione, vengono descritti i Servizi alcologici e l’utenza in base a quanto previsto dal D.M. 4 settembre 1996 “Rilevazione di attività nel settore di alcoldipendenza”.

Nella terza parte della Relazione, inoltre, sono descritti gli interventi del Ministero della Salute in attuazione della Legge 125/2001, tra cui interventi di indirizzo e in materia di informazione e comunicazione e la partecipazione ad azioni internazionali. In chiusura di Relazione, le rilevazione degli interventi e delle attività delle Regioni e delle Province Autonome (quarta parte).

 

Pagine correlate

La Pagina del portale del Ministero della Salute su “Relazione al Parlamento su alcol e problemi alcol correlati, anno 2015”

Ultimo aggiornamento:
6 aprile 2016

Giornata mondiale della salute 2016, per il diabete

Il 7 aprile si celebra la Giornata mondiale della salute che per l’edizione 2016 ha come slogan dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) “vincere il diabete” (1). Una giornata, quindi, dedicata alla malattia diabetica che, sempre secondo l’OMS, entro il 2030 sarà la settima principale causa di morte a livello globale. Nel 2012 il diabete è stato all’origine di 1,5 milioni di decessi nel mondo di cui l’80% nei paesi a basso-medio reddito.

È una patologia diffusa che, come afferma Marina Maggini dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) - alla guida del Work Package dedicato al diabete della Joint Action europea Addressing Chronic Diseases and Promoting Healthy Ageing Across the Life Cycle JA-CHRODIS (2) - ha “una frequenza in Italia del 5,5%, con una prevalenza in aumento soprattutto a causa dell’invecchiamento della popolazione, ma anche per la modificazione di alcuni stili di vita. Inoltre, la prevalenza è fortemente influenzata dalle condizioni socioeconomiche delle persone, ed è più alta nelle persone con condizioni socioeconomiche basse”.

Le ragioni del focus sul diabete

Diffusione e rapido aumento del diabete sono in primis tra i punti fondamentali per i quali l’OMS, in occasione della Giornata mondiale della salute 2016, accende i riflettori sul diabete. I messaggi chiave dell’OMS per l’edizione 2016 del World Health Day sono i seguenti:

  • l’alta percentuale di casi di diabete è prevenibile attraverso semplici misure di stili di vita che  possono essere efficaci nel prevenire o ritardare il diabete di tipo 2. Mantenere il normopeso, fare regolare attività fisica e avere una dieta sana possono ridurre il rischio di sviluppare la malattia;
  • la possibilità di trattare il diabete controllandone e prevenendone le complicanze. Sono fondamentali per la risposta alla malattia diabetica migliorare e aumentare l’accesso alla diagnosi, l’educazione all’autogestione della malattia e trattamenti sostenibili;
  • gli sforzi per prevenire e curare il diabete saranno importanti anche per realizzare l’obiettivo del Sustainable Development Goal 3 (3) entro il 2030 – assicurare vita in salute e promuovere il benessere ad ogni età - che ha in sé la riduzione della mortalità prematura per malattie non trasmissibili.

È d’accordo la dottoressa Maggini sull’importanza di dedicare questa giornata al diabete, anche perché tra le altre cose “bisogna considerare che le persone con diabete sono a rischio di sviluppare una serie di patologie cardiovascolari, neurologiche, oculari, nefrologiche, e rappresentano l'esempio delle persone con malattie croniche e comorbosità”.

Proprio in occasione della Giornata mondiale della salute 2016 dedicata al diabete, la JA-CHRODIS pubblica un Policy Brief (4) il cui scopo è quello di "sostenere gli sforzi dei singoli paesi per costruire una strategia efficace per la prevenzione e la gestione del diabete e, più ampiamente, delle malattie croniche. Esso si basa su una mappatura dei Piani Nazionali diabete in Europa e intende facilitare lo scambio di buone pratiche". Ancora Maggini dichiara che "è fondamentale ottenere l'impegno dei massimi livelli politici verso la prevenzione e il controllo del diabete e, più in generale, delle malattie croniche, e garantire che questo si traduca in azioni" (5).

Gli obiettivi: prevenzione, cura e sorveglianza

Tre sono gli obiettivi principali della campagna dell’OMS relativa alla Giornata mondiale della salute:

  1. accrescere la consapevolezza della diffusione del diabete, dei suoi confini e delle conseguenze in particolare tra i paesi a basso e medio reddito;
  2. avviare una serie di azioni specifiche, efficaci e sostenibili per contrastare il diabete: in particolare per la prevenzione, la diagnosi e la cura delle persone con diabete;
  3. lanciare il primo Global report sul diabete per descrivere, da una parte, lo stato dell’arte della malattia a livello mondiale, e dall’altra promuovere e sostenere sistemi sanitari più forti per assicurare una migliore sorveglianza, promuovere la prevenzione e rafforzare l’efficacia della gestione della malattia.

“Il dato importante”, dichiara Maggini, “è che il diabete può in parte essere prevenuto e soprattutto possono essere prevenute le sue complicanze. Infatti, percorsi di cura adeguati, integrazione tra professionisti, e l' empowerment delle persone con diabete possono consentire di prevenire le complicanze e assicurare una migliore qualità di vita”. E ancora in merito alla prevenzione, l’Italia si è dotata di una serie di risorse e strumenti importanti, tra cui – ricorda sempre Marina Maggini “il Programma nazionale Guadagnare Salute (6), per la prevenzione e il controllo delle malattie croniche; lo stesso sistema di sorveglianza Passi (7), pensato e realizzato per tenere sotto sorveglianza stili di viti e fattori di rischio e quindi aiutare la prevenzione, oltre, naturalmente, allo stesso Piano nazionale della prevenzione. Per quanto riguarda invece le azioni specifiche sul diabete, deve essere ricordato il Piano sulla malattia diabetica (8) e il Progetto IGEA (9), finalizzato alla gestione integrata della malattia. Per concludere  bisogna riconoscere che molto è stato fatto in Italia per migliorare la qualità delle cure per le persone con il diabete, ma rimane ancora molto da fare per ottenere un vero cambiamento nei modelli di cura”.

 

Bibliografia

  1. La Giornata mondiale della salute 2016
  2. JA-CHRODIS
  3. Il Sustainable Development Goal 3: Ensure healthy lives and promote well-being for all at all ages
  4. JA-CHRODIS. Policy Brief. National Diabetes Plans in Europe
  5. Comunicato stampa. Partner JA-CHRODIS (PDF: 645 Kb)/Press Release. JA-CHRODIS Partners (PDF: 905 Kb)
  6. Guadagnare Salute
  7. La sorveglianza Passi
  8. Piano Nazionale Diabete
  9. Progetto IGEA

 

Articoli correlati

Ultimo aggiornamento:
7 aprile 2016

Russamento e OSAS pediatrico

Il 15 marzo scorso sono state pubblicate le "Linee guida nazionali per la prevenzione ed il trattamento odontoiatrico del russamento e della sindrome delle apnee ostruttive nel sonno in età evolutiva". Il documento, sottoposto al parere tecnico del Consiglio Superiore di Sanità, contiene raccomandazioni e indicazioni "evidence based" utili per la gestione odontoiatrica del russamento e della sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (Obstructive Sleep Apnea Syndrome, OSAS.

Il russamento è il rumore generato dalla vibrazione dei tessuti molli orofaringei ed è conseguenza della turbolenza del flusso aereo, dovuta alla riduzione del calibro delle vie aeree. L'OSAS è, invece, una condizione caratterizzata da ripetuti episodi di completa (apnea) o parziale (ipopnea) cessazione del flusso d'aria attraverso le vie aeree superiori, durante il sonno. Il sintomo del russamento che compare "spesso" o "ogni notte" (definendosi in questo caso chi manifesta tale sintomo un "russatore abituale") varia dal 3 al 21% dei bambini; la percentuale dei bambini che soffrono di disordini respiratori del sonno, quale l'OSAS, va dall'1 al 6%.

In caso di OSAS pediatrico non trattato le conseguenze possibili sono una scarsa resa scolastica, sonnolenza diurna, problemi comportamentali, deficit di crescita staturale, enuresi notturna, cefalea mattutina, aumento del rischio di otiti, alcune patologie cardiovascolari come il cuore polmonare.

Nelle Linee guida si legge che "l'odontoiatra, in virtù dei controlli periodici di sua competenza, può riconoscere il russamento e l'OSAS ed intervenire terapeuticamente con l'applicazione di dispostivi orali. Durante l'esame clinico, l'odontoiatra deve porre attenzione alle caratteristiche cranio facciali connesse, alla respirazione orale, al volto allungato, al mento piccolo e retruso, all'affollamento dentale, al palato alto e stretto e, nella raccolta dell'anamnesi, è buona norma, che raccolga elementi in merito alla resa scolastica, alla capacità di concentrazione, all'eventuale presenza di enuresi notturna, allo scarso appetito, all'obesità e alle infezioni ricorrenti alle vie aeree".

 

Per approfondire

 

Ultimo aggiornamento:
28 aprile 2016

Malattia diabetica e tassi epidemici

Nel 1980 le persone affette da diabete nel mondo erano circa 100 milioni. A distanza di 35 anni questo numero è quasi quadruplicato, attestandosi oggi sui 400 milioni di persone che soffrono di malattia diabetica. A un simile drammatico incremento è corrisposto un incremento altrettanto forte dei costi, che hanno raggiunto gli 825 miliardi di dollari l'anno. Sono alcune delle conclusioni cui giunge un studio, il più ampio mai realizzato sul diabete a livello mondiale, condotto dai ricercatori dell'Imperial College di Londra in collaborazione con la School of Public Health di Harvard, l'Organizzazione Mondiale della Sanità e molti centri di ricerca tra i quali l'Istituto Superiore di Sanità (ISS), per un totale di più di 500 ricercatori, e pubblicato recentemente su Lancet (1). All'ISS si deve la maggior parte dei dati italiani, raccolti a livello nazionale dal 1999 al 2002 e dal 2008 al 2013, oltre alle ricerche effettuate negli anni Ottanta e Novanta.

Poiché uno degli obiettivi globali, relativi alle malattie croniche non-trasmissibili, è quello di bloccare, entro il 2025, la crescita della prevalenza di diabete negli adulti ai livelli del 2010, lo studio ha stimato il trend di crescita del diabete nel mondo, la possibilità per i diversi Paesi di raggiungere l'obiettivo e come la crescita e l'invecchiamento della popolazione influenzano la prevalenza di adulti con diabete.

Analizzando i dati di 751 studi di popolazione, condotti tra il 1980 e il 2014, per un totale di 4,4 milioni di adulti, uomini e donne, lo studio ha portato a realizzare delle mappe interattive in grado di confrontare i dati tra i 146 Paesi considerati. In questo modo, i ricercatori hanno potuto dimostrare che negli ultimi 35 anni il numero di soggetti affetti da diabete è quadruplicato, passando da 108 milioni nel 1980 a 422 milioni nel 2014.

All'origine di questo aumento ci sono l'incremento e l'invecchiamento della popolazione mondiale e il diffondersi di stili di vita non salutari, che ha portato all'aumento dell'obesità. In particolare, la prevalenza di uomini diabetici è raddoppiata (il 4,3% della popolazione mondiale nel 1980, il 9% nel 2014) e anche le donne diabetiche sono passate dal 5% al 7,9% nello stesso arco temporale. Se questo andamento dovesse continuare, nel 2025 si conteranno oltre 700 milioni di diabetici, con il rischio che molti Sistemi sanitari non riescano più a sostenerne i costi.

Dallo studio si evince anche che vi è una prevalenza di diabete più bassa in alcuni Paesi dell'Europa nord-occidentale (il 4% nelle donne e il 6% negli uomini), in particolare in Svizzera, Austria, Danimarca, Belgio e Paesi Bassi, mentre è cresciuta molto nei Paesi a medio e basso reddito, in particolare nelle isole del Pacifico, nel Medio Oriente e nel Nord Africa. I tassi più alti in assoluto di malattia si registrano in Polinesia e in Micronesia, dove più di una persona su cinque ha una diagnosi di diabete. Per quanto riguarda l'Italia la prevalenza - nella fascia di età 35-74 anni - è dell'11% per gli uomini e dell'8% per le donne (Health Examination Survey) (2). Dato interessante è la quota abbastanza elevata di persone che pure avendo il diabete non ne sono consapevoli.

Lo studio ha calcolato, inoltre, che il costo annuo del diabete, in termini di trattamenti terapeutici e gestione della patologia e delle sue complicanze, raggiunge gli 825 miliardi di dollari l'anno, con picchi di 170 miliardi di dollari in Cina, 105 miliardi negli Stati Uniti e 73 miliardi in India. D'altra parte è proprio in questi ultimi Paesi, oltre che in Brasile e Indonesia, che vive la metà dei 422 milioni di diabetici del mondo.

Infine, relativamente al raggiungimento dell'obiettivo globale di interruzione della crescita del diabete, secondo lo studio solo 9 Paesi per gli uomini e 29 per le donne, per lo più nell'Europa occidentale, hanno il 50% o più di possibilità di centrarlo.

Simona Giampaoli, ricercatrice dell'ISS e coautrice nell'indagine, afferma che "questo studio ha scattato, per la prima volta, una fotografia a tutto tondo del diabete attraverso i dati forniti da studi su popolazione generale in cui la presenza del diabete è stata misurata attraverso la determinazione della glicemia a digiuno e la storia clinica. Questa patologia sta assumendo i tratti di una vera e propria epidemia a livello globale, con costi altissimi sia per gli individui sia per i governi e con un'unica arma a disposizione per invertire la rotta: la prevenzione" (3).

 

Bibliografia

  1. NCD Risk Factor Collaboration. Worldwide trends in diabetes since 1980: a pooled analysis of 751 population-based studies with 4-4 million participants. Lancet 2016; 387: 1513-30.
  2. Ehes: uno sguardo sulla salute degli europei -
  3. Il diabete nel mondo: tassi quadruplicati in oltre 30 anni con un costo di 825 miliardi di dollari l'anno. Lo rivela uno studio su Lancet, a cui ha partecipato l'ISS

 

Ultimo aggiornamento:
28 aprile 2016

Relazione 2014 su HIV

Il 18 marzo scorso è stata pubblicata, a cura del Ministero della Salute, la Relazione annuale (1) al Parlamento sullo stato di attuazione delle strategie attivate per fronteggiare l'infezione da HIV e relativa al periodo 2014. La relazione è predisposta ai sensi dell'articolo 8, comma 3, della legge 5 giugno 1990, n. 135.

Gli argomenti trattati nella Relazione 2014 sono suddivisi in due sezioni: la prima, sulle attività svolte dal Ministero e la seconda, relativa a quelle effettuate dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS).

Le attività svolte dal Ministero fanno riferimento ai settori della informazione, della prevenzione e dell'assistenza e dell'attuazione di progetti. Sono, inoltre, riportate le attività svolte dalla Commissione nazionale per la lotta contro l'AIDS (CNA).

Per quanto riguarda l'attività svolta dall'ISS, sono circostanziatamente riportate le iniziative svolte in tema di sorveglianza dell'infezione da HIV e dell'AIDS, di ricerca e di consulenza telefonica (Telefono Verde AIDS e Infezioni sessualmente trasmesse - IST).

Ogni anno, il Centro operativo AIDS (COA) (2) dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) predispone i dati della sorveglianza HIV e del Registro Nazionale AIDS (che poi invia all'ECDC). I dati vengono ufficialmente presentati in occasione della Giornata Mondiale per la lotta all'AIDS che si celebra il 1° di dicembre. Nel 2008, con Decreto Ministeriale, è stata istituita la sorveglianza delle nuove diagnosi di infezione da HIV, con i dati relativi alle persone che risultano positive al test HIV per la prima volta, e dal 2012, essa ha copertura nazionale. Il dato di questa sorveglianza per il 2014 è di 3.695 nuove segnalazioni di diagnosi di infezione da HIV (questo numero potrebbe aumentare a causa del ritardo di notifica), pari a un'incidenza di 6,1 nuovi casi di HIV positività ogni 100.000 residenti. Di queste nuove diagnosi riferite al 2014 la maggioranza è attribuibile a rapporti sessuali non protetti da preservativo e che costituiscono l'84,1% di tutte le segnalazioni (eterosessuali 43,2%; maschi che fanno sesso con maschi - MSM - 40,9%).

Si annovera tra le attività del Ministero anche il Progetto "Sistema di sorveglianza nazionale HIV e AIDS" che fa parte delle Azioni Centrali del Programma Ccm 2014 (3). Obiettivo principale del progetto è stato, così come previsto dall'ECDC, di armonizzare i due sistemi di sorveglianza esistenti: la sorveglianza HIV, che raccoglie informazioni al momento della prima diagnosi di infezione da HIV, e il Registro Nazionale AIDS, che raccoglie informazioni al momento della diagnosi di AIDS. Prima fase di questo processo di armonizzazione per realizzare un unico sistema di sorveglianza è stata l'informatizzazione dell'archivio cartaceo del Registro Nazionale AIDS. Il gruppo di lavoro costituito da ricercatori del Centro Operativo AIDS ha collaborato con il Servizio Informatico e Documentazione (SIDBAE) dell'ISS con lo scopo di migliorare, completare e perfezionare le procedure di informatizzazione.


Bibliografia

  1. Relazione al Parlamento 2014 sullo stato di attuazione delle strategie attivate per fronteggiare l'infezione da HIV (PDF: 1,3 Mb)
  2. Il Centro operativo COA
  3. Programma Ccm 2014

 

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HIV/AIDS: alcuni dati dell'epidemia

Ultimo aggiornamento:
28 aprile 2016

Salute urbana globale

Popolazione urbana e salute

È stato recentemente pubblicato l’ultimo report sulla salute urbana a cura dell’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) e del United Nations Human Settlements Programme (UN-Habitat) il Programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani. In esso vengono presentati nuovi dati sulla salute degli abitanti delle città, considerando almeno 100 Paesi nel mondo. I dati mostrano che con la crescita costante della popolazione urbana nel mondo, le ineguaglianze di salute – in particolar modo tra le popolazione urbane più ricche e quelle più povere – continuano ad essere una sfida fondamentale per il raggiungimento di una migliore salute globale.

Diseguaglianze di salute

“Vi è la necessità urgente di identificare e ridurre le ineguaglianze di salute, in particolare tra le popolazioni più vulnerabili, come quel miliardo di persone che oggi vive nei quartieri urbani più poveri o nati in maniera estemporanea”, dichiara Marie-Paule Kieny, vice Direttore Generale per i sistemi sanitari e l’innovazione dell’OMS. “Questo report fornisce a Paesi e città strumenti pratici per ridurre proprio le ineguaglianze di salute e realizzare i SDG”, conclude.
Il report rivela che in 79 Paesi a basso o medio reddito, i bambini - in un quinto delle famiglie urbane più povere – hanno il doppio di possibilità in media di morire prima dei 5 anni di vita in confronto al quinto delle famiglie  più ricco. Inoltre, in quasi 9 Paesi su 10 - dove sono disponibili dati di confronto - proprio la povertà urbana non ha permesso di realizzare l’obiettivo del Millennium Development Goal di ridurre la mortalità sotto i 5 anni.
All’incirca 3,7 miliardi di persone vivono oggi in agglomerati urbani. Un ulteriore miliardo si aggiungerà a questi entro il 2030, con il 90% dell’incremento nei paesi a basso o medio reddito. Ciò rende ancora più urgente e necessario realizzare l’obiettivo del Sustainable Development Goal (SDG) di assicurare la copertura sanitaria universale permettendo così a tutti di ricevere – entro questa data - i servizi sanitari di cui necessitano senza doverne sostenere direttamente il carico finanziario. Proprio relativamente alla copertura sanitaria, mentre un numero di aree urbane ne ha migliorati livello e distribuzione, per la popolazione in povertà non si è a buon punto. Attualmente almeno 400 milioni di donne, uomini e bambini nel mondo sono esclusi da quello che è a tutti gli effetti un diritto umano di base: l’accesso a cure sostenibili. Questa ampia fetta di popolazione mondiale ha scarso o nullo accesso ai servizi di salute, con una copertura sanitaria inadeguata o del tutto inesistente.

Pianificare le città per le persone e la salute

L’urbanizzazione crescente pone alcune sfide di salute tra cui  il carico delle malattie non trasmissibili e di quelle infettive, l’inquinamento dell’aria, l’accesso all’acqua e la raccolta dei rifiuti, oltre alla necessità di migliorare l’alimentazione, incrementare l’attività fisica e costruire una buona capacità di affrontare le emergenze sanitarie.
Nelle città, il progresso nel campo della salute non dipende solo dalla robustezza dei sistemi sanitari, ma anche dalla realizzazione e formazione di ambienti urbani più salutari. Anche il modo in cui gli agglomerati urbani vengono pianificati – oggi come nel futuro - può condizionare profondamente la capacità dei loro abitanti di condurre una vita lunga, in salute e produttiva. Il report OMS/UN-Habitat presenta alcune soluzioni per assicurare l’accesso all’acqua e alla raccolta dei rifiuti, per ridurre l’espansione urbana a fronte dello sviluppo di nuove opzioni di trasporto, aumentando la sicurezza stradale, rendendo le città a misura delle diverse fasce di età e accessibili a persone con disabilità.
“Una popolazione in salute è essenziale per creare delle città economicamente competitive e inclusive”, afferma Joan Clos, Direttore esecutivo dell’UN-Habitat, “e questo report documenta importanti opportunità per delle azioni collettive e comuni finalizzate ad implementare i SDG, fornendo inoltre un importante contributo alla terza Conferenza delle Nazioni Unite sulle abitazioni e lo sviluppo urbano sostenibile che avrà luogo a Quito nell’ottobre 2016 e alla realizzazione della nuova Agenda urbana”.

Il report presenta anche le evidenze scientifiche che, nelle città, i progressi nel campo della salute dipendono non solo dalla forza dei sistemi sanitari, ma anche dalla ridefinizione più salutare degli ambienti urbani.

 

Fonti

Ultimo aggiornamento:
4 maggio 2016

Piano nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute

Il Piano operativo nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute è stato avviato dal Ministero della Salute nel 2004, attraverso specifici progetti del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm), ed è coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia del SSR Regione Lazio, ASL RM/1 (DEP Lazio). L'obiettivo è favorire il coordinamento interistituzionale ai vari livelli e fornire linee operative per la creazione di un sistema centralizzato di previsione e prevenzione degli effetti del caldo sulla salute. Dal 2009, il Piano è incluso nelle Azioni Centrali dei Programmi e Progetti del Ccm.

Le principali componenti del Piano

Sistemi di allarme HHWWS

sistemi allarme ondate di caloreI sistemi di allarme, denominati Heat Health Watch Warning Systems (HHWWS), sistemi città-specifici che, utilizzando le previsioni meteorologiche sono in grado di prevedere, fino a 72 ore di anticipo, il verificarsi di condizioni climatiche a rischio per la salute della popolazione. I risultati vengono riportati in un bollettino sintetico che contiene le previsioni meteorologiche riassuntive ed un livello di allarme graduato (livello 1, 2, 3) per permettere la modulazione degli interventi di prevenzione sulla base del livello di rischio previsto. Giornalmente durante il periodo estivo vengono prodotti i bollettini per le 27 città incluse (Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Verona, Viterbo).

I bollettini vengono pubblicati sul portale del Ministero della Salute e inviati per ogni città ad un centro di riferimento locale (Comune, Asl, centro locale della Protezione civile) responsabile della diffusione sul territorio del bollettino ai servizi inclusi nel piano di prevenzione.

Da maggio a settembre per conoscere i livelli di rischio previsti per le 27 città è attiva la App Caldo e Salute

Sistema di sorveglianza

Il Sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera (SiSMG) ha lo scopo di monitorare in tempo reale il numero di decessi giornalieri nella popolazione anziana (età 65 anni e oltre). In collaborazione con l’ufficio Anagrafe dei Comuni, i dati di mortalità vengono acquisiti durante l’intero anno tramite un sistema di inserimento online. La mortalità giornaliera viene ricostruita attraverso le denunce di decesso inviate nelle 72 ore successive. Il DEP Lazio gestisce il database della mortalità giornaliera per monitorare l’impatto in tempo reale  degli eventi meteorologici estremi (ondate di calore, ondate di freddo, ecc.) sulla salute. Inoltre è attivo in alcune strutture sentinella delle grandi aree arbane un Sistema di Sorveglianza degli accessi al Pronto Soccorso per il monitoraggio anche degli esiti non fatali per supportare la risposta tempestiva all’emergenza dei servizi ospedalieri durante le ondate di calore. Il sistema è basato su procedure analoghe a quelle del sistema di rilevazione della mortalità e presso il DEP Lazio viene creato un database degli accessi giornalieri osservati. Ogni estate vengono prodotti rapporti mensili e stagionali con una sintesi dell’impatto delle ondate di calore sula salute. Dal 2017 i dati del SiSMG vengono pubblicati in un report di sorveglianza settimanale, durante l’intero anno, al fine di identificare in maniera tempestiva variazioni della mortalità nelle diverse città italiane incluse nel progetto. Tali rapporti settimanali permettono di effettuare una prima valutazione tempestiva, sia degli eventi meteorologici estremi (ondate di calore o di freddo), sia delle epidemie influenzali. Leggi l'ultimo report sulla mortalità giornaliera.

Il SiSMG fa parte del network europeo di sorveglianza EuroMOMO, che pubblica un bollettino settimanale sulla sorveglianza della mortalità in 19 paesi Europei.

Piani di prevenzione a livello locale

Ogni estate vengono raccolte le informazioni sui piani locali di prevenzione e i protocolli di emergenza nelle 34 città coinvolte e sui numeri verdi dedicati alla prevenzione del caldo attivati in ogni città.

Una mappa interattiva dei piani, dei servizi e dei numeri utili a livello locale è accessibile tramite la App Caldo e Salute (attiva da maggio a settembre).

Linee guida per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute

Le linee guida sono periodicamente aggiornate e il presente documento Ondate di calore e inquinamento atmosferico – Linee di indirizzo per la prevenzione, luglio 2019 aggiorna e integra le Linee di indirizzo per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute del pubblicate a marzo 2013. La principale novità rispetto alla versione precedente è l’inserimento di una sezione specifica su inquinamento atmosferico e prevenzione dei relativi effetti sulla salute e un capitolo dedicato alla mitigazione dell’effetto dell’isola di calore urbano.
Le linee di indirizzo sono rivolte alle Istituzioni locali, ai medici di medicina generale, ai pediatri, ai medici ospedalieri,  ed in generale a tutti gli operatori socio-sanitari coinvolti nell’assistenza e nella protezione delle fasce di popolazione più vulnerabili.
Il testo è così organizzato:

  1. una sintesi delle evidenze scientifiche più aggiornate sugli effetti delle ondate di calore sulla salute, con particolare attenzione sui gruppi a rischio, in particolare bambini, donne in gravidanza e lavoratori outdoor e su altri fattori ambientali associati ai cambiamenti climatici (Pollini e Radiazioni UV)
  2. il Piano operativo Nazionale - Modelli di attività e strumenti operativi, a livello nazionale e locale
  3. inquinamento atmosferico: sintesi delle evidenze epidemiologiche, effetti sanitari e indicazioni per la prevenzion
  4. allegati: Riferimenti tecnici e normativi; Esempi di buone pratiche; Tabella su azioni di mitigazione ambientale.

Identificazione dei sottogruppi di popolazione a rischio per gli effetti del caldo (“suscettibili”)

Studi epidemiologici hanno evidenziato che durante le ondate di calore alcuni sottogruppi di popolazione sono più vulnerabili e pertanto è importante indirizzare le risorse disponibili e definire specifiche misure di prevenzione rivolte a questi sottogruppi. I servizi locali sia sanitari (Asl) sia socio-assistenziali (Comune) dispongono di sistemi informativi (archivi nominativi degli assistiti, dei ricoveri, delle prestazioni ambulatoriali, delle prescrizioni farmaceutiche, delle esenzioni dal contributo sanitario per patologia, dell‘invalidità civile, dell‘assistenza domiciliare, ecc.) che, opportunamente integrati, in diverse città sono utilizzati per la definizione di una “anagrafe” dei suscettibili che rappresenta uno degli strumenti utili per mirare gli interventi preventivi e di assistenza.

Sulla base del modello del Piano di prevenzione per gli effetti del caldo, le attività sono state estese ad altri eventi meteorologici estremi come le ondate di freddo e le piogge intense e alluvioni. Tali attività includono:

  • il monitoraggio delle condizioni meteorologiche a rischio per la salute durante l’inverno,
  • la gestione del sistema di rilevazione della mortalità giornaliera per la sorveglianza rapida dell’impatto del freddo sulla salute,
  • la produzione di materiale per le campagne informative del Ministero della Salute sulla prevenzione dei rischi associati alle ondate di freddo e alle piogge intense e alle alluvioni.

Risultati e materiale informativo


Ondate di calore

Stagione invernale

Consulta

Referenti istituzionali

Per il Ccm: Annamaria De Martino 
Per il DEP Lazio: Paola Michelozzi

Referenti operativi del progetto

Per il DEP Lazio: Francesca de’ Donato e Manuela De Sario

Ultimo aggiornamento:
01/03/2019

In bella vista: Ondate di calore e salute

Il Piano operativo nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute è stato attivato dal Ministero della Salute, attraverso specifici progetti del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm ), e con la collaborazione e il coordinamento del Dipartimento di Epidemiologia SSR Lazio, ASL RM/1 (DEP Lazio). L'obiettivo è favorire il coordinamento interistituzionale ai vari livelli e fornire linee operative per la creazione di un sistema centralizzato di previsione e prevenzione degli effetti del caldo sulla salute. Dal 2009, il Piano è incluso nelle Azioni Centrali dei Programmi e Progetti del Ccm.

Parti costitutive e fondanti del Piano sono:
1. sistemi di allarme HHWWS città-specifici;
2. flusso informativo per la diffusione del bollettino a livello locale;
3. metodi per l'identificazione della popolazione suscettibile;
4. sistema rapido di monitoraggio mortalità giornaliera\accessi pronto soccorso;
5. aggiornamento piani di prevenzione giornaliera.

In una videointervista, Paola Michelozzi, Direttore UO Epidemiologia ambientale del DEP Lazio, Francesca de' Donato e Manuela De Sario (DEP Lazio) approfondiscono alcuni aspetti rilevanti del Piano operativo nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute. In una intervista scritta ("Dalle emergenze al Piano operativo nazionale"), Annamaria de Martino, della Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria, Ufficio II, ripercorre, invece, le origini del Piano - con le iniziative del Ministero della Salute per fronteggiare il fenomeno del caldo - descrivendone obiettivi e risultati.

 

Le azioni per prevenire gli effetti del caldo sulla salute

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Dalle emergenze al Piano operativo nazionale

Dott.ssa de Martino, da cosa prende avvio il Piano operativo nazionale per la prevenzione delle ondate di calore?
Come tutti ricorderanno, nell'estate del 2003 ci fu un caldo torrido che cominciò ai primi di maggio, fino a settembre inoltrato, e causò circa 70.000 morti in eccesso in 12 Paesi europei, tra quelli più colpiti ci furono la Francia, l'Italia e la Spagna. Questo drammatico evento evidenziò quanto i sistemi sanitari fossero impreparati a rispondere a un tale tipo di emergenza. L'estate del 2003 fu l'evento che sicuramente portò all'attenzione dell'opinione pubblica, sia nazionale che internazionale, il fenomeno dell'ondata di calore per le sue gravi conseguenze sulla salute della popolazione più fragile, soprattutto anziani over 75, con problemi di salute e residenti nei grandi centri urbani.

Come si intervenne in Italia successivamente all'emergenza del 2003?
Data la particolarità e la gravità di questo fenomeno, l'Italia come gli altri Paesi colpiti, si trovò impreparata a fronteggiare tale emergenza. Nel 2004 il Ministero della Salute avviò una serie di iniziative per superare le carenze conoscitive sul fenomeno e sulle misure per fronteggiarlo e per fornire supporto tecnico alle autorità locali per fare in modo che, nelle estati successive, ci fosse una maggiore preparazione e coordinamento. Tra le prime iniziative avviate dal Ministero, ci fu la costituzione di un gruppo di lavoro nazionali che elaborò delle specifiche linee guida diffuse alle Regioni affinché disponessero di indirizzi operativi, fondati sulle evidenze scientifiche, per preparare Piani locali di prevenzione e risposta all'emergenza. Durante l'emergenza del 2003, infatti, emerse chiaramente l'assenza di informazioni e direttive su chi dovesse intervenire e che cosa dovesse fare, e quindi risultò fondamentale che a livello nazionale e locale fossero disponibili protocolli operativi con la definizione di ruoli (chi fa cosa) tempistica, modalità operative e che facilitasse il coordinamento tra i diversi attori (identificati in fase di non emergenza). Tutto questo ha condotto, a partire dal 2004, alla realizzazione del "Piano operativo nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute" che il Ministero ha portato avanti in sinergia con la Protezione Civile. Questa sinergia tra Protezione Civile e il Ministero della Salute è stata molto importante perché, attraverso il progetto della Protezione civile si poteva conoscere con opportuno anticipo l'arrivo di un'ondata di calore e d'altro canto, attraverso uno specifico progetto Ccm, il Ministero poteva fornire supporto tecnico alle autorità locali per l'attivazione sul territorio di attività di sorveglianza e prevenzione. Dal 2012 il Piano operativo nazionale per la previsione e prevenzione delle ondate di calore è finanziato e portato avanti unicamente dalla DG Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute con il coordinamento del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale Regione Lazio, centro di competenza nazionale del DPC, che tutt'ora segue questa attività.

In cosa consiste questo progetto e quali sono gli obiettivi?
Il primo obiettivo è quello di far conoscere con anticipo l'arrivo di un'ondata di calore per far sì che tutti i servizi e gli attori coinvolti possano prepararsi ed essere pronti nel momento in cui scatta l'emergenza climatica. A tale scopo ogni anno già a partire dal 15 maggio e fino al 15 settembre, sono attivi i sistemi locali di previsione e allarme, che con 72 ore di anticipo ci fanno conoscere quando arriva l'ondata di calore e consentono di dare l'allarme tempestivamente. Sono sistemi città specifici e sono operativi in 27 città e i bollettini sono pubblicati sul portale del Ministero della Salute.
Un secondo obiettivo importante riguarda la comunicazione del rischio: un'attività che, attraverso la creazione di una rete di referenti locali, permette la diffusione del bollettino di allarme attraverso la rete di utenti locali coinvolti nel piano di prevenzione come: ospedali, centri di cura per gli anziani, operatori e servizi sociali e sanitari, Medici di base, Protezione Civile locale, Associazioni di volontariato.
Un terzo obiettivo del Piano è quello di modulare gli interventi di prevenzione locali sulla base del livello di rischio associato alle ondate di calore e sulla base del livello di suscettibilità della popolazione. Ciò significa che a livello del territorio bisogna individuare già prima dell'estate le persone più a rischio, nei confronti delle quali occorre orientare gli interventi di prevenzione. A livello territoriale vengono definiti gli elenchi di persone suscettibili (anagrafi della suscettibilità o fragilità) e Piani di prevenzione locali che definiscono gli interventi da attuare, modulati in base al rischio climatico ed il profilo di rischio della popolazione esposta.
La prevenzione a livello locale è quella più importante infatti è opportuno che ogni città possa organizzare un sistema di intervento specifico sulla base della realtà dei servizi socio-sanitari adatto alla popolazione residente, alla tipologia geografica della città e al profilo di rischio della popolazione esposta. Si tratta di un aspetto strategico del Piano nazionale, perché in questo modo gli interventi vengono orientati direttamente sulla popolazione da proteggere, nel rispetto delle esigenze locali.
Infine, ogni estate, nell'ambito delle attività del Piano viene fatta una valutazione degli interventi messi in campo durante l'estate attraverso un censimento delle attività sviluppate a livello locale.
In ultimo, un altro obiettivo fondamentale del Piano è promuovere l'informazione corretta ai e per cittadini, perché la conoscenza del rischio e di come prevenirlo è una strategia importante di sanità pubblica. Proprio su questo punto il Ministero si è impegnato con la campagna di comunicazione "Estate sicura" che si svolge ogni estate soprattutto attraverso il Portale istituzionale dove tra l'altro oltre alla pubblicazione del bollettino giornaliero delle 27 città , si può trovare materiale informativo vario, opuscoli, raccomandazioni, consigli su come fronteggiare le ondate di calore, soprattutto per le categorie più a rischio: oltre agli anziani, ai malati cronici, ai bambini, tra i gruppi vulnerabili vanno annoverati anche le fasce di popolazione in condizioni socio-economiche svantaggiate e le donne in gravidanza. Sul portale vengono anche pubblicati i numeri verdi attivi a livello locale per fornire informazioni sui rischi associati al caldo e sulla rete dei servizi. Queste informazioni sono rese disponibili agli operatori del call center nazionale 1500 che in estate è attivo per l'emergenza caldo. Quest'anno sarà dedicata una maggiore attenzione alla prevenzione degli effetti del caldo nelle donne in gravidanza, nei bambini e nei lavoratori esposti soprattutto coloro che svolgono mansioni "outdoor".

E il sistema di sorveglianza rapido della mortalità giornaliera in cosa consiste?
Sicuramente un altro aspetto importante del Piano nazionale è il sistema di sorveglianza rapido della mortalità giornaliera; in realtà il sistema è operativo tutto l'anno. Già a partire dal 2004, è operativo tale sistema che dopo circa 7 giorni ci consente di avere una valutazione dell'impatto delle elevate temperature sulla mortalità giornaliera nella popolazione di età uguale o superiore ai 65 anni. Questo sistema è attivo in 34 aree urbane, capoluoghi di Regione e città con oltre 250.000 abitanti e con una copertura del 19% della popolazione nazionale. Inoltre attraverso il sistema di sorveglianza degli accessi in Pronto Soccorso (PS)attivo nelle grandi aree urbane in diverse strutture sentinella, è possibile programmare in tempi brevi interventi di risposta all'emergenza, come ad esempio il potenziamento dei posti letto nei reparti ospedalieri identificati e del personale in PS.

Quali risultati si sono raggiunti a distanza di più di 10 anni dall'attivazione del Piano operativo nazionale?
Confrontando gli effetti del caldo sulla mortalità prima e dopo l'introduzione di piani di prevenzione a livello nazionale e locale è possibile ottenere una prima indicazione del potenziale impatto degli interventi sanitari nel ridurre il rischio per la popolazione. Facendo un confronto dell'effetto delle temperature sulla mortalità nell'estate del 2003 (che resta l'estate più calda sia per l'intensità che per la durata dell'ondata di calore), con l'effetto stimato in altre estati che sono state caratterizzate da temperature molto elevate ad esempio l'estate del 2012, possiamo vedere che le misure di adattamento messe in atto a livello locale hanno in qualche modo contenuto quelli che sono gli effetti sulla salute. Dobbiamo dire però che nell'estate 2015 si è registrato nuovamente un importante incremento di mortalità, che benché legato anche ad altri fattori (demografici, legati alla struttura per età della popolazione, ecc), sottolinea l'importanza di non abbassare l'attenzione sui rischi legati alle ondate di calore ma anzi moltiplicare l'impegno per rafforzare la rete degli interventi attualmente in atto, perché secondo le previsioni future gli eventi climatici estremi e soprattutto le ondate di calore diventeranno sempre più frequenti. Il progressivo invecchiamento della popolazione italiana (in particolare l'incremento delle fasce molto anziane, 85+) implica infatti un aumento del pool dei suscettibili e un potenziale maggiore impatto.

Ultimo aggiornamento:
17 maggio 2016

Ultima sorveglianza

Sull'andamento della sindrome influenzale 1 per la stagione 2015-2016, l'ultimo Rapporto epidemiologico InfluNet del 28 aprile scorso2 fornisce i dati italiani più aggiornati (sedicesima settimana), evidenziando che:

  • con la 16a settimana si conclude la sorveglianza Influnet,
  • nella 14a settimana è terminato il periodo epidemico e l'attività dei virus influenzali è tornata ai livelli di base
  • il livello di incidenza, in questa settimana, è pari a 1,19 casi per mille assistiti.
  • l numero di casi stimati in questa settimana è pari a circa 72.000, per un totale, dall'inizio della sorveglianza, di circa 4.877.000 casi
  • in quasi tutte le Regioni italiane è terminato il periodo epidemico.

L'identikit del virus
Durante la settimana 16/2016 sono stati raccolti 126 campioni clinici dai diversi laboratori afferenti alla rete Influnet, di cui 19 (15) sono risultati positivi al virus influenzale (4 di tipo A e 15 di tipo B). Nell'ambito del tipo A, 1 virus è risultato di sottotipo H3N2, 1 di sottotipo H1N1pdm09; i restanti 2 virus non sono stati ancora sottotipizzati. I 2 ceppi B caratterizzati appartengono al lineaggio B/Victoria.3

 

Bibliografia

  1. Influenza. Ministero della Salute
  2. Rapporto Epidemiologico InfluNet. Stagione Influenzale 2015-2016 (settimana 2016 - 16 dal 18 al 24 aprile 2016) (PDF: 627 Kb)
  3. Sorveglianza virologica dell'influenza InfluNet. Rapporto N. 24 del 27 aprile 2016 (PDF: 1,3 Mb)
Ultimo aggiornamento:
17 maggio 2016

Vaccinazioni: close the gap

La World Immunization Week 2016 ha richiamato l'attenzione sull'importanza delle vaccinazioni quale strumento efficace di sanità pubblica e sui traguardi da raggiungere per un accesso universale ai vaccini attraverso uno sforzo congiunto e collaborativo tra tutti i Paesi. "Close the immunization gap", cioè colmare il divario nelle immunizzazioni, è stato, infatti, lo slogan scelto, nell'ambito del Global Vaccine Action Plan, per questa seconda edizione della settimana mondiale, contemporanea alla ormai tradizionale settimana europea delle vaccinazioni, che si è celebrata dal 24 a 30 aprile scorsi.

Secondo le stime dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), l'immunizzazione evita dai 2 ai 3 milioni di morti ogni anno nel mondo ma migliorando la copertura vaccinale potrebbero essere evitati ulteriori 1,5 milioni di decessi. Tuttavia, ad oggi, ancora 18,7 milioni di bambini nel mondo - quasi 1 su 5 - non sono vaccinati per malattie prevenibili quali differite, pertosse e tetano. Circa due bambini su tre che non ricevono le vaccinazioni di base vivono in Paesi colpiti da conflitti.

Margaret Chan, Direttore generale dell'OMS, ha sottolineato che dei passi in avanti sono stati compiuti ma c'è ancora molta strada da fare. "L'anno scorso l'immunizzazione ha portato ad alcune vittorie importanti nella lotta contro poliomielite, rosolia e tetano, materno e neonatale. Ma si tratta di vittorie isolate: la poliomielite è stata eliminata in un Paese, il tetano in tre, la rosolia in una regione dell'OMS. La sfida è ora quella di consolidare tali vittorie".

In occasione della settimana, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha pubblicato tre nuovi documenti che si propongono di aumentare la fiducia della popolazione nelle vaccinazioni, a partire da una corretta comunicazione scientifica: Let's talk about hesitancy: enhancing confidence in vaccination and uptake; Let's talk about protection: enhancing childhood vaccination uptake; Translation is not enough: cultural adaptation of health communication materials. Questi documenti offrono suggerimenti e materiali informativi e divulgativi basati sulle evidenze.

In Italia TeamVax Italia - un gruppo di operatori sanitari, studenti, blogger e genitori impegnati nella diffusione di una corretta informazione su tematiche scientifiche, in particolare sui vaccini - ha presentato la "Carta italiana per la promozione delle vaccinazioni" al fine di sollecitare una forte azione di advocacy per sostenere i programmi di immunizzazione nel nostro Paese e contrastare il preoccupante calo delle coperture vaccinali registrato negli ultimi anni. La Carta propone delle specifiche azioni che possono essere messe in atto quotidianamente da individui e istituzioni sanitarie. Sei i principi guida: diritto alla vaccinazione, responsabilità sociale, contrasto alla disinformazione, comunicazione, informazione, qualità.

"Abbiamo elaborato la Carta come strumento di advocacy", ha spiegato Daniel Fiacchini, coordinatore del Gruppo Tecnico Vaccini della Regione Marche e componente di TeamVax Italia. "È un percorso tra azioni individuali e sociali che ciascuno di noi può compiere per fornire a tutti gli interessati una guida per il miglioramento della salute grazie alla diffusione della cultura vaccinale".

In data 13 maggio 2016 il Ministro della Salute, in una nota (PDF: 70 Kb) al dottor Fiacchini, ha espresso apprezzamento per l'iniziativa, in quanto "uno strumento moderno e utile a superare questo momento di difficoltà e aiutare il Paese per il miglioramento delle coperture vaccinali, purtroppo in drammatico calo su tutto il territorio nazionale", e auspicato una futura attiva collaborazione tra i promotori della Carta e la Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria di questo Ministero.

Le azioni dell'OMS
World Immunization Week 2016: immunization game-changers should be the norm worldwide
Global Vaccine Action Plan 2011-2020

I documenti dell'ECDC
Let's talk about hesitancy: enhancing confidence in vaccination and uptake
Let's talk about protection: enhancing childhood vaccination uptake
Translation is not enough: cultural adaptation of health communication materials

La Carta italiana
Carta italiana per la promozione delle vaccinazioni

Per saperne di più
Gli aggiornamenti di Epicentro

 

 

Ultimo aggiornamento:
18 maggio 2016

Rio 2016, olimpiadi e paralimpiadi

Il 20 luglio scorso è stato pubblicato, a cura del Ministero della Salute, un opuscolo con le informazioni e i consigli per gli atleti e i viaggiatori diretti in Brasile.

I XXXI Giochi Olimpici e Paralimpici di Rio de Janeiro 2016 si terranno rispettivamente dal 5 al 21 agosto e dal 7 al 18 settembre2016. Cinque ulteriori città ospiteranno competizioni nell’ambito del campionato di calcio olimpionico: Belo Horizonte, Brasilia, Manaus, Salvador e São Paulo.

Gli atleti e i turisti si troveranno ad affrontare rischi per la propria salute simili a quelli delle persone residenti in Brasile.

Il documento, realizzato dall’ufficio Prevenzione delle malattie trasmissibili della Direzione generale della prevenzione sanitaria, fornisce raccomandazioni e consigli utili per gli atleti e i viaggiatori che si recheranno in Brasile, e in particolare sono contenute indicazioni utili:

  • prima della partenza
  • sulle vaccinazioni
  • sulle infezioni gastrointestinali e l’igiene degli alimenti e dell’acqua
  • su come proteggersi dalle punture di zanzara
  • sulle malattie trasmesse dalle zanzare
  • per i viaggiatori di ritorno da Rio
  • sulle infezioni trasmesse per via sessuale (diverse dall’infezione da virus Zika)
  • sui rischi legati ad altre malattie infettive
  • sulla sicurezza e altri rischi sanitari.

L’opuscolo del Ministero della Salute
Rio 2016, olimpiadi e paralimpiadi: informazioni e consigli per gli atleti e i viaggiatori diretti in Brasile

Da consultare
Zika: informazioni per il personale sanitario

Articoli correlati
In bella vista: Il punto e gli aggiornamenti su Zika

Ultimo aggiornamento:
4 agosto 2016

Workshop “Clima e salute. Estate 2016ˮ

Si è tenuto a Roma, il 16 giugno scorso, presso l'Auditorium del Ministero della Salute, il workshop Clima e salute. Piano Nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute. Estate 2016.

A oltre 10 anni dall’avvio del Piano operativo nazionale del Ministero della Salute per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute attraverso specifici progetti del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm), l’evento ha fatto il punto sull’impatto degli eventi meteorologici estremi in Italia e ha presentato una sintesi delle nuove evidenze riguardo agli effetti sulla salute dei cambiamenti climatici, in particolare sui sottogruppi di popolazione a maggior rischio.

Considerando l'aumento delle ondate di calore previsto nei prossimi anni, l'obiettivo è di aumentare le capacità di adattamento del Servizio Sanitario Nazionale rafforzando la rete di collaborazioni tra enti e istituzioni a livello centrale e locale.

Il riscaldamento globale è inequivocabile, con più frequenti estremi di temperatura (IPCC 2013).

Gli effetti attesi sulla salute a causa dei cambiamenti climatici e eventi estremi, saranno tra i più rilevanti problemi che i sistemi sanitari dovranno affrontare nei prossimi decenni (WHO 2009).

Le variazioni degli estremi di temperatura e delle onde di calore possono avere effetti più significativi della media nelle città a causa del noto meccanismo dell’ “ isola di calore” urbana.

In Italia è possibile prevedere un sensibile aumento della frazione di popolazione suscettibile agli effetti dei cambiamenti climatici ed eventi estremi, per l’aumento della quota di anziani fragili (anziani over75 e over85, malati cronici, in condizioni di solitudine e scarsa integrazione sociale). Nel mese di luglio 2015 c’è stato un significativo aumento della mortalità giornaliera nella popolazione con età superiore ai sessantacinque anni, con incrementi compresi tra +15% e +55%. Tra i gruppi vulnerabili rientrano anche le donne in gravidanza, i bambini (0-14 anni) e i lavoratori outdoor, verso cui occorre rivolgere una maggiore attenzione.

L’insorgenza di patologie psichiche e fisiche associate alle alte temperature è causa dell’aumento degli accessi al Pronto Soccorso nelle giornate molto calde, specie di soggetti anziani e bambini.

L’identificazione dei sottogruppi a rischio a partire dai dati dei sistemi informativi sanitari permette l’adozione di misure preventive e di interventi locali e nazionali per ridurre al minimo i rischi derivanti dai cambiamenti climatici.

Le azioni comuni dei sistemi sanitari per rafforzare la prevenzione e le risposte alle ondate di calore sono parte integrante di un Piano nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute (Ministero della Salute - CCM).

Gli interventi dei relatori
I cambiamenti climatici futuri in Italia e sul Mediterraneo - A. Navarra
Trend degli indicatori climatici in Italia - F. Desiato
Ondate di calore e salute: nuove evidenze e sottogruppi vulnerabili - P. Michelozzi
Cambiamenti climatici, Esposizioni ambientali e malattie respiratorie - G. D'Amato
Il Piano operativo nazionale: un esempio concreto di strategia di adattamento - A. de Martino
Il sistema di allertamento nazionale e previsioni per l'estate 2016 - L. Delli Passeri
Il sistema nazionale di sorveglianza della mortalità giornaliera (SISMG) e il monitoraggio degli accessi in pronto soccorso - M. Scortichini
L'impatto delle ondate di calore sulla mortalità nell'estate 2015 - F. de' Donato
Raccomandazioni per la protezione della salute dei lavoratori esposti - A. Marinaccio
Raccomandazioni per la prevenzione in ambito pediatrico - L. Reali
Raccomandazioni per la prevenzione in gravidanza - C. Piscicelli
Gli interventi di prevenzione in ambito ospedaliero - G. Capobianco
Gli interventi di prevenzione sul territorio: il modello di identificazione dei fragili applicato all'AUSL di Bologna - P. Pandolfi
La prevenzione sul territorio: interventi in ASL RM1 e nella Casa nella Salute - M. Goletti, G. De Gregorio
Interventi di prevenzione in ambito sociale - G. Liotta

Da consultare
Area Ondate di calore del portale del Ministero della salute
Opuscoli e poster
I bollettini sulle ondate di calore
Public health advice on preventing health effects of heat. New and updated information for different audiences - WHO 2011

 

 

Ultimo aggiornamento:
4 agosto 2016

RiscRipro_SENTIERI: il documento finale

È disponibile il documento finale del progetto Ccm 2012 “Valutazione del rischio riproduttivo in aree a forte pressione ambientale (RiscRipro_SENTIERI)ˮ che si è concluso recentemente, con illustrati gli obiettivi specifici, i risultati, le conclusioni e le raccomandazioni.

2012
Valutazione del rischio riproduttivo in aree a forte pressione ambientale (RiscRipro_SENTIERI)

Ultimo aggiornamento:
4 agosto 2016

VIS: il documento finale

È disponibile il documento finale del progetto Ccm 2013 “Valutazione di Impatto sulla Salute (VIS): Linee Guida e strumenti per valutatori e proponentiˮ che si è concluso recentemente e che ha prodotto delle Linee Guida sulla VIS, complete di strumenti e metodi, con una parte dedicata all’integrazione di alcuni elementi di VIS nelle procedure di valutazione esistenti quali VIA, VAS e Conferenze dei Servizi.

2013
Valutazione di Impatto sulla Salute (VIS): Linee Guida e strumenti per valutatori e proponenti

 

Ultimo aggiornamento:
4 agosto 2016

Convegno sul Diabetes self-management

Il 7 giugno scorso, presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, si è svolto il convegno “Promuovere il self-management nella persona con diabeteˮ, e si sono presentati gli output del primo anno di attività del progetto Un intervento di implementazione strutturata e sistematica di educazione della persona diabetica: agire su alimentazione, attività fisica e gestione auto-efficace della malattia cronica per incidere sul controllo del peso e degli indicatori di malattia, finanziato dal Ministero della Salute - Ccm.

Il diabete rappresenta una delle principali malattie croniche non trasmissibili (MCNT) e una delle cause più importanti di mortalità prematura. Le MCNT sono legate a fattori di rischio comuni e modificabili,  in particolare il 90% degli individui con diabete è affetto da diabete di tipo 2, che ha tra i suoi maggiori fattori di rischio l’obesità e una ridotta attività fisica, a tal proposito l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel Piano di azione globale per la prevenzione e il controllo delle malattie croniche 2013-2020 ha indicato 9 obiettivi globali da realizzare entro il 2025,  tra cui quello di ridurre la mortalità relativa per MCNT del 25%.
In Italia il diabete ha una prevalenza pari al 5% della popolazione (3-4 milioni di persone) ed è in continuo aumento. Nel 2013 il Ministero della Salute ha deliberato il Piano Nazionale Diabete, per la prevenzione, la diagnosi, il monitoraggio e la cura delle persone con diabete. Poiché il rischio di diabete come di altre malattie croniche è direttamente correlato all’indice di massa corporea, agire sugli stili di vita della popolazione, introducendo una dieta corretta e una regolare attività fisica, permetterebbe di prevenire l’insorgenza della malattia o, nel caso di pazienti con diagnosi conclamata, di rallentare l’insorgenza di eventi acuti o di altre comorbidità.

L’obiettivo finale del progetto, finanziato dal programma Ccm 2014 e che vede coinvolte 3 regioni (Provincia autonoma di Bolzano, Toscana e Basilicata), è quello di implementare e diffondere un percorso di educazione della persona diabetica in sovrappeso o obesa, rafforzando la propria capacità di essere auto-efficace nella gestione del peso corporeo e del progredire della malattia, coerentemente con le linee guida correnti e i modelli alimentari presenti sui territori in cui i pazienti vivono. Cambiare il proprio approccio alla malattia, permette al paziente di agire in modo trasversale in tutti gli ambiti che rientrano nella quotidianità e che costituiscono un fattore di rischio per il proprio stato di salute.

Primi risultati

  • Adattamento del programma Diabetes Self Management Program (DSMP,) sviluppato dall’Università di Stanford, al contesto italiano, revisione del Manuale Conduttori e creazione dell'Abecedario a supporto della persona diabetica.
  • Coinvolgimento degli stakeholder, individuazione e formazione dei conduttori, arruolamento dei partecipanti, programmazione e attivazione dei corsi di diabetes self-management.
  • Primi esiti positivi dal punto di vista dei partecipanti e dei conduttori dei seminari per la metodologia utilizzata, il lavoro di gruppo, la maggior consapevolezza acquisita sulla patologia diabetica e sulla capacità di autogestirla attraverso l’adozione di uno stile di vita complessivo più sano, intervenendo in prima persona sui comportamenti alimentari e sull’attività fisica.
  • Individuazione dei punti di forza, delle criticità e delle buone pratiche da condividere per il mantenimento e la prosecuzione dei programmi di self-management.

Il disease management (IGEA) oggi è senz’altro lo strumento più indicato per migliorare l’assistenza delle persone con patologie croniche e la promozione dell’autogestione del paziente ne è una componente essenziale. Le evidenze scientifiche indicano che nei pazienti portatori di condizioni croniche come il diabete è fondamentale promuoverne il self-management e l’empowerment per migliorare la gestione della propria patologia e attuare dei nuovi comportamenti che gli permettano di ridurre il rischio di sviluppare complicanze. I corsi di autogestione  sono sviluppati specificamente per aumentare l'autoefficacia del paziente, cioè la fiducia del paziente nelle sue capacità di autogestione.

Il prossimo step sarà valutare gli esiti a medio e lungo termine sullo stato di salute dei pazienti diabetici e considerare la possibilità di reiterare l’intervento di educazione della persona diabetica ed estenderlo a tutta la popolazione diabetica.

Inoltre sarebbe utile e necessario che la terapia educazionale venisse adeguatamente riconosciuta nell’ambito delle prestazioni fornite dal SSR.

Per saperne di più
Testo del progetto (PDF: 870 Kb)

Il convegno
Promuovere il self-management nella persona con diabete

Pisa, 7 giugno 2016
Il programma  

Le presentazioni
Le strategie per la prevenzione di obesità e diabete in Italia e il ruolo del CCM - R. D’Elia
“Educare la persona con diabete”: un intervento interregionale rilevante per la sanità pubblica basato su evidenze di efficacia - L. Roti
Il Diabetes Self Management Program creato dalla Stanford School of Medicine - D. Pagliacci
L'adattamento del programma Diabetes Self Management Program al contesto italiano e la creazione dell'Abecedario - M. Siller
Come agire sull’alimentazione - V. Salvatore
Il coinvolgimento degli stakeholder, la formazione dei conduttori e l'arruolamento dei partecipanti - P. Trapè
Le buone pratiche da condividere per la promozione di un programma di educazione strutturato e sistematico - D. Pagliacci
L'autogestione: uno strumento di prevenzione e una componente del percorso di assistenza - B. Vujovic
Il programma di educazione: i seminari svolti e i partecipanti coinvolti - P. Bellitti
L’integrazione tra il percorso di cura della persona con diabete e l’attività di educazione all’autogestione - G. Citro

 

 

Ultimo aggiornamento:
4 agosto 2016

La nuova serie di The Lancet

Un’ora di camminata veloce o di pedalata può bastare per annullare gli effetti negativi legati a 8 ore al giorno di sedentarietà. È uno degli aspetti che emergono dalla nuova The Lancet Series, presentata a luglio 2016 a ridosso dei Giochi olimpici di Rio de Janeiro.

Physical Activity 2016: Progress and Challenges è costituito da quattro articoli principali e cinque commenti, e fornisce una panoramica sugli effetti negativi dell’inattività fisica sulla salute e le sue ripercussioni economiche, sull’importanza delle politiche nazionali di contrasto alla sedentarietà e alcuni esempi virtuosi:

  • Paper 1, relativo alla mortalità correlata alla sedentarietà: “Does physical activity attenuate, or even eliminate, the detrimental association of sitting time with mortality? a harmonised meta-analysis of data from more than 1 million men and women”
  • Paper 2, dedicato all’impatto economico dell’inattività fisica: “The economic burden of physical inactivity: a global analysis of major non-communicable diseases”
  • Paper 3, sui progressi fatti dalle Olimpiadi del 2012: “Progress in physical activity over the Olympic quadrennium”
  • Paper 4, relative agli interventi di promozione dell’attività fisica: “Scaling up physical activity interventions across the globe: stepping up to larger and smarter approaches to get people moving”.

Oltre a sottolineare l’importanza dell’attività fisica, indipendentemente dal tempo passato seduti, gli autori del primo studio affermano che uno stile di vita fisicamente attivo (che prevede almeno un’ora al giorno di attività fisica) è sufficiente per contrastare gli effetti negativi correlati allo stare seduti per 8 ore ogni giorno e a ridurre il rischio di morire per una malattia cronica.

La ricerca si concentra anche sul tempo passato quotidianamente davanti alla televisione concludendo che guardare la Tv da seduti per oltre 3 ore al giorno aumenta il rischio di decesso (tranne che tra le persone più attive). Inoltre, gli autori sottolineano che l’aumento del rischio di morire associato allo stare seduti a guardare Tv per molte ore al giorno è significativamente maggiore rispetto al rischio di morire correlato alla sola sedentarietà. Ciò è probabilmente legato a una combinazione di fattori, per esempio: passare molte ore a guardare la televisione può essere un sintomo di uno stile di vita non salutare, in cui si è meno propensi a fare attività fisica; l’abitudine diffusa di guardare la televisione dopo cena potrebbe avere ripercussioni sul metabolismo; le persone potrebbero essere più propense a fare spuntini mentre guardano la televisione.

Le ripercussioni economiche dell’inattività fisica

Dal Paper 2 emerge che, nel mondo, la sedentarietà costa oltre 67 miliardi di dollari l’anno in cure sanitarie e perdita di produttività, con impatti diversi a seconda degli Stati: nei Paesi ad alto reddito, l’inattività fisica è responsabile dell’80,8% dei costi sanitari e del 60,4% dei costi indiretti (come la perdita di produttività); nelle nazioni a basso e medio reddito è invece stato registrato il 75% del carico globale di malattia (global burden of disease) associato alla sedentarietà.

I costi sanitari potrebbero, tuttavia, essere maggiori perché lo studio ha considerato i costi legati solamente a 5 malattie associate alla mancanza di attività fisica (malattia coronarica, ictus, diabete di tipo 2, cancro al seno e cancro al colon). Si tratta quindi di stime conservative che potrebbero essere più basse del costo reale.

Le azioni politiche e i dati sulla sedentarietà: la politica deve entrare in azione

Il terzo articolo sottolinea che tra il 2010 e il 2015 molti Paesi hanno adottato e messo in pratica politiche nazionali di contrasto alla sedentarietà (nel 2010 erano presenti nel 75% dei Paesi analizzati - e attive nel 44% - e nel 2015 in oltre il 90% - e operative nel 71%). Tuttavia, nel 2015, il 23% della popolazione adulta mondiale e l’80% degli adolescenti che frequentano la scuola non rispettavano le raccomandazioni Oms sui livelli di attività fisica settimanale raccomandati (150 minuti di attività ad intensità moderata), sottolineando la necessità di ulteriori interventi.

Esempi positivi di approcci intersettoriali

Infine, il quarto paper ricorda che aumentare i livelli di attività fisica praticata richiede la collaborazione di vari settori della vita quotidiana come le scuole, l’urbanistica, i trasporti e le attività sportive e ricreative e necessita di aumentare gli sforzi per monitorare attivamente l’attività fisica nella pratica clinica, considerandolo un fattore di rischio per alcune malattie.

Gli autori sottolineano anche diversi esempi di successo, come il sistema Bus Rapid Transit System, ovvero la decisione di distanziare le fermate degli autobus per incoraggiare le persone ad andare a piedi (introdotta a Curitiba in Brasile, Bogotà in Colombia e Cambridge nel Regno Unito); e il Coordinated Approach to Child Health degli Stati Uniti, che promuove un ambiente scolastico sano che includa attività fisica, alimentazione e protezione solare.

Fonti
Gli articoli sul sito di The Lancet

Da consultare
Le aree di intervento del programma Guadagnare salute

 

 

Ultimo aggiornamento:
4 agosto 2016

In bella vista: Terremoto, impatto sulla salute

La letteratura indica che le popolazioni colpite da disastri possono subire effetti negativi sullo stato di salute e sui fattori di rischio comportamentale, anche come risposta allo stress prolungato. Il ruolo dei Sistemi di sorveglianza nel monitoraggio della salute delle popolazioni colpite da un terremoto, è confermato dalle due rilevazioni straordinarie effettuate dal Sistema di sorveglianza Passi (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia).

La prima è stata organizzata a seguito del terremoto che nel 2009 ha colpito l’Abruzzo. Lo studio, chiamato Cometes (Conseguenze a medio termine del terremoto del 6 aprile 2009 sullo stato di salute della popolazione), tra i progetti finanziati dal Ccm nel 2009, è stato realizzato grazie al lavoro della rete di servizi e operatori del sistema di sorveglianza Passi in Abruzzo. Condotto a un anno circa di distanza dall’evento, si è concluso con la pubblicazione dei risultati a cura dell’Istituto Superiore di Sanità nel 2013; la seconda invece è stata effettuata nella provincia di Modena a seguito del terremoto in Emilia-Romagna nel 2012. Superato il secondo anno dopo il sisma è stato avviato lo Studio Istmo (Impatto sulla Salute del Terremoto in provincia di Modena), che ha monitorato la salute della popolazione residente nella Provincia di Modena.

Le due rilevazioni hanno previsto una modifica mirata dei moduli tradizionali del questionario Passi per rilevare la storia personale degli intervistati rispetto al terremoto (presenza sul posto, lutti, perdite della casa e del lavoro, dissesti economici), lo stato psicologico, con test validati, e lo stato complessivo di salute (visite mediche).

I risultati dello studio Cometes

La rilevazione dei dati è stata effettuata dal 28 maggio al 15 novembre 2010, lungo un arco temporale di poco superiore ai cinque mesi, in cui sono stati intervistati 957 assistiti residenti nei Comuni del cosiddetto cratere aquilano, l’area più colpita dal sisma, con un tasso di risposta del 91,2% e un tasso di rifiuti pari al 4,3%.

Lo studio Cometes ha confermato che i disturbi mentali, come quelli da stress post-traumatico e quelli depressivi, sono risultati più frequenti rispetto a quanto atteso, in base agli studi italiani di riferimento e, per quanto riguarda i soli sintomi di umore depresso e anedonia, rispetto alle stime effettuate nella Asl de L'Aquila prima del sisma.

Relativamente ai comportamenti nocivi per la salute, è aumentata la frequenza di persone sedentarie ed è diminuita quella degli ex-fumatori. Al contrario il consumo eccessivo di alcolici non è risultato più diffuso, nella popolazione generale, rispetto alla situazione pre-sisma. Bisogna però mettere in evidenza che, tra i giovani di 18-34 anni, fumo e consumi di alcol a rischio sono risultati troppo frequenti se confrontati con i livelli nazionali. Lo studio non consente di attribuirne la causa al terremoto, ma non c’è dubbio che si tratta di due fattori che richiedono la massima attenzione. 

All’epoca della rilevazione, la copertura della popolazione con le misure di prevenzione raccomandate è risultata essere ritornata ai livelli pre-sisma, per quanto riguarda gli screening mammografico e colo-rettale, il controllo del colesterolo e le vaccinazioni. Leggermente inferiore ai livelli pre-sisma l’effettuazione del pap-test e la misurazione della pressione arteriosa. In generale, c’è un ampio margine di miglioramento per la pratica di tutte le misure di prevenzione considerate, incluso l’uso dei dispositivi di sicurezza in auto e moto. 

Inoltre, è stato rilevato che l’assistenza medica di base è stata assicurata localmente

L’insieme di queste osservazioni indica una buona capacità dei servizi sanitari nel rispondere a questo tipo di esigenze della popolazione, organizzando le risorse disponibili.

Nonostante i danni subiti dalla popolazione a causa del sisma, in termini di perdite umane ed economiche e in termini di stress per la delocalizzazione, nonostante l’elevata frequenza dei sintomi depressivi e di stress post-traumatico, la percezione dello stato di salute e la qualità della vita connessa alla salute non sono risultate significativamente peggiori rispetto alle stime effettuate prima del sisma, un dato positivo per quanto riguarda la capacità di reazione e tenuta della popolazione.

I risultati dello studio Istmo

Lo Studio Istmo si è concentrato sugli esiti a medio-lungo termine del terremoto emiliano, limitatamente alla popolazione della Provincia di Modena (la più colpita), condotto tra novembre 2014 e settembre 2015. A gennaio 2015, l’indagine è stata avviata anche nella Provincia di Reggio Emilia con lo studio Istre (Impatto sulla salute del terremoto in Provincia di Reggio Emilia), terminato nel febbraio 2016. Attualmente è in corso l’analisi pooled dei due studi che fornirà ancora più informazioni.

Lo studio Istmo ha fornito il quadro di una popolazione resiliente che non ha riferito evidenti cambiamenti nello stato di salute percepito ma in cui una persona su due ha riferito ancora un pensiero intrusivo, cioè pensa al sisma anche quando non vuole.

Le persone che hanno riferito danni e disagi mostrano prevalenze superiori di stato d’ansia e sintomi depressivi. Gli stili di vita non hanno globalmente risentito di un impatto fortemente negativo: la prevalenza di fumatori si è ridotta dopo il sisma, ma è diminuita anche la percentuale di 18-69enni che praticano attività fisica, ed è aumentata la percentuale di chi presenta obesità. L’utilizzo dei servizi preventivi ha mostrato una buona tenuta, in particolare per quanto riguarda la copertura vaccinale antinfluenzale nelle persone con patologie croniche e gli screening oncologici. L’attenzione per la prevenzione cardiovascolare ha mostrato una leggera riduzione della percentuale delle persone che hanno controllato la pressione arteriosa e la colesterolemia nell’ultimo biennio.

L’attenzione sanitaria ai fattori di rischio comportamentali ha subito complessivamente un leggero calo, tuttavia nelle aree colpite si è assistito a una maggiore attenzione nei confronti delle persone con comportamenti a rischio.  

Positivi anche i risultati riguardanti la sicurezza stradale. 

Giuliano Carrozzi del Servizio Epidemiologia e comunicazione del rischio dell’Ausl di Modena e coordinatore scientifico di Istmo ha dichiarato su Epicentro che "il terremoto emiliano si è caratterizzato per un numero contenuto di decessi e un impatto notevole sugli aspetti lavorativi ed economici. Gli eventi più traumatici per la popolazione che hanno influenzato lo stato di salute e i comportamenti sono stati la perdita della casa e del lavoro. È interessante osservare che anche persone non direttamente coinvolte hanno manifestato qualche modifica della salute psicologica e dello stile di vita, aspetti che difficilmente sarebbero stati colti in assenza di un’attività di sorveglianza. La sorveglianza ha un ruolo fondamentale proprio nel cogliere aspetti che sfuggirebbero con altri strumenti. Lo stesso discorso vale per gli effetti negativi a lungo termine, quella che possiamo definire la cronicità dei danni di una catastrofe, che tra l’altro colpiscono sempre i sottogruppi più svantaggiati".

In riferimento ai sottogruppi più svantaggiati durante una catastrofe naturale, nel 2012, a tre anni dal terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009, si è concluso anche il progetto "Atab (Ambiente terra. Ambiente bambino). Dalla gestione dell‘emergenza, alla valutazione, cura e monitoraggio del disagio post traumatico nei minori aquilani", promosso dal dipartimento della Protezione Civile insieme alla Clinica di Neuropsichiatria dell‘infanzia e dell‘adolescenza dell‘Università dell‘Aquila e dall‘associazione culturale "Via Caecilia".

Obiettivo dello studio, che ha coinvolto i minori di fascia d‘età 8-13 anni, residenti nella città de L‘Aquila e frazioni limitrofe, è stato quello di elaborare modelli di prevenzione e di cura del disturbo post traumatico da stress, focalizzandosi sui processi di adattamento all‘evento del terremoto dei bambini e delle loro famiglie

I dati dell'indagine indicano che a 10 mesi dal sisma, il 3% dei minori mostrava un disturbo post traumatico da stress e il 18% un disagio psicologico. Tra i disturbi più frequenti accusati dai bambini: problemi psicosomatici, di attenzione, di isolamento relazionale e ansioso-depressivi.

I Sistemi di sorveglianza consentono di valutare l’impatto delle catastrofi naturali sulla salute della popolazione colpita con l’intento di ricavare indicazioni per orientare meglio le risorse e la pratica assistenziale e per migliorare l‘insieme delle conoscenze sui danni a distanza dei disastri naturali.

Da consultare
I risultati dello studio Cometes sul sito di Passi/Epicentro
Rapporto Istisan 13/2 "Risultati dello studio CoMeTeS (Conseguenze a Medio Termine del Sisma): stato di salute della popolazione dopo il terremoto del 2009 in Abruzzo" a cura dell’Istituto Superiore della Sanità.
Lo Studio Istmo sul sito della Ausl di Modena
Gli interventi necessari in situazioni di emergenza sul sito di Epicentro
Il comunicato stampa del ministero della Salute del 24 agosto 2016  "Terremoto, unità di crisi anche presso il ministero della Salute".

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Ultimo aggiornamento:
14 settembre 2016

Virus Zika: nuova valutazione del rischio dell’Ecdc

Dal 1° febbraio 2016 l'infezione da virus Zika, anche a causa delle gravi patologie neurologiche ad essa correlate (microcefalia, sindrome di Guillain Barré), è stata definita un'emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale.

L’ultimo aggiornamento della situazione epidemiologica sul virus Zika da parte del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha evidenziato che, dal 2015 fino al 2 settembre 2016, 63 paesi hanno segnalato la trasmissione vettoriale del virus Zika.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), fino all'8 settembre 2016, 20 paesi hanno segnalato casi di microcefalia e altre malformazioni del sistema nervoso centrale potenzialmente associate con l’infezione da virus Zika.

Il sequenziamento genetico degli isolati di virus Zika provenienti dai quattro campioni prelevati in Guinea-Bissau ha preliminarmente identificato che sono correlati al ceppo Africano del virus e sebbene non sia stato associato alla microcefalia e ad altre complicazioni neurologiche, è necessario continuare la sorveglianza poiché è stato confermato un numero molto limitato di casi del ceppo africano.

La diffusione dell'epidemia da virus Zika è probabilmente destinata a continuare, in particolare nei paesi di Sud America e Caraibi in cui i vettori competenti (Aedes aegypti e Aedes albopictus) sono attivi e presenti. Inoltre la trasmissione autoctona è stata confermata anche negli Stati Uniti – nelle contee di Miami-Dade, Broward, Palm Beach, Pinellas - e per questo motivo la Food and Drug Administration (FDA) nordamericana ha raccomandato di rafforzare, negli Stati Uniti d’America (USA), le misure per la prevenzione della trasmissione trasfusionale dell’infezione da Zika virus.

L’Oms, durante i Giochi Paraolimpici Estivi 2016 che si svolgeranno a Rio de Janeiro, Brasile, dal 7 al 18 settembre, continuerà a fornire assistenza tecnica al Ministero della Salute, in particolare attraverso l’Ufficio Regionale per le Americhe, per assicurare che i Giochi Paraolimpici siano il più sicuri possibili per gli atleti, i volontari, i turisti ed i residenti.

Poiché non è disponibile né un vaccino né una terapia, la prevenzione è fondamentale e si basa su misure di protezione personali.

In particolare, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), il 30 agosto scorso, ha pubblicato l’8° aggiornamento del risk assessment relativo al rischio associato all’infezione da virus Zika. Il documento Rapid risk assessment: virus Zika disease epidemic, eight update rappresenta una valutazione dettagliata dei rischi relativi all’infezione da virus Zika e fornisce raccomandazioni aggiornate per i viaggiatori diretti, o di ritorno, da Paesi in cui la trasmissione è attiva e per i cittadini Ue residenti in zone con riscontrata trasmissione locale. Inoltre presenta informazioni aggiornate sull’associazione tra l’infezione da virus Zika e le malformazioni congenite del sistema nervoso centrale e sull’associazione tra il virus e la sindrome di Guillan-Barrè. Infine, il risk assessment valuta il rischio di trasmissione locale, via vettore, in Europa durante la stagione estiva 2016 e propone agli Stati membri Ue/Eea una serie di misure di sorveglianza e controllo da mettere in atto.

Da consultare
Nota del 2 settembre 2016 Aggiornamento sulla malattia da virus zika microcefalia e sindrome di Guillain Barrè sul sito del Ministero della Salute.
L'opuscolo Zika: informazioni per il personale sanitario a cura del Ministero della Salute.

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In bella vista: Il punto e gli aggiornamenti su Zika
Rio 2016, olimpiadi e paralimpiadi

Ultimo aggiornamento:
14 settembre 2016

West Nile e altre arbovirosi

Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), nell’ultimo aggiornamento (8 settembre 2016) della mappa sulla diffusione della malattia da virus West Nile (WNV) nell’Unione Europea, ha riportato 109 casi confermati di malattia da WNV nell’uomo e 145 casi nei Paesi limitrofi.

In Italia, per intensificare le attività di sorveglianza epidemiologica dei casi umani di malattia da virus West Nile (WNV), il Ministero della Salute il 10 agosto 2016 ha emanato la circolare Piano nazionale integrato di sorveglianza e risposta al virus della West Nile 2016  che, per la prima volta, integra in un unico Piano la sorveglianza veterinaria (animale ed entomologica) – essenziale per la stima del rischio – e quella dei casi umani.

L’obiettivo principale della sorveglianza integrata è quello di individuare precocemente, attraverso programmi mirati, la circolazione del WNV sul territorio nazionale negli uccelli, insetti o mammiferi per valutare il rischio di trasmissione della malattia all’uomo e mettere in atto tutte le misure disponibili per prevenire la trasmissione (controllo del vettore, misure nei confronti delle donazioni di sangue ed emocomponenti, organi e tessuti).

Obiettivi della sorveglianza integrata:

  1. Individuare il più precocemente possibile la circolazione virale sul territorio nazionale attraverso programmi di sorveglianza mirata riguardanti gli equidi, gli uccelli appartenenti a specie bersaglio, e gli insetti vettori per permettere una rapida valutazione del rischio finalizzata all’adozione di adeguate misure preventive in sanità pubblica.
  2. Definire il flusso delle informazioni tra tutti gli Enti interessati, per attuare in maniera tempestiva, efficace e coordinata le misure preventive necessarie per evitare la trasmissione della West Nile Disease.
  3. Prevenire il rischio di trasmissione della malattia all’uomo sia attraverso le donazioni di sangue, emocomponenti, organi o tessuti, sia attraverso le zanzare, con particolare attenzione durante il loro periodo di maggiore attività.
  4. Governare in maniera coordinata le eventuali emergenze epidemiche

In particolare il piano si avvale della:

  • sorveglianza su uccelli stanziali appartenenti a specie bersaglio
  • sorveglianza clinica e sierologica negli equidi
  • sorveglianza entomologica
  • sorveglianza su carcasse di uccelli selvatici
  • sorveglianza dei casi umani.

Le modalità di attuazione della sorveglianza differiscono a seconda della situazione epidemiologica locale, individuando a tal fine 2 aree geografiche distinte: aree endemiche e il resto del territorio nazionale.

Nelle aree endemiche la sorveglianza deve essere attuata tramite:

  • il controllo su uccelli stanziali appartenenti a specie bersaglio
  • la sorveglianza entomologica
  • la sorveglianza attiva dei casi di malattia neuro-invasiva e/o di infezioni recenti umane sull’intero territorio regionale
  • la sorveglianza dei casi di sintomatologia nervosa negli equidi
  • la sorveglianza su carcasse di uccelli selvatici.

Nel resto del territorio nazionale le attività di sorveglianza prevedono il monitoraggio sierologico a campione su sieri di cavalli. Le Regioni possono inoltre effettuare un monitoraggio sierologico a campione su sieri di bovini ed ovi-caprini oppure su altre specie animali.

Su tutto il territorio nazionale, inoltre, è obbligatoria la notifica immediata:

  • di tutti i casi sospetti di sintomatologia nervosa negli equidi
  • di tutti i casi di malattia neuroinvasiva nell’uomo
  • di tutti gli episodi di mortalità in uccelli selvatici non riferibili ad altre patologie infettive

Le attività di sorveglianza dei casi umani si attuano quindi:

  • per tutto l’anno sui casi importati o autoctoni su tutto il territorio nazionale.
  • dai primi di giugno a tutto ottobre (durante il periodo di maggiore attività del vettore), in tutte le Regioni nelle quali sia stataidentificata un’area endemica la sorveglianza dei casi umani deve essere rafforzata e deve essere posta particolare attenzione alla diagnosi di WND nella popolazione.

Per quanto riguarda la sorveglianza dei donatori di sangue ed emocomponenti, organi e tessuti le misure di prevenzione, periodicamente aggiornate, sono disponibili sul sito del Centro Nazionale Sangue e del Centro Nazionale Trapianti.

L’Istituto Superiore della Sanità con il contributo delle Regioni e con il supporto finanziario del Ministero della Salute–Ccm, pubblica i dati del sistema di sorveglianza nell’uomo in un bollettino periodico.

Oltre al West Nile virus esistono più di 100 virus classificati come arbovirus, sia autoctoni sia di possibile importazione, in grado di causare malattie nell’uomo. Una delle misure più efficaci per prevenire il diffondersi di queste malattie consiste nell’effettuare piani di disinfestazione. Con la Circolare del 22 agosto 2016 ( “Attività di disinfestazione per la tutela della sanità pubblica”), il Ministero della Salute si rivolge ai Comuni italiani per sottolineare l’importanza dell’attività di disinfestazione per la tutela della sanità pubblica, effettuando tempestivamente le attività per il controllo delle zanzare.

Inoltre, nella prevenzione di queste infezioni e nella sorveglianza epidemiologica è fondamentale la segnalazione dei casi umani. Recentemente si è avuta notizia dai media di casi di encefalite da zecche e di encefalite da virus Toscana verificatisi in alcune Regioni italiane senza che fossero stati notificati ufficialmente, come raccomandato nella circolare ministeriale del 16 giugno 2016. Il Ministero della Salute pertanto, con la Circolare del 25 agosto 2016 (“Sorveglianza delle arbovirosi diverse da Chikungunya, Dengue, Zika e West Nile, e hantavirus ”), ha voluto richiamare l’attenzione delle Regioni e Province Autonome sulla necessità di segnalare, tramite apposita scheda di notifica, eventuali casi umani di arbovirus e hantavirus elencati nella tabella 1 della circolare.

Da consultare
Infezione da virus West Nile sul sito del Ministero della Salute
L’ultimo bollettino epidemiologico  sulla malattia da virus West Nile sul sito di Epicentro
Febbre da West Nile sul sito di Epicentro
Piano Nazionale di sorveglianza e risposta alle arbovirosi trasmesse da zanzare (Aedes sp.) con particolare riferimento a virus Chikungunya, Dengue e Zika – 2016 (Circolare del 16 giugno 2016 del Ministero della Salute).

Per approfondire
Malattie trasmesse da vettori

Ultimo aggiornamento:
14 settembre 2016

Nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea)

“Abbiamo i nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea), il nuovo Nomenclatore delle protesi ed il nuovo Piano vaccini. È dunque davvero una buona giornata per milioni di pazienti in Italia, che avranno accesso a nuove terapie e cure attraverso le risorse pubbliche del Servizio sanitario nazionale. Li aspettavamo da decenni, erano elementi centrali del Patto per la salute; ora inizia una nuova fase: le prestazioni verranno aggiornate da una Commissione ad hoc ogni anno, in base alle scoperte della ricerca e del mondo scientifico”.

Così il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, al termine della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome che il 7 settembre 2016 ha dato il via libera definitivo ai nuovi Lea.

Sulla questione delle risorse per il Fondo sanitario 2017, su cui le Regioni hanno chiesto garanzie, Lorenzin ha dichiarato: “I 2 miliardi in più sono nel Def (Documento di Economia e Finanza) e sono pronta a difenderli”.

Quanto alla cifra di circa 800 milioni di euro vincolata per l'attuazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) è confermata anche per i prossimi anni: “Si tratta di una misura strutturale e non di una misura una tantum” ha detto il ministro. Inoltre, ha precisato il ministro,“ci sarà un meccanismo di aggiornamento e le regioni, all'interno del Sistema sanitario nazionale, potranno aumentare le risorse”.

Tra le principali novità introdotte nella sanità pubblica italiana con i nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea), rientra una ridefinizione e l'aggiornamento degli elenchi delle malattie rare e di quelle croniche e invalidanti. Inoltre arriva un nuovo nomenclatore della specialistica ambulatoriale, aggiornato per l'ultima volta nel 1996. Questo nuovo nomenclatore introduce tutte le prestazioni di procreazione medicalmente assistita, sia omologa che eterologa. Fino ad oggi erano erogate solo in regime di ricovero. È poi profondamente rivisto l'elenco delle prestazioni di genetica e viene inserita la consulenza genetica. Per quanto concerne i vaccini, entrano nei Lea l'anti-papillomavirus e l'anti-pneumococco. Tra le malattie croniche è ora inclusa l'endometriosi, che in Italia colpisce circa 3 milioni di persone.
Si rinnova anche il nomenclatore dell'assistenza protesica, che prevede fra le altre cose gli arti artificiali a tecnologia avanzata. Per quanto riguarda la revisione dell'elenco delle malattie rare, è previsto l'inserimento di oltre 110 nuove malattie, ad esempio la sarcoidosi, la sclerosi sistemica progressiva e la miastenia grave. Con la revisione dell'elenco delle malattie croniche vengono introdotte 6 nuove patologie tra cui quelle renali e l'osteomielite cronica.
La celiachia cambia classificazione e diventa una malattia cronica, non più una malattia rara. 

Ora il provvedimento tornerà, come previsto, in Parlamento, e dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale diventerà operativo.

Il Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Stefano Bonaccini, ha dichiarato: “Con il varo dei nuovi livelli di assistenza (Lea) in sanità abbiamo alzato l’asticella della tutela della salute in Italia. Le Regioni esprimono all’unanimità l’intesa sul provvedimento di aggiornamento dei Lea, sul decreto e sui relativi allegati. Sono norme attese da molto tempo ed innovative che miglioreranno la qualità dell’assistenza sanitaria ai cittadini. C’è stato un lavoro di preparazione approfondito condotto dallo Stato e dalle Regioni a dimostrazione che è possibile condividere grandi obiettivi comuni“.

Con riferimento alla sostenibilità economico-finanziaria del provvedimento, Bonaccini ha sottolineato come sia importante “richiamare nell’Intesa le risorse complessive da destinare al servizio sanitario anche nel prossimo biennio: 113.063 milioni di euro per il 2017, 114.998 milioni di euro per l’anno 2018”, trovando “una puntuale indicazione nella prossima Legge di Bilancio”.

Da consultare
La newsletter sul sito della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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I livelli essenziali di assistenza (Lea)

Ultimo aggiornamento:
14 settembre 2016

Migranti e salute

Il progetto europeo Migrant and Ethnic Minorities Training Packages (Mem-Tp) ha lo scopo di migliorare l’accessibilità e la qualità dei servizi sanitari per i migranti e le minoranze etniche, e ridurre le disuguaglianze di salute. Questo progetto, nato dal bisogno crescente di formare i professionisti sanitari affinché siano in grado di conoscere, comprendere e rispondere in maniera adeguata ai cambiamenti che le migrazioni producono nel contesto sociale e nei luoghi di cura, si inserisce all’interno di diverse iniziative avviate dalla Commissione europea (CE) in materia di disuguaglianze sanitarie. Come sottolineato nella comunicazione Solidarity in health: reducing health inequalities in the EU, i migranti e le minoranze etniche sono popolazioni particolarmente vulnerabili che spesso si trovano a dover affrontare notevoli difficoltà di accesso alle cure.  È necessario rispondere a questa problematica accrescendo la consapevolezza negli stakeholders e sostenendo gli Stati membri nelle loro azioni volte a migliorare l'accesso ai servizi sanitari e la loro adeguatezza, nel promuovere la salute e l'assistenza sanitaria preventiva per i migranti e le minoranze etniche.

E risulta essenziale la formazione degli operatori sanitari per essere in grado di fornire un’adeguata assistenza sanitaria ai migranti e alle minoranze etniche. In questo senso, il progetto Mem-Tp, finanziato dalla CE e iniziato nel 2014 con la partecipazione di diverse istituzioni e organizzazioni, ha lavorato su più fronti:

- tracciando una panoramica della situazione dei migranti e minoranze etniche in Europa allo scopo di individuare le principali sfide e le migliori pratiche;

- identificando e valutando i programmi di formazione su accesso e qualità dell’assistenza sanitaria per migranti e minoranze etniche;

- sviluppando contenuti e materiali educativi da inserire in un nuovo pacchetto formativo;

- sviluppando e applicando un processo strutturato che permetta la formazione continua degli operatori sanitari in ogni Paese, attraverso l’adattamento dei materiali didattici alle situazioni ed esigenze locali.

A fine progetto sono stati realizzati dei materiali di formazione tradotti e adattati alle diverse lingue europee e un final report.

Materiali utili
I testi in italiano dei materiali di formazione 
Il final report 

Da consultare
Migranti e salute sul sito di  Epicentro

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Immigrazione e salute

Ultimo aggiornamento:
14 settembre 2016

Piani regionali della prevenzione 2014-2018: i definitivi

Sono disponibili i Piani regionali della prevenzione (PRP) definitivi per il quinquennio 2014-2018. Coerentemente a quanto stabilito dall’ Accordo Stato Regioni 25 marzo 2015 (Documento di valutazione del PNP 2014-2018), è stata verificata la rispondenza dei PRP ai criteri definiti nel documento.

Per ogni regione, consulta i Piani regionali della prevenzione adottati per il quinquennio 2014-2018.

Ultimo aggiornamento:
14 settembre 2016

Immunizzazione negli adolescenti e negli adulti

Le sei regioni dell’OMS hanno come obiettivo l’eliminazione del morbillo e tre anche l’eliminazione della rosolia. Tre regioni in particolare (Americhe, Europa e Pacifico Occidentale) hanno Commissioni di Verifica Regionali pienamente funzionanti. L'introduzione e la diffusione del vaccino per il morbillo e la rosolia hanno portato a una significativa riduzione della trasmissione di queste due malattie tra i bambini piccoli, ma i livelli di copertura vaccinale più bassi nei bambini più grandi e la mancanza di esposizione all’infezione naturale hanno portato a un numero crescente di adolescenti e adulti sensibili all’infezione. L'esperienza delle Commissioni di Verifica Regionali e delle attività regionali suggeriscono che il raggiungimento della completa eradicazione del morbillo e della rosolia può essere difficile senza strategie per colmare il divario nell’immunizzazione dei bambini più grandi, degli adolescenti e delle popolazioni adulte giovani. È questa una sfida importante, comune ad alcuni paesi delle sei regioni dell'OMS.

Il simposio Joint Symposium on Closing Immunity Gaps in Older Children and Adults , che si è tenuto a Siena il 10-11 maggio 2016 ed è stato organizzato da diversi enti e associazioni internazionali e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è stato il primo incontro mondiale sul tema del cambiamento recente nella distribuzione per età dei casi di morbillo e rosolia. In particolare, l’incontro internazionale ha affrontato il problema crescente del divario nell’immunizzazione degli adolescenti e dei giovani adulti.

Gli obiettivi dell'incontro erano:

  • Fare una revisione dei dati e delle evidenze scientifiche riguardanti la necessità di colmare il divario nell’immunizzazione degli adolescenti e dei giovani adulti per l'eradicazione del morbillo e la rosolia.
  • Identificare le sfide e le buone pratiche per la realizzazione di una copertura vaccinale alta tra i bambini più grandi e i giovani adulti.
  • Descrivere le strategie e le misure per colmare il divario nell’immunizzazione di fasce della popolazione più difficilmente raggiungibili dalla copertura vaccinale.
  • Ottenere dati di alta qualità sulla copertura vaccinale in tutti i gruppi di età, identificare aree/gruppi a rischio e intraprendere azioni efficaci quando vengono identificati divari nell’immunizzazione.

L’incontro ha prodotto un documento conclusivo che descrive la situazione attuale circa l’eliminazione del morbillo e della rosolia a livello globale e regionale, l'esperienza e le strategie delle singole regioni dell’OMS per colmare il divario nell’immunizzazione dei bambini più grandi e dei giovani adulti, i metodi di rilevazione delle differenti coperture vaccinali nella popolazione, le azioni dei professionisti della salute in collaborazione con la società civile tese a intensificare gli sforzi per vaccinare i bambini più grandi e gli adolescenti, l’esigenza di creare una risoluzione dell'Assemblea Mondiale della Sanità (WHA) che possa coordinare pienamente uno sforzo globale per l’eradicazione del morbillo, della rosolia e della sindrome da rosolia congenita.

Materiali utili
Report finale

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Vaccinazioni: close the gap
Morbillo e rosolia congenita

Ultimo aggiornamento:
14 settembre 2016

In bella vista - Programma Ccm 2016: iter di approvazione

21 novembre 2016

In data 16 novembre 2016, si è concluso l’iter di valutazione dei progetti di attuazione del programma CCM 2016 .

Per il corrente anno, la Direzione Generale della Prevenzione ha inviato, con nota n. 26672 del 19 settembre 2016, il programma CCM 2016 (approvato con DM del 03 agosto) a tutti gli Enti partner (Regioni e Province Autonome, ISS, INAIL, INMP e AGENAS), invitandoli a trasmettere le proprie proposte, sotto forma di progetti esecutivi,  inderogabilmente entro le h 14.00 del 02 novembre 2016

In particolare, ciascun Ente partner è stato chiamato a trasmettere al Direttore Operativo del CCM un massimo di due proposte di progetto, nell’ambito delle undici  linee di intervento identificate in tabella 1a del programma CCM 2016, senza alcun vincolo nella scelta della/e linea/e progettuale/i.

Quest’anno gli Enti partner hanno trasmesso un totale di 46 proposte.

Il Comitato Scientifico del CCM, sulla base dei criteri riportati nel programma stesso, ha assegnato un voto finale a ciascuno dei 46 progetti esecutivi pervenuti. In virtù della graduatoria conclusiva e tenuto conto degli importi dei singoli progetti e della disponibilità economica dell’area progettuale del programma CCM 2016, pari a € 4.100.639, nel corrente anno risultano finanziabili 10 progetti esecutivi (PDF: 188 Kb)

Si avviano, dunque, le procedure amministrative per la stipula dei relativi accordi di collaborazione.

______________________________________________________________________

19 settembre 2016

Adottato con DM 03 agosto 2016, registrato dalla Corte dei Conti il 13 settembre 2016, il Programma annuale di attività peril 2016 del Ccm.

Anche per quest’anno è stata confermata la suddivisione in due ambiti operativi: area progettuale e azioni centrali.

Nell’ambito dell’area progettuale sono stati identificati tre ambiti di intervento: patologie trasmissibili, patologie non trasmissibili e azioni di sistema per un totale di undici linee di intervento. Tali linee di intervento rappresentano una priorità di Governo, sono coerenti con le disposizioni del Piano Nazionale della Prevenzione e con i recenti Piani nazionali approvati, o in procinto di approvazione, da parte della Conferenza Stato – Regioni e coordinati dal Ministero della salute - Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria, sono rilevanti per la sanità pubblica e presentano elementi, procedure e azioni la cui evidenzia di efficacia  fa prevedere un impatto misurabile.

Della disponibilità economica per il 2016 pari a 8.701.277€, salvo accantonamenti, il 50% è stato ripartito a favore delle linee progettuali e il restante 50% sulle cosiddette azioni centrali.

Le proposte di progetto e la relativa nota di trasmissione devono essere inviate entro e non oltre le ore 14.00 del 02 novembre 2016

Sintesi delle procedure

Il programma Ccm 2016 è stato trasmesso  con nota ufficiale agli Enti partner il 19 settembre 2016.

In merito alle procedure di attuazione si segnala che gli Enti partner (Regioni e Province Autonome, ISS, INAIL, INMP e AGENAS) sono chiamati a presentare le proposte direttamente sotto forma di progetti esecutivi, redatti secondo lo standard Ccm 2016.

Ciascun Ente partner raccoglie, vaglia e trasmette al Direttore operativo del Ccm un massimo di due proposte di progetto, nell’ambito delle undici linee di intervento identificate in tabella 1a del programma Ccm 2016; senza alcuna limitazione alla scelta della/e linea/e progettuale.

Le proposte devono inoltre prevedere:

  • il coinvolgimento di almeno tre Regioni, appartenenti alle tre differenti aree geografiche Nord, Centro, Sud, così da assicurare una rappresentatività del territorio nazionale, in funzione della trasferibilità dei risultati;
  • un finanziamento non superiore a 450.000 euro

I progetti esecutivi potranno vedere il coinvolgimento, oltre che delle strutture del SSN e delle Regioni medesime, della Sanità militare, dell’Istituto superiore di sanità (ISS), dell’Istituto Nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS), dell’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (INMP) e degli Istituti zooprofilattici sperimentali (IZZSS), anche di Università ed Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico a carattere pubblico e di ogni altro Ente pubblico, pertinente alla progettualità prescelta.

Tempistica

Le proposte di progetto e la relativa nota ufficiale di trasmissione devono essere inviate - entro e non oltre le ore 14.00 del 02 novembre 2016 - ai seguenti indirizzi di posta elettronica:

dgprev@postacert.sanita.it 
s.mele@sanita.it 
d.paramatti@sanita.it 
p.rosi@sanita.it

Successivamente, come previsto dal Programma, il Comitato scientifico provvederà alla disamina dei progetti esecutivi, in base alla quale verranno identificate le proposte finanziabili.

Per una più completa e dettagliata informazione sull’iter procedurale consultare il Programma Ccm 2016 (PDF: 533 Kb).

 


Ultimo aggiornamento:
21 novembre 2016

Terremoto, impatto sulla salute

La letteratura indica che le popolazioni colpite da disastri possono subire effetti negativi sullo stato di salute e sui fattori di rischio comportamentale, anche come risposta allo stress prolungato. Il ruolo dei Sistemi di sorveglianza nel monitoraggio della salute delle popolazioni colpite da un terremoto, è confermato dalle due rilevazioni straordinarie effettuate dal Sistema di sorveglianza Passi  (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia).

La prima è stata organizzata a seguito del terremoto che nel 2009 ha colpito l’Abruzzo. Lo studio, chiamato  Cometes (Conseguenze a medio termine del terremoto del 6 aprile 2009 sullo stato di salute della popolazione) , tra i progetti finanziati dal Ccm nel 2009, è stato realizzato grazie al lavoro della rete di servizi e operatori del sistema di sorveglianza Passi in Abruzzo. Condotto a un anno circa di distanza dall’evento, si è concluso con la pubblicazione dei risultati a cura dell’Istituto Superiore di Sanità nel 2013; la seconda invece è stata effettuata nella provincia di Modena a seguito del terremoto in Emilia-Romagna nel 2012. Superato il secondo anno dopo il sisma è stato avviato lo  Studio Istmo  (Impatto sulla Salute del Terremoto in provincia di Modena), che ha monitorato la salute della popolazione residente nella Provincia di Modena.

Le due rilevazioni hanno previsto una modifica mirata dei moduli tradizionali del questionario Passi per rilevare la storia personale degli intervistati rispetto al terremoto (presenza sul posto, lutti, perdite della casa e del lavoro, dissesti economici), lo stato psicologico, con test validati, e lo stato complessivo di salute (visite mediche).

I risultati dello studio Cometes

La rilevazione dei dati è stata effettuata dal 28 maggio al 15 novembre 2010, lungo un arco temporale di poco superiore ai cinque mesi, in cui sono stati intervistati 957 assistiti residenti nei Comuni del cosiddetto cratere aquilano, l’area più colpita dal sisma, con un tasso di risposta del 91,2% e un tasso di rifiuti pari al 4,3%.

Lo studio Cometes ha confermato che i disturbi mentali, come quelli da stress post-traumatico e quelli depressivi, sono risultati più frequenti rispetto a quanto atteso, in base agli studi italiani di riferimento e, per quanto riguarda i soli sintomi di umore depresso e anedonia, rispetto alle stime effettuate nella Asl de L'Aquila prima del sisma.

Relativamente ai comportamenti nocivi per la salute, è aumentata la frequenza di persone sedentarie ed è diminuita quella degli ex-fumatori. Al contrario il consumo eccessivo di alcolici non è risultato più diffuso, nella popolazione generale, rispetto alla situazione pre-sisma. Bisogna però mettere in evidenza che, tra i giovani di 18-34 anni, fumo e consumi di alcol a rischio sono risultati troppo frequenti se confrontati con i livelli nazionali. Lo studio non consente di attribuirne la causa al terremoto, ma non c’è dubbio che si tratta di due fattori che richiedono la massima attenzione. 

All’epoca della rilevazione, la copertura della popolazione con le misure di prevenzione raccomandate è risultata essere ritornata ai livelli pre-sisma, per quanto riguarda gli screening mammografico e colo-rettale, il controllo del colesterolo e le vaccinazioni. Leggermente inferiore ai livelli pre-sisma l’effettuazione del pap-test e la misurazione della pressione arteriosa. In generale, c’è un ampio margine di miglioramento per la pratica di tutte le misure di prevenzione considerate, incluso l’uso dei dispositivi di sicurezza in auto e moto. 

Inoltre, è stato rilevato che l’assistenza medica di base è stata assicurata localmente

L’insieme di queste osservazioni indica una buona capacità dei servizi sanitari nel rispondere a questo tipo di esigenze della popolazione, organizzando le risorse disponibili.

Nonostante i danni subiti dalla popolazione a causa del sisma, in termini di perdite umane ed economiche e in termini di stress per la delocalizzazione, nonostante l’elevata frequenza dei sintomi depressivi e di stress post-traumatico, la percezione dello stato di salute e la qualità della vita connessa alla salute non sono risultate significativamente peggiori rispetto alle stime effettuate prima del sisma, un dato positivo per quanto riguarda la capacità di reazione e tenuta della popolazione.

I risultati dello studio Istmo

Lo Studio Istmo si è concentrato sugli esiti a medio-lungo termine del terremoto emiliano, limitatamente alla popolazione della Provincia di Modena (la più colpita), condotto tra novembre 2014 e settembre 2015. A gennaio 2015, l’indagine è stata avviata anche nella Provincia di Reggio Emilia con lo studio Istre (Impatto sulla salute del terremoto in Provincia di Reggio Emilia), terminato nel febbraio 2016. Attualmente è in corso l’analisi pooled dei due studi che fornirà ancora più informazioni.

Lo studio Istmo ha fornito il quadro di una popolazione resiliente che non ha riferito evidenti cambiamenti nello stato di salute percepito ma in cui una persona su due ha riferito ancora un pensiero intrusivo, cioè pensa al sisma anche quando non vuole.

Le persone che hanno riferito danni e disagi mostrano prevalenze superiori di stato d’ansia e sintomi depressivi. Gli stili di vita non hanno globalmente risentito di un impatto fortemente negativo: la prevalenza di fumatori si è ridotta dopo il sisma, ma è diminuita anche la percentuale di 18-69enni che praticano attività fisica, ed è aumentata la percentuale di chi presenta obesità. L’utilizzo dei servizi preventivi ha mostrato una buona tenuta, in particolare per quanto riguarda la copertura vaccinale antinfluenzale nelle persone con patologie croniche e gli screening oncologici. L’attenzione per la prevenzione cardiovascolare ha mostrato una leggera riduzione della percentuale delle persone che hanno controllato la pressione arteriosa e la colesterolemia nell’ultimo biennio.

L’attenzione sanitaria ai fattori di rischio comportamentali ha subito complessivamente un leggero calo, tuttavia nelle aree colpite si è assistito a una maggiore attenzione nei confronti delle persone con comportamenti a rischio.  

Positivi anche i risultati riguardanti la sicurezza stradale. 

Giuliano Carrozzi del Servizio Epidemiologia e comunicazione del rischio dell’Ausl di Modena e coordinatore scientifico di Istmo ha dichiarato su Epicentro che "il terremoto emiliano si è caratterizzato per un numero contenuto di decessi e un impatto notevole sugli aspetti lavorativi ed economici. Gli eventi più traumatici per la popolazione che hanno influenzato lo stato di salute e i comportamenti sono stati la perdita della casa e del lavoro. È interessante osservare che anche persone non direttamente coinvolte hanno manifestato qualche modifica della salute psicologica e dello stile di vita, aspetti che difficilmente sarebbero stati colti in assenza di un’attività di sorveglianza. La sorveglianza ha un ruolo fondamentale proprio nel cogliere aspetti che sfuggirebbero con altri strumenti. Lo stesso discorso vale per gli effetti negativi a lungo termine, quella che possiamo definire la cronicità dei danni di una catastrofe, che tra l’altro colpiscono sempre i sottogruppi più svantaggiati".

In riferimento ai sottogruppi più svantaggiati durante una catastrofe naturale, nel 2012, a tre anni dal terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009, si è concluso anche il progetto "Atab (Ambiente terra. Ambiente bambino). Dalla gestione dell‘emergenza, alla valutazione, cura e monitoraggio del disagio post traumatico nei minori aquilani", promosso dal dipartimento della Protezione Civile insieme alla Clinica di Neuropsichiatria dell‘infanzia e dell‘adolescenza dell‘Università dell‘Aquila e dall‘associazione culturale "Via Caecilia".

Obiettivo dello studio, che ha coinvolto i minori di fascia d‘età 8-13 anni, residenti nella città de L‘Aquila e frazioni limitrofe, è stato quello di elaborare modelli di prevenzione e di cura del disturbo post traumatico da stress, focalizzandosi sui processi di adattamento all‘evento del terremoto dei bambini e delle loro famiglie

I dati dell'indagine indicano che a 10 mesi dal sisma, il 3% dei minori mostrava un disturbo post traumatico da stress e il 18% un disagio psicologico. Tra i disturbi più frequenti accusati dai bambini: problemi psicosomatici, di attenzione, di isolamento relazionale e ansioso-depressivi.

I Sistemi di sorveglianza consentono di valutare l’impatto delle catastrofi naturali sulla salute della popolazione colpita con l’intento di ricavare indicazioni per orientare meglio le risorse e la pratica assistenziale e per migliorare l‘insieme delle conoscenze sui danni a distanza dei disastri naturali.

Da consultare
I risultati dello studio Cometes sul sito di Passi/Epicentro
Rapporto Istisan 13/2 "Risultati dello studio CoMeTeS (Conseguenze a Medio Termine del Sisma): stato di salute della popolazione dopo il terremoto del 2009 in Abruzzo" a cura dell’Istituto Superiore della Sanità.
Lo Studio Istmo sul sito della Ausl di Modena
Gli interventi necessari in situazioni di emergenza sul sito di Epicentro
Il comunicato stampa del ministero della Salute del 24 agosto 2016  "Terremoto, unità di crisi anche presso il ministero della Salute".

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Catastrofi naturali e diabete

Ultimo aggiornamento:
20 settembre 2016

JA-CHRODIS: WP7 - Final Meeting

Il 20-21 ottobre scorso, presso l’Istituto Superiore di Sanità a Roma, si è svolto l’incontro conclusivo del WP7 della JA- CHRODIS, “Diabetes: a case study on strengthening health care for people with chronic diseases - WP7 - Final Meetingˮ.

La JA-CHRODIS (European Joint Action on Chronic Diseases and Promoting Healthy Ageing across the Life Cycle) è una azione congiunta europea dedicata alle malattie croniche e alla promozione dell’invecchiamento “in salute” nel corso della vita.
JA-CHRODIS mira infatti a promuovere lo scambio di buone pratiche tra  i Paesi europei e rientra nel programma europeo “Health programme 2008-2013”.

La JA-CHRODIS è organizzato in 7 work package (WP): 3 trasversali (WP1-WP3), 3 su temi specifici (WP5-promozione della salute e prevenzione delle malattie croniche; WP6-multi-morbosità; WP7-diabete) mentre il quarto riguarda la costruzione di una piattaforma per lo scambio di conoscenza.

In particolare, il WP7 (Diabete: un esempio di studio per il miglioramento dell’assistenza per le persone con malattie croniche), coordinato dall’ISS, ha come obiettivo principale quello di migliorare la prevenzione e la cura del diabete, al fine di migliorare il coordinamento e la cooperazione degli Stati membri UE, favorire lo scambio di buone pratiche tra i Paesi europei e identificare i fattori essenziali e gli ostacoli allo sviluppo, l'implementazione e la sostenibilità dei Piani Nazionali Diabete (NDP) nei diversi paesi europei.

Nel convegno conclusivo presso l’Istituto Superiore di Sanità sono state quindi illustrate le attività e i risultati del WP7.
In particolare, in materia di prevenzione e cura del diabete:

  • è stata condotta un’indagine a livello europeo per fornire una panoramica strutturata sui programmi e le strategie di intervento messi in atto per la prevenzione e la gestione del diabete nei vari paesi europei, coinvolgendo un totale di 19 nazioni, e focalizzando l’attenzione sui diversi aspetti relativi a una patologia complessa come il diabete: identificazione delle persone ad alto rischio, diagnosi precoce, prevenzione delle complicanze del diabete, assistenza integrata, programmi di self-management per i pazienti con diabete e di formazione per i professionisti sanitari.
  • è stata effettuata un’analisi SWOT con l’obiettivo di fornire una visione qualitativa delle attuali politiche di prevenzione e gestione del diabete in Europa, incluse le strategie di successo e offrire delle categorie chiave su ciò che rende una programmazione applicabile, sostenibile ed efficace sia dal punto della sanità pubblica che degli stakeholders. L’analisi SWOT è stata condotta in Paesi con diversa organizzazione politica, amministrativa e socio-sanitaria e i suoi risultati possono essere applicati ad ogni contesto e ad altre malattie croniche.
  • sono state fornite delle raccomandazioni per migliorare la prevenzione e la qualità delle cure per le persone con diabete con l’obiettivo di definire un insieme di criteri di qualità relativi ai vari aspetti del diabete (prevenzione, cura, promozione della salute, educazione e formazione), applicabili a Paesi con diversa organizzazione politica, amministrativa e socio-sanitaria ed ad altre malattie croniche.
  • è stato sviluppato un Documento Strategico (Policy Brief) che, identificando i fattori principali e gli ostacoli allo sviluppo, l’implementazione e la sostenibilità dei Piani Nazionali Diabete (NDP)  in Europa, mira a sostenere gli sforzi dei Paesi per costruire una strategia globale e di successo per la prevenzione e la gestione del diabete e, più in generale, delle malattie croniche.

CHRODIS ha dato la possibilità ai Paesi europei di trarre beneficio dalle esperienze degli altri e l’incontro si è concluso con la condivisione e lo scambio di buone pratiche per la prevenzione del diabete e delle malattie croniche e per la promozione della salute e con il progetto di una futura Joint Action sulle malattie croniche.

Il Ccm ha finanziato diversi progetti di prevenzione del diabete e di educazione e self-management della persona diabetica. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Materiali utili:
l’indagine: “Diabetes: a case study on strengthening health care for people with chronic diseases. Survey on practices for prevention and management of diabetes”
l’analisi SWOT: “Diabetes: a case study on strengthening health care for people with chronic diseases. Swot analysis overview of national or sub national policies and programs on prevention and management of diabetes”
il Policy Brief “National Diabetes Plans in Europe. What lessons are there for the prevention and control of chronic diseases in Europe?”

Da consultare:
il sito della JA-CHRODIS
la pagina dedicata a CHRODIS sul sito del Ccm
la pagina dedicata a CHRODIS sul sito del Ministero della Salute
la pagina dedicata a CHRODIS sul sito EpiCentro
la pagina dedicata al progetto IGEA sul sito EpiCentro

Articoli correlati sul sito del Ccm:
JA-CHRODIS a Vilnius: unire le forze
Per il diabete, contro il diabete

Ultimo aggiornamento:
7 novembre 2016

Influenza: la campagna vaccinale dell’OMS Europa

Quest’anno la campagna sulla vaccinazione antinfluenzale lanciata dall’OMS Europa, “Protect yourself and your patients from influenza“, dedica una particolare attenzione agli operatori sanitari. Questa categoria di persone sono infatti particolarmente a rischio di infezione, rispetto alla popolazione adulta generale, per la natura del proprio lavoro.  Diversi studi dimostrano che durante le epidemie influenzali oltre la metà del personale sanitario può essere infettato dal virus influenzale e può trasmettere l’influenza a categorie di pazienti maggiormente vulnerabili e a rischio di complicanze come i bambini, gli anziani e i soggetti immunodepressi o portatori di malattie croniche. Inoltre vi sono evidenze che gli operatori sanitari vaccinati abbiano maggiori probabilità di raccomandare la vaccinazione antinfluenzale ai gruppi a rischio. L’immunizzazione attiva del personale sanitario rappresenta uno degli interventi più sicuri ed efficaci per il controllo delle infezioni ospedaliere e comporta benefici sia per l’effetto diretto sui soggetti vaccinati sia indirettamente sui pazienti.

L'OMS raccomanda che con l’autunno tutti gli operatori sanitari si sottopongano alla vaccinazione antinfluenzale, e la maggior parte dei paesi europei hanno raccomandazioni formali in tal senso. Tuttavia i dati di copertura della stagione influenzale 2014-2015 mostrano che in oltre metà dei Paesi membri, meno di un terzo degli operatori sanitari si vaccina contro l’influenza. L’ampia variabilità riscontrata tra i paesi della Regione Europea nella copertura vaccinale di questa categoria di persone e la mancanza di dati esaurienti rappresenta senz’altro una sfida futura per comprendere meglio il gap riscontrato.

Per promuovere le vaccinazioni tra gli operatori sanitari, l’Istituto Superiore di Sanità tra il 2011 e il 2014 ha preso parte al un progetto europeo “HproImmune - Promozione dell’immunizzazione degli operatori sanitari in Europa” che ha prodotto anche uno strumento di comunicazione ad hoc (toolkit).

Per approfondire:
il comunicato stampa dell’Oms Europa sulla campagna antinfluenzale
la pagina sul sito EpiCentro dedicata ad HproImmune

Da consultare:
InfluNet sul sito dell’ISS
l’area tematica influenza sul sito del Ministero della Salute
la Circolare ministeriale 2 agosto 2016 sul sito del Ministero della Salute
dati sulle coperture vaccinali sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica influenza sul sito di Epicentro

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Protocollo operativo InfluNet, stagione influenzale 2016-2017

Ultimo aggiornamento:
7 novembre 2016

Protocollo operativo InfluNet, stagione influenzale 2016-2017

Con l’inizio della raccolta delle segnalazioni dei casi di sindrome simil influenzale (ILI) che, come di consueto, si è avviata dalla 42a settimana del 2016 (lunedì 17 ottobre 2016) e terminerà nella 17a settimana del 2017 (domenica 23 aprile 2017), salvo ulteriori comunicazioni legate alla situazione epidemiologica nazionale, il Ministero della Salute ha pubblicato il protocollo InfluNet per la stagione 2016-2017.

Il protocollo operativo InfluNet 2016-2017 non prevede nessuna novità rispetto alla precedente stagione influenzale. Il sistema di monitoraggio settimanale si basa su una rete di medici sentinella costituita dai medici di Medicina Generale (MMG) e dai Pediatri di Libera scelta (PLS), reclutati dalle Regioni, che segnalano i casi di sindrome simil influenzale (ILI) osservati tra i loro assistiti.

Si sottolinea l’importanza di ottenere una copertura per Regione e per fascia di età pari al 2% della popolazione residente per l’intera stagione influenzale. È auspicabile, pertanto, arruolare più Medici e Pediatri del necessario in modo da assicurare la copertura di almeno il 2% della popolazione per tutta la durata della sorveglianza.

I medici sentinella ed altri medici operanti nel territorio e negli ospedali collaborano inoltre alla raccolta di campioni biologici per l’identificazione di virus circolanti. La raccolta e l’elaborazione delle segnalazioni di malattia è effettuata dai Centri di Riferimento Nazionali: Istituto Superiore di Sanità (ISS) e Centro Interuniversitario di Ricerca sull’Influenza e le altre Infezioni Trasmissibili (CIRI-IT). L’ISS provvede all’elaborazione a livello nazionale e produce un rapporto settimanale che viene pubblicato sul sito Internet del Ministero della Salute. Le indagini virologiche sui campioni biologici raccolti vengono eseguite dai Laboratori facenti parte della Rete INFLUNET e dal Centro Nazionale per l’Influenza (NIC) dell’ISS. Il NIC provvede all’elaborazione dei dati virologici a livello nazionale e produce un rapporto settimanale, che viene pubblicato sul sito del Ministero della Salute. Il NIC fa parte della rete internazionale dei laboratori coordinati dall’OMS e della rete europea coordinata dal Centro Europeo di Prevenzione e Controllo delle Malattie (ECDC). In questo contesto, il NIC provvede anche all’invio settimanale dei dati virologici italiani all’OMS e all’ECDC. Presso il Ministero della Salute è costituito il centro per il ritorno delle informazioni, sull’andamento nazionale dell’influenza, tramite stampa e mezzi informatici, dirette a: operatori, utenti e ai sistemi di sorveglianza europei ed internazionali. La stretta collaborazione tra tutte le componenti citate, a partire dai medici sentinella, si è dimostrata essenziale nel passato per il monitoraggio stagionale delle ILI.

Le informazioni relative all’andamento nazionale dell’influenza vengono pubblicate ogni settimana nel sito Internet del Ministero della Salute al seguente indirizzo: http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=705&area=influenza& menu=sorveglianza.

Per approfondire:
InfluNet sul sito dell’ISS
l’area tematica influenza sul sito del Ministero della Salute
la Circolare ministeriale 2 agosto 2016 sul sito del Ministero della Salute
dati sulle coperture vaccinali sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica influenza sul sito di Epicentro

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Ultimo aggiornamento:
7 novembre 2016

Alcol: JA-RARHA

ll 13 e il 14 ottobre, a Lisbona, si è svolta la conferenza finale della JA-RARHA (Joint Action on Reducing Alcohol Related Harm), la Joint Action europea mirata a implementare la strategia europea sulla prevenzione alcologica attraverso la produzione di strumenti per la pianificazione e l’attuazione di politiche sanitarie sull’alcol. L’azione congiunta RARHA, coordinata dal Portogallo, ha coinvolto, dal 2014 al 2016, 30 paesi europei (di cui 27 Stati Membri) e l’Italia, in particolare, ha partecipato con l’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA) del Cnesps (ISS), designato dal Ministero della Salute come partner formale di riferimento nazionale. L’ONA è stato leader del WP3 (Valutazione della rispondenza delle attività e dei prodotti della Joint Action alle modalità di esecuzione e agli obiettivi previsti in fase progettuale, utilizzando specifici indicatori di processo, di risultato e di esito) e co-leader del WP5, collaborando alla definizione e implementazione di Linee guida della Joint Action Europea Rarha.

Durante il convegno conclusivo a Lisbona sono stati presentati i risultai della JA:

  • un’indagine condotta in 20 Paesi europei ha mostrato che più del 20% degli uomini e del 10% delle donne bevono quantità dannose di alcol almeno una volta al mese; è emerso che un quinto degli europei ha vissuto durante l’infanzia e l’adolescenza con un forte bevitore e la metà di loro ha ammesso di esserne stato influenzato; inoltre la metà delle persone intervistate ha manifestato consenso alle misure di controllo più restrittive in materia di vendita, pubblicità, e consumo di alcolici.
  • sono state elaborate delle Linee guida europee basate su definizioni comuni di “consumo a più basso rischio”, delle indicazioni degli elementi nutrizionali (e non) da porre in etichetta e dei contenuti e delle modalità relative ai possibili messaggi per la tutela della salute, in particolare per i minori.
  • è stato sviluppato un tool-kit per valutare e diffondere le buone pratiche in materia di prevenzione alcologica, in particolare per quanto riguarda le campagne di sensibilizzazione nelle scuole.

Il discorso finale di Vytenis Andriukaitis, Commissario Ue per la Salute, ha sottolineato come la JA, grazie  allo sforzo congiunto degli Stati Membri e dell’Ue, ha consentito di raggiungere questi risultati e che lo scambio di buone pratiche è da sostenere e rinnovare, anticipando che una seconda Join Action sull’alcol è stata già  predisposta con due progetti che la Commissione Europea lancerà a breve (il consumo di alcol tra i minori e il binge drinking).

Il Ccm ha finanziato diversi progetti di monitoraggio dell'impatto dell’alcol sulla salute e di prevenzione e riduzione del consumo di alcol. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Materiali utili:
l’agenda della conferenza
la press release della JA-RARHA
la notizia della conferenza sul sito della Commissione europea e la pagina dedicata alla  policy sull’alcol

Per approfondire:
la sezione Guadagnare Salute sul sito Ccm
l'area tematica alcol sul sito del Ministero della Salute
l’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA) del Cnesps (ISS) sul sito EpiCentro
il sito Passi/EpiCentro

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Alcohol prevention day

Ultimo aggiornamento:
7 novembre 2016

I numeri del cancro in Italia, il rapporto Aiom-Airtum 2016

Due tendenze opposte ma chiare. Aumentano i nuovi casi di tumore fra le donne e diminuiscono fra gli uomini. Nel 2016 si osserva un aumento delle diagnosi di tumore fra le donne, con 176.200 casi di tumore registrati (erano 168.900 nel 2015), al contrario diminuiscono i nuovi casi tra la popolazione maschile con 189.600 nuove diagnosi (erano 194.400 nel 2015). Sono questi alcuni dei dati che emergono dal rapporto "I numeri del cancro in Italia 2016", realizzato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica-AIOM e dall’Associazione Italiana Registri Tumori-AIRTUM. Il documento, giunto alla sesta edizione,  è uno “strumento” scientificamente e rigorosamente aggiornato che misura l’impatto della patologia neoplastica e delle strategie di controllo nel nostro Paese fornendo gli ultimi dati disponibili su incidenza, sopravvivenza, prevalenza, mortalità, screening e confronti territoriali.

Incidenza

È da sottolineare come questa monografia riporti, per la prima volta, le stime di incidenza ottenute attraverso le informazioni dei Registri tumori italiani (che coprono circa il 60% del territorio nazionale): i dati raccolti rispondono a elevati standard di qualità in termini di completezza e accuratezza e permettono di offrire una stima molto precisa dell’incidenza anche nelle aree non coperte dai Registri tumori, e quindi di elaborare le proiezioni al 2016.

Ogni giorno circa 1.000 persone ricevono una diagnosi di tumore e nel 2016 sono stimate complessivamente 365.000 nuove diagnosi: la più frequente è quella del colon-retto (52.000), seguita da seno (50.000), polmone (41.000), prostata (35.000) e vescica (26.600).

Nelle donne l’incidenza generale registra un aumento: in particolare quest’anno sono stimati 50.000 nuovi casi di tumore del seno (48.000 nel 2015), da ricondurre anche all’ampliamento della fascia di screening mammografico in alcune Regioni, che ha prodotto un aumento significativo dell’incidenza tra i 45 e i 49 anni. Nella popolazione femminile risultano in aumento anche i tumori del polmone, del corpo dell’utero, dei linfomi di Hodgkin e del melanoma nelle donne. Si assiste invece a una riduzione di incidenza dei tumori dello stomaco, delle vie biliari, dell’ovaio e della cervice uterina.

Negli uomini, al contrario, l’incidenza dei tumori si riduce in maniera significativa, con un calo del 2,5% ogni 12 mesi, soprattutto per quelli che venivano considerati i “big killer”. Oltre ai tumori del polmone e della prostata, per la prima volta si assiste anche ad un calo dei tumori del colon-retto, a testimoniare l’impatto che hanno avuto nella popolazione generale i programmi di screening organizzati sul territorio nazionale. Inoltre, negli uomini si riducono i tumori delle vie aero-digestive, dell’esofago, dello stomaco, del fegato, del polmone e della prostata. Di contro, persiste un aumento dei tumori del pancreas, del testicolo, del rene e del melanoma.

Sopravvivenza

La sopravvivenza è il principale outcome in campo oncologico e permette di valutare l’efficacia del sistema sanitario nel suo complesso nei confronti della patologia tumorale. La sopravvivenza dei pazienti affetti da tumori in Italia è mediamente più elevata rispetto alla media europea per molte sedi tumorali e per i tumori oggetto di screening. In generale, nel nostro Paese la sopravvivenza a cinque anni è pari al 68% per i tumori più frequenti e al 55% per i tumori rari.

Le due neoplasie più frequenti per genere (prostata e seno) presentano sopravvivenze a 5 anni che si avvicinano al 90%, con percentuali ancora più elevate quando la malattia è diagnosticata in stadio precoce.

Prevalenza

I dati dell’Associazione Italiana dei Registri Tumori indicano che in Italia oltre 3 milioni sono le persone vive con pregressa diagnosi di tumore. Di queste persone una buona parte può essere considerata già guarita, con la stessa probabilità di morire per tumore di quella della popolazione generale, e inoltre per un numero rilevante di pazienti si prevede la guarigione.

Mortalità

La mortalità continua a diminuire in maniera significativa in entrambi i sessi come risultato di più fattori, quali la prevenzione primaria e in particolare la lotta al tabagismo, la diffusione degli screening su base nazionale e il miglioramento diffuso delle terapie in un ambito sempre più multidisciplinare e integrato.

Secondo i dati forniti dall’Istat, 176.217 degli oltre 600 mila decessi verificatisi nel 2013 (ultimi dati disponibili) sono attribuibili a tumore (1000 in meno rispetto al 2012), collocando le neoplasie al secondo posto per le cause di morte dopo le malattie cardio-circolatorie (37%). Il tumore al polmone è responsabile del maggior numero di decessi (33.483), seguito da colon-retto (18.756), mammella (12.072), pancreas (11.201), stomaco (9595) e prostata (7203).

Screening

In questa edizione del rapporto “Aiom-Airtum “  è dedicato ampio spazio ai programmi di screening oncologici per il tumore alla prostata e alla cervice uterina.

In particolare, nel capitolo dedicato al tumore della prostata e all’impiego del test su sangue per la determinazione dell’antigene prostatico specifico (PSA) sono riportati i risultati dei due principali trial sull’utilizzo del PSA come test di screening in termini di riduzione della mortalità. Il principale aspetto negativo dell’esecuzione non controllata di questo test è l’aumento del rischio di sovradiagnosi di cancro della prostata, cioè dell’individuazione di tumori che non avrebbero dato luogo a sintomi e non sarebbero quindi stati diagnosticati in assenza del test, a causa della mortalità competitiva e/o della loro lenta crescita.

Per quanto riguarda il tumore della cervice uterina, alcuni programmi di screening hanno sostituito il Pap-test con il test HPV (Human Papilloma Virus), nell’ambito di progetti pilota o attività di routine, a seguito della pubblicazione delle raccomandazioni del Ministero della Salute nel Piano Nazionale della Prevenzione 2010-2012. Il nostro Paese, primo in Europa insieme all’Olanda, ha deciso di innovare questo programma di prevenzione dando indicazione ai decisori regionali di spostarsi verso l’HPV come test primario dello screening cervicale. In molte regioni il test HPV viene proposto a partire dai 30-35 anni con intervallo quinquennale, mentre nella fascia di età precedente, fra i 25 e i 30 anni, si continuerà a utilizzare il Pap-test con intervallo triennale.

Confronti nazionali

Dai confronti nazionali si conferma ancora un gradiente di incidenza Nord-Sud. Al Sud persistono per molte sedi tumorali fattori protettivi che rendono ragione di una bassa incidenza di alcune sedi tumorali. Per contro, la minore attivazione degli screening programmati nelle Regioni del Sud rende ragione dei valori di sopravvivenza che, per alcune sedi tumorali, rimangono inferiori ai valori registrati al Nord.

Tumori rari

Nella sesta edizione del rapporto “I numeri del cancro in Italia” è stato inserito un capitolo sui tumori rari. Si considera raro un tumore che interessa meno di 6 persone su 100.000 o che interessa sedi frequenti (come il polmone o la mammella) ma con morfologie molto rare. I tumori rari sono un rilevante problema in Italia sia dal punto di vista sanitario, per la programmazione di percorsi dedicati, sia dal punto di vista sociale, in quanto sono numerosi i pazienti e le famiglie che, per la frammentazione delle competenze o in mancanza di punti di riferimento, sono spesso costretti a onerosi spostamenti.

Il Ccm ha finanziato diversi progetti di sorveglianza e monitoraggio della patologia oncologica con l’obiettivo di rinforzare la rete dei Registri tumori in Italia. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Materiali utili:
il rapporto Aiom-Airtum “I numeri del cancro in Italia 2016
il sito dei Registri tumori con le pagine sul rapporto 2016
il sito dell’Aiom
le schede sugli screening sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica tumori del Ministero della Salute
l’area tematica tumori sul sito Epicentro

Ultimo aggiornamento:
7 novembre 2016

Mercato del tabacco: una sfida per la sorveglianza Passi

Mercato del tabacco e strategie di contrasto: una sfida per la sorveglianza

Il 27 settembre scorso, all’interno dell’Incontro Nazionale del Coordinamento Passi e Passi d’Argento 2016, è stata dedicata una giornata alla tematica fumo che, assieme all’ipertensione arteriosa e all’eccesso di peso corporeo, è il principale fattore di rischio per la salute della popolazione in Italia.

La diffusione del fumo dipende essenzialmente dall’offerta di prodotti del tabacco e dalle dinamiche del mercato, oltre che dall’impatto delle misure pubbliche di contrasto e dal cambiamento dei comportamenti dei consumatori attuali e potenziali.

Recentemente, con il decreto legislativo Tabacchi, sono state adottate nuove misure di controllo mirate a ridurre l’attrattività e l’accessibilità delle sigarette, come l’obbligo di immagini esplicite dei danni del fumo sui pacchetti.

Daniela Galeone, che dirige l’Ufficio responsabile delle politiche contro il tabacco del Ministero della Salute, ha illustrato la Convenzione quadro per il controllo del tabacco, il cui processo di attuazione non è privo di ostacoli per i diversi interessi connessi al consumo del tabacco che si oppongono alla riduzione dei consumi. Il decreto legislativo Tabacchi, che recepisce la direttiva 40 dell’Unione Europea, include diverse misure, tra le quali l’introduzione delle avvertenze combinate (testo + immagini) sui pacchetti di sigarette.

Lorenzo Spizzichino, che lavora all’informazione statistica sul fumo nella DG Prevenzione del Ministero, ha mostrato che l’Italia dispone di una vera ricchezza di fonti e dati sul fumo, grazie a cui è stato possibile progettare la valutazione con il progetto Mades (Sistema di Monitoraggio dell’applicazione del DLgs Tabacchi e di valutazione degli effetti sui comportamenti associati alla salute). In particolare, per valutare l’impatto dei pittogrammi (le immagini shock sui pacchetti), la sorveglianza Passi ha incluso nel questionario 2016 due nuove domande. Passi potrà fornire dati importanti anche sull’andamento dei tentativi di smettere di fumare, il cui aumento è uno dei risultati attesi dei pittogrammi.

Giuseppe Gorini ha fatto una panoramica su ciò che possiamo aspettarci dall’applicazione del decreto legislativo spiegando che cosa si è ottenuto nei circa 70 Paesi in cui è stato introdotto il pittogramma sul pacchetto di sigarette. L’immagine attrae l’attenzione del consumatore, provoca reazioni cognitive ed emotive, atteggiamenti negativi nei confronti del fumare, motivazione a smettere, più tentativi di smettere (atteggiamenti e comportamenti oggetto dell’indagine Passi). Successivamente, ha illustrato le misure incluse nel DLgs volte a scoraggiare l’iniziazione negli adolescenti, come il potenziamento delle sanzioni per i rivenditori che vendono ai minori, il divieto di abbandono di mozziconi (art. 40 L 221/2015), e l’impatto nel nostro Paese della sigaretta elettronica sullo smettere di fumare.

Nell’ultima presentazione dell’incontro, Rosilde Di Pirchio ha illustrato il Progetto Mades, finanziato dal Ministero della Salute,una nitida esemplificazione di come la cooperazione tra programmi di sorveglianza, come Passi, e le altre fonti di informazione sul fumo, possano cooperare a fornire un quadro aggiornato dei cambiamenti dei comportamenti, dall’iniziazione alla cessazione, indotti dalla evoluzione del mercato dei prodotti del tabacco e delle politiche di controllo.

La giornata si è conclusa con la tavola rotonda “Le azioni di contrasto al tabagismo nei Piani regionali della prevenzione”, moderata da Stefania Vasselli, e dedicata a un confronto sulle azioni di contrasto al tabagismo nell’ambito del Piano nazionale e dei Piani regionali di prevenzione 2014-2018. Per orientare e strutturare più efficacemente la discussione, i 4 rappresentanti regionali (da Veneto, Calabria, Toscana e Lazio) hanno esposto ciascuno la propria esperienza di pianificazione e avvio dell’implementazione dei programmi relativi al contrasto al fumo individuati dai Prp. 

Per maggiori informazioni leggi il resoconto della tavola rotonda “Le azioni di contrasto al tabagismo nei Piani regionali della prevenzione” sul sito EpiCentro.

Il Ccm ha finanziato e promosso diversi progetti nell’ambito della prevenzione al tabagismo e della lotta al fumo, anche supportando l’azione del programma “Guadagnare Saluteˮ. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Da consultare:
la sezione Guadagnare Salute sul sito Ccm
la sezione Piano nazionale della prevenzione 2014-2018 sul sito Ccm
l’area tematica fumo sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica fumo sul sito EpiCentro
il sito Passi/Epicentro

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Ultimo aggiornamento:
7 novembre 2016

Coperture vaccinali pediatriche, i dati 2015

Anche per il 2015 le coperture vaccinali (CV) nazionali a 24 mesi confermano l’andamento in diminuzione in quasi tutte le Regioni e PA. Un calo che riguarda sia le vaccinazioni obbligatorie (anti-difterica, anti-polio, anti-tetanica, anti-epatite B), che alcune di quelle raccomandate. Le uniche coperture che mostrano un incremento del dato nazionale sono pneumococco e meningococco (nei due anni precedenti avevano registrato bassi valori in alcune Regioni e PA). È quanto emerge dai nuovi dati resi pubblici dalla Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della Salute.

In particolare:

  • nel 2015 la copertura media per le vaccinazioni contro poliomielite, tetano, difterite, epatite B, pertosse e Haemophilus influenzae tipo b è stata del 93,4%, in calo rispetto anni precedenti (94,7%, 95,7%, 96,1 rispettivamente nel 2014, 2013 e 2012);
  • solo 6 regioni riescono a superare la soglia del 95% per la vaccinazione anti-polio, mentre 11 sono addirittura sotto il 94%. Il 95% è la soglia raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per ottenere anche la cosiddetta immunità di gregge (ovvero riduzione della circolazione del virus/batterio a livelli tali da risultare protetti anche i soggetti che non rispondono adeguatamente alla vaccinazione e coloro che non vi si possono sottoporre per la sussistenza di reali controindicazioni di tipo medico) per molte vaccinazioni;
  • le CV per morbillo e rosolia hanno perso 5 punti percentuali dal 2013 al 2015, passando dal 90,4% all’85,3%;
  • questo trend in calo è confermato anche dalle CV nazionali a 36 mesi per l’anno 2015, dato utile per monitorare la quota di bambini che, alla rilevazione vaccinale dell’anno precedente, erano inadempienti e che sono stati recuperati, se pur in ritardo. Le coperture a 36 mesi mostrano, infatti, valori più alti rispetto a quelle rilevate per la medesima coorte di nascita a 24 mesi l’anno precedente, e per le vaccinazioni obbligatorie raggiungono il 95%;
  • le coperture vaccinali nazionali contro il meningococco C e lo pneumococco, nel periodo 2014-2015, registrano, invece, lievi incrementi rispettivamente del 3,6% e dell’1,5%, con un’ampia variabilità territoriale;
  • la riduzione delle coperture vaccinali comporterà un accumulo di suscettibili che, per malattie ancore endemiche (come morbillo, rosolia e pertosse), rappresenta un rischio concreto di estesi focolai epidemici, come dimostrano le epidemie di morbillo del 2013 (2.258 casi), del 2008 (5.312 casi) e del 2002-2003;
  • per malattie non presenti in Italia ma potenzialmente introducibili, come la polio e la difterite, i dati del 2015 mostrano un calo che, seppure più contenuto rispetto agli anni precedenti, non si arresta. Questo dato è particolarmente importante perché l’accumulo di suscettibili (persone non vaccinate) aumenta il rischio di casi sporadici sul nostro territorio, in presenza di malati o portatori provenienti da altri luoghi.

Sebbene i dati del 2015 mostrino un calo più contenuto delle CV rispetto agli anni precedenti, la tendenza alla diminuzione non si arresta.

È necessario, quindi, migliorare le strategie di comunicazione alla popolazione, migliorare l’attitudine degli operatori sanitari verso la vaccinazione e diffondere una corretta informazione scientifica per contrastare la disinformazione che si sta diffondendo da alcuni anni.

Il Ministero ha riconosciuto da tempo la necessità di rendere l’accesso alle vaccinazioni il più agevole possibile e ha finanziato numerosi progetti Ccm sulle vaccinazioni come strumenti di prevenzione delle malattie infettive, sul monitoraggio delle CV e sulla promozione delle vaccinazioni. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

L’aumento delle iniziative nazionali e regionali di comunicazione e promozione sul tema delle vaccinazioni e il futuro Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale forniranno una base più solida per una maggiore uniformità dell’offerta vaccinale nel Paese.

Recentemente Epicentro, il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica, a cura del Cnesps-Iss,  è entrato a far parte del Vaccine Safety Net dell’Oms, il network nato nell'ambito della Global Vaccine Safety Initiative dell’Oms che mira a fornire agli operatori un facile accesso a informazioni scientificamente corrette e chiare dal punto di vista comunicativo sulla sicurezza vaccinale.

Inoltre, l'area tematica sulle vaccinazioni riporta, tra le attività di TeamVax Italia, l’elaborazione della “Carta italiana per la promozione delle vaccinazioni”, un vero e proprio strumento di advocacy presentato ad aprile 2016 a Erice nell’ambito del corso “Comunicare la vaccinazione: una responsabilità collettiva” sponsorizzato, tra gli altri, dal Ministero della Salute e dalla Società italiana di igiene (Siti).

Nella stessa sezione vengono presentati due studi condotti dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc, European Centre for Disease Prevention and Control) sulla vaccine hesitancy (esitazione vaccinale).

Per approfondire:
la notizia sul sito del Ministero della Salute
le pagine dedicate alle coperture vaccinali sul sito del Ministero della Salute
l’area vaccinazioni sul sito di Epicentro

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Ultimo aggiornamento:
7 novembre 2016

European Antibiotic Awareness Day: l’impegno della SItI

Il 18 novembre 2016 in occasione dell’European Antibiotic Awareness Day, un’iniziativa dell’ECDC, European Centre for Disease Prevention and Control, è stato organizzato, dal Gruppo Italiano Studio Igiene Ospedaliera (GISIO) della SItI, il workshopEuropean Antibiotic Awareness Day: l’impegno della SItI”, nell’ambito del 49° Congresso Nazionale della Società Italiana di Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI). Durante il workshop, moderato da Ida Mura (Sassari) e da Vincenzo Baldo (Padova) con la partecipazione del Presidente della SItI, Carlo Signorelli (Parma e Milano) e di Stefania Iannazzo (Ministero della Salute), sono stati affrontati diversi aspetti del problema e presentatati i risultati di alcuni progetti del GISIO-SItI sul tema dell’antimicrobico-resistenza e dell’uso prudente degli antibiotici (https://www.eiseverywhere.com).

In particolare, sono stati discussi i risultati ottenuti nell’ambito del network di Sorveglianza delle Infezioni Nosocomiali nelle Unità di Terapia Intensiva (Progetto SPIN-UTI) riguardante l’impatto dell'antimicrobico-resistenza sugli outcome dei pazienti ricoverati in terapia intensiva (Antonella Agodi, Catania) e dei Progetti ISChIA-GISIO e ISC-GISIO di sorveglianza delle infezioni del sito chirurgico, relativi all’adesione alle linee guida sulla profilassi antibiotica perioperatoria (Cesira Pasquarella, Parma).
Si sono susseguite interessanti relazioni sul ruolo della formazione, con la proiezione dei video realizzati nell'ambito del progetto GISIO-SItI approvato dal CCM, Ministero della Salute nel 2012 (Francesco Auxilia, Milano); sulla dimensione europea e regionale della problematica dell’antimicrobico-resistenza (Silvio Brusaferro, Udine); e sul Progetto “Multi Societario Italiano sul Controllo dell’Antimicrobico Resistenza, MuSICARe”, promosso congiuntamente da SIMPIOS (Società Italiana Multidisciplinare per la Prevenzione delle Infezioni nelle Organizzazioni Sanitarie) e SItI e che ha già coinvolto numerose società scientifiche (Angelo Pan, Cremona).

La sessione congressuale ha registrato un’altissima partecipazione di pubblico e dopo le conclusioni, tratte da Carlo Signorelli e Stefania Iannazzo, si è tenuta la premiazione dei vincitori della Sfida Creativa.

 

Ultimo aggiornamento:
21/12/2016

La “Sfida creativa” del GISIO-SItI

Nel 10° anniversario del lancio della campagna “Cure pulite sono cure più sicure” del Ministero della Salute, che faceva seguito a quella lanciata l’anno precedente a livello mondiale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità “Clean care is safer care”, il coordinatore e i responsabili delle Unità operative del progetto del Ccm-Ministero della Salute “Risk analysis per il controllo delle ICPA nelle Unità operative di Terapia Intensiva e di Chirurgia e per la valutazione dell’efficacia di strategie preventive nella pratica clinica” (Programma CCM 2012) hanno promosso una “Sfida creativa” sul tema dell’igiene delle mani. Obiettivo è stato la produzione di materiale, utilizzabile per la comunicazione, di messaggi collegati alla Giornata Mondiale dell’Igiene delle mani del 5 maggio da parte di studenti dei Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e delle Professioni sanitarie, a seconda delle scelte delle varie sedi universitarie.

Hanno partecipato alla “Sfida” più di 600 studenti di 10 Università (Ancona, Bari, Catania, Messina, Milano, Palermo, Parma, Pavia, Roma Tor Vergata - sede Albania, Sassari) con 105 elaborati (video, manifesti, presentazioni, poster), prodotti singolarmente o in gruppo. I 10 vincitori a livello locale, selezionati in base alla correttezza del messaggio, originalità, qualità grafica, utilizzabilità per una campagna educativa, sono stati premiati il 5 maggio nelle diverse sedi universitarie coinvolte, e hanno partecipato successivamente alla competizione nazionale.

Una commissione costituita dal Presidente della SItI, un Rappresentante del Ministero della Salute, il Coordinatore del Collegio dei Docenti SItI, il Referente per il GISIO in Giunta SItI, il Presidente del Segretariato Italiano Studenti Medicina (SISM) e i Responsabili delle 10 sedi universitarie partecipanti ha selezionato come miglior lavoro a livello nazionale il video prodotto dall’Università di Bari che è stato premiato al termine del workshop “European Antibiotic Awareness Day: l’impegno della SItI”. Secondo e terzo si sono classificati rispettivamente i lavori dell’Università di Catania e dell’Università di Sassari.

L’iniziativa, promossa dal GISIO della SItI nell'ambito delle celebrazioni del 25° anno della sua istituzione, ha rappresentato un momento di riflessione e di formazione sull’Igiene delle mani, nella consapevolezza che proprio sulla sfida di modificare conoscenze, attitudini e comportamenti, a cominciare dai Corsi di laurea, si gioca la possibilità di ridurre in modo significativo le infezioni correlate all’assistenza.

 

Ultimo aggiornamento:
21/12/2016

Sorveglianza Bambini 0-2 anni: il rapporto finale

È disponibile il rapporto finale e la sintesi dei risultati del Progetto Ccm 2013 “Sistema di Sorveglianza sugli otto determinanti di salute del bambino, dal concepimento ai 2 anni di vita, inclusi nel Programma GenitoriPiù”, coordinato dall’Istituto superiore di sanità e realizzato in collaborazione con 5 Regioni (Campania, Calabria, Marche, Puglia, Veneto), l’Asl di Milano (oggi Ats Città Metropolitana di Milano) e l’Università Ca’ Foscari Venezia.

In un’ottica di continuità con altri sistemi di sorveglianza sulla popolazione italiana, scopo del progetto, iniziato a gennaio 2014 e terminato ad agosto 2016, è stato sperimentare un Sistema di Sorveglianza sui principali determinanti di salute nei bambini piccoli presso i Centri vaccinali (Cv). Il progetto è stato concepito in un’ottica di estensione nazionale e ripetibilità nel tempo. La sperimentazione ha coinvolto 13 distretti Sanitari, 153 professionisti e 14.263 mamme, e ha indagato i seguenti determinanti: assunzione di acido folico, consumo di alcol e tabacco in gravidanza e in allattamento, allattamento al seno, posizione in culla, vaccinazioni, lettura ad alta voce.

Materiali utili:
Rapporto finale
Sintesi dei risultati

Per approfondire:
Sito Epicentro
Sito GenitoriPiù

Ultimo aggiornamento:
21/12/2016

AFA e diabete: nuovi contributi dal progetto Ccm 2012

I risultati conseguiti con le attività del progetto Ccm "Counseling motorio ed Attività Fisica Adattata quali azioni educativo-formative per ridefinire il percorso terapeutico e migliorare la qualità di  vita del paziente con diabete mellito tipo 2" , iniziato nel 2013 e conclusosi nel 2015, sono attualmente oggetto di contributi scientifici su riviste internazionali e nazionali.
Nella pagina del sito dedicata al progetto è disponibile l’elenco aggiornato delle pubblicazioni.

 

Ultimo aggiornamento:
21/12/2016

In bella vista - PNPV 2017-2019, tutte le novità

Con l’approvazione dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che entreranno in vigore dopo la registrazione presso la Corte dei conti e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, il 19 gennaio scorso è stato approvato in Conferenza Stato-Regioni anche il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019 (PNPV), che è un Livello Essenziale di Assistenza.

La nuova offerta vaccinale contenuta nel Piano si configura come un valido strumento per ridurre le disuguaglianze nel Paese e migliorare lo stato di salute della popolazione. Un Piano nazionale che contenga un Calendario nazionale di riferimento fortemente condiviso sul piano tecnico e politico con le Regioni e Province Autonome ha l’obiettivo di garantire a tutti i cittadini i pieni benefici derivanti dalla vaccinazione, attraverso l’equità nell’accesso a vaccini di elevata qualità e disponibili nel tempo.
Si riafferma, infatti, che l’eliminazione e la riduzione del carico delle malattie infettive prevenibili da vaccino rappresentano una priorità per il Paese, da realizzare attraverso strategie efficaci e omogenee sul territorio nazionale.

Il PNPV 2017-2019 è stato realizzato in stretta collaborazione con tutte le istituzioni coinvolte nelle strategie vaccinali, ovvero l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e le Regioni, e con il supporto delle società scientifiche maggiormente attive nel campo delle vaccinazioni, la Società Italiana di Igiene (SItI), la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e la Società Italiana di Pediatria (SIP).

Nel Piano sono elencati 11 obiettivi specifici:

1. Mantenere lo stato polio-free

2. Raggiungere lo stato morbillo-free e rosolia-free

3. Garantire l‟offerta attiva e gratuita delle vaccinazioni nelle fasce d‟età e popolazioni a rischio

4. Aumentare l‟adesione consapevole alle vaccinazioni nella popolazione generale, anche attraverso la conduzione di campagne di vaccinazione

5. Contrastare le disuguaglianze, promuovendo interventi vaccinali nei gruppi di popolazioni marginalizzati o particolarmente vulnerabili

6. Completare l’informatizzazione delle anagrafi vaccinali,

7. Migliorare la sorveglianza delle malattie prevenibili con vaccinazione

8. Promuovere, nella popolazione generale e nei professionisti sanitari, una cultura delle vaccinazioni

9. Sostenere, a tutti i livelli, il senso di responsabilità degli operatori sanitari, dipendenti e convenzionati con il SSN, e la piena adesione alle finalità di tutela della salute collettiva, che si realizzano attraverso i programmi vaccinali, prevedendo adeguati interventi sanzionatori qualora sia identificato un comportamento di inadempienza

10. Attivare un percorso di revisione e standardizzazione dei criteri per l‟individuazione del nesso di causalità ai fini del riconoscimento dell’indennizzo, ai sensi della legge 210/1992, per i danneggiati da vaccinazione, coinvolgendo le altre istituzioni competenti (Ministero della Difesa) 11. Favorire, attraverso una collaborazione tra le Istituzioni Nazionali e le Società Scientifiche, la ricerca e l’informazione scientifica indipendente sui vaccini.

E 5 priorità:

1. Mantenere lo stato Polio-free

2. Perseguire gli obiettivi del Piano Nazionale di Eliminazione del Morbillo e della Rosolia congenita (PNEMoRc) e rafforzare le azioni per l'eliminazione

3. Garantire l’offerta attiva e gratuita delle vaccinazioni, l’accesso ai servizi e la disponibilità dei vaccini

4. Prevedere azioni per i gruppi di popolazione difficilmente raggiungibili e con bassa copertura vaccinale (HtRGroups)

5. Elaborare un Piano di comunicazione istituzionale sulle vaccinazioni.

Per quanto riguarda il calendario vaccinale, il nuovo Piano, oltre alle vecchie vaccinazioni (contro difterite, tetano, polio, epatite B, Hib, pertosse, pneumococco, morbillo, parotite, rosolia, meningococco C nei nuovi nati, HPV nelle ragazze undicenni e influenza nei soggetti di età ≥65 anni), introduce le vaccinazioni anti-meningococco B, anti-rotavirus e antivaricella nei nuovi nati; estende la vaccinazione anti-HPV ai maschi undicenni; introduce la vaccinazione antimeningococcica tetravalente ACWY135 e il richiamo anti-polio con IPV negli adolescenti; e prevede le vaccinazioni anti-pneumococco e anti-Zoster nei sessantacinquenni.

Tutti i vaccini contenuti nel nuovo Calendario del PNPV sono stati inseriti nel DPCM di definizione dei nuovi LEA.

Il PNPV 2017-2019, inoltre, definendo le vaccinazioni come “un intervento collettivo“ ne sottolinea  il valore etico e sociale e ribadisce, dunque quanto sia importante promuovere lo sviluppo di una vera e propria “cultura vaccinale”, atta a sviluppare nel cittadino una maggiore consapevolezza circa le potenzialità delle vaccinazioni e a contrastare, invece, il diffondersi di fuorvianti falsità e pericolosi pregiudizi. Al fine di aumentare e consolidare sempre più le coperture vaccinali, è necessario intraprendere azioni di educazione sanitaria, responsabilizzazione ed empowerment dei cittadini, già a partire dalla scuola. E contestualmente organizzare campagne d‟informazione e aggiornamento per gli operatori sanitari.

All’interno del documento sono anche descritti i Principi Guida che hanno ispirato il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale e che possono considerarsi i “10 punti per il futuro delle vaccinazioni in Italiaˮ: Sicurezza, Efficacia, Efficienza, Organizzazione, Etica, Formazione, Informazione, Investimento, Valutazione, Futuro.

È inoltre importante sottolineare come il Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018 rappresenti la cornice al cui interno si dispiegano anche le strategie vaccinali da attuare in maniera uniforme nel Paese, per raggiungere gli obiettivi, condivisi ed irrinunciabili, declinati nel nuovo PNPV e come molti dei progetti in corso del Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle malattie (Ccm) riguardino la sorveglianza, il controllo e la prevenzione delle malattie infettive prevenibili mediante vaccinazione. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Per approfondire:
la notizia sul sito del Ministero della Salute
il commento sul sito EpiCentro
l’area tematica malattie infettive e vaccinazioni sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica vaccinazioni sul sito EpiCentro

Articoli correlati sul sito del Ccm:
Coperture vaccinali pediatriche, i dati 2015
Vaccinazioni: close the gap 
Copertura vaccinale a rischio

Ultimo aggiornamento:
27 gennaio 2016

Sviluppo di un modello per la gestione del paziente cronico: rapporto finale

VI Assemblea generale GARD-Italia

Il 15 dicembre 2016, presso il Ministero della Salute, si è svolta l’annuale assemblea generale della GARD Italia, l’alleanza costituitasi a Roma nel 2009 e che vede il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali e le principali associazioni di pazienti e società scientifiche italiane collaborare per definire strategie per contrastare le malattie croniche respiratorie nel nostro Paese.

La GARD Italia nasce come realtà locale all’interno della GARD internazionale lanciata nel 2006 dall‘Organizzazione Mondiale della Sanità  per costruire una strategia globale per la sorveglianza, la prevenzione e il controllo delle malattie croniche respiratorie.

Nel corso dell’assemblea si è discusso:

  • dello stato dell’arte dei gruppi di lavoro
  • delle nuove aree tematiche di lavoro per il biennio 2017-2018

All’incontro hanno partecipato i rappresentati delle società e associazioni dei pazienti sottoscrittori della Gard Italia (Gard-I) ed è  stato inoltre formalizzato l’ingresso delle associazioni dei pazienti e delle società scientifiche che hanno chiesto di aderire a GARD-Italia, ovvero:

  • Amici contro la Sarcoidosi Italia onlus - ACSI
  • Un respiro di speranza Onlus
  • Associazione Apnoici Italiani Onlus
  • Società Italiana di Tabaccologia - SITAB.

Da consultare:
la sezione Gard l’alleanza sul sito del Ministero della Salute
l'area tematica Alleanza contro le malattie respiratorie croniche-GARD Italia

Articoli correlati sul sito Ccm:
Respirare liberamente

Ultimo aggiornamento:
27 gennaio 2016

FluNews: monitoraggio delle sindromi influenzali

Il bollettino settimanale FluNews fornisce un rapporto epidemiologico periodico sull’andamento delle sindromi influenzali nel periodo epidemico stagionale integrando i risultati di differenti sistemi di sorveglianza.
FluNews riporta sia le informazioni relative alla sorveglianza speciale (attiva dalla stagione 2009/2010) sul monitoraggio dell’andamento delle forme gravi e complicate di influenza confermata sia i dati di altri due sistemi di sorveglianza:
InfluNet, il sistema di sorveglianza sentinella basato sulle segnalazioni dei Medici di medicina generale e Pediatri di libera scelta e InfluWeb, basato sulle segnalazioni spontanee dei cittadini. La finalità è quella di fornire un quadro quanto più completo possibile sull’andamento delle sindromi influenzali nel periodo epidemico attraverso l’integrazione di diversi sistemi di sorveglianza.
Inoltre, il bollettino si presenta in una nuova versione grafica interattiva. Ogni settimana la pagina interattiva verrà aggiornata con i nuovi dati disponibili mentre la versione della settimana precedente verrà inserita in formato pdf nell’archivio dedicato. È possibile consultare la pagina dedicata a  FluNews sul sito Epicentro.

Per approfondire:
l’area tematica sul sito del Ministero della Salute
i bollettini periodici sul sito EpiCentro
l’approfondimento sul sito EpiCentro

Articoli correlati sul sito Ccm:
Protocollo operativo InfluNet, stagione influenzale 2016-2017
Protocollo operativo InfluNet, stagione influenzale 2016-2017

Influenza: al via la campagna vaccinale dell’OMS Europa

Ultimo aggiornamento:
27 gennaio 2017

Oms: lotta al tabagismo

Ogni anno, circa 6 milioni di persone nel mondo muoiono a causa del consumo di tabacco o per l'esposizione al fumo di tabacco. Questo numero potrebbe salire a più di 8 milioni di persone a livello globale entro il 2030, a meno che non sia intrapresa una forte azione di controllo. Il fumo di tabacco è anche la causa più prevenibile al mondo di morte e malattia e può essere combattuto con successo attraverso una serie di misure di controllo indicate nella Convenzione Quadro per il Controllo del Tabacco dell’OMS, (WHO Framework Convention for Tobacco Control – FCTC).

In particolare, l’OMS Europa ha realizzato un nuovo strumento per la lotta al fumo di tabacco, il Tobacco Control Playbook, che è stato pensato come un collettore di esperienze evidence-based relative alle principali sfide che hanno dovuto affrontare i decisori impegnati nell’implementazione della Convenzione Quadro per il Controllo del Tabacco dell’OMS. Attraverso una raccolta di esperienze e dati questo documento descrive le tesi sviluppate per far fronte alle strategie comunicative dell’industria del tabacco. Al momento sono affrontanti 8 argomenti che spaziano dalla legislazione sul fumo al confezionamento dei pacchetti di sigarette, dal marketing alle tassazioni. L’idea è che questo prodotto venga aggiornato e ampliato con nuovi argomenti, sia sulla base dei feedback ricevuti che di ogni sviluppo nelle strategie comunicative dell’industria del tabacco, condividendo i contributi su un sito dedicato.

Inoltre, in un nuovo report pubblicato a gennaio 2017 dall’OMS e dal National Cancer Institute degli Stati Uniti risulta che le politiche di controllo sul fumo di tabacco, come le imposte e i prezzi più elevati delle sigarette, possono contribuire significativamente sul mantenimento e lo sviluppo della salute. Dai dati riportati nel documento emerge che, qualora non regolamentata, l’industria del tabacco può incidere per oltre mille miliardi di dollari americani l’anno sull’economia globale. La monografia esamina l’evidence esistente relativa a due grandi tematiche: l’economia del controllo del tabacco e le implicazioni economiche legate all’impegno nel controllo del tabacco. 

Per approfondire:
il comunicato stampa sul sito dell’OMS
il documento completo “NCI Tobacco Control Monograph Series 21 - The economics of tobacco and tobacco control

Da consultare:
la sezione Guadagnare Salute sul sito Ccm
l’area tematica fumo sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica fumo sul sito EpiCentro
il sito Passi/Epicentro

Articoli correlati sul sito Ccm:
Mercato del tabacco: una sfida per la sorveglianza Passi
Liberare le città dal fumo 
Fumo e salute delle donne

Ultimo aggiornamento:
27 gennaio 2017

World Health Day 2017

Con tre mesi di anticipo, l’OMS lancia il tema della prossima Giornata Mondiale della Salute, che come ogni anno si svolge il 7 aprile, anniversario della fondazione dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità.  
Il focus dell’edizione 2017 è la depressione e la Giornata sarà il momento culmine della campagna “Depression: let’s talk” avviata in occasione dello scorso World Mental Health Day 2016.
La depressione è un disturbo mentale che può colpire a tutte le età, in ogni parte del mondo ed entrambi i sessi. È una malattia che ha un impatto importante sulla capacità delle persone di svolgere anche le più semplici attività quotidiane, con conseguenze anche gravi a livello sociale e lavorativo. Nel peggiore dei casi, la depressione può portare al suicidio.
uttavia, la depressione può essere prevenuta e curata. L'obiettivo generale di questa campagna cominciata a ottobre 2016 con la Giornata Mondiale della Salute Mentale è parlarne a livello personale, con familiari, amici e medici, ma anche in ambienti più grandi, come la scuola o il lavoro, e attraverso media, blog e social media, in modo da abbattere lo stigma che la circonda e spingere chi ne soffre a chiedere aiuto.
Questi sono gli obiettivi principali che il World Health Day 2017 punta a raggiungere il 7 aprile e sul sito dell’Oms, oltre a una pagina dedicata alla campagna, è possibile trovare informazioni su come essere coinvolti nell’iniziativa e risorse utili per i media.

Il Ccm ha finanziato diversi progetti sulla prevenzione e il trattamento della depressione e delle sue complicanze. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Per approfondire:
l’area tematica depressione sul sito del Ministero della Salute
la notizia sulla Giornata mondiale della salute mentale 2016 sul sito EpiCentro

Articoli correlati sul sito Ccm:
Depressione post partum
Interventi per la depressione post-partum

Ultimo aggiornamento:
27 gennaio 2017

Programma Ccm 2015

In analogia con i precedenti programmi, è stata confermato per il 2015 la suddivisione dei progetti in due aree operative: Area progettuale e Azioni centrali. I progetti dell'Area progettuale sono suddivisi in tre ambiti:

Consulta:

______________________________________________________________________

I progetti nel dettaglio:

Area progettuale

Patologie trasmissibili

Vaccinazioni

Zoonosi di rilevanza umana

Patologie non trasmissibili

Patologie croniche prevalenti

Azioni di sistema

Patologie legate all’ambiente e agli stili di vita

Età vulnerabili, fragilità e termine della vita

Salute orale

Area Azioni centrali

Per le azioni centrali è stata mantenuta la suddivisone dei precedenti programmi in tre ambiti:

  • funzionamento
  • personale
  • attività

Tale area, funzionale alla pratica operatività del CCM, comprende ambiti di intervento direttamente gestiti dal Ministero.
In particolare nell’area del funzionamento afferiscono le spese per le riunioni istituzionali; per l’eventuale acquisto di materiale di cancelleria, riviste, libri o di apparecchiature informatiche finalizzate all’esecuzione delle azioni di programma. Sempre in tale ambito vengono garantite la gestione ed implementazione del sito CCM (www.ccm-network.it ) e il servizio “1500” del Ministero della salute dedicato alle emergenze sanitarie.
Sotto la voce di personale sono invece ricomprese le spese di missioni, il rimborso per il personale comandato da altre amministrazioni ed operante nel centro, nonché  i corsi di formazione ed aggiornamento rivolti anche al personale degli uffici periferici (USMAF, SASN e PIF), direttamente coinvolti negli interventi volti ad affrontare le emergenze.
Infine nell’area delle attività vengono ricondotti interventi, come detto, direttamente gestiti dal Ministero, che si traducono in accordi di collaborazione siglati per lo più con gli Enti centrali ( ISS, INAIL, INMP, AGENAS) e volti alla realizzazione di progetti di sistema, aventi natura strategica non riconducibili alle linee dell’area progettuale, ivi comprese tutte quelle attività indispensabili per assicurare una pronta risposta alle emergenze, ovvero l’implementazione, il mantenimento e la gestione del deposito nazionale antidoti per la risposta sanitaria ad offese di tipo chimico da atti di terrorismo e le attività di difesa civile nel settore NBC, nonché il sostegno alla rete USMAF/SASN.

I progetti nel dettaglio:

 

Ultimo aggiornamento:
22/06/2017

In bella vista - In gazzetta ufficiale il PNPV 2017-2019

Il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019 (PNPV) è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 18 febbraio 2017.

La nuova offerta vaccinale contenuta nel Piano si configura come un valido strumento per ridurre le disuguaglianze nel Paese e migliorare lo stato di salute della popolazione. Un Piano nazionale che contenga un Calendario nazionale di riferimento fortemente condiviso sul piano tecnico e politico con le Regioni e Province Autonome ha l’obiettivo di garantire a tutti i cittadini i pieni benefici derivanti dalla vaccinazione, attraverso l’equità nell’accesso a vaccini di elevata qualità e disponibili nel tempo.
Si riafferma, infatti, che l’eliminazione e la riduzione del carico delle malattie infettive prevenibili da vaccino rappresentano una priorità per il Paese, da realizzare attraverso strategie efficaci e omogenee sul territorio nazionale.

Il PNPV 2017-2019 è stato realizzato in stretta collaborazione con tutte le istituzioni coinvolte nelle strategie vaccinali, ovvero l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e le Regioni, e con il supporto delle società scientifiche maggiormente attive nel campo delle vaccinazioni, la Società Italiana di Igiene (SItI), la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e la Società Italiana di Pediatria (SIP).

Il PNPV è  stato approvato in Conferenza Stato-Regioni il 19 gennaio 2017.

Nel Piano sono elencati 11 obiettivi specifici:

  1. Mantenere lo stato polio-free.
  2. Raggiungere lo stato morbillo-free e rosolia-free.
  3. Garantire l‟offerta attiva e gratuita delle vaccinazioni nelle fasce d‟età e popolazioni a rischio.
  4. Aumentare l‟adesione consapevole alle vaccinazioni nella popolazione generale, anche attraverso la conduzione di campagne di vaccinazione.
  5. Contrastare le disuguaglianze, promuovendo interventi vaccinali nei gruppi di popolazioni marginalizzati o particolarmente vulnerabili.
  6. Completare l’informatizzazione delle anagrafi vaccinali.
  7. Migliorare la sorveglianza delle malattie prevenibili con vaccinazione.
  8. Promuovere, nella popolazione generale e nei professionisti sanitari, una cultura delle vaccinazioni.
  9. Sostenere, a tutti i livelli, il senso di responsabilità degli operatori sanitari, dipendenti e convenzionati con il SSN, e la piena adesione alle finalità di tutela della salute collettiva, che si realizzano attraverso i programmi vaccinali, prevedendo adeguati interventi sanzionatori qualora sia identificato un comportamento di inadempienza.
  10. Attivare un percorso di revisione e standardizzazione dei criteri per l‟individuazione del nesso di causalità ai fini del riconoscimento dell’indennizzo, ai sensi della legge 210/1992, per i danneggiati da vaccinazione, coinvolgendo le altre istituzioni competenti (Ministero della Difesa).
  11. Favorire, attraverso una collaborazione tra le Istituzioni Nazionali e le Società Scientifiche, la ricerca e l’informazione scientifica indipendente sui vaccini.

E 5 priorità:

  1. Mantenere lo stato Polio-free.
  2. Perseguire gli obiettivi del Piano Nazionale di Eliminazione del Morbillo e della Rosolia congenita (PNEMoRc) e rafforzare le azioni per l'eliminazione.
  3. Garantire l’offerta attiva e gratuita delle vaccinazioni, l’accesso ai servizi e la disponibilità dei vaccini.
  4. Prevedere azioni per i gruppi di popolazione difficilmente raggiungibili e con bassa copertura vaccinale (HtRGroups).
  5. Elaborare un Piano di comunicazione istituzionale sulle vaccinazioni.

Per quanto riguarda il calendario vaccinale, il nuovo Piano, oltre alle vecchie vaccinazioni (contro difterite, tetano, polio, epatite B, Hib, pertosse, pneumococco, morbillo, parotite, rosolia, meningococco C nei nuovi nati, HPV nelle ragazze undicenni e influenza nei soggetti di età ≥65 anni), introduce le vaccinazioni anti-meningococco B, anti-rotavirus e antivaricella nei nuovi nati; estende la vaccinazione anti-HPV ai maschi undicenni; introduce la vaccinazione antimeningococcica tetravalente ACWY135 e il richiamo anti-polio con IPV negli adolescenti; e prevede le vaccinazioni anti-pneumococco e anti-Zoster nei sessantacinquenni.

Tutti i vaccini contenuti nel nuovo Calendario del PNPV sono stati inseriti nel DPCM di definizione dei nuovi LEA.

Il PNPV 2017-2019, inoltre, definendo le vaccinazioni come “un intervento collettivo“ ne sottolinea  il valore etico e sociale e ribadisce, dunque quanto sia importante promuovere lo sviluppo di una vera e propria “cultura vaccinale”, atta a sviluppare nel cittadino una maggiore consapevolezza circa le potenzialità delle vaccinazioni e a contrastare, invece, il diffondersi di fuorvianti falsità e pericolosi pregiudizi. Al fine di aumentare e consolidare sempre più le coperture vaccinali, è necessario intraprendere azioni di educazione sanitaria, responsabilizzazione ed empowerment dei cittadini, già a partire dalla scuola. E contestualmente organizzare campagne d‟informazione e aggiornamento per gli operatori sanitari.

All’interno del documento sono anche descritti i Principi Guida che hanno ispirato il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale e che possono considerarsi i “10 punti per il futuro delle vaccinazioni in Italiaˮ: Sicurezza, Efficacia, Efficienza, Organizzazione, Etica, Formazione, Informazione, Investimento, Valutazione, Futuro.

È inoltre importante sottolineare come il Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018 rappresenti la cornice al cui interno si dispiegano anche le strategie vaccinali da attuare in maniera uniforme nel Paese, per raggiungere gli obiettivi, condivisi ed irrinunciabili, declinati nel nuovo PNPV e come molti dei progetti in corso del Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle malattie (Ccm) riguardino la sorveglianza, il controllo e la prevenzione delle malattie infettive prevenibili mediante vaccinazione. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Per approfondire: 
la notizia sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica malattie infettive e vaccinazioni sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica vaccinazioni sul sito EpiCentro

Articoli correlati sul sito del Ccm: 
In bella vista - PNPV 2017-2019, tutte le novità
Coperture vaccinali pediatriche, i dati 2015 
Vaccinazioni: close the gap 
Copertura vaccinale a rischio

Ultimo aggiornamento:
24 febbraio 2017

Antimicrobico-resistenza (AMR): country visit dell’ECDC in Italia

Il fenomeno della resistenza agli antimicrobici o antimicrobico-resistenza (AMR) è una minaccia reale e deve essere considerato dal punto di vista sia della salute umana che della salute e del benessere degli animali, strettamente interconnesse, nonché della sicurezza degli alimenti e della salubrità dell’ambiente. Sebbene sembri un fenomeno lontano dalla nostra quotidianità, rappresenta, invece, un rischio per la salute individuale e pubblica, generato sia dall’abuso degli antibiotici che da azioni di controllo non appropriate a livello delle infezioni correlate all’assistenza.

Purtroppo i dati di antibiotico-resistenza riguardanti l’Italia sono tra i peggiori in Europa e, sebbene il fenomeno sia noto alla maggior parte degli operatori sanitari del paese, la risposta finora intrapresa per contenere il fenomeno non ha raggiunto il suo scopo.
Nel nostro Paese i livelli di antibiotico-resistenza sono generalmente al disopra della media Europea (ECDC, Annual report on “Antimicrobial resistance surveillance in Europe 2015ˮ).
Riguardo al consumo di farmaci antibiotici in ambito umano, quello registrato in Italia è uno dei più alti in Europa. Nel nostro Paese il consumo di antibiotici sistemici a livello extra-ospedaliero, nel 2015, è stato del 27,5 DDD/1.000 abitanti die, in leggero decremento rispetto agli anni precedenti, ma ancora decisamente al di sopra della media europea di 22,4 DDD/1.000 abitanti die (ESAC-Net, Summary of the latest data on antibiotic consumption in EU 2016).
Molto resta ancora da fare per giungere a una reale armonizzazione delle strategie in atto in Italia. Infatti, accanto a realtà virtuose e da anni impegnate nelle attività di sorveglianza e controllo dell’AMR e delle Infezioni correlate all’assistenza (ICA), la maggior parte delle quali causate da batteri resistenti agli antibiotici, ve ne sono altre in cui poco, o in maniera poco efficacie, viene fatto.

La conseguenza della frammentazione delle strategie – effetto anche dell’autonomia di cui godono le regioni in virtù della modifica del Titolo V della Costituzione, intervenuta nel 2001 – è drammatica per il Paese.

Per questo motivo il Ministero della Salute sta preparando un Piano Nazionale di Contrasto all’AMR (PNCAR), in corso di finalizzazione, che prevede obiettivi, strategie, azioni e indicatori per il monitoraggio.

Gli obiettivi strategici del PNCAR sono:

  1. migliorare i livelli di consapevolezza e di informazione/educazione;
  2. rafforzare le attività di sorveglianza;
  3. migliorare la prevenzione e il controllo delle infezioni, in tutti gli ambiti;
  4. ottimizzare l’uso di antimicrobici nel campo della salute umana e animale (antimicrobial stewerdship)
  5. aumentare/sostenere ricerca e innovazione.

Al fine di ottimizzare il piano stesso, il Ministero della Salute ha invitato dal 9 al 13 gennaio una delegazione di esperti del Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC - European Center for Diseases Prevention and Control) di Stoccolma con lo scopo di ricevere raccomandazioni sulle criticità da affrontare e sulle possibili azioni di controllo.

La delegazione si è recata in tre regioni italiane discutendo con esperti e rappresentanti delle istituzioni e visitando alcuni ospedali; alla fine della visita ha presentato le sue conclusioni e fornito una serie di raccomandazioni preliminari che saranno presto completate e inviate all’attenzione del Ministro.

Conclusioni

  • La situazione dell’AMR nelle regioni e negli ospedali italiani rappresenta una grave minaccia per la salute pubblica del Paese; infatti, gli enterobatteri resistenti ai carbapenemi e l’Acinetobacter baumannii hanno raggiunto livelli di iper-endemia e, insieme allo Stafilococco aureo resistente alla meticillina, fanno dell’Italia uno dei Paesi in Europa con il più alto tasso di resistenza agli antibiotici.
  • Sembra che i dati relativi all’AMR siano accettati dagli operatori coinvolti nelle politiche e nella gestione della quotidianità e considerati ineluttabili.
  • Manca un reale coordinamento a tutti i livelli e tra i livelli.
  • Se il fenomeno dell’AMR non sarà limitato, nel breve futuro alcuni interventi chirurgici chiave saranno compromessi.
  • Rafforzare il sistema attuale, introdurre misure appropriate per ridurre l’uso di antimicrobici in ospedale e in comunità, e implementare gli interventi per il controllo delle infezioni, rappresentano le prime azioni per contrastare l’AMR dilagante. Questi interventi devono essere realizzati a livello nazionale, regionale e locale.
  • Mancano procedure di supervisione e audit per verificare i progressi delle regioni, soprattutto quelle con quadri più critici.
  • Sono presenti ottime esperienze e buone pratiche a livello regionale, che è necessario esportare nel resto del Paese, attraverso un’azione di promozione e coordinamento centrale.

In sintesi, gli esperti hanno rilevato la necessità di interventi urgenti in tutti i settori, peraltro già coperti dal Piano nazionale in corso di preparazione. Pertanto, una volta concluso il PNCAR, sarà necessario giungere alla sua rapida condivisione con le regioni, alla sua approvazione ed alla sua uniforme applicazione su tutto il territorio nazionale.

Per approfondire:
l’area tematica antimicrobico-resistenza sul sito del sul sito del Ministero della Salute
la sezione antibiotico-resistenza sul sito dell’ISS
l’area tematica resistenze agli antibiotici sul sito EpiCentro
la sezione antimicrobial resistance sul sito dell’ECDC
la sezione antimicrobial consumption sul sito dell’ECDC
il sito dell’European Antibiotic Awareness Day
la sezione antimicrobial resistance sul sito dell’OMS
la sezione antimicrobial resistance sul sito dell’EC
la sezione antimicrobial resistance sul sito dell’EFSA

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Ultimo aggiornamento:
24 febbraio 2017

Antimicrobico-resistenza (AMR): on line il report annuale ECDC

A gennaio 2017 l’ECDC ha pubblicato il rapporto annuale “Antimicrobial resistance surveillance in Europe 2015” (pdf 10 Mb) con i dati forniti dallo European Antimicrobical Resistance Surveillance Network (EARS-Net), la rete di sorveglianza coordinata dall’ECDC. Questa sorveglianza raccoglie i dati provenienti da 30 Paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo (UE/SEE) e relativi alla segnalazione di infezioni invasive (sangue e liquor) di alcuni patogeni selezionati per la loro importanza clinica e microbiologica. I dati italiani provengono dalle reti di sorveglianza Ar-Iss e Micronet.

I dati riportati si riferiscono alla diffusione delle resistenze agli antibiotici nel 2015 e forniscono un quadro sulle tendenze osservate tra il 2012 e il 2015.

Il rapporto presenta i dati relativi a: Escherichia coliKlebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa, Acinetobacter species., Streptococcus pneumoniae, Staphylococcus aureus, Enterococci.

Il documento mette in luce una situazione molto varia a livello europeo; la resistenza agli antibiotici, infatti, mostra grandi differenze in base ai batteri, al gruppo antimicrobico e alla regione geografica. Per molti gruppi antimicrobici e combinazioni specie batterica/antibiotico è evidente un gradiente Nord-Sud ed Est-Ovest: in generale nei Paesi settentrionali o occidentali sono riportate percentuali di resistenza più basse mentre nei Paesi meridionali o orientali si registrano percentuali più alte.

Questa variabilità è probabilmente dovuta a differenze nell’uso degli antibiotici, nella prevenzione e nel controllo delle infezioni e nei modelli di utilizzo dell’assistenza sanitaria.

Il rapporto dell’ECDC sottolinea la preoccupante presenza di resistenze nei batteri gram-negativi. Nel corso degli ultimi quattro anni (2012-2015) è continuata, infatti, ad aumentare la resistenza in due specie di batteri sotto sorveglianza: Escherichia coli e Klebsiella pneumoniae. Queste due specie, responsabili di infezioni urinarie, sepsi e altre infezioni nosocomiali, mostrano un aumento nelle percentuali di resistenza alle cefalosporine di 3a generazione, fluorochinoloni e aminoglicosidi, resistenze che sono spesso combinate tra loro generando batteri multiresistenti, causa di infezioni difficilmente trattabili.

Inoltre, tra le resistenze si è aggiunta anche quella ai carbapenemi, antibiotici di ultima linea per trattare infezioni da batteri multi-resistenti. Resistenza che può rendere l’infezione praticamente intrattabile. Nel 2015, la percentuale media di ceppi di K. pneumoniae resistente ai carbapenemi nei Paesi europei è dell’8,1%, con una larghissima variabilità che va da 0 al 61,9%, mentre rimane ancora bassa (0,1%) per E. coli. La resistenza ai carbapenemi e la multiresistenza risultano comuni anche per Acinetobacter e Pseudomonas aeruginosa, in particolare per l’Acinetobacter raggiungendo percentuali dell’ 80% nel 2015 in alcuni paesi del sud e del sud-est Europa e negli Stati baltici.

I trend relativi ai batteri gram-positivi mostrano, invece, una situazione più diversificata: durante il periodo 2012-2015, la percentuale media di Staphylococcus aureus resistente alla meticillina (MRSA) ha mostrato un trend in diminuzione a livello UE/SEE (dal 18,8% nel 2012 al 16,8 nel 2015), sebbene il calo negli ultimi anni sia stato meno pronunciato rispetto al 2009-2012.

La MRSA rimane comunque una priorità di salute pubblica perché 8 Paesi su 30 hanno riportato percentuali superiori al 25%.

Per lo Streptococcus pneumoniae le percentuali di antimicrobico-resistenza negli anni 2012-2015 si sono mantenute stabili, ma con un’ampia variabilità tra i diversi Paesi europei.

Infine, per gli enterococci si registra un aumento significativo della percentuale di resistenza alla vancomicina in E. faecium.

Per quanto riguarda il consumo di antibiotici, l’European Surveillance of Antimicrobial Consumption Network (Esac-Net) ha pubblicato i dati 2015 sul consumo di antibiotici nei 28 Paesi dell’Unione europea più Islanda e Norvegia. Sebbene questi farmaci siano utilizzati e somministrati soprattutto in comunità, l’uso all’interno degli ospedali rappresenta il fattore chiave della diffusione dei batteri multi-resistenti responsabili dell’insorgenza di infezioni correlate all’assistenza. Nel 2015, il consumo di antibiotici per uso sistemico in comunità è stato di 22,4 DDD/1000 abitanti die (Dose Definita Giornaliera), dato che, sebbene sia più alto degli anni precedenti, non mostra variazioni significative durante il periodo 2011-15. Il consumo per uso sistemico in ambito nosocomiale è stato di 2,1 DDD/1000 abitanti die (da 1 nei Paesi Bassi a 2,9 a Malta).

Il continuo aumento dell’antimicrobico-resistenza (AMR) e della multi-resistenza a importanti gruppi di antimicrobici costituisce una seria minaccia per la sicurezza e le possibilità di trattamento dei pazienti. Un uso prudente degli antibiotici e la promozione di strategie di controllo delle infezioni – mirate su tutti i settori della sanità (ospedali, ambulatori e strutture di lunga degenza) – sono i principali interventi che devono essere attuati per prevenire la selezione e la trasmissione di batteri resistenti agli antibiotici.

Il Ccm ha finanziato diversi progetti sull’antimicrobico-resistenza e anche il Programma Ccm 2016, nell’ambito delle Patologie trasmissibili (Aree del Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018), ha inserito la Linea progettuale sull’Antimicrobico-resistenza. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Per approfondire:
l’area tematica antimicrobico-resistenza sul sito del sul sito del Ministero della Salute
la sezione antibiotico-resistenza sul sito dell’ISS
l’area tematica resistenze agli antibiotici sul sito EpiCentro
la sezione antimicrobial resistance sul sito dell’ECDC
la sezione antimicrobial consumption sul sito dell’ECDC
il sito dell’European Antibiotic Awareness Day
la sezione antimicrobial resistance sul sito dell’OMS
la sezione antimicrobial resistance sul sito dell’EC
la sezione antimicrobial resistance sul sito dell’EFSA

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Ultimo aggiornamento:
24 febbraio 2017

JA-CHRODIS: final conference

Il 27 e 28 febbraio a Bruxelles è previsto il convegno conclusivo della JA-CHRODIS (European Joint Action on Chronic Diseases and Promoting Healthy Ageing across the Life Cycle), “JA-CHRODIS final conference, Addressing Chronic Diseases: How can the EU effectively implement their prevention, management and care across Member States?ˮ

La JA-CHRODIS è un' azione congiunta europea per la lotta alle malattie croniche e per la promozione dell’invecchiamento “in salute” nel corso della vita e rientra nel programma europeo “Health programme 2008-2013”.

L’obiettivo di CHRODIS, pertanto, è promuovere e facilitare lo scambio e il trasferimento di “buone pratiche” tra i paesi partner, identificando i migliori approcci per la prevenzione e la cura delle malattie croniche, in particolare delle malattie cardiovascolari, dell’ictus e del diabete di tipo 2, con un focus specifico sulla promozione della salute, la multimorbosità e la gestione del diabete.

Nella due giorni di Bruxelles il programma prevede diverse sessioni in cui si presenteranno e discuteranno i principali risultati ottenuti dalla Joint Action nel corso di questi tre anni di collaborazione tra i partner europei.

L’Italia in particolare partecipa alla JA con il Ministero della Salute, l’ISS (leader del WP7) e l’AIFA (leader del WP6).

Per approfondire:
il sito CHRODIS
la pagina dedicata a CHRODIS sul sito del Ccm
la pagina dedicata a CHRODIS sul sito del Ministero della Salute
la pagina dedicata a CHRODIS sul sito EpiCentro 

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JA-CHRODIS: WP7 - Final Meeting
JA-CHRODIS a Vilnius: unire le forze 

Ultimo aggiornamento:
24 febbraio 2017

G7: focus su clima, ambiente e salute

La lotta contro il cambiamento climatico e le sue conseguenze sono una priorità ben nota e universalmente riconosciuta dalle Nazioni Unite con l’obiettivo di sviluppo sostenibile n. 13 concernente l’adozione di misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze. Tale tema è stato in seguito ripreso dalla comunità internazionale nell’ambito del Conferenza di Parigi 2015 e nella Conferenza di Marrakech 2016. Il problema specifico dell'impatto dei cambiamenti climatici sulla salute è in fase avanzata di studio con dossier redatti dalla World Meteorological Organization (W.M.O.) e dall’United Nations Environment Programme (UNEP) e da importanti istituzioni americane, come l'Accademia nazionale di Medicina e l'Istituto di Medicina.

Tra le iniziative che il Governo italiano ha intrapreso nell’ambito della Presidenza del G7 2017 (Taormina, 26 e 27 maggio 2017) è stato deciso di portare all’attenzione dei Capi di Stato il tema relativo a I Cambiamenti climatici e l’impatto sulla salute, a cui sarà dedicato il Meeting dei Ministri della Salute, che si terrà a Milano il 5 e 6 novembre 2017.
L'obiettivo della Presidenza italiana è la formulazione e il lancio di una strategia globale per la riduzione degli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute dell’uomo e degli ecosistemi.

Gli studi sul cambiamento climatico (CC) hanno fornito chiare evidenze di nessi di causalità con le attività umane e disegnato scenari di tendenza che individuano, tra i principali effetti, l’innalzamento costante delle temperature dei mari e, in maggior misura, delle terre emerse, un incremento nella frequenza e durata di eventi meteoclimatici estremi, tra cui ondate di calore e precipitazioni a carattere d’inondazione, sebbene in molte regioni subtropicali potrebbe registrarsi la tendenza alla trasformazione in deserto. La frequenza di condizioni meteorologiche estreme tra cui le ondate di calore, la siccità e forti piogge hanno un effetto diretto sugli esseri umani e gli animali provocando o favorendo patologie prevalentemente legate ad alterazioni dell'omeostasi e fisiopatologia, provocando picchi di mortalità su soggetti sensibili e vulnerabili tra cui anziani e bambini, ma anche su soggetti affetti da malattie polmonari croniche, asma e allergie.  

L’impatto causato dai cambiamenti climatici associati al fenomeno della globalizzazione è molto significativo per la salute pubblica e l’Italia rappresenta una situazione di caso estremo, essendo il paese europeo maggiormente interessato dai flussi migratori. La globalizzazione si affianca alle trasformazioni degli equilibri metereologici, non si può scindere da essi nell’approccio integrato alla salute pubblica seguendo l’assioma di One Health, suggerito dalla World Health Organization (WHO). Tale assioma ingloba assieme le popolazioni umane con quelle animali e il loro ambiente di vita, in un equilibrio imprescindibile dove i vari elementi si influenzano a vicenda. Nulla più dei cicli ecologici rispecchiano questo paradigma, molto legati da un elemento di continuità fra essi e cioè il ciclo dell’acqua, a sua volta influenzato dai cambiamenti climatici.

Il Ministero della Salute e il Ccm nel corso degli anni hanno finanziato diversi progetti sul rapporto ambiente-salute, supportando in particolare le linee direttrici dei Piani Nazionali di Prevenzione.

A tal proposito, il 6 marzo 2017, presso l’auditorium del Ministero della Salute, si terrà un workshop sul tema “Ambiente e salute nel Piano Nazionale della Prevenzioneˮ.

Il focus dell’incontro sarà la realizzazione del macro obiettivo 2.8 del Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018 che prevede di “Ridurre le esposizioni ambientali potenzialmente dannose per la salute” attraverso la “Costruzione di una strategia nazionale per il coordinamento e l’integrazione delle politiche e delle azioni nazionali e regionali in campo ambientale e sanitario”.

Il tema “Ambiente e Salute” ha acquisito negli ultimi anni una crescente rilevanza e ha destato sempre maggiore interesse da parte delle istituzioni e dei cittadini. Le modificazioni ambientali sono uno dei determinanti fondamentali dello stato di salute della popolazione. Infatti, l’inquinamento delle matrici ambientali è un'importante concausa di malattie nei Paesi industrializzati, soprattutto per quel che riguarda le patologie cardiovascolari, respiratorie e neoplastiche.
Appare quindi più che mai importante poter avere strumenti efficaci per la valutazione preventiva degli impatti sulla salute a supporto delle decisioni, come le Linee guida sulla VIS, redatte attraverso uno specifico progetto Ccm 2013, “Valutazione di Impatto sulla Salute (VIS): Linee Guida e strumenti per valutatori e proponentiˮ.
È necessario inoltre aggiornare e sviluppare le conoscenze e competenze degli operatori del Servizio Sanitario Nazionale sulla relazione tra ambiente e salute, realizzando percorsi formativo-informativi integrati e migliorare le strategie di comunicazione del rischio con l’obiettivo di fornire un’informazione chiara, certa e univoca ai cittadini.

Nel corso del workshop saranno illustrate le evidenze scientifiche, le esperienze e le criticità sul tema ambiente-salute, presentando i risultati del progetto Ccm 2015, “Ambiente e Salute nel PNP 2014-2018: rete nazionale di epidemiologia ambientale, valutazione d’impatto integrato sull’ambiente e salute, formazione e comunicazione (EpiAmbNet)ˮ.

Articoli correlati sul sito Ccm:
Workshop “Clima e salute. Estate 2016ˮ
VIS: il documento finale
RiscRipro_SENTIERI: il documento finale
Salute e clima

Da consultare:
la sezione Ondate di calore e salute sul sito Ccm
l’area tematica Ondate di calore sul sito del Ministero della salute

Ultimo aggiornamento:
24 febbraio 2017

HPV: conclusioni di una Consensus Conference

In Italia la vaccinazione contro il Papillomavirus umano (HPV) è stata introdotta nel 2007.
Dal 2017 le coorti di donne a cui è stata offerta gratuitamente la vaccinazione HPV nel 2007/2008 raggiungeranno i 25 anni, cioè l’età d’invito ai programmi organizzati di screening del cervicocarcinoma.
Il contemporaneo passaggio dallo screening basato sul Pap-test all’HPV test pone ai programmi di screening organizzati la necessità di ripensare la propria proposta.

Sulla rivista Preventive Medicine sono state pubblicate le conclusioni di una Consensus Conference organizzata dall’ONS (Osservatorio Nazionale Screening) e dal GISCi (Gruppo Italiano Screening del Cervicocarcinoma) per la definizione di un percorso di screening del cervicocarcinoma nelle donne vaccinate contro l’HPV: Cervical cancer screening in women vaccinated against human papillomavirus infection: Recommendations from a consensus conference.

La Consensus Conference è stata ritenuta la metodologia più adatta per rispondere alla necessità di riorganizzare i programmi di screening nelle donne vaccinate contro l’HPV, utilizzando come base il modello sviluppato dal Sistema nazionale per le linee guida nel documento “Come organizzare una conferenza di consenso”.
L’obiettivo principale della Consensus Conference è stato quello di definire le migliori modalità e strategie di screening evidence-based nelle ragazze vaccinate contro l’HPV.

Le principali raccomandazioni fornite alla fine della Consensus Conference sono le seguenti:

  • È opportuno modificare i protocolli dei programmi di screening nelle ragazze vaccinate nel corso del dodicesimo anno di vita.
  • I protocolli di screening personalizzati (“tailored”) basati sullo stato vaccinale potrebbero essere sostituiti da protocolli di screening uniformi (“one size one fit”) quando la copertura vaccinale abbia raggiunto i livelli della herd immunity.
  • Le donne vaccinate dovrebbero iniziare lo screening a 30 anni invece che a 25, con il test HPV.
  • Vi è un forte razionale a favore di un allungamento dell’intervallo tra test di screening nelle donne HPV negative, rispetto a quello attualmente raccomandato di 5 anni. Ma sono altresì necessari ulteriori studi per determinare l’intervallo ottimale tra screening ripetuti nelle donne vaccinate.
  • Per le donne non vaccinate o vaccinate nel quindicesimo anno di vita o successivamente l’attuale protocollo di screening citologico deve essere mantenuto.

Il Ccm ha finanziato diversi progetti per il contrasto a malattie determinate da virus di interesse oncologico come il Papillomavirus e per implementare programmi di vaccinazione e screening per la prevenzione del cervicocarcinoma.
Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm e il Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018.

Per approfondire:
la scheda sul Papillomavirus sul sito del Ministero della Salute
i dati sulle coperture vaccinali aggiornati al 2015 sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica infezioni da hpv e cervicocarcinoma sul sito Epicentro

Articoli correlati sul sito Ccm:
Vaccinazione anti-Hpv

Ultimo aggiornamento:
24 febbraio 2017

Controllo dei tumori: la guida CanCon

CanCon, la Joint Action europea sul cancro, è stata lanciata e supportata dalla Commissione europea nel 2014 con due obiettivi principali: identificare gli elementi chiave per migliorare le azioni di controllo sui tumori, contribuendo a ridurre le diseguaglianze, e favorire la cooperazione tra gli Stati membri.

Alla conferenza conclusiva della CanCon, che si è tenuta a Malta il 14 e 15 febbraio scorso, è stato presentato il principale risultato del lavoro triennale di un gruppo di esperti di 25 Paesi e 126 organizzazioni partner: la “European Guide on Quality Improvement in Comprehensive Cancer Control” (pdf: 1Mb) .

La Guida della Joint Action CanCon fornisce raccomandazioni su come migliorare in Europa le azioni di controllo sui tumori.
Gli autori della guida sottolineano che un controllo efficace, oltre a garantire un risparmio economico, aumenta la qualità della vita. Attualmente, infatti, in Europa ogni anno viene fatta una diagnosi per cancro a circa 2,6 milioni di persone e sono sempre di più coloro che riescono a sconfiggere la malattia. Per questo motivo è necessario porre attenzione agli aspetti correlati alla diagnosi precoce, all’accesso alle cure, alla riabilitazione e alla sopravvivenza, cercando di limitare le diseguaglianze sociali.
Il documento, che si rivolge ai decisori e ai professionisti che si occupano di tumori, include un piano dettagliato di assistenza alla sopravvivenza e raccomandazioni evidence based sui programmi di screening.La guida CanCon descrive nella seconda parte queste diverse aree di intervento tra loro collegate, favorendo un approccio integrato alla cura e al controllo del cancro, anche attraverso la cooperazione e lo scambio di buone pratiche tra gli Stati membri.

L’attuazione delle raccomandazioni contenute nel documento da parte di tutti gli Stati membri sarà il prossimo passo.

Per informazioni sui progetti del Ccm dedicati alla prevenzione dei tumori e ai programmi di screening oncologici consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Per approfondire:
la presentazione della guida sul sito di Cancon
la nuova guida OMS sulla diagnosi precoce del cancro
l’area tumori sul sito del Ministero della Salute
l’area screening sul sito del Ministero della Salute
la sezione tumori sul sito EpiCentro

Da consultare:
AIRTUM - Associazione italiana registri tumori
AIOM - Associazione italiana di oncologia medica
ONS - Osservatorio nazionale screening
IARC - International Agency for Research on Cancer

Articoli correlati sul sito Ccm:
I numeri del cancro in Italia, il rapporto Aiom-Airtum 2016

Ultimo aggiornamento:
24 febbraio 2017

JA-CHRODIS: la conferenza finale

Nel mese di febbraio, a Bruxelles, si è svolta la conferenza finale della Joint Action CHRODIS, l’azione comune europea dedicata alle malattie croniche e alla promozione dell’invecchiamento “in salute” nel corso della vita.

Come ha dichiarato Vytenis Andriukaitis, Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare, più di mezzo milione di persone in età lavorativa muoiono prematuramente per malattie croniche nella UE ogni anno. Le malattie croniche, quindi, rappresentano una grave minaccia per la sostenibilità dei sistemi sanitari che dovrebbero maggiormente investire sulla promozione della salute e la prevenzione delle malattie per mantenere le persone in buona salute e il più a lungo possibile. Per fare questo è necessario il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati.

JA-CHRODIS è un esempio di partecipazione e cooperazione tra tutti gli stakeholders europei che, attraverso una serie di azioni concrete, ha dato un contributo importante per affrontare le sfide poste dalle malattie croniche e per rendere i sistemi sanitari più sostenibili ed efficienti.

I risultati e le proposte presentate durante la conferenza sono il risultato di tre anni di collaborazione internazionale nel settore delle malattie croniche.

In particolare, è stato presentato il documento “Building on JA-CHRODIS What can we do to plan and implement practices to reduce the burden of chronic diseases?” che contiene 12 raccomandazioni (12 step) per contrastare le patologie croniche. Carlos Segovia, coordinatore del JA-CHRODIS, ha dichiarato che i 12 step sintetizzano in poche frasi concise tre anni di lavoro della JA e possono rappresentare uno strumento per decisori e professionisti sanitari nel loro lavoro dedicato alla prevenzione e cura delle malattie croniche.

Agli oltre 200 partecipanti alla conferenza finale della JA-CHRODIS, inoltre, sono stati illustrati i risultati e gli strumenti elaborati dalla JA, tra cui la piattaforma CHRODIS, l'archivio online di buone pratiche peer-reviewed, il Policy Brief sui Piani Nazionali per il diabete (PND), un modello di cura multidimensionale per le persone affette da multimorbidità e le condizioni necessarie per lo scambio e la trasferibilità di buone pratiche a livello internazionale.

Alla conferenza è intervenuta anche Zsuzsanna Jakab (Direttore dell’OMS Europa) che ha sottolineato i numerosi collegamenti tra l’Action Plan europeo dell’OMS per la prevenzione e il controllo delle malattie croniche (adottato dagli Stati membri nel 2016) e la JA. Tra questi: l’impegno per migliorare la prevenzione, la gestione e la cura; interventi evidence based a livello di popolazione e individuale; il rafforzamento delle capacità e supporto ai policy maker.

Infine, le tavole rotonde si sono concentrate sulla necessità di integrare la promozione della salute nell’ambito più ampio dell’assistenza sanitaria, su come rendere i sistemi sanitari più sostenibili ed efficienti e su un approccio globale di cura del paziente con malattie croniche.

Da ultimo ma non meno importante in occasione della conferenza finale CHRODIS è stata presentata la prossima Joint Action sulle malattie croniche.

Per approfondire:
il comunicato stampa sul sito CHRODIS
il sito CHRODIS
il report “Diabetes: a case study on strengthening health care for people with chronic diseases. Swot analysis overview of national or sub national policies and programs on prevention and management of diabetes” (PDF: 1,3 Mb)
il report “Diabetes: a case study on strengthening health care for people with chronic diseases. Survey on practices for prevention and management of diabetes” (PDF: 1,6 Mb).
l’articolo “Towards better prevention and management of diabetes - The Joint Action CHRODIS” focus della newsletter 172 della Commissione europea, pubblicata il 14 aprile 2016.
la pagina dedicata a CHRODIS sul sito del Ccm 
la pagina dedicata a CHRODIS sul sito del Ministero della Salute 
la pagina dedicata a CHRODIS sul sito EpiCentro 

Articoli correlati:
JA-CHRODIS: final conference
JA-CHRODIS a Vilnius: unire le forze 

Ultimo aggiornamento:
28 marzo 2017

In bella vista: in Gazzetta Ufficiale i nuovi Lea

È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 65 del 18 marzo 2017 il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) del 12 gennaio 2017 con i nuovi Livelli essenziali di assistenza - Lea (Supplemento ordinario n.15).  

Il nuovo Decreto sostituisce integralmente - a distanza di 16 anni - il DPCM 29 novembre 2001 con cui erano stati definiti per la prima volta le attività, i servizi e le prestazioni che il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket), con le risorse raccolte attraverso la fiscalità generale.

I Lea verranno aggiornati annualmente.


Le principali novità
Ecco le principali novità del DPCM 12 gennaio 2017:

  • innova il nomenclatore della specialistica ambulatoriale, che risaliva al 1996, escludendo prestazioni obsolete e introducendo prestazioni tecnologicamente avanzate. Per esempio: adroterapia, enteroscopia con microcamera ingeribile, tomografia retinica (OTC).
  • innova il nomenclatore dell’assistenza protesica, dopo 18 anni, introducendo ausili protesici tecnologicamente avanzati ed escludendo quelli obsoleti.  Per esempio: strumenti e software di comunicazione alternativa e aumentativa, tastiere adattate per persone con gravissime disabilità, protesi e ortesi di tecnologie innovative.
  • aggiorna gli elenchi di malattie rare, croniche e invalidanti che danno diritto all’esenzione dal ticket. Inserisce più di 110 entità, tra malattie rare singole e gruppi, e 6 nuove patologie croniche.
  • offre nuovi vaccini e individua nuovi destinatari in accordo con il nuovo Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019.
  • aggiorna la lista delle prestazioni che il SSN offre gratuitamente (senza ticket) a coppie e donne in epoca preconcezionale, e in gravidanza e in puerperio in pieno accordo con le Linee guida sulla gravidanza.
  • introduce lo screening neonatale per sordità congenita e cataratta congenita ed estende a tutti i nuovi nati lo screening neonatale per molte malattie metaboliche ereditarie.
  • inserisce l’endometriosi nell’elenco delle patologie croniche e invalidanti, negli stadi clinici moderato e grave. Di conseguenza, si riconosce alle pazienti il diritto a usufruire in esenzione di alcune prestazioni specialistiche di controllo.
  • trasferisce la celiachia dall’elenco delle malattie rare all’elenco delle malattie croniche. Sarà sufficiente una certificazione di malattia redatta da uno specialista del SSN per ottenere il nuovo attestato di esenzione.
  • recepisce la legge n. 134 del 2015 sui disturbi dello spettro autistico, che prevede l'aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza per la diagnosi precoce, la cura e il trattamento individualizzato dei disturbi dello spettro autistico
  • inserisce nella specialistica ambulatoriale tutte le prestazioni necessarie per la procreazione medicalmente assistita, omologa ed eterologa, fino ad oggi erogate solo in regime di ricovero.

Il nuovo provvedimento rappresenta il risultato di un lavoro condiviso tra Stato, Regioni e Società scientifiche. La Legge di stabilità 2016 ha vincolato 800 milioni di euro per l’aggiornamento dei Lea. 

Per garantire l’aggiornamento continuo, sistematico, su regole chiare e criteri scientificamente validi dei Livelli essenziali di assistenza, è stata istituita Commissione nazionale per l’aggiornamento dei Lea e la promozione dell’appropriatezza nel Servizio Sanitario Nazionale, presieduta dal Ministro della salute, con la partecipazione delle Regioni e il coinvolgimento dei soggetti con competenze tecnico-scientifiche disponibili a livello centrale e regionale.

Consulta:
il DPCM 12 gennaio 2017
le slides: “I nuovi Livelli essenziali di assistenza” (PDF: 468 Kb) sul sito del Ministero della Salute
la Commissione nazionale per l’aggiornamento dei Lea e la promozione dell’appropriatezza nel Servizio Sanitario Nazionale
la sezione Livelli essenziali di assistenza (Lea) sul sito del Ministero della Salute

Articoli correlati sul sito Ccm:
Nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea)

Ultimo aggiornamento:
28 marzo 2017

Progetto MoRoNet: la rete di laboratorio per morbillo e rosolia

Il 20 marzo scorso, presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), nell’ambito del progetto Ccm 2016 “Verso l’eliminazione di morbillo e rosolia: realizzazione di una rete di laboratori sub-nazionali (MoRoNet) coordinata dal Laboratorio di Riferimento Nazionale – OMS”, si è svolto il convegno conclusivo MoRoNet: la Rete Nazionale dei Laboratori di Riferimento per il Morbillo e la Rosolia.

Nell’ambito del Piano Nazionale di Eliminazione di morbillo e rosolia un’indagine di laboratorio di elevata qualità è fondamentale per comprendere l’impatto dei programmi di vaccinazione di un paese, la prevalenza e la diffusione della malattia.

Scopo del progetto Ccm, della durata di 12 mesi e coordinato dall’ISS, è la creazione di una Rete di Laboratori Subnazionali di Riferimento denominata MoRoNet per rafforzare la sorveglianza di morbillo e rosolia, sulla base dei requisiti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, attraverso la tempestiva identificazione e caratterizzazione dei casi e dei focolai di morbillo e rosolia e il monitoraggio dell’efficacia dei programmi di vaccinazione.

L’obiettivo del convegno è stato quello di promuovere e presentare ai partecipanti la rete MoRoNet, il network italiano nato per garantire una sorveglianza di laboratorio di morbillo e rosolia eseguita secondo le indicazioni e gli standard previsti dall’OMS e dal Piano Nazionale di Riferimento per il Morbillo e la Rosolia Congenita PNEMoRc.

Grazie al supporto del Ministero della Salute attraverso il finanziamento proveniente dal programma CCM  il Laboratorio Nazionale di Riferimento per il Morbillo e Rosolia (LNR) ha dato vita ad un percorso con una serie di azioni che hanno compreso arruolamento, formazione e valutazione di 11 Laboratori Subnazionali di Riferimento per il morbillo e la rosolia.

In occasione dell’incontro sono stati illustrati:

  • il processo che ha portato all’accreditamento dei laboratori regionali arruolati nella Rete nazionale di Laboratori di Riferimento per Morbillo e Rosolia denominata MoRoNet.
  • le azioni intraprese e quelle da intraprendere in relazione al Piano Nazionale di Eliminazione di Morbillo e Rosolia.
  • i principali protagonisti e le attività essenziali dei flussi della sorveglianza di laboratorio in MoRoNet.

Inoltre, il progetto MoRoNet ha previsto un corso di formazione a distanza destinato al personale coinvolto nella sorveglianza e la realizzazione del sito www.moronetlab.it che si candida come principale sito informativo per ciò che concerne il morbillo e la rosolia.

Per favorire il raggiungimento degli elevati standard di qualità negli accertamenti di laboratorio previsti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il Laboratorio Nazionale di Riferimento per morbillo e rosolia coordina e valuta le prestazioni dei laboratori regionali attraverso una revisione periodica annuale di accreditamento.

Il Ccm ha finanziato diversi progetti sulla sorveglianza epidemiologica e di laboratorio del morbillo e della rosolia e sulle azioni a sostegno del Piano Nazionale per l'eliminazione del morbillo e della rosolia congenita. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Per approfondire:
il comunicato stampa dell’ISS
il Piano Nazionale di Riferimento per il Morbillo e la Rosolia Congenita PNEMoRc sul sito del Ministero della Salute
la Commissione Nazionale di verifica dell’eliminazione del morbillo e della rosolia (CNV) sul sito del Ministero della Salute
la circolare del Ministero della Salute Istituzione di un sistema di sorveglianza integrato per il morbillo e la rosolia alla luce del nuovo Piano Nazionale di Eliminazione del morbillo e della rosolia congenita 2010-2015 (pdf: 0.66 Mb)
il comunicato del Ministero della Salute Aggiornamento morbillo nell’unione europea
il Piano strategico dell’OMS “Eliminating measles and rubella and preventing congenital rubella infection. WHO European Region strategic plan 2005-2010” sul sito dell’OMS

Da consultare:
il bollettino periodico sulla sorveglianza integrata morbillo-rosolia sul sito EpiCentro

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Immunizzazione negli adolescenti e negli adulti

Ultimo aggiornamento:
28 marzo 2017

Progetto EPICOST: convegno conclusivo

Il 15 marzo scorso, presso il Ministero della Salute, si è svolto il convegno conclusivo del progetto Ccm 2014 “L’impatto economico dei tumori sui sistemi sanitari regionali: stime e proiezioni in relazione a diversi scenari di intervento (EPICOST)”, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

In occasione del convegno sono stati presentati gli obiettivi, i risultati e le attività del progetto.

L’obiettivo generale del progetto è quello di fornire ai decisori di politica sanitaria un modello di analisi che sia replicabile in tutte le regioni italiane, utile alla pianificazione delle risorse da destinare all’oncologia e di cui avvalersi non solo per valutare la spesa corrente, ma anche per prevedere l’impegno economico futuro.

Durante l’incontro, inoltre, sono stati analizzati i punti di forza, le criticità  e le prospettive future del modello di analisi EPICOST.

Punti di forza:

  • studio di popolazione “real life”
  • ricchezza e integrazione delle fonti informative
  • micro-dati: modello che lavora su dati a livello individuale
  • metodo di scomposizione per fasi di malattia
  • web-based tool
  • metodo dei codici correlati
  • la squadra di lavoro

Criticità:

  • a livello dei Registri Tumori: ritardo nel fornire i dati (mediamente 5-6 anni) e limitate informazioni sullo stadio del tumore alla diagnosi.
  • a livello dei flussi amministrativi: dati incompleti o mancanti, in particolare nella farmaceutica ospedaliera la raccolta delle informazioni risulta disomogenea, i costi estremamente variabili e i farmaci ad alto costo non sono sempre presenti.

Prospettive future:

  • realizzare un confronto internazionale
  • completare i flussi informativi sulla Farmaceutica ospedaliera
  • condurre valutazioni di appropriatezza
  • valutare le politiche sanitarie attraverso il confronto con le regioni.

Il convegno
Un modello per la valutazione delle politiche sanitarie di prevenzione in oncologia: l’esperienza di EPICOST
Roma, 15 marzo 2017
Il programma

Le presentazioni del convegno:
Un modello per la valutazione delle politiche sanitarie di prevenzione in oncologia: l’esperienza di EPICOST (PDF: 2.364Kb) -
S. Francisci
Stime della spesa sanitaria in oncologia nelle aree coperte dai Registri per i tumori del colon, del retto e della mammella femminile (PDF: 550 Kb) - S. Guzzinati
Il modello di analisi EPICOST: punti di forza, criticità e prospettive future (PDF: 516 Kb) - A. Gigli

Per approfondire:
il resoconto della tavola rotonda sul sito EpiCentro
il testo del progetto (PDF: 260 Kb)

Ultimo aggiornamento:
28 marzo 2017

La sigaretta elettronica: relazione finale

2013

È disponibile la relazione finale del progetto Ccm 2013 “Nuovi articoli e nuovi rischi per la salute: la sigaretta elettronicaˮ che si è concluso recentemente.

Materiali:
Relazione finale (PDF: 4.057 Kb)

Ultimo aggiornamento:
28 marzo 2017

Workshop sui PRP

Nell’ambito del percorso di monitoraggio, valutazione e certificazione dei Piani Regionali della Prevenzione (PRP) è stata prevista, oltre alla rendicontazione dello stato di avanzamento, anche l’organizzazione di incontri tematici per favorire il confronto e approfondimento su quanto si sta realizzando a livello territoriale e centrale nell’ambito dei Piani. Rientra dunque in questo contesto il workshop “Stato dell’arte e sviluppo futuro dei Piani regionali di prevenzione: l’attuazione dei macro obiettivi 1-6 del PNP” che si è svolto il 7 e l’8 marzo 2017 al Ministero della Salute. L’incontro è uno degli appuntamenti del percorso di accompagnamento all’implementazione e valutazione del Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2014-2018 ed è stato pensato per dare voce alle Regioni privilegiando, come chiave di discussione e confronto, gli elementi comuni nel percorso di attuazione dei PRP e gli eventuali elementi di ostacolo o di successo.

Sul sito del Ministero della Salute è possibile consultare:

  • il razionale e il programma dell’incontro (PDF: 511 kb)
  • le presentazioni delle Regioni partecipanti relative alle sessioni plenarie e le schede di sintesi degli interventi regionali a cura dell’Ufficio 8 della DG prevenzione del Ministero salute:

- Calabria: presentazione - scheda di sintesi
- Campania: presentazione - scheda di sintesi
- Emilia Romagna: presentazione - scheda di sintesi
- Friuli Venezia Giulia: presentazione - scheda di sintesi
- Lazio: presentazione - scheda di sintesi
- Liguria: presentazione - scheda di sintesi
- Lombardia: presentazione - scheda di sintesi
- Marche: presentazione - scheda di sintesi
- Molise: presentazione - scheda di sintesi
- PA Bolzano: presentazione - scheda di sintesi
- Piemonte: presentazione - scheda di sintesi
- Puglia: presentazione - scheda di sintesi
- Sicilia: presentazione - scheda di sintesi
- Toscana: presentazione - scheda di sintesi
- Umbria - scheda di sintesi
- Valle d'Aosta: presentazione - scheda di sintesi
- Veneto: presentazionescheda di sintesi

Ultimo aggiornamento:
28/03/2017

PNPV 2017-2019: aspetti operativi

Per facilitare il processo di attuazione del Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2017-2019 tra le amministrazioni regionali, il 9 marzo scorso il Ministero della Salute ha emanato la circolare “Aspetti operativi per la piena e uniforme implementazione del nuovo PNPV 2017-2019 e del relativo Calendario Vaccinale” in cui vengono specificati gli interventi di tipo logistico-organizzativo necessari a garantire un’offerta efficace a livello locale.

Tempistica
La circolare riporta la tempistica di introduzione dell’offerta attiva delle nuove vaccinazioni e i relativi obiettivi di copertura vaccinale per anno, sottolineando che dovrà essere sempre garantita la gratuità per tutte le vaccinazioni previste dal Piano, su richiesta del cittadino, relativamente alle coorti di nascita o ai gruppi a rischio individuati dal Piano stesso.

Obiettivi di copertura
Riguardo gli obiettivi di copertura – considerando che l’introduzione di una nuova vaccinazione nel calendario necessita interventi finalizzati al reperimento e alla disponibilità del vaccino in un numero di dosi adeguato all’utenza prevista, all’adeguamento dei sistemi di chiamata attiva e di registrazione delle vaccinazioni, all’organizzazione dei servizi vaccinali – la circolare prevede, anche ai fini del monitoraggio dei Lea, un aumento graduale degli obiettivi di copertura per anno. 

Governance
Dal punto di vista organizzativo, vengono date indicazioni: sulla governance delle attività vaccinali, propria dei Dipartimenti di Prevenzione delle ASL; sul monitoraggio dell’implementazione del piano e dell’impatto delle strategie vaccinali; sulle procedure di approvvigionamento dei vaccini; sulla opportunità di rafforzare la collaborazione con medici di medicina generale e pediatri di libera scelta per migliorare le coperture.
Ai fini dell’ottimale implementazione del Piano, il Ministero della Salute e le Regioni svilupperanno, entro il 30 giugno 2017, uno strumento analitico che consenta di identificare in maniera dettagliata e quantitativa le problematiche inerenti l’attuazione degli obiettivi del PNPV, per ciascuna vaccinazione e per ciascuna popolazione target, in ogni Regione.

Obblighi
Alla luce della attuale normativa vengono ribaditi gli obblighi, in tema di vaccinazione, per genitori, medici, scuole e ASL.

Per approfondire:
la notizia sul sito del Ministero della Salute
la circolare del Ministero della Salute “Aspetti operativi per la piena e uniforme implementazione del nuovo PNPV 2017-2019 e del relativo Calendario Vaccinale
il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2017-2019

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Ultimo aggiornamento:
28 marzo 2017

Progetto sul Diabetes self-management: convegno conclusivo

L’11 aprile scorso, presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, si è svolto il convegno conclusivo del progetto Ccm “Un intervento di implementazione strutturata e sistematica di educazione della persona diabetica: agire su alimentazione, attività fisica e gestione auto-efficace della malattia cronica per incidere sul controllo del peso e degli indicatori di malattia”.

Il diabete è una delle malattie croniche più diffuse al mondo. Il 90% degli individui con diabete è affetto da diabete di tipo 2, che ha tra i suoi maggiori fattori di rischio l’obesità e una ridotta attività fisica.

Il progetto “Educare la persona con diabete”, avviato nel 2014 in PA di Bolzano, Toscana e Basilicata, si propone l’implementazione sistematica di un percorso di educazione della persona con diabete di tipo 2 al fine di rafforzare la capacità di autogestione e promuovere corretti stili di vita.

Per lo svolgimento del progetto è stato adottato il Diabetes Self Management Program sviluppato dalla Stanford University, adattando il programma originario al contesto italiano, ed è stato predisposto un sussidiario per i partecipanti. Nei dodici mesi successivi all’intervento educativo sono stati monitorati lo stato di salute e i comportamenti dei partecipanti.

Nel corso del convegno conclusivo “Il self-management per la persona con diabete – Dalla progettualità alla pianificazione e implementazione strutturata dei programmi di educazione” sono stati presentati i principali risultati raggiunti:

  • I contenuti sull’alimentazione sono stati adattati al modello alimentare mediterraneo e hanno tenuto conto delle linee guida sulla Terapia Medica Nutrizionale del Diabete Mellito e delle normative europee sull’etichettatura degli alimenti.
  • Sono state introdotte indicazioni per lo sviluppo di piani personalizzati per l’attività fisica.
  • È stato pubblicato un Abecedario con i contenuti chiave per l’autogestione del diabete, che include un diario per monitorare stato di salute, stili di vita e capacità di autogestione.  L’Abecedario è stato inoltre tradotto in lingua tedesca.

I risultati sullo stato di salute e gli stili di vita (pre/post educazione) dei partecipanti (oltre 900) sono in corso di analisi.

L’attività svolta ha permesso di predisporre nelle tre regioni un piano strutturato, di medio/lungo periodo, di educazione della persona con diabete per agire in modo efficace e trasversale sui fattori di rischio della malattia.

Il Ccm ha finanziato diversi progetti sul management del diabete di tipo 2. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Per saperne di più 
Testo del progetto (PDF: 431 Kb)

Il convegno
Il self-management per la persona con diabete – Dalla progettualità alla pianificazione e implementazione strutturata dei programmi di educazione
Pisa, 11 aprile 2017
Il programma  

Le presentazioni 
Creare social value partendo dalla prevenzioneS. Nuti
Il self management per le persone con cronicità. Tra teoria e pratica. possiamo imparare dall’esperienza statunitenseK. Lorig
Il progetto interregionale di promozione del self management per la persona con diabete: I risultati raggiunti – A. M. Murante
Dalla progettualità all’implementazione sistematica e strutturata nelle tre regioni: PA di Bolzano – M. Siller 
Dalla progettualità all’implementazione sistematica e strutturata nelle tre regioni: Regione Toscana – G. Di Cianni, D. Pagliacci
Dalla progettualità all’implementazione sistematica e strutturata nelle tre regioni: Regione Basilicata – P. Bellitti 
L’educazione strutturata e sistematica della persona con diabete: una buona pratica da diffondere?R. D’Elia

Da consultare:
la pagina dedicata al progetto IGEA sul sito EpiCentro
l’area tematica diabete tipo 2 sul sito del Ministero della Salute
il sito della JA-CHRODIS 

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Ultimo aggiornamento:
27 aprile 2017

Morbillo, indicazioni operative

Alla luce dei dati disponibili relativi ai primi 3 mesi del 2017, con evidenza di un preoccupante incremento dei casi di morbillo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, presenza di focolai e di casi dovuti a trasmissione nosocomiale, il Ministero della Salute ha ritenuto ritiene opportuno ribadire alcune raccomandazioni contenute nel Piano Nazionale di Eliminazione Morbillo e Rosolia congenita 2010-2015 nella nota del 4 aprile 2017 indirizzata alle Regioni e Province autonome e alle Amministrazioni centrali.

Nella Nota ministeriale si forniscono indicazioni operative per la gestione dell’epidemia in atto:

  1. Offrire attivamente la vaccinazione ai contatti suscettibili di casi di morbillo entro 72 ore dall'esposizione. Nei casi in cui sono trascorsi più di 72 ore dall'esposizione offrire, comunque, la vaccinazione per recuperare i suscettibili eventualmente non contagiati.
  2. Allertare i medici di medicina generale, i pediatri, i ginecologi e i medici ospedalieri e di Pronto Soccorso.
  3. Inoltre, in considerazione del fatto che sono stati notificati 77 casi di morbillo tra i bambini sotto l'anno di età, è utile ricordare che in presenza di focolai segnalati in asili nido, è possibile: 
    a.  offrire attivamente la seconda dose ai bambini esposti e ai loro fratelli/sorelle vaccinati con una sola dose, anche se di età inferiore a quella prevista dal calendario vaccinale per la seconda dose.
    b.  offrire la prima dose ai bambini suscettibili esposti a partire dai 6 mesi di età.

Per quanto riguarda i bambini sotto i 6 mesi di età, le donne in gravidanza suscettibili e i pazienti immunodepressi, in cui il rischio di complicanze è aumentato se dovessero sviluppare la malattia, si raccomanda di somministrare le IgG entro 6 giorni dall’esposizione.

Relativamente alle epidemie nosocomiali, si raccomanda di mettere in atto iniziative vaccinali supplementari rivolte alle popolazioni suscettibili sopra i 2 anni inclusi i soggetti a rischio (es. gli operatori sanitari) e, a causa dell’elevata trasmissibilità del virus del morbillo, è utile ricordare di mettere in atto i protocolli per la prevenzione della

trasmissione delle infezioni negli ospedali, negli ambulatori e nei Pronto Soccorso.

Si sottolinea, altresì, l'importanza di predisporre e diffondere materiale informativo per operatori e per le famiglie sul morbillo, sulla rosolia in gravidanza e sulla rosolia congenita e sull’efficacia e sicurezza della vaccinazione MPR.

Da consultare:
la notizia sul sito del Ministero della Salute
la nota del 4 aprile 2017
il Piano Nazionale di Eliminazione Morbillo e Rosolia congenita 2010-2015
il bollettino settimanale sull’epidemia di morbillo in Italia sul sito del Ministero della Salute
il bollettino settimanale sul sito EpiCentro
l’ultimo bollettino settimanale relativo all'epidemia di morbillo in Italia
il Calendario vaccinale del PNPV 2017-2019

Per approfondire:
le schede dedicate al morbillo sul sito del Ministero della Salute
le pagine dedicate al morbillo sul sito EpiCentro
l'area tematica malattie infettive e vaccinazioni sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica vaccinazioni sul sito EpiCentro

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Vaccinazioni: dal Ministero una nuova guida informativa

Ultimo aggiornamento:
27 aprile 2017

Vaccinazioni: dal Ministero una nuova guida informativa

Lo stato delle vaccinazioni in Italia, il nuovo Piano Nazionale per la Prevenzione Vaccinale (PNPV 2017-2019), i numeri e l’offerta, le malattie prevenibili, le false credenze. Sono questi i temi di stringente attualità affrontati nel nuovo Quaderno del Ministero della Salute: “Vaccinazioni, stato dell’arte, falsi miti e prospettive. Il ruolo chiave della prevenzione”.

Le vaccinazioni sono da sempre considerate uno strumento di comprovata efficacia e sicurezza: grazie al loro utilizzo alcune malattie sono state eradicate, altre sono controllate consentendo di salvare ogni anno tra i 2 ed i 3 milioni di decessi. Eppure le malattie prevenibili da vaccino sono ancora oggi responsabili di milioni di decessi nel mondo. Proprio per tale ragione, i 194 Stati membri dell'Assemblea mondiale della sanità hanno adottato, nel 2012, il piano mondiale che, tra i suoi obiettivi, si prefigge di raggiungere entro il 2020 una copertura vaccinale del 90% a livello nazionale e la riduzione di oltre i 2/3 della mortalità infantile. In questo contesto è stato sviluppato il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019 (approvato il 19 gennaio 2017) che ha l’obiettivo di garantire a tutti i cittadini i pieni benefici derivanti dalla vaccinazione, attraverso l’equità nell’accesso a vaccini di elevata qualità e disponibili nel tempo.

Il testo del nuovo Quaderno è stato pensato come una proposta scientificamente solida per rispondere alla crescente domanda di informazione. 

Alla stesura della monografia, coordinata dal direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero, Ranieri Guerra, da Walter Ricciardi , presidente dell’Istituto Superiore di Sanità e da Roberta Siliquini presidente del Consiglio Superiore di Sanità, hanno collaborato docenti universitari e professionisti attivi sul territorio e nella ricerca.

Il Quaderno descrive i vaccini, la loro scoperta e la loro azione sul sistema immunitario, le principali malattie prevenibili da vaccinazione, le offerte vaccinali, i luoghi della vaccinazione (scuola, ospedale, lavoro), il valore etico e i risvolti sociali ed economici della vaccinazione, con  un approfondimento sul mondo della tecnologia, della comunicazione e dei mass media.

Da consultare:
il pdf del Quaderno "Vaccinazioni, stato dell’arte, falsi miti e prospettive. Il ruolo chiave della prevenzione"
la versione sfogliabile del Quaderno "Vaccinazioni, stato dell’arte, falsi miti e prospettive. Il ruolo chiave della prevenzione"
la Circolare “Aspetti operativi per la piena e uniforme implementazione del nuovo PNPV 2017-2019 e del relativo Calendario vaccinale
il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 (PNPV)

Per approfondire:
l'area tematica malattie infettive e vaccinazioni sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica vaccinazioni sul sito EpiCentro

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Ultimo aggiornamento:
27 aprile 2017

Alcohol Prevention Day 2017

L’alcol è uno dei principali fattori di rischio e di malattia e tra le prime cause di mortalità prematura e di disabilità evitabili. Ogni anno l’alcol causa nel mondo 3,3 milioni di morti. Il consumo di bevande alcoliche è complessivamente responsabile di mortalità prematura, disabilità e insorgenza di oltre 230 patologie che costano alla società almeno 17 milioni di anni di vita persi.

L’Alcohol Prevention Day 2017, catalizzatore del dibattito che si svolge nell’intero corso di aprile, mese di Prevenzione Alcologica, è finanziato dal Ministero della Salute e organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), in stretta collaborazione con la Società Italiana di Alcologia (SIA), l’Associazione Italiana Club Alcologici Territoriali - AICATEurocare, che hanno garantito per il sedicesimo anno consecutivo, attraverso i gruppi di lavoro congiunti e il Network collaborativo ITACA del Centro OMS con i Centri Alcologici Regionali delle Regioni Toscana e Liguria, la disponibilità dei materiali di prevenzione atti a favorire e supportare una adeguata cultura di prevenzione basata su livelli più elevati di tutela della salute, di consapevolezza e di responsabilità individuale e sociale.

Secondo i dati ISTAT (Istituto nazionale di statistica) nel corso del 2015 il 64,5% degli italiani di 11 anni e più (pari a 35 milioni e 64 mila persone) ha consumato almeno una bevanda alcolica, con prevalenza notevolmente maggiore tra i maschi (77,9%) rispetto alle femmine (52,0%). Rispetto al 2014 si registra un incremento dei consumi: nel 2014, infatti, ha consumato almeno una bevanda alcolica il 63% degli italiani di 11 anni e più (pari a 34 milioni e 319 mila persone).
Questi alcuni dati contenuti nella Relazione sugli interventi realizzati nel 2016 in materia di alcol e problemi correlati, trasmessa al Parlamento il 21 marzo 2017.

Nel 2015 si osserva una sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente dei consumatori giornalieri, mentre continuano a crescere i consumatori fuori pasto (nel 2013 erano il 25,8%, nel 2014 erano il 26,9%, nel 2015 risultano il 27,9%) e resta allarmante il fenomeno del binge drinking, ossia l’assunzione di numerose unità alcoliche al di fuori dei pasti e in un breve arco di tempo, nel 2015 è stata pari a 10,8% tra gli uomini e 3,1% tra le donne di età superiore a 11 anni e identifica oltre 3.700.000 binge drinker di età superiore a 11 anni, con una frequenza che cambia a seconda del genere e della classe di età della popolazione.

Le percentuali di binge drinker sia di sesso maschile che femminile aumentano nell’adolescenza e raggiungono i valori massimi tra i 18-24enni (M=22,2%; F=8,6%); oltre questa fascia di età le percentuali diminuiscono nuovamente.

Dall’analisi del tipo di bevande consumate si conferma un aumento della quota di chi consuma, oltre a vino e birra, anche aperitivi, amari e superalcolici,  soprattutto fra i più giovani e le donne ma in misura percentuale maggiore negli adulti oltre i 44 anni e gli anziani.

Lo studio sui consumi alcolici nelle Regioni Italiane dimostra che il consumo di alcol nell’anno è decisamente aumentato rispetto all’anno precedente sia al Nord e sia al Centro Italia, mentre non si rilevano variazioni statisticamente significative al Sud e nelle Isole.

Ogni anno lo scenario epidemiologico tracciato dall’analisi dei dati prodotta dall’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA) per la Relazione del Ministro della Salute al Parlamento sugli interventi realizzati ai sensi della Legge 125/2001, e dell’ISTAT contribuisce a delineare le tendenze e le pratiche che guidano il decisore politico nelle opportune scelte rivolte a contrastare l’uso dannoso e rischioso di alcol, attraverso l’implementazione di interventi oggi maggiormente disponibili rispetto al passato, il cui rapporto costo-benefici e la cui valenza è oggi ampiamente sollecitata dalle evidenze prodotte dalla vasta e consolida rete europea di ricerca scientifica e di advocacy.

Il Ccm ha finanziato diversi progetti relativi al monitoraggio dell'impatto dell'alcol sulla salute in Italia, e nell’ambito del programma Guadagnare Salute e del progetto Agorà è stato realizzato il Piano nazionale alcol e salute (PNAS) che aveva durata triennale (1 gennaio 2007-31 dicembre 2009) ma le cui indicazioni sono tuttora valide e inserite tra gli obiettivi del Piano Nazionale di Prevenzione come punto di riferimento per le azioni di prevenzione di livello nazionale e regionale. 
Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Per approfondire:
la notizia della Relazione al Parlamento su alcol e problemi alcol correlati sul sito del ministero della Salute
il documento completo Relazione sugli interventi realizzati nel 2016 in materia di alcol e problemi correlati
il rapporto Istisan 17/1 “Epidemiologia e monitoraggio alcol-correlato in Italia e nelle Regioni. Valutazione dell’Osservatorio Nazionale Alcol-Cnesps sull’impatto del consumo di alcol ai fini dell’implementazione delle attività del Piano nazionale alcol e salute. Rapporto 2017
l’aggiornamento dell’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA) sul sito EpiCentro
le presentazioni dei relatori intervenuti all’Alcohol Prevention Day 2017 sul sito EpoCentro
le considerazioni dell’Oms Europa e il riconoscimento all’iniziativa italiana

Consultare:
la sezione Guadagnare Salute sul sito Ccm
l’area tematica Alcol e alcoldipendenza sul sito del Ministero della Salute
l’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA) del Cnesps (ISS) sul sito EpiCentro
il sito Passi/EpiCentro

Ultimo aggiornamento:
27 aprile 2017

Nutrizione e attività fisica: nuovi materiali

Sul sito della Commissione europea sono disponibili on line le presentazioni di due eventi che si sono svolti nel mese di marzo a Bruxelles: il  Plenary meeting  della Piattaforma d’azione europea per l’alimentazione, l’attività fisica e la salute, che si è svolto il 9 marzo scorso e l’ High Level Group sulla nutrizione e l’attività fisica, che si è tenuto l’8 marzo. Durante quest’ultimo incontro è stata presentata la Joint Action Janpa (Joint Action on Nutrition and Physical Activity), a cui partecipa anche l’Italia con il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità, e sono stati illustrati in particolare gli obiettivi e gli outcomes del Workpackage 4 (WP4 – Cost of Childhood Obesity).

Janpa, la Joint Action (JA) europea sulla nutrizione e l’attività fisica, ha come obiettivo principale fermare, entro il 2020, la crescente diffusione di sovrappeso e obesità tra i bambini e gli adolescenti, mettendo a fuoco specifici risultati che possano contribuire in modo efficace alle politiche nutrizionali e relative all’attività fisica dedicate all’infanzia. Attraverso lo scambio, l’identificazione e la selezione di dati e best practice tra i 26 Paesi coinvolti, JANPA (che fornisce un contributo diretto al Piano d’Azione europeo 2014-2020 sull’obesità infantile) sarà in grado di:

  • stimare e prevedere i costi economici legati al sovrappeso e all’obesità
  • implementare interventi integrati dedicati alla promozione di una sana alimentazione e dell’attività fisica tra le donne incinte e le famiglie con bambini piccoli.
  • contribuire alla costruzione di ambienti scolastici più salutari
  • aumentare l’uso delle informazioni nutrizionali degli alimenti da parte di autorità sanitarie, stakeholder e famiglie.

Per raggiungere questi obiettivi la JA-JANPA è organizzata in 7 workpackages (WP), tra i quali il WP4, (Stimare i costi dell’obesità infantile), è finalizzato allo sviluppo di un razionale economico basato sull’evidenza per le azioni sull’obesità infantile.

Recentemente inoltre l’Ufficio europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS Europa) ha invitato gli Stati membri a introdurre ampie restrizioni alla commercializzazione di prodotti alimentari ricchi di grassi, sale e zuccheri per i bambini attraverso tutti i mezzi di comunicazione adottando una serie di programmi completi per promuovere l'assunzione di alimenti sani e ridurre l'assunzione di alimenti e bevande analcoliche ad alto contenuto di grassi saturi, sale e / o zuccheri liberi (alimenti HFSS). A fine l’OMS Europa propone un nuovo strumento per contribuire a garantire il raggiungimento degli obiettivi nazionali in questo campo: “Monitoring food and beverage marketing to children via television and the Internet – A proposed tool for the WHO European Region”.

Il Ccm ha finanziato diversi progetti sulla prevenzione dell’obesità infantile, in particolare nel 2007 nell’ambito del progetto “Sistema di indagini sui rischi comportamentali in età 6-17 anni”, ha promosso e finanziato Okkio alla Salute, un sistema di sorveglianza sul sovrappeso e l’obesità nei bambini delle scuole primarie (6-10 anni) e i fattori di rischio correlati. Il 4 maggio prossimo, a Roma, si svolgerà il Convegno nazionale per i 10 anni di OKkio alla Salute. Inoltre il Ccm anche attraverso il programma Guadagnare salute ha supportato e finanziato diversi progetti sulla promozione dell’attività fisica e di comportamenti alimentari salutari. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Per approfondire:
il Plenary meeting of the European Platform for Action on Diet, Physical Activity and Health
l’ High Level Group on nutrition and physical activity
il tool “Monitoring food and beverage marketing to children via television and the Internet
il sito di  Janpa
la pagina dedicata a JAMPA sul sito Ccm
la pagina dedicata a Guadagnare salute sul sito Ccm
il sito Guadagnare salute
il sito Okkio alla Salute su EpiCentro

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Convegno nazionale per i 10 anni di OKkio alla Salute

Ultimo aggiornamento:
27 aprile 2017

Convegno nazionale per i 10 anni di OKkio alla Salute

Il 4 maggio, presso il Ministero della Salute, si terrà il convegno “Dieci anni di OKkio alla Salute: i risultati della V raccolta dati e le sfide future”.

L’evento, organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute/CCM, è l’occasione per presentare i risultati della V indagine, discutere del lavoro svolto dalle Regioni durante i 10 anni di attività e fornire dati aggiornati..

“OKkio alla SALUTE – Promozione della salute e della crescita sana dei bambini della scuola primaria” è un sistema di sorveglianza nazionale sul sovrappeso e l’obesità nei bambini delle scuole primarie (6-10 anni) e i fattori di rischio correlati. Promosso e finanziato dal Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo della Malattie (CCM) del Ministero della Salute nell’ambito del più ampio progetto Ccm “Sistema di indagini sui rischi comportamentali in età 6-17 anni”, e implementato attraverso il progetto Ccm “Sovrappeso e obesità nei bambini: il sistema di sorveglianza OKkio alla Salute”, è coordinato  dal Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute (CNESPS) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) in collaborazione con le Regioni, il Ministero della Salute e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Questa sorveglianza permette, in tutte le Regioni italiane, di raccogliere informazioni sullo stato ponderale, sulle abitudini alimentari, sui livelli di attività fisica e sui comportamenti a rischio dei bambini (8-9 anni) della scuola primaria, nonché sulle iniziative scolastiche favorenti la sana nutrizione e il movimento, con l’obiettivo di orientare la realizzazione di iniziative utili ed efficaci per il miglioramento delle condizioni di vita e di salute dei bambini delle scuole primarie. Ad oggi si è giunti alla quinta raccolta dati, ciascuna realizzata con una periodicità biennale (2008/9, 2010, 2012, 2014 e 2016); le informazioni sono raccolte a scuola, mediante quattro questionari, e i bambini vengono misurati e pesati attraverso procedure e strumenti standardizzati su tutto il territorio nazionale; tale standardizzazione garantisce la precisione delle stime e la riproducibilità. La sorveglianza vede il coinvolgimento attivo dei professionisti della sanità e della scuola.
OKkio alla SALUTE è collegato al programma europeo “Guadagnare salute” e ai Piani di Prevenzione nazionali e regionali  e partecipa, inoltre, all’iniziativa della regione europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) denominata COSI - Childhood Obesity Surveillance Initiative.

Il convegno del 4 maggio è finalizzato alla presentazione dei risultati della V raccolta dati (2016) e fornirà agli operatori sanitari e della scuola coinvolti elementi conoscitivi inerenti il quadro epidemiologico attuale della distribuzione dell’eccesso ponderale e dei comportamenti a rischio nei bambini (8-9 anni) con un dettaglio regionale, nonché una panoramica dell’evoluzione del fenomeno nel tempo attraverso il confronto con i dati delle precedenti raccolte. In una sessione specifica dell’evento sarà, inoltre, data la possibilità ad alcune Regioni di illustrare l’impatto della Sorveglianza nel proprio contesto a dieci anni dalla sua implementazione. Grazie al coinvolgimento di OKkio alla SALUTE nell’iniziativa “COSI - Childhood Obesity Surveillance Initiative” della regione europea dell’OMS, durante il convegno sarà dato ampio risalto al quadro epidemiologico europeo dell’eccesso ponderale nei bambini.

Da consultare:
il programma del convegno
l’area tematica OKkio alla Salute sul sito EpiCentro
la pagina dedicata a OKkio alla Salute sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica COSI - Childhood Obesity Surveillance Initiative sul sito dell’OMS
la pagina dedicata a Guadagnare salute sul sito Ccm
il sito Guadagnare salute

Per approfondire:
il rapporto nazionale “Il Sistema di sorveglianza OKkio alla SALUTE: risultati 2014“ (pdf: 806 kb)
il progetto Ccm “Sistema di indagini sui rischi comportamentali in età 6-17 anni
il progetto Ccm “Sovrappeso e obesità nei bambini: il sistema di sorveglianza OKkio alla Salute

 

Ultimo aggiornamento:
27 aprile 2017

In bella vista - Lea, focus sulla prevenzione delle malattie croniche

Il 18 marzo 2017 è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 65 il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) del 12 gennaio 2017 con i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza - LEA che sostituisce integralmente quello del 2001. Il nuovo decreto è l’esito di un lavoro condiviso tra Stato, Regioni e Società scientifiche. Mentre il precedente decreto aveva un carattere sostanzialmente ricognitivo e si limitava ad una descrizione generica, l’attuale provvedimento ha carattere effettivamente costitutivo, proponendosi come la fonte primaria per la definizione delle “attività, dei servizi e delle prestazioni” garantite ai cittadini con le risorse pubbliche messe a disposizione del Servizio sanitario nazionale. Tra le principali caratteristiche e novità il nuovo provvedimento ridefinisce e aggiorna gli elenchi delle malattie rare e delle malattie croniche e invalidanti che danno diritto all’esenzione e presta una maggiore attenzione alla sorveglianza e prevenzione delle malattie croniche, inclusi la promozione di stili di vita sani, i programmi organizzati di screening e la sorveglianza e prevenzione nutrizionale.

In un’intervista scritta Stefania Vasselli, della Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria, Ufficio VIII (Promozione della salute e prevenzione e controllo delle malattie cronico-degenerative), ci illustra le novità del provvedimento in materia di prevenzione delle malattie croniche e sottolinea il rapporto tra il LEA della Prevenzione e il Piano Nazionale della Prevenzione (PNP).

Dott.ssa Vasselli, quali sono le più importanti novità del primo livello di assistenza (“Prevenzione collettiva e sanità pubblicaˮ) introdotte dal nuovo provvedimento? E perché era necessario questo aggiornamento?
Con i Piani Nazionali della Prevenzione (vigente e passati) e con il programma di governo Guadagnare Salute, la promozione della salute e la prevenzione delle malattie croniche sono diventate priorità della sanità pubblica italiana. La revisione dei LEA ha tenuto conto di questi orientamenti strategici superando la precedente impostazione (DPCM n. 26 del 29 Novembre 2001) che, nell’ambito dell’Assistenza sanitaria collettiva in ambienti di vita e di lavoro, era centrata su prestazioni individuali e non dava spazio e dignità di servizio ad azioni connesse appunto alla promozione della salute, inclusa la sorveglianza di popolazione, e al monitoraggio e alla valutazione delle azioni stesse.
Il DPCM dei nuovi LEA non solo aggiorna la denominazione del livello (da “Assistenza sanitaria collettiva” a “Prevenzione collettiva e sanità pubblica”) con il duplice scopo di indicare la missione (la salute della collettività) ed affermare il principio di prevenzione (azioni mirate ad evitare che le malattie si producano) che caratterizzano tale ambito, ma ne modifica anche radicalmente il modello concettuale, per renderlo più coerente proprio a quanto caratterizza le azioni di prevenzione e sanità pubblica, rispetto alle prestazioni assistenziali, sul lato della domanda, dei beneficiari, delle modalità di realizzazione, dei modelli organizzativi, della misurabilità. A tal fine, la nuova schematizzazione introduce, per ciascuna delle 7 aree in cui si declina la Prevenzione collettiva e sanità pubblica, una suddivisione dell’area stessa nei seguenti tre elementi:

  • Programmi: individuano gli interventi che dovrebbero essere ricompresi nella Prevenzione collettiva e sanità pubblica. Per definizione, un programma si caratterizza per l’esplicitazione di obiettivi misurabili e per la valutazione del loro raggiungimento;
  • Componenti del programma: specificano le principali linee di attività che dovrebbero costituire, garantendone l’efficacia e la qualità, un programma di salute pubblica;
  • Prestazioni: azioni o prodotti usufruibili dai beneficiari degli interventi.

Nella Prevenzione collettiva e sanità pubblica compare la “sorveglianza e prevenzione primaria delle malattie croniche, inclusi gli stili di vita sani ed i programmi organizzati di screening”, quali sono i programmi e le attività previste in questo ambito?
Sono 9 programmi che si armonizzano con Guadagnare salute e con il PNP 2014-2018. Di seguito l’elenco dei 9 programmi:

  • F1: Cooperazione dei sistemi sanitari con altre istituzioni, con organizzazioni ed enti della collettività, per l’attuazione di programmi inter-settoriali con il coinvolgimento dei cittadini, secondo i principi del Programma nazionale “Guadagnare salute” (DPCM 4.5.2007);
  • F2: Sorveglianza dei fattori di rischio di malattie croniche e degli stili di vita nella popolazione;
  • F3: Prevenzione delle malattie croniche epidemiologicamente più rilevanti, promozione di comportamenti favorevoli alla salute, secondo priorità ed indicazioni concordate a livello nazionale;
  • F4: Prevenzione e contrasto del tabagismo, del consumo a rischio di alcol;
  • F5: Promozione dell’attività fisica e tutela sanitaria dell’attività fisica;
  • F6: Promozione di una sana alimentazione per favorire stili di vita salutari;
  • F7: Promozione, protezione e sostegno dell'allattamento al seno e di una corretta alimentazione complementare;
  • F8: Screening oncologici definiti dall’Accordo Stato Regioni del 23 marzo 20052004 e dal Piano nazionale della prevenzione 2014-2018;
  • F9: Prevenzione delle dipendenze.

Qual è il rapporto tra questa area del LEA della Prevenzione e il PNP?
Bisogna ricordare che l’impianto del PNP 2014-2018 è stato completamente rinnovato rispetto al passato: si tratta infatti di un Piano di quinquennio, con obiettivi ad elevata valenza strategica, misurabili attraverso indicatori e relativi standard, perseguibili contemporaneamente da tutte le Regioni mediante la messa a punto di programmi integrati e trasversali che, partendo dagli specifici contesti locali nonché puntando su un approccio il più possibile intersettoriale e multifattoriale, permettano di raggiungere gli outcome attesi. Elementi chiave di questa nuova impostazione sono richiamati nella vision, nei principi e nelle priorità del documento di Piano che ora si ritrovano tutti nei programmi garantiti dal LEA della Prevenzione. Mi riferisco sia ai determinanti di salute/fattori di rischio che il PNP e i LEA intendono promuovere o contrastare (in particolare i 4 fattori di Guadagnare salute), sia alle modalità di intervento nonché a ruoli e funzioni degli attori coinvolti che tanto il PNP che i LEA definiscono come strategici e funzionali al raggiungimento degli obiettivi di salute fissati.

Quali sono i punti in cui il LEA della Prevenzione si raccorda al PNP?
Vorrei sottolineare cinque punti:

  • il PNP si basa su un approccio setting-specifico (scuole, ambienti di lavoro, comunità locali, servizi sanitari). Analogamente i programmi F4, F5, F6, F9 del LEA in questione prevedono lo sviluppo per “setting” (ambiente scolastico, ambiente di lavoro, comunità) di interventi (per il contrasto al tabagismo, la promozione dell’attività motoria e di una sana alimentazione, la prevenzione delle dipendenze) condivisi tra servizi sanitari e sociosanitari, istituzioni educative, “datori di lavoro”;
  • il PNP investe fortemente sulla salute considerando l’intero arco della vita (approccio life course) e mirando: all’empowerment (individuale e di comunità) per l’adozione di scelte salutari attraverso lo sviluppo delle life skills e la mobilitazione delle risorse delle comunità; al supporto alla creazione di comunità resilienti e di ambienti favorevoli alla salute; alle attività di formazione e comunicazione come risorse e valori necessari ad una società (di individui e di professionisti) consapevole e competente in salute. Analogamente, il programma F7 del LEA Prevenzione individua tra le sue componenti la formazione del personale sanitario su attività di promozione, protezione e sostegno dell’allattamento al seno, coerente con le linee di indirizzo nazionali, e le campagne informativo-educative rivolte a target specifici di popolazione, quali le donne in gravidanza/allattamento;
  • il PNP identifica, nell’ambito delle strategie individuali per il contrasto alle malattie croniche (chiamata attiva, diagnosi precoce, valutazione integrata e presa in carico sistemica dei soggetti in condizioni di rischio aumentato, attraverso il potenziamento delle risorse individuali finalizzata ad una modifica degli stili di vita, l’attivazione di percorsi terapeutico assistenziali multidisciplinari per una presa in carico “sistemica”, l’identificazione precoce, con programmi di popolazione, dei soggetti a rischio per i carcinomi della cervice uterina, della mammella e del colon retto per età) lo strumento del consiglio breve da parte di operatori sanitari nei contesti sanitari “opportunistici”. Anche il LEA della prevenzione propone l’offerta del counseling individuale trasversalmente a tutti i programmi di promozione di sani stili di vita nonché, come il PNP, ingloba nella sorveglianza dell’impatto, in termini di efficacia, di tali programmi anche la valutazione della performance e della qualità dei processi e la realizzazione di azioni volte a migliorarle (es. il potenziamento e l’adeguamento dei sistemi informativi);
  • il PNP enfatizza la necessità di rafforzare i sistemi informativi e di sorveglianza e di indirizzare le conoscenze ed evidenze disponibili al sostegno dell’azione di advocacy e intersettoriale e alla garanzia dell’accountability della prevenzione. L’intero programma F2 del LEA impegna i servizi sanitari a produrre, utilizzare e comunicare i dati derivanti dalla sorveglianza dei fattori di rischio di malattie croniche e degli stili di vita nella popolazione a istituzioni, operatori sanitari e cittadini; il programma F1 finalizza la diponibilità di tali dati alla elaborazione di profili di salute di comunità, al fine di analizzare i bisogni ed individuare i rischi per la popolazione e per l’ambiente, pianificare gli interventi sanitari, ambientali e sociali e valutarne l’impatto sulla salute; inoltre, lo stesso programma F1 si propone di sostenere l’individuazione di soluzioni ai problemi di salute prioritari, basate su evidenze scientifiche al fine di offrire alla popolazione programmi di promozione della salute sempre più costo efficaci;
  • il PNP introduce un modello di governance della prevenzione basato sul concetto di stewardship ovvero sulla compartecipazione sinergica tra gli interlocutori dei vari livelli (centrali, regionali, aziendali) e gli attori che concorrono al raggiungimento degli obiettivi di salute, e quindi sullo sviluppo di politiche intersettoriali che riconoscano e favoriscano l’impatto sulla salute di tali politiche, in coerenza con la strategia Health in all polices. In questa visione, tutti gli interventi si caratterizzano per essere multidisciplinari e multisettoriali, e quindi per la necessità di coinvolgere oltre al mondo sanitario anche altri ambiti e stakeholder quali la scuola, le istituzioni locali, le associazioni sportive, le imprese, ecc., o, nel caso di interventi più tradizionali come i programmi di screening oncologici che rappresentano profili complessi di assistenza, per la dovuta integrazione di competenze, discipline, modalità organizzative, professionalità e strutture della prevenzione collettiva, dell’assistenza distrettuale ed ospedaliera. Il su citato programma F1 del LEA promuove proprio la costruzione di alleanze tra soggetti istituzionali, sociali, imprenditoriali e professionali per concordare azioni a sostegno di politiche per la salute al fine di promuovere il benessere in tutte le fasce di età.

Questo filo conduttore tra PNP e LEA è un passaggio cruciale per il rafforzamento e la continuità di un disegno coerente di politiche per la salute ma soprattutto è una leva istituzionale fortissima affinché il Servizio sanitario si impegni a tradurre le strategie centrali in azioni sul territorio non opzionali bensì sistematiche e incardinate nella pratica dei servizi stessi.

Per approfondire:
il DPCM 12 gennaio 2017
il  documento “Prevenzione collettiva e sanità pubblicaˮ
le slides del Ministero della Salute "I nuovi Livelli essenziali di assistenza"
la sezione Livelli essenziali di assistenza (Lea) sul sito del Ministero della Salute

Articoli correlati sul sito Ccm:
In bella vista: in Gazzetta Ufficiale i nuovi Lea
Nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea)

Ultimo aggiornamento:
29 maggio 2017

Valutazione PNP 2014-2018: la relazione finale

Sono disponibili la relazione finale e l’abstract del progetto Ccm 2014 “Progetto di supporto alla valutazione del Piano Nazionale per la Prevenzione 2014-2018ˮ con illustrati gli obiettivi specifici, i risultati e le conclusioni.

2014

Progetto di supporto alla valutazione del Piano Nazionale per la Prevenzione 2014-2018

Ultimo aggiornamento:
29 maggio 2017

OKkio alla Salute: i materiali del convegno

Il 4 maggio 2017 si è tenuto a Roma, presso il Ministero della Salute, il Convegno “Dieci anni di OKkio alla Salute: i risultati della V raccolta dati e le sfide futureˮ. Nel corso dell’evento, organizzato in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, sono stati presentati i risultati della V indagine ed è stato discusso il lavoro svolto dalle Regioni durante i dieci anni di attività del sistema di sorveglianza su sovrappeso e obesità nei bambini delle scuole primarie (6-10 anni), promosso e finanziato dal Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo della Malattie (CCM) del Ministero della Salute attraverso il progetto Ccm “Sovrappeso e obesità nei bambini: il sistema di sorveglianza OKkio alla Salute”, e coordinato  dal Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute (CNESPS) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

Dall’analisi dei risultati dell’indagine 2016 emerge che il 21,3% dei bambini partecipanti è in sovrappeso mentre il 9,3% risulta obeso. Riguardo la variabilità regionale si confermano prevalenze più elevate al Sud e al Centro anche se il gap tra le Regioni è leggermente diminuito nel corso degli anni. Il confronto con le rilevazioni passate evidenzia un trend di lenta ma costante diminuzione per quanto riguarda la diffusione del sovrappeso e dell’obesità tra i bambini: complessivamente, in meno di dieci anni l’eccesso ponderale (sovrappeso più obesità) dei bambini è diminuito del 13% (passando da 35,2% nel 2008/2009 a 30,6% nel 2016).

Sul sito del Ministero sono disponibili le presentazioni dei relatori che hanno partecipato al convegno e i contributi dei rappresentanti delle Regioni. È on line anche la sintesi dei risultati dell’indagine 2016.

Materiali utili:
le presentazioni dei relatori e i contributi delle Regioni sul sito del Ministero della Salute
la sintesi dei risultati

Per approfondire: 
il programma del convegno
l’area tematica OKkio alla Salute sul sito EpiCentro
la pagina dedicata a OKkio alla Salute sul sito del Ministero della Salute
il progetto Ccm “Sovrappeso e obesità nei bambini: il sistema di sorveglianza OKkio alla Salute
il progetto Ccm “Sistema di indagini sui rischi comportamentali in età 6-17 anni

Articoli correlati sul sito Ccm: 
Convegno nazionale per i 10 anni di OKkio alla Salute

Ultimo aggiornamento:
29 maggio 2017

Alleanza italiana per le malattie cardio-cerebrovascolari

Il 18 maggio scorso è stata sottoscritta presso il Ministero della Salute l' Alleanza Italiana per le malattie cardio-cerebrovascolari , un patto strategico per accrescere gli interventi di prevenzione, assistenza e controllo delle malattie croniche non trasmissibili.
L’Alleanza è stata firmata da 32 federazioni e società di cardiologia e neurologia, medicina interna, medici di medicina generale, pediatri, farmacisti e associazioni di pazienti con il comune obiettivo di implementare interventi di prevenzione e di assistenza alle malattie cardio-cerebrovascolari, coerenti con le strategie e i piani nazionali di promozione della salute, prevenzione e controllo delle malattie croniche non trasmissibili (Programma Guadagnare salute, Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018e Piano Nazionale Cronicità).

Le patologie cardio-cerebrovascolari rappresentano in Italia uno dei più importanti problemi di sanità pubblica: rientrano in questo gruppo di malattie le più frequenti patologie di origine arteriosclerotica, in particolare le malattie ischemiche del cuore (infarto acuto del miocardio, sindrome coronarica acuta ed angina pectoris), le malattie cerebrovascolari (ictus ischemico ed emorragico) e le arteriopatie periferiche. Esse rappresentano la prima causa di morte nel mondo occidentale e hanno anche un notevole impatto in termini di disabilità.

Nell’ambito della ricerca epidemiologica sviluppata negli ultimi 30 anni, è stata dimostrata la reversibilità del rischio, e quindi si è venuta sempre più affermando la consapevolezza dell’importanza degli interventi di promozione della salute e di prevenzione sugli stili di vita, al fine di impedire o ritardare l’insorgenza delle malattia cardiovascolari.

L’Alleanza intende favorire un approccio integrato per diminuire i rischi di malattia sia nella popolazione sana, attraverso strategie intersettoriali di prevenzione e promozione della salute, sia in coloro che hanno superato eventi acuti, con interventi di prevenzione individuale.

Sulla base del Global Action Plan for the Prevention and Control of NCDs 2013-2020 e della Global Hearts Initiative, promosse dall’OMS, l’Alleanza rappresenta un’occasione concreta per sviluppare una strategia globale di prevenzione e assistenza delle malattie cardio-cerebrovascolari, adatta al contesto italiano, coinvolgendo attivamente  tutti i principali stakeholders nel promuovere l’adozione di stili di vita salutari (sana alimentazione, attività fisica, niente fumo, consumo moderato e responsabile di alcol) come principale strategia di prevenzione, supportando gli obiettivi di Guadagnare salute e del Piano nazionale della prevenzione e consolidando il raccordo tra il sistema di cure primarie e la rete di assistenza ospedaliera e specialistica.

Obiettivi specifici dell’Alleanza sono:

  • promuovere nella popolazione generale e nelle persone ad alto rischio l’adozione di stili di vita salutari;
  • promuovere l’empowerment dei cittadini e l’engagement dei pazienti e delle loro famiglie;
  • sostenere l’implementazione di politiche intersettoriali;
  • implementare strategie per la promozione della salute, la prevenzione e la gestione delle malattie cardio-cerebrovascolari;
  • consolidare il raccordo tra il sistema di cure primarie e la rete di assistenza ospedaliera e specialistica;
  • promuovere interventi di formazione sulla gestione del rischio cardio-cerebrovascolare e sul supporto al cambiamento comportamentale (colloquio motivazionale breve);
  • contribuire alle iniziative di comunicazione e sensibilizzazione;
  • definire e divulgare documenti e linee di indirizzo.

L’Alleanza si doterà di un proprio regolamento interno, e sarà articolata in un’Assemblea generale e in un Comitato esecutivo e opererà anche attraverso Gruppi di lavoro.

Il Ccm ha finanziato diversi progetti sulla promozione di stili di vita favorevoli alla salute. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm e l’area dedicata al programma Guadagnare Salute.

Materiali utili:
il documento di strategia
l'elenco dei firmatari dell'Alleanza Italiana per le malattie cardio-cerebrovascolari
il programma Guadagnare salute
il PNP 2014-2018
il Piano Nazionale Cronicità

Per approfondire:
la notizia sul sito del Ministero della Salute
la pagina dedicata a Guadagnare salute sul sito Ccm
l’area tematica Guadagnare salute sul sito del Ministero della Salute
il sito Guadagnare salute 
la pagina dedicata al PNP 2014-2018 sul sito Ccm
la pagina dedicata a Chrodis sul sito del Ccm
la sorveglianza Passi sul sito EpiCentro




Ultimo aggiornamento:
29 maggio 2017

Attività fisica: la Dichiarazione di Bangkok

Il Centro Regionale di Documentazione per la Promozione della Salute (Dors), in collaborazione con l’Università di Cagliari, pubblica la traduzione ufficiale in italiano della “Dichiarazione di Bangkok sull'attività fisica per la salute globale e lo sviluppo sostenibile” sottoscritta, a novembre 2016, da 72 Paesi durante la sesta conferenza della Società Internazionale per l’Attività fisica e la Salute (International Society for Physical activity and Health - ISPAH). Il documento rappresenta una vera e propria dichiarazione di consenso sull’importanza della promozione dell’attività fisica per la prevenzione delle malattie croniche e la promozione della salute globale. La Dichiarazione di Bangkok individua 6 aree prioritarie in cui i governi dovrebbero investire per raggiungere l’obiettivo previsto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) di aumentare del 10% i livelli di attività fisica e ridurre i comportamenti sedentari entro il 2025, al fine di guadagnare salute e migliorare la qualità della vita:

  1. Rinnovare l’impegno a investire e attuare azioni politiche tempestive e su larga scala, per ridurre l’inattività fisica lungo l’intero arco della vita, come contributo alla riduzione del carico globale di malattie non trasmissibili e raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030;
  2. Prevedere un coinvolgimento dei diversi settori a livello nazionale e istituire piattaforme di coordinamento;
  3. Sviluppare le competenze dei professionisti e dei decisori;
  4. Migliorare le competenze tecniche e condividere le esperienze;
  5. Rafforzare il monitoraggio e i sistemi di sorveglianza;
  6. Sostenere e promuovere la collaborazione, la ricerca e la valutazione delle politiche.

La Dichiarazione di Bangkok completa i principi e le azioni della "Carta di Toronto per l'attività fisica", integra il documento "Investimenti che funzionano per promuovere l'attività fisica" e fa appello a decisori, finanziatori e portatori di interesse affinché creino partnership tra più settori per implementare piani nazionali e regionali di promozione di stili di vita attivi e salutari.
Dors invita i professionisti, le reti e i gruppi di lavoro impegnati nella promozione dell’attività fisica a sostenere e diffondere la nuova Dichiarazione di Bangkok (Advocacy per l’attività fisica) e ha creato uno spazio virtuale sul quale poter scrivere dei progetti e degli interventi di promozione dell'attività fisica in corso di attuazione o appena conclusi. realizzati dalle proprie organizzazioni, o dei quali si è a conoscenza nel territorio di appartenenza. Progetti che abbiano avuto impatto su uno o più degli 8 obiettivi di sviluppo sostenibile, assegnati dalle Nazioni Unite a tutti i Paesi per il 2030, e richiamati dalla Dichiarazione di Bangkok.

Il Ccm ha finanziato diversi progetti di promozione dell’attività fisica, anche nell’ambito del programma “Guadagnare Salute”. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Materiali utili:
la traduzione in italiano del documento completo “La Dichiarazione di Bangkok sull'attività fisica per la salute globale e lo sviluppo sostenibile (novembre 2016, traduzione italiana autorizzata, a cura di Università di Cagliari e Dors)” (PDF: 524 kb)
la presentazione nella pagina dedicata del sito Dors
il documento in originale sul sito dell’Ispah “The Bangkok Declaration on Physical Activity for Global Health and Sustainable development
la “Carta di Toronto per l'attività fisica
il documento “Investimenti che funzionano per promuovere l'attività fisica

Per approfondire:
il sito Dors
la pagina dedicata a Guadagnare salute sul sito Ccm
il sito Guadagnare salute 
la sorveglianza Passi sul sito EpiCentro
il sito di JANPA  
la pagina dedicata a JANPA sul sito Ccm

Articoli correlati:
Nutrizione e attività fisica: nuovi materiali

Ultimo aggiornamento:
29 maggio 2017

Malattie batteriche invasive: nuova Circolare

Il 9 maggio 2017, il Ministero della Salute ha pubblicato la Circolare “Prevenzione e controllo delle malattie batteriche invasive prevenibili con vaccinazione”.

Le malattie batteriche invasive (meningiti, batteriemie, sepsi, polmoniti batteriemiche e altri quadri clinici con isolamento di batteri da siti normalmente sterili) hanno un rilevante impatto clinico e sono caratterizzate da un’elevata frequenza di quadri clinici gravi. I batteri più frequentemente responsabili di malattie batteriche invasive e prevenibili con la vaccinazione sono Neisseria meningitidis (meningococco), Streptococcus pneumoniae (pneumococco) e Haemophilus influenzae (emofilo).

Il documento fornisce indicazioni con lo scopo di uniformare e migliorare le procedure di diagnosi, sorveglianza, prevenzione e controllo delle malattie invasive batteriche da meningococco, pneumococco ed emofilo, definendo delle procedure standard, da seguire in tutto il Paese, per la tutela del singolo e della collettività.
La circolare si è resa necessaria anche per i progressi nel settore diagnostico e per i cambiamenti epidemiologici dovuti sia alle variazioni naturali nel trend dei patogeni, che al progressivo uso dei nuovi vaccini.

In particolare il documento raccomanda di porre maggiore attenzione alla diagnosi microbiologica attraverso l’uso di metodiche sia culturali che molecolari e attraverso l’istituzione di un laboratorio di microbiologia di riferimento, per una corretta diagnosi eziologica.
Sottolinea l’importanza di migliorare da parte dei Servizi di Igiene pubblica la tempestività della segnalazione dei casi sospetti di meningite da qualunque agente batterico/sepsi da meningococco per le vie brevi al Ministero della Salute, e garantire la trasmissione/caricamento delle informazioni relative ai casi confermati sulla piattaforma della sorveglianza MIB, come da procollo.
Fornisce, infine, indicazioni sulla  chemioprofilassi e la vaccinazione dei contatti stretti, in caso di meningite o altra malattia batterica invasiva da meningococco e emofilo.

Per approfondire:
la notizia sul sito del Ministero della Salute
la Circolare “Prevenzione e controllo delle malattie batteriche invasive prevenibili con vaccinazione
il protocollo della sorveglianza nazionale sul sito dell’ISS

Ultimo aggiornamento:
29 maggio 2017

Farmacovigilanza nell’Ue: il report 2012-2014

La Commissione Europea ha pubblicato il rapporto sulle attività di farmacovigilanza relative agli anni 2012-2014.
La farmacovigilanza rappresenta un elemento chiave per la salute pubblica, la sua attività si esplica attraverso il monitoraggio della sicurezza dei medicinali attraversol'individuazione, la valutazione, la comprensione e la prevenzione degli effetti avversi o di altri problemi connessi ai medicinali. Nell’Unione Europea tutti i farmaci sono soggetti a verifiche e valutazioni rigorose in termini di qualità, efficacia e sicurezza prima di essere autorizzati a livello degli Stati membri o dell'UE. Inoltre, una volta introdotti sul mercato continuano a essere monitorati attraverso attività di farmacovigilanza per osservare eventuali reazioni avverse, non evidenziate negli studi clinici pre-registrativi.  

La nuova legislazione europea, entrata in vigore a metà del 2012, è stata progettata per migliorare la farmacovigilanza nell'UE.  A tal fine è stato creato il Comitato di valutazione dei rischi per la farmacovigilanza (PRAC) che, insieme ai principali partner della rete europea per la farmacovigilanza, (la Commissione europea, gli Stati membri e l'Agenzia Europea dei Medicinali (EMA), opera nell'intento di esaminare e trattare rapidamente qualsiasi problema emergente affinché i pazienti abbiano accesso a medicinali sicuri, efficaci e di qualità. 

Il report e il documento di lavoro allegato descrivono il lavoro del network europeo per il monitoraggio e il controllo di sicurezza dei farmaci focalizzandosi sul periodo che va dal 2012, momento in cui è entrata in vigore la nuova legislazione, fino alle fine del 2014 ma includono anche alcune informazioni sulle attività iniziate entro luglio 2015.
In particolare, dal rapporto risulta che nell’area economica europea (SEE) le segnalazioni di reazioni avverse ai farmaci sono aumentate da circa 240.000 nel 2012 a quasi 290.000 nel 2014. Inoltre l’attività di farmacovigilanza viene sempre più gestita in modo proattivo attraverso piani di gestione del rischio e la ri-valutazione del rapporto rischi-benefici dei farmaci viene effettuata tramite la presentazione di rapporti periodici di aggiornamento sulla loro sicurezza (PSUR). Anche le segnalazioni di reazione avverse da medication error sono passate da circa 4.500 nel 2012 a oltre 7.000 nel 2014.
La rete europea di farmacovigilanza rappresenta un esempio di proficua cooperazione a livello europeo a beneficio dei cittadini dell'UE. L'impegno di importanti parti interessate, quali i pazienti e i professionisti del settore sanitario, è integrato nel sistema anche attraverso le segnalazioni di sospetti effetti collaterali da parte dei pazienti.

Materiali utili:
il rapporto completo “Monitoring safety of medicines for patients Pharmacovigilance activities related to medicines for human use in the EU” (PDF: 352 kb)
il documento di lavoro allegato “Commission Staff Working Document” (PDF: 1,2 Mb).

Per approfondire:
la sezione farmacovigilanaza sul sito della Commissione Europea
Agenzia Europea dei Medicinali (EMA)
Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) 
l’area tematica Osservatorio sui farmaci sul sito EpiCentro

Ultimo aggiornamento:
29 maggio

In bella vista – Programma Ccm 2017: iter di approvazione

26 luglio 2017

In data 21 luglio 2017, si è concluso l’iter di valutazione dei progetti di attuazione del programma CCM 2017.

Per il corrente anno, la Direzione Generale della Prevenzione ha inviato, con nota n. 17431 del 07 giugno  2017, il programma CCM 2017 (approvato con DM 11 maggio 2017) a tutti gli Enti partner (Regioni e Province Autonome, ISS, INAIL, INMP e AGENAS), invitandoli a trasmettere le proprie proposte, sotto forma di progetti esecutivi,  inderogabilmente entro il giorno 7 luglio 2017.

In particolare, ciascun Ente partner è stato chiamato a trasmettere al Direttore Operativo del CCM un massimo di due proposte di progetto, nell’ambito delle nove linee di intervento identificate in tabella 1a del programma CCM 2017, senza alcun vincolo nella scelta della/e linea/e progettuale/i.

Quest’anno gli Enti partner hanno trasmesso un totale di 43 proposte.

Il Comitato Scientifico del CCM, sulla base dei criteri riportati nel programma stesso, ha assegnato un voto finale a ciascuno dei 43 progetti esecutivi pervenuti. In virtù della graduatoria conclusiva e tenuto conto degli importi dei singoli progetti e della disponibilità economica dell’area progettuale del programma CCM 2017, pari ad euro 3.754.621, risultano ammessi al finanziamento otto progetti esecutivi per un totale di euro 3.596.950 e una disponibilità economica residua pari ad euro 157.671. il Comitato Scientifico ha ritenuto opportuno estendere l’accesso al finanziamento anche al nono progetto in graduatoria, “Sorveglianza delle infezioni gastroenteriche da norovirus e rotavirus associate all’assistenza sanitaria”, proposto dalla Provincia autonoma Di Bolzano, richiedendo, tuttavia, una rimodulazione del piano finanziario sulla base delle  risorse disponibili.

Nel corrente anno risultano pertanto finanziabili 9 progetti esecutivi, per i quali si avviano le procedure amministrative per la stipula dei relativi accordi di collaborazione.
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7 giugno 2017

Adottato con DM 11 maggio 2017, registrato dalla Corte dei Conti il 30 maggio 2017, il Programma annuale di attività per il 2017 del CCM .

Anche per quest’anno è stata confermata la suddivisione in due ambiti operativi: area progettuale e azioni centrali.

Nell’ambito dell’area progettuale sono stati identificati tre ambiti di intervento: patologie trasmissibili, patologie non trasmissibili e azioni di sistema per un totale di nove linee di intervento. Tali linee di intervento rappresentano una priorità di Governo, sono coerenti con le disposizioni del Piano Nazionale della Prevenzione e con i recenti Piani nazionali approvati e coordinati dal Ministero della salute - Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria, sono rilevanti per la sanità pubblica e presentano elementi, procedure e azioni la cui evidenzia di efficacia fa prevedere un impatto misurabile.

Della disponibilità economica per il 2017 pari a 7.509.242€, salvo accantonamenti, il 50% è stato ripartito a favore delle linee progettuali e il restante 50% sulle cosiddette azioni centrali.

Le proposte di progetto e la relativa nota di trasmissione devono essere inviate entro e non oltre il giorno 7 luglio 2017.

Sintesi delle procedure

Il programma Ccm 2017 è stato trasmesso con nota ufficiale agli Enti partner il 7 giugno 2017.

In merito alle procedure di attuazione si segnala che gli Enti partner (Regioni e Province Autonome, ISS, INAIL, INMP e AGENAS) sono chiamati a presentare le proposte direttamente sotto forma di progetti esecutivi, redatti secondo lo standard CCM 2017, con relativo piano finanziario, e coerentemente con la Guida alla progettazione.

Ciascun Ente partner raccoglie, vaglia e trasmette al Direttore operativo del Ccm un massimo di due proposte di progetto, nell’ambito delle nove linee di intervento identificate in tabella 1a del programma Ccm 2017; senza alcuna limitazione alla scelta della/e linea/e progettuale.

Le proposte devono inoltre prevedere:

  • il coinvolgimento di almeno tre Regioni, appartenenti alle tre differenti aree geografiche Nord, Centro, Sud, così da assicurare una rappresentatività del territorio nazionale, in funzione della trasferibilità dei risultati;
  • un finanziamento non superiore a 450.000 euro

I progetti esecutivi potranno vedere il coinvolgimento, oltre che delle strutture del SSN e delle Regioni medesime, della Sanità militare, dell’Istituto superiore di sanità (ISS), dell’Istituto Nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS), dell’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (INMP) e degli Istituti zooprofilattici sperimentali (IZZSS), anche di Università ed Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico a carattere pubblico e di ogni altro Ente pubblico, pertinente alla progettualità prescelta.

Tempistica

Le proposte di progetto e la relativa nota ufficiale di trasmissione devono essere inviate entro e non oltre il giorno 7 luglio 2017 ai seguenti indirizzi di posta elettronica:

dgprev@postacert.sanita.it
s.mele@sanita.it
d.paramatti@sanita.it  
p.rosi@sanita.it

Successivamente, come previsto dal programma, il Comitato scientifico provvederà alla disamina dei progetti esecutivi, in base alla quale verranno identificate le proposte finanziabili.

Per una più completa e dettagliata informazione sull’iter procedurale consultare il Programma Ccm 2017  (PDF: 1.350 Kb).

Ultimo aggiornamento:
26 luglio 2017

Lea, focus sulla prevenzione delle malattie croniche

Il 18 marzo 2017 è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 65 il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) del 12 gennaio 2017 con i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza - LEA che sostituisce integralmente quello del 2001. Il nuovo decreto è l’esito di un lavoro condiviso tra Stato, Regioni e Società scientifiche. Mentre il precedente decreto aveva un carattere sostanzialmente ricognitivo e si limitava ad una descrizione generica, l’attuale provvedimento ha carattere effettivamente costitutivo, proponendosi come la fonte primaria per la definizione delle “attività, dei servizi e delle prestazioni” garantite ai cittadini con le risorse pubbliche messe a disposizione del Servizio sanitario nazionale. Tra le principali caratteristiche e novità il nuovo provvedimento ridefinisce e aggiorna gli elenchi delle malattie rare e delle malattie croniche e invalidanti che danno diritto all’esenzione e presta una maggiore attenzione alla sorveglianza e prevenzione delle malattie croniche, inclusi la promozione di stili di vita sani, i programmi organizzati di screening e la sorveglianza e prevenzione nutrizionale.

In un’intervista scritta Stefania Vasselli, della Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria, Ufficio VIII (Promozione della salute e prevenzione e controllo delle malattie cronico-degenerative), ci illustra le novità del provvedimento in materia di prevenzione delle malattie croniche e sottolinea il rapporto tra il LEA della Prevenzione e il Piano Nazionale della Prevenzione (PNP).

Dott.ssa Vasselli, quali sono le più importanti novità del primo livello di assistenza (“Prevenzione collettiva e sanità pubblicaˮ) introdotte dal nuovo provvedimento? E perché era necessario questo aggiornamento? 
Con i Piani Nazionali della Prevenzione (vigente e passati) e con il programma di governo Guadagnare Salute, la promozione della salute e la prevenzione delle malattie croniche sono diventate priorità della sanità pubblica italiana. La revisione dei LEA ha tenuto conto di questi orientamenti strategici superando la precedente impostazione (DPCM n. 26 del 29 Novembre 2001) che, nell’ambito dell’Assistenza sanitaria collettiva in ambienti di vita e di lavoro, era centrata su prestazioni individuali e non dava spazio e dignità di servizio ad azioni connesse appunto alla promozione della salute, inclusa la sorveglianza di popolazione, e al monitoraggio e alla valutazione delle azioni stesse.
Il DPCM dei nuovi LEA non solo aggiorna la denominazione del livello (da “Assistenza sanitaria collettiva” a “Prevenzione collettiva e sanità pubblica”) con il duplice scopo di indicare la missione (la salute della collettività) ed affermare il principio di prevenzione (azioni mirate ad evitare che le malattie si producano) che caratterizzano tale ambito, ma ne modifica anche radicalmente il modello concettuale, per renderlo più coerente proprio a quanto caratterizza le azioni di prevenzione e sanità pubblica, rispetto alle prestazioni assistenziali, sul lato della domanda, dei beneficiari, delle modalità di realizzazione, dei modelli organizzativi, della misurabilità. A tal fine, la nuova schematizzazione introduce, per ciascuna delle 7 aree in cui si declina la Prevenzione collettiva e sanità pubblica, una suddivisione dell’area stessa nei seguenti tre elementi:

  • Programmi: individuano gli interventi che dovrebbero essere ricompresi nella Prevenzione collettiva e sanità pubblica. Per definizione, un programma si caratterizza per l’esplicitazione di obiettivi misurabili e per la valutazione del loro raggiungimento;
  • Componenti del programma: specificano le principali linee di attività che dovrebbero costituire, garantendone l’efficacia e la qualità, un programma di salute pubblica;
  • Prestazioni: azioni o prodotti usufruibili dai beneficiari degli interventi.

Nella Prevenzione collettiva e sanità pubblica compare la “sorveglianza e prevenzione primaria delle malattie croniche, inclusi gli stili di vita sani ed i programmi organizzati di screening”, quali sono i programmi e le attività previste in questo ambito? 
Sono 9 programmi che si armonizzano con Guadagnare salute e con il PNP 2014-2018. Di seguito l’elenco dei 9 programmi:

  • F1: Cooperazione dei sistemi sanitari con altre istituzioni, con organizzazioni ed enti della collettività, per l’attuazione di programmi inter-settoriali con il coinvolgimento dei cittadini, secondo i principi del Programma nazionale “Guadagnare salute” (DPCM 4.5.2007);
  • F2: Sorveglianza dei fattori di rischio di malattie croniche e degli stili di vita nella popolazione;
  • F3: Prevenzione delle malattie croniche epidemiologicamente più rilevanti, promozione di comportamenti favorevoli alla salute, secondo priorità ed indicazioni concordate a livello nazionale;
  • F4: Prevenzione e contrasto del tabagismo, del consumo a rischio di alcol;
  • F5: Promozione dell’attività fisica e tutela sanitaria dell’attività fisica;
  • F6: Promozione di una sana alimentazione per favorire stili di vita salutari;
  • F7: Promozione, protezione e sostegno dell'allattamento al seno e di una corretta alimentazione complementare;
  • F8: Screening oncologici definiti dall’Accordo Stato Regioni del 23 marzo 20052004 e dal Piano nazionale della prevenzione 2014-2018;
  • F9: Prevenzione delle dipendenze.

Qual è il rapporto tra questa area del LEA della Prevenzione e il PNP? 
Bisogna ricordare che l’impianto del PNP 2014-2018 è stato completamente rinnovato rispetto al passato: si tratta infatti di un Piano di quinquennio, con obiettivi ad elevata valenza strategica, misurabili attraverso indicatori e relativi standard, perseguibili contemporaneamente da tutte le Regioni mediante la messa a punto di programmi integrati e trasversali che, partendo dagli specifici contesti locali nonché puntando su un approccio il più possibile intersettoriale e multifattoriale, permettano di raggiungere gli outcome attesi. Elementi chiave di questa nuova impostazione sono richiamati nella vision, nei principi e nelle priorità del documento di Piano che ora si ritrovano tutti nei programmi garantiti dal LEA della Prevenzione. Mi riferisco sia ai determinanti di salute/fattori di rischio che il PNP e i LEA intendono promuovere o contrastare (in particolare i 4 fattori di Guadagnare salute), sia alle modalità di intervento nonché a ruoli e funzioni degli attori coinvolti che tanto il PNP che i LEA definiscono come strategici e funzionali al raggiungimento degli obiettivi di salute fissati.

Quali sono i punti in cui il LEA della Prevenzione si raccorda al PNP? 
Vorrei sottolineare cinque punti:

  • il PNP si basa su un approccio setting-specifico (scuole, ambienti di lavoro, comunità locali, servizi sanitari). Analogamente i programmi F4, F5, F6, F9 del LEA in questione prevedono lo sviluppo per “setting” (ambiente scolastico, ambiente di lavoro, comunità) di interventi (per il contrasto al tabagismo, la promozione dell’attività motoria e di una sana alimentazione, la prevenzione delle dipendenze) condivisi tra servizi sanitari e sociosanitari, istituzioni educative, “datori di lavoro”;
  • il PNP investe fortemente sulla salute considerando l’intero arco della vita (approccio life course) e mirando: all’empowerment (individuale e di comunità) per l’adozione di scelte salutari attraverso lo sviluppo delle life skills e la mobilitazione delle risorse delle comunità; al supporto alla creazione di comunità resilienti e di ambienti favorevoli alla salute; alle attività di formazione e comunicazione come risorse e valori necessari ad una società (di individui e di professionisti) consapevole e competente in salute. Analogamente, il programma F7 del LEA Prevenzione individua tra le sue componenti la formazione del personale sanitario su attività di promozione, protezione e sostegno dell’allattamento al seno, coerente con le linee di indirizzo nazionali, e le campagne informativo-educative rivolte a target specifici di popolazione, quali le donne in gravidanza/allattamento;
  • il PNP identifica, nell’ambito delle strategie individuali per il contrasto alle malattie croniche (chiamata attiva, diagnosi precoce, valutazione integrata e presa in carico sistemica dei soggetti in condizioni di rischio aumentato, attraverso il potenziamento delle risorse individuali finalizzata ad una modifica degli stili di vita, l’attivazione di percorsi terapeutico assistenziali multidisciplinari per una presa in carico “sistemica”, l’identificazione precoce, con programmi di popolazione, dei soggetti a rischio per i carcinomi della cervice uterina, della mammella e del colon retto per età) lo strumento del consiglio breve da parte di operatori sanitari nei contesti sanitari “opportunistici”. Anche il LEA della prevenzione propone l’offerta del counseling individuale trasversalmente a tutti i programmi di promozione di sani stili di vita nonché, come il PNP, ingloba nella sorveglianza dell’impatto, in termini di efficacia, di tali programmi anche la valutazione della performance e della qualità dei processi e la realizzazione di azioni volte a migliorarle (es. il potenziamento e l’adeguamento dei sistemi informativi);
  • il PNP enfatizza la necessità di rafforzare i sistemi informativi e di sorveglianza e di indirizzare le conoscenze ed evidenze disponibili al sostegno dell’azione di advocacy e intersettoriale e alla garanzia dell’accountability della prevenzione. L’intero programma F2 del LEA impegna i servizi sanitari a produrre, utilizzare e comunicare i dati derivanti dalla sorveglianza dei fattori di rischio di malattie croniche e degli stili di vita nella popolazione a istituzioni, operatori sanitari e cittadini; il programma F1 finalizza la diponibilità di tali dati alla elaborazione di profili di salute di comunità, al fine di analizzare i bisogni ed individuare i rischi per la popolazione e per l’ambiente, pianificare gli interventi sanitari, ambientali e sociali e valutarne l’impatto sulla salute; inoltre, lo stesso programma F1 si propone di sostenere l’individuazione di soluzioni ai problemi di salute prioritari, basate su evidenze scientifiche al fine di offrire alla popolazione programmi di promozione della salute sempre più costo efficaci;
  • il PNP introduce un modello di governance della prevenzione basato sul concetto di stewardship ovvero sulla compartecipazione sinergica tra gli interlocutori dei vari livelli (centrali, regionali, aziendali) e gli attori che concorrono al raggiungimento degli obiettivi di salute, e quindi sullo sviluppo di politiche intersettoriali che riconoscano e favoriscano l’impatto sulla salute di tali politiche, in coerenza con la strategia Health in all polices. In questa visione, tutti gli interventi si caratterizzano per essere multidisciplinari e multisettoriali, e quindi per la necessità di coinvolgere oltre al mondo sanitario anche altri ambiti e stakeholder quali la scuola, le istituzioni locali, le associazioni sportive, le imprese, ecc., o, nel caso di interventi più tradizionali come i programmi di screening oncologici che rappresentano profili complessi di assistenza, per la dovuta integrazione di competenze, discipline, modalità organizzative, professionalità e strutture della prevenzione collettiva, dell’assistenza distrettuale ed ospedaliera. Il su citato programma F1 del LEA promuove proprio la costruzione di alleanze tra soggetti istituzionali, sociali, imprenditoriali e professionali per concordare azioni a sostegno di politiche per la salute al fine di promuovere il benessere in tutte le fasce di età.

Questo filo conduttore tra PNP e LEA è un passaggio cruciale per il rafforzamento e la continuità di un disegno coerente di politiche per la salute ma soprattutto è una leva istituzionale fortissima affinché il Servizio sanitario si impegni a tradurre le strategie centrali in azioni sul territorio non opzionali bensì sistematiche e incardinate nella pratica dei servizi stessi.

Per approfondire: 
il DPCM 12 gennaio 2017 
il  documento “Prevenzione collettiva e sanità pubblicaˮ
le slides del Ministero della Salute "I nuovi Livelli essenziali di assistenza"
la sezione Livelli essenziali di assistenza (Lea) sul sito del Ministero della Salute

Articoli correlati sul sito Ccm: 
In bella vista: in Gazzetta Ufficiale i nuovi Lea 
Nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea)


Ultimo aggiornamento:
7 giugno 2017

OKkio alla Salute: i materiali del convegno

Il 4 maggio 2017 si è tenuto a Roma, presso il Ministero della Salute, il Convegno “Dieci anni di OKkio alla Salute: i risultati della V raccolta dati e le sfide futureˮ. Nel corso dell’evento, organizzato in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, sono stati presentati i risultati della V indagine ed è stato discusso il lavoro svolto dalle Regioni durante i dieci anni di attività del sistema di sorveglianza su sovrappeso e obesità nei bambini delle scuole primarie (6-10 anni), promosso e finanziato dal Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo della Malattie (CCM) del Ministero della Salute attraverso il progetto Ccm “Sovrappeso e obesità nei bambini: il sistema di sorveglianza OKkio alla Salute”, e coordinato  dal Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute (CNESPS) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

Dall’analisi dei risultati dell’indagine 2016 emerge che il 21,3% dei bambini partecipanti è in sovrappeso mentre il 9,3% risulta obeso. Riguardo la variabilità regionale si confermano prevalenze più elevate al Sud e al Centro anche se il gap tra le Regioni è leggermente diminuito nel corso degli anni. Il confronto con le rilevazioni passate evidenzia un trend di lenta ma costante diminuzione per quanto riguarda la diffusione del sovrappeso e dell’obesità tra i bambini: complessivamente, in meno di dieci anni l’eccesso ponderale (sovrappeso più obesità) dei bambini è diminuito del 13% (passando da 35,2% nel 2008/2009 a 30,6% nel 2016).

Sul sito del Ministero sono disponibili le presentazioni dei relatori che hanno partecipato al convegno e i contributi dei rappresentanti delle Regioni. È on line anche la sintesi dei risultati dell’indagine 2016.

Materiali utili: 
le presentazioni dei relatori e i contributi delle Regioni sul sito del Ministero della Salute
la sintesi dei risultati

Per approfondire: 
il programma del convegno
l’area tematica OKkio alla Salute sul sito EpiCentro
la pagina dedicata a OKkio alla Salute sul sito del Ministero della Salute
il progetto Ccm “Sovrappeso e obesità nei bambini: il sistema di sorveglianza OKkio alla Salute
il progetto Ccm “Sistema di indagini sui rischi comportamentali in età 6-17 anni

Articoli correlati sul sito Ccm: 
Convegno nazionale per i 10 anni di OKkio alla Salute

Ultimo aggiornamento:
7 giugno 2017

Vaccinazioni: il punto della situazione

Sul sito del Ministero della Salute sono disponibili i dati sulle coperture vaccinali (CV) relative al 2016, riguardanti i bambini di 24 mesi, 36 mesi, 5-6 anni e per la prima volta i dati sugli adolescenti di 16 e di 18 anni.
Dal 2013 le coperture vaccinali in Italia mostrano un andamento in diminuzione, indicativo di una minore adesione ai programmi in atto e una minore fiducia della popolazione nei confronti di questa arma di prevenzione.
Tale fenomeno ha determinato un calo della copertura vaccinale al di sotto del 95%, soglia raccomandata dall’OMS per la c.d. “immunità di gregge”, per proteggere, cioè, indirettamente anche coloro che, per motivi di salute, non possono essere vaccinati.
Anche i dati di copertura vaccinale relativi al 2016 confermano questo trend negativo.

In particolare emerge che:

  • le coperture vaccinali a 24 mesi per anti-difterica, anti-polio, anti-tetanica, anti-epatite B sono ancora ben al di sotto del valore del 95%, con un valore medio nazionale (93,3%) di poco inferiore a quello del 2015 (93,4%);
  • solo 6 riescono a superare la soglia del 95% per la vaccinazione anti-polio, mentre 8 sono addirittura sotto il 93%;
  • in calo anche le coperture medie per pneumococco (88,4% nel 2016 vs 88,7% nel 2015), mentre, probabilmente per il grande clamore mediatico suscitato dall’aumento dei casi di malattia invasiva da meningococco C in Toscana, le coperture nei confronti del meningococco C sono cresciute di 4 punti percentuali passando da 76,6% nel 2015 a 80,7% nel 2016;
  • inoltre, sebbene i dati di copertura vaccinale nei confronti di morbillo e rosolia mostrino un trend in aumento, passando dall’85,3% del 2015 all’87,3% nel 2016, l’obiettivo di eliminare il morbillo dalla regione europea dell’OMS è fissato per il 2020 e la copertura ideale - di almeno il 95% - appare difficile e lontano. L’epidemia di morbillo partita nei primi mesi del 2017, che ha causato più di 2700 casi (inclusi quasi 1100 ricoveri), con un coinvolgimento nella catena di trasmissione anche di giovani adulti, operatori sanitari e personale scolastico ha dato un segnale molto forte sull’impatto negativo delle basse coperture vaccinali e sull’accumulo di soggetti suscettibili;
  • il trend generale negativo è confermato anche dalle coperture vaccinali nazionali a 36 mesi per l’anno 2016 (relative ai bambini nati nell’anno 2013).

Insieme alle coperture vaccinali per i cicli di base, vengono pubblicate anche quelle per i richiami in età pre-scolare, generalmente somministrati a 5-6 anni e per la prima volta le coperture per le vaccinazioni effettuate negli adolescenti di 16 e 18 anni.

Disponibile anche la Circolare ministeriale con le prime indicazioni operative alle Regioni e Province autonome per l’attuazione del decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73, recante “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale”.
La circolare ribadisce che l'obiettivo del decreto legge è di rendere obbligatorie le vaccinazioni nei confronti di malattie a rischio epidemico, al fine di raggiungere e mantenere la soglia di copertura vaccinale del 95%, come raccomandato dall’OMS per garantire l’ “immunità di gregge”.
Viene altresì ribadito che, come previsto all'articolo 1 del decreto legge, le vaccinazioni per le quali è introdotto l’obbligo sono gratuite in quanto già incluse nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Nel documento inoltre si sottolinea che la ASL territorialmente competente ha un ruolo centrale nella prevenzione e nella verifica dell’inadempimento dell’obbligo vaccinale e nel percorso che da tale verifica prende avvio.

Infine, dal 14 giugno 2017 è attivo il numero di pubblica utilità 1500. Dal lunedì al venerdì, dalle ore 10:00 alle 16:00, medici ed esperti del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) risponderanno alle chiamate, per fornire ai cittadini una corretta informazione riguardo alle novità introdotte dal recente decreto legge in materia di vaccinazioni obbligatorie da zero a 16 anni.

Per approfondire:
la notizia sulle CV 2016 sul sito del Ministero della Salute
la tabelle con i dati 2016 sul sito del Ministero della Salute
la Circolare con le prime indicazioni operative e la notizia sul sito del ministero
il  decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73 sito del Ministero della Salute
la notizia sul numero di pubblica utilità sul sito del Ministero
il Documento sui nuovi obblighi vaccinali sul sito del Ministero della Salute
l'area tematica malattie infettive e vaccinazioni sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica vaccinazioni sul sito EpiCentro

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Vaccinazioni: dal Ministero una nuova guida informativa  
PNPV 2017-2019: aspetti operativi
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Coperture vaccinali pediatriche, i dati 2015

Ultimo aggiornamento:
11 luglio 2017

Seminario sulla WHIP-Salute

Il 12 giugno scorso, presso il Ministero della Salute, si è tenuto il “Seminario di studio e approfondimento WHIP-Salute: una fonte informativa per la programmazione e la conoscenza su lavoro e salute“.
WHIP Salute (Work History Italian Panel) è un sistema informativo per il monitoraggio della salute dei lavoratori italiani, finanziato dal Centro Controllo Malattie (CCM) del Ministero della Salute attraverso il progetto del 2007 ”Un sistema informativo integrato per il monitoraggio della salute dei lavoratori italiani“.
Il WHIP Salute è stato inserito tra i sistemi di sorveglianza nazionali con DPCM 3 marzo 2017 (Identificazione dei sistemi di sorveglianza e dei registri di mortalità, di tumori e di altre patologie).
WHIP Salute permette di studiare gli effetti sulla salute (esiti di infortunio, malattia professionale, ospedalizzazione) indotti da cambiamenti e trasformazioni in ambito lavorativo (precarizzazione, aumento dei lavoratori stranieri, invecchiamento della forza lavoro, aumento delle piccole imprese, terziarizzazione, outsourcing, etc.) per le quali le informazioni contenute negli archivi correnti disponibili non sono esaurienti o di buona qualità. Il sistema sopperisce, almeno in parte, alla carenza di indagini longitudinali in Italia.
Il sistema è basato sul record linkage di flussi correnti di dati provenienti dagli archivi amministrativi dell’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale (INPS), dell’Istituto Nazionale per l’Assicurazione sul lavoro (INAIL) e del Ministero della salute. 
Nel corso del seminario si è sottolineata l’importanza di esplicitare la modalità  di restituzione delle informazioni agli enti fornitori dei dati (INPS, INAIL, ISTAT, Ministero della Salute) e si sono illustrate le caratteristiche e le potenzialità del sistema WHIP Salute.

In particolare, WHIP Salute rappresenta un sistema rappresentativo, economico e longitudinale che può essere utilizzato in vari campi di ricerca:epidemiologia, economia, analisi di contesto e di trend per implementazione di politiche di prevenzione evalutazione delle politiche sanitarie e occupazionali
Durante l’incontro è stato descritto un prototipo di MicroFile per la ricerca (MFR) della banca dati WHIP-Salute, che serva sia da restituzione agli Enti, sia da base per le altre modalità di disseminazione previste dal nuovo Piano Statistico Nazionale (PSN) e sono stati presentati alcuni esempi di utilizzo, come la valutazione del rischio infortunistico in alcune categorie di lavoratori e del rischio relativo di infarto associato alla mobilità lavorativa.
Nel corso del seminario è stato sottolineato come i sistemi informativi della Prevenzione costituiscano uno strumentoessenziale alla programmazione degli interventi di prevenzione, nonché alla sua trasparenza e come accanto ai sistemi gestionali propri di ciascuna Regione, vi siano i sistemi di condivisione nazionali.
Sono stati quindi discussi gli sviluppi futuri di WHIP come sistema di sorveglianza nazionale: la valorizzazione dei risultati ai fini della programmazione e della scienza, i meccanismi di accesso ai dati e le capacità di monitoraggio delle disuguaglianze di salute.
Infine, l’ultima parte dell’incontro è stata dedicata a quelle che sono le nuove domande al sistema di sorveglianza WHIP-Salute da parte degli enti pubblici e della comunità scientifica.

Per saperne di più
Testo del progetto (PDF: 360 Kb)

Il convegno
Seminario di studio e approfondimento WHIP-Salute: una fonte informativa per la programmazione e la conoscenza su lavoro e salute“.
Roma, 12  giugno 2017
Il programma  

Le presentazioni
L’uso integrato di fonti informative correnti per lo studio del rapporto tra salute e lavoro: il sistema longitudinale Whip-SaluteM. Giraudo
Disegno e caratteristiche di un prototipo di MicroFile per la ricerca (MFR) della banca dati WHIP-SaluteR. Leombruni
Il sistema longitudinale Whip-Salute: esempi di utilizzoA. Bena
WHIP-Salute: Programma Statistico Nazionale (PSN)C. Tamburini
Gli sviluppi di WHIP salute G. Costa
Intervento del gruppo tecnico interregionale salute e sicurezza dei luoghi di lavoro N. Cornaggia

Ultimo aggiornamento:
11 luglio 2017

Telefono verde AIDS e IST

Il  20 giugno scorso il Telefono verde AIDS e IST (Infezioni sessualmente trasmissibili) ha compiuto trent’anni di attività.  Il servizio telefonico di counselling, attivo all’Istituto Superiore di Sanità (ISS)dal 1987, ha risposto a oltre 2 milioni di domande svolgendo quasi 800 mila interventi di counselling all’interno di telefonate effettuate in maggioranza da uomini (75,4%); da persone che dichiarano di aver avuto rapporti eterosessuali (56,8%); da giovani appartenenti alla fascia di età compresa tra i 25 e i 39 anni (57%).
Nel corso di una conferenza stampa presso l’Auditorium del Ministero della Salute sono stati illustrati gli ultimi dati raccolti e lo stato dell’arte nella percezione della malattia.
In particolare, dall’analisi dei contenuti emersi durante i cinquanta interventi di counselling telefonico che mediamente vengono effettuati ogni giorno dagli esperti del Telefono Verde dell’ISS, è emerso che sono sempre meno i giovani che utilizzano il Telefono Verde AIDS e IST e sui temi della prevenzione aumenta la disinformazione degli utenti. Anche il test HIV non viene sistematicamente eseguito da circa la metà di coloro che chiamano dichiarando di aver avuto un comportamento a rischio. Rimangono costanti le richieste di consulenza in materia legale con riferimento a stigma, discriminazione sul posto di lavoro, violazione della privacy, accesso alle cure.
Il Servizio, gratuito e anonimo (per il cittadino), consente di dare risposte (sia in italiano, sia in inglese) ai bisogni informativi della persona-utente, di inviarla laddove necessario ai Servizi di prevenzione, diagnosi, cura e assistenza presenti sul territorio, disponendo di un archivio informatizzato di oltre 2.000 strutture (centri di diagnosi e cura delle malattie infettive, consultori, centri per le infezioni a trasmissione sessuale, associazioni di volontariato, ONG), questo grazie ad una presenza, dal lunedì al venerdì, dalle ore 13.00 alle ore 18.00, degli esperti del Telefono Verde AIDS e IST 800 861061.
In occasione dei 30 anni di attività del Telefono verde AIDS e IST l’ISS ha pubblicato “La Bussola” un vademecum su aspetti sanitari e legali rivolto sia alle persone che hanno ricevuto una diagnosi di sieropositività, sia a chi desidera offrire al proprio caro un supporto concreto nell’affrontare i problemi della vita quotidiana.

Per approfondire:
la notizia sul sito del Ministero della Salute
il Primo piano sul sito dell’ISS
il documento completo “La Bussola
il sito Uniti contro l’Aids
l’area tematica HIV e Aids sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica infezione da Hiv e Aids sul sito EpiCentro

Ultimo aggiornamento:
11 luglio 2017

CDC americani: il nuovo Yellow Book

Ogni due anni, i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) americani pubblicano la nuova edizione del documento “CDC Health Information for International Travel”.
Il volume, conosciuto anche con il nome di Yellow Book, è indirizzato a operatori sanitari, dottori, personale infermieristico e farmacisti che si trovano a fornire consigli ai viaggiatori in partenza.

Il volume Yellow Book fornisce informazioni aggiornate:

  • sulle vaccinazioni raccomandate;
  • su come prevenire, diagnosticare e curare le malattie legate ai viaggi;
  • su come prevenire incidenti o problemi legati all’altitudine, alla nausea da viaggio, alla diarrea dei viaggiatori, ecc.;
  • su particolari tipologie di viaggio, come i viaggi di studio all’estero e i viaggi di lavoro;
  • sulle destinazioni turistiche e gli itinerari più popolari;
  • per i viaggiatori con esigenze specifiche, come i neonati e bambini, i viaggiatori in gravidanza e quelli con condizioni croniche mediche o sistemi immunitari indeboliti.

Tra le novità dell’edizione 2018:

  • informazioni aggiornate su alcune malattie emergenti come l’infezione da Zika virus, Ebola e Mers;
  • informazioni dettagliate su 16 destinazioni selezionate, incluse nuove sezioni su Cuba e Birmania (Myanmar);
  • nuove raccomandazioni sul vaccino contro il colera;
  • linee guida aggiornate sull'uso di antibiotici per trattare la diarrea dei viaggiatori;
  • mappe di facile utilizzo, incluse 15 mappe di rischio per la malaria specifiche per paese e mappe di raccomandazione per il vaccino contro la febbre gialla per 10 paesi.

Per approfondire:
il comunicato stampa sul sito dei CDC
la pagina dedicata al  Yellow Book

Articoli correlati sul sito Ccm:
Virus Zika: nuova valutazione del rischio dell’Ecdc
Rio 2016, olimpiadi e paralimpiadi

 

Ultimo aggiornamento:
11 luglio 2017

Salute dei bambini nei Paesi Ocse

Da un report dell’Unicef pubblicato a giugno 2017 emerge che in 41 Paesi a elevato sviluppo economico dell’Unione europea (UE)e dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) per una larga parte dei bambini e degli adolescenti non vengono raggiunti gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (Sustainable Development Goals). Gli Obiettivi di sviluppo sostenibile contengono una serie di traguardi ambiziosi che si applicano ai paesi ricchi come a quelli poveri. Il segnale più eloquente dei progressi compiuti da una nazione verso il conseguimento di tali obiettivi sta nella misura in cui riesce a soddisfare i bisogni dei propri bambini.
Il report “Building the Future: Children and the SDGs in rich countries”, che utilizza anche alcuni indicatori dello studio Health Behaviour in School-aged Children (HBSC), offre una valutazione del benessere dei bambini nel contesto dello sviluppo sostenibile mette a confronto 41 paesi alla luce di 25 indicatori e sottolinea l’importanza di focalizzare i piani di sviluppo nazionali a lungo termine sulle esigenze della popolazione più giovane.
Numerosi i dati segnalati, tra questi: mediamente 1 bambino su 5 vive in povertà (si passa da 1/10 in Danimarca a 1/3 in Israele e Romania), 1 donna su 16 tra i 18 e i 29 anni riferisce di essere stata abusata sessualmente da un adulto prima dei 15 anni. Inoltre, il suicidio è la principale causa di morte tra i giovani di età compresa tra i 15 ei 19 anni di entrambi i sessi.
Questo rapporto, descrivendo le variazioni lungo dimensioni chiave del benessere infantile collegate agli SDG – dall’eradicazione della povertà alla promozione di società pacifiche e inclusive – suggerisce le aree verso le quali indirizzare le iniziative politiche e gli investimenti pubblici al fine di migliorare i risultati, e individua gli ambiti in cui permangono problemi di inadeguatezza dei dati.

Per approfondire:
il report “Building the Future: Children and the SDGs in rich countries” (PDF 1 Mb)
il sito Unicef – Office of Research-Innocenti
la pagina dei Sustainable Development Goals sul sito delle Nazioni Unite

Ultimo aggiornamento:
11 luglio 2017

I piani per annualità

Consulta i materiali relativi ai Piani nazionali e regionali della prevenzione dei seguenti periodi:

 

Ultimo aggiornamento:
26 luglio 2107

I progetti a sostegno della valutazione del PNP

Consulta i materiali relativi ai Progetti a sostegno della valutazione dei Piani nazionali e regionali della prevenzione dei seguenti periodi:

2014

 

Ultimo aggiornamento:
26 luglio 2017

Altri archivi

All'interno del menù altri archivi sono disponibili i convegni e i commenti del Ccm.

 

 

 

Ultimo aggiornamento:
27 luglio 2017

Decreto vaccini, le nuove circolari operative

La Legge 31 luglio 2017, n. 119 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73, recante disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinaleˮ, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 5 agosto 2017, ha portato il numero di vaccinazioni obbligatorie nell'infanzia e nell'adolescenza nel nostro Paese da quattro a dieci.

Il Ministero della Salute recentemente ha emanato la Circolare 16 agosto 2017 con le prime indicazioni operative per l’attuazione del decreto legge n. 73 del 7 giugno 2017. La norma sostituisce le indicazioni fornite con la Circolare 12 giugno 2017.
Nella circolare sono descritti gli obiettivi dell’intervento normativo, quali sono le vaccinazioni obbligatorie previste, gli adempimenti e gli obblighi dei vari soggetti coinvolti e le disposizioni transitorie per il prossimo anno scolastico. Viene inoltre ribadito l'obiettivo del decreto legge, che è quello di rendere obbligatorie le vaccinazioni nei confronti di malattie a rischio epidemico per raggiungere e mantenere la soglia di copertura vaccinale del 95%, come raccomandato dall’OMS e garantire così la “immunità di gregge”, cioè il livello di immunizzazione di una collettività che permette di proteggere i più fragili e chi non può vaccinarsi.
L’ ASL territorialmente competente ha un ruolo centrale nella prevenzione, nella verifica dell’inadempimento dell’obbligo vaccinale e nel percorso che da tale verifica prende avvio.
La circolare contiene i modelli per l'autodichiarazione e una tabella di ausilio per il controllo dell'adempimento delle vaccinazioni obbligatorie.

Sul sito del Ministero è inoltre disponibile la Circolare 14 agosto 2017 che fornisce indicazioni operative su quattro vaccinazioni raccomandate per i minori di età compresa tra zero e 16 anni: anti-meningococcica B, anti-meningococcica C, anti-pneumococcica, anti-rotavirus. 
Le vaccinazioni sono offerte gratuitamente dalle ASL, in base a specifiche indicazioni del calendario vaccinale nazionale relativo a ciascuna coorte di nascita.

Per approfondire:
la notizia sul sito del Ministero della Salute
la Legge 31 luglio 2017, n. 119 
il Decreto legge 7 giugno 2017 n. 73 sul sito del Ministero della Salute
il portale tematico Vaccinazioni sul sito del Ministero della Salute
il Documento sui nuovi obblighi vaccinali sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica vaccinazioni sul sito EpiCentro

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Ultimo aggiornamento:
29 agosto 2017

Relazione al Parlamento sulle attività AIDS anno 2016

Il 23 agosto scorso è stata pubblicata a cura del Ministero della Salute la relazione Aids 2016, inviata al Parlamento il 2 agosto 2017, che illustra lo stato di attuazione delle strategie attivate per fronteggiare l'infezione da HIV.
La relazione è predisposta ogni anno ai sensi dell'articolo 8, comma 3, della Legge 5 giugno 1990, n.135 (Programma di interventi urgenti per la prevenzione e la lotta contro l'AIDS).

Gli argomenti trattati nella Relazione 2016 sono suddivisi in due capitoli nei quali sono riportate, rispettivamente, le attività svolte dal Ministero e quelle effettuate dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS).

In particolare, le attività svolte dal Ministero sono illustrate con riferimento ai settori dell’informazione, della prevenzione, dell’assistenza e dell’attuazione di progetti di ricerca relativi all'HIV/AIDS.

Per quanto riguarda l’attività svolta dall’ISS sono riportate le iniziative svolte in tema di sorveglianza dell’infezione da HIV/AIDS, di ricerca, di formazione e di consulenza telefonica (Telefono Verde AIDS e Infezioni Sessualmente Trasmesse).
Nella relazione sono inoltre illustrati i progetti finanziati dal Ministero della Salute nell’ambito delle Azioni centrali del Programma CCM 2016 (“Sistema di sorveglianza nazionale HIV e AIDS”) e del Programma CCM 2015 (“Sorveglianza delle Infezioni Sessualmente Trasmesse (IST) attraverso due reti sentinella basate su centri clinici e su laboratori di microbiologia clinica”), assegnati all’Istituto Superiore di Sanità – Centro Operativo AIDS (COA).

La relazione riporta, infine, le attività svolte dalla Sezione del volontariato per la lotta contro l'Aids (ex-Commissione) e dalla Sezione del volontariato per la lotta contro l'Aids.

Dati epidemiologici
Secondo i dati dell’ultimo report UNAIDS (Joint United Nations Programme on HIV and AIDS), nel 2015 ci sono state in tutto il mondo oltre 2 milioni di nuove diagnosi di infezione da HIV e sono 36,7 milioni le persone che vivono con l’infezione da HIV.
Gli ultimi dati forniti dall’ECDC (Centro Europeo per il controllo delle Malattie), riferiti al 2015, riportano 29.747 nuove diagnosi di infezione da HIV nei 31 paesi dell’Unione Europea e European Economic Area (EU/EEA).
L’Italia, con un’incidenza del 5,7 per 100.000 abitanti, nel 2015, si posiziona al 13° posto rispetto ad altri paesi dell’Europa occidentale. Nel 2015, l’incidenza delle nuove diagnosi di infezione da HIV è diminuita lievemente rispetto ai tre anni precedenti. Sebbene l’infezione da HIV sia prevenibile attraverso efficaci misure di sanità pubblica, continua a rappresentare un grave problema a livello globale.
Il detto “What gets measured gets done (ciò che viene misurato viene fatto)” può rappresentare un luogo comune, ma è ancora molto attuale per la risposta all’HIV. Nel corso degli anni, una conoscenza dettagliata dell’epidemia da HIV, attraverso la raccolta, l’analisi e la diffusione di dati, 8 ha permesso di pianificare il controllo dell’epidemia di HIV/AIDS, dando indirizzi e indicazioni per i programmi di prevenzione e per la gestione appropriata dei servizi sociosanitari.

Per approfondire:
la notizia sul sito del Ministero della Salute
la relazione Aids 2016 sul sito del Ministero della Salute
il report UNAIDS 2016
l'area tematica Hiv e Aids sul sito del Ministero della Salute
il Telefono Verde AIDS e Infezioni Sessualmente Trasmesse (TVAIDS e IST) sul sito dell’ISS
l’area tematica infezione da Hiv e Aids sul sito EpiCentro
il sito Uniti contro l’Aids 

Articoli correlati sul sito CCM:
Telefono verde AIDS e IST

Ultimo aggiornamento:
29 agosto 2017

Influenza, la circolare per la stagione 2017-2018

Il 31 luglio scorso il Ministero della Salute ha pubblicato la Circolare “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2017-2018”, elaborata dalla Direzione generale della prevenzione sanitaria.
La Circolare, oltre a contenere informazioni sulla sorveglianza epidemiologica e virologica durante la stagione 2016-2017, fornisce raccomandazioni per la prevenzione dell'influenza attraverso la vaccinazione e le misure di igiene e protezione individuale.

In Europa, l'influenza si presenta con epidemie annuali durante la stagione invernale e rappresenta un serio problema di Sanità Pubblica e una rilevante fonte di costi diretti e indiretti.
I casi severi e le complicanze dell’influenza sono più frequenti nei soggetti al di sopra dei 65 anni di età e con condizioni di rischio, quali ad esempio il diabete, malattie immunitarie o cardiovascolari e respiratorie croniche. Alcuni studi hanno messo in evidenza un aumentato rischio di malattia grave nei bambini molto piccoli e nelle donne incinte.
Le epidemie influenzali annuali sono associate a elevata morbosità e mortalità. Il Centro Europeo per il controllo delle Malattie (ECDC) stima che in media circa 40.000 persone muoiano prematuramente ogni anno a causa dell’influenza nell'UE. Il 90% dei decessi si verifica in soggetti di età superiore ai 65 anni, specialmente tra quelli con condizioni cliniche croniche di base.
In Italia, la sorveglianza integrata dell’influenza prevede la rilevazione stagionale delle sindromi simil influenzali (influenza-like-illness, ILI)  e dei casi gravi e severi di influenza attraverso la rete di medici sentinella, Influnet. I dati forniti dal sistema di rilevazione, attivo dal 1999, hanno permesso di stimare che le ILI interessano ogni anno una percentuale compresa tra il 4 ed il 12% della popolazione italiana, a seconda delle caratteristiche del virus influenzale circolante.
La stagione influenzale 2016-2017 è stata caratterizzata da una incidenza cumulativa di media entità (93 casi per 1.000 assistiti. Sono stati segnalati 162 casi gravi e 68 decessi da influenza confermata da 11 regioni e province autonome. Rispetto alla precedente stagione sono stati segnalati più casi gravi e decessi.

Nella Circolare si ribadisce l’importanza dell’applicazione di misure di igiene e protezione individuale e si raccomanda l’avvio tempestivo della vaccinazione antinfluenzale a tutti i soggetti che per le loro condizioni personali corrano un maggior rischio di andare incontro a complicanze nel caso contraggano l'influenza (Tabella 1).
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-19 (PNPV 2017-2019) riportano, tra gli obiettivi di copertura per la vaccinazione antinfluenzale: il 75% come obiettivo minimo perseguibile e il 95% come obiettivo ottimale negli ultrasessantacinquenni e nei gruppi a rischio.
In particolare, i principali destinatari dell’offerta di vaccino antinfluenzale stagionale sono le persone di età pari o superiore a 65 anni, nonché le persone di tutte le età con alcune patologie di base che aumentano il rischio di complicanze in corso di influenza, le donne nel secondo e terzo trimestre di gravidanza e gli operatori sanitari.
La vaccinazione antinfluenzale viene offerta attivamente e gratuitamente a tutte le categorie per le quali è raccomandata (Tabella 1).
Il periodo destinato alla conduzione delle campagne di vaccinazione antinfluenzale è, per la nostra situazione climatica e per l’andamento temporale mostrato dalle epidemie influenzali in Italia, quello autunnale, a partire dalla metà di ottobre fino a fine dicembre, fatte salve specifiche indicazioni, che saranno fornite se particolari eventi legati ai vaccini e/o l’andamento epidemiologico stagionale dell’influenza lo richiederanno.
Nella Circolare, inoltre, si sottolinea l’importanza della sorveglianza epidemiologica e virologica dei casi di ILI attraverso l’individuazione da parte delle Regioni dei medici sentinella e dei laboratori afferenti alla rete nazionale, nonché di raccogliere e di registrare sull’apposita scheda on-line (https://www.iss.it/site/FLUFF100/login.aspx) sia il dato delle dosi di vaccino effettuate sia la popolazione eleggibile alla vaccinazione (Allegato 1 e 2).

Per approfondire:
la notizia sul sito del Ministero della Salute
la Circolare “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2017-2018” sul sito del Ministero della Salute
il PNPV 2017-2019 sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica Influenza sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica Influenza sul sito EpiCentro
InfluNet sul sito dell’ISS
FluNews sul ito EpiCentro

Articoli correlati sul sito CCM:
Protocollo operativo InfluNet, stagione influenzale 2016-2017
Influenza: la campagna vaccinale dell’OMS Europa

Ultimo aggiornamento:
29 agosto 2017

AMR: Rapporto ISTISAN 17/18

L’antibiotico resistenza è un fenomeno multifattoriale in cui un ruolo importante è svolto dall’utilizzo eccessivo e non appropriato degli antibiotici in diversi settori delle attività umane. Secondo una stima recente la resistenza agli antibiotici causa nel mondo circa 700.000 decessi annui.
Tra i patogeni antibiotico-resistenti che sono motivo di attenzione e preoccupazione a livello globale, negli ultimi anni sono emersi ceppi di enterobatteri resistenti ai carbapenemi (2-4), antibiotici che rappresentano l’ultima risorsa terapeutica per le infezioni causate da batteri Gram-negativi multi-resistenti. Il meccanismo di resistenza ai carbapenemi più comune è quello della produzione di particolari enzimi, chiamati carbapenemasi che rendono inefficaci mediante idrolisi gli antibiotici beta-lattamici inclusi i carbapenemi. In tal modo gli enterobatteri produttori di carbapenemasi (Carbapenemase-Producing Enterobacteriaceae, CPE) manifestano una resistenza estesa. Tra gli enterobatteri, le specie più frequentemente riportate come CPE sono Klebsiella pneumoniae, ed Escherichia coli (10). Secondo i dati del Report 2015 “Antimicrobial resistance surveillance in Europe” dell’European Antimicrobical Resistance Surveillance Network (EARS-Net), la rete di sorveglianza coordinata dallo European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), l’Italia è, insieme alla Grecia, un paese con percentuali di K. pneumoniae resistente ai carbapenemi molto superiori alla media europea.
Per far fronte all’emergenza degli enterobatteri resistenti ai carbapenemi, il Ministero della Salute ha emanato ad inizio 2013 una Circolare “