Mortalità materna in Italia

Il Convegno del 5 marzo prossimo su "La sorveglianza della mortalità materna in Italia: validazione del progetto pilota e prospettive future" vuole fornire agli operatori sanitari, che a vario titolo operano nella prevenzione, diagnosi e cura oltre che nella sorveglianza della mortalità materna, elementi di conoscenza circa l'andamento del fenomeno in Europa e in Italia, le sue cause, le criticità assistenziali e organizzative e le possibili misure di prevenzione dei decessi evitabili.

In Italia il Ministero della Salute ha sostenuto con continuità, attraverso finanziamenti CCM, una serie di progetti multiregionali coordinati dall'Istituto Superiore di Sanità i cui obiettivi sono stati di raccogliere dati affidabili e di qualità sulla mortalità e grave morbosità materna, di validare la metodologia di un progetto pilota di sorveglianza della mortalità materna e di promuovere l'aggiornamento dei professionisti sanitari coinvolti nell'assistenza al percorso nascita.

Il primo studio ISS-Regioni, realizzato nel 2008-2010, ha rilevato mediante un record-linkage tra Registri regionali di Mortalità e le Schede di Dimissione Ospedaliera, una sottostima del 63% del rapporto di mortalità materna nelle 5 regioni partecipanti. Il successivo progetto pilota di sorveglianza, attivato nel 2012 in sei Regioni che coprono il 49% del totale dei nati del Paese, ha permesso di rilevare la totalità delle morti materne incidenti e di ricostruirne nel dettaglio i percorsi assistenziali e prendere in esame informazioni utili a definire le cause dei decessi e le eventuali criticità assistenziali e/o organizzative suscettibili di miglioramento.

Alla luce dei risultati del progetto pilota e delle esperienze di altri Paesi Europei con sistemi di sorveglianza nazionali validati, durante il Convengo verranno discusse, con i principali stakeholder nazionali, le prospettive della sorveglianza ostetrica in Italia.

Il convegno
"La sorveglianza della mortalità materna in Italia: validazione del progetto pilota e prospettive future"
Roma, 5 marzo 2015
Programma (PDF: 327 Kb)

Dove si svolge
Aula Pocchiari
Istituto Superiore di Sanità
Viale Regina Elena, 299
00161 Roma

Per informazioni
Segreteria tecnica
Silvia Andreozzi, Marina Pediconi, Ferdinando Timperi
CNESPS - Istituto Superiore di Sanità
tel. 06.4994311, 06.49904316 / 315
fax 06.49904310
e-mail: silvia.andreozzi@iss.it; marina.pediconi@iss.it; ferdinando.timperi@iss.it

 

Ultimo aggiornamento:
24 febbraio 2015

Per la sicurezza delle acque

Sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità sono disponibili le linee guida italiane per la sicurezza di un sistema idropotabile e la protezione della salute dei consumatori secondo un approccio risk-based. Indirizzate ai responsabili e operatori dei sistemi di gestione idrica, alle autorità sanitarie e a tutti i soggetti interessati ai diversi livelli alla qualità delle acque potabili, le linee guida sono frutto del progetto “Sperimentazione del modello dei WPS per la valutazione e gestione del rischio nella filiera delle acque destinate al consumo umano” promosso dal CCM nelle sue funzioni di organismo di coordinamento tra il Ministero della Salute e le Regioni per le attività di sorveglianza, prevenzione e risposta tempestiva alle emergenze.

Coordinato dall’ARPA Piemonte, il progetto ha visto la partecipazione dell’Istituto Superiore di Sanità, l’Assessorato alla Sanità della Regione Piemonte, l’ASL Torino 5, l’ASL di Asti, l’ASL di Vicenza e l’ASL di Modena.

“L’attività di progetto, poi confrontata con altre esperienze promosse sul piano regionale e locale, ha consentito di produrre queste prime linee guida nazionali per la valutazione e gestione del rischio nella filiera delle acque destinate al consumo umano secondo il modello Water Safety Plans”, spiega Raniero Guerra, Direttore Generale della Direzione Generale della Prevenzione del Ministero della Salute.

Introdotto dall’Oms nel 2004 il Water Safety Plans si basa su un approccio olistico e sistematico basato sulla valutazione e gestione dei rischi estesa dalla captazione al rubinetto, per la protezione delle risorse idriche di origine e il controllo del sistema e dei processi, al fine di garantire nel tempo l’assenza di potenziali pericoli di ordine fisico, biologico e chimico nell’acqua disponibile per il consumo. Questo approccio risk-based  per la protezione della salute è ripreso a livello normativo in diversi Paesi dell’area europea: tra gli altri, Irlanda, Portogallo, Germania, Regno Unito. La sua introduzione nella possibile revisione della Direttiva 98/83/CE sulla qualità delle acque destinate al consumo umano è ampiamente condivisa dagli stati membri e dalla Commissione Europea, sebbene tale processo sia subordinato alla decisione generale sulla forma e modalità di revisione della norma.

Le sperimentazioni condotte nell’ambito del progetto Water Safety Plans del CCM, confluite nella preparazione delle linee guida, consentono oggi di raccomandare l’adozione dei piani di sicurezza dell’acqua nei sistemi idro-potabili in Italia, individuando i piccoli sistemi idro-potabili come obiettivi prioritari, al fine di migliorare la sicurezza delle filiere idropotabili in Italia, la fiducia del consumatore rispetto alla qualità delle acque di rubinetto e, su tutto, il livello di tutela della salute pubblica.

 

Il documento

Luca Lucentini, Laura Achene, Valentina Fuscoletti, Federica Nigro Di Gregorio e Paola Pettine. Linee guida per la valutazione e gestione del rischio nella filiera delle acque destinate al consumo umano secondo il modello dei Water Safety Plans . Rapporti ISTISAN 14/21 (PDF: 1,2 Mb)

Per saperne di più

Il progetto Water Safety Plans del CCM

Ultimo aggiornamento:
24 febbraio 2015

CCM: il programma di attività 2014

Approvato il programma annuale di attività per il 2014 (PDF, 182 KB) del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie.

Anche per quest’anno è stata confermata la suddivisione in due ambiti operativi: area Progettuale ed azioni Centrali.

Nell’ambito dell’area progettuale sono state individuate sette linee di intervento che rappresentano una priorità di governo e che sono coerenti con le disposizioni del Piano Nazionale della Prevenzione e rilevanti per la sanità pubblica (anche in termini di numerosità e proporzione di popolazione potenzialmente beneficiaria).

Della disponibilità economica per il 2014 pari ad € 12.371.052, salvo accantonamenti, il 55% è stato ripartito a favore delle linee progettuali  e il restante 45% sulle cosiddette Azioni Centrali.

Sintesi delle procedure

Il programma CCM 2014 è stato trasmesso ufficialmente agli Enti partner il 20 novembre 2014.

In merito alle procedure di attuazione si segnala che gli Enti partner (Regioni e Province Autonome, ISS, INAIL, INMP e AGENAS) sono chiamati a presentare le proposte direttamente sotto forma di progetti esecutivi, redatti secondo lo standard CCM 2014 (PDF, 450 KB).

Ciascun Ente partner raccoglie, vaglia e trasmette al Direttore operativo del CCM un massimo di tre proposte di progetto, nell’ambito delle sette linee di intervento identificate in tabella 1 del programma CCM 2014, senza alcuna limitazione alla scelta della/e linea/e progettuale.

Le proposte, devono inoltre prevedere:

  • il coinvolgimento di almeno tre Regioni, appartenenti alle tre differenti aree geografiche Nord, Centro Sud, così da assicurare una rappresentatività del territorio nazionale, in funzione della trasferibilità dei risultati;
  • un finanziamento ricompreso tra 350.000 e 500.000 euro.

Si specifica che i progetti esecutivi possono vedere il coinvolgimento, oltre che delle strutture del SSN e delle Regioni medesime, della Sanità militare, dell’Istituto superiore di sanità (ISS), dell’Istituto Nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS), dell’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (IMPP) e degli Istituti zooprofilattici sperimentali (IZZSS), anche di Università ed Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico a carattere pubblico e di ogni altro Ente pubblico, pertinente alla progettualità prescelta.

Tempistica

Successivamente, come previsto dal programma, il Comitato Scientifico provvederà alla disamina dei progetti esecutivi, in base alla quale verranno identificate le proposte finanziabili.

Ultimo aggiornamento:
20 novembre 2014

Azioni per la malattia renale cronica

Per affrontare in modo organico le complessità connesse alla prevenzione della malattia renale cronica (MRC), il Ministero della Salute ha costituito un apposito Tavolo di lavoro, che ha visto la partecipazione di rappresentanti delle Direzioni Generali della Prevenzione, della Programmazione sanitaria e dei Sistemi Informativi, delle Regioni, del Centro Nazionale Trapianti, delle Società Scientifiche, dei Medici di Medicina Generale e delle Associazioni dei pazienti.

Il Tavolo ha individuato le azioni più efficaci per prevenire la comparsa e/o l’aggravamento della MRC, a partire dagli stadi più precoci, al fine di ritardare il ricorso alla terapia sostitutiva, stilando il Documento di indirizzo per la malattia renale cronica . Tale documento, approvato in Conferenza Stato-Regioni il 5 agosto 2014, delinea le indicazioni per la prevenzione primaria, la diagnosi precoce e la definizione dei percorsi di cura ed evidenzia la necessità di istituire un registro di patologia.

La MRC interessa prevalentemente la popolazione adulta e, a seconda della funzione renale residua, viene classificata in 5 stadi di vario livello di gravità: i primi stadi sono apparentemente asintomatici, i successivi, che insorgono dopo anni, possono sfociare nella forma più grave che comporta la perdita completa della funzione renale e la necessità di ricorrere alla terapia sostitutiva (dialisi o trapianto di rene).

Sulla base di un recente studio1,2 la prevalenza di MRC in Italia è risultata del 7,5% negli uomini e del 6,5% nelle donne con una prevalenza maggiore degli stadi iniziali 1 e 2, rispetto agli stadi più avanzati 3-5. Sulla base dei dati epidemiologici derivati dalla National Health and Nutrition Examination Survey III (NHANES III) questo fenomeno è osservato uniformemente a livello mondiale e si stima che circa il 10% della popolazione, dei paesi sviluppati come di quelli in via di sviluppo, sia affetto da MRC, nella maggior parte dei casi misconosciuta. I pazienti in uno stadio di MRC tra 4 e 5 presentano un rischio di mortalità per patologie cardiovascolari di 2-4 volte superiore a quello della popolazione generale, mentre i pazienti con malattia renale all'ultimo stadio hanno un rischio fino a 20 volte superiore.

Oltre all’impatto in termini di morbilità, mortalità e scarsa qualità della vita, va rilevato che la MRC determina costi ingenti per la società sia di tipo diretto che indiretto. Al riguardo, è stato calcolato che la possibilità di ritardare di almeno 5 anni la progressione del danno renale per il 10% dei soggetti dallo stadio 3 allo stadio 4 e di ritardare sempre di 5 anni l’invio dei pazienti in dialisi permetterebbe al Sistema Sanitario Nazionale di risparmiare risorse per 2,5 miliardi di euro.

Il documento

Documento di indirizzo per la malattia renale cronica (PDF: 940 Kb)

Bibliografia

1. De Nicola L, Donfrancesco C, Minutolo R, et al. Epidemiologia della MRC in Italia: stato dell’arte e contributo dello studio CHARES. G Ital Nefrol 2011; 28: 401-7.

2. Conte G, De Nicola L, Minutolo R. Studio CARHES. 44° Congresso Nazionale di Cardiologia, Firenze 30 maggio - 1 giugno 2013.

Ultimo aggiornamento:
4 febbraio 2015

Per prevenire la violenza nel mondo

La violenza è un problema socio-sanitario mondiale dalle dimensioni epidemiche che richiede l’azione di tutte le nazioni. Il messaggio viene dal Global Status Report on Violence Prevention 2014 pubblicato il 10 dicembre 2014 dall’Organizzazione mondiale della salute (WHO), dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), e dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC). È il primo rapporto di questo genere che ha fotografato su scala globale lo status della violenza dentro e fuori le mura domestiche e in quale misura i governi stanno intervenendo per contrastare il fenomeno con programmi di prevenzione, servizi socio-sanitari e leggi ad hoc .

"Le conseguenze della violenza sulle famiglie e sulla comunità sono profonde, e possono portare a problemi di salute per tutta la vita per chi ne è vittima", afferma Margaret Chan, direttore generale del WHO. "Eppure sappiamo cosa funziona per prevenire la violenza dentro le mura domestiche, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei campi da gioco e nelle strade. Dovremmo prendere esempio da quei governi che sono riusciti a ridurre il numero dei casi di violenza adottando le misure necessarie."

La violenza in numeri

Il Rapporto si è focalizzato sulla violenza interpersonale che può avvenire in famiglia o nella comunità, tra partner intimi o amici, tra conoscenti o sconosciuti, che comprende forme di violenza quali maltrattamenti di minori, violenza da parte del partner, abuso sugli anziani, stupro o atti di violenza sessuale da parte di sconosciuti e abuso degli anziani.

In tutto ha coinvolto 133 paesi che rappresentano complessivamente 8,1 miliardi di persone e l’88% della popolazione mondiale.

È stato calcolato che 475.000 persone sono state uccise nel mondo. Gli omicidi, nonostante siano diminuiti del 16% dal 2000 al 2012, rappresentano la terza causa di morte per gli uomini di età compresa tra 15-44 anni. 

Per quanto riguarda gli atti violenti non fatali, donne, bambini e anziani sono le principali vittime:

  • un quarto degli adulti dichiara di essere stato abusato fisicamente da bambino,
  • una donna su cinque  dichiara di essere stata abusata sessualmente da bambina,
  • una donna su tre nella sua vita è stata vittima di violenza fisica o sessuale da parte di un partner intimo,
  • una persona anziana su 17 riporta di aver subito degli abusi nell’ultimo mese.

Le conseguenze degli atti violenti non fatali sono sia fisiche sia mentali e possono compromettere per tutta la vita le condizioni di salute. Le vittime possono essere portatrici di disabilità e ferite, sono più a rischio di malattie mentali e problemi di dipendenze da alcol e droghe oltre a problemi di salute sessuale e riproduttiva (ad esempio, gravidanze indesiderate, HIV e altre malattie a trasmissione sessuale). Inoltre, hanno una più alta probabilità di adottare stili di vita non salutari che a loro volta contribuiscono allo sviluppo di malattie non trasmissibili (ad esempio, cancro, malattie cardiovascolari) che rappresentano la principale causa di morte nel mondo.

Le azioni contro la violenza

Il Rapporto ha calcolato che solo in un terzo dei 133 Paesi presi in esame sono attivi su larga scala dei programmi governativi per la prevenzione della violenza: tra questi programmi contro il bullismo, visite a domicilio da parte di infermieri e assistenti sociali presso le famiglie identificate a rischio di violenze domestiche e supporti a chi si occupa delle persone anziane.

Solo un Paese su due è dotato di servizi per proteggere e supportare le vittime di atti violenti.

Il Rapporto evidenzia inoltre che leggi per la prevenzione della violenza sono previste in media nell’80% dei Paesi ma sono pienamente applicate solo nel 57% dei Paesi.

I prossimi passi

Complessivamente violenze e maltrattamenti si traducono in una cospicua spesa annua per l’assistenza socio-sanitaria e per le economie nazionali in termini di giornate di lavoro perse, azioni giudiziarie e investimenti perduti.

Il Rapporta evidenzia che ci sono delle lacune nella prevenzione globale della violenza che devono essere colmate. Sono lacune nella conoscenza sulla reale estensione del problema, nella qualità  dei programmi di prevenzione, nell’accessibilità dei servizi per le vittime; nel rafforzamento delle leggi esistenti e, infine, nei processi per coordinare un lavoro multisettoriale coordinato.

Ma i dati raccolti confermano che la violenza è prevedibile e prevenibile, sottolineano gli autori del Rapporto. La responsabilità ultima per farsi carico di questo problema spetta ai governi nazionali applicando leggi contro i crimini e la violenza, potenziando le istituzioni di giustizia e di sicurezza per difendere lo stato di diritto e migliorando i servizi per le vittime di violenza.

Il Global Status Report on Violence Prevention 2014 si presenta come un utile strumento che dovrebbe essere utilizzato sia dai governi per identificare i gap e incoraggiare e guidare le azioni, sia dalle organizzazioni non governative e dagli esperti per supportare i loro governi nei loro sforzi.

Documenti

Il rapporto completo , in inglese (PDF: 9,56 Mb)

Infografica , in inglese (PDF: 660 Kb)

Ultimo aggiornamento:
4 febbraio 2015

Schede progetti 2011

Sono on line le schede dettagliate dei progetti del programma 2011. Per ognuna di esse, oltre al documento di riferimento, sono disponibili informazioni sintetiche su razionale, obiettivi, finanziamento, ente partner e referenti scientifici.

Consulta tutte le schede, suddivise per aree e sotto-aree.

Ultimo aggiornamento:
13 marzo 2014

Valutazione Pnp 2010-2012

Terminata la vigenza del Piano nazionale della prevenzione 2010-2012 e in previsione del processo di pianificazione che sta portando il Paese a dotarsi di un nuovo Pnp dal 2014, il ministero della Salute e le Regioni si sono proposte di effettuare una valutazione del processo che ha accompagnato l'elaborazione e la "conduzione" del Pnp 2010-2012, per evidenziare aspetti e indicazioni utili alla riprogrammazione del futuro Piano.

Scarica il rapporto sintetico "Valutazione qualitativa di processo del Pnp e dei Prp 2010-2012" (pdf 840 kb), realizzato a cura del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute.

Ultimo aggiornamento:
13 marzo 2014

Interventi per la depressione post-partum

I risultati del Progetto CCM “Prevenzione e intervento precoce per il rischio di depressione post partum” verranno presentati a Roma il prossimo 2 marzo in occasione di un Convegno organizzato dal Reparto Salute Mentale, CNESPS, Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con il CCM – Ministero della Salute.

Nei mesi immediatamente successivi alla nascita del suo bambino, può accadere che una madre sperimenti sentimenti di depressione, che vengono però spesso sottovalutati essendo considerati normali reazioni allo stress associato al dover prendersi cura di un neonato. La maggior parte delle madri è in grado di superare questo momento di difficoltà, con risultati più o meno buoni, mentre per molte altre al sentimento di depressione si può associare anche un sentimento di solitudine e ulteriore difficoltà dovuto al fatto di vedere ignorati o fraintesi i loro problemi. Questo può portare a difficoltà a lungo termine, con gravi conseguenze anche per il bambino e i loro familiari.

Nonostante la disponibilità di semplici ed efficaci procedure di diagnosi precoce, nella comune pratica clinica la depressione post partum sfugge per lo più all’attenzione dei clinici. Sottovalutare questo disturbo può rappresentare una grave carenza in tema di Sanità pubblica se si considerano l’aumentato rischio di suicidio, di infanticidio, la sofferenza soggettiva della donna e dei suoi familiari, nonché i costi diretti ed indiretti dovuti alla compromissione personale, sociale e lavorativa.

È pertanto prioritario dare risposta a tale richiesta con programmi ad hoc di prevenzione e di promozione del benessere psicologico in grado di sviluppare nella madre abilità di coping che consentano di ridurre i sintomi della depressione postnatale, aumentare l’autostima, occuparsi delle difficoltà che possono insorgere nella coppia o tra madre e bambino e facilitare l’uso e lo sviluppo delle reti sociali esistenti.

 

Alla luce dei risultati del progetto e delle esperienze delle Unità Operative nazionali, nel Convegno verranno discusse la fattibilità e l’efficacia nella pratica dei servizi dello screening e di specifici interventi psicopatologici per la prevenzione e il trattamento della depressione post partum, nonché le criticità e le prospettive future.

Il convegno

“Dalla Ricerca alla Pratica. Prevenzione e Intervento Precoce per il Rischio di Depressione Post Partum”
Roma, 2 marzo 2015

Programma (PDF: 415 Kb)

Dove si svolge

Aula Pocchiari

Istituto Superiore di Sanità

Viale Regina Elena, 299

00161 Roma

Per informazioni

Isabella Cascavilla, Debora Del Re

Reparto Salute Mentale, CNESPS, ISS, Roma

Tel.06 4990.4180/4123

e-mail: isabella.cascavilla@iss.it; debora.delre@iss.it

Per saperne di più…
Il progetto CCM sulla depressione post partum

Ultimo aggiornamento:
17 febbraio 2015

Azioniperunavitainsalute.it

Il sito web di Azioni si è rinnovato con nuova grafica e organizzazione dei contenuti. L'aggiornamento risponde all'esigenza di porsi come riferimento di tutti e tre i progetti per la promozione dell'attività fisica che, negli anni, sono andati a costituire l'ossatura del programma Azioni. Nato per tradurre in pratiche organizzative ed esecutive i principi di Guadagnare Salute, il programma Azioni raccoglie interventi-esperimenti sviluppati a partire dal 2007 da Piemonte, Veneto, Toscana, Marche, Campania, Puglia con il coordinamento dell’Emilia-Romagna e la supervisione dell’Oms:

  1. “Una Rete di Azioni per rendere operativa la Carta di Toronto” (2011-2014, detto Azioni per la Carta di Toronto)
  2. “Piano di Comunicazione ai decisori dei contenuti di salute di una vita attiva” (2010-2013, detto ComunicAzioni)
  3. “Promozione dell’attività fisica. Azioni per una vita in salute” (2007-2010, detto Azioni).

A dare vita al programma Azioni è stata la necessità di rispondere ai bisogni di competenze professionali, nonchè alle difficoltà emergenti del lavoro di promozione dell’attività fisica nella popolazione in relazione alle condizioni esistenti e alle risorse presenti nei Ssr delle Regioni partner e nelle comunità. Il programma implementa Guadagnare Salute traducendo in attività operative i compiti-funzioni del Ssr per la promozione dell’attività fisica. Per i dettagli, consulta "La filosofia del programma Azioni".

Ultimo aggiornamento:
29 maggio 2014

Piano nazionale della prevenzione 2014-2018

Nella seduta del 13 novembre 2014 è stata sottoscritta la Intesa sul Piano nazionale della prevenzione (PDF: 187 Kb).

Come previsto dall‘Intesa del 23 marzo 2005, Regioni e Province Autonome convengono di confermare per gli anni 2014-2018, per la completa attuazione del Pnp, la destinazione di 200 milioni di Euro, oltre alle risorse previste dagli accordi per la realizzazione degli obiettivi del Piano sanitario nazionale, ai sensi dell’articolo 1, comma 34 della legge 7 dicembre 1996, n. 662 e successive integrazioni. Tali somme sono finalizzate a sostenere il raggiungimento degli obiettivi del Pnp 2014-2018 (PDF: 890 Kb), lo sviluppo dei sistemi di sorveglianza e l‘armonizzazione delle attività di prevenzione negli ambiti territoriali. Ogni Regione si impegna ad adottare, entro il 31 maggio 2015, il proprio Piano regionale di prevenzione per la realizzazione del Pnp 2014-2018.

- I contenuti del Piano 2014-2018 (PDF: 890 Kb)
- PNP 2014-2018 - Documento per la valutazione, approvato con Intesa Stato Regioni del 25 marzo 2015, riporta gli obiettivi, i requisiti, i criteri, l’oggetto della valutazione.
- La sezione relativa al documento di valutazione sul portale del Ministero della Salute
- L'area tematica sul portale del Ministero della Salute

 

Piani regionali della prevenzione

 

Il Piano 2014-215 in sintesi

In questo PNP si è scelto di individuare pochi macro obiettivi a elevata valenza strategica, perseguibili contemporaneamente da tutte le Regioni, attraverso la messa a punto di piani e programmi che, partendo dagli specifici contesti locali nonché puntando su un approccio il più possibile intersettoriale e sistematico, permettano di raggiungere i risultati attesi. I macro obiettivi sono stati individuati e fissati sulla base di queste priorità: ridurre il carico di malattia; investire sul benessere dei giovani; rafforzare e confermare il patrimonio comune di pratiche preventive; rafforzare e mettere a sistema l’attenzione a gruppi fragili; considerare l’individuo e le popolazioni in rapporto al proprio ambiente.

Il nuovo Piano - a livello centrale, regionale e locale - si connota per l’adozione di percorsi metodologicamente condivisi, al fine di favorire la qualità della programmazione, la comparabilità dei prodotti e dei risultati e le crescita di cultura ed expertise di tutti i livelli di responsabilità coinvolti nella messa a punto e nell’attuazione dei Piani. Un ulteriore elemento di evoluzione del nuovo Piano, scaturito dalle precedenti esperienze, è la scelta di fissare (pochi) obiettivi comuni a Stato e Regioni e lasciare alla programmazione inserita nei vari contesti regionali la definizione delle popolazioni target e la gestione delle azioni funzionali al raggiungimento di tali obiettivi.

I 10 macro obiettivi del PNP 2014-2018

  1. Ridurre il carico prevenibile ed evitabile di morbosità, mortalità e disabilità delle malattie non trasmissibili
  2. Prevenire le conseguenze dei disturbi neurosensoriali
  3. Promuovere il benessere mentale nei bambini, adolescenti e giovani
  4. Prevenire le dipendenze da sostanze e comportamenti
  5. Prevenire gli incidenti stradali e ridurre la gravità dei loro esiti
  6. Prevenire gli incidenti domestici e i loro esiti
  7. Prevenire gli infortuni e le malattie professionali
  8. Ridurre le esposizioni ambientali potenzialmente dannose per la salute
  9. Ridurre la frequenza di infezioni/malattie infettive prioritarie
  10. Attuare il Piano Nazionale Integrato dei Controlli per la prevenzione in sicurezza alimentare e sanità pubblica veterinaria

 

Ultimo aggiornamento:
3 febbraio 2015

Supporto formativo ai Prp

On line i risultati di "Supporto al Piano nazionale della prevenzione e alla formazione per responsabili e operatori impegnati nei progetti dei Piani regionali di prevenzione 2009-2011", il progetto affidato al Cnesps che mira a fornire un supporto formativo alle Regioni che ne facciano richiesta, per l'elaborazione, la programmazione, la realizzazione e la valutazione dei singoli progetti del Prp. Disponibile anche una sintesi dei lavori dei tre workshop organizzati da ministero della Salute e Cnesps nel periodo compreso tra settembre 2012 e giugno 2013.

Vai alla scheda del progetto.

Ultimo aggiornamento:
17 aprile 2014

Pneumococco pediatrico

Disponibile la sintesi dei risultati del progetto "Colonizzazione da pneumococco in bambini in asili nido nell‘epoca del vaccino glicoconiugato 7-valente", volto a studiare la colonizzazione da pneumococco, responsabile di una vasta gamma di infezioni che colpiscono soprattutto soggetti nelle età estreme della vita, in bambini sani di età 0-5 anni di Bologna e Milano.

 

Ultimo aggiornamento:
17 aprile 2014

Pnp: certificazione 2012

A partire dall’anno 2012, sulla spinta del nuovo orientamento del Comitato Lea, l’adempimento U) Piano nazionale della prevenzione” è stato ri-denominato “U) Prevenzione” con l’intento di integrare la valutazione dello stato di attuazione dei Prp con altri indicatori traccianti delle attività di prevenzione ovvero concepiti per inserire anche una valutazione degli effetti sulla popolazione di alcuni interventi di prevenzione ritenuti di prioritaria importanza.

Consulta la documentazione relativa alla certificazione 2012.

Ultimo aggiornamento:
17 aprile 2014

Nuovo indirizzo di posta

L'indirizzo della redazione del sito del Ccm è cambiato: per avere informazioni sulle attività, sui progetti e sul programma Ccm o per segnalare eventi e convegni sulla prevenzione, potete scrivere qui.

 

Ultimo aggiornamento:
17 aprile 2014

In bella vista: il percorso del Pnp nel triennio 2010-2013

Il Piano nazionale della prevenzione (Pnp) 2010-2012, adottato con Intesa Stato-Regioni 29 aprile 2010 (pdf 284 kb), raccogliendo il testimone dal Pnp 2005-2007 (Intesa Stato-Regioni 23 marzo 2005 pdf 1,17 Mb), è stato essenzialmente dedicato a cinque ambiti tematici: la sorveglianza epidemiologica, trasversale a ogni ambito più 4 macroaree di intervento, per ciascuna delle quali sono state individuate le Linee di intervento generale (complessivamente 22) e, per ogni Linea, gli obiettivi generali di salute.
Queste le 4 macroaree di intervento:

  1. medicina predittiva
  2. prevenzione universale
  3. prevenzione nella popolazione a rischio
  4. prevenzione delle complicanze e delle recidive di malattia.

Su questa struttura, le Regioni hanno elaborato e adottato formalmente i Piani regionali di prevenzione (Prp), declinando - rispetto alla propria realtà territoriale - gli obiettivi centrali in obiettivi specifici e documentandone lo stato di attuazione. Al ministero della Salute sono stati invece affidati i compito di:

  • accompagnare e sostenere il percorso regionale attraverso l’espressione di una serie di funzioni strategiche (Azioni centrali prioritarie, adottate con decreto ministeriale 4 agosto 2011) riconducibili al modello di governance noto come "stewardship", promosso dall’Oms
  • certificare - presso il Comitato Lea - l’avvenuto raggiungimento degli obiettivi previsti dai Prp per le finalità di cui all’Intesa 23 marzo 2005 (verifica degli adempimenti ai fini dell’accesso ad una quota vincolata del Fondo sanitario nazionale).

Con l’Accordo sancito in Conferenza Stato-Regioni in data 7 febbraio 2013, si è provveduto a prorogare al 31 dicembre 2013 il Pnp 2010-2012, convenendo in particolare di:

  • confermare il vincolo della certificazione ai fini dell’accesso al finanziamento previsto dagli obiettivi di Piano
  • confermare, per l’annualità 2013, il sistema di valutazione dei Prp di cui all’Intesa Stato-Regioni 10 febbraio 2011 (pdf 4,1 Mb) di adozione del “Documento per la valutazione dei Prp 2010-2012”
  • procedere alla riprogrammazione dei Prp per l’anno 2013 secondo criteri funzionali al superamento delle criticità e al miglioramento dei programmi
  • avviare i lavori per l’elaborazione del nuovo Pnp, per il quinquennio 2014–2018, attualmente in corso di predisposizione.

Tra le attività centrali a supporto del Pnp, un forte investimento è stato fatto, attraverso il coinvolgimento dell’Iss-Cnesps mediante specifica convenzione, nella promozione della qualità della programmazione/progettazione a livello intra-regionale e centrale, come prerequisito dell’azione. Affinché sia efficace, la programmazione deve inoltre dotarsi di validi strumenti di monitoraggio e valutazione dell’attuazione e dell’impatto delle azioni messe in campo. Pertanto il Pnp ha anche fortemente ribadito la necessità di disporre sistematicamente di dati e informazioni per identificare i problemi di salute, scegliere le soluzioni (utilizzando o producendo “evidenze”) e valutarne gli effetti.

Nel complesso, nei 4 anni di vigenza del Piano, i Prp hanno prodotto 740 tra programmi e progetti, con una distribuzione tra macroaree che vede un investimento assolutamente prioritario nella prevenzione universale (470 progetti/programmi pari al 64% del totale), e all’interno di questa, nella Linea di intervento “Prevenzione e sorveglianza di abitudini, comportamenti, stili di vita non salutari e patologie correlate” (154 progetti/programmi, ovvero circa un terzo della prevenzione universale e un quinto dell’insieme dei progetti/programmi), la quale sostanzialmente declina, a livello regionale/locale, obiettivi e azioni del programma nazionale Guadagnare salute. Sebbene infatti tutte le Regioni abbiano coperto le 4 macroaree, gli sforzi si sono prevalentemente concentrati sulla “promozione della salute”, secondo l’approccio multifattoriale e life-course (programmi integrati sui 4 principali fattori di rischio delle malattie croniche - fumo, alcol, inattività fisica, alimentazione non corretta – da attuarsi su diversi target di popolazione, a partire dall’infanzia e quindi privilegiando l’alleanza con la scuola, e in vari setting) che viene raccomandato a livello internazionale per il contrasto alle malattie croniche.

La valutazione

Riguardo alla valutazione formale dei Prp, sebbene nel triennio 2010-12 tutte le Regioni siano state certificate per l’adempimento relativo ai Piani, circa il 30% del totale dei progetti/programmi ha incontrato ostacoli nell'attuazione che hanno impedito il completo raggiungimento dei risultati attesi, o, in alcuni casi, l’avvio stesso delle attività. L’evidenza che, il più delle volte, tali ostacoli siano riconducibili a “debolezze” nel processo di pianificazione (come per esempio, incoerenza tra Quadro strategico e Piano operativo; scelta di indicatori non “realistici” nella pratica o non alimentati dai flussi informativi correnti; disallineamento temporale tra pianificazione, attuazione e rendicontazione dei risultati; mancata stima dei costi; assenza di sistemi di monitoraggio locale in grado di individuare tempestivamente eventuali criticità per apportare adeguate correzioni in corso d’opera), ha rafforzato l’esigenza di investire ulteriormente nel supporto alla pianificazione regionale e nella messa a punto di metodi e strumenti di applicazione e di verifica, ex ante, di un solido impianto logico-concettuale alla base della programmazione e, quindi, della valutazione.

La necessità, emersa nel biennio 2011-12, di ri-orientare e rendere più efficace la programmazione, si è tradotta nella formulazione, condivisa tra livello centrale e regionale all’interno dell’Accordo Stato Regioni 7 febbraio 2013, di alcuni criteri che contribuissero al superamento delle più evidenti criticità (ad esempio, identificazione di una adeguata e opportunamente quantificata copertura della popolazione beneficiaria; scelta di indicatori realistici, preferibilmente di output o di proxy di esito, in grado di misurare il progressivo raggiungimento dell’obiettivo di salute; individuazione di tutti i gruppi di interesse così come dei vincoli esterni alla realizzazione degli interventi,…), anche nell’ottica di una maggiore integrazione e trasversalità della programmazione, che è uno dei principi chiave dell’elaborando Pnp 2014-2018. La risposta a questi criteri della programmazione regionale per il 2013, si è prevalentemente espressa attraverso un “ridimensionamento” delle azioni, non solo nel senso di interruzione dei progetti che non sono riusciti a superare ostacoli strutturali (risorse inadeguate, impedimenti organizzativo-procedurali, mancato o difficile incardinamento degli obiettivi del Prp nelle attività istituzionali delle Asl, ecc) ma anche nella direzione, più vicina alla visione del nuovo Piano, di contenere la dispersione progettuale a favore invece della sinergia degli interventi all’interno di un disegno più organico di programmazione. L’attuazione della programmazione 2013 verrà valutata e certificata nel corso del 2014.

Una valutazione generale del Pnp, ovvero più ampia rispetto alle finalità della certificazione 2010-2012, è stata svolta, su mandato di Ministero e Regioni, dal Cnesps con l’obiettivo di enucleare punti di forza e di debolezza del percorso del Piano per trarne indicazioni utili a guidare le scelte di impostazione del nuovo Pnp. A tale scopo, in 11 Regioni, selezionate con criteri di convenienza, è stata effettuata fra aprile e luglio 2013 una indagine che ha coinvolto tre diversi gruppi di attori, per un totale di 121 persone: il referente regionale del Prp, un gruppo di operatori che ha attivamente preso parte alla elaborazione del Prp, un gruppo di professionisti che ha partecipato alla realizzazione del Prp a livello di Asl. Sulla base della preliminare identificazione, da parte degli stessi attori coinvolti, degli “oggetti di valutazione” e delle relative “domande di valutazione”, sono stati raccolti dati qualitativi (opinioni, convinzioni, percezioni) sui principali aspetti di processo del Pnp e dei Prp, e, dall’analisi di questi, ricavate alcune “lezioni” che possono fungere da raccomandazioni per la futura programmazione.

Verso il nuovo Pnp

Fra le idee prevalenti emerse nell’indagine condotta dal Cnesps, la qualità del percorso per l’elaborazione dei Prp è stata percepita come una vera “buona pratica” e una reale opportunità per la crescita culturale del sistema: nella maggior parte dei casi, i Prp sono stati redatti in base all’analisi dei problemi di salute e alla scelta di priorità seguendo criteri diversi, a seconda dei contesti regionali, ma in genere ben giustificati. Per definire le azioni è stata proposta una metodologia uniforme per tutti i progetti che ne ha permesso la confrontabilità e l’analisi da parte dei professionisti locali e del livello centrale. Per la prima volta, la pianificazione, strutturata, delle attività di prevenzione ha avuto ricadute in termini di visibilità per le strutture della prevenzione e per i professionisti in esse coinvolti e ha contribuito all’evoluzione della governance a livello regionale, rinforzando legami e interazioni con le Aziende sanitarie, polarizzando l’attenzione dei sistemi regionali sulla raccolta di informazioni e di dati per leggere i problemi e per valutare gli interventi, promuovendo operativamente l’intersettorialità. Seppur non sempre soddisfacente nelle modalità, la pianificazione della valutazione associata ai progetti, documentabile in loco e al Ministero, costituisce un altro aspetto qualitativamente apprezzabile nella messa a punto dei Prp. La valutazione ha evidenziato che il Pnp, ancorché guidato dall’assessorato alla Salute, sia di fatto intersettoriale, cioè di pertinenza di tutte le Istituzioni con rispettivi ruoli e partecipazioni definiti ma che, nella sua continuazione, dovrebbe servire a consolidare ulteriormente i programmi, migliorandone la copertura di popolazione soprattutto con la “promozione della salute”, assicurando la sostenibilità a quanto già in essere, favorendo la sinergia a livello locale, prevedendo e favorendo la valutazione periodica dello stato di realizzazione e dell’impatto degli interventi.

Questi elementi valutativi hanno significativamente contribuito alla definizione della vision e dei principi del nuovo Piano che continua a riconoscere tra gli obiettivi prioritari il contrasto alle malattie croniche attraverso l’azione sui fattori di rischio modificabili (tabacco, dieta non sana, inattività fisica, consumo dannoso di alcol, ipertensione, dislipidemie, obesità, iperglicemia) e la promozione di stili di vita salutari con un disegno strategico quanto più possibile “intersettoriale”, basato sul principio della “Salute in tutte le politiche” (Health in all policies), recepito nel programma Guadagnare salute, che pone attenzione non solo agli aspetti specificatamente sanitari, ma anche ai determinanti ambientali, sociali ed economici della salute, in particolare a quelli che maggiormente influenzano i comportamenti del singolo e della collettività.

Ultimo aggiornamento:
10 marzo 2014

Risultati progetto EpiAir2

Disponibile la rendicontazione tecnico-scientifica del progetto EpiAir2.

La prosecuzione delle attività di EpiAir hanno avuto come obiettivo quello di mantenere attivo un sistema di valutazione sistematico degli effetti a breve termine dell‘inquinamento atmosferico in 15 città italiane: Torino, Milano, Mestre-Venezia, Bologna, Firenze, Pisa, Roma, Taranto, Palermo, Cagliari, Trieste, Genova, Ancona, Napoli, Bari.

Ultimo aggiornamento:
17 aprile 2014

Mobilità e posti di lavoro

Che cos’è il “trasporto sostenibile”? Qual è il suo impatto sulla vita dei cittadini europei?
Con il nuovo dossier "Trasporti e mobilità sostenibili: verso nuove opportunità occupazionali", Azioniquotidiane esamina i contenuti del report dell'Oms Europa "Jobs in green and healthy transport". Il documento, che incoraggia modelli urbani alternativi, lancia ai decisori politici un ambizioso messaggio: gli investimenti in politiche che sostengono la mobilità attiva non sono utili solo in termini di promozione di stili di vita sani, o di miglioramento della qualità dell’ambiente cittadino. Possono rappresentare anche inedite opportunità occupazionali per creare nuovi posti di lavoro, soprattutto a livello locale.

Il sito di Azioniquotidiane è un'attività di comunicazione del progetto "Una rete di azioni per rendere operativa la Carta di Toronto", finanziato dal Ccm e affidato alle Regioni Piemonte, Veneto, Toscana, Marche, Campania, Puglia con capofila la Regione Emilia-Romagna in partneship con l'Oms.

Per seguire tutte le novità di Azioniquotidiane ci si può iscrivere alla newsletter inserendo il proprio indirizzo mail nel box sulla destra della home page.

Ultimo aggiornamento:
17 aprile 2014

In bella vista: Oms, aumentare le tasse sul tabacco

Il 31 maggio l'Oms celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale senza tabacco, per sensibilizzare sui rischi per la salute associati all'abitudine al fumo e per sostenere politiche efficaci per ridurre il consumo di tabacco. Il tema scelto per l'edizione 2014 è la tassazione dei prodotti del tabacco.

Il tabagismo uccide quasi 6 milioni di persone ogni anno, di queste più di 600 mila sono vittime del fumo passivo. L’uso del tabacco è la prima causa di morte evitabile a livello mondiale ed è attualmente responsabile del 10% dei decessi di adulti in tutto il mondo. Senza politiche efficaci si prevede che entro il 2030 moriranno ogni anno oltre 8 milioni di fumatori. Più dell'80% di questi decessi prevenibili sarà tra le persone che vivono nei Paesi a basso e medio reddito.

Nello specifico, la campagna 2014 della giornata mondiale senza tabacco mira a sollecitare i governi nazionali ad aumentare le tasse sul tabacco a livelli che ne riducano il consumo, anche attraverso il coinvolgimento e le pressioni esercitate da individui e organizzazioni sociali. La Convenzione quadro dell'Oms sul controllo del tabacco (WHO FCTC) prevede che i Paesi aumentino le tasse e il prezzo sui prodotti del tabacco per ridurne il consumo. L'aumento delle accise risulta efficace soprattutto nel ridurre il tabagismo tra i gruppi a basso reddito e tra i giovani che iniziano a fumare. Un aumento del prezzo del 10%, per esempio, diminuisce il consumo di circa il 4% nei Paesi ad alto reddito e fino all’8% nella maggior parte dei Paesi a basso e medio reddito.
Domani, 30 maggio, l'Iss, in collaborazione con l’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri” e con la Società italiana di tabaccologia, organizza presso l'aula Biagio D'Alba del ministero della Salute il XVI Convegno nazionale tabagismo e Ssn.
Scarica il programma (pdf 284 kb).

L'impegno europeo

Ogni anno, quasi 700 mila europei perdono la vita per colpa del fumo, che è anche la causa di malattie, fra cui tumori e disturbi cardiovascolari e respiratori, che colpiscono milioni di persone. Il 50% dei fumatori muoiono prematuramente (in media, 14 anni prima dei non fumatori) e il 94% di chi fuma nell’Unione europea inizia prima dei 25 anni.

Su come rendere i prodotti del tabacco e il fumo meno attraenti per i giovani si discuterà in occasione del Consiglio Epsco (occupazione, politica sociale, salute e affari dei consumatori) del prossimo 21 giugno. La legislazione può impedire che i pacchetti di sigarette siano utilizzati come strumenti pubblicitari: la proposta della Commissione intende porre fine all'uso di pacchetti accattivanti destinati soprattutto ai giovani. A novembre del 2013 la Commissione europea ha adottato una proposta per aggiornare la normativa sul tabacco e proteggere i giovani. La nuova direttiva entrerà in vigore a partire dal 2015-2016.
Per approfondimenti sull'impegno della Commissione europea contro il tabagismo, clicca qui.

La situazione in Italia

Il fumo è la principale causa prevedibile di morbosità e mortalità in Italia come in tutto il mondo occidentale. Il numero di morti dovuti al fumo, supera quelli dovuti a qualsiasi altro fattore di rischio o di malattia ed è la principale causa di broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), è associato alla malattia coronaria e agli accidenti cerebrovascolari. Si stima che in Italia siano attribuibili al fumo di tabacco circa 90 mila morti all’anno, di cui oltre il 25% di età compresa tra i 35 ed i 65 anni.

L’indagine Doxa del 2013 riporta che in Italia a fumare sono maggiormente gli uomini tra i 25 e i 44 anni (31,9%), mentre tra le donne prevale la fascia d’età compresa tra 45 e 64 anni (22,5%). In media, si inizia a fumare a circa 17 anni e oltre il 70% degli attuali fumatori ha iniziato tra i 15 e 24 anni. Oltre il 13% dei fumatori ha iniziato a fumare prima dei 15 anni. Mediamente si smette di fumare intorno ai 42 anni, quando si acquisisce una maggiore consapevolezza dei danni provocati dal fumo o per il fatto di aver avuto problemi di salute.

Direttamente collegato al problema dell'abitudine al fumo è il tumore del polmone. Nelle donne, è il secondo tumore per mortalità con circa 10 mila nuovi casi ogni anno. Sabato 31 maggio a Roma, in occasione della Giornata del Respiro, l’Agenzia nazionale per la prevenzione ed AgEtica, con le associazioni dei pazienti delle malattie respiratorie (pazienti Bpco e Federasma), hanno organizzato a Piazza San Silvestro una “Festa del respiro” completamente dedicata alle donne, per lanciare la campagna dinformazione e divulgazione “Polmone Rosa”.

Ultimo aggiornamento:
29 maggio 2014

OKkio alla Salute al suo IV traguardo

Giunto alla quarta raccolta dati sullo stato ponderale e sui comportamenti a rischio dei bambini della scuola primaria in tutte le Regioni italiane, OKkio alla Salute (www.okkioallasalute.it) – sistema di sorveglianza attivo dal 2007 – presenta a Roma i risultati.

Una prima sessione sarà dedicata ai comportamenti a rischio nei bambini in Europa e in Italia; una seconda ai temi di prevenzione dell’obesità nella scuola e in altri contesti.

Obiettivi principali: fornire agli operatori sanitari e della scuola informazioni e conoscenze sull’attuale epidemiologia della distribuzione dell’eccesso ponderale e dei comportamenti a rischio nei bambini della scuola primaria; dare un quadro dei maggiori interventi scolastici di promozione dell’esercizio fisico e della corretta alimentazione a livello internazionale.

Al convegno – accreditato per tutte le professioni -  sono stati assegnati 3,5 crediti formativi.

La domanda di iscrizione dovrà essere scaricata dal sito www.iss.it o da qui e inviata via fax o via e-mail entro il 9 gennaio prossimo.

Scarica il programma del convegno (PDF, 250 KB)

Ultimo aggiornamento:
16 dicembre 2014

Diario della salute

Pubblicato il report conclusivo del progetto “Diario della salute. Percorsi di promozione del benessere tra i pre-adolescenti”, realizzato nell'ambito del programma Ccm 2011. Il documento, indirizzato prevalentemente agli operatori sanitari e agli insegnanti delle scuole, contiene una sintesi delle attività previste e i principali risultati dello studio di valutazione.

Il progetto, che ha coinvolto Piemonte (capofila), Veneto, Calabria, Puglia e Sicilia, ha avuto l'obiettivo di promuovere il benessere psicofisico dei ragazzi della scuola secondaria di I grado attraverso:

  • il potenziamento delle life-skills dei preadolescenti
  • il miglioramento della qualità della relazione e della comunicazione tra genitori e figli preadolescenti
  • il miglioramento del clima di classe e della qualità della relazione con gli insegnanti.

Scarica il documento finale (pdf 4,6 Mb) e gli interventi dei relatori del workshop organizzato a Torino il 25 febbraio 2014.

Ultimo aggiornamento:
28 maggio 2014

Pnp: il triennio 2010-2013

Il Piano nazionale della prevenzione (Pnp) 2010-2012, adottato con Intesa Stato-Regioni 29 aprile 2010 (pdf 284 kb), raccogliendo il testimone dal Pnp 2005-2007 (Intesa Stato-Regioni 23 marzo 2005 pdf 1,17 Mb), è stato essenzialmente dedicato a cinque ambiti tematici: la sorveglianza epidemiologica, trasversale a ogni ambito più 4 macroaree di intervento, per ciascuna delle quali sono state individuate le Linee di intervento generale (complessivamente 22) e, per ogni Linea, gli obiettivi generali di salute.
Queste le 4 macroaree di intervento:

  1. medicina predittiva
  2. prevenzione universale
  3. prevenzione nella popolazione a rischio
  4. prevenzione delle complicanze e delle recidive di malattia.

Su questa struttura, le Regioni hanno elaborato e adottato formalmente i Piani regionali di prevenzione (Prp), declinando - rispetto alla propria realtà territoriale - gli obiettivi centrali in obiettivi specifici e documentandone lo stato di attuazione. Al ministero della Salute sono stati invece affidati i compito di:

  • accompagnare e sostenere il percorso regionale attraverso l’espressione di una serie di funzioni strategiche (Azioni centrali prioritarie, adottate con decreto ministeriale 4 agosto 2011) riconducibili al modello di governance noto come "stewardship", promosso dall’Oms
  • certificare - presso il Comitato Lea - l’avvenuto raggiungimento degli obiettivi previsti dai Prp per le finalità di cui all’Intesa 23 marzo 2005 (verifica degli adempimenti ai fini dell’accesso ad una quota vincolata del Fondo sanitario nazionale).

Con l’Accordo sancito in Conferenza Stato-Regioni in data 7 febbraio 2013, si è provveduto a prorogare al 31 dicembre 2013 il Pnp 2010-2012, convenendo in particolare di:

  • confermare il vincolo della certificazione ai fini dell’accesso al finanziamento previsto dagli obiettivi di Piano
  • confermare, per l’annualità 2013, il sistema di valutazione dei Prp di cui all’Intesa Stato-Regioni 10 febbraio 2011 (pdf 4,1 Mb) di adozione del “Documento per la valutazione dei Prp 2010-2012”
  • procedere alla riprogrammazione dei Prp per l’anno 2013 secondo criteri funzionali al superamento delle criticità e al miglioramento dei programmi
  • avviare i lavori per l’elaborazione del nuovo Pnp, per il quinquennio 2014–2018, attualmente in corso di predisposizione.

Tra le attività centrali a supporto del Pnp, un forte investimento è stato fatto, attraverso il coinvolgimento dell’Iss-Cnesps mediante specifica convenzione, nella promozione della qualità della programmazione/progettazione a livello intra-regionale e centrale, come prerequisito dell’azione. Affinché sia efficace, la programmazione deve inoltre dotarsi di validi strumenti di monitoraggio e valutazione dell’attuazione e dell’impatto delle azioni messe in campo. Pertanto il Pnp ha anche fortemente ribadito la necessità di disporre sistematicamente di dati e informazioni per identificare i problemi di salute, scegliere le soluzioni (utilizzando o producendo “evidenze”) e valutarne gli effetti.

Nel complesso, nei 4 anni di vigenza del Piano, i Prp hanno prodotto 740 tra programmi e progetti, con una distribuzione tra macroaree che vede un investimento assolutamente prioritario nella prevenzione universale (470 progetti/programmi pari al 64% del totale), e all’interno di questa, nella Linea di intervento “Prevenzione e sorveglianza di abitudini, comportamenti, stili di vita non salutari e patologie correlate” (154 progetti/programmi, ovvero circa un terzo della prevenzione universale e un quinto dell’insieme dei progetti/programmi), la quale sostanzialmente declina, a livello regionale/locale, obiettivi e azioni del programma nazionale Guadagnare salute. Sebbene infatti tutte le Regioni abbiano coperto le 4 macroaree, gli sforzi si sono prevalentemente concentrati sulla “promozione della salute”, secondo l’approccio multifattoriale e life-course (programmi integrati sui 4 principali fattori di rischio delle malattie croniche - fumo, alcol, inattività fisica, alimentazione non corretta – da attuarsi su diversi target di popolazione, a partire dall’infanzia e quindi privilegiando l’alleanza con la scuola, e in vari setting) che viene raccomandato a livello internazionale per il contrasto alle malattie croniche.

La valutazione

Riguardo alla valutazione formale dei Prp, sebbene nel triennio 2010-12 tutte le Regioni siano state certificate per l’adempimento relativo ai Piani, circa il 30% del totale dei progetti/programmi ha incontrato ostacoli nell'attuazione che hanno impedito il completo raggiungimento dei risultati attesi, o, in alcuni casi, l’avvio stesso delle attività. L’evidenza che, il più delle volte, tali ostacoli siano riconducibili a “debolezze” nel processo di pianificazione (come per esempio, incoerenza tra Quadro strategico e Piano operativo; scelta di indicatori non “realistici” nella pratica o non alimentati dai flussi informativi correnti; disallineamento temporale tra pianificazione, attuazione e rendicontazione dei risultati; mancata stima dei costi; assenza di sistemi di monitoraggio locale in grado di individuare tempestivamente eventuali criticità per apportare adeguate correzioni in corso d’opera), ha rafforzato l’esigenza di investire ulteriormente nel supporto alla pianificazione regionale e nella messa a punto di metodi e strumenti di applicazione e di verifica, ex ante, di un solido impianto logico-concettuale alla base della programmazione e, quindi, della valutazione.

La necessità, emersa nel biennio 2011-12, di ri-orientare e rendere più efficace la programmazione, si è tradotta nella formulazione, condivisa tra livello centrale e regionale all’interno dell’Accordo Stato Regioni 7 febbraio 2013, di alcuni criteri che contribuissero al superamento delle più evidenti criticità (ad esempio, identificazione di una adeguata e opportunamente quantificata copertura della popolazione beneficiaria; scelta di indicatori realistici, preferibilmente di output o di proxy di esito, in grado di misurare il progressivo raggiungimento dell’obiettivo di salute; individuazione di tutti i gruppi di interesse così come dei vincoli esterni alla realizzazione degli interventi,…), anche nell’ottica di una maggiore integrazione e trasversalità della programmazione, che è uno dei principi chiave dell’elaborando Pnp 2014-2018. La risposta a questi criteri della programmazione regionale per il 2013, si è prevalentemente espressa attraverso un “ridimensionamento” delle azioni, non solo nel senso di interruzione dei progetti che non sono riusciti a superare ostacoli strutturali (risorse inadeguate, impedimenti organizzativo-procedurali, mancato o difficile incardinamento degli obiettivi del Prp nelle attività istituzionali delle Asl, ecc) ma anche nella direzione, più vicina alla visione del nuovo Piano, di contenere la dispersione progettuale a favore invece della sinergia degli interventi all’interno di un disegno più organico di programmazione. L’attuazione della programmazione 2013 verrà valutata e certificata nel corso del 2014.

Una valutazione generale del Pnp, ovvero più ampia rispetto alle finalità della certificazione 2010-2012, è stata svolta, su mandato di Ministero e Regioni, dal Cnesps con l’obiettivo di enucleare punti di forza e di debolezza del percorso del Piano per trarne indicazioni utili a guidare le scelte di impostazione del nuovo Pnp. A tale scopo, in 11 Regioni, selezionate con criteri di convenienza, è stata effettuata fra aprile e luglio 2013 una indagine che ha coinvolto tre diversi gruppi di attori, per un totale di 121 persone: il referente regionale del Prp, un gruppo di operatori che ha attivamente preso parte alla elaborazione del Prp, un gruppo di professionisti che ha partecipato alla realizzazione del Prp a livello di Asl. Sulla base della preliminare identificazione, da parte degli stessi attori coinvolti, degli “oggetti di valutazione” e delle relative “domande di valutazione”, sono stati raccolti dati qualitativi (opinioni, convinzioni, percezioni) sui principali aspetti di processo del Pnp e dei Prp, e, dall’analisi di questi, ricavate alcune “lezioni” che possono fungere da raccomandazioni per la futura programmazione.

Verso il nuovo Pnp

Fra le idee prevalenti emerse nell’indagine condotta dal Cnesps, la qualità del percorso per l’elaborazione dei Prp è stata percepita come una vera “buona pratica” e una reale opportunità per la crescita culturale del sistema: nella maggior parte dei casi, i Prp sono stati redatti in base all’analisi dei problemi di salute e alla scelta di priorità seguendo criteri diversi, a seconda dei contesti regionali, ma in genere ben giustificati. Per definire le azioni è stata proposta una metodologia uniforme per tutti i progetti che ne ha permesso la confrontabilità e l’analisi da parte dei professionisti locali e del livello centrale. Per la prima volta, la pianificazione, strutturata, delle attività di prevenzione ha avuto ricadute in termini di visibilità per le strutture della prevenzione e per i professionisti in esse coinvolti e ha contribuito all’evoluzione della governance a livello regionale, rinforzando legami e interazioni con le Aziende sanitarie, polarizzando l’attenzione dei sistemi regionali sulla raccolta di informazioni e di dati per leggere i problemi e per valutare gli interventi, promuovendo operativamente l’intersettorialità. Seppur non sempre soddisfacente nelle modalità, la pianificazione della valutazione associata ai progetti, documentabile in loco e al Ministero, costituisce un altro aspetto qualitativamente apprezzabile nella messa a punto dei Prp. La valutazione ha evidenziato che il Pnp, ancorché guidato dall’assessorato alla Salute, sia di fatto intersettoriale, cioè di pertinenza di tutte le Istituzioni con rispettivi ruoli e partecipazioni definiti ma che, nella sua continuazione, dovrebbe servire a consolidare ulteriormente i programmi, migliorandone la copertura di popolazione soprattutto con la “promozione della salute”, assicurando la sostenibilità a quanto già in essere, favorendo la sinergia a livello locale, prevedendo e favorendo la valutazione periodica dello stato di realizzazione e dell’impatto degli interventi.

Questi elementi valutativi hanno significativamente contribuito alla definizione della vision e dei principi del nuovo Piano che continua a riconoscere tra gli obiettivi prioritari il contrasto alle malattie croniche attraverso l’azione sui fattori di rischio modificabili (tabacco, dieta non sana, inattività fisica, consumo dannoso di alcol, ipertensione, dislipidemie, obesità, iperglicemia) e la promozione di stili di vita salutari con un disegno strategico quanto più possibile “intersettoriale”, basato sul principio della “Salute in tutte le politiche” (Health in all policies), recepito nel programma Guadagnare salute, che pone attenzione non solo agli aspetti specificatamente sanitari, ma anche ai determinanti ambientali, sociali ed economici della salute, in particolare a quelli che maggiormente influenzano i comportamenti del singolo e della collettività.

Ultimo aggiornamento:
29 maggio 2014

Ue e malattie croniche

Con il costante invecchiamento della popolazione europea, i servizi sanitari devono fronteggiare sfide sempre maggiori, come quella delle malattie croniche. A Bruxelles il 3 e 4 aprile scorsi si sono riuniti esperti, aziende e ricercatori per definire strategie comuni. Le malattie croniche sono un problema sempre più grave. Sono la causa principale di mortalità con l'86% di tutti i decessi nell'Ue. Ogni anno, due milioni di persone muoiono di malattie cardiovascolari e si calcola che l'8% della popolazione soffra di diabete. Riducendo i principali fattori di rischio (fumo, abuso di alcolici, alimentazione scorretta ed esercizio fisico insufficiente) è possibile prevenire molte malattie croniche. L'approccio dell'Unione europea al problema delle malattie coniche richiede, quindi, una risposta integrata che si concentri sui fattori di rischio in tutti i settori e campi politici e sulla prevenzione, così come sulle iniziative per rafforzare i sistemi sanitari.

Questi gli obiettivi individuati al summit europeo sulle malattie croniche su cui lavorare congiuntamente:

  • rafforzare la leadership politica nell'affrontare la cronicità
  • identificare le principali sfide
  • usare in modo più efficiente le risorse disponibili
  • rafforzare il ruolo e la partecipazione di cittadini, pazienti, settori sociali e sanitari, nello sviluppo e nell’implementazione di politiche
  • rafforzare la ricerca e la dissemination delle informazioni.

Dal summit è, inoltre, emersa la richiesta a gran voce dei rappresentanti delle associazioni dei pazienti, di aumentare il budget relativo alla prevenzione che ad oggi è solo del 3 per cento.

Sul tema delle malattie croniche, la Commissione europea si sta impegnando, in particolare, attraverso:

  • i fondi per la ricerca Horizon 2020
  • il progetto Implement (EU Research Project on the Implementation of Chronic Care Improvements), che intende migliorare l'assistenza e il sostegno ai pazienti con malattie croniche
  • il progetto CHRODIS-JA, che intende agevolare lo scambio e il trasferimento di buone pratiche in Europa, con un'attenzione particolare alla promozione della salute e la prevenzione delle malattie croniche, la multimorbidità e il diabete
  • lo sviluppo della rete europea per l'azione su invecchiamento e attività fisica (EUNAAPA), cui partecipano 26 Paesi membri, che favorisce l’innovazione degli ambienti fisici e sociali in modo da garantire agli anziani di poter continuare a vivere in buona salute e rimanere indipendenti.

Consulta le conclusioni e le presentazioni della conferenza.

Ultimo aggiornamento:
28 maggio 2014

Aria inquinata in classe?

Diversi studi evidenziano la stretta relazione tra esposizione a inquinanti indoor negli ambienti scolastici e la comparsa di sintomi respiratori e allergici che possono compromettere la qualità della vita dei bambini e la loro performance scolastica. Nuove conferme vengono dal progetto CCM Indoor-School, come verrà discusso lunedì 23 febbraio al workshop “Inquinamento atmosferico interno e salute nelle scuole italiane”.

In questi ultimi anni la Commissione Europea ha promosso e finanziato importanti progetti sull’inquinamento indoor nelle scuole, per migliorare le conoscenze in tale materia e favorire la riduzione dei casi di malattie respiratorie e asma infantile in Europa. Aderendo all’iniziativa europea, il Ministero della salute - attraverso il CCM - ha investito sul progetto triennale Indoor-School: “Esposizione ad inquinanti indoor: linee guida per la valutazione dei fattori di rischio in ambiente scolastico e definizione delle misure per la tutela della salute respiratoria degli scolari e degli adolescenti”.

All’interno del progetto, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, è stato condotto uno studio rappresentativo della realtà italiana sull’esposizione agli inquinanti indoor di alunni e personale scolastico delle scuole primarie e secondarie di primo grado e sulle relazioni esistenti tra tale esposizione e gli effetti sulla salute, con lo scopo di migliorare le conoscenze epidemiologiche in tale ambito e facilitare l’applicazione delle Linee di indirizzo per la prevenzione nelle scuole dei fattori di rischio indoor per allergie ed asma, di cui all’Accordo in Conferenza Unificata del 18 novembre 2010. In tutto sono state coinvolte 10 unità operative del Nord, Centro e Sud della penisola e le scuole di 7 Regioni italiane: Lombardia, Friuli, Toscana, Lazio, Puglia, Sardegna, Sicilia.

I risultati, che verranno presentati nel corso del workshop, riaffermano le evidenze epidemiologiche di precedenti studi sia nazionali che europei e forniscono un quadro conoscitivo sulla qualità dell’aria nelle scuole italiane e i relativi rischi per la salute respiratoria degli studenti. Inoltre, forniscono delle solide evidenze rispetto ai vantaggi che può offrire una strategia di promozione della salute nelle scuole, garantendo ambienti salubri e sicuri e una vasta gamma di programmi per l’educazione e l’informazione del personale scolastico, studenti e famiglie. 

Proprio questo aspetto, cioè di come migliorare la qualità dell’aria negli ambienti scolastici alla luce delle evidenze epidemiologiche, sarà il tema della tavola rotonda del workshop che vedrà la partecipazione di esperti e  rappresentanti del Ministero della Salute, Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e Ministero dell’Ambiente.

Il workshop

Programma (PDF: 388 Kb)

Dove si svolge

Auditorium Biagio D’Alba

Ministero della Salute

Via G. Ribotta 5, Roma

Per informazioni

tel. 06 49902585 | e-mail: direzione.crivib@iss.it

tel. o6 59943331 | e-mail: g.cipolletta@sanita.it

Per saperne di più…
Il progetto CCM Indoor-school

Ultimo aggiornamento:
16 febbraio 2015

Terzo rapporto Sentieri

On line il terzo rapporto del progetto "Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento" (meglio noto come progetto Sentieri). Analisi della mortalità, incidenza tumorale e ricoveri ospedalieri sono i tre parametri lungo cui si snoda il progetto finanziato dal ministero della Salute e coordinato dall’Iss, che ha l'obiettivo di analizzare il rischio per la salute nei 44 siti di interesse nazionale per le bonifiche (Sin).

Pubblicato come supplemento al numero 2 del 2014 della rivista Epidemiologia & Prevenzione, il rapporto "Sentieri. Mortalità, incidenza oncologica e ricoveri ospedalieri" esamina i 18 Sin inclusi nel progetto coperti dalla rete dell’Airtum. Complessivamente nei residenti dei Sin è stato documentato un eccesso di incidenza oncologica pari al 9% negli uomini e 7% nelle donne.
Lo studio fornisce indicazioni di possibile rilevanza eziologica per ulteriori approfondimenti: per esempio, per alcuni Sin - tra cui quello di Brescia-Caffaro e Trento - vengono suggeriti programmi di biomonitoraggio umano, per quello del Litorale Domizio-Flegreo e Agro Aversano è indicato un monitoraggio della catena alimentare. Il progetto suggerisce, inoltre, attività di bonifica per i Sin di Brescia-Caffaro e di Biancavilla. Per Taranto e nei siti dove il contributo dell’esposizione ambientale è documentato, sono previste procedure di valutazione integrata dell’impatto ambientale e sanitario.

Ultimo aggiornamento:
28 maggio 2014

OKkio alla Salute: i risultati 2014

I dati 2014 di OKkio alla Salute, sistema di sorveglianza nazionale sullo stato ponderale e i comportamenti a rischio nei bambini della scuola primaria, confermano una leggera e progressiva diminuzione della percentuale di bambini di 8-9 anni in eccesso ponderale: il 20,9% è in sovrappeso (23,2% nel 2008) e il 9,8% obeso (12% nel 2008).

Tuttavia, i livelli di eccesso ponderale permangono ancora elevati e pongono l’Italia ai primi posti in Europa per sovrappeso e obesità infantile.

Gli aspetti relativi al movimento e alla sedentarietà risultano invariati.

Infine, sono stati presentati i risultati relativi ai quattro nuovi indicatori introdotti nella raccolta dati 2014: l’igiene orale, le ore di sonno dei bambini nei giorni feriali, i bambini che indossano gli occhiali da vista, il rispetto del divieto di fumo negli spazi aperti della scuola.

Per maggiori informazioni:

Ministero della Salute

Ultimo aggiornamento:
5 febbraio 2015

I prossimi eventi CCM

La riduzione del consumo di sale: un obiettivo possibile
Roma, 12 marzo 2015
Un convegno sulle iniziative intraprese per favorire la riduzione del consumo di sale, con la presentazione dei risultati dei progetti promossi dal CCM relativi al consumo di sale nella popolazione italiana nonché alla sperimentazione di un programma strutturato di comunità.
Tutte le informazioni

Prevenire le malformazioni congenite: dalle raccomandazioni europee alle azioni nazionali
Roma, 16 marzo 2015
Un workshop organizzato dal Ministero della Salute (Direzione Generale Prevenzione Sanitaria) e dall'Istituto Superiore di Sanità (Centro Nazionale Malattie Rare).
Tutte le informazioni

NIEBP: pianificare la prevenzione evidence based

Sono disponibili online i risultati del progetto finanziato dal CCM "Network Italiano Evidence Based Prevention - Rete italiana per la prevenzione basata su prove di efficacia (NIEBP): selezionare, produrre e rendere disponibili prove di efficacia di interventi di prevenzione al fine di sostenere la programmazione nazionale e regionale”.

Il progetto NIEBP è stato finanziato nell’ambito del programma CCM 2013 con l’obiettivo di mettere a disposizione dei decisori delle politiche della prevenzione e dei practitioner del settore le prove di efficacia relative a interventi operativi.

In particolare, sono state selezionate, sintetizzate e rese disponibili prove sull’efficacia di interventi di prevenzione per la riduzione dei fattori di rischio, sotto forma di revisioni di letteratura, linee guida ed elenchi di pratiche efficaci, selezionate dalla letteratura o dalla pratica delle Regioni, con particolare riferimento ad alcune delle aree di interesse del Piano Nazionale della Prevenzione 2014 – 2018.

È possibile consultare il materiale prodotto attraverso una matrice di accesso ordinata secondo due elementi: il fattore di rischio (in riga) e il tipo di popolazione (in colonna). Ogni cella individuata da queste due caratteristiche contiene una scheda di sintesi delle evidenze e i collegamenti ai materiali accessori disponibili.

Per saperne di più

Il sito web
Il progetto
La metodologia

Ultimo aggiornamento:
24 febbraio 2015

Esitazione vaccinale tra i genitori: risultati di una survey italiana

Nel 2016 un gruppo di ricercatori italiani, con il supporto del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm), ha condotto una vasta survey che ha coinvolto i genitori di bambini di 16-36 mesi di età per valutare l’esitazione vaccinale (vaccine hesitancy) e indagare i suoi principali determinanti. I risultati dello studio sono stati pubblicati a gennaio 2018 sulla rivista internazionale  Vaccine (“Parental vaccine hesitancy in Italy - Results from a national survey”).

I dati sull’attitudine dei genitori nei confronti delle vaccinazioni sono stati raccolti attraverso un questionario somministrato online o negli studi pediatrici e infermieristici
Sono stati somministrati un totale di 3130 questionari e i genitori, classificati come “pro-vaccinazioni”, “esitanti” o “contrari alle vaccinazioni” sulla base dello status vaccinale (autoriferito) dei propri figli sono risultati essere rispettivamente l’83,7%, il 15,6% e lo 0,7%.
La sicurezza è risultata essere il principale motivo di preoccupazione alla base del rifiuto (38,1%) o dell’interruzione (42,4%) della vaccinazione. Dai dati dell’indagine emerge anche che il pediatra di famiglia è la fonte di informazione sui vaccini considerata più affidabile sia per i genitori pro-vaccini (96,9%) sia per quelli esitanti (83,3%), contro il 45% dei genitori contrari alla vaccinazione.

L’indagine mette in evidenza i seguenti risultati:

  • Circa il 15% dei genitori italiani esita a vaccinare i propri figli.
  • La  sicurezza è il principale motivo di preoccupazione alla base del rifiuto (38,1%) o dell’interruzione della vaccinazione (42.4%).
  • Pareri contrari o discordanti nei confronti dei vaccini da parte degli operatori sanitari sono associati all’esitazione vaccinale.
  • I pediatri sono la principale fonte di informazione sulle vaccinazioni per i genitori esitanti.
  • Sono necessari più interventi per aumentare la fiducia nelle vaccinazioni.

In particolare, lo studio evidenzia che il tema relativo alla sicurezza dei vaccini è la principale preoccupazione di tutti i genitori ma è significativamente maggiore in quelli contrari alla vaccinazione e negli esitanti, soprattutto per quanto riguarda gli effetti avversi a breve e lungo termine.

Analogamente ai genitori pro-vaccini anche i genitori esitanti considerano la vaccinazione un importante strumento di prevenzione e si fidano dei loro pediatri di famiglia, che sono la loro principale fonte di informazione.
Questo suggerisce che una formazione rivolta ai professionisti della salute che fornisca informazioni omogenee sulle vaccinazioni, in linea con le raccomandazioni nazionali, e appropriati interventi di comunicazione degli operatori sanitari ai genitori sono elementi cruciali per rispondere alle preoccupazioni dei genitori e all’esitazione vaccinale.

Per approfondire: 
l’articolo completo su Vaccine: “Parental vaccine hesitancy in Italy - Results from a national survey
il portale tematico Vaccinazioni sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica vaccinazioni sul sito EpiCentro

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Ultimo aggiornamento:
27 febbario 2018

Farmacovigilanza nell’Ue: il report 2012-2014

La Commissione Europea ha pubblicato il rapporto sulle attività di farmacovigilanza relative agli anni 2012-2014.
La farmacovigilanza rappresenta un elemento chiave per la salute pubblica, la sua attività si esplica attraverso il monitoraggio della sicurezza dei medicinali attraversol'individuazione, la valutazione, la comprensione e la prevenzione degli effetti avversi o di altri problemi connessi ai medicinali. Nell’Unione Europea tutti i farmaci sono soggetti a verifiche e valutazioni rigorose in termini di qualità, efficacia e sicurezza prima di essere autorizzati a livello degli Stati membri o dell'UE. Inoltre, una volta introdotti sul mercato continuano a essere monitorati attraverso attività di farmacovigilanza per osservare eventuali reazioni avverse, non evidenziate negli studi clinici pre-registrativi.  

La nuova legislazione europea, entrata in vigore a metà del 2012, è stata progettata per migliorare la farmacovigilanza nell'UE.  A tal fine è stato creato il Comitato di valutazione dei rischi per la farmacovigilanza (PRAC) che, insieme ai principali partner della rete europea per la farmacovigilanza, (la Commissione europea, gli Stati membri e l'Agenzia Europea dei Medicinali (EMA), opera nell'intento di esaminare e trattare rapidamente qualsiasi problema emergente affinché i pazienti abbiano accesso a medicinali sicuri, efficaci e di qualità. 

Il report e il documento di lavoro allegato descrivono il lavoro del network europeo per il monitoraggio e il controllo di sicurezza dei farmaci focalizzandosi sul periodo che va dal 2012, momento in cui è entrata in vigore la nuova legislazione, fino alle fine del 2014 ma includono anche alcune informazioni sulle attività iniziate entro luglio 2015.
In particolare, dal rapporto risulta che nell’area economica europea (SEE) le segnalazioni di reazioni avverse ai farmaci sono aumentate da circa 240.000 nel 2012 a quasi 290.000 nel 2014. Inoltre l’attività di farmacovigilanza viene sempre più gestita in modo proattivo attraverso piani di gestione del rischio e la ri-valutazione del rapporto rischi-benefici dei farmaci viene effettuata tramite la presentazione di rapporti periodici di aggiornamento sulla loro sicurezza (PSUR). Anche le segnalazioni di reazione avverse da medication error sono passate da circa 4.500 nel 2012 a oltre 7.000 nel 2014.
La rete europea di farmacovigilanza rappresenta un esempio di proficua cooperazione a livello europeo a beneficio dei cittadini dell'UE. L'impegno di importanti parti interessate, quali i pazienti e i professionisti del settore sanitario, è integrato nel sistema anche attraverso le segnalazioni di sospetti effetti collaterali da parte dei pazienti.

Materiali utili:
il rapporto completo “Monitoring safety of medicines for patients Pharmacovigilance activities related to medicines for human use in the EU” (PDF: 352 kb)
il documento di lavoro allegato “Commission Staff Working Document” (PDF: 1,2 Mb).

Per approfondire:
la sezione farmacovigilanaza sul sito della Commissione Europea
Agenzia Europea dei Medicinali (EMA)
Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) 
l’area tematica Osservatorio sui farmaci sul sito EpiCentro

Ultimo aggiornamento:
29 maggio

Workshop “Clima e salute. Estate 2016ˮ

Si è tenuto a Roma, il 16 giugno scorso, presso l'Auditorium del Ministero della Salute, il workshop Clima e salute. Piano Nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute. Estate 2016.

A oltre 10 anni dall’avvio del Piano operativo nazionale del Ministero della Salute per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute attraverso specifici progetti del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm), l’evento ha fatto il punto sull’impatto degli eventi meteorologici estremi in Italia e ha presentato una sintesi delle nuove evidenze riguardo agli effetti sulla salute dei cambiamenti climatici, in particolare sui sottogruppi di popolazione a maggior rischio.

Considerando l'aumento delle ondate di calore previsto nei prossimi anni, l'obiettivo è di aumentare le capacità di adattamento del Servizio Sanitario Nazionale rafforzando la rete di collaborazioni tra enti e istituzioni a livello centrale e locale.

Il riscaldamento globale è inequivocabile, con più frequenti estremi di temperatura (IPCC 2013).

Gli effetti attesi sulla salute a causa dei cambiamenti climatici e eventi estremi, saranno tra i più rilevanti problemi che i sistemi sanitari dovranno affrontare nei prossimi decenni (WHO 2009).

Le variazioni degli estremi di temperatura e delle onde di calore possono avere effetti più significativi della media nelle città a causa del noto meccanismo dell’ “ isola di calore” urbana.

In Italia è possibile prevedere un sensibile aumento della frazione di popolazione suscettibile agli effetti dei cambiamenti climatici ed eventi estremi, per l’aumento della quota di anziani fragili (anziani over75 e over85, malati cronici, in condizioni di solitudine e scarsa integrazione sociale). Nel mese di luglio 2015 c’è stato un significativo aumento della mortalità giornaliera nella popolazione con età superiore ai sessantacinque anni, con incrementi compresi tra +15% e +55%. Tra i gruppi vulnerabili rientrano anche le donne in gravidanza, i bambini (0-14 anni) e i lavoratori outdoor, verso cui occorre rivolgere una maggiore attenzione.

L’insorgenza di patologie psichiche e fisiche associate alle alte temperature è causa dell’aumento degli accessi al Pronto Soccorso nelle giornate molto calde, specie di soggetti anziani e bambini.

L’identificazione dei sottogruppi a rischio a partire dai dati dei sistemi informativi sanitari permette l’adozione di misure preventive e di interventi locali e nazionali per ridurre al minimo i rischi derivanti dai cambiamenti climatici.

Le azioni comuni dei sistemi sanitari per rafforzare la prevenzione e le risposte alle ondate di calore sono parte integrante di un Piano nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute (Ministero della Salute - CCM).

Gli interventi dei relatori
I cambiamenti climatici futuri in Italia e sul Mediterraneo - A. Navarra
Trend degli indicatori climatici in Italia - F. Desiato
Ondate di calore e salute: nuove evidenze e sottogruppi vulnerabili - P. Michelozzi
Cambiamenti climatici, Esposizioni ambientali e malattie respiratorie - G. D'Amato
Il Piano operativo nazionale: un esempio concreto di strategia di adattamento - A. de Martino
Il sistema di allertamento nazionale e previsioni per l'estate 2016 - L. Delli Passeri
Il sistema nazionale di sorveglianza della mortalità giornaliera (SISMG) e il monitoraggio degli accessi in pronto soccorso - M. Scortichini
L'impatto delle ondate di calore sulla mortalità nell'estate 2015 - F. de' Donato
Raccomandazioni per la protezione della salute dei lavoratori esposti - A. Marinaccio
Raccomandazioni per la prevenzione in ambito pediatrico - L. Reali
Raccomandazioni per la prevenzione in gravidanza - C. Piscicelli
Gli interventi di prevenzione in ambito ospedaliero - G. Capobianco
Gli interventi di prevenzione sul territorio: il modello di identificazione dei fragili applicato all'AUSL di Bologna - P. Pandolfi
La prevenzione sul territorio: interventi in ASL RM1 e nella Casa nella Salute - M. Goletti, G. De Gregorio
Interventi di prevenzione in ambito sociale - G. Liotta

Da consultare
Area Ondate di calore del portale del Ministero della salute
Opuscoli e poster
I bollettini sulle ondate di calore
Public health advice on preventing health effects of heat. New and updated information for different audiences - WHO 2011

 

 

Ultimo aggiornamento:
4 agosto 2016

Rio 2016, olimpiadi e paralimpiadi

Il 20 luglio scorso è stato pubblicato, a cura del Ministero della Salute, un opuscolo con le informazioni e i consigli per gli atleti e i viaggiatori diretti in Brasile.

I XXXI Giochi Olimpici e Paralimpici di Rio de Janeiro 2016 si terranno rispettivamente dal 5 al 21 agosto e dal 7 al 18 settembre2016. Cinque ulteriori città ospiteranno competizioni nell’ambito del campionato di calcio olimpionico: Belo Horizonte, Brasilia, Manaus, Salvador e São Paulo.

Gli atleti e i turisti si troveranno ad affrontare rischi per la propria salute simili a quelli delle persone residenti in Brasile.

Il documento, realizzato dall’ufficio Prevenzione delle malattie trasmissibili della Direzione generale della prevenzione sanitaria, fornisce raccomandazioni e consigli utili per gli atleti e i viaggiatori che si recheranno in Brasile, e in particolare sono contenute indicazioni utili:

  • prima della partenza
  • sulle vaccinazioni
  • sulle infezioni gastrointestinali e l’igiene degli alimenti e dell’acqua
  • su come proteggersi dalle punture di zanzara
  • sulle malattie trasmesse dalle zanzare
  • per i viaggiatori di ritorno da Rio
  • sulle infezioni trasmesse per via sessuale (diverse dall’infezione da virus Zika)
  • sui rischi legati ad altre malattie infettive
  • sulla sicurezza e altri rischi sanitari.

L’opuscolo del Ministero della Salute
Rio 2016, olimpiadi e paralimpiadi: informazioni e consigli per gli atleti e i viaggiatori diretti in Brasile

Da consultare
Zika: informazioni per il personale sanitario

Articoli correlati
In bella vista: Il punto e gli aggiornamenti su Zika

Ultimo aggiornamento:
4 agosto 2016

VIS: il documento finale

È disponibile il documento finale del progetto Ccm 2013 “Valutazione di Impatto sulla Salute (VIS): Linee Guida e strumenti per valutatori e proponentiˮ che si è concluso recentemente e che ha prodotto delle Linee Guida sulla VIS, complete di strumenti e metodi, con una parte dedicata all’integrazione di alcuni elementi di VIS nelle procedure di valutazione esistenti quali VIA, VAS e Conferenze dei Servizi.

2013
Valutazione di Impatto sulla Salute (VIS): Linee Guida e strumenti per valutatori e proponenti

 

Ultimo aggiornamento:
4 agosto 2016

RiscRipro_SENTIERI: il documento finale

È disponibile il documento finale del progetto Ccm 2012 “Valutazione del rischio riproduttivo in aree a forte pressione ambientale (RiscRipro_SENTIERI)ˮ che si è concluso recentemente, con illustrati gli obiettivi specifici, i risultati, le conclusioni e le raccomandazioni.

2012
Valutazione del rischio riproduttivo in aree a forte pressione ambientale (RiscRipro_SENTIERI)

Ultimo aggiornamento:
4 agosto 2016

La nuova serie di The Lancet

Un’ora di camminata veloce o di pedalata può bastare per annullare gli effetti negativi legati a 8 ore al giorno di sedentarietà. È uno degli aspetti che emergono dalla nuova The Lancet Series, presentata a luglio 2016 a ridosso dei Giochi olimpici di Rio de Janeiro.

Physical Activity 2016: Progress and Challenges è costituito da quattro articoli principali e cinque commenti, e fornisce una panoramica sugli effetti negativi dell’inattività fisica sulla salute e le sue ripercussioni economiche, sull’importanza delle politiche nazionali di contrasto alla sedentarietà e alcuni esempi virtuosi:

  • Paper 1, relativo alla mortalità correlata alla sedentarietà: “Does physical activity attenuate, or even eliminate, the detrimental association of sitting time with mortality? a harmonised meta-analysis of data from more than 1 million men and women”
  • Paper 2, dedicato all’impatto economico dell’inattività fisica: “The economic burden of physical inactivity: a global analysis of major non-communicable diseases”
  • Paper 3, sui progressi fatti dalle Olimpiadi del 2012: “Progress in physical activity over the Olympic quadrennium”
  • Paper 4, relative agli interventi di promozione dell’attività fisica: “Scaling up physical activity interventions across the globe: stepping up to larger and smarter approaches to get people moving”.

Oltre a sottolineare l’importanza dell’attività fisica, indipendentemente dal tempo passato seduti, gli autori del primo studio affermano che uno stile di vita fisicamente attivo (che prevede almeno un’ora al giorno di attività fisica) è sufficiente per contrastare gli effetti negativi correlati allo stare seduti per 8 ore ogni giorno e a ridurre il rischio di morire per una malattia cronica.

La ricerca si concentra anche sul tempo passato quotidianamente davanti alla televisione concludendo che guardare la Tv da seduti per oltre 3 ore al giorno aumenta il rischio di decesso (tranne che tra le persone più attive). Inoltre, gli autori sottolineano che l’aumento del rischio di morire associato allo stare seduti a guardare Tv per molte ore al giorno è significativamente maggiore rispetto al rischio di morire correlato alla sola sedentarietà. Ciò è probabilmente legato a una combinazione di fattori, per esempio: passare molte ore a guardare la televisione può essere un sintomo di uno stile di vita non salutare, in cui si è meno propensi a fare attività fisica; l’abitudine diffusa di guardare la televisione dopo cena potrebbe avere ripercussioni sul metabolismo; le persone potrebbero essere più propense a fare spuntini mentre guardano la televisione.

Le ripercussioni economiche dell’inattività fisica

Dal Paper 2 emerge che, nel mondo, la sedentarietà costa oltre 67 miliardi di dollari l’anno in cure sanitarie e perdita di produttività, con impatti diversi a seconda degli Stati: nei Paesi ad alto reddito, l’inattività fisica è responsabile dell’80,8% dei costi sanitari e del 60,4% dei costi indiretti (come la perdita di produttività); nelle nazioni a basso e medio reddito è invece stato registrato il 75% del carico globale di malattia (global burden of disease) associato alla sedentarietà.

I costi sanitari potrebbero, tuttavia, essere maggiori perché lo studio ha considerato i costi legati solamente a 5 malattie associate alla mancanza di attività fisica (malattia coronarica, ictus, diabete di tipo 2, cancro al seno e cancro al colon). Si tratta quindi di stime conservative che potrebbero essere più basse del costo reale.

Le azioni politiche e i dati sulla sedentarietà: la politica deve entrare in azione

Il terzo articolo sottolinea che tra il 2010 e il 2015 molti Paesi hanno adottato e messo in pratica politiche nazionali di contrasto alla sedentarietà (nel 2010 erano presenti nel 75% dei Paesi analizzati - e attive nel 44% - e nel 2015 in oltre il 90% - e operative nel 71%). Tuttavia, nel 2015, il 23% della popolazione adulta mondiale e l’80% degli adolescenti che frequentano la scuola non rispettavano le raccomandazioni Oms sui livelli di attività fisica settimanale raccomandati (150 minuti di attività ad intensità moderata), sottolineando la necessità di ulteriori interventi.

Esempi positivi di approcci intersettoriali

Infine, il quarto paper ricorda che aumentare i livelli di attività fisica praticata richiede la collaborazione di vari settori della vita quotidiana come le scuole, l’urbanistica, i trasporti e le attività sportive e ricreative e necessita di aumentare gli sforzi per monitorare attivamente l’attività fisica nella pratica clinica, considerandolo un fattore di rischio per alcune malattie.

Gli autori sottolineano anche diversi esempi di successo, come il sistema Bus Rapid Transit System, ovvero la decisione di distanziare le fermate degli autobus per incoraggiare le persone ad andare a piedi (introdotta a Curitiba in Brasile, Bogotà in Colombia e Cambridge nel Regno Unito); e il Coordinated Approach to Child Health degli Stati Uniti, che promuove un ambiente scolastico sano che includa attività fisica, alimentazione e protezione solare.

Fonti
Gli articoli sul sito di The Lancet

Da consultare
Le aree di intervento del programma Guadagnare salute

 

 

Ultimo aggiornamento:
4 agosto 2016

Convegno sul Diabetes self-management

Il 7 giugno scorso, presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, si è svolto il convegno “Promuovere il self-management nella persona con diabeteˮ, e si sono presentati gli output del primo anno di attività del progetto Un intervento di implementazione strutturata e sistematica di educazione della persona diabetica: agire su alimentazione, attività fisica e gestione auto-efficace della malattia cronica per incidere sul controllo del peso e degli indicatori di malattia, finanziato dal Ministero della Salute - Ccm.

Il diabete rappresenta una delle principali malattie croniche non trasmissibili (MCNT) e una delle cause più importanti di mortalità prematura. Le MCNT sono legate a fattori di rischio comuni e modificabili,  in particolare il 90% degli individui con diabete è affetto da diabete di tipo 2, che ha tra i suoi maggiori fattori di rischio l’obesità e una ridotta attività fisica, a tal proposito l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel Piano di azione globale per la prevenzione e il controllo delle malattie croniche 2013-2020 ha indicato 9 obiettivi globali da realizzare entro il 2025,  tra cui quello di ridurre la mortalità relativa per MCNT del 25%.
In Italia il diabete ha una prevalenza pari al 5% della popolazione (3-4 milioni di persone) ed è in continuo aumento. Nel 2013 il Ministero della Salute ha deliberato il Piano Nazionale Diabete, per la prevenzione, la diagnosi, il monitoraggio e la cura delle persone con diabete. Poiché il rischio di diabete come di altre malattie croniche è direttamente correlato all’indice di massa corporea, agire sugli stili di vita della popolazione, introducendo una dieta corretta e una regolare attività fisica, permetterebbe di prevenire l’insorgenza della malattia o, nel caso di pazienti con diagnosi conclamata, di rallentare l’insorgenza di eventi acuti o di altre comorbidità.

L’obiettivo finale del progetto, finanziato dal programma Ccm 2014 e che vede coinvolte 3 regioni (Provincia autonoma di Bolzano, Toscana e Basilicata), è quello di implementare e diffondere un percorso di educazione della persona diabetica in sovrappeso o obesa, rafforzando la propria capacità di essere auto-efficace nella gestione del peso corporeo e del progredire della malattia, coerentemente con le linee guida correnti e i modelli alimentari presenti sui territori in cui i pazienti vivono. Cambiare il proprio approccio alla malattia, permette al paziente di agire in modo trasversale in tutti gli ambiti che rientrano nella quotidianità e che costituiscono un fattore di rischio per il proprio stato di salute.

Primi risultati

  • Adattamento del programma Diabetes Self Management Program (DSMP,) sviluppato dall’Università di Stanford, al contesto italiano, revisione del Manuale Conduttori e creazione dell'Abecedario a supporto della persona diabetica.
  • Coinvolgimento degli stakeholder, individuazione e formazione dei conduttori, arruolamento dei partecipanti, programmazione e attivazione dei corsi di diabetes self-management.
  • Primi esiti positivi dal punto di vista dei partecipanti e dei conduttori dei seminari per la metodologia utilizzata, il lavoro di gruppo, la maggior consapevolezza acquisita sulla patologia diabetica e sulla capacità di autogestirla attraverso l’adozione di uno stile di vita complessivo più sano, intervenendo in prima persona sui comportamenti alimentari e sull’attività fisica.
  • Individuazione dei punti di forza, delle criticità e delle buone pratiche da condividere per il mantenimento e la prosecuzione dei programmi di self-management.

Il disease management (IGEA) oggi è senz’altro lo strumento più indicato per migliorare l’assistenza delle persone con patologie croniche e la promozione dell’autogestione del paziente ne è una componente essenziale. Le evidenze scientifiche indicano che nei pazienti portatori di condizioni croniche come il diabete è fondamentale promuoverne il self-management e l’empowerment per migliorare la gestione della propria patologia e attuare dei nuovi comportamenti che gli permettano di ridurre il rischio di sviluppare complicanze. I corsi di autogestione  sono sviluppati specificamente per aumentare l'autoefficacia del paziente, cioè la fiducia del paziente nelle sue capacità di autogestione.

Il prossimo step sarà valutare gli esiti a medio e lungo termine sullo stato di salute dei pazienti diabetici e considerare la possibilità di reiterare l’intervento di educazione della persona diabetica ed estenderlo a tutta la popolazione diabetica.

Inoltre sarebbe utile e necessario che la terapia educazionale venisse adeguatamente riconosciuta nell’ambito delle prestazioni fornite dal SSR.

Per saperne di più
Testo del progetto (PDF: 870 Kb)

Il convegno
Promuovere il self-management nella persona con diabete

Pisa, 7 giugno 2016
Il programma  

Le presentazioni
Le strategie per la prevenzione di obesità e diabete in Italia e il ruolo del CCM - R. D’Elia
“Educare la persona con diabete”: un intervento interregionale rilevante per la sanità pubblica basato su evidenze di efficacia - L. Roti
Il Diabetes Self Management Program creato dalla Stanford School of Medicine - D. Pagliacci
L'adattamento del programma Diabetes Self Management Program al contesto italiano e la creazione dell'Abecedario - M. Siller
Come agire sull’alimentazione - V. Salvatore
Il coinvolgimento degli stakeholder, la formazione dei conduttori e l'arruolamento dei partecipanti - P. Trapè
Le buone pratiche da condividere per la promozione di un programma di educazione strutturato e sistematico - D. Pagliacci
L'autogestione: uno strumento di prevenzione e una componente del percorso di assistenza - B. Vujovic
Il programma di educazione: i seminari svolti e i partecipanti coinvolti - P. Bellitti
L’integrazione tra il percorso di cura della persona con diabete e l’attività di educazione all’autogestione - G. Citro

 

 

Ultimo aggiornamento:
4 agosto 2016

SInT-MDR Trapianti

L'occasione per tornare a parlare di prevenzione della diffusione di infezioni sostenute da microrganismi multiresistenti in ambito trapiantologico, relativamente al progetto Ccm 2012, è stata la riunione conclusiva che ha avuto luogo a Roma il 30 aprile scorso.
Dal 2010, si è osservato in Italia un improvviso aumento della diffusione di enterobatteri resistenti ai carbapenemi, attribuibile alla espansione clonale di Klebsiellapneumoniae (KPC). I pazienti maggiormente esposti al rischio di colonizzarsi o infettarsi con MDR in ambito ospedaliero sono i pazienti esposti a procedure invasive, quelli sottoposti a procedure chirurgiche complesse e/o ricoverati per lunghi periodi di tempo ed anche i pazienti sottoposti a trapianto di organo solido, che, tra l'altro sono soggetti anche a trattamento immunosoppressivo cronico per prevenire il rigetto dell'organo trapiantato.
Il progetto Ccm consiste in uno studio osservazionale finalizzato alla valutazione della diffusione di infezioni sostenute da microrganismi multiresistenti (MDR) in ambito trapiantologico e all'analisi del rischio sui germi MDR nel processo di donazione e trapianto. Obiettivo generale del progetto è stato quello di effettuare un'analisi del rischio clinico correlato alla colonizzazione/infezione con MDR resistenti agli antibiotici, in pazienti trapiantati di organo solido, con particolare riguardo ai nuovi profili di resistenza. Per raggiungere tale obiettivo sono state svolte diverse attività: la predisposizione di una funzione web per l'inserimento dei soggetti e dei casi reclutati nello studio (funzione SInT), attività di laboratorio per il prelievo dei campioni al momento del prelievo d'organo, sulla base di uno specifico protocollo microbiologico messo al punto dal centro MIPI-ISS, attività finalizzate al mantenimento della compliance dei centri trapianto.
Nel corso dell'evento del 30 aprile scorso sono state presentate - oltre alle attività svolte durante il progetto - anche le analisi dei dati finora raccolti con l'obiettivo di conoscere la prevalenza di colonizzazione/infezione da microrganismi MDR nei donatori di organi per trapianti di fegato o polmone; il profilo fenotipico e genotipico degli isolati di enterobatteri produttori di carbapenemasi; la prevalenza di colonizzazione pre-trapianto di fegato e di polmone da microrganismi MDR; l'incidenza di infezione durante il follow up post-trapianto.
Sulla base dei risultati ottenuti, è stato raggiunto l'obiettivo di reclutamento secondo le stime effettuate (550 trapianti di fegato e 110 di polmone), a conferma della risposta eccellente dei Centri di trapianto che hanno seguito accuratamente il protocollo di studio.


Per saperne di più
La pagina del progetto
Relazione con sintesi del progetto (PDF: 870 Kb)
Il progetto sul sito di Trapianti in Rete

Riunione conclusiva
Il programma (PDF: 168 Kb)
La presentazione (PDF: 1,1 Mb)

Ultimo aggiornamento:
22 giugno 2015

Riflessioni sull'ultima stagione influenzale

In un'intervista video Raniero Guerra, direttore della Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, fa un bilancio della stagione influenzale 2014-2015: dall'andamento dell'epidemia al caso Fluad e il sistema di sorveglianza, fino alla necessità di una migliore copertura vaccinale.

 

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Ultimo aggiornamento:
23 giugno 2015

JA-CHRODIS: WP7 - Final Meeting

Il 20-21 ottobre scorso, presso l’Istituto Superiore di Sanità a Roma, si è svolto l’incontro conclusivo del WP7 della JA- CHRODIS, “Diabetes: a case study on strengthening health care for people with chronic diseases - WP7 - Final Meetingˮ.

La JA-CHRODIS (European Joint Action on Chronic Diseases and Promoting Healthy Ageing across the Life Cycle) è una azione congiunta europea dedicata alle malattie croniche e alla promozione dell’invecchiamento “in salute” nel corso della vita.
JA-CHRODIS mira infatti a promuovere lo scambio di buone pratiche tra  i Paesi europei e rientra nel programma europeo “Health programme 2008-2013”.

La JA-CHRODIS è organizzato in 7 work package (WP): 3 trasversali (WP1-WP3), 3 su temi specifici (WP5-promozione della salute e prevenzione delle malattie croniche; WP6-multi-morbosità; WP7-diabete) mentre il quarto riguarda la costruzione di una piattaforma per lo scambio di conoscenza.

In particolare, il WP7 (Diabete: un esempio di studio per il miglioramento dell’assistenza per le persone con malattie croniche), coordinato dall’ISS, ha come obiettivo principale quello di migliorare la prevenzione e la cura del diabete, al fine di migliorare il coordinamento e la cooperazione degli Stati membri UE, favorire lo scambio di buone pratiche tra i Paesi europei e identificare i fattori essenziali e gli ostacoli allo sviluppo, l'implementazione e la sostenibilità dei Piani Nazionali Diabete (NDP) nei diversi paesi europei.

Nel convegno conclusivo presso l’Istituto Superiore di Sanità sono state quindi illustrate le attività e i risultati del WP7.
In particolare, in materia di prevenzione e cura del diabete:

  • è stata condotta un’indagine a livello europeo per fornire una panoramica strutturata sui programmi e le strategie di intervento messi in atto per la prevenzione e la gestione del diabete nei vari paesi europei, coinvolgendo un totale di 19 nazioni, e focalizzando l’attenzione sui diversi aspetti relativi a una patologia complessa come il diabete: identificazione delle persone ad alto rischio, diagnosi precoce, prevenzione delle complicanze del diabete, assistenza integrata, programmi di self-management per i pazienti con diabete e di formazione per i professionisti sanitari.
  • è stata effettuata un’analisi SWOT con l’obiettivo di fornire una visione qualitativa delle attuali politiche di prevenzione e gestione del diabete in Europa, incluse le strategie di successo e offrire delle categorie chiave su ciò che rende una programmazione applicabile, sostenibile ed efficace sia dal punto della sanità pubblica che degli stakeholders. L’analisi SWOT è stata condotta in Paesi con diversa organizzazione politica, amministrativa e socio-sanitaria e i suoi risultati possono essere applicati ad ogni contesto e ad altre malattie croniche.
  • sono state fornite delle raccomandazioni per migliorare la prevenzione e la qualità delle cure per le persone con diabete con l’obiettivo di definire un insieme di criteri di qualità relativi ai vari aspetti del diabete (prevenzione, cura, promozione della salute, educazione e formazione), applicabili a Paesi con diversa organizzazione politica, amministrativa e socio-sanitaria ed ad altre malattie croniche.
  • è stato sviluppato un Documento Strategico (Policy Brief) che, identificando i fattori principali e gli ostacoli allo sviluppo, l’implementazione e la sostenibilità dei Piani Nazionali Diabete (NDP)  in Europa, mira a sostenere gli sforzi dei Paesi per costruire una strategia globale e di successo per la prevenzione e la gestione del diabete e, più in generale, delle malattie croniche.

CHRODIS ha dato la possibilità ai Paesi europei di trarre beneficio dalle esperienze degli altri e l’incontro si è concluso con la condivisione e lo scambio di buone pratiche per la prevenzione del diabete e delle malattie croniche e per la promozione della salute e con il progetto di una futura Joint Action sulle malattie croniche.

Il Ccm ha finanziato diversi progetti di prevenzione del diabete e di educazione e self-management della persona diabetica. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Materiali utili:
l’indagine: “Diabetes: a case study on strengthening health care for people with chronic diseases. Survey on practices for prevention and management of diabetes”
l’analisi SWOT: “Diabetes: a case study on strengthening health care for people with chronic diseases. Swot analysis overview of national or sub national policies and programs on prevention and management of diabetes”
il Policy Brief “National Diabetes Plans in Europe. What lessons are there for the prevention and control of chronic diseases in Europe?”

Da consultare:
il sito della JA-CHRODIS
la pagina dedicata a CHRODIS sul sito del Ccm
la pagina dedicata a CHRODIS sul sito del Ministero della Salute
la pagina dedicata a CHRODIS sul sito EpiCentro
la pagina dedicata al progetto IGEA sul sito EpiCentro

Articoli correlati sul sito del Ccm:
JA-CHRODIS a Vilnius: unire le forze
Per il diabete, contro il diabete

Ultimo aggiornamento:
7 novembre 2016

Alcol: JA-RARHA

ll 13 e il 14 ottobre, a Lisbona, si è svolta la conferenza finale della JA-RARHA (Joint Action on Reducing Alcohol Related Harm), la Joint Action europea mirata a implementare la strategia europea sulla prevenzione alcologica attraverso la produzione di strumenti per la pianificazione e l’attuazione di politiche sanitarie sull’alcol. L’azione congiunta RARHA, coordinata dal Portogallo, ha coinvolto, dal 2014 al 2016, 30 paesi europei (di cui 27 Stati Membri) e l’Italia, in particolare, ha partecipato con l’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA) del Cnesps (ISS), designato dal Ministero della Salute come partner formale di riferimento nazionale. L’ONA è stato leader del WP3 (Valutazione della rispondenza delle attività e dei prodotti della Joint Action alle modalità di esecuzione e agli obiettivi previsti in fase progettuale, utilizzando specifici indicatori di processo, di risultato e di esito) e co-leader del WP5, collaborando alla definizione e implementazione di Linee guida della Joint Action Europea Rarha.

Durante il convegno conclusivo a Lisbona sono stati presentati i risultai della JA:

  • un’indagine condotta in 20 Paesi europei ha mostrato che più del 20% degli uomini e del 10% delle donne bevono quantità dannose di alcol almeno una volta al mese; è emerso che un quinto degli europei ha vissuto durante l’infanzia e l’adolescenza con un forte bevitore e la metà di loro ha ammesso di esserne stato influenzato; inoltre la metà delle persone intervistate ha manifestato consenso alle misure di controllo più restrittive in materia di vendita, pubblicità, e consumo di alcolici.
  • sono state elaborate delle Linee guida europee basate su definizioni comuni di “consumo a più basso rischio”, delle indicazioni degli elementi nutrizionali (e non) da porre in etichetta e dei contenuti e delle modalità relative ai possibili messaggi per la tutela della salute, in particolare per i minori.
  • è stato sviluppato un tool-kit per valutare e diffondere le buone pratiche in materia di prevenzione alcologica, in particolare per quanto riguarda le campagne di sensibilizzazione nelle scuole.

Il discorso finale di Vytenis Andriukaitis, Commissario Ue per la Salute, ha sottolineato come la JA, grazie  allo sforzo congiunto degli Stati Membri e dell’Ue, ha consentito di raggiungere questi risultati e che lo scambio di buone pratiche è da sostenere e rinnovare, anticipando che una seconda Join Action sull’alcol è stata già  predisposta con due progetti che la Commissione Europea lancerà a breve (il consumo di alcol tra i minori e il binge drinking).

Il Ccm ha finanziato diversi progetti di monitoraggio dell'impatto dell’alcol sulla salute e di prevenzione e riduzione del consumo di alcol. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Materiali utili:
l’agenda della conferenza
la press release della JA-RARHA
la notizia della conferenza sul sito della Commissione europea e la pagina dedicata alla  policy sull’alcol

Per approfondire:
la sezione Guadagnare Salute sul sito Ccm
l'area tematica alcol sul sito del Ministero della Salute
l’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA) del Cnesps (ISS) sul sito EpiCentro
il sito Passi/EpiCentro

Articoli correlati sul sito Ccm:
Alcol e salute nell'Oms Europa
Alcohol prevention day

Ultimo aggiornamento:
7 novembre 2016

In bella vista: I dati della decima rilevazione Passi

Il Sistema di sorveglianza Passi (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) giunge quest’anno alla decima rilevazione annuale e sul sito web dedicato a Passi del portale EpiCentro sono disponibili i risultati aggiornati del 2017, a livello di pool nazionale e di Regione. Sono pubblicati in forma tabellare e grafica e organizzati in 21 sezioni tematiche (circa 70 pag web in ogni sezione), accompagnati da un commento e corredati da schede indicatore che ne descrivono il calcolo, il significato e la rilevanza per la salute. Lo stesso portale prevede un’area con approfondimenti a livello regionale e aziendale (quest’ultima al momento riservata ai coordinatori regionali della sorveglianza).

La sorveglianza Passi, avviata nel 2006 con l’obiettivo di effettuare un monitoraggio a 360 gradi sullo stato di salute della popolazione adulta italiana, si caratterizza come una sorveglianza in sanità pubblica che raccoglie, in continuo e attraverso indagini campionarie, informazioni dalla popolazione italiana adulta (18-69 anni) sugli stili di vita e fattori di rischio comportamentali connessi all’insorgenza delle malattie croniche non trasmissibili e sul grado di conoscenza e adesione ai programmi di intervento che il Paese sta realizzando per la loro prevenzione.

I temi indagati sono il fumo, l’inattività fisica, l’eccesso ponderale, il consumo di alcol, la dieta povera di frutta e verdura, ma anche il controllo del rischio cardiovascolare, l’adesione agli screening oncologici e l’adozione di misure di sicurezza per la prevenzione degli incidenti stradali o in ambienti di vita di lavoro, la copertura vaccinale antinfluenzale e lo stato di benessere fisico e psicologico, e ancora alcuni aspetti inerenti la qualità della vita connessa alla salute.

Si riportano di seguito alcuni risultati di particolare interesse.

Screening oncologici

I dati Passi sugli screening oncologici mostrano un aumento della copertura totale, imputabile soprattutto all’aumento della copertura degli screening organizzati; parallelamente si delinea una significativa riduzione dell’iniziativa spontanea proprio dove l’offerta dei programmi di screening è più solida. Resta significativo il gradiente geografico Nord-Sud a sfavore delle regioni meridionali determinato prevalentemente dalla minore copertura degli screening organizzati.

Di particolare rilievo è l’evidenza che i programmi di screening organizzati riducono le disuguaglianze di accesso alla prevenzione: le persone più svantaggiate, per istruzione, difficoltà economiche o cittadinanza straniera, si sottopongono meno frequentemente di altri ai test di diagnosi precoce dei tumori di mammella, cervice uterina o del colon-retto, ma queste disuguaglianze diventano molto meno evidenti se si prendono in considerazione i programmi organizzati. Quindi, per la gran parte delle persone svantaggiate, l'offerta di un programma organizzato rappresenta l'unica occasione di prevenzione dei tumori di mammella, cervice uterina e del colon-retto.

Considerando i diversi screening:

  • quasi l’80% di donne fra 25 e 64 anni, si sottopone allo screening cervicale (Pap-test o Hpv test) all'interno di programmi organizzati e offerti dalle Asl (45%) o per iniziativa spontanea (33%).
  • il 73% delle donne fra i 50 e i 69 anni, si sottopone allo screening mammografico all'interno di programmi organizzati e offerti dalle Asl (54%) o per iniziativa spontanea (meno del 20%).
  • solo il 45% della popolazione target di 50-69 anni riferisce di essersi sottoposto a uno degli esami per la diagnosi precoce dei tumori colon-rettali nei tempi e modi raccomandati (ricerca del sangue occulto fecale 39%, oppure colonscopia/rettosigmoidoscopia 15%). La gran parte delle persone lo ha fatto partecipando ai programmi organizzati (37%), poche persone lo hanno fatto come iniziativa spontanea (7%).

Diffuso il rischio cardiovascolare

Nel quadriennio 2014-2017, Passi rileva che su 10 intervistati 2 riferiscono una diagnosi di ipertensione, 2 di ipercolesterolemia, 3 sono sedentari, 3 sono fumatori, 4 risultano in eccesso ponderale (BMI ≥25 kg/m²), quasi nessuno consuma 5 porzioni di frutta e verdura al giorno (five a day), come invece raccomandato. Inoltre, quasi il 5% degli intervistati riferisce una diagnosi di diabete. Complessivamente quasi 4 persone su 10 hanno almeno 3 dei fattori di rischio cardiovascolare (ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, diabete, fumo di tabacco, sovrappeso/obesità, sedentarietà, scarso consumo di frutta e verdura).

La prevalenza di diabete cresce con l’età e raggiunge il 10% fra gli intervistati di 50-69 anni; è più frequente fra gli uomini rispetto alle donne e nelle fasce di popolazione socio-economicamente più svantaggiate per istruzione o condizioni economiche, fra i cittadini italiani rispetto agli stranieri, e nelle Regioni meridionali rispetto al Centro e al Nord Italia. Il diabete risulta essere fortemente associato ai fattori di rischio cardiovascolare.

Circa il controllo metabolico e l’aderenza al trattamento (informazioni che Passi ha iniziato a raccogliere dal 2011) risulta che solo il 60% delle persone con diabete ha controllato l'emoglobina glicata nell’ultimo anno, ma che sta aumentando la conoscenza di questo esame. L’85% delle persone con diabete dichiara di essere in trattamento farmacologico per il controllo del diabete, per lo più (oltre l’80%) con ipoglicemizzanti orali.

Sovrappeso e obesità

I dati riferiti dagli intervistati Passi relativi a peso e altezza portano a stimare che su 10 adulti, 3 siano in sovrappeso (BMI 25-29,9 kg/m²) e 1 sia obeso (BMI ≥30 Kg/m²). L’eccesso ponderale è una caratteristica associata a determinanti sociali sfavorevoli, essendo più frequente fra le persone con difficoltà economiche o con un basso livello di istruzione. Si osserva inoltre un gradiente geografico con prevalenze di sovrappeso e obesità crescenti dal Nord al Sud Italia, dove in alcune Regioni si sfiora e si supera il 50%.

In aggiunta, per la prima volta in 10 anni gli andamenti temporali mostrano un aumento statisticamente significativo dell’obesità a livello nazionale, determinato da un aumento in particolare nel Sud Italia, ma anche nel Nord, mentre nelle regioni centrali si registra una riduzione.

L’attenzione degli operatori sanitari

Passi indaga anche l’attenzione dei medici e degli operatori sanitari ai determinanti comportamentali della salute dei loro assistiti.

I risultati mostrano che il counselling sanitario, uno strumento di provata efficacia per aiutare a cambiare i comportamenti non salutari, è uno strumento poco utilizzato e in riduzione nel tempo: poco più del 50% dei fumatori riferisce di aver ricevuto il consiglio di smettere di fumare, ancor meno persone in eccesso ponderale riferiscono di aver ricevuto il consiglio di perdere peso, solo il 30% degli assistiti dichiara di aver ricevuto il consiglio di praticare attività fisica e appena il 6% dei consumatori di alcol a maggior rischio (per consumo abituale elevato, o binge drinking, o consumo prevalentemente fuori pasto) riferisce di aver ricevuto il consiglio di bere meno.

Dal momento che il consiglio del medico risulta principalmente rivolto alle persone con patologie croniche o che hanno comportamenti particolarmente a rischio (forti fumatori o forti consumatori di alcol o persone in forte eccesso ponderale) si deduce che viene utilizzato più per un contenimento del danno che come misura di prevenzione primaria.

Per approfondire:
il sito web Passi sul portale EpiCentro
i dati della sorveglianza Passi.

Articoli correlati sul sito Ccm:
On line i materiali del convegno “Passi lunghi 10 anni”
In bella vista: Convegno “Passi lunghi 10 anni” 

Ultimo aggiornamento:
28 maggio 2018

Coperture vaccinali dell'età pediatrica

In occasione della Settimana europea delle vaccinazioni (European Immunization Week - Eiw) celebrata dal 23 al 29 aprile 2018, il Ministero della Salute ha reso noti i dati aggiornati al 2017 sulle coperture vaccinali dell'età pediatrica e in adolescenza.

Le coperture vaccinali rappresentano l’indicatore per eccellenza delle strategie vaccinali, poiché forniscono informazioni in merito alla loro reale implementazione sul territorio e sull’efficienza del sistema vaccinale.
Gli obiettivi sono definiti a livello internazionale dal Global Vaccine Action Plan 2011-2020 - Piano d'azione globale vaccinazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), approvato dai 194 Stati membri dell’Oms nel maggio 2012 e in Italia dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale (PNPV) 2017-2019.

Sebbene universalmente la vaccinazione sia considerata uno strumento straordinariamente efficace e sicuro per la prevenzione delle malattie infettive, dal 2013 al 2016 le coperture vaccinali hanno mostrato un trend in diminuzione, scendendo ben al di sotto della soglia del 95%, raccomandata dall’Oms per limitare la circolazione di questi virus e batteri nella collettività e ottenere oltre alla protezione dei singoli soggetti vaccinati anche la cosiddetta immunità di gregge (heard immunity): infatti, se almeno il 95% della popolazione è vaccinata, si proteggono indirettamente anche coloro che, per motivi di salute, non è stato possibile sottoporre alla vaccinazione.

In particolare, come conseguenza delle inadeguate coperture vaccinali nei confronti del morbillo, nel corso del 2017 il nostro Paese è stato interessato da una estesa epidemia di morbillo, che ha causato quasi 5.000 casi, di cui oltre 300 tra operatori sanitari, con 4 decessi (rapporto Iss n.37 gennaio 2018).

Di fronte alla preoccupazione destata dalla situazione epidemiologica del morbillo, al rischio di ricomparsa di malattie ormai eliminate dall’Italia o sotto controllo, e alla scarsa efficacia delle strategie attuate fino ad allora, si è ritenuto opportuno un cambio radicale di approccio, con l’approvazione del decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73 (Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale), convertito con modificazioni dalla legge 31 luglio 2017, n. 119, che ha aumentato il numero delle vaccinazioni obbligatorie da 4 a 10, estendendo l’obbligo a vaccinazioni raccomandate già presenti in calendario dal 1999.

I dati sulle coperture vaccinali

I dati di copertura vaccinale al 31 dicembre 2017, relativi alle età per le quali le coperture vengono monitorate annualmente in maniera routinaria, più alcune età oggetto di un monitoraggio ad hoc allo scopo di verificare l’impatto dell’introduzione dell’obbligo vaccinale, sono estremamente positivi:

  • la copertura nazionale a 24 mesi (relativa ai bambini nati nel 2015) nei confronti della polio (usata come proxi per le vaccinazioni contenute nell’esavalente) si avvicina al 95% (94,54%) guadagnando un +1,21% rispetto al 2016, e con 11 regioni che superano il 95%; l’aumento è ancora più marcato nel caso della copertura per la prima dose di vaccino contro il morbillo, che arriva al 91,68%, con un +4,42% rispetto all’anno precedente, una regione che supera il 95% e altre due che vi si avvicinano.
  • aumentano anche le coperture nei confronti delle vaccinazioni non obbligatorie, come anti-pneumococcica (88,4% nel 2016 vs 90,84% nel 2017) e anti-meningococcica C (80,7% nel 2016 vs 83,06% nel 2017).
  • il trend generale positivo è confermato anche dalle coperture vaccinali nazionali a 36 mesi (relative ai bambini nati nell’anno 2014). Questo dato è utile soprattutto per monitorare la quota di bambini ritardatari, cioè che erano inadempienti alla rilevazione vaccinale dell’anno precedente e che sono stati recuperati, se pur, appunto, in ritardo. Si ritiene opportuno sottolineare che l’effettuazione delle vaccinazioni in ritardo, rispetto ai tempi previsti dal Calendario vaccinale, espone questi bambini ad un inutile rischio di malattie infettive, più frequenti e gravi nei primissimi anni di vita. Le coperture a 36 mesi mostrano valori più alti rispetto a quelle rilevate per la medesima coorte di nascita a 24 mesi l’anno precedente: ad esempio, la coorte di nascita 2014 ha una copertura vaccinale anti-polio pari a 95,05% a 36 mesi, rispetto al 93,33% rilevato l’anno prima a 24 mesi (+1,72%); l’aumento è ancora più marcato nel caso del morbillo che cresce del 5,12%, passando da 87,26% a 92,38%. Anche le altre vaccinazioni obbligatorie superano il 95%, con l’eccezione, se pur per pochi punti decimali, di anti-epatite B e anti-Haemophilus influenzae tipo b. Si sottolinea che eventuali confronti tra le coperture a 24 e a 36 mesi devono essere fatti considerando sempre la stessa coorte di nascita.
  • l’andamento in crescita è confermato anche dalle coperture vaccinali a 48 mesi (relative ai bambini nati nell’anno 2013), rilevate quest’anno per verificare l’impatto della legge sull’obbligo vaccinale in termini di attività di recupero dei soggetti inadempienti: l’anti-polio passa da 93,43% (dato a 24 mesi rilevato al 31 dicembre 2015) a 94,73%, e l’anti-morbillo da 85,27% a 90,59%, con un guadagno rispettivamente dell’1,30% e del 5,32%.
  • riguardo alle vaccinazioni in età pre-scolare, generalmente somministrati a 5-6 anni (relative ai bambini nati nell’anno 2010), si registra un +2,94% per la quarta dose di anti-polio (85,7% nel 2016 vs 88,68% nel 2017) e un +3,57% per la seconda dose (ciclo completo) di anti-morbillo (82,24% nel 2016 vs 85,80% nel 2017).
  • un’ulteriore rilevazione ad hoc ha riguardato la coorte di nascita 2009, per le vaccinazioni eseguite entro gli 8 anni, per la quale si registra un recupero significativo: solo per fare un esempio, la copertura nei confronti della polio (quarta dose) guadagna un +4,51% arrivando a 90,21% e quella contro il morbillo (seconda dose) un +4,83% raggiungendo l’87,07%.
  • per la seconda volta quest’anno, vengono pubblicate le coperture per le vaccinazioni effettuate nell’adolescenza. La rilevazione è stata fatta su due coorti: i sedicenni (coorte 2001) e i diciottenni (coorte 1999). Anche per queste coorti si conferma un miglioramento delle coperture vaccinali: l’anti-difterica (quinta dose) nei sedicenni aumenta di 4,43% (63,64% nel 2016 vs 68,07% del 2017) e l’antimorbillo (seconda dose) guadagna il 4,98% (78,86% nel 2016 vs 83,84%% del 2017); nei diciottenni si osserva un aumento del 3,73% per anti-difterica e +6,05% per anti-morbillo.

Il miglioramento delle coperture vaccinali è risultato significativo per tutte le fasce d’età oggetto della rilevazione, a indicare che le misure straordinarie messe in atto nel corso del 2017, in particolare l’approvazione del decreto vaccini e gli interventi di comunicazione che l’hanno accompagnato e seguito, nonché la grande resilienza dei servizi territoriali deputati all’erogazione delle vaccinazioni, che hanno avuto la capacità di riorganizzarsi in pochissimo tempo per rispondere a una domanda di vaccinazione considerevolmente aumentata per ottemperare al nuovo obbligo vaccinale, sono riuscite ad arrestare il trend in diminuzione delle coperture vaccinali.

È necessario proseguire l’impegno, in termini di miglioramento dell’offerta e dell’accesso ai servizi, ma anche della capacità di rispondere alle istanze dei cittadini per dissolvere i dubbi sulla efficacia e sicurezza dei vaccini e sull’utilità ed opportunità delle vaccinazioni, anche nei confronti di malattie solo apparentemente scomparse, per garantire coperture vaccinali ancora più efficaci e per raggiungere e mantenere le soglie raccomandate dall’OMS.

A tal fine il ministero della Salute in occasione della Settimana europea delle vaccinazioni ha pubblicato due guide dell’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) sulle vaccinazioni “Parliamo di esitazione. Accrescere la fiducia nella vaccinazione e le coperture vaccinali” e “Parliamo di protezione. Migliorare le coperture delle vaccinazioni pediatriche”, di cui ha coordinato la traduzione e l’adattamento.

Per approfondire:
la notizia sul sito del ministero della Salute
le coperture vaccinali in età pediatrica e in adolescenza sul sito del ministero della Salute
la sezione del ministero della Salute dedicata alle vaccinazioni
il decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73 (Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale) convertito con modificazioni dalla legge 31 luglio 2017, n. 119
il “Piano nazionale prevenzione vaccinale 2017-2019 (Pnpv)” e il calendario vaccinale
la sezione di EpiCentro dedicata alle vaccinazioni
la pagina dell’European Immunisation Week, 2018 sul sito dell’Oms Europa
la guida Ecdc “Parliamo di esitazione. Accrescere la fiducia nella vaccinazione e le coperture vaccinali
la guida Ecdc “Parliamo di protezione. Migliorare le coperture delle vaccinazioni pediatriche

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Ultimo aggiornamento:
28 maggio 2018

Estate 2018, ondate di calore

A partire dal 15 maggio fino al 15 settembre 2018, sono pubblicati sul portale del ministero della Salute, dal lunedì al venerdì, i bollettini sulle ondate di calore in Italia. I bollettini sono elaborati dal Dipartimento di Epidemiologia SSR Regione Lazio (Dep)dal lunedì al venerdì, nell'ambito del Sistema operativo nazionale di previsione e prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, coordinato dal ministero.
I sistemi di allarme, denominati “Heat Health Watch Warning Systems” (HHWWS), sistemi città-specifici, utilizzando le previsioni meteorologiche sono in grado di prevedere, fino a 72 ore di anticipo, il verificarsi di condizioni climatiche a rischio per la salute della popolazione.
Il sistema è dislocato in 27 città italiane (Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Verona, Viterbo) e consente di individuare, giornalmente, per ogni specifica area urbana, le condizioni meteo-climatiche a rischio per la salute, soprattutto dei soggetti vulnerabili (anziani, malati cronici, bambini, donne in gravidanza), permettendo la modulazione degli interventi di prevenzione sulla base del livello di rischio previsto.

Il Piano operativo nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute è stato avviato dal ministero della Salute nel 2005, attraverso specifici progetti del Ccm, ed è coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia SSR Regione Lazio (Dep). Dal 2009, il Piano è incluso nelle Azioni Centrali dei Programmi e Progetti del Ccm

Dal portale istituzionale del ministero è possibile scaricare numerosi opuscoli relativi alle ondate di calore, rivolti alla popolazione generale e agli operatori del settore (medici, personale delle strutture per gli anziani, personale che assiste gli anziani).

Per approfondire:
bollettini sulle ondate di calore sul sito del ministero della Salute
la sezione Ondate di calore sul sito del ministero della Salute
gli opuscoli relativi alle ondate di calore sul sito del ministero della Salute
il Piano nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute sul sito del ministero della Salute
la sezione Ondate di calore e salute sul sito Ccm
il Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018.

Articoli correlati sul sito Ccm:
Ondate di calore
In bella vista: Ondate di calore e salute

 

Ultimo aggiornamento:
28 maggio 2018

Cancro: una nuova JA

Il 16 e 17 aprile scorso a Lussemburgo, alla presenza del commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitis,  è stata lanciata la nuova Joint Action sulla lotta al cancro “Innovative Partnership for Action against Cancer” (Ipaac).

Questa nuova azione comune comprende 21 Stati membri, oltre a Norvegia, Moldavia e Serbia. Nei prossimi 36 mesi, la joint action sosterrà gli Stati membri nell'attuazione delle raccomandazioni e delle migliori pratiche concordate nella precedente “Joint Action on Cancer Control” (CanCon) conclusasi nel 2017.

La Joint Action Ipaac mira a ridurre le disparità in tutta l'Unione europea e a tradurre i risultati di molti anni di cooperazione sulla prevenzione e il controllo del cancro in azioni concrete, attraverso sei obiettivi principali:

  1. Attuazione della quarta edizione del Codice europeo contro il cancro.
  2. Implementazione delle migliori pratiche di "genomica" nel controllo e nella cura del cancro.

  3. Miglioramento delle informazioni sul cancro per supportare la pianificazione e la valutazione della pianificazione oncologica nazionale.
  4. Identificazione e risposta a nuove sfide nella cura del cancro
  5. Mappatura di terapie innovative.
  6. Supporto alla governance dei piani nazionali oncologici in tempo di limitazione del budget

Infine l'azione comune promuoverà stili di vita sani.

Per approfondire:
la notizia sul sito della Commissione europea

Articoli correlati sul sito Ccm:
European Cancer Information System
In bella vista: I numeri del cancro in Italia 2017, il rapporto Aiom-Airtum  

 

Ultimo aggiornamento:
28 maggio 2018

I risultati del progetto Indoor-School

Come già annunciato sul portale CCM, in occasione del workshop del 23 febbraio scorso a Roma, sono stati presentati i risultati del progetto "Esposizione ad inquinanti indoor: linee guida per la valutazione dei fattori di rischio in ambiente scolastico e definizione delle misure per la tutela della salute respiratoria degli scolari e degli adolescenti (Indoor-school)".

Il progetto triennale "Indoor-School", coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, finanziato dal Ministero della Salute, rientra nel programma di attività del CCM e ha visto la realizzazione di uno studio sull’esposizione di alunni e operatori scolastici (delle scuole primarie e secondarie di primo grado) agli inquinanti indoor al fine di valutare le relazioni esistenti tra tale esposizione e gli effetti sulla salute. Lo scopo principale del progetto è facilitare l'attuazione delle “Linee di indirizzo per la prevenzione nelle scuole dei fattori di rischio indoor per allergie e asma” (Accordo del 18 ottobre 2010), che definiscono un programma integrato di interventi  da sviluppare nel contesto scolastico, volto a limitare il contatto dei bambini allergici e asmatici con i fattori di rischio indoor maggiormente implicati nell’induzione e nell’aggravamento delle allergie e a promuovere la realizzazione di ambienti scolastici sani e sicuri per l’intera comunità scolastica.

Obiettivi primari dello studio: raccogliere informazioni sulle caratteristiche degli edifici scolastici presenti sul territorio nazionale e sul grado di consapevolezza e di attuazione di norme e procedure inerenti la valutazione, gestione e prevenzione dei problemi relativi alla qualità dell’aria indoor; revisione critica sugli effetti più rilevanti dell’esposizione a inquinamento nell’ambiente scolastico e valutazione della qualità dell’aria nelle classi delle scuole selezionate e degli effetti sulla salute degli alunni. Nell’ambito dello studio sono stati raccolti dati sulla salute dei bambini e degli insegnanti per mezzo di questionari, e effettuate misurazioni oggettive di inquinanti all’interno e all’esterno delle scuole. Inoltre, su sottocampioni di scolari, sono stati effettuati anche esami clinici e strumentali.

I risultati del progetto confermano i dati emersi da recenti studi europei sul tema, primo fra tutti che la Indoor Air Quality (IAQ) nelle scuole è una problema rilevante di sanità pubblica sia perché la IAQ nelle scuole è influenzata da numerosi fattori, strutturali, gestionali e comportamentali; sia perché ha un impatto sulla salute dei bambini, soprattutto per problemi respiratori, asma e allergie, così come sulla partecipazione e sulla performance scolastica; e sia ancora perché l'inquinamento dell’aria indoor nelle scuole è un fenomeno complesso e variabile, che può avere origini diverse (outdoor, indoor) e diversa natura (fisica, chimica e biologica).

Dall’indagine sono emersi inoltre alcuni dati allarmanti tra cui il pessimo stato in cui versa il patrimonio edilizio scolastico italiano che necessita di urgenti interventi di manutenzione; le gravi criticità igienico-sanitarie rilevate nella metà delle scuole esaminate; la bassa adesione delle scuole ai protocolli operativi per le procedure di pulizia e bonifica ambientale nonché la scarsa conoscenza delle problematiche e dei rischi tipici degli ambienti indoor da parte del personale scolastico, degli studenti e delle loro famiglie. Infine un ulteriore grave dato rilevato è la mancanza nella scuola di alcune certificazioni importanti per l’edilizia scolastica.

Le conclusioni dello studio mostrano che le problematiche relative alla promozione della salute nelle scuole necessitano di un approccio globale, che non può prescindere da politiche ambientali finalizzate al miglioramento delle condizioni di salubrità degli edifici scolastici. Evidenziano, inoltre, la necessità di promuovere programmi formativi per dirigenti scolastici, personale della scuola, famiglie e studenti, per migliorare le conoscenze sui rischi indoor e promuovere la diffusione di comportamenti virtuosi come prevenzione. La scuola è un luogo unico e privilegiato in cui sviluppare interventi di educazione e promozione della salute; è un canale idoneo a raggiungere anche le famiglie e coinvolgerle nelle iniziative di prevenzione e promozione della salute.

 

Per saperne di più 

Il progetto (PDF: 2,5 Mb)

L'accordo di collaborazione (PDF: 800 Kb)


I risultati

Sintesi della relazione finale (PDF: 360 Kb)

Relazione finale versione integrale (PDF: 8,2 Kb)


Il workshop e le presentazioni

Il programma del workhop(PDF: 388 Kb)

L'inquinamento dell'aria nelle scuole. Una priorità di sanità pubblica (PDF: 5,0 Mb)
Annamaria de Martino

Progetto HESE (PDF: 1,7 Mb) - Piersante Sestini

Progetto SINPHONIE I(PDF: 2,4 Mb) - Isabella Annesi-Maesano

Progetto "Respira" (Italia-Malta) (PDF: 3,6 Mb) - Fabio Cibella

Progetto SEARCH II (PDF: 3 Mb) - Francesca De Maio

Overview del Progetto CCM Indoor School "Esposizione ad inquinanti indoor: linee guida per la valutazione dei fattori di rischio in ambiente scolastico e definizione delle misure per la tutela della salute respiratoria degli scolari e degli adolescenti" (PDF: 1,7 Mb) - Carlo Pini, Sandra Baldacci

Il panorama delle scuole italiane e lo scenario emergente dal progetto CCM Indoor-School(PDF: 930 Kb) - Paolo Carrer, Silvia Piazza

La salubrità ambientale nella scuola percepita dagli scolari, dai genitori e dagli insegnanti (PDF: 1,7 Mb) - Marzia Simoni

La percezione della salubrità ambientale a scuola (PDF: 900 Kb) - Luciana Indinnimeo, Annalisa di Coste

Microclima e inquinamento chimico indoor e outdoor (PDF: 4,4 Mb) - Gaetano Settimo

Misure ambientali del progetto CCM Indoor-School: particolato aerodisperso (PDF: 1 Mb) - Andrea Cattaneo

Misure ambientali del progetto CCM Indoor-School: microclima (PDF: 1,4 Mb) - Giuseppe Sarno

Inquinamento biologico nella scuola (PDF: 451 Mb) - Barbara Brunetto, Patrizia Iacovacci

Gli indicatori di salute e performance scolastica. Questionari alunni, genitori e insegnanti e test clinici del progetto CCM Indoor School (PDF: 2,9 Mb) - Sonia Cerrai

Effetti sulla salute dell’inquinamento ambientale a scuola: evidenze emergenti dai risultati del progetto CCM Indoor-School (PDF: 380 Kb) - Annibale Biggeri

L’efficacia dell’intervento educazionale (PDF: 1 Mb) - Luigia Brunetti, Valentina Tranchino  

Ultimo aggiornamento:
31 marzo 2015

Lesioni midollari e presa in carico

Il 29 aprile prossimo si chiuderà ufficialmente il progetto del 2012 targato CCM e coordinato da Agenas: “La presa in carico delle lesioni midollari nelle regioni italiane: implementazione dei percorsi di cura integrati ospedale-territorio e degli strumenti di gestione”. Un progetto inter-regionale che ha visto la partecipazione di Abruzzo, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia-Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria, Veneto, e Sicilia e la collaborazione della Federazione delle associazioni italiane para-tetraplegici (FAIP onlus).

Le lesioni midollari rappresentano una fra le più importanti cause di disabilità nel mondo. Sebbene la loro frequenza non sia molto elevata, come per altre malattie debilitanti, i costi per i pazienti e per la società sono al contrario molto alti. Quando le persone colpite sono in età giovanile, con aspettative di vita sempre più crescenti, la malattia ha un notevole costo sociale; quando ne sono coinvolte le persone anziane,  si determinano problemi assistenziali di grande portata con difficoltà rilevanti nella fase della continuità assistenziale sociale e sanitaria.

Obiettivi del progetto sono stati, attraverso un network-interregionale: stimare l’incidenza delle lesioni  midollari traumatiche; descrivere le criticità nei percorsi di cura integrati ospedale-territorio attraverso la rilevazione dei dati delle lesioni midollari traumatiche e non traumatiche e stimare i costi dell'assistenza ospedaliera delle lesioni midollari traumatiche.

In un’ottica di promozione dell’appropriatezza clinico-organizzativa delle Unità spinali e di una best practice è stata elaborata una proposta di documento di indirizzo sul percorso assistenziale della persona con lesione midollare, finalizzato ad una presa in carico globale. Tale documento, frutto di un ampio percorso di condivisione con i principali stakeholder, ha preso in esame le diverse fasi del percorso assistenziale, con particolare attenzione al momento della degenza nella unità spinale e agli aspetti relativi alla delicata fase della continuità dell’assistenza nel momento della dimissione.

I risultati preliminari del progetto sono stati presentati a Roma il 10 aprile durante la "Giornata nazionale della persona con lesione al midollo spinale – La sfida per l’inclusione.  La presa in carico della persona con lesione al midollo spinale e le frontiere della ricerca scientifica” – nella seconda sessione successiva a quella dedicata al percorso per l’affermazione del diritto alla salute per le persone con lesione al midollo spinale.

 

Per saperne di più

- Il progetto

Il convegno e le presentazioni

Il programma del convegno (PDF: 510 Kb)

- La salute nella persona con lesione midollare stabilizzata: la rete dei servizi territoriali nella centralità del progetto individuale: realtà territoriali a confronto - Raffaele Goretti (PDF: 1,7 Mb)

- Documento di indirizzo per l'organizzazione dell'assistenza alla persona con lesione midollare - Salvatore Ferro, Mariadonata Bellentani (PDF: 2,0 Mb)

- Criteri e requisiti di accreditamente delle unità spinali - Francesco Di Stanislao (PDF: 1,5 Mb)

- Elaborazione di Linee guida sul percorso assistenziale della persona con mielolesione Traumatica (e non traumatica) - Bruno Rusticali (PDF: 1,1 Mb)

- Linee guida cliniche sulla lesione midollare - Silvia Pregno (PDF: 2,5 Mb)

- Lesioni del midollo spinale: gestione della cura del paziente nelle Regioni italiane - Salvatore Ferro (PDF: 1,7 Mb)

- Lo studio CCM 2012: presentazione preliminare generale - Marco Franceschini (PDF: 763 Kb)

- Incidenza delle lesioni traumatiche del midollo spinale - Annibale Biggeri, Lorenzo Cecconi (PDF: 595 Kb)

- Metodologia per l'analisi dei costi sanitari nelle lesioni midollari traumatiche in diverse modalità assistenziali - Helen Banks, Giovanni Fattore (PDF: 880 Kb)

 

Ultimo aggiornamento:
15 aprile 2015

Impianti nucleari e salute

Lo stato di salute della popolazione residente nei Comuni sedi di impianti nucleari è generalmente sovrapponibile a quello della popolazione generale delle Regioni di appartenenza. Sono queste le conclusioni, in linea con quelle ottenute in altri Paesi europei, del primo rapporto italiano "Stato di salute della popolazione residente nei Comuni già sedi di impianti nucleari: analisi della mortalità, stima dei casi attesi e rassegna degli altri studi epidemiologici". Presentato a Roma, nel corso di una riunione della Conferenza Stato-Città, il rapporto è stato prodotto nell'ambito delle attività previste dall'accordo di collaborazione, stipulato tra il Ministero della Salute e l'Istituto Superiore di Sanità, per la realizzazione del progetto CCM "Studio di fattibilità di programmi di valutazione dello stato di salute della popolazione residente nei Comuni già sedi di impianti nucleari".

La mortalità per molte delle patologie prese in esame è risultata inferiore rispetto alla popolazione regionale con cui è stata confrontata. Gli eccessi di mortalità altersì osservati non possono essere direttamente attribuibili all'esposizione della popolazione a dosi di radiazioni ionizzanti causate da rilasci di radioattività dagli impianti, in quanto (sulla base delle stime riportate in questo rapporto) le dosi che possono causare effetti osservabili in termini di incremento di mortalità avrebbero potuto essere prodotte solo da un continuo e rilevante funzionamento anomalo degli impianti. Va sottolineato, infatti, che le patologie tumorali analizzate sono tutte multifattoriali, cioè vi sono diversi fattori (oltre all'esposizione a radiazioni ionizzanti) che possono aumentare il rischio di contrarre tali tumori.

Lo studio, avviato nel 2011 e collegato a un tavolo di coordinamento (promosso dalla Conferenza Stato-Città), ha valutato lo stato di salute della popolazione residente in 9 comuni italiani già sedi di impianti nucleari. È stata analizzata la mortalità per 62 gruppi di patologie ma particolare attenzione è stata data a 24 patologie tumorali connesse (in modo non univoco) all'esposizione a radiazioni ionizzanti secondo quanto indicato dalla IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro), dall'UNSCEAR (Comitato Scientifico delle Nazioni Unite sugli Effetti delle Radiazioni Atomiche), dall'ICRP (Commissione Internazionale sulla Protezione Radiologica) e dal BEIR (Comitato sugli Effetti Biologici delle Radiazioni Ionizzanti).

Nell'intero periodo 1980-2008 la mortalità complessiva per l'insieme delle 24 patologie tumorali per le quali l'esposizione alle radiazioni ionizzanti sono uno dei fattori di rischio è risultata comunque non diversa da quella di riferimento nell'insieme dei Comuni analizzati. Per i singoli Comuni, la mortalità complessiva per l'insieme delle 24 patologie tumorali risulta lievemente in eccesso a Latina (+3%), ma in difetto per altri 3 Comuni e per l'insieme dei Comuni escluso Latina (-9%).

Le analisi complessive sull'insieme dei Comuni per ognuna delle suddette 24 patologie tumorali ha mostrato, per l'intero periodo 1980-2008, un eccesso di mortalità per il tumore alla tiroide e un difetto di mortalità per tumori al colon-retto, al polmone, alla mammella e all'esofago.

Va sottolineato che gli eccessi di mortalità osservati in qualche caso nelle popolazioni dei Comuni in esame non possono essere direttamente attribuibili, in base a questa sola analisi, alla presenza di impianti nucleari, in assenza di dati o indicatori di esposizione degli individui delle popolazioni in esame ai rilasci radioattivi dagli impianti stessi.

Non è stato possibile fare un'analisi dell'incidenza delle patologie prese in esame in quanto i registri tumori coprono solo una parte del territorio italiano (e dei Comuni coinvolti). Questo ha limitato la capacità di analizzare la situazione di patologie tumorali a bassa letalità.

Lo studio ha stimato inoltre l'impatto sanitario in termini di mortalità attesa prendendo in considerazione tre diverse ipotesi di livello di esposizione della popolazione alle radiazioni ionizzanti:
1) una relativa a rilasci continui di radioattività tipici per funzionamento normale di impianti nucleari;
2) una relativa a rilasci continui uguali ai massimi registrati nei dati ufficiali europei per il funzionamento normale di impianti nucleari;
3) una relativa a rilasci continui e molto consistenti causati da un continuo funzionamento anomalo (cioè continue situazioni incidentali di lieve o moderata intensità, molto diverse comunque da incidenti gravi, per i quali le dosi alla popolazione circostante sarebbero molto superiori, come nei casi di Chernobyl e Fukushima).

Le stime effettuate sulla base di dati ufficiali europei mostrano che, assumendo che durante tutto il periodo di funzionamento degli impianti nucleari in esame i rilasci di radioattività siano stati uguali al livello massimo registrato in condizioni normali, il numero di decessi (per patologie tumorali correlabili con l'esposizione a radiazioni ionizzanti) attesi nelle popolazioni prese in esame sarebbe inferiore a 1 nell'insieme di tutti i Comuni e per tutto il periodo di osservazione (dal 1980 al 2008).

Solo in caso di rilasci consistenti di radioattività (100 volte i livelli massimi registrati in dati ufficiali) per tutto il periodo di funzionamento degli impianti si avrebbe nei circa trent'anni di osservazione un numero di casi attesi (per patologie tumorali per le quali l'esposizione a radiazioni ionizzanti ha un ruolo eziologico) superiore a 1, e tale numero rappresenterebbe circa l'1% del totale di decessi osservati per tali patologie.

Lo studio raccomanda comunque di predisporre per eventuali impianti futuri, come ad esempio per il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, un'adeguata sorveglianza sia dei livelli di esposizione a radiazioni ionizzanti, sia di tipo sanitario relativamente alle patologie potenzialmente correlate con l'esposizione a radiazioni ionizzanti.

 

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Il rapporto (PDF: 4,45 Mb)

Ultimo aggiornamento:
15 aprile 2015

Depressione post partum

Dalla ricerca alla pratica clinica: in un video le unità operative partecipanti al progetto Ccm "Prevenzione e intervento precoce per il rischio di depressione post partum" descrivono i passi compiuti e i risultati raggiunti.

Il progetto si è proposto di valutare efficacia e fattibilità, nella pratica dei servizi italiani, di interventi psicologici di prevenzione delle complicanze e interventi precoci della depressione post partum che, come risulta da molti studi epidemiologici, può colpire una donna su dieci entro tre mesi dalla nascita del figlio.

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Per saperne di più

Il progetto

Come prevenire la depressione post partum e sentirsi nuovamente se stesse (PDF: 1,6 Mb)

Ultimo aggiornamento:
17 luglio 2015

La farmacia di comunità

Il 14 e 15 febbraio si terrà a Torino il convegno “La farmacia di comunità: un contributo inedito per la cronicità sul territorio” in occasione del quale si presenteranno i risultati e le implicazioni per le politiche di programmazione sanitaria del progetto Ccm 2015 “La farmacia dei servizi per il controllo delle patologie croniche: sperimentazione e trasferimento di un modello di intervento di prevenzione sul diabete tipo 2”.
Il crescente carico di malattia della cronicità nelle nostre società occidentali stimola i sistemi sanitari a impegnarsi maggiormente in una medicina di iniziativa capace di riconoscere e prendere in carico tempestivamente le varie fasi della storia naturale della malattia cronica, per prevenirla o rallentarne l’evoluzione.
In particolare sono stati avviati due percorsi paralleli, uno rivolto alle persone con diabete tipo 2 noto, arruolate quando si presentano in farmacia con ricetta per farmaci antidiabetici, per la valutazione di aderenza alle terapie e alle linee guida per la gestione della malattia e l’altro rivolto agli utenti adulti della farmacia con evidente stato di sovrappeso, pertanto a rischio di sviluppare il diabete, ai quali si è proposto invece un questionario internazionalmente validato per misurare l’indice di rischio al fine di discriminare soggetti a basso rischio da soggetti ad alto rischio.

La regione Piemonte ha coordinato il progetto con lo scopo di sviluppare e sperimentare interventi della farmacia per la prevenzione e il controllo dell’aderenza su due malattie croniche, diabete e BPCO, con l’assistenza scientifica dell’Università di Torino, valutando da un lato, la trasferibilità del modello del diabete ad altri due differenti contesti regionali (3 distretti in Regione Umbria e la Asl BAT e la Provincia di Brindisi in Regione Puglia); e dall’altro, l‘adattabilità del modello operativo ad altre patologie croniche ad alto rischio di mancata aderenza alla terapia e di ricadute su inappropriatezza, come la BPCO, sperimentato in Regione Piemonte.
Una delle strategie del Macro Obiettivo 1 del Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018 è “…l’offerta di consiglio breve… nei contesti sanitari opportunistici…”.
La farmacia può certamente considerarsi un “contesto sanitario opportunistico” e il farmacista, nel suo più ampio ruolo di professionista sanitario in grado di offrire consulenza, competenza, consigli, salute e professionalità, si pone come partner ideale del medico specialista e del medico di medicina generale per la gestione del paziente cronico, nel rispetto delle rispettive competenze e professionalità.

Il convegno si dividerà in due sessioni. La prima consiste in un “atelier” di lavoro tra i partecipanti al progetto e alcuni rappresentanti dei principali “stakeholder” interessati dalla sperimentazione: farmacisti, medici di medicina generale, medici specialisti, direttori dei distretti, rappresentanti dei malati, programmatori regionali; lo scopo è di discutere in profondità i punti di forza e le criticità dell’esperienza, per aiutare gli autori a comprendere meglio le implicazioni per la messa in pratica dei risultati.

La seconda è un convegno pubblico aperto agli stakeholder prima citati in cui i risultati saranno illustrati analiticamente e le riflessioni conclusive dell’atelier del giorno prima saranno sottomesse ai decisori invitati alla tavola rotonda finale.
L’obiettivo della tavola rotonda è di sollecitare i decisori a identificare le principali implicazioni che i risultati del progetto possono avere per il piano cronicità e per il piano di prevenzione nonché per le responsabilità di ognuno.

È inoltre disponibile sul sito Ccm la relazione finale del progetto.

Il Ccm ha promosso e finanziato diversi progetti di prevenzione del diabete. Per ulteriori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Per approfondire:

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Ultimo aggiornamento:
31 gennaio 2019

Salute dei migranti

In occasione della giornata internazionale dei migranti, che si è svolta il 18 dicembre scorso, l’Oms Europa ha pubblicato una serie di Technical guidance, ovvero orientamenti tecnici dedicati alla salute dei rifugiati e dei migranti.
Prodotte in collaborazione con la Commissione europea, ciascuna pubblicazione affronta uno specifico aspetto della salute dei rifugiati e dei migranti fornendo strumenti, casi studio ed evidence per migliorare pratiche e politiche relative alla loro salute.
Sono attualmente disponibili cinque pubblicazioni, ognuna con un focus particolare su:

  • salute dei bambini
  • promozione della salute
  • salute degli anziani
  • salute materna e neonatale
  • salute mentale.

I documenti sono stati realizzati dall’European Knowledge Hub on Health and Migrationistituito a novembre 2016 dall’Ufficio europeo dell’Oms con il supporto del ministero della Salute italiano, del Consiglio sanitario della Sicilia e della Commissione europea. Questa serie di orientamenti tecnici integra l’imminente “Report on the health of refugees and migrants in the WHO European Region”, che sarà pubblicato online nel primo trimestre del 2019.

Inoltre segnaliamo che il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha pubblicato la guida “Public health guidance on screening and vaccination for infectious diseases in newly arrived migrants within the EU/EEA” con l’obiettivo di elaborare strategie nazionali volte al rafforzamento della prevenzione e del controllo delle malattie infettive tra i migranti appena arrivati nell'Ue/See (Unione europea e Spazio economico europeo), e di venire incontro ai bisogni di salute di queste popolazioni, fornendo indicazioni sugli screening e le vaccinazioni.

Il Ccm ha promosso e finanziato diversi progetti sulla salute dei migranti. Per ulteriori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Per approfondire

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Ultimo aggiornamento:
31 gennaio 2019

Health literacy

Il 17 e 18 gennaio a Lisbona si è tenuto l’ “European workshop on developing, implementing and evaluating health literacy initiatives across WHO/Europe in support of NCDs prevention and control” con l’obiettivo di rafforzare le attività incentrate sull' alfabetizzazione sanitaria (health literacy) per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili (NCDs), costruire una comunità di esperti e coinvolgere diversi partner per promuovere l’health literacy e attuare delle azioni per affrontare le principali sfide poste dalle malattie non trasmissibili.

In tale contesto l’Oms Europa nel corso del workshop ha lanciato un network europeo sull’health literacy per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili coinvolgendo gli Stati membri. L'obiettivo principale dell'incontro è stato quello di fornire agli Stati membri conoscenze e strumenti per migliorare la prevenzione delle malattie non trasmissibili.
L’Italia ha partecipato al convegno con il ministero della Salute illustrando le azioni volte a misurare il livello di health literacy nella nazione, a educare il personale sanitario e a incrementare il livello di health literacy nella popolazione.
L’Italia con il ministero della Salute e l’Istituto superiore della sanità (Iss) è anche membro del “WHO Action Network on Measuring Population and Organizational Health Literacy” (M-POHL)”, un network finalizzato a valutare il livello di health literacy dei cittadini e creato nel febbraio del 2018 sotto l’egida del “WHO Europe’s Health Information Initiative (EHII)” con l’adozione del “Vienna Statement on the Measurement of Health Literacy in Europe”.
L’ M-POHL ha lo scopo di realizzare periodicamente delle indagini conoscitive (survey) e comparative di elevata qualità sul livello di health literacy nella popolazione europea.

Anche nell’area Azioni Centrali del programma Ccm 2018 si è inteso dare supporto alla partecipazione dell’Italia al Network Measuring Population and Organizational Health Literacy (Rete M-POHL).

Segnaliamo inoltre che il 14 e 15 marzo a Dublino si terrà la 4° edizione dell’ “European Health Literacy Conference (EHLC)” il cui tema principale sarà “Building Health Literate Societies”.

Il Ccm ha promosso e finanziato diversi progetti sull’health literacy. Per ulteriori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Per approfondire:

Ultimo aggiornamento:
31 gennaio 2019

La guida freddo 2019

Nella sezione del sito Ccm dedicata al network “Ondate di calore e salute” tra i materiali relativi alla stagione invernale è possibile consultare la “Guida Freddo 2019” destinata alla popolazione generale e che ha come finalità quella di informare sui rischi associati al freddo e su come proteggere la nostra salute e quella delle persone a maggior rischio.
A causa dei cambiamenti climatici in atto, in Italia si potrà verificare un aumento dell’intensità e della frequenza di eventi meteorologici estremi, come ondate di caldo, ondate di gelo, piogge intense e allagamenti. Il freddo eccessivo oggetto della guida può rappresentare una minaccia per la salute, soprattutto per anziani e persone con malattie croniche.
In Italia, durante l’eccezionale ondata di freddo del febbraio 2012, l’impatto sulla salute è stato pari a circa 1500 decessi in eccesso rispetto alla media negli anziani ultrasettantacinquenni residenti in 15 grandi città, sulla base dei dati del “Sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera” (SiSMG).
Gli incrementi maggiori sono stati osservati per i decessi per malattie ischemiche cardiache e altre malattie del cuore e broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), a fianco di un incremento di accessi in pronto soccorso per scompenso cardiaco e infezioni respiratorie (polmonite, influenza). Questo recente episodio su scala nazionale ha aumentato la consapevolezza dei rischi per la salute associati al freddo e della necessità di attivare misure di prevenzione mirate ai sottogruppi più vulnerabili della popolazione.

A livello nazionale il SiSMG è in grado di effettuare un monitoraggio in tempo reale degli incrementi di mortalità associati alle temperature estreme o altre condizioni acute. A livello locale sono attivi in diverse città piani di prevenzione in caso di freddo e neve per proteggere la popolazione in particolare i sottogruppi più vulnerabili.

La guida illustra gli effetti del freddo sulla salute con le relative patologie associate al freddo (geloni, congelamento, assideramento) e fornisce delle raccomandazioni generali per proteggersi dal freddo e prepararsi alla stagione invernale (in casa, fuori casa, in macchina, in montagna) dedicando una sezione ai sottogruppi a rischio (neonati e bambini piccoli, persone molto anziane e non autosufficienti, persone con malattie cardiovascolari, persone con malattie respiratorie, persone con disturbi mentali o neurologici, persone con malattie muscolari e osteoarticolari, persone con malattie endocrine, donne in gravidanza, i lavoratori all’aperto, i senza fissa dimora).

Si segnala inoltre che nella sezione “Ondate di calore e salute” è disponibile il rapporto finale dell’estate 2018.

Il Ccm ha promosso e finanziato diversi progetti sulla relazione clima e salute. Per ulteriori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Per approfondire:

Ultimo aggiornamento:
31 gennaio 2019

Ultima sorveglianza

Sull'andamento della sindrome influenzale 1 per la stagione 2015-2016, l'ultimo Rapporto epidemiologico InfluNet del 28 aprile scorso2 fornisce i dati italiani più aggiornati (sedicesima settimana), evidenziando che:

  • con la 16a settimana si conclude la sorveglianza Influnet,
  • nella 14a settimana è terminato il periodo epidemico e l'attività dei virus influenzali è tornata ai livelli di base
  • il livello di incidenza, in questa settimana, è pari a 1,19 casi per mille assistiti.
  • l numero di casi stimati in questa settimana è pari a circa 72.000, per un totale, dall'inizio della sorveglianza, di circa 4.877.000 casi
  • in quasi tutte le Regioni italiane è terminato il periodo epidemico.

L'identikit del virus
Durante la settimana 16/2016 sono stati raccolti 126 campioni clinici dai diversi laboratori afferenti alla rete Influnet, di cui 19 (15) sono risultati positivi al virus influenzale (4 di tipo A e 15 di tipo B). Nell'ambito del tipo A, 1 virus è risultato di sottotipo H3N2, 1 di sottotipo H1N1pdm09; i restanti 2 virus non sono stati ancora sottotipizzati. I 2 ceppi B caratterizzati appartengono al lineaggio B/Victoria.3

 

Bibliografia

  1. Influenza. Ministero della Salute
  2. Rapporto Epidemiologico InfluNet. Stagione Influenzale 2015-2016 (settimana 2016 - 16 dal 18 al 24 aprile 2016) (PDF: 627 Kb)
  3. Sorveglianza virologica dell'influenza InfluNet. Rapporto N. 24 del 27 aprile 2016 (PDF: 1,3 Mb)
Ultimo aggiornamento:
17 maggio 2016

Altri archivi

All'interno del menù altri archivi sono disponibili i convegni e i commenti del Ccm.

 

 

 

Ultimo aggiornamento:
27 luglio 2017

JA-CHRODIS per la lotta alle malattie croniche

Introduzione
La JA-CHRODIS e la partecipazione dell’Italia
I Work package

 

Introduzione

L’Unione Europea (UE), attraverso il Programma Salute 2014-2020, co-finanzia iniziative volte a supportare i Paesi in un approccio globale alla promozione della salute e al controllo delle malattie croniche. L’Agenzia per i consumatori, la salute e l’alimentazione (CHAFEA), che opera indipendentemente ma sotto la sorveglianza della Direzione generale della Salute della Commissione Europea (DG SANTE), eroga i finanziamenti relativi al Programma europeo Salute secondo le regole stabilite dal programma. Fra le iniziative promosse, le Joint Action (Azioni comuni) sono lo strumento di supporto di cui si avvale l’UE per collaborare direttamente con i governi degli stati membri, in merito alle priorità della salute pubblica. Esse hanno un chiaro valore aggiunto e sono co-finanziate dalle autorità responsabili per la salute degli Stati membri (o dei Paesi terzi che partecipano al programma) ovvero da enti pubblici e organismi non governativi delegati da dette autorità.

L’Italia è partner di diverse Azioni comuni promosse negli ultimi anni, tra cui in particolare l’Azione comuneper la lotta alle malattie croniche e la promozione dell'invecchiamento sano per tutto il ciclo di vita (JA-CHRODIS) che, con 63 partner, è la più grande azione comune co-finanziata nell'ambito del Programma salute pubblica dell’UE fino ad oggi.

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La JA-CHRODIS e la partecipazione dell’Italia

La Regione Europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità presenta il più alto carico di patologie croniche non trasmissibili a livello mondiale. Alla luce di questa situazione, l’UE da alcuni anni riconosce la prevenzione delle malattie croniche e la promozione di sani stili di vita come obiettivi prioritari e ritiene necessaria una maggiore collaborazione tra i paesi membri per condividere esperienze e buone pratiche e migliorare nei singoli Paesi l’approccio strategico.

La JA-CHRODIS, pertanto, mira alla collaborazione tra gli Stati membri dell’UE, per affrontare la sfida comune delle malattie croniche. CHRODIS, finanziata dalla Commissione Europea nell’ambito del Secondo Programma Salute, coinvolge 26 Stati membri ed è coordinata dalla Spagna (“Istituto per la Salute Carlo III”- Ufficio per l’UE e i Progetti di Ricerca Internazionali).

Le malattie croniche non trasmissibili, tumori, diabete, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie e disturbi mentali sono responsabili dell’86% dei decessi in Europa. Tali patologie riguardano 8 persone su 10 di età superiore ai 65 anni, minacciano la qualità della vita di milioni di europei e comportano una spesa annuale compresa tra il 70 e l’ 80% dei bilanci sanitari dei Paesi dell’UE.

Molte malattie croniche si possono prevenire attraverso politiche e interventi che riguardano singoli fattori di rischio modificabili e fattori di rischio sociali. Eppure solo il 3% dei costi sanitari, negli Stati membri dell’UE, è attualmente investito in misure di prevenzione, mentre circa il 97% viene speso per il trattamento.

Il processo di riflessione dell’UE sulle malattie croniche ha sottolineato l’importanza della sistematica mappatura, della valutazione e del trasferimento in contesti diversi di “buone pratiche” esistenti in tutta l'UE per la promozione della salute e la prevenzione delle malattie croniche.

L’obiettivo di CHRODIS, pertanto, è promuovere e facilitare lo scambio e il trasferimento di “buone pratiche” tra i paesi partner, identificando i migliori approcci per la prevenzione e la cura delle malattie croniche, in particolare di malattie cardiovascolari, ictus e diabete di tipo 2, con un focus specifico sulla promozione della salute, la multimorbosità e la gestione del diabete.

La ricerca delle “buone pratiche” riguarda gli interventi sui fattori di rischio comportamentali, i determinanti sociali per la promozione della salute e la prevenzione, secondo un approccio “life course” finalizzato ad un invecchiamento in buona salute. Per quanto riguarda diabete e multimorbosità sono affrontati gli aspetti legati alla cura multidisciplinare e integrata, alla sicurezza dei pazienti e alla formazione professionale, verificando l’esistenza nei diversi Paesi di Piani nazionali per la prevenzione ed il controllo del diabete.

CHRODIS, quindi, mira a migliorare l’efficacia delle azioni intraprese per la prevenzione delle malattie croniche, fornendo un contributo rilevante alla promozione della salute e alla riduzione delle disuguaglianze sanitarie, per aumentare gli anni di vita in buona salute e promuovere l'invecchiamento sano e attivo.

I Work package

La JA-CHRODIS è divisa in sette Work package (WP) ed è governata da un Comitato esecutivo (Executive Board), composto da tutti i leader dei WP e sostenuta, inoltre, da un Forum di rappresentanti dei Ministeri della Salute degli Stati membri UE e da un Comitato consultivo (Advisory Board) di esperti.

I primi tre WP sono trasversali: WP 1- Coordinamento, WP 2- Disseminazione, WP 3- Valutazione.

Mentre altri quattro WP sono tematici. Il WP 4 ha per obiettivo la realizzazione di una piattaforma web europea per lo scambio delle conoscenze e delle esperienze sulle malattie croniche. I WP 5, 6 e 7 sono finalizzati alla definizione dei criteri e alla individuazione delle buone pratiche nelle aree di approfondimento, individuate rispettivamente nella prevenzione primaria delle malattie croniche con particolare riferimento a quelle cardiovascolari, la multimorbosità e il diabete tipo II; il lavoro avviato in tali WP costituisce la base per la costruzione della piattaforma web (WP4).

L’Italia partecipa alla JA con il Ministero della Salute, l’Istituto superiore di Sanità (ISS), l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e l’Università Cattolica del Sacro Cuore. In particolare l’ISS è leader del WP 7 mentre l’AIFA del WP 6.

WP 4: piattaforma per lo scambio di conoscenze

L’obiettivo del WP 4 è la costruzione della Piattaforma web per offrire a decisori, operatori sanitari, pazienti e ricercatori le informazioni più rilevanti sulle migliori pratiche per la prevenzione ed il controllo delle malattie croniche. La Piattaforma, in corso di definizione, includerà una “clearinghouse” delle migliori pratiche e politiche sulle malattie croniche in tutta Europa, selezionate sulla base di criteri concordati da parte di esperti, nonché uno strumento “on-line” per consentire agli utenti di valutare pratiche, interventi e politiche in base a tali criteri. Un “helpdesk” con consulenti esperti, inoltre, potrà fornire agli utenti consigli e indicazioni per lo sviluppo, l'attuazione e la valutazione di interventi sulle malattie croniche.

Il WP 4, pertanto sostiene gli altri WP tematici nel processo di identificazione dei criteri di valutazione, utilizzando una metodologia Delphi modificata. Cinque gruppi di esperti, infatti, sono stati chiamati ad individuare i criteri per la definizione di “buona pratica” in materia di promozione della salute e interventi di prevenzione (WP 5), interventi mirati a pazienti con multimorbosità (WP 6), interventi organizzativi e interventi condotti dai pazienti. Il quinto gruppo di esperti dovrà verificare come tutti i criteri proposti possano essere applicati per valutare le pratiche legate a malattie come il diabete (WP 7).

WP 5: promozione della salute e prevenzione delle malattie

Lo scopo di questo WP è l’individuazione di buone pratiche nel campo della promozione della salute e della prevenzione delle malattie croniche attraverso il ciclo di vita. Il lavoro comprende una revisione delle politiche e dei meccanismi esistenti nei diversi Paesi partner, anche al fine di identificare le carenze esistenti e le esigenze in questo ambito.

I paesi partner, sulla base di un questionario comune hanno, pertanto, elaborato il proprio profilo nazionale e contribuito alle individuazione di criteri comuni per la selezione delle buone pratiche. Nel corso del 2015 si prevede la selezione di alcune buone pratiche per ciascun Paese e la possibilità di scambio di conoscenze ed esperienze attraverso incontri di approfondimento e visite di studio.

Il risultato atteso del WP5, pertanto, oltre ai criteri per identificare e valutare le buone pratiche di prevenzione primaria e a predisporre una raccolta di buone pratiche validate, è la predisposizione di un documento di raccomandazioni efficaci per la promozione della salute e la prevenzione primaria, comprendente una descrizione dei fattori di successo e delle barriere per il trasferimento di una pratica promettente in un nuovo contesto.

WP 6: multimorbosità

Il WP 6 è finalizzato allo sviluppo di linee guida e metodologie comuni per percorsi di cura per pazienti con multi morbilità. Il lavoro parte dalla considerazione che mentre l’aspettativa di vita in Europa è molto alta, in parte grazie al miglioramento dell'assistenza sanitaria, la coesistenza di malattie croniche multiple in una sola persona, cioè la multimorbosità, è diventata sempre più comune. Infatti, il 65% delle persone con più di 65 presenta multimorbosità e questo numero sale all’85% per gli ultra 85enni.

I complessi bisogni sanitari di questi pazienti richiedono il coinvolgimento di un gran numero di operatori sanitari, una grande quantità di risorse e spesso la cura è frammentata, costosa e non riesce a rispondere alle esigenze del paziente. Mentre esistono programmi di assistenza globale in corso di attuazione in popolazioni relativamente piccole, non ci sono modelli di cura ampiamente accettati disponibili in tutti gli Stati membri dell'UE, a causa delle differenze organizzative.

Lo scopo del WP 6 è rivedere i programmi esistenti di assistenza globale centrata sul paziente, al fine di individuare le esigenze dei sistemi sanitari dei paesi partecipanti e di raccomandare i migliori modelli di cura possibili per i pazienti tenendo conto dei risultati, della redditività, dell'applicabilità e della replicabilità.

I partner del WP 6, pertanto, hanno realizzato un’analisi di banche dati nazionali e una revisione della letteratura per identificare le popolazioni che presentano una domanda elevata di cura e per individuare i migliori approcci per la gestione terapeutica dei pazienti europei con multimorbosità.

È in corso, inoltre, la valutazione delle buone pratiche da parte di un gruppo di esperti sulla base di risultati, costo-efficacia, applicabilità e riproducibilità degli interventi (entro la metà del 2015). Al termine del lavoro sarà predisposta una raccomandazione per i decisori nazionali su “modelli di assistenza” di ampia applicazione per pazienti con domanda elevata di cura e necessità di approcci diversi. Il WP 6 prevede, inoltre, un programma di formazione per l’identificazione delle competenze professionali essenziali per gli operatori sanitari per la gestione dei casi di comorbidità.

WP 7: diabete, un esempio di studio per il miglioramento dell’assistenza per le persone con malattie croniche

Il diabete è la quarta causa di morte più comune in Europa con circa 32 milioni di adulti europei (8,2%) affetti dalla patologia nel 2013. Il WP 7 affronta tutti gli aspetti relativi a una patologia complessa come il diabete (prevenzione primaria rivolta alle persone ad alto rischio, diagnosi precoce, prevenzione secondaria, assistenza integrata), al fine di migliorare il coordinamento e la cooperazione degli Stati membri. Particolare attenzione viene data all’attuazione dei piani nazionali diabete. Specifica attenzione è dedicata alla valutazione di come i determinanti sociali possano influenzare l’accesso alle cure.

Il WP 7 affronta la sfida che il carico del diabete determina sui sistemi sanitari e sugli individui, concentrando l’attenzione sull'identificazione delle persone ad alto rischio, la diagnosi precoce, la prevenzione secondaria e la cura, tenendo conto che il trattamento e la gestione efficace del diabete richiedono approcci globali che favoriscano la responsabilizzazione dei pazienti e li rendano in grado di auto-gestire la loro malattia per quanto possibile. Viene pertanto esplorata l’importanza dell’empowerment delle persone con diabete per la prevenzione delle complicanze e il miglioramento della cura. Ci sono buoni modelli in tutta l'UE sulla prevenzione e la gestione del diabete di tipo 2, che possono servire da esempio per gli altri e che possono essere applicati anche ad altre malattie croniche.

Il WP 7 mira, inoltre, a valutare le strategie di intervento di promozione della salute per le persone con diabete di tipo 2 e alla mappatura dei documenti politici nazionali in materia di diabete in Europa, quali Piani Nazionali Diabete (NDP) e Linee guida, per l’identificazione degli elementi essenziali, utili per l’attuazione in diversi contesti sociali, economici e culturali.

Anche per il WP 7 si prevede, al termine della JA-CHRODIS, l’individuazione di buone pratiche globali per la prevenzione e la gestione del diabete di tipo 2, lo sviluppo di linee guida per la definizione di NDP, al fine di una maggiore cooperazione europea.

 

Per approfondire

JA-CHRODIS: la Joint Action europea sulle malattie croniche

Il sito di CHRODIS

Ultimo aggiornamento:
15 giugno 2015

In bella vista: Il punto e gli aggiornamenti su Zika

Il virus Zika continua a destare preoccupazione a livello globale, tanto da occupare molte delle sezioni tematiche e non del sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). A rendere un virus apparentemente banale e simile ad altri virus di tipo influenzale come è Zika una minaccia per la sanità pubblica internazionale è l’aumento di casi di microcefalia in alcuni dei Paesi colpiti dall’epidemia e quindi la probabile, ma ancora non certa, associazione tra virus Zika e questo tipo di malformazione.

Le azioni del Ministero della Salute

In Italia, le istituzioni sanitarie, in primis il Ministero della Salute, rivolgono la massima attenzione alla situazione internazionale e nazionale. E’ proprio del Ministero della Salute una prima circolare del 27 gennaio scorso (1) - specifica sulle misure di prevenzione e controllo di Zika -  in cui si fa riferimento “all’aumento di casi di microcefalia osservati in alcuni dei Paesi in cui sono in corso epidemie di tale malattia”, aumento e diffusione del virus Zika che – si legge nella circolare - “al momento, la valutazione del rischio ai sensi del Regolamento Sanitario Internazionale da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità considera (…) un rischio per la sanità pubblica internazionale (Public Health Risk), e non un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (Public Health Emergency of International Concern - PHEIC), anche se i modelli previsionali indicano la possibilità della diffusione della trasmissione del virus Zika a gran parte del continente americano”.

Successivamente, in una seconda circolare del Ministero (2), che risale al 19 febbraio scorso, si parla di “crescente evidenza di un’associazione tra infezione da virus Zika contratta durante la gravidanza e malformazioni congenite e altri esiti sfavorevoli della gravidanza stessa, nonché dell’associazione tra infezione da virus Zika e sindrome di Guillain-Barré  (SGB)  post-infettiva,  e  del  rischio,  nella  imminente  stagione  estiva  2016, di  trasmissione in Italia della malattia, attraverso vettori locali”; e proprio in considerazione di ciò il Ministero della Salute raccomanda, nella stessa circolare, specifiche e determinate misure di prevenzione allegando in italiano e in inglese consigli ai viaggiatori internazionali diretti o provenienti dai Paesi affetti.

Le dimensioni del problema 

La situazione legata al virus Zika è in evoluzione. L’OMS – ispirandosi ad un “principio di cautela” - ha dichiarato quella da Zika “un’epidemia di rilevanza internazionale”. Il Direttore Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della salute Ranieri Guerra rivaluta le dimensioni del problema al di là della campagna mediatica che “come sempre accompagna l’evoluzione di virus particolari, nuovi, emergenti” e lo fa citando alcuni numeri dei casi confermati di infezioni da virus Zika e di microcefalia  presentati alla recente Global Initiative di Washington. Sebbene in questo momento non vi sia nel nostro Paese una situazione problematica rispetto a Zika, l’Italia sta mettendo in atto tutte le azioni preventive necessarie per il controllo e la sorveglianza del virus.

Ranieri Guerra  

Epidemia da Zika. Una reale emergenza di sanità pubblica?

Ranieri Guerra, Direttore generale Direzione generale della prevenzione sanitaria, Ministero della Salute.

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La zanzara autoctona e il rischio di trasmissione

Sulla zanzara tigre come vettore locale si sofferma anche il dott. Giovanni Rezza che considera in questo momento il rischio per il nostro Paese, e i Paesi europei a clima temperato, pressoché nullo, e minimo invece con l’arrivo della stagione estiva. Relativamente alle modalità di trasmissione del virus e quindi di contagio, quella per via sessuale “gioca un ruolo molto minore” rispetto a quella veicolata dal vettore competente. Vista la possibile associazione virus Zika-microcefalia, di cui però manca ancora l’evidenza definitiva, alcune precauzioni in più circa il contagio vanno prese in caso di donne fertili o che cerchino una gravidanza.

Giovanni Rezza  

Epidemia da Zika. Zanzara autoctona, contagi e microcefalia: quali i rischi?

Giovanni Rezza, Direttore del Dipartimento di Malattie infettive, Istituto Superiore di Sanità

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Il controllo di Zika

In mancanza di un vaccino per Zika, per il quale il tempo di attesa non sarà inferiore ai 18 mesi, al momento – dichiara il dott. Giuseppe Ippolito – il modo più efficace di affrontare il problema sta nel controllo del virus attraverso quello dei vettori, con programmi mirati e specifici di disinfestazione. Per quanto riguarda poi la diagnosi di Zika, essa pone alcuni problemi sia in termini di corretto utilizzo e interpretazione dei test commerciali, resisi da poco disponibili, sia in termini di valori della PCR che, nel caso di questo virus, permangono positivi solo in fase molto iniziale di malattia. Controllo e sorveglianza di Zika, tra l’altro, si rendono necessari anche in vista dei prossimi Giochi olimpici che si svolgeranno in Brasile il prossimo agosto e che destano preoccupazione per la grande aggregazione di persone e l’inevitabile spostamento di microrganismi da un continente all’altro.

Giuseppe Ippolito  

Epidemia da Zika. Come si affronta il problema?

Giuseppe Ippolito, Direttore scientifico, Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, Roma

Guarda il video

 

Le circolari del Ministero della Salute

1. Infezioni da virus Zika – Misure di prevenzione e controllo, 27 gennaio 2016

2. Aggiornamento su infezione/malattia da Virus Zika, 19 febbraio 2016

 

Materiali

Consigli ai viaggiatori/Travel advice for travellers (PDF: 178 Kb)

-  Febbre da virus Zika (PDF: 575 Kb)

-  Ministero della Salute. Eventi epidemici all’estero  

-  WHO. Zika virus and potential complications

 

Articoli correlati

-  Zika: nuova minaccia globale?

 

Ultimo aggiornamento:
7 marzo 2016

Convegno “La gestione del paziente complesso"

Il 14 marzo 2018 si terrà il convegno conclusivo del progetto “La gestione del paziente complesso nel territorio: un compendio di buone pratiche” - I risultati del progetto “Malattie croniche: supporto e valutazione comparativa di interventi per l'identificazione proattiva e la presa in carico del paziente complesso finalizzati alla prevenzione dei ricoveri ripetuti” del programma 2015 del Centro nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM) del Ministero della Salute, proposto dalla Regione Toscana, in collaborazione con le Regioni Veneto, Emilia Romagna e Sardegna e con Agenas.

Il convegno si propone di sintetizzare le attività svolte e i prodotti ottenuti, mettendo in luce, obiettivo per obiettivo, i principali punti di forza e le principali criticità emerse durante i lavori.
Si tenterà infine una sintesi delle principali indicazioni consolidate per la presa in carico del paziente complesso, concludendo con una tavola rotonda con i referenti del Ministero e delle Regioni partecipanti.

In particolare il progetto esecutivo primo nella graduatoria formulata al termine dell'iter di valutazione, si proponeva di facilitare e valutare in modo comparativo interventi per l’identificazione proattiva e la presa in carico a livello territoriale del paziente complesso in quattro Regioni attraverso il raggiungimento di sette obiettivi specifici:

  1. Individuare, dalla letteratura scientifica, le indicazioni evidence based sui modelli predittivi di identificazione dei pazienti ad alto consumo di risorse sanitarie e sui percorsi di cura (programmi assistenziali) per pattern di complessità.
  2. Validare e confrontare alcuni algoritmi per l’identificazione dei pazienti complessi mediante i dati amministrativi.
  3. Definire un set di contenuti minimi di un piano assistenziale individuale (PAI) per pazienti complessi.
  4. Sperimentare una piattaforma informatica per la gestione integrata del paziente complesso.
  5. Supportare la sperimentazione di interventi di identificazione pro-attiva dei pazienti complessi e di care management da parte di team multidisciplinari.
  6. Valutare l’impatto dell’attuazione dei PAP in termini di qualità dell’assistenza erogata, volumi di prestazioni erogate ed esiti.
  7. Produrre report contenenti proposte operative per il miglioramento dei servizi e diffusione delle informazioni a supporto delle politiche di programmazione sociosanitaria.

L’incontro è rivolto a medici chirurghi (tutte le discipline), medici di medicina generale, infermieri e personale amministrativo (senza obbligo ECM).

Per ulteriori informazioni si può consultare il programma e la scheda del progetto.

Per iscriversi consultare il seguente link: https://goo.gl/forms/HTxffeGI2ASMcRpJ3

Per approfondire:
il programma
la scheda del progetto.

Ultimo aggiornamento:
27 febbraio 2018

Ricostituzione dei comitati del Ccm

Il Ministero della Salute con il decreto del 17 gennaio 2018 ha provveduto a rinnovare il Comitato strategico e il Comitato scientifico permanente del Ccm.

Il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm) è un organismo di coordinamento tra il ministero della Salute e le Regioni per le attività di sorveglianza, prevenzione e risposta tempestiva alle emergenze ed è incardinato all‘interno della direzione generale della Prevenzione sanitaria del ministero della Salute, i cui uffici garantiscono il supporto operativo alla realizzazione dei progetti. La direzione operativa del Ccm elabora la proposta di programma annuale di attività, formula proposte di progetti di attuazione del programma, supporta i comitati e i sottocomitati anche nella verifica dell‘attuazione e dei risultati dei progetti.

Il Ccm è, in parte, un organismo collegiale composto dai seguenti comitati:

  • il Comitato strategico
  • il Comitato scientifico

e opera in base a un programma annuale, predisposto sulla base delle priorità individuate dal Comitato. L‘applicazione del programma avviene attraverso l‘attuazione di progetti, in collaborazione con le Regioni e i partner istituzionali, realizzati secondo uno standard di progettazione nel quale sono chiaramente definiti obiettivi, procedure, responsabilità, risorse e tempi.

Quindi il Comitato strategico definisce le priorità di intervento il Comitato scientifico esprime parere sulla proposta del programma annuale di attività del Ccm definita dal direttore operativo del Ccm

I componenti del Comitato strategico e del Comitato scientifico permanente del Ccm durano in carica tre anni.

Per approfondire:
il DM del 17 gennaio 2018 (PDF: 1,73 Kb)
composizione del Comitato strategico
composizione del Comitato scientifico

Ultimo aggiornamento:
27 febbario 2018

Salute materno-infantile delle donne migranti

Il Centro Regionale di Documentazione per la Promozione della Salute (Dors) pubblica la traduzione italiana di un documento dell’OMS Europa dedicato alla salute materno-infantile delle donne migranti e alle evidenze per migliorare l’accessibilità e la fruibilità delle cure.
Il testo originale, “What is the evidence on the reduction of inequalities in accessibility and quality of maternal health care delivery for migrants? A review of the existing evidence in the WHO European Region” , pubblicato dall’OMS nel 2016, è una revisione sistematica della letteratura che fornisce una sintesi critica e interpretativa delle esistenti politiche sanitarie per valutare gli interventi e le strategie in grado di migliorare l’accessibilità e la qualità di servizi dedicati alla salute materna per le donne migranti.
Il numero di donne migranti in età fertile è in rapida crescita, e questo implica la necessità di rispondere a bisogni specifici di salute materno-infantile.
La revisione ha dimostrato che la maggior parte delle donne migranti in tutta la Regione Europea dell’OMS deve far fronte agli esiti di peggiori condizioni di salute materno-infantile, rispetto alle donne non migranti. I fattori di rischio identificati non sono solo legati alla gravidanza, al parto e al periodo postpartum, ma anche agli eventi che precedono il concepimento. L’accesso delle donne migranti alle cure materno-infantili viene compromesso da diritti limitati e da problemi di familiarità, conoscenza, accettabilità, disponibilità e accessibilità economica.
Garantire l’accesso universale alle cure migliorerà la salute materno-infantile delle donne migranti.

Per approfondire:
il documento completo “Salute materno-infantile delle donne migranti: evidenze per migliorare l’accessibilità e la fruibilità delle cure
la presentazione sul sito Dors
il documento originale in inglese

Articoli correlati sul sito CCM:
Migranti e salute

Ultimo aggiornamento:
27 febbraio 2018

Diabete e malattie croniche

È on line il documento “QCR Tool”, la sintesi in italiano delle raccomandazioni realizzate nell’ambito della Joint Action europea CHRODIS (Addressing chronic diseases & healthy ageing across the life cycle)per migliorare la prevenzione e la qualità delle cure per le persone con diabete e altre malattie croniche.
La Joint Action CHRODIS, avviata nel 2014 dalla Commissione Europea e a cui ha partecipato anche l’Italia con il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e l’Agenzia italiana del Farmaco (AIFA), ha avuto come fine quello di promuovere e facilitare un processo di scambio e trasferimento di buone pratiche per un'azione efficace contro le malattie croniche, con un focus specifico sulla promozione della salute e la prevenzione delle malattie croniche, sulla co-morbosità e il diabete.
In particolare, il work package sul diabete (WP7) “Diabetes: a case study on strengthening health care for people with chronic diseases”, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, ha avuto come principale obiettivo quello di migliorare il coordinamento e la cooperazione tra gli Stati Membri nell’azione contro il diabete, includendo lo scambio di buone pratiche tra i paesi dell’Unione Europea. Il WP7 ha affrontato tutti gli aspetti relativi a una patologia complessa come il diabete: prevenzione primaria con focus sulle persone ad alto rischio, prevenzione delle complicanze, organizzazione delle cure, promozione della salute, educazione dei pazienti e formazione dei professionisti sanitari.
Uno dei risultati più importanti del WP7 è stato la definizione di criteri di qualità e raccomandazioni per migliorare la prevenzione e la qualità delle cure per le persone con diabete.
I criteri di qualità e le raccomandazioni riportate nel documento “QCR Tool”costituiscono uno strumento per decisori, pazienti e professionisti sanitari per sostenere l’implementazione di buone pratiche, e per migliorare, monitorare e valutare la qualità della prevenzione e cura del diabete e delle malattie croniche in generale.
Le raccomandazioni possono essere applicate in paesi con diversa organizzazione politica, amministrativa, sociale e sanitaria e potranno contribuire a ridurre le disuguaglianze di salute nei e tra i paesi europei e al cambiamento culturale necessario a ridisegnare i sistemi di cura per garantire una assistenza continua e coordinata con e per le persone con malattie croniche.

Per approfondire:
il documento “QCR Tool”, sintesi in italiano
il sito CHRODIS 
la pagina dedicata a CHRODIS sul sito del Ccm 
la pagina dedicata a CHRODIS sul sito del Ministero della Salute 
la pagina dedicata a CHRODIS sul sito EpiCentro 

Articoli correlati sul sito CCM:
Al via la nuova JA-CHRODIS Plus
JA-CHRODIS: la conferenza finale 
JA-CHRODIS: final conference 
JA-CHRODIS: WP7 - Final Meeting 
JA-CHRODIS a Vilnius: unire le forze 

Ultimo aggiornamento:
27 febbraio 2018

Vaccinazioni: close the gap

La World Immunization Week 2016 ha richiamato l'attenzione sull'importanza delle vaccinazioni quale strumento efficace di sanità pubblica e sui traguardi da raggiungere per un accesso universale ai vaccini attraverso uno sforzo congiunto e collaborativo tra tutti i Paesi. "Close the immunization gap", cioè colmare il divario nelle immunizzazioni, è stato, infatti, lo slogan scelto, nell'ambito del Global Vaccine Action Plan, per questa seconda edizione della settimana mondiale, contemporanea alla ormai tradizionale settimana europea delle vaccinazioni, che si è celebrata dal 24 a 30 aprile scorsi.

Secondo le stime dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), l'immunizzazione evita dai 2 ai 3 milioni di morti ogni anno nel mondo ma migliorando la copertura vaccinale potrebbero essere evitati ulteriori 1,5 milioni di decessi. Tuttavia, ad oggi, ancora 18,7 milioni di bambini nel mondo - quasi 1 su 5 - non sono vaccinati per malattie prevenibili quali differite, pertosse e tetano. Circa due bambini su tre che non ricevono le vaccinazioni di base vivono in Paesi colpiti da conflitti.

Margaret Chan, Direttore generale dell'OMS, ha sottolineato che dei passi in avanti sono stati compiuti ma c'è ancora molta strada da fare. "L'anno scorso l'immunizzazione ha portato ad alcune vittorie importanti nella lotta contro poliomielite, rosolia e tetano, materno e neonatale. Ma si tratta di vittorie isolate: la poliomielite è stata eliminata in un Paese, il tetano in tre, la rosolia in una regione dell'OMS. La sfida è ora quella di consolidare tali vittorie".

In occasione della settimana, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha pubblicato tre nuovi documenti che si propongono di aumentare la fiducia della popolazione nelle vaccinazioni, a partire da una corretta comunicazione scientifica: Let's talk about hesitancy: enhancing confidence in vaccination and uptake; Let's talk about protection: enhancing childhood vaccination uptake; Translation is not enough: cultural adaptation of health communication materials. Questi documenti offrono suggerimenti e materiali informativi e divulgativi basati sulle evidenze.

In Italia TeamVax Italia - un gruppo di operatori sanitari, studenti, blogger e genitori impegnati nella diffusione di una corretta informazione su tematiche scientifiche, in particolare sui vaccini - ha presentato la "Carta italiana per la promozione delle vaccinazioni" al fine di sollecitare una forte azione di advocacy per sostenere i programmi di immunizzazione nel nostro Paese e contrastare il preoccupante calo delle coperture vaccinali registrato negli ultimi anni. La Carta propone delle specifiche azioni che possono essere messe in atto quotidianamente da individui e istituzioni sanitarie. Sei i principi guida: diritto alla vaccinazione, responsabilità sociale, contrasto alla disinformazione, comunicazione, informazione, qualità.

"Abbiamo elaborato la Carta come strumento di advocacy", ha spiegato Daniel Fiacchini, coordinatore del Gruppo Tecnico Vaccini della Regione Marche e componente di TeamVax Italia. "È un percorso tra azioni individuali e sociali che ciascuno di noi può compiere per fornire a tutti gli interessati una guida per il miglioramento della salute grazie alla diffusione della cultura vaccinale".

In data 13 maggio 2016 il Ministro della Salute, in una nota (PDF: 70 Kb) al dottor Fiacchini, ha espresso apprezzamento per l'iniziativa, in quanto "uno strumento moderno e utile a superare questo momento di difficoltà e aiutare il Paese per il miglioramento delle coperture vaccinali, purtroppo in drammatico calo su tutto il territorio nazionale", e auspicato una futura attiva collaborazione tra i promotori della Carta e la Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria di questo Ministero.

Le azioni dell'OMS
World Immunization Week 2016: immunization game-changers should be the norm worldwide
Global Vaccine Action Plan 2011-2020

I documenti dell'ECDC
Let's talk about hesitancy: enhancing confidence in vaccination and uptake
Let's talk about protection: enhancing childhood vaccination uptake
Translation is not enough: cultural adaptation of health communication materials

La Carta italiana
Carta italiana per la promozione delle vaccinazioni

Per saperne di più
Gli aggiornamenti di Epicentro

 

 

Ultimo aggiornamento:
18 maggio 2016

Farmaci e allattamento

Da diverso tempo il Ministero della Salute lavora per promuovere l’allattamento materno, in accordo con le raccomandazioni e gli indirizzi di agenzie internazionali come Unicef e OMS, per i suoi benefici sulla salute materno-infantile, sia a breve sia a lungo termine, che implicano anche rilevanti risparmi economici per i Servizi Sanitari e la società.
La salute della mamma in allattamento è fondamentale per quella del bambino e, in caso di malattia, può essere valutata l’opportunità di iniziare una terapia farmacologica o di non interromperla, qualora essa sia già in atto. Tuttavia, l’assunzione di medicinali da parte della donna che allatta solleva la problematica della sicurezza per il lattante, per i possibili effetti conseguenti al passaggio del farmaco nel latte materno.
Si stima che tra il 65% e il 95% delle donne in allattamento assuma farmaci, il cui uso solleva la problematica della sicurezza in corso di allattamento.
Appare chiaro, quindi, come possa essere determinante la figura dell’operatore sanitario nel garantire alla donna che allatta gli strumenti appropriati per facilitare una scelta informata e consapevole.
A tal fine il Tavolo tecnico per la Promozione dell’Allattamento al Seno (TAS) e il Tavolo tecnico per la Valutazione delle Problematiche relative all’Allattamento al Seno e la contestuale necessità di Trattamento con Farmaci (TASF) hanno elaborato il documento “Position statement sull’uso di farmaci da parte della donna che allatta al seno” che  affronta il tema relativo all’allattamento da parte della puerpera che abbia contestuale necessità di sottoporsi a trattamento con farmaci.
Questo documento intende offrire una guida per la gestione corretta delle informazioni di sicurezza dei farmaci in allattamento, sulla base di comprovate evidenze scientifiche e raccoglie, per alcuni principi attivi di collaudata esperienza clinica, i dati più recenti di letteratura sulla quantità escreta nel latte e sugli eventi avversi nei neonati allattati al seno.

Per approfondire:
il documento Position statement sull'uso di farmaci da parte della donna che allatta al seno
la sezione Alimentazione sul sito del Ministero della Salute
la sezione Allattamento sul sito EpiCentro

Articoli correlati sul sito CCM:
Allattamento: la nuova linea guida Oms
Allattamento al seno: nuovo rapporto OMS-UNICEF 
Sorveglianza Bambini 0-2 anni: il rapporto finale

Ultimo aggiornamento:
27 febbraio 2018

Stop all’obesità infantile

Il 25 gennaio scorso, la Commissione per la fine dell’obesità infantile (Commission on Ending Childhood Obesity - ECHO) ha presentato il suo Report finale al Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), al culmine di un periodo di due anni in cui si sono affrontati i livelli allarmanti di obesità e sovrappesoinfantile nel mondo.

Il Report della ECHO propone una serie di raccomandazioni per i governi finalizzate a invertire la sempre crescente tendenza al sovrappeso e all’obesità nei bambini sotto i 5 anni di età. Almeno 41 milioni di bambini di questa età risultano infatti obesi o in sovrappeso con percentuali sempre maggiori nei Paesi a basso o medio reddito. “È necessario un impegno politico maggiore per contrastare la sfida globale dell’obesità infantile” dichiara senza mezzi termini Sir Peter Gluckman, co-Presidente della Commissione, e prosegue affermando che “l’OMS ha bisogno di collaborare con i governi nazionali per implementare una serie di misure atte ad affrontare le cause ambientali di obesità e sovrappeso, e per aiutare i bambini ad avere l’avvio salutare di vita che meritano”.

Secondo il report dell’ECHO, molti bambini crescono oggi in ambienti che incoraggiano sovrappeso e obesità: il mercato di cibi non-sani e bibite gassate e zuccherate è stato identificato come il fattore di rischio maggiore nell’aumento del numero di bambini obesi e in sovrappeso, soprattutto nei Paesi sviluppati. “Obesità e sovrappeso impattano notevolmente sulla qualità della vita del bambino, causando conseguenze di salute ed economiche per loro, le loro famiglie e la società tutta”, sostiene Sania Nishtar, co-Presidente della Commissione.

Tra il 1990 e il 2014, la prevalenza di bambini in sovrappeso sotto i 5 anni è cresciuta dal 4,8% al 6,1%, con un numero di bambini coinvolti che è passato da 31 a 41 milioni. Nello stesso periodo, nei Paesi a basso reddito, i bambini in sovrappeso sono raddoppiati: da 7,5 a 15,5 milioni.

Nel Report, ECHO indica ai governi 6 raccomandazioni:

  1. promuovere l’assunzione di cibi sani;
  2. promuovere l’attività fisica;
  3. cura e attenzione alla fase di pre-concepimento e al periodo della gravidanza;
  4. attenzione e supporto all’alimentazione infantile e all’attività fisica nei bambini;
  5. salute, alimentazione e attività fisica nei bambini in età scolare;
  6. servizi di controllo e gestione del peso.

 

Per approfondire:

Ultimo aggiornamento:
29 gennaio 2016

I frutti dei progetti Ccm

Attività fisica e diabete

Si è concluso il progetto Ccm del 2012 Counseling motorio e attività fisica adattata quali azioni educativo-formative per ridefinire il percorso terapeutico e migliorare la qualità di vita del paziente con DM2.
Il convegno "Promuovere l'attività fisica nel paziente con diabete di tipo 2", svoltosi a Napoli il 5 giugno 2015, è stata l'occasione per discutere nuovamente del tema e riportare - oltre alle attività svolte - anche i principali risultati del progetto.

La giornata di studio ha ripercorso punto di partenza, programma, obiettivi e risultati principali del progetto che ha visto coinvolte, oltre alla Regione Campania, capofila con l'Agenzia Regionale Sanitaria e l'Università degli Studi Parthenope, le Regioni Piemonte, Lazio, Puglia e Sicilia, in linea con il principio di trasferibilità dei modelli sanitari promosso dal Ministero - Ccm, finanziatore del progetto.

I presupposti del progetto

Quella che ormai va considerata come una vera e propria epidemia di sovrappeso e obesità, a livello non solo nazionale ma anche globale, è responsabile dell'aumento di casi di diabete mellito di tipo 2 (DM2), da cui scaturiscono, oltre a gravi complicanze, conseguenze rilevanti sulla qualità di vita dei soggetti coinvolti e un incremento dei costi socio-economici della malattia.
Tale fenomeno necessita, pertanto, di essere controllato, sia riducendone l'incidenza sia promuovendo l'efficace gestione della patologia diabetica nei soggetti colpiti, che molto possono e devono fare anche in termini di assunzione di corretti stili di vita.
Data l'ormai ampia conferma, proveniente anche dalla letteratura internazionale, circa gli effetti benefici sulla prevenzione e sul trattamento del diabete, oltre che sugli apparati cardiovascolare e muscolo-scheletrico, sulle funzioni cognitive, sul tono dell'umore e sull'autostima, attività motoria ed esercizio fisico devono costituire parte integrante del percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale del DM2.

Il modello proposto dal progetto Ccm

Il modello proposto dal progetto è di tipo socio-assistenziale ed è finalizzato ad aumentare la consapevolezza e la responsabilità del paziente in merito all'introduzione dell'attività motoria, unitamente alla corretta alimentazione, nella pratica quotidiana. Esso prevede interventi di educazione personalizzati e, contestualmente, l'offerta di programmi strutturati di attività fisica adattata accessibili alla popolazione target. Ciò permette di affiancare a questi ultimi attività di counseling sia motorio sia nutrizionale finalizzate all'empowerment della persona con DM2 e che completino efficacemente il percorso terapeutico rivolto al soggetto diabetico.

Principali risultati e conclusioni

  • L'applicazione del modello è risultata vantaggiosa in termini sia sanitari sia economici.
  • Il modello realizzato si configura come un valido intervento di promozione della salute nel paziente diabetico.
  • L'attuazione del modello progettuale si è basata sulla disponibilità offerta dalle parti coinvolte.
  • Per ampliarne il successo in eventuali applicazioni future sarà necessario potenziare il coinvolgimento e la motivazione dei pazienti.
  • Una stretta interconnessione tra i diversi attori della rete organizzativa appare fondamentale per il pieno raggiungimento degli obiettivi di salute.
  • L'innovatività di un tale percorso terapeutico e la partecipazione di partner appartenenti ad altre realtà regionali hanno costituito i punti di forza del progetto.

 

Per saperne di più

La pagina del progetto CCm

 

Il convegno

Il programma
La presentazione degli obiettivi e dei risultati

Ultimo aggiornamento:
15 giugno 2015

Decreto 25 gennaio 2016

Il Decreto 25 gennaio 2016 pubblicato in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 36 del 13-2-2016 (1), sancisce l'adozione del Documento di indirizzo per l'attuazione delle linee di supporto centrali al Piano nazionale della prevenzione 2014-2018 (2).

Come riportato dal sito del Ministero della Salute il Piano nazionale della prevenzione 2014-2018 (3) approvato con Intesa Stato Regioni e Provincie Autonome del 14/11/2014 "definisce, sulla scorta delle lezioni apprese dall'esperienza del precedente PNP 2010-13, significato, contenuti e caratteristiche delle Azioni centrali. Il senso generale delle Azioni centrali è quello di "promuovere la prevenzione all'interno del sistema sanitario, valorizzandone il contributo specifico e peculiare e operando in un'ottica di trasversalità e intersettorialità anche al di fuori di esso".

Alla pubblicazione del decreto è seguito il comunicato relativo alla seguente errata corrige (4): "Nel decreto citato in epigrafe, pubblicato nella sopra indicata Gazzetta Ufficiale, alla pag. 10, seconda colonna, dopo il comma 1 dell'articolo 4, il periodo: «Il presente decreto è trasmesso alla Corte dei conti per il tramite dell'Ufficio centrale di bilancio per i previsti controlli di legge.», deve intendersi espunto".

 

Bibliografia
1. Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n. 36 del 13-2-2016
2. Documento di indirizzo per l'attuazione delle linee di supporto centrali al Piano nazionale della prevenzione 2014-2018 (PDF: 340 Kb)
3. Piano nazionale della prevenzione 2014-2018 (PDF: 0,85 Mb)
4. Errata corrige

Ultimo aggiornamento:
1 marzo 2016

In bella vista - Programma Ccm 2016: iter di approvazione

21 novembre 2016

In data 16 novembre 2016, si è concluso l’iter di valutazione dei progetti di attuazione del programma CCM 2016 .

Per il corrente anno, la Direzione Generale della Prevenzione ha inviato, con nota n. 26672 del 19 settembre 2016, il programma CCM 2016 (approvato con DM del 03 agosto) a tutti gli Enti partner (Regioni e Province Autonome, ISS, INAIL, INMP e AGENAS), invitandoli a trasmettere le proprie proposte, sotto forma di progetti esecutivi,  inderogabilmente entro le h 14.00 del 02 novembre 2016

In particolare, ciascun Ente partner è stato chiamato a trasmettere al Direttore Operativo del CCM un massimo di due proposte di progetto, nell’ambito delle undici  linee di intervento identificate in tabella 1a del programma CCM 2016, senza alcun vincolo nella scelta della/e linea/e progettuale/i.

Quest’anno gli Enti partner hanno trasmesso un totale di 46 proposte.

Il Comitato Scientifico del CCM, sulla base dei criteri riportati nel programma stesso, ha assegnato un voto finale a ciascuno dei 46 progetti esecutivi pervenuti. In virtù della graduatoria conclusiva e tenuto conto degli importi dei singoli progetti e della disponibilità economica dell’area progettuale del programma CCM 2016, pari a € 4.100.639, nel corrente anno risultano finanziabili 10 progetti esecutivi (PDF: 188 Kb)

Si avviano, dunque, le procedure amministrative per la stipula dei relativi accordi di collaborazione.

______________________________________________________________________

19 settembre 2016

Adottato con DM 03 agosto 2016, registrato dalla Corte dei Conti il 13 settembre 2016, il Programma annuale di attività peril 2016 del Ccm.

Anche per quest’anno è stata confermata la suddivisione in due ambiti operativi: area progettuale e azioni centrali.

Nell’ambito dell’area progettuale sono stati identificati tre ambiti di intervento: patologie trasmissibili, patologie non trasmissibili e azioni di sistema per un totale di undici linee di intervento. Tali linee di intervento rappresentano una priorità di Governo, sono coerenti con le disposizioni del Piano Nazionale della Prevenzione e con i recenti Piani nazionali approvati, o in procinto di approvazione, da parte della Conferenza Stato – Regioni e coordinati dal Ministero della salute - Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria, sono rilevanti per la sanità pubblica e presentano elementi, procedure e azioni la cui evidenzia di efficacia  fa prevedere un impatto misurabile.

Della disponibilità economica per il 2016 pari a 8.701.277€, salvo accantonamenti, il 50% è stato ripartito a favore delle linee progettuali e il restante 50% sulle cosiddette azioni centrali.

Le proposte di progetto e la relativa nota di trasmissione devono essere inviate entro e non oltre le ore 14.00 del 02 novembre 2016

Sintesi delle procedure

Il programma Ccm 2016 è stato trasmesso  con nota ufficiale agli Enti partner il 19 settembre 2016.

In merito alle procedure di attuazione si segnala che gli Enti partner (Regioni e Province Autonome, ISS, INAIL, INMP e AGENAS) sono chiamati a presentare le proposte direttamente sotto forma di progetti esecutivi, redatti secondo lo standard Ccm 2016.

Ciascun Ente partner raccoglie, vaglia e trasmette al Direttore operativo del Ccm un massimo di due proposte di progetto, nell’ambito delle undici linee di intervento identificate in tabella 1a del programma Ccm 2016; senza alcuna limitazione alla scelta della/e linea/e progettuale.

Le proposte devono inoltre prevedere:

  • il coinvolgimento di almeno tre Regioni, appartenenti alle tre differenti aree geografiche Nord, Centro, Sud, così da assicurare una rappresentatività del territorio nazionale, in funzione della trasferibilità dei risultati;
  • un finanziamento non superiore a 450.000 euro

I progetti esecutivi potranno vedere il coinvolgimento, oltre che delle strutture del SSN e delle Regioni medesime, della Sanità militare, dell’Istituto superiore di sanità (ISS), dell’Istituto Nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS), dell’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (INMP) e degli Istituti zooprofilattici sperimentali (IZZSS), anche di Università ed Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico a carattere pubblico e di ogni altro Ente pubblico, pertinente alla progettualità prescelta.

Tempistica

Le proposte di progetto e la relativa nota ufficiale di trasmissione devono essere inviate - entro e non oltre le ore 14.00 del 02 novembre 2016 - ai seguenti indirizzi di posta elettronica:

dgprev@postacert.sanita.it 
s.mele@sanita.it 
d.paramatti@sanita.it 
p.rosi@sanita.it

Successivamente, come previsto dal Programma, il Comitato scientifico provvederà alla disamina dei progetti esecutivi, in base alla quale verranno identificate le proposte finanziabili.

Per una più completa e dettagliata informazione sull’iter procedurale consultare il Programma Ccm 2016 (PDF: 533 Kb).

 


Ultimo aggiornamento:
21 novembre 2016

Sorveglianza Bambini 0-2 anni: il rapporto finale

È disponibile il rapporto finale e la sintesi dei risultati del Progetto Ccm 2013 “Sistema di Sorveglianza sugli otto determinanti di salute del bambino, dal concepimento ai 2 anni di vita, inclusi nel Programma GenitoriPiù”, coordinato dall’Istituto superiore di sanità e realizzato in collaborazione con 5 Regioni (Campania, Calabria, Marche, Puglia, Veneto), l’Asl di Milano (oggi Ats Città Metropolitana di Milano) e l’Università Ca’ Foscari Venezia.

In un’ottica di continuità con altri sistemi di sorveglianza sulla popolazione italiana, scopo del progetto, iniziato a gennaio 2014 e terminato ad agosto 2016, è stato sperimentare un Sistema di Sorveglianza sui principali determinanti di salute nei bambini piccoli presso i Centri vaccinali (Cv). Il progetto è stato concepito in un’ottica di estensione nazionale e ripetibilità nel tempo. La sperimentazione ha coinvolto 13 distretti Sanitari, 153 professionisti e 14.263 mamme, e ha indagato i seguenti determinanti: assunzione di acido folico, consumo di alcol e tabacco in gravidanza e in allattamento, allattamento al seno, posizione in culla, vaccinazioni, lettura ad alta voce.

Materiali utili:
Rapporto finale
Sintesi dei risultati

Per approfondire:
Sito Epicentro
Sito GenitoriPiù

Ultimo aggiornamento:
21/12/2016

AFA e diabete: nuovi contributi dal progetto Ccm 2012

I risultati conseguiti con le attività del progetto Ccm "Counseling motorio ed Attività Fisica Adattata quali azioni educativo-formative per ridefinire il percorso terapeutico e migliorare la qualità di  vita del paziente con diabete mellito tipo 2" , iniziato nel 2013 e conclusosi nel 2015, sono attualmente oggetto di contributi scientifici su riviste internazionali e nazionali.
Nella pagina del sito dedicata al progetto è disponibile l’elenco aggiornato delle pubblicazioni.

 

Ultimo aggiornamento:
21/12/2016

FluNews: monitoraggio delle sindromi influenzali

Il bollettino settimanale FluNews fornisce un rapporto epidemiologico periodico sull’andamento delle sindromi influenzali nel periodo epidemico stagionale integrando i risultati di differenti sistemi di sorveglianza.
FluNews riporta sia le informazioni relative alla sorveglianza speciale (attiva dalla stagione 2009/2010) sul monitoraggio dell’andamento delle forme gravi e complicate di influenza confermata sia i dati di altri due sistemi di sorveglianza:
InfluNet, il sistema di sorveglianza sentinella basato sulle segnalazioni dei Medici di medicina generale e Pediatri di libera scelta e InfluWeb, basato sulle segnalazioni spontanee dei cittadini. La finalità è quella di fornire un quadro quanto più completo possibile sull’andamento delle sindromi influenzali nel periodo epidemico attraverso l’integrazione di diversi sistemi di sorveglianza.
Inoltre, il bollettino si presenta in una nuova versione grafica interattiva. Ogni settimana la pagina interattiva verrà aggiornata con i nuovi dati disponibili mentre la versione della settimana precedente verrà inserita in formato pdf nell’archivio dedicato. È possibile consultare la pagina dedicata a  FluNews sul sito Epicentro.

Per approfondire:
l’area tematica sul sito del Ministero della Salute
i bollettini periodici sul sito EpiCentro
l’approfondimento sul sito EpiCentro

Articoli correlati sul sito Ccm:
Protocollo operativo InfluNet, stagione influenzale 2016-2017
Protocollo operativo InfluNet, stagione influenzale 2016-2017

Influenza: al via la campagna vaccinale dell’OMS Europa

Ultimo aggiornamento:
27 gennaio 2017

AMR: Rapporto ISTISAN 17/18

L’antibiotico resistenza è un fenomeno multifattoriale in cui un ruolo importante è svolto dall’utilizzo eccessivo e non appropriato degli antibiotici in diversi settori delle attività umane. Secondo una stima recente la resistenza agli antibiotici causa nel mondo circa 700.000 decessi annui.
Tra i patogeni antibiotico-resistenti che sono motivo di attenzione e preoccupazione a livello globale, negli ultimi anni sono emersi ceppi di enterobatteri resistenti ai carbapenemi (2-4), antibiotici che rappresentano l’ultima risorsa terapeutica per le infezioni causate da batteri Gram-negativi multi-resistenti. Il meccanismo di resistenza ai carbapenemi più comune è quello della produzione di particolari enzimi, chiamati carbapenemasi che rendono inefficaci mediante idrolisi gli antibiotici beta-lattamici inclusi i carbapenemi. In tal modo gli enterobatteri produttori di carbapenemasi (Carbapenemase-Producing Enterobacteriaceae, CPE) manifestano una resistenza estesa. Tra gli enterobatteri, le specie più frequentemente riportate come CPE sono Klebsiella pneumoniae, ed Escherichia coli (10). Secondo i dati del Report 2015 “Antimicrobial resistance surveillance in Europe” dell’European Antimicrobical Resistance Surveillance Network (EARS-Net), la rete di sorveglianza coordinata dallo European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), l’Italia è, insieme alla Grecia, un paese con percentuali di K. pneumoniae resistente ai carbapenemi molto superiori alla media europea.
Per far fronte all’emergenza degli enterobatteri resistenti ai carbapenemi, il Ministero della Salute ha emanato ad inizio 2013 una Circolare “Sorveglianza, e controllo delle infezioni da batteri produttori di carbapenemasi (CPE)”chiedendo alle Aziende Sanitarie Locali e/o alle Regioni di segnalare al Ministero della Salute e all’Istituto Superiore di Sanità tutti i casi di batteriemie causate da CPE.

Dal Rapporto ISTISAN 17/18 “Sorveglianza nazionale delle batteriemie da enterobatteri produttori di carbapenemasi. Rapporto 2013-2016” emerge che in Italia, tra il 1 aprile 2013 e il 31 luglio 2016, sono state riportate 5331 batteriemie da enterobatteri resistenti ai carbapenemi e/o produttori di carbapenemasi (Carbapenemase Producing Enterobacteriaceae, Cpe). Il numero di segnalazioni e l’incidenza sono molto diverse nelle varie Regioni (si passa dalle 946 segnalazioni del Lazio allo 0 del Molise). In generale, le batteriemie hanno riguardato per il 62% soggetti di sesso maschile, con età media di 65,4 anni e nell’84% dei casi i pazienti si trovavano in ospedale al momento dell’insorgenza della batteriemia. Il 96,8% dei casi segnalati è stato causato da K. pneumoniae e il 3,2% da E. coli. Nella gran parte dei casi la carbapenemasi prodotta era di tipo Klebsiella pneumoniae carbapenemase (Kpc).
I dati dei primi 3 anni di sorveglianza indicano da una parte una progressiva aderenza delle Regioni alla sorveglianza, dall’altra una probabile sottonotifica da parte di strutture sanitarie e/o Regioni in alcune aree italiane.
Nel documento è anche riportata la “Scheda di notifica per i casi di batteriemie da CPE“ (Appendice A).

Segnaliamo, inoltre, che è stato pubblicato il secondo report congiunto del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema) sull’analisi integrata del consumo di agenti antimicrobici e sulla comparsa di resistenza agli antimicrobici nei batteri provenienti dall’uomo e dagli animali destinati alla produzione alimentare nel periodo 2013-2015.
Questo nuovo report conferma il legame tra consumo di antibiotici e resistenza agli antibiotici, sia negli esseri umani sia negli animali destinati alla produzione alimentare ed evidenzia che esistono ancora differenze notevoli circa l’uso di antibiotici negli animali e nell’uomo e, in generale, l’uso è più frequente negli animali da produzione alimentare (tuttavia la situazione varia in base al Paese e al tipo di antibiotico).
Il report rileva inoltre che l’uso delle polimixine (classe di antibiotici che comprende la colistina) è elevato negli allevamenti e sta aumentando anche negli ospedali e l’uso dei chinoloni negli animali aumenta le resistenze a questi farmaci in Salmonella e Campylobacter con maggior rischio di infezioni resistenti nell’uomo. L’uso di cefalosporine di terza e quarta generazione, per contro, è ridotto negli animali ma notevole nell’uomo, ed è connesso alla diffusione della resistenza a questi antibiotici in E. coliisolati nell’uomo.

Per approfondire:
il Rapporto ISTISAN 17/18 “Sorveglianza nazionale delle batteriemie da enterobatteri produttori di carbapenemasi. Rapporto 2013-2016” sul sito del’’ISS
la Circolare “Sorveglianza, e controllo delle infezioni da batteri produttori di carbapenemasi (CPE)” sul sito del Ministero della Salute
il Report 2015 “Antimicrobial resistance surveillance in Europe” sul sito dell’ECDC
il secondo report congiunto ECDC/EFSA/EMA On consumption of antimicrobial agents and occurrence of antimicrobial resistance in bacteria from humans and food-producing animals sul sito dell’EFSA
l’area tematica antimicrobico-resistenza sul sito del Ministero della Salute
la sezione antibiotico-resistenza sul sito dell’ISS
l’area tematica resistenze agli antibiotici sul sito EpiCentro

Articoli correlati sul sito CCM:
Antimicrobico-resistenza (AMR): on line il report annuale ECDC 
Antimicrobico-resistenza (AMR): country visit dell’ECDC in Italia 

Ultimo aggiornamento:
29 agosto 2017

Allattamento al seno: nuovo rapporto OMS-UNICEF

Nessun Paese ha raggiunto tutti gli standard raccomandati sull’allattamento: è quanto emerge da un nuovo report congiunto UNICEF e OMS, realizzato in collaborazione con la Global Breastfeeding Collective.
In particolare, la Global Breastfeeding Scorecard, valutando 194 Paesi ha rilevato che solo il 40% dei bambini sotto i sei mesi di vita vengono allattati esclusivamente al seno e che solo 23 Stati hanno tassi di allattamento esclusivo al seno sopra il 60%. Allattare al seno porta benefici sia alle madri (ad esempio riduce il rischio di sviluppare tumori alle ovaie e al seno) sia ai bambini, proteggendoli da diarrea e polmonite, due delle maggiori cause di morte nell’infanzia. La scorecard è stata pubblicata all’inizio della Settimana mondiale dell’allattamento (1-7 agosto).
L’allattamento al seno è uno degli interventi di sanità pubblica più efficaci e basterebbe un investimento di 4,7 dollari Usa annui a neonato per aumentare il tasso di allattamento esclusivo al seno del 50% entro il 2025, valore che permetterebbe di salvare la vita di 520 mila bambini sotto i cinque anni di età e di generare 300 miliardi di dollari, come risultato della riduzione di malattie e cure sanitarie e dell’incremento della produttività.
La Global Breastfeeding Collective invita tutti i Paesi ad aumentare gli investimenti a favore dell’allattamento al seno dalla nascita fino ai due anni di vita, a rafforzare le politiche e i programmi di promozione e protezione dell’allattamento al seno nei luoghi di lavoro, nelle strutture sanitarie e nelle comunità e ad applicare pienamente il Codice Internazionale per la Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno.
Infine, nel report si sottolinea come l’allattamento al seno sia fondamentale per il raggiungimento di molti degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Per approfondire:
la notizia sul sito dell’OMS
il report “Tracking Progress for Breastfeeding Policies and Programmes” sul sito dell’OMS
il sito del Global Breastfeeding Collective
le pagine Allattamento materno e Allattamento: vecchi miti da sfatare, vere controindicazioni sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica Allattamento sul sito EpiCentro
il sito GenitoriPiù

Articoli correlati sul sito Ccm:
Sorveglianza Bambini 0-2 anni: il rapporto finale

 

Ultimo aggiornamento:
29 agosto 2017

Mercato del tabacco: una sfida per la sorveglianza Passi

Mercato del tabacco e strategie di contrasto: una sfida per la sorveglianza

Il 27 settembre scorso, all’interno dell’Incontro Nazionale del Coordinamento Passi e Passi d’Argento 2016, è stata dedicata una giornata alla tematica fumo che, assieme all’ipertensione arteriosa e all’eccesso di peso corporeo, è il principale fattore di rischio per la salute della popolazione in Italia.

La diffusione del fumo dipende essenzialmente dall’offerta di prodotti del tabacco e dalle dinamiche del mercato, oltre che dall’impatto delle misure pubbliche di contrasto e dal cambiamento dei comportamenti dei consumatori attuali e potenziali.

Recentemente, con il decreto legislativo Tabacchi, sono state adottate nuove misure di controllo mirate a ridurre l’attrattività e l’accessibilità delle sigarette, come l’obbligo di immagini esplicite dei danni del fumo sui pacchetti.

Daniela Galeone, che dirige l’Ufficio responsabile delle politiche contro il tabacco del Ministero della Salute, ha illustrato la Convenzione quadro per il controllo del tabacco, il cui processo di attuazione non è privo di ostacoli per i diversi interessi connessi al consumo del tabacco che si oppongono alla riduzione dei consumi. Il decreto legislativo Tabacchi, che recepisce la direttiva 40 dell’Unione Europea, include diverse misure, tra le quali l’introduzione delle avvertenze combinate (testo + immagini) sui pacchetti di sigarette.

Lorenzo Spizzichino, che lavora all’informazione statistica sul fumo nella DG Prevenzione del Ministero, ha mostrato che l’Italia dispone di una vera ricchezza di fonti e dati sul fumo, grazie a cui è stato possibile progettare la valutazione con il progetto Mades (Sistema di Monitoraggio dell’applicazione del DLgs Tabacchi e di valutazione degli effetti sui comportamenti associati alla salute). In particolare, per valutare l’impatto dei pittogrammi (le immagini shock sui pacchetti), la sorveglianza Passi ha incluso nel questionario 2016 due nuove domande. Passi potrà fornire dati importanti anche sull’andamento dei tentativi di smettere di fumare, il cui aumento è uno dei risultati attesi dei pittogrammi.

Giuseppe Gorini ha fatto una panoramica su ciò che possiamo aspettarci dall’applicazione del decreto legislativo spiegando che cosa si è ottenuto nei circa 70 Paesi in cui è stato introdotto il pittogramma sul pacchetto di sigarette. L’immagine attrae l’attenzione del consumatore, provoca reazioni cognitive ed emotive, atteggiamenti negativi nei confronti del fumare, motivazione a smettere, più tentativi di smettere (atteggiamenti e comportamenti oggetto dell’indagine Passi). Successivamente, ha illustrato le misure incluse nel DLgs volte a scoraggiare l’iniziazione negli adolescenti, come il potenziamento delle sanzioni per i rivenditori che vendono ai minori, il divieto di abbandono di mozziconi (art. 40 L 221/2015), e l’impatto nel nostro Paese della sigaretta elettronica sullo smettere di fumare.

Nell’ultima presentazione dell’incontro, Rosilde Di Pirchio ha illustrato il Progetto Mades, finanziato dal Ministero della Salute,una nitida esemplificazione di come la cooperazione tra programmi di sorveglianza, come Passi, e le altre fonti di informazione sul fumo, possano cooperare a fornire un quadro aggiornato dei cambiamenti dei comportamenti, dall’iniziazione alla cessazione, indotti dalla evoluzione del mercato dei prodotti del tabacco e delle politiche di controllo.

La giornata si è conclusa con la tavola rotonda “Le azioni di contrasto al tabagismo nei Piani regionali della prevenzione”, moderata da Stefania Vasselli, e dedicata a un confronto sulle azioni di contrasto al tabagismo nell’ambito del Piano nazionale e dei Piani regionali di prevenzione 2014-2018. Per orientare e strutturare più efficacemente la discussione, i 4 rappresentanti regionali (da Veneto, Calabria, Toscana e Lazio) hanno esposto ciascuno la propria esperienza di pianificazione e avvio dell’implementazione dei programmi relativi al contrasto al fumo individuati dai Prp. 

Per maggiori informazioni leggi il resoconto della tavola rotonda “Le azioni di contrasto al tabagismo nei Piani regionali della prevenzione” sul sito EpiCentro.

Il Ccm ha finanziato e promosso diversi progetti nell’ambito della prevenzione al tabagismo e della lotta al fumo, anche supportando l’azione del programma “Guadagnare Saluteˮ. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Da consultare:
la sezione Guadagnare Salute sul sito Ccm
la sezione Piano nazionale della prevenzione 2014-2018 sul sito Ccm
l’area tematica fumo sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica fumo sul sito EpiCentro
il sito Passi/Epicentro

Articoli correlati sul sito del Ccm:
I passi avanti delle politiche antifumo
Liberare le città dal fumo
Fumo e salute delle donne

Ultimo aggiornamento:
7 novembre 2016

Coperture vaccinali pediatriche, i dati 2015

Anche per il 2015 le coperture vaccinali (CV) nazionali a 24 mesi confermano l’andamento in diminuzione in quasi tutte le Regioni e PA. Un calo che riguarda sia le vaccinazioni obbligatorie (anti-difterica, anti-polio, anti-tetanica, anti-epatite B), che alcune di quelle raccomandate. Le uniche coperture che mostrano un incremento del dato nazionale sono pneumococco e meningococco (nei due anni precedenti avevano registrato bassi valori in alcune Regioni e PA). È quanto emerge dai nuovi dati resi pubblici dalla Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della Salute.

In particolare:

  • nel 2015 la copertura media per le vaccinazioni contro poliomielite, tetano, difterite, epatite B, pertosse e Haemophilus influenzae tipo b è stata del 93,4%, in calo rispetto anni precedenti (94,7%, 95,7%, 96,1 rispettivamente nel 2014, 2013 e 2012);
  • solo 6 regioni riescono a superare la soglia del 95% per la vaccinazione anti-polio, mentre 11 sono addirittura sotto il 94%. Il 95% è la soglia raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per ottenere anche la cosiddetta immunità di gregge (ovvero riduzione della circolazione del virus/batterio a livelli tali da risultare protetti anche i soggetti che non rispondono adeguatamente alla vaccinazione e coloro che non vi si possono sottoporre per la sussistenza di reali controindicazioni di tipo medico) per molte vaccinazioni;
  • le CV per morbillo e rosolia hanno perso 5 punti percentuali dal 2013 al 2015, passando dal 90,4% all’85,3%;
  • questo trend in calo è confermato anche dalle CV nazionali a 36 mesi per l’anno 2015, dato utile per monitorare la quota di bambini che, alla rilevazione vaccinale dell’anno precedente, erano inadempienti e che sono stati recuperati, se pur in ritardo. Le coperture a 36 mesi mostrano, infatti, valori più alti rispetto a quelle rilevate per la medesima coorte di nascita a 24 mesi l’anno precedente, e per le vaccinazioni obbligatorie raggiungono il 95%;
  • le coperture vaccinali nazionali contro il meningococco C e lo pneumococco, nel periodo 2014-2015, registrano, invece, lievi incrementi rispettivamente del 3,6% e dell’1,5%, con un’ampia variabilità territoriale;
  • la riduzione delle coperture vaccinali comporterà un accumulo di suscettibili che, per malattie ancore endemiche (come morbillo, rosolia e pertosse), rappresenta un rischio concreto di estesi focolai epidemici, come dimostrano le epidemie di morbillo del 2013 (2.258 casi), del 2008 (5.312 casi) e del 2002-2003;
  • per malattie non presenti in Italia ma potenzialmente introducibili, come la polio e la difterite, i dati del 2015 mostrano un calo che, seppure più contenuto rispetto agli anni precedenti, non si arresta. Questo dato è particolarmente importante perché l’accumulo di suscettibili (persone non vaccinate) aumenta il rischio di casi sporadici sul nostro territorio, in presenza di malati o portatori provenienti da altri luoghi.

Sebbene i dati del 2015 mostrino un calo più contenuto delle CV rispetto agli anni precedenti, la tendenza alla diminuzione non si arresta.

È necessario, quindi, migliorare le strategie di comunicazione alla popolazione, migliorare l’attitudine degli operatori sanitari verso la vaccinazione e diffondere una corretta informazione scientifica per contrastare la disinformazione che si sta diffondendo da alcuni anni.

Il Ministero ha riconosciuto da tempo la necessità di rendere l’accesso alle vaccinazioni il più agevole possibile e ha finanziato numerosi progetti Ccm sulle vaccinazioni come strumenti di prevenzione delle malattie infettive, sul monitoraggio delle CV e sulla promozione delle vaccinazioni. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

L’aumento delle iniziative nazionali e regionali di comunicazione e promozione sul tema delle vaccinazioni e il futuro Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale forniranno una base più solida per una maggiore uniformità dell’offerta vaccinale nel Paese.

Recentemente Epicentro, il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica, a cura del Cnesps-Iss,  è entrato a far parte del Vaccine Safety Net dell’Oms, il network nato nell'ambito della Global Vaccine Safety Initiative dell’Oms che mira a fornire agli operatori un facile accesso a informazioni scientificamente corrette e chiare dal punto di vista comunicativo sulla sicurezza vaccinale.

Inoltre, l'area tematica sulle vaccinazioni riporta, tra le attività di TeamVax Italia, l’elaborazione della “Carta italiana per la promozione delle vaccinazioni”, un vero e proprio strumento di advocacy presentato ad aprile 2016 a Erice nell’ambito del corso “Comunicare la vaccinazione: una responsabilità collettiva” sponsorizzato, tra gli altri, dal Ministero della Salute e dalla Società italiana di igiene (Siti).

Nella stessa sezione vengono presentati due studi condotti dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc, European Centre for Disease Prevention and Control) sulla vaccine hesitancy (esitazione vaccinale).

Per approfondire:
la notizia sul sito del Ministero della Salute
le pagine dedicate alle coperture vaccinali sul sito del Ministero della Salute
l’area vaccinazioni sul sito di Epicentro

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Ultimo aggiornamento:
7 novembre 2016

Influenza: la campagna vaccinale dell’OMS Europa

Quest’anno la campagna sulla vaccinazione antinfluenzale lanciata dall’OMS Europa, “Protect yourself and your patients from influenza“, dedica una particolare attenzione agli operatori sanitari. Questa categoria di persone sono infatti particolarmente a rischio di infezione, rispetto alla popolazione adulta generale, per la natura del proprio lavoro.  Diversi studi dimostrano che durante le epidemie influenzali oltre la metà del personale sanitario può essere infettato dal virus influenzale e può trasmettere l’influenza a categorie di pazienti maggiormente vulnerabili e a rischio di complicanze come i bambini, gli anziani e i soggetti immunodepressi o portatori di malattie croniche. Inoltre vi sono evidenze che gli operatori sanitari vaccinati abbiano maggiori probabilità di raccomandare la vaccinazione antinfluenzale ai gruppi a rischio. L’immunizzazione attiva del personale sanitario rappresenta uno degli interventi più sicuri ed efficaci per il controllo delle infezioni ospedaliere e comporta benefici sia per l’effetto diretto sui soggetti vaccinati sia indirettamente sui pazienti.

L'OMS raccomanda che con l’autunno tutti gli operatori sanitari si sottopongano alla vaccinazione antinfluenzale, e la maggior parte dei paesi europei hanno raccomandazioni formali in tal senso. Tuttavia i dati di copertura della stagione influenzale 2014-2015 mostrano che in oltre metà dei Paesi membri, meno di un terzo degli operatori sanitari si vaccina contro l’influenza. L’ampia variabilità riscontrata tra i paesi della Regione Europea nella copertura vaccinale di questa categoria di persone e la mancanza di dati esaurienti rappresenta senz’altro una sfida futura per comprendere meglio il gap riscontrato.

Per promuovere le vaccinazioni tra gli operatori sanitari, l’Istituto Superiore di Sanità tra il 2011 e il 2014 ha preso parte al un progetto europeo “HproImmune - Promozione dell’immunizzazione degli operatori sanitari in Europa” che ha prodotto anche uno strumento di comunicazione ad hoc (toolkit).

Per approfondire:
il comunicato stampa dell’Oms Europa sulla campagna antinfluenzale
la pagina sul sito EpiCentro dedicata ad HproImmune

Da consultare:
InfluNet sul sito dell’ISS
l’area tematica influenza sul sito del Ministero della Salute
la Circolare ministeriale 2 agosto 2016 sul sito del Ministero della Salute
dati sulle coperture vaccinali sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica influenza sul sito di Epicentro

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Protocollo operativo InfluNet, stagione influenzale 2016-2017

Ultimo aggiornamento:
7 novembre 2016

I numeri del cancro in Italia, il rapporto Aiom-Airtum 2016

Due tendenze opposte ma chiare. Aumentano i nuovi casi di tumore fra le donne e diminuiscono fra gli uomini. Nel 2016 si osserva un aumento delle diagnosi di tumore fra le donne, con 176.200 casi di tumore registrati (erano 168.900 nel 2015), al contrario diminuiscono i nuovi casi tra la popolazione maschile con 189.600 nuove diagnosi (erano 194.400 nel 2015). Sono questi alcuni dei dati che emergono dal rapporto "I numeri del cancro in Italia 2016", realizzato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica-AIOM e dall’Associazione Italiana Registri Tumori-AIRTUM. Il documento, giunto alla sesta edizione,  è uno “strumento” scientificamente e rigorosamente aggiornato che misura l’impatto della patologia neoplastica e delle strategie di controllo nel nostro Paese fornendo gli ultimi dati disponibili su incidenza, sopravvivenza, prevalenza, mortalità, screening e confronti territoriali.

Incidenza

È da sottolineare come questa monografia riporti, per la prima volta, le stime di incidenza ottenute attraverso le informazioni dei Registri tumori italiani (che coprono circa il 60% del territorio nazionale): i dati raccolti rispondono a elevati standard di qualità in termini di completezza e accuratezza e permettono di offrire una stima molto precisa dell’incidenza anche nelle aree non coperte dai Registri tumori, e quindi di elaborare le proiezioni al 2016.

Ogni giorno circa 1.000 persone ricevono una diagnosi di tumore e nel 2016 sono stimate complessivamente 365.000 nuove diagnosi: la più frequente è quella del colon-retto (52.000), seguita da seno (50.000), polmone (41.000), prostata (35.000) e vescica (26.600).

Nelle donne l’incidenza generale registra un aumento: in particolare quest’anno sono stimati 50.000 nuovi casi di tumore del seno (48.000 nel 2015), da ricondurre anche all’ampliamento della fascia di screening mammografico in alcune Regioni, che ha prodotto un aumento significativo dell’incidenza tra i 45 e i 49 anni. Nella popolazione femminile risultano in aumento anche i tumori del polmone, del corpo dell’utero, dei linfomi di Hodgkin e del melanoma nelle donne. Si assiste invece a una riduzione di incidenza dei tumori dello stomaco, delle vie biliari, dell’ovaio e della cervice uterina.

Negli uomini, al contrario, l’incidenza dei tumori si riduce in maniera significativa, con un calo del 2,5% ogni 12 mesi, soprattutto per quelli che venivano considerati i “big killer”. Oltre ai tumori del polmone e della prostata, per la prima volta si assiste anche ad un calo dei tumori del colon-retto, a testimoniare l’impatto che hanno avuto nella popolazione generale i programmi di screening organizzati sul territorio nazionale. Inoltre, negli uomini si riducono i tumori delle vie aero-digestive, dell’esofago, dello stomaco, del fegato, del polmone e della prostata. Di contro, persiste un aumento dei tumori del pancreas, del testicolo, del rene e del melanoma.

Sopravvivenza

La sopravvivenza è il principale outcome in campo oncologico e permette di valutare l’efficacia del sistema sanitario nel suo complesso nei confronti della patologia tumorale. La sopravvivenza dei pazienti affetti da tumori in Italia è mediamente più elevata rispetto alla media europea per molte sedi tumorali e per i tumori oggetto di screening. In generale, nel nostro Paese la sopravvivenza a cinque anni è pari al 68% per i tumori più frequenti e al 55% per i tumori rari.

Le due neoplasie più frequenti per genere (prostata e seno) presentano sopravvivenze a 5 anni che si avvicinano al 90%, con percentuali ancora più elevate quando la malattia è diagnosticata in stadio precoce.

Prevalenza

I dati dell’Associazione Italiana dei Registri Tumori indicano che in Italia oltre 3 milioni sono le persone vive con pregressa diagnosi di tumore. Di queste persone una buona parte può essere considerata già guarita, con la stessa probabilità di morire per tumore di quella della popolazione generale, e inoltre per un numero rilevante di pazienti si prevede la guarigione.

Mortalità

La mortalità continua a diminuire in maniera significativa in entrambi i sessi come risultato di più fattori, quali la prevenzione primaria e in particolare la lotta al tabagismo, la diffusione degli screening su base nazionale e il miglioramento diffuso delle terapie in un ambito sempre più multidisciplinare e integrato.

Secondo i dati forniti dall’Istat, 176.217 degli oltre 600 mila decessi verificatisi nel 2013 (ultimi dati disponibili) sono attribuibili a tumore (1000 in meno rispetto al 2012), collocando le neoplasie al secondo posto per le cause di morte dopo le malattie cardio-circolatorie (37%). Il tumore al polmone è responsabile del maggior numero di decessi (33.483), seguito da colon-retto (18.756), mammella (12.072), pancreas (11.201), stomaco (9595) e prostata (7203).

Screening

In questa edizione del rapporto “Aiom-Airtum “  è dedicato ampio spazio ai programmi di screening oncologici per il tumore alla prostata e alla cervice uterina.

In particolare, nel capitolo dedicato al tumore della prostata e all’impiego del test su sangue per la determinazione dell’antigene prostatico specifico (PSA) sono riportati i risultati dei due principali trial sull’utilizzo del PSA come test di screening in termini di riduzione della mortalità. Il principale aspetto negativo dell’esecuzione non controllata di questo test è l’aumento del rischio di sovradiagnosi di cancro della prostata, cioè dell’individuazione di tumori che non avrebbero dato luogo a sintomi e non sarebbero quindi stati diagnosticati in assenza del test, a causa della mortalità competitiva e/o della loro lenta crescita.

Per quanto riguarda il tumore della cervice uterina, alcuni programmi di screening hanno sostituito il Pap-test con il test HPV (Human Papilloma Virus), nell’ambito di progetti pilota o attività di routine, a seguito della pubblicazione delle raccomandazioni del Ministero della Salute nel Piano Nazionale della Prevenzione 2010-2012. Il nostro Paese, primo in Europa insieme all’Olanda, ha deciso di innovare questo programma di prevenzione dando indicazione ai decisori regionali di spostarsi verso l’HPV come test primario dello screening cervicale. In molte regioni il test HPV viene proposto a partire dai 30-35 anni con intervallo quinquennale, mentre nella fascia di età precedente, fra i 25 e i 30 anni, si continuerà a utilizzare il Pap-test con intervallo triennale.

Confronti nazionali

Dai confronti nazionali si conferma ancora un gradiente di incidenza Nord-Sud. Al Sud persistono per molte sedi tumorali fattori protettivi che rendono ragione di una bassa incidenza di alcune sedi tumorali. Per contro, la minore attivazione degli screening programmati nelle Regioni del Sud rende ragione dei valori di sopravvivenza che, per alcune sedi tumorali, rimangono inferiori ai valori registrati al Nord.

Tumori rari

Nella sesta edizione del rapporto “I numeri del cancro in Italia” è stato inserito un capitolo sui tumori rari. Si considera raro un tumore che interessa meno di 6 persone su 100.000 o che interessa sedi frequenti (come il polmone o la mammella) ma con morfologie molto rare. I tumori rari sono un rilevante problema in Italia sia dal punto di vista sanitario, per la programmazione di percorsi dedicati, sia dal punto di vista sociale, in quanto sono numerosi i pazienti e le famiglie che, per la frammentazione delle competenze o in mancanza di punti di riferimento, sono spesso costretti a onerosi spostamenti.

Il Ccm ha finanziato diversi progetti di sorveglianza e monitoraggio della patologia oncologica con l’obiettivo di rinforzare la rete dei Registri tumori in Italia. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Materiali utili:
il rapporto Aiom-Airtum “I numeri del cancro in Italia 2016
il sito dei Registri tumori con le pagine sul rapporto 2016
il sito dell’Aiom
le schede sugli screening sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica tumori del Ministero della Salute
l’area tematica tumori sul sito Epicentro

Ultimo aggiornamento:
7 novembre 2016

Protocollo operativo InfluNet, stagione influenzale 2016-2017

Con l’inizio della raccolta delle segnalazioni dei casi di sindrome simil influenzale (ILI) che, come di consueto, si è avviata dalla 42a settimana del 2016 (lunedì 17 ottobre 2016) e terminerà nella 17a settimana del 2017 (domenica 23 aprile 2017), salvo ulteriori comunicazioni legate alla situazione epidemiologica nazionale, il Ministero della Salute ha pubblicato il protocollo InfluNet per la stagione 2016-2017.

Il protocollo operativo InfluNet 2016-2017 non prevede nessuna novità rispetto alla precedente stagione influenzale. Il sistema di monitoraggio settimanale si basa su una rete di medici sentinella costituita dai medici di Medicina Generale (MMG) e dai Pediatri di Libera scelta (PLS), reclutati dalle Regioni, che segnalano i casi di sindrome simil influenzale (ILI) osservati tra i loro assistiti.

Si sottolinea l’importanza di ottenere una copertura per Regione e per fascia di età pari al 2% della popolazione residente per l’intera stagione influenzale. È auspicabile, pertanto, arruolare più Medici e Pediatri del necessario in modo da assicurare la copertura di almeno il 2% della popolazione per tutta la durata della sorveglianza.

I medici sentinella ed altri medici operanti nel territorio e negli ospedali collaborano inoltre alla raccolta di campioni biologici per l’identificazione di virus circolanti. La raccolta e l’elaborazione delle segnalazioni di malattia è effettuata dai Centri di Riferimento Nazionali: Istituto Superiore di Sanità (ISS) e Centro Interuniversitario di Ricerca sull’Influenza e le altre Infezioni Trasmissibili (CIRI-IT). L’ISS provvede all’elaborazione a livello nazionale e produce un rapporto settimanale che viene pubblicato sul sito Internet del Ministero della Salute. Le indagini virologiche sui campioni biologici raccolti vengono eseguite dai Laboratori facenti parte della Rete INFLUNET e dal Centro Nazionale per l’Influenza (NIC) dell’ISS. Il NIC provvede all’elaborazione dei dati virologici a livello nazionale e produce un rapporto settimanale, che viene pubblicato sul sito del Ministero della Salute. Il NIC fa parte della rete internazionale dei laboratori coordinati dall’OMS e della rete europea coordinata dal Centro Europeo di Prevenzione e Controllo delle Malattie (ECDC). In questo contesto, il NIC provvede anche all’invio settimanale dei dati virologici italiani all’OMS e all’ECDC. Presso il Ministero della Salute è costituito il centro per il ritorno delle informazioni, sull’andamento nazionale dell’influenza, tramite stampa e mezzi informatici, dirette a: operatori, utenti e ai sistemi di sorveglianza europei ed internazionali. La stretta collaborazione tra tutte le componenti citate, a partire dai medici sentinella, si è dimostrata essenziale nel passato per il monitoraggio stagionale delle ILI.

Le informazioni relative all’andamento nazionale dell’influenza vengono pubblicate ogni settimana nel sito Internet del Ministero della Salute al seguente indirizzo: http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=705&area=influenza& menu=sorveglianza.

Per approfondire:
InfluNet sul sito dell’ISS
l’area tematica influenza sul sito del Ministero della Salute
la Circolare ministeriale 2 agosto 2016 sul sito del Ministero della Salute
dati sulle coperture vaccinali sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica influenza sul sito di Epicentro

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Ultimo aggiornamento:
7 novembre 2016

OKkio alla Salute: i materiali del convegno

Il 4 maggio 2017 si è tenuto a Roma, presso il Ministero della Salute, il Convegno “Dieci anni di OKkio alla Salute: i risultati della V raccolta dati e le sfide futureˮ. Nel corso dell’evento, organizzato in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, sono stati presentati i risultati della V indagine ed è stato discusso il lavoro svolto dalle Regioni durante i dieci anni di attività del sistema di sorveglianza su sovrappeso e obesità nei bambini delle scuole primarie (6-10 anni), promosso e finanziato dal Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo della Malattie (CCM) del Ministero della Salute attraverso il progetto Ccm “Sovrappeso e obesità nei bambini: il sistema di sorveglianza OKkio alla Salute”, e coordinato  dal Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute (CNESPS) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

Dall’analisi dei risultati dell’indagine 2016 emerge che il 21,3% dei bambini partecipanti è in sovrappeso mentre il 9,3% risulta obeso. Riguardo la variabilità regionale si confermano prevalenze più elevate al Sud e al Centro anche se il gap tra le Regioni è leggermente diminuito nel corso degli anni. Il confronto con le rilevazioni passate evidenzia un trend di lenta ma costante diminuzione per quanto riguarda la diffusione del sovrappeso e dell’obesità tra i bambini: complessivamente, in meno di dieci anni l’eccesso ponderale (sovrappeso più obesità) dei bambini è diminuito del 13% (passando da 35,2% nel 2008/2009 a 30,6% nel 2016).

Sul sito del Ministero sono disponibili le presentazioni dei relatori che hanno partecipato al convegno e i contributi dei rappresentanti delle Regioni. È on line anche la sintesi dei risultati dell’indagine 2016.

Materiali utili: 
le presentazioni dei relatori e i contributi delle Regioni sul sito del Ministero della Salute
la sintesi dei risultati

Per approfondire: 
il programma del convegno
l’area tematica OKkio alla Salute sul sito EpiCentro
la pagina dedicata a OKkio alla Salute sul sito del Ministero della Salute
il progetto Ccm “Sovrappeso e obesità nei bambini: il sistema di sorveglianza OKkio alla Salute
il progetto Ccm “Sistema di indagini sui rischi comportamentali in età 6-17 anni

Articoli correlati sul sito Ccm: 
Convegno nazionale per i 10 anni di OKkio alla Salute

Ultimo aggiornamento:
7 giugno 2017

In bella vista – Programma Ccm 2017: iter di approvazione

26 luglio 2017

In data 21 luglio 2017, si è concluso l’iter di valutazione dei progetti di attuazione del programma CCM 2017.

Per il corrente anno, la Direzione Generale della Prevenzione ha inviato, con nota n. 17431 del 07 giugno  2017, il programma CCM 2017 (approvato con DM 11 maggio 2017) a tutti gli Enti partner (Regioni e Province Autonome, ISS, INAIL, INMP e AGENAS), invitandoli a trasmettere le proprie proposte, sotto forma di progetti esecutivi,  inderogabilmente entro il giorno 7 luglio 2017.

In particolare, ciascun Ente partner è stato chiamato a trasmettere al Direttore Operativo del CCM un massimo di due proposte di progetto, nell’ambito delle nove linee di intervento identificate in tabella 1a del programma CCM 2017, senza alcun vincolo nella scelta della/e linea/e progettuale/i.

Quest’anno gli Enti partner hanno trasmesso un totale di 43 proposte.

Il Comitato Scientifico del CCM, sulla base dei criteri riportati nel programma stesso, ha assegnato un voto finale a ciascuno dei 43 progetti esecutivi pervenuti. In virtù della graduatoria conclusiva e tenuto conto degli importi dei singoli progetti e della disponibilità economica dell’area progettuale del programma CCM 2017, pari ad euro 3.754.621, risultano ammessi al finanziamento otto progetti esecutivi per un totale di euro 3.596.950 e una disponibilità economica residua pari ad euro 157.671. il Comitato Scientifico ha ritenuto opportuno estendere l’accesso al finanziamento anche al nono progetto in graduatoria, “Sorveglianza delle infezioni gastroenteriche da norovirus e rotavirus associate all’assistenza sanitaria”, proposto dalla Provincia autonoma Di Bolzano, richiedendo, tuttavia, una rimodulazione del piano finanziario sulla base delle  risorse disponibili.

Nel corrente anno risultano pertanto finanziabili 9 progetti esecutivi, per i quali si avviano le procedure amministrative per la stipula dei relativi accordi di collaborazione.
__________________________________________________________________

7 giugno 2017

Adottato con DM 11 maggio 2017, registrato dalla Corte dei Conti il 30 maggio 2017, il Programma annuale di attività per il 2017 del CCM .

Anche per quest’anno è stata confermata la suddivisione in due ambiti operativi: area progettuale e azioni centrali.

Nell’ambito dell’area progettuale sono stati identificati tre ambiti di intervento: patologie trasmissibili, patologie non trasmissibili e azioni di sistema per un totale di nove linee di intervento. Tali linee di intervento rappresentano una priorità di Governo, sono coerenti con le disposizioni del Piano Nazionale della Prevenzione e con i recenti Piani nazionali approvati e coordinati dal Ministero della salute - Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria, sono rilevanti per la sanità pubblica e presentano elementi, procedure e azioni la cui evidenzia di efficacia fa prevedere un impatto misurabile.

Della disponibilità economica per il 2017 pari a 7.509.242€, salvo accantonamenti, il 50% è stato ripartito a favore delle linee progettuali e il restante 50% sulle cosiddette azioni centrali.

Le proposte di progetto e la relativa nota di trasmissione devono essere inviate entro e non oltre il giorno 7 luglio 2017.

Sintesi delle procedure

Il programma Ccm 2017 è stato trasmesso con nota ufficiale agli Enti partner il 7 giugno 2017.

In merito alle procedure di attuazione si segnala che gli Enti partner (Regioni e Province Autonome, ISS, INAIL, INMP e AGENAS) sono chiamati a presentare le proposte direttamente sotto forma di progetti esecutivi, redatti secondo lo standard CCM 2017, con relativo piano finanziario, e coerentemente con la Guida alla progettazione.

Ciascun Ente partner raccoglie, vaglia e trasmette al Direttore operativo del Ccm un massimo di due proposte di progetto, nell’ambito delle nove linee di intervento identificate in tabella 1a del programma Ccm 2017; senza alcuna limitazione alla scelta della/e linea/e progettuale.

Le proposte devono inoltre prevedere:

  • il coinvolgimento di almeno tre Regioni, appartenenti alle tre differenti aree geografiche Nord, Centro, Sud, così da assicurare una rappresentatività del territorio nazionale, in funzione della trasferibilità dei risultati;
  • un finanziamento non superiore a 450.000 euro

I progetti esecutivi potranno vedere il coinvolgimento, oltre che delle strutture del SSN e delle Regioni medesime, della Sanità militare, dell’Istituto superiore di sanità (ISS), dell’Istituto Nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS), dell’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (INMP) e degli Istituti zooprofilattici sperimentali (IZZSS), anche di Università ed Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico a carattere pubblico e di ogni altro Ente pubblico, pertinente alla progettualità prescelta.

Tempistica

Le proposte di progetto e la relativa nota ufficiale di trasmissione devono essere inviate entro e non oltre il giorno 7 luglio 2017 ai seguenti indirizzi di posta elettronica:

dgprev@postacert.sanita.it
s.mele@sanita.it
d.paramatti@sanita.it  
p.rosi@sanita.it

Successivamente, come previsto dal programma, il Comitato scientifico provvederà alla disamina dei progetti esecutivi, in base alla quale verranno identificate le proposte finanziabili.

Per una più completa e dettagliata informazione sull’iter procedurale consultare il Programma Ccm 2017  (PDF: 1.350 Kb).

Ultimo aggiornamento:
26 luglio 2017

In bella vista: I numeri del cancro in Italia 2017, il rapporto Aiom-Airtum

Sono 369mila i nuovi casi di tumore in Italia stimati nel 2017 (192.000 fra i maschi e 177.000 fra le femmine), nel 2016 erano 365.800. Le 5 neoplasie più frequenti nel 2017 nella popolazione sono quelle del colon-retto (53mila nuovi casi), seno (51mila, in crescita solo nelle fasce di età dove si è avuto un ampliamento dello screening, cioè fra i 45-49 anni e nelle over 70), polmone (41.800), prostata (34.800) e vescica (27mila).
La diagnosi di cancro del polmone fra le donne è in aumento: 13.600 nel 2017 (+49% in 10 anni), dovuto alla forte diffusione del fumo fra le italiane. Crescono in entrambi i sessi anche quelli del pancreas, della tiroide e il melanoma; in calo, invece, le neoplasie allo stomaco e al colon-retto, grazie anche alla maggiore estensione dei programmi di screening. Oggi oltre 3 milioni e trecentomila cittadini (3.304.648) vivono dopo la diagnosi, il 24% in più rispetto al 2010. Inoltre si conferma che il cancro colpisce più al Nord della Penisola, ma al Sud si sopravvive di meno.
Sono questi alcuni dei dati che emergono dalla settima edizione del volume I numeri del cancro in Italia 2017”, il censimento ufficiale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM), presentata il 15 settembre scorso presso il Ministero della Salute in un convegno nazionale.

Incidenza

Il trend di incidenza appare in netto calo negli uomini e stabile nelle donne: in particolare negli uomini continua il calo dei tumori del polmone e della prostata, e nelle donne dell’utero e dell’ovaio. Negli uomini continua ad aumentare il tumore del testicolo, e nelle donne il tumore del polmone e in età 45-49 e 70+ anni (che sono le fasce di età nelle quali si è avuto un ampliamento dello screening programmato) il tumore della mammella. Per quanto riguarda le differenze geografiche, persiste una difformità tra l’incidenza registrata nelle Regioni del Nord rispetto alle Regioni del Centro e Sud sia negli uomini sia nelle donne.

Prevalenza

Per quanto riguarda la prevalenza sono 3.300.000 le persone vive oggi in Italia con una pregressa diagnosi di tumore.

Sopravvivenza
La sopravvivenza è il principale outcome in campo oncologico e permette di valutare l’efficacia del sistema sanitario nel suo complesso nei confronti della patologia tumorale. Complessivamente le donne hanno una sopravvivenza a 5 anni del 63%, migliore rispetto a quella degli uomini (54%) . Al Nord si registrano valori più elevati di sopravvivenza rispetto alle Regioni del Sud.

Mortalità
La mortalità continua a diminuire in maniera significativa in entrambi i sessi come risultato di più fattori, quali la prevenzione primaria ed in particolare la lotta al tabagismo, la diffusione degli screening su base nazionale ed il miglioramento diffuso delle terapie in termini di efficacia e di qualità di vita in un ambito sempre più multidisciplinare e integrato.
Nel 2014 (ultimo dato ISTAT disponibile) sono stati poco più di 177.301 i decessi attribuibili al cancro. I tumori rappresentano la seconda causa di morte (29% di tutti i decessi) dopo le malattie cardio-circolatorie (37%). Il tumore che ha fatto registrare nel 2014 il maggior numero di decessi è quello al polmone (33.386), seguito da colon-retto (18.671), mammella (12.330 decessi), pancreas (11.186) e stomaco (9.557).

Ogni giorno circa 1.000 persone ricevono la diagnosi di tumore: è un numero importante che testimonia la rilevanza della patologia oncologica e gli sforzi che devono essere fatti in termini di prevenzione primaria per ridurre il rischio di ammalarsi. Il cancro è potenzialmente la patologia cronica più prevenibile e oggi anche più “curabile”. Tra le novità di questa settima edizione del volume  I numeri del cancro in Italia 2017”  l’inserimento di nuovi capitoli che riguardano i fattori di rischio (alimentazione e tumori, inquinamento atmosferico e tumori,) lo screening dei tumori del colon-retto, i tumori HPV-correlati e i tumori del sistema nervoso centrale.

Il Ccm ha finanziato diversi progetti di sorveglianza e monitoraggio della patologia oncologica con l’obiettivo di rinforzare la rete dei Registri tumori in Italia. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Per approfondire:
il comunicato stampa sul sito dell’AIOM
le relazioni del convegno sul sito dell’AIOM
il sito dell’AIRTUM
il volume I numeri del cancro in Italia 2017” (PDF: 10.4 MB)

Articoli correlati sul sito CCM:
I numeri del cancro in Italia, il rapporto Aiom-Airtum 2016

 

Ultimo aggiornamento:
25 settembre 2017

Al via la nuova JA-CHRODIS Plus

Dal 18 al 20 settembre 2017 a Vilnius (Lituania) si è svolto il kick off meeting di Chrodis Plus (2017-2020), la nuova azione congiunta europea sulle malattie croniche. “Implementing good practices for chronic diseases“, è il tema chiave di questa nuova azione comune, che rappresenta infatti la continuazione e l’implementazione della precedente Joint Action Chrodis (2013-2016).Chrodis Plus, finanziata dal programma europeo “Health Programme  2014-2020ˮ ha come obiettivo primario quello di supportare i paesi dell’UE nella realizzazione di iniziative individuate nella prima Joint Action CHRODIS (2013-2017) per ridurre il carico delle malattie non trasmissibili, implementando buone pratiche e attività basate su prove d’efficacia per migliorare la qualità della prevenzione e cura delle malattie croniche.  
La nuova Joint Action Include 42 partner provenienti da 18 paesi dell’UE, più Norvegia, Serbia e Islanda. La Spagna è il coordinatore, supportato dal coordinamento scientifico della Lituania.
Nel corso del convegno sono stati presentati i nuovi 8 work packages.
L’Italia partecipa a CHRODIS PLUS con il Ministero della Salute (MoH IT), l'Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Locali (AGENAS) e l'Università Cattolica del Sacro Cuore (UCSC), coordinatore del work package 6 “Pilot Implementation of Integrated Care Model for multimorbidity”, con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), coordinatore del work package 7 “Fostering quality of care for people with chronic diseases” e con l'Azienda Sanitaria Locale TO3 (ASL TO3) e la Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta (FINCB), coordinatore del work package 8 “Employment and Chronic Diseases: Health in all sectors”.

Vytenis Andriukaitis, Commissario Europeo per la Salute e la Sicurezza Alimentare, nel corso dell’incontro ha sottolineato come secondo le recenti cifre dell’OCSE le malattie croniche causino la morte di circa mezzo milione di adulti ogni anno nell’UE e come la gran parte di esse siano prevenibili attraverso la riduzione dei fattori di rischio correlati.
Scopo di Chrodis Plus è passare dal semplice “scambio di buone pratiche” al “trasferimento e miglioramento delle buone pratiche” in tutti gli Stati membri.
CHRODIS PLUS, inoltre, affronterà anche la questione dell’occupazione delle persone affette da malattie croniche.

Per approfondire:
il sito CHRODIS
il discorso del Commissario Europeo per la Salute e la Sicurezza Alimentare sul sito della Commissione Europea
la pagina dedicata a CHRODIS sul sito del Ccm 
la pagina dedicata a CHRODIS sul sito del Ministero della Salute 
la pagina dedicata a CHRODIS sul sito EpiCentro 

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JA-CHRODIS: final conference 
JA-CHRODIS: WP7 - Final Meeting 
JA-CHRODIS a Vilnius: unire le forze 

Ultimo aggiornamento:
25 settembre 2017

Chikungunya in Italia

In seguito ai casi di Chikungunya registrati a Roma e Anzio, il Centro nazionale sangue (CNS) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha sospeso le donazioni di sangue ed emocomponenti oltre che nel Comune di Anzio anche nella Asl 2 del Comune di Roma. 
La decisione prevede inoltre che nel resto del Comune di Roma la donazione è consentita con una quarantena di 5 giorni, mentre in tutte le altre aree della Regione (in base all'assunzione di un minor livello di rischio di infezione) al sangue raccolto verrà applicata la quarantena di 5 giorni se il donatore ha soggiornato nella Asl Roma 2 o ad Anzio. 
A livello nazionale i donatori che hanno soggiornato nei Comuni interessati saranno invece sospesi per 28 giorni.
Nelle altre Asl di Roma e del Lazio invece si può (e si deve) donare, come sottolineano dal Centro nazionale sangue e dalla Regione.
È infatti già scattata la gara di solidarietà necessaria a garantire le trasfusioni ai pazienti del Lazio, grazie alla collaborazione di tutte le Regioni e delle associazioni di donatori di sangue. Decisa anche una raccolta straordinaria di sangue nelle Asl non sottoposte a prescrizioni.

Inoltre, si segnala che è stato isolato il virus responsabile del focolaio di chikungunya nel Lazio. L’isolamento è stato ottenuto indipendentemente sia dal Laboratorio di Riferimento Nazionale per le Arbovirosi del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (sia nell’uomo che nelle zanzare), sia dal laboratorio di virologia dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, laboratorio di riferimento regionale per gli agenti patogeni umani.
L’isolamento del virus sarà utile per capire meglio di quale ceppo si tratta e per poter valutare la competenza delle zanzare autoctone nella trasmissione della malattia.

Intanto continua l’indagine, condotta dalla Regione Lazio con il supporto del Ministero della Salute e dell’ISS – dell’epidemia di chikungunya in Italia, attraverso la sorveglianza epidemiologica dei casi, il monitoraggio delle zanzare vettore e le relative attività di prevenzione della malattia (disinfestazione e blocco delle donazioni di sangue ed emocomponenti).
Al 20 settembre 2017, il Servizio Regionale di Sorveglianza Malattie Infettive (Seresmi) della Regione Lazio, riferisce in totale 86 notifiche di casi di chikungunya.

Sul focolaio in corso in Italia, anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l'European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) tengono alta l’attenzione, pubblicando rispettivamente un Disease outbreak news (15 settembre 2017) e un Rapid Risk AssessmentClusters of autochthonous chikungunya cases in Italyˮ (14 settembre 2017) 

Consulta:
il Piano Nazionale di sorveglianza e risposta alle arbovirosi trasmesse da zanzare (Aedes sp.) con particolare riferimento ai virus Chikungunya, Dengue e Zika - 2017 (Circolare 10 luglio 2017) sul sito del Ministero della Salute
la scheda Chikungunya sul sito del Ministero della Salute
la pagina del CNS sul sito dell’ISS
la Sorveglianza Chikungunya, Dengue e Zika in Italia sul sito dell’ISS
i dati epidemiologici sulla Chikungunya sul sito EpiCentro.
il sito della Regione Lazio (relativamente al numero dei casi e all’isolamento del virus).

Per approfondire:
il Disease outbreak news sul sito dell’OMS
il Rapid Risk AssessmentClusters of autochthonous chikungunya cases in Italy sul sito del’ECDC

Articoli correlati sul sito CCM:
West Nile e altre arbovirosi

Ultimo aggiornamento:
25 settembre 2017

Epidemia di morbillo in Italia

È on line su Eurosurveillance l’articolo “Ongoing outbreak with well over 4,000 measles cases in Italy from January to end August 2017 - what is making elimination so difficult?”  a cura dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS).
L’articolo riassume i dati relativi all’epidemia di morbillo in corso nel nostro Paese dall’inizio dell’anno, con oltre 4400 casi in 20 Regioni da gennaio ad agosto 2017. L’88% dei casi era non vaccinato. L'età media dei casi è stata di 27 anni, e la più alta incidenza è stata riscontrata nei neonati sotto l’anno di età e il 7% dei casi si è verificato tra gli operatori sanitari. Si sono verificati tre decessi e sono stati segnalati due casi di encefalite.
La bassa copertura vaccinale nella popolazione italiana spiega la dimensione dell'epidemia di morbillo in corso in Italia. La vaccinazione è l’unica misura di prevenzione efficace contro il morbillo ed è necessario un livello di copertura sopra il 95% per assicurare la fine della circolazione del virus. Il nuovo decreto sui vaccini per i minori da 0 a 16 anni insieme a strategie di prevenzione vaccinale che raggiungano altri gruppi sensibili come i giovani adulti e gli operatori sanitari si muovono in questa direzione e rafforzeranno ulteriormente la sorveglianza epidemiologica.

Sul sito del Ministero della Salute è disponibile il numero 26 del bollettino settimanale sull'epidemia di morbillo in Italia, a cura del Ministero della Salute e dell'ISS.

Consulta:
il bollettino N. 26
la pagina del bollettino sul sito EpiCentro
la scheda dedicata al morbillo sul sito del Ministero della Salute 
le pagine dedicate al morbillo sul sito EpiCentro 
l'area tematica  Vaccinazioni sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica vaccinazioni sul sito EpiCentro

Articoli correlati sul sito Ccm: 
Morbillo, indicazioni operative 
Progetto MoRoNet: la rete di laboratorio per morbillo e rosolia

Ultimo aggiornamento:
25 settembre 2017

Ondate di calore

È terminata il 15 settembre la pubblicazione dei bollettini del Sistema di Previsione e allarme per la prevenzione degli effetti sulla salute delle ondate di calore (Sistemi HHWW) curati dal Centro di competenza nazionale, Dipartimento di Epidemiologia SSR Regione Lazio (DEP).
I bollettini sono stati pubblicati sul sito del Ministero della Salute a partire dal 15 maggio, dal lunedì al venerdì, e diffusi quotidianamente ai Centri di riferimento locali individuati dalle Amministrazioni competenti, per la modulazione degli interventi di prevenzione.
Come ogni anno il sistema resterà attivo fino alla fine di settembre e i bollettini saranno pubblicati solo eccezionalmente in relazione all'approssimarsi di un’eventuale ondata di calore.

Il Piano operativo nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute è stato avviato dal Ministero della Salute nel 2005, attraverso specifici progetti del Ccm, ed è coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia SSR Regione Lazio (DEP). Dal 2009, il Piano è incluso nelle Azioni Centrali dei Programmi e Progetti del Ccm

Per approfondire:
l’area Ondate di calore sul sito del Ministero della Salute
i bollettini sulle ondate di calore sul sito del Ministero della Salute
la sezione Ondate di calore e salute sul sito Ccm

Articoli correlati sul sito CCM:
In bella vista: Ondate di calore e salute

Ultimo aggiornamento:
25 settembre 2017

AMR: una nuova Joint Action

A giugno la Commissione Europea ha adottato il nuovo “One Health Action Plan againts AMR”, il piano d’azione europeo sull’antimicrobico-resistenza (AMR) che si prefigge di sostenere gli Stati membri attraverso azione concrete e riposte efficaci per fronteggiare l’AMR. Il nuovo piano d’azione ha l’obiettivo dichiarato di fare dell’Europa una regione di “best practice” sul tema dell’AMR e promuovere la ricerca, lo sviluppo e l'innovazione per garantire un efficace trattamento delle infezioni nell'uomo e negli animali.
Intanto, come primo risultato del piano d’azione sull’AMR, sono state pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea(UE) le “Linee guida sull’uso prudente degli antimicrobici in medicina umana” che mirano a ridurre l’uso improprio degli antimicrobici e a promuoverne uno prudente, e integrano le linee guida in materia di prevenzione e controllo delle infezioni che esistono a livello nazionale.
Per rafforzare l’azione globale di contrasto all’AMR da parte dell’UE, il13 settembre è stata lanciata la European Joint Action on Antimicrobial Resistance and HealthCare-Associated Infections (EU-JAMRAI), una nuova joint action attraverso cui fronteggiare l’AMR e le Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA). La Joint Action, coordinata dal French National Institute of Health and Medical Research Inserm, vede la partecipazione di oltre 44 partner da tutta Europa. L’Italia partecipa con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e con l’Università di Foggia.
La JA ha lo scopo di implementare le numerose iniziative nazionali e le best practice che sono state condotte in questi ultimi anni in Europa sul tema dell’AMR. In occasione del kick-off meeting sono stati presentati i diversi work packages che coprono le aree della visione “One health”, dei piani nazionali di contrasto, della prevenzione delle infezioni ospedaliere, dell’uso degli antibiotici e della ricerca. L’ISS, coadiuvato dall’Università di Udine, è responsabile del work package dedicato alla valutazione del progetto.

Il Ccm ha finanziato diversi progetti sull’antimicrobico-resistenza e anche il Programma Ccm 2017, nell’ambito delle Patologie trasmissibili (Aree del Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018), ha inserito la Linea progettuale sulla prevenzione e il controllo dell’antimicrobico-resistenza e delle infezioni correlate all’assistenza ospedaliera. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Consulta:
la notizia del nuovo “One Health Action Plan againts AMRˮ sul sito della Commissione Europea
le “Linee guida sull’uso prudente degli antimicrobici in medicina umana” sul sito della Commissione Europea
la notizia dell’EU-JAMRAI sul sito della Commissione Europea
la sezione antimicrobial resistance sul sito della Commissione Europea

Per approfondire: 
l’area tematica antimicrobico-resistenza sul sito del Ministero della Salute
la sezione antibiotico-resistenza sul sito dell’ISS
l’area tematica resistenze agli antibiotici sul sito EpiCentro
la sezione antimicrobial resistance sul sito dell’ECDC
la sezione antimicrobial consumption sul sito dell’ECDC
il sito dell’European Antibiotic Awareness Day 
la sezione antimicrobial resistance sul sito dell’OMS
la sezione antimicrobial resistance sul sito dell’EC
la sezione antimicrobial resistance sul sito dell’EFSA

Articoli correlati sul sito Ccm:
Antimicrobico-resistenza (AMR): country visit dell’ECDC in Italia
Antimicrobico-resistenza (AMR): on line il report annuale ECDC
Antibiotico-resistenza

Ultimo aggiornamento:
25 settembre 2017

In bella vista: Convegno “Health Equity Audit nei Piani regionali della prevenzione in Italia”

Il Piano Nazionale di Prevenzione 2014-2018 (PNP) ha incluso il contrasto delle disuguaglianze di salute tra i principi fondamentali e le priorità di intervento che dovranno essere tradotte operativamente in interventi specifici all’interno delle Azioni Centrali e dei Piani Regionali di Prevenzione (PRP).
Molti dei fattori di rischio obiettivo del PNP presentano disuguaglianze di esposizione che spiegano una quota significativa delle disuguaglianze di mortalità, tanto da giustificare un investimento di equity audit sui rispettivi progetti applicativi nei PRP.

A tal fine il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie del Ministero della Salute (CCM) nel 2014 ha finanziato il progetto esecutivo “Equity Audit nei Piani Regionali di Prevenzione in Italia”, coordinato dalla Regione Piemonte e in collaborazione con le Regioni Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Toscana e Veneto occupandosi della messa a punto e sperimentazione sul campo di strumenti specializzati di “Health Equity Audit (HEA)” e ha cercato di accompagnare con strumenti, metodi e formazione l’impegno prioritario a orientare gli interventi di prevenzione verso risultati di equità.

A conclusione del progetto il 12 aprile scorso, presso la sede di Palazzo Lombardia a Milano, si è tenuto il convegno “Equity Audit nei Piani regionali di prevenzione in Italia”, finalizzato a presentare e condividere i risultati prodotti nonché a promuoverne la trasferibilità in tutte le realtà regionali, nella prospettiva di proseguire e rafforzare, anche nel prossimo PNP, il mandato di contrasto alle disuguaglianze di salute.

Obiettivo del progetto era quello di "calibrare" verso l'equità, attraverso la messa a punto e l'applicazione di strumenti e metodi, le azioni di prevenzione e promozione della salute realizzate all'interno di 6 specifici setting di intervento dei PRP (scuola, lavoro, comunità, percorso nascita, medicina di iniziativa e ambiente) e in relazione agli obiettivi centrali del PNP più "sensibili" al fenomeno delle disuguaglianze.

Nel corso dell'evento sono state  presentate le attività svolte in questi tre anni e le sei Regioni partecipanti al progetto (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Puglia) hanno messo a diposizione la propria esperienza, al fine di diffondere e rendere facilmente fruibile il background acquisito nel corso della sperimentazione in ciascuno dei 6 setting selezionati e del riflettere insieme sulle criticità.

In particolare si è discusso delle azioni di prevenzione e contrasto alle disuguaglianze in Europa e in Italia e sono state illustrate le ricadute nazionali del progetto CCM e i metodi e gli strumenti per l’Healty Equit Audit (Hea) nei diversi setting del progetto (La comunità e i gruppi a rischio; I luoghi di lavoro, la pianificazione locale e i programmi di screening; La scuola e le comunità urbane; L’ambiente e i siti a rischio; La sanità di Iniziativa; Primi anni di Vita e competenze genitoriali).

Dal percorso di Hea messo in pratica da ogni Regione per i setting e i temi di competenza sono emersi i seguenti risultati:

  • le scuole hanno acquistato dimestichezza e sensibilità nell’utilizzare dati di salute (OKKIO, HBSC, PASSI, ecc.) per descrivere i contesti di apprendimento.
  • sono aumentate le conoscenze e le competenze degli operatori delle Agenzie di Tutela della Salute (Ats) rispetto alle tematiche di health equity nei contesti di comunità con particolare riferimento all’ambiente lavorativo.
  • sono stati elaborati strumenti e percorsi specifici di Equity Audit per la valutazione del programma GenitoriPiù relativamente alle disuguaglianze di salute in ambito materno-infantile.
  • nei Dipartimenti di Salute Mentale (Dsm) è stato creato un contesto favorevole all’adozione di stili di vita sani da parte degli operatori e dei pazienti.
  • sono stati formati operatori sanitari nelle azioni di contrasto nelle cure primarie sulle disuguaglianze di salute fumo-correlate
  • è stato evidenziato che stimare il carico di malattia attribuibile alle esposizioni ambientali per strato di posizione socio-economica consente di disegnare strategie di intervento eque per la prevenzione e la promozione della salute della comunità esposta.

Infine sono state presentate la banca dati ProSa e la piattaforma www.disuguaglianzedisalute.it, strumenti utili per il trasferimento e lo scambio delle conoscenze.

Per approfondire:
il programma
la scheda del progetto
il toolbox con i materiali prodotti dalle Regioni nell’ambito del progetto
la piattaforma http://www.disuguaglianzedisalute.it/
la banca dati Pro.SA
la sezione I progetti a sostegno della valutazione del PNP sul sito CCM

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Convegno “Equity Audit nei Piani regionali della prevenzione in Italia”
Valutazione del PNP: on line un nuovo strumento

Ultimo aggiornamento:
26/04/2018

Malattie croniche e lavoro: PATHWAYS e CHRODIS Plus

Le persone con malattie croniche e con problemi di salute mentale spesso sperimentano problemi legati al lavoro, portando conseguenze negative a livello individuale, nazionale ed europeo. Questa problematica richiede un'azione in termini di strategie innovative per migliorare la partecipazione di queste persone al mercato del lavoro.
A tal fine la Commissione europea nel 2015 ha lanciato il progetto triennale PATHWAYS (Participation To Healthy Workplaces And inclusive Strategies in the Work Sector) con l’obiettivo di contribuire allo “Sviluppo di approcci innovativi per promuovere l’inserimento e il reinserimento lavorativo delle persone con malattie croniche e migliorare la loro occupabilità”.
Il progetto coordinato dall'Istituto Neurologico Besta di Milano ha coinvolto 12 partner da 10 Paesi Europei.
Il 20 marzo scorso presso il Parlamento europeo si è tenuto il convegno finale del progetto e sono state presentate le linee guida su malattie croniche e lavoro. L’obiettivo di Pathways è stato analizzare l’impatto, crescente, delle malattie croniche non trasmissibili, in parte legate all’invecchiamento, nel mondo del lavoro e proporre soluzioni in grado di promuovere l’inserimento e il reinserimento lavorativo delle persone che ne sono affette (si stima 1 su 4 in età lavorativa).
I partner di Pathways hanno svolto in 10 Paesi consultazioni tra tutti gli stakeholder e hanno individuato la necessità di un’azione di sensibilizzazione al fenomeno, dell’adozione di misure di inclusione e di specifiche norme.
In occasione dell’evento il progetto Pathways ha dunque presentato al Parlamento europeo 7 raccomandazioni e 34 azioni che possono supportare l'attuazione di strategie per migliorare la situazione occupazionale di persone con malattie croniche.
I risultati di Pathways sono inoltre alla base di uno dei workpackage (WP8) della Joint Action europea CHRODIS Plus, coordinato dall’Istituto Besta, a cui partecipa anche l’Istituto superiore di Sanità.
Nell’Azione Comune Chrodis Plus più di 22 Paesi avranno l'opportunità di implementare le raccomandazioni per avere politiche e servizi pronti per un’occupazione inclusiva.

Per approfondire:
il comunicato stampa
la locandina dell’evento
le presentazioni dei relatori
il sito del progetto Pathways
il sito di CHRODIS 
la pagina dedicata a CHRODIS sul sito del Ccm 
la pagina dedicata a CHRODIS sul sito del Ministero della Salute 
la pagina dedicata a CHRODIS sul sito EpiCentro 

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Ultimo aggiornamento:
26/04/2018

Relazione al Parlamento su alcol e problemi alcol correlati, anno 2017

Il fenomeno relativo al consumo di bevande alcoliche in Italia, negli anni più recenti, sta decisamente mostrando un profilo nuovo rispetto agli ultimi decenni, soprattutto se si considera che, a fronte di una riduzione del consumo di vino durante i pasti, si registra un progressivo aumento di consumo di bevande alcoliche occasionale e al di fuori dei pasti, condizione ancor più dannosa per le patologie e le problematiche correlate.
È quanto emerge dalla Relazione del Ministro della Salute sugli interventi realizzati in materia di alcol e problemi correlati, trasmessa al Parlamento il 21 marzo 2018, che fornisce un aggiornamento dei dati epidemiologici sul consumo di bevande alcoliche nella popolazione italiana nel corso del 2016 e descrive le azioni di prevenzione messe in atto dal Ministero e dalle Regioni durante il 2017, per contenere il fenomeno correlato al consumo rischioso e dannoso di alcol.

Dati ISTAT nel 2016
Secondo i dati acquisiti dall’ISTAT, nel corso del 2016, ha consumato almeno una bevanda alcolica il 64,7% degli italiani di 11 anni e più (pari a 35 milioni e 171 mila persone), con prevalenza notevolmente maggiore tra i maschi (77,3%) rispetto alle femmine (52,9%). Il 21,4% dei consumatori (11 milioni 641 mila persone) beve quotidianamente, di cui il 32,4% tra i maschi e l’11,2% tra le femmine.
Nell’anno 2016 si osserva una diminuzione rispetto all’anno precedente dei consumatori giornalieri (nel 2015 erano il 22,2%), mentre cresce la quota di quanti consumano alcol occasionalmente (dal 42,2% al 43,3%) e quella di coloro che bevono alcolici fuori dai pasti (nel 2014 erano il 26,9%, nel 2015 erano il 27,9%, nel 2016 risultano il 29,2%).
Nell’ambito dell’arco di tempo 2006-2016, l’ISTAT ha rilevato che tra i giovani fino ai 24 anni e tra gli adulti 25-44enni c’è un maggior calo di consumo alcolico giornaliero; tra gli adulti di 45-64 anni e gli anziani over 65 aumenta principalmente il numero di consumatori occasionali e, specialmente tra le donne, il numero di consumatrici di alcol fuori pasto.
Per quanto riguarda il tipo di bevande consumate nell’anno 2016 i consumatori giornalieri di bevande alcoliche che hanno bevuto vino sono stati il 19,4% (29,1% maschi e 10,3% femmine), mentre hanno bevuto birra il 4,3% (7,4% maschi e 1,5% femmine) ed infine hanno bevuto aperitivi, amari, superalcolici lo 0,5% (0,9% maschi e 0,2% femmine). Tra i giovani maschi da 18 a 24 anni si nota un aumento apprezzabile del consumo esclusivo di vino mentre per le coetanee c’è, in questo, una netta diminuzione ma un quasi equivalente aumento di altri alcolici, che si mantiene, intensificandosi, in tutte le età successive. Solo a partire dai 45 anni anche per gli uomini si stima un robusto aumento nel consumo di altri alcolici.
Il consumo di alcol e più forte nel Centro-Nord, soprattutto nel Nord-est, e tra i maschi.
La quota di consumatori di bevande alcoliche aumenta al crescere del titolo di studio conseguito, ciò avviene soprattutto per le donne. Andamento inverso ha, invece, il consumo quotidiano, che risulta crescente al diminuire del titolo di studio, per entrambi i sessi ma soprattutto per gli uomini.

I consumatori a rischio
La prevalenza dei consumatori a rischio nel 2016 è stata del 23,2% per uomini e del 9,1% per donne di età superiore a 11 anni, per un totale di circa 8.600.000 individui (M=6.100.000, F=2.500.000) che nel 2016 non si sono attenuti alle indicazioni di salute pubblica. L’analisi per classi di età mostra che la fascia di popolazioni più a rischio per entrambi i generi è quelle dei 16-17enni (M=49,3%, F=40,0%), che non dovrebbero consumare bevande alcoliche e dei “giovani anziani” (65-75 anni).
Pertanto, verosimilmente a causa di una scarsa conoscenza o di consapevolezza dei rischi che l’alcol causa alla salute, circa 800.000 minorenni e 2.700.000 ultra sessantacinquenni sono consumatori a rischio per patologie e problematiche alcol-correlate, persone quindi che necessiterebbero di essere identificate precocemente e sensibilizzate sul loro consumo non conforme alle raccomandazioni di sanità pubblica.

Il binge drinking
I comportamenti a rischio sul consumo di alcol nella popolazione giovanile sono particolarmente diffusi nella fascia di età compresa tra i 18 e i 24 anni. Il fenomeno è comunque differenziato per genere, tra i ragazzi e circa il doppio rispetto alle ragazze. Nel 2015 il consumo abituale eccedentario, nella classe di età 18-24 anni era il 2,1%, di cui il 2,8% maschi e l’1,4% femmine. Nel 2016 il consumo abituale eccedentario, nella stessa classe di età è stato l’1,6%, di cui il 2% maschi e l’1,3% femmine.
Tra i comportamenti a rischio nel consumo di bevande alcoliche tra i giovani il binge
drinking,
che comporta l’assunzione di numerose unità alcoliche al di fuori dei pasti e in un breve arco di tempo, rappresenta l’abitudine più diffusa e consolidata. Nel 2015 il fenomeno del binge drinking riguardava il 15,6% dei giovani tra i 18 ed i 24 anni di età, di questi il 22,2% erano maschi e il 8,6% erano femmine. Nel 2016 il fenomeno del binge drinking ha riguardato il 17% dei giovani tra i 18 ed i 24 anni di età, di questi il 21,8% maschi e l’11,7% femmine.

Alcoldipendenza
L’alcoldipendenza è a tutt’oggi un ambito che continua a necessitare di grande attenzione per le implicazioni sanitarie e sociali che ne derivano. La stima puntuale del numero di alcoldipendenti presenti nel nostro Paese ha finora presentato difficoltà di vario tipo e non esistono ancora dati ufficiali in merito. Per una valutazione del fenomeno è comunque utile tener conto, fra gli altri elementi, del numero di alcoldipendenti in trattamento nei Servizi di alcologia pubblici, nonché del numero dei soggetti e delle famiglie che frequentano a scopo riabilitativo i gruppi di auto-mutuo aiuto o le associazioni no profit che operano in collaborazione con gli stessi Servizi pubblici o in maniera autonoma. Nel 2016 sono stati presi in carico presso i servizi o gruppi di lavoro rilevati (n=496) 71.219 soggetti. Il 27,0% dell’utenza complessiva è rappresentato da utenti nuovi; la quota restante da soggetti già in carico dagli anni precedenti o rientrati nel corso dell’anno dopo aver sospeso un trattamento precedente. Il rapporto M/F è pari a 3,5 per il totale degli utenti.
Nel corso del 2016 si sono verificati complessivamente 40.756 accessi in Pronto Soccorso caratterizzati da una diagnosi principale o secondaria attribuibile all’alcol.
Di questi il 70% si riferisce ad accessi di maschi e il restante 30% ad accessi di femmine.
Si rileva che al 16,6% degli accessi in pronto Soccorso viene assegnata una diagnosi principale di abuso di alcol, non specificato, a seguire in ordine di frequenza, al 13,5% viene attribuita una diagnosi di abuso di alcol episodico, mentre al 12,5% una diagnosi di effetti tossici dell'alcol etilico.
I dati relativi ai decessi totalmente alcol-attribuibili sono forniti dall’ISTAT ed elaborati dall’ISS (ONA e Ufficio di Statistica) i dati più recenti attualmente disponibili si riferiscono ai decessi avvenuti in Italia nel 2014 e le analisi includono tutti i residenti in Italia (sia cittadini italiani che stranieri). Si evince che nell’anno 2014 il numero di decessi di persone di età superiore a 15 anni per patologie totalmente alcol-attribuibili è stato pari a 1.174, di cui 965 (82,2%) uomini e 209 donne (17,8%); queste percentuali corrispondono a circa 38 decessi per milione di abitanti tra gli uomini e quasi 1 decesso per milione tra le donne. Le due patologie che causano il numero maggiore di decessi per entrambe i sessi sono le epatopatie alcoliche e sindromi psicotiche indotte da alcol che, nel complesso, causano il 94,3% dei decessi alcol attribuibili tra gli uomini e il 94,8% tra le donne.

Le azioni del Ministero della Salute
Nello spirito della legge 125/2001, il Ministero della Salute ha continuato a sostenere politiche sull’alcol in linea con gli orientamenti approvati in ambito internazionale, sia a livello di Unione Europea che di Organizzazione Mondiale della Sanità. Le principali attività sono ascrivibili alla partecipazione formale  al Comitato per le Politiche Nazionali e Azioni sull’Alcol (CNAPA) della Commissione Europea e ai gruppi di lavoro, consultivi, di condivisione e aggiornamento periodico, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO Global e WHO European Region). Tutte le attività sono state svolte anche con il supporto tecnico-scientifico dell’ISS - Osservatorio Nazionale Alcol (ONA), che è anche WHO Collaborating Centre in tema di alcol e problemi alcol correlati.

In ambito nazionale Il Piano Nazionale di Prevenzione (PNP) per il quinquennio 2014-2018 individua, principalmente in due macro obiettivi, le strategie di prevenzione del consumo dannoso e rischioso di alcol da attuare per la fascia di popolazione giovanile e per le età successive:

  • macro obiettivo 1 “Ridurre il carico prevenibile ed evitabile di morbosità, mortalità e disabilità delle MCNT”
  • macro obiettivo 2 “Prevenire la dipendenza da sostanze”.

Le strategie da attuare prevedono azioni svolte in setting specifici per giungere ad incidere sulla popolazione giovanile (scuole, famiglie, luoghi di svago).
Il PNP inoltre ha fatto proprio l’approccio strategico del Programma nazionale “Guadagnare Salute” che, secondo i principi della “Salute in tutte le politiche”, mira a contrastare l’epidemia di malattie cronico degenerative, intervenendo principalmente attraverso strategie di popolazione finalizzate a diffondere e facilitare la scelta di stili di vita corretti, sviluppando interventi “intersettoriali” e “trasversali”, volti sia a modificare i comportamenti individuali non salutari (alimentazione non corretta, sedentarietà, tabagismo, abuso/uso scorretto di alcol), sia a creare condizioni ambientali atte a favorire l’adozione di corretti stili di vita.
Tutte le Regioni, nell’ambito dei propri Piani Regionali di Prevenzione (PRP), hanno attivato programmi volti a ridurre il consumo a rischio di alcol, privilegiando in particolare interventi specifici nel setting scuola e nei luoghi di lavoro.

Proprio in virtù di quanto suggerito dal PNP, i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA - DPCM del 12 gennaio 2017) hanno inserito l’offerta di counseling individuale, quale prestazione individuale da erogare per la promozione dell’attività fisica, della sana alimentazione, della prevenzione e contrasto del tabagismo e del consumo rischioso di alcol, nonché per la promozione, la protezione e il sostegno dell’allattamento al seno e di una corretta alimentazione complementare.

Infine la Legge 125/2001 “Legge quadro in materia di alcol e problemi alcol correlati” ha previsto diversi interventi da realizzare ai fini della prevenzione, cura e riabilitazione delle patologie e delle problematiche alcol correlate. Tra questi sono da annoverare anche gli interventi per i quali la legge prevede uno stanziamento di risorse economiche al fine di promuovere Campagne di Informazione Istituzionale, volte alla prevenzione dei danni alcol correlati e risorse destinate alle Regioni, al fine di monitorare le attività regionali in attuazione del disposto legislativo.

Per approfondire:
la Relazione del Ministro della Salute sugli interventi realizzati in materia di alcol e problemi correlati
la notizia sul sito del Ministero della Salute
l'area tematica Alcol e alcoldipendenza sul sito del Ministero della Salute
l’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA) del Cnesps (ISS) sul sito EpiCentro
il Piano Nazionale di Prevenzione (PNP) 2014-2108
la sezione Guadagnare salute sul sito CCM
il sito Guadagnare salute

Articoli correlati sul sito CCM:
Alcohol Prevention Day 2017
Alcol: JA-RARHA

Ultimo aggiornamento:
26/04/2018

Asset Final Conference

Il progetto Asset (Action plan on Science in Society related issues in Epidemics and Total pandemics) sta per giungere alla sua conclusione (2014-2017) e il 30-31 ottobre 2017 a Roma si terrà la manifestazione finale che si compone sia di una conferenza con sessioni plenarie e parallele sia di un evento di brokeraggio che prevede la possibilità di presentare materiali cartacei ed elettronici relativi ai risultati di progetti, attività e iniziative.
Entrambi i momenti sono concepiti come un’occasione di condivisione e reciproco confronto fra professionisti di settore, ricercatori, operatori su campo e stakeholders.
L’Italia è partner del progetto con l’Istituto Superiore di Sanità (coordinamento scientifico) e l’Agenzia di giornalismo scientifico Zadig (comunicazione).

Durante l’evento verranno presentati i principali risultati del progetto incentrato sui sei temi principali della Science in Society (SiS) per una Responsible Research and Innovation (RRI) nell’ambito della gestione delle emergenze di sanità pubblica di rilevanza internazionale come epidemie e pandemie:

  • Governance
  • Open Access
  • Formazione e educazione scientifica
  • Etica
  • Genere
  • Gestione delle epidemie causate intenzionalmente

La deadline per le iscrizioni è fissata al 29 settembre. Sul sito di Asset è possibile consultare il programma e scaricare il form per le iscrizioni.

Per approfondire:
il sito di Asset
il programma (pdf: 1.4 Mb)
il form per le iscrizioni (doc: 166 Kb) 

 

Ultimo aggiornamento:
25 settembre 2017

In bella vista - Programma Ccm 2018: iter di approvazione

31 gennaio 2019

In data 26 novembre 2018, si è concluso l’iter di valutazione dei progetti di attuazione del programma CCM 2018.
Per il corrente anno, la Direzione Generale della Prevenzione ha inviato, con nota ufficiale del 27 settembre 2018, il programma CCM 2018 (approvato con DM 24 settembre 2018) a tutti gli Enti partner (Regioni e Province Autonome, ISS, INAIL, INMP e AGENAS), invitandoli a trasmettere le proprie proposte, sotto forma di progetti esecutivi, inderogabilmente entro le h. 12.00 del 05 novembre 2018.
In particolare, ciascun Ente partner è stato chiamato a trasmettere al Direttore Operativo del CCM un massimo di due proposte di progetto, nell’ambito delle otto linee di intervento identificate in tabella 1a del programma CCM 2018, senza alcun vincolo nella scelta della linea progettuale.
Quest’anno gli Enti partner hanno trasmesso un totale di 34 proposte.
Il Comitato Scientifico del CCM, sulla base dei criteri riportati nel programma stesso, ha assegnato un voto finale a ciascuno dei 34 progetti esecutivi pervenuti. In virtù della graduatoria conclusiva e tenuto conto degli importi dei singoli progetti e della disponibilità economica dell’area progettuale del programma  CCM 2018, pari ad euro 2.729.497,00, risultano ammessi al finanziamento sette progetti esecutivi per i quali si avviano le procedure amministrative per la stipula dei relativi accordi di collaborazione.

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18 ottobre 2018

Adottato con DM 24 settembre 2018,e in corso di registrazione presso gli organi competenti il Programma annuale di attività per il 2018 del CCM. Anche per quest’anno è stata confermata la suddivisione in due ambiti operativi: area progettuale e azioni centrali.

Nell’area progettuale sono stati identificati tre ambiti di intervento: patologie trasmissibili, patologie non trasmissibili e azioni di sistema, per un totale complessivo di nove linee di intervento.

Della disponibilità economica per il 2018 pari a 5.456.9952€, salvo accantonamenti, il 50% è stato ripartito a favore delle linee progettuali e il restante 50% sulle cosiddette azioni centrali.

Le proposte di progetto e la relativa nota di trasmissione devono essere inviate entro e non oltre le h 12.00 del 5 novembre 2018.

Le linee di intervento prescelte rappresentano una priorità di Governo, sono coerenti con le disposizioni del Piano Nazionale della Prevenzione e con i recenti Piani nazionali approvati e coordinati dal Ministero della salute - Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria, sono rilevanti per la sanità pubblica e presentano elementi, procedure e azioni la cui evidenzia di efficacia fa prevedere un impatto misurabile.

Sintesi delle procedure

Il programma CCM 2018 è stato trasmesso con nota ufficiale agli Enti partner il 27 settembre 2018.

In merito alle procedure di attuazione si segnala che gli Enti partner (Regioni e Province Autonome, ISS, INAIL, INMP e AGENAS) sono chiamati a presentare le proposte direttamente sotto forma di progetti esecutivi, redatti secondo lo standard CCM 2018 e coerentemente con la Guida alla progettazione.

Ciascun Ente partner raccoglie, vaglia e trasmette al Direttore operativo del CCM un massimo di due proposte di progetto, nell’ambito delle otto linee di intervento identificate in tabella 1a del programma CCM 2018; senza alcuna limitazione alla scelta delle linee progettuali.

Le proposte devono inoltre prevedere:

  • il coinvolgimento di almeno tre Regioni, appartenenti alle tre differenti aree geografiche Nord, Centro, Sud, così da assicurare una rappresentatività del territorio nazionale, in funzione della trasferibilità dei risultati
  • un finanziamento non superiore a 450.000 euro.

I progetti esecutivi potranno vedere il coinvolgimento, oltre che delle strutture del SSN e delle Regioni medesime, della Sanità militare, dell’Istituto superiore di sanità (ISS), dell’Istituto Nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS), dell’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (INMP) e degli Istituti zooprofilattici sperimentali (IZZSS), anche di Università ed Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico a carattere pubblico e di ogni altro Ente pubblico, pertinente alla progettualità prescelta.

Tempistica

Le proposte di progetto e la relativa nota ufficiale di trasmissione devono essere inviate entro e non oltre le h 12.00 del 5 novembre 2018 ai seguenti indirizzi di posta elettronica:

dgprev@postacert.sanita.it
s.mele@sanita.it

Successivamente, come previsto dal programma, il Comitato scientifico provvederà alla disamina dei progetti esecutivi, in base alla quale verranno identificate le proposte finanziabili.

Per una più completa e dettagliata informazione sull’iter procedurale consultare il Programma CCM 2018 (PDF: 338 Kb).

Ultimo aggiornamento:
31 gennaio 2019

La VIS in Italia

E' stato pubblicato, in formato e-book, il volume che raccoglie i contributi presentati al convegno “La VIS in Italia: scenari, strategie, strumenti”, tenutosi a Bologna a fine 2014, occasione di apertura del progetto Ccm 2013 Valutazione di Impatto sulla Salute (VIS): Linee Guida e strumenti per valutatori e proponenti, individuato anche con l’acronimo Tools for HIA (t4HIA).

La Valutazione d’impatto sulla salute (VIS) è un approccio preventivo che stima i futuri impatti di una politica, un piano o un progetto (come ad esempio la realizzazione di un impianto industriale o di una via di comunicazione), con l’elaborazione di diversi scenari di sviluppo e il coinvolgimento delle comunità locali e dei portatori di interesse durante tutto il percorso. 

Fare il punto sull´applicazione in Italia della VIS, sulla scorta di quanto attivato con il progetto Ccm sopra citato è l’obiettivo dell´e-book di Arpa Emilia-Romagna “La VIS in Italia. Valutazione e partecipazione nelle decisioni su ambiente e salute”, a cura di Liliana Cori, Adele Ballarini, Nunzia Linzalone, Marinella Natali e Fabrizio Bianchi, da oggi disponibile online.

Il libro mette in luce l’urgenza di una sinergia operativa tra istituzioni ambientali e sanitarie su una materia delicata come la valutazione dei passati e futuri impatti di impianti e tecnologie, così come sulle misure di prevenzione e protezione. Le riflessioni raccolte nell’e-book mostrano i progressi che si stanno realizzando in questo campo e testimoniano del vivace dibattito italiano sull'argomento, nella direzione auspicata della collaborazione e del lavoro sinergico.

  

Pagina del progetto Ccm sulla VIS

Valutazione di Impatto sulla Salute (VIS): Linee Guida e strumenti per valutatori e proponenti

 

L'e-book online

Scarica la versione .ePub

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Ultimo aggiornamento:
17 luglio 2015

Report HBSC 2014

Il prossimo 15 marzo, a Bruxelles, presso l’International Press Center, si svolgerà l’evento di presentazione del rapporto internazionale sui dati 2014 dello studio HBSC (Health Behaviour in School-aged Children - Comportamenti collegati alla salute in ragazzi di età scolare), al quale parteciperanno membri del Parlamento europeo, organizzazioni non governative, ambasciatori e rappresentanti delle Agenzie delle Nazioni Unite con sede a Bruxelles e i principali media internazionali.

Lo sviluppo di sistemi di sorveglianza con rappresentatività nazionale è un elemento centrale delle strategie di prevenzione e promozione della salute. In particolare, la disponibilità di dati aggiornati e confrontabili anche a livello internazionale sui comportamenti e sulle percezioni degli adolescenti, può contribuire efficacemente allo sviluppo di interventi incentrati sugli effettivi bisogni di salute, che possono influenzare i comportamenti relativi alla salute in età adulta.

L’età pre-adolescenziale e adolescenziale, infatti, rappresenta una fase cruciale per lo sviluppo dell’individuo e costituisce quindi un momento chiave nel quale agire con adeguate politiche, attivando una proficua collaborazione inter-istituzionale, in particolare tra mondo della scuola e mondo della salute.

Il nuovo report esamina i diversi aspetti della salute degli adolescenti della regione europea dell'OMS, evidenziando sia i progressi sia le aree di crescente preoccupazione, al fine di identificare le priorità sulle quali intervenire.

Il rapporto mostra, ad esempio, che l’assunzione di alcol in età scolare è diminuita in modo significativo, così come si è ridotto considerevolmente in tutti i paesi l'uso del tabacco.

Nonostante questi sviluppi incoraggianti, permangono alcuni aspetti che richiedono particolare attenzione, come le problematiche relative alla salute mentale degli adolescenti, alla percezione dell’immagine corporea o ai livelli di attività fisica.

Nel corso dell’evento, dopo la presentazione dei dati da parte dei rappresentanti dell’OMS e del network internazionale HBSC, è previsto un confronto tra relatori ed un panel di giovani, al fine di condividere la discussione dei risultati.

Altro momento di particolare interesse, sarà la riflessione tra media, rappresentanti del Parlamento europeo, organizzazioni non governative, esperti presenti e altri stakeholder, in merito alle implicazioni e alle opportunità di un’azione politica intersettoriale, tenuto conto che anche i risultati dello studio mettono in evidenza l'importanza per la salute dei giovani del più ampio contesto sociale.

L’Italia partecipa al network internazionale dal 2001 e nel 2014 ha condotto la IV indagine nazionale, promossa dal Ministero della Salute /CCM. Come nella precedente raccolta del 2010, l’indagine ha coinvolto tutte le Regioni e rientra tra i sistemi di sorveglianza sviluppati in attuazione del programma nazionale “Guadagnare salute: rendere facili le scelte salutari”.

Alla rilevazione 2014 hanno partecipato 3.317 classi distribuite in tutte le Regioni italiane e la percentuale di rispondenza all’indagine è stata complessivamente del 90.1%. Sono stati raccolti complessivamente 63.148 questionari, con un campione rappresentativo a livello regionale per tutte le Regioni italiane. I dati preliminari della raccolta 2014 sono stati presentati a maggio 2015, nel corso del Convegno che si è tenuto presso il Ministero della Salute ed è in corso di pubblicazione il report completo dell’indagine.

 

Il progetto CCM

Il progetto di sorveglianza HBSC per la popolazione italiana in età adolescenziale: fattori di rischio e risorse utili alla salute per informare le politiche regionali.

 

Ultimo aggiornamento:
26 febbraio 2016

Road safety: un impegno globale

Il 18 e il 19 novembre scorsi, si è svolta a Brasilia la seconda Global High-Level Conference sulla sicurezza stradale, con il supporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Ratificata nell'aprile dello scorso anno da una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, allo scopo di migliorare la sicurezza sulle strade, la seconda Conferenza - ospitata dal Governo brasiliano - ha visto riunirsi 1500 delegati tra cui ministri della salute, dei trasporti e degli interni di molti Paesi del mondo, rappresentanti delle agenzie delle Nazioni Unite, della società civile e business leader.

La seconda Conferenza sulla Road Safety è stata l'occasione per verificare i progressi relativi al Decade of Action Road Safety 2011-2020 , definire le prossime tappe a livello globale e locale utili a raggiungere l'obiettivo specifico del Decade of Action di ridurre di 5 milioni le morti per incidenti stradali, e guardare oltre il 2020 a tutti gli interventi e le azioni urgenti necessari a stabilire nuovi obiettivi per la sicurezza stradale.

Gli incidenti stradali causano ogni anno circa 1,24 milioni di morti e circa 50 milioni di feriti: sono per le Nazioni Unite e i suoi Stati membri una sfida eccezionale per il compimento di importanti obiettivi di salute e di sviluppo a livello globale.

Secondo i dati Istat riferiti al 2014, in Italia gli incidenti stradali sono stati 177.031, i morti (entro il trentesimo giorno dall'incidente)sono stati 3.381 e i feriti 251.147 (1). Per la prima volta - e in via sperimentale - è stato anche calcolato il numero dei feriti gravi in incidente stradale in Italia, secondo le indicazioni della Commissione europea. Nel 2014, sulla base dei dati di dimissione ospedaliera, i feriti gravi sono stati circa 15 mila, contro i 13 mila del 2013 (+16%). Il numero di feriti gravi in incidente stradale per ogni decesso, invece, è pari a 4,4 (3,8 nel 2013).

La situazione italiana trova pieno riscontro a livello europeo: il calo delle vittime nella UE28 si è infatti attestato tra 2014 e 2013 su una media del -0,5%. Anche rispetto all'obiettivo Ue di dimezzare il numero dei morti entro il 2020 rispetto ai valori 2010 il nostro Paese si posiziona nella media dei 28 Stati membri (-17,8% tra il 2014 e il 2010 in Italia e -18% media Ue28). Con 55,6 morti per incidente ogni milione di abitanti l'Italia si colloca al 15° posto nella graduatoria europea.

A pesare sul dato italiano soprattutto l'incremento della mortalità stradale all'interno dei centri urbani (+5,4%) (2), dove si concentrano il 75,5% degli incidenti e il 44,5% dei morti. I grandi Comuni che presentano il più alto indice di mortalità sulle strade urbane sono Messina (1,6 morti ogni 100 incidenti) e Catania (1,4), mentre i valori più bassi si registrano a Bari (0,3), Milano (0,4) e Genova (0,4).

In occasione della settimana mondiale 2015 per la sicurezza stradale (4-8 maggio) indetta dall'OMS, l'attenzione si è focalizzata in particolare sulla sicurezza dei bambini, considerato che nel mondo muoiono ogni anno più di 186.000 soggetti sotto i 18 anni.

Bibliografia:

1. Incidenti stradali: anno 2014 (PDF: 725 Kb)

2. Aci-Istat: battuta d'arresto nel calo delle vittime stradali (PDF: 475 Kb)

 

Per approfondire:

Global Status Report on Road Safety 2015 (PDF: 10,5 Mb)

European Facts and the Global Status Report on Road Safety 2015

Sintesi della United Nation Road Safety Collaboration

Dichiarazione dei bambini per la sicurezza stradale

Dieci strategia per la sicurezza dei bambini in strada

Ultimo aggiornamento:
21 dicembre 2015

Lotta alla mortalità infantile

L'obiettivo 4 dei Millennium Development Goal (MDG) (1), il cui scopo era di ridurre di due terzi la mortalità sotto i 5 anni tra il 1990 e il 2015, ha dato un forte impulso alla lotta alla mortalità infantile; l'obiettivo previsto non è stato raggiunto globalmente, tuttavia nell'arco temporale previsto la mortalità infantile è stata ridotta del 53%, riduzione che l'Unicef ha definito epocale. Sebbene i progressi siano stati significativi, 16.000 bambini sotto i cinque anni continuano comunque a morire ogni giorno, come riportato nel Rapporto 2015 sui livelli e la tendenza della mortalità infantile di Unicef, Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS,Banca Mondiale e UNDESA - Divisione Popolazione (2).

Dal Rapporto 2015 sulla mortalità infantile (2) emergono inoltre altri dati rilevanti:

  • il 50% dei decessi sotto i 5 anni si verifica nell'Africa subsahariana, il 30% in Asia meridionale;
  • circa un terzo degli Stati - 62 in tutto - ha effettivamente raggiunto l'MDG 4 (riduzione dei 2/3 della mortalità sotto i 5 anni), mentre altri 74 Paesi hanno ridotto i tassi di almeno il 50%;
  • il mondo sta accelerando i progressi con un tasso annuo di riduzione della mortalità infantile che è passato dall'1,8% del decennio 1990-2000 al 3,9% del periodo 2000-2015;
  • dei 12 paesi a basso reddito che hanno raggiunto l'MDG 4, 10 si trovano in Africa.

Premesso che prematurità, polmonite, complicazioni durante il travaglio e il parto, diarrea, sepsi, malaria sono le cause principali della mortalità infantile, e che quasi la metà di tutti i decessi dei bambini sotto i 5 anni è in qualche modo associata a uno stato di malnutrizione, l'OMS sottolinea che per ridurre ulteriormente i decessi di neonati e bambini - a livello globale - è fondamentale dare maggiore impulso ed incrementare interventi efficaci ed economicamente convenienti in ambito di: cure per i nuovi nati e le loro madri; nutrizione dei neonati e dei bambini più piccoli; vaccini; prevenzione e gestione di polmonite, diarrea e sepsi; controllo della malaria; prevenzione e cure di HIV/AIDS. Per realizzare tali interventi, sono in particolare quattro le strategie principali promosse dall'OMS:

  1. cure domiciliari appropriate e trattamento tempestivo delle complicazioni per i nuovi nati;
  2. gestione integrata delle malattie infantili per tutti i bambini sotto i 5 anni;
  3. programmi diffusi di immunizzazione;
  4. alimentazione e nutrizione dei bambini.

Secondo il Lancet Global Health (3), la mortalità neonatale (entro 28 giorni dalla nascita) si è ridotta comunque molto più lentamente dell'atteso con il risultato che, dal 2012, essa rappresenta il 44% di tutti i decessi nei bambini sotto i 5 anni. Si rende pertanto necessario ed essenziale focalizzarsi sui decessi neonatali prevenibili proprio allo scopo di ridurre ulteriormente la mortalità in questa fascia di età, a livello globale e soprattutto in quei Paesi dove il fenomeno è più grave. "Sebbene la comunità medica e degli operatori di salute sia una componente importante delle strategie di riduzione della mortalità perinatale", prosegue il Lancet Global Health, "la chiave per raggiungere tale riduzione e, infine, l'eliminazione delle morti perinatali evitabili, sta nella continuità di cura qualitativamente alta lungo tutte le fasi della gravidanza, del travaglio, del parto e del periodo neonatale".

L'investimento nella qualità delle cure e dell'assistenza, ma anche nell'equità di accesso ai servizi, nel contrasto alle diseguaglianze, nell'empowerment dei genitori, delle famiglie e delle comunità rappresenta un insieme di elementi strategici per l'ulteriore riduzione della mortalità neonatale ed infantile; una sfida ribadita negli Obiettivi di sviluppo sostenibile, in particolare nell'obiettivo 3 "Godd health and well-being", il cui target 3.2 punta per il 2030 ad azzerare le morti prevenibili di neonati e bambini al di sotto dei cinque anni4 con l'obiettivo per tutti gli stati di ridurre almeno al di sotto di 12 per 1000 nati vivi la mortalità neonatale e almeno al di sotto di 25 per 1000 nati vivi la mortalità dei bambini sotto cinque anni.

Facendo riferimento al contesto italiano, l'MDG 4 è stato quasi raggiunto passando il nostro Paese dai 10 morti/1000 nati vivi del 1990, ai 6 del 2000, ai 4 del 2015.
Nella Regione europea, l'Italia condivide lo stesso risultato per il MDG 4 con Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Svizzera.
Inoltre, in Italia il tasso di mortalità infantile (nel primo anno di vita) nel 2013 è stato pari a 3,2 per 1.000 nati vivi residenti5, mentre il tasso di mortalità neonatale (entro il primo mese di vita ) nel 2013 è risultato pari ad 1,50 per mille nati vivi residenti5

Bibliografia
1. MDG 4: reduce child mortality
2. Levels and trends in Child mortality. Report 2015 (PDF: 4,1 Mb)
3. Lancet Global Health. Strategies to reduce perinatal mortality
4. Health in 2015: from MDGs to SDGs
5. Rapporto Cedap 2013

Ultimo aggiornamento:
21 dicembre 2015

Ambiente e salute

Sono disponibili sul sito Ccm i risultati del progetto 2015 “Ambiente e Salute nel PNP 2014-2018: rete nazionale di epidemiologia ambientale, valutazione di impatto integrato sull’ambiente e salute, formazione e comunicazione (EpiAmbNet)”.
La strategia europea Salute 2020 indica i rischi ambientali tra i principali determinanti dello stato di salute della popolazione, infatti numerose condizioni morbose sono legate a esposizioni ambientali quali l’inquinamento atmosferico, le conseguenze del cambiamento climatico, il rumore urbano, la residenza in aree contaminate. Questi fattori interagiscono, spesso in modo sinergico, con i determinanti sociali della salute e con gli stili di vita, pertanto l’integrazione delle attività tra il settore ambientale e quello sanitario è di importanza fondamentale per proteggere la salute dai rischi derivanti dalla contaminazione ambientale e per garantire luoghi abitativi e di lavoro che tutelino la salute dei residenti e dei lavoratori.
Il progetto ha inteso rafforzare il contributo della epidemiologia sul tema Ambiente e Salute secondo le linee indicate del nuovo Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2014-2018, attraverso il coinvolgimento e il lavoro congiunto delle strutture ambientali e sanitarie.

Un prodotto del progetto è stata l’elaborazione del Documento guida di comunicazione del rischio ambientale per la salute.
Il lavoro ha l’obiettivo di presentare in forma sintetica le conoscenze maturate in tema di comunicazione del rischio su ambiente e salute, ma soprattutto di fornire indicazioni di supporto alla gestione operativa di processi di comunicazione. Si avvale della lettura critica di esperienze maturate in Italia, da cui sono tratte le osservazioni e i suggerimenti per la promozione di buone pratiche.
Il documento è rivolto prioritariamente a operatori del Servizio Sanitario Nazionale (Dipartimenti di Prevenzione delle Aziende Usl; Direzioni Regionali degli Assessorati alla Sanità) e del Sistema Nazionale della Protezione Ambientale (Ispra, Arpa e Appa).Può essere di interesse anche per gli operatori degli Enti Locali impegnati sulle tematiche ambientali e di salute pubblica.

Inoltre al fine di dare supporto alle Regioni per lo sviluppo dell’obiettivo 2.8 del Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018 (“Ridurre le esposizioni ambientali potenzialmente dannose per la salute”) è stata costituita una Rete nazionale di epidemiologia ambientale e comunicazione del rischio, per dare un supporto alla valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario e alla formazione in epidemiologia ambientale, e consentire di rispondere alle aree del PNP sulle quali è opportuna e necessaria un’attività coordinata a guida centrale di tutte le Regioni.
Il sito attraverso una mappa offre una fotografia dei centri della Rete dell'epidemiologia ambientale italiana, permette di conoscere le loro attività e le relative produzioni scientifiche degli ultimi 5 anni (2012-2016). Vengono inoltre rappresentati i territori coperti da ogni singolo studio e le relazioni instauratesi tra i centri. Entrando nel dettaglio dei singoli nodi la mappa offre informazioni sul personale in organico e l'elenco degli articoli scientifici e dei rapporti prodotti, tutti scaricabili direttamente dal sito. È possibile accedere ai dati per fattore di rischio, area geografica, centro di epidemiologia e titolo di articolo. Un accesso specifico è riservato agli studi multicentrici di rilevanza nazionale o internazionale.

Il Ccm ha promosso e finanziato diversi progetti sulla relazione ambiente e salute. Per ulteriori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Per approfondire:

Articoli correlati:

Ultimo aggiornamento:
31 gennaio 2019

Antibiotico-resistenza (Ar)

Il 18 gennaio 2019 il ministero della Salute ha emesso la circolare Sistema nazionale di sorveglianza sentinella dell'antibiotico-resistenza (AR-ISS) - Protocollo 2019, che aggiorna il protocollo della sorveglianza Ar/Iss (Antibiotico-resistenza/Istituto superiore di sanità), attiva dal 2001 con il coordinamento dell’Iss.
L’Antibiotico-resistenza (Ar) è uno dei principali problemi di sanità pubblica.
Nel 2017 il ministero della Salute ha pubblicato il Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) 2017-2020, fissando il percorso che le istituzioni nazionali, regionali e locali devono compiere per un miglior controllo della resistenza agli antibiotici nei prossimi anni, e sottolineando l’importanza della sorveglianza allo scopo di disporre di dati validi e rappresentativi per monitorare le resistenze nel tempo.

L’obiettivo generale del Sistema nazionale di sorveglianza è descrivere le caratteristiche epidemiologiche dell’Ar in un gruppo selezionato di specie batteriche isolate da infezioni di rilevanza clinica (batteriemie e meningiti) che rappresentano sia infezioni associate all’assistenza sanitaria che infezioni acquisite in ambito comunitario. Tali dati sono essenziali per sostenere le azioni di contrasto dell’antibiotico-resistenza e monitorare nel tempo il loro impatto.

Il protocollo Ar-Iss 2019 si focalizza sugli obiettivi, i metodi e le modalità di rilevazione dei dati del sistema di sorveglianza Ar-Iss, aggiornati sulla base delle attuali condizioni ed esigenze del PNCAR. Tale protocollo viene aggiornato periodicamente (annualmente) e include anche un documento che esplicita il set di requisiti minimi che i laboratori partecipanti alla sorveglianza devono possedere, allo scopo di definire gli standard minimi di qualità per i laboratori diagnostici che forniscono dati alla sorveglianza Ar-Iss.

Il Ccm ha promosso e finanziato diversi progetti sull’Antibiotico-resistenza (Ar). Per ulteriori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Per approfondire:

Articoli correlati sul sito Ccm:

Ultimo aggiornamento:
31 gennaio 2019

In bella vista - PNPV 2017-2019, tutte le novità

Con l’approvazione dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che entreranno in vigore dopo la registrazione presso la Corte dei conti e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, il 19 gennaio scorso è stato approvato in Conferenza Stato-Regioni anche il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019 (PNPV), che è un Livello Essenziale di Assistenza.

La nuova offerta vaccinale contenuta nel Piano si configura come un valido strumento per ridurre le disuguaglianze nel Paese e migliorare lo stato di salute della popolazione. Un Piano nazionale che contenga un Calendario nazionale di riferimento fortemente condiviso sul piano tecnico e politico con le Regioni e Province Autonome ha l’obiettivo di garantire a tutti i cittadini i pieni benefici derivanti dalla vaccinazione, attraverso l’equità nell’accesso a vaccini di elevata qualità e disponibili nel tempo.
Si riafferma, infatti, che l’eliminazione e la riduzione del carico delle malattie infettive prevenibili da vaccino rappresentano una priorità per il Paese, da realizzare attraverso strategie efficaci e omogenee sul territorio nazionale.

Il PNPV 2017-2019 è stato realizzato in stretta collaborazione con tutte le istituzioni coinvolte nelle strategie vaccinali, ovvero l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e le Regioni, e con il supporto delle società scientifiche maggiormente attive nel campo delle vaccinazioni, la Società Italiana di Igiene (SItI), la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e la Società Italiana di Pediatria (SIP).

Nel Piano sono elencati 11 obiettivi specifici:

1. Mantenere lo stato polio-free

2. Raggiungere lo stato morbillo-free e rosolia-free

3. Garantire l‟offerta attiva e gratuita delle vaccinazioni nelle fasce d‟età e popolazioni a rischio

4. Aumentare l‟adesione consapevole alle vaccinazioni nella popolazione generale, anche attraverso la conduzione di campagne di vaccinazione

5. Contrastare le disuguaglianze, promuovendo interventi vaccinali nei gruppi di popolazioni marginalizzati o particolarmente vulnerabili

6. Completare l’informatizzazione delle anagrafi vaccinali,

7. Migliorare la sorveglianza delle malattie prevenibili con vaccinazione

8. Promuovere, nella popolazione generale e nei professionisti sanitari, una cultura delle vaccinazioni

9. Sostenere, a tutti i livelli, il senso di responsabilità degli operatori sanitari, dipendenti e convenzionati con il SSN, e la piena adesione alle finalità di tutela della salute collettiva, che si realizzano attraverso i programmi vaccinali, prevedendo adeguati interventi sanzionatori qualora sia identificato un comportamento di inadempienza

10. Attivare un percorso di revisione e standardizzazione dei criteri per l‟individuazione del nesso di causalità ai fini del riconoscimento dell’indennizzo, ai sensi della legge 210/1992, per i danneggiati da vaccinazione, coinvolgendo le altre istituzioni competenti (Ministero della Difesa) 11. Favorire, attraverso una collaborazione tra le Istituzioni Nazionali e le Società Scientifiche, la ricerca e l’informazione scientifica indipendente sui vaccini.

E 5 priorità:

1. Mantenere lo stato Polio-free

2. Perseguire gli obiettivi del Piano Nazionale di Eliminazione del Morbillo e della Rosolia congenita (PNEMoRc) e rafforzare le azioni per l'eliminazione

3. Garantire l’offerta attiva e gratuita delle vaccinazioni, l’accesso ai servizi e la disponibilità dei vaccini

4. Prevedere azioni per i gruppi di popolazione difficilmente raggiungibili e con bassa copertura vaccinale (HtRGroups)

5. Elaborare un Piano di comunicazione istituzionale sulle vaccinazioni.

Per quanto riguarda il calendario vaccinale, il nuovo Piano, oltre alle vecchie vaccinazioni (contro difterite, tetano, polio, epatite B, Hib, pertosse, pneumococco, morbillo, parotite, rosolia, meningococco C nei nuovi nati, HPV nelle ragazze undicenni e influenza nei soggetti di età ≥65 anni), introduce le vaccinazioni anti-meningococco B, anti-rotavirus e antivaricella nei nuovi nati; estende la vaccinazione anti-HPV ai maschi undicenni; introduce la vaccinazione antimeningococcica tetravalente ACWY135 e il richiamo anti-polio con IPV negli adolescenti; e prevede le vaccinazioni anti-pneumococco e anti-Zoster nei sessantacinquenni.

Tutti i vaccini contenuti nel nuovo Calendario del PNPV sono stati inseriti nel DPCM di definizione dei nuovi LEA.

Il PNPV 2017-2019, inoltre, definendo le vaccinazioni come “un intervento collettivo“ ne sottolinea  il valore etico e sociale e ribadisce, dunque quanto sia importante promuovere lo sviluppo di una vera e propria “cultura vaccinale”, atta a sviluppare nel cittadino una maggiore consapevolezza circa le potenzialità delle vaccinazioni e a contrastare, invece, il diffondersi di fuorvianti falsità e pericolosi pregiudizi. Al fine di aumentare e consolidare sempre più le coperture vaccinali, è necessario intraprendere azioni di educazione sanitaria, responsabilizzazione ed empowerment dei cittadini, già a partire dalla scuola. E contestualmente organizzare campagne d‟informazione e aggiornamento per gli operatori sanitari.

All’interno del documento sono anche descritti i Principi Guida che hanno ispirato il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale e che possono considerarsi i “10 punti per il futuro delle vaccinazioni in Italiaˮ: Sicurezza, Efficacia, Efficienza, Organizzazione, Etica, Formazione, Informazione, Investimento, Valutazione, Futuro.

È inoltre importante sottolineare come il Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018 rappresenti la cornice al cui interno si dispiegano anche le strategie vaccinali da attuare in maniera uniforme nel Paese, per raggiungere gli obiettivi, condivisi ed irrinunciabili, declinati nel nuovo PNPV e come molti dei progetti in corso del Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle malattie (Ccm) riguardino la sorveglianza, il controllo e la prevenzione delle malattie infettive prevenibili mediante vaccinazione. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Per approfondire:
la notizia sul sito del Ministero della Salute
il commento sul sito EpiCentro
l’area tematica malattie infettive e vaccinazioni sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica vaccinazioni sul sito EpiCentro

Articoli correlati sul sito del Ccm:
Coperture vaccinali pediatriche, i dati 2015
Vaccinazioni: close the gap 
Copertura vaccinale a rischio

Ultimo aggiornamento:
27 gennaio 2016

VI Assemblea generale GARD-Italia

Il 15 dicembre 2016, presso il Ministero della Salute, si è svolta l’annuale assemblea generale della GARD Italia, l’alleanza costituitasi a Roma nel 2009 e che vede il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali e le principali associazioni di pazienti e società scientifiche italiane collaborare per definire strategie per contrastare le malattie croniche respiratorie nel nostro Paese.

La GARD Italia nasce come realtà locale all’interno della GARD internazionale lanciata nel 2006 dall‘Organizzazione Mondiale della Sanità  per costruire una strategia globale per la sorveglianza, la prevenzione e il controllo delle malattie croniche respiratorie.

Nel corso dell’assemblea si è discusso:

  • dello stato dell’arte dei gruppi di lavoro
  • delle nuove aree tematiche di lavoro per il biennio 2017-2018

All’incontro hanno partecipato i rappresentati delle società e associazioni dei pazienti sottoscrittori della Gard Italia (Gard-I) ed è  stato inoltre formalizzato l’ingresso delle associazioni dei pazienti e delle società scientifiche che hanno chiesto di aderire a GARD-Italia, ovvero:

  • Amici contro la Sarcoidosi Italia onlus - ACSI
  • Un respiro di speranza Onlus
  • Associazione Apnoici Italiani Onlus
  • Società Italiana di Tabaccologia - SITAB.

Da consultare:
la sezione Gard l’alleanza sul sito del Ministero della Salute
l'area tematica Alleanza contro le malattie respiratorie croniche-GARD Italia

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Respirare liberamente

Ultimo aggiornamento:
27 gennaio 2016

Sviluppo di un modello per la gestione del paziente cronico: rapporto finale

Una fotografia dei pazienti (ex) OPG

Si è concluso lo studio multicentrico Valutazione dei pazienti ricoverati negli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG) finalizzata a proposte di modifiche degli assetti organizzativi e di processo , promosso e finanziato dal Ccm del Ministero della salute e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità. I risultati sono stati presentati nel corso del convegno conclusivo svoltosi a Roma, a ridosso della scadenza, prevista dalla Legge 81/2014 “Disposizioni urgenti in materia di superamento degli OPG”, per la chiusura degli istituti.

Il convegno ha rappresentato un’occasione importante per raccogliere le considerazioni di operatori sanitari e figure istituzionali coinvolti nella presa in carico di questi pazienti in uscita dagli OPG. Il principale obiettivo dello studio è stato infatti rendere disponibili informazioni affidabili su caratteristiche cliniche e psicosociali nonché bisogni della popolazione ricoverata negli OPG, mediante strumenti standardizzati per la valutazione di natura e gravità dei disturbi mentali, somministrati da operatori sanitari appositamente formati.

Lo studio ha visto la partecipazione attiva degli OPG di Castiglione delle Stiviere (MN), di Reggio Emilia, Montelupo Fiorentino (FI), di Aversa (CE) e di Napoli Secondigliano, e del Dipartimento di Salute mentale di Messina che, al momento del completo trasferimento delle competenze sanitarie dalla Giustizia al SSN  anche in Sicilia, avrà la responsabilità piena dei pazienti dell’OPG di Barcellona Pozzo di Gotto.

Il Progetto OPG-ISS si configura, pertanto, come la più ampia testimonianza disponibile su questa popolazione negli ultimi dieci anni nel panorama nazionale. 

I risultati

ospedale psichiatrico giudiziarioIn tutto sono stati presi in esame, nel 2012, 473 degli 835 allora ricoverati (90% uomini, età media 42,5 anni) nei 6 OPG coinvolti nel progetto. Si tratta per la gran parte di pazienti psichiatrici autori di reato il cui disturbo mentale è antecedente e correlato al reato, per i quali era stata accertata la pericolosità sociale e che necessitavano, quindi, di una presa in carico distinta dal carcere e dai servizi psichiatrici territoriali non forensi. Più di un terzo dei partecipanti aveva commesso reati gravi contro la persona. Per la maggior parte il reato commesso non ha rappresentato la prima manifestazione della malattia mentale.

Oltre il 50% dei partecipanti aveva ricevuto una diagnosi di schizofrenia o altro disturbo psicotico. I disturbi di personalità rappresentano circa il 20% delle diagnosi, in aumento rispetto a quanto osservato in precedenti indagini. Il Progetto OPG-ISS ha riscontrato inoltre una elevata comorbilità fra disturbi mentali di classe I, in particolare fra abuso o dipendenza da sostanze e disturbi psicotici.

La durata media del ricovero in OPG è risultata pari a 2,9 anni. È stata esplorata la relazione tra alcune variabili e la durata di internamento al momento della valutazione. Le variabili più strettamente associate a una più lunga permanenza in OPG sono state quelle giudiziarie, e in particolare il reato di omicidio e tentato omicidio e una maggior durata della misura di sicurezza stabilita in giudizio. Un’associazione significativa si è evidenziata anche per la durata di malattia. Si è osservata una correlazione tra il punteggio alla sottoscala sintomi positivi (della schizofrenia) alla BPRS e durata di internamento: a punteggi indicativi di sintomatologia positiva più intensa si associa un internamento più lungo.

Il sesso femminile, il reato di omicidio o tentato omicidio, la diagnosi di schizofrenia e la durata di malattia precedente al ricovero in OPG sono le variabili associate a una durata di internamento superiore ai 5 anni, che interessa l’11,7% dei partecipanti. Su questo gruppo di pazienti sono in corso ulteriori analisi, anche con riferimento ad analoghi approfondimenti recentemente avviati nei paesi europei dotati dei servizi psichiatrico forensi maggiormente consolidati, che si confrontano con il problema dei ricoveri protratti in questo contesto.

Suscita preoccupazione il dato relativo all’intensità dei trattamenti riabilitativi disponibili nel contesto dell’OPG (pur con differenze significative fra le diverse strutture): il 17% dei pazienti non aveva effettuato neppure un’ora di riabilitazione nell’ultimo mese e solo il 15% circa era stato coinvolto in un’attività riabilitativa per almeno 8 ore settimanali.  La maggior parte dei pazienti era in contatto con i propri familiari, ma più del 45% dei ricoverati non aveva ricevuto neppure una visita nell’ultimo mese.

Conclusioni

“Anche una lettura solo superficiale di queste preziose informazioni ci consente di capire quanto sia stato importante introdurre un approccio scientificamente validato, e quanto più possibile standardizzato, alla diagnosi e alla formulazione di programmi terapeutico-riabilitativi individuali”, sottolinea Teresa di Fiandra, referente scientifico del ministero per questo progetto.

“A maggior ragione ora che è operativamente iniziato il processo di trasferimento delle persone alle strutture residenziali sanitarie previste dalla normativa (REMS) e ai percorsi territoriali coordinati dai Dipartimenti di Salute mentale (DSM), riteniamo fondamentale caratterizzare il profilo della popolazione attualmente sottoposta a misura di sicurezza in OPG, al fine di fornire preziose informazioni per la programmazione nazionale, regionale e di livello ASL/DSM”.

Infine, va ricordato che il gruppo di lavoro del progetto, costituito dal comitato scientifico e dai referenti scientifici delle UO, che ha potuto consolidarsi nel corso di tre anni di collaborazione e collegarsi con il gruppo di esperti europei attualmente impegnato nella COST Action " Long-term forensic psychiatric care " potrà rappresentare, anche in futuro, una risorsa preziosa per ulteriori approfondimenti di ricerca e iniziative formative in questo settore.

 

Per saperne di più

Il progetto e la sintesi dei risultati

Il convegno

Caratteristiche cliniche dei pazienti ricoverati negli ospedali psichiatrici giudiziari: i risultati del Progetto OPG-ISS
Roma, 18 febbraio 2015

Programma (PDF: 340 Kb)
Sintesi interventi (PDF: 970 Kb)

Ultimo aggiornamento:
13 maggio 2015

In bella vista: in Gazzetta Ufficiale i nuovi Lea

È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 65 del 18 marzo 2017 il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) del 12 gennaio 2017 con i nuovi Livelli essenziali di assistenza - Lea (Supplemento ordinario n.15).  

Il nuovo Decreto sostituisce integralmente - a distanza di 16 anni - il DPCM 29 novembre 2001 con cui erano stati definiti per la prima volta le attività, i servizi e le prestazioni che il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket), con le risorse raccolte attraverso la fiscalità generale.

I Lea verranno aggiornati annualmente.


Le principali novità
Ecco le principali novità del DPCM 12 gennaio 2017:

  • innova il nomenclatore della specialistica ambulatoriale, che risaliva al 1996, escludendo prestazioni obsolete e introducendo prestazioni tecnologicamente avanzate. Per esempio: adroterapia, enteroscopia con microcamera ingeribile, tomografia retinica (OTC).
  • innova il nomenclatore dell’assistenza protesica, dopo 18 anni, introducendo ausili protesici tecnologicamente avanzati ed escludendo quelli obsoleti.  Per esempio: strumenti e software di comunicazione alternativa e aumentativa, tastiere adattate per persone con gravissime disabilità, protesi e ortesi di tecnologie innovative.
  • aggiorna gli elenchi di malattie rare, croniche e invalidanti che danno diritto all’esenzione dal ticket. Inserisce più di 110 entità, tra malattie rare singole e gruppi, e 6 nuove patologie croniche.
  • offre nuovi vaccini e individua nuovi destinatari in accordo con il nuovo Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019.
  • aggiorna la lista delle prestazioni che il SSN offre gratuitamente (senza ticket) a coppie e donne in epoca preconcezionale, e in gravidanza e in puerperio in pieno accordo con le Linee guida sulla gravidanza.
  • introduce lo screening neonatale per sordità congenita e cataratta congenita ed estende a tutti i nuovi nati lo screening neonatale per molte malattie metaboliche ereditarie.
  • inserisce l’endometriosi nell’elenco delle patologie croniche e invalidanti, negli stadi clinici moderato e grave. Di conseguenza, si riconosce alle pazienti il diritto a usufruire in esenzione di alcune prestazioni specialistiche di controllo.
  • trasferisce la celiachia dall’elenco delle malattie rare all’elenco delle malattie croniche. Sarà sufficiente una certificazione di malattia redatta da uno specialista del SSN per ottenere il nuovo attestato di esenzione.
  • recepisce la legge n. 134 del 2015 sui disturbi dello spettro autistico, che prevede l'aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza per la diagnosi precoce, la cura e il trattamento individualizzato dei disturbi dello spettro autistico
  • inserisce nella specialistica ambulatoriale tutte le prestazioni necessarie per la procreazione medicalmente assistita, omologa ed eterologa, fino ad oggi erogate solo in regime di ricovero.

Il nuovo provvedimento rappresenta il risultato di un lavoro condiviso tra Stato, Regioni e Società scientifiche. La Legge di stabilità 2016 ha vincolato 800 milioni di euro per l’aggiornamento dei Lea. 

Per garantire l’aggiornamento continuo, sistematico, su regole chiare e criteri scientificamente validi dei Livelli essenziali di assistenza, è stata istituita Commissione nazionale per l’aggiornamento dei Lea e la promozione dell’appropriatezza nel Servizio Sanitario Nazionale, presieduta dal Ministro della salute, con la partecipazione delle Regioni e il coinvolgimento dei soggetti con competenze tecnico-scientifiche disponibili a livello centrale e regionale.

Consulta:
il DPCM 12 gennaio 2017
le slides: “I nuovi Livelli essenziali di assistenza” (PDF: 468 Kb) sul sito del Ministero della Salute
la Commissione nazionale per l’aggiornamento dei Lea e la promozione dell’appropriatezza nel Servizio Sanitario Nazionale
la sezione Livelli essenziali di assistenza (Lea) sul sito del Ministero della Salute

Articoli correlati sul sito Ccm:
Nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea)

Ultimo aggiornamento:
28 marzo 2017

Progetto EPICOST: convegno conclusivo

Il 15 marzo scorso, presso il Ministero della Salute, si è svolto il convegno conclusivo del progetto Ccm 2014 “L’impatto economico dei tumori sui sistemi sanitari regionali: stime e proiezioni in relazione a diversi scenari di intervento (EPICOST)”, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

In occasione del convegno sono stati presentati gli obiettivi, i risultati e le attività del progetto.

L’obiettivo generale del progetto è quello di fornire ai decisori di politica sanitaria un modello di analisi che sia replicabile in tutte le regioni italiane, utile alla pianificazione delle risorse da destinare all’oncologia e di cui avvalersi non solo per valutare la spesa corrente, ma anche per prevedere l’impegno economico futuro.

Durante l’incontro, inoltre, sono stati analizzati i punti di forza, le criticità  e le prospettive future del modello di analisi EPICOST.

Punti di forza:

  • studio di popolazione “real life”
  • ricchezza e integrazione delle fonti informative
  • micro-dati: modello che lavora su dati a livello individuale
  • metodo di scomposizione per fasi di malattia
  • web-based tool
  • metodo dei codici correlati
  • la squadra di lavoro

Criticità:

  • a livello dei Registri Tumori: ritardo nel fornire i dati (mediamente 5-6 anni) e limitate informazioni sullo stadio del tumore alla diagnosi.
  • a livello dei flussi amministrativi: dati incompleti o mancanti, in particolare nella farmaceutica ospedaliera la raccolta delle informazioni risulta disomogenea, i costi estremamente variabili e i farmaci ad alto costo non sono sempre presenti.

Prospettive future:

  • realizzare un confronto internazionale
  • completare i flussi informativi sulla Farmaceutica ospedaliera
  • condurre valutazioni di appropriatezza
  • valutare le politiche sanitarie attraverso il confronto con le regioni.

Il convegno
Un modello per la valutazione delle politiche sanitarie di prevenzione in oncologia: l’esperienza di EPICOST
Roma, 15 marzo 2017
Il programma

Le presentazioni del convegno:
Un modello per la valutazione delle politiche sanitarie di prevenzione in oncologia: l’esperienza di EPICOST (PDF: 2.364Kb) -
S. Francisci
Stime della spesa sanitaria in oncologia nelle aree coperte dai Registri per i tumori del colon, del retto e della mammella femminile (PDF: 550 Kb) - S. Guzzinati
Il modello di analisi EPICOST: punti di forza, criticità e prospettive future (PDF: 516 Kb) - A. Gigli

Per approfondire:
il resoconto della tavola rotonda sul sito EpiCentro
il testo del progetto (PDF: 260 Kb)

Ultimo aggiornamento:
28 marzo 2017

Progetto MoRoNet: la rete di laboratorio per morbillo e rosolia

Il 20 marzo scorso, presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), nell’ambito del progetto Ccm 2016 “Verso l’eliminazione di morbillo e rosolia: realizzazione di una rete di laboratori sub-nazionali (MoRoNet) coordinata dal Laboratorio di Riferimento Nazionale – OMS”, si è svolto il convegno conclusivo MoRoNet: la Rete Nazionale dei Laboratori di Riferimento per il Morbillo e la Rosolia.

Nell’ambito del Piano Nazionale di Eliminazione di morbillo e rosolia un’indagine di laboratorio di elevata qualità è fondamentale per comprendere l’impatto dei programmi di vaccinazione di un paese, la prevalenza e la diffusione della malattia.

Scopo del progetto Ccm, della durata di 12 mesi e coordinato dall’ISS, è la creazione di una Rete di Laboratori Subnazionali di Riferimento denominata MoRoNet per rafforzare la sorveglianza di morbillo e rosolia, sulla base dei requisiti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, attraverso la tempestiva identificazione e caratterizzazione dei casi e dei focolai di morbillo e rosolia e il monitoraggio dell’efficacia dei programmi di vaccinazione.

L’obiettivo del convegno è stato quello di promuovere e presentare ai partecipanti la rete MoRoNet, il network italiano nato per garantire una sorveglianza di laboratorio di morbillo e rosolia eseguita secondo le indicazioni e gli standard previsti dall’OMS e dal Piano Nazionale di Riferimento per il Morbillo e la Rosolia Congenita PNEMoRc.

Grazie al supporto del Ministero della Salute attraverso il finanziamento proveniente dal programma CCM  il Laboratorio Nazionale di Riferimento per il Morbillo e Rosolia (LNR) ha dato vita ad un percorso con una serie di azioni che hanno compreso arruolamento, formazione e valutazione di 11 Laboratori Subnazionali di Riferimento per il morbillo e la rosolia.

In occasione dell’incontro sono stati illustrati:

  • il processo che ha portato all’accreditamento dei laboratori regionali arruolati nella Rete nazionale di Laboratori di Riferimento per Morbillo e Rosolia denominata MoRoNet.
  • le azioni intraprese e quelle da intraprendere in relazione al Piano Nazionale di Eliminazione di Morbillo e Rosolia.
  • i principali protagonisti e le attività essenziali dei flussi della sorveglianza di laboratorio in MoRoNet.

Inoltre, il progetto MoRoNet ha previsto un corso di formazione a distanza destinato al personale coinvolto nella sorveglianza e la realizzazione del sito www.moronetlab.it che si candida come principale sito informativo per ciò che concerne il morbillo e la rosolia.

Per favorire il raggiungimento degli elevati standard di qualità negli accertamenti di laboratorio previsti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il Laboratorio Nazionale di Riferimento per morbillo e rosolia coordina e valuta le prestazioni dei laboratori regionali attraverso una revisione periodica annuale di accreditamento.

Il Ccm ha finanziato diversi progetti sulla sorveglianza epidemiologica e di laboratorio del morbillo e della rosolia e sulle azioni a sostegno del Piano Nazionale per l'eliminazione del morbillo e della rosolia congenita. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Per approfondire:
il comunicato stampa dell’ISS
il Piano Nazionale di Riferimento per il Morbillo e la Rosolia Congenita PNEMoRc sul sito del Ministero della Salute
la Commissione Nazionale di verifica dell’eliminazione del morbillo e della rosolia (CNV) sul sito del Ministero della Salute
la circolare del Ministero della Salute Istituzione di un sistema di sorveglianza integrato per il morbillo e la rosolia alla luce del nuovo Piano Nazionale di Eliminazione del morbillo e della rosolia congenita 2010-2015 (pdf: 0.66 Mb)
il comunicato del Ministero della Salute Aggiornamento morbillo nell’unione europea
il Piano strategico dell’OMS “Eliminating measles and rubella and preventing congenital rubella infection. WHO European Region strategic plan 2005-2010” sul sito dell’OMS

Da consultare:
il bollettino periodico sulla sorveglianza integrata morbillo-rosolia sul sito EpiCentro

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Immunizzazione negli adolescenti e negli adulti

Ultimo aggiornamento:
28 marzo 2017

PNPV 2017-2019: aspetti operativi

Per facilitare il processo di attuazione del Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2017-2019 tra le amministrazioni regionali, il 9 marzo scorso il Ministero della Salute ha emanato la circolare “Aspetti operativi per la piena e uniforme implementazione del nuovo PNPV 2017-2019 e del relativo Calendario Vaccinale” in cui vengono specificati gli interventi di tipo logistico-organizzativo necessari a garantire un’offerta efficace a livello locale.

Tempistica
La circolare riporta la tempistica di introduzione dell’offerta attiva delle nuove vaccinazioni e i relativi obiettivi di copertura vaccinale per anno, sottolineando che dovrà essere sempre garantita la gratuità per tutte le vaccinazioni previste dal Piano, su richiesta del cittadino, relativamente alle coorti di nascita o ai gruppi a rischio individuati dal Piano stesso.

Obiettivi di copertura
Riguardo gli obiettivi di copertura – considerando che l’introduzione di una nuova vaccinazione nel calendario necessita interventi finalizzati al reperimento e alla disponibilità del vaccino in un numero di dosi adeguato all’utenza prevista, all’adeguamento dei sistemi di chiamata attiva e di registrazione delle vaccinazioni, all’organizzazione dei servizi vaccinali – la circolare prevede, anche ai fini del monitoraggio dei Lea, un aumento graduale degli obiettivi di copertura per anno. 

Governance
Dal punto di vista organizzativo, vengono date indicazioni: sulla governance delle attività vaccinali, propria dei Dipartimenti di Prevenzione delle ASL; sul monitoraggio dell’implementazione del piano e dell’impatto delle strategie vaccinali; sulle procedure di approvvigionamento dei vaccini; sulla opportunità di rafforzare la collaborazione con medici di medicina generale e pediatri di libera scelta per migliorare le coperture.
Ai fini dell’ottimale implementazione del Piano, il Ministero della Salute e le Regioni svilupperanno, entro il 30 giugno 2017, uno strumento analitico che consenta di identificare in maniera dettagliata e quantitativa le problematiche inerenti l’attuazione degli obiettivi del PNPV, per ciascuna vaccinazione e per ciascuna popolazione target, in ogni Regione.

Obblighi
Alla luce della attuale normativa vengono ribaditi gli obblighi, in tema di vaccinazione, per genitori, medici, scuole e ASL.

Per approfondire:
la notizia sul sito del Ministero della Salute
la circolare del Ministero della Salute “Aspetti operativi per la piena e uniforme implementazione del nuovo PNPV 2017-2019 e del relativo Calendario Vaccinale
il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2017-2019

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Vaccinazioni: close the gap 
Copertura vaccinale a rischio

Ultimo aggiornamento:
28 marzo 2017

JA-CHRODIS: la conferenza finale

Nel mese di febbraio, a Bruxelles, si è svolta la conferenza finale della Joint Action CHRODIS, l’azione comune europea dedicata alle malattie croniche e alla promozione dell’invecchiamento “in salute” nel corso della vita.

Come ha dichiarato Vytenis Andriukaitis, Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare, più di mezzo milione di persone in età lavorativa muoiono prematuramente per malattie croniche nella UE ogni anno. Le malattie croniche, quindi, rappresentano una grave minaccia per la sostenibilità dei sistemi sanitari che dovrebbero maggiormente investire sulla promozione della salute e la prevenzione delle malattie per mantenere le persone in buona salute e il più a lungo possibile. Per fare questo è necessario il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati.

JA-CHRODIS è un esempio di partecipazione e cooperazione tra tutti gli stakeholders europei che, attraverso una serie di azioni concrete, ha dato un contributo importante per affrontare le sfide poste dalle malattie croniche e per rendere i sistemi sanitari più sostenibili ed efficienti.

I risultati e le proposte presentate durante la conferenza sono il risultato di tre anni di collaborazione internazionale nel settore delle malattie croniche.

In particolare, è stato presentato il documento “Building on JA-CHRODIS What can we do to plan and implement practices to reduce the burden of chronic diseases?” che contiene 12 raccomandazioni (12 step) per contrastare le patologie croniche. Carlos Segovia, coordinatore del JA-CHRODIS, ha dichiarato che i 12 step sintetizzano in poche frasi concise tre anni di lavoro della JA e possono rappresentare uno strumento per decisori e professionisti sanitari nel loro lavoro dedicato alla prevenzione e cura delle malattie croniche.

Agli oltre 200 partecipanti alla conferenza finale della JA-CHRODIS, inoltre, sono stati illustrati i risultati e gli strumenti elaborati dalla JA, tra cui la piattaforma CHRODIS, l'archivio online di buone pratiche peer-reviewed, il Policy Brief sui Piani Nazionali per il diabete (PND), un modello di cura multidimensionale per le persone affette da multimorbidità e le condizioni necessarie per lo scambio e la trasferibilità di buone pratiche a livello internazionale.

Alla conferenza è intervenuta anche Zsuzsanna Jakab (Direttore dell’OMS Europa) che ha sottolineato i numerosi collegamenti tra l’Action Plan europeo dell’OMS per la prevenzione e il controllo delle malattie croniche (adottato dagli Stati membri nel 2016) e la JA. Tra questi: l’impegno per migliorare la prevenzione, la gestione e la cura; interventi evidence based a livello di popolazione e individuale; il rafforzamento delle capacità e supporto ai policy maker.

Infine, le tavole rotonde si sono concentrate sulla necessità di integrare la promozione della salute nell’ambito più ampio dell’assistenza sanitaria, su come rendere i sistemi sanitari più sostenibili ed efficienti e su un approccio globale di cura del paziente con malattie croniche.

Da ultimo ma non meno importante in occasione della conferenza finale CHRODIS è stata presentata la prossima Joint Action sulle malattie croniche.

Per approfondire:
il comunicato stampa sul sito CHRODIS
il sito CHRODIS
il report “Diabetes: a case study on strengthening health care for people with chronic diseases. Swot analysis overview of national or sub national policies and programs on prevention and management of diabetes” (PDF: 1,3 Mb)
il report “Diabetes: a case study on strengthening health care for people with chronic diseases. Survey on practices for prevention and management of diabetes” (PDF: 1,6 Mb).
l’articolo “Towards better prevention and management of diabetes - The Joint Action CHRODIS” focus della newsletter 172 della Commissione europea, pubblicata il 14 aprile 2016.
la pagina dedicata a CHRODIS sul sito del Ccm 
la pagina dedicata a CHRODIS sul sito del Ministero della Salute 
la pagina dedicata a CHRODIS sul sito EpiCentro 

Articoli correlati:
JA-CHRODIS: final conference
JA-CHRODIS a Vilnius: unire le forze 

Ultimo aggiornamento:
28 marzo 2017

Workshop sui PRP

Nell’ambito del percorso di monitoraggio, valutazione e certificazione dei Piani Regionali della Prevenzione (PRP) è stata prevista, oltre alla rendicontazione dello stato di avanzamento, anche l’organizzazione di incontri tematici per favorire il confronto e approfondimento su quanto si sta realizzando a livello territoriale e centrale nell’ambito dei Piani. Rientra dunque in questo contesto il workshop “Stato dell’arte e sviluppo futuro dei Piani regionali di prevenzione: l’attuazione dei macro obiettivi 1-6 del PNP” che si è svolto il 7 e l’8 marzo 2017 al Ministero della Salute. L’incontro è uno degli appuntamenti del percorso di accompagnamento all’implementazione e valutazione del Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2014-2018 ed è stato pensato per dare voce alle Regioni privilegiando, come chiave di discussione e confronto, gli elementi comuni nel percorso di attuazione dei PRP e gli eventuali elementi di ostacolo o di successo.

Sul sito del Ministero della Salute è possibile consultare:

  • il razionale e il programma dell’incontro (PDF: 511 kb)
  • le presentazioni delle Regioni partecipanti relative alle sessioni plenarie e le schede di sintesi degli interventi regionali a cura dell’Ufficio 8 della DG prevenzione del Ministero salute:

- Calabria: presentazione - scheda di sintesi
- Campania: presentazione - scheda di sintesi
- Emilia Romagna: presentazione - scheda di sintesi
- Friuli Venezia Giulia: presentazione - scheda di sintesi
- Lazio: presentazione - scheda di sintesi
- Liguria: presentazione - scheda di sintesi
- Lombardia: presentazione - scheda di sintesi
- Marche: presentazione - scheda di sintesi
- Molise: presentazione - scheda di sintesi
- PA Bolzano: presentazione - scheda di sintesi
- Piemonte: presentazione - scheda di sintesi
- Puglia: presentazione - scheda di sintesi
- Sicilia: presentazione - scheda di sintesi
- Toscana: presentazione - scheda di sintesi
- Umbria - scheda di sintesi
- Valle d'Aosta: presentazione - scheda di sintesi
- Veneto: presentazionescheda di sintesi

Ultimo aggiornamento:
28/03/2017

In bella vista - Programma Ccm 2015: iter di approvazione

14 settembre 2015

In data 3 settembre 2015, si è concluso l’iter di valutazione dei progetti di attuazione del programma CCM 2015.

Per il corrente anno, la Direzione Generale della Prevenzione ha inviato, con nota 22440 dell’8 luglio 2015, il programma CCM 2015 (approvato con DM del 11 maggio2015) a tutti gli Enti partner (Regioni e Province Autonome, ISS, INAIL, INMP e AGENAS,, invitandoli a trasmettere le proprie proposte, sotto forma di progetti esecutivi, entro il 10 agosto 2015.

In particolare, ciascun Ente partner è stato chiamato a trasmettere al Direttore Operativo del CCM un massimo di due proposte di progetto, nell’ambito delle sette linee di intervento identificate in tabella 1 del programma CCM 2015, senza alcun vincolo nella scelta della/e linea/e progettuale/i.

Quest’anno gli Enti partner hanno trasmesso un totale di 48 proposte.

Il Comitato Scientifico del CCM, sulla base dei criteri riportati nel programma stesso, ha assegnato un voto finale a ciascuno dei 48 progetti esecutivi pervenuti. In virtù della graduatoria conclusiva e tenuto conto degli importi dei singoli progetti e della disponibilità economica dell’area progettuale del programma CCM 2015, pari a € 4.501.761, nel corrente anno risultano finanziabili 12 progetti esecutivi  (PDF: 204 Kb).

Si avviano, dunque, le procedure amministrative per la stipula dei relativi accordi di collaborazione.

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8 luglio 2015

Adottato con DM 11 maggio 2015 (PDF: 235 Kb), registrato dalla Corte dei Conti il 3 luglio 2015, il Programma annuale di attività per il 2015 del Ccm (PDF: 130 Kb).

Anche per quest’anno è stata confermata la suddivisione in due ambiti operativi: area progettuale e azioni centrali.

Nell’ambito dell’area progettuale sono stati identificati tre ambiti di intervento: patologie trasmissibili, patologie non trasmissibili e azioni di sistema per un totale di dieci linee di intervento. Tali linee di intervento rappresentano una priorità di Governo, sono coerenti con le disposizioni del Piano Nazionale della Prevenzione, rilevanti per la sanità pubblica e presentano elementi, procedure e azioni la cui evidenza di efficacia  fa prevedere un impatto misurabile.

Della disponibilità economica per il 2015 pari a 9.003.521 €, salvo accantonamenti, il 50% è stato ripartito a favore delle linee progettuali e il restante 50% sulle cosiddette azioni centrali.

Sintesi delle procedure

Il Programma Ccm 2015 è stato trasmesso con nota ufficiale agli Enti partner (PDF: 172 Kb) l'8 luglio 2015.

In merito alle procedure di attuazione si segnala che gli Enti partner (Regioni e Province Autonome, ISS, INAIL, INMP e AGENAS) sono chiamati a presentare le proposte direttamente sotto forma di progetti esecutivi, redatti secondo lo standard Ccm 2015 (PDF: 385 Kb | DOC: 230 Kb).

Ciascun Ente partner raccoglie, vaglia e trasmette al Direttore operativo del Ccm un massimo di due proposte di progetto, nell’ambito delle dieci linee di intervento identificate in tabella 1 del Programma Ccm 2015, senza alcuna limitazione alla scelta della/e linea/e progettuale/i.

Le proposte devono inoltre prevedere:

  • il coinvolgimento di almeno tre Regioni, appartenenti alle tre differenti aree geografiche Nord, Centro, Sud, così da assicurare una rappresentatività del territorio nazionale, in funzione della trasferibilità dei risultati;
  • un finanziamento non superiore a 450.000 .

I progetti esecutivi potranno vedere il coinvolgimento, oltre che delle strutture del SSN e delle Regioni medesime, della Sanità militare, dell’Istituto superiore di sanità (ISS), dell’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL), dell’Agenzia Nazionale per i Servizi sanitari regionali (AGENAS), dell’Istituto Nazionale per la Promozione della salute delle Popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (IMPP) e degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (IZZSS), anche di università e istituti di ricovero e cura a carattere scientifico a carattere pubblico e di ogni altro ente pubblico, pertinente alla progettualità prescelta.

Tempistica

Le proposte di progetto e la relativa nota ufficiale di trasmissione devono essere inviate - entro e non oltre le ore 14.00 del 10 agosto 2015 - ai seguenti indirizzi di posta elettronica:

dgprev@postacert.sanita.it
s.mele@sanita.it
d.paramatti@sanita.it
p.rosi@sanita.it

Successivamente, come previsto dal Programma, il Comitato scientifico provvederà alla disamina dei progetti esecutivi, in base alla quale verranno identificate le proposte finanziabili.

Per una più completa e dettagliata informazione sull’iter procedurale consultare il Programma Ccm 2015  (PDF: 130 Kb).

 

Documenti allegati

Programma Ccm 2015 (PDF: 130 Kb)

Guida alla redazione dei progetti (PDF: 385 Kb | DOC: 230 Kb)

Nota ufficiale agli Enti partner (PDF: 172 Kb)

DM 11 maggio 2015 (PDF: 235 Kb)

Ultimo aggiornamento:
14 settembre 2015

World Health Day 2017

Con tre mesi di anticipo, l’OMS lancia il tema della prossima Giornata Mondiale della Salute, che come ogni anno si svolge il 7 aprile, anniversario della fondazione dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità.  
Il focus dell’edizione 2017 è la depressione e la Giornata sarà il momento culmine della campagna “Depression: let’s talk” avviata in occasione dello scorso World Mental Health Day 2016.
La depressione è un disturbo mentale che può colpire a tutte le età, in ogni parte del mondo ed entrambi i sessi. È una malattia che ha un impatto importante sulla capacità delle persone di svolgere anche le più semplici attività quotidiane, con conseguenze anche gravi a livello sociale e lavorativo. Nel peggiore dei casi, la depressione può portare al suicidio.
uttavia, la depressione può essere prevenuta e curata. L'obiettivo generale di questa campagna cominciata a ottobre 2016 con la Giornata Mondiale della Salute Mentale è parlarne a livello personale, con familiari, amici e medici, ma anche in ambienti più grandi, come la scuola o il lavoro, e attraverso media, blog e social media, in modo da abbattere lo stigma che la circonda e spingere chi ne soffre a chiedere aiuto.
Questi sono gli obiettivi principali che il World Health Day 2017 punta a raggiungere il 7 aprile e sul sito dell’Oms, oltre a una pagina dedicata alla campagna, è possibile trovare informazioni su come essere coinvolti nell’iniziativa e risorse utili per i media.

Il Ccm ha finanziato diversi progetti sulla prevenzione e il trattamento della depressione e delle sue complicanze. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Per approfondire:
l’area tematica depressione sul sito del Ministero della Salute
la notizia sulla Giornata mondiale della salute mentale 2016 sul sito EpiCentro

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Ultimo aggiornamento:
27 gennaio 2017

Oms: lotta al tabagismo

Ogni anno, circa 6 milioni di persone nel mondo muoiono a causa del consumo di tabacco o per l'esposizione al fumo di tabacco. Questo numero potrebbe salire a più di 8 milioni di persone a livello globale entro il 2030, a meno che non sia intrapresa una forte azione di controllo. Il fumo di tabacco è anche la causa più prevenibile al mondo di morte e malattia e può essere combattuto con successo attraverso una serie di misure di controllo indicate nella Convenzione Quadro per il Controllo del Tabacco dell’OMS, (WHO Framework Convention for Tobacco Control – FCTC).

In particolare, l’OMS Europa ha realizzato un nuovo strumento per la lotta al fumo di tabacco, il Tobacco Control Playbook, che è stato pensato come un collettore di esperienze evidence-based relative alle principali sfide che hanno dovuto affrontare i decisori impegnati nell’implementazione della Convenzione Quadro per il Controllo del Tabacco dell’OMS. Attraverso una raccolta di esperienze e dati questo documento descrive le tesi sviluppate per far fronte alle strategie comunicative dell’industria del tabacco. Al momento sono affrontanti 8 argomenti che spaziano dalla legislazione sul fumo al confezionamento dei pacchetti di sigarette, dal marketing alle tassazioni. L’idea è che questo prodotto venga aggiornato e ampliato con nuovi argomenti, sia sulla base dei feedback ricevuti che di ogni sviluppo nelle strategie comunicative dell’industria del tabacco, condividendo i contributi su un sito dedicato.

Inoltre, in un nuovo report pubblicato a gennaio 2017 dall’OMS e dal National Cancer Institute degli Stati Uniti risulta che le politiche di controllo sul fumo di tabacco, come le imposte e i prezzi più elevati delle sigarette, possono contribuire significativamente sul mantenimento e lo sviluppo della salute. Dai dati riportati nel documento emerge che, qualora non regolamentata, l’industria del tabacco può incidere per oltre mille miliardi di dollari americani l’anno sull’economia globale. La monografia esamina l’evidence esistente relativa a due grandi tematiche: l’economia del controllo del tabacco e le implicazioni economiche legate all’impegno nel controllo del tabacco. 

Per approfondire:
il comunicato stampa sul sito dell’OMS
il documento completo “NCI Tobacco Control Monograph Series 21 - The economics of tobacco and tobacco control

Da consultare:
la sezione Guadagnare Salute sul sito Ccm
l’area tematica fumo sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica fumo sul sito EpiCentro
il sito Passi/Epicentro

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Ultimo aggiornamento:
27 gennaio 2017

Morbillo, indicazioni operative

Alla luce dei dati disponibili relativi ai primi 3 mesi del 2017, con evidenza di un preoccupante incremento dei casi di morbillo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, presenza di focolai e di casi dovuti a trasmissione nosocomiale, il Ministero della Salute ha ritenuto ritiene opportuno ribadire alcune raccomandazioni contenute nel Piano Nazionale di Eliminazione Morbillo e Rosolia congenita 2010-2015 nella nota del 4 aprile 2017 indirizzata alle Regioni e Province autonome e alle Amministrazioni centrali.

Nella Nota ministeriale si forniscono indicazioni operative per la gestione dell’epidemia in atto:

  1. Offrire attivamente la vaccinazione ai contatti suscettibili di casi di morbillo entro 72 ore dall'esposizione. Nei casi in cui sono trascorsi più di 72 ore dall'esposizione offrire, comunque, la vaccinazione per recuperare i suscettibili eventualmente non contagiati.
  2. Allertare i medici di medicina generale, i pediatri, i ginecologi e i medici ospedalieri e di Pronto Soccorso.
  3. Inoltre, in considerazione del fatto che sono stati notificati 77 casi di morbillo tra i bambini sotto l'anno di età, è utile ricordare che in presenza di focolai segnalati in asili nido, è possibile: 
    a.  offrire attivamente la seconda dose ai bambini esposti e ai loro fratelli/sorelle vaccinati con una sola dose, anche se di età inferiore a quella prevista dal calendario vaccinale per la seconda dose.
    b.  offrire la prima dose ai bambini suscettibili esposti a partire dai 6 mesi di età.

Per quanto riguarda i bambini sotto i 6 mesi di età, le donne in gravidanza suscettibili e i pazienti immunodepressi, in cui il rischio di complicanze è aumentato se dovessero sviluppare la malattia, si raccomanda di somministrare le IgG entro 6 giorni dall’esposizione.

Relativamente alle epidemie nosocomiali, si raccomanda di mettere in atto iniziative vaccinali supplementari rivolte alle popolazioni suscettibili sopra i 2 anni inclusi i soggetti a rischio (es. gli operatori sanitari) e, a causa dell’elevata trasmissibilità del virus del morbillo, è utile ricordare di mettere in atto i protocolli per la prevenzione della

trasmissione delle infezioni negli ospedali, negli ambulatori e nei Pronto Soccorso.

Si sottolinea, altresì, l'importanza di predisporre e diffondere materiale informativo per operatori e per le famiglie sul morbillo, sulla rosolia in gravidanza e sulla rosolia congenita e sull’efficacia e sicurezza della vaccinazione MPR.

Da consultare:
la notizia sul sito del Ministero della Salute
la nota del 4 aprile 2017
il Piano Nazionale di Eliminazione Morbillo e Rosolia congenita 2010-2015
il bollettino settimanale sull’epidemia di morbillo in Italia sul sito del Ministero della Salute
il bollettino settimanale sul sito EpiCentro
l’ultimo bollettino settimanale relativo all'epidemia di morbillo in Italia
il Calendario vaccinale del PNPV 2017-2019

Per approfondire:
le schede dedicate al morbillo sul sito del Ministero della Salute
le pagine dedicate al morbillo sul sito EpiCentro
l'area tematica malattie infettive e vaccinazioni sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica vaccinazioni sul sito EpiCentro

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Ultimo aggiornamento:
27 aprile 2017

Progetto sul Diabetes self-management: convegno conclusivo

L’11 aprile scorso, presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, si è svolto il convegno conclusivo del progetto Ccm “Un intervento di implementazione strutturata e sistematica di educazione della persona diabetica: agire su alimentazione, attività fisica e gestione auto-efficace della malattia cronica per incidere sul controllo del peso e degli indicatori di malattia”.

Il diabete è una delle malattie croniche più diffuse al mondo. Il 90% degli individui con diabete è affetto da diabete di tipo 2, che ha tra i suoi maggiori fattori di rischio l’obesità e una ridotta attività fisica.

Il progetto “Educare la persona con diabete”, avviato nel 2014 in PA di Bolzano, Toscana e Basilicata, si propone l’implementazione sistematica di un percorso di educazione della persona con diabete di tipo 2 al fine di rafforzare la capacità di autogestione e promuovere corretti stili di vita.

Per lo svolgimento del progetto è stato adottato il Diabetes Self Management Program sviluppato dalla Stanford University, adattando il programma originario al contesto italiano, ed è stato predisposto un sussidiario per i partecipanti. Nei dodici mesi successivi all’intervento educativo sono stati monitorati lo stato di salute e i comportamenti dei partecipanti.

Nel corso del convegno conclusivo “Il self-management per la persona con diabete – Dalla progettualità alla pianificazione e implementazione strutturata dei programmi di educazione” sono stati presentati i principali risultati raggiunti:

  • I contenuti sull’alimentazione sono stati adattati al modello alimentare mediterraneo e hanno tenuto conto delle linee guida sulla Terapia Medica Nutrizionale del Diabete Mellito e delle normative europee sull’etichettatura degli alimenti.
  • Sono state introdotte indicazioni per lo sviluppo di piani personalizzati per l’attività fisica.
  • È stato pubblicato un Abecedario con i contenuti chiave per l’autogestione del diabete, che include un diario per monitorare stato di salute, stili di vita e capacità di autogestione.  L’Abecedario è stato inoltre tradotto in lingua tedesca.

I risultati sullo stato di salute e gli stili di vita (pre/post educazione) dei partecipanti (oltre 900) sono in corso di analisi.

L’attività svolta ha permesso di predisporre nelle tre regioni un piano strutturato, di medio/lungo periodo, di educazione della persona con diabete per agire in modo efficace e trasversale sui fattori di rischio della malattia.

Il Ccm ha finanziato diversi progetti sul management del diabete di tipo 2. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Per saperne di più 
Testo del progetto (PDF: 431 Kb)

Il convegno
Il self-management per la persona con diabete – Dalla progettualità alla pianificazione e implementazione strutturata dei programmi di educazione
Pisa, 11 aprile 2017
Il programma  

Le presentazioni 
Creare social value partendo dalla prevenzioneS. Nuti
Il self management per le persone con cronicità. Tra teoria e pratica. possiamo imparare dall’esperienza statunitenseK. Lorig
Il progetto interregionale di promozione del self management per la persona con diabete: I risultati raggiunti – A. M. Murante
Dalla progettualità all’implementazione sistematica e strutturata nelle tre regioni: PA di Bolzano – M. Siller 
Dalla progettualità all’implementazione sistematica e strutturata nelle tre regioni: Regione Toscana – G. Di Cianni, D. Pagliacci
Dalla progettualità all’implementazione sistematica e strutturata nelle tre regioni: Regione Basilicata – P. Bellitti 
L’educazione strutturata e sistematica della persona con diabete: una buona pratica da diffondere?R. D’Elia

Da consultare:
la pagina dedicata al progetto IGEA sul sito EpiCentro
l’area tematica diabete tipo 2 sul sito del Ministero della Salute
il sito della JA-CHRODIS 

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Ultimo aggiornamento:
27 aprile 2017

Nutrizione e attività fisica: nuovi materiali

Sul sito della Commissione europea sono disponibili on line le presentazioni di due eventi che si sono svolti nel mese di marzo a Bruxelles: il  Plenary meeting  della Piattaforma d’azione europea per l’alimentazione, l’attività fisica e la salute, che si è svolto il 9 marzo scorso e l’ High Level Group sulla nutrizione e l’attività fisica, che si è tenuto l’8 marzo. Durante quest’ultimo incontro è stata presentata la Joint Action Janpa (Joint Action on Nutrition and Physical Activity), a cui partecipa anche l’Italia con il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità, e sono stati illustrati in particolare gli obiettivi e gli outcomes del Workpackage 4 (WP4 – Cost of Childhood Obesity).

Janpa, la Joint Action (JA) europea sulla nutrizione e l’attività fisica, ha come obiettivo principale fermare, entro il 2020, la crescente diffusione di sovrappeso e obesità tra i bambini e gli adolescenti, mettendo a fuoco specifici risultati che possano contribuire in modo efficace alle politiche nutrizionali e relative all’attività fisica dedicate all’infanzia. Attraverso lo scambio, l’identificazione e la selezione di dati e best practice tra i 26 Paesi coinvolti, JANPA (che fornisce un contributo diretto al Piano d’Azione europeo 2014-2020 sull’obesità infantile) sarà in grado di:

  • stimare e prevedere i costi economici legati al sovrappeso e all’obesità
  • implementare interventi integrati dedicati alla promozione di una sana alimentazione e dell’attività fisica tra le donne incinte e le famiglie con bambini piccoli.
  • contribuire alla costruzione di ambienti scolastici più salutari
  • aumentare l’uso delle informazioni nutrizionali degli alimenti da parte di autorità sanitarie, stakeholder e famiglie.

Per raggiungere questi obiettivi la JA-JANPA è organizzata in 7 workpackages (WP), tra i quali il WP4, (Stimare i costi dell’obesità infantile), è finalizzato allo sviluppo di un razionale economico basato sull’evidenza per le azioni sull’obesità infantile.

Recentemente inoltre l’Ufficio europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS Europa) ha invitato gli Stati membri a introdurre ampie restrizioni alla commercializzazione di prodotti alimentari ricchi di grassi, sale e zuccheri per i bambini attraverso tutti i mezzi di comunicazione adottando una serie di programmi completi per promuovere l'assunzione di alimenti sani e ridurre l'assunzione di alimenti e bevande analcoliche ad alto contenuto di grassi saturi, sale e / o zuccheri liberi (alimenti HFSS). A fine l’OMS Europa propone un nuovo strumento per contribuire a garantire il raggiungimento degli obiettivi nazionali in questo campo: “Monitoring food and beverage marketing to children via television and the Internet – A proposed tool for the WHO European Region”.

Il Ccm ha finanziato diversi progetti sulla prevenzione dell’obesità infantile, in particolare nel 2007 nell’ambito del progetto “Sistema di indagini sui rischi comportamentali in età 6-17 anni”, ha promosso e finanziato Okkio alla Salute, un sistema di sorveglianza sul sovrappeso e l’obesità nei bambini delle scuole primarie (6-10 anni) e i fattori di rischio correlati. Il 4 maggio prossimo, a Roma, si svolgerà il Convegno nazionale per i 10 anni di OKkio alla Salute. Inoltre il Ccm anche attraverso il programma Guadagnare salute ha supportato e finanziato diversi progetti sulla promozione dell’attività fisica e di comportamenti alimentari salutari. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Per approfondire:
il Plenary meeting of the European Platform for Action on Diet, Physical Activity and Health
l’ High Level Group on nutrition and physical activity
il tool “Monitoring food and beverage marketing to children via television and the Internet
il sito di  Janpa
la pagina dedicata a JAMPA sul sito Ccm
la pagina dedicata a Guadagnare salute sul sito Ccm
il sito Guadagnare salute
il sito Okkio alla Salute su EpiCentro

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Convegno nazionale per i 10 anni di OKkio alla Salute

Ultimo aggiornamento:
27 aprile 2017

Convegno nazionale per i 10 anni di OKkio alla Salute

Il 4 maggio, presso il Ministero della Salute, si terrà il convegno “Dieci anni di OKkio alla Salute: i risultati della V raccolta dati e le sfide future”.

L’evento, organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute/CCM, è l’occasione per presentare i risultati della V indagine, discutere del lavoro svolto dalle Regioni durante i 10 anni di attività e fornire dati aggiornati..

“OKkio alla SALUTE – Promozione della salute e della crescita sana dei bambini della scuola primaria” è un sistema di sorveglianza nazionale sul sovrappeso e l’obesità nei bambini delle scuole primarie (6-10 anni) e i fattori di rischio correlati. Promosso e finanziato dal Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo della Malattie (CCM) del Ministero della Salute nell’ambito del più ampio progetto Ccm “Sistema di indagini sui rischi comportamentali in età 6-17 anni”, e implementato attraverso il progetto Ccm “Sovrappeso e obesità nei bambini: il sistema di sorveglianza OKkio alla Salute”, è coordinato  dal Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute (CNESPS) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) in collaborazione con le Regioni, il Ministero della Salute e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Questa sorveglianza permette, in tutte le Regioni italiane, di raccogliere informazioni sullo stato ponderale, sulle abitudini alimentari, sui livelli di attività fisica e sui comportamenti a rischio dei bambini (8-9 anni) della scuola primaria, nonché sulle iniziative scolastiche favorenti la sana nutrizione e il movimento, con l’obiettivo di orientare la realizzazione di iniziative utili ed efficaci per il miglioramento delle condizioni di vita e di salute dei bambini delle scuole primarie. Ad oggi si è giunti alla quinta raccolta dati, ciascuna realizzata con una periodicità biennale (2008/9, 2010, 2012, 2014 e 2016); le informazioni sono raccolte a scuola, mediante quattro questionari, e i bambini vengono misurati e pesati attraverso procedure e strumenti standardizzati su tutto il territorio nazionale; tale standardizzazione garantisce la precisione delle stime e la riproducibilità. La sorveglianza vede il coinvolgimento attivo dei professionisti della sanità e della scuola.
OKkio alla SALUTE è collegato al programma europeo “Guadagnare salute” e ai Piani di Prevenzione nazionali e regionali  e partecipa, inoltre, all’iniziativa della regione europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) denominata COSI - Childhood Obesity Surveillance Initiative.

Il convegno del 4 maggio è finalizzato alla presentazione dei risultati della V raccolta dati (2016) e fornirà agli operatori sanitari e della scuola coinvolti elementi conoscitivi inerenti il quadro epidemiologico attuale della distribuzione dell’eccesso ponderale e dei comportamenti a rischio nei bambini (8-9 anni) con un dettaglio regionale, nonché una panoramica dell’evoluzione del fenomeno nel tempo attraverso il confronto con i dati delle precedenti raccolte. In una sessione specifica dell’evento sarà, inoltre, data la possibilità ad alcune Regioni di illustrare l’impatto della Sorveglianza nel proprio contesto a dieci anni dalla sua implementazione. Grazie al coinvolgimento di OKkio alla SALUTE nell’iniziativa “COSI - Childhood Obesity Surveillance Initiative” della regione europea dell’OMS, durante il convegno sarà dato ampio risalto al quadro epidemiologico europeo dell’eccesso ponderale nei bambini.

Da consultare:
il programma del convegno
l’area tematica OKkio alla Salute sul sito EpiCentro
la pagina dedicata a OKkio alla Salute sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica COSI - Childhood Obesity Surveillance Initiative sul sito dell’OMS
la pagina dedicata a Guadagnare salute sul sito Ccm
il sito Guadagnare salute

Per approfondire:
il rapporto nazionale “Il Sistema di sorveglianza OKkio alla SALUTE: risultati 2014“ (pdf: 806 kb)
il progetto Ccm “Sistema di indagini sui rischi comportamentali in età 6-17 anni
il progetto Ccm “Sovrappeso e obesità nei bambini: il sistema di sorveglianza OKkio alla Salute

 

Ultimo aggiornamento:
27 aprile 2017

Alcohol Prevention Day 2017

L’alcol è uno dei principali fattori di rischio e di malattia e tra le prime cause di mortalità prematura e di disabilità evitabili. Ogni anno l’alcol causa nel mondo 3,3 milioni di morti. Il consumo di bevande alcoliche è complessivamente responsabile di mortalità prematura, disabilità e insorgenza di oltre 230 patologie che costano alla società almeno 17 milioni di anni di vita persi.

L’Alcohol Prevention Day 2017, catalizzatore del dibattito che si svolge nell’intero corso di aprile, mese di Prevenzione Alcologica, è finanziato dal Ministero della Salute e organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), in stretta collaborazione con la Società Italiana di Alcologia (SIA), l’Associazione Italiana Club Alcologici Territoriali - AICATEurocare, che hanno garantito per il sedicesimo anno consecutivo, attraverso i gruppi di lavoro congiunti e il Network collaborativo ITACA del Centro OMS con i Centri Alcologici Regionali delle Regioni Toscana e Liguria, la disponibilità dei materiali di prevenzione atti a favorire e supportare una adeguata cultura di prevenzione basata su livelli più elevati di tutela della salute, di consapevolezza e di responsabilità individuale e sociale.

Secondo i dati ISTAT (Istituto nazionale di statistica) nel corso del 2015 il 64,5% degli italiani di 11 anni e più (pari a 35 milioni e 64 mila persone) ha consumato almeno una bevanda alcolica, con prevalenza notevolmente maggiore tra i maschi (77,9%) rispetto alle femmine (52,0%). Rispetto al 2014 si registra un incremento dei consumi: nel 2014, infatti, ha consumato almeno una bevanda alcolica il 63% degli italiani di 11 anni e più (pari a 34 milioni e 319 mila persone).
Questi alcuni dati contenuti nella Relazione sugli interventi realizzati nel 2016 in materia di alcol e problemi correlati, trasmessa al Parlamento il 21 marzo 2017.

Nel 2015 si osserva una sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente dei consumatori giornalieri, mentre continuano a crescere i consumatori fuori pasto (nel 2013 erano il 25,8%, nel 2014 erano il 26,9%, nel 2015 risultano il 27,9%) e resta allarmante il fenomeno del binge drinking, ossia l’assunzione di numerose unità alcoliche al di fuori dei pasti e in un breve arco di tempo, nel 2015 è stata pari a 10,8% tra gli uomini e 3,1% tra le donne di età superiore a 11 anni e identifica oltre 3.700.000 binge drinker di età superiore a 11 anni, con una frequenza che cambia a seconda del genere e della classe di età della popolazione.

Le percentuali di binge drinker sia di sesso maschile che femminile aumentano nell’adolescenza e raggiungono i valori massimi tra i 18-24enni (M=22,2%; F=8,6%); oltre questa fascia di età le percentuali diminuiscono nuovamente.

Dall’analisi del tipo di bevande consumate si conferma un aumento della quota di chi consuma, oltre a vino e birra, anche aperitivi, amari e superalcolici,  soprattutto fra i più giovani e le donne ma in misura percentuale maggiore negli adulti oltre i 44 anni e gli anziani.

Lo studio sui consumi alcolici nelle Regioni Italiane dimostra che il consumo di alcol nell’anno è decisamente aumentato rispetto all’anno precedente sia al Nord e sia al Centro Italia, mentre non si rilevano variazioni statisticamente significative al Sud e nelle Isole.

Ogni anno lo scenario epidemiologico tracciato dall’analisi dei dati prodotta dall’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA) per la Relazione del Ministro della Salute al Parlamento sugli interventi realizzati ai sensi della Legge 125/2001, e dell’ISTAT contribuisce a delineare le tendenze e le pratiche che guidano il decisore politico nelle opportune scelte rivolte a contrastare l’uso dannoso e rischioso di alcol, attraverso l’implementazione di interventi oggi maggiormente disponibili rispetto al passato, il cui rapporto costo-benefici e la cui valenza è oggi ampiamente sollecitata dalle evidenze prodotte dalla vasta e consolida rete europea di ricerca scientifica e di advocacy.

Il Ccm ha finanziato diversi progetti relativi al monitoraggio dell'impatto dell'alcol sulla salute in Italia, e nell’ambito del programma Guadagnare Salute e del progetto Agorà è stato realizzato il Piano nazionale alcol e salute (PNAS) che aveva durata triennale (1 gennaio 2007-31 dicembre 2009) ma le cui indicazioni sono tuttora valide e inserite tra gli obiettivi del Piano Nazionale di Prevenzione come punto di riferimento per le azioni di prevenzione di livello nazionale e regionale. 
Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Per approfondire:
la notizia della Relazione al Parlamento su alcol e problemi alcol correlati sul sito del ministero della Salute
il documento completo Relazione sugli interventi realizzati nel 2016 in materia di alcol e problemi correlati
il rapporto Istisan 17/1 “Epidemiologia e monitoraggio alcol-correlato in Italia e nelle Regioni. Valutazione dell’Osservatorio Nazionale Alcol-Cnesps sull’impatto del consumo di alcol ai fini dell’implementazione delle attività del Piano nazionale alcol e salute. Rapporto 2017
l’aggiornamento dell’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA) sul sito EpiCentro
le presentazioni dei relatori intervenuti all’Alcohol Prevention Day 2017 sul sito EpoCentro
le considerazioni dell’Oms Europa e il riconoscimento all’iniziativa italiana

Consultare:
la sezione Guadagnare Salute sul sito Ccm
l’area tematica Alcol e alcoldipendenza sul sito del Ministero della Salute
l’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA) del Cnesps (ISS) sul sito EpiCentro
il sito Passi/EpiCentro

Ultimo aggiornamento:
27 aprile 2017

Vaccinazioni: dal Ministero una nuova guida informativa

Lo stato delle vaccinazioni in Italia, il nuovo Piano Nazionale per la Prevenzione Vaccinale (PNPV 2017-2019), i numeri e l’offerta, le malattie prevenibili, le false credenze. Sono questi i temi di stringente attualità affrontati nel nuovo Quaderno del Ministero della Salute: “Vaccinazioni, stato dell’arte, falsi miti e prospettive. Il ruolo chiave della prevenzione”.

Le vaccinazioni sono da sempre considerate uno strumento di comprovata efficacia e sicurezza: grazie al loro utilizzo alcune malattie sono state eradicate, altre sono controllate consentendo di salvare ogni anno tra i 2 ed i 3 milioni di decessi. Eppure le malattie prevenibili da vaccino sono ancora oggi responsabili di milioni di decessi nel mondo. Proprio per tale ragione, i 194 Stati membri dell'Assemblea mondiale della sanità hanno adottato, nel 2012, il piano mondiale che, tra i suoi obiettivi, si prefigge di raggiungere entro il 2020 una copertura vaccinale del 90% a livello nazionale e la riduzione di oltre i 2/3 della mortalità infantile. In questo contesto è stato sviluppato il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019 (approvato il 19 gennaio 2017) che ha l’obiettivo di garantire a tutti i cittadini i pieni benefici derivanti dalla vaccinazione, attraverso l’equità nell’accesso a vaccini di elevata qualità e disponibili nel tempo.

Il testo del nuovo Quaderno è stato pensato come una proposta scientificamente solida per rispondere alla crescente domanda di informazione. 

Alla stesura della monografia, coordinata dal direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero, Ranieri Guerra, da Walter Ricciardi , presidente dell’Istituto Superiore di Sanità e da Roberta Siliquini presidente del Consiglio Superiore di Sanità, hanno collaborato docenti universitari e professionisti attivi sul territorio e nella ricerca.

Il Quaderno descrive i vaccini, la loro scoperta e la loro azione sul sistema immunitario, le principali malattie prevenibili da vaccinazione, le offerte vaccinali, i luoghi della vaccinazione (scuola, ospedale, lavoro), il valore etico e i risvolti sociali ed economici della vaccinazione, con  un approfondimento sul mondo della tecnologia, della comunicazione e dei mass media.

Da consultare:
il pdf del Quaderno "Vaccinazioni, stato dell’arte, falsi miti e prospettive. Il ruolo chiave della prevenzione"
la versione sfogliabile del Quaderno "Vaccinazioni, stato dell’arte, falsi miti e prospettive. Il ruolo chiave della prevenzione"
la Circolare “Aspetti operativi per la piena e uniforme implementazione del nuovo PNPV 2017-2019 e del relativo Calendario vaccinale
il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 (PNPV)

Per approfondire:
l'area tematica malattie infettive e vaccinazioni sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica vaccinazioni sul sito EpiCentro

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Ultimo aggiornamento:
27 aprile 2017

Progetto Ccm “FAI”: i risultati finali

L’11 dicembre scorso si è svolto, presso il Ministero della Salute, il convegno finale del “Progetto FAI: la fibrillazione atriale in Italia. La Medicina di iniziativa e il medico di medicina generale per garantire l'accesso a servizi e cure efficaci riducendo i costi per il SSN e i costi sociali legati all'elevato rischio di ictus cerebrale”, finanziato dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm) del Ministero della Salute nell’ambito del programma Ccm 2014.

La fibrillazione atriale (FA) è la più frequente aritmia cardiaca di rilevanza clinica: la prevalenza della FA è strettamente collegata all’età e interessa soprattutto gli ultrasessantacinquenni, che in Italia costituiscono il 25% della popolazione. L’importanza della fibrillazione atriale è legata al fatto che essa rappresenta uno dei più importanti fattori di rischio di ictus cerebrale: infatti la presenza di FA aumenta di ben 5 volte il rischio di ictus cerebrale. Gli ictus causati da fibrillazione atriale tendono ad essere più gravi, con una maggiore incidenza di disabilità e morte rispetto ad altri tipi di ictus. Con il progetto FAI, realizzato dal Dipartimento NEUROFARBA dell'Università degli Studi di Firenze in collaborazione con l’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche e coordinato dalla Regione Toscana, è stata stimata per la prima volta in Italia, in un campione non selezionato di popolazione anziana, la frequenza della fibrillazione atriale. Inoltre, per ciascun paziente fibrillante arruolato nel progetto sono stati valutati i fattori di esposizione e le comorbosità associate, l'appropriatezza della profilassi antiembolica (uso e tipo di anticoagulanti) e le eventuali motivazioni della mancata aderenza al trattamento.

Nel corso dell'evento sono stati presentati i risultati finali del progetto che ha permesso di:

  • Fornire, per la prima volta nel nostro Paese, stime accurate della frequenza della FA in un campione rappresentativo della popolazione anziana italiana. Nel campione totale, la prevalenza della fibrillazione atriale nei soggetti ultrasessantacinquenni è del 7,3%. Se i tassi di prevalenza vengono standardizzati sulla composizione demografica dell’intera popolazione italiana, la frequenza della fibrillazione atriale risulta essere dell’8,3%, con tassi del 9,1% nei maschi e del 7,3% delle femmine. Questo dato indica che in Italia un anziano su 12 è affetto da fibrillazione atriale. I tassi di prevalenza riscontrati indicano una frequenza elevata di questa importante aritmia negli anziani che risulta, tuttavia, in linea con le stime più recenti attualmente disponibili nei paesi occidentali. La proiezione in numeri assoluti di questi dati indica che in Italia la fibrillazione atriale colpisce circa 1.100.000 ultrasessantacinquenni.
  • Identificare una maggiore frequenza di alcuni fattori di rischio nei pazienti con FA. I pazienti con FA infatti hanno con frequenza significativamente maggiore una diagnosi di ipertensione arteriosa, precedente infarto miocardico, scompenso cardiaco, altra aritmia cardiaca, iperglicemia, diabete mellito, ipercolesterolemia, consumo di alcol e alterata funzionalità renale. Inoltre, in questi soggetti si era già verificato un ictus cerebrale, con una frequenza 4 volte superiore ai soggetti senza FA.
  • Verificare l’aderenza dei pazienti con FA al trattamento con farmaci anticoagulanti che consentono una riduzione del rischio ictus di oltre il 70%. I dati acquisiti nel Progetto FAI indicano che i pazienti con diagnosi di FA che non ricevono trattamento con farmaci anticoagulanti sono il 30,7%. Sono state inoltre ricercate le motivazioni principali del non trattamento.

I dati ottenuti dal Progetto FAI, insieme alle differenze territoriali rilevate, forniscono la base conoscitiva per ulteriori interventi mirati a ridurre il peso di questa importante e frequente aritmia, che costa al SSN, solo prendendo in considerazione i costi diretti determinati dal verificarsi di un ictus cerebrale, oltre un miliardo di Euro ogni anno.

 

Per approfondire:
il programma del convegno
il documento con i risultati finali
la scheda del progetto

Ultimo aggiornamento:
22/12/2017

Corso FAD: “Morbillo e rosolia”

Dal 20 novembre 2017 è attivo online sulla piattaforma FADINMED (https://www.fadinmed.it/) il corso di Formazione a Distanza per operatori sanitari dal titolo: “Morbillo e rosolia: epidemiologia, sorveglianza e prevenzione”.

L'obiettivo del corso è di offrire un aggiornamento epidemiologico sulla situazione del morbillo e della rosolia a livello nazionale ed internazionale e di aumentare le competenze degli operatori sanitari sugli aspetti clinici, sulla sorveglianza e sulla prevenzione di queste due malattie, con particolare attenzione alle priorità delineate nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019 (PNPV) e nel Piano nazionale per l’eliminazione del morbillo e della rosolia congenita (PNEMoRc).

Il corso, che è stato realizzato grazie ai fondi del Ministero della Salute, nell'ambito del Progetto CCM 2015 "Azioni a sostegno del Piano Nazionale per l'Eliminazione del Morbillo e della Rosolia congenita", è accreditato per i medici, gli odontoiatri, gli infermieri, gli assistenti sanitari e gli infermieri pediatrici, eroga 8 crediti ECM (Codice ECM 210217) e sarà attivo per una durata di 12 mesi.

Obiettivo principale del Progetto CCM 2015 è quello di sostenere l’attuazione del Piano nazionale per l’eliminazione del morbillo e della rosolia congenita attraverso specifici interventi coordinati che prevedono l’implementazione dell’analisi epidemiologica con la produzione di report regionali e resoconti regionali sintetici, il supporto a specifica attività di formazione per gli operatori sanitari in particolare sugli aspetti comunicativi, l’elaborazione e attuazione di un piano di comunicazione rivolto alla popolazione generale a supporto del piano con particolare riferimento al WEB e Social Network, il sostegno alle regioni in difficoltà sugli obiettivi del piano e la promozione delle attività supplementari di immunizzazione sul territorio nazionale.

Per approfondire:
la piattaforma FADINMED
il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019 (PNPV)
il Piano nazionale per l’eliminazione del morbillo e della rosolia congenita (PNEMoRc)
la scheda del progetto CCM 2015 "Azioni a sostegno del Piano Nazionale per l'Eliminazione del Morbillo e della Rosolia congenita".

Articoli correlati sul sito CCM:
Progetto MoRoNet: la rete di laboratorio per morbillo e rosolia
Immunizzazione negli adolescenti e negli adulti

Ultimo aggiornamento:
22/12/2017

Al via la campagna antinfluenzale

È partita la campagna di vaccinazione antinfluenzale del Ministero della Salute per la stagione 2015-2016,
che vedrà la possibilità di vaccinarsi dalla metà del mese di ottobre fino a tutto il mese di dicembre. Non essendo l'avvio della campagna vaccinale uniforme su territorio nazionale, è necessario monitorare l'offerta vaccinale delle singole regioni che dipende dalla disponibilità del vaccino nelle singole Asl.

Le categorie di popolazione cui la vaccinazione è raccomandata e offerta a titolo gratuito sono:

  • le donne che si trovino nel 2° e 3° trimestre di gravidanza durante il picco epidemico
  • tutti i soggetti a rischio di complicanze per patologie pregresse o concomitanti
  • i soggetti di età pari o superiore ai 65 anni
  • gli operatori sanitari che hanno contatto diretto con i pazienti

Per gli altri soggetti a rischio si può consultare la "Circolare Prevenzione e controllo dell'influenza: raccomandazioni per la stagione 2015-2016". Il vaccino è, comunque, indicato per tutte le persone che desiderino evitare di contrarre il virus ed è disponibile e acquistabile in farmacia dietro presentazione di ricetta medica.

Vista l'importanza di far fronte ad una malattia, come l'influenza, ricorrente e imprevedibile, oltre che impegnativa per il Sistema sanitario nazionale anche dal punto di vista delle risorse economiche, è bene attenersi alle raccomandazioni della circolare annuale citata prima.

Basandosi sulle informazioni relative ai ceppi virali circolanti e sull'andamento delle sindromi influenzali della scorsa stagione, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) indica per la stagione 2015-2016 la composizione del vaccino che conterrà: la variante A/California/7/2009 (H1N1), presente anche nel vaccino della scorsa stagione, una nuova variante antigenica di sottotipo H3N2 (A/Switzerland/9715293/2013), che sostituirà il ceppo A/Texas/50/2012 contenuto nel vaccino della scorsa stagione, una nuova variante di tipo B (B/Phuket/3073/2013), appartenente sempre al lineaggio B/Yamagata/16/88, in sostituzione del precedente ceppo vaccinale, B/Massachusetts/2/2012.

Rimane inteso che l'azione preventiva del vaccino debba combinarsi con quella di semplici ma importanti gesti quotidiani sempre utili ed efficaci (lavarsi spesso le mani, coprirsi naso e bocca quando si starnutisce, evitare di toccare occhi, naso e bocca con le mani non lavate, ecc.). Un gesto semplice ed economico, come il lavarsi spesso le mani, in particolare dopo essersi soffiati il naso o aver tossito o starnutito, costituisce un rimedio utile per ridurre la diffusione dei virus influenzali, così come di altri agenti infettivi. Sebbene tale gesto sia sottovalutato, esso rappresenta sicuramente l'intervento preventivo di prima scelta, ed è pratica riconosciuta, dall'OMS, tra le più efficaci per il controllo della diffusione delle infezioni anche negli ospedali.

 

Per approfondire:

Circolare Prevenzione e controllo dell'influenza: raccomandazioni per la stagione 2015-2016 (PDF: 990 Kb)

Le raccomandazioni per la stagione influenzale 2015-2016 sul portale CCm

Le riflessioni del direttore Guerra sull'ultima stagione influenzale

Ultimo aggiornamento:
27 ottobre 2015

I frutti dei progetti Ccm

I piani per annualità

Consulta i materiali relativi ai Piani nazionali e regionali della prevenzione dei seguenti periodi:

 

Ultimo aggiornamento:
26 luglio 2107

I progetti a sostegno della valutazione del PNP

Consulta i materiali relativi ai Progetti a sostegno della valutazione dei Piani nazionali e regionali della prevenzione dei seguenti periodi:

2014

 

Ultimo aggiornamento:
26 luglio 2017

“Health in the Cities”

L’11 dicembre scorso si è tenuta a Roma la Conferenza internazionale “Health in the Cities”, organizzata dal Ministero della Salute come prosecuzione ideale dei temi del G7 Salute svoltosi a Milano il 5 e 6 novembre scorsi.
Focus dell’evento è stato la salute nelle città, quale sfida futura a livello globale per la popolazione delle aree urbane. Nel corso della conferenza si sono discussi i principali temi legati alla salute dei cittadini (i determinanti della salute nel contesto urbano per uno sviluppo sostenibile, i cambiamenti climatici e gli impatti sulla salute nelle città) e si sono condivise le good practices per un futuro dei cittadini delle aree urbane sano, sicuro e sostenibile.
Vivere in un ambiente urbano sano, sicuro e sostenibile per i cittadini è anche uno dei temi e degli impegni principali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Nel corso della conferenza il Ministero della Salute ha firmato un accordo, con i Comuni dell'Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), la "Urban Health Rome Declaration”, che individua 15 azioni concrete a favore della salute sostenibile nelle città.
In particolare l’accordo definisce gli aspetti strategici di azione per migliorare la salute nelle città attraverso un approccio di tipo olistico, per quanto riguarda la persona, e di tipo multisettoriale, per quanto attiene alle politiche di promozione della salute nell’ambito del contesto urbano, considerando che il ruolo delle città nella promozione della salute nei prossimi decenni sarà potenziato dal fenomeno dell'urbanizzazione.

Sul sito della conferenza sono disponibili le presentazioni dei relatori.

Per approfondire:
il programma e le presentazioni sul sito dedicato alla conferenza
la "Urban Health Rome Declaration” in versione italiana e in versione inglese
la notizia sul sito del Ministero della Salute
la pagina dedicata all'evento Health in the Cities

Articolo correlati sul sito CCM:
G7: focus su clima, ambiente e salute 

Ultimo aggiornamento:
22/12/2017

ECDC: nuova expert opinion

La malattia meningococcica invasiva del sierogruppo B (SgB IMD) è una causa importante di meningite e setticemia nei paesi Paesi appartenenti all’Unione Europea (UE) e alla EEA (European Economic Area), ed è caratterizzata da una rapida insorgenza ed elevata morbosità e mortalità. In particolare, nel 2015, sono stati segnalati 1.682 casi di SGD IMD nei paesi UE/EEA attraverso il sistema di sorveglianza dell’UE (TESSy), con un numero elevato di casi tra i bambini di età inferiore a un anno. Ciò ne rende essenziale la prevenzione. A questo scopo l’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) ha recentemente pubblicato un parere di esperti sull'introduzione del vaccino contro il meningococco B multicomponente (4CMenB) nei paesiUE / EEA per supportarli nel loro processo decisionale. Il parere degli esperti dell’ECDC fornisce informazioni sul carico della malattia meningococcica invasiva del sierogruppo B nei paesiUE / EEA e include considerazioni generali sull'introduzione del vaccino 4CMenB, sulla sua sicurezza ed efficacia, e sui costi.

Ad oggi, il vaccino è stato introdotto in programmi nazionali di vaccinazione di routine, finanziati con fondi pubblici, in Irlanda, Italia e Regno Unito. Austria, Repubblica ceca e Germania (nello stato della Sassonia) hanno raccomandato il vaccino senza finanziamenti e sei paesi hanno introdotto il vaccino solo per i gruppi a rischio. I paesi che hanno deciso di non attuare la vaccinazione di routine contro la malattia meningococcica invasiva del sierogruppo B (SGB IMD) hanno riferito come motivi la bassa incidenza di IMD SgB, un rapporto costo-efficacia sfavorevole, dati limitati sull'efficacia, la sicurezza, la durata della protezione e l’impatto sullo stato di carriage.

Il vaccino 4CMenB ha dimostrato di essere efficace nell'indurre risposta immunitaria nei neonati tra i due e i cinque mesi con una schedula 3 dosi + 1, così come nei neonati oltre i sei mesi e nei bambini dai due ai dieci anni con un schedula 2 dosi + 1. Negli adolescenti e negli adulti, una schedula a due dosi è in grado di generare anticorpi protettivi contro gli antigeni contenuti nel vaccino.
I risultati dal Regno Unito, in cui il vaccino è stato introdotto nel programma nazionale di immunizzazione nel settembre 2015 con una schedula semplificata di priming a due dosi, mostrano che l’efficacia del vaccino 4CMenB a due dosi è dell’82,9% contro tutti i casi di IMD SgB. Nei bambini idonei al vaccino i casi di SgB IMD sono stati dimezzati nei primi 10 mesi del programma di immunizzazione.

Gli esperti consultati dall’ECDC hanno sottolineato l'importanza di una comunicazione efficace sul vaccino con i genitori e gli operatori sanitari e di una collaborazione tra gli Stati membri nel processo di valutazione. Hanno inoltre suggerito una serie di opzioni per i paesi che stanno prendendo in considerazione l'introduzione del vaccino 4CMenB, che includono la vaccinazione universale dei bambini al di sotto di un anno di età, la vaccinazione di diverse fasce di età, la vaccinazione di soggetti a rischio o la vaccinazione in corso di epidemia. Nella scelta risultano, comunque, fondamentali le valutazioni e le analisi specifiche per paese, legate al contesto epidemiologico.

Per approfondire:
la notizia sul sito dell’ECDC
il documento integrale “Expert opinion on meningococcal B vaccine – information and suggestions to EU/EEA countries”

Articoli correlati sul sito CCM:
In bella vista - In gazzetta ufficiale il PNPV 2017-2019

Ultimo aggiornamento:
22/12/2017

OKkio alla ristorazione si tinge di rosa

Nell’ambito del progetto CCM OKkio alla ristorazione , è stato presentato a Roma, presso la mensa della Regione Lazio,  il primo “F-Menù per la salute delle donne”.

Il progetto , coordinato dalla Regione Sicilia in qualità di capofila, nell’ottica intersettoriale di Guadagnare salute, mira a sviluppare una cooperazione efficace tra i servizi sanitari e le aziende della ristorazione collettiva, coinvolgendo sei regioni italiane (Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Sicilia, Veneto) e 56 SIAN (Servizi Igiene degli Alimenti e Nutrizione), con l’ obiettivo di migliorare la qualità dei pasti serviti dalla ristorazione collettiva. Ad oggi, hanno aderito al progetto 239 mense gestite da Aziende di ristorazione collettiva che servono oltre 115mila pasti giornalieri.

Nell’ambito del progetto è stata dedicata particolare attenzione alle donne e alla loro alimentazione, perché il miglioramento della salute delle donne, è condizione e stimolo per il miglioramento delle condizioni generali di vita della collettività.

Si è pensato pertanto, a quattro F-Menù - uno per ogni stagione - che saranno offerti all’utenza femminile presso le strutture coinvolte nel progetto.

Il menù invernale è stato elaborato dai referenti scientifici del progetto e dalla dott.ssa Stefania Ruggeri del Cra-nut (ex INRAN, grazie alla collaborazione della Chef Cristina Bowerman.

In occasione della presentazione, è stata offerta una degustazione preparata dagli Chef della mensa della Regione Lazio: un primo di riso integrale con puntarelle, spinaci e zenzero; un secondo di polpetta di ceci, alici e limone; contorno di cime di rapa con uvetta e pinoli e arance rosse per finire.

Ultimo aggiornamento:
18 marzo 2015

Una "Raccolta" per le MC

“Raccolta” è il risultato di una ricognizione svolta nell’ambito del sistema Igea, in collaborazione con il Centro di documentazione DoRS (Centro Regionale di Documentazione per la Promozione della Salute) della Regione Piemonte ed organizza, permettendone anche la consultazione per patologia, documenti di indirizzo, linee guida, esperienze e normative riconducibili a progetti di gestione integrata delle malattie croniche e di alcune patologie specifiche quali diabete, broncopneumopatie cronico ostruttive, scompenso, ictus e demenza.

La ricerca è stata effettuata nel periodo 2005-2014 e ha riguardato modelli di gestione integrata, in Italia e nelle singole Regioni, per le malattie croniche e per singole patologie. Le fonti della ricognizione sono state i siti istituzionali (nazionali e regionali), i principali motori di ricerca, le banche dati bibliografiche (PubMed ed Embase).

La realizzazione di questa raccolta è in linea con l’obiettivo generale del progetto Ccm 2011 che è quello di favorire lo sviluppo di modelli organizzativi di servizi integrati, orientati alla maggiore efficienza e al miglioramento della qualità dell’assistenza per le persone con malattie croniche. Miglioramento che necessita di continuità dell’assistenza, follow-up sistematici, informazione e supporto finalizzato alla massima autogestione possibile.

Il presupposto per il realizzarsi di questo importante progetto di governance è l’assunzione di un approccio sistemico e integrato che implichi un’azione coordinata tra tutte le componenti e tra tutti gli attori del sistema assistenziale, che, con responsabilità diverse, devono essere chiamati a sviluppare interventi mirati verso comuni obiettivi su un ‘patto di cura’ condiviso con il cittadino e i suoi eventuali caregiver.

 

  

Per approfondire

La pagina del Progetto Ccm

La Raccolta: normativa e documenti sulla gestione integrata in Italia

Ultimo aggiornamento:
22 luglio 2015

Influenza: nuova Circolare

Dalla stagione pandemica 2009/10 è attiva in Italia la sorveglianza dei casi gravi e complicati di influenza confermata, che si ritiene opportuno continuare a mantenere attiva anche durante la stagione 2017/2018. Le Regioni e Province autonome sono tenute a segnalare al Ministero e all'Istituto Superiore di Sanità i casi gravi e complicati di influenza confermata in laboratorio, le cui condizioni prevedano il ricovero in Unità di terapia intensiva (UTI) e/o il ricorso alla terapia in Ossigenazione Extracorporea a Membrana (ECMO).

A tal proposito il Ministero della Salute ha pubblicato la Circolare 27 novembre 2017, “Monitoraggio dell’andamento delle forme gravi e complicate di influenza confermata, stagione 2017-2018”, che ribadisce l’importanza di sorvegliare le forme gravi e complicate di influenza confermata e contiene la definizione delle forme gravi e complicate di influenza confermata e le modalità di segnalazione dei casi e invio dei campioni, attraverso una scheda allegata.
I dati del monitoraggio vengono pubblicati settimanalmente attraverso il bollettino FluNews, elaborato dall'Istituto Superiore di Sanità, che integra i risultati di differenti sistemi di sorveglianza dell’influenza (casi gravi, Sismg, InfluWeb e InfluNet) e fornisce informazioni utili a definire meglio l’impatto dell’influenza.

Per approfondire:
la Circolare 27 novembre 2017 “Monitoraggio dell’andamento delle forme gravi e complicate di influenza confermata, stagione 2017-2018”.
la pagina Monitoraggio delle forme gravi e complicate
l’ultimo bollettino FluNews sul sito del Ministero della Salute
FluNews sul sito EpiCentro
l’area tematica Influenza sul sito del Ministero della Salute

Articoli correlati sul sito CCM:
InfluNet: i primi bollettini
In bella vista: Al via la campagna di vaccinazione antinfluenzale per la stagione 2017-2018 
Influenza, la circolare per la stagione 2017-2018

Ultimo aggiornamento:
22/12/2017

In bella vista: per il diabete, contro il diabete

Il 14 novembre si celebra la Giornata Mondiale del Diabete. Istituita nel 1991 dall'International Diabetes Federation e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in Italia la Giornata viene organizzata, dal 2002, da "Diabete Italia" per sensibilizzare e informare l'opinione pubblica sul diabete e sulla sua prevenzione e gestione.
Il 13 novembre, alla vigilia della Giornata Mondiale del Diabete, si svolgono a Roma gli Stati Generali del Diabete, un incontro a largo raggio con una importante presenza politica durante il quale viene illustrata la situazione della patologia diabetica in Italia. Sono previste, inoltre, una sessione su diabete e stili di vita e una su diabete e scuola.

Il diabete mellito è una patologia cronica a larghissima diffusione a livello mondiale, la cui prevalenza è destinata ad aumentare nel prossimo futuro con il progressivo invecchiamento della popolazione e la sempre maggiore occorrenza delle condizioni di rischio che ne precedono l'insorgenza. Organizzazione e qualità dell'assistenza nonché gestione territoriale del diabete rimangono condizioni fondamentali per un migliore controllo della malattia diabetica e, quindi, per una reale prevenzione e un miglioramento della qualità di vita delle persone con diabete, come sottolinea in un'intervista video Marina Maggini dell'Istituto Superiore di Sanità alla guida del Work Package 7 della Joint Action europea Addressing Chronic Diseases and Promoting Healthy Ageing Across the Life Cycle (JA-CHRODIS).

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I numeri

A livello mondiale, la prevalenza di diabete mellito è in progressivo aumento, attestandosi, nel 2014, al 9% della popolazione adulta (dati OMS). La popolazione maschile con diabete ha una mortalità 1,9 volte superiore rispetto a quella non diabetica, mentre quella femminile si attesta su una mortalità 2,6 volte superiore rispetto alle donne che non hanno il diabete. Si prevede, inoltre, che nei prossimi anni i decessi per diabete aumenteranno di più del 50%, divenendo la settima causa di morte nel 2030. 52 milioni di persone convivono con il diabete nell'area della Regione europea dell'OMS e la prevalenza della malattia risulta in crescita in tutta la Regione, arrivando, in alcuni Stati, a tassi del 10-14%. A livello nazionale la prevalenza complessiva del diabete noto è pari al 5,5% (dati ISTAT 2014), coinvolgendo, pertanto, più di 3 milioni di persone e mostrando un trend crescente negli ultimi 10 anni. Secondo i dati dell'Osservatorio epidemiologico cardiovascolare (Health Examination Survey 2008-2012), inoltre, nella popolazione di età compresa tra 35 e 69 anni circa il 3% (2% delle donne e 4% degli uomini) ha il diabete ma non lo sa. La prevalenza della malattia aumenta col crescere dell'età fino a un valore di circa il 20% nelle persone di età uguale o superiore a 75 anni. Il dato geografico, invece, mostra una prevalenza mediamente più bassa nelle Regioni del Nord (4,7%) rispetto a quelle del Centro (5,5%), del Sud (6,6%) e delle Isole (6,0%). Un'analisi più recente della serie storica 2008-2014 mostra una sostanziale stabilità della prevalenza in funzione del grado di istruzione, mentre si riducono le differenze in funzione delle difficoltà economiche percepite.
Il diabete è particolarmente diffuso tra i gruppi socialmente sfavoriti, perché la sua insorgenza è collegata anche a fattori socioeconomici e psicosociali e alle condizioni di vita e di lavoro. Gli stili di vita non salutari, infatti, fattori di rischio importanti per l'insorgere del diabete, sono prevalenti in categorie socioeconomiche svantaggiate.

Bambini e adolescenti
Anche i dati sulla diffusione di sovrappeso e obesità tra i più giovani vanno attentamente considerati, in quanto è dimostrato che un bambino obeso ha maggiori probabilità rispetto ad un normopeso di essere in eccesso ponderale anche da adulto, con il conseguente maggiore rischio di sviluppare patologie correlate a tale condizione, diabete in particolare. Secondo lo studio OKkio alla salute , sistema di sorveglianza nazionale sullo stato ponderale e i comportamenti a rischio nei bambini della scuola primaria promosso e finanziato dal Ccm e coordinato dall'ISS/CNESPS, in Italia, nel 2014, la prevalenza di bambini in sovrappeso è risultata pari al 20,9%, mentre i bambini obesi rappresentano il 9,8%, compresi i bambini severamente obesi che da soli rappresentano il 2,2%. Si registrano prevalenze più alte nelle Regioni del Sud e del Centro.
I dati 2014 dello studio HBSC Italia , promosso anch'esso dal Ccm e finalizzato alla rilevazione dei comportamenti e degli stili di vita degli adolescenti di 11, 13 e 15 anni (studenti delle Scuole primarie di II grado e Scuole secondarie), mostrano, in generale, rispetto alla precedente rilevazione del 2010, una diminuzione della percentuale di ragazzi in sovrappeso in tutte le fasce di età.

Ospedalizzazioni
Nelle persone con diabete, le ospedalizzazioni per complicanze acute (chetoacidosi, iperosmolarità e coma) sono un forte indicatore di inadeguatezza della risposta assistenziale territoriale e, in quanto tali, sarebbero in larga parte evitabili tramite il miglioramento dell'assistenza alle persone con diabete e un'attività di formazione sia degli operatori sia dei pazienti. È nota, infatti, l'efficacia di interventi educativi strutturati e di counselling sul miglioramento del controllo glicemico. I dati ISTAT, peraltro, mostrano che nel periodo 2001-2012, si è osservato un trend in diminuzione dei ricoveri per complicanze acute, con una riduzione complessiva pari al 53,2%. Relativamente alle ospedalizzazioni per amputazioni agli arti inferiori in persone con diabete, invece, nel decennio 2003-2012, il tasso standardizzato di dimissione per amputazione è rimasto sostanzialmente stabile con un valore medio pari a 18,2 (per 100.000). L'analisi per livello di amputazione ha mostrato, comunque, una lieve riduzione degli interventi di amputazione maggiore (6,2 vs 5,0 per 100.000) e un trend in crescita degli interventi di amputazione minore (11,1 vs 12,7 per 100.000).

I farmaci

Nel 2013 il consumo di farmaci per il diabete ha registrato un incremento dello 0,7% rispetto al 2012 (dati Rapporto OsMed - L'uso dei farmaci in Italia, Agenzia Italiana del Farmaco). Mentre si riduce il consumo degli altri ipoglicemizzanti orali (-7,0%), aumenta in maniera significativa quello dei farmaci incretino-mimetici, da soli o in associazione (+30,6%). La spesa per i farmaci antidiabetici è stata di 813,7 milioni di euro. Insuline e analoghi sono i primi farmaci per spesa (424,1 milioni di euro), seguiti dagli altri ipoglicemizzanti orali (118,9 milioni di euro), dai farmaci incretino-mimetici da soli o in associazione (114,30 milioni di euro), dalla metformina (78,2 milioni di euro). L'analisi della variabilità regionale evidenzia che nelle Regioni del Nord si prescrive un numero inferiore di farmaci antidiabetici rispetto alle Regioni del Sud.

Le azioni

A partire dalla Legge 115 del 16 marzo 1987 recante "Disposizioni per la prevenzione e la cura del diabete mellito", si sono via via sviluppate negli anni diverse e mirate azioni finalizzate a contrastare la patologia diabetica.
Tali azioni devono necessariamente partire dalla prevenzione primaria, che altro non significa se non prevenire sovrappeso e obesità. Questo obiettivo necessita di uno specifico impegno di tutte le istituzioni e non solo del sistema sanitario per attuare interventi finalizzati a un cambiamento socio-culturale e alla correzione di stili di vita e comportamenti individuali relativi ad alimentazione e attività fisica.
Il Piano Nazionale della Prevenzione (PNP), sin dal 2005, ha individuato proprio obesità e diabete tra i problemi di salute prioritari per il Paese. Il PNP 2014-2018 , peraltro, sottolinea e affronta il problema del diabete nel contesto più generale della prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili, mirando non solo alla prevenzione primaria ma anche alla diagnosi precoce e alla conseguente presa in carico dei soggetti a rischio o già malati.
Sulla scia di quanto già proposto dal PNP, il Programma nazionale Guadagnare Salute: rendere facili le scelte salutari propone una strategia globale per contrastare i quattro principali fattori di rischio delle malattie croniche non trasmissibili (fumo, abuso di alcol, dieta scorretta e inattività fisica) attraverso una serie di alleanze con il mondo della scuola, dell'agricoltura, dei trasporti, dell'urbanizzazione e dello sport, al fine di migliorare la salute dei cittadini. In quest'ottica, il Ministero è attivamente impegnato con azioni efficaci per la promozione di stili di vita salutari e la prevenzione delle malattie non trasmissibili.
Altra area di grande importanza per il diabete è la prevenzione dell'evoluzione e delle complicanze della malattia. A questo proposito, nel 2006, su mandato del CCM, il Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell'Istituto Superiore di Sanità ha avviato il Progetto IGEA che, negli anni successivi, ha sviluppato gli strumenti utili all'implementazione della Gestione Integrata del diabete, realizzando iniziative e interventi orientati a favorire il miglioramento dell'assistenza alle persone con diabete e la prevenzione delle complicanze della patologia. In particolare, IGEA ha definito le modalità organizzative per la Gestione Integrata del diabete mellito, le raccomandazioni per migliorare la qualità della cura e per prevenire le complicanze del diabete e gli indicatori essenziali per il monitoraggio del processo e dell'esito della cura.
Va, inoltre, ricordato che, allo scopo di migliorare le attività di prevenzione, cura e riabilitazione del diabete, il 6 dicembre 2012 è stato approvato in Conferenza Stato-Regioni il Piano sulla malattia diabetica (PDF: 1,3 Mb), che mira a definire alcuni obiettivi strategici per migliorare le attività di prevenzione, cura e riabilitazione del diabete e favorire percorsi che garantiscano al paziente uniformità di risposte e continuità di tutela.
L'Italia è, infine, partner di diverse azioni comuni promosse a livello europeo negli ultimi anni, tra cui, come già ricordato, l'Azione comune per la lotta alle malattie croniche e la promozione dell'invecchiamento sano per tutto il ciclo di vita (JA-CHRODIS) che, con 63 partner, è la più grande azione comune co-finanziata nell'ambito del Programma salute pubblica dell'UE fino ad oggi.

 

Per saperne di più


La newsletter di CHRODIS sulla Giornata mondiale del diabete (PDF: 510 Kb)

JA-CHRODIS sul portale del Ccm

Ultimo aggiornamento:
13 novembre 2015

Mortalità infantile in calo

Dal 1990 la mortalità infantile è dimezzata a livello mondiale. Secondo il nuovo rapporto “Levels and Trends in Child Mortality 2015”, pubblicato da Unicef, OMS, Banca mondiale e Divisione Popolazione dell’Undesa, sono scesi da 12,7 a 5,9 milioni l’anno i decessi di bambini sotto i cinque anni. È un grande risultato, ma parziale: il Millennium development goal era di ridurre di due terzi le morti infantili prevenibili entro il 2015.

ospedale psichiatrico giudiziario

“Dobbiamo riconoscere gli enormi progressi a livello globale, soprattutto dal 2000, quando molti Paesi hanno triplicato il tasso di riduzione della mortalità sotto i cinque anni”, ha commentato Geeta Rao Gupta, Vice Direttore dell’Unicef . “Ma l’ancora troppo elevato numero di bambini che continuano a morire per cause prevenibili prima del loro quinto compleanno deve spingerci a raddoppiare i nostri sforzi per fare ciò che sappiamo deve essere fatto.”

La situazione attuale è la seguente. Nel mondo ogni giorno 16 mila bambini muoiono prima del loro quinto compleanno per cause prevenibili e curabili. Il 45% dei decessi si registra nel periodo neonatale e cioè entro il 28esimo giorno di vita. Diarrea, polmoniti, sepsi, malaria e complicazioni neonatali figurano tra le principale cause. La malnutrizione è la concausa principale.

Si osservano ancora dei forti gli squilibri geografici. In Africa subsahariana la probabilità di morire prima dei 5 anni è di 1 su 12, mentre nei Paesi ad alto reddito il rischio è di 1 a 147. L’Angola è il Paese a più alta mortalità infantile (254 morti su 1000 nati), seguito da Somalia, Chad e Repubblica dell'Africa Centrale. I Paesi nordici del Vecchio Continente - Lussemburgo, Islanda, Finlandia e Norvegia - registrano le percentuali più basse come meno di tre morti su 1000 nati.

Tuttavia, dei progressi sono realizzabili anche nei luoghi più poveri, come dimostrano i 10 Paesi africani a basso reddito che - grazie agli sforzi compiuti - hanno raggiunto il Millennium development goal del -75%: Etiopia, Eritrea, Uganda, Liberia, Madagascar, Malawi, Mozambico, Nigeria, Ruanda, Uganda e Tanzania.

“La riduzione della mortalità infantile è legata a molti fattori, in particolare a un maggiore accesso ai servizi sanitari in tutto il periodo neonatale. Così come la prevenzione e la cura delle malattie infantili, una migliore nutrizione, la copertura vaccinale, l'acqua e i servizi igienico-sanitari”, ha dichiarato Margaret Chan, Direttore Generale dell'OMS. “Questa è la prova che investire nella salute dei bambini è denaro ben speso e un segno che abbiamo bisogno di accelerare gli investimenti nei prossimi anni.”


Bibliografia

Il rapporto: Levels and trends in child mortality 2015

Il comunicato stampa dell’OMS: Child mortality rates plunge by more than half since 1990 but global MDG target missed by wide margin, 09.09.2015

You D, Hug L, Ejdemyr S, et al. for the United Nations Inter-agency Group for Child Mortality Estimation (UN IGME). Global, regional, and national levels and trends in under-5 mortality between 1990 and 2015, with scenario-based projections to 2030: a systematic analysis by the UN Inter-agency Group for Child Mortality Estimation. Lancet, pubblicato online il 08.09.2015


I numeri

I grafici del Global Health Observatory dell’Oms

Le mappe del Global Health Observatory dell’Oms 

 

Ultimo aggiornamento:
22 settembre 2015

Fumo: fasi finali dell'iter

Approvato dal Consiglio dei ministri il 12 ottobre scorso, lo schema di decreto che recepisce la direttiva 2014/40/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 3 aprile 2014 relativa alla lavorazione, alla presentazione e alla vendita dei prodotti del tabacco e dei prodotti correlati in abrogazione della direttiva 2001/37/CE, come previsto dall'iter legislativo, ha ottenuto il parere favorevole della Conferenza Stato-Regioni il 20 ottobre scorso ed è stato trasmesso alle competenti Commissioni di Camera e Senato.

La XII commissione Sanità del Senato e le Commissioni XII (Affari Sociali), XIV (Politiche dell’Unione Europea) e V (Bilancio) della Camera dei Deputati hanno espresso parere favorevole sul decreto legislativo, formulando diverse osservazioni e ponendo alcune condizioni.

Recepiti gli emendamenti richiesti dagli organi Parlamentari, il provvedimento sarà pronto per la definitiva approvazione.

Health Quality Audit

Questo secondo corso di Health Equity Audit sarà un’occasione di studio e progettazione di iniziative di contrasto proprio alle disuguaglianze di salute, con un occhio rivolto sempre agli obiettivi del Piano nazionale di prevenzione (PNP) 2014-2018. Il corso è realizzato  nell’ambito del progetto Ccm 2014 Equity audit nei Piani regionali di prevenzione in Italia.

Come si legge nei contenuti del PNP 2014-2018 “Il Piano (2010-2013 ndr)  ha invece marginalmente affrontato il tema delle disuguaglianze di salute o meglio non si è dotato di un approccio efficace e sistematico contro le disuguaglianze (sia nei principi sia negli strumenti operativi), rischiando in tal modo di crearle o aumentarle come effetto dei progetti dei PRP”. Nel PNP 2014-2018 invece in più punti viene sottolineata l’importanza e la necessità di azioni di contrasto alle disuguaglianze di salute (in particolare in alcuni dei macro obiettivi del PNP tra cui quello della riduzione del carico prevenibile ed evitabile di morbosità, mortalità e disabilità delle malattie non trasmissibili e quello della riduzione delle esposizioni ambientali potenzialmente dannose per la salute).

Ciascuna delle quattro giornate del corso sarà dedicata ad una macroarea tematica: perché le disuguaglianze di salute sono importanti, misurare le disuguaglianze, le responsabilità della sanità, le responsabilità delle politiche non sanitarie. Il programma prevede lezioni teoriche e letture che illustreranno schemi logici, dati, metodi di ricerca, tipi di azioni, attraverso esempi di studi e di iniziative che sono stati paradigmatici nel passato, senza trascurare le peculiarità che la recente crisi economica e sociale imprime alle disuguaglianze di salute. Ad ogni sessione teorica seguirà una sessione di esercitazioni di gruppo in cui i partecipanti, con gli esperti, potranno cimentarsi nella progettazione concreta di iniziative di health equity audit applicate ad interventi di interesse della sanità pubblica (prevenzione sanitaria, organizzazione dell’assistenza sanitaria, metodi e strumenti di misura, sorveglianza e monitoraggio). A conclusione di ogni giornata di lavoro vi sarà una testimonianza significativa di health equity audit legata all’impatto della crisi. Per i partecipanti al corso vi sarà anche l’opportunità di confronto e discussione su temi di proprio interesse con i numerosi esperti dei principali progetti italiani impegnati sull’equità (in particolare il progetto CCM 2014 su  health equity audit nei Piani regionali di prevenzione, i progetti INMP sul Libro bianco sull’equità in salute in Italia e il progetto Agenas CRISALIDE su crisi e salute).

Il corso si rivolge a tutti quei professionisti interessati alla sanità pubblica e alle politiche di salute, tra cui ovviamente anche i medici in formazione specialistica intenzionati a familiarizzare con i metodi di health equity audit. Questa seconda edizione del corso prevede un numero massimo di 80 partecipanti, di cui 30 posti a disposizione per i professionisti provenienti dalla Puglia, che tramite l’ARES organizza il corso a vantaggio di un programma regionale di investimento sull’health equity audit  nel SSR. Una terza edizione del corso si terrà nell’autunno 2016 a Torino nell’ambito del Master di Epidemiologia dell’Università di Torino.

Per saperne di più

Il programma del corso (PDF: 155 Kb)

Il Piano nazionale di prevenzione (PNP) 2014-2018

Il Progetto Ccm 2014 Equity audit nei Piani regionali di prevenzione

Il Progetto Agenas CRISALIDE

Il sito dell’INMP

Ultimo aggiornamento:
24 settembre 2015

Influenza 2015-2016: le raccomandazioni

Le epidemie influenzali annuali sono associate a elevata morbosità e mortalità. Lo European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) stima che in media circa 40.000 persone muoiano prematuramente ogni anno a causa dell'influenza nell'UE. Il 90% dei decessi si verifica in soggetti di età superiore ai 65 anni, specialmente tra quelli con condizioni cliniche croniche di base.

Con l'obiettivo primario di promuovere una prevenzione e un controllo efficaci e tempestivi dell'influenza per la stagione 2015-2016, è stato elaborato e diffuso un documento che - oltre a contenere informazioni sulla sorveglianza epidemiologica e virologica relativa alla stagione 2014-2015 - fornisce raccomandazioni in vista della prossima stagione influenzale. Dalle misure di igiene e protezione individuale alla vaccinazione antinfluenzale, dall'utilizzo degli antivirali all'incremento della copertura vaccinale, queste le aree privilegiate in cui si sviluppano le raccomandazioni e gli interventi che, valutati e suggeriti già da organizzazioni internazionali come ECDC e Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sono stati accolti e diffusi a livello nazionale da Ccm-Ministero della Salute.

Nella circolare si legge che "la campagna di comunicazione sulla prevenzione dell'influenza dovrà includere informazioni sulle misure non farmaceutiche". Poiché l'influenza si trasmette per via aerea, attraverso le goccioline di saliva e le secrezioni respiratorie, è fortemente raccomandato lavare regolarmente e frequentemente le mani con acqua e sapone (in alternativa possono essere usate soluzioni detergenti a base di alcol o salviettine disinfettanti); una buona igiene respiratoria (coprire bocca e naso con un fazzoletto di carta quando si starnutisce o tossisce e gettare il fazzoletto usato nella spazzatura); evitare di portare le mani non pulite a contatto con occhi, naso e bocca; aerare regolarmente le stanze di soggiorno; evitare luoghi affollati e manifestazioni di massa. Una buona igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie è essenziale nel limitare la diffusione dell'influenza.

Per quanto riguarda la vaccinazione, invece, obiettivi principali della campagna vaccinale stagionale contro l'influenza sono la riduzione del rischio individuale di malattia, ospedalizzazione e morte, e la riduzione dei costi sociali connessi con morbosità e mortalità. Sebbene il vaccino sia indicato per chiunque desideri evitare l'influenza, la vaccinazione viene offerta attivamente e gratuitamente ai soggetti che per le loro condizioni personali corrono maggiori rischi di andare incontro a complicanze nel caso contraggano l'influenza, questo in sintonia con gli obiettivi della pianificazione sanitaria nazionale e specificamente quelli del programma di immunizzazione contro l'influenza. Le principali categorie a cui è raccomandata la vaccinazione sono i soggetti al di età pari o superiore a 65 anni, i soggetti di tutte le età affetti da patologie che aumentano il rischio di complicanze da influenza, donne che all'inizio della stagione epidemica si trovino nel secondo e terzo trimestre di gravidanza. L'offerta gratuita attiva è rivolta anche alle persone non a rischio che svolgono attività di particolare valenza sociale.

Nel documento inoltre si può leggere la composizione del vaccino per la stagione 2015-2016 che conterrà - in accordo con le indicazioni dell'OMS - una nuova variante antigenica di sottotipo H3N2 (A/Switzerland/9715293/2013), in sostituzione del ceppo A/Texas/50/2012 contenuto nel vaccino della stagione 2014-2015 e una nuova variante di tipo B (B/Phuket/3073/2013), appartenente sempre al lineaggio B/Yamagata/16/88, in sostituzione del precedente ceppo vaccinale, B/Massachusetts/2/2012.

In chiusura vengono fornite alcune raccomandazioni e suggerimenti utili a raggiungere gli obiettivi di copertura vaccinale (fissati, per tutti i gruppi target, al 75% come obiettivo minimo perseguibile, e al 95% come obiettivo ottimale), tra i quali:

  • la creazione di una lista di individui estratti sulla base degli elenchi di esenzione per patologia, presenti al livello di ASL/Regione, e - se necessario - la richiesta ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta di un elenco di soggetti a rischio presenti tra i loro assistiti e sensibilizzare anche i Medici specialisti ospedalieri e le Associazioni dei malati sull'importanza della vaccinazione antinfluenzale nei pazienti a rischio;
  • la vaccinazione antinfluenzale di tutti gli operatori sanitari, con particolare riguardo a quelli che prestano assistenza diretta nei reparti a più elevato rischio di acquisizione e trasmissione dell'infezione (Pronto soccorso, terapie intensive, oncologie, ematologie, cardiologie, chirurgie, residenze sanitarie assistenziali);
  • l'accurato monitoraggio da parte delle Aziende sanitarie delle relative coperture vaccinali raggiunte;
  • l'informare sia i medici di medicina generale che i ginecologi/ostetrici sull'importanza della vaccinazione antinfluenzale nelle donne nel secondo e terzo trimestre di gravidanza ricordando che la vaccinazione è offerta gratuitamente e che l'OMS nel suo position paper più recente sull'influenza ritiene le gravide come il più importante dei gruppi a rischio per loro stesse e per il feto.

Per saperne di più

La circolare completa

Riflessioni sull'ultima stagione influenzale (con la videointervista a Raniero Guerra)

 

Ultimo aggiornamento:
24 settembre 2015

Pneumococco in calo

Le infezioni invasive da Streptococcus pneumonia possono essere prevenute mediante vaccinazione. In Italia sono disponibili diversi vaccini tra cui i glicoconiugati che sono più immunogeni e vengono raccomandati dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale. Nel 2006 è stato introdotto il glicoconiugato 7-valente (PCV7) che dal 2010 e 2011 è stato sostituito dal glicoconiugato 13-valente (PCV13).

Come sta cambiando l’epidemiologia dello Streptococcus pneumonia e delle malattie, in termini di incidenza di malattie invasive, di distruzione dei sierotipi circolanti e del relativo fenomeno della resistenza agli antibiotici -  da quando si è passati dal vaccino dal PCV7 al PCV13 - è stato analizzato in uno studio, condotto nell’ambito della Sorveglianza nazionale delle malattie batteriche invasive, recentemente presentato al XXV European Congress of Clinical Microbiology and Infectious Diseases , a Copenhagen (25-28 aprile).

I dati raccolti in 5 Regioni, rappresentative di circa un terzo della popolazione italiana, (Piemonte, Lombardia, Provincia Autonomadi Bolzano, Provincia Autonoma di Trento, Emilia-Romagna) hanno rilevato che l’incidenza delle malattie invasive da pneumococco in bambini di età compresa tra 0 e 4 anni è diminuita da 7,5 a 4,2 casi/100.000 nel periodo 2008-2013. In particolare, l’incidenza delle infezioni dovute a sierotipi vaccinali è diminuita da 5,6 a 1,5 casi/100.000, mentre l’incidenza delle infezioni dovute a sierotipi non vaccinali è aumentata da 1,6 a 2,9 casi/100.000.

Con riferimento ai sierotipi emergenti e al problema dell’antibiotico-resistenza, negli ultimi due anni i sierotipi più comuni sono l’1 (11,3%), il 7F (9,7%), il 14 (8,1%), il 19A e il 24F (6,4% ciascuno), il 12F, il 23B e il 33F (4,8% per ciascuno). Dal 2008-2011 al 2012-2013 la non suscettibilità alla penicillina è aumentata dal 15,5% al 28,2% e la resistenza al ceftriaxon dal 6,0% al 12,5%; al contrario, nello stesso periodo, la resistenza all’eritromicina è diminuita dal 37,0% al 26,6%.

Nel 2012-2013 i seriotipi contenuti nel PCV13 rappresentavano il 66,6%, 100% e 52,9% dei ceppi, rispettivamente, non suscettibili alla penicillina, resistenti al ceftriaxone e resistenti all’eritromicina.

L’utilizzo dei vaccini glicoconiugati ha portato a un sostanziale calo dell’incidenza delle malattie da pneumococco nel periodo di sorveglianza. Durante il 2012-2013 c’è stato un calo della frequenza dei seriotipi PCV13, sebbene alcuni siano ancora predominanti e causa di malattia invasiva e di resistenza agli antibiotici.

Gli autori dello studio concludono che è necessario proseguire le attività di sorveglianza allo scopo di valutare l’impatto a lungo termine dei vaccini glicoconiugati sull’incidenza della malattie infettive da pneumococco e sull’epidemiologia di questo batterio.

I dati dello studio sono stati raccolti grazie ai progetti del Ccm sulla sorveglianza delle malattie invasive da Neisseria meningitidis, Streptococcus pneumoniae e Haemophilus influenzae.

Bibliografia

Camilli R, D'Ambrosio F, Del Grosso M. et al. Trends in Streptococcus pneumoniae invasive diseases in children in 5 Italian regions in the era of glycoconjugate vaccines, 2008-2013. 25th Meeting ECCMID – 25-28 aprile 2015,  Sessione “Changing pneumococcal disease induced by vaccination?”

Ultimo aggiornamento:
15 giugno 2015

Le attività Ccm 2014

È disponibile la relazione delle attività Ccm per l'anno 2014 dove sono riportati i contenuti del programma Ccm 2014 e le procedure adottate per la gestione delle applicazioni al programma Ccm.

Nella realizzazione delle sue attività il Ccm promuove le pratiche di eccellenza, evidence based , con lo scopo di diffondere i modelli operativi di interventi di prevenzione che abbiano dato i migliori risultati e di condividere esperienze maturate rinforzando in tal modo la rete della prevenzione in Italia.

In particolare per le proposte dell'area progettuale, nella relazione delle attività 2014 viene indicato l'iter di valutazione in base al quale è stata stilata la graduatoria finale e individuati i 16 progetti finanziabili per un totale di 7.157.750 euro.

I 16 progetti finanziabili sono stati raggruppati per ID e per Ente partner e per ciascuno di essi è riportata una breve descrizione degli obiettivi che si intendono raggiungere.

Viene inoltre rendicontata anche la cosiddetta area delle azioni centrali, funzionale alla pratica operatività del Ccm, che comprende ambiti di intervento direttamente gestiti dal Ministero.

 

La relazione delle attività Ccm 2014 (PDF: 923 Kb)


Ultimo aggiornamento:
11 maggio 2015

In bella vista - Lea, focus sulla prevenzione delle malattie croniche

Il 18 marzo 2017 è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 65 il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) del 12 gennaio 2017 con i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza - LEA che sostituisce integralmente quello del 2001. Il nuovo decreto è l’esito di un lavoro condiviso tra Stato, Regioni e Società scientifiche. Mentre il precedente decreto aveva un carattere sostanzialmente ricognitivo e si limitava ad una descrizione generica, l’attuale provvedimento ha carattere effettivamente costitutivo, proponendosi come la fonte primaria per la definizione delle “attività, dei servizi e delle prestazioni” garantite ai cittadini con le risorse pubbliche messe a disposizione del Servizio sanitario nazionale. Tra le principali caratteristiche e novità il nuovo provvedimento ridefinisce e aggiorna gli elenchi delle malattie rare e delle malattie croniche e invalidanti che danno diritto all’esenzione e presta una maggiore attenzione alla sorveglianza e prevenzione delle malattie croniche, inclusi la promozione di stili di vita sani, i programmi organizzati di screening e la sorveglianza e prevenzione nutrizionale.

In un’intervista scritta Stefania Vasselli, della Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria, Ufficio VIII (Promozione della salute e prevenzione e controllo delle malattie cronico-degenerative), ci illustra le novità del provvedimento in materia di prevenzione delle malattie croniche e sottolinea il rapporto tra il LEA della Prevenzione e il Piano Nazionale della Prevenzione (PNP).

Dott.ssa Vasselli, quali sono le più importanti novità del primo livello di assistenza (“Prevenzione collettiva e sanità pubblicaˮ) introdotte dal nuovo provvedimento? E perché era necessario questo aggiornamento?
Con i Piani Nazionali della Prevenzione (vigente e passati) e con il programma di governo Guadagnare Salute, la promozione della salute e la prevenzione delle malattie croniche sono diventate priorità della sanità pubblica italiana. La revisione dei LEA ha tenuto conto di questi orientamenti strategici superando la precedente impostazione (DPCM n. 26 del 29 Novembre 2001) che, nell’ambito dell’Assistenza sanitaria collettiva in ambienti di vita e di lavoro, era centrata su prestazioni individuali e non dava spazio e dignità di servizio ad azioni connesse appunto alla promozione della salute, inclusa la sorveglianza di popolazione, e al monitoraggio e alla valutazione delle azioni stesse.
Il DPCM dei nuovi LEA non solo aggiorna la denominazione del livello (da “Assistenza sanitaria collettiva” a “Prevenzione collettiva e sanità pubblica”) con il duplice scopo di indicare la missione (la salute della collettività) ed affermare il principio di prevenzione (azioni mirate ad evitare che le malattie si producano) che caratterizzano tale ambito, ma ne modifica anche radicalmente il modello concettuale, per renderlo più coerente proprio a quanto caratterizza le azioni di prevenzione e sanità pubblica, rispetto alle prestazioni assistenziali, sul lato della domanda, dei beneficiari, delle modalità di realizzazione, dei modelli organizzativi, della misurabilità. A tal fine, la nuova schematizzazione introduce, per ciascuna delle 7 aree in cui si declina la Prevenzione collettiva e sanità pubblica, una suddivisione dell’area stessa nei seguenti tre elementi:

  • Programmi: individuano gli interventi che dovrebbero essere ricompresi nella Prevenzione collettiva e sanità pubblica. Per definizione, un programma si caratterizza per l’esplicitazione di obiettivi misurabili e per la valutazione del loro raggiungimento;
  • Componenti del programma: specificano le principali linee di attività che dovrebbero costituire, garantendone l’efficacia e la qualità, un programma di salute pubblica;
  • Prestazioni: azioni o prodotti usufruibili dai beneficiari degli interventi.

Nella Prevenzione collettiva e sanità pubblica compare la “sorveglianza e prevenzione primaria delle malattie croniche, inclusi gli stili di vita sani ed i programmi organizzati di screening”, quali sono i programmi e le attività previste in questo ambito?
Sono 9 programmi che si armonizzano con Guadagnare salute e con il PNP 2014-2018. Di seguito l’elenco dei 9 programmi:

  • F1: Cooperazione dei sistemi sanitari con altre istituzioni, con organizzazioni ed enti della collettività, per l’attuazione di programmi inter-settoriali con il coinvolgimento dei cittadini, secondo i principi del Programma nazionale “Guadagnare salute” (DPCM 4.5.2007);
  • F2: Sorveglianza dei fattori di rischio di malattie croniche e degli stili di vita nella popolazione;
  • F3: Prevenzione delle malattie croniche epidemiologicamente più rilevanti, promozione di comportamenti favorevoli alla salute, secondo priorità ed indicazioni concordate a livello nazionale;
  • F4: Prevenzione e contrasto del tabagismo, del consumo a rischio di alcol;
  • F5: Promozione dell’attività fisica e tutela sanitaria dell’attività fisica;
  • F6: Promozione di una sana alimentazione per favorire stili di vita salutari;
  • F7: Promozione, protezione e sostegno dell'allattamento al seno e di una corretta alimentazione complementare;
  • F8: Screening oncologici definiti dall’Accordo Stato Regioni del 23 marzo 20052004 e dal Piano nazionale della prevenzione 2014-2018;
  • F9: Prevenzione delle dipendenze.

Qual è il rapporto tra questa area del LEA della Prevenzione e il PNP?
Bisogna ricordare che l’impianto del PNP 2014-2018 è stato completamente rinnovato rispetto al passato: si tratta infatti di un Piano di quinquennio, con obiettivi ad elevata valenza strategica, misurabili attraverso indicatori e relativi standard, perseguibili contemporaneamente da tutte le Regioni mediante la messa a punto di programmi integrati e trasversali che, partendo dagli specifici contesti locali nonché puntando su un approccio il più possibile intersettoriale e multifattoriale, permettano di raggiungere gli outcome attesi. Elementi chiave di questa nuova impostazione sono richiamati nella vision, nei principi e nelle priorità del documento di Piano che ora si ritrovano tutti nei programmi garantiti dal LEA della Prevenzione. Mi riferisco sia ai determinanti di salute/fattori di rischio che il PNP e i LEA intendono promuovere o contrastare (in particolare i 4 fattori di Guadagnare salute), sia alle modalità di intervento nonché a ruoli e funzioni degli attori coinvolti che tanto il PNP che i LEA definiscono come strategici e funzionali al raggiungimento degli obiettivi di salute fissati.

Quali sono i punti in cui il LEA della Prevenzione si raccorda al PNP?
Vorrei sottolineare cinque punti:

  • il PNP si basa su un approccio setting-specifico (scuole, ambienti di lavoro, comunità locali, servizi sanitari). Analogamente i programmi F4, F5, F6, F9 del LEA in questione prevedono lo sviluppo per “setting” (ambiente scolastico, ambiente di lavoro, comunità) di interventi (per il contrasto al tabagismo, la promozione dell’attività motoria e di una sana alimentazione, la prevenzione delle dipendenze) condivisi tra servizi sanitari e sociosanitari, istituzioni educative, “datori di lavoro”;
  • il PNP investe fortemente sulla salute considerando l’intero arco della vita (approccio life course) e mirando: all’empowerment (individuale e di comunità) per l’adozione di scelte salutari attraverso lo sviluppo delle life skills e la mobilitazione delle risorse delle comunità; al supporto alla creazione di comunità resilienti e di ambienti favorevoli alla salute; alle attività di formazione e comunicazione come risorse e valori necessari ad una società (di individui e di professionisti) consapevole e competente in salute. Analogamente, il programma F7 del LEA Prevenzione individua tra le sue componenti la formazione del personale sanitario su attività di promozione, protezione e sostegno dell’allattamento al seno, coerente con le linee di indirizzo nazionali, e le campagne informativo-educative rivolte a target specifici di popolazione, quali le donne in gravidanza/allattamento;
  • il PNP identifica, nell’ambito delle strategie individuali per il contrasto alle malattie croniche (chiamata attiva, diagnosi precoce, valutazione integrata e presa in carico sistemica dei soggetti in condizioni di rischio aumentato, attraverso il potenziamento delle risorse individuali finalizzata ad una modifica degli stili di vita, l’attivazione di percorsi terapeutico assistenziali multidisciplinari per una presa in carico “sistemica”, l’identificazione precoce, con programmi di popolazione, dei soggetti a rischio per i carcinomi della cervice uterina, della mammella e del colon retto per età) lo strumento del consiglio breve da parte di operatori sanitari nei contesti sanitari “opportunistici”. Anche il LEA della prevenzione propone l’offerta del counseling individuale trasversalmente a tutti i programmi di promozione di sani stili di vita nonché, come il PNP, ingloba nella sorveglianza dell’impatto, in termini di efficacia, di tali programmi anche la valutazione della performance e della qualità dei processi e la realizzazione di azioni volte a migliorarle (es. il potenziamento e l’adeguamento dei sistemi informativi);
  • il PNP enfatizza la necessità di rafforzare i sistemi informativi e di sorveglianza e di indirizzare le conoscenze ed evidenze disponibili al sostegno dell’azione di advocacy e intersettoriale e alla garanzia dell’accountability della prevenzione. L’intero programma F2 del LEA impegna i servizi sanitari a produrre, utilizzare e comunicare i dati derivanti dalla sorveglianza dei fattori di rischio di malattie croniche e degli stili di vita nella popolazione a istituzioni, operatori sanitari e cittadini; il programma F1 finalizza la diponibilità di tali dati alla elaborazione di profili di salute di comunità, al fine di analizzare i bisogni ed individuare i rischi per la popolazione e per l’ambiente, pianificare gli interventi sanitari, ambientali e sociali e valutarne l’impatto sulla salute; inoltre, lo stesso programma F1 si propone di sostenere l’individuazione di soluzioni ai problemi di salute prioritari, basate su evidenze scientifiche al fine di offrire alla popolazione programmi di promozione della salute sempre più costo efficaci;
  • il PNP introduce un modello di governance della prevenzione basato sul concetto di stewardship ovvero sulla compartecipazione sinergica tra gli interlocutori dei vari livelli (centrali, regionali, aziendali) e gli attori che concorrono al raggiungimento degli obiettivi di salute, e quindi sullo sviluppo di politiche intersettoriali che riconoscano e favoriscano l’impatto sulla salute di tali politiche, in coerenza con la strategia Health in all polices. In questa visione, tutti gli interventi si caratterizzano per essere multidisciplinari e multisettoriali, e quindi per la necessità di coinvolgere oltre al mondo sanitario anche altri ambiti e stakeholder quali la scuola, le istituzioni locali, le associazioni sportive, le imprese, ecc., o, nel caso di interventi più tradizionali come i programmi di screening oncologici che rappresentano profili complessi di assistenza, per la dovuta integrazione di competenze, discipline, modalità organizzative, professionalità e strutture della prevenzione collettiva, dell’assistenza distrettuale ed ospedaliera. Il su citato programma F1 del LEA promuove proprio la costruzione di alleanze tra soggetti istituzionali, sociali, imprenditoriali e professionali per concordare azioni a sostegno di politiche per la salute al fine di promuovere il benessere in tutte le fasce di età.

Questo filo conduttore tra PNP e LEA è un passaggio cruciale per il rafforzamento e la continuità di un disegno coerente di politiche per la salute ma soprattutto è una leva istituzionale fortissima affinché il Servizio sanitario si impegni a tradurre le strategie centrali in azioni sul territorio non opzionali bensì sistematiche e incardinate nella pratica dei servizi stessi.

Per approfondire:
il DPCM 12 gennaio 2017
il  documento “Prevenzione collettiva e sanità pubblicaˮ
le slides del Ministero della Salute "I nuovi Livelli essenziali di assistenza"
la sezione Livelli essenziali di assistenza (Lea) sul sito del Ministero della Salute

Articoli correlati sul sito Ccm:
In bella vista: in Gazzetta Ufficiale i nuovi Lea
Nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea)

Ultimo aggiornamento:
29 maggio 2017

Valutazione PNP 2014-2018: la relazione finale

Sono disponibili la relazione finale e l’abstract del progetto Ccm 2014 “Progetto di supporto alla valutazione del Piano Nazionale per la Prevenzione 2014-2018ˮ con illustrati gli obiettivi specifici, i risultati e le conclusioni.

2014

Progetto di supporto alla valutazione del Piano Nazionale per la Prevenzione 2014-2018

Ultimo aggiornamento:
29 maggio 2017

OKkio alla Salute: i materiali del convegno

Il 4 maggio 2017 si è tenuto a Roma, presso il Ministero della Salute, il Convegno “Dieci anni di OKkio alla Salute: i risultati della V raccolta dati e le sfide futureˮ. Nel corso dell’evento, organizzato in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, sono stati presentati i risultati della V indagine ed è stato discusso il lavoro svolto dalle Regioni durante i dieci anni di attività del sistema di sorveglianza su sovrappeso e obesità nei bambini delle scuole primarie (6-10 anni), promosso e finanziato dal Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo della Malattie (CCM) del Ministero della Salute attraverso il progetto Ccm “Sovrappeso e obesità nei bambini: il sistema di sorveglianza OKkio alla Salute”, e coordinato  dal Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute (CNESPS) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

Dall’analisi dei risultati dell’indagine 2016 emerge che il 21,3% dei bambini partecipanti è in sovrappeso mentre il 9,3% risulta obeso. Riguardo la variabilità regionale si confermano prevalenze più elevate al Sud e al Centro anche se il gap tra le Regioni è leggermente diminuito nel corso degli anni. Il confronto con le rilevazioni passate evidenzia un trend di lenta ma costante diminuzione per quanto riguarda la diffusione del sovrappeso e dell’obesità tra i bambini: complessivamente, in meno di dieci anni l’eccesso ponderale (sovrappeso più obesità) dei bambini è diminuito del 13% (passando da 35,2% nel 2008/2009 a 30,6% nel 2016).

Sul sito del Ministero sono disponibili le presentazioni dei relatori che hanno partecipato al convegno e i contributi dei rappresentanti delle Regioni. È on line anche la sintesi dei risultati dell’indagine 2016.

Materiali utili:
le presentazioni dei relatori e i contributi delle Regioni sul sito del Ministero della Salute
la sintesi dei risultati

Per approfondire: 
il programma del convegno
l’area tematica OKkio alla Salute sul sito EpiCentro
la pagina dedicata a OKkio alla Salute sul sito del Ministero della Salute
il progetto Ccm “Sovrappeso e obesità nei bambini: il sistema di sorveglianza OKkio alla Salute
il progetto Ccm “Sistema di indagini sui rischi comportamentali in età 6-17 anni

Articoli correlati sul sito Ccm: 
Convegno nazionale per i 10 anni di OKkio alla Salute

Ultimo aggiornamento:
29 maggio 2017

Alleanza italiana per le malattie cardio-cerebrovascolari

Il 18 maggio scorso è stata sottoscritta presso il Ministero della Salute l' Alleanza Italiana per le malattie cardio-cerebrovascolari , un patto strategico per accrescere gli interventi di prevenzione, assistenza e controllo delle malattie croniche non trasmissibili.
L’Alleanza è stata firmata da 32 federazioni e società di cardiologia e neurologia, medicina interna, medici di medicina generale, pediatri, farmacisti e associazioni di pazienti con il comune obiettivo di implementare interventi di prevenzione e di assistenza alle malattie cardio-cerebrovascolari, coerenti con le strategie e i piani nazionali di promozione della salute, prevenzione e controllo delle malattie croniche non trasmissibili (Programma Guadagnare salute, Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018e Piano Nazionale Cronicità).

Le patologie cardio-cerebrovascolari rappresentano in Italia uno dei più importanti problemi di sanità pubblica: rientrano in questo gruppo di malattie le più frequenti patologie di origine arteriosclerotica, in particolare le malattie ischemiche del cuore (infarto acuto del miocardio, sindrome coronarica acuta ed angina pectoris), le malattie cerebrovascolari (ictus ischemico ed emorragico) e le arteriopatie periferiche. Esse rappresentano la prima causa di morte nel mondo occidentale e hanno anche un notevole impatto in termini di disabilità.

Nell’ambito della ricerca epidemiologica sviluppata negli ultimi 30 anni, è stata dimostrata la reversibilità del rischio, e quindi si è venuta sempre più affermando la consapevolezza dell’importanza degli interventi di promozione della salute e di prevenzione sugli stili di vita, al fine di impedire o ritardare l’insorgenza delle malattia cardiovascolari.

L’Alleanza intende favorire un approccio integrato per diminuire i rischi di malattia sia nella popolazione sana, attraverso strategie intersettoriali di prevenzione e promozione della salute, sia in coloro che hanno superato eventi acuti, con interventi di prevenzione individuale.

Sulla base del Global Action Plan for the Prevention and Control of NCDs 2013-2020 e della Global Hearts Initiative, promosse dall’OMS, l’Alleanza rappresenta un’occasione concreta per sviluppare una strategia globale di prevenzione e assistenza delle malattie cardio-cerebrovascolari, adatta al contesto italiano, coinvolgendo attivamente  tutti i principali stakeholders nel promuovere l’adozione di stili di vita salutari (sana alimentazione, attività fisica, niente fumo, consumo moderato e responsabile di alcol) come principale strategia di prevenzione, supportando gli obiettivi di Guadagnare salute e del Piano nazionale della prevenzione e consolidando il raccordo tra il sistema di cure primarie e la rete di assistenza ospedaliera e specialistica.

Obiettivi specifici dell’Alleanza sono:

  • promuovere nella popolazione generale e nelle persone ad alto rischio l’adozione di stili di vita salutari;
  • promuovere l’empowerment dei cittadini e l’engagement dei pazienti e delle loro famiglie;
  • sostenere l’implementazione di politiche intersettoriali;
  • implementare strategie per la promozione della salute, la prevenzione e la gestione delle malattie cardio-cerebrovascolari;
  • consolidare il raccordo tra il sistema di cure primarie e la rete di assistenza ospedaliera e specialistica;
  • promuovere interventi di formazione sulla gestione del rischio cardio-cerebrovascolare e sul supporto al cambiamento comportamentale (colloquio motivazionale breve);
  • contribuire alle iniziative di comunicazione e sensibilizzazione;
  • definire e divulgare documenti e linee di indirizzo.

L’Alleanza si doterà di un proprio regolamento interno, e sarà articolata in un’Assemblea generale e in un Comitato esecutivo e opererà anche attraverso Gruppi di lavoro.

Il Ccm ha finanziato diversi progetti sulla promozione di stili di vita favorevoli alla salute. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm e l’area dedicata al programma Guadagnare Salute.

Materiali utili:
il documento di strategia
l'elenco dei firmatari dell'Alleanza Italiana per le malattie cardio-cerebrovascolari
il programma Guadagnare salute
il PNP 2014-2018
il Piano Nazionale Cronicità

Per approfondire:
la notizia sul sito del Ministero della Salute
la pagina dedicata a Guadagnare salute sul sito Ccm
l’area tematica Guadagnare salute sul sito del Ministero della Salute
il sito Guadagnare salute 
la pagina dedicata al PNP 2014-2018 sul sito Ccm
la pagina dedicata a Chrodis sul sito del Ccm
la sorveglianza Passi sul sito EpiCentro




Ultimo aggiornamento:
29 maggio 2017

Attività fisica: la Dichiarazione di Bangkok

Il Centro Regionale di Documentazione per la Promozione della Salute (Dors), in collaborazione con l’Università di Cagliari, pubblica la traduzione ufficiale in italiano della “Dichiarazione di Bangkok sull'attività fisica per la salute globale e lo sviluppo sostenibile” sottoscritta, a novembre 2016, da 72 Paesi durante la sesta conferenza della Società Internazionale per l’Attività fisica e la Salute (International Society for Physical activity and Health - ISPAH). Il documento rappresenta una vera e propria dichiarazione di consenso sull’importanza della promozione dell’attività fisica per la prevenzione delle malattie croniche e la promozione della salute globale. La Dichiarazione di Bangkok individua 6 aree prioritarie in cui i governi dovrebbero investire per raggiungere l’obiettivo previsto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) di aumentare del 10% i livelli di attività fisica e ridurre i comportamenti sedentari entro il 2025, al fine di guadagnare salute e migliorare la qualità della vita:

  1. Rinnovare l’impegno a investire e attuare azioni politiche tempestive e su larga scala, per ridurre l’inattività fisica lungo l’intero arco della vita, come contributo alla riduzione del carico globale di malattie non trasmissibili e raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030;
  2. Prevedere un coinvolgimento dei diversi settori a livello nazionale e istituire piattaforme di coordinamento;
  3. Sviluppare le competenze dei professionisti e dei decisori;
  4. Migliorare le competenze tecniche e condividere le esperienze;
  5. Rafforzare il monitoraggio e i sistemi di sorveglianza;
  6. Sostenere e promuovere la collaborazione, la ricerca e la valutazione delle politiche.

La Dichiarazione di Bangkok completa i principi e le azioni della "Carta di Toronto per l'attività fisica", integra il documento "Investimenti che funzionano per promuovere l'attività fisica" e fa appello a decisori, finanziatori e portatori di interesse affinché creino partnership tra più settori per implementare piani nazionali e regionali di promozione di stili di vita attivi e salutari.
Dors invita i professionisti, le reti e i gruppi di lavoro impegnati nella promozione dell’attività fisica a sostenere e diffondere la nuova Dichiarazione di Bangkok (Advocacy per l’attività fisica) e ha creato uno spazio virtuale sul quale poter scrivere dei progetti e degli interventi di promozione dell'attività fisica in corso di attuazione o appena conclusi. realizzati dalle proprie organizzazioni, o dei quali si è a conoscenza nel territorio di appartenenza. Progetti che abbiano avuto impatto su uno o più degli 8 obiettivi di sviluppo sostenibile, assegnati dalle Nazioni Unite a tutti i Paesi per il 2030, e richiamati dalla Dichiarazione di Bangkok.

Il Ccm ha finanziato diversi progetti di promozione dell’attività fisica, anche nell’ambito del programma “Guadagnare Salute”. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Materiali utili:
la traduzione in italiano del documento completo “La Dichiarazione di Bangkok sull'attività fisica per la salute globale e lo sviluppo sostenibile (novembre 2016, traduzione italiana autorizzata, a cura di Università di Cagliari e Dors)” (PDF: 524 kb)
la presentazione nella pagina dedicata del sito Dors
il documento in originale sul sito dell’Ispah “The Bangkok Declaration on Physical Activity for Global Health and Sustainable development
la “Carta di Toronto per l'attività fisica
il documento “Investimenti che funzionano per promuovere l'attività fisica

Per approfondire:
il sito Dors
la pagina dedicata a Guadagnare salute sul sito Ccm
il sito Guadagnare salute 
la sorveglianza Passi sul sito EpiCentro
il sito di JANPA  
la pagina dedicata a JANPA sul sito Ccm

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Nutrizione e attività fisica: nuovi materiali

Ultimo aggiornamento:
29 maggio 2017

Malattie batteriche invasive: nuova Circolare

Il 9 maggio 2017, il Ministero della Salute ha pubblicato la Circolare “Prevenzione e controllo delle malattie batteriche invasive prevenibili con vaccinazione”.

Le malattie batteriche invasive (meningiti, batteriemie, sepsi, polmoniti batteriemiche e altri quadri clinici con isolamento di batteri da siti normalmente sterili) hanno un rilevante impatto clinico e sono caratterizzate da un’elevata frequenza di quadri clinici gravi. I batteri più frequentemente responsabili di malattie batteriche invasive e prevenibili con la vaccinazione sono Neisseria meningitidis (meningococco), Streptococcus pneumoniae (pneumococco) e Haemophilus influenzae (emofilo).

Il documento fornisce indicazioni con lo scopo di uniformare e migliorare le procedure di diagnosi, sorveglianza, prevenzione e controllo delle malattie invasive batteriche da meningococco, pneumococco ed emofilo, definendo delle procedure standard, da seguire in tutto il Paese, per la tutela del singolo e della collettività.
La circolare si è resa necessaria anche per i progressi nel settore diagnostico e per i cambiamenti epidemiologici dovuti sia alle variazioni naturali nel trend dei patogeni, che al progressivo uso dei nuovi vaccini.

In particolare il documento raccomanda di porre maggiore attenzione alla diagnosi microbiologica attraverso l’uso di metodiche sia culturali che molecolari e attraverso l’istituzione di un laboratorio di microbiologia di riferimento, per una corretta diagnosi eziologica.
Sottolinea l’importanza di migliorare da parte dei Servizi di Igiene pubblica la tempestività della segnalazione dei casi sospetti di meningite da qualunque agente batterico/sepsi da meningococco per le vie brevi al Ministero della Salute, e garantire la trasmissione/caricamento delle informazioni relative ai casi confermati sulla piattaforma della sorveglianza MIB, come da procollo.
Fornisce, infine, indicazioni sulla  chemioprofilassi e la vaccinazione dei contatti stretti, in caso di meningite o altra malattia batterica invasiva da meningococco e emofilo.

Per approfondire:
la notizia sul sito del Ministero della Salute
la Circolare “Prevenzione e controllo delle malattie batteriche invasive prevenibili con vaccinazione
il protocollo della sorveglianza nazionale sul sito dell’ISS

Ultimo aggiornamento:
29 maggio 2017

Influenza

Dai dati del rapporto epidemiologico InfluNet relativo alla 7° settimana (dall’11 al 17 febbraio 2019) risulta che:

  • nella 7° settimana del 2019 il numero di casi di sindrome influenzale continua a diminuire anche se ancora si mantiene ad un livello di incidenza di media intensità (circa 11,0 casi per mille assistiti)
  • il calo dell’incidenza è generalizzato in tutte le età, anche se maggiormente nei giovani e negli adulti
  • il numero di casi stimati in Italia in questa settimana è pari a circa 663.000, per un totale, dall’inizio della sorveglianza, di circa 5.968.000 casi
  • Lombardia, P.A. di Trento e Abruzzo le Regioni maggiormente colpite.

La sorveglianza sentinella della sindrome influenzale InfluNet è coordinata dall’Istituto superiore di sanità (Iss) con il sostegno del ministero della Salute. La rete si avvale del contributo dei medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, dei referenti presso le Asl e le Regioni. L’obiettivo è descrivere i casi di sindrome influenzale, stimarne l’incidenza settimanale durante la stagione invernale, in modo da determinare l’inizio, la durata e l’intensità dell'epidemia. Il sistema di sorveglianza comprende i medici e i pediatri sentinella di tutte le regioni italiane.

Per quanto riguarda il monitoraggio delle forme gravi e complicate di influenza confermata e della mortalità giornaliera il rapporto settimanale FluNews mette in evidenza che:

  • nella 7a settimana del 2019 sono stati segnalati 516 casi gravi da influenza confermata di cui 95 deceduti
  • durante la 6a settimana del 2019 la mortalità è stata in linea con il dato atteso, con una media giornaliera di 246 decessi rispetto ai 249 attesi.

Il rapporto FluNews integra i risultati di differenti sistemi di sorveglianza dell’influenza (casi gravi, Sismg, InfluWeb, InfluNet-Epi, InfluNet-Vir) ed è elaborato dall’Iss, dalla Fondazione Isi, dal ministero della Salute e dal Dipartimento di Epidemiologia Ssr Lazio - Asl Roma 1).
L’epidemiologia delle forme gravi e complicate di influenza confermata è basata sulle segnalazioni al ministero della Salute e all’Istituto superiore di sanità dei casi gravi e complicati di influenza confermata in laboratorio, le cui condizioni prevedano il ricovero in Unità di terapia intensiva (Uti) e/o il ricorso alla terapia in Ossigenazione extracorporea a membrana (Ecmo).
Il sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera Sismg è basato sui dati di mortalità dalle anagrafi comunali incluse nel “Piano operativo nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute”, avviato dal ministero della Salute nel 2005, attraverso specifici progetti del Ccm. ll sistema permette di valutare la variazione della mortalità settimanale per 19 città incluse nella sorveglianza nazionale.

Per approfondire:

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Ultimo aggiornamento:
26/02/2019

Il nuovo Consiglio superiore di sanità

Il 22 febbraio 2019 si è insediato il nuovo Consiglio superiore di sanità (Css) con l’elezione del presidente, dei due vicepresidenti e dei presidenti e vicepresidenti delle cinque Sezioni in cui è articolato il massimo organo di consulenza tecnico-scientifico del ministero della Salute.

Il Css è composto da trenta membri di nomina, in carica per tre anni e ventotto membri di diritto e si articola nel Comitato di presidenza, nell’Assemblea generale e in cinque Sezioni.
Le Sezioni si occupano di varie tematiche di natura sanitaria e sociale, in particolare di: programmazione sanitaria, professioni sanitarie e formazione del personale sanitario, sangue ed emoderivati, trapianti di organi, tutela igienico-sanitaria dei fattori di inquinamento, profilassi delle malattie infettive e diffusive, profilassi nutrizionale, sicurezza alimentare, tutela salute e benessere degli animali, profilassi veterinaria e malattie infettive e diffusive, farmaci e alimenti per gli animali, farmaci a uso umano e dispositivi medici.

Il Css esprime parere su richiesta del ministero della Salute e nei casi espressamente stabiliti dalla legge, in ogni altro caso in cui le Direzioni Generali ne facciano richiesta per l'adozione di provvedimenti normativi o amministrativi e nella eventualità che l'Autorità giurisdizionale richieda la consultazione dell'Organo per decidere contenziosi.

Il Css svolge le seguenti funzioni:

  • prende in esame i fatti riguardanti la salute pubblica, su richiesta del ministero della Salute
  • propone lo studio di problemi attinenti all’igiene e alla sanità
  • propone indagini scientifiche e inchieste su avvenimenti di rilevante interesse nel campo igienico e sanitario
  • propone all’amministrazione sanitaria la formulazione di schemi di norme e di provvedimenti per la tutela della salute pubblica
  • propone la formulazione di standard costruttivi e organizzativi per la edificazione di ospedali, istituti di cura e altre opere igieniche da parte di pubbliche amministrazioni.

·         Ed esprime parere obbligatorio:

  • sui regolamenti predisposti da qualunque amministrazione centrale che interessino la salute pubblica
  • sulle convenzioni internazionali relative alla predetta materia
  • sugli elenchi delle lavorazioni insalubri e dei coloranti nocivi
  • sui provvedimenti di coordinamento e sulle istruzioni obbligatorie per la tutela della salute pubblica
  • sulla determinazione dei lavori pericolosi, faticosi o insalubri, delle donne e dei fanciulli e sulle norme igieniche del lavoro
  • sulle domande di attestati di privativa industriale per invenzioni e scoperte concernenti generi commestibili di qualsiasi natura
  • sulle modificazioni da introdursi negli elenchi degli stupefacenti
  • sul diniego e sulla revoca di registrazione delle specialità medicinali
  • sui servizi diretti a prevenire ed eliminare i danni delle emanazioni radioattive e delle contaminazioni atmosferiche in genere, che non siano di competenza delle unità sanitarie locali.

Alla riunione di insediamento sono stati eletti:

  • il presidente: Franco Locatelli, direttore del dipartimento di Oncoematologia e terapia cellulare e genica dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma
  • i vicepresidenti: Paola Di Giulio, associato di Scienze Infermieristiche all’Università di Torino, Paolo Vineis, ordinario di epidemiologia all'Imperial College di Londra
  • i presidenti e i vicepresidenti delle Sezioni.

Per approfondire:

Ultimo aggiornamento:
26/02/2019

Convegno Igea

Il 25 marzo 2014 si svolge a Roma il secondo convegno Igea “Dal progetto al sistema. L'integrazione delle cure per le persone con malattie croniche” (pdf 36 kb). L’evento, organizzato dal reparto di Farmacoepidemiologia del Cnesps-Iss, ha come obiettivo quello di discutere con i partecipanti dei modelli assistenziali per le persone con malattie croniche e analizzare le esperienze in corso in Italia. La deadline per l’iscrizione è fissata al 20 marzo.

Queste le aree tematiche all'ordine del giorno:

  • Modelli organizzativi per le malattie croniche
  • Il progetto Igea: esperienze in Italia
  • Sistemi informativi per la gestione integrata delle malattie croniche
  • Empowerment e promozione della salute
  • Le terapie farmacologiche
  • Disuguaglianze di salute.

Per maggiori informazioni scarica il programma (pdf 32 kb) e la scheda di iscrizione (pdf 26 kb).

Vai al sito del progetto Igea.

Ultimo aggiornamento:
13 marzo 2014

Esposizione al rumore

On line i risultati del progetto "Impatto dell‘inquinamento ambientale prodotto dagli aeroporti (aria, rumore) sulla salute dei residenti", a cura della Asl RmE e concluso nel mese di maggio 2013.
Il progetto si è proposto di individuare strumenti operativi per l‘avvio di sistemi di sorveglianza in materia di inquinamento acustico e atmosferico e dei relativi effetti sulla salute tra i residenti nei pressi dei principali aeroporti italiani. L‘obiettivo è stato raggiunto attraverso una sintesi di tutte le evidenze scientifiche disponibili e la realizzazione di indagini campionarie tra la popolazione residente in prossimità di 5 aeroporti italiani, volte a ottenere dati inerenti alla frequenza di ipertensione, insofferenza al rumore e disturbi respiratori da valutare in relazione con i fattori ambientali.

Consulta i risultati del progetto.

Ultimo aggiornamento:
13 marzo 2014

Il punto su morbillo e vaccinazioni

Le considerazioni di Raniero Guerra, Direttore generale della Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, sulle criticità da superare per raggiungere l’obiettivo dell’eradicazione del morbillo stabilito dall’Oms.

Una prima criticità è la disinformazione veicolata dalle campagne antivaccinali, da contrastare con una "vera cultura" supportata da evidenze scientifiche. A questa si aggiunge il problema del “medico infedele”.

 

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Ultimo aggiornamento:
22 luglio 2015

In bella vista: i nuovi Piani regionali della prevenzione

In attuazione del Piano nazionale della prevenzione 2014-2018 (Intesa Stato-Regioni del 13 novembre 2014), le Regioni hanno fatto pervenire al Ministero della salute i propri Piani regionali di prevenzione. È ora in corso la fase di interlocuzione con i competenti Uffici del Ministero finalizzata all’eventuale rimodulazione cui seguirà la fase attuativa degli interventi programmati.

Per ogni Regione, sono consultabili i Piani regionali presentati:

 

Ultimo aggiornamento:
28 settembre 2015

Il GBD study 2013

Il Lancet pubblica la classifica aggiornata del Global Burden of Disease Study (GBD) dei fattori di rischio responsabili del maggior numero di decessi e di disabilità su scala globale, regionale e nazionale. In termini di anni di vita persi o vissuti in condizioni di disabilità (Disability Adjusted Life Years, DALYs) l’ipertensione arteriosa e il tabacco mantengono rispettivamente il primo e il secondo posto del 2010, mentre l’alto indice di massa corporea sale al terzo posto. Al quarto e al quinto posto si classificano rispettivamente la malnutrizione infantile e l’elevata glicemia a digiuno. A seguire, nell'ordine: l'alcol, l'inquinamento dell'aria domestica, l'acqua non potabile, il sesso non protetto e lo scarso consumo di frutta nell'alimentazione.

La classifica è stata stilata misurando il “peso” sulla salute di 79 fattori di rischio e gruppi di fattori rischio comportamentali, ambientali, occupazionali e metabolici, in 188 Paesi dal 1990 al 2013. Rispetto alla precedente edizione del 2010 lo studio ha preso in esame sei nuovi fattori di rischio: la pratica del lavaggio delle mani, l’esposizione al tricloroetilene, il sesso non protetto, il sottopeso durante l’infanzia, l'arresto della crescita e il basso tasso di filtrazione glomerulare.

Le stime relative al 2013 indicano che l’insieme dei fattori di rischio esaminati ha contribuito complessivamente al 57% delle morti nel mondo, con 31 milioni decessi a fronte dei 25 milioni del 1990, e al 41%dei DALYs su scala globale con quasi 1 miliardo di DALYs. Il gruppo di fattori di rischio legati alla dieta ha contribuito a 11,3 milioni di decessi e 241,4 milioni di DALYs, a seguire la pressione sistolica alta con 10,4 milioni di decessi e 208,1 milioni di DALYs (il 15% in più rispetto al 2010), la malnutrizione materna e infantile con 1,7 milioni di decessi e 176,9 milioni di DALYs, il fumo di tabacco con 6,1 milioni di morti e 143,5 milioni di DALYs, l'inquinamento atmosferico con 5,5 milioni di decessi e 141,5 milioni DALYs, l'alto indice di massa corporea con 4,4 milioni di decessi e 134 milioni di DALYs.

Il GBD 2013 ha inoltre fotografato in quale misura il peso dei diversi fattori di rischio sulla salute cambia su scala geografica da una regione a un’altra e anche a seconda del genere. Nel Medio Oriente e nell’America Latina il principale fattore di rischio associato a perdita di salute è l’elevato indice di massa corporea. Nell’Asia meridionale e sudorientale è l’inquinamento dell’aria domestica e in India anche l’acqua non potabile e la malnutrizione infantile. Nell’Africa sub-sahariana a differenza delle altre regioni domina una combinazione unica di fattori di rischio per gli alti livelli di malnutrizione, acqua non potabile e mancanza di servizi igienico-sanitari, sesso non protetto e alcol. Sia per le donne sia per gli uomini, il sesso non protetto è il principale fattore di rischio nella regione che va dal Kenya al Sud Africa. Mentre il tabacco ha un forte impatto in diversi Paesi ad alto reddito, a partire dalla Gran Bretagna dove occupa il primo posto della top ten. Per gli uomini, l'ipertensione arteriosa o il tabacco sono i principali fattori di rischio in quasi tutti i Paesi ad alto reddito, nel nord Africa e Medio Oriente, in Europa e Asia.

Lo studio eseguito da un consorzio internazionale ha visto la partecipazione anche del nostro Paese. I dieci principali fattori di rischio che nel 2013 hanno maggiormente inciso sulla salute degli italiani in termini di anni di vita persa o disabilità sono risultati nell’ordine: pressione arteriosa alta, indice di massa corporea sopra la norma, tabacco, iperglicemia, disfunzioni renali (cioè basso tasso di filtrazione glomerulare), colesterolo alto, una dieta troppo ricca di sodio, alcol, sedentarietà e osteoporosi. La classifica evidenzia che a differenza degli altri Paesi sviluppati sulla salute degli italiani incide maggiormente la funzione renale ridotta e la scarsa densità minerale ossea; assente invece lo scarso consumo di frutta.

Il valore dello studio GBD è di analizzare a fondo vari fattori di rischio e fornire quindi informazioni basilari sulle quali sviluppare strategie chiare ed efficaci per migliorare le condizioni di salute della popolazione a livello globale, regionale e nazionale e per rafforzare le strategie di prevenzione. Gli autori commentato che metà delle morti nel mondo e più di un terzo del DALYs globale sono correlabili alle esposizioni a fattori di rischio comportamentali, ambientali e occupazionali. Tra i principali fattori di rischio su scala globale prende posto l’indice di massa corporea che è aumentato negli ultimi 23 anni. "Considerato che i fattori di rischio comportamentali hanno un forte peso, concludono gli autori sul Lancet, dovrebbe essere rafforzata la ricerca in scienze sociali e comportamentali. Molte opzioni di politiche di prevenzione nel contesto delle cure primarie sono già disponibili per agire sui fattori di rischio chiave".  


Bibliografia

Forouzanfar M, Murray C, Vos T, et al. GBD 2013 Risk Factors Collaborators. Global, regional, and national comparative risk assessment of 79 behavioral, environmental and occupational and metabolic risks or clusters of risks in 188 countries, 1990-2013: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2013. The Lancet 2015, Published Online: 10 September 2015

Ultimo aggiornamento:
28 settembre 2015

Programma Ccm 2015

In analogia con i precedenti programmi, è stata confermato per il 2015 la suddivisione dei progetti in due aree operative: Area progettuale e Azioni centrali. I progetti dell'Area progettuale sono suddivisi in tre ambiti:

Consulta:

______________________________________________________________________

I progetti nel dettaglio:

Area progettuale

Patologie trasmissibili

Vaccinazioni

Zoonosi di rilevanza umana

Patologie non trasmissibili

Patologie croniche prevalenti

Azioni di sistema

Patologie legate all’ambiente e agli stili di vita

Età vulnerabili, fragilità e termine della vita

Salute orale

Area Azioni centrali

Per le azioni centrali è stata mantenuta la suddivisone dei precedenti programmi in tre ambiti:

  • funzionamento
  • personale
  • attività

Tale area, funzionale alla pratica operatività del CCM, comprende ambiti di intervento direttamente gestiti dal Ministero.
In particolare nell’area del funzionamento afferiscono le spese per le riunioni istituzionali; per l’eventuale acquisto di materiale di cancelleria, riviste, libri o di apparecchiature informatiche finalizzate all’esecuzione delle azioni di programma. Sempre in tale ambito vengono garantite la gestione ed implementazione del sito CCM (www.ccm-network.it ) e il servizio “1500” del Ministero della salute dedicato alle emergenze sanitarie.
Sotto la voce di personale sono invece ricomprese le spese di missioni, il rimborso per il personale comandato da altre amministrazioni ed operante nel centro, nonché  i corsi di formazione ed aggiornamento rivolti anche al personale degli uffici periferici (USMAF, SASN e PIF), direttamente coinvolti negli interventi volti ad affrontare le emergenze.
Infine nell’area delle attività vengono ricondotti interventi, come detto, direttamente gestiti dal Ministero, che si traducono in accordi di collaborazione siglati per lo più con gli Enti centrali ( ISS, INAIL, INMP, AGENAS) e volti alla realizzazione di progetti di sistema, aventi natura strategica non riconducibili alle linee dell’area progettuale, ivi comprese tutte quelle attività indispensabili per assicurare una pronta risposta alle emergenze, ovvero l’implementazione, il mantenimento e la gestione del deposito nazionale antidoti per la risposta sanitaria ad offese di tipo chimico da atti di terrorismo e le attività di difesa civile nel settore NBC, nonché il sostegno alla rete USMAF/SASN.

I progetti nel dettaglio:

 

Ultimo aggiornamento:
22/06/2017

In bella vista: Convegno “Passi lunghi 10 anni”

Il 9 gennaio 2018, presso l’auditorium del Ministero della Salute, si terrà il convegno “Passi lunghi 10 anni” – Uno strumento per la prevenzione delle malattie croniche e la promozione della salute, organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute in occasione del decennale dell’implementazione  di PASSI – Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia, il sistema di sorveglianza che raccoglie in continuo informazioni sul profilo di salute della popolazione italiana di 18-69 anni, sui fattori di rischio comportamentali legati all’insorgenza delle malattie croniche e sul grado di conoscenza e adesione ai programmi di intervento che il Paese sta realizzando per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute.

Avviato nel 2005 come sperimentazione di metodi utili per la sorveglianza dei fattori comportamentali di rischio e per il monitoraggio dei programmi di prevenzione delle malattie croniche, promosso dal Ministero della Salute e dal Ccm e condotto dai Dipartimenti di Prevenzione delle ASL, coordinate dalle Regioni con il supporto tecnico scientifico dell’Istituto Superiore di Sanità, PASSI, a 10 anni dal suo avvio, rappresenta uno strumento strategico in tutti gli ambiti in cui entrano in gioco la definizione e la valutazione delle politiche di prevenzione e promozione della salute.
Con una peculiarità unica: tarare questo strumento soprattutto per un utilizzo dei dati a livello locale, direttamente da parte di Asl e Regioni.

Il convegno ha come obiettivo quello di promuovere l’uso dei dati dei sistemi di sorveglianza di popolazione, riflettere sui risultati raggiunti e sulle prospettive future anche alla luce del nuovo quadro normativo dettato sia dal DPCM del 12 gennaio 2017 sui nuovi LEA – Livelli Essenziali di Assistenza (che inserisce la “Sorveglianza dei fattori di rischio di malattie croniche e degli stili di vita nella popolazione” all’interno dei nuovi LEA relativamente all’area Prevenzione collettiva e Sanità pubblica), sia dal DPCM del 3 marzo 2017 sui Registri e sorveglianze che inserisce la sorveglianza PASSI fra quelle a rilevanza nazionale.

L’evento è indirizzato alle Direzioni regionali e aziendali della Prevenzione, al Coordinamento interregionale prevenzione e dei Piani regionali della prevenzione, alle istituzioni non sanitarie impegnate nel governo della sanità locale, alla rete dei referenti regionali dei sistemi di sorveglianza.

Per approfondire:
il programma dell’evento
la notizia sul sito del Ministero della Salute
le pagine dedicate a PASSI sul sito EpiCentro

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In bella vista: Terremoto, impatto sulla salute

 

Ultimo aggiornamento:
22/12/2017

INCARICO: per pazienti con Disordine della Coscienza

Un progetto pilota che fornisce al Ministero, alle Regioni, e soprattutto ai familiari di persone in Stato Vegetativo e di Minima Coscienza una rappresentazione dettagliata sui luoghi di cura nella fase acuta, post acuta e cronica del percorso di presa in carico, il numero di posti letto disponibili, le prassi e i servizi offerti ai pazienti e a i loro familiari. Per la prima volta in Italia è stato sviluppato, e ora reso disponibile, uno strumento di analisi della effettiva capacità di ogni centro del percorso di farsi carico del paziente rispondendo alle direttive del Ministero della Salute del 2011.

Il progetto nazionale INCARICO, coordinato dalla Fondazione IRCCS Istituto Neurologico C. Besta di Milano, infatti è un’ampia  ricerca su come le persone in Stato Vegetativo e di Minima Coscienza vengono “prese in carico” in 11 Regioni italiane (Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Umbria e Veneto). Ciò è stato fatto valutando lo stato dell’arte e gli sviluppi dei modelli di presa in carico presenti nelle diverse realtà regionali, in collaborazione con le associazioni di familiari e molti centri di riferimento per la riabilitazione dei pazienti con disordine della coscienza. La Regione Emilia Romagna ha poi valutato i costi della presa in carico e il centro di Ateneo di Bioetica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ha fatto una analisi etica della legislazione regionale raccolta, anche alla luce della convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.

I dati ottenuti hanno permesso di rilevare 2452 centri distribuiti nelle 11 Regioni italiane e suddivisi per ogni fase del percorso. Inoltre è stato possibile fare un confronto tra i percorsi delineati dalla legislazione regionale e i percorsi reali effettuati da un campione di 90 persone con disordine della coscienza.

Lo scopo generale del progetto è stato analizzare i fattori positivi e le criticità dei modelli di presa in carico esistenti nelle diverse Regioni italiane partecipanti al progetto, per arrivare quindi ad elaborare le caratteristiche fondamentali per un modello di presa in carico nazionale, che possano trovare riscontro nell’attuale modello di presa in carico previsto dall’accordo tra lo Stato e le Regioni del 5 maggio 2011.

Al Convegno del 9 febbraio 2015, presso il Ministero della Salute in via Ribotta, alla presenza delle Associazioni di familiari, dei rappresentanti Ministeriali e Regionali, dei maggiori esperti nazionali sui disturbi della coscienza e dei componenti del tavolo di lavoro per l’assistenza alle persone in Stato Vegetativo e Stato di Minima Coscienza saranno presentati i risultati dei due anni di lavoro del progetto INCARICO. Attraverso il dibattito si cercherà, soprattutto con il contributo delle associazioni dei familiari, di tradurre questi risultati in azioni concrete per una presa in carico efficace e giusta su tutto il territorio nazionale.

Convegno

Il programma del Convegno (PDF: 215 Kb)

Documenti

Il Report del Progetto INCARICO (PDF: 4,7 Mb)

L’Executive Summary del Progetto INCARICO (PDF: 2,4 Mb)

 

Sede del convegno

Auditorium del Ministero della Salute
Via Ribotta 5, Roma

 

Per informazioni

anna.moiana@istituto-besta.it

tel. 02 2394 2521

Ultimo aggiornamento:
3 febbraio 2015

Influenza: gli ultimi aggiornamenti

Sull’andamento della sindrome influenzale 1 per la stagione 2014-2015, è l’ultimo Rapporto epidemiologico InfluNet dell’8 aprile scorso2 a fornire i dati italiani più aggiornati (prima settimana di aprile), evidenziando che:

  • nella 14a settimana è terminato il periodo epidemico delle sindromi influenzali avendo raggiunto il valore soglia di due casi per mille assistiti,
  • il livello di incidenza, in questa settimana, è pari a 1,91 casi per mille assistiti,
  • il numero di casi stimati in questa settimana è pari a circa 116.000, per un totale, dall’inizio della sorveglianza, di circa 6.082.000 casi
  • in quasi tutte le Regioni è terminato il periodo epidemico.

 

L'identikit del virus

Durante la settimana 14/2015 sono stati raccolti 183 campioni clinici dai diversi laboratori afferenti alla rete Influnet e di questi, 39 (21%) sono risultati positivi al virus influenzale. In particolare, 12 sono risultati di tipo A e 27 di tipo B. Per quanto riguarda i virus di tipo A, 6 sono risultati di sottotipo H3N2, 3 H1N1pdm09 e 3 A non ancora sottotipizzati.3

 

I numeri della vaccinazione

La vaccinazione viene annualmente offerta da metà ottobre alla fine dicembre. I dati sono raccolti dalla capillare rete di distribuzione che in molte regioni include i medici di medicina generale. Durante questa stagione influenzale l’arco di tempo in cui vaccinare, in alcune Regioni, è stato prolungato e i dati sulla copertura vaccinale della stagione in corso non sono ancora disponibili.

 

Bibliografia

  1. Influenza. Ministero della Salute.
  2. Rapporto Epidemiologico InfluNet. Stagione Influenzale 2014 - 2015  (settimana 2015 - 14 dal 30 marzo al 5 aprile 2015)  (PDF: 580 Kb)
  3. Sorveglianza virologica dell’influenza InfluNet. Rapporto N. 21 dell'8 aprile 2015 (PDF: 1,2 Mb)
  4.  

Ultimo aggiornamento:
24 febbraio 2015

Meno sale per la salute

Ridurre il consumo di sale nell'alimentazione è un obiettivo possibile. Se ne è discusso al Convegno che si è tenuto il 12 marzo al Ministero della Salute e che ha visto la partecipazione di rappresentanti dell'OMS, del Ministero della Salute, dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), delle società scientifiche e delle università che hanno partecipato ai progetti del CCM, della Società Italiana di Medicina generale, delle ASL, delle associazioni dell'industria alimentare e della panificazione impegnate nelle iniziative condotte a livello nazionale e regionale per la riduzione del contenuto di sale nell'alimentazione degli italiani.

Nel corso dell'evento sono stati presentati i risultati di due importanti progetti - promossi dal Centro per il Controllo della Malattie (CCM) - finalizzati a determinare nella popolazione adulta, nei bambini e nei soggetti ipertesi, i livelli urinari di sodio e potassio, quali indicatori, rispettivamente, del consumo di sale e di frutta e verdura, nonché l'efficacia di un programma strutturato di comunità per favorire comportamenti salutari, in particolare per la riduzione del consumo di sale, in un'ottica di miglioramento della salute dei cittadini di oggi e di domani.

È ampiamente dimostrato che il consumo eccessivo di sale nell'alimentazione è responsabile dello sviluppo di malattie cardio-cerebrovascolari, tumori, osteoporosi e malattie renali. Se tutta la popolazione riducesse della metà la quantità assunta di sale, si eviterebbero ogni anno molte migliaia di morti per infarto o ictus, sia tra gli ipertesi che tra i non ipertesi. È stato stimato che la riduzione della pressione arteriosa media della popolazione di soli 3 mmHg può portare alla riduzione di circa 27.000 casi di ictus e di 40.000 casi di cardiopatia coronarica all'anno.

Dal 2008 l'Unione Europea persegue l'obiettivo di ridurre il consumo di sale nei Paesi membri, coordinandone le azioni per un traguardo comune: ridurre il consumo di sale nella popolazione in generale di almeno il 16% in quattro anni (4% all'anno). Un impegno che è stato riconfermato lo scorso anno, in linea con le priorità dell'OMS. La riduzione del sale compare infatti tra i 9 traguardi del Global Action Plan for the Prevention and Control of Noncommunicable Diseases 2013-2020 dell'OMS.

Come ricordato dalla dott.ssa Daniela Galeone, "il Programma nazionale Guadagnare la salute identifica nella scorretta alimentazione uno dei quattro fattori di rischio modificabili per la prevenzione e il controllo delle malattie croniche. La riduzione del consumo eccessivo di sale quindi, rientra in questa strategia più ampia che si propone di promuovere stili di vita salutari e modificare l'ambiente di vita e di lavoro, per facilitare comportamenti e scelte salutari. La riduzione del consumo eccessivo di sale è anche uno degli obiettivi previsti dal Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018, approvato il 13 novembre 2014 con Intesa Stato-Regione, in un'ottica di riduzione del carico prevenibile ed evitabile di morbosità, mortalità e disabilità delle malattie non trasmissibili."

Ridurre il contenuto di sale nell'alimentazione degli italiani è possibile grazie a strategie di prevenzione disegnate ad hoc e finalizzate a modificare gli stili di vita della popolazione italiana: già a tre anni di distanza dall'Accordo di collaborazione con le Associazioni dei panificatori e dell'industria del pane si osserva infatti un lieve calo nel consumo di sale nell'alimentazione.

L'obiettivo di ridurre il consumo di sale è, quindi, realmente perseguibile attraverso l'impegno comune di tutti gli attori coinvolti nei diversi settori, anche diffondendo corrette informazioni ai consumatori perché adottino comportamenti adeguati nella preparazione e nella scelta degli alimenti.

Inoltre, "è necessario che ci sia una buona offerta di alimenti a ridotto contenuto di sale anche nei luoghi in cui si consumano pasti fuori casa, quindi in particolare nelle mense scolastiche e aziendali", come ha evidenziato al convegno il dott. Francesco Branca dell'OMS, sottolineando anche che l'Italia si sta muovendo proprio in questa direzione.

È stato inoltre rimarcato come, dopo la stipula nel 2009 dei primi Protocolli d'intesa tra il Ministero della salute e le Associazioni dei Panificatori Artigianali e Industriali (Federazione Italiana Panificatori, Assipan-Confcommercio, Assopanificatori-Fiesa-Confesercenti e Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari-AIIPA) volti a ridurre il contenuto di sale nel pane, siano stati compiuti ulteriori passi in avanti, sia per favorire l'adesione sul territorio dei panificatori artigianali, con il supporto delle Regioni, sia attraverso la firma di nuovi accordi con l'industria alimentare(Associazione Produttori Pane Confezionato-APPC, Associazione Produttori Pasta Fresca-APPF, AIIPA Settore surgelati) per la riduzione del sale anche in altri prodotti industriali.

Altre azioni sono state messe in atto a livello regionale per informare e promuovere l'iniziativa presso i soggetti deputati alla stesura dei capitolati d'appalto per le ristorazioni collettive sanitarie, socio sanitarie e scolastiche e per realizzare attività di comunicazione e informazione per la popolazione sui benefici per la salute determinati da una ridotta assunzione di sale nell'alimentazione.

Nel corso del Convegno sono stati presentati i risultati raggiunti grazie a iniziative che ne sono conseguite a livello nazionale e regionale.

I progetti del CCM

Con il primo progetto MINISAL-GIRCSI, promosso dal CCM e coordinato dall'Università di Napoli "Federico II" con la partecipazione dell'ISS e di diverse unità operative impegnate nella rilevazione delle informazioni relative a diversi gruppi di popolazione, sono stati ottenuti dati sul consumo medio di sodio e potassio nella popolazione italiana su base regionale e per classi di età. E' stata condotta un'indagine su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta, arruolato dal 2009 al 2012 dall'Osservatorio epidemiologico cardiovascolare/Health Examination Survey, coordinato dall'ISS-CNESPS. In tutto sono stati inclusi 1782 uomini e 1730 donne di età compresa tra i 35 e i 79 anni. Dalla determinazione del sodio e potassio nelle urine delle 24 ore è stato calcolato che l'introito medio di sale è di 10,8 grammi al giorno negli uomini e 8,4 grammi nelle donne, valori che superano di molto i 5 grammi al giorno al massimo, raccomandati dall'OMS.

Per quanto riguarda il potassio, l'apporto alimentare medio è risultato pari a 2,5 grammi al giorno negli uomini e a 2,2 grammi al giorno nelle donne, nettamente inferiore ai livelli di assunzione raccomandati (≥ 3,9 grammi), indice di un insufficiente consumo di alimenti ricchi in potassio come frutta, verdura e legumi.

Risultati analoghi sono stati ottenuti con due indagini circoscritte a una popolazione pediatrica e a una popolazione di ipertesi, statisticamente rappresentative e distribuite in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale. "Avere un quadro completo riferito ad un'ampia fascia di età e anche a pazienti ipertesi - ha commentato la dott.ssa Simona Giampaoli dell'ISS del progetto MINISAL-GIRSCI - è sicuramente il punto di forza del progetto".

La prima indagine - condotta dall'Università di Foggia con la partecipazione della Società Italiana di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica - ha preso in esame un campione di 766 ragazzi e 658 ragazze tra i 6 e i 18 anni. I valori medi di consumo di sale sono risultati di 7,4 grammi nei ragazzi e 6,7 grammi nelle ragazze. L'introito medio di potassio è risultato di 1,53 grammi nei ragazzi e 1,40 grammi nella ragazze. Un risultato che porta a riflettere sulla necessità di intervenire precocemente già nelle fasce più giovani della popolazione, considerato che l'eccesso di sodio alimentare in età pediatrica e l'insufficiente apporto di potassio, attraverso il consumo di frutta e verdura, potrebbero essere fattori di rischio in età adulta.

La seconda indagine - condotta con la collaborazione della Società Italiana di Ipertensione arteriosa - ha valutato il contenuto di sodio e potassio nella dieta degli ipertesi italiani, su base regionale, in relazione alla presenza di sovrappeso o di obesità. Ne è emerso che, anche in questa popolazione a rischio, oltre il 90% degli uomini e l'80% delle donne consumano più di 5 grammi al giorno di sale.

Con il secondo progetto CCM "Meno sale più salute" - a tre anni di distanza dagli Accordi tra il Ministero della Salute e le Associazioni dei panificatori per la riduzione del sale nel pane - è stata condotta una nuova indagine e rispetto alle rilevazioni del 2008-2012 è stata registrata una riduzione del 12% del consumo di sale nella alimentazione: negli uomini si è passati da 10,8 a 9,5 grammi, nelle donne da 8,4 a 7,4 grammi. Tuttavia l'introito di sale resta comunque ancora troppo elevato.

Conclusioni

Il Convegno ha rappresentato una giornata importante per fare il punto sui passi compiuti, confrontarsi sulle difficoltà delle indagini e sugli ostacoli da superare e per individuare nuove strade da percorrere.

Una difficoltà risiede nella conduzione delle indagini caratterizzate da esame diretto della popolazione e dal costo elevato di queste operazioni. "Purtroppo - commenta la dott.ssa Giampaoli - siamo abituati a trattare indagini per identificare la malattia e non per valutare la salute, le metodologie e procedure sono diverse e vanno applicate in maniera standardizzata; ciò richiede un'attività intensa di educazione e addestramento degli operatori locali, che comunque rimane come patrimonio locale."

Come è stato ribadito al convegno le azioni di prevenzione quando riguardano la modificazione dello stile di vita nella comunità, richiedono tempi lunghi ma portano grandi benefici. Le evidenze confermano che anche modeste riduzioni possono portare a minori problemi cardiovascolari, migliorando di conseguenza la salute pubblica.

La dott.ssa Giampaoli sottolinea, infine, che "non sempre la popolazione conosce i benefici degli stili di vita sani e la loro influenza sui fattori di rischio. Per ottenere effetti duraturi è prioritario continuare a lavorare per migliorare le abitudini alimentari. Sicuramente saranno necessarie altre indagini per valutare se il consumo di sale nella popolazione si è ridotto. Nel frattempo valutazioni attraverso la sorveglianza PASSI possono essere utili per valutare il livello di conoscenza della popolazione".

"Le iniziative per la riduzione del sale attuate in Italia stanno già portando a dei risultati", ha commentato il dott. Branca dell'OMS. "Ci sono poi altre vie che potrebbero essere percorse, come ad esempio l'etichettatura degli alimenti che consenta scelte informate e consapevoli."


Ultimo aggiornamento:
27 marzo 2015

Modelli per la cronicità

I modelli di gestione attiva delle patologie croniche, implementati a livello aziendale, hanno un impatto positivo sull’appropriatezza dei percorsi. Inoltre, diverse sono le variabili organizzative che qualificano i modelli di presa in carico e ne permettono l’implementazione. È quanto emerge dal rapporto finale di un progetto Ccm sull'impatto dei modelli proattivi innovativi, coordinato da Agenas sul tema della medicina d’iniziativa. 

Il progetto

Il progetto di ricerca “L’impatto dei modelli proattivi innovativi implementati a livello regionale per l’assistenza alle persone affette da patologie croniche”, coordinato dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali e finanziato dal Ministero della Salute, rientra nel programma di attività del Ccm per l’anno 2012 e ha visto la partecipazione di diverse unità di ricerca tra cui 7 Aziende Sanitarie di 7 Regioni Italiane (ASL Arezzo/Regione Toscana, ASL Bergamo/Regione Lombardia, ASL Lecce/Regione Puglia, ASP Ragusa/Regione Sicilia, Azienda ULSS 16 di Padova/Regione Veneto, Distretto di Senigallia/Regione Marche, ASL Reggio Emilia/Regione Emilia Romagna), l’Agenzia Regionale Sanitaria Toscana, il Cergas Università Bocconi, l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e alcuni esperti in epidemiologia e programmazione sanitaria.

Obiettivo generale del progetto è stato quello di conoscere l’impatto dei modelli/progettualità di gestione attiva delle cronicità implementati a livello aziendale in termini di appropriatezza di processo ed esito e consumi di prestazioni, anche al fine di fornire indicazioni programmatorie per migliorare la qualità dell’assistenza erogata a livello territoriale alle persone con patologie croniche. In particolare il progetto ha considerato le seguenti patologie croniche: diabete, cardiopatia ischemica, scompenso cardiaco. Il progetto si è proposto, da una parte, di individuare i modelli innovativi per la gestione attiva delle cronicità implementati a livello aziendale e analizzarne le caratteristiche organizzative; dall’altra, di misurare l’impatto di tali modelli in termini di: livelli di adesione dei professionisti alle raccomandazioni cliniche e relativa compliance dei pazienti affetti da patologie croniche; consumi di prestazioni sanitarie, attraverso l’utilizzo dei dati amministrativi.

Le progettualità aziendali di gestione attiva delle cronicità individuate sono state: Casa della Salute di Fabbrico - Percorso integrato del diabete ed empowerment - AUSL di Reggio Emilia; Progetto Chronic Related Group (CReG) – ASL di Bergamo; Gestione integrata del paziente diabetico - Distretto di Senigallia – Area Vasta 2 Fabriano; Programma Care Puglia – ASL di Lecce; Ambulatori di Gestione Integrata – ASP di Ragusa; Sanità d’iniziativa – Chronic Care Model – ASL di Arezzo; Equipe Territoriale di Assistenza Primaria (ETAP) – ULSS 16 di Padova.

È stata effettuata un’analisi organizzativa delle progettualità/modelli suddette, verificandone l’orientamento verso l’integrazione con i sistemi operativi aziendali, i processi di knowledge transfer e di riorganizzazione dei compiti tra professionisti, il miglioramento dell’accessibilità all’assistenza e l’integrazione sociosanitaria.

La valutazione dell’impatto dei modelli innovativi individuati sui livelli di adesione dei professionisti alle principali raccomandazioni cliniche e relativa compliance dei pazienti affetti da patologie croniche e sui consumi di prestazioni sanitarie è stata effettuata utilizzando metodologie di monitoraggio dei percorsi diagnostico-terapeutici, tramite dati amministrativi forniti dai sistemi informativi sanitari delle aziende partecipanti. Nello specifico sono state utilizzate tecniche di record-linkage per l’identificazione di coorti di assistiti con specifiche condizioni croniche e sono stati definiti algoritmi per il calcolo di indicatori di processo sulla base di specifiche raccomandazioni cliniche. Per la raccolta dati è stato utilizzato il software TheMatrix, sviluppato nell’ambito del programma Mattoni del SSN - Progetto Matrice “Integrazione dei contenuti informativi per la gestione sul territorio di pazienti con patologie complesse o con patologie croniche” di Agenas. Si tratta di un software open source (http://thematrix.isti.cnr.it/) che permette l’estrazione automatizzata dei dati amministrativi relativi ad anagrafe assistiti, esenzioni, farmaceutica convenzionata, farmaceutica ad erogazione diretta, specialistica ambulatoriale, Schede di Dimissione Ospedaliera. L’impatto è stato misurato, per ogni azienda partecipante al progetto, valutando la differenza in termini di aderenza alle raccomandazioni cliniche, identificate quali indicatori di processo, tra pazienti assistiti da Medici di Medicina Generale (MMG) aderenti ai suddetti modelli e pazienti assistiti da MMG non aderenti, nell’anno precedente e nell’anno successivo a quello dell’implementazione della progettualità di gestione attiva della cronicità (pre-post comparison group study).

Il progetto ha permesso di definire una metodologia per studiare l’impatto di politiche sanitarie volte al miglioramento della qualità dell’assistenza primaria. L’implementazione delle progettualità di gestione attiva delle cronicità ha portato un impatto positivo sull’appropriatezza dei percorsi in tutte le ASL. Tuttavia, diverse sono le variabili organizzative che qualificano tali modelli di presa in carico e ne permettono l’implementazione.

 

Per saperne di più

La pagina del progetto

Executive summary (PDF: 355 Kb)

Ultimo aggiornamento:
31 ottobre 2015

In bella vista: prevenzione e controllo delle infezioni e igiene delle mani

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), nel contesto della Campagna annuale dell'Oms sull'igiene delle mani (5 Maggio 2019), ha lanciato un’indagine a livello globale per descrivere lo stato di attuazione dei programmi di prevenzione e controllo delle infezioni correlate all’assistenza (Ica) e delle attività per promuovere l’igiene delle mani nelle strutture sanitarie (“2019 WHO Global Survey on Infection Prevention and Control (IPC) and Hand Hygiene”).

L’indagine ha un duplice obiettivo:

  1. incoraggiare e supportare la valutazione, a livello locale, dello stato di attuazione dei programmi per la prevenzione e controllo delle infezioni e per la promozione dell’igiene delle mani, utilizzando strumenti standardizzati e validati, nel contesto delle attività quotidiane dei gruppi operativi e dei comitati per il controllo delle infezioni, al fine di predisporre piani di miglioramento a livello locale
  2. raccogliere dati sullo stato di avanzamento delle attività di prevenzione e controllo delle infezioni e di promozione dell’igiene delle mani a livello globale, da utilizzare per successivi interventi di miglioramento.

L’indagine sarà attiva fino al 16 luglio 2019. Sono invitate a partecipare tutte le strutture sanitarie a livello mondiale.

L’indagine si basa sulla compilazione, da parte di ciascuna struttura sanitaria, di due strumenti, disponibili on-line:

  1. il Framework Oms di valutazione degli interventi di Prevenzione e Controllo delle Infezioni (Infection Prevention and control Assessment Framework - Ipcaf)
  2. il Framework Oms di autovalutazione dell’Igiene delle Mani (Hand Hygiene Self-Assessment Framework - Hhsaf).

Nell’ambito del Piano nazionale di contrasto dell’antimicrobico-resistenza (Pncar) 2017-2020 questa indagine rappresenta un’opportunità preziosa per delineare lo stato attuale del Paese relativamente alle attività correlate al controllo delle Ica, nonché per descrivere eventuali e auspicabili futuri progressi, anche a livello di singola struttura, attraverso la sua ripetizione, servendosene quindi come strumento di monitoraggio a livello locale.

Per facilitare la partecipazione di un numero quanto più possibile ampio di strutture - attraverso la compilazione dei due questionari da parte di ogni struttura -  è stata predisposta, in collaborazione con l’Oms, una versione in italiano dei due strumenti di rilevazione, disponibile sulla piattaforma Oms al link:
https://www.who-ipc-survey.org/?from=huFyfu0ULF

È importante che un numero rilevante di strutture assistenziali partecipino all’indagine, sia per iniziare a prendere familiarità con i due strumenti che rappresentano, come già evidenziato, un importante ausilio all’autovalutazione per ciascuna struttura, utili a identificare aree che richiedono azioni di miglioramento, sia per raccogliere dati italiani che consentano di avere una rappresentazione affidabile della situazione del paese.

Infatti, in accordo con l’Oms, sarà possibile avere un rapporto nazionale sulle strutture che avranno partecipato all’indagine. I dati saranno naturalmente trattati in modo assolutamente confidenziale e nel rapporto le singole strutture non saranno identificabili.

Il rapporto nazionale, una volta disponibile, sarà diffuso a tutti i partecipanti, in modo da poter attuare un confronto con la media nazionale.

Per partecipare all’indagine, occorre seguire le istruzioni riportate di seguito:

  1. utilizzando come browser Mozilla Firefox o Google Chrome, collegarsi alla piattaforma Oms al seguente link:https://www.who-ipc-survey.org/?from=huFyfu0ULF
  2. apparirà una pagina che chiede di registrarsi alla piattaforma (le istruzioni sono in inglese, ma è possibile selezionare in alternativa francese o spagnolo)
  3. dopo essersi registrati (avendo indicato un indirizzo e-mail) si riceverà una e-mail per la verifica dell'account
  4. ricollegarsi al link https://www.who-ipc-survey.org/?from=huFyfu0ULF, avendo l’accortezza di usare i browser indicati
  5. effettuare il login
  6. selezionare lo strumento che si vuole riempire per primo cliccando sul pulsante “continue” (Ipcaf o Hhsaf): lo strumento si aprirà in una nuova finestra
  7. selezionare la lingua preferita dal menu a tendina (in questo caso si potrà scegliere l’italiano)
  8. inserire le risposte
  9. inviare i dati
  10. selezionare il secondo strumento e procedere in modo analogo.

Ricordiamo che il controllo e la prevenzione dell’Amr sono stati inseriti tra i macro obiettivi del Piano nazionale della prevenzione (Pnp) 2014-2018.

Il Ccm ha promosso e finanziato diversi progetti sull’Amr. Per ulteriori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Per approfondire:

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Ultimo aggiornamento:
29 aprile 2019

European Immunization Week (24 – 30 April 2019)

Come ogni anno, nell’ultima settima di aprile (24-30 aprile), si è celebrata la Settimana mondiale delle vaccinazioni (World Immunization Week), a cura dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).
La campagna di quest’anno (2019) ha avuto come claim “Vaccines Work!”, adattato per l’italiano in “I vaccini? Funzionano!”, e hacelebrato i cosiddetti “Vaccine Heroes” ovvero gli “eroi delle vaccinazioni”: genitori, cittadini e operatori sanitari che contribuiscono a garantire che la salute di tutti venga protetta attraverso i vaccini.
Le vaccinazioni salvano milioni di vite ogni anno e sono ampiamente riconosciute come uno degli interventi sanitari più efficaci. Eppure ci sono ancora oggi quasi 20 milioni di bambini non vaccinati o vaccinati solo parzialmente. Questo appuntamento annuale ha quindi lo scopo di promuovere le vaccinazioni come strumento di tutela della salute in ogni fase della vita.

Nel 2017 il numero di bambini immunizzati - 116,2 milioni - è stato il più alto mai riportato. Dal 2010, 113 paesi hanno introdotto nuovi vaccini e oltre 20 milioni di bambini sono stati vaccinati. Nonostante questo, gli obiettivi di eliminazione di malattie prevenibili con i vaccini, come morbillo, rosolia, tetano materno e neonatale, sono in ritardo rispetto alle previsioni. Inoltre negli ultimi due anni si sono registrate numerose epidemie di morbillo, difterite e di altre malattie gravi. La maggior parte dei bambini colpiti sono quelli che vivono nelle comunità più povere e in zone di guerra.
L’obiettivo principale della campagna è sensibilizzare sull’importanza delle vaccinazioni lungo tutto il corso della vita.

In particolare l’Oms è impegnata a:

  • dimostrare l’importanza dei vaccini per la salute dei bambini e delle comunità
  • sottolineare la necessità di intensificare gli sforzi in materia di vaccinazioni, anche attraverso maggiori investimenti
  • evidenziare che i vaccini rappresentano la base per sistemi sanitari efficaci e resilienti e per garantire una copertura sanitaria universale.

I messaggi chiave della Settimana mondiale delle vaccinazioni 2019 sono stati:

  • è necessario l’aiuto di tutti i Vaccine Heroes per raggiungere i bambini che ancora non hanno accesso ai vaccini
  • i vaccini salvano vite, proteggono noi adulti e i nostri bambini
  • i vaccini garantiscono la sopravvivenza ad alcune malattie potenzialmente pericolose, assicurando un futuro ai nostri figli
  • chiunque può essere Vaccine Heroes:

- assicurando che ogni membro della famiglia sia vaccinato nei tempi previsti dal Calendario vaccinale

- verificando il proprio stato vaccinale e quello dei familiari prima di un viaggio

- parlando a tutti dei benefici delle vaccinazioni. I vaccini salvano vite, aiutano i bambini a crescere e prevengono gravi malattie e disabilità

  • promuovendo la conoscenza delle procedure che autorizzano la messa in commercio dei vaccini e garantiscono che siano sicuri ed efficaci
  • per gli operatori sanitari: approfittando di ogni check-up per verificare lo stato vaccinale della popolazione di ogni età.

Ricordiamo che l’Oms, insieme ad altre importanti organizzazioni sovranazionali, nel Global Vaccine Action Plan 2011-2020, approvato dall’Assemblea mondiale della sanità nel maggio 2012, pone le basi per le strategie, lo sviluppo, la ricerca e l’innovazione nel settore vaccinale, con l’intento di prevenire milioni di morti entro il 2020 attraverso un accesso più equo ai vaccini per tutti e per tutte le comunità.

Inoltre, sempre l’Oms nel 2019 ha stilato una lista che raccoglie i 10 problemi di salute a livello mondiale (Ten threats to global health in 2019)che richiedono un’attenzione speciale da parte della comunità internazionale e dei singoli Paesi.
Tra le problematiche elencate figurano i focolai infettivi legati a malattie prevenibili con i vaccini.

Ricordiamo infine che, tra gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals) fissati dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu per il 2030), l’obiettivo 3 “Ensure healthy lives and promote well-being for all at all ages” intende garantire una copertura sanitaria universale anche attraverso l’accesso ai vaccini.

In Italia il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019 (Pnpv 2019) si configura come un valido strumento per ridurre le disuguaglianze nel Paese e migliorare lo stato di salute della popolazione garantendo a tutti i cittadini i pieni benefici derivanti dalla vaccinazione, attraverso l’equità nell’accesso a vaccini di elevata qualità e disponibili nel tempo.

Molti dei progetti in corso del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm) riguardano la sorveglianza, il controllo e la prevenzione delle malattie infettive prevenibili mediante vaccinazione. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Per approfondire:

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Ultimo aggiornamento:
29 aprile 2019

3rd Health Programme 2014-2020: pubblicato il Workplan 2019

La direzione generale Health and Food Safety (DG Health) della Commissione europea (Ce) ha pubblicato il Workplan 2019 del 3rd Health Programme 2014-2020.
L’ammontare complessivo delle risorse  per l’annualità 2019 è di 63.943.560 €, così suddivisi:

  • Sovvenzioni (grants) 31 750 000 € di cui: 

- 5.800.000 € per i Progetti (capitolo 2)

- 15.000.000 € per le Azioni congiunte - Joint Actions (capitolo 3)

- 5.000.000 € per gli Operating Grants (capitolo 4)

- 5.750.000 € per Sovvenzioni dirette (Organizzazioni Internazionali) (capitolo 5)

- 200.000 € per altre Sovvenzioni dirette (capitolo 6)

  • Premi (prizes) 300.000 € (capitolo 7)
  • Appalti (procurement) 24.000.560 € (capitolo 8)
  • Altre azioni (other actions) 7.893.000 € (capitolo 9).

A breve la Consumers, Health, Agriculture and Food Executive Agency (Chafea) pubblicherà il bando per la presentazione delle proposte. 

Possono partecipare al bando tutti gli Stati membri dell’Ue, più Islanda, Norvegia, Serbia, Moldova e Bosnia-Erzegovina, il che significa che anche soggetti registrati in tali paesi possono partecipare agli inviti a presentare proposte.
Le organizzazioni di altri paesi sono altresì incoraggiate a partecipare, sebbene non possano ricevere i finanziamenti.

La partecipazione è aperta a diversi tipi di organizzazioni, tra cui:

  • amministrazioni pubbliche
  • enti pubblici, in particolare istituti di ricerca e sanitari
  • università e istituti di istruzione superiore
  • ONG.

Per ulteriori dettagli e i successivi aggiornamenti è possibile consultare:

Il ministero della Salute, attraverso il Punto focale italiano, organizzerà il tradizionale appuntamento del “National Infoday” (Giornata Informativa Nazionale), per favorire una più ampia informazione circa il Workplan 2019.
La data di svolgimento dipenderà da quella di effettiva pubblicazione del bando.

Per ogni ulteriore informazione è possibile contattare il Punto focale italiano, preferibilmente via mail o telefonando al numero 06.5994.3173.

Le linee principali delWorkplan 2019, che affronta il problema della disuguaglianza in ambito sanitario come tematica trasversale, sono strutturate su quattro aree prioritarie,

  • conoscenze specifiche per paese e a livello transnazionale
  • preparazione in caso di gravi minacce sanitarie transfrontaliere e relativa gestione, incluse la resistenza antimicrobica e le vaccinazioni
  • sostegno strutturale ai sistemi sanitari e collegamento al mercato unico digitale
  • promozione della salute e prevenzione delle le malattie non trasmissibili.

I progetti finanziati dovrebbero rientrare nei 4 obiettivi del 3rd Health Programme 2014-2020 e nelle 23 priorità tematiche stabilite dal Regolamento UE n. 282 dell’ 11 marzo 2014.

Ricordiamo che il 3rd Health Programme è alla base del coordinamento della politica sanitaria della Ue e si propone di integrare, sostenere e aggiungere valore alle politiche sanitarie degli Stati membri.
L’obiettivo principale è quello di migliorare la salute degli europei e ridurre le disuguaglianze, promuovendo la salute, incoraggiando l’innovazione, consolidando la sostenibilità dei sistemi sanitari e proteggendo i cittadini dell’Unione dalle possibili minacce sanitarie transfrontaliere.
Tutto ciò si concretizza in quattro obiettivi specifici:

  • promuovere la salute, prevenire le malattie e incoraggiare ambienti favorevoli a stili di vita sani
  • proteggere i cittadini dell’Unione dalle gravi minacce sanitarie transfrontaliere
  • contribuire alla realizzazione di sistemi sanitari innovativi, efficienti e sostenibili
  • facilitare l’accesso a un’assistenza sanitaria migliore e più sicura per i cittadini dell’Unione.

L’Health Programme viene attuato mediante piani di lavoro annuali, che stabiliscono i settori prioritari, i criteri per il finanziamento delle azioni e ribadiscono le norme di partecipazione.

Per approfondire:

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Third Health Programme (2014-2020)

Ultimo aggiornamento:
29 aprile 2019

Primo rapporto Itoss

La mortalità materna è, globalmente, il principale indicatore di esito dell’assistenza ostetrica. Tra gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals) fissati dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu per il 2030), l’obiettivo 3 “Ensure healthy lives and promote well-being for all at all ages” intende perseguire la prevenzione delle morti materne e perinatali evitabili e mira ad assicurare il raggiungimento del più elevato livello di salute e benessere possibile per la donna, i neonati e i bambini.

Relativamente a questa tematica, il 14 marzo 2019 si è svolto il convegno La sorveglianza ostetrica Itoss, organizzato dall’Istituto superiore di sanità (Iss), in occasione del quale sono stati presentati i risultati del Primo rapporto nazionale sulla mortalità materna (Maternal mortality ratio - Mmr), frutto del Sistema di sorveglianza della mortalità materna (Italian Obstetric Surveillance System, Itoss) coordinato dall’Istituto superiore di sanità (Iss), in collaborazione con le Regioni.

L’Itoss permette non solo di monitorare l’andamento del fenomeno, ma anche di studiare i suoi determinanti al fine di migliorare la qualità e la sicurezza dell’assistenza alla gravidanza, al parto e al puerperio. Per riuscire a ridurre le cosiddette “morti evitabili” non è infatti sufficiente conoscere la numerosità dei decessi, ma occorre analizzare nel dettaglio le cause e i processi che hanno portato alla morte materna.
Il rapporto contiene i dati relativi ai 106 casi di morte materna individuati prospetticamente dalla sorveglianza attiva nelle 10 Regioni partecipanti (Lombardia, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna), negli anni 2013-2017.
L’analisi retrospettiva dei flussi sanitari ha consentito ai ricercatori dell’Iss di mettere a disposizione, per la prima volta nel Paese, una stima affidabile del complesso fenomeno della mortalità materna e di promuovere raccomandazioni volte alla riduzione della mortalità e grave morbosità materna evitabile.

I dati del rapporto hanno confermato un 60% di sottostima delle morti materne nel Paese rispetto a quanto rilevato dai soli certificati di morte, evidenziata per la prima volta dall’Iss nel 2008.
Sono stati individuati e analizzati 58 decessi entro 42 giorni dovuti a cause ostetriche (morti materne dirette) e 39 dovuti a condizioni patologiche preesistenti aggravate dalla gravidanza (morti indirette). Per 9 decessi non è stata possibile la classificazione. Le principali cause delle 58 morti materne dirette segnalate sono l’emorragia ostetrica (38%), la sepsi (19%) e i disordini ipertensivi della gravidanza (15%). Tra le 39 morti materne indirette le cause più frequenti sono le patologie cardiovascolari e la sepsi. Cinque morti materne sono state attribuite all’influenza: nessuna di queste donne era stata vaccinata durante la gravidanza. La mortalità materna aumenta all’aumentare dell’Indice di massa corporea della donna: il 32,8% (22/106) delle donne decedute erano obese contro il 7% delle donne in età riproduttiva residenti nelle Regioni partecipanti alla sorveglianza. Un’altra condizione frequente tra le donne decedute è il ricorso alle tecniche di Procreazione medicalmente assistita (Pma): l’11,3% delle morti materne (12/106) riguarda donne che hanno concepito mediante tecniche di Pma.

Nel rapporto sono inoltre descritte nel dettaglio due cause frequenti di morte materna: 

  • l’emorragia ostetrica, prima causa per frequenza delle morti materne da complicazioni ostetriche avvenute entro 42 giorni dal parto, considerata largamente prevenibile
  • il suicidio materno, seconda causa per frequenza delle morti materne da malattie preesistenti o insorte durante la gravidanza e da essa aggravate, considerata spesso prevenibile.

Dopo 10 anni di attività dell’Itoss, l’Italia viene inclusa tra i 7 Paesi dotati di un sistema di sorveglianza enhanced e viene descritta come un esempio per gli altri Paesi europei che ancora non dispongono di un sistema di rilevazione affidabile.
Questo rapporto nazionale restituisce per la prima volta ai professionisti, ai decisori e ai cittadini la conoscenza prodotta dal sistema di sorveglianza che può e deve essere utilizzata per continuare a programmare e implementare interventi utili alla riduzione delle morti materne evitabili.
È importante nel futuro rafforzare l’impegno a proseguire la collaborazione con la rete dei professionisti che partecipano alle iniziative coordinate da Itoss, al fine di promuovere ulteriormente le attività di ricerca-intervento che rispondano ai bisogni di aggiornamento dei clinici e all’obiettivo principe di ridurre le morti e la grave morbosità materna evitabile.
Occorre inoltre estendere la sorveglianza all’intero territorio nazionale, studiare le cause di morte e di grave morbosità materna che non sono state ancora affrontate con il dovuto approfondimento, continuare a realizzare studi prospettici sulla grave morbosità materna, promuovere l’aggiornamento continuo dei professionisti sanitari e predisporre raccomandazioni per la pratica clinica sotto l’egida del Sistema Nazionale Linee Guida (Snlg) dell’Iss, al fine di promuovere e validare percorsi di buone pratiche per l’assistenza prenatale, intra partum e postnatale.

Il progetto è stato realizzato, dal 2008 al 2015, grazie al supporto finanziario del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm) del ministero della Salute.

Per approfondire:

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29 aprile 2019

Dati Sdo 2017

È stato pubblicato a marzo 2019 il Rapporto annuale sull'attività di ricovero ospedaliero (Dati Sdo 2017), a cura della Direzione generale della programmazione sanitaria del ministero della Salute.
Il Rapporto sull’attività ospedaliera offre un’analisi preliminare dell’andamento dell’assistenza ospedaliera nel 2017.

L’acronimo “Sdo” sta per Scheda di dimissione ospedaliera. La Sdo viene istituita come strumento ordinario per la raccolta delle informazioni relative a ogni paziente dimesso da tutti gli istituiti di ricovero pubblici e privati, in tutto il territorio nazionale.
La Sdo contiene una serie di informazioni desunte dalla cartella clinica del paziente, sia di tipo anagrafico (ad esempio sesso, data e luogo di nascita, comune di residenza), sia clinico (ad esempio diagnosi, procedure diagnostiche, informazioni sul ricovero e la dimissione), nonché informazioni relative alla struttura dove è stato effettuato il ricovero ospedaliero.
Ciascuna struttura di ricovero provvede alla compilazione delle Sdo a partire dalle cartelle cliniche dei pazienti dimessi. Successivamente, con cadenza trimestrale, ciascuna struttura provvede a inviare i dati alla Regione, la quale, dopo aver effettuato i dovuti controlli, invia i dati al ministero della Salute con cadenza semestrale.
Il flusso Sdo ha una copertura pressoché totale dei ricoveri effettuati in tutte le strutture pubbliche e private accreditate nell’intero territorio nazionale.
L’elevato contenuto informativo consente di effettuare importanti analisi statistiche di natura clinico-epidemiologica, di disporre di informazioni amministrative che consentono la valutazione della qualità e dell’efficacia dell’assistenza erogata, e di effettuare interventi di programmazione sanitaria.

Per quanto riguarda i dati Sdo 2017, si osserva una generale diminuzione del volume di attività erogata rispetto al 2016. Il numero complessivo di dimissioni per Acuti, Riabilitazione e Lungodegenza si riduce di circa il 2%; anche il corrispondente volume complessivo di giornate mostra un’analoga riduzione di circa il 2%. Nel dettaglio, la riduzione più consistente si osserva per l'attività per Acuti in regime diurno (dimissioni -6,7%, giornate - 13,1%), poi per la lungodegenza (dimissioni -5,4%, giornate -17,5%) e per la Riabilitazione in regime diurno (dimissioni -4,6%, giornate -3,1%).
Il tasso di ospedalizzazione complessivo, standardizzato per età e sesso, si riduce da 171,9 per mille abitanti nel 2010 a 129,4 nel 2017 con una discreta variabilità regionale.
L’appropriatezza del setting assistenziale del ricovero ospedaliero e l'efficienza nell'uso delle risorse ospedaliere migliora ulteriormente rispetto al 2016.
Per quanto attiene la mobilità interregionale, la percentuale di ricoveri in mobilità per ciascun tipo di attività e regime di ricovero, pur con qualche leggera variazione, si mantiene sostanzialmente costante.
Mentre si registra una graduale riduzione dell’ammontare complessivo della remunerazione teorica che passa da 30,9 miliardi di Euro nel 2010 a 28,2 miliardi nel 2017.
Infine, rispetto agli anni precedenti il Decreto Ministeriale 7 dicembre 2016, n. 261  ha notevolmente ampliato il contenuto informativo del flusso Sdo, con l’introduzione di numerose nuove variabili a partire dall’anno 2017.

Per approfondire:

 

Ultimo aggiornamento:
29 aprile 2019

Virus West Nile e Usutu

Il 5 aprile 2019 il ministero della Salute, con l’ausilio di un Tavolo tecnico intersettoriale sulle malattie trasmesse da vettori, ha emanato la circolare Piano nazionale integrato di sorveglianza e risposta ai virus West Nile e Usutu - 2019 alla luce dell’ingente circolazione virale verificatasi nel 2018.
Il piano introduce importanti aggiornamenti relativi alle attività di prevenzione, alla classificazione delle aree a rischio sulla base delle evidenze epidemiologiche, ecologiche e ambientali, e alle misure di controllo. È stato inoltre inserito un nuovo allegato relativo alle procedure operative per la cattura di zanzare e la gestione del campione.

I virus West Nile (Wnv) e Usutu (Usuv) possono passare dalle popolazioni aviarie ai mammiferi, esseri umani inclusi, attraverso i cosiddetti vettori ponte, ovvero specie di zanzare che compiono il pasto sia sugli uccelli che sui mammiferi.
Se il Wnv è responsabile di casi umani con sintomi neurologici gravi, la capacità di indurre forme cliniche neuro-invasive da parte dell’Usuv sembra essere, a oggi, limitata a poche e sporadiche segnalazioni in Emilia-Romagna e in Veneto, pur in presenza di livelli di siero-prevalenza umana non inferiori a quelli per Wnv nella valle del Po.

Nel 2018, in Italia e in altri paesi dell’Europa centro-meridionale, è stato registrato un aumento della circolazione del Wnv. In Italia sono stati segnalati 595 casi umani confermati di infezione da Wnv, di questi 238 si sono manifestati nella forma neuro-invasiva con 237 casi autoctoni distribuiti in 6 regioni (Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Sardegna, Friuli-Venezia Giulia) e 1 caso importato.

Per quanto riguarda invece i casi di infezione umana da Usuv, nonostante il riscontro di una elevata circolazione di Usuv nelle zanzare e negli uccelli, nel 2018 sono stati notificati solo 9 casi di infezione umana da Usuv (2 casi nella forma neuro-invasiva, 4 febbri e 3 casi in donatori asintomatici) in 4 regioni: Veneto, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio). In 4 di questi casi, di cui nessuno neuro-invasivo, è stata confermata una co-infezione Usuv-Wnv.

Il Piano regola le attività della sorveglianza dei casi umani di malattia da Wnv e Usuv che dal 2016 è integrata con la sorveglianza veterinaria (animale ed entomologica).
La sorveglianza dei casi umani importati e autoctoni si attua per tutto l’anno su tutto il territorio nazionale (aree ad alto e basso rischio e aree a rischio minimo di trasmissione). Dai primi di maggio a tutto novembre la sorveglianza deve essere rafforzata.
Per quanto riguarda la prevenzione il piano raccomanda che le attività di informazione e comunicazione del rischio siano mirate in particolare ai soggetti a rischio più elevato di sviluppare la malattia neuro invasiva quali gli anziani e gli immunodepressi, valutando a livello locale le strategie di comunicazione più idonee per raggiungere queste categorie.
Sono inoltre descritte le procedure diagnostiche, le misure da adottare in caso di positività e nei confronti di persone esposte a rischio documentato di trasmissione di Wnv e le procedure di registrazione dei dati.

Per approfondire:

Ultimo aggiornamento:
29 aprile 2019

I Giovani e il Tabacco

Il 5 aprile 2019 si è tenuto, presso il ministero della Salute, il workshop Risultati dell’Indagine sui Giovani e il Tabacco 2018 (Global Youth Tobacco Survey, Gyts), in occasione del quale sono stati presentati i dati della terza indagine Gyts, effettuata nell’anno scolastico 2017-2018 e finalizzata al monitoraggio dei comportamenti legati all’uso dei prodotti del tabacco fra gli adolescenti.
La Gyts è un sistema di sorveglianza per il monitoraggio dell’uso del tabacco tra i giovani. La sorveglianza, promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e condotta in collaborazione con il Cdc di Atlanta (Usa), è effettuata con frequenza quadriennale su un campione rappresentativo a livello nazionale di studenti di età compresa tra 13 e 15 anni, utilizzando un questionario standard e un protocollo comune di raccolta ed elaborazione dei dati.

Le aree indagate dalla sorveglianza Gyts sono:

  • la prevalenza dell’abitudine al fumo di sigaretta e di altri prodotti del tabacco fra i giovani
  • le conoscenze e attitudini dei ragazzi verso il fumo di sigaretta
  • il ruolo dei media e della pubblicità sull’uso di sigarette da parte dei giovani
  • l’accessibilità dei prodotti del tabacco
  • l’informazione scolastica sul tabacco
  • l’esposizione al fumo passivo
  • la cessazione dell’abitudine al fumo.

In Italia la rilevazione 2018 è stata condotta dall'Istituto superiore di sanità (Iss), con il coordinamento del ministero della Salute e del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm).
L’indagine ha coinvolto 33 scuole secondarie di primo e 33 scuole secondarie di secondo grado per un totale di quasi 1700 studenti coinvolti e con un tasso di risposta complessivo del 77,4%.

I risultati principali

Utilizzo del tabacco:

  • il 21,3% degli studenti (17,8% dei ragazzi e il 25,1% delle ragazze) utilizza attualmente prodotti a base di tabacco
  • il 20,8% degli studenti (17,5% dei ragazzi e il 24,3% delle ragazze) fumano attualmente tabacco
  • il 19,8% degli studenti (16,2% dei ragazzi e il 23,6% delle ragazze) fumano attualmente sigarette
  • l’1,6% degli studenti (1,8% dei ragazzi e l'1,5% delle ragazze) attualmente utilizza tabacco senza fumo.

Sigarette elettroniche:

  • il 17,5% degli studenti, il 21,9% dei ragazzi e il 12,8% delle ragazze utilizza attualmente sigarette elettroniche.

Tentativi di smettere:

  • quasi 6 su 10 (il 58,4%) degli attuali fumatori di tabacco hanno provato a smettere di fumare negli ultimi 12 mesi
  • più di 4 su 10 (40,3%) degli attuali fumatori di tabacco volevano smettere di fumare.

Esposizione al fumo passivo:

  • il 49,7% degli studenti è stato esposto al fumo di tabacco a casa
  • il 45,0% degli studenti è stato esposto al fumo di tabacco all'interno di luoghi pubblici chiusi.

Accesso e disponibilità dei prodotti del tabacco:

  • il 19,7% degli attuali fumatori di sigarette ha acquistato sigarette in una tabaccheria o in un bar
  • tra gli attuali fumatori di sigarette che hanno provato ad acquistare sigarette, il 68.0% non ha avuto difficoltà all’acquisto a causa dell’età.

Media, comunicazione e pubblicità:

  • più di 5 su 10 (50,5%) studenti hanno notato messaggi anti-tabacco nei media
  • quasi 3 studenti su 10 (27,0%) hanno notato pubblicità o promozioni di prodotti del tabacco nei punti vendita
  • quasi 1 studente su 10 (7,5%) possiede qualcosa con un logo di un marchio di un prodotto del tabacco.

Conoscenza e atteggiamenti:

  • il 58,5% degli studenti pensa senza dubbio che il fumo di tabacco degli altri sia dannoso per loro
  • il 60,0% degli studenti è favorevole a proibire il fumo nei luoghi pubblici all'aperto.

Ricordiamo che il Piano Nazionale della Prevenzione (Pnp) 2014-2018 ha tra i 10 macro obiettivi quello di ridurre il carico prevenibile ed evitabile di morbosità, mortalità e disabilità delle malattie non trasmissibili e di prevenire le dipendenze da sostanze attraverso interventi di promozione della salute, con un approccio trasversale ai fattori di rischio/determinanti come il fumo, per ciclo di vita e setting (scuole, ambienti di lavoro, comunità locali, servizio sanitario).

La lotta al tabagismo è anche una delle quattro aree del programma nazionale Guadagnare Salute: rendere facili le scelte salutari che ha tra gli obiettivi principali quello di prevenire e cambiare i comportamenti nocivi che costituiscono i principali fattori di rischio per le malattie non trasmissibili.

L’Italia, inoltre, partecipa con il ministero della Salute, l’Istituto Mario Negri e l’Iss alla Joint Action EU sul Tabacco 2017-2020.

Il Ccm ha promosso e finanziato diversi progetti sulla lotta al tabagismo. Per ulteriori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Per approfondire: 

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Ultimo aggiornamento:
29 aprile 2019

“Chi non fuma sta una favola”

L’abitudine al fumo (tabagismo) rappresenta in tutto il mondo uno dei più grandi problemi di sanità pubblica ed è uno dei maggiori fattori di rischio per lo sviluppo di patologie neoplastiche, cardiovascolari e respiratorie. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), entro il 2030, il fumo potrebbe causare 8 milioni di decessi l’anno. I dati raccolti dal Centro nazionale Dipendenza e doping dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) evidenziano che, nel 2017, in Italia, i fumatori sono 11,7 milioni vale a dire il 22,3% della popolazione. Tra questi è aumentato il numero delle donne, che da 4,6 milioni del 2016 sono salite a 5,7 milioni; si tratta della differenza minima mai riscontrata tra percentuale di uomini (23,9%) e donne (20,8%). Il 12,2% dei fumatori, inoltre, ha iniziato a fumare prima dei 15 anni.

A fronte dell’ampia diffusione all’abitudine al fumo e considerati gli ottimi risultati ottenuti dalla campagna del 2016, il Ministero della Salute ha lanciato la nuova campagna contro il tabagismo 2018 che si rivolge direttamente ai fumatori e li invita a modificare un comportamento dannoso per la propria salute, formulando, con lo slogan  della campagna “Chi non fuma sta una favola!”, una promessa che prefigura dei vantaggi concreti di salute.

Il Ccm ha finanziato diversi progetti sulla prevenzione del tabagismo e anche il Programma Ccm 2017, nell’ambito delle Patologie non trasmissibili (Aree del Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018), ha inserito la Linea progettuale sulla promozione di stile di vita salutari. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Inoltre, il Ccm promuove il programma “Guadagnare Salute” attraverso progetti coerenti con le 4 aree di intervento:

  • promozione di comportamenti alimentari salutari
  • lotta al tabagismo
  • lotta all‘abuso di alcol
  • promozione dell‘attività fisica.

Per ulteriori informazioni consultare la sezione “Guadagnare Salute” sul sito Ccm.


Per approfondire:
la notizia sul sito del Ministero della Salute

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La sigaretta elettronica: relazione finale

Ultimo aggiornamento:
29 gennaio 2018

Zika: nuova minaccia globale?

L’infezione umana da Zika virus (Zikv) è una malattia virale trasmessa dalla puntura di zanzare infette del genere Aedes aegypti (vettore della infezione). I sintomi sono febbricola, eruzioni cutanee, mal di testa, artralgia, mialgia, astenia e congiuntivite non purulenta e si manifestano tra i tre e i dodici giorni dopo la puntura del vettore. Una persona su quattro non sviluppa sintomatologia, ma di solito la malattia è lieve con sintomi che possono durare da due a sette giorni. Il virus è molto simile a quelli della dengue, della febbre gialla, dell'encefalite giapponese e del Nilo occidentale.

Il virus Zika fu isolato per la prima volta da una scimmia Rhesus in Uganda nel 1947, e causò sporadiche infezioni umane in alcuni Paesi dell’Africa e dell’Asia che si manifestarono con febbre, rash cutanei e artralgia. Anche se l'infezione nell'uomo è stata dimostrata da studi sierologici nel 1952 (Uganda e Tanzania), solo nel 1968, il virus è stato isolato da campioni umani in Nigeria. Nel 2007, vi fu la prima grande epidemia di febbre da virus Zika sull’Isola di Yap, negli Stati Federali di Micronesia, con 185 casi sospetti. Da lì il virus si diffuse in numerosi Paesi dell’Oceania prima di arrivare negli Stati Uniti di America nel 2014-15, con ogni probabilità attraverso l’Isola di Pasqua.

Al momento non è disponibile nessun vaccino contro il virus Zika. Per questo l'unico modo per prevenire l'infezione è evitare di essere punti dalla zanzare. Sebbene le complicanze (neurologiche, autoimmuni) siano rare, ne sono state descritte nei focolai manifestatisi in Polinesia nel 2013 e in Brasile nel 2015.

L’azione preventiva per eccellenza sta nell'eliminazione e nel controllo di Aedes aegypti dai siti di riproduzione delle zanzare in modo da ridurre le possibilità di trasmissione di Zika, chikungunya e dengue. Come per questi due ultimi virus, anche Zika necessita di un approccio globale che coinvolga aree di intervento che spazino dalla salute, all'istruzione, all'ambiente. Per favorire l'eliminazione dei siti di riproduzione delle zanzare è bene:

  • evitare l'accumulo di acqua in contenitori esterni (vasi da fiori, bottiglie e altri contenitori che possono contenere l'acqua) per impedire che diventino terreno fertile per le zanzare;
  • coprire i serbatoi di stoccaggio dell’acqua per uso domestico in modo che le zanzare non possano entrarci;
  • non lasciare accumulare i rifiuti e buttarli via in sacchetti di plastica chiusi conservati in bidoni della spazzatura coperti;
  • sbloccare scarichi che possono causare ristagni d'acqua;
  • utilizzare zanzariere e schermi su porte e finestre per ridurre il contatto tra le zanzare e le persone.

Come riportano fonti OMS, il virus Zika è particolarmente pericoloso per le donne in gravidanza, e sebbene un legame causa-effetto non sia ancora stato scientificamente dimostrato, la comparsa di Zika in Brasile è coincisa con l'impennata dei casi di microcefalia tra i neonati: da ottobre ad oggi, quelli registrati sono 3.893 e in continua ascesa. Un incremento del 2500% rispetto al 2014, quando i casi di microcefalia sono stati 150.

A seguito del focolaio di Zikv, che ad oggi ha colpito 14 Paesi e territori del continente americano, la Pan American Health Organization (Paho)/Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato le risposte alle domande più frequenti (FAQ) sull’infezione umana da Zika virus e sulla febbre Zika. L’OMS ha poi pubblicato recentemente l’aggiornamento delle fact sheet su questa malattia rispondendo alle domande più comuni sull’infezione e offrendo indicazioni dettagliate sulle modalità di prevenzione e trattamento. Operatori sanitari e cittadini possono trovare informazioni dettagliate anche sul sito dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) americani dove si possono scaricare anche materiali di tipo divulgativo.

In Italia, la diffusione del virus è monitorata da programmi specifici, come indicato nella circolare del Ministero della Salute "Sorveglianza dei casi umani di Chikungunya, Dengue, West Nile Disease ed altre arbovirosi e valutazione del rischio di trasmissione in Italia - 2015".

Gli Uffici di Sanità Marittima, Aerea di Frontiera del Ministero della Salute, ai fini della prevenzione dell’introduzione di vettori infetti, non solo da virus Zika ma anche da altri agenti patogeni  trasmessi da zanzare, controllano le certificazioni di disinsettazione degli aeromobili, come previsto dal Regolamento Sanitario Internazionale,  dalla Convezioni sull’Aviazione Civile Internazionale (ICAO- Annex 9) e dalle raccomandazioni emanate nel corso del tempo in relazione ad altri eventi epidemici sostenuti da arborvirus,  in primo luogo dengue e chikungunya, e all’endemia malarica.    

 

Per approfondire:

Ultimo aggiornamento:
27 gennaio 2016

Influenza: dati aggiornati

Sull’andamento della sindrome influenzale1 per la stagione 2015-2016, l’ultimo Rapporto epidemiologico InfluNet del 20 gennaio scorso2 fornisce i dati italiani più aggiornati (seconda settimana di gennaio), evidenziando che:

  • sebbene lentamente, la curva epidemica delle sindromi in-fluenzali comincia a salire. E’ stata superata la soglia che decre-ta l’inizio del periodo epidemico,
  • il livello di incidenza in Italia è pari a 2,54 casi per mille assistiti,
  • il numero di casi stimati in questa settimana è pari a circa 154.000, per un totale, dall’inizio della sorveglianza, di circa 1.088.000 casi,
  • P.A di Trento, Marche, Lazio, Campania e Basilicata le Regioni maggiormente colpite.

 

L'identikit del virus

Durante la settimana 2/2016 sono stati raccolti 255 campioni clinici dai diversi laboratori afferenti alla rete Influnet e di questi 29 sono risultati positivi al virus influenzale. In particolare, 18 sono risultati di tipo A e 11 di tipo B. Per quanto riguarda i virus di tipo A, 4 sono risultati di sottotipo H3N2 e 9 di sottotipo H1N1pdm093.

 

I numeri della vaccinazione

La vaccinazione antinfluenzale, per la nostra situazione climatica e per l'andamento temporale mostrato dalle epidemie influenzali in Italia, viene offerta nella stagione autunnale, da metà ottobre a fine dicembre, "fatte salve specifiche indicazioni, che saranno fornite se particolari eventi legati ai vaccini e/o l'andamento epidemiologico stagionale dell'influenza lo richiederanno" come si evidenzia quest'anno nella Circolare del Ministero.

 

Bibliografia

  1. Influenza. Ministero della Salute.
  2. Rapporto Epidemiologico InfluNet. Stagione Influenzale 2015 - 2016  (settimana 2016 - 02 dall’11 al 17 gennaio 2016)  (PDF: 620 Kb).
  3. Sorveglianza virologica dell’influenza InfluNet. Rapporto N. 10 del 20 gennaio 2016 (PDF: 1,04 Mb)
Ultimo aggiornamento:
27 gennaio 2016

Stili di vita degli adolescenti

HBSCTra gli adolescenti italiani c’è un leggero miglioramento nelle abitudini salutari a tavola ma si osserva un aumento del bullismo, del gioco d'azzardo e del consumo di tabacco. È quanto emerso dai dati presentati a Roma dell’ultima sorveglianza HBSC Italia che fotografa, nell’ambiente scolastico, lo stile di vita degli adolescenti per individuare quei comportamenti a rischio che possono avere effetti sulla salute e, quindi, mettere a fuoco dove serve intervenire per promuovere la salute della collettività di oggi e di domani.

Sostenuto dal Ministero della Salute/CCM (Centro per il Controllo e la prevenzione delle Malattie), nell’ambito del programma strategico "Guadagnare salute – rendere facili le scelte salutari", condotto con il coordinamento scientifico dell’Università degli Studi di Torino, Padova e Siena e in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, le Regioni e le Aziende Sanitarie Locali, lo strumento nazionale di sorveglianza fa parte dello studio multicentrico internazionale HBSC  (Health Behaviour in School-aged Children - Comportamenti collegati alla salute in ragazzi di età scolare) che coinvolge 46 Paesi. La popolazione target dello studio HSBC è costituita dai ragazzi e ragazze in età pre-adolescenziale e adolescenziale (11, 13 e 15 anni) che rappresenta una fase cruciale per lo sviluppo dell’individuo e costituisce un momento chiave nel quale poter intervenire efficacemente e preventivamente con politiche sanitarie adeguate.

La sorveglianza HBSC in Italia

"Il Piano Nazionale della Prevenzione e il Programma Governativo ‘Guadagnare salute hanno sviluppato sistemi di sorveglianza con rappresentatività nazionale e territoriale, quale fondamento della strategia italiana in materia di prevenzione e promozione della salute", precisa Ranieri Guerra, Direttore Generale della DG Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute. "La collaborazione tra 'scuola' e 'salute'",  ha aggiunto Ranieri Guerra, “contribuisce a rafforzare le azioni finalizzate a promuovere stili di vita sani, a partire dall’infanzia, coinvolgendo famiglie e comunità scolastiche."

"L’ingresso della sorveglianza HBSC nel nostro sistema di sorveglianza nazionale, con la raccolta di dati sulla salute degli adolescenti, sui comportamenti ad essa correlati e sui loro determinanti, è stato un traguardo importante per il completamento dei sistemi sorveglianza in tutto l’ambito dell’età evolutiva", sottolinea Franco Cavallo, principal investigator dello studio HBSC, dell’Università di Torino. "Nelle ultime due rilevazioni, abbiamo raccolto non solo dati nazionali ma anche regionali, in una fascia di età che va dagli 11 ai 15 anni. Il rilevamento regionale ci permette di fotografare la situazione Regione per Regione e di monitorarne il cambiamento nel tempo, seguendo anche lo sviluppo e la valutazione delle politiche regionali".

All’ultima rilevazione del 2014 hanno partecipato 3.317 classi distribuite in tutte le Regioni italiane con un’altissima percentuale di adesione pari al 90.1% che testimonia un elevato livello di partecipazione dei ragazzi,  delle famiglie e anche delle scuole e di tutti gli operatori delle Aziende Sanitarie Locali.  Sono stati raccolti 63.148 questionari, con un campione rappresentativo a livello regionale per tutte le Regioni italiane.

I risultati

Obesità, sovrappeso e sedentarietà

I dati 2014 mostrano una diminuzione dal 2010 del sovrappeso in tutte le fasce di età, in particolare tra gli 11enni (dal 23,3% al 19% nei maschi e dal 17,1% al 13,5% nelle femmine). Anche per quanto riguarda l’obesità, si osserva un lieve calo, più evidente nei 13enni (dal 4,5% al 3,3 % nei maschi e dal 2,4% all’ 1,3% nelle femmine). Il confronto dei dati regionali evidenzia un gradiente geografico con prevalenze più alte nel Centro-Sud.

Un altro risultato positivo è l’incremento delle percentuali di ragazzi che svolgono attività fisica (un’ora di attività più di tre giorni a settimana); l’aumento è più sensibile tra gli 11enni, in particolare nei ragazzi (dal 47,6% al 57,3%) rispetto alle ragazze (dal 35,3% al 42,3%). Per quanto riguarda la sedentarietà se da un lato è in calo il numero dei ragazzi che trascorrono tre ore o più al giorno davanti alla TV, in particolare tra i 15enni (maschi da 36,9% a 30,6% - femmine da 35,8% a 26,1%), dall’altro è in aumento la percentuale di adolescenti che passano tre ore o più al giorno a giocare con il PC, lo smartphone o il tablet. L’aumento è più sensibile tra le ragazze, in particolare è raddoppiato tra le 11enni (da 8,7% a 16,5%).

Abitudini alimentari

Relativamente alle abitudini alimentari che, se scorrette, possono aumentare il rischio di diverse patologie croniche oltre a favorire l’aumento di peso, i dati HBSC confermano che solo una bassa percentuale di studenti consuma frutta e verdura almeno una volta al giorno. Rispetto al 2010 la percentuale è aumentata in tutte le classi di età e in entrambi i sessi, ma i valori permangono bassi e lontani dai consumi raccomandati.

In calo inoltre l’abitudine di saltare la prima colazione, tra i 15enni, ma si ha un lieve peggioramento tra i 13enni e gli 11enni di entrambi i sessi. In tutte le classi di età e in entrambi i sessi è in calo il consumo di bevande zuccherate (5-6 giorni a settimana o più) ) che varia tra il 29,4% dei ragazzi 11enni ed il 20% delle ragazze 15enni.

Consumo di alcolici e fumo

Nel 2014 diminuisce per entrambi i sessi e in tutte le classi di età la percentuale di adolescenti che hanno consumato alcolici almeno una volta a settimana. Tuttavia, oltre il 15% degli studenti di 15 anni e oltre il 12% delle ragazze di 15 anni dichiarano di bere 1 o più drink al giorno e si registra un aumento dei 15enni che dichiarano di essersi ubriacati almeno 2 volte nella vita (maschi da 16,7% a 20,1% - femmine da 10,8% a 16%). Nel 2014 gli studenti 15enni che dichiarano di fumare tutti i giorni sono il 13,8% dei ragazzi e il 13,3% delle ragazze. L’andamento è in crescita rispetto al 2010. Nelle altre fasce di età i valori sono molto più contenuti. Si riscontra una ampia differenza regionale con valori più elevati nelle Regioni del Centro- Sud.

Gioco d’azzardo e bullismo

Nell’indagine HBSC 2014 sono state aggiunte, nei questionari destinati ai quindicenni, delle domande relative al gioco d’azzardo. Dai risultati si evidenzia che lo hanno sperimentato circa il 60% dei maschi e il 22% delle femmine. Nell’ultimo mese prima dell’indagine hanno giocato d’azzardo oltre il 30% dei ragazzi e quasi il 4% delle ragazze. Le percentuali più alte al Sud (44% della Campania) e quelle più basse al Nord (7% della Provincia Autonoma di Trento). Quasi il 2% dei maschi di 15 anni può essere considerato dipendente dal gioco e quasi l’8% è a rischio dipendenza.

Infine, i dati evidenziano un avanzamento del problema del bullismo dal 2010 al 2014. E’, infatti, in aumento in entrambi i sessi il numero degli 11enni che dichiarano di subire atti di bullismo (maschi da 20,7% a 25,7% - femmine da 9,2% a 17,3%).

Il valore della sorveglianza HSBC

Lo sviluppo di sistemi di sorveglianza con rappresentatività nazionale e territoriale è alla base delle strategie italiane in materia di prevenzione e promozione della salute, quali il Programma "Guadagnare salute" e il Piano Nazionale della Prevenzione, attraverso i quali l’Italia ha rafforzato le azioni volte alla promozione di stili di vita sani. Un punto di forza dello studio HSBC è la collaborazione tra “scuola” e “salute” che non solo ha reso possibile la raccolta delle informazioni sui bambini e gli adolescenti, ma contribuisce a supportare interventi finalizzati a stimolare comportamenti salutari a partire dall’infanzia e coinvolgendo le famiglie e l’intera comunità scolastica. Mentre in vari Paesi, il Ministero dell’Istruzione e quello della Salute sviluppano separatamente obiettivi diversificati, in Italia esiste da lungo tempo una stretta collaborazione tra i due Dicasteri, formalizzata anche attraverso Protocolli di Intesa, in linea con le principali indicazioni internazionali, quali ad esempio quelle della Risoluzione di Vilnius del 2009 e dell’International Union for Health Promotion and Education (IUHPE).

"In questo ambito - afferma Daniela Galeone , responsabile scientifico di HBSC per il Ministero della Salute - sarà di grande importanza l’attuazione del Protocollo d’Intesa tra Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e Ministerodella Salute 'Per la tutela del diritto alla salute, allo studio e all’inclusione' sottoscritto ad aprile 2015. Le aree prioritarie di intervento individuate, per quanto attiene al diritto alla salute, sono relative alla promozione di corretti stili di vita, con particolare riguardo ad attività fisica, alimentazione e promozione della salute orale in linea con gli obiettivi di 'Guadagnare salute', nonché alla prevenzione delle dipendenze da sostanze d'abuso e delle dipendenze comportamentali, alla promozione della cultura delle vaccinazioni, con la previsione di azioni di sensibilizzazione e coinvolgimento di alunni e famiglie."

"La scuola è da tempo riconosciuta ambiente d’elezione per attivare con successo politiche volte a promuovere il benessere della collettività. Istruzione e salute sono strettamente collegate e la sinergia tra il settore educativo e quello sanitario è di importanza strategica per il Paese e per il benessere dei cittadini. L’educazione scolastica, infatti, può concorrere a migliorare significativamente salute e benessere, ad esempio attraverso la realizzazione di progetti finalizzati all’acquisizione di stili di vita e abitudini salutari.Consolidate evidenze dimostrano come, uno dei metodi più efficaci per incrementare il rendimento scolastico, consista proprio nel favorire corretti stili di vita, incoraggiando una sana alimentazione e incentivando l’attività motoria", commenta Alessandro Vienna , referente scientifico di HBSC per il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca.

I risultati della Sorveglianza HBSC Italia 2014 contribuiscono alla comprensione dei determinanti di comportamenti a rischio che spesso si instaurano in età pre-adolescenziale e adolescenziale, aiutando nella definizione e attuazione di politiche e interventi che possano nel complesso favorire corretti stili di vita - continua Vienna. - Quelli dell’educazione alla salute e dell’educazione alimentare sono temi di primaria importanza, da promuovere e potenziare ulteriormente con un’azione coordinata e sistematica di cooperazione tra il mondo della scuola - rivolgendosi nel complesso ad alunni, famiglie e docenti - e il mondo della salute, nell’ambito dei temi condivisi e nel rispetto dei propri specifici ruoli istituzionali."

I prossimi passi

"Il prossimo passo - spiega Cavallo - sarà completare nel 2018 la terza rilevazione, che dovrebbe andare di pari passo con la valutazione del Piano nazionale di prevenzione 2014-2018 e, quindi, fornire una valutazione di ‘efficacia’ di quanto è stato fatto in questo settore della popolazione, verificando quali risultati sono stati raggiunti rispetto ad alcuni mutamenti comportamentali cruciali per la salute. Si potranno valutare in primo luogo gli obiettivi identificati da 'Guadagnare salute', in particolare alimentazione, sovrappeso e abitudini voluttuarie, ma anche altri aspetti che la sorveglianza HBSC esplora (percezione della salute, gradimento della scuola, qualità delle relazioni tra pari, rapporti con i nuovi social media) ugualmente importanti per promuovere salute nel campo dell’adolescenza."

Il convegno

Stili di vita e Salute degli Adolescenti. I risultati della sorveglianza HBSC Italia 2014
Roma, 27 maggio 2015

Le relazioni
La sintesi
Il comunicato stampa 

 

Ultimo aggiornamento:
19 giugno 2015

OMS e fumo passivo

La Regione europea dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato un Evidence Brief su come proteggere efficacemente i non fumatori dall'esposizione al fumo passivo, in accordo con l'articolo 8 del "Framework Convention on Tobacco Control" (FCTC) relativo proprio alla protezione dall'esposizione al fumo.

Non esiste un livello di sicurezza nell'esposizione al fumo passivo. Sistemi di aereazione e aree per fumatori non sono efficaci; l'unico strumento efficace per eliminare i rischi associati al fumo è costituito da tutte quelle azioni legislative finalizzate a promuovere la non abitudine al fumo e contrastare quindi il tabagismo. Un numero sempre maggiore di Paesi comincia (o continua) a prevedere una serie di azioni politiche e di normative finalizzate a proteggere le popolazioni dagli effetti drammatici del fumo, ed è di estrema importanza documentare i successi di queste azioni in modo da informare e supportare anche gli sforzi di altri Paesi che vogliano anch'essi intraprendere azioni legislative di questo tipo.

L'Evidence Brief pubblicato ricorre ad una valutazione OMS delle esperienze maturate con il FCTC nella Regione europea e relative appunto all'implementazione di misure efficaci di riduzione dell'esposizione al fumo. Il Brief valuta l'impatto delle politiche anti-fumo in nove Paesi Membri dell'Unione Europea che hanno introdotto una legislazione contro il fumo: Albania, Bulgaria, Grecia, Irlanda, Malta, Spagna, Turchia e Gran Bretagna.

I criteri principali di eleggibilità per l'inclusione in questo Evidence Brief erano che i Paesi coinvolti:

  1. avessero cominciato ad implementare una legislazione smoke-free da almeno due anni,
  2. avessero percentuali di compliance alle normative stimate come alte,
  3. stessero monitorando e valutando l'implementazione della legislazione smoke-free e avessero prodotto un'analisi dei risultati in lingua inglese.

L'Evidence Brief sull'esperienza di questi Paesi europei conferma che le politiche anti-fumo funzionano, a patto però che siano in linea con l'articolo 8 del FCTC il quale richiede l'adozione di misure efficaci per proteggere le persone dall'esposizione al fumo: 1. all'interno del posto di lavoro; 2. all'interno di luoghi pubblici; 3. sui trasporti pubblici; e 4) in altri luoghi pubblici se opportuno. In particolare nel Brief, l'evidenza dei singoli Paesi è positiva, e i dati e le percentuali confortano sul fatto che una legislazione esauriente anti-fumo:

  • trova d'accordo in larga maggioranza la popolazione generale, che ne promuove e sostiene l'applicazione;
  • beneficia sicuramente di un forte sostegno pubblico;
  • protegge i lavoratori riducendo l'esposizione al fumo passivo nei luoghi di lavoro e pubblici in generale;
  • può condurre ad un cambio di opinioni e di abitudini relativamente al fumare nei luoghi privati;
  • produce risultati anche sulla riduzione di prevalenza del fumare e di comportamenti legati al fumo;
  • può ridurre mortalità e morbilità legate al fumo passivo già nell'arco di pochi mesi dalla sua applicazione;
  • produce un impatto positivo sull'economia dei sistemi sanitari;
  • non produce perdita economica e i ricavi dalla tasse sul tabacco possono mantenersi o addirittura incrementare;
  • non è un deterrente per il turismo;
  • ha un impatto neutrale o positivo sull'economia generale.

 

Per approfondire:

Alcuni dei contenuti più recenti in tema di fumo sul portale del Ccm:

Il rapporto annuale sul fumo dell'Istituto Superiore di Sanità

 

Ultimo aggiornamento:
19 gennaio 2016

Piani regionali della prevenzione 2014-2018: i definitivi

Sono disponibili i Piani regionali della prevenzione (PRP) definitivi per il quinquennio 2014-2018. Coerentemente a quanto stabilito dall’ Accordo Stato Regioni 25 marzo 2015 (Documento di valutazione del PNP 2014-2018), è stata verificata la rispondenza dei PRP ai criteri definiti nel documento.

Per ogni regione, consulta i Piani regionali della prevenzione adottati per il quinquennio 2014-2018.

Ultimo aggiornamento:
14 settembre 2016

Immunizzazione negli adolescenti e negli adulti

Le sei regioni dell’OMS hanno come obiettivo l’eliminazione del morbillo e tre anche l’eliminazione della rosolia. Tre regioni in particolare (Americhe, Europa e Pacifico Occidentale) hanno Commissioni di Verifica Regionali pienamente funzionanti. L'introduzione e la diffusione del vaccino per il morbillo e la rosolia hanno portato a una significativa riduzione della trasmissione di queste due malattie tra i bambini piccoli, ma i livelli di copertura vaccinale più bassi nei bambini più grandi e la mancanza di esposizione all’infezione naturale hanno portato a un numero crescente di adolescenti e adulti sensibili all’infezione. L'esperienza delle Commissioni di Verifica Regionali e delle attività regionali suggeriscono che il raggiungimento della completa eradicazione del morbillo e della rosolia può essere difficile senza strategie per colmare il divario nell’immunizzazione dei bambini più grandi, degli adolescenti e delle popolazioni adulte giovani. È questa una sfida importante, comune ad alcuni paesi delle sei regioni dell'OMS.

Il simposio Joint Symposium on Closing Immunity Gaps in Older Children and Adults , che si è tenuto a Siena il 10-11 maggio 2016 ed è stato organizzato da diversi enti e associazioni internazionali e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è stato il primo incontro mondiale sul tema del cambiamento recente nella distribuzione per età dei casi di morbillo e rosolia. In particolare, l’incontro internazionale ha affrontato il problema crescente del divario nell’immunizzazione degli adolescenti e dei giovani adulti.

Gli obiettivi dell'incontro erano:

  • Fare una revisione dei dati e delle evidenze scientifiche riguardanti la necessità di colmare il divario nell’immunizzazione degli adolescenti e dei giovani adulti per l'eradicazione del morbillo e la rosolia.
  • Identificare le sfide e le buone pratiche per la realizzazione di una copertura vaccinale alta tra i bambini più grandi e i giovani adulti.
  • Descrivere le strategie e le misure per colmare il divario nell’immunizzazione di fasce della popolazione più difficilmente raggiungibili dalla copertura vaccinale.
  • Ottenere dati di alta qualità sulla copertura vaccinale in tutti i gruppi di età, identificare aree/gruppi a rischio e intraprendere azioni efficaci quando vengono identificati divari nell’immunizzazione.

L’incontro ha prodotto un documento conclusivo che descrive la situazione attuale circa l’eliminazione del morbillo e della rosolia a livello globale e regionale, l'esperienza e le strategie delle singole regioni dell’OMS per colmare il divario nell’immunizzazione dei bambini più grandi e dei giovani adulti, i metodi di rilevazione delle differenti coperture vaccinali nella popolazione, le azioni dei professionisti della salute in collaborazione con la società civile tese a intensificare gli sforzi per vaccinare i bambini più grandi e gli adolescenti, l’esigenza di creare una risoluzione dell'Assemblea Mondiale della Sanità (WHA) che possa coordinare pienamente uno sforzo globale per l’eradicazione del morbillo, della rosolia e della sindrome da rosolia congenita.

Materiali utili
Report finale

Articoli correlati:
Vaccinazioni: close the gap
Morbillo e rosolia congenita

Ultimo aggiornamento:
14 settembre 2016

Virus Zika: nuova valutazione del rischio dell’Ecdc

Dal 1° febbraio 2016 l'infezione da virus Zika, anche a causa delle gravi patologie neurologiche ad essa correlate (microcefalia, sindrome di Guillain Barré), è stata definita un'emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale.

L’ultimo aggiornamento della situazione epidemiologica sul virus Zika da parte del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha evidenziato che, dal 2015 fino al 2 settembre 2016, 63 paesi hanno segnalato la trasmissione vettoriale del virus Zika.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), fino all'8 settembre 2016, 20 paesi hanno segnalato casi di microcefalia e altre malformazioni del sistema nervoso centrale potenzialmente associate con l’infezione da virus Zika.

Il sequenziamento genetico degli isolati di virus Zika provenienti dai quattro campioni prelevati in Guinea-Bissau ha preliminarmente identificato che sono correlati al ceppo Africano del virus e sebbene non sia stato associato alla microcefalia e ad altre complicazioni neurologiche, è necessario continuare la sorveglianza poiché è stato confermato un numero molto limitato di casi del ceppo africano.

La diffusione dell'epidemia da virus Zika è probabilmente destinata a continuare, in particolare nei paesi di Sud America e Caraibi in cui i vettori competenti (Aedes aegypti e Aedes albopictus) sono attivi e presenti. Inoltre la trasmissione autoctona è stata confermata anche negli Stati Uniti – nelle contee di Miami-Dade, Broward, Palm Beach, Pinellas - e per questo motivo la Food and Drug Administration (FDA) nordamericana ha raccomandato di rafforzare, negli Stati Uniti d’America (USA), le misure per la prevenzione della trasmissione trasfusionale dell’infezione da Zika virus.

L’Oms, durante i Giochi Paraolimpici Estivi 2016 che si svolgeranno a Rio de Janeiro, Brasile, dal 7 al 18 settembre, continuerà a fornire assistenza tecnica al Ministero della Salute, in particolare attraverso l’Ufficio Regionale per le Americhe, per assicurare che i Giochi Paraolimpici siano il più sicuri possibili per gli atleti, i volontari, i turisti ed i residenti.

Poiché non è disponibile né un vaccino né una terapia, la prevenzione è fondamentale e si basa su misure di protezione personali.

In particolare, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), il 30 agosto scorso, ha pubblicato l’8° aggiornamento del risk assessment relativo al rischio associato all’infezione da virus Zika. Il documento Rapid risk assessment: virus Zika disease epidemic, eight update rappresenta una valutazione dettagliata dei rischi relativi all’infezione da virus Zika e fornisce raccomandazioni aggiornate per i viaggiatori diretti, o di ritorno, da Paesi in cui la trasmissione è attiva e per i cittadini Ue residenti in zone con riscontrata trasmissione locale. Inoltre presenta informazioni aggiornate sull’associazione tra l’infezione da virus Zika e le malformazioni congenite del sistema nervoso centrale e sull’associazione tra il virus e la sindrome di Guillan-Barrè. Infine, il risk assessment valuta il rischio di trasmissione locale, via vettore, in Europa durante la stagione estiva 2016 e propone agli Stati membri Ue/Eea una serie di misure di sorveglianza e controllo da mettere in atto.

Da consultare
Nota del 2 settembre 2016 Aggiornamento sulla malattia da virus zika microcefalia e sindrome di Guillain Barrè sul sito del Ministero della Salute.
L'opuscolo Zika: informazioni per il personale sanitario a cura del Ministero della Salute.

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In bella vista: Il punto e gli aggiornamenti su Zika
Rio 2016, olimpiadi e paralimpiadi

Ultimo aggiornamento:
14 settembre 2016

Migranti e salute

Il progetto europeo Migrant and Ethnic Minorities Training Packages (Mem-Tp) ha lo scopo di migliorare l’accessibilità e la qualità dei servizi sanitari per i migranti e le minoranze etniche, e ridurre le disuguaglianze di salute. Questo progetto, nato dal bisogno crescente di formare i professionisti sanitari affinché siano in grado di conoscere, comprendere e rispondere in maniera adeguata ai cambiamenti che le migrazioni producono nel contesto sociale e nei luoghi di cura, si inserisce all’interno di diverse iniziative avviate dalla Commissione europea (CE) in materia di disuguaglianze sanitarie. Come sottolineato nella comunicazione Solidarity in health: reducing health inequalities in the EU, i migranti e le minoranze etniche sono popolazioni particolarmente vulnerabili che spesso si trovano a dover affrontare notevoli difficoltà di accesso alle cure.  È necessario rispondere a questa problematica accrescendo la consapevolezza negli stakeholders e sostenendo gli Stati membri nelle loro azioni volte a migliorare l'accesso ai servizi sanitari e la loro adeguatezza, nel promuovere la salute e l'assistenza sanitaria preventiva per i migranti e le minoranze etniche.

E risulta essenziale la formazione degli operatori sanitari per essere in grado di fornire un’adeguata assistenza sanitaria ai migranti e alle minoranze etniche. In questo senso, il progetto Mem-Tp, finanziato dalla CE e iniziato nel 2014 con la partecipazione di diverse istituzioni e organizzazioni, ha lavorato su più fronti:

- tracciando una panoramica della situazione dei migranti e minoranze etniche in Europa allo scopo di individuare le principali sfide e le migliori pratiche;

- identificando e valutando i programmi di formazione su accesso e qualità dell’assistenza sanitaria per migranti e minoranze etniche;

- sviluppando contenuti e materiali educativi da inserire in un nuovo pacchetto formativo;

- sviluppando e applicando un processo strutturato che permetta la formazione continua degli operatori sanitari in ogni Paese, attraverso l’adattamento dei materiali didattici alle situazioni ed esigenze locali.

A fine progetto sono stati realizzati dei materiali di formazione tradotti e adattati alle diverse lingue europee e un final report.

Materiali utili
I testi in italiano dei materiali di formazione 
Il final report 

Da consultare
Migranti e salute sul sito di  Epicentro

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Immigrazione e salute

Ultimo aggiornamento:
14 settembre 2016

West Nile e altre arbovirosi

Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), nell’ultimo aggiornamento (8 settembre 2016) della mappa sulla diffusione della malattia da virus West Nile (WNV) nell’Unione Europea, ha riportato 109 casi confermati di malattia da WNV nell’uomo e 145 casi nei Paesi limitrofi.

In Italia, per intensificare le attività di sorveglianza epidemiologica dei casi umani di malattia da virus West Nile (WNV), il Ministero della Salute il 10 agosto 2016 ha emanato la circolare Piano nazionale integrato di sorveglianza e risposta al virus della West Nile 2016  che, per la prima volta, integra in un unico Piano la sorveglianza veterinaria (animale ed entomologica) – essenziale per la stima del rischio – e quella dei casi umani.

L’obiettivo principale della sorveglianza integrata è quello di individuare precocemente, attraverso programmi mirati, la circolazione del WNV sul territorio nazionale negli uccelli, insetti o mammiferi per valutare il rischio di trasmissione della malattia all’uomo e mettere in atto tutte le misure disponibili per prevenire la trasmissione (controllo del vettore, misure nei confronti delle donazioni di sangue ed emocomponenti, organi e tessuti).

Obiettivi della sorveglianza integrata:

  1. Individuare il più precocemente possibile la circolazione virale sul territorio nazionale attraverso programmi di sorveglianza mirata riguardanti gli equidi, gli uccelli appartenenti a specie bersaglio, e gli insetti vettori per permettere una rapida valutazione del rischio finalizzata all’adozione di adeguate misure preventive in sanità pubblica.
  2. Definire il flusso delle informazioni tra tutti gli Enti interessati, per attuare in maniera tempestiva, efficace e coordinata le misure preventive necessarie per evitare la trasmissione della West Nile Disease.
  3. Prevenire il rischio di trasmissione della malattia all’uomo sia attraverso le donazioni di sangue, emocomponenti, organi o tessuti, sia attraverso le zanzare, con particolare attenzione durante il loro periodo di maggiore attività.
  4. Governare in maniera coordinata le eventuali emergenze epidemiche

In particolare il piano si avvale della:

  • sorveglianza su uccelli stanziali appartenenti a specie bersaglio
  • sorveglianza clinica e sierologica negli equidi
  • sorveglianza entomologica
  • sorveglianza su carcasse di uccelli selvatici
  • sorveglianza dei casi umani.

Le modalità di attuazione della sorveglianza differiscono a seconda della situazione epidemiologica locale, individuando a tal fine 2 aree geografiche distinte: aree endemiche e il resto del territorio nazionale.

Nelle aree endemiche la sorveglianza deve essere attuata tramite:

  • il controllo su uccelli stanziali appartenenti a specie bersaglio
  • la sorveglianza entomologica
  • la sorveglianza attiva dei casi di malattia neuro-invasiva e/o di infezioni recenti umane sull’intero territorio regionale
  • la sorveglianza dei casi di sintomatologia nervosa negli equidi
  • la sorveglianza su carcasse di uccelli selvatici.

Nel resto del territorio nazionale le attività di sorveglianza prevedono il monitoraggio sierologico a campione su sieri di cavalli. Le Regioni possono inoltre effettuare un monitoraggio sierologico a campione su sieri di bovini ed ovi-caprini oppure su altre specie animali.

Su tutto il territorio nazionale, inoltre, è obbligatoria la notifica immediata:

  • di tutti i casi sospetti di sintomatologia nervosa negli equidi
  • di tutti i casi di malattia neuroinvasiva nell’uomo
  • di tutti gli episodi di mortalità in uccelli selvatici non riferibili ad altre patologie infettive

Le attività di sorveglianza dei casi umani si attuano quindi:

  • per tutto l’anno sui casi importati o autoctoni su tutto il territorio nazionale.
  • dai primi di giugno a tutto ottobre (durante il periodo di maggiore attività del vettore), in tutte le Regioni nelle quali sia stataidentificata un’area endemica la sorveglianza dei casi umani deve essere rafforzata e deve essere posta particolare attenzione alla diagnosi di WND nella popolazione.

Per quanto riguarda la sorveglianza dei donatori di sangue ed emocomponenti, organi e tessuti le misure di prevenzione, periodicamente aggiornate, sono disponibili sul sito del Centro Nazionale Sangue e del Centro Nazionale Trapianti.

L’Istituto Superiore della Sanità con il contributo delle Regioni e con il supporto finanziario del Ministero della Salute–Ccm, pubblica i dati del sistema di sorveglianza nell’uomo in un bollettino periodico.

Oltre al West Nile virus esistono più di 100 virus classificati come arbovirus, sia autoctoni sia di possibile importazione, in grado di causare malattie nell’uomo. Una delle misure più efficaci per prevenire il diffondersi di queste malattie consiste nell’effettuare piani di disinfestazione. Con la Circolare del 22 agosto 2016 ( “Attività di disinfestazione per la tutela della sanità pubblica”), il Ministero della Salute si rivolge ai Comuni italiani per sottolineare l’importanza dell’attività di disinfestazione per la tutela della sanità pubblica, effettuando tempestivamente le attività per il controllo delle zanzare.

Inoltre, nella prevenzione di queste infezioni e nella sorveglianza epidemiologica è fondamentale la segnalazione dei casi umani. Recentemente si è avuta notizia dai media di casi di encefalite da zecche e di encefalite da virus Toscana verificatisi in alcune Regioni italiane senza che fossero stati notificati ufficialmente, come raccomandato nella circolare ministeriale del 16 giugno 2016. Il Ministero della Salute pertanto, con la Circolare del 25 agosto 2016 (“Sorveglianza delle arbovirosi diverse da Chikungunya, Dengue, Zika e West Nile, e hantavirus ”), ha voluto richiamare l’attenzione delle Regioni e Province Autonome sulla necessità di segnalare, tramite apposita scheda di notifica, eventuali casi umani di arbovirus e hantavirus elencati nella tabella 1 della circolare.

Da consultare
Infezione da virus West Nile sul sito del Ministero della Salute
L’ultimo bollettino epidemiologico  sulla malattia da virus West Nile sul sito di Epicentro
Febbre da West Nile sul sito di Epicentro
Piano Nazionale di sorveglianza e risposta alle arbovirosi trasmesse da zanzare (Aedes sp.) con particolare riferimento a virus Chikungunya, Dengue e Zika – 2016 (Circolare del 16 giugno 2016 del Ministero della Salute).

Per approfondire
Malattie trasmesse da vettori

Ultimo aggiornamento:
14 settembre 2016

Terremoto, impatto sulla salute

La letteratura indica che le popolazioni colpite da disastri possono subire effetti negativi sullo stato di salute e sui fattori di rischio comportamentale, anche come risposta allo stress prolungato. Il ruolo dei Sistemi di sorveglianza nel monitoraggio della salute delle popolazioni colpite da un terremoto, è confermato dalle due rilevazioni straordinarie effettuate dal Sistema di sorveglianza Passi  (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia).

La prima è stata organizzata a seguito del terremoto che nel 2009 ha colpito l’Abruzzo. Lo studio, chiamato  Cometes (Conseguenze a medio termine del terremoto del 6 aprile 2009 sullo stato di salute della popolazione) , tra i progetti finanziati dal Ccm nel 2009, è stato realizzato grazie al lavoro della rete di servizi e operatori del sistema di sorveglianza Passi in Abruzzo. Condotto a un anno circa di distanza dall’evento, si è concluso con la pubblicazione dei risultati a cura dell’Istituto Superiore di Sanità nel 2013; la seconda invece è stata effettuata nella provincia di Modena a seguito del terremoto in Emilia-Romagna nel 2012. Superato il secondo anno dopo il sisma è stato avviato lo  Studio Istmo  (Impatto sulla Salute del Terremoto in provincia di Modena), che ha monitorato la salute della popolazione residente nella Provincia di Modena.

Le due rilevazioni hanno previsto una modifica mirata dei moduli tradizionali del questionario Passi per rilevare la storia personale degli intervistati rispetto al terremoto (presenza sul posto, lutti, perdite della casa e del lavoro, dissesti economici), lo stato psicologico, con test validati, e lo stato complessivo di salute (visite mediche).

I risultati dello studio Cometes

La rilevazione dei dati è stata effettuata dal 28 maggio al 15 novembre 2010, lungo un arco temporale di poco superiore ai cinque mesi, in cui sono stati intervistati 957 assistiti residenti nei Comuni del cosiddetto cratere aquilano, l’area più colpita dal sisma, con un tasso di risposta del 91,2% e un tasso di rifiuti pari al 4,3%.

Lo studio Cometes ha confermato che i disturbi mentali, come quelli da stress post-traumatico e quelli depressivi, sono risultati più frequenti rispetto a quanto atteso, in base agli studi italiani di riferimento e, per quanto riguarda i soli sintomi di umore depresso e anedonia, rispetto alle stime effettuate nella Asl de L'Aquila prima del sisma.

Relativamente ai comportamenti nocivi per la salute, è aumentata la frequenza di persone sedentarie ed è diminuita quella degli ex-fumatori. Al contrario il consumo eccessivo di alcolici non è risultato più diffuso, nella popolazione generale, rispetto alla situazione pre-sisma. Bisogna però mettere in evidenza che, tra i giovani di 18-34 anni, fumo e consumi di alcol a rischio sono risultati troppo frequenti se confrontati con i livelli nazionali. Lo studio non consente di attribuirne la causa al terremoto, ma non c’è dubbio che si tratta di due fattori che richiedono la massima attenzione. 

All’epoca della rilevazione, la copertura della popolazione con le misure di prevenzione raccomandate è risultata essere ritornata ai livelli pre-sisma, per quanto riguarda gli screening mammografico e colo-rettale, il controllo del colesterolo e le vaccinazioni. Leggermente inferiore ai livelli pre-sisma l’effettuazione del pap-test e la misurazione della pressione arteriosa. In generale, c’è un ampio margine di miglioramento per la pratica di tutte le misure di prevenzione considerate, incluso l’uso dei dispositivi di sicurezza in auto e moto. 

Inoltre, è stato rilevato che l’assistenza medica di base è stata assicurata localmente

L’insieme di queste osservazioni indica una buona capacità dei servizi sanitari nel rispondere a questo tipo di esigenze della popolazione, organizzando le risorse disponibili.

Nonostante i danni subiti dalla popolazione a causa del sisma, in termini di perdite umane ed economiche e in termini di stress per la delocalizzazione, nonostante l’elevata frequenza dei sintomi depressivi e di stress post-traumatico, la percezione dello stato di salute e la qualità della vita connessa alla salute non sono risultate significativamente peggiori rispetto alle stime effettuate prima del sisma, un dato positivo per quanto riguarda la capacità di reazione e tenuta della popolazione.

I risultati dello studio Istmo

Lo Studio Istmo si è concentrato sugli esiti a medio-lungo termine del terremoto emiliano, limitatamente alla popolazione della Provincia di Modena (la più colpita), condotto tra novembre 2014 e settembre 2015. A gennaio 2015, l’indagine è stata avviata anche nella Provincia di Reggio Emilia con lo studio Istre (Impatto sulla salute del terremoto in Provincia di Reggio Emilia), terminato nel febbraio 2016. Attualmente è in corso l’analisi pooled dei due studi che fornirà ancora più informazioni.

Lo studio Istmo ha fornito il quadro di una popolazione resiliente che non ha riferito evidenti cambiamenti nello stato di salute percepito ma in cui una persona su due ha riferito ancora un pensiero intrusivo, cioè pensa al sisma anche quando non vuole.

Le persone che hanno riferito danni e disagi mostrano prevalenze superiori di stato d’ansia e sintomi depressivi. Gli stili di vita non hanno globalmente risentito di un impatto fortemente negativo: la prevalenza di fumatori si è ridotta dopo il sisma, ma è diminuita anche la percentuale di 18-69enni che praticano attività fisica, ed è aumentata la percentuale di chi presenta obesità. L’utilizzo dei servizi preventivi ha mostrato una buona tenuta, in particolare per quanto riguarda la copertura vaccinale antinfluenzale nelle persone con patologie croniche e gli screening oncologici. L’attenzione per la prevenzione cardiovascolare ha mostrato una leggera riduzione della percentuale delle persone che hanno controllato la pressione arteriosa e la colesterolemia nell’ultimo biennio.

L’attenzione sanitaria ai fattori di rischio comportamentali ha subito complessivamente un leggero calo, tuttavia nelle aree colpite si è assistito a una maggiore attenzione nei confronti delle persone con comportamenti a rischio.  

Positivi anche i risultati riguardanti la sicurezza stradale. 

Giuliano Carrozzi del Servizio Epidemiologia e comunicazione del rischio dell’Ausl di Modena e coordinatore scientifico di Istmo ha dichiarato su Epicentro che "il terremoto emiliano si è caratterizzato per un numero contenuto di decessi e un impatto notevole sugli aspetti lavorativi ed economici. Gli eventi più traumatici per la popolazione che hanno influenzato lo stato di salute e i comportamenti sono stati la perdita della casa e del lavoro. È interessante osservare che anche persone non direttamente coinvolte hanno manifestato qualche modifica della salute psicologica e dello stile di vita, aspetti che difficilmente sarebbero stati colti in assenza di un’attività di sorveglianza. La sorveglianza ha un ruolo fondamentale proprio nel cogliere aspetti che sfuggirebbero con altri strumenti. Lo stesso discorso vale per gli effetti negativi a lungo termine, quella che possiamo definire la cronicità dei danni di una catastrofe, che tra l’altro colpiscono sempre i sottogruppi più svantaggiati".

In riferimento ai sottogruppi più svantaggiati durante una catastrofe naturale, nel 2012, a tre anni dal terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009, si è concluso anche il progetto "Atab (Ambiente terra. Ambiente bambino). Dalla gestione dell‘emergenza, alla valutazione, cura e monitoraggio del disagio post traumatico nei minori aquilani", promosso dal dipartimento della Protezione Civile insieme alla Clinica di Neuropsichiatria dell‘infanzia e dell‘adolescenza dell‘Università dell‘Aquila e dall‘associazione culturale "Via Caecilia".

Obiettivo dello studio, che ha coinvolto i minori di fascia d‘età 8-13 anni, residenti nella città de L‘Aquila e frazioni limitrofe, è stato quello di elaborare modelli di prevenzione e di cura del disturbo post traumatico da stress, focalizzandosi sui processi di adattamento all‘evento del terremoto dei bambini e delle loro famiglie

I dati dell'indagine indicano che a 10 mesi dal sisma, il 3% dei minori mostrava un disturbo post traumatico da stress e il 18% un disagio psicologico. Tra i disturbi più frequenti accusati dai bambini: problemi psicosomatici, di attenzione, di isolamento relazionale e ansioso-depressivi.

I Sistemi di sorveglianza consentono di valutare l’impatto delle catastrofi naturali sulla salute della popolazione colpita con l’intento di ricavare indicazioni per orientare meglio le risorse e la pratica assistenziale e per migliorare l‘insieme delle conoscenze sui danni a distanza dei disastri naturali.

Da consultare
I risultati dello studio Cometes sul sito di Passi/Epicentro
Rapporto Istisan 13/2 "Risultati dello studio CoMeTeS (Conseguenze a Medio Termine del Sisma): stato di salute della popolazione dopo il terremoto del 2009 in Abruzzo" a cura dell’Istituto Superiore della Sanità.
Lo Studio Istmo sul sito della Ausl di Modena
Gli interventi necessari in situazioni di emergenza sul sito di Epicentro
Il comunicato stampa del ministero della Salute del 24 agosto 2016  "Terremoto, unità di crisi anche presso il ministero della Salute".

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Ultimo aggiornamento:
20 settembre 2016

Vaccinazioni: il punto della situazione

Sul sito del Ministero della Salute sono disponibili i dati sulle coperture vaccinali (CV) relative al 2016, riguardanti i bambini di 24 mesi, 36 mesi, 5-6 anni e per la prima volta i dati sugli adolescenti di 16 e di 18 anni.
Dal 2013 le coperture vaccinali in Italia mostrano un andamento in diminuzione, indicativo di una minore adesione ai programmi in atto e una minore fiducia della popolazione nei confronti di questa arma di prevenzione.
Tale fenomeno ha determinato un calo della copertura vaccinale al di sotto del 95%, soglia raccomandata dall’OMS per la c.d. “immunità di gregge”, per proteggere, cioè, indirettamente anche coloro che, per motivi di salute, non possono essere vaccinati.
Anche i dati di copertura vaccinale relativi al 2016 confermano questo trend negativo.

In particolare emerge che:

  • le coperture vaccinali a 24 mesi per anti-difterica, anti-polio, anti-tetanica, anti-epatite B sono ancora ben al di sotto del valore del 95%, con un valore medio nazionale (93,3%) di poco inferiore a quello del 2015 (93,4%);
  • solo 6 riescono a superare la soglia del 95% per la vaccinazione anti-polio, mentre 8 sono addirittura sotto il 93%;
  • in calo anche le coperture medie per pneumococco (88,4% nel 2016 vs 88,7% nel 2015), mentre, probabilmente per il grande clamore mediatico suscitato dall’aumento dei casi di malattia invasiva da meningococco C in Toscana, le coperture nei confronti del meningococco C sono cresciute di 4 punti percentuali passando da 76,6% nel 2015 a 80,7% nel 2016;
  • inoltre, sebbene i dati di copertura vaccinale nei confronti di morbillo e rosolia mostrino un trend in aumento, passando dall’85,3% del 2015 all’87,3% nel 2016, l’obiettivo di eliminare il morbillo dalla regione europea dell’OMS è fissato per il 2020 e la copertura ideale - di almeno il 95% - appare difficile e lontano. L’epidemia di morbillo partita nei primi mesi del 2017, che ha causato più di 2700 casi (inclusi quasi 1100 ricoveri), con un coinvolgimento nella catena di trasmissione anche di giovani adulti, operatori sanitari e personale scolastico ha dato un segnale molto forte sull’impatto negativo delle basse coperture vaccinali e sull’accumulo di soggetti suscettibili;
  • il trend generale negativo è confermato anche dalle coperture vaccinali nazionali a 36 mesi per l’anno 2016 (relative ai bambini nati nell’anno 2013).

Insieme alle coperture vaccinali per i cicli di base, vengono pubblicate anche quelle per i richiami in età pre-scolare, generalmente somministrati a 5-6 anni e per la prima volta le coperture per le vaccinazioni effettuate negli adolescenti di 16 e 18 anni.

Disponibile anche la Circolare ministeriale con le prime indicazioni operative alle Regioni e Province autonome per l’attuazione del decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73, recante “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale”.
La circolare ribadisce che l'obiettivo del decreto legge è di rendere obbligatorie le vaccinazioni nei confronti di malattie a rischio epidemico, al fine di raggiungere e mantenere la soglia di copertura vaccinale del 95%, come raccomandato dall’OMS per garantire l’ “immunità di gregge”.
Viene altresì ribadito che, come previsto all'articolo 1 del decreto legge, le vaccinazioni per le quali è introdotto l’obbligo sono gratuite in quanto già incluse nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Nel documento inoltre si sottolinea che la ASL territorialmente competente ha un ruolo centrale nella prevenzione e nella verifica dell’inadempimento dell’obbligo vaccinale e nel percorso che da tale verifica prende avvio.

Infine, dal 14 giugno 2017 è attivo il numero di pubblica utilità 1500. Dal lunedì al venerdì, dalle ore 10:00 alle 16:00, medici ed esperti del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) risponderanno alle chiamate, per fornire ai cittadini una corretta informazione riguardo alle novità introdotte dal recente decreto legge in materia di vaccinazioni obbligatorie da zero a 16 anni.

Per approfondire:
la notizia sulle CV 2016 sul sito del Ministero della Salute
la tabelle con i dati 2016 sul sito del Ministero della Salute
la Circolare con le prime indicazioni operative e la notizia sul sito del ministero
il  decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73 sito del Ministero della Salute
la notizia sul numero di pubblica utilità sul sito del Ministero
il Documento sui nuovi obblighi vaccinali sul sito del Ministero della Salute
l'area tematica malattie infettive e vaccinazioni sul sito del Ministero della Salute
l’area tematica vaccinazioni sul sito EpiCentro

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Coperture vaccinali pediatriche, i dati 2015

Ultimo aggiornamento:
11 luglio 2017

Il WP7 a Roma

Il 2 e 3 luglio si è tenuto a Roma, presso l'Istituto Superiore di Sanità, il 3° meeting del work package 7 della Joint Action CHRODIS, "Diabetes - a case study on strengthening health care for people with chronic diseases".

Il WP7 ha come principale obiettivo quello di migliorare il coordinamento e la cooperazione tra gli Stati Membri nell’azione contro il diabete, includendo lo scambio di buone pratiche tra i Paesi dell’Unione Europea.

Alla riunione hanno partecipato 30 partner da 15 Paesi europei. Obiettivo del meeting è stato quello di discutere con i partner lo stato di avanzamento dei lavori e organizzare le attività per i prossimi mesi che saranno cruciali per il raggiungimento degli obiettivi del progetto.

Nelle due giornate di lavoro sono stati presentati e discussi i risultati preliminari della survey relativa ai programmi sulla prevenzione e cura del diabete nei Paesi europei.


Per approfondire

JA CHRODIS per le malattie croniche sul portale Ccm
Il work package 7

Ultimo aggiornamento:
23 luglio 2015

JANPA e obesità infantile

Introduzione

La prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili è un obiettivo prioritario dell'Unione Europea. Attraverso l'Agenzia per i consumatori, la salute e l'alimentazione (CHAFEA), pertanto, il Programma Salute 2014-2020 ha previsto il cofinanziamento di una nuova Joint Action per supportare i Paesi membri nella prevenzione dell'obesità infantile e favorire l'attuazione dell' "Action Plan on childhood obesity 2014-2020", definito nell'ambito dell'"High Level Group on Nutrition e Physical Activity" della Commissione Europea.

L'obesità è un importante fattore di rischio per le malattie croniche e se presente in età infantile è molto difficile da trattare. Oltre il 60% dei bambini in sovrappeso prima della pubertà lo sarà anche nella fase iniziale dell'età adulta: ciò riduce l'età media di comparsa di patologie croniche non trasmissibili ed influenza sensibilmente il carico dei servizi sanitari.

La nuova Azione comune è denominata JANPA (JA on Nutrition e Physical Activity) e si pone come obiettivo generale quello di contribuire ad arrestare l'aumento del sovrappeso e dell'obesità nei bambini e negli adolescenti entro il 2020. Ulteriori obiettivi sono il miglioramento dell'attuazione di interventi integrati di promozione di sana alimentazione e attività fisica, così come l'aumento dell'uso delle informazioni nutrizionali sui prodotti alimentari.

Principali target sono i decisori politici, le istituzioni, la famiglia, la scuola, i professionisti della salute, ma l'obiettivo è anche quello di raggiungere categorie più ampie, quali ad esempio le industrie e le associazioni sportive e di consumatori, ecc.

I Work package e la partecipazione dell'Italia

Alla Joint Action JANPA partecipano 25 Stati membri dell'Unione Europea e l'Italia è uno dei 39 partner coinvolti.

Per il raggiungimento degli obiettivi, la JA JANPA è organizzata in sette Work package (WP):

  • WP1 (Coordinamento) ha lo scopo di assicurare una gestione efficiente ed il coordinamento dei vari WP.
  • WP2 (Disseminazione) promuoverà gli obiettivi e le attività della JA e diffonderà i risultati con il coinvolgimento dei principali stakeholder.
  • WP3 (Valutazione) lavorerà al fine di produrre una valutazione sistematica dell'intero progetto, del raggiungimento degli obiettivi e dell'impatto e dei risultati.
  • WP4 (Costi dell'obesità infantile) ha l'obiettivo di sviluppare un razionale economico basato sull'evidenza per le azioni sull'obesità infantile.
  • WP5 (Informazioni nutrizionali) evidenzierà le best practice relative al modo in cui le informazioni nutrizionali degli alimenti e sull'alimentazione sono raccolte e usate nelle politiche nutrizionali.
  • WP6 (Ambienti salutari e approcci integrati) ha lo scopo di aiutare gli Stati membri a creare ambienti di vita salutari, in particolare negli asili e nelle scuole, fornendo indicazioni sulle politiche e le iniziative nazionali.
  • WP7 (Interventi precoci) si pone l'obiettivo di migliorare la qualità delle politiche e degli interventi grazie all'individuazione di azioni efficaci che hanno come target le donne in gravidanza e le famiglie con bambini piccoli.

Il Ministero della Salute partecipa ai WP trasversali e ai WP 6 e 7, insieme all'Istituto Superiore di Sanità. Quest'ultimo è leader del WP 2 sulla disseminazione.

 

Per approfondire:

Il sito di JANPA

Ultimo aggiornamento:
20 novembre 2015

In bella vista - HIV/AIDS: alcuni dati dell’epidemia

Anche il 1° dicembre 2015, come ogni anno, si è celebrata la Giornata mondiale di lotta contro l'AIDS che fu istituita nel 1988 dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). La ricorrenza annuale è dedicata ad accrescere la conoscenza dell'epidemia mondiale di AIDS dovuta alla diffusione del virus HIV ed è - ogni volta - una buona occasione per fare il punto sui dati a livello internazionale e nazionale.

Dati epidemiologici nel mondo

L'AIDS e le nuove infezioni da HIV rappresentano un problema di sanità pubblica, e non solo, in vaste parti del mondo.
Alla fine del 2014, l'OMS ha stimato che:

  • sono circa 37 milioni le persone che vivono con l'HIV, di cui 2 milioni si sono contagiate nel 2014;
  • circa 2,6 milioni di bambini vivono con l'HIV;
  • circa 34 milioni di persone sono decedute dall'inizio dell'epidemia e, nel 2014, 1,2 milioni di persone sono decedute a causa di questa patologia.

È necessario operare per diffondere la cultura della prevenzione ovunque, nel mondo e, perché tutte le persone che ne necessitano, possano avere accesso alla diagnosi ed al trattamento della malattia.

L'OMS - in occasione della Giornata mondiale di lotta all'AIDS, edizione 2015 - sottolinea che la chiave per fermare globalmente l'epidemia di AIDS nell'arco di una generazione sta nell'estendere la terapia antiretrovirale a tutte le persone con HIV . Secondo l'ultimo report dell'OMS, la diffusione della terapia antiretrovirale (ART) ha determinato un sensibile calo di decessi per AIDS: dal picco epidemico del 2004, il numero di decessi è crollato del 42%, con circa 7,8 milioni di vite salvate negli ultimi 15 anni. Contestualmente gli sforzi per incrementare strategie efficaci di prevenzione hanno ridotto del 35% il numero di nuove infezioni con l'ingresso nel 21esimo secolo. A livello globale, a giugno 2015, su 37 milioni di persone che vivono con HIV sono circa 16 milioni le persone in terapia ART.

Il Millennium Development Goal legato all'inversione di rotta dell'epidemia di HIV è stato raggiunto prima della scadenza del 2015, "un incredibile risultato che testimonia il potere delle azioni nazionali e della solidarietà internazionale", ha dichiarato Margaret Chan, direttore generale dell'OMS. In occasione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a settembre, i leader mondiali hanno approvato una nuova serie di 'Sustainable Development Goal', tra cui quello di interrompere l'epidemia di AIDS entro il 2030 (è la campagna targata OMS "Getting to zero: End AIDS by 2030"). Ridurre il numero delle nuove infezioni del 75% e raddoppiare il numero di persone in ART entro il 2020 sono le prime tappe per il raggiungimento dell'obiettivo.

Dati epidemiologici in Italia

Annualmente, il Centro Operativo AIDS (COA) dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) pubblica un supplemento al Notiziario dell'Istituto dedicato all'aggiornamento dei dati relativi alle nuove diagnosi di HIV e ai casi di AIDS. In sintesi i dati aggiornati al 31 dicembre 2014 sono i seguenti:

  • è stabile il numero delle nuove diagnosi di infezione da HIV;
  • continua a diminuire l'incidenza delle nuove diagnosi di HIV nelle donne;
  • la maggior parte delle infezioni avviene attraverso contatti eterosessuali;
  • aumentano le diagnosi in MSM (maschi che fanno sesso con maschi) tra gli italiani;
  • rispetto al 2013 diminuisce la quota dei soggetti che si presenta in fase avanzata (bassi CD4 o presenza di sintomi);
  • è stabile il numero dei casi di AIDS;
  • diminuiscono i decessi in persone con AIDS;
  • la maggior parte delle nuove diagnosi di AIDS ha eseguito il test HIV pochi mesi prima della diagnosi di AIDS;
  • il 92,6% delle persone HIV positive seguite presso i centri clinici di malattie infettive è in terapia antiretrovirale.

Le nuove diagnosi di infezioni da HIV sono, nel 2014, 3.695, un'incidenza pari a 6,1 nuovi casi di sieropositività ogni 100 mila residenti. Nella maggior parte dei casi le nuove diagnosi di infezioni sono attribuibili a rapporti sessuali senza preservativo, che costituiscono l'84,1% di tutte le segnalazioni (maschi che fanno sesso con maschi: 40,9%; eterosessuali maschi: 26,3%; eterosessuali femmine 16,9%). Nel 27,1% dei casi, le persone diagnosticate come HIV-positive sono straniere; tra queste, la quota maggiore di casi è costituita da eterosessuali femmine (36%), seguita dal 27% di eterosessuali maschi, mentre tra gli italiani la proporzione maggiore è quella dei maschi che fanno sesso con maschi (49%), seguita dal 26% di eterosessuali maschi. Le incidenze più alte tra stranieri sono riscontrabili nel Lazio, in Campania, Sicilia e Molise. Il 53,4% delle persone con una nuova diagnosi di infezione da HIV è stato diagnosticato con un numero di linfociti CD4 inferiore a 350cell/μL, rispetto al 2013 comunque, questa percentuale sembra essere in diminuzione (nel 2013 questa proporzione era infatti 57,6%). Infine, il 26,4% delle persone ha eseguito il test HIV per la presenza di sintomi HIV-correlati, il 21,6% in seguito a un comportamento a rischio non specificato e il 10% nel corso di accertamenti per un'altra patologia.

Per quanto riguarda invece i casi di AIDS (persone con diagnosi di AIDS conclamato), dal 1982 (inizio dell'epidemia) ad oggi sono stati segnalati più di 67.000 casi di AIDS, di cui circa 43.000 sono deceduti. Nel 2014 sono stati diagnosticati 858 nuovi casi di AIDS (1,4 nuovi casi per 100 mila residenti). Se sono diminuiti nel tempo i casi di infezioni fungine in presenza di diagnosi di Aids, sono invece aumentati quelli che presentano infezione virale o tumore. Diminuiscono i decessi di persone con AIDS. Sempre nel 2014, poco meno di un quarto di persone con diagnosi di AIDS ha ricevuto una terapia antiretrovirale prima della stessa diagnosi: la bassa quota di persone in terapia è dovuta al fatto che cresce invece la quota di persone che sono inconsapevoli della propria sieropositività. Tra il 2006 e il 2014, infatti, la percentuale delle persone che arrivano allo stadio di AIDS conclamato, ignorando la propria sieropositività, è aumentata dal 20,5% al 71,%.

Azioni del Ministero della Salute

Tanto è stato fatto nel nostro Paese per curare l'AIDS e molto rimane da fare per controllare ed eliminare questa malattia. Ma la cura dell'AIDS e delle infezioni da HIV non si limita ai meri aspetti diagnostici, clinici e terapeutici, richiede altrettanta attenzione per l'implementazione di misure preventive e degli strumenti che favoriscano l'accessibilità ai test e ai farmaci, per assicurare un'adeguata assistenza socio-sanitaria e per garantire la difesa dei diritti dei soggetti HIV+ e dei pazienti con AIDS contro ogni discriminazione o disuguaglianza.

Ovviamente, tutti gli sforzi fatti in questa direzione nel nostro Paese possono essere amplificati da un nostro impegno a confrontarsi con altri Paesi, in particolare, supportando, in questo ambito, quelli a risorse limitate.


Per saperne di più:

Gli ultimi aggiornamenti su Epicentro

L'AIDS sul sito dell'Istituto Superiore di Sanità

La Giornata mondiale dell'AIDS sul sito del Ministero della salute

La Giornata mondiale dell'AIDS 2015 sul sito dei CDC



Ultimo aggiornamento:
17 dicembre 2015

Salute e clima

Dal 30 novembre all'11 dicembre scorsi i leader di 190 Paesi del mondo si sono riuniti in un vertice a Parigi (COP21) per discutere una delle questioni più pressanti ed urgenti della nostra epoca, quella del cambiamento climatico, e per arrivare, auspicabilmente, ad un nuovo accordo sul clima che possa indirizzare il mondo su un cammino di sviluppo più salutare.

Una delegazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), guidata dal direttore generale Margaret Chan, ha partecipato ai lavori del COP21, presiedendo l'8 dicembre a un evento su clima e salute dove ha espresso, da una parte la preoccupazione per la situazione globale, dall'altra l'appoggio a un nuovo accordo sul cambiamento climatico, considerato critico per la salute pubblica. "Il mondo è sconsideratamente in ritardo su un accordo" ha dichiarato la Chan. Il cambiamento climatico costa già decine di migliaia di vite ogni anno a causa di malattie, riscaldamento e clima. Così come l'inquinamento atmosferico, per la gran parte dovuto a cause sempre legate al cambiamento climatico, causa ogni anno 7 milioni di morti. "Se si prenderanno i giusti impegni, gli sforzi per contrastare il cambiamento climatico produrranno un ambiente con aria più pulita, acqua più abbondante e acqua e cibo più sani, nonché sistemi di protezione sociale più efficaci e giusti", ha concluso Chan.

Al vertice di Parigi l'OMS ha portato 5 messaggi chiave corrispondenti ad altrettante questioni di rilievo legate a clima e salute.
1. Il cambiamento climatico, oggi, colpisce la salute e continuerà a farlo. Da qui al 2030 sono stimati 250.000 decessi in più ogni anno legati al cambiamento climatico. I rischi maggiori sono correlati al surriscaldamento e agli incendi, ad una maggiore condizione di malnutrizione derivante da una diminuita produzione di cibo nelle regioni povere, perdita di capacità lavorativa nelle popolazioni vulnerabili. Inoltre, si ipotizza che il cambiamento climatico aumenterà le disuguaglianze sociali tra e nelle popolazioni.
2. Proteggere la salute è possibile, e dovrebbe essere una priorità per i fondi di investimento per il clima. Contro il cambiamento climatico, la salute può essere protetta tutelando e migliorando i determinanti sociali e ambientali di salute, come l'acqua e l'igiene, assicurando accesso equo ai servizi sanitari, intervenendo sui rischi dei salute legati specificamente al clima.
3. Mitigare il cambiamento climatico può portare grandi ed immediati benefici per la salute e per l'economia. Le politiche di riduzione delle emissioni di anidride carbonica possono produrre grandi benefici di salute per le popolazioni a tutti gli stadi di sviluppo. Il beneficio ovviamente maggiore è la riduzione della mortalità annuale attribuibile all'inquinamento ambientale e dell'aria, che è tra le maggiori cause di morte a livello globale.
4. I servizi di salute sono responsabili di circa il 10% del prodotto interno lordo, il loro peso e contributo al cambiamento climatico sono in crescita. Il settore sanitario può migliorare le proprie pratiche e minimizzare allo stesso tempo le emissioni di anidride carbonica. Efficienza energetica, fonti rinnovabili e catene di approvvigionamento e consegna più "verdi" possono migliorare sia i servizi sia le emissioni.
5. Un accordo forte sui cambiamenti climatici è un accordo forte sulla salute. Un accordo comune efficace sul clima è essenziale per la tutela della salute pubblica. Un accordo simile dovrebbe rinforzare il principio di salute stabilito dall'UNFCCC (The United Nations Framework Convention on Climate Change), individuare la salute come priorità e promuovere le politiche per contrastare e mitigare i cambiamenti climatici.

Per limitare i cambiamenti climatici occorre una sostanziale riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, tuttavia i cambiamenti sono già in atto e molti di questi cambiamenti persisteranno per molti secoli ( IPCC, 2013 ). La regione del Mediterraneo è una delle aree più vulnerabili d'Europa ( EEA, 2012 ). Un recente rapporto dell'Agenzia Europea dell'Ambiente evidenzia che nei prossimi decenni la regione Europea ed in particolare la regione del Mediterraneo dovrà far fronte ad impatti dei cambiamenti climatici particolarmente negativi, sia sull'ambiente che sulla salute.

Gli esperti individuano in particolare una serie di pericoli, tra cui: l'aumento dell'impatto sulla salute delle ondate di calore, delle ondate di freddo e delle inondazioni e altre calamità naturali; l'aumento delle conseguenze legate alla malnutrizione, al cambiamento dei pattern delle malattie legate al cibo, al cambiamento della distribuzione delle malattie infettive e il potenziale rischio di insediamento in aree diverse di specie patogene tropicali e subtropicali; l'aumento dell'impatto delle malattie legate all'acqua; nonché l'aumento della frequenza delle malattie respiratorie, a causa specialmente delle maggiori concentrazioni di ozono a livello del suolo nelle aree urbane e dei cambiamenti nella distribuzione dei pollini e delle specie allergizzanti. Gli effetti possono essere particolarmente devastanti quando colpiscono gruppi di popolazioni di per sé già vulnerabili, come poveri, bambini, anziani e malati.

Dal momento che il cambiamento climatico è già in atto e le sue conseguenze non potranno essere evitate, la riduzione dei gas serra e degli altri fenomeni che sono alla base del cambiamento potranno solo limitare la velocità con cui avviene il fenomeno, mentre le misure di adattamento potranno minimizzare le possibili conseguenze negative e prevenire gli eventuali danni derivanti dai cambiamenti climatici.

Questo approccio "proattivo" richiede lo sviluppo di politiche che rispondano efficacemente agli eventi attesi, attraverso un ruolo più attivo dei cittadini informati ed un rafforzamento delle alleanze con diversi settori economici e sociali. Allo stesso tempo è necessario assicurare che i servizi esistenti siano mantenuti e rimodulati per garantire una risposta efficace. Il Piano nazionale di prevenzione per ondate di calore, del Ministero della salute, con il supporto tecnico del Ccm, rappresenta attualmente un esempio concreto di strategia di adattamento per eventi climatici estremi.

 

I progetti Ccm nella categoria tematica "ambiente e clima":

 

Ultimo aggiornamento:
17 dicembre 2015

European Cancer Information System

Il cancro è ancora la seconda causa di morte nell’Unione Europea (UE) e per contribuire alla prevenzione, alla diagnosi precoce e a un trattamento adeguato della patologia tumorale il Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea, in occasione della Giornata mondiale contro il cancro che si è svolta il 4 febbraio scorso, ha lanciato l’ European Cancer Information System (ECIS).
L’ ECIS è una piattaforma web che fornisce le informazioni più recenti sugli indicatori che quantificano il carico di malattia tumorale in tutta Europa. In particolare consente a esperti e professionisti di esplorare i modelli geografici e i trend temporali di incidenza, mortalità e dati di sopravvivenza in tutta Europa per le principali patologie tumorali.
Lo scopo dell'applicazione web è sostenere la ricerca e il processo decisionale in materia di salute pubblica nel campo del cancro e fungere da punto di riferimento e informazione per i cittadini europei.
L’ECIS raccoglie dati da circa 150 registri tumorali basati sulla popolazione in Europa da circa 150 registri oncologici basati sulla popolazione in Europa che coprono 25 Stati membri dell'UE e 7 Paesi europei non appartenenti all'UE, che forniscono informazioni preziose sull'efficacia dei programmi nazionali sul cancro e sulle carenze da affrontare.

Per approfondire:
il comunicato stampa sul sito della Commissione europea
il sito dell’ European Cancer Information System (ECIS)

Articoli correlati sul sito CCM:
In bella vista: I numeri del cancro in Italia 2017, il rapporto Aiom-Airtum  

Ultimo aggiornamento:
26/04/2018

La tubercolosi nei migranti

La tubercolosi rappresenta ancora oggi una delle dieci principali cause di morte nel mondo e, solo nel 2016, ha portato al decesso quasi 2 milioni di persone e ha registrato oltre 10 milioni di nuovi casi.
Questi sono alcuni dei dati diffusi dall’Oms in occasione del World Tb Day 2018 che si è svolto il 24 marzo scorso.
In quell’occasione è stato pubblicato il documento congiunto Ecdc e Oms Europa “Tuberculosis surveillance and monitoring in Europe 2018” in cui i dati più recenti confermano che l’Italia rientra tra i Paesi a bassa incidenza di malattia (<20/100.000). In particolare nel 2016 sono stati notificati 4032 casi di tubercolosi e il 62% dei casi totali notificati si è verificato in persone di origine straniera.

Proprio in relazione alla tubercolosi nei migranti è stata realizzata la linea guida “Il controllo della tubercolosi tra gli immigrati in Italia” pubblicata a febbraio 2018 e frutto della collaborazione del Sistema Nazionale Linee Guida (SNLG) dell’ISS, dell’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e il contrasto delle malattie della povertà (INMP) e della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM). 
La linea guida è stata progettata e sviluppata come strumento utile per i professionisti, le autorità sanitarie e gli stakeholderdiversamente impegnati nella tutela della salute degli immigrati presenti sul territorio nazionale, in quanto soggetti particolarmente vulnerabili.
Il documento di indirizzo è stato elaborato secondo la metodologia utilizzata dal Sistema Nazionale Linee Guida dell’ISS e basato sulle migliori evidenze disponibili nella letteratura scientifica a livello nazionale e internazionale. Alla stesura del testo hanno partecipato un gruppo di lavoro interistituzionale, con l’obiettivo di selezionare, valutare e sintetizzare la letteratura disponibile, e un panel multidisciplinare di esperti che ha contribuito a formulare le raccomandazioni finali.

Le tematiche affrontate sono state:

  • Accessibilità dei servizi sanitari
  • Identificazione precoce della malattia tubercolare
  • Identificazione dell’infezione tubercolare latente
  • Aderenza al trattamento e completamento del follow up
  • Vaccinazione antitubercolare nei minori immigrati

Per approfondire:
il documento “Tuberculosis surveillance and monitoring in Europe 2018
il documento “Il controllo della tubercolosi tra gli immigrati in Italia” 

Articoli correlati sul sito CCM:
Salute materno-infantile delle donne migranti
Migranti e salute

 

Ultimo aggiornamento:
26/04/2018

Allattamento materno

L’11 aprile scorso UNICEF e Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) hanno lanciato la nuova guida per promuovere l’allattamento nelle strutture sanitarie in tutto il mondo, uno strumento ideato per aumentare il sostegno all'allattamento al seno nei punti nascita di tutto il mondo.
La guida è alla base dell’iniziativa globale "Ospedali Amici dei bambini” che le due organizzazioni conducono congiuntamente sin dal 1991, un programma internazionale che aiuta i servizi sanitari a migliorare le pratiche assistenziali rendendo protagonisti i genitori e sostenendoli nelle scelte per l’alimentazione e la cura dei propri bambini e che mira ad aumentare il sostegno all’allattamento nelle strutture sanitarie che forniscono servizi per la maternità e i neonati.
La nuova guida, dal titolo “Protecting, promoting and supporting Breastfeeding in facilities providing maternity and newborn services: the revised Baby-Friendly Hospital Initiative”, dopo un’introduzione sull’allattamento e la BFHI, si focalizza sul ruolo delle strutture sanitarie nel supporto alla maternità (soprattutto per quanto riguarda l’inizio dell’allattamento e l’allattamento esclusivo per sei mesi) e sugli step che ogni Paese dovrebbe adottare per implementare le politiche sull’allattamento.
In particolare la guida spiega come gli ospedali dovrebbero adottare politiche per l’allattamento, delineare le competenze dello staff e l’assistenza durante il percorso nascita, compreso il supporto all’allattamento per le madri.
Inoltre accomanda il rooming-in, un’alimentazione responsiva, il supporto alle madri e ai bambini quando sono dimessi dall’ospedale, un uso limitato dei sostituti del latte materno e la formazione dei genitori sul corretto utilizzo di biberon e ciucci

 Per approfondire:
il comunicato stampa congiunto OMS/UNICEF
la guida completa
il poster "Ten Steps to Successful Breastfeeding"
le pagine Allattamento materno e Allattamento: vecchi miti da sfatare, vere controindicazioni sul sito del Ministero della Salutel’area tematica Allattamento sul sito EpiCentro
il sito GenitoriPiù 

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Ultimo aggiornamento:
26/04/2018

Giornata nazionale della salute della donna

Il 21 aprile scorso si è svolta a livello nazionale la “Terza giornata della salute della donna” in cui associazioni e società scientifiche, che si occupano a vario titolo della promozione della salute della donna,  hanno organizzato moltissime iniziative sul territorio: visite gratuite, screening, eventi informativi e di sensibilizzazione in un collegamento ideale con l’evento di Roma che si è tenuto presso il Ministero della Salute.

La Giornata nazionale della Salute della Donna è stata istituita con Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 11 giugno 2015 e promossa dal Ministero della Salute insieme alla Fondazione Atena Onlus,

Nel Villaggio della salute della donna, organizzato presso la sede del Ministero della Salute, professionisti di Società scientifiche, Associazioni, Federazioni e Università hanno offerto alla popolazione screening gratuiti, consulenze e materiali informativi.

Nel corso dell’evento sono stati organizzati cinque tavoli di lavoro:

  • Tavolo 1 “Percorso per le donne che subiscono violenza: l’ospedale e il territorio, prevenzione e assistenza”
  • Tavolo 2 “Violenza di genere nei luoghi di lavoro”
  • Tavolo 3 “Violenza e disabilità”
  • Tavolo 4 “Disturbi dell’alimentazione”
  • Tavolo 5 “Salute della donna: prevenzione e stili di vita”

Gli esiti e le proposte scaturiti dalla discussione sono stati presentati in una Tavola rotonda conclusiva in cui sono stati anche illustrati i risultati ottenuti e le azioni in corso a due anni dal “Manifesto per la salute della donna” siglato in occasione della “Prima giornata della salute della donna nel 2016” e sviluppato su 10 direttrici:

  1. Medicina di genere e ricerca per le donne
  2. Comunicazione alle donne per sé e come “health driver” familiare
  3. Sessualitá, fertilitá e salute materna
  4. Alimentazione nelle fasi di vita della donna
  5. Prevenzione dei tumori femminili e screening
  6. Salute mentale della donna, disturbi del comportamento alimentare e dipendenze
  7. Violenza, diritto alla salute negato, donne migranti
  8. Donna, lavoro e salute
  9. Cosmesi e medicina estetica inclusa la protesica
  10. “Healthy ageing” al femminile 

Sul sito del Ministero della Salute è presente la sezione “Salute della donna” all’interno della quale è stato creato lo “Sportello della Salute”, una linea diretta di comunicazione tra cittadino ed esperti di diversi settori e specialità mediche.

Per approfondire:
la notizia sul sito del Ministero della Salute
il programma della giornata
il sito www.giornatasalutedonna.it
i Tavoli di lavoro: razionale e azioni
il documento "A due anni dal manifesto della salute della donna: risultati ottenuti e azioni in corso"
il Manifesto per la salute della donna
la sezione Salute della donna

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Salute materno-infantile delle donne migranti
Donne e diabete

Ultimo aggiornamento:
26/04/2018

Agire per una vita in salute

Per ridurre il rischio delle malattie croniche non trasmissibili correlate a stili di vita non salutari è necessario un approccio "intersettoriale" e trasversale ai fattori di rischio al fine di agire su comportamenti individuali non salutari (alimentazione scorretta, sedentarietà, tabagismo, abuso/uso scorretto di alcol) e creare condizioni ambientali atte a favorire l'adozione di uno stile di vita sano. In questa ottica è particolarmente importante agire su comportamenti non salutari che si instaurano spesso già durante l'infanzia o durante l'adolescenza, quali l'inattività fisica e l'alimentazione scorretta.

È del 2009, ma tuttora attuale, il rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) "Interventions on diet and physical activity: what works" (e conosciuto più sinteticamente come "What works"). A partire da una indagine basata su 395 pubblicazioni scientifiche selezionate tra 1.700 studi esaminati (937 sull'alimentazione e 776 sull'attività fisica), gli autori del rapporto cercano di rispondere alle domande su quali siano i principali interventi dimostratisi efficaci nella promozione dell'attività fisica e di una corretta alimentazione e quali le azioni più valide nel ridurre il rischio delle malattie croniche correlate agli stili di vita. La pubblicazione dell'OMS è nata sotto il cappello strategico della Global Styrategy on Diet, Physical Activity and Health (Dpas) adottata nel 2004 dall'Assemblea mondiale della sanità che ne fa proprie le linee guida e il mandato: combattere inattività fisica e cattiva alimentazione (principali cause di gran parte delle malattie non trasmissibili che affliggono la popolazione) e seguire obiettivi e strategie comuni.

A distanza di anni, "What works" dell'OMS rimane un documento attuale e di rilevanza strategica nel campo della promozione della salute ed è per questo che il progetto Ccm "Una Rete di Azioni per rendere operativa la Carta di Toronto" (detto Azioni per la Carta di Toronto) nell'ambito del Programma Azioni, ha curato la traduzione italiana del report di sintesi (SummaryReport) che è stata ospitata dalla collana regionale dell'Emilia Romagna "Contributi. Prevenzione nei luoghi di vita e di lavoro" con il titolo fedele di: "Interventi per alimentazione e attività fisica: cosa funziona. Relazione riassuntiva".

Il Summary Report di "What works" è suddiviso in due parti: una descrive il processo di revisione della letteratura seguito dagli autori per individuare gli interventi di provata efficacia; l'altra mostra i risultati della revisione riportando gli interventi che funzionano raggruppati per setting (ambientazione dell'intervento). A ciascun setting sono associate due pagine: la prima - dopo alcune citazioni del Dpas - offre una visione d'insieme della sfera d'ambito trattata e finisce con il compendio delle evidenze emerse dalla revisione degli interventi che vengono classificati in "efficaci" e "moderatamente efficaci". La seconda pagina presenta uno o due interventi esemplari e termina con una sinossi degli outcome psicosociali, comportamentali, fisici e clinici degli interventi analizzati e con un riepilogo finale.

Sinteticamente, le conclusioni cui giunge il rapporto dell'OMS sono che:

  1. gli interventi multi-componente, adattati al contesto locale, sono i più efficaci;
  2. gli interventi che hanno utilizzato risorse sociali esistenti di una comunità, come le scuole o gli incontri settimanali delle persone anziane, si sono realizzati con minori difficoltà;
  3. gli interventi più efficaci hanno visto e previsto il coinvolgimento dei destinatari nelle fasi di progettazione e realizzazione.

Fonti:

 

Ultimo aggiornamento:
17 novembre 2015

I dati nazionali al 2017 sulle coperture vaccinali per papillomavirus (Hpv)

Il ministero della Salute ha reso noti i dati, al 31 dicembre 2017, di copertura, nazionali e regionali, per la vaccinazione contro il Papillomavirus umano (Hpv) nella popolazione femminile delle coorti di nascita 1997-2005 e della popolazione maschile, limitatamente alle coorti di nascita 2003-2005.

La vaccinazione anti-Hpv è offerta gratuitamente e attivamente alle bambine nel dodicesimo anno di vita (undici anni compiuti) in tutte le Regioni e Province Autonome italiane dal 2007/2008. In aggiunta, alcune Regioni avevano esteso l’offerta attiva della vaccinazione a ragazze di altre fasce di età. Successivamente, tre Regioni (Sicilia, Puglia, Molise) hanno introdotto, già a partire dal 2015, la vaccinazione anti-Hpv anche per i maschi nel dodicesimo anno di vita e altre (Calabria, Liguria, Friuli- Venezia Giulia e Veneto), l’hanno fatto per la coorte 2004 nel 2016. Inoltre, le Regioni Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia offrono il vaccino anche agli individui, maschi e femmine, Hiv positivi.
Nel nuovo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 (Pnpv 2017-2019) e nei nuovi Lea la vaccinazione gratuita nel corso del dodicesimo anno di età è prevista anche per i maschi, a partire dalla coorte 2006. L’offerta attiva, tuttavia, raggiungerà la piena operatività nel corso del 2018.

Di seguito i punti principali:

  • il valore di copertura vaccinale media per Hpv nelle ragazze è più basso, come prevedibile, nell’ultima coorte (2005), target primario dell’intervento vaccinale, rispetto alle coorti precedenti in cui prosegue l’attività di recupero.
  • i dati 2017, relativi alla coorte 2005, mostrano un ulteriore decremento nell'ultimo anno, visibile soprattutto per il ciclo completo. Infatti, alla rilevazione relativa ai dati 2015 la coorte 2003 aveva una copertura del 66,6% per la prima dose e del 56,2% per il ciclo completo; alla rilevazione relativa ai dati 2016 la coorte 2004 aveva una copertura del 65,0% per la prima dose e del 53,1% per il ciclo completo; all’ultima rilevazione relativa ai dati 2017 la coorte 2005 mostra una copertura del 64,3%, per la prima dose e del 49,9% per il ciclo completo.
  • i dati relativi alle coorti più vecchie (1997-2001), per le quali l'offerta vaccinale si mantiene gratuita in quasi tutte le Regioni fino al compimento del diciottesimo anno, si attestano su una copertura del 73-76% per almeno una dose di vaccino e del 69-72% per ciclo completo; circa il 4% delle ragazze di ogni coorte ha iniziato ma non completato il ciclo vaccinale.
  • i dati evidenziano un'ampia variabilità delle coperture vaccinali (ciclo completo) tra le Regioni/PP.AA. per tutte le coorti. Interventi mirati sarebbero necessari in specifici contesti geografici tenendo presente che la vaccinazione anti-Hpv, pur non rientrando tra quelle obbligatorie secondo la Legge 119/2017, è un Livello Essenziale di Assistenza (Lea).
  • dalla coorte del 2002 inizia ad osservarsi un incremento della copertura rispetto all’anno precedente. La percentuale di incremento è progressivamente maggiore nelle coorti più recenti, fino alla coorte 2004 in cui si osserva un +6% e un +10,3%, rispettivamente per la prima dose e per il ciclo completo.
  • la copertura vaccinale media per Hpv nelle ragazze è discreta se si confrontano i dati con altre nazioni europee, ma ben al di sotto della soglia ottimale prevista dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (95%).
  • anche a livello regionale, nessuna Regione/PP.AA. raggiunge il 95% in nessuna delle coorti prese in esame. Le coperture per le ragazze sono comprese in un range tra 35,7-79,9% per la coorte 2003, 35,4- 78,9% per la coorte 2004 e tra 30,5-75,5% per la coorte 2005.
  • la copertura vaccinale media per Hpv nei ragazzi è molto lontana dagli obiettivi previsti dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019, che identifica una soglia graduale del 60% per il 2017, fino al 95% nel 2019. Coperture vaccinali migliori (coorte 2004, ciclo completo: Veneto 60,0%; Friuli-Venezia Giulia 52,7%; Puglia 53,2%) si osservano nelle Regioni/PP.AA. che avevano esteso l’offerta attiva e gratuita anche ai ragazzi già prima dell’approvazione del Pnpv 2017-2019.
  • 7 Regioni/PP.AA. non hanno fornito dati di copertura vaccinale per Hpv nei ragazzi, per la coorte (2005) che poteva essere oggetto di chiamata attiva e gratuita già nel corso del 2017 e la cui chiamata potrà essere avviata anche nel corso del 2018.

Per approfondire:
la notizia sul sito del ministero della Salute
Dati coperture vaccinali contro il papilloma virus (HPV) sul sito del ministero della Salute
le infografiche di EpiCentro sui dati di copertura vaccinale - target primario sul sito EpiCentro
la scheda Vaccinazione contro il Papillomavirus umano sul sito del ministero della Salute
la scheda Infezione da papillomavirus umano sul sito del ministero della Salute
le pagine Infezioni da hpv e cervicocarcinoma sul sito EpiCentro
il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 (Pnpv 2017-2019)
le aree tematiche vaccinazionisalute della donna sul sito del ministero della Salute
l’area tematica vaccinazioni sul sito EpiCentro

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Vaccinazioni: dal Ministero una nuova guida informativa 
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Ultimo aggiornamento:
02/08/2018

Genomica, insediato il tavolo di coordinamento inter-istituzionale

L'11 luglio 2018 si è insediato, presso la Direzione generale della prevenzione sanitaria, il Coordinamento inter-istituzionale che ha il compito di attuare il "Piano per l'innovazione del sistema sanitario basata sulle scienze omiche", approvato con l’Intesa Stato Regioni del 26 ottobre 2017.
Il Piano nasce dalla esigenza di integrare la sempre maggiore disponibilità di strumenti sofisticati nel settore delle scienze genomiche con le pratiche correnti di sanità pubblica. Nello specifico, la finalità del piano è delineare le modalità con cui l’innovazione nel settore della genomica si debba innestare nel SSN negli ambiti della prevenzione, diagnosi e cura, in un’ottica di efficacia (evidence-based) e di sostenibilità (cost-effectiveness) del SSN ai fini del miglioramento della salute dell’individuo e della popolazione. Il Piano si inserisce in una strutturazione di ‘governance’ e ‘capacità di sistema’ che da un lato si basa su e valorizza iniziative già in corso (es. progetti supportati dal Ministero della Salute ed altri Enti Finanziatori), e dall’altro necessita di una pianificazione adeguata a livello nazionale (interventi legislativi).

I progressi nell’ambito della genomica hanno implicazioni evidenti e cruciali per la salute pubblica; tali conoscenze permettono infatti di riconoscere più facilmente le basi genetiche delle malattie ereditarie ed offrono l’opportunità di differenziare, all’interno delle popolazioni, individui e gruppi maggiormente suscettibili di sviluppare determinate condizioni, e questo con modalità nuove rispetto a quelle tradizionalmente usate dai professionisti di sanità pubblica.

Gli obiettivi generali del Piano
Il Piano identifica i seguenti obiettivi generali:

  1. Traferire le conoscenze genomiche nella pratica dei servizi sanitari, in un approccio che metta al centro l’individuo.
  2. Aumentare l’efficacia degli interventi di prevenzione, diagnosi e cura delle malattie a più alto burden tenendo in conto le differenze individuali relativamente a patrimonio genetico, stili di vita e ambiente e fornendo ai professionisti le risorse necessarie alla personalizzazione degli interventi.
  3. Promuovere l’innovazione culturale, scientifica e tecnologica del sistema sanitario.

Le iniziative di pianificazione sulla genomica si sono sviluppate a partire dall’Intesa del 29 aprile 2010 concernente l'approvazione del Piano nazionale della prevenzione 2010-2012 (Pnp 2010-2012) che identifica al punto 2.4 la "medicina predittiva" come una delle macro aree di intervento, in riferimento all’uso delle informazioni della genomica per prevenire le malattie e promuovere la salute e identificando nell’allegato 2, tra le azioni da realizzare, la  predisposizione  di un Protocollo di utilizzo della Public health genomic, e successivamente attraverso l'Intesa del 13 marzo 2013 sulle "Linee di indirizzo sulla genomica in sanità pubblica", avente  lo  scopo   di   rendere  concretamente utilizzabile  la  conoscenza  della  genomica  in   modo   utile   ai destinatari e compatibile con il sistema sanitario
Inoltre il Piano nazionale della prevenzione 2014-2018 (Pnp 2014 2018), nell’ambito della lotta alle malattie croniche non trasmissibili, identifica uno specifico obiettivo riguardante la prevenzione secondaria del tumore della mammella dovuto a rischio genetico (Definizione di percorsi diagnostico-terapeutici integrati con i programmi di screening), e il successivo Documento di indirizzo per l’attuazione delle linee di supporto centrali al Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018 identifica tra le linee strategiche quella di promuovere sistematicamente l’adeguamento dell’erogazione dei servizi con le acquisizioni della genomica soprattutto rispetto agli obiettivi già identificati dal PNP 2014-18 come maggiormente sfidanti per il sistema paese (innanzitutto, le malattie croniche non trasmissibili macro-obiettivo1).

Per approfondire:
consulta il Piano per l'innovazione del sistema sanitario basata sulle scienze omiche
l’Intesa Stato Regioni del 26 ottobre 2017.
l’area tematica dedicata al Pnp sul sito del ministero della Salute
la sezione dedicata al Pnp sul sito Ccm

Ultimo aggiornamento:
02/08/2018

Chrodis Plus - WP8

Prosegue nell’ambito della Joint Action europea (JA) Chrodis Plus il lavoro del workpackage 8 (WP8) “Employment and Chronic Diseases: Health in all sectors”, incentrato su malattie croniche e mondo del lavoro, coordinato dalla Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta (FINCB). In questi mesi di progetto, il WP8 sta seguendo la fase preliminare di analisi della letteratura esistente riguardo ai programmi utilizzati per facilitare la gestione e la prevenzione delle malattie croniche in azienda. Inserimento, reinserimento, modalità innovative di lavoro, adattamento del posto di lavoro, matching tra lavoratore con malattie croniche e azienda, sono alcuni tra i tanti temi che emergono e che sono allo studio. I due strumenti, che verranno sviluppati dal WP8 per il 2020, sono un training tool per i datori di lavoro di persone che sviluppano una malattia cronica e un toolkit per l’adattamento del posto di lavoro per gli impiegati che hanno una malattia cronica. Una parte del materiale esplorativo sulla tematica è consultabile sul web ed è composto da revisioni sistematiche della letteratura inerenti la prevenzione della salute sul posto di lavoro e da studi sulla terapia occupazionale basata sul modello biopsicosociale di salute e disabilità della International Classification of Functioning, Disability and Health (ICF) dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Inoltre segnaliamo che è on line la prima  internal newsletter di Chrodis Plus con gli aggiornamenti sugli 8 workpackages della JA.

Per approfondire:
la notizia sul sito EpiCentro con alcune proposte di articoli della letteratura di riferimento
le pagine della JA dedicate al WP8
il sito CHRODIS 
la prima internal newsletter della JA
la pagina dedicata a CHRODIS sul sito del Ccm 
la pagina dedicata a CHRODIS sul sito del Ministero della Salute 
la pagina dedicata a CHRODIS sul sito EpiCentro  

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Malattie croniche e lavoro: PATHWAYS e CHRODIS Plus  
Al via la nuova JA-CHRODIS Plus

Ultimo aggiornamento:
02/08/2018

Vaccinazioni: una nuova circolare

In vista dell’avvio del nuovo anno scolastico (2018-2019) e per semplificare le procedure burocratiche a carico delle famiglie e delle scuole in attesa che sia completata l’attuazione dell’Anagrafe nazionale vaccini, il ministero della Salute e il ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca hanno emanato una circolare per fornire nuove indicazioni operative riguardo gli adempimenti vaccinali relativi ai minorenni di età compresa tra 0 e 16 anni che frequentano le istituzioni scolastiche formative e educative.

La Circolare stabilisce che:

  • per i minori da 6 a 16 anni, quando non si tratta di prima iscrizione, resta valida la documentazione già presentata per l’anno scolastico 2017-2018 (se il minore non deve effettuare nuove vaccinazioni o richiami).
  • per i minori da 0 a 6 anni e per la prima iscrizione alle scuole (minori 6 -16 anni) può essere presentata una dichiarazione sostitutiva di avvenuta vaccinazione.

Per quanto riguarda l’istituzione dell’Anagrafe nazionale vaccini, strumento base per gestire le vaccinazioni, non è stato ancora completato il procedimento d’adozione del decreto ministeriale del 2017.
L’Anagrafe Nazionale vaccini consentirà al ministero della Salute di acquisire con maggiore puntualità i dati relativi alle coperture vaccinali, sopperendo anche a  eventuali deficit informativi delle Anagrafi vaccinali regionali attualmente esistenti, garantirà una notevole semplificazione degli adempimenti a carico delle famiglie, in particolare nei casi di mobilità interregionale, e rafforzerà la la vaccino-vigilanza.

Per approfondire:
la notizia sul sito del ministero della Salute
la circolare per l’anno scolastico 2018-2019
l'area tematica vaccinazioni sul sito del ministero della Salute
l’area tematica vaccinazioni sul sito EpiCentro

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Ultimo aggiornamento:
02/08/2018

Bimbi in auto: vision zero.

Il 25 luglio 2018 è stata presentata presso il ministero della Salute la campagna di sensibilizzazione “Bimbi in auto”, realizzata insieme al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la Polizia di Stato e le società e associazioni scientifiche pediatriche (Sip, Simeup, Sipps, Acp).
La sicurezza stradale dei bambini è l’obiettivo della campagna di sensibilizzazione che, attraverso semplici messaggi sulla sicurezza in auto stampati su materiali informativi da diffondere negli ambulatori pediatrici, negli ospedali, nei consultori e tramite mass media, intende sollecitare e coinvolgere il mondo degli adulti sulla necessità di assicurare i bambini - sempre e correttamente - a idonei sistemi di ritenuta durante i viaggi in auto, lunghi o brevi che siano. Seggiolini e cinture devono essere adattati alle dimensioni dei bimbi e omologati ai sensi di legge.

Secondo i dati Istat, nel 2017 in Italia le vittime fino a 14 anni sono state 25 e 8.396 sono stati i feriti, molti dei quali con esiti invalidanti permanenti. Nella maggior parte dei casi non erano assicurati efficacemente al seggiolino o erano seduti accanto al guidatore in condizioni di totale vulnerabilità. Si registra infatti che il 26% dei morti e feriti tra 0 e 9 anni si trovava sul sedile anteriore del veicolo al momento dell’impatto.

Per diminuire il numero e la gravità degli incidenti stradali occorrono programmi a lungo termine e interventi di prevenzione che, considerata l'eziologia multifattoriale degli incidenti stradali, incidano simultaneamente su più fattori di rischio.
A questo scopo il Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2014-2018 ha incluso tra i 10 macro obiettivi prioritari la prevenzione degli incidenti stradali e la riduzione della gravità dei loro esiti.

Inoltre obiettivo del Piano Nazionale di Sicurezza Stradale - Orizzonte 2020 (PNSS Orizzonte 2020) è azzerare entro il 2020 il numero di bambini deceduti sulle strade italiane e incrementare i controlli per contrastare lo scarso utilizzo dei dispositivi di ritenuta per bambini da parte degli adulti. ll Piano adotta la vision zero "Sulla strada: nessun bambino deve morire".

Per approfondire:
le slide Bimbi in auto: vision zero. Regole per il trasporto sicuro e
Bimbi in auto: Campagna di sensibilizzazione della sicurezza stradale
l'opuscolo della Campagna "Bimbi in auto: vision zero"
il video della Campagna realizzato dalla Polizia stradale
il video della conferenza stampa
il Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2014-2018

Ultimo aggiornamento:
02/08/2018

Hiv/Aids, le nuove Linee Guida

La Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT), in collaborazione con le Sezioni per la lotta contro l'Aids del Comitato tecnico sanitario del Ministero della Salute, ha redatto le nuove Linee Guida Italiane sull’utilizzo della Terapia Antiretrovirale e la gestione diagnostico-clinica delle persone con infezione da HIV-1.
Alla stesura delle Linee guida hanno partecipato anche esperti di altre discipline e delle associazioni dei pazienti e/o delle comunità colpite dall’infezione. Il coinvolgimento di un numero così rilevante di partecipanti al progetto non ha avuto esclusivamente la finalità di garantire la multidisciplinarietà delle esperienze per avere un testo autorevole, ma soprattutto quella di favorire la condivisione di regole accettate e aggiornate nella pratica clinica di tutti i giorni, premessa fondamentale per prevedere una corretta applicazione.

Obiettivi e metodologia

Le Linee Guida hanno lo scopo di fornire elementi di guida per la prescrizione della terapia antiretrovirale e per la gestione dei pazienti con infezione da HIV agli infettivologi e agli altri specialisti coinvolti nella gestione multidisciplinare del paziente sieropositivo, e di fornire un solido punto di riferimento per le associazioni di pazienti, gli amministratori, i decisori politici degli organismi di salute pubblica e comunque tutti gli attori coinvolti dalla problematica a diverso titolo.

L’edizione del 2017, oltre ad avere aggiornato tutte le parti in merito alle evidenze scientifiche disponibili, nasce in un contesto legislativo differente. Infatti il 1° aprile 2017 è entrata in vigore la legge 8 marzo 2017 n. 24 dal titolo “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”. 
Nel testo normativo, oltre a moltissimi spunti di riflessione per i professionisti che operano nel settore sanitario, emerge il diritto alla sicurezza delle cure (articolo 32 della Costituzione). Nell’articolo 5 “Buone pratiche clinico-assistenziali e raccomandazioni previste dalle Linee Guida”, al comma 3 viene indicato che le Linee Guida e gli aggiornamenti delle stesse debbano essere integrati nel Sistema Nazionale per le Linee Guida (SNLG).
Anche per soddisfare questa esigenza normativa, il Gruppo di lavoro ha deciso di adottare un sistema di valutazione condiviso e univoco basato sul Modello P.I.C.O (Popolazione target, Intervento, Confronto e Outcome).

Il modello PICO significa quindi definire un quesito clinico, in termini di specifico problema del paziente, e utilizzare un frame predefinito, in termini di popolazione, intervento, controllo ed esiti sulla cui base possano essere raccolte le evidenze scientifiche, clinicamente rilevanti, in letteratura. Tale metodologia di lavoro è utilizzata nella stesura numerose Linee Guida anche internazionali, incluse quelle prodotte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Per l’edizione 2017 il metodo PICO è stato introdotto nella Sezione 1 dell’opera. Obiettivo delle prossime edizioni è l’implementazione della metodologia P.I.C.O. anche per i restanti capitoli.

Piano dell’opera

L’opera è stata suddivisa in 5 sezioni e relative sottosezioni:

Sezione 1- I principali quesiti clinici nel paziente adulto:  Diagnostica Virologica; Diagnostica Immunologica; Perché e Quando iniziare; Come iniziare; Ottimizzazione; Fallimento Terapeutico.

Sezione 2 - Aspetti peculiari di gestione del paziente e della terapia antiretrovirale: Continuità di cura; Modelli di Gestione Assistenziale; Valutazione e preparazione del paziente; Aderenza; Qualità della Vita; Farmacologia, Interazioni farmacologiche, Farmacogenomica.

Sezione 3 - Patologie Associate all’infezione da HIV: Malattia cardiovascolare; Lipodistrofia; Malattia epatica; Malattia ossea, Malattia renale; Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva; Salute sessuale e riproduttiva; Disturbi Neurocognitivi e/o Psichiatrici; Tumori; Infezioni da virus epatitici; Tubercolosi; Infezioni opportunistiche

Sezione 4 - Popolazioni cui porre attenzione:  Donna; Gravidanza; Paziente fragile, Anziano e Geriatrico; Bambino e Adolescente; Immigrato.

Sezione 5 - Questioni specifiche: Detenzione; Abuso di Sostanze; Profilassi Pre e Post Esposizione; Trapianti; Vaccinazioni; Costi della terapia antiretrovirale e farmaci equivalenti.

Per approfondire:
Edizione del 2017 delle Linee Guida Italiane sull’utilizzo della Terapia Antiretrovirale e la gestione diagnostico-clinica delle persone con infezione da HIV-1.
la legge 8 marzo 2017 n. 24
l'area tematica Hiv e Aids sul sito del Ministero della Salute
la sezione Infezione da Hiv e Aids sul sito EpiCentro

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HIV/AIDS: aggiornamenti
Relazione al Parlamento sulle attività AIDS anno 2016 
Telefono verde AIDS e IST



Ultimo aggiornamento:
27 febbraio 2018

In bella vista: Piano nazionale di prevenzione degli effetti del caldo sulla salute

Le conseguenze sulla salute delle ondate di calore possono essere prevenute o ridotte attraverso l’attivazione di sistemi di previsione allarme locali, l’informazione tempestiva e corretta della popolazione e l’adozione di adeguate misure volte a rafforzare la rete sociale e di sostegno alle persone più a rischio. Per essere efficaci le misure di prevenzione devono essere preparate in tempi di non emergenza ed essere attuate tempestivamente all’arrivo delle prime ondate di calore, che sono le più dannose per la salute, soprattutto perché la popolazione non ha ancora attivato i meccanismi naturali di adattamento.

A questo scopo il ministero della Salute, come ogni anno, il 21 giugno ha pubblicato il Piano nazionale di prevenzione degli effetti del caldo sulla salute – Programma di attività estate 2018.
A supporto del Piano nazionale è operativo dal 2005 un apposito progetto finanziato nell’ambito del Ccm, in collaborazione con il Dipartimento di Epidemiologia del servizio sanitario della regione Lazio.

Il programma per l’estate 2018 implementa le seguenti iniziative:

  • attivazione dei sistemi di previsione e di allarme città-specifici – Heat Health Watch Warning (HHWW) – basati sull’analisi dei dati storici di mortalità e di variabili meteorologiche. Anche quest’anno il Sistema HHWW sarà operativo dal 15 maggio al 15 settembre nei capoluoghi di Regione e nei Comuni con oltre 200.000 abitanti.
  • coordinamento e definizione del flusso informativo per la diffusione dell’informazione sul livello di rischio per la salute previsto dai sistemi HHWW e aggiornamento della rete dei referenti locali della prevenzione e dell’assistenza.
  • gestione della sorveglianza sanitaria degli effetti sulla salute (mortalità e morbilità giornaliere).
  • supporto tecnico per l’identificazione dei sottogruppi di popolazione suscettibile agli effetti del caldo.
  • aggiornamento dell’elenco dei servizi e dei call center attivati da ASL e comuni sul territorio in favore della popolazione anziana e loro pubblicazione sul portale ministeriale.
  • valutazione dell’impatto sulla salute e degli interventi attivati nel corso dell’estate 2018.
  • sorveglianza degli accessi al pronto soccorso.
  • formazione degli operatori sanitari e dei referenti istituzionali dei Piani locali per ondate di calore.
  • revisione e aggiornamento delle “Linee di indirizzo per la prevenzione degli effetti sulla salute delle ondate di calore”.
  • elaborazione della Guida per la lotta contro gli incendi boschivi - Raccomandazioni per la popolazione.

Infine, in continuità con le passate edizioni, è stata lanciata la campagna informativa “Estate Sicura 2018” che prevede, oltre alla revisione/aggiornamento dell’area tematica del portale istituzionale del Ministero della Salute dedicata al tema Ondate di calore, l'utilizzo dell'App “Caldo e Salute”, realizzata dal Dipartimento di epidemiologia del servizio sanitario della Regione Lazio – ASL Roma 1 per favorire la diffusione delle informazioni alla popolazione e agli operatori sociosanitari sui rischi associati alle ondate di calore.

L'App rende disponibili in particolare:

  • i livelli di rischio per la salute in ogni città per i tre giorni per cui viene sviluppata la previsione delle ondate di calore attraverso una mappa e una sintesi grafica dei bollettini di facile consultazione dai dispositivi portatili
  • le raccomandazioni per la prevenzione rivolte alla popolazione e ai sottogruppi a maggior rischio e link per scaricare Linee guida, brochure e materiale informativo
  • una mappa interattiva dei piani, dei servizi e dei numeri utili a livello locale. 

L’applicazione sarà scaricabile gratuitamente su dispositivi mobile iOS e Android da Apple store e Play store.

Si ricorda che a partire dal 15 maggio fino al 15 settembre 2018 sono pubblicati sul portale del ministero della Salute, dal lunedì al venerdì, i bollettini sulle ondate di calore in Italia.

Inoltre il 15 maggio scorso, presso il ministero della Salute, si è tenuto il workshop Clima, inquinamento atmosferico e pollini: modello integrato di monitoraggio, sorveglianza sanitaria e raccomandazioni per la prevenzione nel quale si sono presentati i risultati di un progetto Ccm, finalizzato a creare un modello integrato di monitoraggio, sorveglianza, e allerta e a fornire raccomandazioni per la prevenzione degli effetti sulla salute di esposizioni ambientali legate ai cambiamenti climatici (temperature estreme, pollini, incendi) e dell'inquinamento atmosferico nelle aree urbane, utilizzando il modello sviluppato nell'ambito del Piano operativo nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute.
Sul sito del ministero della Salute è possibile consultare gli interventi dei relatori.

Per approfondire:
il Piano nazionale di prevenzione degli effetti del caldo sulla salute – Programma di attività estate 2018
la scheda del progetto Ccm sul Piano caldo
la sezione Ondate di calore e salute sul sito Ccm
la sezione Ondate di calore sul sito del ministero della Salute
l'App “Caldo e Salute” sul sito del ministero della Salute
bollettini sulle ondate di calore sul sito del ministero della Salute

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Ultimo aggiornamento:
28 giugno 2018

Piani nazionale e regionali della prevenzione: eventi 2018

Il 28 e 29 maggio, presso il ministero della Salute, in prosecuzione delle attività di accompagnamento all’attuazione e al monitoraggio del Piano nazionale e dei Piani regionali della prevenzione, si sono tenuti il workshop "Stato dell’arte e sviluppo futuro dei Piani regionali di prevenzione: il setting scuola", dedicato allo stato di avanzamento dei programmi e delle azioni dei Prp relativi al setting scuola, e il convegno conclusivo del progetto Ccm "Messa a Sistema della Banca Dati Pro.sa per la promozione della salute con particolare riferimento agli interventi nella scuola", focalizzato sulla messa a sistema della banca dati Pro.Sa. con lo scopo di favorirne la fruizione da parte di tutte le Regioni Piano nazionale e dei Piani regionali della prevenzione.

Nel contesto del Piano nazionale della prevenzione (Pnp) la scuola rappresenta un ambiente privilegiato per attivare con successo politiche volte a promuovere il benessere della collettività.
A due anni dall’effettivo avvio delle azioni pianificate dalle Regioni, il workshop “Stato dell’arte e sviluppo futuro dei Piani regionali di prevenzione: il setting scuola” ha rappresentato l’occasione per valutare se l’approccio adottato abbia consentito l’attuazione di politiche per una scuola sana, in relazione all’ambiente fisico e sociale degli istituti scolastici e ai legami con i partner (comuni, associazioni, servizi sanitari…) del territorio, e se gli interventi attuati, integrati nei percorsi educativo-formativi esistenti, si siano dimostrati in grado di favorire negli studenti lo sviluppo di competenze oltre che di conoscenze, con conseguenti benefici sulla salute della comunità.
Parallelamente, nel convegno conclusivo del progetto Ccm "Messa a Sistema della Banca Dati Pro.sa per la promozione della salute con particolare riferimento agli interventi nella scuola" è stato sottolineato come la banca dati Pro.Sa. si stia configurando come una piattaforma che offre a tutte le Regioni un sistema informativo comune in grado di monitorare e rendicontare la qualità e la quantità delle azioni di promozione del benessere e della salute, di selezionare e valorizzare le buone pratiche e di ri-orientarla al linguaggio e alle esigenze dei progetti e delle azioni realizzate nel setting scuola.

Entrambi gli eventi sono stati pensati in continuità sia per fare il punto della situazione sugli obiettivi del Pnp che prevedono interventi in uno dei setting più cruciali per la promozione della salute e per realizzazione della Salute in tutte le politiche, sia per verificare le opportunità offerte dal progetto Pro.Sa. per l’individuazione di buone pratiche replicabili e trasferibili nel contesto scolastico in diverse realtà regionali.
L’adesione alle due giornate è stata ampia, con interlocutori sia del settore salute che del mondo della scuola e si è rivelata particolarmente proficua per i numerosi stimoli emersi dalla discussione e dal confronto delle esperienze. Sono stati privilegiati, come chiave di dialogo, gli elementi (modelli di governance, azioni di sistema, metodologie, strumenti, buone pratiche) che stanno emergendo come fattori di successo e innovazione o di criticità, nonché gli spunti di riflessione per un tempestivo avvio della programmazione del nuovo Pnp (2020-2025), previsto nel mese di settembre.

Per approfondire:
il programma del workshop "Stato dell’arte e sviluppo futuro dei Piani regionali di prevenzione: il setting scuola"
le presentazioni delle Regioni e la sintesi delle giornate sul sito del ministero della Salute
la banca dati Pro.Sa.
l’area tematica dedicata al Pnp sul sito del ministero della Salute
la sezione dedicata al Pnp sul sito Ccm
l’area tematica dedicata al Pnp sul sito EpiCentro

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Ultimo aggiornamento:
28 giugno 2018

Workshop “Implementazione dello studio SENTIERI”

Il 12 giugno scorso, presso il ministero della Salute, si è tenuto il workshop strategico “Un sistema permanente di sorveglianza epidemiologica nei siti contaminati: Implementazione dello studio epidemiologico SENTIERI”, nel corso del quale sono stati presentati i risultati dell’omonima Azione centrale, promossa e finanziata dal Ccm e coordinata dall’Istituto superiore di sanità (Iss), e recentemente conclusasi.

Il rafforzamento della sorveglianza epidemiologica nei Siti industriali d’interesse nazionale (Sin) si pone come esigenza prioritaria per qualificare efficacemente le attività di prevenzione e le strategie di sanità pubblica, offrendo alle organizzazioni sanitarie e ambientali territoriali un quadro di conoscenze aggiornato sullo stato di salute delle popolazioni locali, attraverso un articolato e trasparente flusso d’informazioni.
Scopo del progetto SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento) è stato quello di contribuire all’attività di risanamento ambientale individuando gli interventi prioritari in termini di salute con riferimento alla popolazione complessiva e a quella infantile e adolescenziale, e promuovere le più appropriate risposte del servizio sanitario in termini di promozione della salute e presa in carico dei casi di patologie associate a esposizioni ambientali.

Nel corso dell’evento sono stati quindi richiamati il ruolo del progetto e dell’Azione centrale SENTIERI e gli obiettivi e la metodologia adottati e sono state condivise le nuove conoscenze acquisite con il ministero della Salute e le altre Istituzioni centrali e regionali con competenza in tema di Siti industriali contaminati e salute ed è stato illustrato l’approccio messo a punto per la comunicazione con le popolazioni interessate.

L’implementazione del progetto SENTIERI, basato sui dati di mortalità, ricoveri ospedalieri e incidenza dei tumori per la popolazione residente, dimostra l’esigenza di istituzionalizzare un sistema permanente di sorveglianza epidemiologica nei Siti industriali contaminati, sia a livello nazionale e sia nella Regione europea dell’Oms, con particolare attenzione al monitoraggio della salute infantile e adolescenziale.

Per approfondire:
il programma del workshop
la scheda dell’Azione Centrale sul sito Ccm

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RiscRipro_SENTIERI: il documento finale (2012)

Ultimo aggiornamento:
28 giugno 2018

Influenza, stagione 2018-2019

Il ministero della Salute, il 30 maggio scorso, ha emanato la Circolare “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2018-2019", in anticipo rispetto agli anni precedenti, per permettere alle Regioni di procedere al bando delle gare per la fornitura dei vaccini da utilizzare durante le campagne vaccinali.
La circolare non comporta modifiche sostanziali alle modalità di prevenzione e controllo dell’influenza e ai tempi della campagna di vaccinazione antinfluenzale, ma prevede l’inserimento dei donatori di sangue tra le categorie a cui la vaccinazione è offerta attivamente e gratuitamente.

Le epidemie influenzali annuali sono associate a elevata morbosità e mortalità. L’Ecdc (European Centre for Disease Prevention and Control) stima che ogni anno, in Europa, si verificano dai 4 ai 50 milioni di casi sintomatici di influenza e che 15.000/70.000 cittadini europei muoiono ogni anno per complicanze dell’influenza. Il 90% dei decessi si verifica in soggetti di età superiore ai 65 anni, specialmente tra quelli con condizioni cliniche croniche di base.
Per questi motivi nella Circolare viene raccomandato l’avvio tempestivo della vaccinazione a tutte le persone di età pari o superiore ai 65 anni, ai pazienti a rischio e agli operatori sanitari che hanno contatto diretto con i pazienti a più alto rischio di acquisizione/trasmissione dell’infezione influenzale e si ricorda, inoltre, l’importanza della vaccinazione nelle donne nel secondo e terzo trimestre di gravidanza, offerta gratuitamente.

Per approfondire:
la Circolare “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2018-2019"
l’area tematica Influenza sul sito del ministero della Salute
l’area tematica Influenza sul sito EpiCentro

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Vaccino antinfluenzale

Ultimo aggiornamento:
28 giugno 2018

ECDC e AMR

L’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) recentemente ha pubblicato quattro Rapid Risk Assessment (RRA) in tema di malattie infettive e antimicrobico-resistenza (AMR).

Il continuo aumento dell’antimicrobico-resistenza (AMR) e, della multi-resistenza a importanti gruppi di antimicrobici costituisce una seria minaccia per la sicurezza e le possibilità di trattamento dei pazienti.

Proprio per questo il Ccm ha promosso e finanziato diversi progetti sull’AMR e anche il Programma Ccm 2017, nell’ambito delle Patologie non trasmissibili (Aree del Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018), ha inserito la Linea progettuale sull’Antimicrobico-resistenza. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm
Si ricorda inoltre che il ministero della Salute in occasione della Settimana mondiale della consapevolezza antibiotica, celebrata a novembre scorso, ha presentato il nuovo Piano nazionale di contrasto all’antimicrobico-resistenza (PNCAR) 2017-2020.

Il primo RRA, pubblicato ad aprile 2018, “Rapid risk assessment: Candida auris in healthcare settings – Europe”, tratta della candidosi invasiva da Candida auris.
Il secondo, pubblicato a maggio 2018, “Rapid Risk Assessment: Extensively drug-resistant (XDR) Neisseria gonorrhoeae in the United Kingdom and Australia” riferisce delle infezioni da Neisseria gonorrhoeae ampiamente farmaco-resistente (XDR) nel Regno Unito e in Australia.
Il terzo e il quarto, pubblicati a giugno, “Carbapenem-resistant Enterobacteriaceae” e “Emergence of resistance to ceftazidime-avibactam in carbapenem-resistant Enterobacteriaceae”, hanno come oggetto gli enterobatteri resistenti ai carbapenemi e a una nuova associazione antibiotica, ceftazidima/avibactam.

Il ministero della Salute per i primi due RRA ha già diffuso le circolari “ Candida auris in ambito sanitario ” e “ Neisseria gonorrhoeaeampiamente farmaco-resistente (XDR) nel Regno Unito e in Australia ”.

Nella prima circolare ministeriale si sottolinea come la Candida auris, un fungo emergente che è stato descritto per la prima volta nel 2009, sia associato a infezioni invasive e focolai in ambito sanitario e come casi di Candida auris siano stati segnalati da diversi Paesi in diversi continenti.
La Candida auris sembra essere unica nella facilità di trasmissione tra pazienti e di causare, quindi, focolai in ambito sanitario. Infatti, sono stati segnalati numerosi focolai ospedalieri e sono stati pubblicati diversi studi molecolari che hanno confermato la trasmissione intra-ospedaliera ma anche tra strutture ospedaliere, di questo fungo.
La grande maggioranza dei campioni di Candida auris descritti in tutto il mondo sono resistenti al fluconazolo e alcuni studi riguardano isolati multi-resistenti ad altri azoli, all'amfotericina B e alle echinocandine (con tassi variabili a seconda degli studi).
Gli studi hanno evidenziato un tasso di letalità per la candidemia in generale del 30-40% anche in pazienti sottoposti a terapia con antifungini.
Dai pochi studi sull’argomento, sembra che la Candida auris abbia un tasso di letalità maggiore (33-57%).
La difficoltà nell’identificazione in laboratori e la scarsa conoscenza di questa specie di Candida possono ritardare la diagnosi precoce, aumentando il rischio di trasmissione orizzontale.
Secondo i dati del dell’ECDC, il numero di casi di Candida auris riportati nei Paesi europei è aumentato in modo significativo negli ultimi 2 anni.
Nel RRA vengono forniti aggiornamenti dal punto di vista clinico ed epidemiologico, ed indicazioni per l’accertamento diagnostico, la prevenzione del contagio in ambito ospedaliero, il controllo dei focolai.

Nella seconda circolare si riporta che i primi tre casi di infezione da Neisseria gonorrhoeae ampiamente resistente ai farmaci (XDR), con resistenza a ceftriaxone (MIC = 0,5 mg/L) e resistenza di alto grado all'azitromicina (MIC > 256 mg / L) sono stati riportati dal Regno Unito (1 caso) e dall'Australia (2 casi), rispettivamente a febbraio e a marzo 2018. Questi ceppi sono i primi, a livello globale, resistenti alla duplice terapia di prima linea per la gonorrea (ceftriaxone per via intramuscolare e azitromicina per via orale) raccomandata da numerose linee guida, quali quelle in uso in Europa e Australia, e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.
Nel RRA si sottolinea che una risposta efficace a questa potenziale minaccia richiederà una forte collaborazione tra clinici, microbiologi, epidemiologi e autorità di sanità pubblica, a livello nazionale e internazionale, attraverso l'adozione di misure miranti a preservare il ceftriaxone e l’azitromicina come opzioni terapeutiche valide per la gonorrea.
Inoltre, l’ECDC rimarca la necessità di rafforzare la sorveglianza dell’AMR associata a N. gonorrhoeae e la segnalazione dei fallimenti terapeutici, a livello nazionale ed europeo, per consentire una rapida attuazione degli interventi atti a prevenire la diffusione di N. gonorrhoeae MDR e XDR.

Sono in preparazione le altre due circolari ministeriali sugli enterobatteri resistenti ai carbapenemi.

Per approfondire:
le circolari “ Candida auris in ambito sanitario ” e “ Neisseria gonorrhoeaeampiamente farmaco-resistente (XDR) nel Regno Unito e in Australia ”.
il “Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) 2017-2020 
l’area tematica antimicrobico-resistenza sul sito del ministero della Salute
l'area tematica resistenze agli antibiotici sul sito EpiCentro
la sezione antimicrobial resistance sul sito dell’ECDC

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Ultimo aggiornamento:
28 giugno 2018

Lotta al tabagismo

La lotta al tabagismo è una delle quattro aree del programma nazionale Guadagnare Salute: rendere facili le scelte salutari, che ha come obiettivi principali prevenire e cambiare i comportamenti nocivi che costituiscono i principali fattori di rischio per le malattie non trasmissibili più comuni, di grande importanza epidemiologica e di forte impatto sulla sanità pubblica: malattie cardiovascolari, tumori, diabete mellito, malattie respiratorie croniche, disturbi muscolo-scheletrici e dell‘apparato gastrointestinale, problemi di salute mentale.
Secondo l’approccio intersettoriale proprio di “Guadagnare salute”, il Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018 ha tra i 10 macro obiettivi quello di ridurre il carico prevenibile ed evitabile di morbosità, mortalità e disabilità delle malattie non trasmissibili e prevenire le dipendenze da sostanze e comportamenti e, impostato sull’attenzione al principio dell’equità, impegna tutte le Regioni italiane ad attivare interventi di promozione della salute con un approccio trasversale ai determinanti, per ciclo di vita e setting (scuole, ambienti di lavoro, comunità locali, servizio sanitario), e conseguire, tra gli altri, gli obiettivi della riduzione del 10% della prevalenza dei fumatori, dell’aumento del 5% del rispetto dei divieti, dell’aumento del 30% del consiglio di smettere da parte degli operatori sanitari.

Queste tematiche sono state riproposte in occasione della Giornata mondiale senza tabacco (World No Tobacco Day), promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), e celebrata in tutto il mondo ogni anno il 31 maggio.
Focus dell’edizione di quest’anno è stato l’associazione "Tabacco e malattie cardiache", per aumentare la consapevolezza sulle malattie cardiovascolari, compreso l'ictus, che sono la principale causa di morte nel mondo.

Scopo della Giornata mondiale senza tabacco è anche quello di stimolare i governi a intraprendere più decise iniziative al fine di contrastare il tabagismo e informare la popolazione sui danni dell’uso del tabacco.
L’Italia, in particolare ha introdotto alcune disposizioni per assicurare la maggior protezione possibile per i minori. Tali misure prevedono:

  • divieto di vendita ai minori dei prodotti dei prodotti del tabacco di nuova generazione
  • divieto di fumo in autoveicoli in presenza di minori e donne in gravidanza
  • divieto di fumo nelle pertinenze esterne degli ospedali e degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico pediatrici, nonché nelle pertinenze esterne dei singoli reparti pediatrici, ginecologici, di ostetricia e neonatologia
  • inasprimento delle sanzioni per la vendita e somministrazione di prodotti del tabacco, sigarette elettroniche e prodotti di nuova generazione ai minori
  • verifica dei distributori automatici, al fine di assicurare il corretto rilevamento dell’età dell’acquirente

Le strategie e le misure adottate hanno consentito il raggiungimento di alcuni positivi risultati, quali, ad esempio:

  • la riduzione delle vendite di sigarette (- 6% tra ottobre 2016 e settembre 2017)
  • l’aumento delle chiamate al telefono verde contro il fumo, quadruplicate dopo l’introduzione del numero verde sui pacchetti
  • l’attivazione di 37 programmi nei Piani regionali della prevenzione nei setting Scuola, Lavoro, Comunità e Sanità

Ciò ha portato anche ad un miglioramento della posizione dell’Italia nella classifica internazionale sulle politiche di controllo del tabagismo. L’Italia, inoltre, partecipa con il Ministero della salute, l’Istituto Mario Negri e l’Istituto superiore di sanità alla Joint Action EU sul Tabacco 2017-2020.

Il Ccm ha finanziato diversi progetti sulla prevenzione del tabagismo e anche il Programma Ccm 2017, nell’ambito delle Patologie non trasmissibili (Aree del Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018), ha inserito la Linea progettuale sulla promozione di stile di vita salutari. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm.

Per approfondire:
il Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018
la sezione di Guadagnare Salute sul sito Ccm
la sezione di Guadagnare Salute sul sito del Ministero della salute
il sito di Guadagnare Salute
le pagine dedicate al World No Tobacco Day 2018 sul sito dell’Oms

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Ultimo aggiornamento:
28 giugno 2018

Guadagnare Salute e Città sane

Il 16 maggio scorso è stato firmato il protocollo di intesa tra il ministero della Salute e la Rete italiana città sane, che rinnova per un triennio la collaborazione già avviata nel 2015. L’intesa mira a proseguire le azioni di integrazione e sostegno di iniziative locali (progetti e programmi dei Comuni aderenti alla rete, delle Aziende sanitarie e degli altri attori del territorio) per la promozione della salute e lo sviluppo di condizioni ambientali che favoriscano sani stili di vita ed è coerente con gli obiettivi del programma Guadagnare Salute e del Piano nazionale della prevenzione 2014-2018. La Rete italiana città sane è un’associazione senza fini di lucro di comuni italiani riconosciuta dall’Oms e inserita nel circuito europeo delle città sane (Healthy Cities), impegnata a livello europeo, nazionale e locale nella promozione della mobilità sostenibile, della sana alimentazione, dell’attività fisica, del contrasto alle disuguaglianze di salute.

Il Ccm ha finanziato diversi progetti sulla promozione di stili di vita salutari negli adulti, in particolare nell’ambito del programma Guadagnare Salute. Per maggiori informazioni consultare la sezione I programmi e i progetti del Ccm

Per approfondire:
il protocollo di intesa
il sito della Rete italiana città sane
la sezione dedicata a Guadagnare salute sul sito Ccm
l'area tematica Guadagnare salute - Stili di vita sul sito del ministero della salute
il sito di Guadagnare salute
la sezione del sito Oms Europa dedicata ad Healthy Cities.

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G7: focus su clima, ambiente e salute 

Ultimo aggiornamento:
28 giugno 2018

Azioni contro il diabete

Come migliorare la prevenzione e la qualità della cura per le persone con diabete con politiche e azioni efficaci ed efficienti viene affrontato nella ricca monografia sul diabete pubblicata sugli Annali dell'Istituto Superiore di Sanità. La monografia è a firma del gruppo di lavoro del WP7 della della Joint Action europea Chronic Diseases and Promoting Healthy Ageing Across the Life Cycle (JA-CHRODIS) impegnato nella lotta contro questa malattia cronica su più fronti: prevenzione, assistenza integrata, educazione dei pazienti e promozione della salute, formazione dei professionisti sanitari, attuazione dei piani nazionali diabete e valutazione di come i determinanti sociali possano influenzare l'accesso alle cure.

La prevalenza del diabete è in continua crescita, in parte a causa dell'invecchiamento ge