In bella vista: invecchiare in modo sano e attivo

di Camilla Di Barbora - redazione sito Ccm

Nel corso dell'ultimo secolo l'aspettativa di vita è notevolmente aumentata e il mondo conterà presto più anziani che bambini. Secondo le statistiche dell’Oms, gli anziani rappresentano la fascia di età in più rapida crescita in tutto il mondo. Entro il 2050, due miliardi di persone - quasi 1 persona su 4, avranno più di 60 anni e l’80% di esse vivrà nei Paesi in via di sviluppo. La popolazione sta invecchiando ovunque, ma è nelle aree meno sviluppate che questo processo avviene più rapidamente. Questi Paesi, infatti, rischiano di avere poco tempo a disposizione per mettere a punto infrastrutture, servizi e strumenti per rispondere a questa transizione sociale.

"I cambiamenti demografici in atto nei Paesi a basso e medio reddito stanno avvenendo molto più rapidamente di quanto non sia accaduto in Europa e Nord America," afferma John Beard, direttore del Department of Ageing and Life Course dell’Oms. Nello scorso decennio un certo numero di Paesi asiatici, tra cui Cina, Indonesia, Giappone, Myanmar, Corea del Sud, Singapore, Thailandia e Vietnam ha visto scendere i tassi di fertilità al di sotto del tasso di fertilità totale registrato nei Paesi europei e in molti casi vicini o al di sotto del livello necessario per garantire il ricambio generazionale.

"Invecchiamento attivo: la buona salute aggiunge vita agli anni" è lo slogan della Giornata mondiale della salute 2012, che quest'anno vede impegnati i governi nazionali e locali, l'Oms e gli altri partner dell'iniziativa, nell'intento di sensibilizzare il pubblico sul tema dell'invecchiamento attivo e di facilitare il dibattito su come rimanere in buona salute e autonomo nonostante gli anni che passano e sul ruolo delle autorità nazionali.

Le attività della campagna di comunicazione e i materiali prodotti nell'ambito della Giornata, che si celebra il 7 aprile, cercano di trasmettere il messaggio che godere di buona salute per tutta la vita può aiutare anziani, uomini e donne a condurre una esistenza piena e produttiva, e a costituire non un peso bensì una risorsa per le proprie famiglie e comunità.

Tecnologie, infrastrutture e servizi

illustrazioneLa tecnologia può far invecchiare meglio? Secondo alcuni esperti le nuove tecnologie possono migliorare la salute fisica e l'indipendenza degli anziani, ma per altri, più scettici, questi dispositivi risultano spesso troppo costosi e poco appropriati. E ci si chiede: a cosa servono tecnologie avanzatissime se in molte aree del mondo mancano i servizi essenziali? Secondo John Beard, direttore del Department of Ageing and Life Course dell’Oms, le tecnologie devono essere sviluppate per rispondere ai bisogni della gente, devono tener conto del contesto in cui vengono impiegate e non devono essere calate dall’alto. Gli utenti dovrebbero essere al centro della loro progettazione e le innovazioni dovrebbero essere testate con le persone che effettivamente utilizzano i prodotti, ovvero gli operatori sanitari, i familiari, i pazienti e i caregiver.

Per aiutare gli ultra65enni a vivere in modo indipendente, è fondamentale soprattutto lavorare sull’accessibilità e la funzionalità degli spazi di vita e dei servizi, al fine di creare ambienti “a misura di anziano”. Basti pensare, ad esempio, al sistema di trasporto pubblico. In molti Paesi è assolutamente ostile agli anziani e se le persone non possono permettersi quello privato, rischiano di essere tagliate fuori, di non poter partecipare alle attività della propria comunità. L’Oms lavora con le città e le comunità per incoraggiare la creazione di ambienti che supportano un invecchiamento sano e attivo. Solo nella Regione europea sono circa 1500 le città che hanno aderito alla rete Città Sane con l’obiettivo di adottare politiche che abbattano le barriere che impediscono alle nostre città di risultare più vivibili.

Ripensare il ruolo dell’anziano nella società

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L’invecchiamento attivo non comprende solo attività fisica e assistenza sanitaria, ma anche partecipazione costante alla vita sociale, economica, culturale e civile. Per raggiungere questi obiettivi i Paesi dovranno fare molto di più che incoraggiare le persone a usare la bicicletta o ad andare in palestra: per diventare realtà un invecchiamento attivo richiede un ripensamento sostanziale del ruolo degli anziani nella società.

“E’ necessario modificare il nostro atteggiamento verso le persone anziane, in particolare l’idea che gli anziani costituiscano un peso sociale". "Tendiamo a pensare alla vita in termini molto lineari - andare al college, trovare un lavoro e poi andare in pensione a 60 anni", dice Beard. "Questo modo di pensare poteva forse essere appropriato per il XX secolo, ma è comunque molto restrittivo. Gli anziani vogliono continuare a essere partecipi. “Abbiamo bisogno di reinventare il nostro modo di pensare il concetto di invecchiamento, (…) di mantenere le persone sane il più a lungo possibile, dando loro la possibilità di fare le cose che desiderano e che la società si aspetta da loro. Aderire a un’idea ormai obsoleta di invecchiamento sta limitando la nostra capacità di creare i modelli di vita adatti alla nostra epoca. I Paesi meno sviluppati, in particolare, possono approfittarne per decidere di inventare modelli completamente nuovi".

Il record europeo

Nella Regione europea dell'Oms, l'aspettativa di vita media in molti Paesi supera gli 80 anni per le donne e i 75 per gli uomini. Questo risultato senza precedenti, rappresenta per gli individui, le loro famiglie e la società un’opportunità, ma anche una sfida. L’età mediana della popolazione della Regione europea dell’Oms è la più elevata al mondo e continua a crescere rapidamente, ma i divari nella longevità e nell’esperienza di salute delle persone anziane continuano ad aumentare. Ci si attende che la percentuale di persone di 65 anni e più raddoppi tra il 2010 e il 2050 e nessuna fascia di età crescerà tanto velocemente come quella degli ultraottantenni.

La Regione europea, tuttavia, non fa registrare solo un’aspettativa di vita molto elevata, ma anche tassi molto alti di consumo di alcol e tabacco, che determinano morte prematura e sviluppo di malattie croniche. Queste tendenze hanno profonde implicazioni per gli individui e la società, quindi le modalità di invecchiamento della popolazione sono una preoccupazione prioritaria per i decisori politici in tutta la Regione. In un contesto di cambiamento demografico e di crescita dei vincoli di bilancio, l'invecchiamento sano e attivo è la chiave per garantire la futura sostenibilità e la tenuta dei sistemi sanitari e sociali.

Un po' di numeri sull'Europa

Come detto, i 53 Paesi della Regione europea dell'Oms hanno la più alta età media del mondo, e tra di essi vi sono 9 dei 10 Paesi con l'aspettativa di vita più lunga a livello globale. Ma le disuguaglianze sanitarie tra Paesi si riflettono su quelle di aspettativa di vita: ad esempio, l'aspettativa di vita alla nascita per la popolazione varia da 69,1 anni in Moldavia a 81,8 in Svezia. Le donne europee continuano a vivere molto più degli uomini, ma il divario comincia ad assottigliarsi. Ci sono solo 3 anni di scarto in Islanda, ma ben 12 in Russia.

L’indice di dipendenza (il rapporto tra anziani a carico - persone di età superiore ai 64 anni - e popolazione in età lavorativa – tra i 15 e i 64 anni) è molto cresciuto in Europa negli ultimi due decenni e le proiezioni delle Nazioni Unite del 2010 indicano che aumenterà ancora più velocemente nel prossimo ventennio. In particolare, ci si attende che nei Paesi dell’Est europeo, questo tasso arriverà a crescere del 50%.

Con l'invecchiamento della popolazione, le malattie non trasmissibili costituiscono una quota sempre maggiore del carico di malattia: il 94% di tutti gli anni di vita persi tra persone di età ≥ ai 60 anni. Cardiopatie ischemiche, malattie cerebrovascolari (ictus) e cancro ai polmoni sono le cause principali. Agire sulla promozione di stili di vita sani può significare molto: basti pensare che la Regione europea ha il più alto consumo di alcol nel mondo. La media nell'Unione, quasi 3 drink al giorno per persona, è più che doppia della media mondiale.

L'assistenza sanitaria e sociale svolge un ruolo importante nel mitigare gli effetti delle più comuni cause di disabilità, il cui peso cresce con l'età: è 3-4 volte maggiore nelle persone di età ≥ ai 75 anni rispetto a quelli di età 45-55 anni. Tra gli anziani, la principale causa di invalidità è la demenza, seguita da perdita dell'udito e artrosi.

La maggior parte dei caregiver informali nella Regione europea dell'Oms sono donne, molte ancora in età lavorativa, ma oltre il 10% sono uomini e donne di età ≥ ai 75 anni. Il sostegno pubblico alle cure informali - cioè le attività di sollievo familiare, la consulenza, l'assistenza domiciliare e i congedi accompagnatori - è importante per proteggere sia chi presta, sia chi riceve le cure.

Gli interventi prioritari

"Aumentare l'aspettativa di vita in Europa è un risultato straordinario ma bisogna che questi anni siano anni vissuti in buona salute. Le possibilità di rimanere sano e attivo in età avanzata variano notevolmente tra e all'interno dei nostri Stati membri. Promuovere un comportamento sano e garantire ambienti consoni agli anziani per tutte le popolazioni e i gruppi di età sono passi importanti per aggiungere vita agli anni”, afferma Zsuzsanna Jakab, direttore regionale Oms per l'Europa.

Un invecchiamento sano e attivo, inoltre, aiuta a mantenere gestibili i costi della sanità. Le politiche sanitarie possono contribuire a conseguire guadagni di salute e a contenere i costi, modificando i fattori di rischio e investendo nella promozione della salute e nella prevenzione delle malattie nel corso della vita.

L'Oms Europa è impegnata con i Paesi membri nella realizzazione di una serie di interventi prioritari (che fanno parte dell'Action plan on healthy ageing 2012-2016) volti a: promuovere un invecchiamento sano, la creazione di ambienti favorevoli e l'adeguamento dei sistemi sanitari alle esigenze mutevoli di una popolazione che invecchia. Gli interventi prioritari individuati dall’Oms Europa sono 5:

  1. Prevenire le cadute
    Circa il 30% delle persone con più di 65 anni e il 50% degli ultra80enni cadono ogni anno. La maggior parte delle cadute e degli infortuni si possono prevenire, aumentando la consapevolezza dei fattori di rischio, incentivando programmi volti all'esercizio fisico e alla terapia dell’equilibrio.
  2. Promuovere l’attività fisica
    L'attività fisica è uno dei più forti predittori di invecchiamento sano. La perdita di massa muscolare correlata all'età può ammontare al 30-50% verso gli 80 anni. L'attività fisica ha molteplici vantaggi: la prevenzione delle malattie, ma anche la riduzione del rischio di infortuni, il miglioramento della salute mentale e della funzionalità cognitiva, e il rafforzamento del coinvolgimento sociale.
  3. Inserire nei setting assistenziali programmi di vaccinazione anitinfluenzale e di prevenzione delle malattie
    Anche se di solito è una malattia lieve, l'influenza può provocare complicazioni pericolose per la vita o esacerbare condizioni di base. L'Oms raccomanda che le persone a rischio di sviluppare una malattia grave, compresi gli anziani, vengano vaccinati annualmente.
  4. Promuovere l’assistenza domiciliare e i servizi di self-care
    Con l'invecchiamento della popolazione, un numero crescente di persone anziane con limitazioni funzionali ha bisogno di aiuto per svolgere le attività della vita quotidiana. In tutti i Paesi europei, la maggior cura in termini di ore si realizza in modo informale in casa (per lo più da donne).
    Il sostegno pubblico alle cure assistenziali informali può essere un modo efficace per supportare gli anziani e le loro famiglie in tutti i Paesi, indipendentemente dal livello di reddito. Questo tipo di cure, spesso prestate dai familiari, forniscono gran parte delle cure necessarie agli anziani con disabilità.
  5. Sostenere strategie di sviluppo partecipativo (capacity building) tra personale medico e assistenziale in campo geriatrico
    Nonostante i sostanziali progressi compiuti da molti Paesi nella formazione geriatrica negli ultimi 20 anni, c'è ancora molto da fare per promuovere la conoscenza della disciplina della geriatria da parte dei medici generici e degli altri operatori sanitari, nonché per affrontare la carenza di specialisti in geriatria.

Risorse utili

Giornata mondiale della salute 2012

sito Oms

sito Oms Europa

Invecchiamento e salute

siti Oms

sito Commissione europea

sito Unione europea

Documenti e pubblicazioni

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Ultimo aggiornamento: 
3 aprile 2012