Acque tranquille
Come ogni anno, con l'arrivo della bella stagione, spiagge, laghi e fiumi vengono presi d'assalto da giovani e meno giovani in fuga dall'afa che soffoca le città. Secondo il senso comune, gli annegamenti sono un fatto abbastanza raro, una inevitabile fatalità.
Il rapporto Istisan “Annegamenti in Italia: epidemiologia e strategie di prevenzione” (pdf 1,8 Mb) intende dimostrare che un certo numero di questi incidenti non è casuale e che è possibile individuare una serie di fattori che li favoriscono o non ne attenuano le conseguenze.
Nell'Appendice del volume, l'Iss propone alcune raccomandazioni (basate sui risultati delle principali evidenze epidemiologiche) per il miglioramento dei comportamenti personali in acqua e per la promozione di strategie di prevenzione a livello locale.
La situazione in Europa
In Europa, ogni anno si verificano 28 mila annegamenti fatali, con un tasso medio di circa 35 morti ogni milione di abitanti/anno. I maschi presentano tassi di mortalità oltre 4 volte superiori a quelli delle femmine (59 contro 13).
Quali sono le ragioni di questa specificità? Rispetto alle donne, gli uomini hanno un maggiore contatto con l’ambiente acquatico (sia per ragioni occupazionali che ricreative), consumano più alcol e hanno più spesso un atteggiamento di spavalderia che li porta a sottovalutare i pericoli.
I Paesi maggiormente a rischio sono quelli dell’Est europeo: in Bielorussia, Lettonia, Lituania, Russia e Ucraina i fattori che contribuiscono agli elevati tassi di mortalità sono la bassa temperatura delle acque, l'elevato consumo di alcol e la difficoltà di intervenire rapidamente.
Il fenomeno in Italia
Se paragonati ad altre tipologie di incidenti, gli annegamenti in Italia sono un fenomeno a bassa incidenza, ma ad elevata letalità.
Nel 2007 sono decedute 387 persone e ne sono state ricoverate circa 440 (i cosiddetti casi di semi-annegamento o quasi-annegamento). Complessivamente, dal 1969 al 2007 in Italia risultano decedute per annegamento poco più di 27 mila persone, l’82% delle quali maschi.
Secondo quanto emerge dallo studio, circa un terzo dei decessi riguarda giovani tra i 14 e i 29 anni. Le principali cause di annegamento sono: imperizia, malore, cadute accidentali, pesca subacquea, cadute da imbarcazioni e mancata sorveglianza.
Interessante notare che gli annegamenti nei fiumi e nei laghi colpiscono soprattutto i cittadini stranieri che, per barriere di natura linguistica, sono meno informati sulla pericolosità dei corpi idrici, e al contempo, per differenti abitudini di vita, ricorrono frequentemente a questi specchi d'acqua per l’igiene personale.
Scarica il documento (pdf 1,8 Mb).