In bella vista: esclusione sociale e povertà in Europa

di Camilla Di Barbora - redazione sito Ccm

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La povertà e le scarse condizioni di salute sono due condizioni strettamente correlate tra loro, tanto che la povertà estrema è elencata nella classificazione internazionale delle malattie.

L'ultimo decennio ha avuto inizio con un impegno senza precedenti a livello mondiale per combattere la povertà. Questo sforzo ha preso corpo nella dichiarazione del millennio, sottoscritta da 189 nazioni, che ha portato a fissare otto obiettivi di sviluppo del millennio per affrontare la povertà in tutte le sue dimensioni. Nella Regione europea dell'Oms nel 2001 e nel 2002, sono state emanate le risoluzioni EUR/RC51/R6 ed EUR/RC52/R7 per sollecitare un maggiore intervento sul legame tra povertà e salute. In particolare, la risoluzione EUR/RC52/R7 su povertà e salute (pdf 33 kb) ha richiamato i sistemi sanitari nazionali a una maggiore responsabilità rispetto al problema delle condizioni di salute dei gruppi più vulnerabili e a un crescente contribuito alla riduzione della povertà.

Sistemi sanitari europei all'appello

Il rapporto "Poverty and social exclusion in the WHO European Region: health systems respond" (pdf 1,9 Mb), costituito da 22 studi di caso e 3 documenti di contesto su Rom, migranti e bambini, illustra alcune delle condizioni socio-sanitarie che rendono le persone particolarmente vulnerabili, le modalità con le quali gli interventi possono migliorare accessibilità, disponibilità, accettabilità e qualità dei servizi sanitari, e le quattro funzioni attraverso cui agiscono i sistemi sanitari (gestione, fornitura di servizi, finanziamento e generazione di risorse) per affrontare le disuguaglianze di salute determinate socialmente. Gli studi sono stati realizzati tra il 2007 e il 2009 e sono stati prodotti dai focal points nominati dai governi nazionali.

Che cosa possono fare i sistemi sanitari dei Paesi membri della Regione europea dell'Oms per soddisfare le esigenze delle persone in condizioni di povertà e garantire così il diritto alla salute per tutti? Come agire a livello intersettoriale per affrontare povertà ed esclusione sociale? A questi quesiti cerca di rispondere il volume a cura dell'Ufficio europeo dell’Oms per gli investimenti in salute e sviluppo, istituito dall'Oms Europa con la collaborazione e il sostegno del ministero della Salute italiano e la Regione Veneto, per fornire evidenze e sostenere l’azione degli Stati membri relativamente ai determinanti socioeconomici della salute.

illustrazioneGli studi di caso riportati nel volume mostrano ciò che accade nei vari Paesi e hanno l’obiettivo di consentire lo scambio di esperienze per implementare gli sforzi per migliorare la salute delle popolazioni in situazione di povertà ed esclusione sociale. L’utilità di questi studi non risiede nella rilevazione di "migliori pratiche", bensì nell’esposizione di ciò che sta accadendo realmente nei Paesi. Questi studi debbono essere impiegati come veicolo per promuovere ulteriormente la riflessione sulle lezioni apprese per venire incontro alle esigenze sanitarie dei gruppi vulnerabili, come richiesto dalla Carta di Tallin - Sistemi sanitari per la salute e il benessere economico (pdf 56 kb).

Le esperienze italiane

Per l'elaborazione degli studi, gli autori sono stati invitati a riflettere sui multiformi processi di esclusione sociale che rendono alcuni gruppi di popolazione (come i Rom e i migranti che vivono in povertà, i disoccupati e i bambini) particolarmente vulnerabili, come evidenziato in numerosi piani nazionali per l’inclusione sociale e per la riduzione della povertà.

Gli autori della pubblicazione hanno, inoltre, dovuto: tenere conto delle modalità di collaborazione intersettoriale, descrivere i possibili interventi volti a migliorare l'accessibilità, la disponibilità, l'accettabilità e la qualità dei servizi sanitari rivolti alle categorie svantaggiate.

Due esperienze riguardano il territorio italiano e, in particolare, la zona nord-ovest di Firenze e la città di Padova.

La zona nord-ovest di Firenze

Nel periodo 2001-2005 la popolazione immigrata nei Comuni della Toscana è passata dal 2,8% al 5,65% del totale, superando la media nazionale (4,5%). Gli studi della Società della Salute - zona fiorentina nord-ovest, un consorzio pubblico che include otto Comuni, creato nel 2004 per meglio integrare servizi sociali e sanitari e migliorare i servizi per le popolazioni svantaggiate, compresi gli immigrati socialmente esclusi, hanno evidenziato che tutti i Comuni della zona hanno dimostrato un continuo aumento dell’influsso degli immigrati. Oltre il 50% della popolazione immigrata della zona nord-ovest di Firenze ha tra i 19 ei 40 anni di età, mentre il 24% è sotto i 18 anni di età. La maggior parte della popolazione immigrata è rappresentata dalle famiglie con bambini che sono per lo più nati in Italia (61%).

L'aspetto di iniquità più marcato rilevato dalla Società della Salute è il minore accesso degli immigrati ai servizi sanitari e sociali, rispetto alla popolazione generale. Ciò si deve a barriere linguistiche, scarsa informazione sui servizi disponibili, mancata richiesta di aiuto, norme culturali di comportamento. Le azioni prioritarie della Società della Salute nel settore dell'inclusione sociale e della povertà prevedono:

  • il rafforzamento e lo sviluppo di misure di comunicazione e informazione per l’assistenza primaria e le'mergenza verso gli immigrati
  • interventi per valutare il lavoro e le condizioni di lavoro degli immigrati
  • l'educazione degli immigrati sui diritti e le opportunità di cui essi godono all’interno del sistema sanitario italiano
  • il supporto dell’educazione dei bambini degli immigrati al di fuori degli orari scolastici
  • corsi per gli immigrati lavoratori (per esempio badanti per anziani)
  • messa a punto di un accordo multi-settoriale per sostenere le donne in difficoltà, immigrate o meno.

illustrazionePer realizzare questi obiettivi la Società della salute ha fornito alla popolazione immigrata i seguenti servizi: accesso a medici di famiglia e pediatri, mediatore culturale cinese, centro di medicina tradizionale cinese, educazione alla maternità e alla paternità, prevenzione della tubercolosi e degli incidenti sul lavoro, coinvolgimento dei bambini figli di immigrati nelle attività sportive e creazione di uno sportello per la ricerca di una casa e di un lavoro.

L'area di Padova

Oggi, gli stranieri legalmente residenti sono il 7,3% della popolazione regionale, una percentuale superiore alla media nazionale (4,9%) e una delle più alte in Italia, dopo Lombardia ed Emilia-Romagna (Istat, 2008).

Lo scopo di questo studio di caso è quello di descrivere l'esperienza di Padova nel campo dei servizi sociali e sanitari per gli immigrati. Un aspetto unico di questa esperienza è l'alto livello di integrazione di questi servizi. La principale organizzazione che fornisce servizi sociali e sanitari per gli immigrati legali e illegali a Padova è la Struttura alta professionalità immigrazione, che fa capo all’Ulss 16. Tra le iniziative messe a punto per gli immigrati:

  • un centro d’ascolto, che aiuta gli immigrati a capire come interagire con il sistema sanitario
  • un’unita di ostetricia e ginecologia multietnica specifica per donne immigrate
  • un’unità di dermatologia.

L’esperienza padovana con gli immigrati dimostra che l’efficacia degli interventi rivolti ai gruppi bersaglio è imputabile alla creazione di un sistema che coordina i ruoli degli attori locali coinvolti. A Padova, questi attori sono: Ulss 16, Comune, Regione, Provincia, ospedale, Questura, Diocesi di Padova, università e scuole elementari e secondarie. I successi delle politiche sociali del Comune di Padova e delle attività delle parti interessate, compresa la Struttura alta professionalità immigrazione, sono, dunque, il risultato di una rete coordinata in cui i partner hanno l'obiettivo comune di realizzare uno sviluppo comunitario integrato e l’inclusione sociale.

I servizi sociali per gli immigrati del Comune di Padova hanno tre priorità:

  1. favorire e promuovere il lavoro di partnership attraverso una rete che coinvolge tutte le persone che lavorano nel campo dell’immigrazione
  2. promuovere interventi che forniscono una risposta immediata ai bisogni primari delle persone, aiutandoli a recuperare le proprie capacità individuali
  3. creare una rete flessibile di servizi di prima linea per i nuovi immigrati.

Tra i principali interventi sociali e sanitari per gli immigrati effettuati a Padova vanno citati: la creazione della Struttura alta professionalità immigrazione dell’Ulss 16, il servizio innovativo da essa creato in collaborazione con il Comune di Padova rivolto ai minori stranieri non accompagnati e il Policlinico CUAMM-Caritas, come esempio di un servizio che nasce da una collaborazione interistituzionale.

Risorse utili

Ultimo aggiornamento: 
7 settembre 2010