Salute nelle metropoli

illustrazioneSecondo il rapporto Osservasalute aree metropolitane 2010, realizzato dall'Osservatorio nazionale per la salute nelle Regioni italiane dell'Università Cattolica di Roma, lo stato di salute delle popolazioni e l’offerta dei servizi sanitari erogati a livello di area metropolitana delle Province italiane è complessivamente buono, anche se a livello territoriale e di genere sono emerse differenze significative.

Le aree metropolitane italiane sono ad oggi 15: Torino, Milano, Venezia, Trieste, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Messina, Catania, Cagliari.

L'esame delle 15 aree metropolitane ha evidenziato che le malattie del sistema circolatorio sono la prima causa di morte nelle aree metropolitane e colpiscono maggiormente gli uomini. I tassi di mortalità più alti per queste patologie si registrano nelle Regioni meridionali.

Per quanto riguarda la mortalità infantile e neonatale si osserva, nelle Province esaminate, un trend in diminuzione. Sotto il profilo della fecondità, le Province metropolitane registrano tassi di fecondità inferiori a 1,5 figli per donna: le due Province più feconde sono Napoli e Palermo. Cresce anche l’età media delle madri al parto, in particolare nel Centro-Nord.

Nella quasi totalità delle Province considerate si è assistito a una diminuzione dei tassi di dimissione ospedaliere in regime di ricovero ordinario e a un maggior ricorso alle prestazioni in Day Hospital. Roma e Napoli sono le due Province che fanno registrare, rispettivamente, una maggiore e una minore disponibilità di posti letto.

Medici e infermieri non risultano distribuiti omogeneamente sul territorio nazionale, si passa dagli 11,13 medici ogni 10 mila abitanti di Trieste ai 32,27 di Roma, dai 33,15 infermieri ogni 10 mila abitanti di Venezia ai 68,73 di Bologna. In generale, si registra un aumento del personale medico e odontoiatrico e una diminuzione del personale infermieristico, a livello nazionale come in quasi tutte le Province considerate.

Il rapporto è consultabile previa registrazione al sito di Osservasalute.

Per maggiori dettagli, leggi il comunicato stampa del sito dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Ultimo aggiornamento: 
30 luglio 2010